Rassegna stampa 31 ottobre 2019

31/10/2019 – Corriere della Sera

Utilitalia: più investimenti sull’ acqua, ma Italia divisa

La Lente
Aumentano gli investimenti nel settore idrico, ma l’ Italia resta ancora divisa in due, tra Nord e Sud, per livello di infrastrutture e percezione della qualità del servizio. Il nuovo Blue Book promosso da Utilitalia, realizzato dalla Fondazione Utilitatis con la collaborazione di Istat, fornisce i dati completi sul Servizio idrico integrato. Rispetto al totale della risorsa idrica utilizzata a livello nazionale, il consumo di acqua destinato agli usi civili rappresenta il 20%. La percentuale maggiore dell’ acqua è destinata all’ uso agricolo (51%). Da quando le competenze di regolazione e controllo sono passate all’ Authority per l’ Energia, Reti e Ambiente, gli investimenti hanno registrato una crescita costante, spiega il Blue Book, arrivando a 38,7 euro per abitante nel 2017 (+24% rispetto al 2012). Ma il livello delle infrastrutture, così come quello del servizio (molto o abbastanza buono per il 91,9% delle famiglie del Nord, per il 67% di quelli nelle Isole), non è omogeneo e si traduce in una spesa media mensile familiare diversa. I livelli più alti sono al Sud (16,87 euro) e al Centro (16,43), mentre il Nord è sotto la media (12,41 euro). Per il presidente di Utilitalia Giovanni Valotti «potenziare il sistema delle imprese idriche nel Mezzogiorno è la via obbligata per migliorare la qualità dei servizi. Serve un grande piano per il Sud che punti a far decollare l’ infrastrutturazione». FRANCESCA BASSO

31/10/2019 – Il Manifesto
Gli appalti pubblici sono poco «green»

DANIELA PASSERI
Quanto sono verdi gli acquisti della pubblica amministrazione? E quanto le gare d’ appalto sono costruite in modo da privilegiare l’ acquisto di forniture più rispettose dell’ ambiente? A queste domande dà una risposta il primo rapporto «I numeri del Green Public Procurement» (appalti pubblici verdi, GPP), stilato dall’ Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, che hanno valutato il rispetto dei cosiddetti Criteri Ambientali Minimi (CAM), i criteri che consentono di classificare come «verde» l’ acquisto di un bene o di un servizio. I CAM sono obbligatori per legge dal 2016 in Italia – unico paese in Europa grazie all’ articolo 34 del codice degli Appalti e riguardano 15 tipologie di forniture, in sintesi: carta, prodotti elettronici, arredi, servizi di pulizia, cibo delle mense, gestione dei rifiuti urbani, edilizia, verde pubblico, energia e illuminazione, veicoli, divise e calzature. Siccome la pubblica amministrazione è il maggior acquirente di beni e servizi, più gli acquisti sono «verdi» più le imprese vengono orientate verso produzioni durevoli e sostenibili. Il mercato potenziale è sostanzioso: 170 miliardi di euro. Il rapporto rimanda un «verde» piuttosto scialbo: soltanto una città capoluogo di provincia tra tutte le 106 oggetto dello studio dichiara di applicare al 100% i CAM, ed è Bergamo. Sei le città che dichiarano una percentuale tra l’ 80 e il 99% (Ancona, Ferrara, Modena, Treviso, Udine e Vicenza), due i fanalini di coda, Crotone ed Enna, che ammettono di non averli mai applicati. Nulla però sappiamo dei 18 capoluoghi che non hanno risposto al questionario: Avellino, Benevento, Brindisi, Como, Frosinone, Isernia, Lecce, Matera, Novara, Nuoro, Pescara, Potenza, Rieti, Salerno, Siracusa, Trieste, Vibo Valentia e Viterbo, mentre altri sei hanno dato risposte parziali: Cosenza, Foggia, Genova, Oristano, Siena e Teramo. La stessa indagine è stata fatta anche tra i comuni ricicloni, con risultati analoghi, e tra gli enti parco. Le principali difficoltà riscontrate nell’ applicazione dei criteri ambientali minimi sono la carenza di formazione (indicata dal 28% dei capoluoghi) e di conseguenza la difficoltà a redigere i bandi (26%): a mancare è dunque la competenza dei funzionari, più che l’ offerta di prodotti verdi come succedeva fino a pochi anni fa, lamentata solo dall’ 11%. Tra gli addetti ai lavori è forte la richiesta di formazione specifica (il ministero dell’ Ambiente offre corsi gratuiti) e di condivisione di delibere che possano fare da faro per altri. Date le premesse, le città capoluogo che hanno un sistema di monitoraggio degli acquisti verdi per rilevare il numero di bandi realizzati con i CAM e l’ ammontare della spesa sostenuta sono l’ 11,4%. Enrico Fontana, della Segreteria nazionale di Legambiente e Coordinatore dell’ osservatorio Appalti Verdi, che da anni monitora la situazione, vede il bicchiere mezzo pieno: «I dati ci consegnano un quadro sempre in miglioramento, soprattutto nei comuni capoluogo, ma è chiaro che c’ è ancora molto da fare, soprattutto sulla formazione. Siamo nella fase di avvio di un processo virtuoso, osservato con attenzione anche dall’ Europa, che da una parte può promuovere investimenti nell’ economia circolare e dall’ altra punta a razionalizzare la spesa pubblica perché fa sì che si acquistino beni di qualità che durano più a lungo e che vengano messi progressivamente fuori mercato i prodotti più scadenti. Quindi non è vero che gli acquisti verdi costano di più». Il prodotto «verde» più acquistato è la carta: il 72,7% dei comuni dichiara di aver applicato i CAM, ovvero di aver acquistato carta che contenga almeno il 70% di fibre di cellulosa riciclata, mentre la restante quota di cellulosa vergine deve provenire da foreste gestite in maniera responsabile. Buone le percentuali di acquisti verdi per quanto riguarda stampanti, fotocopiatrici, toner e servizi di pulizia (più del 50% dei comuni). Anche sull’ illuminazione pubblica i comuni si dimostrano piuttosto attenti, ne è la dimostrazione la diffusione dell’ illuminazione a LED che consente sostanziosi risparmi sulla bolletta energetica: qui le percentuali di rispetto dei CAM supera il 70% tra chi li applica sempre o non sempre. Negli acquisti per le mense, i criteri prevedono l’ acquisto di quote di pro dotti biologici, locali e tradizionali (deve essere bio almeno il 40% di frutta, verdura, cereali, olio, uova e formaggio; il 15% carne, il 20% pesce, oltre a un 20% di prodotti DOP/IGP): vi si attiene il 37,5% dei comuni capoluogo, mentre il 18,2% li ignora. Due i settore dove si riscontrano le maggiori difficoltà: quello dei trasporti, dovuti allo scarso ammodernamento dei parco automezzi e quello dell’ edilizia, ovvero gli appalti che riguardano i servizi di progettazione e lavori per la nuova costruzione, ristrutturazione e manutenzione di edifici pubblici: qui i criteri ambientali vengono adottati solo dal 19,3% dei comuni capoluogo. «Il ministero dell’ Ambiente è consa pevole delle difficoltà e infatti i CAM sull’ edilizia sono in corso di revisione perché richiedono competenze anche in fase progettuale che i comuni spesso non hanno, così come alle imprese che partecipano alle gare vengono richiesti requisiti che poche possiedono, soprattutto le piccole e medie imprese edili», spiega Fontana. Cosa succede a chi non applica i CAM obbligatori per legge? In questa prima fase di avvio non sono previste sanzioni, però i comuni non adempienti sanno che si espongono al rischio che le loro gare d’ appalto vengano impugnate davanti al Tar dalle aziende escluse o penalizzate. Inoltre, a monitorare e vigilare sull’ applica zione dei CAM è l’ Anac, l’ autorità nazionale anti -corruzione, che in questa fase svolge anche una funzione di indirizzo, oltre a segnalare eventuali casi limite di palese violazione. «Il legislatore ha scelto la via morbida, per promuovere e accompagnare la pubblica amministrazione, ma è chiaro che prima o poi bisognerà considerare un cambio di passo – puntualizza Fontana – Noi come Legambiente abbiamo proposto al ministro dell’ ambiente Costa di prevedere tra le priorità di accesso alle risorse che saranno stanziate nel Green New Deal anche l’ applicazione corretta dei criteri ambientali minimi, affinché si inneschi una competizione virtuosa tra i comuni per l’ accesso a questi fondi».

