Rassegna stampa 18 dicembre 2019

18/12/2019 – Il Sole 24 Ore

Servizi locali, regole certe per 50 miliardi di investimenti

ASSEMBLEA UTILITALIA
«Bene i regolatori tecnici, la politica si astenga dal creare ostacoli»
Regole certe, sottratte ai “tira e molla” della politica, meglio se affidate a un’ Autorità o a un regolatore tecnico; gestioni dei servizi di tipo e con modalità industriale; incentivi e supporti alla realizzazione delle infrastrutture; collegamento stretto fra opere, qualità dei servizi, consumatori: c’ è anche in Italia un modello per gli investimenti pubblici che può funzionare e risultare vincente e ha già in programma realizzazioni per 50 miliardi nei prossimi cinque anni. È quello delle utilities locali soggette a regolazione tecnica, che è pronto a investire 30 miliardi nel settore delle risorse idriche, 12 miliardi nell’ energia e 8 nel settore ambintale e dei rifiuti. Non si parte dal nulla: in questi settori proprio la regolazione dell’ Arera (Autorità di regolazione per elettricità, rifiuti e acqua) ha già concentito una forte accelerazione degli investimenti. I dati sui piani del prossimo quinquennio arrivano dall’ assemblea di Utilitalia che rappresenta 500 imprese con quote di mercato del 15% nella distribuzione di energia elettrica, dell’ 80% nell’ acqua, del 30% nella distribuzione del gas e del 55% nei servizi ambientali e dei rifiuti. «Un programma di interventi – sostiene Utilitalia – in linea con il green new deal del Governo che, oltre a migliorare i servizi offerti ai cittadini, potrebbe creare 100 mila nuovi posti di lavoro tra occupazione diretta ed indotto e fornire una decisa spinta ai servizi pubblici del Mezzogiorno». La necessità di «dare concretezza» al green new deal è stato uno dei punti su cui ha battuto l’ assemblea delle ex municipalizzate (oggi trasformate in spa, spesso anche con soci privati e in alcuni casi quotate in Borsa). L’ altro messaggio forte è stato proprio quello del rapporto con la politica e con il legislatore: gli investimenti si fanno se non arrivano norme a ostacolarli, rallentarli, renderli economicamente non sostenibili,a imporre modelli organizzativi antiquati (come l’ azienda speciale nell’ acqua). «Gran parte degli investimenti già figura nei piani industriali delle nostre aziende – ha spiegato il presidente di Utilitalia, Giovanni Valotti – e sarebbe paradossale che si bloccassero a causa di ostacoli burocratici che paralizzano l’ intero comparto infrastrutturale». Per il Sud, in particolare, secondo Utilitalia serve un grande piano che favorisca l’ aggregazione delle imprese pubbliche esistenti sul territorio, per attrarre i privati e le grandi utilities del Centro-Nord nel capitale e nello sviluppo dei progetti. L’ azione congiunta con il governo è invece necessaria per sbloccare, accelerare, far ripartire i lavori, realizzare livelli accettabili di manutenzione ai sistemi infrastrutturali. E soprattutto per realizzare un green new deal che non sia un libro dei sogni o un programma faraonico ma che si realizzi invece attraverso progetti concreti. «Dare concretezza al green new deal è tra le nostre priorità – ha continuato Valotti – e ciò sarà possibile con un’ azione congiunta con il Governo, cui non si chiedono fondi ma semplificazione normativa e azioni per supportare gestioni più efficienti dei servizi: bisogna favorire misure per snellire le procedure autorizzative, riconfigurare lo schema della gestione diretta dei comuni e i ritardi nello sviluppo di un approccio industriale ai servizi pubblici locali». © RIPRODUZIONE RISERVATA. Giorgio Santilli

18/12/2019 – Corriere della Sera (ed. Brescia)
Al via «A2A Horizon»: 70 milioni per le start up

Innovazione
A2A punta su start up e open innovation con A2A Horizon, il nuovo veicolo di c orporate venture capital nato in collaborazione con il fondo 360 Capital, Poli360 e Politecnico di Milano che prevede investimenti fino a 70 milioni in realtà imprenditoriali e idee in ambiti di business strategici per la multiutility controllata da Brescia e Milano, a cominciare da economia circolare, sharing economy, intelligenza artificiale applicata al mondo dell’ energia, blockchain, sistemi di controllo per le reti elettriche, applicazioni smart per la micromobilità e domotica. ( mdb )

