Rassegna stampa 14 gennaio 2020

13/01/2020 11.21 – PUBLIC POLICY

AMBIENTE&ENERGIA // POLICY REPORT

(Public Policy) – Roma, 13 gen – Occhi puntati sul dl Milleproroghe, il provvedimento approvato dal Governo le scorse settimane che prevede la proroga per la fine del mercato tutelato di luce e gas. Sul tavolo delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, invece, anche il dlgs correttivo del Codice della protezione civile su cui è atteso il parere parlamentare. Ma vediamo i dettagli.

DAL PARLAMENTO: FOCUS SU FINE TUTELA LUCE E GAS

Occhi puntati sul dl Milleproroghe all’esame delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio e in particolar modo sull’articolo che fa slittare la fine del regime di tutela di energia e gas al 2022. Alle 15 di lunedì prossimo scade il termine per presentare emendamenti, mentre per il calendario delle audizioni bisognerà aspettare domani, visto che il termine per segnalare i soggetti da ascoltare è fissato alle 15 di oggi. Il ciclo è comunque previsto dal 15 al 17 gennaio.

Lunedì 20 si terrà la discussione generale e, come detto, scadrà il termine degli emendamenti; giovedì 23 alle 9,30 saranno dichiarate le proposte inammissibili (con i ricorsi che scadranno lo stesso giorno alle 12). Dal 27 gennaio, invece, inizieranno le votazioni. In sede di Ufficio di presidenza è stato deciso che nel caso venissero depositati più di 800 emendamenti si procederà con le segnalazioni da parte dei gruppi. Intanto, la scorsa settimana, l’aula della Camera ha bocciato le questioni pregiudiziali al dl Milleproroghe presentate da Lega, FdI e FI. (Public Policy)

 

14/01/2020 – L’Adige

Acsm e Primiero, perle d’ Europa

Valle scelta da Legambiente per il progetto «Multiply»
MANUELA CREPAZ PRIMIERO – Il Gruppo Acsm ha azionato una turbina potente per portare in alto il nome di Primiero a livello nazionale ed europeo. È stato infatti grazie alla locale municipalizzata che la valle è stata selezionata da Legambiente come uno dei migliori territori a livello europeo nel campo energetico ed urbano. La prestigiosa nomina è stata effettuata nell’ ambito del progetto Europeo “Multiply” finanziato dal programma di Ricerca ed Innovazione Horizon 2020 dell’ Unione Europea. Si tratta di un progetto al quale partecipano, oltre che Legambiente, altri sei partner in rappresentanza di altrettanti Stati europei: Germania, Polonia, Ungheria, Austria, Svezia e Olanda. Il progetto si pone l’ obiettivo di incoraggiare le autorità locali a sviluppare azioni integrate di pianificazione urbana, coinvolgendo i territori in un programma di apprendimento per condividere e discutere i metodi combinando elementi di mobilità sostenibile, energia e pianificazione territoriale al fine di rendere le città coinvolte più “Climate friendly” (ecologiche) e quindi luoghi confortevoli in cui vivere. Nell’ ambito di tale iniziativa, Primiero, per tramite di Acsm spa avrà il compito di condividere la propria esperienza nel campo energetico e di pianificazione integrata a livello comunale. I suoi risultati, unitamente a quelli di altri 17 territori di eccellenza selezionati a livello europeo (città Multiply) saranno messi a disposizione di 24 città europee che aderiscono al progetto con l’ obiettivo di raccogliere le buone pratiche per introdurle nei propri territori al fine di migliorare significativamente le proprie performance in ambito energetico e di pianificazione urbana (città On the Road). L’ attività di scambio di buone pratiche tra città Multiply e città On the Road sarà attuata mediante incontri specifici, scambi di dati ed informazioni nonché visite conoscitive. Grazie a tale progetto, si prevede quindi un’ ampia visibilità di Primiero in ambito europeo e l’ organizzazione in loco di momenti di approfondimento ad alto livello, nonché occasioni di reciproca conoscenza ove condividere e conoscere le migliori soluzioni adottate a livello europeo in campo energetico ed urbano. «Il Gruppo Acsm intende mettere a disposizione tutte le risorse necessarie per sfruttare al massimo questa ed altre iniziative che sicuramente nasceranno su scala europea e nazionale per valorizzare le potenzialità che il territorio del Primiero può certamente offrire e ulteriormente sviluppare. Questo riconoscimento ne è certamente una prima conferma», ha detto con orgoglio il direttore generale Simone Canteri, non nascondendo al giornale che Acsm sta lavorando anche su altri progetti e collaborazioni che assicurino visibilità al territorio primierotto, facendo leva sull’ energia e le risorse rinnovabili.

