Rassegna stampa 09 ottobre 2019

09/10/2019 – Alto Adige

Alperia su Green Power I consulenti battono cassa

La protesta. Una decina di collaboratori veneti è salita da Mira fino alla sede di via Dodiciville I vertici della società altoatesina si dicono pronti ad ascoltarne le istanze, ma senza ricatti
bolzano. Hanno portato ieri la loro protesta da Mira, dove ha la sua sede Green Power, a Bolzano, davanti alla grande vetrata della sede Alperia. «Vogliamo parlare con voi -hanno chiesto – sono mesi che ci proviamo…». Da quando, probabilmente, il gruppo altoatesino a capitale pubblico ha acquistato la maggioranza delle azioni dell’ impresa energetica attraverso la quale godevano di una serie di contratti di consulenza. E ora, in una decina, parlano di una cifra che spetterebbe loro intorno ai 700 mila euro. Molto duri di fronte al capo della comunicazione sceso in via Dodiciville per prendere contatto. «Ci dicono che avremmo dovuto ricevere una Pec intorno alla metà di settembre con la quale l’ assessore Vettorato ci invitava ad un confronto – afferma la pattuglia degli ex Green Power – ma non risulta. Anzi, ci hanno detto che ci eravamo presentati. Ci offendono…». Insomma, un precipitato dei contratti in essere precedenti all’ acquisizione che ora insegue i vertici di Alperia. «Sappiamo che è in atto un’ opa su Green Power lanciata proprio da Alperia. Non vogliamo che queste operazioni ci possano danneggiare. Sono coinvolte dieci famiglie in questa storia». Accanto a loro Diego Nicolini, consigliere provinciale del Movimento 5 Stelle che ha presentato in proposito una interrogazione in consiglio: «Alperia è un’ azienda a capitale pubblico, questa è una manifestazione che coinvolge persone e famiglie e ci sono aspetti del passaggio di Green Power anche rispetto ad alcune posizioni individuali – spiega- che dovrebbero essere chiariti». In realtà, l’ opa, l’ offerta pubblica di acquisto, tocca per legge all’ azienda energetica provinciale. Serve per non sfavorire i soci di minoranza dopo che quelli di maggioranza di Green Power avevano ceduto i loro pacchetti. È un’ operazione di trasparenza. E anche questa vicenda legata ad una vertenza di tipo liquidatorio portata avanti anche ieri a Bolzano, assume un altro significato se vista attraverso gli occhi dei vertici Alperia: «Le persone che si sono presentate oggi qui da noi non sono lavoratori e impiegati – commenta Paolo Vanoni responsabile finanziario della società energetica altoatesina – ma si tratta di consulenti. Persone che avevano contratti di diverso tipo, anche a tempo e che ora lavorano per altre aziende. Non vorrei – dice ancora Vanoni – che si trattasse anche di azioni che chiamano in causa la concorrenza. In ogni caso, se mai fossero in possesso di solide basi rivendicative, esiste il giudice. Noi siamo pronti». E spiegano, ad Alperia, che la convocazione per discutere di questi 700 mila euro pendenti di consulenze e altri elementi di contratto, è effettivamente stata diramata dall’ assessore con competenza all’ energia, Vettorato. Anzi, che questo tavolo è stato riproposto ai ricorrenti a fine ottobre. Vanoni, insomma, ribadisce che c’ è tutta la volontà di ascoltare le ragioni dei consulenti ex Green Power ma senza che questo danneggi i piani di investimento Alperia previsti prossimamente anche rispetto alla azienda da poco acquisita. P.C.©RIPRODUZIONE RISERVATA.

09/10/2019 – Il Gazzettino (ed. Padova)
Ad Ascopiave la distribuzione del gas a Padova e nei comuni della cintura