18/12/2019 – MF
Sulla frontiera delle smart city è Prato il modello da seguire

«Le smart city rappresentano la nuova frontiera di sviluppo delle comunità ed è quindi fondamentale attivare oggi una cabina di regia nella governance pubblico-privato che fornisca linee di indirizzo chiare e coerenti tese alla realizzazione delle città intelligenti». Francesco Macrì, presidente di Estra, l’ utility leader nel Centro Italia nel settore della distribuzione e vendita di gas naturale, attivo anche nella vendita di energia elettrica, ha impresso una spinta significativa al progetto smart city, su cui il suo gruppo ha avviato una precisa riflessione partita dalla sperimentazione pilota del 5G portata avanti a Prato, in cui Estra è uno degli attori principali. Il comune alle porte di Firenze, guidato dal sindaco Matteo Biffoni, è infatti all’ avanguardia nella sperimentazione di soluzioni innovative per i cittadini, basate sulla gestione efficiente delle risorse e rappresenta ad oggi un modello di riferimento su scala nazionale nella realizzazione delle smart city. Tra le misure adottate c’ è, per esempio, l’ attivazione del servizio di e-government, Qurami, per evitare le attese agli sportelli e il rilascio online di permessi nelle aree a traffico limitato. Un altro esempio sono gli Smart Living Lab basati sulla collaborazione tra Pa e utilities e i progetti di economia circolare con le iniziative di riqualificazione degli spazi urbani sottoutilizzati o in disuso. A Prato, Estra ha avviato nel 2018 due progetti pilota sulla videosorveglianza e sull’ IoT/IoE nell’ ambito della sperimentazione di Città 5G promossa da Wind Tre e Open Fiber. Grazie agli interventi di Estra, il sistema di videosorveglianza integrata con telecamere oltre ad essere ad altissima definizione è già condiviso da tutti i presidi dello Stato oltre che da Protezione civile e Comune. Il Comune sta anche lavorando alla realizzazione di una Situation room per condividere le migliaia di informazioni e dati dell’ amministrazione, delle società di servizi e delle partecipate e migliorare la comunicazione verso i cittadini e ottimizzare gli interventi sul territorio. Il modello di città 5G incentrato sullo sviluppo di nuovi servizi e sulla gestione efficiente delle risorse ha avuto un’ ulteriore accelerazione lo scorso luglio quando Estracom, Open Fiber e Comune di Prato hanno deciso il cablaggio delle aree residenziali cittadine con il rafforzamento delle infrastrutture digitali e l’ estensione della partnership allo sviluppo della rete in altre città in cui opera Estra.

18/12/2019 – Italia Oggi

Alitalia, Arcuri: il coinvolgimento di Invitalia è nullo

Audizione alla Camera dell’amministratore delegato dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa: non ci sono segnali perché possa essere attivato

