Rassegna stampa 17 dicembre 2019

16/12/2019 14.29 – RADIOCOR

F2i: con EF Solare rileva fotovoltaico spagnolo di Renovalia

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Milano, 16 dic – F2i ha raggiunto un accordo con Cerberus Capital Management per l’acquisizione dell’operatore solare spagnolo Renovalia Energy Group. Oggetto dell’operazione, realizzata dalla controllata EF Solare, sono circa 1.000 MW di potenza solare, di cui 102 derivanti da nove impianti gia’ operativi e altri 850 MW relativi a progetti in fase di sviluppo. Tale potenza si somma agli 853 MW gia’ detenuti in Italia da EF Solare, che arrivera’ cosi’ a controllare una potenza fotovoltaica di oltre 1.800 MW, proiettando il gruppo italiano in cima alla classifica dei produttori di energia solare in Europa (l’attuale numero uno, infatti, gestisce una potenza installata di 1.500 MW), riferisce una nota

L’operazione segna un’ulteriore crescita nelle energie rinnovabili da parte del Fondo, attivo anche nell’energia eolica con circa 1.000 Megawatt di potenza installata, che si conferma cosi’ primo operatore italiano nella produzione di fonti rinnovabili non programmabili e tra i primi in Europa. Con questa operazione, EF Solare entra nel promettente mercato spagnolo dell’energia solare, coerentemente con quanto gia’ previsto nel business plan 2019. com-che

16/12/2019 00.00 – Mondo Utilities

Estra Energie si aggiudica la gara per la fornitura di gas a Confservizi Cispel Toscana

Un bando da 3.800.000 mc di erogazione alle aziende associate

Sarà Estra Energie a fornire gas naturale per il 2020 a Am Forte dei Marmi srl, Copit spa, Ctt Nord srl, Geofor spa, Publiacqua spa, Tiemme spa Siena, Casa spa per un totale di 3.800.000 mc di fornitura. La società del Gruppo Estra si è infatti aggiudicata il bando di gara di  Confservizi Cispel Toscana per la fornitura di gas naturale per uso civile e per autotrazione per la durata di un anno.  Confservizi Cispel Toscana è l’associazione regionale di categoria che rappresenta oltre 100 aziende di servizio pubblico toscane.

“Siamo tra i primi operatori del mercato nazionale ma rimaniamo sempre legati ai nostri territori  – commenta il direttore di Estra Energie Monica Casullo –aver vinto questa gara e fornire energia alle imprese di servizio pubblico toscane per noi è molto importante perché consolida la nostra presenza in Toscana e conferma la nostra competitività”

Il Gruppo Estra, primo operatore nazionale Consip per volumi di fornitura di gas alle pubbliche amministrazioni, ha già vinto altre importanti gare tra le quali quella per la fornitura di gas a Grandi Stazioni. Il valore delle gare  (competenza anno termico 2019) si attesta su un quantitativo stimato totale di 111 milioni di mc di metano e  di oltre 450milioni di euro.

17/12/2019 – Alto Adige
Alperia, investimenti pari ad oltre 100 milioni di euro all’ anno

Assoimprenditori. Obiettivo garantire energia sicura a prezzi competitivi
bolzano. Garantire energia sicura a prezzi competitivi: su questo obiettivo hanno concordato imprenditrici e imprenditori e il Ceo di Alperia, Johann Wohlfarter, nel corso dell’ ultima riunione del Consiglio generale di Assoimprenditori Alto Adige. I danni causati dal maltempo lo scorso novembre hanno messo in evidenza quanto sia importante investire sulla rete elettrica in un territorio come quello altoatesino. «Accanto ai numerosi volontari e alla protezione civile, ringraziamo anche tutte le imprese e i loro collaboratori: il loro contributo è stato eccezionale», ha voluto prima di tutto rimarcare il grande lavoro svolto durante l’ emergenza il presidente di Assoimprenditori, Federico Giudiceandrea. Allo stesso tempo è stata ribadita l’ importanza di investire sulla rete elettrica e di metterla in sicurezza. “In particolare in Val Pusteria si tratta di lavori urgenti che chiediamo da anni e che sono decisivi per mantenere competitive le nostre imprese”, ha spiegato il rappresentante del Comprensorio Val Pusteria di Assoimprenditori, Toni Schenk, sottolineando anche l’ importanza di una comunicazione tempestiva riguardo ad eventuali interruzioni di corrente. Wohlfarter ha assicurato che Alperia, in particolare attraverso la propria società Edyna, si sta già muovendo in questa direzione ricordando però anche il centrale ruolo di Terna che gestisce la rete in alta tensione in esclusiva per tutta Italia e quindi anche in Alto Adige: “Da parte nostra abbiamo progressivamente aumentato gli investimenti nella rete elettrica dell’ Alto Adige arrivando a 30 milioni di euro annui e continueremo a impegnarci per una sempre maggiore sicurezza anche in futuro. Complessivamente gli investimenti di tutto il Gruppo Alperia (prevalentemente produzione energia verde, teleriscaldamento e Smart Region) si aggirano annualmente su oltre 100 milioni di euro”. Nel corso dell’ incontro, Wohlfarter ha inoltre spiegato come funziona il mercato dell’ energia e come vengono definiti i prezzi. Wohlfarter ha sottolineato che Alperia non produce energia in eccesso: “Ogni kwh di elettricità prodotta viene immessa sul mercato e fornita direttamente ai clienti finali oppure ceduta alla Borsa elettrica. In questo modo si crea il massimo valore anche per l’ Alto Adige”, così il Ceo di Alperia.