Ad EstEnergy spa le attività commerciali
IL CAMBIO PADOVA Via libera in Giunta alla nuova società di distribuzione del gas in città. L’ intesa tra Hera e Ascopiave, inizia ad avere i suoi effetti pratici. Lo scorso 30 luglio AcegasApsAmga spa e Ascopiave spa hanno sottoscritto un accordo con Hera, Hera Comm srl ed EstEnergy spa con il quale AcegasApsAmga si é impegnata, fra le altre cose, a conferire dal 31 dicembre 2019 ad Ascopiave un ramo d’ azienda relativo alla gestione del servizio di distribuzione del gas naturale attualmente gestito da EstEnergy. Dell’ accordo è parte integrante il Contratto di servizio di distribuzione del gas naturale del Comune di Padova e dei Comuni contermini 1 in una società di nuova costituzione (NewCo Distribuzione) il cui intero capitale sociale sarà trasferito ad Ascopiave entro il 19 dicembre 2019. Oltre alla città del Santo, la nuova società andrà a servire i comuni di Albignasego; Borgoricco; Cadoneghe; Campo San Martino; Campodarsego; Campodoro;Camposampiero; Carmignano di Brenta; Casalserugo; Cittadella; Curtarolo; Fontaniva; Gazzo;Grantorto; Loreggia; Massanzago; Noventa Padovana; Piazzola sul Brenta; Piombino Dese;Ponte San Nicolò; San Giorgio delle Pertiche; San Giorgio in Bosco; San Pietro in Gu; Santa Giustina in Colle; Saonara; Trebaseleghe; Vigodarzere; Vigonza; Villa del Conte; Villanova di Camposampiero. In sostanza, dal 2020 il nuovo gestore del gas di Padova e di tutti questi comuni farà capo Ascopiave. L’ accordo raggiunto a luglio prevede un unico operatore per le attività commerciali in Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia attraverso EstEnergy spa, società già oggi controllata congiuntamente da Ascopiave ed Hera Comm srl, che verrà così a detenere circa 795.000 contratti gas e circa 265.000 contratti elettrici. Il baricentro operativo per il coordinamento e controllo delle diverse realtà commerciali distribuite nel territorio diventerà Padova. «Si tratta di un’ operazione che andrà a tutto vantaggio della nostra città ha spiegato ieri Giordani La sede operativa rimane a Padova e le utenze sono destinate a moltiplicarsi. Il Comune, essendo socio di Hera, potrà anche godere di dividenti più ricchi». A.R.

09/10/2019 – Il Mattino di Padova
Hera-Ascopiave dal Comune arriva il via libera al maxi accordo

servizi
La giunta approva l’ operazione che rafforzerà EstEnergy e porterà i clienti gas padovani al gruppo trevigiano
Un passaggio formale, forse anche scontato, ma decisivo. Il via libera arrivato ieri in giunta segna l’ ok del Comune all’ alleanza sull’ energia tra Hera e Ascopiave. Un semaforo verde acceso alla luce del fatto che Palazzo Moroni detiene poco più del 3% di azioni Hera e in quanto parte in causa nel contratto di servizio di distribuzione del gas che vede in campo AcegasApsAmga (controllata al 100% da Hera). L’ effetto diretto più evidente per i padovani è che da gennaio prossimo la distribuzione del gas, e i clienti, oggi gestiti da AcegasApsAmga passeranno alla trevigiana Ascopiave.La delibera approvata in giunta non necessita dell’ ok del consiglio comunale in quanto, vista l’ urgenza, risulta di «immediata eseguibilità» come si legge nel testo.Se, da un lato, Ascopiave si rafforza nella distribuzione del gas acquisendo 188.000 utenti in Veneto (tra cui quelli padovani) e Friuli Venezia Giulia, dall’ altro EstEnergy (e con lei Padova) crescerà arrivando a detenere (tra Veneto, Friuli Venezia Giulia e Lombardia) 795.000 contratti gas e 265.000 contratti elettrici, superando così la soglia del milione di contratti. Il salto che ci sarà con la dote in arrivo da Ascopiave “peserà”, dal punto di vista societario, su Padova che sarà baricentro operativo per il coordinamento e il controllo delle diverse realtà commerciali distribuite nei diversi territori.L’ operazione, sottolinea il sindaco Sergio Giordani, «è stata analizzata e valutata con attenzione» prima di essere approvata. «EstEnergy oggi serve 250 milioni di clienti, con il nuovo assetto si porterà sopra il milione. Parliamo di una società che avrà la sua centralità a Padova e continuerà a essere basata qui». Padova, prosegue il sindaco, sarà un punto di «riferimento per il Veneto per la vendita di elettricità e gas in quanto attraverso EstEnergy o sue controllate, a parte Verona, sarà presente in tutte le province venete».L’ operazione, come noto, dovrebbe essere finalizzata entro la fine dell’ anno previo parere favorevole da parte dell’ Antitrust. Altro aspetto che va sottolineato è che il nuovo soggetto che Ascopiave costituirà e che erediterà i clienti gas da AcegasApsAmga si è impegnato a mantenere i livelli occupazionali attuali per sei anni e «le condizioni economiche, gli inquadramenti e la sede di lavoro».Quanto al futuro e al ruolo di Padova, Giordani conclude: «Questa operazione è già stata ampiamente premiata dal mercato (solo nell’ ultimo mese il titolo del gruppo bolognese ha guadagnato il 4,29% in Borsa, ndr) e in quanto azionisti di Hera non potrà che garantirci maggiori dividendi. Ulteriormente si apre un’ interessante prospettiva di riflessione su una progettualità che interesserà tutto il Veneto». –M.MAR. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