31/10/2019 – Diritto 24

OSBORNE CLARKE CON IRE S.P.A. PER LA GESTIONE INTEGRATA DEGLI IMPIANTI ENERGETICI DELLE STRUTTURE SANITARIE DELLA REGIONE LIGURIA

Osborne Clarke assiste Infrastrutture Recupero Energia S.p.A., Agenzia Regionale Ligure, società in house della Regione Liguria, nata dalla fusione di tre società tecniche regionali: l’Agenzia Regionale per l’Energia S.p.A., con competenze nel settore della pianificazione e certificazione energetica e dei progetti europei, l’Agenzia Regionale per il Recupero Edilizio S.p.A., operante nei settori della riqualificazione edilizia e urbana, dell’edilizia residenziale sociale e della valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico, ed Infrastrutture Liguria S.r.l., con competenze nel settore delle infrastrutture, dell’edilizia sanitaria e della riqualificazione ambientale

Osborne Clarke, con il partner Giorgio Lezzi, responsabile Italia del dipartimento di diritto amministrativo, ha ottenuto l’incarico di consulenza stragiudiziale per la risoluzione delle problematiche concernenti l’esecuzione del contratto di gestione integrata degli impianti elettrici e di riscaldamento presenti in tutte le strutture sanitarie regionali, del valore di oltre 400 milioni di euro, comprensivo anche della fornitura di vettori energetici e della conduzione e manutenzione degli impianti.

L’incarico – conferito a seguito di apposita procedura di gara – manterrà efficacia sino alla conclusione della procedura di gara attualmente in corso, indetta dalla Centrale Regionale di Acquisto (CRA) a seguito di apposita indagine preliminare di mercato, funzionale alla nuova assegnazione del medesimo contratto di gestione integrata degli impianti energetici di tutte le strutture sanitarie ubicate nel territorio della Regione Liguria. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

31/10/2019 – Il Messaggero
Nomine, da Sace all’ Agenzia Entrate il Tesoro vuole avere voce in capitolo

