Rassegna stampa 15 ottobre 2019

14/10/2019 – Il Sole 24 Ore

Il green new deal serve anche alle scuole

INTERVENTO
Ogni giorno in Italia 7 milioni e 700 mila bambini e ragazzi entrano, insieme ai docenti e al personale, nelle oltre 40 mila scuole che compongono il patrimonio di edilizia scolastica del Paese: più di 370mila classi che accolgono alunne ed alunni da 0 a 18 anni. Sono i luoghi in cui si formano i cittadini e si acquisiscono le competenze che tracceranno le strade delle nuove generazioni. Questo straordinario patrimonio è assegnato in gestione ai Comuni, alle Province e alle Città metropolitane, che tra mille difficoltà, hanno il compito di assicurare scuole efficienti, moderne, accoglienti e, prima ancora, sicure. Questioni che dovrebbero essere considerate una priorità assoluta, e su cui invece i sindaci alla guida di Città e Province, si trovano davanti due grandi ostacoli: risorse del tutto insufficienti per coprire il reale fabbisogno di investimenti necessari a garantire la cura dell’ edilizia scolastica, e procedure talmente complesse da fare perdere fino a tre anni dalla concessone dei fondi all’ apertura dei cantieri. Così nei cassetti degli enti locali restano migliaia di progetti che se finanziati si tradurrebbero in immediati interventi in altrettante scuole: è il caso del recente Bando Bei per l’ edilizia scolastica, che ha visto finanziati solo 868 progetti di Comuni, Province e Città metropolitane per investimenti in sicurezza per un totale di 1,3 miliardi, a fronte dei 6.760 progetti che sono stati ritenuti ammissibili per un totale di 10,3 miliardi. Vuol dire che abbiamo pronti 5.892 progetti che avrebbero bisogno di un finanziamento di 9 miliardi per partire, e che garantirebbero la sicurezza di asili, scuole elementari, medie e scuole superiori. Non solo: a causa di procedure lunghissime che rimandano a innumerevoli passaggi tra Stato, Regioni, le già poche risorse restano ferme per anni. Pensate che in questo momento si stanno aprendo cantieri che si riferiscono a finanziamenti approvati nel 2017, e che ci sono oltre 2,6 miliardi per investimenti in antisismica, antincendio, fondi per la progettazione, costruzione di nuove scuole innovative, incagliati nei passaggi tra i tanti Ministeri interessati all’ iter e le Regioni. Passano alcuni anni per mettere qualche firma in un decreto ed aspettare la defaticante programmazione di tutte le regioni e poi si chiede a chi realizza l’ opera di farlo in qualche mese. Non ci sono le proporzioni necessarie. Per questo occorre intervenire con una grande opera di semplificazione, anche modificando il Codice Appalti, prevedendo una procedura d’ urgenza per l’ assegnazione delle risorse che garantisca a Comuni, Province e Città metropolitane non solo di poter ottenere in tempi rapidi i finanziamenti previsti, ma di potere mettere in campo celermente questi interventi. Di pari passo, occorre che il Governo Conte consideri la scuola l’ investimento prioritario su cui concentrare la propria azione, a partire dalla Legge di Bilancio 2020. Il ministro dell’ Economia Roberto Gualtieri ha annunciato nella Nota di aggiornamento al Def la costituzione di due nuovi fondi destinati agli investimenti per il New Green Deal. Se vogliamo davvero rispondere ai ragazzi e alle ragazze che scendo in piazza per difendere il loro futuro, occorre che una parte di queste risorse sia destinato esclusivamente a un piano di investimenti dedicato alla modernizzazione degli edifici delle scuole. Veronica Nicotra è segretario generale dell’ Anci, Piero Antonelli è direttore generale dell’ Upi © RIPRODUZIONE RISERVATA. Piero Antonelli e Veronica Nicotra

15/10/2019 – Italia Oggi

Sugli appalti non si litiga più

I dati dell’Ufficio studi del Consiglio di stato. Nel 2018 sospesi solo 776 bandi su 238.101