09/10/2019 – MF
A2A-Italgas, intesa su reti e teleriscaldamento

Scambio di asset tra A2A e Italgas per rafforzare reciprocamente i rispettivi core business. Italgas Reti cederà ad A2A Calore & Servizi l’ insieme delle attività di teleriscaldamento attualmente gestite nel comune di Cologno Monzese (Milano). Mentre Unareti (A2A) cederà a Italgas le attività di distribuzione del gas naturale gestite in sette Comuni appartenenti all’ Atem Alessandria 4. Con l’ impianto del teleriscaldamento di Cologno Monzese, alla multiutility guidata dal ceo Valerio Camerano andrà una rete di trasporto e distribuzione di oltre 8 chilometri, che serve 52 sottostazioni di scambio termico con vendite di calore per circa 26,1 GWh. Mentre il gruppo guidato dal ceo Paolo Gallo si garantirà sette reti di distribuzione del gas nei Comuni di Castelnuovo Scrivia, Pecetto di Valenza, Bassignana, Rivarone, Guazzora, Montecastello e Pietra Marazzi, per un’ estensione complessiva di oltre 140 chilometri con circa 4.200 utenze servite. Il perfezionamento degli accordi dovrebbe avvenire entro dicembre 2019. «Questo accordo rappresenta un passo avanti coerente con le scelte di sviluppo e focalizzazione tracciate dal piano industriale, un ulteriore tassello in termini di economia circolare e sostenibilità» ha detto Camerano. «Grazie a questa acquisizione rafforziamo la nostra presenza in una regione storica quale è il Piemonte, portando al 15% la market share nell’ Atem Alessandria 4», ha invece sottolineato Gallo. (riproduzione riservata)

NICOLA CAROSIELLI

09/10/2019 – Italia Oggi

Salini Impregilo, contratto da 255 mln di dollari negli Usa per Lane

La società del gruppo realizzerà un tunnel di stoccaggio idrico, per ridurre le inondazioni di acque inquinate nel Lake Washington Ship Canal, nello stato di Washington

Salini Impregilo è pronta a espandersi ulteriormente negli Stati Uniti, il suo più grande mercato per fatturato. Lane, società del gruppo, si è aggiudicata un contratto da 255 milioni di dollari (224,3 milioni di euro) per la costruzione di un tunnel di stoccaggio idrico, per ridurre le inondazioni di acque inquinate nel Lake Washington Ship Canal: il primo progetto nello stato di Washington per Lane, a sottolineare la sua leadership in questo settore. Noto con il nome di Ship Canal Water Quality Project – Storage Tunnel project, comprende la costruzione di una galleria lunga 2,7 miglia (4,2 chilometri), che permetterà di trattenere fuori dal Canale, da Salmon Bay e da Lake Union una media annuale di 75 milioni di galloni (276 milioni di litri) di acque contaminate pluviali e di acque reflue. I lavori dovrebbero iniziare nel mese di ottobre 2019, per essere completati entro il 2022.

 

09/10/2019 – ANSA

Alitalia: Patuanelli, possibile offerta entro 15 ottobre

Ministro serve responsabilità. Conte vede vertici Atlantia

“Ci sono le condizioni affinché entro il 15 di ottobre si possa giungere una proposta vincolante da parte del consorzio acquirente” per Alitalia” ma serve “responsabilità da parte di tutti”. Così il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli al termine di una giornata che ha visto un’accelerazione nel tentativo di rispettare la scadenza prevista del 15 ottobre e nella quale il premier Conte ha anche incontrato i vertici di Atlantia. I nodi sono ancora diversi.Restano infatti ancora da appianare le divergenze tra Fs e la holding dei Benetton venute alla luce dopo la lettera di quest’ultima. Da sciogliere c’è anche la questione della cassa: indipendentemente dall’eventualità di un’ulteriore proroga, si valuta la possibilità di un nuovo prestito ponte, che potrebbe aggirarsi intorno ai 250-350 milioni. Ma sul dossier si vuole chiudere.