RINNOVI ROMA Il voto in Umbria contribuisce a rimettere in discussione le nomine nelle controllate di Stato. Tra queste, anche quelle di Cassa depositi e prestiti dove da poco è stato nominato il nuovo presidente Giovanni Gorno Tempini. L’ azionista di maggioranza di Cassa, che è il Tesoro (82,77%), anche alla luce dei nuovi equilibri usciti dalle urne delle regionali del centro Italia di domenica scorsa, farà una verifica politica con M5S e Pd, senza trascurare però il sentiment della Lega, che potrebbe nuovamente far allungare i tempi di alcune scelte come la Sace, società che si occupa dell’ export delle pmi in stand by da giugno. Questo perché, per la direttiva Saccomanni, le società sottoposte a direzione e controllo da parte del Tesoro devono avere l’ ok di quest’ ultimo. Ed ecco che come nel gioco dell’ oca, si riparte dall’ inizio. Nel calderone ci sono almeno 400 poltrone scadute o in scadenza fino alla primavera 2020 e alcune sensibili allo spoil system: non solo Sace, Simest, Cdp immobiliare, Fondo italiano investimenti, Fondo nazionale dell’ innovazione i cui vertici devono essere rinnovati, ma anche Agenzia delle Entrate, Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Agenzia del demanio che risentono della prassi politica importata dagli Stati Uniti per cui gli alti dirigenti di grandi imprese pubbliche cambiano in funzione dei cambi di governo. Ripartendo da zero, si torna alla Cdp, dove l’ assemblea convocata per il 5 novembre (8 in seconda) insedierà stabilmente Gorno Tempini al vertice, come recita lo statuto. Oggi il manager bresciano, il cui ritorno in via Goito è stato sponsorizzato dalle Fondazioni, azioniste con il 15,93%, guidate da Cariplo dove forte è sempre l’ influenza di Giuseppe Guzzetti, dopo i cinque anni vissuti al comando, dovrebbe presenziare alla Giornata del Risparmio. E come ha già fatto l’ ad Fabrizio Palermo nei giorni scorsi(«con Gorno Tempini lavoreremo bene insieme«), anche il neo presidente dovrebbe confermare il feeling con il capo azienda. LE POLTRONE IN BILICO Sembra, però, che nelle more dell’ insediamento il manager bresciano abbia chiesto di essere ragguagliato sulle logiche e i criteri di alcune decisioni in progress, tra le quali il negoziato in corso su Open Fiber e il rinnovo dei vertici delle controllate, a partire da Sace. Si consideri che all’ ultimo cda del 24 ottobre non è stato iscritto all’ ordine del giorno il capitolo nomine solo perché l’ ha impedito l’ ex presidente Massimo Tononi, contrario a sostituire Alessandro Decio con il cfo di Banco Bpm Edoardo Ginevra. Se si aggiunge che il Pd avrebbe segnalato al ministro Roberto Gualtieri di voler avere più voce in capitolo sulla Cassa, visto che da quando è entrato al governo non ha avuto la possibilità di condividere alcuna decisione, si capisce perché si respira nuovamente aria di rinvio: per dare la possibilità a Gualtieri di trovare una quadra a livello politico, prima di dare l’ imprimatur in base alla direttiva Saccomanni. Così il prossimo cda di Cdp potrebbe essere quello, ordinario, in calendario il 26 novembre, senza necessità di tenerne uno straordinario sulle nomine. Relativamente a Sace, in stand by sono quindi tornati il presidente Beniamino Quintieri e l’ ad Decio con alcune grandi fondazioni favorevoli alla conferma dell’ attuale capo azienda. Questa ipotesi spiega perché negli ambienti bancari milanesi, da ieri c’ è il convincimento che Ginevra possa rimanere in Piazza Meda. Si dà invece per probabile la nomina dell’ ambasciatore Pasquale Salzano alla presidenza Simest e la sostituzione di Salvatore Sardo, ad di Cdp Immobiliare (con la possibile conferma del presidente Matteo Melley, gradito dalle grandi fondazioni) e di Alessandra Ricci, ad della stessa Simest. Fuori dal perimetro Cdp, lo spoil system accredita il ritorno di Ernesto Ruffini alla guida dell’ Agenzia delle Entrate. Rosario Dimito © RIPRODUZIONE RISERVATA.

31/10/2019 – Italia Oggi

Salini Impregilo, contratto da 705 milioni di dollari negli Usa per la controllata Lane

Per l’ampliamento dell’autostrada e l’installazione di un sistema a doppio pedaggio sulla I-405 tra l’interscambio I-405/SR a Renton e la NE 6th Street a Bellevue, uno dei corridoi più congestionati dello stato di Washington

Lane, società statunitense del Gruppo Salini Impregilo, si aggiudica un contratto design-build del valore complessivo di 705 milioni di dollari per l’ampliamento dell’autostrada e l’installazione di un sistema a doppio pedaggio sulla I-405 tra l’interscambio I-405/SR a Renton e la NE 6th Street a Bellevue, uno dei corridoi più congestionati dello stato di Washington negli Stati Uniti. I lavori, che Lane realizzerà in joint venture, con una quota del 40%, con Flatiron West, dovrebbero cominciare nei primi mesi del 2020, per terminare nel 2024.

“Ottobre è stato un mese intenso per il nostro business nel Nord America”, dichiara Pietro Salini, a.d. del gruppo. “Abbiamo messo a segno due aggiudicazioni nel settore strade e per un tunnel di stoccaggio idrico nello Stato di Washington, dove abbiamo fatto il nostro ingresso, e siamo riusciti a tornare dopo trent’anni in Canada per la realizzazione di una ferrovia leggera insieme ad Astaldi”.

 

31/10/2019 – Italia Oggi

Fincantieri-Ex Stx France, l’Ue apre un’indagine approfondita

L’’intesa sull’acquisizione fu firmata il 2 febbraio 2018 da Fincantieri con lo Stato francese per l’acquisizione del 50% del capitale della ex Stx France..Nel gennaio scorso, la Commissione europea ha accolto la domanda di Francia e Germania che la invitavano a esaminare l’acquisizione alla luce del regolamento antitrust.

La Commissione Ue aprirà un’indagine approfondita sull’acquisizione da parte di Fincantieri degli Chantiers de l’Atlantique (ex Stx France). L’operazione è stata notificata il 25 settembre e oggi è scaduta la prima fase, quella entro cui le parti avrebbero dovuto offrire spontaneamente rimedi ai timori che l’antitrust aveva espresso già a gennaio, quando accettò di valutare il caso. Secondo quanto apprende l’Ansa, nessun rimedio è stato offerto e quindi Bruxelles aprirà un’indagine formale. L’intesa sull’acquisizione fu firmata il 2 febbraio 2018 da Fincantieri con lo Stato francese per l’acquisizione del 50% del capitale della ex Stx France. Il controllo paritetico del colosso della cantieristica fu una vittoria del presidente Emmanuel Macron che riuscì a evitare di perdere il 51%, come inizialmente previsto dall’accordo, dopo un lungo braccio di ferro con l’allora premier Paolo Gentiloni. Quasi un anno dopo, nel gennaio scorso, la Commissione europea ha accolto la domanda presentata dalla Francia e dalla Germania che la invitavano a esaminare l’acquisizione alla luce del regolamento antitrust. Allora l’esecutivo comunitario scriveva che “l’operazione potrebbe nuocere in misura significativa alla concorrenza nel settore della costruzione navale, in particolare per quanto riguarda il mercato mondiale delle navi da crociera” e “a livello europeo e mondiale”.

Gli uffici antitrust di Bruxelles, in particolare, hanno sottolineato che il progetto di acquisizione di Chantiers de l’Atlantique da parte di Fincantieri non raggiunge le soglie di fatturato previste dal regolamento Ue sulle concentrazioni per le operazioni che devono essere notificate alla Commissione a causa della loro dimensione europea. Tuttavia l’accordo, precisa la Commissione, è stato oggetto di notifica per autorizzazione in Francia e in Germania. Poi la stessa Francia ha presentato alla Commissione una domanda di rinvio a norma dell’articolo 22, paragrafo 1, del regolamento Ue sulle concentrazioni.