Le gare valgono 141 mld. Tasso di contenzioso all’1,5%

di Francesco Cerisano

Dimezzato il tasso di contenzioso in materia di appalti. Nel biennio 2017/2018 la quota di procedure di gara finite nelle aule della giustizia amministrativa si è attestata all’1,4% nel 2017 e all’1,50% nel 2018. Un dato sensibilmente inferiore rispetto alle percentuali di impugnazione fatte segnare nel biennio precedente quando i bandi contestati in giudizio avevano toccato quota 2,61% nel 2015 e 2,76% nel 2016. Rispetto al 2015-2016 il numero delle gare si è raddoppiato (si è passati da 136.645 procedure nel 2015 al picco del 2017 quando si sono registrate 255.151 gare) seppur con una leggera flessione fatta segnare nel 2018 quando si è assistito ad una riduzione dei bandi, scesi a quota 238.101, ma cresciuti come valore complessivo (da 133, 4 a 141, 3 miliardi di euro). E’ quanto emerge dall’analisi sull’impatto del contenzioso amministrativo in materia di appalti nel 2017-2018 elaborata dall’Ufficio studi e dagli Uffici statistici del Consiglio di stato.

Palazzo Spada ha evidenziato due dati su tutti. Il primo: la crescita esponenziale dei bandi non è stata accompagnata da una proporzionale crescita degli importi, segno che ad aumentare numericamente sono state soprattutto le procedure di piccolo importo. La seconda riflessione il Consiglio di stato la dedica al numero delle gare impugnate dinanzi al Tar. Nel 2017 sono stati impugnati 3.457 bandi su 255.151 (1,4%), nel 2018 3.603 a fronte di 238.101 procedure (1,5%). Rispetto al biennio precedente il tasso di contenzioso è calato del 50% e secondo i giudici amministrativi le ragioni sono molteplici: la crisi economica, la perdita di appeal e gli elevati costi del contenzioso, ma soprattutto l’introduzione del rito superaccelerato (ossia l’onere, per le imprese concorrenti, di impugnare entro 30 giorni le ammissioni e le esclusioni dalle gare) introdotto dalla riforma del 2016 e, tuttavia, recentemente abrogato dal decreto legge sblocca cantieri (dl n.32/2019 convertito nella legge n.55/2019). Una misura discussa, potenzialmente lesiva del diritto di difesa delle imprese in quanto costituisce un onere da assolvere quando ancora non c’è alcuna certezza per l’impresa in ordine alla futura graduatoria. Secondo il Consiglio di stato, tuttavia, non può escludersi che il rito superaccelerato «abbia nei fatti disincentivato il contenzioso, soprattutto per gli appalti di fascia bassa, cresciuti espondenzialmente nel 2017 e 2018».

Come immaginabile, sono le procedure di maggiore importo a essere maggiormente contestate. Le impugnazioni dei bandi sopra il milione di euro rappresentano infatti il 50% del totale. Per gli appalti di minore importo le percentuali di impugnazione scendono sensibilmente. Per esempio nei bandi di valore compreso tra 200 mila euro e il milione di euro il tasso di impugnazione è del 20%. Ultima curiosità sull’effetto delle sospensive disposte dai Tar rispetto al complesso degli appalti banditi. Nel 2017 la percentuale di blocco è stata dello 0,33% (0,35% se si tiene conto anche degli appelli in Consiglio di stato), nel 2018 dello 0,31% (0,32% considerando le sospensive disposte da palazzo Spada). Un dato a giudizio del Cds «così basso da essere ritenuto assolutamente fisiologico», ma che non tiene conto della cosiddetta «sospensiva impropria», ossia l’effetto bloccante connesso non alle pronunce ma alla semplice pendenza in giudizio. Tale blocco, osserva l’Ufficio studi del Consiglio di stato, «cresce al crescere dell’importo degli appalti», al punto che «sino a quando il giudizio non si è definitivamente concluso, negli appalti di grande importo molte amministrazioni non procedono alla stipula del contratto temendo di essere esposte a una possibile responsabilità patrimoniale ed erariale». © Riproduzione riservata

