Rassegna stampa 30 settembre 2019

27/09/2019 – Corriere della Sera
Iren, un piano di rilancio da 3,3 miliardi

Energia
Da leader locale a operatore nazionale: Iren punta a crescere. La multiutility attiva nei territori di Torino, Genova, Reggio Emilia, Parma, Piacenza, Vercelli e La Spezia ha presentato un nuovo piano industriale che prevede al 2024 investimenti per 3,3 miliardi (300 milioni in più del piano precedente), un margine operativo lordo di 1,07 miliardi e un utile di 300 milioni a fine periodo. Il dividendo per il 2019 sarà di 9,2 centesimi ad azione (+10%), con una crescita successiva del 10% annuo fino ad arrivare a 14,9 centesimi nel 2024. L’ amministratore delegato Massimiliano Bianco ha spiegato che «l’ obiettivo del piano è quello di rafforzare il profilo industriale del gruppo, investendo nella crescita, nell’ efficienza dei processi e nell’ efficienza operativa». La cessione, la scorsa settimana, della quota nel rigassificatore di Livorno Olt ha liberato risorse che Iren intende usare per nuove acquisizioni. Sta guardando a una joint venture con la valdostana Cva, molto forte nell’ idroelettrico, e a Sorgenia. «Per la nostra natura e la nostra vocazione geografica Cva è il nostro target numero uno – ha detto Bianco – ma potrebbero essere due deal complementari», da un lato l’ idro e dall’ alto impianti a gas molto flessibili. Fr. Bas.

27/09/2019 – Corriere della Sera
Subappalti, la Ue cancella il tetto del 30%

La Lente
Il braccio di ferro va avanti dal 2016. Ora una sentenza della Corte Europea fissa un punto fermo, stabilendo l’ illegittimità della norma italiana che nel settore dei lavori pubblici impone alle imprese il divieto di assegnare ad altre ditte subappalti per un importo oltre il 30% del valore del contratto di appalto. Il tetto è stato introdotto tre anni fa nel codice degli appalti, con l’ obiettivo di evitare e arginare eventuali infiltrazioni criminali nel mercato delle opere pubbliche. Una scelta del legislatore finita in collisione con l’ esigenza delle imprese di organizzare i fattori produttivi in piena autonomia e libertà, la norma cozza inoltre con il principio di consentire anche alle aziende più piccole e meno strutturate di partecipare ai bandi per i lavori pubblici. Una forma, insomma, di limitazione della competizione. Libertà di impresa e di concorrenza in nome delle quali l’ Ance (Associazione dei costruttori) ha fatto ricorso a Bruxelles per chiedere di intervenire. La Commissione ha ravvisato la violazione della direttiva Ue sugli appalti e già nel 2018 ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’ Italia. Nel frattempo, all’ inizio dell’ estate il decreto Sblocca cantieri ha portato il limite dal 30 al 40% per il subappalto. La sentenza della Corte Ue mette dunque fine al braccio di ferro e il governo dovrà adeguare la legge, rimuovendo il tetto. ANDREA DUCCI

27/09/2019 12.09 – Quotidiano Enti Locali e Pa

Illegittima la proroga reiterata del servizio in attesa della gara d’ambito

È illegittima l’ordinanza contingibile e urgente del Comune che dispone la proroga del servizio di igiene urbana in capo a un’impresa affidataria senza gara, nelle more dell’individuazione del nuovo gestore con procedura competitiva in corso da parte dell’Autorità d’ambito.Conla sentenza n. 1483/2019 il Tar della Puglia, ha assegnato stretti margini alla possibilità di ricorrere alla proroga per l’affidamento del servizio anche per i servizi pubblici di vitale importanza per il territorio, come appunto quello della raccolta rifiuti.Il Tribunale amministrativo pugliese ha annullato l’ordinanza impugnata per il fatto che l’ente ha reiterato la proroga del contratto in essere per un ulteriore anno dopo il primo, senza aver espletato una «gara ponte» biennale in attesa dell’avvio del servizio unitario. Così facendo il Comune ha trasformato l’istituto della proroga da strumento eccezionale a mezzo ordinario di affidamento del servizio, incorrendo così in una violazione dei principi di tutela della concorrenza e del divieto di affidamento diretto degli appalti. Le norme di riferimento Questa linea di estremo rigore è stata seguita dal collegio nonostante alcuni riferimenti normativi che consentono la proroga del contratto in circostanze particolari, e nello specifico:• l’articolo 106, comma 1, del Dlgs 50/2016, secondo cui «la proroga [se prevista nel bando e nei documenti di gara] è limitata al tempo strettamente necessario alla conclusione delle procedure necessarie per l’individuazione di un nuovo contraente. In tal caso il contraente è tenuto all’esecuzione delle prestazioni previste nel contratto agli stessi prezzi, patti e condizioni o più favorevoli per la stazione appaltante»;• rispetto al servizio di igiene ambientale, l’articolo 204 del Dlgs 152/2006 (codice dell’ambiente), nella delicata fase di transizione verso la gestione del servizio unitario, dispone che «i soggetti che esercitano il servizio, anche in economia (…) continuano a gestirlo fino all’istituzione e organizzazione del servizio di gestione integrata dei rifiuti da parte delle Autorità d’ambito». Quest’ultimo disposto, lasciano intendere i magistrati, non può essere invocato ad nutum per legittimare la prosecuzione di gestioni irregolari, ma presuppone sempre un titolo giuridico legittimo che consenta di continuare la gestione esistente fino alla data di affidamento del servizio a livello unitario. Il supporto normativo per la decisione si estende anche a livello regionale, dacché la Puglia con la legge regionale 24/2012 non si è limitata a prevedere che il servizio di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti solidi urbani deve essere affidato dai Comuni «in forma associativa», ma ha altresì disposto che nel frattempo «i Comuni possono procedere ad affidare singolarmente i servizi di raccolta, spazzamento e trasporto dei rifiuti mediante contratti di durata biennale aventi clausola di risoluzione immediata in caso di avvio del servizio unitario» (articolo 24), con l’onere quindi di espletare una «gara ponte» per non rimanere sforniti, nelle more dell’avvio del servizio unitario affidato a seguito della «gara accentrata», del servizio di igiene urbana. La decisione In questo contesto, il collegio afferma che «l’ordinanza impugnata (…) è illegittima nelle parti in cui non ha contestualmente disposto l’espletamento della “gara-ponte” e non ha assoggettato la disposta proroga a risoluzione anticipata ed immediata nel caso di avvio del servizio unitario ovvero, se anteriore, di avvio del servizio a seguito di “gara ponte”». Di conseguenza, il Tar ha annullato l’ordinanza impugnata e ora il Comune, per ripristinare la legittimità amministrativa, dovrà reiterare la proroga per lo stretto tempo necessario all’espletamento di una gara ad hoc volta ad affidare il servizio rifiuti sul proprio territorio, in attesa dell’avvio della nuova gestione a livello unitario.

