Rassegna stampa 05 dicembre 2019

03/12/2019 11.59 – RADIOCOR

Alperia: avra’ premio di 90 milioni da mercato della capacita’

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Milano, 02 dic – Nelle aste gestite da Terna e terminate ieri, Alperia, mettera’ a disposizione della stabilita’ del sistema elettrico nazionale la capacita’ di generazione di alcune sue centrali idroelettriche dietro riconoscimento di un premio complessivo di 90,6 milioni. E’ quanto riferisce una nota della multiutility altoatesina. In particolare, Alperia, si e’ aggiudicata 557 MW per il 2022 e 620 MW per il 2023 per complessivi 38,8 milioni, e 46MW per impianti in rifacimento integrale il cui premio, per 15 anni, ammonta a 51,7 milioni. L’obiettivo del mercato della capacita’ e’ abbassare i costi del sistema elettrico nazionale nella gestione dei picchi di richiesta di energia ed evitare rischi di blackout, anche temporanei. Il Ministero per lo Sviluppo Economico stima che i minori costi sui mercati per il sistema elettrico italiano, con l’adozione del mercato della capacita’ sono valutabili in 3,35 miliardi. Senza l’adozione del mercato della capacita’, sempre secondo il MiSE, non sara’ possibile assicurare lo spegnimento delle centrali a carbon fossile ancora operative ed atteso per il 2025 e supportare l’ulteriore crescita attesa delle rinnovabili

Alperia potra’, con gli stessi impianti, continuare a partecipare al mercato dei servizi di dispacciamento con una ulteriore remunerazione data dalla vendita dell’energia

Johann Wohlfarter, direttore generale, ha dichiarato: ‘Alperia fornira’ un importante contributo per gestire in sicurezza la transizione ad un sistema energetico decarbonizzato, in linea con il Pniec (il Piano nazionale energia e clima) con benefici attesi, per il gruppo Alperia, anche in termini di minore volatilita’ dei margini della generazione idroelettrica, sempre esposti ai rischi di precipitazioni atmosferiche e dei prezzi di mercato”.

03/12/2019 13.12 – Quotidiano Enti Locali e Pa
Servizio rifiuti, «no» alla proroga reiterata del contratto per tamponare i ritardi della gara

Le plausibili difficoltà riscontrate dall’ente nel riordino delle partecipazioni societarie per organizzare e gestire il servizio integrato dei rifiuti urbani non giustificano il ritardo dei tempi di svolgimento della gara e l’utilizzo improprio della proroga contrattuale per la gestione del servizio. In base a questa motivazione,l’Anac con delibera n. 1065/2019, ha vagliato le modalità di affidamento del servizio di gestione dei rifiuti da parte di un Comune toscano dal 2011 al 2017 e ha riscontrato una serie di criticità nell’operato dell’ente locale che ha illegittimamente cristallizzato lo status quo degli affidamenti oltre ogni ragionevole orizzonte temporale. La situazione ha comportato una pesante censura dell’Autorità anticorruzione, che ha disposto l’invio del fascicolo alla Procura della Repubblica e alla Procura generale della Corte dei Conti, per gli eventuali profili di rispettiva competenza. La vicenda Gli eventi risalgono al lontano 2011, anno in cui il Comune interessato aveva scelto con delibera consiliare la società mista, quale modello organizzativo per la gestione del servizio integrato dei rifiuti nel relativo ambito di territorio ottimale, individuato dalla legge regionale toscana 18 maggio 1998 n. 25. L’Autorità d’ambito aveva subito attivato, senza soluzione di continuità, la procedura a evidenza pubblica (una «gara a doppio oggetto») per la scelta del partner industriale destinato ad acquisire una partecipazione pari al 45% del capitale della nuova società. La procedura, avviata nel 2011, si è però protratta nel tempo a causa di molteplici difficoltà legate a diversi fattori, tra cui la vasta dimensione territoriale dell’Ato formata da 101 Comuni di differenti dimensioni territoriali e demografiche, la disomogeneità e la frammentazione dei modelli di gestione, il susseguirsi delle modifiche normative nonché le modifiche intervenute nell’ampia legislazione regionale di settore e negli atti di programmazione adottati dalla Regione Toscana.Il grave ritardo accumulato ha spinto l’Autorità d’ambito nel 2017 ad annullare la procedura, con la conseguente impossibilità di rendere operativa la società mista designata per la gestione del servizio integrato dei rifiuti. Nel periodo intercorso tra il 2011 e il 2017, il Comune al vaglio dell’Anac non ha indetto una gara per un affidamento “ponte” (definendo tale opzione «una possibilità più teorica che pratica») ma ha dato corso a una sequenza di proroghe contrattuali in capo a una società a partecipazione pubblica costituita per la gestione del servizio rifiuti in un ex ambito ottimale della medesima Regione. Le varie proroghe sono state motivate dall’ente locale con l’eccezionalità del contesto organizzativo penalizzato dai ritardi della gara d’ambito, nonché sulla base dell’articolo 68 della legge regionale 77/2013 che – declinando quanto disposto a livello nazionale dall’articolo 204 del Dlgs 152/2006 (codice dell’ambiente) – stabilisce che «per garantire la continuità del servizio di gestione dei rifiuti urbani 8…), nelle more dell’espletamento delle procedure di affidamento del servizio al gestore unico daparte delle autorità per il servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani (…) il servizio è espletato dai soggetti pubblici e privati esercenti, a qualsiasi titolo, l’attività di gestione operanti alla data del 31 dicembre 2013, sino al subentro del gestore unico». I rilievi dell’Autorità L’operato regionale è stato ritenuto inidoneo dall’Anac a legittimare la mancanza di una gara “ponte” e lo status quo del precedente affidamento. Nel provvedimento si legge a questo riguardo che «l’adozione (sistematica) delle ordinanze contingibili e urgenti, aventi capacità derogatoria, presenta profili di illegittimità, ossia, il protrarsi di una gestione “derogatoria” dei rifiuti costituisce una chiara violazione delle disposizioni contenute nelle direttive dell’Unione Europea».In merito allo strumento individuato dal Comune per dare corso alla proroga contrattuale l’Autorità scrive che «quanto al potere di ordinanza attribuito al sindaco dal Tuel, in via generale, dall’articolo 54, comma 4, per “prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza urbana” e, in via più circoscritta, “in caso di emergenze sanitarie o di igiene pubblica”, si osserva che un limite al potere extra-ordinem è l’efficacia limitata nel tempo degli atti in cui si concreta, poiché, come stabilito dalla giurisprudenza amministrativa, l’atto non può rivestire il carattere della continuità e stabilità di effetti, eccedendo le finalità del momento, e non può essere destinato a regolare stabilmente una situazione o un assetto di interessi».