 

15/10/2019 – Il Messaggero

Alitalia, il salvataggio sbloccato dal vertice tra Conte e Atlantia

di Rosario Dimito

Il governo sblocca il salvataggio di Alitalia mettendo Fs e Atlantia nella condizione di presentare in serata al Mise e ai commissari una proposta vincolante, sia pure condizionata e che necessita di alcune settimane di tempo per rifinirla in termini di prezzo e piano industriale. Come anticipato da Il Messaggero di sabato 12, domenica si sarebbe svolto un colloquio fra il premier Giuseppe Conte e i vertici di Atlantia: il presidente Fabio Cerchai e il dg Giancarlo Guenzi. Bocche rigorosamente cucite sul contenuto dell’incontro. Trapelano però segnali positivi che potrebbero diradare le incertezze sul futuro del gruppo autostradale anche in relazione alle concessioni, come denunciato nella lettera del 2 ottobre al Mise. Di colpo le evoluzioni maturate nelle ultime ore stanno cambiando lo scenario su Alitalia: prima delle 24 di stasera, Fs consegnerà al Mise e ai commissari l’impegno a costituire il consorzio.

Intanto ieri pomeriggio, presso la sede di Atlantia, ci sarebbero stati gli incontri, separati, dei manager del gruppo autostradale e di Fs con il capo della direzione commerciale di Lufthansa, Harry Hohmeister. Il manager tedesco avrebbe rilanciato la proposta di un’alleanza commerciale messa nera su bianco nei giorni scorsi, senza escludere in futuro la possibilità di un intervento nel capitale della compagnia. Una proposta troppo light per mettere i due partner italiani nelle condizioni di scaricare Delta che verserà 100 milioni.

Ma ormai i giochi si stanno chiudendo e il peggio è stato scongiurato, cioè che senza una lettera vincolante al termine della sesta proroga, i commissari fossero costretti a certificare al Tribunale di Civitavecchia il venir meno della continuità aziendale di Alitalia. E in questa eventualità, la Procura della Repubblica, in base alla legge fallimentare, avrebbe potuto richiedere ai giudici la dichiarazione di fallimento. Nulla di tutto questo.

Ieri sera sarebbe iniziato il cda di Fs per avviare il lavoro finale. Il board potrebbe restare aperto fino a stasera in attesa che il consiglio di Atlantia, convocato per il pomeriggio, si esprima sulla partecipazione alla cordata. Dopo i colloqui con Lufthansa e prima del board di Fs, ci sarebbe stato un confronto fra i top manager dei due gruppi per concordare le prossime mosse. Al board del gruppo dei Benetton sarà data un’informativa sul vertice con Conte. I due tavoli – Alitalia e concessioni – sono separati, nella misura in cui però le incertezze sugli aspetti regolatori delle autostrade possono interferire sulla capacità economica di Atlantia, come essa ha lamentato per iscritto al ministero dello Sviluppo.

Ma pur essendo tavoli distinti, è inevitabile che le aperture concrete ricevute dal premier rimuovano le incertezze, spingendo Fs a presentare una lettera di impegno a dar vita alla Newco, in linea con le attese dei commissari. Atlantia dovrebbe dare un affidamento formale al piano di Fs, mentre non è sicuro un analogo supporto da parte di Delta. Ma il gruppo autostradale pone alcune condizioni legate alla richiesta di altre settimane per definire prezzo e piano industriale: soluzioni sugli esuberi e liquidità necessaria per consentire ad Alitalia di proseguire a volare sino al closing. C’è ancora tempo per il decollo vero e proprio, adesso però ci sono tutte le premesse.

