Rassegna stampa 30 ottobre 2019

30/10/2019 – Alto Adige

Alperia acquisisce una partecipazione di Green Power spa

Nuova strategia. In arrivo proposte per nuclei familiari e piccole, medie imprese
BolzANO. Come noto, recentemente Alperia – società a gestione pubblica fornitrice dei servizi energetici dell’ Alto Adige – ha acquisito una partecipazione del Gruppo Green Power S.p.A., azienda attiva nel settore della commercializzazione di servizi e prodotti per l’ efficientamento energetico a nuclei familiari e piccole e medie imprese. Per la promozione dei propri prodotti, così come avviene per numerose aziende del settore, il Gruppo Green Power Spa aveva sottoscritto un accordo di co-marketing con una società autonoma e fuori dal perimetro societario nonché dal controllo di Alperia.Società autonoma. La società in questione è la Green Power Energy s.p.a., la quale offriva delle promozioni commerciali dedicate ai clienti di GGP con sconti e soglie predefiniti sulle forniture, fatturando regolarmente i consumi di energia elettrica e gas sopra tali soglie, che il cliente provvedeva a pagare. Tra l’ altro, detto accordo di co-marketing – essendo Green Power Energy s.p.a. al di fuori del perimetro dell’ operazione – è stato risolto alla data di perfezionamento dell’ acquisizione da parte di Alperia e, per l’ effetto, non risulta attualmente in essere.Le offerte. In merito a possibili offerte non conformi né agli standard aziendali né alla prassi di mercato e oggetto di un servizio televisivo, Aperia segnala «che dette offerte sarebbero state effettuate in data antecedente all’ acquisto di GGP e, pertanto, Alperia è totalmente estranea a dette condotte. In ogni caso – si legge in una nota – abbiamo prontamente avviato un audit interno per verificare la piena correttezza delle operazioni degli agenti e collaboratori che hanno svolto nonché che svolgeranno l’ attività di promozione dei servizi di GGP». Fermo restando ogni altro ulteriore approfondimento derivante dall’ attività di audit, «si segnala sin d’ ora che, contrariamente a quanto erroneamente rappresentato nel corso di un servizio televisivo i 18.500 clienti ivi riferiti sono il totale dei clienti serviti da GGP nel corso della propria attività più che decennale». Gli sconti. Al contrario, gli asseriti sconti su consumi di energia elettrica e gas sono stati promossi ed attuati soltanto negli ultimi mesi di attività della società, in forza del contratto di co-marketing che, come anticipato, è stato oggetto di risoluzione con l’ acquisto della partecipazione di maggioranza della società da parte di Alperia.È stato inoltre conferito incarico ad un team di professionisti e di legali per accertare eventuali responsabilità e perseguire coloro i quali abbiano messo in atto una frode a carico di GGP e dei clienti, a tutela del Gruppo ma, soprattutto, di cittadini e aziende che si rivolgono con fiducia da anni ad Alperia.Infine, il prossimo 23 novembre, Alperia ha convocato una convention rivolta ai propri agenti, durante la quale verranno esplicitate le procedure da adottare nonché le necessarie azioni correttive e soluzioni, se ed in quanto necessarie, in linea con i principi di correttezza e trasparenza che sempre connotano il comportamento e le attività del gruppo Alperia.

30/10/2019 – Giornale di Brescia
Aggregazioni, sul tavolo Verona -Vicenza e Brianza