E il ministro Patuanelli avverte: “il fatto che ancora non si arrivi ad una conclusione della trattativa e che si ricorra a retroscena a mezzo stampa da parte di alcuni partecipanti al consorzio, ci induce a pensare che ci siano altre motivazioni che sottendono le decisioni dirimenti” e ricorda che “Alitalia è stata infatti sin dal principio un’operazione di mercato per rilanciare la compagnia e nulla hanno a che fare con essa altre rivendicazioni”. Il ministro aveva convocato nel pomeriggio a Via Veneto i commissari straordinari Stefano Paleari, Enrico Laghi e Daniele Discepolo, che da 2 anni 5 mesi stanno gestendo la compagnia. Dopo un’ora e mezza di confronto i commissari hanno lasciato il Mise con volti tesi e poca voglia di parlare. “No”, non si è parlato di proroga, “aspettiamo il 15 e vediamo”, ha detto Discepolo, che già a marzo frenava sulle proroghe ammonendo a fare presto. Ore prima si era invece tenuto, nel massimo riserbo, l’incontro tra Conte e i vertici di Atlantia, probabilmente andati a palazzo Chigi a fornire maggiori spiegazioni sulla lettera con cui era stato acceso il semaforo arancione sull’operazione di rilancio della compagnia.

Intanto domani, 9 ottobre, è in programma lo sciopero del personale navigante, che ha costretto la compagnia a cancellare circa 200 voli. RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

09/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Project financing, legittima la revoca se il promotore-aggiudicatario chiede di modificare la proposta

Giovanni F. Nicodemo

Lo ha stabilito il Consiglio di Stato con la sentenza n. 6329/2019

Nelle procedure di project financing se il promotore, nel frattempo divenuto aggiudicatario della gara, prima della stipula del contratto chiede di modificare elementi rilevanti della proposta tali da causare maggiori oneri finanziari a carico dell’Amministrazione, la Pa può legittimamente rifiutarsi di stipulare il contratto di concessione a causa della difformità delle nuove condizioni dettate dall’impresa. Lo stabilisce il Consiglio di Stato, sez. V, con la sentenza n. 6329/2019.

Il caso
Il caso si riferisce ad una concessione per la progettazione, costruzione e gestione di un’autostrada aggiudicata con la procedura di finanza di progetto.
La promotrice, costituita da un raggruppamento temporaneo di imprese, dopo aver ottenuto l’aggiudicazione, formulava una richiesta all’Amministrazione per addivenire alla stipula del contratto di concessione tale da alterare completamente l’originaria proposta.
Il Giudice amministrativo ha così evidenziato che l’incremento del contributo pubblico richiesto dall’aggiudicatario riportava indietro le lancette dell’orologio fino alla fase iniziale della procedura di project financing, quando, cioè, veniva richiesto all’Amministrazione di valutare l’interesse pubblico rispetto alla proposta formulata.

La Pa, quindi, dinanzi all’alternativa se accettare la richiesta del Rti, che avrebbe comportato la ripetizione dell’intera procedura, previa eliminazione della precedente aggiudicazione, ovvero ritenere non rispondente quella nuova proposta all’interesse pubblico e, per questa via, adottare un provvedimento soprassessorio – di sostanziale diniego – rispetto alla nuova proposta formulata e, in uno, di archiviazione della procedura di project financing, ha deciso di percorrere tale seconda strada ritenuta  del tutto legittima dal Giudice amministrativo considerando l’insostenibile incidenza per la finanza pubblica dell’incremento del contributo richiesto dall’aggiudicatario.

La decisione
Il Consiglio di Stato con la decisione in epigrafe analizza il contenuto del potere amministrativo-valutativo della Pa che, all’esito dell’aggiudicazione di una gara svolta con la procedura di finanza di progetto, si trova al cospetto di una istanza modificativa delle condizioni finanziarie giunta dal promotore, nel frattempo divenuto aggiudicatario.
Nella specie il Giudice amministrativo valida l’operato dell’Amministrazione che segnatamente adotta un provvedimento di archiviazione del procedimento con il quale respinge l’istanza di modificazione delle condizioni finanziarie, così prendendo atto della carenza di interesse alla stipula della convenzione di concessione da parte del promotore.