Intanto ieri mattina si è svolto un cda straordinario di Aspi per autorizzare Autostrade Meridionali a partecipare a un’asta. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

15/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Appalti, nel biennio 2017-18 crescono i bandi e diminuiscono i contenziosi

  1. E. T.

Studio Consiglio di Stato-Anac: l’onere di impugnazione immediata delle altrui ammissioni, nei fatti, potrebbe aver disincentivato il ricorso per i piccoli bandi

Crescita esponenziale delle procedure di gara, soprattutto nel sottosoglia, e dimezzamento del tasso di contenzioso. Sono i due dati più evidenti dello studio «Analisi di impatto del contenzioso amministrativo in materia di appalti – biennio 2017/2018», messo a punto dal Consiglio di Stato in collaborazione con l’Autorità nazionale anticorruzione, che ha elaborato e fornito i dati relativi al complesso delle procedure.

Dai dati forniti dall’Anac emerge che nel 2017-2018 il numero delle gare bandite è raddoppiato rispetto al biennio precedente, soprattutto per le gare sotto il milione di euro. Ciò, osserva il rapporto, è dovuto principalmente al nuovo quadro regolatorio varato nel 2016 (Codice degli appalti) e alla sua progressiva chiarificazione, anche per via giurisprudenziale.

Per quanto riguarda il tasso di contenzioso, è rilevante la riduzione registrata: dal 2,61% degli appalti banditi nel 2015 e dal 2,76% del 2016 si è passati all’1,4%-1,5% del biennio 2017-2018.

Secondo lo studio, la ragione della riduzione dei contenziosi potrebbe risiedere nel meccanismo processuale di cui all’art. 120 comma 2 bis (rito superaccelerato, da poco abrogato) e al correlato onere di impugnazione immediata delle altrui ammissioni che, nei fatti, potrebbe aver disincentivato il ricorso per i piccoli appalti. Per l’effetto, il tasso di contenzioso si è ridotto di circa il 50%.

La percentuale di blocco giudiziario degli appalti si è conseguentemente fortemente contratta, attestandosi sullo 0,3% rispetto allo 0,7% del precedente biennio.

La percentuale di blocco provocate dal filtro giurisdizionale è più che compatibile con il margine fisiologico di errore delle amministrazioni, visto che si tratta di procedure complesse con molti partecipanti.

Esiste, soprattutto per gli appalti di elevato importo, un fenomeno di blocco indiretto, imputabile alla “burocrazia difensiva”, legato all’esposizione della stazione appaltante al rischio risarcitorio (indipendentemente dalla colpa) e alla conseguente responsabilità del funzionario. Questo aspetto – conclude l’analisi -, e le relative cause, probabilmente meritano l’attenzione del legislatore e misure correttive ad hoc. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

15/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Campania: nessun taglio ai fondi europei della programmazione 2007-2013, si salva anche la metro 6

Vera Viola

Promosso a pieni voti il cantiere della riqualificazione di via Marina, uno di quelli che fino a qualche mese fa suscitava preoccupazioni

La Campania non subirà alcun taglio né revoca di fondi europei della programmazione 2007-2013, ormai giunta all’ultima verifica. Parola di Martin Bugelli, rappresentante della Dg Regio della Commissione Europea che ieri ha visitato ancora una volta i cantieri del programma Por Campania Fesr 2007-2013. «La Campania chiude il programma in maniera decisamente positiva – dice Bugelli – La certificazione va verso la conferma del 100% dei fondi».

 

L’incontro trilaterale che si è tenuto lunedì 14 ottobre a Napoli – con rappresentanti della Regione Campania (Autorità di gestione del Por Fesr Sergio Negro), del Governo (Agenzia e Dipartimento di politiche di coesione territoriale) e della Commissione Ue – ha permesso verifiche sul campo sull’andamento dei lavori.

 

Promosso a pieni voti il cantiere della riqualificazione di via Marina, uno di quelli che fino a qualche mese fa suscitava preoccupazioni a causa del ritardo nel completamento dell’opera dovuto a interruzioni e al cambio della impresa esecutrice. «Oggi vediamo che i lavori sono andati avanti – afferma Bugelli – e che l’infrastruttura è in funzione». La funzionalità è uno dei parametri a cui la Commissione dà maggiore importanza nel valutare le opere realizzate con propri fondi . «L’Autorità di gestione – precisa il responsabile della Dg Regio – ha certificato che l’infrastruttura viene utilizzata dai cittadini. Pertanto può rimanere all’interno della programmazione in esame».

