Rassegna stampa 24 settembre 2019

23/09/2019 12.31 – RADIOCOR

A2A: Camerano, presentata offerta su eolico italiano Renvico

Il Ceo: su Sorgenia invece siamo in attesa (Il Sole 24 Ore Radiocor) – Milano, 23 sett – ‘Su Renvico la gara e’ partita, noi ci siamo e ci aspettiamo sviluppi nel giro di qualche settimana. Abbiamo presentato un’offerta’. Cosi’ Valerio Camerano, Ceo di A2A, interpellato a margine dell’Italian Energy Summit organizzato da 24 Ore Business School in collaborazione con il Sole 24 Ore a proposito dell’asta sul pacchetto eolico messo in vendita da Maquarie in Italia. Su Sorgenia, invece, altro dossier su cui A2A e’ attiva, ‘stiamo aspettando sviluppi da parte dell’advisor, al momento una scadenza per le offerte vincolanti non c’e”.  Che

23/09/2019 00.00 – Mondo Utilities
Bari e provincia: il cda approva lavori per 14 milioni di euro

Il consiglio di amministrazione di Acquedotto Pugliese ha approvato, nel corso dell’ultima seduta, le procedure di appalto per  investimenti nei comuni di Bari, Gioia del Colle e Sannicandro di Bari per oltre 14 milioni di euro.

“Siamo oltremodo consapevoli del ruolo che compete ad AQP per rendere un servizio di qualità sia sulle reti idriche sia su quelle fognarie. Interventi improvvisi e in emergenza necessitano del massimo sforzo che i nostri tecnici pongono in essere per risolverli rapidamente. E’ impegno diffuso e permanente dell’Azienda, inoltre, sviluppare iniziative tese a prevenire il più possibile interventi che, con adeguata preventiva manutenzione, è possibile evitare. In questa direzione si muovono le scelte deliberate nel Consiglio di Amministrazione di oggi. Rimane, purtroppo, l’alea delle rotture impreviste ed imprevedibili che, a volte, subiamo e per le quali è massimo l’impegno alla riduzione del disagio temporale che viene arrecato ai cittadini. L’Azienda è impegnata alla realizzazione di un articolato piano di investimenti nell’intera regione teso a migliorare la qualità del servizio, consapevoli del ruolo e dell’impegno necessario a garantire beni e servizi di primaria necessità”. Così ha commentato il Presidente di Acquedotto Pugliese, Simeone di Cagno Abbrescia i deliberati.

Di seguito, gli interventi oggetto delle delibere del Consiglio di Amministrazione nella provincia di Bari.

A Bari, l’affidamento della fornitura e posa in opera di due nuove elettropompe centrifughe e manutenzione straordinaria delle tubazioni (piping dell’ISF) di Torre del Diavolo che trasferiscono le acque all’impianto di depurazione. Importo complessivo a base d’asta: € 710.590,53. Con tale procedura si potrà rispondere appieno alle esigenze dell’impianto. Si andrà a sostituire due delle quattro elettropompe centrifughe presenti asciutta che sollevano il refluo all’impianto di depurazione di Bari Est. Un intervento di qualità che impedirà, in fase di emergenza, sversamenti a mare.L’impianto, di notevole dimensioni, raccoglie le acque reflue urbane dei quartieri di Bari, Murat, Borgo Antico, Madonnella, Japigia, Picone, Poggiofranco, Carrassi, San Pasquale, Carbonara, Ceglie, Loseto e dei comuni limitrofi, Adelfia, Bitritto, Noicattaro, Rutigliano, Sannicandro, Triggiano, Valenzano, Capurso e Cellamare. E’ noto che Acquedotto Pugliese sta investendo complessivamente 125 milioni di euro sulla città di Bari. Tra i lavori prioritari il potenziamento dei due depuratori, il superamento delle criticità legate alla balneabilità della spiaggia Pane e Pomodoro e il completamento delle reti idriche e fognarie nei quartieri periferici. Sul fronte della depurazione, inoltre, è in fase di ultimazione il potenziamento dell’impianto di Bari Ovest, a servizio delle circoscrizioni Libertà, Fesca – San Girolamo, Palese – Santo Spirito, parte di Murat e Zona Industriale, e da alcuni comuni limitrofi, Modugno, Grumo Appula, Binetto, Bitetto, Toritto, Palo del Colle e Bitritto. I lavori, per un investimento complessivo di 30 milioni di euro, riguardano il potenziamento della linea acque, per migliorare le fasi di lavorazione della risorsa trattata, il potenziamento della linea fanghi e combustione del biogas ai fini della produzione di energia elettrica e termica, e il miglioramento del trattamento dell’aria. La conclusione di detti lavori è prevista per la fine del corrente anno.

Il consiglio di amministrazione di AQP

Oltre 20 milioni di euro sono previsti per i progetti di prolungamento delle condotte sottomarine che allontaneranno le acque depurate dalla costa i cui lavori, dureranno circa un anno dall’avvio dei cantieri. Sono in via di approvazione i progetti relativi ai lavori di potenziamento del depuratore di Bari Est, a servizio delle circoscrizioni Picone – Poggiofranco, Carbonara – Ceglie – Loseto, Torre a Mare – Japigia, Carrassi – San Pasquale, Madonnella, San Nicola e parte di Murat, e dei comuni limitrofi (Adelfia, Bitritto, Noicattaro, Rutigliano, Sannicandro, Triggiano, Valenzano, Capurso e Cellamare).

Investimento previsto è di 25,5 milioni di euro. La durata dei lavori, già in fase avanzata, è di circa un anno e mezzo.