14/01/2020 – La Cronaca di Verona e del Veneto
Performance di Hera

IL NUOVO PIANO INDUSTRIALE FINO AL 2023
Conferma il proprio ruolo di “multiutility del territorio” capace di creare valore per le aree in cui opera. 2,9 miliardi di investimenti. Crescita con la partnership con Ascipiave
II Cda del Gruppo Hera, presieduto da Tomaso Tommasi di Vignano, ha approvato il Piano industriale al 2023. Le proiezioni di chiusura dell’ anno in corso confermano risultati superiori alle aspettative, in funzione sia degli ottimi risultati della trimestrale al 30 settembre 2019 sia delle performance previste nell’ ultimo trimestre dell’ esercizio: il MOL atteso è di circa 1.081 milioni di euro, in aumento del 4,85% rispetto ai 1.031,1 milioni del 2018, mentre il rapporto PFI\l/MOL si attesta a circa 2,5x, prima della contabilizzazione dell’ impatto finanziario dell’ operazione Ascopiave che porta l’ indice a circa 3,05x. Alla luce di questi risultati positivi – e sulla scia di una crescita ininterrotta da 17 anni, che ha visto il consolidarsi di una posizione di leadership in tutti i business – il Gruppo ha presentato il nuovo documento strategico quinquennale, che riflette un forte impegno per un ulteriore sviluppo industriale, insieme a una rinnovata spinta sul fronte della circolaritä e della gestione e mitigazione dei rischi. Il nuovo Tomas° Tommasi di Vignano Piano industriale conferma e consolida il ruolo di Hera come “multiutility del territorio”, che basa la propria crescita sulla generazione di sempre più valore per l’ ecosistema in cui opera e per tutti i propri stakeholder. Il nuovo documento strategico fa leva sui punti di forza della multiutility: un ampio portafoglio servizi caratterizzato da un’ importante componente di attività regolate, la solidità patrimoniale e finanziaria, la capacità di stanziare rilevanti investimenti, una cultura ed esperienza aziendale orientate a efficienza e innovazione e il costante investimento formativo sui circa 9.000 dipendenti. Il nuovo Piano industriale prevede investimenti per circa 2,9 miliardi di euro, di cui circa 2 miliardi per il mantenimento della attuale base impiantistica e 900 milioni per il suo ulteriore potenziamento. In particolare, sono previsti in aumento gli investimenti per lo sviluppo organico degli impianti, a cui saranno destinati 540 milioni, 120 in più (+30%) rispetto alla precedente pianificazione. Gli investimenti di Piano saranno, come di consueto, concentrati principalmente nelle attività regolate, caratterizzati da una maggiore visibilità grazie ai nuovi sistemi tariffari approvati di recente dall’ Autorità: il 73% del totale sarà destinato alla filiera reti e alle attività di igiene urbana, con interventi di ammodemamento e sviluppo delle infrastrutture, confermando un’ attenzione particolare alla loro resilienza, all’ innovazione e alla qualità dei servizi offerti al territorio.