“Al momento il coinvolgimento di Invitalia rispetto al dossier Alitalia è nullo e non ci sono segnali perché possa essere attivato”. Lo ha detto Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, durante un’audizione alla Camera sul decreto Alitalia spiegando che “questo non è stato vero nel passato. C’è stata qualche stagione, qualche puntata precedente della vicenda per cui qualche coinvolgimento di Invitalia è stato immaginato” un coinvolgimento in Alitalia “ma cosi’ non e’ ad oggi”, ha precisato. Sarebbe meglio che Alitalia fosse pubblica e fosse domestica ma in Italia non è più possibile”, ha proseguito l’a.d. spiegando che “al contrario di quello che accade in altri Paesi, in Italia immaginare una compagnia a prevalenza di partecipazione pubblica non è più possibile”. Il neo commissario unico di Alitalia, Giuseppe Leogrande, oggi varcherà per la prima volta la soglia della sede di Alitalia a Fiumicino e ha in agenda molti incontri. I primi che vedra’ saranno gli americani di Delta, già promessi sposi da almeno un anno. Arriverà poi il turno dei tedeschi di Lufthansa, spuntati alla fine e molto interessati a patto di asciugare flotta e personale e avere come spalla Atlantia. La holding dei Benetton parrebbe invece fuori dai giochi. “Un capitolo chiuso”, ha affermato ieri il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, nel corso dell’incontro con i sindacati. Il disimpegno dei Benetton da Aeroporti di Roma, con la cessione fino al 49% di AdR, può essere letto come un indizio che la stessa famiglia stia pensando ad altro. Ma la situazione e’ fluida. E lo stesso Patuanelli mette le mani avanti: “Non ho dato mandato a cedere Alitalia a Lufthansa, ne’ a regalarla. Ho incontrato Lufthansa una sola volta e la compagnia tedesca ha ribadito di essere favorevole a un accordo commerciale ma non, ad oggi, ad un ingresso nella newco”, ha puntualizzato. Tanto più che ora c’è Leogrande, la cui “mission è rilanciare la compagnia”. Il neo commissario, dunque, sembra l’uomo giusto al posto giusto, dopo due anni e 7 mesi di commissariamento infruttuoso. “Bisogna migliorare il conto economico di Alitalia, agendo sulle uscite, sui costi eccessivi ma non sul costo del lavoro né mettendo gli aerei a terra”, ha precisato ieri Patuanelli. Una prima sforbiciata potrebbe calare sulla rinegoziazione dei contratti di leasing degli aerei. Ad oggi i dipendenti della compagnia sono 11.000, di cui 1.000 a termine. Intanto, nella partita per Alitalia torna in scena Air France-Klm. “Anche Air France ha messo in campo un interesse e ce lo hanno confermato al tavolo”, ha affermato ieri il leader della Cgil, Maurizio Landini, precisando che “ci sono diversi soggetti interessati” alla ex compagnia di bandiera.

 

18/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia  territorio

Project financing, deduzione ampia per gli interessi passivi sui prestiti

Luca Gaiani

L’articolo 35 del Dl 124/2019, approvato ieri definitivamente dal Senato, modifica l’articolo 96 del Tuir

Più spazio alla deduzione degli interessi passivi nel project financing. L’articolo 35 del Dl 124/2019, approvato ieri definitivamente dal Senato, modifica l’articolo 96 del Tuir stabilendo che gli oneri finanziari sui prestiti delle società di progetto sono interamente deducibili anche se garantiti con modalità differenti da quelle specificamente previste per i progetti infrastrutturali dal medesimo articolo 96. Esonerati dal Rol, dunque, anche i finanziamenti garantiti dai soci.

La disciplina degli interessi passivi vigente dal corrente anno 2019 a seguito del Dlgs 142/2018 (cosiddetto Atad) non prevede più esclusioni soggettive dal test del Rol per le società di progetto di cui all’articolo 184 del codice dei contratti pubblici. È stata invece introdotta una esclusione oggettiva dai vincoli dell’articolo 96 per gli interessi passivi sostenuti su prestiti assunti per finanziare un progetto infrastrutturale pubblico, in presenza, tra l’altro, di una specifica condizione riguardante le garanzie. I finanziamenti, cioè, non devono essere garantiti né da beni appartenenti al gestore dell’infrastruttura diversi da quelli afferenti al progetto infrastrutturale, né da soggetti diversi dal gestore stesso. La novità ha mandato in crisi la maggior parte dei project financing nei quali, secondo consolidati standard di mercato, l’insieme di garanzie rilasciate a favore delle banche finanziatrici (security package) comprende in genere (oltre al pegno dei conti correnti della società e alla cessione in garanzia dei crediti futuri di quest’ultima verso l’amministrazione concedente), taluni interventi dei soci, quali il pegno delle azioni della società di progetto e la cessione in garanzia dei crediti per finanziamento soci.

L’articolo 35 del decreto collegato alla manovra, approvato ieri, risolve queste problematiche, già con decorrenza dall’esercizio in corso al 27 ottobre 2019, stabilendo che, nel caso di costituzione di una società di progetto strumentale alla segregazione patrimoniale rispetto ad attività e passività non afferenti al progetto infrastrutturale, sono integralmente deducibili gli interessi passivi relativi ai prestiti da essa stipulati anche qualora assistiti da garanzie diverse da quelle di cui al comma 8, lettera a) dell’articolo 96 (beni afferenti l’infrastruttura e/o garanzie non rilasciate da soggetti diversi da tale società). Conseguentemente, resteranno interamente deducibili gli oneri finanziari su prestiti assistiti da garanzie rilasciate dai soci o da terzi diversi dalla società di progetto come da prassi di mercato.