Il Giudice amministrativo chiarisce che in una fattispecie come quella giunta alla sua attenzione non ricorrono i presupposti prescritti per accordare l’indennizzo al privato destinatario del provvedimento di archiviazione/autotutela (rectius promotore-aggiudicatario) non configurandosi il caso di specie come revoca provvedimentale. E, in più, data la legittimità della decisione adottata esclude la responsabilità precontrattuale della Pa in quanto la sua condotta non è stata contraria ai doveri di correttezza e di lealtà.
Infatti, il Consiglio di Stato chiarisce che in un caso come quello di specie non può dirsi che la mancata stipulazione del contratto si sia prodotta quale conseguenza inevitabile di una condotta censurabile tenuta dall’amministrazione, la quale, invece, va esente da qualsiasi addebito. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

09/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Consorzi, niente «cumulo di requisiti alla rinfusa» per i lavori nei beni culturali

Mauro Salerno

Anac: la qualificazione richiesta dal bando di gara deve essere posseduta dall’impresa designata ad eseguire l’appalto

Il cumulo dei requisiti alla rinfusa che permette alle imprese riunite in un consorzio Stabie di eseguire i lavori sulla base dei requisiti posseduti dal consorzio (e non singolarmente) non si applica nel settore dei Beni culturali. Lo sottolinea l’Autorità Anticorruzione in risposta a un parere di precontenzioso (n. 822 del 26 settembre 2019) relativo a un appalto da 790mila euro per il recupero di un immobile comunale (Lercara Friddi, provincia di Palermo) sottoposto a tutela.

Il caso nasce dalla scelta di un consorzio di indicare come ditta esecutrice dei lavori un’impresa in possesso della qualificazione Og2, ma non per la classifica III prevista dal bando di gara. Di fronte all’esclusione il consorzio chiedeva l’applicazione del principio che permette di sostituire l’impresa esecutrice oppure di far eseguire i lavori direttamente al consorzio, che nel suo insieme risultava in possesso della qualificazione prevista dal bando.

L’Anac ha negato questa possibilità, motivando la scelta con la specificità della disciplina prevista dal codice appalti per i beni culturali che «in ragione del particolare interesse pubblico alla tutela e conservazione dei beni interessati, evidenzia una ratio tesa a determinare una diretta correlazione tra l’esecutore dei lavori e la titolarità della qualificazione in termini di attestazione per i lavori eseguiti».

Non a caso segnala sempre l’Anac, nei beni culturali è vietato il ricorso all’avvalimento (prestito dei requisiti tra imprese) e viene anche imposto che ai fine della qualificazione i lavori eseguiti nel settore dei beni culturali possono essere utilizzati «unicamente dall’operatore che li ha effettivamente eseguiti».

Di qui, si legge nel parere « l’assunto che la regola del cumulo alla rinfusa dei requisiti di partecipazione, espressa per i consorzi stabili e le consorziate designate per l’esecuzione dei lavori, non può trovare applicazione per gli appalti di lavori nel settore dei beni culturali». Con la conseguenza che, «nel caso di partecipazione di un consorzio stabile a una procedura di gara, a prescindere dalla qualificazione del consorzio, la qualificazione richiesta debba essere comunque posseduta dall’impresa designata per l’esecuzione del contratto».

Il principio, continua l’Autorità, vale anche non solo per la categoria di qualificazione Soa posseduta, ma anche per la classifica essendo entrambi «elementi costitutivi della qualificazione necessaria all’esecuzione dei lavori». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

09/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Gare, il principio di rotazione vale solo per le procedure con un numero limitato di concorrenti

Dario Immordino

Anche il Tar Venezia ribadisce che le restrizioni rispetto all’appaltatore uscente non si applicano alle procedure ordinarie o comunque aperte al mercato

Il principio di rotazione di cui all’art. 36 del codice degli appalti, che prescrive l’avvicendamento degli inviti e degli affidamenti per le gare sotto soglia, non si applica alle procedure ordinarie o comunque aperte al mercato.