14/01/2020 – Italia Oggi
Piccoli comuni, maxi servizi

La relazione del Cnel sui livelli delle prestazioni degli enti pubblici. P.a. rimandata in Ict
Polizia, istruzione e sociale: qualità come nei grandi centri
I piccoli comuni riescono a garantire una qualità di servizi paragonabile a quella dei grandi centri nella polizia locale, nell’ istruzione e nel sociale. A sfatare il luogo comune secondo cui i mini-enti sarebbero anti-economici proprio per la loro scarsa capacità di economie di scala è la Relazione 2019 al parlamento e al governo sui livelli e la qualità dei servizi offerti dalle pubbliche amministrazioni centrali e locali a imprese e cittadini, realizzata dal Cnel che verrà presentata domani alla presenza della ministra per la pubblica amministrazione Fabiana Dadone. Il report, di oltre 400 pagine, premia i piccoli centri del Nord est che hanno raggiunto particolari livelli di efficienza nella polizia locale «anche grazie alla diffusione di forme di gestione associata». Mentre nei servizi di supporto all’ istruzione, il Cnel rimarca come il livello qualitativo delle prestazioni erogate dai mini-enti tenga testa ai comuni più grandi, soprattutto nei servizi mensa, nel trasporto scolastico e nel sociale dove, per effetto di una domanda potenziale inferiore «è più semplice per gli enti raggiungere la soddisfazione dei bisogni». L’ indagine del Cnel ha preso in esame 12.874 istituzioni pubbliche nelle quali prestano servizio quasi 3 milioni e mezzo di lavoratori, compresi i dipendenti pubblici in servizio all’ estero (ambasciate, consolati, istituti di cultura ecc.). Il divario Nord-Sud, tranne poche eccezioni, è sempre più accentuato e, secondo il Cnel, si manifesta in due modalità. La prima è quella in cui a maggiori costi corrispondono servizi di livello inferiore e quindi inefficienza. Ed è la situazione in cui si trovano i servizi legati al territorio, alla viabilità, alla raccolta e smaltimento rifiuti e agli asili nido. La seconda è quella in cui a minori servizi corrisponde anche un minore livello di impegno finanziario. In questa situazione si trovano la polizia locale, i servizi di supporto all’ istruzione e i servizi sociali. Il costo maggiore che pesa su cittadini e imprese riguarda i servizi di istruzione che impegnano mediamente 681 euro per ciascun residente della fascia di età 3-14 anni. Per la viabilità si spendono 640 euro per km di strada comunale anche se con differenze notevoli fra i vari territori. Il livello di spesa, osserva l’ istituto presieduto da Tiziano Treu, si è ridotto mediamente del 7,3% fra il 2015 e il 2016. I servizi amministrativi costano mediamente 205 euro pro capite, mentre i servizi del sociale costano 77 euro pro capite (-1%). Il dato più critico è rappresentato dagli asili nido, che, tranne pochi casi virtuosi, sono ancora sottodimensionati rispetto alle reali esigenze delle famiglie e vedono diminuire gli investimenti, rappresentando anche uno dei maggiori ostacoli alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro delle donne. Pubblica amministrazione rimandata in informatica Il livello di evoluzione tecnologica degli enti pubblici si colloca al di sotto della media Ue e si dimostra contraddittorio: da un lato casi virtuosi di digitalizzazione come Fisco online, il portale dell’ Inps, la fatturazione elettronica a cui si aggiungono tanti esempi di enti locali particolarmente smart, dall’ altro l’ assenza di un livello minimo di servizi internet che si traduce nello scarso numero di enti che consente di pagare online. Colpa di un’ attenzione non sempre costante da parte dei governi di turno verso il tema della trasformazione digitale, ma anche di progetti come PagoPa (la cui obbligatorietà è slittata al 30 giugno) e come l’ Anagrafe nazionale della popolazione residente che, seppur «ottimi» hanno trovato (e trovano ancora) grossi ostacoli «perché disegnati senza tener conto della situazione di partenza e dei dati oggettivi delle diverse realtà locali». L’ effetto è che la spesa per Ict degli enti locali registrata negli ultimi dieci anni continua a calare. © Riproduzione riservata. FRANCESCO CERISANO

 

14/01/2020 – Italia Oggi
Appalti, stretta ritenute su tutti i contratti

Gli effetti al superamento della soglia dei 200 mila. Verifica sulla falsariga dell’Iva

Al superamento dei 200 mila euro, le nuove regole in materia di ritenute sugli appalti si applicheranno con riferimento a tutti i contratti in essere e non solo a quello che ha comportato il superamento della soglia.