17/12/2019 – Corriere del Veneto (ed. Verona)
Amia, dopo la revoca del project financing due strade da seguire

VERONA (l.a. ) Fine d’ anno intensissimo a Palazzo Barbieri. Il consiglio comunale si riunirà oggi, domani e dopodomani per varare una serie di decisioni importanti. Ieri la giunta ha confermato la revoca del project financing per l’ Amia, indicando invece le due strade da seguire: gestione in house per il settore dei rifiuti e trasferimento ad Agec del settore giardini (reso più difficile, come abbiamo scritto giovedì scorso, dal passivo di circa 2 milioni di euro l’ anno del servizio, seguito da 63 dipendenti). La questione incide anche sulle trattative in corso per l’ unificazione di Agsm (oggi casa-madre di Amia) con Aim Vicenza e per la partnership con un gigante del settore, probabilmente A2A. Il presidente di Agsm, Daniele Finocchiaro, ha detto che la fuoriuscita di Amia da Agsm creerà dei problemi, ma ha aggiunto che non saranno irrisolvibili.Nelle tre sedute di consiglio si dovrà peraltro affrontare anche il Piano di Razionalizzazione di tutte le Aziende partecipate. La delibera approvata ieri dalla giunta, su proposta dell’ assessore Daniele Polato, invita ad adeguare i servizi forniti dall’ Amia alle nuove normative, in particolare per il potenziamento della raccolta differenziata ed il «perseguimento dell’ autosufficienza impiantistica a livello provinciale». Il consiglio comunale voterà anche il via libera alla realizzazione della nuova sede dell’ Agenzia delle Entrate all’ ex Caserma Riva di Villasanta. Da registrare infine che la giunta, su indicazione del vicesindaco Zanotto, ha deciso di rendere definitiva la pedonalizzazione di via Rosa (rendendo stabile la relativa deviazione oggi in atto per gli autobus delle linee 70, 96 e 97) e l’ autorizzazione alla sosta gratuita in centro dei veicoli ibridi con tecnologia plug in.

17/12/2019 – Italia Oggi

Bando Isi, meno fondi ma sicuri

Alle imprese 261mln con procedure di incasso semplificate

di Daniele Cirioli

Per il bando Isi 2019 dell’Inail ci saranno meno risorse, ma una procedura semplificata per le imprese. Lo stanziamento, infatti, ammonterà a 261 mln di euro, ridotto di un terzo rispetto ai 370 mln di euro del bando di quest’anno. Ma verranno introdotte anche delle semplificazioni, su due versanti delle procedure: quello di partecipazione e realizzazione dei progetti; e quello relativo alla richiesta dei finanziamenti, al fine specifico di superare un’anomalia: il fatto che molte imprese vincono il bando, ma poi non accedono concretamente al finanziamento (un fenomeno che vale circa 100 mln di euro annui di residui, di risorse cioè impegnate ma poi non erogate). Lo stabilisce, tra l’altro, il Civ dell’Inail nella delibera n. 17/2019.

Incentivi alla sicurezza. Il Civ approva le linee di indirizzo per la concessione degli incentivi economici alle imprese per la realizzazione di interventi in materia di salute e sicurezza sul lavoro, c.d. bando Isi. Dal 2010, l’Inail attiva annualmente il bando con l’obiettivo d’incentivare le imprese a realizzare progetti per il miglioramento delle condizioni di salute e sicurezza dei lavoratori, nonché per abbattere il rischio infortunistico. Il bando chiuso quest’anno (Isi 2018) ha messo in palio 370 mln di euro.