Il comportamento di Parig fu duramente criticato anche dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte. È “paradossale che proprio mentre si crea un campione europeo della cantieristica per competere più efficacemente sui mercati mondiali la Francia i coinvolga la Commissione europea in modo così ambiguo”, ha detto il premier il 26 gennaio scorso durante il il Forum economico mondiale. “L’intervento dell’Antitrust francese è davvero poco comprensibile“.

Una nota di Fincantieri sottolinea; “Con riferimento alle notizie riportate da diverse agenzie di stampa riguardo la presunta decisione dell’Antitrust europeo di avviare un’ulteriore fase di approfondimento sull’operazione Fincantieri/Chantiers de l’Atlantique, Fincantieri stigmatizza la diffusione di tali indiscrezioni, anche perché hanno determinato l’andamento negativo del titolo” (nel corso della giornata di ieri, ndr

“La Società esprime inoltre il proprio dissenso verso la predetta decisione, ove venisse confermata, ancor più se motivata, come riportato, dalla riduzione da “tre a due” dei player europei. In Europa, infatti, anche a seguito dell’operazione, sarebbero comunque presenti tre costruttori di navi da crociera rispetto ai quattro attuali”.

 

31/10/2019 – Roma Today

Licenziamento collettivo lavoratori CAF Italia: “Così la metro C rischia di rimanere ferma”

Appena assunti e già licenziati, la crisi dei lavoratori CAF Italia: “Così la metro C rischia di rimanere ferma”

Personale in esubero dopo che una sentenza del Tar ha ribaltato l’aggiudicazione di un appalto: a Roma e provincia 50 lavoratori licenziati, 233 in tutta Italia. La FIOM: “Senza manutenzione convogli metro in deposito”

Assunti a giugno, licenziati ad ottobre. E’ il beffardo destino toccato a 233 lavoratori della CAF Italia srl, società che appartiene al gruppo spagnolo Construcciones y Auxiliar de Ferrocarilles che opera nel settore della produzione e manutenzione di materiale rotabile.

CAF Italia, licenziamento collettivo per 233 lavoratori

Nel marzo scorso l’azienda si era aggiudicata un bando di gara europeo pubblicato da Trenitalia per “l’affidamento del servizio di manutenzione preventiva e correttiva dei convogli Etr 500 (i Frecciarossa ndr.) della durata di sei anni”, da qui l’assunzione di 244 risorse a tempo indeterminato, perlopiù provenienti dalla ditta appaltatrice uscente la Hitachi Rail Italy spa – per lo svolgimento dei relativi servizi presso le stazioni di Roma, Napoli, Firenze, Torino e Venezia.

Appalto revocato, lavoratori in esubero: la CAF Italia licenzia

Quasi tutti licenziati a pochi mesi dalla firma sul contratto. Una sentenza del Tar del Lazio a luglio ha infatti cambiato tutto: i giudici, riscontrando gravi irregolarità nella partecipazione alla gara, hanno disposto l’annullamento dell’aggiudicazione della gara in favore della CAF Italia. Così l’appalto è tornato alla Hitachi che, appaltatore uscente e secondo classificato, aveva presentato ricorso.

Licenziamenti CAF Italia a Roma: oltre 50 lavoratori a rischio

Così il 25 ottobre la CAF Italia ha aperto la procedura di licenziamento collettivo per 233 lavoratori in tutta Italia.

Un taglio ai dipendenti che a Roma investe 27 persone con contratto a tempo indeterminato del cantiere di San Lorenzo e 25 con contratto a tempo determinato tra Roma Graniti (9 unità), Osteria del Curato (9 unità), San Lorenzo (2 unità) e Albano Laziale (5 unità).

A decretare gli esuberi, spiega l’azienda nella lettera inviata ai sindacati, “le mutate esigenze produttive e organizzative. La CAF, per circostanze oggettive e ad essa non imputabili, si ritrova con un organico enormemente superiore rispetto alla propria attività ed esigenze”.

L’allarme dei sindacati: “Convogli metro C a rischio”

Un’ondata di licenziamenti che a Roma, oltre ai lavoratori impegnati sui treni dell’Alta Velocità, investe anche quelli che si occupano della manutenzione dei rotabili della metro. “Con i licenziamenti a Roma Graniti si potrebbero avere ripercussioni sulla linea C. Se saltano le manutenzioni – spiega a RomaToday Luigi Rubino, sindacalista della FIOM – i treni rischiano di rimanere fermi in deposito: così sarà difficile far fronte ai guasti”.

All’azienda che li ha assunti e licenziati nel giro di sei mesi i lavoratori chiedono una trattativa e sperano in un accordo anche con Trenitalia. “Siamo tutto personale altamente qualificato e con esperuenze pluriennale. Siamo molto preoccupati per il nostro destino. In particolare a roma spiace constatare l’assoluto silenzio di tutte le forze politiche alle quali ci siamo appellati: ci stanno di fatto lasciando in mezzo ad una strada”.

Intanto dai sindacati è già stato annunciato il blocco degli straordinari: “Manifesteremo e sciopereremo ovunque per il nostri diritti” – dicono dalla FIOM.

 

30/10/2019 – Roma Today

Metro a Roma, 20 nuovi treni con i fondi del governo Gentiloni: gara al via

Pubblicato il bando da 169 milioni di euro per l’acquisto di venti nuovi mezzi da mettere sui binari. I fondi sono parte di quelli stanziati nel 2017 dall’allora governo Gentiloni

Al via la gara per la fornitura di 20 nuovi treni per le linee A, B e B1 della metropolitana. Grazie a 169 milioni di euro, dei 425 stanziati due anni fa dall’allora governo Gentiloni, il Campidoglio potrà rinnovare una parte del parco mezzi del trasporto sotterraneo.

Il bando, tramite la procedura dell’accordo quadro, ha ad oggetto la progettazione, costruzione, fornitura e manutenzione di 15 treni da adibire al servizio di trasporto pubblico sulla linea B e B1 della metropolitana di Roma comprensiva di 5 anni di manutenzione full service; la progettazione, costruzione, fornitura e manutenzione di altri 5 treni per la linea A della metropolitana di Roma, anche in questo caso comprensiva di 5 anni di manutenzione full service; infine la fornitura dei materiali di prima scorta, e per atti vandalici ed incidenti, comprensiva delle attività opzionali di riparazione da compensarsi a misura.