di Duilio Liburdi e Massimiliano Sironi

Al superamento dei 200 mila euro, le nuove regole in materia di ritenute sugli appalti si applicheranno con riferimento a tutti i contratti in essere e non solo a quello che ha comportato il superamento della soglia. La verifica dello svolgimento dell’attività, che serve per essere esonerati dal meccanismo delle comunicazioni al committente, si baserà sui medesimi criteri previsti per la verifica del rischio sui titolari di partita Iva. Sono queste le indicazioni che sono giunte dall’agenzia delle entrate a chiarimento delle disposizioni contenute nell’articolo 4 del dl n. 124 del 2019 in materia di ritenute e compensazioni nei contratti di appalto e subappalto. In linea di principio, le norme introdotte hanno la finalità di presidio con riferimento al contrasto delle ipotesi di illecita somministrazione di manodopera ma non dovrebbero colpire gli appalti «puri».

La disposizione contenuta nel comma 1 dell’articolo 17 bis del dlgs n. 241 del 1997, introdotto dall’articolo 4 del dl n. 124 del 2019 prevede che nel caso di affidamento di una opera o più opere per il tramite di contratti di appalto o subappalto a un’impresa per importi annui superiori a 200 mila euro, scatti l’obbligo di monitoraggio da parte del committente degli adempimenti effettuati dalle imprese in termini di versamento delle ritenute alla fonte. Il committente, in tale ipotesi, sarà obbligato a richiedere copia delle deleghe di pagamento nonché a porre in essere verifiche sulla correttezza nell’operato di altri soggetti. Poiché il limite numerico previsto dalla norma è appunto pari a 200 mila euro, una problematica che si poneva era quello legato alla necessità o meno di applicare le disposizioni normative soltanto con riferimento al contratto che genera il superamento della soglia ovvero in relazione a tutti i contratti in essere con la medesima impresa. La risposta dell’agenzia delle entrate delinea questo secondo scenario, vale a dire quello legato alla necessità di effettuare il monitoraggio su tutti i contratti in essere al momento di superamento della soglia limite prevista dalla legge. Peraltro, già con la risoluzione n. 108 del 23 dicembre 2019 l’amministrazione finanziaria aveva affermato il principio in base al quale il monitoraggio doveva riguardare anche i contratti stipulati in data antecedente il 1° gennaio 2020. Una valutazione, dunque, complessiva che riguarderà:

– tutti i contratti in essere nel momento in cui viene superata la soglia «quantitativa»;

– indipendentemente dal momento di stipula di contratti precedenti, fermo restando, naturalmente, che il meccanismo di comunicazioni sarà operativo con riferimento alle ritenute prelevate sulle retribuzioni correnti a far data dal mese di superamento.

Un ulteriore aspetto chiarito dalle risposte fornite in occasione del forum è stato quello legato all’ambito di applicazione del disposto del comma 5 della norma che specifica i casi in cui le imprese appaltatrici, subappaltarici o affidatarie possano derogare agli obblighi di comunicazione. I requisiti previsti dalla norma riguardano, da un lato, l’attestazione di operatività triennale nonché una sorta di «garanzia» fiscale in termini di adempimenti dichiarativi e di versamento registrato in conto fiscale per un importo almeno pari al 10% dell’ammontare dei ricavi o dei compensi risultanti dalle dichiarazioni presentate. Inoltre, la lettera b) del comma 5, rinvia all’ipotesi di inesistenza di contestazioni superiori all’importo di 50 mila euro senza che sia scaduto il termine per procedere al relativo pagamento. Sulla questione della operatività triennale, l’indicazione dell’agenzia attiene al rinvio al contenuto del provvedimento del 12 giugno 2017 contenente i criteri e le modalità di cessazione delle partite Iva nonché della esclusione dalla banca dati Vies. In detto provvedimento venivano individuati una serie di controlli da effettuarsi sia in relazione agli aspetti formali che sostanziali. Ad esempio, una verifica attiene alla identità del soggetto nonché all’utilizzo effettivo della partita Iva. In merito all’ammontare dei versamenti che transitano sul conto fiscale, considerato come il problema dell’ammontare degli stessi potrebbe non essere coerente con l’ipotesi di contribuenti che dichiarano perdite, l’agenzia delle entrate rammenta che il limite in questione ben potrebbe essere raggiunto tenendo conto ad esempio dei versamenti Iva nonché delle ritenute e dei contributi previdenziali. Si va dunque via via componendo il quadro interpretativo della nuova disposizione fermo restando che, in ogni caso, dovrà essere chiarito il concetto di prevalenza del costo della manodopera che potrebbe essere riportato a quanto previsto, ad esempio, dall’articolo 50 del dlgs 50 del 2016. Inoltre, con riferimento alla necessità che i contratti interessati siano quelli nei quali i beni sono da riferire al committente, detta posizione escluderebbe gli appalti «puri» quelli nei quali, cioè, l’affidamento dell’opera interviene a favore dei soggetti che utilizzano proprio personale e propri mezzi per lo svolgimento dell’opera medesima. © Riproduzione riservata

