Rassegna stampa 12 settembre

12/09/2019 – Il Gazzettino

Alperia acquista la maggioranza di Green Power e allarga il mercato dell’ efficienza energetica

ENERGIA VENEZIA Alperia SpA. e Gruppo Greeen Power SpA (Ggp) hanno perfezionato l’ accordo sottoscritto il giorno 5 agosto scorso e raggiunto il closing con l’ acquisto da parte della prima di 2.144.450 azioni, pari al 71,88% delle azioni totali, per un controvalore di 7.926.487 euro. Nell’ accordo è confermato, oltre al corrispettivo di base per ciascuna azione, pari a 3,696 euro, anche una componente eventuale, differita e ulteriore rispetto al corrispettivo base, da corrispondersi al raggiungimento di predefiniti livelli di redditività di Ggp. L’ ammontare dell’ Earn Out sarà riconosciuto agli aderenti all’ offerta, ai medesimi termini e condizioni ai quali sarà eventualmente riconosciuto ai Venditori e pari al valore massimo, per azione di 1,006 euro, da riconoscersi nei prossimi 3 anni. Alperia promuoverà poi un’ Opa entro i prossimi 20 giorni, offrendo ai detentori delle azioni del flottante (pari al 28,12% del capitale di GGP) le medesime condizioni riconosciute ai venditori. L’ operazione conclusa con GGP è la terza acquisizione, in Veneto. Nel febbraio del 2018 è stata acquisita la maggioranza di Bartucci (in seguito ridenominata Alperia Bartucci), società di Soave (Verona) e poi l’ acquisizione della maggioranza, di Alperia Sum nel gennaio scorso, frutto della sottoscrizione dell’ accordo per la cessione del 70% delle azioni di Servizi Unindustria Multiutilities) da parte delle Confindustrie di Treviso, Vicenza e Venezia. «L’ operazione completata come le altre due acquisizioni dei mesi scorsi – spiega il CEO di Alperia S.p.A. Johann Wohlfarter fanno parte di una strategia che si pone l’ obiettivo di rafforzare la presenza di Alperia in Veneto. E conferma la nostra intenzione di incentivare lo sviluppo delle energy communities e di investire per realizzare un territorio connesso ed efficiente. La nostra attenzione non è solo per il Veneto, ma tutto il Nord Italia che rappresenta un’ area strategica per lo sviluppo e la crescita di Alperia in un’ ottica di dialogo e partnership con gli altri operatori presenti sul mercato».