03/12/2019 00.00 – Mondo Utilities
L’energia del sole “illumina” l’impianto di depurazione di Lecce

L’energia del sole alimenta l’impianto di depurazione di Lecce. È questa la nuova sfida di Acquedotto Pugliese, un ulteriore passo in avanti sulla strada dell’efficienza energetica. Dopo il recente avvio all’esercizio delle due centrali idroelettriche di Andria e Corato, è stato attivato presso il depuratore di Lecce il nuovo impianto fotovoltaico da 16,5 KW in grado, insieme al nuovo cogeneratore a biogas da fanghi di depurazione, di produrre

L’impianto, costituito da 66 moduli fotovoltaici della potenza di 245 Wp ciascuno, installati sul lastrico solare della palazzina uffici, si aggiunge ai quattro già in esercizio presso: l’impianto di sollevamento idrico “Parco del Marchese” a Laterza, l’impianto di depurazione di San Giovanni Rotondo, il nuovo serbatoio di San Giorgio Ionico e l’impianto di depurazione di Poggiorsini. La potenza complessiva generata dai cinque impianti già in esercizio è di 1,57 MW.

Con l’impiego di fonti rinnovabili per la produzione di energia e la sperimentazione di nuove tecnologie per la disidratazione dei fanghi, il depuratore di Lecce si conferma centro altamente specialistico nel comparto depurativo e in tema di efficienza energetica.

05/12/2019 – Brescia Oggi
A2A, ricavi aggiuntivi per 340 mln

A2A si è aggiudicata ricavi futuri per quasi 340 milioni grazie alle due aste sul mercato della capacità effettuate da Terna a novembre: hanno partecipato le principali utility italiane. IN DETTAGLIO, nella seconda gara per l’ anno di consegna 2023, la spa – controllata dai Comuni di Milano e Brescia e quotata a Piazza Affari – si è aggiudicata integralmente la capacità offerta, pari a 5 GW totali a livello nazionale, di cui 0,2 GW sono relativi a nuove realizzazioni. Il prezzo è stato pari a 33.000 euro per megawatt per la capacità esistente e a 75.000 euro/MW per 15 anni per quella da realizzare: questo porta la cifra totale poco sopra 170 milioni di euro. Il risultato è in linea con quanto ottenuto dal gruppo A2A nell’ asta con consegna prevista nel 2022, posizionata a circa 165 milioni di euro. Il mercato della capacità è il nuovo meccanismo di remunerazione previsto per i produttori di energia elettrica finalizzato alla messa a disposizione del sistema di «forza» nei momenti di picco della domanda. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

05/12/2019 – La Provincia Pavese
A2A presenta l’ offerta per le quote di Asm Isa dell’ inceneritore

Vigevano
La società dei rifiuti si aspetta una somma tra 7 e 8 milioni per il 20% di Lomellina Energia, oggi l’ apertura della busta
VIGEVANO. Alla scadenza di ieri mattina è arrivata un’ offerta per l’ acquisto delle quote possedute da Asm-Isa di Lomellina Energia, la società che gestisce l’ inceneritore di Parona. A presentarla è stata “A2A Ambiente”, società della galassia A2A che aveva manifestato il proprio interesse nei mesi scorsi.Il passaggio delle quote è cruciale: da una parte il colosso bresciano arriverà a controllare il 100 per cento delle azioni del termodistruttore, mentre per ora è all’ 80 per cento; dall’ altra la società di viale Petrarca avrà benefici economici immediati che permetteranno di investire sul ciclo dell’ igiene urbana e sulla raccolta differenziata. «Posso confermare che è arrivata una busta contenente un’ offerta», dice l’ amministratore unico di Asm Isa, Giorgio Tognon. Verrà aperta oggi alle 12. Dopo l’ arrivo dell’ offerta comincia la fase di valutazione, che è affidata a una società esterna: dovrà essere valutata la cifra proposta, sulla base di quanto vorrebbe incassare l’ azienda di viale Petrarca. Una “forbice” tra i 7 e gli 8 milioni renderebbe felici gli amministratori, sebbene il 20 per cento delle quote di Lomellina Energia sia stato pagato, a inizio millennio, circa 14 milioni di euro. L’ iter di approvazioneUna volta che l’ offerta avrà superato la verifiche di congruità, verrà presentata al comitato di controllo analogo e quindi inviata, per l’ approvazione, ai consigli comunali dei municipi che sono soci di Asm Isa: Vigevano, Borgo San Siro, Cassolnovo, Galliavola, Garlasco, Gravellona Lomellina e Tromello. «Avrebbe potuto bastarci l’ approvazione vigevanese, perché rappresenta il 95 per cento delle quote – commenta Tognon, – ma preferiamo chiedere il via libera a tutti i comuni che hanno azioni». Una volta raccolti i pareri dei vari consigli, anche se occorrerà presumibilmente tutto il mese di dicembre, l’ offerta di acquisto approderà all’ assemblea dei soci per l’ accettazione definitiva. Un iter lungo, ma che dovrebbe permettere la massima trasparenza. I soldi ottenuti serviranno ad Asm Isa per realizzare le due piazzole di via Ceresio, di cui una dedicata al verde, e l’ impianto di pretrattamento della frazione differenziata in corso Torino, da costruire sul sedime di quello che era stato il vecchio inceneritore del Clir. Resta da capire se si metterà mano da subito anche alle tariffe di conferimento: Vigevano paga 94 euro a tonnellata in funzione di un contratto vecchio. Una cifra che ormai è fuori mercato. –Oliviero Dellerba.

