Rassegna stampa 18 settembre 2019

18/09/2019 – L’Arena

«Operazione discutibile Il Tar ha fatto giustizia»

Il Tar del Veneto (vedi articolo a fianco), ha accolto i ricorsi del comune di Lonigo e di Sinergas annullando le delibere dei comuni di Cologna Veneta e San Bonifacio che prevedevano il conferimento delle loro quote alla nuova società (costituita con Agsm Verona) Agsm Energia Est Veronese S.r.l. «Come Verona e Sinistra in Comune», afferma Michele Bertucco, «avevamo sollevato il problema Il 20 dicembre, quando il consiglio comunale ha deliberato la costituzione della new.co controllata da Agsm. Tale new.co. nelle intenzioni del Comune avrebbe permesso ad Agsm, con San Bonifacio e Cologna che detenevano meno del 34% di Unicoge, di acquisire le quote della società appartenenti agli altri soci pubblici: Colognola ai Colli, Soave, Lonigo e Zimella, proprietari di oltre il 50%». Conclude Bertucco: «Agsm avrebbe acquisito, superando il diritto di prelazione di Sinergas, l’ 80% di una società con un giro d’ affari di quasi 30 milioni. Se varie autorità di controllo, per mancanza di gara pubblica, hanno sollevato giustamente un problema di legittimità sul 2% dell’ aeroporto Catullo che Villafranca cedette a Save, come potevano Verona e Agsm sperare di farla franca? Il Comune di Verona ha portato avanti un’ operazione discutibile sul piano legale, lo avevamo detto, e ora il Tar ha fatto giustizia».

18/09/2019 – La Stampa
Un incontro pubblico con “A2A” sulla centrale

Cavaglià
Apertura al dialogo da parte di A2A sul progetto della centrale a biogas di Cavaglià. Dopo la prima conferenza dei servizi dello scorso 12 settembre in Provincia a Biella, la società ha ricevuto la richiesta da parte dei comitati ambientalisti (presenti come uditori) di avviare un confronto sul progetto e di realizzare un incontro pubblico dove si possano chiarire gli aspetti più problematici legati alla costruzione della centrale. Ma la ditta cavagliese va oltre. Infatti i vertici della società hanno inviato un invito ufficiale ai sindaci vercellesi dei paesi limitrofi, vale a dire Santhià, Alice Castello e Borgo d’ Ale, per incontrarli e sciogliere ogni eventuale perplessità. Solo una decina di giorni addietro gli ambientalisti avevano presentato diverse osservazioni sul progetto, lamentando come nel giro di pochi chilometri ci siano già due impianti simili e di come dai codici Cer (quelli che identificano il materiale in entrata) vi sia una prevalenza di rifiuto organico che farebbe pensare a un impianto a biogas non tanto destinato al trattamento dai rifiuti urbani, ma quanto a un servizio destinato ad aziende che trattano rifiuti speciali. «C’ è un primo codice – spiega la referente Anna Andorno – che fa riferimento ai rifiuti della preparazione della carne, del pesce e di altri alimenti di origine animale oltre ai rifiuti provenienti dall’ industria latteocasearia e questo mostra come l’ impianto non fornisca un servizio pubblico utilizzando rifiuti della raccolta differenziata, ma faccia un servizio alle aziende». Proprio per rispondere alle perplessità degli ambientalisti, A2A ha intenzione di organizzare un incontro pubblico nelle prossime settimane.v. ro.- c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