A Gioia del Colle, l’affidamento della progettazione esecutiva e dell’esecuzione dei lavori di adeguamento funzionale del depuratore consentirà il riutilizzo in agricoltura delle acque depurate e la riduzione dell’impatto olfattivo, nel rispetto della disciplina in materia di emissioni odorigene. Base d’asta: € 8.326.779,26.

A Sannicandro di Bari, l‘affidamento dei lavori di completamento del servizio idrico e fognante all’interno dell’abitato del comune. Base d’asta: € 5.691.592,62. Alla qualità di vita che si assicurerà ai cittadini si aggiunge il risultato che eviterà il possibile contenzioso comunitario.

Obiettivo dell’intervento è la necessità di completamento del servizio idrico e fognario dell’abitato. Mira a garantire l’incremento dell’indice di copertura fisico del servizio fognario rispetto a quello idrico.) per una lunghezza complessiva di 2.200,38 m. A seguito dei lavori previsti, si raggiungerà un indice di copertura superiore al 98%. La rete idrica del comune viene alimentata mediante il serbatoio nuovo con una capacità di 3.000 m3 ed una quota idrica massima di 217,33 metri s.l.m..

Il serbatoio alimenta l’abitato tramite due condotte adduttrici: la vecchia suburbana (DN 175 in ghisa) e la nuova suburbana (DN 400 in acciaio), che giungono entrambe sulla S.P. 90 Bitetto-Rutigliano. Recentemente è stata realizzata una derivazione a servizio della zona industriale. È prevista, inoltre, la realizzazione di una nuova origine della distribuzione urbana (O.D.U.) per il controllo e la regolazione delle pressioni e portate. La durata dei lavori prevista è di 720 giorni naturali e consecutivi.A detti interventi previsti per località della provincia di Bari, sono da abbinare ad altre consistenti gare che prevedono interventi sulle reti idriche e fognarie soprattutto della provincia di Lecce.

24/09/2019 – MF
Camerano: da A2A offerta per l’ eolico di Renvico

È partita ufficialmente la gara per Renvico, il gruppo specializzato nella gestione di impianti eolici dotato di 334 Megawatt installati tra Italia e Francia e messo in vendita dal fondo australiano Macquarie Infrastructure. Sul tavolo dell’ advisor Rothschild sono arrivate le prime offerte non vincolanti, tra le quali c’ è quella di A2A. La conferma è arrivata ieri da Valerio Camerano, amministratore delegato della multiutility lombarda, il quale a margine di un evento a Milano ha dichiarato che «la gara per acquisire gli asset di Renvico è partita, è in corso e ci aspettiamo sviluppi nel corso di qualche settimana; noi ci siamo, abbiamo presentato l’ offerta». L’ operazione si appresta a essere una delle più importanti di quest’ anno in ambito energetico, tanto da richiamare numerosi player del settore. Tra gli interessati, oltre alla A2A da Giovanni Valotti, vi sarebbero anche Erg, Engie e fondi specializzati come F2i, Tages, Quercus e First State. Secondo le prime stime, il valore dell’ operazione dovrebbe aggirarsi intorno a 400 milioni di euro, anche se la cifra potrebbe variare in base alla struttura dell’ operazione di vendita, con un possibile processo separato tra asset italiani e francesi, essendo questi ultimi detenuti in joint venture con il fondo di private equity Kkr. Oltre alle strategie di crescita di A2A, che contemplano anche il dossier Sorgenia (in tandem con il gruppo ceco Eph), Camerano è intervenuto anche sul Green New Deal, l’ appello del premier Giuseppe Conte a siglare un «patto verde» con il mondo industriale e produttivo. Camerano ha spiegato che quello del presidente del Consiglio rappresenta «un appello che le imprese saranno felici di raccogliere, soprattutto quelle che hanno fatto della sostenibilità un elemento essenziale del loro percorso strategico». È molto importante, ha proseguito Camerano, «che vi sia la semplificazione dei processi autorizzativi, che vi sia un coordinamento tra i vari attori istituzionali e poi un target chiaro con obiettivi altrettanto chiari. Qualora vi saranno questi ingredienti,», ha concluso Camerano, «A2A risponderà sicuramente con entusiasmo a questo appello mettendo in campo tecnologie, capitali, investimenti e uomini». (riproduzione riservata)  NICOLA CAROSIELLI

24/09/2019 – MF
La Regione Piemonte studia l’ ingresso nell’ utility Iren

In attesa dell’ aggiornamento del piano industriale, che sarà presentato giovedì 26, tornano a rincorrersi le voci sui possibili avvicendamenti azionari di Iren, la multiutility controllata da Genova, Torino, Reggio Emilia e Parma. Una delle più accreditate, al momento, parla dell’ intenzione della Regione Piemonte di acquistare quote dal Comune di Torino per entrare nella compagine azionaria della multiutility guidata dal ceo Massimiliano Bianco, sia in nome di un’ intesa tra soci piemontesi e liguri (che potrebbero far muro contro i soci emiliani) sia per la crescente presenza di Iren sul territorio piemontese e non più solo su Torino. Un eventuale ingresso, però, potrebbe avvenire solo in maniera indiretta, sia per i vincoli imposti dalla legge Madia sia per l’ impegno finanziario richiesto da un’ operazione del genere. Anche per questo motivo c’ è chi scommette che il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, abbia iniziato a sondare l’ interesse di alcune fondazioni bancarie e Finpiemonte per costituire un veicolo, simile alla ex Fsu dei Comuni di Genova e Torino, con cui avviare l’ eventuale operazione. Ad ora, però, nessuno è uscito allo scoperto, anzi quando chiamata in causa la Regione ha negato qualsiasi coinvolgimento, rifacendosi però ai dettami della legge Madia e alla scarsa disponibilità finanziaria. Dell’ eventuale interessamento dell’ ente, del resto, se ne parla da poco prima dell’ estate ma negli ultimi giorni le voci si sono fatte insistenti dopo l’ assoluto silenzio, durante l’ ultima riunione consiliare, del sindaco torinese Chiara Appendino sull’ eventualità da parte del Comune di alienare un ulteriore 2,5% di Iren che, attualmente, potrebbe valere oltre 80 milioni. (riproduzione riservata)