27/09/2019 – Italia Oggi
Certificato esecuzione lavori prima del bando

Delibera Anac sull’ affidamento dei lavori sotto i 150 mila
Anche per lavori di importo inferiore ai 150 mila euro la prova dell’ avvenuta realizzazione dei lavori analoghi nel quinquennio va fornita con un certificato di esecuzione lavori (Cel) emesso prima della pubblicazione del bando di gara; l’ analogia va valutata in concreto e non con la mera corrispondenza rispetto alle categorie Soa. Lo ha affermato l’ Autorità nazionale anticorruzione (Anac) nel parere del 17 luglio 2029, n. 698. La vicenda concerneva una gara in cui un concorrente aveva dichiarato di avere eseguito, nel quinquennio precedente, lavori analoghi per una stazione appaltante. Era poi accaduto che, in sede di verifica del possesso del richiamato requisito, la stazione appaltante avesse constatato che i lavori, anche se eseguiti nel quinquennio precedente alla pubblicazione del bando della presente gara, risultassero certificati con certificato di esecuzione dei lavori emesso solo dopo la data di pubblicazione del bando (e di scadenza del termine per la presentazione delle offerte). Da qui l’ esclusione. Vi era anche un problema di diversa categoria del certificato rispetto a quanto richiesto nel bando, ma il punto fondamentale riguardava la validità della dichiarazione in relazione al Cel emesso dopo l’ avvio della gara. In particolare, veniva chiesto ad Anac se il requisito di cui all’ art. 90 comma 1, lett. a), dpr n. 207/2010 dovesse intendersi conseguito all’ atto dell’ effettiva ultimazione dei lavori o all’ atto dell’ emissione del certificato di regolare esecuzione e-o collaudo e se il Rup della stazione appaltante possa entrare nel merito della declaratoria della categoria delle lavorazioni eseguite e attestate in un precedente Cel, emesso da un’ altra amministrazione, scorporando le attivita che tecnicamente e oggettivamente rientrano in un’ altra categoria. I giudici hanno confermano la legittimità dell’ esclusione dell’ impresa precisando che solamente l’ operatore economico che sia in possesso, al momento della presentazione della domanda, del certificato esecuzione lavori puo dichiarare il possesso del requisito, poiche solo quell’ impresa e in grado di comprovarlo. La normativa conduce infatti ad affermare che l’ impresa acquisisce il requisito tecnico organizzativo, costituito dall’ aver svolto lavori per un certo importo in una certa categoria, col rilascio del certificato di esecuzione lavori, poiche in esso si da atto dell’ avvenuta esecuzione in maniera regolare e con buon esito dei lavori, nonche del risultato delle contestazioni reciprocamente mosse dalle parti contrattuali in seguito all’ esecuzione dei lavori. «In ultimo, allora, il requisito dell’ esecuzione dei lavori coincide con quello del possesso del certificato di esecuzione dei lavori». Infine, per la valutazione inerente l’ analogia l’ Anac ha chiarito che per appalti di valore inferiore ai 150 mila euro i lavori eseguiti non possono che avere caratteristiche similari a quelle che connotano i lavori da affidare, seppure non esprimibili in termini di categoria secondo il sistema unico di qualificazione, dal momento che quest’ ultimo non riguarda gli appalti di importo pari o inferiore a 150mila euro. © Riproduzione riservata.

27/09/2019 – Italia Oggi
Slocca cantieri, caos regioni

Governo Conte 2 contro le leggi, come quella siciliana, che violano il codice appalti
Provincia di Bolzano: opere sotto il mln senza validazione
Il governo prova a frenare le leggi regionali in violazione del codice appalti, ma intanto si susseguono le norme in dissonanza con la normativa statale: da un lato il governo impugna la legge siciliana, dall’ altro la provincia autonoma di Bolzano legifera in palese contrasto con lo stesso codice appalti. È quanto sta accadendo in queste ultime settimane, dopo che il consiglio dei ministri ha impugnato la legge regionale della Sicilia del 19 luglio 2019, n. 13 (il collegato al ddl n. 476 «Disposizioni programmatiche e correttive per l’ anno 2019-legge di stabilità regionale 19 luglio 2019, n. 13»), nella parte che ha modificato le modalità di gara ed i metodi di aggiudicazione dei lavori pubblici. Si tratta, in particolare, dell’ articolo 4 della legge regionale che dispone in primo luogo che, in Sicilia, le stazioni appaltanti sono tenute a utilizzare il criterio del minor prezzo, per gli appalti di lavoro di importo pari o inferiore alla soglia comunitaria, quando l’ affidamento degli stessi avviene con procedure ordinarie, sulla base del progetto esecutivo. La normativa regionale prevede inoltre che la soglia di aggiudicazione è individuata dalla media aritmetica dei ribassi percentuali di tutte le offerte ammesse, con accantonamento del 10%, sia delle offerte di maggiore ribasso che di quelle di minor ribasso, indipendentemente dalla presenza di più offerte aventi identico ribasso a cavallo del taglio delle ali. Se il valore dato dal calcolo del 10% è con la virgola, tale valore è arrotondato all’ unità superiore. Se poi la seconda cifra dopo la virgola della somma dei ribassi offerti dei concorrenti, ammessi dopo il taglio delle ali, è dispari, la media è incrementata percentualmente di un valore pari alla prima cifra dopo la virgola della somma dei ribassi offerti dai concorrenti ammessi dopo il taglio delle ali. Qualora invece la prima cifra dopo la virgola è uguale a zero, la media resta invariata. Il comma 2 della disposizione stabilisce quindi che la gara è aggiudicata all’ offerta che eguaglia tale soglia o che più si avvicina, per difetto, a quest’ ultima. Nel caso in cui la media decrementata risulti inferiore all’ offerta di minor ribasso ammessa alla gara, la gara è aggiudicata a quest’ ultima. La disposizione, che finisce per incidere sulle modalità di scelta del contraente, intervenendo in materia di tutela della concorrenza, ambito più volte definito dalla giurisprudenza costituzionale di competenza esclusiva statale sarebbe entrata in vigore il 30 settembre se il governo non avesse deciso, nel primo consiglio dei ministri del governo Conte 2 di impugnare la norma di fronte alla Corte costituzionale. E la regione isolana risulta anche «recidiva»: nel 2016 la Corte costituzionale (sentenza n. 263) aveva dichiarato illegittimi alcuni commi della legge n. 12 del 2011, introdotti dalla legge n. 14 del 2015 che avevano introdotto autonomi criteri di valutazione ed esclusione rispetto alla normativa nazionale (nella specie il vecchio codice degli appalti, dlgs 163/2006) con un meccanismo analogo alla norma adesso di nuovo impugnata. Di recente poi è stata la provincia autonoma di Bolzano a inserire un nuovo comma nell’ articolo 15 della legge n. 16 del 2015 prevedendo che «per la progettazione di opere di importo inferiore a un milione di euro la verifica e la validazione non sono necessarie». Al di là della palese differenza rispetto alla norma nazionale che non contiene questa esclusione per la verifica dei progetti, andrebbe compresa la ratio dell’ intervento legislativo: in particolare, qualcuno dovrebbe spiegare perché un’ opera pubblica da 950 mila euro, magari di particolare delicatezza sotto il profilo della sicurezza, non dovrebbe essere soggetta a validazione. © Riproduzione riservata.

27/09/2019 – Italia Oggi
Mini enti, semplificazioni tradite

L’ ultima tegola è stata la decisione di Arconet sulla contabilità economico-patrimoniale
Dopo tanti proclami restano soggetti a quasi tutti gli oneri
Piccoli comuni, semplificazioni con il contagocce. Dopo anni di proclami, i mini enti restano soggetti a quasi tutti gli adempimenti più gravosi che riguardano le amministrazioni medio-grandi. L’ ultima tegola è stata la decisione di Arconet di negare la possibilità di tenere in formato light della contabilità economico-patrimoniale ai municipi che nel rendiconto 2018 hanno optato (in attesa di una proroga che, come spesso accade, è arrivata a tempo scaduto) per la versione completa. Ma anche per gli altri, la deregulation è davvero minima, vista la necessità di incrociare ben quattro ordini di dati: a) quelli dell’ inventario aggiornato alla data del 31 dicembre 2019; b) quelli del rendiconto 2019; c) quelli dell’ ultimo conto del patrimonio approvato; d) dati extracontabili. In ogni caso, al momento la misura vale solo per un anno, mentre dal rendiconto 2020 (quindi di fatto entro il 30 aprile 2021) bisognerà mettersi al passo degli altri. Per la contabilità economico-patrimoniale, per fortuna gli uffici finanziari potranno avvalersi di un file excel che dovrebbe consentire di aggregare in modo automatico le voci del piano patrimoniale e di raccordarle a quelle dello stato patrimoniale 2019. Tale scelta sembra ispirata alla necessità di evitare l’ effetto perverso che si è verificato, invece, per il Dup. Per questo adempimento, di cui da anni si chiede inutilmente, se non la cancellazione, almeno un profondo restyling, molti enti hanno deciso di non avvalersi dei modelli semplificato e super semplificato, in quanto le software houses non sempre li hanno implementati nei loro sistemi operativi. Il che avrebbe costretto a estrapolare i dati finanziari a mano dai gestionali e riportarli nel documento. Meglio è andata sul fronte del bilancio consolidato, dove dall’ obbligo si è passati alla facoltà di redigerlo. Con una deroga che, in questo caso, non è temporanea, ma a regime , anche se solo al di sotto della soglia critica dei 5.000 abitanti. Ma è la vigente disciplina contabile nel suo complesso che meriterebbe di essere alleggerita dalle troppe zavorre, che l’ hanno portata a raggiungere (non solo per i mini enti) livelli di complessità difficilmente tollerabili, con regole che per di più cambiano di continuo. Le ultime modifiche sembrano destinate a rafforzare ulteriormente la già elevata (e talora eccessiva) analiticità dei preventivi e dei rendiconti. In base ai principi generali, il sistema dovrebbe ispirarsi al principio di chiarezza, che postula una classificazione leggibile delle voci finanziarie, economiche e patrimoniali. Chiunque maneggi oggi un bilancio di un ente locale difficilmente potrà riscontrare questi requisiti. Le decine di allegati obbligatori forniscono una visione ostica anche agli addetti ai lavori, sommersi da un diluvio di informazioni di dubbia utilità ed attendibilità. Fissare l’ asticella troppo in alto, infatti, significa inevitabilmente abbassare la qualità media dei dati, specialmente in quei numerosi enti privi di un’ adeguata struttura organizzativa. Il corpus del dlgs 118/2011 somiglia sempre di più ad una vettura di Formula 1 alla cui guida devono sedersi quasi sempre piloti dotati al massimo della patente B. Ed è quasi paradossale che il verbale della commissione Arconet che descrive le ulteriori novità in cantiere si apra con un riferimento esplicito all’ imminente apertura di un nuovo tavolo per alleggerire gli adempimenti a carico dei piccoli comuni. Occorrerebbe ammettere che il meccanismo di delegificazione previsto dal decreto come strumento di flessibilizzazione ha portato ad una sorta di bulimia normativa, che non a caso ha prodotto ben undici correttivi in meno di quattro anni di applicazione effettiva della riforma: una media di quasi tre correttivi all’ anno! È successo anche in questo ambito quanto verificatosi con la normativa sugli appalti, secondo un modello che non a caso è in corso di superamento. Se non si vuole arrivare ad avere bilanci incomprensibili anche per chi è chiamato a redigerli e approvarli forse sarebbe opportuna anche qui una pausa di riflessione. © Riproduzione riservata. MATTEO BARBERO

