Rassegna stampa 10-11 settembre 2019

10/09/2019 – Corriere del Trentino

Alperia, 8 milioni per Green power Wohlfarter: espansione in Veneto

BOLZANO Alperia conclude le operazioni di acquisto del Gruppo Green Power (Ggp) di Mirano, in provincia di Venezia, società che opera nel settore delle energie rinnovabili e dell’ efficienza energetica quotata in Borsa su Aim Italia. La multiutility altoatesina ha acquisito il 71,9% di Ggp per 7,9 milioni di euro. A seguito dell’ acquisizione per pacchetto di controllo, Alperia promuoverà un’ Offerta pubblica di acquisto (Opa) entro i prossimi 20 giorni e per un periodo definito in accordo con Borsa Italiana, offrendo ai detentori delle azioni del flottante (pari al 28,12% del capitale di Ggp) le medesime condizioni riconosciute ai venditori. L’ operazione conclusa con Ggp è la terza acquisizione in Veneto effettuata da Alperia negli ultimi mesi. L’ idea è consolidare il gruppo in questa regione e nell’ intero Nordest. Nel febbraio del 2018 Alperia ha acquisito la maggioranza di Bartucci (in seguito ridenominata Alperia Bartucci), società di Soave, nel Veronese, specializzata nel campo dell’ efficienza energetica. Alperia Bartucci opera con il modello di business di «Energy performance contract», in base al quale i risparmi generati dagli interventi realizzati vengono condivisi con l’ impresa cliente. A questa si è aggiunta poi l’ acquisizione della maggioranza di Sum (poi rinominata Alperia Sum) nel gennaio scorso, frutto della sottoscrizione dell’ accordo per la cessione del 70% delle azioni di Sum (Servizi Unindustria Multiutilities, uno dei principali operatori energetici per il mondo corporate nel Nordest) da parte delle Confindustrie di Treviso, Vicenza e Venezia. Ggp al 30 giugno ha chiuso la semestrale con ricavi per oltre 10 milioni di euro, in crescita rispetto allo stesso periodo 2018. Il mercato è quello dell’ efficientamento energetico, con interventi che godono degli incentivi fiscali. Il numero degli agenti tra rete diretta e indiretta, impiegati nel corso del 2019 è pari a 60 unità, dislocati nel territorio nazionale. «L’ operazione conclusa, come le altre due acquisizioni dei mesi scorsi – spiega il ceo di Alperia Johann Wohlfarter -, fa parte di una strategia più complessiva che si pone l’ obiettivo di rafforzare la presenza di Alperia in Veneto. La scelta di acquisire il Gruppo Green Power conferma la nostra intenzione di incentivare lo sviluppo delle energy communities e di investire per realizzare un territorio più smart, connesso ed efficiente. La nostra attenzione non è solo per il Veneto, ma tutto il nord Italia che rappresenta un’ area strategica per lo sviluppo e la crescita di Alperia in un’ ottica di dialogo e partnership con gli altri operatori presenti sul mercato, per garantire un’ offerta sempre più competitiva e far progredire le infrastrutture e i servizi». Uno dei partner potrebbe essere Dolomiti energia (Trento), in particolare a fianco di Agsm Verona e Aim Vicenza in via di fusione. Enrico Orfano

10/09/2019 – Gazzetta di Reggio
Iren verso il gotha dell’ energia pronti 700 milioni per Sorgenia

finanza
L’ ex municipalizzata entra nella short list per acquisire centrali e 270mila clienti L’ ad Bianco: «Vogliamo un ruolo da protagonista nella transizione energetica»
Enrico Lorenzo Tidona REGGIO EMILIA. Sorgenia è sul mercato da qualche mese e per comprarla servono circa 700 milioni di euro. Ma se le valutazioni sulla società che ha alcune tra le più recenti centrali elettriche in Italia ballano, l’ interesse di Iren è stabile e reale. Del resto, come ribadito dall’ ad Massimiliano Bianco, «Iren vuole giocare un ruolo da protagonista nella transizione energetica». Il top manager dell’ ex municipalizzata di Reggio Emilia, Torino e Genova lo ha ufficializzato a Cernobbio, sulle rive del lago di Como, dove si è ritrovato pochi giorni fa il gotha dell’ economia, dell’ industria e della finanza italiana, riunito da The European House-Ambrosetti. Cornice di prestigio e crocevia di salotti e interessi, nel quale Iren vuole quindi assicurarsi un posto al tavolo delle grandi trattative del settore energetico italiano. Se tre anni fa era impensabile un obiettivo del genere, oggi – con la società risanata, in grado di generare cassa e margini capaci di soddisfare azionisti pubblici e privati – Iren ha avuto la sua sedia. E la prima mossa di grande respiro sembra ormai prossima. «Siamo nella short list di Sorgenia e ne siamo molto contenti» ha detto Bianco, rivelando un successo anche personale. Erano infatti una ventina le società partite ad aprile per presentare un’ offerta su Sorgenia. Ora ne sono rimaste quattro o cinque secondo le indiscrezioni finora raccolte. Tra queste c’ è Iren, che ribadisce l’ interesse per la società dell’ energia, il cui acquisto comporterebbe un investimento stimato appunto 700 milioni di euro. Un boccone grande, che non sembra però indigesto. «Siamo veramente interessati al dossier perché ci farebbe fare un salto dimensionale per diventare protagonisti in Italia» ha detto l’ ad della multiutility reggiana che si occupa anche di acqua e rifiuti. Dietro, infatti, c’ è un progetto industriale. A Iren interessano infatti le centrali elettriche che di Sorgenia che insieme alle sue sono tra le più efficienti sullo scacchiere nazionale perché tra le ultime ad essere realizzate. Quelle di Sorgenia sono poi molto flessibili e possono entrare in attività all’ occorrenza, per riequilibrare ad esempio gli alti e bassi della produzione delle rinnovabili. Ci sono poi i 270mila clienti di Sorgenia, raccolti attraverso i canali digitali, che seppur mutevoli rispetto alle offerte sono però un pacchetto commerciale che consentirebbe un salto tecnologico anche per Iren. La procedura ristretta di selezione avviata da Sorgenia dovrebbe concludersi a fine anno. Presto per dire quindi chi la spunterà ma il primo vero test industriale è fissato il 26 settembre, quando Iren presenterà al Park Hyatt – hotel di lusso a Milano – il nuovo piano industriale. «Sarà l’ occasione per rilanciare i nostri target, a partire dagli investimenti». Bianco è poi tornato sulle tante operazioni di fusione e acquisizione realizzate in questi anni: «In cantiere ne abbiamo sempre, ne abbiamo fatte quasi 20 negli ultimi 3-4 anni e riteniamo che ne potremo fare altrettante. In questo momento l’ ambizione è di poterne fare non solo di medio-piccole ma, magari, anche di più rilevanti in ragione di quello che siamo diventati». Se andasse in porto l’ operazione Sorgenia porterebbe il ramo commerciale fuori dal perimetro tradizionale di Iren essendo un operatore con clienti su scala nazionale. Parallelamente restano in primo piano altre operazioni come l’ acquisizione dell’ altoatesina Cva, che possiede centrali idroelettriche che fanno davvero gola, trovandosi peraltro poco distanti da Torino. Per Bianco resta «il nostro target numero uno», ha sottolineato a Cernobbio. Altra scadenza a breve – ma di grande impatto – è quella del 22 settembre per l’ opzione sul rigassificatore di Livorno: il fondo australiano First State ad aprile ne ha rilevato il 48,24% dalla tedesca Uniper con una transazione che si aggira sui 400 milioni. Iren ne detiene il 49% che non è più strategico. Può decidere di tenere o vendere, ma solo se il prezzo – dicono gli esperti – valorizzerà anche il ritorno in equilibrio dei conti. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