NICOLA CAROSIELLI

24/09/2019 – Il Gazzettino (ed. Treviso)
Guerra Asco Holding, il Tar questa volta premia i sindaci

Per i giudici il ricorso presentato da Plavisgas è improcedibile
LO SCONTRO TREVISO Il Tar, questa volta, dà ragione ai sindaci. E mette all’ angolo, almeno all’ apparenza, Plavisgas. Ritorna a infiammarsi lo scontro attorno ad Asco Holding e questo nuovo raund è solo la prima avvisaglia di un prossimo duello ancora più duro. Il tribunale amministrativo non ha accolto il ricorso di Plavisgas contro le delibere approvate dai comuni di Villorba, Volpago e Nervesa tra la fine del 2018 e i primi mesi del 2019, in cui si ribadiva la volontà delle amministrazioni di rimanere dentro la Holding e di non cedere le quote della società, come previsto invece dalla Legge Madia. Una controversia che ha tenuto banco negli ultimi due anni e che ha visto numerose sentenze. In questo caso i giudici del Tar hanno dichiarato improcedibile il ricorso di Plavisgas. E su questa formula si è scatenata la bagarre: per i sindaci dei comuni interessati la sentenza boccia Plavisagas anche nel merito, per i privati che ancora detengono un 0,5% di azioni della Holding, è invece una questione formale. Il ricorso, per loro è improcedibile, perché i comuni dopo la delibera impegnata ne hanno adottata un’ altra che invece non è stata toccata. «Nel rigettare il ricorso – spiega Giacomo Quarneti, avvocato dei comuni – il Tar ha avuto modo di chiarire che la tesi di Plavisgas sia infondata». LA REPLICA Oscar Marchetto, presidente di Plavisgas, sottolinea: «Il ricorso È stato dichiarato improcedibile per sopravvenuta – sottolineiamo: sopravvenuta – carenza di interesse in quanto, in pendenza della decisione, i comuni interessati hanno sostituito le delibere impugnate con altre delibere che regolavano diversamente la materia. In modo particolare, quasi tutti i comuni hanno adottato una delibera che, secondo quanto nel frattempo deciso dal Consiglio di Stato, crei una maggioranza di controllo pubblico sulla società. Plavisgas resta ora in fiduciosa attesa di vedere queste nuove delibere attuate posto che a distanza di un anno esse non hanno trovato il benché minimo principio di attuazione ne da parte dei comuni ne da parte della società». E poi la questione dividendi: «Plavisgas resta sempre in attesa dei dividendi per l’ esercizio 2018 non pagati a luglio e che, secondo il presidente di Ascoholding, sarebbero stati pagati a settembre. A settembre non saranno evidentemente pagati e restiamo per ciò in fiduciosa attesa». Il pericolo per i sindaci della Holding è quello di dover esercitare un’ Opa per mantenere il controllo della società: operazione impossibile per via dei costi. Per ovviare è già stata pensata una soluzione: una piccola modifica allo Statuto. E anche questa, ovviamente, sarà fonte di nuove polemiche, ricorsi e carte bollate. P. Cal.

24/09/2019 – Corriere della Sera
Un giovane magistrato all’ Anticorruzione È partita la corsa per il dopo Cantone