18/09/2019 – La Verità
Il vero obiettivo di Renzi sono le partecipate

Nel suo programma, come ha detto a «Repubblica», c’ è la fusione tra Leonardo e Fincantieri. Dietro al progetto non c’ è alcuna ideologia ma solo ricerca di potere. Il messaggio infatti è rivolto a tutti i manager pubblici: venite con me. Nel mirino pure l’ Eni
claudio antonelliNella lunghissima intervista con cui Matteo Renzi annuncia la scissione del Pd ci sono tante sfumature psicologiche, tutte riconducibili alla sua necessità di rimanere sempre al centro dell’ attenzione. Mancano invece reali motivazioni politiche. Spinte ideologiche nemmeno a parlarne: si tratta solo di potere. E non ci vuole un esegeta per capirlo: è lo stesso Renzi a svelarlo in corso d’ intervista.«Non sono interessato a mettere il naso nelle nomine, ma voglio dire la mia sulle strategia», ha detto a Repubblica. «Perché continuiamo a tenere divise Leonardo-Finmeccanica e Fincantieri? Che senso ha? Non rischiamo di farci mangiare da partner europei che investono più di noi sullo spazio e sulla difesa?». Come i cani che appena usciti di casa marcano il territorio, l’ ex sindaco di Firenze aveva troppa fretta di definire il proprio perimetro di competenza che non è nemmeno riuscito ad attendere l’ evento della Leopolda previsto per ottobre. Dal momento che in ballo non ci sono scelte politiche, per il suo nuovo schieramento è importante fissare già da ora i paletti di competenze che riguardano le nomine. Perché solo di questo si tratta: gestire le partecipate e individuare i propri uomini di fiducia. E nella grande abbuffata di poltrone (che si apre da oggi fino alla nomina del successore di Sergio Mattarella) ciò che conta per Renzi è essere sempre al centro. La frase estrapolata dall’ intervista a Repubblica fa specifico riferimento a quello che comunemente viene chiamato piano Capricorn. Cioè l’ idea che Cdp possa riacquistare alcune partecipate direttamente dal Tesoro, con il duplice obbiettivo di ridurre il perimetro del debito pubblico e al tempo stesso accentrare dentro Cdp la cabina di regia delle nomine. Nello specifico questa non è un’ idea partorita da Renzi ma dai 5 stelle, e potrebbe essere appoggiata pure dal ministro dell’ Economia Roberto Gualtieri. Tesoro e Cdp si appresterebbero a fare i calcoli per vendere a Cassa depositi e prestiti le quote del 30,2% che il Mef detiene nel colosso della Difesa con sede in piazza Monte Grappa. Il progetto sarebbe di incassare a spanne una cifra che si aggirerebbe sui 2,3 miliardi di euro. In questo modo il controllo resterebbe pubblico, ma il governo riuscirebbe a scambiare patrimonio contro debito. Infatti il Tesoro lo scorso giugno ha incassato circa 800 milioni da Cdp perché necessitava di una riduzione del deficit. Incassando la vendita delle azioni, porterebbe a casa direttamente una riduzione del debito, come promesso all’ Ue. Dal punto di vista contabile sarebbe più una partita di giro. Inutile dire che non si tratterebbe di una privatizzazione. Cassa gestisce infatti i risparmi dei pensionati e la raccolta di Poste, oltre a fungere da tesoreria per lo Stato. Una volta incamerata Leonardo, per Cdp – che già adesso detiene Fincantieri – sarebbe poi semplice avviare una fusione. Un progetto che Giuseppe Bono sostiene da molto tempo. Ne abbiamo discusso sulle colonne della Verità anche in occasione dell’ accordo tra la stessa Fincantieri e la francese Naval group. Su questa idea molti analisti continuano ad avanzare dubbi, per via della diversità dei due business. Ma soffermarci troppo sulla fusione in sé significa cadere nel tranello dello storytelling renziano. La citazione dei due colossi della Difesa è strumentale. Renzi non ha alcuna idea precisa in merita e nemmeno sarebbe stato imbeccato dall’ amico Sandro Gozi che ora fa il consulente del governo francese. Si tratta piuttosto di un messaggio cifrato rivolto a tutti i manager pubblici. Un invito abbastanza palese a convertirsi tutti (di nuovo) al renzisimo. La stanza dei bottoni la gestisco io – sembra dire l’ uomo di Rignano – e solo io deciderò le strategie e gli accordi con i Paesi esteri, che contano. Ad esempio il Qatar o l’ Arabia Saudita. In questo modo Renzi punta all’ Eni e a coordinare le altre partecipate dell’ energia come Enel (anch’ essa citata nell’ intervista). Stavolta al fianco di Renzi ci saranno gli uomini che in passato hanno collaborato con Silvio Berlusconi. Lo si capisce dai viaggi portati avanti dal senatore semplice di Scandicci e dalle relazioni internazionali. A Renzi non basterà far entrare nella sua casa un plotone di esponenti di Forza Italia: per trasformare il suo progetto nella vera Casa delle libertà dovrà disporre anche della massa critica dei manager e dell’ appoggio delle grandi partecipate pubbliche. Solo così Berlusconi potrà trovare il suo delfino, e la schiera di Forza Italia potrà fuoriuscire. Uno schema indipendente dagli esiti elettorali (anzi), ma in ogni caso estremamente pericoloso. L’ incognita si trova al Colle. Come reagirà Mattarella? Il presidente della Repubblica scenderà a patti o farà muro? La spregiudicatezza di Renzi rischia di far saltare il banco e quindi di spezzare il piano filoeuropeista imbastito dalle parti del Quirinale, che ora comincia a scarseggiare di assi nella manica. Nelle prossime settimane ci sarebbe anche da divertirsi, se in ballo non ci fosse il nostro Paese.