05/12/2019 – MF
Starace vale un terzo mandato L’ azionista Mef pronto a valutare la riconferma in Enel per dare continuità al gruppo, che si prepara a investire oltre 27 miliardi tra rinnovabili e transizione energetica. Un occhio di riguardo alla cedola

Il passaggio in Eni non sarebbe negli obiettivi del top manager in scadenza
Non sono più i tempi di Paolo Scaroni, quando passare dal timone di Enel a quello di Eni era considerata la promozione più ambita, se non una consacrazione nell’ olimpo dei top manager. Ora che sta per aprirsi la nuova stagione delle nomine, che nella primavera del 2020 vedrà scadere i cda delle più grandi quotate di Stato, dalla cabina di regia trapelano indiscrezioni di tutt’ altro tenore. Francesco Starace, che con l’ approvazione del bilancio 2019 chiuderà il suo secondo mandato alla guida dell’ Enel, terrebbe più alla riconferma che a un passaggio in quel di San Donato, e negli ambienti vicini all’ azionista Mef (23,5%) l’ ipotesi sta prendendo piede. A via XX Settembre il gradimento va alla continuità del piano zero-emissioni e transizione energetica, ma anche alla politica di dividendi crescenti. Il tasso annuo è previsto in aumento dell’ 8’4% per il dividendi per share implicito (quello legato ai risultati), e del 7,6% per il dps minimo garantito. La stima per il 2022 è una forbice tra 0,40 e 0,42 euro per azione. Sull’ esercizio 2019, intanto, agli azionisti Enel andranno 0,33 euro per azione dagli 0,28 nel 2018. Per il Mef significa un assegno di circa 780 milioni di euro, rispetto ai 671 dell’ esercizio precedente, cifra che potrebbe salire quasi a un miliardo al termine dell’ arco di piano. Di un presunto desiderio di Starace di passare al Cane a sei zampe (anche l’ ad Claudio Descalzi è in scadenza) si parla da mesi, ma il diretto interessato ha ovviamente sempre negato. Andando oltre le smentite di rito; «Non considero una promozione andare all’ Eni e non ho nessuna intenzione di andarci. Non c’ entro niente e non avrei nessuna capacità da dare», è la posizione. All’ Enel, intanto, Starace ha già disegnato il percorso del gruppo verso la nuova fase della transizione energetica, per la quale nel nuovo piano al 2022, si prepara a investire circa14,4 miliardi di euro dedicati alla crescita nelle rinnovabili (+22%) e altri 13,3 miliardi alla transizione energetica. Del duello a distanza Eni-Enel si è ripreso a parlare non solo per i desiderata attribuiti di volta in volta a Starace, ma anche in termini di capitalizzazione di mercato. Considerata un’ azione più conservativa, quella dell’ ex monopolista elettrico è cresciuta da gennaio di circa il 40%, tanto che il market cap il 30 ottobre ha toccato addirittura quota 70 miliardi di euro, primo posto nel listino italiano e prima azienda nel settore utilities in Europa, fino a guadagnarsi l’ ammissione nello Stoxx Europe 50, che raccoglie titoli che insieme coprono circa il 50% dell’ intero flottante del mercato azionario europeo. Il record precedente era fermo a maggio, quando Enel aveva toccato 58,7 miliardi di euro, a 5, 771 euro per azione e segnando un rialzo del 13,5% dall’ inizio del 2019. A inizio settembre c’ era già stato un balzo a sfiorare quota 68 miliardi di euro, prima di arrivare a infrangere il tetto dei 70. Oggi il gruppo è tornato a una media di 68 miliardi di euro. Il titolo ieri ha chiuso a 6,73 euro ( +0,79). (riproduzione riservata)

05/12/2019 – Il Messaggero
Autonomia, Roma Capitale dimenticata dal ddl Boccia E M5S, Iv e Leu frenano

LA RIFORMA ROMA Servirà un nuovo vertice di maggioranza per provare a sbloccare il disegno di legge quadro sull’ autonomia messo a punto dal ministro per gli Affari Regionali Francesco Boccia. M5S, Leu e Iv hanno infatti chiesto un surplus di tempo per discutere della riforma, durante la riunione di ieri mattina nella sede del dicastero. Sul tavolo c’ era l’ ipotesi di accelerare, portando la bozza in preconsiglio per discuterne nel Consiglio dei ministri di oggi. I capigruppo del Pd hanno provato a sostenere la tabella di marcia chiesta dal loro ministro (e importante per il voto in Emilia, dove il governatore uscente Bonaccini è in prima linea nella campagna per l’ autonomia differenziata). Ma M5S, Leu e Iv hanno chiesto più tempo, avanzando dubbi su alcuni passaggi della riforma e invitando Boccia a «migliorare il testo». Il clima, racconta chi c’ era, è stato a tratti decisamente burrascoso, con Boccia particolarmente brusco, trovando però i suoi interlocutori non meno determinati a rinviare. «Quello di oggi è solo l’ inizio di un confronto, di un percorso», spiega Loredana De Petris, presidente della componente Leu del gruppo Misto in Senato, sintetizzando il senso della riunione. Anche gli altri gruppi, spiega De Petris, si sono uniti nella richiesta di avere maggiore tempo per approfondire, a partire da nodo delicato dei Lep e dei livelli essenziali di perequazione. Ma anche sull’ assenza di qualsiasi riferimento a Roma Capitale, giudicato incompatibile con una riforma che rafforza i poteri delle regioni. Alla fine, il ministro ha chiesto di coinvolgere tutti sul lavoro e di rivedersi presto per approfondire la questione di merito, anche per non rallentare il percorso della riforma. Intanto però scalpita il fronte dei governatori. «Se il governo vuol firmare l’ intesa sull’ autonomia lo può fare anche oggi», avverte Luca Zaia. «Se, invece non sarà in grado di votare l’ autonomia può tranquillamente andarsene a casa». B.L. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

05/12/2019 – Il Sole 24 Ore
«Sbloccati 3,5 miliardi di opere, ora sei commissari»