 

14/01/2020 – ANSA
Oice:lieve calo valore progetti in 2019, ma dicembre +123%

(ANSA) – ROMA, 13 GEN – Nonostante il buon andamento di dicembre, è negativo il bilancio complessivo del mercato dei bandi di sola progettazione nel 2019: in totale sono stati pubblicati 2.971 bandi, per un valore di 574,0 milioni di euro.

Rispetto al 2018 si registrano cali del 6,5% in numero e del 7,0% in valore. Da rilevare la relativa tenuta dei bandi sopra soglia UE che si mantengono a +10,7% in numero e cedono solo il 3,6% in valore, mentre i bandi sotto soglia arrivano a -11,1% in numero e -13,7% in valore. E’ quanto risulta dai dati diffusi dall’OICE (Associazione delle organizzazioni di ingegneria, di architettura e di consulenza tecnico-economica).

Nel mese di dicembre – in netta ripresa rispetto a novembre – le gare di progettazione sono state 368, per un valore di 64,0 milioni di euro. Il confronto è dunque positivo: sono stati pubblicati più bandi di gara (l’aumento è del 58,6%) per un valore molto più alto (+123,6%). Vanno invece molto bene tutti i servizi di ingegneria e architettura, a oltre 1,5 miliardi di valore nel 2019, con un +20% rispetto al 2018 per un totale di 5.938 gare pubblicate. Cala infine l’entità dei ribassi (a circa il 38% di media); appalti integrati in crescita del 59,1% in numero e 28,7% in valore (per 56 milioni di progettazione).

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14/01/2020 – Italia Oggi
Leonardo vince gara per la fornitura di 32 elicotteri alla Difesa Usa

Attraverso AgustaWestland Philadelphia Corp., si è aggiudicata un contratto del valore di 176,47 mln di dollari per la produzione e la consegna dei velivoli, oltre a servizi di addestramento per piloti e tecnici addetti alla manutenzione

Leonardo, attraverso AgustaWestland Philadelphia Corp., si è aggiudicata un contratto del valore di 176,47 milioni di dollari (oltre 158 milioni di euro) presso il Dipartimento della Difesa Usa per la produzione e la consegna di 32 elicotteri TH-73A, unitamente a un pacchetto iniziale di parti di ricambio, supporto ed equipaggiamento dedicato oltre a servizi di addestramento per piloti e tecnici addetti alla manutenzione.

Questo contratto, coperto con fondi del Fiscal Year 2020 assegnati alla U.S. Navy, è stato aggiudicato a seguito di gara. Le attività produttive saranno principalmente eseguite presso lo stabilimento Leonardo di Philadelphia e saranno portate a termine nell’ottobre 2021.

 

14/01/2020 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Atlantia, gli investitori si appellano a Bruxelles

Laura Galvagni

Lettera contro la norma del decreto Milleproroghe che dimezza l’indennizzo in caso di revoca della concessione. Bertazzo nuovo Ad delle attività italiane

Atlantia ricompone il vertice con la nomina di Carlo Bertazzo ad amministratore delegato unico, per il momento, della società. «Sono lieto che Atlantia possa avvalersi della consolidata esperienza di Carlo Bertazzo, manager che conosce molto bene la società e il gruppo, nonché di grandi competenze maturate in primarie società, quotate e non, operanti anche nel settore infrastrutturale», ha dichiarato il presidente Fabio Cerchiai. Ieri il cda ha sancito il riassetto al vertice che sarà completato con la futura scelta di un ceo che si dovrà occupare del business internazionale. Dossier che sarà affrontato nei prossimi mesi quando, si spera, le grane italiane saranno se non risolte almeno chiarite. Intanto, però, dopo Moody’s e Fitch è arrivata anche la scure di S&P che ha portato il rating di Atlantia a junk (spazzatura) complicando ulteriormente uno scenario già difficile.