18/09/2019 – ANSA
Atlantia: Castellucci si è dimesso, oltre 13 milioni di liquidazione

Diffusa una nota al termine del Consiglio d’amministrazione che ha accolto le dimissioni

Giovanni Castellucci si dimette da amministratore delegato e direttore generale di Atlantia. Dopo aver riferito al consiglio delle iniziative intraprese dopo il cda di venerdì 13 settembre ha comunicato la sua intenzione di lasciare. Lo si legge nella nota diffusa al termine del cda, che ha accolto le sue dimissioni definendo con lui un risoluzione consensuale.

L’accordo di risoluzione consensuale prevede la corresponsione di un importo a titolo di incentivo all’esodo pari alla somma complessiva lorda di 13.095.675 euro oltre alle competenze di fine rapporto.

Fino alla nomina di un nuovo amministratore delegato di Atlantia, il consiglio di amministrazione ha deliberato di trasferire in via temporanea le deleghe esecutive ad un comitato composto da cinque consiglieri, si legge nella nota diffusa al termine del consiglio di amministrazione, in cui si precisa che il board ha nominato Giancarlo Guenzi, quale direttore generale della societa’.

“È una settimana che siamo sotto choc per quello che appare dai comunicati della giustizia. Speriamo che si chiarisca. Sicuramente ci sarà qualche cambiamento. Questo lo aspettiamo dal cda di oggi”: così Luciano Benetton risponde alla domanda se senta la responsabilità morale per i 43 morti del ponte Morandi.

In Piazza Affari Atlantia ha tenuto dopo lo scivolone dei giorni scorsi

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18/09/2019 – ANSA

Mef, al via rinegoziazione mutui enti locali

Comuni e Province risparmieranno su rate e libereranno risorse

(ANSA) – ROMA, 18 SET – Al via il nuovo piano di rinegoziazione dei mutui che Comuni, Province e Città metropolitane hanno sottoscritto con Cassa Depositi e Prestiti e che sono stati poi trasferiti al Ministero dell’Economia. In Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto ministeriale del 30 agosto scorso, attuativo della legge di bilancio, che rende note le modalità operative per procedere alla rinegoziazione ed elenca tutti i mutui oggetto dell’operazione, stabilendone le modalità.

Il perfezionamento delle rinegoziazioni, spiega un nota congiunta di Mef e Cassa, avverrà tramite il portale dedicato di Cdp e comporterà la firma di un apposito contratto e l’individuazione di un nuovo piano di ammortamento. L’operazione consentirà agli enti di ottenere risparmi sulle rate dei mutui, che libereranno risorse per interventi sul territorio.

