Rassegna stampa 25 luglio 2019

25/07/2019 – Il Mattino di Padova

Multiutility, spunta Alperia «Alleanza con Aim e Agsm»

il risiko dei servizi pubblici locali
Wohlfarter, ad del gruppo altoatesino, spinge per una partnership nell’ energia «Noi specializzati nelle rinnovabili, ora guardiamo alle province venete»
Luigi dell’ Olio Padova. L’ appello di Agsm Verona e Aim Vicenza per trovare un partner industriale suscita interesse anche in Alperia, utility bolzanina che da qualche tempo è alla ricerca di opportunità per crescere in Veneto. «La crescita degli ultimi anni ci ha portati ad acquisire competenze in un ventaglio di attività, per cui siamo aperti a eventuali collaborazioni con altri operatori», commenta il ceo Johann Wohlfarter. «Prima di fornire indicazioni più precise servirebbe però capire quali sono gli spazi di manovra perché al momento le indicazioni sono vage». Il riferimento è al comunicato congiunto diffuso dalle due aziende per sottolineare che la fusione “rappresenterebbe un passo avanti rispetto alla situazione in essere”. Una presa d’ atto accompagnata dalla considerazione che «identificazione di un partner industriale in grado di apportare specifici contributi finalizzati al rafforzamento di diversi business». Svanita la possibile partnership con Ascopiave per la maggioranza dei suoi circa 700mila clienti elettricità e gas (tra i diversi pretendenti l’ ha spuntata Hera), per Alperia ora si apre una nuova finestra tra Verona e Vicenza, che interessa anche alla multiutility lombarda A2A. Nata tre anni e mezzo fa dalla fusione di due società dell’ Alto Adige e caratterizzata da un azionariato al 100% pubblico (con la Provincia di Bolzano al 40% e i Comuni di Bolzano e di Merano a seguire), Alperia punta infatti a giocare un ruolo da aggregatore nel risiko delle multiutility che si sta aprendo nel nostro Paese per la necessità di generare economie di scala in grado di salvaguardare i margini. «Abbiamo 290mila clienti in una provincia come quella di Bolzano che conta mezzo milione di abitanti, quindi nel nostro territorio gli spazi di crescita ulteriore sono limitati», spiega Wohlfarter. «Guardiamo alle province venete, forti della particolarità della nostra offerta, dato che produciamo al 100% energia da fonti rinnovabili». La società bolzanina, che è il terzo operatore idroelettrico nazionale con 4 GW installati, ha chiuso il 2018 con ricavi per 1,3 miliardi di euro e 199 milioni di Ebitda (il principale indicatore della redditività aziendale), con un debito sostenibile, intorno a due volte l’ Ebitda. «Al momento della costituzione della società abbiamo ristrutturato tutta l’ esposizione finanziaria, resasi necessaria per le acquisizioni di centrali di produzione energetica», spiega Wohlfarter. «Abbiamo emesso un bond da 450 milioni, tra le altre cose siamo stati i secondi in Italia a lanciare un’ emissione obbligazionaria green, e oggi quasi tutto il debito è a tasso fisso, con una scadenza media a sei anni». Questi finanziamenti hanno portato liquidi a sufficienza per effettuare investimenti, con una previsione di 100 milioni di euro all’ anno. «Oltre a nuove acquisizioni (lo scorso anno la società ha acquistato la Bartucci di Soave, in provincia di Verona, specializzata nel campo dell’ efficienza energetica, ndr) continueremo a iniettare risorse nel campo della sostenibilità», racconta l’ ad. «Stiamo portando avanti un piano di totale deplastificazione, che passa anche per le piccole cose: già oggi da noi non ci sono bicchieri di plastica e da due anni redigiamo un bilancio di sostenibilità certificato». Scelte che, spiega il top manager, rispondono a una tensione etica e al contempo al desiderio di soddisfare la crescente domanda di sostenibilità da parte della clientela. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