«Sulla revisione delle concessioni, conviene a tutti un accordo sulla proposta dell’ Autorità. Su Aspi dobbiamo completare l’ istruttoria: non trascuriamo gli obblighi non rispettati ma facciamo un lavoro diverso dai magistrati
«In 78 giorni di governo abbiamo sbloccato senza clamori opere per 3,5 miliardi, opere che non hanno più bisogno di ulteriori interventi da parte del Mit. Una fatica che impone di correre sul territorio da un comune all’ altro, perché da questa prima fase del governo una cosa mi è molto chiara: spesso non sono gli intoppi burocratici a fermare le opere, ma la mancanza di intese politiche non solo sul territorio. C’ è una resistenza che nasce da interessi locali, piccoli e grandi, che non vengono gestiti adeguatamente». Paola De Micheli infatti non si ferma un minuto e «ho già perso cinque chili», dice, da quando è diventata ministro delle Infrastrutture. Oggi pubblicherà sul sito del ministero un contatore che tenga aggiornato l’ elenco delle opere avviate a gara. De Micheli ha già messo a fuoco la sua analisi, originale, sulle cause di blocco dei cantieri e su cosa fare per sbloccarli. «Non faremo la valanga di commissari che immaginava di fare il precedente ministro – dice – ma li limiteremo a situazioni che presentano gravi problemi amministrativi o progettuali. Per il momento ci fermeremo a dieci opere da commissariare, con sei commissari, oltre alle cinque dell’ Alta velocità e del Mose già previste per legge». Fra queste opere dovrebbero esserci cinque dighe e invasi idrici in Sardegna (che però avranno un solo commissario), ferrovie come la Genova-Ventimiglia o la Fortezza-Verona e opere stradali o autostradali come la Ragusa-Catania. Mancano le intese politiche, dice lei. Colpa della decrescita felice dei Cinque stelle? Non è così. Si tratta più frequentemente di interessi locali e non solo che non si ha il coraggio di affrontare. L’ apertura di un cantiere scontenta sempre qualcuno. Penso alle discussioni sul percorso che deve seguire una strada o le delimitazioni di traffico che devono sopportare gli abitanti di una zona per l’ avvio di un lavoro. Ma ora le decisioni si devono prendere, opera per opera, ascoltando le persone. Questo è compito della politica che deve imparare ad ascoltare i territori e anche a decidere comunque. In questo il débat public potrebbe portare un cambiamento di cultura. Quindi non c’ è da semplificare nulla nelle procedure? Non ho detto questo. Noi abbiamo ora il regolamento appalti dove metteremo il più possibile di chiarimenti interpretativi e semplificazioni. Abbiamo avviato le consultazioni, che faremo fisicamente con le persone in forma di audizione, per consentire a tutti, in primis alle imprese, di fare le loro osservazioni. Interverrete sul codice? Solo dopo aver varato il regolamento e aver visto come funzionano le norme, interverremo – se serve- anche sul codice per eliminare problemi specifici che dovessero porsi. Ma lo faremo con simulazioni che ci dicano esattamente in quale passaggio c’ è il problema. Facciamo un esempio concreto, la Gronda di Genova. È un’ opera in cui il percorso definito è proprio questo, con la risoluzione votata dalla maggioranza il 9 ottobre. Abbiamo deciso che l’ opera si fa ed è un punto fermo. Ma anche che servono dei momenti di incontro per risolvere gli aspetti che portano dal progetto all’ apertura del cantiere. Questi tavoli li attiverò il 16 dicembre per fare un passo avanti. Certo non mi nascondo che sull’ avvio di quell’ opera pesa la decisione sulla concessione Aspi. Ecco, appunto, l’ ipotesi di revoca della concessioni Aspi. La decisione è imminente? Mi faccia andare per ordine. Ci sono due questioni da affrontare: una è la revisione delle concessioni, l’ altra il caso specifico di Aspi. Sul primo punto abbiamo una delibera dell’ Autorità di regolazione dei trasporti che, non essendo previsto un obbligo di legge, va negoziata con i singoli concessionari. Questa delibera ridisegna le tariffe e l’ impatto che gli investimenti hanno su di esse, perché nessuno può far finta che il mondo non sia cambiato e siamo in un mondo a tassi zero. In secondo luogo la delibera Art definisce una tariffa che scatterà solo sulla base degli investimenti effettuati. State negoziando con i concessionari? La mia direzione generale ha avviato gli incontri con i singoli concessionari. È interesse di tutti arrivare a intese negoziali. Il mio compito è difendere l’ interesse generale. In legge di bilancio si è trasformato l’ articolo 91 che limitava all’ 1% l’ ammortamento possibile sugli investimenti in una Robin Tax del 3%. Abbiamo ritenuto che questa norma fosse più equilibrata, nel momento in cui dobbiamo chiedere a chi le ha più risorse utili al Paese. Più equilibrata per tre ragioni: è spalmata su tutti i concessionari, è transitoria per soli tre anni, evita il rischio, che l’ altra norma aveva, di bloccare gli investimenti autostradali. E gli investimenti autostradali sono l’ interesse del Paese. Torniamo ad Aspi e all’ ipotesi di revoca della concessione. Ci sarà un Cdm a breve? Dobbiamo prima completare l’ istruttoria. Noi dobbiamo fare le cose, anche qui, nell’ interesse delle persone, con determinazione e senza sconti, senza trascurare gli obblighi che Aspi ha omesso di rispettare ma facendo un lavoro diverso dalla magistratura. Ricostruiamo la vicenda. Io sono arrivata in questo ministero dopo che è stata depositata la relazione svolta dalla commissione insediata dall’ ex ministro Toninelli. Lì si chiarisce che alcuni obblighi non sono stati rispettati da Aspi, ma al tempo stesso quella relazione segnala, in caso di revoca, il rischio di contenzioso che espone il governo a ipotesi di indennizzi molto elevati. Questa relazione è pubblicata sul sito del Mit. Da allora alcune cose sono successe: la Corte dei Conti ha fatto una relazione molto dura sul sistema delle concessioni autostradali, la procura di Genova ha aperto altre indagini sulle manutenzioni, su altre tratte da parte di Aspi, noi abbiamo avviato Ansfisa, l’ agenzia per la sicurezza stradale e ferroviaria. Io ho già chiesto al Consiglio superiore dei lavori pubblici di indicare criteri certi per la sicurezza: quali sono i parametri oggettivi di valutazione per definire la sicurezza globale. Segnalo che nel frattempo la direzione generale del Mit ha comunque già intensificato monitoraggi, controlli, nuove indicazioni cogenti. Su Alitalia cosa pensate di fare? Alitalia ha punti di forza e di criticità. Fa la metà del fatturato Ryanair con un quinto della flotta. È leader in un hub naturale quale è l’ Italia. Il consorzio non è riuscito a chiudere un’ offerta e allora pensiamo sia il caso di ristrutturare la compagnia per poi metterla sul mercato. Sarà coinvolto il sindacato per valorizzare l’ apporto che può dare in questo processo. Nominerete un supercommissario e un direttore generale? Il commissario unico, sì, lo ha già detto Patuanelli. Il direttore generale non credo, mi pare più probabile un collegio di esperti. Il governo cade? Credo di no. Abbiamo ancora tanti progetti da realizzare. E la fibrillazione continua? Io la spiego con il percorso di trasformazione che stanno facendo i Cinque stelle che si stanno assumendo delle responsabilità. Vedo lavorare il collega Patuanelli che ha la mia fiducia al 100% sulle cose che ha fatto finora. Ma questo processo di trasformazione di questa forza politica è faticoso e non necessariamente lineare. Sono fiduciosa, però, che andando avanti, si ridurranno le fibrillazioni e il lavoro del governo sarà più spedito. Se a gennaio il governo non cade e deve rilanciare la sua azione, Lei cosa porta al tavolo del rilancio? Anzitutto si aprono altri cantieri Anas. All’ inizio dell’ anno si sbloccherà la Ragusa-Catania. Poi la Tremezzina, più di 500 milioni quest’ ultima. Poi l’ opportunità del ferro, il piano per il Sud e la rinascita urbana per la qualità dell’ abitare già nella legge di bilancio. E una grande attenzione al tema della sostenibilità, puntando su quelle opere, magari piccole, che ci consentono di fare cose importanti. Faccio l’ esempio del raccordo di San Giovanni a Teduccio che collega il porto di Napoli alla rete Alta velocità. Se riusciamo a realizzarlo, portiamo le merci del porto di Napoli sulla rete Av. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Giorgio Santilli