I prestiti possono finanziare progetti infrastrutturali pubblici, non solo rientranti nella parte V del codice dei contratti pubblici, ma anche nelle parti III e IV dello stesso codice (contratti di concessione e di partenariato pubblico privato). © RIPRODUZIONE RISERVATA

18/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia  territorio

Cause di esclusione, l’assenza di condanne va indicata anche se l’unico socio è una persona giuridica

Roberto Mangani

Lo ha affermato il Tar Lombardia, specificando che per il mancato pagamento non può essere attivato il soccorso istruttoria

In caso di società con unico socio la dichiarazione in merito all’assenza di condanne penali deve essere resa non solo se tale socio è persona fisica ma anche se è persona giuridica. Sotto tutt’altro profilo, il pagamento del contributo Anac deve avvenire prima della presentazione dell’offerta, essendo una condizione di ammissibilità della stessa. Pertanto a fronte del mancato pagamento non può essere attivato il soccorso istruttorio, dovendosi quindi procedere all’esclusione del concorrente dalla gara. Sono queste le affermazioni principali contenute nella sentenza del Tar Lombardia, Sez. IV, 5 dicembre 2019, n. 2598, che accoglie soluzioni interpretative in contrasto con precedenti giurisprudenziali anche recenti. Inoltre la pronuncia si occupa anche del principio di separazione tra offerta tecnica e offerta economica e di avvalimento. La ricostruzione giuridica e le conseguenti conclusioni sono state operate dal giudice amministrativo con riferimento alle norme contenute nel D.lgs. 163/2006, ma esse mantengono la loro validità anche nella vigenza del D.lgs. 50/2016, che ha riprodotto disposizioni sostanzialmente dello stesso tenore di quelle previgenti.
Il fatto
Il Comune di Milano aveva indetto una procedura aperta per l’affidamento della concessione del servizio di distribuzione del gas naturale. A fronte dell’intervenuta aggiudicazione il concorrente secondo classificato proponeva ricorso, mentre l’aggiudicatario a sua volta proponeva ricorso incidentale. In particolare con il ricorso principale venivano sollevate una serie di censure relative a presunti errori procedurali posti in essere dall’ente appaltante con riferimento all’ammissione dell’aggiudicatario, mentre con il ricorso incidentale si contestava un non corretto utilizzo dell’avvalimento da parte del ricorrente principale.
Le gravi infrazioni in materia di sicurezza
La prima censura ha riguardato la mancata menzione da parte dell’aggiudicatario di una condanna subita da un proprio rappresentante legale cessato dalla carica per un reato attinente alla mancata valutazione del rischio di incendio correlato alla installazione dei contatori di gas. Tale reato, secondo il ricorrente, configurerebbe la causa di esclusione consistente nella commissione di gravi infrazioni debitamente accertate alle norme in materia di sicurezza (già prevista dall’articolo 38, comma 1, lettera e) del D.lgs. 163 e oggi riprodotta, con alcune modifiche, nell’articolo 80, comma 5, lettera a) del D.lgs. 50). Il giudice ammnistrativo ha tuttavia respinto la censura rilevando che la norma non fa alcun riferimento agli amministratori cessarti dalla carica. In sostanza per affermare la riconducibilità all’impresa dell’operato dei propri rappresentanti cessati dalla carica è necessario che vi sia un’esplicita norma che lo preveda, come avviene per le condanne penali relative a determinati reati. In mancanza non possono essere prese in considerazione, al fine di integrare le gravi infrazioni in materia di sicurezza, condotte criminose imputabili a soggetti cessati dalla carica.
La dichiarazione del socio unico
La norma prevede che nel caso di società l’obbligo dichiarativo relativo alla mancanza di condanne penali per i reati individuati dal legislatore sussiste, oltre che per gli amministratori e per i direttori tecnici, anche per il socio unico persona fisica (art. 38, comma 1, lettera c), D.lgs. 163/2006 e attualmente articolo 80, comma 3, D.lgs. 50/2016). Secondo una certa interpretazione della norma, fondata sul dato letterale, la dichiarazione dovrebbe appunto essere resa dal socio unico solo ove esso sia una persona fisica. Il giudice ammnistrativo ha invece accolto una interpretazione estensiva, che si basa anche sulla necessità di tenere in considerazione le previsioni delle direttive comunitarie, che consentono di richiedere informazioni personali su tutti i soggetti che esercitano il potere di rappresentanza, di decisione o di controllo sui concorrenti alle gare. Proprio il riferimento al potere di controllo, essendo generico, comporterebbe la necessità di non fare distinzione tra controllante persona fisica e controllante persona giuridica.