10/09/2019 – MF
Rattazzi e Malagò puntano 1,3 milioni su Hera

Una puntata da oltre 1,3 milioni di euro su Hera per Lupo Rattazzi, esponente di un ramo della dinastia Agnelli e consigliere di Exor Nv, e Giovanni Malagò, imprenditore romano e presidente del Coni. Tramite GL Investimenti, posseduta pariteticamente, hanno acquistato 414 mila titoli della utility emiliano-romagnola presieduta da Tomaso Tommasi di Vignano. Così gli asset immobilizzati nel bilancio salgono da 17,7 a 19,9 milioni: in portafoglio figurano anche azioni Banca Finnat (in carico a 3,7 milioni), A2A (2,3 milioni), Azimut (1,9 milioni), Banca Generali (1,8 milioni), Eni (2 milioni), Illimity Bank (326 mila euro), Iren (973 mila euro), Italgas (1,7 milioni), Terna (1,9 milioni) e Vianini (790 mila euro), oltre a warrant Askoll, Energica, Fervi e Sos Travel. Tra le attività non immobilizzate, stabili a 32,1 milioni, il grosso è rappresentato da 3,3 milioni di titoli Acea in carico a 28,4 milioni, cui si aggiungono obbligazioni per 2 milioni e quote in Quadrivio Capital sgr e Radiant Fund per 1,6 milioni. E, come spiega la nota integrativa, sui titoli Acea si evidenzia una plusvalenza potenziale di 27 milioni rispetto al valore borsistico medio dell’ ultimo trimestre. Il bilancio registra un utile di 4,7 milioni, mandato a riserva, superiore ai 3,8 milioni di profitto del precedente esercizio. (riproduzione riservata) ANDREA GIACOBINO

11/09/2019 – Il Giorno (ed. Milano)
Partecipate, l’ affondo di Colombo

Il Comitato per la legalità a Sala: preoccupati per la gestione delle Spa
di MASSIMILIANO MINGOIA – MILANO – UNA SERIE di critiche al Comune sulla gestione delle società partecipate, sull’ assenza di un archivio informatico degli immobili comunali e sulla mancanza di trasparenza della direzione Audit. Ma anche un paio di consigli alla Giunta sul tema dell’ ambiente. Il primo: «Sarebbe auspicabile che si realizzi, nel rispetto delle esigenze commerciali, un ampliamento significativo dell’ uso delle pedonalizzazioni come strumento di disegno della città». Il secondo: «Sembra necessario definire puntualmente la regolamentazione dell’ uso dei monopattini elettrici». Non solo. C’ è anche sollecitazione di rilanciare il centro sportivo Saini anche in vista delle Olimpiadi invernali del 2026. La quarta relazione del Comitato per la legalità, la trasparenza e l’ efficienza amministrativa del Comune presieduto dall’ ex pm di Mani Pulite Gherardo Colombo contiene alcune sferzate rivolte all’ amministrazione capeggiata dal sindaco Giuseppe Sala, ma anche un paio di elogi sulle iniziative intraprese da Palazzo Marino sul fronte del Piano quartieri e dell’ ambiente nei primi sei mesi del 2019, il periodo a cui si riferisce la relazione. VEDIAMO nel dettaglio. In tema di società partecipate, il Comitato esprime «la propria preoccupazione per l’ attuale gestione delle società in house, evidenziando come un controllo insufficiente da parte del Comune possa comportare conseguenze pregiudizievoli in capo al medesimo e alle figure di vertice dello stesso». Sugli immobili comunali, invece, l’ organismo presieduto da Colombo rimarca «la mancata adozione del sistema Sap, che dovrebbe consentire l’ innovato strumento operativo in uso alla Direzione Patrimonio immobiliare per quel che concerne la realizzazione dell’ importante archivio digitale» di cui il Comune di Milano è ancora sprovvisto. Sempre sul fronte degli immobili, il Comitato ribadisce la necessità di creare uno Statuto per regolare la gestione degli spazi nella Galleria Vittorio Emanuele, Statuto che non è stato ancora preparato, mentre per quanto riguarda il Saini auspica «iniziative importanti», perché il centro «per dimensioni rappresenta un unicum a Milano» e «potrebbe avere una sua specifica funzione anche in occasione dei prossimi impegni sportivi», cioè i Giochi del 2026. IL COMITATO di Colombo, infine, è convinto che la recente revisione della struttura comunale e la creazione della nuova unità organizzativa «Officina urbana» possano velocizzare l’ attuazione del Piano Quartieri.