Risorse ridotte. Il prossimo bando Isi 2019 (si svolgerà nel prossimo anno 2020) avrà un budget inferiore: 261.226.450 euro. In verità sarebbe dovuto essere ancora inferiore, poiché ridotto a 147 mln di euro dalla riforma delle Tariffe e dalla conseguente riduzione dei tassi per tutte le imprese. L’Inail, tuttavia, ha recuperato 90 mln da residui di risorse impegnate ma non erogate durante i bandi Isi degli anni precedenti ed ha, inoltre, girocontato 9.138.903 di euro a titolo di formazione per la prevenzione e altri residui dell’asse agricoltura (bandi Isi 2016 e 2017) pari a 15 mln di euro. In tabella il quadro di stanziamenti ed assi di finanziamento.

Assi di finanziamento. Nessuna novità viene prevista per quanto concerne la struttura del bando, con la conferma dei cinque assi di finanziamento già operativi quest’anno. Il Civ, però, chiede che venga dedicata più attenzione ai settori merceologici «C31—Fabbricazione mobili» e «A03.1—Pesca» (si tratta della piccola pesca e della grande pesca, in precedenza assicurata all’Ipsema) al fine di incentivarne la partecipazione, perché risulta basso il rapporto tra gli importi dei progetti presentati e di quelli ammessi e perché sono settori con elevato indice di gravità degli infortuni sul lavoro.

Semplificazione. Tra le osservazioni formulate, il Civ evidenzia la complessità della procedura di partecipazione al bando, in particolare per le difficoltà che le aziende ammesse al finanziamento incontrano nel completare le fasi previste fino all’erogazione del beneficio. Tali difficoltà, spiega il Civ, contribuiscono alla formazione di un’ingente massa di residui (cioè di somme che, impegnate in uscita, non sono poi effettivamente erogate) periodicamente rilevati in ogni bilancio di previsione (in media si tratta di oltre 100 mln di euro all’anno). La semplificazione, secondo il Civ, deve essere tale da garantire già dal prossimo bando un significativo abbattimento del fenomeno.

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17/12/2019 – Il Fatto Quotidiano

Nuova Iri, Elia Valori: “Evitare spirali di assistenzialismo e ricorso facile al risparmio postale. I capitali vanno cercati sui mercati”

L’ex presidente della Sme, il più grande gruppo agroalimentare italiano, controllato dall’Iri: “Sì a un nuovo consorzio fidi per aiutare le piccole e medie sottocapitalizzate. O un fondo sovrano alimentato con titoli privati, garantiti dal pubblico. Ma ci vogliono manager che possono parlare all’orecchio dei grandi dirigenti finanziari internazionali, dei capi dei servizi di intelligence, dei dirigenti dello Stato… Ci sono in Italia? Non mi risulta. Il problema sta nel “manico”, ovvero la classe politica spesso inetta. Servirebbe una Ena come quella della Francia, che ha una tecnostruttura stabile che rimane tale anche a fronte dei rivolgimenti politici”

di Fiorina Capozzi

Dall’Alitalia all’Ilva per arrivare fino a Tim e alla banda ultralarga. Nei momenti difficili non c’è dossier in cui la politica non tiri in ballo lo Stato imprenditore richiamando l’esperienza dell’Iri e tirando per la giacchetta Cassa Depositi e Prestiti, Mediocredito centrale o Invitalia. Nonostante il contesto storico e finanziario diverso dai tempi dell’Iri, è possibile immaginare di replicare quell’esperienza? Ilfattoquotidiano.it lo ha chiesto al professor Giancarlo Elia Valori, dirigente d’impresa che negli anni ’90 era ai vertici della Sme, il più grande gruppo agroalimentare italiano, controllato dall’Iri. E che oggi è presidente onorario di Huawei Italia e della società di consulenza International world group, che supporta lo sviluppo delle aziende italiane sui mercati stranieri.

Professore, ritiene che una nuova Iri sia anacronistica?