La nomina
Roberto Tartaglia, 37 anni. Il posto è vacante da luglio
ROMA Tra le prossime importanti nomine di cui dovrà occuparsi il nuovo governo c’ è quella del presidente dell’ Autorità nazionale anticorruzione, creata nel 2014 da Matteo Renzi che a guidarla chiamò Raffaele Cantone. Il quale a luglio ha lasciato l’ incarico con qualche mese di anticipo sulla scadenza naturale, sentendosi mal sopportato dalla coalizione Lega-Cinque Stelle. Subito dopo c’ è stata la rottura di quell’ alleanza, e ora la scelta del successore tocca al Conte 2. Con la conseguenza che, insieme ai grillini, torna ad avere voce in capitolo il Partito democratico. E di nuovo Renzi. Il rientro in ruolo di Cantone è stato certificato dal Consiglio superiore della magistratura l’ 11 settembre e diventerà operativo entro un mese, dunque una decisione va presa per la metà di ottobre. Ma nonostante ci sia ancora tempo, nei palazzi delle istituzioni se ne parla da settimane e da ultimo ha preso quota il nome di un’ altra toga, già nota alle cronache nonostante la giovane età. Si tratta di Roberto Tartaglia, 37 anni, in magistratura da dieci. Ha lavorato prima a Napoli, dove è nato, e poi come pubblico ministero a Palermo dove è subito entrato nel pool che ha chiuso le indagini e condotto il processo di primo grado sulla cosiddetta «trattativa Stato-mafia». Ottenendo la condanna degli imputati nel dibattimento ordinario, mentre con il rito abbreviato l’ ex ministro Calogero Mannino è stato assolto. A parte quella vicenda, che ha provocato forti divisioni nell’ opinione pubblica e tra le forze politiche, Tartaglia ha portato avanti molte inchieste di mafia e non solo, diventando uno dei pm di fiducia del procuratore Franco Lo Voi, occupandosi anche di traffico di immigrati e altre vicende. È considerato tecnicamente molto preparato, e da qualche mese è sbarcato a Roma come consulente della commissione parlamentare antimafia, su chiamata del presidente Nicola Morra, senatore dei Cinque Stelle, di cui è divenuto il principale collaboratore. Se dovesse arrivare, la sua nomina sarebbe un segnale di continuità con la gestione Cantone, e non solo per la comune, pregressa esperienza di inquirente nel settore della criminalità organizzata. La scelta del nuovo presidente coincide con il destino che si vuole riservare all’ Autorità (indipendente) costruita nel 2014, che ha assunto e conserva un ruolo di sempre maggiore rilievo nei controlli di appalti (compresi i commissariamenti), nomine e molte altre attività nel settore pubblico. Affidarsi a un pm di punta significherebbe continuare a valorizzare l’ istituzione, senza cedere a ipotesi di ridimensionamento che pure sono circolate in passato e che forse sono anche alla base delle dimissioni anticipate di Cantone che considerò «definitivamente concluso un ciclo, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’ Anac e del suo ruolo». La procedura per la nomina è complessa, spetta al presidente del Consiglio (che la propone al presidente della Repubblica) d’ intesa com i ministri della Pubblica amministrazione, della Giustizia e dell’ Interno. Ma c’ è da superare il vaglio della maggioranza qualificata (due terzi) delle commissioni Affari costituzionali del Parlamento. Essendo un organismo di garanzia, la legge prevede infatti che almeno una parte dell’ opposizione sia d’ accordo sul nome, e dunque l’ intesa va ricercata oltre l’ asse governativo M5S-Pd-renziani. In passato erano circolati i nomi di altri due magistrati molto noti: Piercamillo Davigo (ora al Csm) e il procuratore aggiunto di Roma (coordinatore del pool anticorruzione) Paolo Ielo, ma entrambi hanno fatto sapere di non essere interessati. In particolare Ielo, che ha manifestato la rinnovata volontà di rimanere al proprio posto dopo le manovre ai suoi danni venute alla luce con il «caso Palamara» e lo scandalo che ha travolto l’ organo di autogoverno dei giudici.  GIOVANNI BIANCONI

24/09/2019 – Il Sole 24 Ore
Autonomia, Boccia dai governatori del Nord: metodo da capovolgere

REGIONI
Il ministro da Zaia e Bonaccini. Oggi l’ incontro con Fontana
ROMA Il tour al Nord che ieri ha portato il neoministro degli Affari regionali Francesco Boccia a Venezia e Bologna e oggi lo condurrà a Milano riaccende il dibattito sull’ autonomia differenziata. Ma è un confronto che sembra ripartire da capo, dopo i mesi complicati di trattative incrociate nella breve epoca gialloverde, con gli scontri interni al governo e con le regioni. «Proporremo un modello che capovolge il meccanismo seguito finora», ha spiegato Boccia a margine degli incontri con il presidente veneto Luca Zaia e il collega emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini. E il capovolgimento riguarda l’ impianto stesso dell’ autonomia: che deve poggiare sulla definizione dei Lep, i livelli essenziali delle prestazioni, chiamati a ufficializzare gli standard dei servizi pubblici da garantire in tutta Italia. Su questa base poggerebbero i fabbisogni standard, vale a dire il livello di finanziamento da garantire per assicurare quei servizi. E la distribuzione di competenze e fondi dovrebbe incastrarsi in questa griglia. L’ obiettivo è ambizioso, perché di Lep e fabbisogni standard si discute da molti anni senza troppo costrutto. Ma «lo Stato ha la forza, le competenze e i numeri» per arrivare al traguardo, sostiene il ministro, che giura di «non voler perdere tempo» perché «l’ autonomia differenziata è un punto fermo del programma di governo». Sul piano politico, gli incontri di ieri e di oggi servono soprattutto per evitare di ripartire con uno scontro frontale. Obiettivo raggiunto, per il momento, con dichiarazioni più o meno corali sul carattere «costruttivo» di questo primo confronto. Anche se al di là delle parole di prammatica il negoziato è tutto da costruire, soprattutto in Veneto. A Bologna, dove le richieste regionali sono più leggere soprattutto sul piano finanziario, la strada può rivelarsi più semplice. E il governatore Bonaccini, anche in vista delle prossime regionali fissate per il 26 gennaio, rilancia sui tempi: «Siamo pronti ad accelerare per portare la proposta all’ attenzione del Parlamento», ha detto dopo l’ incontro con Boccia. Ma il cambio di rotta proposto dal ministro appare più generale, e destinato a ripensare tutto il meccanismo che dalle richieste regionali porterebbe al via libera parlamentare. Il ripensamento è naturalmente più profondo nel caso veneto. Ieri Zaia ha consegnato al titolare degli Affari regionali un dossier di 83 pagine che in quattro capitoli illustra i contenuti della proposta e la strada tortuosa seguita fin qui. Come segno di apertura, il testo veneto porta all’ inizio, all’ articolo 1, il richiamo ai principi di «solidarietà, perequazione e coesione sociale». Boccia, dal canto suo, ha messo sul tavolo le 36 obiezioni arrivate a suo tempo dai ministeri, anche da quelli a guida leghista. Oggi sarà il turno di Milano, con l’ incontro alle 11 con il governatore Attilio Fontana (Lega): «Siamo disponibili a discutere – spiega – ma bisogna considerare il lavoro già svolto perché la riforma sia utile. Altrimenti lasciamo perdere». gianni.trovati@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA.  Gianni Trovati