10/09/2019 – ANSA

Porto La Spezia alla conquista Usa, siamo porta per Ue

Secondo road show Autorità Portuale-Contship,rafforzare rapporti

Il Porto di La Spezia alla conquista degli Stati Uniti. Forte della sua connessioni intermodale, del primo centro unico in Italia per i controlli e delle strutture all’avanguardia, lo scalo si presenta come ‘porta’ privilegiata di ingresso in Europa. L’obiettivo del secondo road show – che dopo New York-New Jesery, lo porta a Long Beach in California e Houston in Texas – è attirare nuovo traffico, stringendo ulteriormente i rapporti già forti fra Italia e Stati Uniti e proponendosi come motore del Made in Italy. “Siamo molto all’avanguardia sui trasporti ferroviari” spiega Carla Roncallo, presidente dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ligure Orientale, di cui fanno parte i porti di La Spezia e Massa Carrara. Rivolgendosi a più di 40 operatori americani e al presidente della Port Authority di New York-New Jersey, Roncallo illustra una delle ultime novità dello scalo, ovvero il nuovo centro unico per i controlli munito, fra l’altro, di scanner molecolare e moderne celle frigorifere. A spingere il Porto di La Spezia è anche il boom dell’industria delel crociere: “Abbiamo avuto 500.000 passeggeri lo scorso anno, 700.000 sono attesi quest’anno e abbiamo più di un milione di prenotazioni per il 2020” dice Roncallo. “Siamo contenti di ritornare negli Usa dopo gli incontri dello scorso anno a New York e Toronto” osserva Daniele Testi, marketing e Corporate Communication Director del gruppo Contship Italia, l’operatore terminalistico e intermodale leader in Italia, in missione negli Usa insieme al Porto di La Spezia. Illustrando l’attività del gruppo, Testi osserva come lo scalo di La Spezia rappresenta una soluzione ‘unica’ anche dal punto di vista climatico che mette a rischio le catene di approvvigionamento in Europa. Con i bassi livelli delle acque nel fiume Reno, usato dai porti del Nord Europa per il trasporto, il sistema ferroviario che offrono il porto di La Spezia e Contship Italia rappresenta un’alternativa verde e competitiva per aggirare ritardi e distruzioni. La missione americana di Contship Italia e del porto di la Spezia è stata organizzata anche grazie all’appoggio della Camera di Commercio americana in Italia e ai consolati generali italiani a New York e Los Angeles.(ANSA).

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10/09/2019 – ANSA

Porti: Palermo, dragaggio fondali per ospitare grandi navi

aggiudicate due gare

(ANSA) – PALERMO, 10 SET – Dragaggio dei fondali per consentire l’attracco delle grandi navi da crociera e costruzione di un terminal provvisorio per i passeggeri degli aliscafi. Sono state aggiudicate le due gare bandite dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale. La notizia è stata pubblicata sull’ultimo numero de l’Avvisatore marittimo. La gara più consistente, da 29,5 milioni di euro per il dragaggio del bacino Crispi 3 fino a -12 metri, bandita dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, è stata vinta dalla “RCM Costruzioni srl” di Sarno (Salerno), che ha offerto un ribasso del 10,12%. La durata dei lavori non dovrà superare i 450 giorni. E’ stata invece aggiudicata alla ditta “Cepie Energy Project società cooperatva” di Giardinello (Palermo), che ha offerto un ribasso del 24,374 per cento su un importo a base di gara di 960 mila euro, la gara per la realizzazione di un terminal in acciaio e vetro per gli aliscafi nella banchina Sammuzzo. Si attende ora l’aggiudicazione di una seconda gara, bandita sempre dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare di Sicilia Occidentale, per la sistemazione di tutta l’area con nuova viabilità, impianti di illuminazione, marciapiedi e aiuole. Il bando, nel dettaglio, prevede la costruzione di una struttura provvisoria in 150 giorni dalla consegna dei lavori. Aggiudicata, infine, anche la gara per la realizzazione di nuove bitte in testata ed a sud del molo Piave. I lavori saranno eseguiti dalla ditta “Peloritana Appalti srl” di Palermo, che ha offerto un ribasso del 24,373 per cento su un importo a base di gara di 440.945 euro. RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

11/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Anac: fuori dalle gare d’appalto le imprese non in regola con i tributi locali

Luca Leccisotti

L’interpretazione fornita con un parere di precontenzioso dell’Autorità anticorruzione

Anche il mancato pagamento di tributi locali rileva per l’esclusione dalla gara secondo quanto stabilito dal comma 4 dell’articolo 80 del codice dei contratti pubblici. L’Ufficio precontenzioso e pareri dell’Anac, con il parere n. 2211/2019 ha chiarito la portata della norma.

L’articolo 80, comma 4, del Dlgs 50/2016 recita: «Un operatore economico è escluso dalla partecipazione a una procedura d’appalto se ha commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti. Costituiscono gravi violazioni quelle che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse superiore all’importo di cui all’articolo 48-bis, commi 1 e 2-bis, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602. Costituiscono violazioni definitivamente accertate quelle contenute in sentenze o atti amministrativi non più soggetti ad impugnazione».