Lo ha rilevato il Tar Venezia con la sentenza 1021/2019, con la quale viene sottolineato che non sussiste alcuna esigenza di applicare il principio di alternanza laddove il nuovo affidamento avvenga nell’ambito di procedure celebrate nel rispetto delle norme pro concorrenziali del codice degli appalti ovvero sulla base di indagini di mercato o consultazione di elenchi, e comunque in tutte le gare per le quali non operi alcuna limitazione in ordine al numero di operatori economici (cfr. T.A.R. Campania, Napoli, sez. VIII, 23 luglio 2018, n. 4883, Autorità Nazionale Anticorruzione (delibera n. 206 del 1° marzo 2018, Aggiornamento al decreto legislativo 19 aprile 2017, n. 56 delle Linee guida n. 4, di attuazione del decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50 recanti: «Procedure per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato e formazione e gestione degli elenchi di operatori economici»).

Ciò perché la ratio del principio di rotazione non è certo quella di penalizzare i concorrenti aggiudicatari di precedenti procedure escludendoli dalle gare successive, ma piuttosto quella di assicurare l’effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese alle procedure sotto soglia favorendo la distribuzione delle opportunità degli operatori economici di essere affidatari di un contratto pubblico, e prevenendo la concentrazione di affidamenti in capo a pochi soggetti ed il consolidarsi di rapporti delle stazioni appaltanti solo con alcune imprese.

A tal fine il principio di rotazione impedisce alle stazioni appaltanti di invitare alle gare alle quali partecipano un numero limitato di operatori economici il contraente uscente o i soggetti invitati alle precedenti procedure concernenti il medesimo settore merceologico, categorie di opere e settore di servizi.

L’ esigenza di prevenire il consolidamento di rendite di posizione vale, secondo il Collegio, in relazione alle procedure caratterizzate da una certa limitazione della partecipazione dei concorrenti, perché in tali ipotesi sussiste la concreta possibilità che determinati soggetti si trovino in posizione di vantaggio competitivo rispetto agli altri.

Invece, quando la stazione appaltante attiva procedure aperte al mercato dando possibilità a chiunque di presentare un’offerta, senza limitazioni al numero di operatori economici ammessi, il principio di concorrenza e di par condicio dei partecipanti non necessita di tutele rafforzate, e quindi deve ritenersi che la stazione appaltante abbia “rispettato il principio di rotazione, che non significa escludere chi abbia in precedenza lavorato correttamente con un’Amministrazione, ma significa non favorirlo” (arg. ex T.A.R. Sardegna, sez. I, 22 maggio 2018, n. 493).

In altri termini il principio di rotazione costituisce espressione del principio di concorrenza ed assolve alla funzione di prevenire aggiudicazioni seriali a vantaggio di determinati soggetti che si trovino in condizioni di vantaggio competitivo rispetto ad altri. Esigenza che non sussiste allorché la competizione sia estesa ad un numero particolarmente ampio e potenzialmente indeterminato di soggetti. Soprattutto quando le stazioni appaltanti tengono conto delle realtà imprenditoriali di minori dimensioni, fissando requisiti di partecipazione e criteri di valutazione che, senza rinunciare al livello qualitativo delle prestazioni, consentano la partecipazione anche delle micro, piccole e medie imprese, valorizzandone il potenziale.

Al riguardo il Collegio confuta la tesi secondo cui, limitando l’applicazione del principio di rotazione alle sole procedure negoziate o su invito, per la stazione appaltante sarebbe agevole eluderlo ricorrendo alla gara in caso di contratto sottosoglia. La scelta di indire la gara in luogo della procedura negoziata, infatti, non può in alcun modo ritenersi un escamotage strumentale a eludere il principio di rotazione affidando il contratto ad un determinato soggetto; ciò in quanto lo scopo e la funzione della procedura aperta è proprio quella di estendere la concorrenza a tutti i soggetti in possesso dei requisiti richiesti, impedendo il consolidamento di rendite di posizione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

09/10/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

A Merano Alperia sceglie l’idea «galleggiante» di Cecchetto per il suo nuovo headquarter

Mariagrazia Barletta

Oggi la presentazione del progetto del team guidato da Cecchetto e associati – con Von Pföstl & Helfer (Wolfgang Helfer), Steam (Simone Cappelletti, Mauro Strada, Elisa Magro, Riccardo Curci) e CZ Studio associati – selezionato attraverso un concorso internazionale promosso dall’azienda altoatesina insieme a Fondazione Inarcassa