12/09/2019 – MF
Quello strano silenzio di Conte sulle nomine pubbliche

Alla lacuna nel programma della maggioranza giallorossa del tema delle nomine pubbliche ha fatto seguito anche il silenzio del premier Giuseppe Conte nel discorso alle Camere per la fiducia. Un discorso che in effetti ha affrontato tutti i possibili argomenti, ivi compresi alcuni di dettaglio, ma purtroppo non ha dedicato un rigo a questo tema che certamente, vista la mole di nomine da decidere da parte del settore pubblico, al centro e a livello territoriale, sarà tra i principali che il nuovo governo dovrà affrontare. Alla lacuna del programma si immaginava che Conte avrebbe potuto rimediare fornendo almeno negli interventi in Parlamento qualche indicazione di massima su criteri, requisiti, procedure e vincoli – tutti, anche essi, da introdurre o da rafforzare in una logica di discontinuità – ma l’ attesa è andata delusa. La cosa va rilevata anche perché nell’ area delle opposizioni si indicano pure le decisioni da assumere per incarichi pubblici scaduti o prossimi alla scadenza come un motivo che avrebbe cementato le diverse posizioni orientandole alla costituzione del nuovo governo o, comunque, spingendole a contribuire a tale formazione. Insomma, la possibilità della spartizione delle spoglie sarebbe stata una ragione allettante per la costituzione dell’ esecutivo. Ora, non è necessario aderire a questa ipotesi, anche perché l’ esigenza di intervenire in sede normativa sulle modalità e le procedure delle nomine pubbliche per prevenire spinte lottizzatrici e valorizzare il merito e le capacità si pone di per sé, anche nell’ eventualità che non esistessero disegni spartitori. Se invece l’ argomento non viene neppure sfiorato, se ne deve ricavare che si giudicano soddisfacenti sia la normativa vigente sia il modo in cui è stata impiegata; ma ciò, alla luce anche delle critiche spesso mosse quando sono stati conferiti specifici incarichi pubblici, non sarebbe affatto condivisibile. Sarebbe quantomai importante dare dei precisi segnali rivedendo la normativa in generale sulle nomine, individuando un percorso istruttorio in cui possa esservi una sorta di procedura concorsuale che si basi sul merito comparativo, introducendo, per tutte le nomine di un certo livello, il confronto in sede parlamentare prima che la designazione diventi nomina definitiva, agendo sui requisiti da possedere, sui vincoli, sui conflitti di interesse, sulle incompatibilità, sulle cosiddette porte girevoli, sull’ onorabilità. Una revisione del genere darebbe il segno del tipo di intervento pubblico in economia che ha in mente un governo che si pone l’ obiettivo di essere un governo di legislatura, il quale non può considerare interna corporis una materia così rilevante. Non è di certo più il tempo del manuale Cencelli, anche se spesso viene rievocato; ma non è neppure il tempo di varianti di tale manuale magari meno fondate su automatismi e su minuziose suddivisioni. La scelta di esponenti pubblici, soprattutto nel campo economico, che premi la professionalità, la capacità, l’ esperienza e la moralità, che non crei una sorta di cordone ombelicale tra il nominato e il nominante, o semplicemente la devozione del primo nei riguardi del secondo, è essa stessa una riforma economica ed è altresì un valido presupposto perché l’ impresa, l’ istituzione o l’ entità quale che sia coinvolta, possano operare al meglio. Dovrebbe essere colta un’ occasione, dunque, perché il governo possa colmare la lacuna programmatica che appare evidente, prima comunque che si apra la fase delle nomine da conferire. (riproduzione riservata)

ANGELO DE MATTIA

12/09/2019 – Italia Oggi

Appalti, ricorsi esaminati insieme

di Andrea Mascolini

In un ricorso relativo a una gara per l’aggiudicazione di un appalto pubblico, occorre sempre esaminare nel concreto il ricorso principale contro l’aggiudicatario, unitamente al ricorso incidentale (presentato dall’aggiudicatario che, oggi, gode di una «corsia preferenziale») anche perché possibile arrivare anche al rinnovo della procedura di gara. Lo afferma con una importante pronuncia, la Corte di giustizia europea (sentenza del 5 settembre 2019 causa C-333/2018). La vicenda riguarda una procedura aperta avente a oggetto l’affidamento di un appalto integrato (progettazione ed esecuzione) di lavori di risanamento idrogeologico (importo 6,9 milioni) . L’impresa arrivata terza aveva impugnato l’ammissione dell’aggiudicataria (per carenza dei requisiti del progettista) e del secondo classificato. L’aggiudicataria aveva a sua volta promosso ricorso incidentale che, in base al diritto processuale amministrativo italiano, gode di una corsia preferenziale.

Il Tar Campania accoglie il ricorso incidentale dopo avere constatato l’illegittimità dell’ammissione della terza classificata (che aveva proposto il ricorso principale, a quel punto divenuto improcedibile). In pratica si finiva per non valutare nel merito il ricorso principale della terza classificata in virtù dell’accoglimento del ricorso incidentale presentato dall’aggiudicataria.

E proprio su questo aspetto, in sede di appello, l’adunanza plenaria del Consiglio di stato, in presenza di precedenti non univoci, rimetteva alla Corte la questione pregiudiziale di compatibilità del sistema normativo italiano rispetto alla direttiva «ricorsi» (89/665). In particolare veniva chiesto alla corte europea se, allorché alla gara abbiano partecipato più imprese e le stesse non siano state evocate in giudizio (e comunque avverso le offerte di talune di queste non sia stata proposta impugnazione), debba essere sempre rimessa al giudice la valutazione della concretezza dell’interesse dedotto con il ricorso principale da parte del concorrente destinatario di un ricorso incidentale escludente reputato fondato, utilizzando gli strumenti processuali posti a disposizione dell’ordinamento.