Che ora taluni investitori istituzionali contano di ribaltare rivolgendosi direttamente alla Ue sollecitando peraltro un intervento d’urgenza. In particolare, alcuni soci forti della galassia che ruota attorno alla holding infrastrutturale avrebbero intenzione di fare sentire la propria voce a Bruxelles contro il decreto Milleproroghe e la norma che dimezza il possibile indennizzo in caso di revoca della concessione alla controllata Autostrade per l’Italia. Tra questi soggetti figurerebbero Gic e Silkroad, impegnati a ultimare la lettera da inviare come segno di protesta contro i contenuti del decreto. Al momento la missiva sarebbe ancora in fase di stesura ma esiste già una prima bozza attorno alla quale si starebbe coagulando l’interesse di diversi investitori.

«Questa misura è ragione di seria preoccupazione per noi e per l’intera comunità in quanto compromette del tutto la prevedibilità normativa, scoraggiando gli investimenti e restringendo senza giustificazione la libera circolazione dei capitali», recita un passaggio della bozza. Si evidenzia, soprattutto, che la misura contenuta nel Milleproroghe è a tutti gli effetti simile alla modifica normativa – voluta dall’allora ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro – che portò nel 2006 la Commissione Ue ad aprire una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia per violazione del principio “pacta sunt servanda”. La lettera verrà inviata, tra gli altri, alla Commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager, al vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis e al commissario Ue per il Mercato Interno, Thierry Breton. Con quale esito si vedrà.

Intanto per la holding il primo ostacolo concreto è sicuramente il tema del rating, stante la mole di debito che ha la compagnia, circa 38 miliardi. S&P ha ridotto il rating da BBB- a BB- per il maggior rischio della revoca della concessione ad Aspi, giudizio sul quale pende peraltro anche un creditwatch negativo. Giù anche il giudizio su Aeroporti di Roma a BB+ da BBB-. Il cui amministratore delegato, Ugo de Carolis, lo scorso 8 gennaio ha venduto 27 mila azioni di Atlantia per 573 mila euro.

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14/01/2020 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Anas, ancora 7 miliardi di contenzioso con le imprese

Mauro Salerno

Il piano straordinario per la risoluzione delle controversie ha finora fruttato la soluzione di partite per 4,3 miliardi. In media riconosciuto il 10% della richiesta dei costruttori

Ammonta ancora a sette miliardi il contenzioso tra Anas e i costruttori oggetto di un piano straordinario di risoluzione delle controversie che la Spa delle strade sta portando avanti dal 2017. Da allora, in base all’ultimo aggiornamento, l’Anas è riuscita a condurre in porto la conclusione di accordi per un controvalore di 4,3 miliardi. Un dato non trascurabile, ma che comunque dà la misura di quanto sia problematico definire le posizioni aperte, anche a causa di procedure che, fin dall’inizio, la stessa società ha bollato come farraginose.

Non è un caso allora che il decreto Milleproroghe – che da questa settimana comincia a entrare nel vivo in Parlamento, con lo svolgimento delle audizioni – si sia occupato della questione, allungando di tre anni la durata del programma che, in teoria, avrebbe dovuto concludersi a fine 2019.

Grazie al Milleproroghe (Dl 162/2019) la società guidata da Massimo Simonini potrà allungare fino al 2022 il periodo di vigenza del piano. Come detto, restano da definire controversie per 7 miliardi.

Il decreto, andato in Gazzetta il 30 dicembre, offre un’altra stampella alla riuscita del piano, autorizzando la definizione delle controversie con i general contractor da cui, per stessa ammissione dell’azienda, arrivano la stragrande maggioranza di riserve e richieste di risarcimento. La norma non fa altro che dare copertura normativa a operazioni su cui l’Anas ha già lavorato seguendo tutte le procedure del caso, inclusa la richiesta di autorizzazione all’Anac. Il testo precedente faceva però riferimento solo alle “imprese”, così qualcuno si era fatto venire il dubbio che le procedure con i general contractor non potessero essere incluse nel piano. La copertura offerta dal decreto Milleproroghe serve a spazzare via ogni dubbio.