Le forniture dei treni, si legge ancora nel bando, “comprendono il servizio di manutenzione full service del materiale rotabile fornito della durata di 5 anni, incrementabile in sede di offerta, ed eventuali forniture di quanto necessario per l’utilizzo e la manutenzione dei treni”. La scadenza della presentazione delle offerte è stata fissata per lunedì 16 dicembre alle 10.30. L’apertura delle buste martedì 17 dicembre alle 9.30.

“Nuovi treni per un servizio più puntuale ed efficiente a beneficio della nostra città – commenta la sindaca Raggi – investimenti importanti che consentiranno di aumentare la qualità del servizio, la sua frequenza e il comfort degli utenti. Risorse che si aggiungono a quanto già destinato per la manutenzione delle infrastrutture”. “Abbiamo definito – spiega l’assessore alla Mobilità Pietro Calabrese – un programma puntuale e realizzato interventi sugli armamenti e scambi dei binari. Ora queste risorse vanno a rinnovare una flotta di treni che sconta un gap infrastrutturale decennale”.

Risorse, lo ricordiamo, stanziate a gennaio 2018 dal Governo centrale e poi destinati a interventi sulle metro da una Convenzione firmata da Ministero delle Infrastrutture e Comune a gennaio 2019.

 

31/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Fondazione Inarcassa: segnalazioni per 84 bandi irregolari nel 2019

Q.E.T.

Nella maggior parte dei casi, le illegittimità riscontrate si riferiscono al compenso spettante al professionista

L’azione di contrasto ai bandi irregolari promossa dalla Fondazione Inarcassa (l’organismo

attivo sui temi della professione di Inarcassa, la Cassa previdenziale di architetti ed ingegneri) «continua ad offrire un sostegno concreto al lavoro» degli associati: dall’inizio

dell’anno ad oggi, viene sottolineato nell’ultimo numero della newsletter dell’organizzazione, «sono state notificate 84 diffide alle stazioni appaltanti le quali, in 30 casi, hanno dato ampia disponibilità ad accogliere le ragioni mosse dalla Fondazione. In 13 casi, infatti, le amministrazioni hanno provveduto ad annullare le procedure di gara, mentre in 17 casi sono stati rettificati i bandi nelle parti ritenute illegittime». E, si precisa, «nella maggior parte dei casi, le illegittimità riscontrate si riferiscono al compenso spettante

al professionista».

Sono molti i casi in cui le stazioni appaltanti nella determinazione dell’importo a base d’asta nelle gare di aggiudicazione dei servizi di architettura e ingegneria sottostimano il compenso spettante al professionista a causa di una errata applicazione del decreto parametri. In altri casi, le azioni di contrasto si concentrano sulle cause – illegittime – di esclusione dalle procedure di gara per i requisiti richiesti dalle stazioni appaltanti ai fini della partecipazione», viene evidenziato.

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31/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Dal «piano rinascita urbana» al maxi-bonus facciate: tutte le misure del Ddl Bilancio

Alessandro Lerbini e Mauro Salerno

Nell’ultima bozza della Manovra anche 828 milioni per la metropolitana di Torino e un pacchetto di fondi per gli investimenti sostenibili degli enti locali

Il piano di rinascita urbana e il maxi-bonus fiscale del 90% per il recupero delle facciate degli edifici sono le due principali novità della Manovra cui sta continuando a lavorare il Governo. Nel Ddl Bilancio c’è anche la conferma dei bonus per le ristrutturazioni e l’eco-bonus oltre a un anno in più per il bonus mobili. Qui riassumiamo le principali novità dell’ultima bozza del disegno di legge.

Confermato il piano di rinascita urbana annunciato dal Mit
Un piano da 853 milioni per ridurre il disagio abitativo con particolare riferimento alle periferie. La bozza del Disegno di legge bilancio prevede il Programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare, il cosiddetto Piano di rinascita urbana già annunciato dalla ministra per le Infrastrutture Paola De Micheli qualche giorno fa. Ai fondi di questo nuovo «piano casa» si accederà attraverso un bando pubblico del ministero delle Infrastrutture e la valutazione dei progetti da parte di una commissione composta da esperti dalla elevata professionalità. I criteri per la valutazione delle proposte saranno definiti da un decreto attuativo «cui il ministero stà già lavorando», ha assicurato ieri la ministra De Micheli. «In Italia mancano 600mila alloggi», ha aggiunto la ministra. Che ha anche spiegato che il decreto garantirà punteggi aggiuntivi alle proposte avanzate dai Comuni capaci di estendere i progetti di riqualificazione alle aree private e di coinvolgere nel finanziamento anche contributi regionali e capitali privati.

Le proposte, corredate dal relativo cronoprogramma di attuazione, potranno essere inviate al ministero delle Infrastrutture da regioni, città metropolitane, comuni capoluoghi di provincia, la città di Aosta e i comuni con più di 60mila abitanti. Per ciascuna regione sarà assicurato almeno un finanziamento.

A valutare le proposte sarà un’ alta commissione nominata «con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, da adottarsi entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore» della Manovra. I Comuni che vorranno (e ne hanno la disponibilità finanziaria) potranno escludere questi progetti dall’obbligo di versare il contributo di costruzione.

Il fondo di 853,81 milioni è così ripartito: 12,18 milioni per l’anno 2020, 27,25 milioni nel 2021, 74,07 milioni nel 2022, 93,87 milioni nel 2023, 94,42 milioni nel 2024, 95,04 milioni nel 2025, 93,29 milioni nel 2026, 47,15 milioni nel 2027, 48,36 milioni nel 2028, 53,04 milioni nel 2029, 54,60 milioni nel 2030, 54,64 milioni negli anni 2031e 2032 e 51,28 nel 2033.

Bonus fiscali: ok ristrutturazioni e mobili. Novità: 90% per le facciate
La bozza della legge di Bilancio conferma anche per l’anno prossimo il bonus per le ristrutturazioni e l’eco-bonus per gli interventi di riqualificazione energetica. La novità è il bonus-facciate. Per le spese documentate, sostenute nel 2020, relative agli interventi edilizi, inclusi quelli di manutenzione ordinaria, finalizzati al recupero o restauro della facciata degli edifici, la detrazione dall’imposta è incrementata al 90% Senza limiti di spesa. Confermato anche il bonus mobili.