27/09/2019 – Italia Oggi
Scoprire chi è in gara non influenza l’ offerta

sopralluogo non viola la segretezza
In una gara d’ appalto l’ avvenuta conoscenza dei concorrenti in occasione del sopralluogo non viola principi di segretezza di cui all’ articolo 53, comma 2 del codice appalti. Lo ha affermato il Consiglio di stato, sezione terza, con la pronuncia del 4 settembre 2019, n. 6097 in relazione a una gara per la quale la lex specialis aveva previsto che «la richiesta di sopralluogo deve essere inoltrata, tramite un portale della stazione appaltante utilizzando la funzionalità Chiarimenti con l’ indicazione del nominativo e della qualifica della persona incaricata del sopralluogo» e, al precedente punto 2.6.1., aveva anche chiarito che «le risposte a eventuali quesiti in relazione alla presente gara saranno pubblicate sul portale». In primo grado era stato già chiarito che le richieste di sopralluogo e le relative risposte sarebbero state pubblicate sul portale, in base alle previsioni appena richiamate, senza prescrizione di anonimato. Il Consiglio di stato ha respinto il ricorso. Ad avviso del collegio, secondo la stessa prospettazione dell’ appellante, la sola conoscenza dei nominativi dei partecipanti al sopralluogo può influenzare negativamente la presentazione delle offerte «sicché delle due l’ una: o l’ effetto perturbatore della gara è immediato, con la conseguenza che le previsioni della lex specialis dovevano essere immediatamente impugnate, o non sussiste perché la presentazione delle offerte non può essere influenzata dalla mera conoscenza dei nominativi delle imprese che hanno chiesto di partecipare al sopralluogo prima e con il mero intento di partecipare alla gara». Nel merito, quindi, la mera conoscenza dei nominativi dei soggetti che hanno chiesto di effettuare il sopralluogo nelle procedure aperte non rileva poiché la richiesta di sopralluogo o la proposizione di quesiti circa le sue modalità alla stazione appaltante, «non costituisce elemento infallibilmente sintomatico anche per altri soggetti eventualmente interessati a partecipare, di certa futura partecipazione alla gara né, ancor meno, immediata manifestazione di volontà partecipativa o forma equipollente di offerta». © Riproduzione riservata.

27/09/2019 – Italia Oggi
Subappalti, bocciata l’ Italia

Lo ha stabilito la Corte di giustizia europea. Soddisfazione dai costruttori edili
Il limite nazionale del 30% viola la normativa Ue
Il limite italiano al subappalto viola le norme Ue. Secondo la Corte di giustizia della Ue (sentenza C-63/18 di ieri) la normativa italiana in materia di appalti pubblici, secondo la quale il subappalto non può superare il 30% dell’ importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture, non è in linea con le normative europee. «La direttiva Ue 2014/24/Ue del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014 sugli appalti pubblici» deve essere interpretata nel senso che «osta a una normativa nazionale», come quella italiana «che limita al 30% la parte dell’ appalto che l’ offerente e’ autorizzato a subappaltare a terzi», scrive la Corte nella sentenza che riguarda la causa della Vitali contro Autostrade per l’ Italia. L’ Ance, l’ Associazione nazionale dei costruttori edili, ha espresso soddisfazione per una decisione che conferma la tesi sostenuta dall’ Ance stessa, sin dall’ entrata in vigore del Codice appalti del 2016 con un esposto presentato alla Commissione europea, «che vede in questa norma una grave violazione della libertà di organizzazione d’ impresa incompatibile con le direttive Ue sugli appalti. La sentenza è solo l’ ultimo degli atti, culminato nella procedura d’ infrazione di gennaio di quest’ anno, con cui l’ Europa richiama il nostro Paese a rispettare le regole comunitarie a difesa della concorrenza. A livello europeo, infatti, non sono ammesse restrizioni, in via generale e astratta, al subappalto come invece è attualmente previsto nell’ ordinamento italiano, anche dopo le modifiche dello Sbloccacantieri». «Questa sentenza chiarisce, una volta per tutte, la correttezza delle posizioni che l’ Ance ha sempre, con trasparenza, portato avanti in tutte le sedi istituzionali», commenta il presidente dell’ Ance, Gabriele Buia. «Non è più rinviabile un intervento complessivo del legislatore per allineare la normativa italiana a quella europea a tutela di tutte le tipologie d’ impresa, nessuna esclusa». Nel passaggio chiave la sentenza dice che è contrario al direttive europee qualsiasi limite che vieti «in modo generale e astratto il ricorso al subappalto che superi una percentuale fissa dell’ appalto pubblico». Più in dettaglio la Corte non nega che l’ Italia, come gli altri Stato europei, possano rendere più rigidi i paletti previsti dalle direttive europee con l’ obiettivo di combattere le infiltrazioni criminali negli appalti pubblici. «Tuttavia anche supponendo che una restrizione quantitativa al ricorso al subappalto possa essere considerata idonea a contrastare siffatto fenomeno, una restrizione come quella di cui trattasi nel procedimento principale eccede quanto necessario al raggiungimento di tale obiettivo». © Riproduzione riservata.