Valotti: «A2A azienda sempre più inclusiva Nessuna egemonia, ma condivisione»
Da multiutility di Brescia e Milano a multiutility delle città. La strategia di aggregazione in Lombardia (ma non solo) continua, secondo lo schema della multiutility dei terri tori. In attesa di novità sul dossier Verona -Vicenza, dove il gruppo si propone come partner industriale delle due municipalizzate locali a valle di una loro eventuale fusione, è stata firmata una lettera d’ intenti con Aeb-Gelsia, radicata in Brianza, per esplorare una possibile partnership. «Il nostro modello d’ impresa parte dai territori e dal valore generato per i cittadini, a partire dal valore cardine della sostenibilità – spiega il presidente del gruppo Giovanni Valotti – La prospettiva è di una A2A inclusivache si apre allacondivisione di questo modello a tutti i territori e le città interessate. Un’azienda sempre più policentrica,interessata acondividere progetti e strategie di sviluppo». Insomma, partita come azienda di Brescia e di Milano, pare siano maturi i tempi per fare di A2A un’azienda delle città, aggregando altre realtà, con il controllo sempre saldamente in mano a palazzo Loggia e palazzo Marino, i due azionistiche controllano la societàattraverso un pattodisindacato, avendo in portafoglio il 25% a testa delle azioni. In questa prospettiva si possono leggere le aggregazioni già fatte in Lombardia (Lgh e Acsm-Agam), l’operazione chiusa con Vigevano, il tavolo recentemente aperto con Aeb, e altri possibili sviluppi futuri.Nel risiko delle multiutility ci sono infatti molte partite aperte:Tea di Mantova, Agesp di Busto Arsizio e Cogeser di Pioltello e Melzo. Senza scordare la partita veneta, con Agsm (Verona) e Aim (Vicenza). «A2A 2.0 – continua Valotti – deve avere progetti ancora più ambiziosi, mirando ad una evoluzione industriale e territoriale del modello nativo, coinvolgendo il massimo numero di soggetti e territori interessati, non in logica egemonica ma di partecipazione e condivisione»

30/10/2019 – Il Sole 24 Ore
A2A investe 500 milioni a Monfalcone Via il carbone, nuovo impianto a gas

UTILITY
Il gruppo lombardo accelera sulla decarbonizzazione della produzione di energia L’ utility ha altre due centrali a carbone nel porto di Brindisi e a Brescia
L’ A2A spenderà mezzo miliardo di euro per chiudere la centrale a carbone di Monfalcone, sulla costa goriziana, e per sostituirla con una compatta ed efficiente centrale a metano. Il preventivo di spesa parla di almeno 475 milioni. Nei prossimi giorni i faldoni di documenti che aprono il percorso per l’ autorizzazione saranno mandati ai ministeri di riferimento, a cominciare dallo Sviluppo economico guidato da Stefano Patuanelli e dall’ Ambiente amministrato da Sergio Costa. Il procedimento cominciato dall’ A2A è il primo di un processo di evoluzione del sistema energetico e ambientale italiano: addio al carbone. Il passaggio dal carbone al metano è avviato con qualche anno d’ anticipo rispetto ai tempi più comodi concessi dai piani nazionali. Decarbonizzazione Il passaggio verso tecnologie energetiche a basso impatto sull’ ambiente contiene alcune parole esoteriche usate dagli esperti. L’ obiettivo è “decarbonizzare”, cioè produrre più energia emettendo meno anidride carbonica, il gas che si produce nella combustione e che è accusato di scaldare il clima del mondo. Per raggiungere questo obiettivo l’ Italia ha adottato il “Pniec”, orribile sigla che riassume il “piano nazionale integrato per l’ energia e il clima”, il quale ha delineato di spegnere le centrali a carbone entro il 2025. In Italia, secondo i dati dell’ Assocarboni, si bruciano circa 12 milioni di tonnellate di “carbone da vapore”. Ovviamente nei comunicati l’ Assocarboni ha sempre giudicato inopportuno il cambiamento, visto che Paesi come Cina e India stanno investendo rabbiosamente sul carbone. In Italia l’ abbandono del carbone interessa soprattutto alcune grandi centrali elettriche nelle quali si brucia combustibile minerale. L’ Enel ha impianti a Brindisi Sud Cerano, la cui ciminiera a strisce bianche e rosse è visibile da lontano, a Civitavecchia, costruita una dozzina di anni fa, e a Marghera Fusina, che sono le più grandi in Italia. Altre centrali a carbone di dimensioni più contenute sono alla Spezia; la centrale Sulcis a Postovesme in Sardegna; la centrale di Giano dell’ Umbria-Bastardo sorta davanti ad alcune vecchie miniere di carbone. L’ Eph ha rilevato dall’ Eon la centrale sassarese di Fiume Santo. L’ A2A ha tre centrali a carbone: oltre a Monfalcone, dove la pianura veneto-friulana si spegne contro le colline aspre del Carso, la società ha la centrale di Brindisi Nord, che non si accende da anni nel porto di Brindisi, e la centrale policombustibile Lamarmora in mezzo alla città di Brescia, in via di chiusura con un investimento di 70 milioni. Non uno di questi impianti trova più il consenso di chi vi abita attorno. Filtri e sistemi efficienti per ridurre l’ inquinamento non bastano a rasserenare i comitati locali di opposizione che chiedono la chiusura immediata di queste centrali, accusate di sporcare l’ aria e soprattutto di danneggiare la salute delle persone che abitano a vista della ciminiera. Il progetto di Monfalcone Nelle settimane scorse la società lombarda aveva presentato il programma di chiusura e di cambiamento dell’ impianto al Comune di Monfalcone, ai sindacati (chiedono che venga confermato il lavoro ai dipendenti) e alle autorità di riferimento. Lunedì il progetto è stato presentato a Trieste in un incontro pubblico ufficiale dal presidente Giovanni Valotti e dall’ amministratore delegato Valerio Camerano con il presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, il leghista Massimiliano Fedriga. La centrale è formata da quattro gruppi produttivi, di cui i due a carbone hanno la potenza di circa 170 megawatt l’ uno. Che cosa propone l’ A2A? «Noi siamo pronti a spendere per chiudere in anticipo di due-tre anni rispetto al programma del Governo se potremo investire subito in una centrale alternativa a basso impatto ambientale che possa continuare a dare corrente a Udine, Trieste, Gorizia e Pordenone», commenta l’ amministratore delegato Camerano. Il programma prevede di potenziare le centrali idroelettriche dell’ A2A sui monti della Carnia visto che «le dighe di Somplago Cavazzo e di Ampezzo Sauris rappresentano il 36% dell’ energia idroelettrica della regione», avverte il presidente Valotti. Secondo le analisi di Terna, se si spegne Monfalcone non basta intasare la regione di impianti solari e eolici per allontanare la certezza di blackout severi: non c’ è alternativa alla centrale termoelettrica sostitutiva. La centrale futura, con efficienza doppia (basterà la metà del metano per avere la stessa produzione di chilowattora che si ottiene oggi con il doppio di carbone), avrà dimensioni compatte. E la comunità di Monfalcone potrà proporre l’ uso cui destinare gli spazi lasciati liberi. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Jacopo Giliberto