Non cambia invece la dotazione finanziaria del programma che poteva contare fin dall’inizio su una dote di 800 milioni. Bisognerà se alla fine queste risorse basteranno. Al momento l’Anas fa sapere che i contenziosi si chiudono riconoscendo in media un valore pari al 10% della richieste di risarcimento avanzate dalle imprese. Un valore che, tenendo conto del contenzioso già definito, fa emergere il rischio che alla fine la coperta risulti tropo corta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

14/01/2020 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Relazione choc sull’A14, il viadotto Cerrano cede di sette centimetri

Maurizio Caprino

Ma Aspi puntualizza che il dato «non si riferisce alle pile, ma allo spostamento massimo del terreno nei pressi della Pila 1»

Mentre si va verso un allentamento del divieto di transito ai mezzi pesanti, il viadotto Cerrano dell’autostrada A14 finisce anche nel mirino della Procura di Teramo, oltre che di quella di Avellino. Ieri sono anche circolati i contenuti dell’ordinanza con cui il 18 dicembre il gip irpino ha disposto proprio la chiusura ai mezzi pesanti, che da una settimana sta creando il caos poco a nord di Pescara, sulla statale 16 tra Pineto e Montesilvano; secondo l’interpretazione data da molti media, ne emergerebbe che ci sarebbe stato uno spostamento di 7 centimetri nei piloni.

Autostrade per l’Italia (Aspi) ha puntualizzato che questo dato «non si riferisce alle pile, ma allo spostamento massimo del terreno nei pressi della Pila 1 registrato dalla strumentazione nell’arco di 3 anni (2016-2018). Tale valore non si riferisce dunque alle pile del viadotto, che non hanno mai raggiunto movimenti attenzionabili nel periodo considerato».
Ma resta il fatto che lo spostamento di 7 centimetri causa un problema, non sulle pile ma sulle loro fondazioni. Un problema tanto rilevante da essere attenzionato dagli ispettori del ministero delle Infrastrutture (Mit): il terreno franoso, spostandosi, crea una spinta nelle sottofondazioni. Che, nel caso della pila 1, sta causando una deformazione (plasticizzazione, in gergo tecnico) del palo che si trova all’attacco alla fondazione.

Aldilà della rilevanza tecnica del problema, che se si confermasse pienamente come oggi appare richiederebbe lavori consistenti, non ci saranno ripercussioni sul traffico: come anticipato dal Sole 24 Ore venerdì 10 gennaio, basterà predisporre un piano di emergenza per bloccare il traffico appena nelle fondazioni si registrerà un movimento superiore a una soglia di allerta, che verrà calcolata in questi giorni. Entro la fine della settimana dovrebbe essere installato un sistema di sensori proprio sulle fondazioni (finora il monitoraggio è stato eseguito solo sulla frana).

Oggi, intanto, il viadotto potrebbe essere riaperto ai mezzi pesanti. Ai quali dovrebbe comunque essere imposto l’obbligo di marciare a 100 metri di distanza l’uno dall’altro, almeno fino a quando sarà completata l’analisi delle reali caratteristiche antisismiche delle cerniere dell’impalcato (operazione che potrebbe richiedere un paio di mesi).
Ai mezzi pesanti potrebbero essere imposti anche il limite di velocità di 70 km/h e il divieto di sorpasso. Ma sono misure al momento irrilevanti: da settembre, sul viadotto Cerrano si viaggia su una sola corsia per carreggiata, per il sequestro delle barriere laterali e della corsie di marcia a loro più vicina.