L’Iri, come è noto, servì a salvare alcune banche in estrema difficoltà, nelle more della crisi del 1929, arrivata dagli Usa in Europa, e il loro rapporto con molte importanti imprese italiane. Il criterio era la differenziazione tra prestito a “medio” termine e investimento bancario a breve. Oggi, abbiamo infinite imprese piccole e medie fortemente sottocapitalizzate, in Italia, e anche banche del territorio che non sono adatte, salvo rari casi, a investire nelle aziende. Oggi, il rapporto tra debiti finanziari e valore aggiunto delle imprese italiane è passato dal 100 al 180%. Le imprese più piccole, che sono, ripeto, la grande maggioranza delle nostre aziende, sono indebitate con una leva che supera il 60%. Il Margine Operativo Lordo (MoL) delle nostre aziende è oggi al 32%, che è molto basso e, oggi, il servizio del debito aziendale non è sostenuto, anche a medio termine, dall’aumento del tasso di produttività. Ecco la nuova e vera Questione Imprenditoriale, nell’Italia di oggi. Soluzioni? Accettare le garanzie assicurative delle imprese al pari di quelle bancarie, visto che le assicurazioni sono ancora molto “liquide”, poi garanzie al debito sia collettive che di settore. Il vecchio consorzio fidi, ma fatto bene.

Basterà un nuovo consorzio fidi? E Cdp, spesso chiamata in gioco dalla politica, quale ruolo avrà?

Occorrerà presto una nuova Mediobanca per le pmi. Con capitale misto, naturalmente. Quanto a Cdp come nuova Iri, certo la vecchia formula di Beneduce e Mattioli, perfetta, era “10 lire dei privati per ognuna dello Stato”. Oggi, occorrerebbe elaborare dei titoli sul mercato finanziario, emessi dalla Cdp quale “Nuova Iri” che, però, dovrebbero andare, e bene, nei mercati internazionali. Ogni idea nazionalistica è destinata al fallimento, oggi. Si può fare, la nuova emissione, ma non è cosa facile. Certo, i 300 miliardi di liquidità attuali della Cdp fanno ringalluzzire molti politicanti, ma, se si facesse un nuovo ente tipo Iri, anche pubblico-privato, occorrerebbe evitare il ricorso facile e irragionevole al risparmio bancario o, in questo caso, postale.

Ci sono altre controindicazioni?

Occorre evitare che, come accadde con la costituzione del ministero delle Partecipazioni statali, si carichi la Cdp, quale nuova Iri, dei famosi “oneri impropri”, ovvero della tutela dell’occupazione per motivi di collegio politico, o della gestione sine die di aziende decotte. Come fare per evitare questa spirale di assistenzialismo? Intanto, la differenza la fanno i manager. Evitare le fotocopie viventi dei luoghi comuni attuali, ma anche gli inesperti, gli economisti libreschi, liberisti o statalisti, tanto non ne capiscono niente ugualmente, poi quelli che farebbero fallire anche una edicola di giornali, e ne ho visti tanti. Poi, massima apertura alle informazioni di mercato, che la Cassa Depositi e Prestiti non fornisce ancora a sufficienza.

Resta sullo sfondo il tema della pianificazione politica…

Certo, il problema sta nel “manico”, ovvero nella classe politica, spesso inetta e raccolta tra “gli atri muscosi e i fòri cadenti”, per dirla con il Foscolo. Per il Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno, vale lo stesso discorso di cui sopra. Per Invitalia, la questione è più facile. L’Agenzia potrebbe già partecipare in operazioni di turnaround per entrare nell’equity delle imprese in difficoltà, cosa che, statutariamente, è più difficile per Cdp. Ma, in ogni caso, occorre evitare il crac fiscale dell’Italia. Quindi, fare una nuova Iri, se sarà possibile, con capitali freschi e raccolti secondo i criteri di mercato, nella finanza internazionale.

La Francia è fortemente indebitata, ma ha campioni nazionali come Edf, Peugeot e Renault, in cui lo Stato ha investito potenziando l’economia del Paese. Lei conosce bene vizi e virtù di Parigi che, con Mitterand, le ha conferito la Legione d’Onore. E’ il modello da seguire?

Hollande, il passato presidente francese, ha lanciato il suo progetto, tra il 2013 e il 2014, per la creazione di ben 34 piani per vecchi e nuovi “campioni nazionali”. Lo Stato francese controlla GDF-Suéz al 36%, poi le ferrovie, Orange, ex-France Télécom, è inoltre il maggiore azionista in Renault e, attraverso la sua Cassa Depositi e Prestiti, la Caisse de Dèpots e Consignations, sta in Vivendi, Accor e St.Gobain, la multinazionale del vetro fondata proprio da Colbert. Il ministro “statalista” di Luigi XVI. Le “grandi famiglie”, maledette da Mitterrand nella sua prima campagna elettorale presidenziale, hanno oggi un impegno nell’economia nazionale del 20%, ma, ai francesi, manca ancora la grande rete delle piccole e medie imprese, che sono forti anche in Germania, oltre che da noi. Fare lo statalista con fondi pubblici ridotti al minimo è quindi ridicolo.