Con successiva comunicazione sul proprio sito (www.cdp.it), CDP renderà nota la data a partire dalla quale gli enti avranno 20 giorni lavorativi per poter aderire alla proposta di rinegoziazione. (ANSA).

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18/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Autostrade, da azienda italiana a globale ma con 38 miliardi di debiti

L.G.

Via l’Ad Castellucci. La parabola dei manager. In 13 anni più ricavi, più cedole ma sale l’’esposizione e gli investimenti sono al palo

Da Autostrade ad Atlantia, con 14 bilanci firmati da ceo. Conti che hanno visto i ricavi salire da 3 miliardi, tutti o quasi in Italia, a 11,34 miliardi, pro-forma, i debiti balzare da 9 a 38 miliardi e la cedola crescere da 0,62 euro a titolo a 0,9 euro. Numeri, semplici numeri, che raccontano da un lato la parabola di Giovanni Castellucci, ormai ex amministratore delegato di Atlantia, e dall’altro la trasformazione, avvenuta tra il 2006 e il 2018, di una compagnia prima prettamente italiana e ora punto di riferimento globale del settore infrastrutturale. Un punto di riferimento che ha saputo moltiplicare il fatturato ma che, almeno sulla carta, non ha fatto altrettanto con gli investimenti: erano 961 milioni i denari messi sul piatto nel 2006 da Autostrade per l’Italia mentre nel 2018 l’intera Atlantia (6,9 miliardi di ricavi considerato il contributo parziale di Abertis) ha speso 1,12 miliardi.

Di qui gli attacchi che spesso hanno preso di mira l’azienda, colpevole, secondo il pensiero diffuso, di non investire a sufficienza nella rete. Accuse che la compagnia ha sempre respinto ricordando che ogni centesimo sborsato era frutto di un piano preciso, di un programma condiviso con le istituzioni. Che non sempre, però, è stato rispettato alla lettera. La burocrazia, si è detto. Ora, dopo la tragedia del Ponte Morandi e gli ultimi sviluppi dell’inchiesta bis della Procura di Genova, tutto appare sotto una luce diversa.

Anche la stessa ascesa del manager storico della galassia Benetton. Entrato nell’orbita di Ponzano Veneto nel 2001 come direttore generale dell’allora Autostrade, che all’epoca era una compagnia di fatto quasi esclusivamente concentrata sull’Italia con in portafoglio circa 3 mila chilometri di rete a pedaggio, era il secondo di Vito Gamberale, dominus per diversi anni delle attività in concessione della dinastia trevisana. Che, però, non ha esitato a cambiare cavallo quando, complice lo scontro con il ministro delle Infrastrutture del tempo Antonio Di Pietro, è fallito il primo tentativo di aggregazione con Abertis.

Era il 2005 e Castellucci ha avuto campo aperto per completare l’ascesa al vertice. Scalata che di fatto ha coinciso con un deciso cambio di passo del gruppo autostradale. Già nel 2006 la vecchia Autostrade era stata ridenominata Atlantia nell’ottica di dare alla compagnia una visione internazionale slegata a quelle che erano le criticità connesse alla forte concentrazione sul paese. La volontà era quella di ampliare il più possibile il portafoglio per evitare di avere come unico interlocutore Roma.

E così, a partire da quell’anno, la società ha iniziato un processo di diversificazione geografica acquisendo la gestione di circa 2 mila chilometri di autostrade a pedaggio in Brasile, Cile, India e Polonia. Un passaggio che subito si è fatto sentire a livello di geografie coperte ma che ha inciso poco sui numeri e che nella dinamica generale ha rappresentato solo un assaggio di tutto quanto è stato poi messo in cantiere. Il salto dimensionale, piuttosto, ha iniziato a delinearsi nel 2013 quando la compagnia è entrata nel settore aeroportuale per gestire i due scali di Roma di Fiumicino e Ciampino. Presenza poi consolidata nel 2016, con l’acquisizione di Aéroports de la Côte d’Azur, la società che controlla gli scali di Nizza, Cannes-Mandelieu e Saint Tropez. È stato poi il turno del 15,49% di Getlink, la holding che controlla l’Eurotunnel. Fino all’operazione finale, quella che ha segnato la svolta definitiva: l’accordo con Acs per la spagnola Abertis che l’ha riportata, peraltro, nel settore costruzioni con una partecipazione rilevante in Hochtief (il 23,9% su cui però ha stipulato un collar per l’8%)

