Rassegna stampa 26 settembre 2019

25/09/2019 13.06 – Adnkronos

Energia: Gse, conclusi 10.600 controlli su Rvc, revoca incentivi per 600 mln

Roma, 25 set. (AdnKronos) – Il Gestore dei Servizi Energetici (Gse) ha effettuato nel triennio 2017-2019 circa 14.400 verifiche relative a Rvc standard (Richieste di Verifica e Certificazione dei risparmi). Delle 10.600 verifiche concluse, circa il 95% ha comportato la revoca degli incentivi per un controvalore economico di circa 600 milioni di euro. Lo rende noto il Gse in un comunicato.

In riferimento ai comunicati stampa diffusi da alcune Associazioni, relativamente all’attività di competenza del Gse, è importante rappresentare che proprio in ragione delle criticità relative ai meccanismi di incentivazione basati sulla mera autocertificazione, in particolare alle Rvc Standard, già dal 2015, il Gse, in accordo con il Ministero dello Sviluppo Economico, ha avviato azioni che hanno portato all’abrogazione – con Decreto del 22 dicembre 2015 – delle schede standard 36E, 40E e 47E, all’intensificazione dei controlli in fase di qualifica e soprattutto, anche in collaborazione con la Guardia di Finanza, all’avvio di un numero consistente di verifiche sui progetti di efficienza che hanno beneficiato dei Tee.

26/09/2019 – Il Gazzettino
Servizi locali, la politica vuole una grande società veneta

IL CASO VENEZIA Le multiutility venete non facciano la fine delle Popolari e delle Casse di risparmio. Dopo l’ ultima alleanza tra Ascopiave ed Hera, il Consiglio regionale del Veneto scende in campo e dà la sveglia alla Giunta di Luca Zaia: si attivi per creare nel triveneto una multiutility per la gestione ed erogazione dei servizi elettrici e gas e lo sviluppo di infrastrutture digitali integrate. Approvata senza voti contrari (il Pd si è astenuto), la mozione presentata dalla maggioranza di centro destra punta a creare un polo veneto delle società di servizi locali che possa arginare l’ espansione di colossi come Hera, già presente in forze in Friuli Venezia Giulia e a Padova dopo aver acquisito AcegasApsAmga, che ha stretto la scorsa estate un’ alleanza con la trevigiana Ascopiave. In sostanza, si cerca di stimolare una fusione tra Agsm Verona e Aim Vicenza, operazione che trova resistenze tra la politica locale. «Nel Triveneto, nonostante le recenti aggregazioni avvenute in Trentino Alto Adige che hanno portato alla nascita di Dolomiti ed Alperia, c’ è ancora un’ elevata capillarità di storiche società pubbliche territoriali che erogano servizi elettrici e gas – ricordano i consiglieri regionali firmatari della mozione – e il fenomeno delle aggregazioni che ha portato alla nascita di multiutility regionali in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Lazio, ha visto l’ esclusione del Veneto». Regione seconda in Italia per consumi di energia elettrica e gas, tra le più avanzate come Pil. Ma che resta senza una multiutility di peso autonoma. Per questo i consiglieri regionali chiedono alla Giunta di «attivarsi affinché nel Triveneto venga creata la Multiutility del Nordest che funga da soggetto aggregante per le realtà presenti sul territorio con lo scopo di riorganizzare i servizi pubblici locali e che riesca a mettere in rete il territorio per fornire nuove risposte ai cittadini e diventare volano di sviluppo dell’ economia della nostra regione affrontando le nuove sfide tecnologiche per creare smart city di alto livello anche nel Nordest». ASTENUTO IL PD Francesca Zottis (Pd) ha motivato l’ astensione del gruppo in quanto «manca un’ analisi puntuale che giustifichi i vantaggi per l’ istituzione di una Multiutility, per ora condivisibile solo in linea di principio». Ma i buoi rischiano di essere scappati. Per Antonio Guadagnini (Siamo Veneti) infatti «questa Mozione arriva tardi, il tempo massimo è abbondantemente scaduto, in Veneto da 20 anni è mancata una guida politica in grado di affrontare e vincere le grandi sfide economiche». M.Cr. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