27/09/2019 – Italia Oggi
Whistleblowing con sanzione

Delibera dell’ Anac, la prima a fissare una ammenda in applicazione della legge 179
Dipendente punito per denuncia: 5 mila al dirigente
Arriva la prima sanzione pecuniaria contro il firmatario di provvedimenti ritorsivi adottati nei confronti di un whistleblower, ovvero del dipendente che si fa carico di denunciare comportamenti illeciti. A irrogare la multa, con delibera 782/20198, l’ Anac, a cui la legge a tutela del lavoratore che segnala irregolarità affida il potere, esercitato appunto per la prima volta da quando le norme della legge 179/2017 sono entrate in vigore (fine 2017). I fatti, fa sapere l’ Authority anticorruzione, riguardano un whistleblower, «operante in un comune campano» che era stato punito per aver fatto la segnalazione. La multa, di 5 mila euro, è stata fatta direttamente al dirigente che aveva attuato la ritorsione. La vicenda Il whistleblower aveva denunciato per abuso d’ ufficio e omissione di atti d’ ufficio i componenti dell’ Ufficio procedimenti disciplinari, di cui lui stesso faceva parte. Nelle settimane successive alla denuncia sporta presso l’ Autorità giudiziaria, il dirigente era stato sospeso dal servizio per dieci giorni e in seguito per altri 12 giorni, in entrambi i casi con la contestuale privazione della retribuzione. Dopo l’ esame della vicenda e l’ audizione di due componenti dell’ Ufficio procedimenti disciplinari, l’ Anac ha ritenuto pretestuose e ritorsive le motivazioni alla base delle contestazioni, sanzionando il firmatario dei provvedimenti. Alla base della contestazione non un caso singolo ma – secondo la ricostruzione del whistleblower riportata nella decisione dell’ Autorità – «la gestione complessiva dei procedimenti disciplinari condotti in quegli anni» dall’ ufficio in questione. L’ Anac innanzitutto ha proceduto a qualificare il «segnalante» come whistleblower, che non è colui che denuncia in forma anonima ma proprio chi si identifica. È infatti da qui che nasce la necessità di tutelarlo. Quanto all’ interesse che muove la segnalazione, la legge non richiede che si badi esclusivamente alla p.a. Trovano salvaguardia pure gli interessi privati che coincidono e che si integrano con quello pubblico. A seguito di quella che l’ Anac stessa definisce «una lunga istruttoria» si è accertato il carattere ritorsivo dei provvedimenti adottati nei confronti del whistleblower. Si è quindi verificato se c’ era «la volontà di punirlo per aver segnalato». E per l’ Autorità la «superficialità dei ragionamenti giuridici condotta dall’ Ufficio per i procedimenti disciplinari», la «grossolanità degli errori commessi nell’ interpretazione del codice di comportamento nonché nell’ inquadramento della figura del whistleblower deve essere valutata come elemento idoneo a ritenere provato in via indiziaria il dolo ritorsivo». Ciò insieme «ad altri elementi fattuali» ha portato a infliggere la sanzione. Ammenda, che come detto, non risulta a carico dell’ amministrazione ma della persona responsabile degli atti ritorsivi. L’ ammontare della multa si è fermato al grado più basso, appunto 5 mila euro (il massimo previsto in questi casi è di 30 mila). Le reazioni «Grazie alla legge della collega Francesca Businarolo possiamo proteggere davvero chi segnala illeciti sul lavoro. Una misura concreta del M5s per la lotta alla corruzione nella p.a.», afferma su Twitter Fabiana Dadone, ministro della pubblica amministrazione. E secondo la stessa Businarolo, presidente della Commissione giustizia della Camera e prima firmataria della legge che ha introdotto il whistleblowing nel nostro ordinamento, «la legge sui segnalatori di illeciti sta funzionando bene, grazie all’ impegno dell’ Anac. Come avevamo previsto, è utile la parte sanzionatoria nei confronti delle ritorsioni di chi si rende testimone di un illecito. C’ è ancora molto da fare per attuare le norme nel settore privato ma già grandi aziende hanno avviato questa pratica». © Riproduzione riservata. GIOVANNI GALLI

28/09/2019 – La Gazzetta del Mezzogiorno (ed. Basilicata)
«Acqua, ora serve un piano per il Sud»

RISORSA IDRICA TECNOLOGIA E INVESTIMENTI
«Acqua, serve un grande piano per il Mezzogiorno basato su innovazione tecnologica e investimenti». Segnali positivi emergono dalla recente pianificazione (2016-2019), che prevede per il Sud un investimento pro -capite di 65 euro per abitante l’ an no, a fronte dei 55 euro del Centro -Nord. Acquedotto Lucano, grazie alla collaborazione della Regione, ha predisposto un piano di ristrutturazione supportato da investimenti. «Il tema dell’ acqua – ha riferito l’ amministratore unico di AL, Giandomenico Marchese – va analizzato e considerato nel suo insieme, anche nelle problematiche di gestione, manutenzione e investimento ad esso connesse. Per costruire un sistema idrico resiliente occorre mettere in campo strategie innovative». «Al Sud – ha spiegato il presidente di Utilitalia, Giovanni Valotti – il comparto dei servizi di pubblica utilità produce un fatturato di oltre quattro miliardi, realizza investimenti per circa mezzo miliardo e impiega oltre 25 mila addetti: si tratta di un settore decisivo per la qualità della vita». Per Andrea Guerrini, componente del Collegio di Arera, «l’ Autorità, pur in mancanza di una delibera quadro, sta già lavorando molto sul tema della regolazione per la sostenibilità». Il segretario confederale della Cisl, Andrea Cuccello, invece, ha detto:«Siamo contrari al progetto di riforma Daga e per un sistema industriale di gestione dell’ acqua attraverso cui si possono ottenere i giusti investimenti e adeguati servizi». Il sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Salvatore Margiotta, ha detto: «C’ è la necessità di elementi di innovazione tecnologica, digitalizzazione e efficienza energetica nella gestione dei processi per evitare lo spreco di quantità e di qualità della risorsa idrica. In particolare, con l’ utilizzo dei sistemi “smart meetering”, già avviato da AL, si potrà procedere a una migliore gestione dei contatori. [e.s.]

29/09/2019 – Il Mattino
Giallo consulenze e caos spazzatrici Asìa è al collasso

IL CASO Luigi Roano Il commissariamento di Asìa voluto dal sindaco Luigi de Magistris: iniziano a trapelare le prime indiscrezioni sul perché il management sia finito sotto accusa in maniera così pesante. E sul perché l’ ex pm abbia creato una cabina di regia con dentro tre big dell’ amministrazione: il vicesindaco e assessore al Bilancio Enrico Panini, l’ assessore all’ Ambiente Raffaele Del Giudice e il braccio destro dell’ ex pm Attilio Auricchio, direttore generale del Comune. MISTERO SPAZZATRICI Sul tavolo della cabina di regia arriveranno a inizio della prossima settimana i dossier richiesti al management composto dall’ amministratore unico Francesco Iacotucci e dal direttore generale Francesco Mascolo. Chiarimenti riguardo l’ acquisto di 5 spazzatrici elettriche in luogo di 4 camion utili alla raccolta di rifiuti ingombranti e si sa che a Napoli – anche per l’ inciviltà dei cittadini – c’ è l’ abitudine di gettare di fianco ai cassonetti di tutto: materassi, mobili, divani. Questo materiale non può essere caricato dai camion che raccolgono il sacchetto dell’ indifferenziata e quindi resta in strada per giorni e giorni dando l’ immagina di una città svilita. Si tratta – giusto sottolinearlo – di domande poste ai manager che dovranno rispondere al più presto. I quali oltre a motivare la scelta di optare per le spazzatrici – oggettivamente lo spazzamento a Napoli è pietoso e ci può stare – dovranno rendere conto del perché le spazzatrici stesse sono chiuse in officina da tempo per riparazioni. Stando a quello che trapela dalla stessa Asìa, sembrerebbe che le spazzatrici siano state utilizzate su strade poco adatte, in salita, e questo avrebbe provocato la rottura dei motori. Vero? Falso? Certo è che de Magistris vuole andare fino in fondo e vederci chiaro. LE ERBACCE In questi mesi di grande calura sono arrivate tantissime segnalazioni ad Asìa per diserbare i giardini e gli spazi verdi, una richiesta partita anche dall’ amministrazione. Palazzo San Giacomo da mesi chiede un piano che non è mai arrivato, così si spiegherebbero anche le parole del sindaco a proposito del poco decoro. L’ erba alta e bruciata dal sole è una calamita per i parassiti e gli insetti e non ha giovato all’ immagine di Napoli e alla salute dei napoletani rimasti in città nella caldissima estate appena finita. LE DISTRAZIONI Iacotucci – in quanto amministratore della terza azienda d’ Italia che si occupa di igiene urbana – è membro di diritto nella giunta esecutiva di Utilitalia, ovvero la Federazione che riunisce le aziende operanti nei servizi pubblici dell’ acqua, dell’ ambiente, dell’ energia elettrica e del gas, rappresentandole presso le istituzioni nazionali ed europee. Iacotucci è anche membro del consiglio direttivo della sezione ambiente e questo doppio impegno lo avrebbe portato spesso a essere a Roma. Incarichi legittimi che secondo malelingue lo avrebbero allontanato troppe volte dall’ azienda in momenti di crisi. Di qui la decisione del sindaco di piazzare in Asìa entro poche settimane Daniele Fortini, Carlo Lupoli e Gianfranco Iodice, tre ritorni alla base dopo 8 anni. Con la partita del commissariamento non ancora chiusa potrebbe essere protagonista anche NapoliServizi dove il dg, Ciro Turiello, è molto esperto sulla questione dei rifiuti. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

29/09/2019 – La Stampa
Quattro anni di ritardi e rinvii L’ odissea del viadotto “Imera 1”