Un’architettura iconica, riconoscibile, che nasce dal paesaggio e ne riprende gli elementi essenziali: acqua e verde, integrandoli nella composizione. Un progetto che, responsabilmente, allarga lo sguardo al contesto, fino a porsi come primo tassello di una città di nuova concezione: una “Merano verde” ad uso esclusivo di pedoni e biciclette. Sono questi alcuni dei concetti-chiave del progetto che si è aggiudicato il concorso internazionale per la nuova sede a Merano (Bz) di Alperia, lanciato dalla società altoatesina provider di servizi energetici insieme alla Fondazione Inarcassa (che ha contribuito alla stesura del bando). Ad aggiudicarsi la competizione è il team di progettisti guidato da Cecchetto e associati (Alberto Cecchetto), con Von Pföstl & Helfer (Wolfgang Helfer), Steam (Simone Cappelletti, Mauro Strada, Elisa Magro, Riccardo Curci) e CZ Studio associati (Paolo Ceccon e Laura Zampieri).
Un edificio che “galleggia” sull’acqua
La nuova architettura, per quasi 300 collaboratori, sorgerà di fronte alla stazione ferroviaria di Maia Bassa, in un’area periferica della città altoatesina, tra l’ippodromo e il fiume Adige. Ospiterà alcuni reparti di società del gruppo Alperia, compresa la sua affiliata Edyna, società di distribuzione dell’energia elettrica in Alto Adige. «Il bando chiedeva che i due edifici, di Edyna e di Alperia, fossero staccati anche se contigui», spiega Alberto Cecchetto. L’edificio di Alperia, alto 22 metri e a pianta ellittica, è circondato dall’acqua. Quello di Edyna è molto più basso e parzialmente interrato. I due volumi comunicano tra loro al piano terra, dove è ricavato il parcheggio. Questo sostiene una vasca d’acqua poco profonda, dove gli edifici si specchiano. «Abbiamo interpretato il tema con un edificio che galleggia sull’acqua, galleggia in senso metaforico ovviamente», sottolinea l’architetto. «L’edificio – continua – doveva rappresentare non solo l’energia ma anche l’idea – almeno noi così l’abbiamo interpretata – che l’energia è una delle risorse fondamentali per la costruzione del futuro ambiente urbano», aggiunge Cecchetto. L’acqua e il verde, entrambi presenti nel paesaggio circostante, diventano elementi predominanti nella composizione architettonica.
Il complesso come primo tassello della «Merano verde»
«Non ho mai fatto un’architettura così, ma in questo caso abbiamo sposato i canoni classici». «Sia Merano che Bolzano – spiega il progettista e docente all’Iuav – sono state influenzate dall’architettura classica nel periodo fascista, quindi l’architettura autoctona è stata in qualche modo anche integrata con delle architetture molto più formali, molto più classiche». «Le facciate sia di Edyna che di Alperia si affacciano sull’acqua con una scansione molto fitta e molto regolare, tipica di un’architettura classica. Mentre l’altra parte dell’edificio, quella che potrebbe essere reputata come un retro, è in realtà un grande giardino a verde». Si tratta di un giardino pensile ad uso collettivo, che i progettisti hanno immaginato, in una visione allargata al contesto, come parte di un tessuto verde capace di connettere l’area con il centro città. L’intera sede aziendale è concepita, infatti, come un primo tassello di una città di nuova concezione, una «Merano verde» l’hanno battezzata gli autori, che sia «ad esclusivo uso pedonale e ciclabile, dove spazi ricreativi, percorsi pedonali e aree di sosta, architetture residenziali, attrezzature collettive e commerciali si integrano con il verde e il paesaggio circostante».
È un’idea che va oltre il compito concorsuale e che nasce dalla convinzione secondo cui la progettazione non deve procedere per singoli lotti. «I progettisti devono farsi carico dell’intorno, non si può considerare solo il singolo lotto ma bisogna anche guardare cosa c’è tutto intorno. Ci sono delle unità minime di progettazione che devono essere sviluppate assieme, altrimenti le cose non si combinano e viene fuori un mosaico disarticolato, come è accaduto con le lottizzazioni della città contemporanea», spiega ancora Cecchetto. «Questi progetti – aggiunge – ci interessano come tentativo di ridare un po’ di ordine a porzioni di città». Ecco che allora «il progetto è pensato come un prototipo sperimentale, la prima tessera di un “parco urbano”, che può ridisegnare, dare ordine all’area circostante, dove caserme, rive del fiume, stazione, ippodromo, stalle ed edifici residenziali ed industriali non riescono a dialogare, creando un luogo confuso “non ancora finito”, alla ricerca della propria identità, ma di grande valore strategico per il futuro di Merano».
Benessere e building automation
Una particolare attenzione viene riservata al benessere dell’uomo all’interno dell’ambiente di lavoro. Ad esempio, ogni locale ha un ampio affaccio (apribile verso l’esterno) attraverso una doppia parete vetrata che consente sempre la regolazione del microclima interno. Caffetteria e mensa sono all’interno di un grande giardino d’inverno e costituiscono anche importanti spazi per il relax. È prevista inoltre una gestione smart dell’edificio, grazie anche all’uso di un sistema di localizzazione indoor. Dunque un controllo intelligente dell’edificio che interagisce con gli utenti e si adatta alle loro esigenze: tecnologia bluetooth e smartphone permettono di localizzare la posizione degli utenti all’interno della struttura, mentre l’interazione tra i diversi sistemi è garantita dalle tecnologie IoT (Internet of Things). Ad esempio, utilizzando il proprio smartphone è possibile controllare i parametri di luce e le condizioni climatiche all’interno degli ambienti. Come richiesto, l’edificio punta a raggiungere alti standard energetici e di comfort, con un progetto già orientato verso l’ottenimento sia delle certificazioni locali CasaClima sia di quelle internazionali Leed e Well.
Incarichi certi e ampia partecipazione con il bando-tipo
Fondazione Inarcassa ha collaborato con Alperia alla stesura del bando e allo svolgimento del concorso, sfruttando il bando-tipo già sperimentato con diverse competizioni (tra queste il concorso per la ricostruzione di città della scienza a Napoli), che prevede due gradi, incarichi certi per lo sviluppo della progettazione, apertura alla partecipazione dei giovani e possibilità per i partecipanti al secondo grado di costituire un raggruppamento e integrare il team con altre professionalità, in modo da soddisfare i requisiti tecnico-organizzativi necessari per far fronte all’incarico in palio. Il costo netto di costruzione stimato ammonta a 16,5 milioni di euro. Il corrispettivo per gli incarichi successivi al concorso, da assegnare con procedura negoziata, supera i due milioni di euro. Da quanto riferiscono i progettisti l’incarico sarà firmato in questi giorni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