Con l’acquisizione, perfezionata a ottobre 2018, Atlantia è diventata leader mondiale nelle infrastrutture di trasporto con circa 14 mila chilometri di autostrade in concessione e una presenza in 23 paesi. Tutto questo, stando al bilancio pro-forma del 2018, ha spinto i ricavi a 11,34 miliardi e il margine operativo lordo a 6,7 miliardi. Ancora una volta l’Italia è centrale poiché genera il 45% dell’ebitda ma solo qualche mese prima il paese valeva ben l’86% della marginalità. Nel mentre, però, il debito è balzato a 38 miliardi dai 9 miliardi del 2006. Un incremento che, a prescindere dalla sostenibilità, garantita dall’ebitda elevato, ha legato il gruppo, oltre che agli umori di Roma, anche alla propensione delle banche finanziatrici.

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18/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Trasporti, ancora al palo l’Agenzia che doveva occuparsi della sicurezza di strade e ferrovie

Maurizio Caprino

Inattuato il decreto Genova: pastoie procedurali e resistenze bloccano il nuovo organo di vigilanza

La bufera che coinvolge Atlantia non poteva che arrivare da indagini giudiziarie: il sistema di controlli tecnici sulle strade previsto dopo il crollo del Ponte Morandi, a un anno dal decreto legge che lo ha disegnato, doveva essere determinante e invece è ancora fermo al palo. Le intenzioni del governo Conte 1, che lo aveva introdotto fissando tempi di attuazione rapidissimi. si è infranto contro difficoltà procedurali. Ostacoli frutto anche di resistenze interne al ministero delle Infrastrutture (Mit).

Il decreto Genova (Dl 109/2018) ha previsto la costituzione di un’agenzia che si curi della sicurezza strutturale di strade e ferrovie (Ansfisa), avvalendosi anche di un nuovo archivio informatico integrato delle opere pubbliche (Ainop). Ad oggi, nulla di tutto ciò è operativo.
La questione più complicata riguarda l’Ansfisa, che poi probabilmente è anche lo strumento più importante per evitare fatti come quelli su cui indagano le Procure. Dovrebbe garantire i controlli su ponti, gallerie ed elementi accessori (come giunti e guard-rail), andando per la prima volta a occuparsi di aspetti strutturali (prima lasciati ai gestori). I controlli, da effettuare con parametri fissati dall’Agenzia stessa, dovrebbero anche verificare l’effettività delle spese dichiarate dai gestori.

L’Ansfisa ha competenza non sono su strade e autostrade, ma anche sulle ferrovie. Per questo il decreto prevede che incorpori l’Ansf (l’agenzia per la sicurezza ferroviaria). Uno degli ostacoli all’operatività dell’Ansfisa è proprio questa incorporazione.

Il 21 dicembre 2018, poco dopo la conversione in legge del decreto, la direzione dell’Ansf ha sollevato all’Avvocatura distrettuale dello Stato di Firenze la questione sul momento in cui la norma fa scattare il passaggio di competenze tra la vecchia struttura e la nuova: già alla nomina degli organi di Ansfisa o solo alla sua piena operatività? La risposta è stata che pareva preferibile la seconda opzione, ma si passava la palla a Roma, all’Avvocatura generale. Che già a fine gennaio ribaltava il parere della sede fiorentina, ritenendo quindi possibile che l’Ansfisa subentrasse gradualmente, man mano che i suoi uffici si popolassero col personale da scorporare da Ansf e Mit. Ma da allora nessuno ha preso una decisione definitiva e la questione è ora finita allo staff della neo-ministra Paola De Micheli, che non ha risposto alla domanda del Sole 24 Ore su cosa si intenda fare ora.