Alla metropolitana di Torino 828 milioni
Per la realizzazione della linea 2 della metropolitana di Torino è autorizzata la spesa di 50 milioni per l’anno 2020, 80 milioni per l’anno 2021, 150 milioni di euro per l’anno 2022, 200 milioni per l’anno 2023, 124 milioni per l’anno 2024 e 28 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2025 al 2032, per un totale di 828 milioni. «Quesrti stanziamenti – ha commentato la sindaca di Torino Chiara Appendino – permetteranno l’avvio dei lavori di un’opera che cambierà il volto della nostra città portando benefici alle periferie Nord e Sud».

Investimenti sostenibili degli enti locali
Istituito un Fondo per gli Enti territoriali con una dotazione di 735 milioni per il 2020, di 1.078 milioni per il 2021, di 1.670 milioni per il 2022 e di 2.300 milioni per ciascuno degli anni dal 2023 al 2032. Il Fondo tiene conto delle coperture Imu/Tasi, edilizia sanitaria e sblocco degli avanzi delle Regioni. Si legge nella bozza di 93 articoli del Ddl bilancio, che contiene anche risorse per i piccoli comuni, fondi per le grandi opere e per accelerare investimenti e progettazione. Il pacchetto «è destinato al rilancio degli investimenti territoriali per lo sviluppo sostenibile e infrastrutturale, in particolare, spesa dell’edilizia pubblica, inclusa manutenzione e sicurezza, asili nido e altre infrastrutture sociali, manutenzione della rete viaria, del dissesto idrogeologico, della prevenzione rischio sismico e valorizzazione dei beni culturali e ambientali», si legge nella bozza della Manovra.

Revoca fondi Sblocca-Italia: arriva un’altra proroga
Arriva ancora una proroga per i termini di appaltabilità e cantierabilità delle grandi opere finanziate con il decreto legge Sblocca Italia del 2014. La bozza della Manovra dispone infatti che “previa motivata istanza presentata al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti da parte delle stazioni appaltanti” il ministero delle Finanze può estendere allungare le scadenze previste ormai cinque anni fa di ulteriori due anni a partire dalla data di entrata in vigore della legge di Bilancio, a patto che le stazioni appaltanti alleghino alla richiesta “il cronoprogramma aggiornato delle fasi attuative dell’intervento”. Tra le grandi opere finanziate dal decreto del 2014 figurano il passante ferroviario di Torino, l’autostrada Trieste-Venezia, la tratta Colosseo-Piazza-Venezia della linea C della metropolitana di Roma, gli aeroporti di Firenze e Salerno, il terzo valico ferroviario Milano-Genova, il Quadrilatero Umbria-Marche oltre a diversi lotti della Salerno-Reggio Calabria.

Due miliardi in più per l’edilizia sanitaria
Il Ddl di Bilancio in bozza conferma i due miliardi di aumento per il programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico, che cresce così da 28 miliardi a quota 30 miliardi. La misura era stata “blindata” nella fase delle trattative pre manovra dal ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia e le Regioni stesse. Per la sottoscrizione di accordi di programma con le Regioni e l’assegnazione di risorse agli altri enti del settore sanitario interessati, resta fermo il limite annualmente definito in base alle effettive disponibilità di bilancio. L’incremento di due miliardi, si legge infine nel testo, «è destinato prioritariamente alle regioni che abbiano esaurito, con la sottoscrizione di accordi, la propria disponibilità

Autostrade, stretta sulla deducibilità degli ammortamenti
C’è anche la stretta sulla deducibilità degli ammortamenti finanziari dei concessionari nel Ddl bilancio. La norma dispone che «per le imprese concessionarie di costruzione e gestione di autostrade e trafori la quota di ammortamento finanziario deducibile non può, in ogni caso, essere superiore all’1 per cento del costo dei beni». Il riferimento qui è ai «beni gratuitamente devolvibili», cioè quei beni, materiali e immateriali, che il concessionario deve restituire al concedente al termine della concessione. In deroga alle norme che impongono di applicare le novità tributarie all’anno fiscale «successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni» la disposizione si applicherà «a decorrere dal periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019».

Contro la stretta ha tuonato l’Aiscat, l’associazione delle concessionarie autostradali secondo cui l’approvazione della norma determinerebbe il vblocco dehgli investimenti. «Qualora la nuova misura contenuta nella Legge di Bilancio fosse approvata – si legge in una nota -, le concessionarie autostradali sarebbero impossibilitate a dedurre fiscalmente
nell’arco della concessione i costi sostenuti per la realizzazione di infrastrutture da devolvere gratuitamente allo Stato al termine della concessione stessa. In questo modo, il disallineamento tra l’ammortamento finanziario contabile e quello dedotto fiscalmente provocherebbe l’impossibilità di realizzare nuovi investimenti», spiega l’associazione che
riunisce le concessionarie autostradali. «Peraltro è utile ricordare che la totale inapplicabilità del limite alla deducibilità degli ammortamenti è stata già sancita nel 2011, quando un’identica misura presente nel Decreto n. 98 del 2011 venne soppressa in sede di conversione in legge, poiché ritenuta palesemente incostituzionale per violazione degli articoli 53, 3 e 41 della Costituzione», evidenzia l’Aiscat.

Nasce fondo per investimenti in isole minori
Arriva il fondo per gli investimenti nelle isole minori. La bozza di legge di bilancio, che istituisce presso la presidenza del Consiglio un fondo con una dotazione di 14,5 milioni di euro per il 2020, di 14 milioni di euro per il 2021 e di 13 milioni di euro per il 2022. Il fondo è destinato a “finanziare progetti di sviluppo infrastrutturale o di riqualificazione del territorio di comuni” delle isole minori. La norma stabilisce che con decreto del presidente del Consiglio, su proposta del ministro per gli Affari regionali, previo parere della conferenza unificata, sono stabiliti i criteri e le modalità di erogazione delle risorse. Il fondo è ripartito tra i comuni destinatari con decreto del ministro per gli Affari regionali, di concerto con il ministro dell’Economia, previo parere favorevole della conferenza unificata.

Contributo Tasi
Un contributo di 110 milioni all’anno per il triennio 2020-22 a titolo di ristoro del gettito non più acquisibile dai comuni a seguito dell’introduzione della Tasi. Lo prevede la bozza del Ddl bilancio. La quota da ripartire è attribuita ai comuni interessati secondo gli importi indicati per ciascun ente nell’allegato A al decreto del Ministero dell’interno di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze 14 marzo 2019, “Riparto a favore dei comuni del contributo compensativo, pari complessivamente a 110 milioni, per l’anno 2019”.