24/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Torino-Lione, pronti i primi 9 chilometri del tunnel di base della Tav

Filomena Greco

La fresa Federica ha buttato giù l’ultimo diaframma. Virano, direttore generale di Telt: «Entro il 2020 si concluderà l’intero iter degli appalti per assegnare i lavori sui due versanti»

La fresa Federica butta giù il diaframma che unisce la galleria di Saint Martin La Porte e la discenderia di La Praz, sul versante francese della Torino-Lione, alle 11.35 del mattino. Si concludono così i lavori per la realizzazione dei primi 9 chilometri del tunnel di base che collegherà Italia e Francia con una ferrovia a doppio tunnel. Trentotto mesi di scavo, in media 10-15 metri al giorno, con una fresa progettata per lavorare nella roccia ricca di carbone. Un test impegnativo dal punto di vista tecnico, per la tendenza delle pareti rocciose a convergere, ma portato a conclusione nel rispetto di tempi e budget, con 450 addetti impegnati nei lavori. Spinta da 8 motori da Formula Uno, con un diametro di 11 metri e 1,3 milioni di materiale di scavo movimentati, la fresa ha lavorato come una fabbrica ambulante, per scavare e contestualmente posizionare i materiali di rivestimento della galleria.

Saranno 7 le frese impegnate sul campo a partire dal 2021 sui diversi fronti di scavo, come ricorda Mario Virano, direttore generale di Telt. «Entro il 2020 si concluderà l’intero iter degli appalti per assegnare i lavori sui due versanti, dal 2021 al 2026 si passerà alla fase di scavo meccanizzato». In totale saranno 115 i chilometri della galleria, 57,5 per ogni senso di marcia, per un’opera che nel complesso vale 8,6 miliardi, con due cantieri principali, a Saint-Martin-La-Porte e a Saint-Julien-de-Montdenis, lato Francia, dove si sta lavorando per realizzare l’imbocco del tunnel e la tranchée cuverte, e a Chiomonte, lato Italia, dove si amplierà il cantiere della Maddalena oggi in manutenzione per avviare lo scavo in direzione Susa.

Da La Praz il neo ministro francese ai Trasporti, Jean-Baptiste Djebbari – che ha preso il posto di Elisabeth Borne, passata alla Transizione ecologica e solidale – ha ribadito l’appoggio della Francia all’opera, «determinante per ridurre i tempi di percorrenza e l’impatto del traffico pesante» ha aggiunto il ministro ricordando i tre milioni di camion che attraversano il confine in media all’anno. E a chi chiedeva un commento sull’assenza del Governo italiano ha risposto: «Evito di pensare al posto del governo italiano e non conosco le questioni italiane». Il ministro ha poi ricordato di aver incontrato la sua omologa italiana, Paola De Micheli la scorsa settimana a Bruxelles e ha espresso soddisfazione per la volontà del Governo italiano di voler procedere «in maniera rapida». In occasione della cerimonia di ieri, però, la delegazione italiana è risultata assai scarna. Oltre alla mancanza del ministro De Micheli e di rappresentanti dell’Esecutivo, erano assenti anche le istituzioni locali, a cominciare dalla Regione Piemonte. Per il ministro una questione di agenda e, forse, anche di opportunità politica. Mentre la giunta piemontese era impegnata in un bilaterale con la Liguria programmato da tempo, con il presidente Alberto Cirio e l’assessore ai Trasporti Marco Gabusi che incontreranno i vertici di Telt domani a Chiomonte.

In visita al cantiere Philippe Chantraine, rappresentante della Commissione europea, è tornato sulla questione dei fondi da destinare al collegamento transnazionale e parla di un «sostegno rinforzato» all’opera, in riferimento alla volontà di aumentare la quota europea dal 40 al 55% per il futuro, al netto degli 813 milioni già stanziati per il periodo di programmazione 2014-2020, che saranno prorogati al 2021 per recuperare il ritardo di circa due anni sul ruolino di marcia stabilito nel 2015 dal Grant Agreement sottoscritto da Italia, Francia e Unione europea.

Ora si punta ai bandi aperti: entro il 30 novembre le aziende qualificate a fare i lavori in Francia riceveranno il capitolato dei lavori (valore 2,3 mld), lo stesso passaggio si farà entro la primavera per i lavori lato Italia (poco più di un miliardo). © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

24/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Imprese in crisi, i costruttori tornano all’attacco sul Progetto Italia: chiarire il ruolo di Cassa depositi

Mau.S.

Ance replica al viceministro Buffagni: nostra posizione sempre trasparente. «La priorità è riattivare i cantieri»

Costruttori di nuovo all’attacco del piano di salvataggio delle grandi imprese in crisi messo in piedi da Salini Impregilo e Cassa depositi e prestiti, meglio noto come Progetto Italia. «Credo sia ora che vengano rese pubbliche le condizioni dell’intervento di Cassa depositi e prestiti», dice il presidente dell’Ance, Gabriele Buia, «preoccupato per gli effetti distorsivi della concorrenza che questa operazione può comportare con l’ingresso di capitale pubblico». I costruttori fanno capire che non si tratta di un problema solo italiano. Anzi. «Anche Bruxelles sta attendendo un chiaro segnale in tal senso», dice Buia.