Nessuna risposta nemmeno su quando sia prevedibile che il Consiglio di Stato si pronunci sulle bozze dello statuto e del regolamento dell’Ansfisa, licenziata dal Mit in ritardo rispetto alle scadenze previste dal decreto Genova.

Quanto all’Ainop, la sua urgenza è testimoniata dal fatto che all’indomani del crollo del ponte Morandi il Governo aveva chiesto a tutti gli enti proprietari di strade di fornire entro 15 giorni tutti i dati sulle opere da loro gestiti. Risposero in pochi e in modo disomogeneo. Proprio per ottenere dati fruibili fu concepito l’Ainop. La sua versione beta è online dal 29 gennaio. Ma solo il 1° agosto il Mit ha ottenuto l’intesa preliminare, in Conferenza unificata, sullo schema di decreto per avviarlo. Ad oggi, l’Ainop non è realmente fruibile.
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18/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Tangenti per gli appalti alle Terme di Abano-Montegrotto, condannati quattro imprenditori

Q.E.T.

La sentenza emessa dal Tribunale di Padova riguarda l’assegnazione di alcuni lavori di illuminazione

Altre quattro condanne nei confronti di altrettanti imprenditori sono state inflitte ieri
dal Tribunale di Padova per reati che vanno a vario titolo da induzione indebita a dare e promettere utilità e corruzione, nell’ambito delle cosiddette “tangenti alle terme” che avevano coinvolto l’ex sindaco di Abano, Luca Claudio.

Il collegio del tribunale di Padova presieduto dalla giudice Marina Ventura ha condannato a 4 anni gli imprenditori rodigini Luciano e Saverio Guerrato, a 2 anni Ermanno Pegoraro, consigliere con delega ai lavori pubblici, e a 10 mesi Giuseppe Biava, titolare della società Aesys di Bergamo.

Stando alle accuse del pm Federica Baccaglini, i Guerrato avrebbero ottenuto un appalto da 15 milioni di euro per gli impianti di illuminazione del Comune di Montegrotto Terme in
cambio di 120 mila euro versati a Claudio e al sindaco di Montegrotto Terme, Massimo Bordin. La Ayes invece aveva avuto contatti con il settore tecnico del Comune aponense per
l’aggiudicazione di lavori, sempre di illuminazione

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18/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Infrastrutture, dalla Centrale di progettazione alle ciclabili: tutte le misure della ultima Manovra rimaste inattuate

Mauro Salerno

Tra le misure al palo anche la manutenzione dei ponti del bacino del Po, le autostrade ciclabili e gli interventi di messa in sicurezza degli edifici vincolati

Non ci sono soltanto i tanti impegni presi dal decreto Sblocca-cantieri, di cui abbiamo dato conto pochi giorni fa in questo articolo, all’elenco degli annunci rimasti sulla carta in materia di appalti e infrastrutture vanno aggiunte anche molte delle novità introdotte dall’ultima Manovra varata dall’Esecutivo gialloverde (la legge 145/2018). Mentre il nuovo Governo scalda i motori in vista della nuova finanziaria vale la pena ricordare quante norme sono rimaste confinate dentro gli stretti confini della Gazzetta ufficiale senza mai essere calate nella realtà del mercato. I dati, come ricorda l’agenzia Public Policy che ha per prima pubblicato un’analisi del report, sono contenuti nel dossier curato dall’Ufficio per il programma di Governo presso la Presidenza del Consiglio dei ministri.