25/07/2019 – MF
La Lega chiama le utility per il 5G e vuole un cloud nazionale

La Lega intende mettere in piedi un piano-antenne, con la possibilità di includere le utility, per sviluppare la rete 5G in Italia. La proposta è uno dei punti del programma per la sovranità digitale presentato ieri dal Carroccio. Si tratta di quattro iniziative che saranno calendarizzate già dalla prossima settimana e che prevedono l’ inserimento in Costituzione della tutela dell’ identità digitale, con una modifica all’ articolo 22 e l’ istituzione di un cloud nazionale. «Si tratterà di una cassaforte dei dati dei cittadini raccolti dagli enti pubblici. Una Fort Knox messa a disposizione delle istituzioni, locali e nazionali, che spesso non sono in grado di fare massa critica per la realizzazione di cloud locali o non riescono ad avere le competenze per la valorizzazione dei dati raccolti», ha spiegato in conferenza stampa Alessandro Morelli, presidente della commissione Telecomunicazioni della Camera. L’ idea è che a gestire il cloud nazionale sia una nuova autorità regolatoria indipendente. In attesa dei testi delle proposte di legge, alcune indicazioni sono state fornite da Morelli e dai colleghi di partito Massimiliano Capitanio e Igor Iezzi. Già la prossima settimana il Carroccio intende muoversi per sbloccare 1,3 miliardi di euro per avvicinare alla banda ultralarga famiglie, piccole e medie imprese e scuole. La strategia leghista intende inoltre semplificare i procedimenti amministrativi per l’ installazione di reti ad alta velocità, facilitando il cablaggio e riducendo i tempi con modifiche alla legislazione ambientale, edilizia e paesaggistica. Modifiche alla disciplina sulla web tax prevedono invece di destinare una parte dei proventi in investimenti nell’ infrastruttura fisica. Novità ci saranno infine per la disciplina dei contributi dovuti dalle imprese di telecomunicazioni per i collegamenti fissi bidirezionali, che prevederanno sconti incrementali per tutti gli operatori. Per lo sviluppo del 5G nelle aree metropolitane il Carroccio punta a sfruttare le infrastrutture verticali già esistenti, come i pali dell’ illuminazione, sui cui installare i ripetitori. L’ intenzione è coinvolgere le utility, come Acea o Iren, «diminuendo i costi di investimento per le telco» e, spiegano i proponenti, generando entrate per i Comuni attraverso il canone che gli operatori pagherebbero per installare i ripetitori. «Vogliamo fare in modo che in ciascuna città metropolitana vi sia un soggetto, un “mister-antenna”, che faccia una mappatura dei punti all’ interno del territorio in cui installare i ripetitori 5G», ha aggiunto Morelli. Tali proposte si intersecano con il recente disegno di legge per definire il perimetro della sicurezza digitale, indicando i soggetti pubblici e privati le cui forniture di beni e servizi saranno soggette a un verifica, con la possibilità di imporre veti e condizioni ai contratti. Una riforma nella quale confluiranno anche le nuove norme sul golden power, attualmente ferme al Senato. (riproduzione riservata) ANDREA PIRA

25/07/2019 – Il Messaggero
Autonomia, il gettito extra delle Regioni va allo Stato Ma compromesso fragile `