Per violazioni gravi si intendono i mancati pagamenti, definitivamente accertati, di importo superiore a 5.000 euro in quanto la legge 205/2017 ha ridotto, con decorrenza dal 1° marzo 2018, da 10.000 a 5.000 euro il limite minimo dell’importo per la verifica dei pagamenti delle pubbliche amministrazioni prevista dall’articolo 48-bis del Dpr 602/1973 e per la verifica della regolarità fiscale prevista dall’articolo 80, comma 4, del Dlgs 50/2016.

Un periodo del comma 4 però, lasciava alcuni dubbi: «…pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti».

L’interpretazione dell’Ufficio precontenzioso e pareri dell’Anac ha chiarito che anche l’irregolarità fiscale accertata rispetto al mancato pagamento di tributi locali, rileva ai sensi e alle condizioni indicate dall’articolo 80, comma 4, del codice dei contratti pubblici.

Pertanto le imprese del luogo, che dovessero partecipare a gare di appalto per servizi, forniture e lavori (o per concessioni) indette dai Comuni, dovranno essere necessariamente in regola con il pagamento dei tributi locali, pena l’esclusione dalla partecipazione alla procedura, nel caso abbiano un debito definitivamente accertato per un valore superiore a 5.000 euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

11/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Appalti, dalla Corte Ue alt alle sentenze-scorciatoia in caso di ricorsi incrociati: si può ripetere la gara

Mauro Salerno

No a corsie preferenziali per chi si difende dalle contestazioni con un controricorso: vanno esaminate insieme tutte le ragioni. Il rischio di un effetto-boomerang sui tempi di avvio dei cantieri

Proporre un controricorso “in corsa” per difendersi dalla richiesta di esclusione dalla gara avanzata da un altro concorrente potrebbe non risultare più un arma vincente per chi si è visto aggiudicare un appalto, ma teme di vederlo sfumare a fronte di un’assegnazione che potrebbe essere giudicata irregolare dal Tar. La strategia di avanzare un «ricorso incidentale» per sterilizzare i potenziali effetti negativi del «ricorso principale» non potrà più garantire alcuna corsia preferenziale alle imprese che lo propongono. Tutte le ragioni vanno esaminate insieme dai giudici. E se alla fine qualcuna prevale bene. Altrimenti, di fronte a casi di “irregolarità diffuse”, la stazione appaltante potrà anche decidere di ripetere in autotutela la gara.

È quello che ha deciso la Corte di giustizia europea con una sentenza depositata il 5 settembre. Di fronte ai giudici europei è finita la prassi tutta italiana di difendersi dai ricorsi proponendo a propria volta un altro ricorso («incidentale»). In base alla giurisprudenza italiana, infatti, in questo caso il ricorso incidentale viaggia su una corsia preferenziale. Va valutato per primo. E se risulta fondato fa cadere l’intero procedimento, mantenendo inalterati i risultati della gara contestata, a prescindere dalla sua legittimità.

Il caso è nato da un appalto per un lavoro di difesa del suolo da quasi 7 milioni. L’impresa arrivata terza in graduatoria aveva contestato di fronte a Tar e Consiglio di Stato la regolarità delle offerte presentate sia dall’impresa arrivata prima in graduatoria che dalla seconda. L’aggiudicataria si è difesa presentando in corsa, nello stesso giudizio, un «ricorso incidentale» mirato a contestare la legittimità dell’offerta presentata dal concorrente arrivato terzo. Questo ricorso, in base alle prassi italiane è stato valutato per primo. È stato giudicato fondato e ha permesso ai giudici di by-passare l’esame del ricorso principale che pure avrebbe potuto portare all’esclusione. Come dire: visto che l’impresa arrivata terza avrebbe dovuto essere esclusa non ha più alcun diritto a proporre ricorso contro l’aggiudicazione, che resta così confermata all’impresa originaria, senza ulteriori verifiche sull’attendibilità della sua offerta.

I giudici europei smontano questa costruzione tutta italiana. Stabilendo che questa prassi è contraria al diritto europeo. Le norme Ue, si ricostruisce nella sentenza, impongono che tutti i ricorsi vengano esaminati dai giudici a prescindere dal numero delle offerte e dei ricorsi presentati («quali che siano il numero di partecipanti alla procedura di aggiudicazione dell’appalto e il numero di quelli che hanno presentato ricorsi»). Il principio, si legge nella pronuncia «si traduce, per i giudici investiti di tali ricorsi, nell’obbligo di non dichiarare irricevibile il ricorso per esclusione principale in applicazione delle norme procedurali nazionali che prevedono l’esame prioritario del ricorso incidentale proposto da un altro offerente». «Infatti – si legge ancora – l’offerente che, come nel presente caso, si sia classificato in terza posizione e che abbia proposto il ricorso principale deve vedersi riconoscere un legittimo interesse all’esclusione dell’offerta dell’aggiudicatario e dell’offerente collocato in seconda posizione, in quanto non si può escludere che, anche se la sua offerta fosse giudicata irregolare, l’amministrazione aggiudicatrice sia indotta a constatare l’impossibilità di scegliere un’altra offerta regolare e proceda di conseguenza all’organizzazione di una nuova procedura di gara».

Difficile ipotizzare quali effetti potrà comportare questa decisione sul mercato. Di sicuro non scoraggerà le battaglie a colpi di carte bollate che caratterizzano il nostro mercato degli appalti e che spesso sono responsabili di enormi ritardi nell’avvio dei lavori, soprattutto in caso di grandi opere. Dunque nessun effetto di accelerazione. Anzi, se l’ipotesi che si apre è quella di una ripetizione della gara, di fronte a irregolarità diffuse, l’effetto dei nuovi paletti imposti dai giudici europei potrebbe essere del tutto contrario.