La sentenza ritiene il sistema italiano in contrasto con il diritto europeo. Nella sentenza si evidenzia che quando due offerenti presentano ricorsi intesi alla reciproca esclusione, «ciascuno di detti offerenti ha interesse a ottenere l’aggiudicazione di un determinato appalto. Infatti, da un lato, l’esclusione di un offerente può far sì che l’altro ottenga l’appalto direttamente nell’ambito della stessa procedura. Dall’altro lato, nell’ipotesi di un’esclusione di tutti gli offerenti e dell’avvio di una nuova procedura di aggiudicazione di appalto pubblico, ciascuno degli offerenti potrebbe parteciparvi e quindi ottenere indirettamente l’appalto». Da ciò consegue che il ricorso incidentale dell’aggiudicatario non può comportare il rigetto del ricorso di un offerente escluso qualora la regolarità dell’offerta di ciascuno degli operatori venga contestata nell’ambito del medesimo procedimento. Ogni concorrente potrebbe far valere un legittimo interesse equivalente all’esclusione dell’offerta degli altri, che può portare alla constatazione dell’impossibilità, per l’amministrazione aggiudicatrice, di procedere alla scelta di un’offerta regolare.

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12/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Decreto Sblocca-cantieri, tutti gli impegni rimasti sulla carta

Mauro Salerno

Dalla nomina dei commissari straordinari al caso Italia Infrastrutture, senza dimenticare l’obiettivo di varare in fretta il nuovo regolamento appalti

C’è il rischio di trovarsi a fare i conti con un fiume di inchiostro (e di fiato) sprecato di fronte agli impegni e alle attese generate dal decreto Sblocca-cantieri. Complice la svolta governativa di metà agosto (ma non solo per questo) molti degli annunci di rilancio dei cantieri, nomina di commissari liberi di agire in deroga a ogni regola e riavvio immediato di piccole e grandi opere rischiano di rimanere una volta di più sulla carta. Diversi appuntamenti, pur segnati sull’ agenda del Governo tramite Gazzetta Ufficiale, sono già andati a vuoto. Molti altri rischiano di fare la stessa fine – mandando in fumo le speranze di ripresa cui sono aggrappate le imprese del settore, in balìa di una crisi ultradecennale – anche semplicemente a causa dei cambi di rotta che la nuova maggioranza vorrà imporre al percorso tracciato dall’Esecutivo precedente.

Gli appuntamenti già mancati

«Ormai se ne riparla a settembre»: il mantra che accompagna tutte le scadenze in pericoloso incrocio con le ultime settimane di luglio ha lasciato il segno anche su molti degli ottimistici obiettivi fissati dal decreto Sblocca-cantieri. La data-chiave è il 18 luglio. Ovvero 30 giorni dopo l’entrata in vigore della legge di conversione del Dl 32/2019 (18 giugno).

L’appuntamento più importante legato a quella data era la nomina del nuovo commissario per il completamento dei lavori del Mose. Poco prima dello scoppio della crisi (il 31 luglio) l’ex ministro Toninelli aveva indicato per l’incarico Gaetano de Martino, ingegnere (e ufficiale dei Carabinieri) in forza alla task force per la valorizzazione e dismissione degli immobili non residenziali del ministero della Difesa. Poi tutto è finito nel nulla. E da Venezia hanno già cominciato a sollecitare il ministro Paola De Micheli fresco di nomina. Stesso discorso per Genova. Qui l’indicazione di Toninelli per Marco Rettighieri era arrivata il 16 luglio. Ma per formalizzarla serve un decreto del presidente del Consiglio. Ancora più indietro le procedure di nomina del Comitato di vigilanza per il completamento della Lioni-Grottaminarda, strada a scorrimento veloce necessaria per collegare l’A16 Napoli-Bari e l’A3 Salerno-Reggio Calabria, su cui pesa anche un contenzioso tra la Regione Campania e imprese appaltatrici.