Mai partita la centrale di progettazione
Annunciata come la panacea ai ritardi progettuali degli enti locali – ma avversata da progettisti e imprese per i rischi connsessi a un intervento pubblico di tale portata sul mercato – la centrale di progettazione non ha mai visto la luce. Il Dpcm che avrebbe dovuto farla nascere era atteso entro lo scorso gennaio. Ad aprile, al Salone del Mobile di Milano, il premier Conte aveva annunciato una firma imminente che poi non è arrivata .

Manutenzione dei ponti sul bacino del Po
La manovra aveva stanziato 50 milioni di euro all’anno fino al 2023 per la messa in sicurezza dei ponti esistenti e la realizzazione di nuovi ponti nel bacino del Po. Per l’assegnazione delle risorse ad Anas, città metropolitane e province territorialmente competenti, si aspetta un Dm Mit, di concerto con Mef, previa intesa in Conferenza unificata.

Partenariato pubblico privato
Ancora fermo il Dm Mit, di concerto con il Mef, che avrebbe definito i termini di utilizzo delle risorse per la progettazione di fattibilità tecnico-economica per opere da realizzare con contratti di partenariato pubblico-privato. Sul Dm deve essere sentita la Cassa depositi e Prestiti.

Al palo le autostrade ciclabili
Istituito a Porta Pia il Fondo per le autostrade ciclabili (2 milioni di euro nel 2019). Era atteso entro fine agosto il Dm Mit che avrebbe definito le modalità di erogazione di tale risorse.

Sicurezza immobili vincolati
Entro fine febbraio il Mibac avrebbe dovuto effettuare una ricognizione degli immobili vincolati e soggetti a norme anti-incendio. Entro 60 giorni dalla ricognizione il ministero dell’Interno, con uno o più decreti, avrebbe poi impartito prescrizioni per la messa a norma di tali immobili e per le misure di sicurezza necessarie. Sui Dm è previsto il concerto con Mibac e Mef, sentite le amministrazioni interessate.

Investimenti enti locali
Entro il 30 aprile, su proposta della commissione per l’armonizzazione contabile degli enti territoriali, un dm Mef-Viminale avrebbe dovuto definire le modalità con cui le economie riguardanti le spese di investimento per lavori pubblici avrebbero concorso alla determinazione del Fondo pluriennale vincolato per i lavori pubblici.

Comuni e messa in sicurezza del territorio
Sono circa 5 i miliardi assegnati ai comuni dal 2021 al 2033 dal programma del Viminale per opere pubbliche di messa in sicurezza degli edifici e del territorio. Rimane in stand by un Dm del Viminale che avrebbe fornito dettagli sulle tipologie di investimento ammesse per il contributo. L’ammontare del contributo attribuito a ciascun ente è determinato, entro il 15 novembre dell’esercizio precedente all’anno di riferimento del contributo, con Dm del ministero dell’Interno di concerto con l’Economia.

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18/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Inso, 30 manifestazioni d’interesse per l’acquisto dei complessi aziendali

Alessandro Lerbini

Tra le proposte consegnate ai commissari della società del gruppo Condotte ci sono Salini Impregilo, Psc-Fincantieri, Siram, Gemmo, Engie, Enel, Macquaire

Sono 30 le manifestazioni di interesse per l’acquisto dei complessi aziendali di Inso pervenute ai commissari della società d’ingegneria del gruppo Condotte. All’avviso promosso a fine luglio e scaduto lunedì 16 settembre alle ore 12 hanno risposto i maggiori gruppi mondiali. Tra questi ci sono Salini Impregilo, Psc-Fincantieri, Siram, Gemmo, Engie, Enel, Macquaire.
La procedura per gli asset della società in amministrazione straordinaria si articolerà nelle seguenti fasi: analisi delle manifestazione d’interesse, ammissione dei soggetti selezionati alla fase di due diligence, invio di una lettera che regolamenterà la durata della fase di due diligence, modalità per la presentazione di offerte d’acquisto vincolanti (l’obiettivo è quello di ricevere le proposte entro metà dicembre), aggiudicazione della procedura sulla base della migliore offerta. © RIPRODUZIONE RISERVATA