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11/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Affidamento diretto illegittimo, c’è il rischio di dover risarcire il danno per mancato utile percepito

Stefano Usai

Il principio stabilito dal Consiglio di Stato in caso di mancata gara

L’aggiudicazione senza gara, con affidamento diretto illegittimo, espone la stazione appaltante al risarcimento del danno da liquidarsi in via equitativa per l’assenza di parametri certi a causa della mancanza della competizione a evidenza pubblica. In questo senso si è pronunciato il Consiglio di Stato con la sentenza n. 5307/2019.

La vicenda

Una stazione appaltante aveva affidato direttamente senza gara il «servizio triennale di elaborazione informatica e notificazione dei verbali relativi alle sanzioni amministrative previste dal codice della strada».

I giudici hanno riconosciuto l’illegittimità di questo procedimento (Tar Campania sentenza n. 813/2009 definitivamente confermata in seconde cure da Consiglio di Stato sentenza n. 4452/2011) e l’entità del risarcimento dei danni.

Oggetto del contendere è proprio la misura del risarcimento che è stata ritenuta non «soddisfacente» da parte dell’appellante, secondo il quale il risarcimento avrebbe dovuto essere parametrato sull’utile percepito dall’affidatario (illegittimo) con aggiunta di percentuali relative al lucro cessante e con addebito di spese (sostenute per affrontare i due gradi di giudizio) sulla stazione appaltante, con danno anche per lesione dell’immagine professionale.

La stazione appaltante, invece, secondo le indicazioni fornite dal giudice di primo grado, ha riconosciuto un risarcimento con formula equitativa ancorandolo all’utile conseguito dalla stessa appellante nel periodo antecedente all’illegittimo affidamento diretto «nella misura del 2 percento dell’importo complessivamente erogato».

La decisione

La tesi del ricorrente non ha persuaso il giudice d’appello che evidenzia come in primo grado ci si sia attenuti ai principi in materia. Se manca la gara, in sostanza, non è possibile effettuare una «valutazione prognostica e virtuale sull’esito di una procedura comparativa mai svolta». In pratica, non è possibile, in casi simili, né chiarire quanti soggetti avrebbero potuto partecipare alla gara e neppure se l’offerta dell’appellante avrebbe potuto, o meno, risultare aggiudicataria.

In simili situazioni, si legge in sentenza, «quando a un operatore è preclusa in radice la partecipazione a una gara (della quale non sia possibile dimostrare, ex post, né la certezza della sua vittoria, né la certezza della non vittoria), la sola situazione soggettiva tutelabile è la chance, e cioè l’astratta possibilità di un esito favorevole (Consiglio di Stato sentenza n. 5837(2011; Consiglio di Stato sentenza n. 2256/2012)».

Inoltre, non è apparso possibile, sulla falsariga di quanto accaduto in altri precedenti (per esempio, Tar Campania, sentenza n. 5868/2003; Tar Lombardia sentenza n. 859/2006), neppure ipotizzare, «in via di medie e di presunzioni», quale avrebbe potuto essere «il numero di partecipanti alla gara se gara vi fosse stata (sulla base dei dati relativi a gare simili indette dal medesimo ente)» con conseguente suddivisione dell’utile d’impresa.

Se questi dati fossero stati disponibili in via forfettaria si sarebbe potuto addivenire alla misura del danno risarcibile. Ma la mancata allegazione di ogni dato utile allo scopo (che avrebbe dovuto fornire comunque il ricorrente) ha impedito in nuce ogni operazione di questo tipo.

Nel caso trattato, quindi, un modo corretto per giungere alla somma da risarcire è quello di ancorare «il pregiudizio subito dalla appellante alla impossibilità (riconnessa alla illegittima scelta di procedere alla scelta di un altro contraente) di continuare, quale gestore uscente, il servizio in corso di erogazione».

L’agire (illegittimo) della stazione appaltante ha in effetti «sottratto» l’utile potenziale «derivante dalla continuazione del rapporto in essere».

La scelta del giudice di primo grado, pertanto, «di liquidare il danno, nella (…) misura del 2 percento dell’importo erogato nell’ultimo triennio precedente (…) trattandosi dello stesso servizio e di condizioni economiche sostanzialmente analoghe a quelle in precedenza applicate dalla stessa ricorrente» ha ripristinato le condizioni «potenziali».

Infine, il giudice rammenta come non competa il danno all’immagine (anche inteso come posta di un ventilato danno curriculare), considerato «che lo stesso postula l’illegittima conduzione di una procedura evidenziale ispirata a logiche anticoncorrenziali, come tali idonee a pregiudicare le chances di aggiudicazione del contratto da parte dell’operatore di settore». Né è censurabile la decisione del giudice di «compensare» le spese di giudizio «stante la parziale reiezione delle pretese» del ricorrente avvenuta in prime cure legittimandosi, sottolinea il giudice, di là da ogni altro rilievo, «la valorizzazione della logica della soccombenza parziale». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

10/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Conte-bis: si torna a parlare di città, confermata la revisione delle concessioni

Mauro Salerno

Conte annuncia un «Green new deal» fondato su rigenerazione urbana e riconversione energetica. Impegno «prioritario» sulla ricostruzione pubblica nelle aree del terremoto

Per il momento è poco più di uno slogan anglofono, ma l’annuncio di un «Green new deal», che includa anche un programma di riqualificazione urbana, è forse il punto di maggior novità tra quelli toccati dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte nel suo secondo discorso di insediamento alla Camera. È la prima volta, infatti, che negli ultimi mesi si torna a parlare di un intervento organico per la rigenerazione delle città e non solo come corollario ad altri obiettivi come ad esempio la riduzione del consumo di suolo. Per il resto il discorso programmatico su cui il premier ha chiesto la fiducia si è soffermato più volte sulla necessità di intervento per aumentare gli investimenti, confermando l’obiettivo di revisione delle concessioni e attribuendo un carattere di priorità alle attività di ricostruzione pubblica nelle aree colpite dal terremoto negli ultimi anni.