Nell’elenco degli appuntamenti mancati vanno poi inseriti la messa a punto del piano per la realizzazione delle infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici (scadenza superata sempre il 18 luglio), il decreto per trasferire i fondi residui del piano «6mila Campanili» a un nuovo programma di piccoli cantieri da aprire al volo nei comuni con meno di 3.500 abitanti («immediata cantierabilità», dice il decreto) e l’adozione di un decreto ministeriale (Mit) per assegnare i fondi per la realizzazione del piano per le piste ciclabili, fatto slittare al 31 agosto dall’originaria scadenza invernale prevista dalla legge di Bilancio varata lo scorso dicembre.

Chissà, infine, se vedranno mai la luce le linee guida per individuare le opere strutturali rilevanti o meno per l’incolumità pubblica al fine di semplificare la presentazione dei progetti in area sismica. Anche qui il tempo previsto dal decreto risulta scaduto (17 agosto).

Il caso Italia Infrastrutture Spa

Per legge andrebbe considerata già in funzione da oltre dieci giorni. «In considerazione della straordinaria necessità e urgenza di assicurare la celere cantierizzazione delle opere pubbliche – recita l’articolo 5-quinquies del decreto Sblocca-cantieri (corsivo dell’autore) – è istituita a decorrere dal primo settembre 2019, la società per azioni denominata “Italia Infrastrutture Spa”». Inutile dire che, a dispetto della norma, della nuova società oggi non c’è traccia. Per far nascere il nuovo organo in house del Mit, dai compiti non proprio chiarissimi, servirebbe infatti un decreto del presidente del Consiglio destinato ad adottarne lo statuto e un decreto del Mit con la nomina dei componenti del Consiglio di amministrazione. A questo punto non è difficile prevedere un destino analogo a quello capitato alla Centrale di progettazione annunciata a inizio anno, come fosse la panacea per risolvere i ritardi progettuali degli enti locali, senza poi mai vedere la luce.

Obiettivo regolamento e grandi opere

C’è ancora tempo, ma non troppo, per centrare due degli altri grandi obiettivi tracciati dal decreto Sblocca-cantieri: mettere a punto il nuovo regolamento unico degli appalti e definire una lista di opere prioritarie da far marciare grazie ai commissari straordinari. In entrambi i casi la scadenza è stabilita in autunno (180 giorni da decreto/legge di conversione). Ma non è tanto questione di termini fissati (per modo di dire) formalmente sulla carta. Bisognerebbe cominciare a correre soprattutto per dare una risposta alle migliaia di imprese che combattono da ormai troppo tempo per continuare a restare a galla.

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12/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

In vigore il fondo “salva-opere” (ma manca ancora il decreto attuativo Mit-Mef)

Massimo Frontera

Al via l’iter di conversione del Dl sulle crisi aziendali: esame presso le commissioni riunite Industria e Lavoro di Palazzo Madama

Con la pubblicazione in Gazzetta del decreto legge sulle crisi aziendali sono entrate in vigore – dal 5 settembre scorso – le modifiche al cosiddetto fondo salva opere introdotte dall’articolo 15 del Dl n. 101/2019. Sul provvedimento il Senato ha anche avviato l’iter per la conversione in legge, con l’esame in sede referente da parte delle commissioni riunite X (Industria) e XI (Lavoro).

Si tratta del fondo istituito dal decreto legge crescita (n.34/2019) con una misura inserita nel corso dell’iter di conversione in legge. Misura che è entrata in vigore il 30 giugno scorso. Come è noto, il fondo salva opere (e salva imprese) prevede una tutela economica a favore delle imprese fornitrici o subappaltatrici con crediti insoddisfatti a causa di procedure di crisi aziendali delle imprese contraenti. Il fondo dispone di 12 milioni di euro per l’anno 2019 e 33,5 milioni di euro per l’anno 2020.