Lo Spacca -Italia
La mediazione del Tesoro sul finanziamento delle intese. Fontana: «Se è così, a Roma non ci sarò». Conte: sui pre-accordi ruolo centrale delle Camere
IL CONFRONTO ROMA Un accordo sarebbe stato trovato. Un compromesso sul nodo più delicato e intricato delle autonomie differenziate: il meccanismo di finanziamento delle funzioni rivendicate da Veneto e Lombardia. Movimento Cinque Stelle e Lega sarebbero sostanzialmente d’ accordo. Il problema, semmai, sarà far digerire a Luca Zaia e Attilio Fontana, il meccanismo di trasferimento dei soldi dallo Stato alle Regioni ideato dal ministro dell’ Economia Giovanni Tria. Già, perché nella nuova formulazione dell’ articolo 5 messa a punto dai tecnici del ministero del Tesoro, il gettito extra che maturerà nelle Regioni che otterranno l’ autonomia differenziata, non resterà nelle loro casse, come chiesto dai governatori, ma tornerà allo Stato. Dunque non ci sarà nemmeno il fondo di perequazione chiesto dal Movimento Cinque Stelle che, tuttavia, è riuscito a mantenere vivo anche nella nuova formulazione il principio. Sarà infatti direttamente il Tesoro a distribuire tra le Regioni il gettito extra che maturerà in Veneto e Lombardia. C’ è ancora un punto di discussione. Il Movimento vuole che l’ extragettito venga riversato dallo Stato soltanto alle Regioni più bisognose, quelle che non sono in grado di fornire ai cittadini con le proprie risorse fiscali dei servizi decenti. La Lega insiste invece, perché l’ extragettito venga distribuito a pioggia su tutte le Regioni, comprese Veneto e Lombardia. I governatori accetteranno? Ieri un no preventivo al nuovo meccanismo di solidarietà è arrivato da Attilio Fontana. LE ANTICIPAZIONI «Le anticipazioni fatte sia dai vari ministri che dalla ministra stessa (Erika Stefani, ministro degli Affari Regionali, ndr) parlano di una rivisitazione dell’ autonomia finanziaria, l’ unico punto su cui eravamo d’ accordo. Quindi se queste sono le premesse è inutile che venga a Roma». Eppure un incontro chiarificatore tra Fontana, Zaia e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è al momento, l’ unico modo di far proseguire il dossier. In mancanza di un via libera di massima dei due governatori, il provvedimento rischierebbe seriamente di insabbiarsi. E questo nonostante Conte continui a mostrare un certo attivismo sul tema. Per oggi ha convocato il ministro Stefani e il collega della Cultura Alberto Bonisoli, per provare a trovare un compromesso anche sulla questione della regionalizzazione delle sovrintendenze. Ieri Conte ha ribadito che le autonomie non «pregiudicheranno la solidarietà nazionale». Ha poi detto che il Parlamento avrà un «ruolo centrale». Ma poi ha spiegato che questo ruolo si limiterà ad un passaggio nelle Commissioni competenti per dare pareri e porre condizioni (in pratica non sono veri e propri emendamenti vincolanti per il governo), lasciando intendere che alla fine del percorso ci sarà comunque soltanto un voto «prendere o lasciare» da parte delle Camere. Intanto il presidente del Piemonte Alberto Cirio, ha annunciato che entro l’ anno chiederà l’ autonomia per la sua Regione. Un altro tassello dello spacca Italia. Andrea Bassi © RIPRODUZIONE RISERVATA.

25/07/2019 – Il Quotidiano della Calabria
«Difendiamo il nostro patrimonio nazionale nel nome di Rodotà»