Destino diametralmente opposto per la Linea 6 della Metropolitana di Napoli, l’opera finita nei mesi scorsi nel vortice di una polemica tra Comune di Napoli e ministro dei Beni culturali. Il Mibac del Governo giallo verde aveva bloccato i lavori opponendosi alla costruzione di griglie di aerazione in piazza Plebiscito. L’impasse è stata superata ma l’opera non è stata completata in tempo. «In questo caso – afferma Bugelli – dobbiamo constatare che la Linea 6 della metropoliatana non è per niente funzionante. Come del resto ha certificato l’Autorità di gestione. Per questo motivo è impossibile finanziare il progetto con i fondi della programmazione 2007-2013».

Ma la Campania non perde un euro. La spesa non rimborsabile della linea 6 verrà infatti compensata da un consistente overbooking. Mentre per la linea 6, essendo uscita del tutto dalla programmazione 2007-2013, potrà essere riproposta, anche con ampliamenti, nell’ambito dei piano 2014-2020, cosicchè la Campania potrà vedersi riconoscere tutta la spesa sostenuta dal primo gennnaio 2014. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

15/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Palermo, parte dal quartiere Borgo Nuovo il piano Milleperiferie per sviluppare interventi di riqualificazione

  1. E. T.

L’obiettivo è costruire un unico, grande programma nazionale per il recupero urbano, anziché tanti progetti sconnessi

Parte dal quartiere palermitano di Borgo Nuovo, con il patrocinio della Presidenza del consiglio, del Comune di Palermo e dell’Anci nazionale, Milleperiferie, progetto ideato e diretto da I World e promosso da Anci Sicilia, che si propone di mettere in rete enti pubblici e soggetti privati per condividere idee e iniziative di riqualificazione.
Il progetto è stato presentato all’istituto Ernesto Ascione di Palermo. Presenti il viceministro delle Infrastrutture Giancarlo Cancelleri, il sindaco di Palermo e presidente di Anci Sicilia Leoluca Orlando, il presidente nazionale di Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro, il vice presidente della Regione Siciliana Gaetano Armao, il direttore di I World e ideatore del progetto Lucio Tambuzzo, il generale Giovanni Cataldo, comandante legione carabinieri Sicilia e numerosi sindaci.
Si parte dai 120 progetti finanziati dallo Stato con il Bando periferie: oltre 2.100 interventi in 445 Comuni, con una previsione di investimenti sopra i 2 miliardi. L’obiettivo è costruire un unico, grande programma nazionale per la riqualificazione, anziché tanti progetti sconnessi.
La rete Milleperiferie si struttura come una piattaforma che opera online e si qualifica come un “e-cluster” al servizio degli operatori pubblico-privati. Si creerà inoltre il «Milleperiferie fest», che sarà strutturato come messa in rete dei principali festival nazionali e internazionali dedicati alle periferie, fisiche e culturali, compresi gli eventi e interventi multidisciplinari previsti dai progetti finanziati dal bando periferie, presentandoli in una piattaforma divulgativa unica.
Milleperiferie attiverà anche l’Osservatorio nazionale delle periferie, per animare il dialogo propositivo sulle tematiche di sviluppo urbano dei prossimi anni. Nello specifico, promuove la nascita di nuovi strumenti e opportunità, tra cui la «Strategia nazionale aree periferiche» (Snap), in parallelo con quella delle Aree interne, da implementare nella programmazione comunitaria 2021-2027 e in grado di attuare gli obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, puntando sulla creazione di città inclusive. Un altro obiettivo è sostenere lo sviluppo di strumenti finanziari per la riqualificazione delle periferie.
Oggi oltre il 90% dei fondi immobiliari, per oltre 30 miliardi di euro, riguardano investimenti nelle regioni del Centro-Nord. © RIPRODUZIONE RISERVATA