Rigenerazione urbana nel «Green new deal»

Il piano per la riqualificazione delle città viene annunciato come un «obiettivo primario» del nuovo Governo. Per Conte questo piano dovrà esser parte di una strategia più ampia – battezzata appunto «green new deal» – che dovrà tenere dentro anche un programma di «riconversione energetica per un progressivo ricorso a fonti rinnovabili» e «contrasto ai cambiamenti climatici». Certo bisognerà vedere come e quando questo piano prenderà forma, ma è in qualche modo significativo che anche se solo all’interno di un discorso programmatico il governo annunci la volontà di lanciare un programma organico di riqualificazione urbana, al di là dei tentativi di alleggerire qua e là gli adempimenti burocratici per la presentazione dei progetti e della distribuzione dei fondi per l’avvio di piccoli cantieri che pure, con un effetto che non va sottovalutato, sono serviti a dare ossigeno alla microedilizia degli enti locali di minore dimensione. «Il governo – ha aggiunto poi Conte – non rilascerà più alcuna concessione per la trivellazione volta all’estrazione di idrocarburi».

Avanti sulla revisione delle concessioni (e la revoca ad Autostrade)

Forse si muoverà con più prudenza, come lascia presagire il cambio al vertice del ministero di Porta Pia dove la neo ministra Paola De Micheli avanzerà sicuramente in maniera meno frontale del suo predecessore Danilo Toninelli, ma il governo Conte-bis non lascerà cadere il progetto di revisione delle concessioni. Su questo punto le parole del presidente del Consiglio sono state abbastanza chiare, facendo riferimento a «una progressiva ma inesorabile revisione del sistema» delle concessioni. Il governo andrà avanti anche sul procedimento di revoca delle concessione in mano ad Autostrade avviata in seguito al crollo del Ponte di Genova «senza sconti per gli interessi privati – ha sottolineato Conte – avendo quale obiettivo esclusivo la tutela dell’interesse pubblico e, con esso, la memoria delle 43 vittime».

I passaggi dedicati a investimenti e innovazione

Sul fronte investimenti l’attenzione si è concentrata soprattutto sulla necessità di innovare le infrastrutture «materiali e immateriali» del Paese. «L’innovazione – ha detto Conte – non può realizzarsi senza una rete di infrastrutture tradizionali di trasporti e servizi pubblici, senza una politica di difesa dell’ambiente. È necessario ravvivare la dinamica degli investimenti nella definizione delle priorità su cui concentrare nuove risorse. In questa prospettiva le infrastrutture sono essenziali per una crescita fondata sulla sostenibilità, per un sistema moderno, connesso, integrato e più sicuro». Rivendicata come prioritaria l’attenzione alla ricostruzione pubblica delle aree colpite dal terremoto, cui peraltro ha lavorato in passato il neo ministro delle Infrastrutture De Micheli. Un’attenzione particolare dovrebbe poi essere rivolta alle aree del Sud dove Conte ha annunciato l’intenzione di rilanciare gli investimenti «attraverso l’istituzione di una banca pubblica» che «aiuti le imprese e dia impulso all’accumulazione di capitale fisico, umano, sociale e naturale» del Mezzogiorno. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

10/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Conte-bis/2. Nessun accenno a codice appalti e sblocca-cantieri: i dubbi sull’attuazione del Dl Lega-M5S

Mauro Salerno

In ballo la nomina dei commissari, il nuovo regolamento unico oltre a tante norme di “semplificazione” chieste dalla Lega ma avversate dal Pd

Che fine farà l’attuazione del decreto Sblocca-cantieri? È lecito chiederselo dopo la svolta che ha portato la Lega fuori dalla compagine di Governo. Il partito di Matteo Salvini è stato il principale sostenitore della revisione del codice appalti, accusato di bloccare le opere, e dei commissariamenti per accelerare la ripresa degli investimenti nelle infrastrutture. Ora al posto della Lega nella maggioranza siede il Pd e nella stanza dei bottoni di Porta Pia un esponente di primo piano del partito che – con l’allora ministro Graziano Delrio – ha firmato il codice del 2016, profondamente riformato dal decreto entrato in vigore poche settimane prima dello scoppio della crisi di governo.

Un primo segnale di svolta sulla politica degli appalti è arrivato dallo stesso discorso di insediamento del presidente del Consiglio. Pur parlando per più di un’ora e mezza Conte non ha mai citato gli appalti. Cosa che invece aveva fatto a giugno 2018, nella sua prima volta da premier alla Camera, quando aveva sottolineato con forza la necessità di mettere mano al sistema degli affidamenti pubblici e aveva sostanzialmente bocciato l’azione dell’Anac di Raffaele Cantone (uscito in anticipo dall’Autorità anche in polemica con le scelte del vecchio governo) in questo campo.

Difficile prevedere cosa accadrà adesso. È però possibile che l’attuazione del decreto Sblocca-cantieri, che ha bisogno di un consistente numero di provvedimenti operativi, subisca qualche scossone. È probabile che sui commissariamenti il nuovo governo vada avanti. Il Pd si è sempre schierato con decisione sulla necessità di non fermare le grandi opere. Resta il fatto che dei 18 decreti necessari a rendere operativi i commissari introdotti dallo Sblocca-cantieri sono qualcuno è già stato varato (strade siciliane per esempio), ma come abbiamo già scritto, sono ben 77 le opere per oltre 38 miliardi di euro che invece attendono i provvedimenti del Conte-bis.