Con la legge Florange, Parigi ha varato il voto doppio per i grandi investitori di lungo periodo. Pensa sia utile? O esistono soluzioni più efficaci per sostenere l’economia nazionale e difendere le imprese dagli appetiti internazionali?

La Legge Florange del 2014 è soprattutto contro le delocalizzazioni, ma almeno l’85% delle delocalizzazioni francesi vale per aziende con meno di 1000 dipendenti, e quindi la norma Florange non si applica. Gli investimenti esteri sono in calo, in Francia (che crescerà dello 0,3%) e in Italia gli Investimenti esteri diretti, crollati in tutto il mondo, sono ormai carenti. Se occorre ricostruire il mercato interno, certamente non lo si può fare con i soli apporti degli Investimenti Esteri. Allora? Liquidizzare rapidamente i debiti delle imprese e dello Stato, per poi investire in infrastrutture e in aziende ad altissimo valore aggiunto. Certo, un Piano come quello che il ministro tedesco Altmaier ha formulato per le imprese fino al 2030 sarebbe ottima cosa, e l’idea di un fondo sovrano germanico contro le scalate azionarie è ottima. Potremmo farlo anche noi, un Fondo sovrano, molto più grande di quello che inventò l’amico Tremonti, ma i soldi dovrebbero arrivare da titoli privati, garantiti dal pubblico, a medio e soprattutto lungo termine. Si può fare, ma è comunque difficile. Qui ci vogliono manager di Stato e privati che possono parlare all’orecchio dei grandi dirigenti finanziari internazionali, dei capi dei servizi di intelligence, dei dirigenti dello Stato, nostri o di altri, che si occupano di “operazioni speciali”. Ci sono, oggi, in Italia? Non mi risulta. Mi vengono qui in mente le mie tante chiacchierate con Antoine Bernheim (il banchiere francese scomparso nel 2012 è nella foto con Valori, ndr) con la Bettencourt, con l’amico Isambert, oppure con i diplomatici americani in zona di operazioni o con certi dirigenti cinesi o arabi….Ecco, manca il nesso giusto tra finanza e politica internazionale.

Ritiene che il Mes possa peggiorare lo stato di salute delle banche italiane e “assottigliare” i finanziamenti alle imprese? Dovrebbe forse il governo italiano entrare nel capitale delle banche come ha fatto la Francia in passato per Bnp Paribas?

Certo che il Mes non è una buona notizia per le nostre banche. E’ ovvio. Ma nessuno, oggi, può prevedere quanto e come le banche tedesche (e alcune francesi) riusciranno a premunirsi contro il loro default. Se, poi, riusciamo a creare in tempo delle operazioni stabili di liquidizzazione e rifinanziamento delle imprese, anche a partire dalle nostre banche, questo lo si può ancora fare. Ma in un silenzio di tipo trappistico. La normativa bancaria francese è stata più lenta, nell’adeguamento alle norme Ue, come peraltro quella tedesca, riguardo alle operazioni finanziarie nazionali nelle imprese fortemente indebitate. Occorrerebbe, magari, un Fondo di investimenti, di diritto non-Ue, che potesse fare, con le nostre banche, dopo la inevitabile crisi derivante dall’avvio del Mes, quello che hanno fatto le grandi banche sistemiche francesi con alcuni “campioni nazionali” di Parigi. Una certa sfrontatezza, a Strasburgo e a Bruxelles, sarebbe una ottima cosa, invece di pensare alla UE come certi europeisti tardivi, oggi, guardavano, negli anni ’70 all’Urss.

Perché, a suo avviso, la Francia riesce a mantenere fede ai piani pluriennali di sviluppo nei diversi settori dell’economia nonostante i cambi di governo e, in Italia, invece, accade spesso che progetti pluriennali, quando ci sono, vengano rimessi in discussione al mutare del colore politico?