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31/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Illegittima l’esclusione dalla gara per difetto di un requisito autocertificato

Dario Immordino

Tar Lecce: la verifica sul possesso dei requisiti deve essere operata nella fase successiva all’aggiudicazione

L’accertamento del difetto di taluno dei requisiti richiesti dalla lex specialis e autocertificato dal concorrente attraverso la documentazione di gara non giustifica l’esclusione dalla gara.

Lo ha stabilito il Tar Lecce con lasentenza 1601/2019, sull’assunto che, ai sensi della disciplina del codice degli appalti, la commissione di gara deve condurre la valutazione finalizzata all’ammissione e alla partecipazione alla gara sulla base di quanto autocertificato dai concorrenti nella documentazione di gara, mentre la verifica sul possesso dei requisiti “deve essere operata nella fase successiva all’aggiudicazione, quale condizione integrativa dell’efficacia di quest’ultima”. Ed in ogni caso, ai sensi dell’art. 83 co. 9, codice appalti, deve essere consentito ai concorrenti di sanare l’incompletezza e ogni altra irregolarità essenziale degli elementi e del Dgue attraverso la procedura di soccorso istruttorio.

Ai sensi dell’art. 32, comma 7, del d.lgs. 50/2016, infatti, le dichiarazioni dei concorrenti contenute nella domanda di partecipazione alla gara e nel documento di gara unico europeo costituiscono “prova documentale sufficiente del possesso dei requisiti dichiarati”, e l’art. 85 co. 1 del Codice chiarisce eloquentemente che, “al momento della presentazione delle domande di partecipazione o delle offerte, le stazioni appaltanti accettano il documento di gara unico europeo (Dgue), redatto in conformità al modello di formulario approvato con regolamento dalla Commissione europea”, che costituisce ” prova documentale preliminare in sostituzione dei certificati rilasciati da autorità pubbliche o terzi “.

Di conseguenza, al di fuori di diverse previsioni della “lex specialis” e fatta salva la facoltà della stazione appaltante di richiedere la documentazione complementare e integrativa necessaria ai fini della svolgimento della gara secondo quanto previsto dall’art. 85, comma 5 del Codice, si procede alla verifica del possesso dei requisiti prescritti soltanto all’esito della procedura, dopo l’approvazione della proposta di aggiudicazione ed il provvedimento di aggiudicazione.

Tale verifica, peraltro, non spetta alla commissione di gara ma alla stazione appaltante, che deve operarla mediante richiesta all’aggiudicatario dei documenti necessari, in conformità a quanto prescritto dagli artt. 86 e 87 d.lgs. n. 50 del 2016″ (C.d.S, V, 18.3.2019, n. 1730).

Ciò comporta che le dichiarazioni rese dai concorrenti nel Dgue documentano validamente, agli effetti della partecipazione alla gara, il possesso dei requisiti di ordine generale e speciale, rispetto ai quali sull’Amministrazione incombe esclusivamente un onere di verifica documentale da espletarsi ad aggiudicazione avvenuta.

In ragione di ciò l’esclusione dalla gara motivata sulla base dell’accertamento della carenza dei requisiti di partecipazione deve ritenersi illegittima, per due ordini di ragioni: a) la violazione del regime della competenze istituzionali, a causa del’esercizio da parte della commissione di gara di competenze spettanti alla stazione appaltante; b) la violazione del “diritto all’autocorrezione” attraverso il soccorso istruttorio, in quanto laddove l’Amministrazione dovesse avere dubbi in merito all’effettivo possesso dei requisiti tenuta a richiedere al concorrete un’integrazione documentale, ma non può escluderla automaticamente escluderlo dalla gara.

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31/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Casellario informatico, Il Tar Lazio richiama l’Anac a motivare l’annotazione delle notizie ritenute «utili»

Pietro Verna . PDFLa sentenza del Tar

Bocciata la scelta di segnalare la mancata assunzione di due lavoratori iscritti alle categorie protette da parte di un’impresa

L’annotazione nel casellario informatico di notizie ritenute «utili» deve essere motivata riguardo sia alla intrinseca utilità sia alla coerenza con le finalità di tenuta del casellario. L’annotazione richiede infatti l’esplicitazione delle ragioni che inducono a ritenere che i fatti oggetto di segnalazione siano conferenti alle finalità specifiche indicate agli artt. 80, comma 12, e 213, comma 10, del Dlgs n. 50 del 2016 (codice dei contratti pubblici), nonché delle ragioni per cui i fatti medesimi possano influire su gare future dell’operatore economico. Lo ha stabilito il Tar Lazio (sentenza 2 ottobre 2019, 11470), che ha accolto il ricorso proposto contro la delibera con la quale l’Autorità nazionale anticorruzione (di seguito “Autorità) aveva disposto l’annotazione nel casellario informatico della violazione da parte di una società aggiudicataria della legge n. 68 del 1999 (Norme per il diritto al lavoro dei disabili), per la mancata assunzione di due lavoratori iscritti alle categorie protette. Annotazione che il Tar ha annullato «non avendo l’Autorità specificato l’utilità della notizia […] né le ragioni che l’inducevano a dare pubblicità all’accadimento».

Cornice normativa
Il codice dei contratti pubblici, all’art. 80, comma 12, dispone che «In caso di presentazione di falsa dichiarazione o falsa documentazione, nelle procedure di gara e negli affidamenti di subappaltola stazione appaltante ne da’ segnalazione all’Autorità che, […] in considerazione della rilevanza o della gravità dei fatti […] dispone l’iscrizione nel casellario informatico ai fini dell’esclusione dalle procedure di gara e dagli affidamenti di subappalto […] fino a due anni» Lo stesso codice, all’art. 213, comma 10, dispone che nel casellario informatico gestito dall’ Autorità debbono confluire, oltre a «le notizie, le informazioni e i dati relativi agli operatori economici con riferimento alle iscrizioni previste dall’articolo 80» le (sole) notizie ritenute utili «ai fini della tenuta del casellario, della verifica dei gravi illeciti professionali di cui all’articolo 80, comma 5, lettera c), dell’attribuzione del rating di impresa di cui all’articolo 83, comma 10, o del conseguimento dell’attestazione di qualificazione di cui all’articolo 84». L’Autorità, in attuazione di tale previsione, ha adottato le Linee Guida n. 6 e il Regolamento 6 giugno 2018, stabilendo che nella sezione B del casellario informatico siano annotate «le notizie, le informazioni e i dati concernenti i provvedimenti di esclusione dalla partecipazione alle procedure d’appalto o di concessione e di revoca dell’aggiudicazione».