26/09/2019 – MF
Ai big lo scudo di Conte va stretto

Governo Le grandi aziende pubbliche temono ripercussioni sui tempi dei bandi
Il decreto cybersicurezza arriva alla Camera in commissione. Il dibattito sarà acceso perché il dl è invasivo
Più sicuri sì, ma anche con più difficoltà a operare. Le grandi aziende del Paese, da Eni a Enel, a Leonardo, ma un po’ tutte le partecipate pubbliche, che, come rivelato da MF-Milano Finanza potranno rientrare all’ interno del perimetro nazionale della cybersicurezza, iniziano a rimuginare sulle conseguenze dei nuovi vincoli per la propria attività. La controindicazione del ricadere sotto lo scudo sugli asset strategici alzato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte è infatti il paventato allungamento dei tempi per l’ aggiudicazione dei bandi, prima conseguenza delle maggiori tutele. Infatti l’ esito sarà condizionato all’ approvazione data dal nuovo Centro di valutazione e certificazione nazionale, istituito a febbraio dal ministero dello Sviluppo economico. Il decreto legge approvato la scorsa settimana per proteggere Piazza Affari con il golden power e le infrastrutture considerate critiche dal rischio di attacchi informatici impone infatti controlli serrati su qualsiasi fornitura dei soggetti pubblici e privati che rientrano all’ interno del perimetro, nonché obblighi di notifica degli incidenti considerati rilevanti. Come già ipotizzato per l’ estensione alle reti 5G dei poteri speciali del governo di imporre veti o condizioni ai contratti di fornitura di beni e servizi, anche le previsioni del decreto sono talmente ampie che il rischio è quello di intasare e rallentare le procedure, considerazioni delle quali nel governo sono coscienti. Proprio per questo l’ intenzione è di agire con gradualità. Ad esempio le procedure più onerose, in termini di tempi e costi, varranno soltanto per le componenti più critiche. Il decreto, intanto ha iniziato l’ iter di conversione alla Camera, assegnato alle commissioni Affari costituzionali e Trasporti. Lo scudo pensato dal governo non sarà comunque di prossima attuazione. Una volta convertito serviranno quattro mesi per definire l’ elenco degli operatori interessati. Un perimetro nel quale possono rientrare trasporti, sanità settore bancario. Altri dieci mesi serviranno per la procedura di segnalazione degli incidenti e le misure per definire gli standard di sicurezza. (riproduzione riservata) ANDREA PIRA

26/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Autostrade, De Micheli: sulla revoca della concessione per il crollo del Ponte Morandi deciderà tutto il Governo

Mau.S.

La risposta ieri nel corso di un Question time in cui la ministra ha anche annunciato di aver avviato un tavolo con gli enti locali per la Gronda di Genova

La ministra delle Infrastrutture, Paola De Micheli, torna sulla possibile revoca della concessione ad Aspi dopo il crollo di Ponte Morandi. «Il governo intende proseguire con necessaria celerità la procedura amministrativa avviata dal precedente Esecutivo».

In questa procedura, ha aggiunto, «confluiranno anche le risultanze dell’indagine conoscitiva sulle concessioni autostradali avviata dalla Corte dei conti dinnanzi alla quale, ieri, si è svolta un’audizione cui hanno partecipato i vertici amministrativi del Ministero e i rappresentanti della Presidenza del Consiglio e dell’Autorità di regolazione dei trasporti».

«Posso confermare – ha concluso – che solo le emergenze istruttorie determineranno l’esito del procedimento, così come il contenuto del provvedimento conclusivo, che sarà oggetto di

valutazione e condivisione da parte di tutto l’Esecutivo. . Posso confermare – ha continuato rispondendo ieri nel Question time alla Camera – che solo le emergenze istruttorie determineranno l’esito del procedimento, così come il contenuto del provvedimento conclusivo che sarà oggetto di valutazione e condivisione da parte di tutto l’Esecutivo».

Intanto il consiglio di amministrazione di Abertis ha approvato ieri l’ingresso di Fabio Cerchiai nel board della società in sostituzione di Giovanni Castellucci.