Con le recenti modifiche vengono introdotti alcuni chiarimenti e precisazioni, allo scopo di non depotenziare la portata del provvedimento, ma anzi di estenderla il più possibile alle situazioni di crisi. La prima modifica va proprio incontro a questo obiettivo, prevedendo l’estensione dell’ambito soggettivo, non solo agli affidatari ma a tutti i «subfornitori, subappaltatori e subaffidatari» di imprese contraenti generali, al fine di evitare – come precisa la relazione tecnica – «che vengano esclusi dall’accesso alle risorse del Fondo soggetti come i fornitori nelle ipotesi di affidamenti da parte del contraente generale per i quali si pongono le medesime esigenze di tutela che riguardano gli altri soggetti beneficiari delle risorse». Di conseguenza, con la seconda modifica si chiarisce che la surroga del ministero delle Infrastrutture verso il debitore si estende «a tutti i beneficiari del fondo verso l’appaltatore, il contraente generale o l’affidatario del contraente generale».

Viene inoltre previsto che le eventuali contenziosi amministrativi aperti sui crediti coperti dal Fondo non impediscono l’erogazione delle risorse. Importante anche l’ultima modifica introdotta dal Dl 101/2019, che condiziona l’erogazione diretta delle somme al beneficiario richiedente alla situazione di regolarità contributiva di quest’ultimo (da verificare attraverso il Durc) e alla regolarità fiscale. In caso di situazione irregolare, il Mit provvede a erogare direttamente le somme dovute a Inps, Inail e Cassa edile e a regolarizzare anche le eventuali cartelle esattoriali contestate al richiedente. Il beneficiario riceverà pertanto solo la somma che residua dopo la sistemazione di queste “pendenze”. La relazione tecnica precisa che resta comunque possibile, per il beneficiario, «regolarizzare la propria posizione contributiva e previdenziale accedendo a forme di pagamento con modalità rateale» e che sarà possibile ricevere le somme del Fondo «anche ove abbia presentato istanza di regolarizzazione del Durc mediante pagamento della prima rata».

Va infine ricordato che il Fondo salva opere richiede un decreto attuativo Mit-Mef per individuare i criteri di assegnazione delle risorse. Provvedimento che ancora non si è visto, nonostante il termine per la pubblicazione – fissato alla fine di luglio – sia ormai stato superato da un mese e mezzo circa .

Il decreto 101/2019 sulle crisi aziendale (in corso di conversione in legge al Senato)

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12/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Inapplicabile il principio di rotazione in caso di indagine di mercato aperta

Susy Simonetti e Stefania Sorrentino

Il Tar Calabria ricorda che anche le linee guida Anac esclusono la rotazione nelle gare a procedura aperta senza limitazione alla partecipazione

Non è applicabile il principio di rotazione nel caso in cui l’affidamento derivi da una procedura negoziata sottosoglia nella quale la stazione appaltante non prevede alcuna limitazione degli operatori economici tra cui effettuare la selezione, consentendo a chiunque di manifestare interesse ai successivi inviti. Questa la posizione del Tar Calabria con la sentenza n. 1457/2019.

Il Tar ha ritenuto non corretto l’operato della stazione appaltante che, pur ricorrendo a strumenti di impulso del mercato e avendo stabilito di invitare alla procedura negoziata tutti gli operatori che presentano regolare istanza, ha poi rigorosamente applicato il criterio di rotazione degli inviti disciplinato, per il caso di specie, dall’articolo 36, comma 2, lettera b), del codice appalti, escludendo dalla gara il gestore uscente.

Assumono, invece, rilevanza per i giudici di primo grado le linee guida Anac n. 4 che escludono dall’ambito di applicazione del principio l’ipotesi in cui «l’affidamento avvenga con procedura aperta al mercato nella quale la stazione appaltante non operi alcuna limitazione in ordine al numero degli operatori economici tra i quali effettuare la selezione»; pertanto, non è neanche configurabile un onere motivazionale in capo alla stazione appaltante circa la deroga.

Il principio di rotazione

L’applicazione del principio di rotazione è funzionale a evitare indebite posizioni di rendita anticoncorrenziale in capo al contraente uscente e inaccettabili chiusure surrettizie del mercato, a presidio dei principi di trasparenza e concorrenza nei pubblici affidamenti, oltre che buon andamento e imparzialità dell’azione amministrativa.