Perché la Francia ha una tecnostruttura stabile, che rimane tale anche nei più rapidi e completi rivolgimenti politici. Per tornare alla sua domanda precedente, certo, occorrerebbe in Italia una nuova Ena (Alta scuola della pubblica amministrazione francese, ndr). Ma ricordandosi che l’Ena fu voluta da De Gaulle su proposta, incredibile a dirsi oggi, di un ministro comunista, che voleva giustamente l’accesso alle alte cariche dello Stato anche per i “capaci e meritevoli” di famiglie povere o della piccola borghesia. E, poi, che l’Ena ha sempre goduto delle attenzioni sapienti dei Servizi. Ma oggi, come accade anche per la Scuola Normale Superiore italiana, l’ascensore sociale è bloccato e, soprattutto, il paradigma culturale dell’economia politica e del management risponde al criterio egemonico degli Usa, che non è detto sia quello giusto.

17/12/2019 – Il Mattino

Accordi per spartirsi le gare, multa di 30 milioni di euro a società di vigilanza privata

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha concluso un procedimento accertando la sussistenza di un’intesa anticoncorrenziale tra le principali società del settore della vigilanza privata, Allsystem, Coopservice, Italpol, IVRI e Sicuritalia, avente ad oggetto il condizionamento di dieci gare pubbliche per la fornitura di servizi di vigilanza. In ragione della gravità dell’infrazione, l’Autorità ha inflitto alle società una sanzione pari, complessivamente, ad oltre trenta milioni di euro. L’Autorità ha accertato che le società, al fine di eliminare ogni confronto competitivo nelle gare di rispettivo interesse, hanno posto in essere l’intesa volta alla spartizione delle gare anche attraverso l’utilizzo strumentale di RTI e subappalti.

Tra queste, in particolare, le gare ARCA Lombardia e EXPO 2015, bandite tra il 2013 e il 2017, per un valore complessivo di oltre 200 milioni di euro. L’intesa accertata, neutralizzando il meccanismo del confronto concorrenziale nell’ambito di procedure di gara pubbliche, rientra tra le violazioni più gravi della concorrenza poiché impedisce che le procedure di gara rendano possibile un miglioramento in termini di prezzo, qualità e innovazione nella fornitura del servizio alla Pubblica Amministrazione e, dunque, alla collettività.

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17/12/2019 – ANSA

Atlantia verso due Ceo e vendita fino a 49% di Adr

Nel piano, riposrtato dal Sole 24 Ore, anche un percorso per la valorizzazione di un pacchetto di Telepass

Un processo di rafforzamento della governance di Atlantia, con l’arrivo di due Ceo, uno dei quali focalizzato sulle attività estere. E poi l’avvio della procedura per la vendita di una quota di Aeroporti di Roma, fino al 49%, insieme ad un percorso per la valorizzazione di un pacchetto di Telepass, anche in questo caso rilevante. Sarebbe questa, secondo quanto riporta oggi Il Sole 24 Ore, la strategia messa a punto dalla famiglia Benetton che ieri ha tenuto a Treviso un Cda di Edizione e che si prepara a riscrivere la governance di Atlantia guardando anche ai mercati esteri.

L’articolo racconta che per la famiglia Benetton il prossimo anno rappresenta sotto diversi aspetti un banco di prova e ipotizza anche che, finito il mandato la prossima estate, il presidente di Edizione, Gianni Mion, decida di uscire di scena, con una scelta che sarà definita in prossimità del passaggio di consegne. La famiglia Benetton, invece, “seppure in un sistema che resterà collegiale, dovrà decidere un rappresentante interno che possa sostituire lo storico braccio destro di Gilberto Benetton. Improbabile l’innesto di un manager esterno”.

E’ evidente che su Atlantia potranno pesare le decisioni che il governo prenderà sulle concessioni di Autostrade per l’Italia ma gli azionisti si starebbero preparando a riscrivere – riporta il Sole 24 Ore – governance e struttura di controllo di Atlantia ma anche a rivederne ruolo ed obiettivi in termini di investimenti attuali e futuri. La revisione del portafoglio porterà cassa per aprire nuove opportunità.

Sul fronte autostradale l’indiscrezione ripresa dal quotidiano ipotizza un impegno della società a procedere con un piano di investimenti massiccio sulle infrastrutture. Un pacchetto che complessivamente, tra denari e nuovi interventi sulle autostrade, varrebbe sugli 1,5 miliardi di euro. Sul fronte della governance, invece, si ipotizza la partenza a gennaio delle procedure per la nomina di un amministratore delegato. L’idea sarebbe quella di un vertice composto da ben due Ceo, uno più concentrato sulle attività casalinghe (Italia ed Europa), l’altro dal respiro più internazionale, per ampliare il portafoglio di investimenti della società.