La neo-mninistra ha risposto anche a un’interrogazione sulla volontà del Governo di passare alla fase realizzativa della Gronda di Genova. «Nei giorni scorsi ho incontrato il sindaco di Genova e il presidente della Regione Liguria per costituire un gruppo di lavoro utile a migliorare il progetto e le ulteriori opere collegate, nonché per consentire una compiuta verifica e valutazione dell’opera da parte di tutte le forze politiche. In attesa delle risultanze, il tempo verrà utilizzato per questo serrato confronto al fine di arrivare in tempi rapidi all’individuazione di soluzioni condivise », ha detto il ministro. Ma «n on è intenzione del Ministero determinare conseguenze negative in termini temporali e realizzativi non compatibili con le aspettative del territorio». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

26/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Ance: stop norme punitive contro le imprese, basta condanne su indizi

Mauro Salerno

Buia chiede un patto tra mondo economico e legislatore. La testimonianza di Padania Strade, riabilitata dopo essere finita in liquidazione

L’esempio vissuto sulla carne viva di uomini e imprese arriva dalla Padana Strade di Lodi. Nell’estate del 2014 il suo titolare Matteo Brusola riceve una Pec alle 20.20 di sera in cui la prefettura di Milano gli intima di abbandonare tutti i cantieri connessi all’Expo, cui sta lavorando nel settore del movimento terra, entro 24 ore. Motivo? È arrivata un’interdittiva antimafia, a causa di alcuni subappaltatori poi risultati legati a clan mafiosi. «Quelle imprese – racconta Brusola – sono state prima autorizzate e poi repentinamente indicate come infiltrate senza possibilità di replica». «Da quel momento abbiamo perso tutto: gli appalti, il lavoro, la dignità e un’azienda con 118 lavoratori e 30 milioni di fatturato, finita in liquidazione».

Brusola ha offerto la sua testimonianza ieri all’Ance. Invitato a raccontare la sua esperienza nel corso di un incontro dal titolo emblematico «Presunzione di (non) colpevolezza», in cui i costruttori hanno affrontato il delicatissimo tema delle norme di impronta sempre meno garantista susseguitesi negli ultimi anni nel tentativo di colpire infiltrazioni criminali e corruzione nei lavori pubblici. La Padana Strade è uscita riabilitata da quella vicenda, ma ci sono voluti tre anni. E ora l’azienda praticamente non esiste più.

Nel mirino dei costruttori le norme che «sull’onda emotiva dei fatti di cronaca» hanno finito per colpire duramente le imprese, con pene come la perdita immediata degli appalti, l’incapacità a contrarre con la Pa («Daspo a vita»), l’esclusione dalle gare pubbliche, il sequestro e la confisca dei beni, inflitte senza bisogno di arrivare a conclusione dei processi. Ma sulla base di semplici indizi di colpevolezza (norme antimafia), macchie sul curriculum (gli «illeciti professionali» del codice appalti), rinvii a giudizio (protocolli di legalità).

«Noi siamo sempre stati e saremo dalla parte della massima legalità – premette il presidente dell’Ance Gabriele Buia – ma ora stiamo assistendo a un totale rovesciamento del principio costituzionale di non colpevolezza. Si scaricano sulle imprese le inefficienze della burocrazia». I costruttori, anche per bocca del vicepresidente Edoardo Bianchi e del delegato Ance alla legalità Vittorio Bonifati, chiedono anche «pene più severe per i reati contro la Pa, ma a fronte di provvedimenti definitivi e non provvisori (meri indizi), come è adesso». Altrimenti, è il ragionamento, «si rischia di fare degli imprenditori dei cittadini di serie B, per cui non valgono le garanzie costituzionali». Meglio, a quel punto valorizzare «il sistema del commissariamento degli appalti», inaugurato dal Dl 90/2014.

Alla presenza di giuristi, magistrati, avvocati come Sabino Cassese, Carlo Nordio, Gian Domenico Caiazza, Buia ha invocato «un nuovo patto tra mondo economico e legislatore». «Non chiediamo che qualcuno semplicemente ci risolva il problema – ha concluso -, ma che individuiamo una strada comune per uscire da questa situazione. Lo dobbiamo anche al rispetto dei principi di convivenza civile e sociale cui deve essere informata la vita di un grande Paese come il nostro». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

26/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

A Lfa Architecture & Engineering il maxi-concorso per il nuovo padiglione all’ospedale di Cittadella

Mariagrazia Barletta

Il gruppo guidato dallo studio vicentino conquista un premio di 200mila euro oltre a un possibile incarico per oltre 2 milioni