30/10/2019 – Il Giorno (ed. Brianza)
Partnership Aeb e A2A Mariani chiede gli atti

Lettera a Comune e Prefetto
L’ obiettivo è conoscere più nel dettaglio lo studio di fattibilità e i termini dell’ accordo
SEREGNO di Gualfrido Galimberti Una lettera agli uffici comunali e al Prefetto Patrizia Palmisani per chiedere tutto il materiale disponibile relativo all’ avvio di uno studio di fattibilità annunciato dal sindaco Alberto Rossi per verificare se ci sono le condizioni per una partnership tra il gruppo Aeb-Gelsia e A2A. Tiziano Mariani, capogruppo della lista civica Noi x Seregno, non ha perso tempo dopo avere appreso le intenzioni dell’ amministrazione comunale per lo sviluppo dell’ attività della municipalizzata. «Si tratta di un grave sgarbo istituzionale – spiega- per il quale chiediamo un intervento del Presidente del Consiglio comunale e del Prefetto. Nei giorni scorsi, infatti, ho potuto scoprire quanto era in corso non grazie a una comunicazione del sindaco al Consiglio comunale, bensì soltanto attraverso il comunicato che ha diffuso alla stampa. Con questa azione, che ritengo gravissima, il Consiglio è stato messo di fronte al fatto compiuto, senza che alcuna informativa, precedesse la divulgazione della nota ai giornali». Mariani, per poter conoscere più nel dettaglio in cosa consiste questo studio di fattibilità e quali sono i termini dell’ accordo tra le due aziende per dare il via a questa fase di approfondimento, nei giorni scorsi ha depositato una richiesta di accesso agli atti con carattere d’ urgenza. Una lettera inviata non solo al dirigente del settore, ma anche sindaco, segretario generale e Prefetto. «Il sindaco – spiega il capogruppo di Noi x Seregno – ha precisato che si tratta di uno studio non vincolante, finalizzato all’ individuazione di un percorso di crescita per rendere il gruppo Aeb-Gelsia più competitivo. Lo studio dovrà definire la possibile struttura e le linee guida della partnership, identificare gli obiettivi industriali e operativi nonché i principali benefici per azionisti e territorio. Chiederemo un intervento degli organi di vigilanza competenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

29/10/2019 – Padova Oggi

Sicurezza e trasparenza negli appalti pubblici: arriva il “Protocollo di legalità” contro le mafie il 29 ottobre 2019

Il Comune di Padova ha recepito il documento sottoscritto a settembre in Regione per contrastare le infiltrazioni criminali nei lavori pubblici. Giordani: «Lotta ai reati più subdoli»

Gare e contratti d’appalto rigorosi, con condizioni specifiche per sapere esattamente chi si aggiudica gli appalti nel settore dei contratti pubblici, incrementare la sicurezza e prevenire le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico e sociale. Sono gli obiettivi del “Protocollo di legalità”, documento recepito martedì sera dalla giunta.