La nuova presa di posizione dei costruttori arriva a stretto giro di posta della dichiarazione con la quale, nel corso di un incontro pubblico, il viceministro allo Sviluppo economico Stefano Buffagni aveva definito poco trasparente e lineare la posizione dell’associazione sul progetto che vede in campo Cdp insieme a Salini Impregilo. In pratica, secondo il viceministro l’associazione avrebbe avversato in pubblico, ma sostanzialmente avallato “in privato” l’operazione.

Una ricostruzione che ora l’Ance smentisce in modo radicale. «È falso che l’Ance abbia espresso in incontri istituzionali con la Presidenza del Consiglio e i vertici di Cdp posizioni diverse da quelle che, in modo compatto, ha assunto da mesi di netta contrarietà alla creazione di un grande polo delle costruzioni a vantaggio di pochi e senza alcuna garanzia per chi sul mercato ci sta con le proprie forze e senza l’aiuto di nessuno», sottolinea Buia.

Ma non c’è solo il chiarimento sul ruolo di Cdp nel Progetto Italia tra le priorità dei costruttori. Anzi. Il problema più immediato da affrontare resta quello di riattivare i cantieri.

Per questo i costruttori segnalano l’urgenza di rimettere subito in pista gli investimenti nel settore, a partire dall’attuazione delle misure incluse negli ultimi decreti varati dal precedente Governo. «Ci attendiamo che il Governo metta subito mano ai decreti attuativi delle due misure previste dal decreto crescita, Fondo salva opere e Fondo di garanzia per le Pmi, che per essere veramente efficaci hanno bisogno di regole chiare e di risorse certe, altrimenti rimangono lettera morta», si legge nella nota dell’Ance. Serve poi una spinta concreta per rimettere in produzione grandi e piccole opere. «Dobbiamo fare in fretta con la nomina dei commissari, sul modello della Napoli-Bari, e sul regolamento del Codice appalti, altrimenti si rischia il vuoto normativo», conclude Buia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

24/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Brescia, accordo quadro da 55 milioni la manutenzione e lo sgombero neve delle strade provinciali

Mauro Salerno

L’appalto è suddiviso in 8 lotti di importo compreso tra 1,7 e 10 milioni. Contratto valido per 4 anni. Scadenza: 25 ottobre

Tenere in funzione e libere da neve e ghiaccio le strade provinciali per quattro anni. È questo il compito che la Provincia di Brescia intende affidare alle imprese che si aggiudicheranno il contratto da 55 milioni al centro del bando pubblicato ieri sulla Gazzetta Ufficiale europea.

Il bando è suddiviso in otto lotti geografici con importi compresi tra 1,7 e 10 milioni di euro. Il lotto di minore importo riguarda il servizio da svolgere nella zona dell’Alto Garda, quello di valore maggiore dovrò invece essere svolto nelle aree della Valcamonica e della Franciacorta.

Identico il criterio di valutazione delle proposte che dovranno essere ricevute dalla stazione appaltante entro il 25 ottobre. Il punteggio maggiore (50 punti) andrà all’impresa che avrà la migliore valutazione per le «caratteristiche generali della prestazione». Altri 6 punti saranno destinati all’impresa in possesso dei mezzi migliori e altri 4 a chi saprà evidenziare meglio gli aspetti di mitigazione ambientale. Il ribasso sulla base d’asta sarà valutato con 30 punti.

Ultima notazione: il bando precisa che l’importo di ogni singolo accordo o potrà essere aumentato o ridotto di un quinto «senza che l’aggiudicatario possa far valere il diritto di risoluzione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

24/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Molo C di Fiumicino, Adr replica ai rilievi Anac: durata e costo proporzionati alla complessità dell’opera

Mau.S.

Per la società che gestisce lo scalo «tutte le fasi di progettazione e esecuzione dell’opera» sono state effettuate secondo le regole

Procedure seguite in modo corretto con costi e tempi adeguati all’entità dei lavori. Adr replica così airilievi mossi dall’Anac sul maxi-appalto per il Molo C di Fiumicino, di cui abbiamo dato conto nell’edizione di ieri.

Per Adr «tutte le fasi di progettazione e esecuzione dell’opera», sono state gestite secondo le regole con procedure accertate «anche da un collegio di esperti indipendenti, presieduto dall’ex presidente della Corte dei Conti Luigi Giampaolino, incaricato dalla Società di esaminare la stessa documentazione acquisita da Anac».

Entrando nel dettaglio dei rilievi mossi, Adr precisa «che la durata e il costo dell’appalto sono proporzionali all’entità e alla complessità dei lavori (realizzati con lo scalo in costante esercizio), tenuto conto anche dell’aggiornamento delle opere derivante dallo sviluppo del traffico aereo come recepito nel nuovo Piano di sviluppo aeroportuale, adottato nel Contratto di Programma del 2012 mentre i lavori erano in corso, che ha inderogabilmente stabilito il completamento delle opere e l’entrata in esercizio dell’infrastruttura entro la fine del 2016. Scadenza che è stata rispettata».

Inoltre, Adr ribadidce che «le varianti introdotte sono giustificate da presupposti normativi validi e documentati: inoltre, la società di gestione aeroportuale ha inviato tempestivamente tutte le schede con i dati delle varianti adottate all’Osservatorio dell’Autorità Anti Corruzione. Anche tutti i subappalti autorizzati da Adr sono risultati legittimi e contenuti entro i limiti della normativa in vigore».