Il sequestro era stato disposto dal gip di Avellino, su richiesta della Procura. I pm hanno accertato che le modifiche agli ancoraggi apportate da Aspi dopo la strage del bus precipitato il 28 luglio 2013 dal viadotto Acqualonga (presso Avellino) sono state bocciate dal Consiglio superiore dei lavori pubblici: non ci sarebbero garanzie che reggano come dovuto agli urti da parte di mezzi pesanti, mentre invece provocherebbero danni eccessivi sui mezzi leggeri. In questo quadro, ieri si è appreso che anche la Procura di Teramo ha aperto un fascicolo. Le ipotesi di reato finora sono ignote. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

14/01/2020 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Venezia torna ad alzare il Mose, rischi di blocchi sotto le paratie

Jacopo Giliberto

Al via il test per verificare il funzionamento del sistema che dal 2022 dovrebbe proteggere definitivamente la città dall’acqua alta

Oggi dovrebbe essere sperimentato il sollevamento di uno dei quattro tratti del Mose, le dighe a scomparsa che dal prossimo autunno (in via provvisoria) e dal 2022 (in via definitiva) chiuderanno fuori dalla laguna l’acqua alta che minaccia Venezia. Il problema mostrato dagli ultimi esperimenti di funzionamento delle paratoie colossali è il loro rientro in posizione di riposo alla fine dell’emergenza, e oggi si controllerà se il problema è ricorrente o se era stato solamente occasionale. Dal punto di vista tecnico potrebbe essere questo l’ostacolo maggiore al successo pieno del progetto, ma i problemi più complessi non sono quelli tecnici di calcestruzzo e acciaio bensì quelli normativi, gestionali e regolatori.

Che cos’è il Mose

Il Mose per salvare Venezia dalle acque alte è quasi pronto. Finora sono stati spesi 5,3 miliardi (tangenti incluse) su una spesa totale e finale di 5,5 miliardi dopo 17 anni in cui si sono alternati lavori con frenesia furibonda a periodi di paralisi totale e cantieri abbandonati.

L’opera principale individuata negli anni ’80 per salvare Venezia dallo sprofondare del terreno e dall’alzarsi incessante del mare è il sistema di quattro dighe colossali a scomparsa per chiudere il mare fuori dalla laguna quando la marea sarà troppo alta, ma invisibili quando saranno a riposo.

Le dighe a scomparsa sono cassoni d’acciaio posati sul fondo delle bocche di porto; quando ci saranno condizioni astronomiche e meteorologiche di rischio per la città, allora le paratoie si alzeranno formando una barriera per tenere l’acqua fuori dalla laguna. Quando la marea scenderà, i cassoni riaffonderanno nei loro alloggiamenti nascosti sul fondo, riaprendo il passaggio e lo scambio di acqua fra il mare e la laguna.

Il problema della sabbia

Negli ultimi esperimenti le dighe in azione avevano aspirato nei loro alloggiamenti vuoti vagonate di sabbia dal fondo. Quando dovevano tornare a riposo, i cassoni d’acciaio avevano trovato l’alloggiamento occupato dalla sabbia e non scendevano. Furono episodi momentanei? Ci saranno problemi per la funzionalità del porto e il ricambio di acqua della laguna? Se fosse un difetto di progetto servirà una soluzione — a funzionamento velocissimo — diversa dal chiamare ogni volta gli incursori Comsubin della Marina per togliere a braccia la sabbia.

Cabina di regìa

Il Consorzio Venezia Nuova ha completato ben più del 90% dei lavori di costruzione del Mose, ma la parte già pronta a lavorare è quella di calcestruzzo e acciaio, la più massiccia. Assai più indietro è il completamento dei lavori che faranno funzionare la macchina colossale: software, sala controllo, sensori, compressori. Ma manca soprattutto l’assetto normativo e istituzionale. A collaudi avvenuti, impressi timbri e firme, chi gestirà l’opera? Con quali regole e criteri? Settimane fa si era pensato di istituire un’Agenzia per Venezia.

Un altro tema da risolvere è il rapporto con il porto che — impongono le leggi speciali sulla salvaguardia di Venezia — va tutelato. In presenza del Mose attivo e funzionante, serve una normativa che definisca Venezia “porto regolato” come Amburgo, Anversa, Rotterdam. In altre parole, la laguna di Venezia non sarebbe più un porto ad accesso libero come gli altri bensì per via delle aperture e chiusure delle barriere mobili il porto avrebbe una regolazione simile a quella di un aeroporto, con gli slot per le partenze e per gli atterraggi e la normazione sull’inagibilità. © RIPRODUZIONE RISERVATA