D’altronde, il giudice ammnistrativo ritiene poco comprensibile la distinzione tra persona fisica e persona giuridica alla luce della finalità della norma. Quest’ultima va identificata nella necessità di evitare elusioni al regime delle esclusioni, elusioni che possono essere realizzate sia dal socio unico persona fisica che dal socio unico persona giuridica. La conclusione è che anche quest’ultimo è tenuto a rendere la dichiarazione circa l’assenza di condanne penali per i reati indicati dal legislatore. Questa conclusione non appare in realtà del tutto convincente. Essa infatti supera completamente il dato letterale, che è il criterio prioritario di interpretazione delle leggi. Inoltre non tiene conto del fatto che la limitazione dell’obbligo dichiarativo al socio unico solo persona fisica può trovare giustificazione nella circostanza che in questo caso vi è una forte immedesimazione tra società e socio, che invece manca qualora il socio unico sia una persona giuridica. In sostanza, se la persona fisica è titolare di una partecipazione totalitaria nella società quest’ultima può essere considerata per molti aspetti come un’emanazione del socio, cosicché appare ragionevole che anche nei confronti di quest’ultimo operino le cause di esclusione relative alla commissione di reati. Mentre tali motivazioni non sussistono se la partecipazione totalitaria è detenuta da una persona giuridica (nel senso della non necessità della dichiarazione del socio unico persona giuridica si è espresso ultimamente Cons. Stato, Sez. V, 20 novembre 2019, n. 7922).
Il pagamento del contributo Anac
L’articolo 1, comma 67 della legge 266/2005 prevede un obbligo di contribuzione a favore dell’Anac che grava, oltre che sulle stazioni appaltanti, anche sugli operatori economici che partecipano alle gare. Per espressa previsione della norma questa contribuzione è definita quale condizione di ammissibilità dell’offerta. Coerentemente la Delibera Anac n. 1377 del 2016 ha previsto che il pagamento di tale contributo debba avvenire prima della presentazione dell’offerta. Nonostante queste indicazioni la stazione appaltante nel caso di specie a fronte del mancato pagamento del contributo all’atto della presentazione dell’offerta ha consentito il ricorso al soccorso istruttorio, permettendo all’impresa poi risultata aggiudicataria di regolarizzare la sua posizione attraverso un pagamento tardivo, avvenuto cioè dopo la presentazione dell’offerta. Ciò sulla base della circostanza che il bando non prevedeva espressamente che il pagamento dovesse avvenire prima di tale presentazione.
Il giudice amministrativo ha ritenuto illegittimo il ricorso al soccorso istruttorio (in senso contrario Cons. Stato, Sez. V, 19 aprile 2018, n. 2386). Ha infatti evidenziato come l’obbligo di pagamento del contributo discenda direttamente dalla legge e quindi operi il principio della eterointegrazione, in base al quale le previsioni del bando sono automaticamente integrate con le previsioni legislative. Di conseguenza, anche se nel bando non vi era un’esplicita clausola in tal senso, il contributo andava comunque pagato prima della presentazione dell’offerta, costituendo comunque condizione di ammissibilità della stessa. La separazione tra offerta tecnica e offerta economica. Altra censura sollevata dal ricorrente era collegata al fatto che nella busta contenente l’offerta tecnica era stato inserito un computo metrico estimativo relativo a un intervento inerente uno specifico impianto. Ciò in violazione del principio di separazione tra offerta tecnica e offerta economica.
La stazione appaltante non aveva rilevato tale violazione. Aveva infatti evidenziato come il computo metrico estimativo riguardasse un intervento di modeste dimensioni rispetto all’intero, che come tale non consentiva di ricostruire l’offerta economica complessiva. Il giudice amministrativo ha tuttavia ritenuto illegittimo tale comportamento. Infatti, nonostante vi sia un indirizzo giurisprudenziale che attenua la portata assoluta del principio di separazione, si deve ritenere che tale principio si riespanda in tutta la sua portata laddove vi sia, come nel caso di specie, una esplicita previsione del bando di gara che sancisca l’obbligo di separare l’offerta tecnica da quella economica.
L’avvalimento
Con il ricorso incidentale l’aggiudicatario ha contestato le modalità di utilizzo dell’avvalimento da parte del ricorrente principale, che si era avvalso delle capacità della società interamente controllante. Il giudice amministrativo ha accolto tale censura sotto molteplici profili. In primo luogo ha ricordato come il contratto di avvalimento debba indicare in maniera specifica e puntuale le risorse umane e materiali messe a disposizione dell’impresa ausiliaria. Questo principio vale anche con riferimento all’avvalimento infragruppo, giacché se è vero che in questo caso la norma prevede che in luogo del contratto di avvalimento vi sia una semplice dichiarazione unilaterale dell’impresa ausiliaria, i contenuti di tale dichiarazione devono comunque essere analoghi, e quindi consentire la determinazione puntuale dei mezzi e delle risorse messi a disposizione da parte dell’impresa ausiliaria.
Nello specifico, la mancata indicazione del numero delle risorse umane costituiva un fattore di indeterminatezza che rendeva inadeguato l’impegno assunto dall’impresa ausiliaria. Inoltre nel caso di specie l’impresa principale risulta totalmente priva di mezzi e risorse, per cui l’esecuzione del contratto sarebbe totalmente in capo all’impresa ausiliaria. Secondo il giudice amministrativo ciò non sarebbe consentito perché in tal modo l’avvalimento darebbe luogo a una surrettizia cessione di contratto, vietata dall’ordinamento. Così come non sarebbe consentito all’impresa ausiliaria di ricorrere al subappalto, in violazione del divieto di subappalto a cascata. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