Le firme

Il protocollo è stato sottoscritto il 17 settembre scorso dalle prefetture venete, dalla Regione, dall’Unione province del Veneto e dall’Anci Veneto. Ha durata triennale e ripropone i contenuti della versione precedente, ma con aggiornamenti importantissimi in tema di contratti pubblici per lavori, servizi e forniture.

Le novità

In primis l’appaltatore dovrà redarre dei bandi di gara e contratti secondo rigidi criteri e con specifiche clausole. Imprescindibile per le imprese che vorranno partecipare alle gare sarà rilasciare la certificazione antimafia, mentre l’appaltante dovrà elencare tutte le imprese coinvolte direttamente o indirettamente nella realizzazione dell’opera. Se poi venissero riscontrate delle irregolarità, qualsiasi contratto stipulato sarà immediatamente invalidato. Massima attenzione anche in cantiere, dove dovrà sempre essere nominato un referente: questa figura dovrà monitorare costantemente la presenza di persone e mezzi e segnalare eventuali richieste illecite o subappalti non in regola.

Regole necessarie

Il provvedimento ha riscontrato il parere favorevole del primo cittadino, che ne ha sottolineato l’utilità in una realtà ampia e dinamica come quella padovana. «La nostra giunta da sempre è attenta a prevenire corruzione e criminalità nel settore della pubblica amministrazione e dei suoi rapporti con i privati» ha spiegato Sergio Giordani «A Padova il Comune si impegna con investimenti milionari, però l’attenzione deve essere massima da parte di tutte le istituzioni».

Nuovi strumenti

Tra i fenomeni criminali che nell’economia trovano il loro terreno fertile, uno dei più vivi nel Padovano è il riciclaggio: «Un reato subdolo, che non desta clamore sociale ma è devastante per l’economia, pericoloso per gli imprenditori onesti e che compromette la fiducia tra cittadini e pubblica amministrazione» sottolinea il sindaco «Con questo protocollo ci dotiamo di nuovi anticorpi per essere sempre più pronti a bloccare azioni nocive e agire tempestivamente».

 

30/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Prestazioni di servizi, il reverse charge resta in attesa del via libera dall’Unione europea

Giorgio Gavelli

L’estensione agli appalti, subappalti, affidamenti con prevalente utilizzo della manodopera presso la sede del committente non è subito applicabile

L’estensione del reverse charge agli appalti/subappalti/affidamenti con prevalente utilizzo della manodopera presso la sede del committente e con utilizzo dei beni messi a disposizioni da quest’ultimo non è subito applicabile, in quanto necessita dell’autorizzazione da parte del Consiglio Ue quale misura di deroga alle regole ordinarie unionali, ai sensi dell’articolo 395 della direttiva 2006/112/Ce. Per cui, quanto previsto dalla nuova lettera a-quinquies) del comma 6 dell’articolo 17 del decreto Iva – introdotta dall’articolo 4, comma 3, del decreto legge 124/19 – è attualmente in stand-by. La norma intende estendere il meccanismo di inversione contabile – in base al quale il prestatore d’opera emette fattura senza addebito dell’imposta, la quale viene integrata dal committente che la annota sia nel registro delle vendite che in quello degli acquisti – anche alle prestazioni di servizi effettuate tramite contratto di appalto, subappalto, affidamento nell’ambito di un rapporto consortile (ovvero altri negozi comunque denominati) laddove caratterizzati da prevalente utilizzo di manodopera presso le sedi di attività del committente, con l’utilizzo di beni strumentali di proprietà di quest’ultimo o ad esso riconducibili in qualunque forma (molto comuni i contratti di handling).

Vengono espressamente escluse le operazioni effettuate nei confronti delle pubbliche amministrazioni e degli altri soggetti per cui si applica lo split payment ai sensi dell’articolo 17-ter del Dpr 633/72 e verso le agenzie per il lavoro di cui al Dlgs 276/2003.