09/10/2019 – Diritto 24

L&B Partners Avvocati Associati con il gruppo Ori Martin per un long-term corporate PPA connesso ad un impianto fotovoltaico di 53MW in market parity

Milano, 7 ottobre 2019 – L&B Partners Avvocati Associati, ha assistito il gruppo Ori Martin, primario player attivo nel mercato siderurgico, nella negoziazione e sottoscrizione di un contratto di PPA di lunga durata sottoscritto con la società Dxt Commodities SA in relazione all’energia elettrica che sarà prodotta da un impianto fotovoltaico in regime di “market parity” con potenza complessiva di circa 53 MW in fase di costruzione in Sardegna di titolarità di Kgal Group.

L&B Partners ha agito con un team composto dal counsel Andrea Semmola e dal senior associate Giuseppe Candela, con la supervisione del managing partner Michele Di Terlizzi.

Tale operazione rappresenta un fondamentale tassello per lo sviluppo del mercato dei long-term corporate PPA. Uggero de Miranda, presidente di Ori Martin, ha dichiarato “siamo soddisfatti ed entusiasti nell’essere dei pionieri nel mercato dei corporate PPA; tale complessa tipologia contrattuale rappresenta un interessante ed utile strumento per le imprese per la stabilizzazione del costo dell’energia sul medio-lungo periodo; siamo orgogliosi di contribuire allo sviluppo delle energie rinnovabili in Italia: un parco fotovoltaico da 53 MW sarà realizzato grazie al fatto che ORI Martin acquista una parte significativa dell’energia prodotta. Ringraziamo DXT e KGAL per l’efficace e lungimirante sintonia strategica”.

ORI Martin S.p.A è a capo di un gruppo attivo da anni nella produzione di acciai di qualità, prevalentemente destinati al settore automotive e alla meccanica in generale; Kgal Group è leader nel settore degli investimenti a lungo termine nei settori dell’energia e delle infrastrutture con un volume di investimento pari a € 21.5 miliardi e 87’000 investitori mentre DXT Commodities S.A. è un trader svizzero operante a livello internazionale e specializzato in commodities del settore energetico ed è leader in Italia nel dispacciamento di energia rinnovabile con oltre 3’500 MW di impianti gestiti.

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