18/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia  territorio

Gentile (Rfi): in Puglia progetti ferroviari ad alta tecnologia per 5,2 miliardi

  1. E. T.

La copertura attuale è di 4 miliardi. Tra gli interventi l’elettrificazione delle linee e il potenziamento del collegamento Potenza-Foggia

«Abbiamo progetti per la Puglia del valore di 5,2 miliardi, coperti per quasi 4 miliardi. Un impegno notevole, al netto della Bari-Napoli e del completamento del raddoppio della linea adriatica». Lo ha annunciato Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rfi, a margine del convegno organizzato al Politecnico di Bari, «Puglia in treno. Infrastrutture, mobilità e lavoro».
«Questi 5,2 miliardi – ha spiegato – sono esclusivamente per interventi previsti nelle Puglie: parliamo di alta tecnologia, elettrificazione delle linee, potenziamento del collegamento Potenza-Foggia. A Taranto stiamo lavorando alla connessione del porto con la rete nazionale; a Brindisi alla connessione del porto con rete nazionale, realizzando una stazione nel porto e stiamo lavorando anche al collegamento tra aeroporto e stazione.
Un grande impegno verso la cura del ferro. Abbiamo firmato un protocollo con la Regione Puglia che tende a realizzare una gestione condivisa delle reti ferroviarie tra le quattro imprese per sentirsi integrati attraverso i treni». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

18/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia  territorio

La beffa del Fondo salva opere: il decreto Mit appena pubblicato è già scaduto

Massimo Frontera

Il testo pubblicato in Gazzetta il 16 dicembre indica il termine del 10 dicembre per inviare le richieste di ristoro da parte delle imprese