La Palermo-Catania spezzata da un buco di 270 metri . Già costati 11 milioni, i lavori sono ancora in corso
fabio albanese Catania A quattro anni e mezzo un viadotto di 2370 metri dell’ autostrada Palermo-Catania è chiuso al traffico. Anzi, da 4 anni, 270 metri di quel viadotto non esistono più: abbattuti con l’ esplosivo in attesa della ricostruzione. È il viadotto «Imera 1», tra le uscite di Scillato e Tremonzelli, in direzione Catania. La ricostruzione a opera dell’ Anas, che gestisce l’ autostrada, va a rilento e l’ altro giorno il governatore della Sicilia Nello Musumeci, a Genova per il Salone nautico, ha osservato: «Per il ponte Morandi è stata effettuata la prima gettata di cemento, mentre in Sicilia dopo quattro anni il ponte Imera è ancora nelle fantasie dei vertici dell’ Anas». Un atto d’ accusa per un’ opera, ma che in realtà nella visione della Regione Sicilia riguarda l’ intera gestione delle infrastrutture nell’ isola, strade e ferrovie. La stessa autostrada Palermo-Catania, 192 chilometri che attraversano il cuore della Sicilia e collegano le due città dell’ isola, è ormai da anni un cantiere sempre aperto perché l’ Anas, dopo oltre 40 anni dall’ entrata in funzione della strada, ha avviato un mega piano di restyling da 870 milioni di euro. In quel piano non c’ è l’«Imera 1», non perché non serva subito la ricostruzione ma perché per questo viadotto era stata predisposta una corsia preferenziale. Per ora auto e camion che viaggiano da Palermo a Catania lasciano l’ autostrada all’ uscita di Scillato e rientrano 5 chilometri più avanti, dopo aver percorso un passaggio aperto nel novembre 2015, 7 mesi dopo la chiusura del viadotto e gli innumerevoli disagi che il blocco del principale asse viario dell’ isola aveva provocato. Era accaduto che nel pomeriggio del 10 aprile del 2015 il viadotto «Imera 1» era stato investito da una frana, staccatasi da una montagna che costeggia quel tratto di autostrada. Frana in realtà antica, nel senso che l’ instabilità di quel punto era nota dagli anni ’70, quando fu costruita l’ arteria, ma questa volta si era mossa più del solito investendo tre pile del viadotto, disarticolandolo e facendolo appoggiare sulla corsia opposta. La chiusura della strada era stata immediata. C’ era voluto un anno per decidere che l’ altra corsia non era stata compromessa e poteva dunque essere riaperta al traffico. Un mese dopo l’ apertura della bretella, fu anche abbattuto con l’ esplosivo il viadotto danneggiato, operazione propedeutica alla ricostruzione con criteri diversi: campate in acciaio invece e nuove pile più distanti dalla linea della frana. Appalto da 11 milioni di euro, durata 570 giorni. Solo che per consegnare i lavori al raggruppamento di imprese, l’ Anas ha impiegato altri due anni e mezzo, utilizzati anche per monitorare la frana, espropriare alcuni terreni, progettare. La data di consegna del nuovo «Imera 1» è poi silittata più volte: «Quella nuova non ci è stata ancora comunicata», allargano le braccia all’ assessorato alle Infrastrutture che continua a pressare l’ Anas. Il fine lavori si aspettava per settembre 2019, poi si è parlato di dicembre, ora si parla di fine primavera-inizio estate 2020, cinque anni dopo cioè quella maledetta frana. Il cantiere è stato aperto il 15 maggio 2018. A oggi, è ben lontano dalla chiusura: «Il cronoprogramma originario relativo al varo dell’ impalcato è in fase di aggiornamento per sopravvenute difficoltà finanziarie del fornitore delle travi metalliche, che ha presentato istanza di concordato – si giustifica l’ Anas -. La fornitura delle travi, comunque, non si è interrotta». È accaduto che la ditta incaricata di fornire il materiale in ferro, 1300 tonnellate, è in difficoltà finanziarie e finora ne ha consegnato poco più di un terzo. Cambiare ditta non si può. E tutto si è complicato: «A oggi sono state completate le fondazioni delle nuove pile, i rostri a protezione delle stesse e sono state erette le nuove pile – dice Anas -. Inoltre, sono stati realizzati gli interventi di consolidamento e rinforzo della preesistente pila 16». Per la Regione, questi ritardi «sono l’ ennesima mancanza di rispetto nei confronti della Sicilia da parte di Anas». Che replica, anche al presidente Musumeci: «La ricostruzione è stata avviata con procedure ordinarie, pertanto i tempi non sono paragonabili con quelli di ricostruzione del “Morandi” di Genova». Bisognerà insomma ancora aspettare. Come, peraltro, per tante altre strade e ferrovie che in Sicilia sono in costruzione da troppi anni. – c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI Il troncone del viadotto “Imera 1”: dopo più di quattro anni il passaggio è ancora in attesa della ricostruzione il caso Il comunicato Anas: “Il cronoprogramma originario è in fase di assestamento” Le immagini della demolizione con l’ esplosivo di un tratto del viadotto, registrate dall’ Anas il 10 aprile 2015 Anas l’ italia bloccata anas. FABIO ALBANESE

30/09/2019 – Il Sole 24 Ore
Tripla incognita sugli incentivi tecnici

compensi
Il nuovo regolamento inciampa su corruzione, rotazione e fondo
È «uno dei primi casi applicativi dell’ articolo 113 del Codice dei contratti pubblici del 2016». Così si è espresso il Consiglio di Stato sulla bozza di regolamento degli incentivi per le funzioni tecniche predisposto dal Mit. Sono trascorsi tre anni dal Dlgs 50/2016 e un anno dall’ accordo con i sindacati. Ma l’ iter è tutt’ altro che terminato. I giudici rinviano il parere in quanto la bozza non è corredata di documenti indispensabili per la valutazione come la relazione tecnica ,e il testo non è bollinato dalla Rgs. Eppure il Mef dovrebbe percepire come prioritaria una nuova disciplina di questi compensi: la precedente regolamentazione si riferiva al Dlgs 163/2006 e il Dm di approvazione porta la data del 17 maggio 2008, con buona pace delle modifiche intervenute nel frattempo. Tre sono i punti qualificanti del regolamento. Il primo affronta il nodo della corruzione. Nella bozza si legge che va garantita l’ equa ripartizione degli incarichi. Sulla carta sembra semplice, ma concretamente non ci sono previsioni sulle modalità attuative. Ancora, si deve assicurare il principio di rotazione, anche qui di difficile realizzazione considerato che gli incarichi possono interessare anche dipendenti di altre Pa. Più facile la verifica dell’ assenza di condanne penali per reati di natura corruttiva. Viene previsto però che non possono essere conferiti incarichi ai dipendenti condannati in base all’ articolo 35-bis della legge 190/2012. Richiamo normativo fuori luogo considerato che quella legge ha due articoli. Infine, sembra rimessa ai sindacati la vigilanza. Si prevede che il dirigente responsabile della stazione appaltante comunichi semestralmente a loro gli incarichi per il monitoraggio sul «rispetto dei principi di trasparenza e rotazione». Il secondo punto rilevante si preoccupa di garantire il conferimenti degli incarichi a soggetti qualificati. Nei requisiti vengono elencate le esperienze professionali e l’ espletamento di attività simili con risultati positivi. In assenza di questi, l’ incarico può essere affidato solo se sia stato frequentato un corso di qualificazione professionale o un affiancamento. Un terzo aspetto riguarda la costituzione del fondo. Viene specificato che non può superare il 2% dell’ importo a base di gara. La percentuale effettiva viene individuata con la costituzione del fondo nel momento in cui è determinata la previsione di spesa all’ interno di ogni quadro economico. Si stabilisce che non formano base su cui quantificare l’ incentivo le somme per accantonamenti, imprevisti, acquisizione ed espropri di immobili e l’ Iva. L’ 80% del fondo che va ai dipendenti comprende gli oneri previdenziali e assistenziali a carico dell’ amministrazione, ma nulla si dice sull’ Irap, lasciando aperta la partita a ricorsi. Non sono a carico del fondo le spese per trasferte o missioni. Poca attenzione sembra rilevarsi, sul rispetto dei tempi di realizzazione. Il regolamento impone, nell’ atto di conferimento dell’ incarico, l’ individuazione dei termini entro i quali deve essere espletato, ma molto contenute sono le sanzioni per chi sfora: il compenso viene ridotto dell’ 1% per ogni settimana di ritardo, ma la riduzione non può andare oltre il 10%. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Tiziano GrandelliMirco Zamberlan

30/09/2019 – Italia Oggi

Concessionarie di gioco, presunzioni al bando

di Fabio Maggesi

Una concessionaria di gioco non va considerata tout court responsabile di un illecito perpetrato a danno di un utente esclusivamente sulla base del fatto che esercita un’attività che oggi giorno è mal vista dagli istituti di credito e da parte della società contemporanea. Non solo. Nella gestione del credito non ci si può arrogare il diritto di prendere iniziative contrarie alla legge, anche se presuntivamente esperite in adempimento del dovere di ottemperare a un ordine delle Autorità.