Il legislatore ha evidenziato come la nuova ipotesi di reverse scatti per le prestazioni di servizi «diverse da quelle di cui alle lettera da a) ad a-quater)» dello stesso articolo 17 del decreto Iva, rendendosi conto che la fattispecie può già oggi rientrare nel reverse delle prestazioni edili (lettera a) ovvero in quello proprio delle prestazioni di pulizia, demolizione, istallazione di impianti e completamento di edifici (lettera a-ter). A ogni modo è facile immaginare come la nuova misura sia destinata (come già le precedenti) a creare diffuse posizioni creditorie Iva nella filiera degli appalti, aggravate dagli ostacoli (vecchi e nuovi) alle compensazioni.

L’articolo 395 della direttiva 2006/112 disciplina la procedura volta a ottenere la deroga dal Consiglio Ue, stabilendo che l’iter deve essere completato (al massimo) entro otto mesi dal ricevimento della domanda da parte della Commissione, ovvero sei mesi nei casi di urgenza espressamente indicati. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

30/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Dl fiscale, un Durc per gli appalti con l’obiettivo di evitare le nuove procedure

Giorgio Gavelli

Anche per i subappalti sarà più facile ottenere la deroga sulla gestione delle ritenute. Le regole ordinarie con gli obblighi per i committenti scatteranno dal 1° gennaio

Il testo finale dell’articolo 4 del decreto legge 124/19 approdato in Gazzetta rende meno impegnativo per le società appaltatrici e subappaltatrici accedere alla procedura in deroga alle regole ordinarie decorrenti dal 1° gennaio prossimo, le quali accentrano presso il committente l’obbligo del versamento delle ritenute effettuate a tutti i dipendenti che hanno operato direttamente nell’esecuzione dell’opera o del servizio. Non è difficile immaginare che questa, più che una deroga eccezionale, costituirà il comportamento preferito dalle imprese della filiera, con il risultato che ciascuna impresa si riapproprierà del versamento diretto delle ritenute operate ai propri dipendenti. Le bozze di decreto prevedevano che la facoltà di optare per il versamento diretto delle ritenute scattasse per le imprese appaltatrici e subappaltatrici che l’avessero comunicato al committente – almeno cinque giorni lavorativi prima del termine previsto per il versamento delle ritenute – allegando una certificazione dei seguenti requisiti:

essere in attività da almeno 5 anni;

aver eseguito nel corso dei due anni precedenti complessivi versamenti registrati nel conto fiscale per un importo superiore a 2 milioni di euro;

non avere iscrizioni a ruolo o accertamenti esecutivi affidati agli agenti della riscossione relativi a tributi e contributi previdenziali per importi superiori a 50mila euro per i quali siano ancora dovuti pagamenti o per i quali non siano stati accordati provvedimenti di sospensione.

Il testo finale del nuovo articolo 17-bis del Dlgs 241/97 accorpa le prime due condizioni, attraverso la congiunzione ovvero, con il risultato che, per sfuggire alle tante complicazioni delle nuove procedure a regime, le imprese in attività da almeno cinque anni non necessariamente devono aver versato in conto fiscale importi sopra soglia nei due anni precedenti, e imprese con meno di 5 anni di attività (ma almeno due) potrebbero rientrarvi ove avessero versato importi sopra soglia.

La norma prevede che i predetti requisiti devono essere posseduti “nell’ultimo giorno del mese precedente” a quello della scadenza dell’obbligo di versamento delle ritenute e che la certificazione ((che potremmo definire una sorta di Durc fiscale o Durf) è messa a disposizione delle imprese da parte dell’agenzia delle Entrate, mediante canali telematici, entro 90 giorni dal 27 ottobre (entrata in vigore del Dl 124). Le disposizioni richiamano più volte il riscontro (anch’esso telematico) della certificazione da parte del committente, per cui si può immaginare che gli attesi provvedimenti attuativi stabiliranno che, ove tale riscontro non vada a buon fine, il committente debba richiedere la provvista per il versamento delle ritenute, ovvero trattenere gli importi corrispondenti dai corrispettivi dovuti per il servizio, operando la compensazione consensuale o vincolando le somme con apposita “comunicazione-denuncia” alle Entrate.