05/12/2019 – Il Sole 24 Ore
Ritenute, servizi esternalizzati sotto la scure delle nuove regole

DECRETO FISCALE
Il nuovo articolo 4 colpisce pulizia, vigilanza, manutenzioni e logistica Gdo e agricoltura penalizzate dalle novità in arrivo Impatto anche sull’ edilizia
La stretta sulle ritenute colpisce con una valanga di adempimenti burocratici e sanzioni il mondo dei servizi esternalizzati. L’ effetto emerge da un’ analisi dell’ ultima versione dell’ articolo 4 del decreto fiscale. Qui viene attribuito ai committenti di appalti e altri contratti ad alta intensità di manodopera l’ onere di vigilare sul pagamento delle ritenute fiscali da parte di appaltatori e subappaltatori. Con uno schema che potrebbe penalizzare pesantemente alcuni settori, come la Gdo e l’ agricoltura. L’ ultima formulazione del decreto fiscale, infatti, oltre a porre il limite minimo dei 200mila euro annui di valore, parla di rapporti «caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera, presso le sedi di attività del committente con l’ utilizzo» dei suoi beni strumentali. Si tratta, quindi, di tutti i casi di opere e servizi che siano “labour intensive”. Se, a una prima lettura, la definizione sembrava limitare molto l’ estensione delle nuove regole, con il passare delle ore è diventato, invece, chiaro che il perimetro della novità è comunque parecchio esteso. Nella pratica ci rientrano situazioni nelle quali l’ esternalizzazione di servizi è frequentissima: pulizia, portierato, servizi informatici e amministrativi, manutenzione, vigilanza, logistica ma anche contratti con imprese terze legati ai picchi produttivi di settori come l’ agricoltura. Il caso della grande distribuzione organizzata è esemplare. In molti punti vendita è frequente l’ esternalizzazione di alcune lavorazioni, come la pulizia, la vigilanza, le manutenzioni o la gestione dei servizi informativi. Ma anche la logistica, con attività svolte presso i depositi dei committenti che, in linea teorica, potrebbero ricadere nel perimetro della norma. E, per la Gdo, il tetto dei 200mila euro sposta davvero poco. Per questo Francesco Quattrone, direttore lavoro e relazioni sindacali di Federdistribuzione, spiega che, con la nuova formulazione, «nonostante alcuni aspetti controversi siano stati superati, restano alcune criticità». Permangono infatti «gravosi obblighi di controllo a carico del committente difficili da rispettare; inoltre riteniamo pericolosa la previsione che stabilisce l’ interruzione, in presenza di irregolarità, del versamento dei corrispettivi dovuti all’ appaltatore. Da ultimo è penalizzante la sanzione per il committente». Ma il tema dell’ outsourcing si pone spesso: basta pensare ai casi nei quali, magari per seguire i picchi stagionali, vengono esternalizzate fasi della produzione. Succede nell’ agricoltura, come spiega Nicola Caputo, responsabile dell’ area fiscale di Confagricoltura: «Premesso che l’ ultima formulazione migliora questa misura, la novità avrà impatto su quei soggetti che hanno delle strutture di produzione proprie e si avvalgono di aziende terze». Un processo nel quale, ovviamente, è decisiva la stagionalità. Da Cna parlano di coinvolgimento di «comparti come costruzioni, impiantisti e serramenti, pulizie. Solo nell’ ambito della Pa la spesa per appalti con valore superiore a 40mila euro supera i 140 miliardi l’ anno. A titolo di esempio, il valore della manutenzione ordinaria di opere edili di una grande struttura ospedaliera è circa un milione l’ anno». Anche l’ edilizia, quindi, non è esclusa. Succede, ad esempio, che in appalti nei quali servono macchinari particolarmente costosi, questi siano a volte di proprietà del committente, che poi acquisisce all’ esterno la manodopera per farli funzionare. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Giuseppe Latour

05/12/2019 – La Repubblica
Maggioranza senza pace Dal Mes alla giustizia l’ offensiva Di Maio-Dibba