Sono questi i principi che si evincono dall’ordinanza 13 giugno 2019 del tribunale di Roma, intervenuto su un caso riguardante la concessionaria di gioco e scommesse «Multigioco srl», la quale aveva visto prelevare dai propri conti correnti somme regolarmente versate per scommettere on line da due utenti che si sono detti truffati. La società, difesa dallo studio legale Meplaw, due anni dopo i fatti occorsi, è riuscita a riappropriarsi del denaro sottrattogli. Ma ricostruiamo la vicenda. Multigioco è una società di betting, concessionaria Agenzia dogane e monopoli, dotata di piattaforma di gioco che consente agli utenti, previa registrazione, di ricaricare il proprio conto gioco e scommettere all’interno del proprio sito web. Ogni player può utilizzare diverse metodologie per avere a disposizione le somme sulla piattaforma on line tra cui il bonifico postale, che prevede l’esecuzione immediata del versamento sul conto gioco. Nel giugno 2017 un utente si registra sulla piattaforma di gioco, indicando i propri dati personali ed inviando i propri documenti.

A pratica ultimata, ricarica il proprio conto per un totale di 3.800,00. Il giorno seguente, un altro utente, seguendo la stessa procedura, si registra all’interno della piattaforma, versando, dopo aver perfezionato la registrazione, 5.000,00 sul conto gioco personale. A seguire il direttore generale della Multigioco constata che Poste Italiane ha stornato il bonifico di 5.000,00 effettuato l’8 giugno, e che il bonifico del 7 giugno di 3.800,00 non risulta nel saldo disponibile. L’azienda chiede così informazioni a Poste Italiane, e viene informata che lo storno è stato effettuato perché l’utente ha disconosciuto l’operazione. Poste Italiane riferisce inoltre che il «postagiro» di 3.800,00 era stato eseguito su richiesta dei carabinieri di Pesaro, in esecuzione di un provvedimento dell’autorità giudiziaria adottato sulla base di una denuncia presentata da una dei due utenti, che si era affermata vittima di c.d. Phishing. Appresa tale circostanza la stessa Multigioco propone denuncia-querela presso la Procura della Repubblica di Roma. Il 12 febbraio 2018, Poste Italiane perfeziona il giroconto dell’importo di 3.800,00 dal conto corrente postale dell’azienda di gaming sul conto intestato all’utente che mesi addietro aveva sporto denuncia. Non essendo riuscita a ottenere la restituzione delle somme indebitamente prelevate dal proprio conto corrente, Multigioco, decide dunque anche di adire le competenti autorità in sede civile. Così con ricorso ex art. 702-bis cpc presso il Tribunale civile di Roma, chiede il risarcimento di 8.800,00 oltre interessi, sostenendo l’illegittimità della condotta posta in essere da Poste Italiane che aveva agito senza alcun diritto e mal interpretando i provvedimenti disposti dalle autorità giudiziarie nell’esecuzione di un dovere. Il tribunale ha accolto il ricorso, affermando l’illegittimità del comportamento di Poste Italiane: lo storno di 5.000 non è mai stato corredato da denuncia querela per attività delittuose che è stata sporta esclusivamente in merito all’utente che aveva versato 3.800. In relazione poi allo storno dell’ulteriore importo di 3.800,00, Poste Italiane ha ribadito di come fosse stato disposto in esecuzione del decreto di sequestro emesso dalla Procura della repubblica di Pesaro. Dall’esame del provvedimento si evince, invece, che il pm aveva disposto il sequestro della somma «in uscita dal conto corrente postale Banco Posta Click in favore del beneficiario Multigioco srl per ricarica conto dell’utente», basandosi sul presupposto che tale somma giacesse ancora sul conto intestato alla persona offesa. Considerato però che la somma era già confluita sul conto della Multigioco, il sequestro della somma è stato illecitamente eseguito nei confronti di quest’ultima. Stornando tale somma dunque, Poste Italiane avrebbe violato gli obblighi contrattuali gravanti sulla resistente nei confronti del correntista. Notificata l’ordinanza, Poste Italiane ha immediatamente provveduto al saldo delle somme dovute. © Riproduzione riservata

 

29/09/2019 – ANSA

Salini, regina inaugura metro Copenaghen

Sarà la prima capitale al mondo a emissioni zero entro il 2025

Un anello di 15,5 chilometri a 30 metri di profondità, che consentirà di trasportare fino a 75 milioni di passeggeri l’anno: è il biglietto da visita della nuova linea della metro di Copenaghen costruita da Salini Impregilo, inaugurata dalla regina Margherita II di Danimarca.

Presenti alla cerimonia anche alcuni rappresentanti della famiglia reale, il primo ministro Mette Frederiksen, il ministro dei Trasporti Benny Engelbrecht, il sindaco Frank Jensen e Pietro Salini, ad di Salini Impregilo.

Realizzata in otto anni, un record per progetti analoghi in Europa, Cityringen interpreta una nuova concezione di mobilità, con la linea che gira intorno al centro cittadino, intersecando i percorsi delle altre linee metro e dei bus. Con i treni ogni 80-100 secondi, la metro sarà in grado di trasportare ogni anno 72 milioni di passeggeri, dando così il proprio contributo all’obiettivo più ambizioso di Copenhagen: diventare entro il 2025 la prima capitale carbon neutral, cioè ad emissioni zero, al mondo.

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29/09/2019 – ANSA

Ponte Genova, al ‘varo’ primo impalcato

Nuovo viadotto inizia a prendere forma, cerimonia con Conte

ANSA) – ROMA, 29 SET – Con autogru in grado di sollevare un peso di circa 400 tonnellate di acciaio, martedì primo ottobre il nuovo ponte di Genova comincerà a prendere forma: attorno alle 9.30 è fissata la cerimonia del varo in quota del primo impalcato del viadotto, una struttura lunga 50 metri, alta quasi 5, larga 26 e che ricorda la carena di una nave. Composta da macro-conci realizzati da Fincantieri, salirà fino a 45 metri d’altezza tra le pile 5 e 6 appena ultimate e dove sono apparsi i ‘baggioli’, strutture in cemento armato a ferro di cavallo che sosterranno l’impalcato. All’appuntamento sono annunciati il premier Giuseppe Conte, la ministra delle Infrastrutture Paola De Micheli, l’architetto Renzo Piano il cui disegno donato alla città ha ispirato il futuro viadotto, oltre al sindaco Marco Bucci, al governatore Giovanni Toti, gli Ad di Salini Impregilo, Pietro Salini, e di Fincantieri Giuseppe Bono, che hanno fondato il consorzio PerGenova che costruisce il ponte. RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

30/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Appalti, avanti sul regolamento: tagliando al codice solo dopo la legge di Bilancio

Mauro Salerno

Al test del mercato le novità del decreto Sblocca-cantieri. Margiotta: l’appato integrato uno dei punti da rivedere

Nessun ripensamento sul ritorno al regolamento unico degli appalti (con l’abbandono della soft law dell’Anac) e eventuale nuovo tagliando del codice solo dopo l’approvazione della legge di Bilancio. Sono le direttrici su cui intende muoversi il nuovo Governo sulla delicata partita degli appalti.

La priorità al momento è la messa a punto del nuovo regolamento, per non lasciare troppo a lungo le amministrazioni nel rischio di incertezza normativa. Il lavoro sul testo, avviato da un gruppo di lavoro all’interno del Mit, starebbe procedendo a buon ritmo. Almeno secondo le indiscrezioni che filtrano dai corridoi del ministero. Stando ai tempi stabiliti dal decreto Sblocca-cantieri il regolamento dovrebbe essere messo a punto entro l’autunno. A voler essere precisi il testo concede 180 giorni dall’entrata in vigore. Ma non è chiaro se il conto alla rovescia debba partire dall’entrata in vigore del decreto (19 aprile 2019) o dalla legge di conversione (18 giugno 2019, visto che si tratta di un punto modificato in Parlamento). Anche aderendo a questa seconda ipotesi, che porterebbe la scadenza al 16 dicembre, sembra comunque difficile ipotizzare che la data verrà rispettata. Non fosse altro per la complicata procedura di approvazione del regolamento (Dpr), che prevede un doppio passaggio in Consiglio dei ministri e parere del Consiglio di Stato, in coincidenza con la sessione dei Bilancio. I precedenti – il regolamento attuativo del codice del 2006 si è fatto attendere per quattro anni – non fanno ben sperare. Anche se al Mit si sta lavorando per accelerare.