In pratica, se la certificazione fiscale non viene fornita o non è riscontrabile, si ritorna alla procedura “ordinaria”, talmente farraginosa che occupa ben 11 commi del decreto. In estrema sintesi, in tutti casi di affidamento a terzi di un’opera o di un servizio, per i dipendenti che hanno operato direttamente nell’esecuzione dello stesso, l’obbligo di versare all’erario le ritenute di lavoro dipendente e assimilato operate da tutte le imprese della filiera grava sul committente stesso, dietro provvista (e calcoli) forniti tempestivamente (con bonifico e Pec) da tutte le imprese che hanno operato le ritenute. Le quali possono chiedere al committente di compensare (anche parzialmente) tali somme con i crediti vantati per l’appalto, importi che il committente deve vincolare se non riceve subito la provvista (o i calcoli) o la richiesta di compensazione riguarda crediti inesistenti o non esigibili.
La ripartizione dei compiti
Le responsabilità

Per effetto delle disposizioni in corso di approvazione, la responsabilità per le ritenute a carico delle imprese della filiera:

  • è del committente (con corredo di sanzioni amministrative e penali) se non versa quanto ricevuto nei termini, non comunica i dati del conto corrente in cui ricevere le somme ovvero esegue pagamenti alle imprese affidatarie senza trattenere gli importi da destinare al versamento delle ritenute;
  • resta in capo alle imprese appaltatrici/subappaltatrici per la corretta determinazione ed esecuzione delle ritenute ed in caso di mancato versamento al committente della provvista o di omissione dei dati necessari al versamento da parte di quest’ultimo.

I divieti di compensazione

Vengono introdotti anche due divieti di compensazione:

  • per il committente, relativamente ai crediti propri non “spendibili” nei versamenti delle ritenute operate da terzi;
  • per le imprese affidatarie, relativamente ai contributi previdenziali e assistenziali e premi assicurativi obbligatori, maturati nel corso di durata del contratto sulle retribuzioni erogate al personale direttamente impiegato nell’esecuzione.

Il nocciolo della questione è se il gettito atteso (che la relazione tecnica stima in 71,4 milioni di euro l’anno) giustifica il notevole incremento di oneri amministrativi addossati alle imprese, che andrebbero anch’essi stimati

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30/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Bologna, De Micheli sblocca i cantieri del Passante con un costo ribassato di 120 milioni

Ilaria Vesentini

La soluzione si avvicina molto al progetto originario del Passante di mezzo, che aveva già superato la Via, ma ha un miglior rapporto costi-benefici

A 33 anni dalle prime discussioni ufficiali sul potenziamento del nodo autostrada-tangenziale attorno a Bologna, il crocevia d’Italia perennemente intasato dal traffico, è arrivata la firma che sblocca i cantieri del Passante. Come promesso la settimana scorsa, la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli ha ufficializzato ieri la firma sull’intesa raggiunta lo scorso marzo dal suo predecessore, il grillino Danilo Toninelli, con le istituzioni emiliano-romagnole, a favore di una versione “light” del Passante di mezzo, la cosiddetta ipotesi «A evoluta».

Una versione che prevede la realizzazione della corsia d’emergenza nel tratto urbano dell’A14 e un potenziamento della tangenziale di Bologna, con una terza corsia nel tratto tra lo svincolo 3 (interconnessione con Casalecchio) e lo svincolo 13 (San Lazzaro), e un ampliamento a quattro corsie, in carreggiata sud tra gli svincoli 6 e 8 e in carreggiata nord tra lo svincolo 8 e l’immissione alla A13.

La soluzione si avvicina molto al progetto originario del Passante di mezzo, che aveva già superato la Via, ma ha un miglior rapporto costi-benefici, riduce di oltre il 35% il consumo di suolo «senza risparmiare né sulla sicurezza né sulle barriere antirumore e ha un minor costo di circa 120 milioni di euro, rispetto al progetto precedente del Passante che sarebbe costato 715,64 milioni di euro. Risorse risparmiate che il concessionario potrà utilizzare per risolvere altre criticità sull’asse autostradale di competenza», scriveva il documento del Mit del 20 marzo 2019.

«La firma del ministro De Micheli è un’ottima notizia lungo il percorso per trasformare in realtà il Passante di Bologna, anche grazie al nostro tenace impegno – commenta il sindaco del capoluogo emiliano, Virginio Merola -. Per noi adesso la partita continua con l’obiettivo di decidere, in Conferenza dei servizi, come utilizzare al meglio le economie derivanti dal progetto “A evoluta” in ulteriori mitigazioni: alberi, verde urbano e barriere antirumore».