Conte cerca di mediare sulla prescrizione: “Lavoriamo a una soluzione per elaborare un sistema di garanzie” Ma Italia Viva minaccia di votare con i forzisti Se il Pd blocca la prescrizione se ne assume le responsabilità. Ma non lo farà perché se si va al voto molti renziani resterebbero senza immunità
ROMA – Non sono le liti nel merito, a spaventare chi – all’ interno del governo – vuole mandare avanti la maggioranza giallo-rossa. E quindi il premier Giuseppe Conte, il ministro della Cultura Dario Franceschini, il presidente della Camera Roberto Fico. Il problema sono i rilanci pretestuosi, gli attacchi di chi – come sta facendo negli ultimi giorni l’ ex deputato M5S Alessandro Di Battista – agisce come un agente provocatore, in piena sintonia con il leader dei 5 stelle Luigi Di Maio. O di chi, come ha fatto ieri Italia Viva, minaccia di votare insieme a Forza Italia, pur di fermare il blocco della prescrizione che scatta il primo gennaio. I processi «Se il Pd vuol votare una legge con Lega e Forza Italia per far tornare la prescrizione com’ era ideata da Berlusconi, sarà un Nazareno 2.0, ma non credo avverrà», ha detto ieri mattina Di Maio al Gr1 Rai. Subito appoggiato da Di Battista: «Ha ragione Luigi. Punto. Chi dovesse bloccare la nostra riforma se ne assumerà la responsabilità». E aggiunge, l’ ex deputato, come non stesse parlando di alleati di governo: «Non lo faranno perché se si andasse al voto anticipato molti renziani resterebbero a casa (dentro e fuori il Pd), senza immunità parlamentare, a rischio intercettazioni e, mai come oggi, questo non gli conviene». Cerca di mediare Conte: «C’ è un tavolo tecnico dove stiamo trovando una soluzione per elaborare un sistema di garanzie che assicurino la durata ragionevole del processo». Lo segue il Guardasigilli Bonafede: «La mia proposta l’ ho già presentata a inizio ottobre. Mi aspetto lealtà dal Pd, se si tratta di lavorare per garantire tempi brevi del processo ha dato disponibilità mille volte». Così, a sera, il capo politico M5S abbassa i toni e dice ai suoi: «Col Pd stiamo lavorando bene, sono sicuro che sulla prescrizione farà la scelta giusta». Il che prova quanto la tensione avesse superato il livello di allarme. Il fondo salva-Stati I toni non scendono però sulla riforma del Mes, dopo che il presidente dell’ Eurogruppo Mario Centeno conferma l’ intenzione di non riaprire la riforma del meccanismo cui possono accedere i Paesi europei in difficoltà finanziaria, lavorando ora solo sui dettagli tecnici. «Fissare la firma per il Mes è inutile, se prima non si conoscono le modifiche», ha detto ieri sera il ministro degli Esteri in una riunione riservata. Sostenuto anche su questo da Alessandro Di Battista. Ma a livello parlamentare il Movimento è già diviso, perché sono molti i 5 stelle che non hanno compreso la ragione dell’ escalation anti-europea. Per di più, in sostanziale accordo con le opposizioni di destra. L’ autonomia La riunione di maggioranza sull’ autonomia si è conclusa con uno stop dell’ arrivo in Consiglio dei ministri del ddl messo a punto dal ministro agli Affari regionali Francesco Boccia. Sia Italia Viva che i 5 stelle hanno opposto obiezioni di merito. Lo ha fatto anche Leu, con Vasco Errani, che porta la sua esperienza di ex presidente di regione. Così ci sarà una nuova riunione mercoledì prossimo, nonostante il pressing dei governatori leghisti di Veneto e Lombardia Luca Zaia e Attilio Fontana, che pretendono tempi più rapidi e parlano di un blocco politico. Le regionali Per il 26 gennaio, fallisce l’ idea dei 5 stelle di allearsi con liste civiche in Emilia Romagna. Dove la più rappresentativa e coraggiosa, guidata dall’ ex europarlamentare Elly Schlein, ha confermato ieri il suo sostegno alla corsa di Stefano Bonaccini. Mettendo il Movimento nell’ angolo. Come in Calabria, dove la scelta dem di far correre un civico come Pippo Callipo mette in crisi la scelta M5S di Francesco Aiello, sconfessato da molti, anche per la casa abusiva scoperta da Repubblica . La legge elettorale L’ altro vertice di maggioranza, ieri, ha riguardato la legge elettorale. Il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’ Incà ha raccolto diverse simulazioni di proporzionale (la scelta è quella), con soglie di sbarramento al 4-5% (c’ è anche il modello spagnolo, che darebbe diritto di tribuna, soprattutto al Senato, ai piccoli partiti). Si arriverà a un testo entro fine anno. Ma non è detto che sia questo ad accelerare la fine della legislatura, come temono molti. Perché la speranza delle opposizioni è sempre che salti tutto dopo le regionali. Con il taglio dei parlamentari non ancora in vigore e il Rosatellum pronto per essere usato da Salvini. DI ANNALISA CUZZOCREA

05/12/2019 – ANSA

Appalti pilotati, 10 arresti a Roma

Coinvolti imprenditori e funzionari pubblici

Dieci persone, tra imprenditori e funzionari pubblici, sono stati arrestati a Roma le accuse di corruzione, truffa ai danni dello Stato e turbata libertà degli incanti. Coinvolti tre imprenditori operanti nel settore dell’edilizia, manager privati e funzionari pubblici dell’Agenzia delle dogane e monopoli. Gli agenti della sezione “Anticorruzione” della Squadra Mobile hanno provveduto anche al sequestro preventivo per un valore di oltre 9 milioni di euro.
L’indagine avrebbe riguardato rapporti illeciti tra un gruppo imprenditoriale e alcuni funzionari pubblici nell’aggiudicazione di appalti sulla gestione e ristrutturazione di immobili del fondo di previdenza del Mef. L’operazione nasce da un’attività investigativa svolta dalla Squadra Mobile, insieme con l’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Entrate, e coordinata dalla Procura di Roma.

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05/12/2019 – Il Giornale

Roma, corruzione in appalti: 10 arresti tra imprenditori e funzionari pubblici

Coinvolti anche funzionari dell’Agenzia delle dogane della Capitale; sequestrati preventivamente beni per un valore di oltre 9 milioni di euro

Luca Sablone

Dall’alba di oggi, giovedì 5 dicembre, gli agenti della sezione Anticorruzione della Squadra mobile di Roma stanno eseguendo un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal gip, su richiesta della Procura.

Ad essere colpiti sono stati 10 soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione per l’esercizio della funzione (per aver ricevuto indebitamente denaro, promesse o favori per sé o per un’altra persona), corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio (per aver omesso o ritardato un atto ‘ufficio), turbata libertà degli incanti (per aver impedito o disturbato il normale svolgimento di una gara d’appalto) e truffa ai danni dello Stato, nonché di reati in materia di imposte sui redditi e sul valore aggiunto. Nello specifico tre imprenditori operanti nel settore dell’edilizia, manager privati e funzionari pubblici dell’Agenzia delle dogane e monopoli sono stati raggiunti dalla misura restrittiva in questione.