Si attenderà sicuramente l’approvazione della Manovra per rimettere mano alle norme sugli appalti dopo l’approvazione del decreto Sblocca-cantieri . L’idea è quella di usare questi mesi come testare le reazioni del mercato anche rispetto alle novità che più controverse (e in Parlamento osteggiate dal Pd) come l’innalzamento delle soglie per gli affidamenti diretti o il ritorno dell’appalto integrato, che però sconta ritardi e diffidenze nell’applicazione a causa di una maldestra formulazione. Su questo un’indicazione arriva anche dal neo-sottosegretario del Mit Salvatore Margiotta, forse l’uomo che conosce di più l’intera partita degli appalti, visto che ha seguito, dall’osservatorio privilegiato della Commissione Lavori pubblici del Senato, sia la nascita del nuovo codice che le sue già numerose correzioni. «Sull’appalto integrato già in Parlamento avevamo espresso posizioni comuni con il Movimento Cinque Stelle – dice il sottosegretario -. È uno dei punti da rivedere». Prima bisogna anche portare a termine la partita delle deleghe. Che è uno dei nodi da sciogliere non solo per il ministero di Porta Pia. «Al ministro piace giocare in squadra, non c’è bisogno di sottolineare che c’è piena sintonia», aggiunge Margiotta.

Un altro punto delicato è quello del subappalto. Finora il punto di caduta inserito nello sblocca-cantieri era considerato una soluzione di equilibrio anche per la nuova maggioranza. Ma ora pesa la pesante bocciatura arrivata ieri dalla Corte di Giustizia europeache arriva dopo le contestazioni già messe nero su bianco nella lettera di messa in mora della Commissione sul codice appalti e dunque diventa difficile da ignorare.

Quanto alle infrastrutture, sostanzialmente smarcato il tema della Tav, concessioni autostradali e Gronda di Genova sembrano essere i terreni più scivolosi per la tenuta dei rapporti nella maggioranza di Governo. Non è un caso che su entrambi gli argomenti il neo ministro delle Infrastrutture Paola De Micheli sia subito stata chiamata ad esprimersi durante il question time in Parlamento. La revoca della concessione ad Autostrade, con la procedura avviata dal precedente Governo dopo il crollo del Ponte Morandi resta la partita più delicata. Anche per questo è seguita molto in prima persona anche dal Presidente del Consiglio. La novità, ricordata dal ministro De Micheli in Parlamento è che sulla questione è atteso a breve anche un pronunciamento della Corte dei Conti, che ha avviato un indagine su tutto il sistema delle concessioni. Ci si attende una presa di posizione piuttosto dura da parte dei magistrati contabili. E da lì si partirà per la decisione finale. «Posso confermare solo le emergenze istruttorie determineranno l’esito del procedimento, così come il contenuto del provvedimento conclusivo, che sarà oggetto di valutazione e condivisione da parte di tutto l’Esecutivo». Insomma, se non sarà revoca l’approdo sarà quantomeno quello di una profonda revisione del sistema.

Sulla Gronda il nuovo ministro ha ripreso in mano il progetto dopo l’analisi costi benefici richiesta da Toninelli. L’idea è quella di andare avanti e – almeno negli annunci – anche in fretta. Ma con i piedi di piombo. Anche qui la decisone dovrebbe scaturire da un confronto a più voci, per evitare strappi e tenendo insieme le varie anime della maggioranza (e non solo). Non a caso De Micheli ha annunciato di aver avviato un confronto con il sindaco di Genova, il presidente della Regione Toti e gli altri enti interessati « per consentire una compiuta verifica e valutazione dell’opera da parte di tutte le forze politiche».

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30/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sardegna, Cassa depositi e prestiti finanzia strade, porti e opere ambientali con 400 milioni

  1. E. T.

Per la realizzazione di infrastrutture stradali andranno 297 milioni, per il ciclo integrato dell’acqua 69 milioni

Cassa Depositi e Prestiti ha firmato con la Regione Sardegna un contratto di finanziamento del valore di oltre 400 milioni, per la realizzazione di investimenti in settori strategici per lo sviluppo dell’economia dell’Isola.

Le risorse saranno così indirizzate: 297 milioni per la realizzazione di infrastrutture stradali; 69 milioni a supporto di opere per il ciclo integrato dell’acqua; 18 milioni per investimenti volti a migliorare l’assetto idrogeologico; 5 milioni per la tutela ambientale; 4,5 milioni per le infrastrutture portuali; 4 milioni per investimenti in energia rinnovabile; 4 milioni per opere di edilizia pubblica; 3 milioni per la sanità.

«Questa operazione conferma l’impegno del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti a supporto del territorio italiano», ha dichiarato l’amministratore delegato di CDP, Fabrizio Palermo. «A questo scopo il Piano industriale 2019 – 2021 ha previsto la mobilitazione di 25 miliardi di euro, favorendo un ruolo proattivo nella promozione, realizzazione e finanziamento delle infrastrutture e rilanciando una nuova partnership con la pubblica amministrazione. L’accordo con la Regione Sardegna riflette il cambio di passo che abbiamo voluto imprimere alla nostra attività, per una CDP in prima linea a sostegno della crescita del Paese».

Il finanziamento odierno va in questa direzione, rafforzando ulteriormente l’attività di CDP nell’Isola. A partire dal 2017, ammontano a circa 25 milioni i finanziamenti concessi a circa 30 enti locali della Regione per la realizzazione di investimenti infrastrutturali e iniziative sociali sul territorio.

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30/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Edilizia pubblica, accordo Ater Roma-Invitalia per ottimizzare le gare d’appalto

  1. E. T.

Il supporto di Invitalia sarà fondamentale per accelerare il piano triennale che porterà alla realizzazione di una prima tranche di 496 nuovi alloggi

L’Azienda territoriale per l’edilizia pubblica del comune di Roma (Ater) e Invitalia (l’Agenzia per lo Sviluppo) danno il via a un partenariato per l’ottimizzazione delle gare di appalto. Questo il contenuto di una convenzione sottoscritta presso la Regione Lazio dal commissario straordinario Eriprando Guerritore e dal direttore generale di Ater Roma Andrea Napoletano, e dall’amministratore delegato di Invitalia Domenico Arcuri, alla presenza dell’Assessore regionale alle Politiche abitative Massimiliano Valeriani. Tra gli interventi da realizzare c’è la riqualificazione del complesso Corviale e delle zone del Tiburtino, Laurentino, Cesano e Tor Vergata.

L’accordo, di durata triennale, prevede, in particolare, l’affidamento da parte di Ater a Invitalia – nella sua funzione di centrale di committenza, di cui ha competenza già dal 2012 – delle seguenti attività: indire e gestire tutte le procedure per l’aggiudicazione dei contratti di lavori, di prestazioni di servizi, di acquisto di beni e forniture (ad eccezione degli affidamenti diretti) del codice dei contratti pubblici; concludere accordi-quadro di lavori, servizi o forniture destinati ad Ater Roma; svolgere le “attività di committenza ausiliarie” ossia fornire supporto tecnico e di consulenza alle attività di committenza di Ater Roma.

«L’accordo firmato – hanno dichiarato Guerritore e Napoletano – costituisce un ulteriore importante strumento nel lavoro di efficientamento e trasparenza che stiamo effettuando per migliorare la gestione aziendale. Il supporto di Invitalia sarà fondamentale soprattutto per accelerare il Piano Triennale che porterà alla realizzazione di una prima tranche di 496 nuovi alloggi di edilizia pubblica su un totale di 709 previsti e all’affidamento dei relativi appalti già finanziati con 30,5 milioni dalla Regione Lazio. A ciò si aggiunge l’urgenza di svolgere in tempi brevi le procedure di gara d’appalto per un Piano di interventi di manutenzione straordinaria. La collaborazione con Invitalia assicurerà tempistiche certe ed efficacia a questi progetti nevralgici per il futuro di Ater Roma».