LEGGE DI INIZIATIVA POPOLARE SUI BENI COMUNI
COSENZA – Domani in diversi comuni calabresi, così come nel resto d’ Italia, saranno allestiti gazebo e banchetti per la raccolta firme a sostegno della proposta di legge di iniziativa popolare del Comitato di difesa beni pubblici e comuni “Stefano Rodotà”. Ne abbiamo parlato con Walter Nocito, docente di diritto pubblico dell’ Università della Calabria, componente e referenze del Comitato nazionale. Quando è stato costituito il comitato? «Il Comitato Popolare per la difesa dei beni pubblici e comuni “Stefano Rodotà”, di cui faccio parte, è un Comitato di cittadini ed attivisti dei beni il Firma day comnicnato a Roma, e in al Gazebo tre città italiane, nel 2018. in piazza Il Comitato si costituisce subito dopo il drammatico crollo del Ponte Morandi di Genova del 14 agosto 2018, per reagire allo stato di incuria e di cattiva gestione in cui in Italia versano da lunghi anni i beni pubblici, i servizi pubblici, le infrastrutture e il patrimonio nazionale. Il presidente del Comitato è il professor Ugo Mattei, civilista e gius-comparatista dell’ Università di Torino, mentre il vice -presidente del Comitato è il professor Alberto Lucarelli, costituzionalista dell’ Università Federico II di Napoli, entrambi ben noti da lunghi anni come teorici e pratici della democrazia dei beni comuni. Appena nato, il Comitato nazionale per la difesa dei beni pubblici e comuni ha promosso una campagna di tutela dei diritti delle generazioni future (vedi il sito www.generazionifuture.org) al fine di portare alla discussione ed alla approvazione del Parlamento italiano, utilizzando il canale della legge di iniziativa popolare prevista dall’ articolo 71 della Costituzione italiana, il testo del disegno di legge della cosiddetta “Commissione Rodotà beni pubblici e comuni” elaborato su mandato del Governo Prodi del tempo». Che fine ha fatto poi negli anni quel testo? «La “Commissione Rodotà”, operativa nel biennio 20072008, lo aveva depositato in Parlamento senza esiti. Si trattava di una proposta di riforma del Codice Civile italiano in armonia con la Costituzione e in coerenza – profonda coerenza – con i principi costituzionali di solidarietà e democrazia partecipativa incisi negli articoli 41-47 della Costituzione». Nello specifico, cosa prevede la “legge Rodotà” sui beni comuni? «È una semplice legge di delega (in un unico articolo facilmente leggibile) nella quale il Parlamento fissa dei nuovi criteri e delle nuove categorie giuridiche per dare una più innovativa ed efficace cornice di legge al regime della proprietà dei beni. I criteri della delega devono essere poi svolti, con decreto legislativo del Governo, il quale avrà il compito tecnico di modificare gli articoli del Codice civile sulla proprietà (gli articoli 810, e 822 e seguenti). La legge Rodotà introduce in particolare i cosiddetti “beni comuni” che si aggiungono ai ben privati ed ai beni pubblici e che servono a tutelare le generazioni future La locandina ma anche le attuali in quanto garantiscono la funzione sociale della proprietà e i fini sociali delle attività di impresa di servizi (pubblici e privati). La cosiddetta legge Rodotà, inoltre, è utilissima oggi in quanto offre, fra l’ altro, una solida base normativa (un riferimento di legge primaria) ai tanti “Regolamenti Comunali per i beni comuni” che alcuni comuni italiani – come Rende e Cosenza in Calabria -hanno approvato di recente per favorire la partecipazione democratica e la qualità della vita urbana». Dove e fino a quando si può firmare? «Già è possibile firmare facilmente in tanti comuni calabresi e cosentini (Polistena, Cinquefrondi, Paola, Bisignano, Acquappesa, Villapiana, Casali del Manco, e molti altri), ma il Comitato nazionale, e i gruppi locali, hanno attivato una bella serie di iniziative, un “Firma Day”, per la tutela dei Beni Comuni per venerdì 26 luglio. In decine e decine di comuni saranno attivi banchetti all’ aperto per la raccolta delle firme dei cittadini interessati anzitutto a conoscere la proposta e poi a sottoscriverla ufficialmente. Il numero di firme dalla legge previsto come minimo è di 50mila su base nazionale, ma l’ obiettivo politico del Comitato Rodotà è di superare