È stato aggiudicato al raggruppamento guidato da Lfa Architecture & Engineering, lo studio diretto dall’architetto Luisa Fontana, il maxi-concorso di progettazione bandito a ottobre 2018 dall’Azienda Ulss 6 Euganea per selezionare il miglior progetto di fattibilità tecnica ed economica per un nuovo padiglione per degenze ed attività diurna ambulatoriale a Cittadella (Pd). La nuova struttura è destinata a sostituire alcuni padiglioni del recinto ospedaliero ritenuti non più rispondenti alle norme tecniche ed igienico-sanitarie né adeguabili per il definitivo assetto dell’Ospedale di Cittadella.

Lo studio di Schio (Vi) ha partecipato in cordata con la società F-Project di Rovigo, con Prisma Engineering di Saonara (Pd), con Pietro Semenza di Ferrara, Alessandra Altieri di Padova e Giulio Campello di Asolo (Tr). L’avviso di aggiudicazione è stato pubblicato ieri sulla Gazzetta europea. «Al momento non possiamo rilasciare alcuna informazione», riferisce l’ufficio gare di Lfa Architecture&Engineering Srl Unip.

Oltre al progetto per una nuova struttura all’interno del nosocomio (la piastra per le degenze conterrà circa 300 posti letto), ai progettisti era richiesto di contestualizzarne l’inserimento nell’area ospedaliera esistente, a ridosso della cinta muraria. Individuato come polo sanitario strategico sia dalla programmazione regionale che da quella provinciale, l’ospedale è oggetto di un piano di rimodellazione, volto anche ad accelerare alcuni processi indirizzati verso la deospedalizzazione, il potenziamento dell’integrazione ospedale-territorio e lo sviluppo sempre più marcato di strutture intermedie. Più concretamente, la nuova struttura serve a superare criticità correlate alla vetustà di alcuni padiglioni esistenti e ospiterà le attività sanitarie diurne dell’Ospedale di Cittadella con particolare attenzione alle nuove specializzazioni diagnostiche e terapeutiche.

La struttura, organizzata in moduli funzionali – secondo quanto richiesto dal bando – dovrà essere basata sul concetto di flessibilità d’uso e sulla riduzione al minimo degli sprechi in termini di spostamenti. Umanizzazione è la parola d’ordine: le linee guida alla progettazione erano intransigenti sulla necessità di salvaguardare la dignità del paziente nella sua dimensione personale e comunitaria. Far vivere i futuri utenti in un ambiente rassicurante e confortevole in cui sia garantito un adeguato livello di privacy, ma anche lo scambio interpersonale, è un punto-cardine dei desiderata della committenza. Un articolato sistema verde dovrà essere predisposto per integrare la nuova struttura nel complesso ospedaliero esistente.

Ai vincitori va un premio di 200mila euro ed è previsto l’affidamento della progettazione definitiva ed esecutiva, della direzione dei lavori e del coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, per un corrispettivo a base di gara di circa 2 milioni e 140mila euro.

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26/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Indicare lo stesso subappaltatore non implica per forza l’esistenza di un accordo tra i concorrenti

Maria Luisa Beccaria

Lo ha precisato il Consiglio di Stato: bisogna provare che le offerte provengono da un unico centro decisionale

Non si può supporre l’esistenza di un collegamento tra partecipanti a una gara, se un operatore economico è indicato come subappaltatore di uno o più concorrenti. Il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 6234/2019, ha esaminato l’applicazione dell’articolo 80, comma 5, lettera m) del Dlgs n. 50/2016.

Nella fattispecie l’appellante ha eccepito la violazione della norma relativamente all’indicazione di un subappaltatore che verserebbe in una situazione di controllo tra quelle previste dall’articolo n. 2359 codice civile, direttamente con quota del 65% del capitale, in relazione alla mandante di un raggruppamento concorrente, e indirettamente, rispetto alla mandataria dello stesso.

Il medesimo subappaltatore era stato indicato come subappaltatore anche da una associazione di imprese concorrenti, confluite in un unico operatore economico competitore, in seguito a un’operazione di fusione documentata in sede di soccorso istruttorio.