L’ultima precisazione riguarda il cosiddetto premio di accelerazione riconosciuto all’Ati Cimolai. Sul punto Adr specifica che «che la voce di anticipata esecuzione è stata riconosciuta all’appaltatore a titolo di sovrapprezzo, giustificato dall’aver eseguito i lavori con modalità e in condizioni oggettivamente più gravose del previsto». © RIPRODUZIONE RISERVATA

24/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Corruzione, «mazzette» per eseguire lavori senza rispettare i progetti: arrestati tre funzionari Anas in Sicilia

Q.E.T.

Gli arrestati avrebbero dovuto vigilare sulla corretta esecuzione dei lavori di manutenzione programmata

Tre funzionari dell’Anas di Catania addetti alla manutenzione di strade della Sicilia

Orientale sono stati arrestati in flagranza di reato per corruzione dalla Guardia di finanza, che ha così messo in luce un giro di mazzette da parte da imprese affidatarie che

eseguivano le opere assegnate loro, secondo l’accusa, «senza rispettare i capitolati tecnici, proponendo dei ribassi d’asta notevoli ed eseguendo lavori di qualità inferiore per trarne un

profitto, che poteva arrivare al 20% del valore dei lavori appaltati». La conseguenza era un abbassamento degli standard di sicurezza sulle arterie stradali.

Gli arrestati, che avrebbero dovuto vigilare sulla corretta esecuzione dei lavori di manutenzione programmata di strade e raccordi della Sicilia Orientale, ricostruisce l’Ansa, sono i geometri Riccardo Carmelo Contino, di 51 anni, Giuseppe Panzica, di 48, entrambi capi centro manutenzione, e un ingegnere, Giuseppe Romano, di 48, responsabile manutenzione programmata. I tre sono stati bloccati non appena si erano spartiti 10mila euro consegnati negli uffici dell’Anas di Catania da un imprenditore nisseno.

L’operazione, denominata «Buche d’oro», ha svelato quello che gli investigatori hanno definito «un sistema di dimensioni molto più ampie». Una decina gli imprenditori

indagati in un’inchiesta che vede coinvolti, secondo quanto affermato dagli investigatori, anche altri funzionari dell’Anas e numerosi imprenditori.

Il Procuratore della Repubblica a Catania Carmelo Zuccaro ha detto che il sistema «si protrae da alcuni anni e coinvolge i vertici dell’Anas della Sicilia Orientale ed i funzionari di

grado inferiore». Nel corso di alcune perquisizioni nella sede dell’Anas di Catania sono stati rinvenuti e sequestrati contanti per circa 25mila euro circa, denaro che secondo gli inquirenti sarebbe riconducibile agli episodi di corruzione più recenti. Al momento del blitz delle Fiamme Gialle sono stati trovati 3.300 euro nell’uffici di due dei funzionari arrestati. Uno dei tre, che nel frattempo si era allontanato dalla sede dell’Anas, venuto a conoscenza dell’intervento in corso, prima di rientrare al lavoro aveva gettato via dal finestrino della sua auto 3mila euro in contanti che gli erano stati appena consegnati.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

24/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Verona, investimento da 59 milioni per potenziare l’interporto

Marco Morino

L’obiettivo è potenziare i traffici in vista del futuro tunnel del Brennero

Il potenziamento dell’interoporto di Verona Quadrante Europa, annunciato ieri dall’amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana (Rfi) Maurizio Gentile, dal presidente dell’interporto Matteo Gasparato e dal sindaco scaligero Federico Sboarina, è un intervento di particolare rilevanza strategica perché collegato al nuovo tunnel ferroviario del Brennero e destinato a far compiere un salto di qualità al sistema italiano di movimentazione delle merci.

L’investimento globale, comprensivo del potenziamento della stazione ferroviaria, è di circa 59 milioni di euro. Lo sviluppo della progettazione degli interventi, considerato il peso strategico, è cofinanziato dalla Ue nell’ambito del progetto Veneto Intermodal. L’attivazione delle opere è prevista nel 2026.

L’investimento, spiega Gentile, consiste nella realizzazione del quarto modulo, attrezzato con cinque binari lunghi 750 metri – standard europeo di lunghezza dei treni merci -, gru a portale e aree di stoccaggio. Gli interventi consentiranno di aumentare la capacità complessiva del terminal intermodale di Verona, per offrire una adeguata risposta a una crescente domanda di trasporto combinato ferroviario, destinata a crescere con il completamento e l’entrata in esercizio della galleria di base del Brennero, nonché con lo sviluppo delle rete Alta velocità verso Est.

Per questo motivo, il potenziamento di Quadrante Europa prevede il collegamento diretto con la direttrice del Brennero e con la linea ferroviaria per Bologna. Queste azioni sono in linea con le strategie intraprese da Rfi per promuovere lo sviluppo del trasporto merci e il trasferimento (shift) modale dalla strada alla ferrovia. Obiettivo finale è promuovere l’integrazione fra la rete ferroviaria, gli interporti e i porti, condizione questa necessaria per ottenere la massima sinergia nella logistica del trasporto delle merci in un’ottica di massima sostenibilità e in linea con gli obiettivi stabiliti dall’Unione europea: trasferire il 30% del trasporto merci oltre i 300 chilometri sui binari entro il 2030 e il 50% entro il 2050.

«L’impegno di Rfi – dice Gentile – è far sì che il sistema di trasporti del Paese possa accogliere nel migliore dei modi le opportunità che deriveranno dall’apertura del traforo ferroviario del Brennero, nel 2028, nonché dall’avanzamento verso Est dell’Alta velocità. Inoltre i nostri programmi di investimento per il trasporto merci (circa 4 miliardi di euro) prevedono molteplici interventi su tutte le linee che afferiscono ai corridoi europei, con adeguamenti del modulo, della sagoma limite e del peso assiale, in modo tale da rendere il sistema italiano perfettamente integrato con il nostro mercato domestico di riferimento, l’Europa».