Orientamento giurisprudenziale
La pronuncia conferma l’indirizzo giurisprudenziale secondo cui in tutti in casi in cui le annotazioni nel casellario informatico non rientrino tra quelle tipizzate dal legislatore come “atto dovuto”, le stesse devono essere adeguatamente motivate in ordine alle ragioni della ritenuta utilità (Tar Lazio, Roma, Sez. I, 8 marzo 2019, n. 3098). Il che implica che l’annotazione di notizie ritenute “utili” deve avvenire in applicazione dei canoni di proporzionalità e ragionevolezza dell’azione amministrativa ( Tar Lazio, Roma, sentenza 19 marzo 2019, n. 3660). Dimodoché l’Autorità ha l’obbligo di riportare «correttamente» le vicende oggetto dell’annotazione e di assicurare che le stesse siano attentamente valutate, tenendo conto che l’annotazione:

1 )«non incide in maniera indolore sulla vita dell’impresa, neanche nel caso in cui non preveda l’automatica esclusione o la conseguente interdizione dalle gare pubbliche» (Tar Lazio, Roma, sentenza18 febbraio 2019, n. 2178), (Tar Lazio- Roma, sentenza 25 giugno 2019, n. 8269);
2) rischia di indurre distorsioni nel sistema economico e alterare la concorrenza, «dovendosi ritenere che qualsiasi dubbio sull’affidabilità dell’operatore economico è in grado di ridondare […] sulla partecipazione delle gare ristrette» (Tar Lazio- Roma 11 giugno 2019, n. 7595).

Decisioni che hanno indotto l’Autorità a preannunciare (il 10 luglio 2019) la modifica del Regolamento del 6 giugno 2018 e ad adottare, nelle more di tale modifica, le seguenti misure precauzionali:
-sospensione del termine di conclusione dei procedimenti di annotazione in corso; sospensione del termine di 90 giorni previsto per l’avvio dei procedimenti di annotazione riguardanti segnalazioni già pervenute;
-oscuramento delle notizie utili, fatta eccezione per quelle disposte con delibera consiliare a conclusione dei procedimenti sanzionatori e per quelle derivanti da segnalazioni di fatti illeciti da parte degli organi giudiziari dopo l’entrata in vigore del codice dei contratti pubblici. Oscuramento che « avverrà progressivamente, con procedura manuale, per le annotazioni i cui i termini di impugnazione non siano trascorsi [e] con procedura massiva, in corso di elaborazione, per tutte le rimanenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

31/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Costruzioni, entro l’anno il tavolo di crisi del settore. Buia: difficile anche il 2019

Q.E.T.

L’impegno del premier Conte e del ministro Patuanelli a convocare i costruttori per trovare vie d’uscite strutturali ala crisi

L’edilizia è sprofondata in una crisi infinita e ancora «non vede la luce in fondo al tunnel». A
lanciare l’allarme è il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, aprendo l’assemblea dell’associazione e sollecitando le «istituzioni» a dare «moltissime attenzioni» ad un settore
fondamentale per la crescita economica del paese. Istituzioni rappresentate in platea dal premier, Giuseppe Conte, dal ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, e dalla
ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli.

«E stato un anno difficile perché di lavoro ce n’è ancora troppo poco. E perché nonostante gli sforzi fatti alcune delle riforme, che come Ance abbiamo proposto e contribuito a far approvare, rimangono ancora tutte da attuare o completare», sottolinea il presidente, denunciando quindi che la lista delle opere bloccate «è ancora lunga» per un totale di 749 per 62 miliardi di euro. «Nell’elenco c’è di tutto: scuole, ospedali, strade e anche fondamentali opere di messa in sicurezza come quelle che riguardano il letto del fiume Sarno, noto per la tragica frana di oltre 20 anni fa che causò 160 morti», afferma Buia, precisando che si tratta di «220 milioni non utilizzati per un’opera che può salvare vite umane». E il presidente dei costruttori punta il dito anche contro la burocrazia ‘Soviet’
che strozza cittadini e imprese, sollecitando a combatterla.

Il premier Conte risponde nel suo intervento spiegando che il governo sta «operando con lo sblocca cantieri» e «ricorreremo al commissario ad hoc sempre più frequentemente, quando lo riterremo necessario». Il Presidente del Consiglio promette anche una soluzione per saldare i debiti dello Stato nei confronti delle imprese edili e pari a 8 miliardi.

«Sicuramente una soluzione dobbiamo trovarla. Non potete essere in crisi perché non riuscite a recuperare dei crediti erariali. Quindi gli 8 miliardi che lo Stato vi deve sono sacrosanti», dichiara Conte, aprendo anche ad un futuro tavolo tecnico sul reverse charge. «Un settore in crisi non può essere oggetto di interventi punitivi, fra virgolette, c’è una norma studiata per evitare i mancati versamenti contributivi, ma se pone criticità ragioniamoci», dice il premier.

A cercare di rassicurare i costruttori sono anche i ministri De Micheli e Patuanelli. La ministra delle Infrastrutture sottolinea che è stata chiamata «per fare le infrastrutture, gli
investimenti, sbloccare ciò che è bloccato e mettere risorse a terra”. E in quest’ottica aggiunge: «Abbiamo accreditato sul conto del ministero delle infrastrutture 16 miliardi l’altro giorno». Risorse che da «subito» permetteranno di finanziarie una serie di opere, tra cui i lavori di ammodernamento della Salaria ed interventi sulle ferrovie regionali, precisa De Micheli. Dal canto suo il ministro dello Sviluppo si impegna a convocare al Mise «entro la fine dell’anno« il settore dell’edilizia» per un tavolo straordinario sulla crisi del settore perché è fondamentale che i ministeri si siedano con Ance per trovare assieme soluzioni e proposte, che sono interdisciplinari». © RIPRODUZIONE RISERVATA