Sul cronoprogramma interviene il vicepresidente della Regione Emilia-Romagna con delega alle Infrastrutture, Raffaele Donini: «Con la firma sull’intesa, la Conferenza dei servizi diventa un atto dovuto e la direzione del Mit dovrebbe convocarla nel giro di pochi giorni. Entro Natale dovrebbe partire e potrebbe avere una durata breve, se saremo riconfermati alla guida della Regione nelle prossime elezioni del 26 gennaio, perché abbiamo già raggiunto l’accordo con Comune e Città metropolitana. Se si chiude in primavera la Conferenza, entro l’estate la società Autostrade dovrebbe presentare il progetto esecutivo e prima di fine 2020 possono aprire i cantieri, che dureranno tre anni».

Il Mit sottolinea l’importanza dell’intervento «per alleggerire il nodo viario locale del capoluogo emiliano e per accrescere la vivibilità della città e l’economia della Regione», e conferma che convocherà a breve la Conferenza dei servizi.

Al plauso di Governo e amministrazioni locali di centrosinistra fa da contraltare la dura presa di posizione del centrodestra: «Se vinceremo alle prossime regionali, il Passante di Bologna sarà azzerato», assicura il deputato Fdi Galeazzo Bignami, da sempre a favore di un tracciato a sud, perché «pensare di risolvere i problemi del sistema tangenziale-autostrada solo allargando queste due arterie, come fatto 15 anni fa con la terza corsia dinamica, significa mancare di qualsiasi forma di progettualità e disinteressarsi degli effetti devastanti sotto il profilo della mobilità e dell’ambiente».

Il Passante Sud, 24 km e 1,1 miliardi di costo,per bypassare Bologna attraverso le colline preappenniniche con un sistema di gallerie tra Pontecchio Marconi e San Lazzaro di Savena, non è di fatto mai stato discusso operativamente. Mentre la versione più accreditata, ma più costosa (1,2 miliardi) e più invasiva (11 Comuni dell’hinterland attraversati) fino a quattro anni fa era quella dei 38 km di Passante a nord della città, scartata per la versione di compromesso sbloccata ieri.

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30/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Thailandia, affidata al consorzio con le Fs gestione e manutenzione di linee Av da un miliardo

Giorgio Santilli

L’Ad Battisti: «Questo progetto segna l’ingresso del Gruppo Fs Italiane nella prima delle grandi opere infrastrutturali che ridisegneranno la mobilità collettiva del Sud-Est asiatico»

Il 24 ottobre è stato firmato il contratto da 6,9 miliardi tra le ferrovie thailandesi (Srt) e un consorzio internazionale guidato da Charoen Pokphand Holding (CPH) con il 70% per la realizzazione, gestione e manutenzione della prima linea ad alta velocità di 160 chilometri che collegherà Bangkok all’aeroporto di U-Tapao nel sud del Paese e la trasformazione in Av, gestione e manutenzione di un’altra linea ferroviaria di 60 chilometri che collega i due aeroporti della capitale. Il consorzio internazionale vincitore affiderà a Fs la gestione e la manutenzione della linea (compresi flotta treni, stazioni e depositi) con un contratto che prevede la concessione per almeno quindici anni. I dettagli vanno negoziati: Fs spera di allungare il periodo di concessione e di strappare più del miliardo di euro offerto in base d’asta.

«Questo progetto segna l’ingresso del Gruppo FS Italiane nella prima delle grandi opere infrastrutturali che ridisegneranno la mobilità collettiva del Sud-Est asiatico», ha sottolineato Gianfranco Battisti, amministratore delegato e direttore generale di Fs Italiane. «Siamo orgogliosi come Fs Italiane di contribuire a questo progetto e lavoreremo con il Consorzio mettendo a disposizione il know-how tecnologico specialistico sviluppato nella gestione dell’alta velocità italiana. Il gruppo Fs Italiane si pone come player internazionale di rilievo anche dopo l’aggiudicazione dei servizi ferroviari fra Londra ed Edimburgo, il collegamento che nel mercato anglosassone è la più importante, operativo da inizio dicembre 2019, ed è pronto ad affrontare le sfide per le gare nel mercato americano». © RIPRODUZIONE RISERVATA