Se l’attenzione alle imprese vittime della crisi dei rispettivi main contractors dovesse misurarsi dall’iter che ha caratterizzato il cosiddetto fondo salva opere, lo sconforto sarebbe giustificato: non è bastato aver ritardato la norma passandola da un decreto legge all’altro (Dl sblocca-cantieri e Dl Crescita); non è bastato il restyling notturno in cui sono state eliminate tutte le misure che puntavano alla tempestività dei pagamenti alle imprese danneggiate; non è bastato aver previsto una dotazione di 45,5 milioni, largamente sottodimensionata rispetto al bisogno, stimato dall’Ance in «dieci volte tanto». Su questa torta è arrivata anche la classica “ciliegina”.
Il Dm (la cui uscita era stata peraltro annunciata pochi giorni prima dalla ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli) – riserva infatti una sorpresa – amara – alle imprese che attendevano da mesi l’operatività del fondo. La beffa è contenuta nell’articolo 4, quello che riguarda l’erogazione delle risorse, e più precisamente il comma 4, dove è indicata la scadenza per l’invio delle richieste di ristoro da parte delle imprese. «I creditori – si legge nel testo – presentano, entro il 10 dicembre 2019, l’istanza» per ottenere (in parte) i crediti vantati. Entro il 10 dicembre: un termine tempestivo. Anche troppo, visto che il Dm (datato 12 novembre) è apparso sulla Gazzetta Ufficiale solo il 16 dicembre, dunque a tempo scaduto.
Con la conseguenza che il Dm “attuativo” del Mit resta inefficace, almeno per quanto il trascurabile dettaglio della sua utilità da parte dei beneficiari. E ora? Il ministero delle Infrastrutture dovrà provvedere con un nuovo atto. Non è dato sapere se basterà una circolare interpretativa (nulla viene detto dal Dm in caso di invio delle istanze oltre il termine del 10 dicembre), una rettifica o una errata corrige, oppure se invece sarà necessario un nuovo Dm “correttivo” con l’indicazione di una nuova scadenza. A questo punto nel prossimo anno.
Il provvedimento del Mit pubblicato in Gazzetta

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18/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia  territorio

Edilizia scolastica, al via i prestiti Regioni-Cdp per 1,55 miliardi

M.Fr.

Primo accordo con l’Umbria per 34,4 milioni. A seguire la firma di contratti con altre 18 regioni per migliorare il patrimonio delle scuole

Tabella di marcia serrata per l’impegno di Cassa depositi e prestiti per l’attribuzione alle Regioni delle risorse Bei e Ceb destinate al miglioramento e la messa in sicurezza del patrimonio di edilizia scolastica. Ieri Cdp ha comunicato di aver sottoscritto con la Regione Umbria un contratto per un ammontare di 34,4 milioni. Il prestito sarà utilizzato per finanziare interventi relativi alla costruzione, ristrutturazione, miglioramento, messa in sicurezza, adeguamento sismico di 67 edifici scolastici dei comuni che si trovano in tutte e due le province umbre di Perugia e Terni. «Entro la fine dell’anno – aggiunge Cdp – è prevista la stipula di contratti di prestito con altre 18 regioni beneficiarie di contributi statali, per un ammontare complessivo di 1.550 milioni di euro, utilizzando la provvista resa disponibile dalla Bei e dal Ceb, sempre destinati alla realizzazione di interventi di edilizia scolastica sull’intero territorio nazionale».
«Con questa firma – ha detto Paola Agabiti, assessore alla Programmazione europea, con delega all’istruzione della Regione Umbria – prosegue il programma di finanziamento per l’edilizia scolastica in Umbria 2018-2020. Le risorse a disposizione ci permetteranno di realizzare opere finalizzate a migliorare sicurezza, agibilità e adeguamento sismico in 67 edifici scolastici di diverso ordine e grado ubicati nelle province di Perugia e di Terni. Il programma di interventi permetterà all’Umbria di fare un ulteriore passo avanti oltre che, come detto, nella messa in sicurezza, anche in termini di sostenibilità ed efficientamento energetico, aspetti che concorrono alla qualità didattica ed al miglioramento del benessere di studenti, educatori, e di tutto il personale opera nelle scuole. Prosegue dunque il forte impegno della Regione Umbria sul fronte della qualità e della funzionalità delle strutture scolastiche».
La lista degli interventi finanziati in Umbria

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