L’operazione

L’operazione “Cassandra” rappresenta la sintesi di un’articolata attività investigativa svolta grazie alla sinergia che si è instaurata tra la Procura di Roma, la Squadra mobile e l’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle entrate: sotto la lente di ingrandimento sono finiti anche i rapporti illeciti tra un gruppo imprenditoriale della Capitale e alcuni funzionari pubblici nell’aggiudicazione degli appalti relativi alla gestione e ristrutturazione di immobili di proprietà del fondo di previdenza del Mef (il Ministero dell’Economia e delle Finanze, situato a Roma in via XX Settembre).

Inoltre, grazie al fondamentale contributo apportato dall’Ufficio antifrode dell’Agenzia delle entrate, è stata data esecuzione a un provvedimento di sequestro preventivo per un valore di oltre 9 milioni di euro. Ulteriori ed eventuali dettagli saranno forniti dal procuratore aggiunto Ielo nel corso di una conferenza stampa, in programma alle ore 11.30 all’interno degli uffici della Procura.

 

 

05/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Ddl Bilancio, per tutti i concessionari scatta una Robin tax al 3% (retroattiva)

Marco Mobili e Marco Rogari

Sette le tipologie interessate: autostrade, aeroporti, porti, acque minerali, produttori di energia elettrica, ferrovie e radio tv

Un restyling da quasi 1,7 miliardi nel 2020 per alleggerire del 70% l’impatto della plastic tax, allentare sensibilmente la stretta sulle auto aziendali, fino a quasi azzerarla, rendendola operativa solo dal prossimo 1° luglio con l’esclusione di tutti in contratti in essere. E far scattare retroattivamente dal 2019 la Robin tax sulle concessionarie pubbliche. Che viene inasprita con un ulteriore aumento dell’Ires del 3% e non del 2% come invece previsto dalla prima ipotesi di intervento (v. Il Sole 24 Ore di ieri). E che interessa sette tipologie di concessionari di servizi pubblici (autostrade, aeroporti, porti, acque minerali, produttori di energia elettrica, ferrovie, radio tv) garantendo oltre 300 milioni di gettito in più nel 2020, 50 dei quali vengono destinati al rifinanziamento del Fondo nazionale per il sostegno agli affitti (complessivamente 150 milioni in 3 anni). Sono gli effetti prodotti dal “mini” maxi-emendamento alla manovra presentato dal Governo in commissione Bilancio al Senato.
E sul quale le votazioni cominceranno solo domani, precedute oggi dall’arrivo quasi certo di ulteriori ritocchi. Italia viva, infatti, continua a spingere con forza per il completo azzeramento della tassa sulla plastica, annunciando suoi sub-emendamenti. E si dice anche contraria alla Robin tax sulle concessionarie pubbliche. Che ieri hanno duramente criticato la misura del Governo. «Il prospettato aumento dell’Ires a carico dei gestori di pubblici servizi, rappresenta l’ennesimo “balzello” che va a gravare sulle imprese aeroportuali, deprimendone lo sviluppo e la competitività», ha sottolineato Assaeroporti. Il Pd comunque difende le correzioni arrivate dall’Esecutivo. «L’emendamento presentato dal Governo è un passo in avanti significativo», ha sottolineato Daniele Manca, capogruppo Dem in commissione Bilancio al Senato. Dopo molti rinvii la partita, dunque, entrerà nel vivo domani quando tornerà a riunirsi la Commissione. Con l’obiettivo di concludere i lavori nella serata di sabato o, al più tardi domenica, e consentire così al testo rivisitato di approdare in Aula a Palazzo Madama lunedì 9 dicembre per ricevere il primo “sì” tra martedì e mercoledì con contestuale voto di fiducia sul tradizionale maxi-emendamento finale del Governo.
Oggi alle ore 13.00 scade il termine per i sub-emendamenti al “mini” maxi-correttivo dell’Esecutivo, che si va ad aggiungere al primo pacchetto di otto emendamenti depositato dal Governo nei giorni scorsi. Tra i circa 20 ritocchi inglobati nell’emendamento unificato (v. Il Sole 24 Ore di ieri) ci sono l’abolizione del balzello riguardante l’imposta di bollo sui certificati penali (il gettito atteso era di 25 milioni), lo slittamento al 1° luglio (dal 1° marzo) dello stop alle agevolazioni delle accise sul gasolio commerciale per l’autotrasporto per i mezzi fino a Euro 3 (camion, autobus e pullman inquinanti) che comporta minori entrate per 50 milioni.Ma con il “mini” maxi-emendamento arriva soprattutto un nuovo ritocco alle ormai famose clausole di salvaguardia fiscali, seppure dal 2021 in poi (quindi, tutto resta invariato per il 2020) sulle accise sui carburanti per le quali si profila una stangata da 868 milioni tra due anni (918 milioni di gettito invece dei 50 già previsti), da 732 milioni nel 2022 e da oltre 1,5 miliardi nel 2023. Arriva poi per i Comuni la prima restituzione da 100 milioni della spending review (564 milioni in tutto) scaduta nel 2018 senza che il fondo di solidarietà venisse reintegrato. Vengono inoltre stanziati 40 milioni in più per il personale dei Vigili del fuoco e 3 milioni per l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia.
Per la rivalutazione dei beni d’impresa è prevista una rateizzazione del versamento delle imposte sostitutive (3 annualità per versamenti superiori a 3 milioni di euro) e dal 2020 è estesa anche agli enti non commerciali e alle società semplici l’imposta sul valore delle attività finanziarie detenute all’estero (Ivafe) e l’imposta sul valore degli immobili situati all’estero (Ivafi).Questa rivisitazione della manovra proposta dal Governo vale, da sola,1,66 miliardi. Che potranno salire se Italia viva spunterà un ulteriore alleggerimento della plastic tax e ai quali vanno aggiunti i circa 200 milioni necessari per la fetta di ritocchi “segnalati” dei gruppi parlamentari da approvare. Le coperture del “mini” maxi-emendamento sono assicurate per 841 miliardi dalle maggiori entrate relative agli ulteriori incassi fiscali attesi nel 2020 (1,5 miliardi dall’autoliquidazione del prossimo anno dal quale vanno sottratti 662 milioni da tutto il comparto Pa per la frenata sul fronte delle ritenute Irpef e delle imposte indirette) per effetto del calcolo di una platea più ampia rispetto a quella con cui è stato stimato il gettito con la NaDef. Altri 306 milioni arrivano dalla Robin tax sui concessionari pubblici e 460 milioni dall’operazione sui trasferimenti a Rfi (v. Il Sole 24 Ore del 3 dicembre) prevista da una modifica al decreto fiscale per utilizzare altri 400 milioni di risparmi 2019 da Quota 100 e reddito di cittadinanza.