Un’altra sfida da non sottovalutare arriverà con la necessità di sostituire la regolazione flessibile dell’Anac con un nuovo regolamento unico per gli appalti da varare entro la fine dell’anno. Sarà quella l’occasione per vedere se verranno confermate anche tutte le altre riforme varate con il decreto Sblocca-cantieri (dall’estensione del massimo ribasso ai subappalti, dal recupero dell’appalto integrato all’innalzamento della soglia per gli affidamenti diretti) su cui il Pd ha fino a poche settimane fa promesso battaglia.

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11/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Da Tav e Terzo Valico assist da 3,7 miliardi per la Lombardia

Luca Orlando

Studio Bocconi valuta l’impatto sulla produttività. Sangalli: «Vantaggi evidenti nel connettersi all’Europa»

Costi di trasporto ridotti, d’accordo. E anche tempi di percorrenza minori. Ma l’esistenza di infrastrutture efficienti per le aziende ha una portata più ampia, estendendosi anche all’allargamento dei mercati di sbocco. E per questa via, rilanciando la produttività.

Tenendo conto di questi aspetti l’apertura della Tav, collegamento ferroviario tra Torino e Lione, produrrebbe per la sola Lombardia un incremento di valore aggiunto per 2,66 miliardi, a cui si aggiungerebbe un altro miliardo di euro portando a termine il collegamento rapido con Genova, il Terzo Valico dei Giovi.

È il senso dell’analisi d’impatto commissionata dalla Camera di Commercio di Milano-Monza/Brianza-Lodi all’Università Bocconi, studio che valuta gli effetti sul sistema economico locale di una migliore accessibilità dei mercati.

E che dal lato dei benefici aggiunge un importo rilevante all’equazione, sbilanciata invece dal lato dei costi nelle stime del precedente Governo. Nello schema sviluppato da Marco Percoco, direttore del centro ricerca Green e Professore associato di economia regionale e dei trasporti dell’Università Bocconi, si considerano gli effetti allargati e indiretti dell’opera, guardando in particolare al cambiamento dei meccanismi aziendali di produzione. Partendo dall’assunto che la produttività delle imprese non dipenda solo da caratteristiche interne come tecnologia o organizzazione del capitale umano ma anche dalla dimensione del mercato raggiungibile. Che Tav e Terzo Valico evidentemente andrebbero ad ampliare.

Le infrastrutture che riducono i tempi di trasporto – questo il senso del ragionamento – riescono ad ampliare il mercato potenzialmente raggiungibile, dunque la produttività delle imprese. Nel caso della Lombardia, in particolare, l’ipotesi è che il miglioramento sia legato ai settori industriali ad alta vocazione internazionale. «Mercati più ampi possono consentire alle aziende di operare scelte distributive più efficienti – spiega il docente – ma anche di sfruttare al meglio gli impianti esistenti, saturandoli. Due strade che puntano ad aumentare la produttività aziendale».

Tenendo conto di una serie di ipotesi per certi versi anche prudenziali (non si ipotizza alcuno shift modale significativo da strada a ferrovia) e di un periodo di esercizio che si protragga per 60 anni, l’operatività della Tav così un impatto positivo di 2,66 miliardi in termini di valore aggiunto incrementale, scenario intermedio in una forchetta (legata a diverse ipotesi sull’elasticità della produttività) che va da 1,96 a 3,12 miliardi. In termini di occupati, si stima inoltre che la Tav a regime produrrà 2419 posti di lavoro aggiuntivi in Lombardia, di cui 929 nell’area metropolitana di Milano.

«Dallo studio – commenta il presidente della Camera di commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi Carlo Sangalli – appaiono evidenti i vantaggi per il sistema imprenditoriale lombardo, di conseguenza per l’intero Paese. In questa fase ancora difficile per l’economia le nostre imprese hanno un bisogno urgente di sviluppo e di investimenti strategici e con la Torino-Lione si completerebbe quella “Metropolitana d’Europa” in grado di integrare ulteriormente l’Italia nei flussi turistici e commerciali europei. Le inefficienze logistiche costano al nostro Paese 34 miliardi l’anno in termini di Pil. Per questo la Tav Torino–Lione deve procedere senza ulteriori ritardi, per connettere con più forza l’Italia all’Europa, con effetti positivi per tutto il sistema delle imprese».

Schema analogo è quello utilizzato per il Terzo Valico, che grazie alla maggiore accessibilità del porto di Genova porterebbe in “dote” alla Lombardia un valore aggiunto incrementale di 1,02 miliardi e 926 posti di lavoro aggiuntivi, di cui poco meno della metà per l’area metropolitana di Milano.

Nel complesso, dalle due opere l’economia lombarda trarrà dunque benefici per 3,68 miliardi di euro e 3345 posti di lavoro.

Valore, quest’ultimo, comunque prudenziale, perché legato alle sole imprese già esistenti sul territorio. Mentre è probabile che grazie ai nuovi collegamenti la capacità di attrazione dell’area possa crescere, determinando la localizzazione in regione di nuove realtà produttive.

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11/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Napoli-Bari, aggiudicato all’Ati Pizzarotti l’appalto da 242 milioni per la tratta Frasso Telesino-Telese

Mauro Salerno

Rfi aggiudica l’appalto dopo che il Consiglio di Stato ha negato la sospensiva sul ricorso contro l’assegnazione

Si è conclusa con l’aggiudicazione a Pizzarotti la battaglia di carte bollate scoppiata lo scorso aprile su uno dei maxi-appalti per il raddoppio della tratta ferroviaria Napoli-Bari. Rfi ha dato notizia ufficiale dell’assegnazione del contratto per la tratta Frasso Telesino-Telese al raggruppamento guidato da Pizzarotti (con Ghella, Itinera, Salcef, Eds Infrastrutture). L’importo iniziale dell’appalto era di 269,8 milioni, scesi a 241,9 con il ribasso d’asta proposto dall’Ati dell’impresa di Parma in gara.

Il sostanziale via libera all’assegnazione del contratto è arrivato a luglio, quando il Consiglio di Stato ha bocciato le richieste di sospensiva presentate da Cmc e Consorzio Medil.