Nel 2018 sono transitate a Quadrante Europa circa 28 milioni di tonnellate di merci, di cui ben 8 milioni via treno. Sono stati lavorati circa 16mila treni annui, con una media di quasi 60 treni al giorno.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

24/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Campogalliano-Sassuolo, sbloccata dopo anni la bretella del distretto della ceramica

Ilaria Vesentini

Al Cersaie l’annuncio che il nuovo Governo ha messo la firma sul progetto esecutivo dell’asse autostradale da 15 km tra l’A22 e la Ss 467

Il 37° Salone internazionale della ceramica si è aperto ieri a Bologna con una notizia che il distretto di Sassuolo – dove si concentra l’80% della produzione nazionale di piastrelle – attendeva da decenni: il nuovo Governo ha messo la firma sul progetto esecutivo della bretella Campogalliano-Sassuolo, l’asse autostradale di 15 km tra la A22 e la statale 467 che permetterà non solo di sbloccare le file di oltre 4mila camion che ogni giorno intasano e inquinano il più importante polo ceramico occidentale, ma anche di collegare gli scali ferroviari di Marzaglia e Dinazzano raddoppiando il ricorso al ferro e all’intermodalità per trasportare un “made in Italy” leader mondiale, che deve l’85% del suo fatturato ai mercati esteri (vale 4,6 miliardi di euro l’export di piastrelle su 5,4 miliardi di fatturato 2018).

A dare l’annuncio, ieri, nel convegno inaugurale di Cersaie a BolognaFiere è stato il ministro della Infrastrutture Paola De Micheli: «Venerdì scorso è stato firmato l’accordo sul progetto esecutivo: si può procedere. Non escludo possano essere necessari piccoli correttivi sul progetto definitivo, comunque ci sarà un tavolo per la definizione, metro per metro, del percorso. Intanto si può partire». E anche se ci vorranno quattro anni per il taglio del nastro dell’opera da 516 milioni di euro, dopo 40 anni di annunci e quasi vent’anni di iter procedurali, <l’avvio di una stagione di dialogo tra il Governo e gli attori dell’economia reale è già di buon auspicio, soprattutto di fronte ai dati previsionali sia interni sia esterni non positivi e alla recessione della Germania che impatterà sulle nostre filiere industriali>, afferma il numero uno di Confindustria nazionale, Vincenzo Boccia.

A breve – assicura il neoministro – ci saranno notizie da Roma anche sul Passante di Bologna, snodo cruciale non solo per i distretti emiliani ma per tutto il Paese, così come, grazie alla nomina immediata da parte del Governo di un commissario per l’autorità portuale di Ravenna (i vertici sono stati sospesi a causa di un’inchiesta su un incidente ambientale), resta confermata entro fine mese l’uscita del bando di gara per i lavori di approfondimento dei fondali del porto romagnolo, altra opera essenziale per i ceramisti, perché qui arrivano argilla e materie prime dall’Est.

Il governatore dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, assicura a sua volta che «tra pochi giorni sarà firmato il progetto definitivo della Cispadana, autostrada regionale per collegare velocemente all’Europa non solo il distretto ceramico ma anche quello biomedicale, unendo Autobrennero e A13. Non ci sarà Governo che potrà fermarla, perché abbiamo trovato l’accordo per i 300 milioni di euro che mancavano per la sua realizzazione (1,35 miliardi il costo totale dei 67 km, ndr) e sarò io a convocare la conferenza servizi entro Natale». Quindi prima di fine mandato, poiché è stata ufficializzata ieri la data del 26 gennaio 2020 per le elezioni regionali.

Le infrastrutture sono state dunque le protagoniste della giornata di apertura di Cersaie 2019, con i suoi 161mila mq di stand e 869 aziende da 40 Paesi che mostrano il meglio della produzione ceramica mondiale e dove la manifattura tricolore resta il benchmark indiscusso. «Ma noi imprenditori non possiamo continuare a essere gli unici a investire sulla competitività del made in Italy», rimarca il presidente di Confindustria Ceramica, Giovanni Savorani, ricordando i 2 miliardi di euro spesi dalle imprese di Sassuolo in quattro anni in tecnologie all’avanguardia, soprattutto per le grandi lastre. A dispetto di una domanda interna ferma su valori dimezzati rispetto al 2008 e dove se non riparte l’edilizia non ripartono le vendite di piastrelle, sanitari e refrattari. Non bastano le rassicurazioni arrivate ieri dal ministro allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, che gli incentivi al Piano Industria 4.0 saranno prorogati.

A minare la competitività della ceramica italiana ci sono anche questioni come le norme Ue sull’emission trading e il dumping cinese: «In termini di emissioni di CO2 siamo l’eccellenza mondiale e questo grazie a investimenti in sostenibilità e innovazione che hanno inciso tra l’8 e il 9% del nostro fatturato negli ultimi anni – afferma Savorani –. Imporre un ulteriore taglio del 23% delle emissioni entro il 2030 è come chiedere a chi ha già perso tutti i chili in eccesso di morire di fame. Vanno favoriti i fattori competitivi del sistema Paese, in primis energie e infrastrutture, perché le crisi non si risolvono con la cassa integrazione e tassare i redditi di impresa più di quelli finanziari vuole dire penalizzare il lavoro».

© RIPRODUZIONE RISERVATA