La manifestazione di interesse si presenta con ampia apertura al mercato e mette al riparo da pregiudizi, anche solo potenziali, ai principi ricordati, riequilibrando e implementando le dinamiche competitive: in questi casi l’esclusione del gestore precedente affidatario si traduce inevitabilmente in una irragionevole limitazione della concorrenza.

Il mancato invito all’operatore uscente non deve avere la finalità di escludere chi ha, in precedenza, lavorato correttamente con una amministrazione, ma quella di favorire la distribuzione temporale delle opportunità di aggiudicazione tra tutti gli operatori potenzialmente idonei, nel rispetto della par condicio, per garantire una concorrenza leale ed effettiva, evitando il consolidarsi di situazioni di esclusiva o di monopolio nell’esecuzione dell’appalto. La rotazione, se intesa in modo distorto, finisce per concretizzare una nuova causa di esclusione dalle gare, non codificata, e in totale contrasto con il principio di tutela della concorrenza, del quale, invece è servente e strumentale, tanto da trovare il proprio ambito di applicazione nei limiti in cui non incida su quest’ultimo.

La giurisprudenza contraria

Da segnalare anche recenti sentenze di avviso contrario, per le quali la posizione di vantaggio dell’operatore economico trae il suo fondamento nelle informazioni acquisite durante il pregresso affidamento: è il fatto oggettivo del precedente rapporto intercorso che impone il rispetto del principio di rotazione, soprattutto nei settori in cui il numero di ditte potenzialmente partecipanti è ridotto, per assicurarne l’avvicendamento, operando, in questo modo, a favore degli operatori più deboli del mercato.

La posizione dei giudici calabresi si colloca, pertanto, in un acceso e non univoco dibattito giurisprudenziale sulla corretta applicazione del principio di rotazione, fornendo una visione maggiormente aperta rispetto a rigide posizioni strettamente legate al dato letterale.

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12/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Progettazione, estate calda per i bandi: nel bimestre luglio-agosto +24,8% in valore

M.Fr.

Oice: rispetto allo stesso bimestre 2018, in aumento gli importi a base d’asta (+24,8%) e il numero degli avvisi (+10,9%), grazie alla performance di agosto 2019

Il complesso di tutti i servizi di ingegneria e architettura nel bimestre estivo ha un andamento tutto positivo: all’aumento nel numero, +10,9%, corrisponde un aumento più marcato nel valore, +24,8%, rispetto a luglio-agosto 2018. Si legge nell’ultimo monitoraggio sui bandi di gara elaborato dall’Oice. «L’andamento positivo – spiega il bollettino dell’associazione che riunisce le società di ingegneria – è dovuto essenzialmente al risultato del mese di agosto: il numero delle gare è stato di 518 per un importo di 135,5 milioni di euro, rispetto al precedente mese di luglio il numero cala del 5,6% e il valore sale del 9,9%. Rispetto al mese di agosto 2018 il numero cresce del 22,5% e il valore del 92,2%».

Complessivamente, nei primi otto mesi di quest’anno, l’Oice informa che, rispetto allo stesso periodo del 2018, il mercato della progettazione ha visto un netto incremento in valore degli importi a base d’asta. Più esattamente, nel corso del periodo gennaio-agosto le gare pubblicate sono state 1.876 con un valore di 415,7 milioni di euro, pari a un calo di -11,2% in numero di avvisi e a un incremento di +15,7% in valore.

«L’andamento contrastato dei mesi estivi – ha detto il presidente dell’Oice Gabriele Scicolone in riferimento al diverso andamento tra luglio e agosto – deve essere letto come trend fisiologico. I dati confermano comunque un’indicazione generale di riduzione del numero delle gare, già vista nei mesi scorsi, bilanciata però da un aumento dei valori dei bandi, soprattutto dovuto al crescente ricorso agli accordi quadro. Auspichiamo che, con la consueta ripresa del mercato in autunno, ci si possa avviare al terzo quadrimestre 2019 con un po’ di ottimismo. L’auspicio generale è che siano confermati gli indirizzi del Governo illustrati nei giorni scorsi dal Presidente Conte che ha chiaramente messo al centro dell’azione governativa la ripresa degli investimenti come leva per una crescita economica pur difficile da conseguire visto il contesto economico internazionale».

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