I lavori riguardano la realizzazione di un tratto di circa 11 chilometri della nuova linea ferroviaria, comprensiva di armamento, impianti di trazione elettrica e delle altre tecnologie ferroviarie.

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11/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Torino Lione, entro settembre il nuovo planning dell’opera

Filomena Greco

Italiani e francesi al lavoro per prorogare al 2021 la prima trance dei lavori

Questione di giorni, poi la fresa Federica concluderà lo scavo del tunnel di Saint-Martin-la-Porte, in Francia, abbattendo l’ultimo diaframma, all’altezza della discenderia di La Praz. Si tratta di un passaggio importante per il futuro tunnel di base della Torino-Lione perché la galleria realizzata in 39 mesi non è un “semplice” scavo geognostico ma rappresenta di fatto il primo troncone della infrastruttura che collegherà Italia e Francia.

Italiani e francesi sono al lavoro per definire il documento destinato all’Agenzia Inea che certifica la riprogrammazione del planning dei lavori per la Tav, opera che ha ottenuto a luglio scorso il via libera definitivo da parte dell’Esecutivo italiano, mentre ieri è arrivata la nomina della rumena Rovana Plumb come responsabile dei Trasporti nella Commissione europea. Entro il 25 settembre il dossier sarà completo, servirà a ottenere una proroga di almeno due anni – da dicembre 2019 a dicembre 2021 – sulla tabella di marcia iniziale che prevedeva lavori impegnati per 1,9 miliardi a fronte di oltre 800 milioni di euro di aiuti da parte dell’Unione europea.

Per quanto riguarda i bandi, entro novembre le aziende che si sono candidate per i lavori di scavo sul lato francese (2,3 miliardi) e che sono risultate in linea con i criteri economici e tecnici fissati dal bando (Avis de marches) riceveranno i capitolati dei lavori, si passerà dunque alla fase delle offerte economiche. È un passo indietro la procedura “gemella”, che riguarda gli scavi sul versante italiano (1 miliardo), per la quale il 30 settembre scadrà il termine di presentazione delle candidature da parte delle imprese interessate.

Chiomonte sarà la sede del principale cantiere di scavo in Italia: sarà necessario ampliare l’area dei lavori e a giorni partiranno le lettere per avviare la fase di esproprio o di occupazione temporanea dei terreni.

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11/09/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Strade/2. La manutenzione vale 3 miliardi all’anno: si cercano tecnici

  1. Cristina Ceresa

Nel 2018 prodotte in Italia 30 milioni di tonnellate di conglomerato (+12%)

Sono sempre più resilienti al traffico e alle intemperie. Sono in grado di drenare, resistere alle temperature estreme, assorbire il rumore e anche l’inquinamento. Se ne fanno colorati e soprattutto di materia prima seconda, ovvero che nascono dagli scarti come quello brevettato da Interchimica, composto da plastica speciale proveniente da raccolta riciclata.

Sono gli asfalti 4.0 che escono dai centri di ricerca, anche italiani, per finire sulla strada. Che poi è lì che devono stare: non solo per tappare le buche di oggi, ma anche per preparare la rete stradale italiana per le auto del futuro «quelle che saranno in grado di leggere lo stato del mantello stradale – spiega Michele Turrini, presidente della Siteb, associazione che riunisce gli addetti ai lavori della pavimentazione – per regolare la guida e renderla sicura».

Il reticolato stradale italiano, che in tutto misura 600mila chilometri, deve quindi prepararsi al futuro. Di questi Anas ne gestisce circa 30mila chilometri – di cui 5.900 chilometri di autostrade. Secondo la Siteb sono proprio i km di competenza Anas quelli dove si è tornati a fare maggiore manutenzione, mentre mancano all’appello le strade comunali e provinciali.

Ma ciò basta perché nei primi sei mesi di questo 2019 si possa parlare di una crescita del 20% della produzione di asfalto (conglomerato bituminoso) che è il principale indicatore dello stato di manutenzione delle strade. «Già il 2018 aveva fatto registrare un buon trend con una crescita del 12% pari a 30 milioni di tonnellate di conglomerato. Il che equivale a 3 miliardi di euro di fatturato – afferma Turrini – anche se siamo ancora ben lontani dai valori del pre-crisi, quando, nel 2006, sulle nostre strade venivano impiegate 44 milioni di tonnellate che garantivano reti efficienti e in sicurezza».

Intanto, le aziende tornano a investire e ad assumere per far fronte alle richieste di manutenzione delle strade. Tanto che dai 35mila addetti ai lavori del 2017 si è arrivati a circa 40mila (dati rilasciati da Siteb). E questo porta con sé un capitolo importante: quello della formazione. Turrini ci tiene a sottolinearlo: «Anche la formazione dell’ente asfaltante è fondamentale. Molti dei capitolati sono redatti in maniera insufficiente: le tecnologie ci sono e ora devono essere inserite adeguatamente dai tecnici che li redigono». Il che significa anche crescita professionale. Vale la pena tenere d’occhio il comparto, quindi. Lo consiglia anche Federica Giannattasio, amministratore delegato di Interchimica, che ieri a Milano ha avviato la sperimentazione con l’asfalto al grafene (si veda l’articolo a lato, ndr): «L’asfalto è sempre stato considerato un po’ il fanalino di coda dell’infrastruttura, salvo poi renderci conto che se non funziona i problemi di sicurezza e circolazione diventano rilevanti. Questa potrebbe essere un’opportunità per i nuovi ingegneri e chimici perché si appassionino a un tema antico, ma con una nuova luce e le nostre università, che già propongono specializzazioni in questo senso, li invitino ad approfondire l’argomento per realizzare strade sempre più efficienti e sostenibili». © RIPRODUZIONE RISERVATA