E’ in questo contesto che nelle prossime settimane, in tempi stretti, arriveranno sul tavolo del Cda di Atlantia le partite legate alle Controllate Aeroporti di Roma e Telepass. Per la prima si avvia una procedura per la vendita fino al 49%, con l’ipotesi di un incasso attorno ai 5 miliardi. Per Telepass un’analoga valorizzazione. L’idea sarebbe quella di aprire il capitale a terzi, in particolare fondi pensione, fondi sovrani o infrastrutturali, capaci di portare Atlantia su altri mercati.

Il quotidiano ipotizza anche, per questo, la creazione di “veicoli in cui Atlantia non necessariamente dovrà ricoprire il ruolo di primo azionista o di controllo, pur avendo in capo la gestione degli asset”.

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17/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Gronda di Genova, De Micheli: a gennaio possibile via libera al progetto esecutivo

 

Il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti: opera attesa da 15 anni, dobbiamo impegnarci in una corsa contro il tempo

A gennaio potrebbe arrivare il via libera per il progetto esecutivo per la Gronda di Genova. Lo ha detto il ministro per le Infrastrutture Paola De Micheli dopo un vertice in Prefettura con il governatore ligure Giovanni Toti e il sindaco di Genova Marco Bucci.
«Abbiamo fatto il punto sulla parte autorizzativa – ha affermato De Micheli -, perché come sapete ad agosto di quest’anno è stata pubblicata l’analisi costi-benefici parziale che abbiamo completato. Quindi, dopo aver fatto gli approfondimenti del caso siamo arrivati all’analisi costi-benefici definitiva. Inoltre, invieremo il progetto esecutivo per l’approvazione al consiglio superiore dei lavori pubblici. A gennaio potrà essere pronto per la firma».
«Il progetto che è stato analizzato dalla unità di missione per l’analisi costi-benefici e che poi verrà inviato al consiglio superiore dei lavori pubblici, è uno solo – ha proseguito la ministra -. Tutte le valutazioni, diciamo così, di miglioramento a queste valutazioni hanno ricevuto le risposte necessarie. Quindi c’è un solo progetto che è in fase di valutazione con alcuni approfondimenti che sono stati fatti. Casualmente, da quando mi sono insediata abbiamo terminato le valutazioni 15 giorni fa, quando dovevo venire qui a Genova, invece sono andata a Savona per il crollo del viadotto autostradale. Tra poco pubblicheremo l’analisi e da lì in poi sarà questione di qualche settimana».
Per il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, «la Gronda è un’opera attesa dalla cittadinanza e dal mondo economico da 15 anni che io do per scontato a questo punto che venga realizzata. Direi che dobbiamo invece impegnarci in una corsa contro il tempo: ho infatti sottolineato a De Micheli che la Gronda avrebbe dovuto partire col famoso by-pass di pre-cantiere nel gennaio dello scorso anno e che il progetto esecutivo è depositato al ministero da molto tempo e non possiamo permetterci ulteriori perdite di tempo».

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17/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Immobiliare, a Milano gli investimenti di Coima per Porta Nuova da 900 milioni estesi per 7 anni

Radiocor Plus

Complessivamente l’intervento è uno tra i principali progetti di rigenerazione urbana in Europa, di cui dal 2015 il fondo sovrano Qatar Investment Authority è investitore al 100%

Coima Sgr, società indipendente di gestione patrimoniale di fondi di investimento immobiliare per conto di investitori istituzionali, ha esteso la durata dei finanziamenti dei fondi Porta Nuova Garibaldi e Porta Nuova Varesine. Come concordato con un pool di banche nazionali e internazionali, la nuova scadenza degli attuali contratti di finanziamento, per oltre 900 milioni, è estesa per una durata complessiva di 7 anni.
All’estensione della durata si affianca una revisione delle condizioni economiche che garantisce un risparmio superiore al 10% negli oneri finanziari annui per entrambi i fondi. Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnp e Banco Bpm consolidano la propria partecipazione di lungo periodo a fianco di Coima Sgr ed entrano nel pool Ing, Societe Generale e Credit Agricole. Complessivamente Porta Nuova è uno tra i principali progetti di rigenerazione urbana in Europa, di cui dal 2015 il fondo sovrano Qatar Investment Authority è investitore al 100%. Il progetto è suddiviso nei tre fondi di investimento immobiliare Porta Nuova Garibaldi, Porta Nuova Varesine e Porta Nuova Isola, promossi e gestiti da Coima Sgr.
L’indebitamento del progetto Porta Nuova si è stabilizzato, terminata la fase di sviluppo, a circa il 40% del valore degli attivi. Nell’operazione, Coima Sgr è stata assistita da Eastdil per gli aspetti finanziari, dallo Studio Chiomenti per gli aspetti contrattuali e dallo Studio Maisto per gli aspetti fiscali. Le banche sono state assisitite dallo studio McDermott Will & Emery. Porta Nuova rappresenta oggi un hub nazionale di innovazione, con oltre 60 brand internazionali presenti e più di 35.000 professionisti. Si prevede che il numero di lavoratori nell’area possa crescere di oltre il 30% entro il 2022, con l’ulteriore consolidamento dovuto anche all’arrivo di nuove sedi direzionali.