Collegamento
In base all’articolo 80, comma 5, lettera m) del Dlgs n. 50/2016 le stazioni appaltanti escludono dalla partecipazione alla procedura d’appalto un operatore economico in una delle circostanze da esso elencate, anche riferita a un suo subappaltatore nei casi di cui all’art. 105, comma 6, del Codice. E tra queste quella in cui esso si trovi, rispetto ad un altro partecipante, in una situazione di controllo di cui all’articolo 2359 del codice civile o in una qualsiasi relazione, anche di fatto, «se la situazione di controllo o la relazione comporti che le offerte sono imputabili ad un unico centro decisionale».

Il legislatore vuole evitare che le offerte siano concordate tra operatori economici, formalmente distinti, aumentando le possibilità di ottenere l’aggiudicazione. Invero il procedimento a evidenza pubblica deve assicurare la più ampia partecipazione e garantire l’autentica concorrenza tra le offerte.

Rilevano pertanto i casi di collegamento sostanziale suscettibili di arrecare pregiudizio alla procedura di gara, a causa di relazioni idonee a consentire un flusso informativo sulla fissazione dell’offerta e sugli elementi valutativi della stessa.

La giurisprudenza ha spiegato come la fattispecie di collegamento sostanziale sia inquadrabile come di «pericolo presunto» (sentenza Consiglio di Staton. 4959/2016) e come sia da provare l’astratta idoneità della situazione a determinare l’accordo sulle offerte.

Le prove
Secondo il Consiglio di Stato, determina la esclusione la situazione di controllo o la relazione rilevante in base all’articolo 2359 del codice civile soltanto ove le offerte dei concorrenti risultino imputabili a un unico centro decisionale.
Occorre la prova in concreto di elementi , precisi e concordanti, che devono essere tali «da ingenerare il pericolo per il rispetto dei principi di segretezza, serietà delle offerte e par condicio tra i concorrenti». L’onere della prova della distorsione del confronto concorrenziale ricade sulla parte che ne affermi l’esistenza. La dimostrazione deve fondarsi su elementi di fatto univoci, desumibili sia dalla struttura imprenditoriale dei soggetti coinvolti, sia dal contenuto delle offerte presentate (Consiglio di Stato, sentenza n. 58/2018), che evidenzino un collegamento diretto e immediato tra operatori in apparenza concorrenti.

Il fatto che un subappaltatore sia designato da due o più concorrenti configura un elemento insufficiente a far supporre una simile concertazione nella formulazione delle offerte. Anche l’Anac, del resto, nei bandi tipo n. 1/2017 e n. 1/2018, per affidamenti di forniture e servizi di importo superiore alla soglia comunitaria, ha evidenziato che è consentita l’indicazione dello stesso subappaltatore in più terne di diversi concorrenti.
Infine l’articolo 105, comma 12, del Dlgs n. 50/2016 permette al concorrente di sostituire i subappaltatori, privi dei requisiti generali. Tale sostituzione potrebbe risultare perfino superflua, per la giurisprudenza, qualora sia stata indicata una terna di subappaltatori e almeno un altro di essi risulti in possesso dei requisiti per eseguire la prestazione da subappaltare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

26/09/2019 – ANSA

Wifi gratis ai Comuni, è boom per il bando Ue

Inviate 11mila richieste per 1.780 voucher da 15mila euro

È stato un successo senza precedenti il terzo bando di ‘Wifi4Eu’, l’iniziativa dell’Unione europea rivolta ai Comuni che finanzia l’installazione di reti wifi gratuite negli spazi pubblici come biblioteche, piazze e parchi.

Durante la breve finestra disponibile per inviare le candidature, fra il 19 e il 20 settembre, la Commissione Ue ha reso noto di aver ricevuto oltre 11mila domande da tutti i Paesi membri, 2mila delle quali arrivate nei primi due secondi disponibili.

Il numero totale delle candidature supera così di sei volte quello dei voucher da 15mila euro messi a disposizione, pari a 1.780. Nei prossimi giorni saranno annunciati i nomi delle municipalità vincitrici. Le prime due ‘call’ di Wifi4Eu hanno distribuito 6.200 voucher in tutta Europa, 734 dei quali sono andati a località italiane. L’ultimo bando aveva registrato la candidatura di 10mila comuni per 3.400 buoni disponibili.

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