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05/12/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Gare, legittima la valutazione del costo reale della singola ora per calcolare gli oneri della manodopera

Dario Immordino

La giurisprudenza conferma che, ai fini del calcolo dell’anomalia è attendibile la stima degli oneri di personale ricavata dal costo orario

È legittimo calcolare il costo orario del lavoro ai fini del giudizio di anomalia dell’offerta ponendo in relazione diretta il monte ore generale previsto dal bando con il costo della singola ora anziché rapportando l’ammontare complessivo delle ore alle unità di personale effettivamente impiegate. La spesa per il personale costituisce uno dei parametri del giudizio di verifica dell’anomalia dell’offerta, che mira ad accertare l’effettiva possibilità dell’impresa di eseguire correttamente l’appalto alle condizioni proposte, e di conseguenza ciò che conta è che le stime e i criteri di calcolo forniti dai concorrenti forniscano importi attendibili in relazione al valore delle attività e delle prestazioni oggetto dell’offerta. Non esiste un criterio univoco di calcolo né un metodo vincolante per le Amministrazioni ai fini della valutazione delle giustificazioni fornite dai concorrenti, dato che la disciplina in materia si limita a indicare possibili temi di approfondimento (articolo 87 del d. lgs 163/2006, oggi articolo 97 del d.lgs. 50/2016) e soglie minime all’interno delle quali la stazione appaltante può valutare discrezionalmente la congruità delle proposte (cfr. CdS, n. 5798/2018).
In ragione di ciò la stima degli oneri di personale ottenuta moltiplicando il costo di ogni ora di attività per il monte ore generale deve ritenersi attendibile, a meno che non sussistono ragioni idonee ad inficiare l’attendibilità del metodo di analisi. Ciò che conta è che il costo orario del personale non venga calcolato con il criterio del “monte-ore teorico”, comprensivo cioè anche delle ore medie annue non lavorate (per ferie, festività, assemblee, studio, malattia, formazione, etc.) di un lavoratore che presti servizio per tutto l’anno, ma considerando il “costo reale”, che tiene conto delle ore lavorate effettive, comprensive dei costi delle sostituzioni. Tra i parametri cui fare riferimento, rientra, infatti, il costo tabellare medio, che include i costi delle sostituzioni cui il datore di lavoro deve provvedere per ferie, malattie e tutte le altre cause di legittima assenza dal servizio (Consiglio di Stato, 12/06/2017, n. 2815; Consiglio di Stato, 02/03/2017, n. 974; Cons. Stato, 2 marzo 2015, n. 1020, 13 dicembre 2013, n. 5984). Lo ha rilevato il Consiglio di Stato con la sentenza 7927/2019, con la quale viene altresì ribadito che uno scostamento, anche significativo (nel caso di specie pari in media al 16%) dei ribassi che qualificano l’offerta dell’aggiudicataria rispetto alle voci di costo del lavoro indicate dalle tabelle ministeriali di settore (D.M. del 2.10.2013) non costituisce ex se elemento idoneo a comprovare l’anomalia dell’offerta.
Ciò perché la disciplina di settore non stabilisce un costo minimo inderogabile e non indica criteri automatici di calcolo, i valori del costo del lavoro risultanti dalle tabelle ministeriali costituiscono un semplice parametro di valutazione della congruità dell’offerta, ed anche le tariffe regionali «costituiscono pur sempre grandezze medie, sintesi di rilevazioni statistiche, funzionali ad offrire un punto di riferimento (…) per la quantificazione degli importi a base d’asta dei capitolati d’appalto al fine di evitare che eventuali ribassi vadano ad incidere sul costo del lavoro». Di conseguenza non è possibile fissare a priori una soglia minima cogente al di sotto della quale l’offerta debba ritenersi inattendibile sulla base di una presunzione assoluta, non superabile attraverso prova contraria. In assenza di un importo minimo inderogabile l’eventuale scostamento delle voci di costo da quelle riassunte nelle tabelle ministeriali non legittima di per sé un giudizio di anomalia o di incongruità ma può, tutt’al più considerarsi un indice rivelatore di inattendibilità e anti-economicità dell’offerta che necessita, comunque, di essere approfondito attraverso una procedura mirata, all’interno della quale vanno esplorate e valutate le possibili cause giustificative dello scostamento rilevato.
Affinché uno scostamento dagli importi delle tabelle millesimali possa ritenersi rivelatore dell’incongruità ed anomalia dell’offerta è quindi necessario “che la discordanza sia considerevole e palesemente ingiustificata” (Consiglio di Stato sez. V, 26/11/2018, n. 6689, sez. III, 18/09/2018, n. 5444 ; sez. V, 07/05/2018, n. 2691; Sezione V n. 1465 del 30 marzo 2017; Consiglio di Stato, sez. III, 13/03/2018, n. 1609). La valutazione concreta della soglia oltre la quale l’offerta deve ritenersi incongrua ed inattendibile spetta alla stazione appaltante, giacché nelle gare pubbliche il giudizio di verifica dell’anomalia dell’offerta ha natura globale e sintetica e costituisce espressione di un potere tecnico-discrezionale riservato alla Pubblica amministrazione e insindacabile in sede giurisdizionale, salvo che nelle ipotesi di manifesta e macroscopica erroneità o irragionevolezza dell’operato della Commissione di gara. In ogni caso il giudice amministrativo può sindacare le valutazioni della Pubblica amministrazione sotto il profilo della logicità, ragionevolezza ed adeguatezza dell’istruttoria, senza poter tuttavia procedere ad alcuna autonoma verifica della congruità dell’offerta e delle singole voci, in quanto ciò rappresenterebbe un’inammissibile invasione della sfera propria della Pubblica amministrazione (cfr. Consiglio di Stato sez. V, 26/11/2018, n.6689, Sezione III, n. 5798 del 9.10.2018; Sez. V, 3/04/2018, n. 2051; 8/03/2018, n. 1493 e n. 1494; 5/03/2018, n. 1350; e, per questa Sezione: 1/03/2018, n. 1278 e 13/09/2017, n. 4336).

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