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17/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Cmc, a Mereghetti il compito di traghettare la cooperativa da 6mila dipendenti verso la ripresa

Natascia Ronchetti

La svolta arrivata dall’assemblea dei soci: i creditori chirografari titolari di strumenti finanziari partecipativi potranno adesso convertirli in obbligazioni

In attesa dell’omologa, che potrà esserci solo dopo l’adunanza dei creditori chirografari prevista l’11 marzo del 2020, CMC di Ravenna offre una nuova sponda agli istituti di credito e alle compagnie assicurative per accelerare anche l’uscita dalla crisi che nel dicembre del 2018 l’ha portata a chiedere il concordato preventivo in continuità – approvato dal Tribunale della città romagnola nel giugno scorso – a causa di un passivo che ha superato i 2,1 miliardi. I creditori chirografari titolari di SFP (strumenti finanziari partecipativi) potranno infatti adesso convertirli in obbligazioni.

E questo permetterà prima di tutto a banche e assicurazioni di classificare in modo più adeguato i titoli nei loro bilanci. Una svolta per il colosso cooperativo delle costruzioni arrivata dall’assemblea dei soci, che la scorsa settimana ha deliberato di dare il via libera alla possibilità di conversione.

Il piano concordatario prevede infatti la soddisfazione dei creditori in prededuzione, di quelli privilegiati e dei fornitori strategici nell’arco di due anni. Per gli altri chirografari, invece, il piano ha fatto leva sugli SFP, che consentono dal 2021 al 2030 di ricevere i ricavi che si attendono dalla continuità aziendale e permettono anche di esercitare un ruolo nella governance con l’acquisizione di diritti amministrativi sia nel consiglio di amministrazione che nell’assemblea dei soci. Adesso arriva la nuova fase, sollecitata dagli stessi istituti di credito e dalle compagnie assicurative. Fase che dovrà essere gestita dal nuovo amministratore delegato, Davide Mereghetti, nominato ieri dal Cda e per lungo tempo uno dei manager storici di Unicredit, protagonista dei maggiori deal tra la banca e le maggiori dinastie del capitalismo italiano. A lui sarà affidato il compito di traghettare la maxi cooperativa, a cui fanno capo 550 soci e oltre seimila dipendenti tra Italia e resto del mondo, verso la ripresa. Anche a fronte di un portafoglio ordini che si aggira intorno ai 4,5 miliardi. «Con la conversione degli strumenti finanziari partecipativi in obbligazioni abbiamo recepito una esigenza che è stata manifestata dagli stessi istituti di credito e dalle assicurazioni», come confermano gli advisor economico-finanziari e legali.

Complessivamente ammonta a 1,8 miliardi il credito chirografo (e tra i creditori figurano oltre alle banche e alle compagnie assicurative anche i fornitori), somma che comprende anche 575 milioni di debito costituito da obbligazioni. Se gli SFP danno diritto al soddisfacimento di minimo il 10% del credito entro dieci anni (mediante la distribuzione della cassa disponibile ogni anno sulla base delle risultanze contabili), le obbligazioni avranno una durata di cinque anni e dovranno essere rimborsate alla scadenza. CMC è una cooperativa storica, è stata infatti fondata nel 1901.

Un gigante che sembrava essersi affrancato dalla crisi grazie soprattutto a un profilo internazionale. Oltre il 60% del suo fatturato è infatti generato dalle attività di costruzione all’estero (opera nel settore dei trasporti, delle opere idrauliche e irrigue, in quelle portuali e marittime) prevalentemente in alcune aree dove si è fortemente radicato nel corso degli ultimi quarant’anni, dall’Africa all’Asia.

Sul mercato nazionale è soprattutto presente nel mercato delle grandi opere pubbliche, anche nel settore ferroviario, in particolare per l’alta velocità.

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