«Siamo lieti – ha affermato l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri – di contribuire alla realizzazione di un importante piano di edilizia pubblica per la Capitale. Ci impegneremo, come sempre, a garantire una gestione degli appalti trasparente ed efficace attraverso una procedura interamente digitale. I dati ci dimostrano che, nel nostro ruolo di Centrale di committenza, riusciamo a dimezzare i tempi di espletamento delle gare rispetto alla media del mercato». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

30/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Milano, via libera al closing finanziario della metropolitana 4 realizzata da Salini Impregilo

Radicor Plus

Si è conclusa la sottoscrizione di tutta la documentazione necessaria al perfezionamento del finanziamento del progetto

Via libera al closing finanziario della M4, la nuova metro di Milano che collegherà l’aeroporto di Linate con la stazione Fs di Milano San Cristoforo, realizzata da un consorzio di imprese guidato da Salini Impregilo e di cui fa parte Astaldi. Si è conclusa la sottoscrizione di tutta la documentazione necessaria al perfezionamento del finanziamento del progetto. In particolare, la Linea M4 è realizzata in regime di project financing e vede impegnati, oltre alla società concessionaria M4, partecipata dal Comune di Milano e da un raggruppamento di soci privati guidati da Salini Impregilo, otto tra i principali enti e istituti di credito europei.
Il closing finanziario assicura l’equilibrio economico/finanziario del progetto, garantisce un apporto di liquidità da parte del sistema creditizio per circa 400 milioni di euro e consente di proseguire fino al termine della costruzione della M4, con l’adeguamento del cronoprogramma del progetto. «Siamo molto soddisfatti di aver contribuito al rilancio di un’infrastruttura strategica per Milano», ha detto Massimo Ferrari, direttore generale di Salini Impregilo, sottolineando che si tratta di «un modello da seguire anche per Progetto Italia, l’operazione industriale promossa dal nostro gruppo, con la partecipazione di amministrazioni ed enti pubblici, aziende private, istituzioni finanziarie e Cdp, per realizzare una linea metropolitana che, tra l’altro, collegherà Linate al centro di Milano in soli 12 minuti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

30/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Taranto, tre condanne e otto rinvii a giudizio per le tangenti sugli appalti «Maricommi» della Marina militare

  1. E. T.

Per tutti l’accusa è di concussione (consumata e tentata) per un presunto giro di tangenti estorte a imprenditori. Disposta una provvisionale di 90mila euro nei confronti della Difesa

Si è conclusa con tre condanne e otto rinvii a giudizio la prima tranche dell’inchiesta sullo scandalo delle tangenti sugli appalti nel reparto di Maricommi (Commissariato) della Marina militare di Taranto. Sono stati inflitti, dal gup Vilma Gilli, otto anni di reclusione al capitano Roberto La Gioia (di 8 anni era stata anche la richiesta del pm Maurizio Carbone), il primo a finire in manette il 12 marzo 2014; cinque anni e quattro mesi all’ex direttore Fabrizio Germani (richiesta di 8 anni); e quattro anni e quattro mesi ad Antonio Summa (richiesta di 4 anni e 8 mesi), sottufficiale responsabile di reparto: tutti sono stati giudicati con rito abbreviato.

Affronteranno il processo gli ex vicedirettori di Maricommi Marco Boccadamo, Giuseppe Coroneo e Riccardo Di Donna, gli ex comandanti del quarto e quinto reparto, Giovanni Cusmano, Alessandro Dore e Giovanni Caso, l’ufficiale di Stato Maggiore Attilio Vecchi, e un dipendente civile della base, Leandro De Benedectis. La prima udienza è fissata per il 5 marzo 2020.

Per tutti l’accusa è di concussione (consumata e tentata) per un presunto giro di tangenti estorte a imprenditori. Disposta una provvisionale di 90mila euro nei confronti del ministero della Difesa.

Nel mirino degli inquirenti finirono gli appalti e i servizi commissionati da Maricommi, il reparto che si occupa di approvvigionamento, stoccaggio e rifornimento di combustibili e lubrificanti delle unità navali della Marina Militare e dei mezzi aeromobili. Con la minaccia di ostacolare la regolare emissione di mandati di pagamento, gli imputati avrebbero chiesto a numerosi imprenditori somme di denaro non dovute per importi variabili e altre utilità, da pagare con cadenza bisettimanale, per un valore complessivo equivalente al 10% dei profitti. Altre ordinanze di custodia cautelare furono emesse tra gennaio 2015 e ottobre 2016, con sequestro di beni. Un capitano di vascello fu sorpreso mentre intascava una mazzetta di 2.500 euro, acconto per l’aggiudicazione di un appalto – non ancora assegnato – da 11 milioni di euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

30/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Carceri milanesi, al via due incarichi professionali delle Infrastrutture per 719mila euro

Alessandro Lerbini

Il primo bando assegna il nuovo padiglione da 400 posti a Opera, il secondo la ristrutturazione di San Vittore e il potenziamento di Bollate

Bandi di progettazione per gli istituti penitenziari di Milano. Il ministero delle Infrastrutture e dei trasporti – Provveditorato OO.PP. Lombardia ed Emilia-Romagna – affida incarichi per 719mila euro. Il primo appalto prevede la revisione e l’aggiornamento del progetto esecutivo relativo ai lavori di completamento di un nuovo padiglione detentivo da 400 posti presso la casa di reclusione di Milano-Opera. La gara ha un importo di 387mila euro.
Il secondo avviso prevede la verifica del progetto definitivo e del progetto esecutivo e le attività di supporto al responsabile del procedimento per la validazione del progetto esecutivo, nell’ambito delle progettazioni generali costituite dal progetto di fattibilità tecnica ed economica, dal progetto definitivo e dal progetto esecutivo e dell’incarico di coordinamento della sicurezza in fase di progettazione riguardante i lavori di ristrutturazione generale e di consolidamento strutturale dei padiglioni detentivi II e IV sezione presso la casa circondariale di Milano-San Vittore e la nuova realizzazione di padiglione detentivo presso la casa di reclusione di Milano-Bollate. Per l’incaricato è previsto un compenso di 332mila euro. Entrambi gli avvisi scadono il 14 novembre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

30/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Cremona, investimento di 20 milioni per il nuovo polo tecnologico ad alta efficienza energetica

Paola Pierotti

Architettura dello studio O+A Ori Arienti, con Ezio Gozzetti, per il secondo lotto del cosiddetto Polo Verde

Efficienza energetica, vocazione tecnologica, gestione intelligente dei costi manutentivi. Con il plus del design. È l’identikit del progetto di un edificio direzionale Nzeb (a consumo quasi zero, ndr) in costruzione per un polo tecnologico a Cremona. Architettura dello studio O+A Ori Arienti, con Ezio Gozzetti, per il secondo lotto del cosiddetto Polo Verde (il primo è già stato completato ed è in funzione; per il terzo lotto è stata definita una previsione planivolumetrica e urbanistica di massima in connessione con il progetto in corso).

Investimento da 20 milioni per la realizzazione di un edificio di 3 piani fuori terra, con una superficie complessiva di 10mila mq circa e un volume complessivo di 44mila metro cubi. «Il progetto, di architettura e di paesaggio – racconta Maurizio Ori – si propone come catalizzatore nel processo di transizione da polo tecnologico a distretto Ict, per la creazione di un campus tecnologico. Si presuppone di riuscire a creare un’infrastruttura per la ricezione di una serie di aziende impegnate nella progettazione informatica e nella fornitura di servizi tecnologico-digitali.

Un polo verde d’eccellenza nell’area dell’ex macello comunale, un edificio ad alta prestazione energetica «che si articola intorno a cavedi e roof garden, posizionati a quote differenti – raccontano i progettisti – progettati per garantire un apporto luminoso per gli ambienti interni e, allo stesso tempo, creare una permeabilità continua tra lo spazio del lavoro e quello di distribuzione». L’involucro dell’edificio sarà caratterizzato da pannelli in acciaio, con un linguaggio architettonico differenziato per ogni lato, secondo la necessità di protezione solare e di rappresentatività della facciata. Sui lati est ed ovest si prevedono dei pannelli con un motivo che richiama i QR code, trattati con vernice fotocatalitica “antismog”. Architettura studiata ad hoc con elementi modulari, raddoppiabili e accorpabili.

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