di molto questa cifra così da poter esercitare una forte pressione sul Parlamento e sui presidenti delle due Camere, la Casellati e Roberto Fico, il quale tra l’ altro è stato ed è un esponente dei Comitati civici per l’ acqua pubblica e i beni comuni operativi dal 2011». Se la proposta diventasse legge, cosa cambierebbe? Ci faccia qualche esempio pratico. «La legge rafforza di molto la tutela dei beni che attualmente sono facilmente privatizzabili e sono sfruttabili in forma forzata ed estrattiva (sorgenti termali, cave, fiumi, boschi di alta quota). Ad esempio sarà meno facile abbattere per mero sfruttamento economico i boschi dell’ Ap pennino (che sono anche usi civici e sui quali la legge agisce), e sarà anche molto più rigoroso il rispetto della natura pubblica delle sorgenti idriche e del ciclo idrico integrato (acquedotti e imprese di gestione dei servizi). Sul regime delle concessioni amministrative di beni pubblici (autostrade, reti ferroviarie, reti del gas, cave, terme, demanio marittimo/spiagge, beni archeologici) saranno individuati adeguati compiti di manutenzione dei beni e delle infrastrutture e soprattutto sarà adeguato il canone di concessione che al momento è troppo a favore dei privati concessionari. Se si pensa al caso del Ponte Morandi del tutto privo di manutenzione si può capire la rilevanza della legge Rodotà in Italia, oggi». C’ è chi, come Paolo Maddalena, ha definito la proposta inattuale, perché si limiterebbe a contenere le dismissioni. Cosa risponde? «La cosiddetta legge Rodotà non agisce solo sui regimi di inalienabilità dei beni pubblici (demaniali, ma la categoria della demanialità viene superata a regime dal nuovo Codice civile), ma su tutta la loro vita e gestione vincolata alla “funzione sociale” secondo il principio dell’ articolo 42 della Costituzione italiana. Non è poco infine, anzi è rivoluzionaria, l’ innova zione sui regimi concessori (amministrazione privata in concessione pluriennale) dei beni/servizi pubblici allorquando si introduce come obbligatorio l’ uti lizzo anche in sede di fissazione degli obblighi e di rinnovo delle valutazioni di impatto sociale e delle valutazioni di impatto ambientale del bene/servizio». Quali sono i passaggi previsti dopo il firma day? «Dopo il Firma day, la raccolta procede fino al 20 agosto. Subito dopo i Comitati territoriali e i Comuni attivati devono inviare al Comitato Nazionale i moduli con le firme certificate negli Uffici elettorali comunali. Successivamente il Comitato Nazionale deposita i moduli presso la Corte di Cassazione per i controlli di legge. A controlli effettuati, inizia l’ iter parlamentare dell’ iniziati va popolare di legge. A questo punto, sia il presidente Fico, sia tutti i parlamentari italiani che hanno parlato bene del “fenomeno Greta”, dei beni comuni, e delle generazioni future, non avranno più alibi per discutere ad approvare la legge Rodotà. Come hanno detto Mattei e Lucarelli in una lettera indirizzata agli Amministratori Locali italiani, e all’ Anci, “crediamo molto in questa campagna anche, se non soprattutto, per essere un esercizio di ‘ginnastica democratica’ quanto mai necessaria per superare i gravi problemi ecologici e sociali che affliggono il nostro mondo”. Dare un appoggio concreto a questa campagna in corso (#generazioni future) certamente sarebbe un atto civile di grande significato per chi ancora crede nel patrimonio nazionale come fonte di identità, reddito e benessere per tutti. Stefano Rodotà, calabrese illustre, se fosse ancora tra noi, chiamerebbe l’ appoggio concreto che stiamo chiedendo a chi firma “una piccola grande buona azione civile”. Il 26 luglio ciascun italiano deve fare la sua piccola grande buona azione civile».

25/07/2019 – Libero Quotidiano

Piercamillo Davigo all’Anac? L’indiscrezione che trapela al Csm: ecco chi sarà il sostituto di Cantone

Chi sostituirà Raffaele Cantone dopo il suo addio alla guida dell’Anticorruzione? Essendo un incarico di nomina governativa, la domanda non va fatta a Palazzo dei Marescialli, dove tuttavia, circolava un nome noto: “Andrà Piercamillo Davigo”. Ipotesi assurda per Sebastiano Ardita, consigliere della stessa corrente (Area): “Assolutamente sì. Davigo mai e poi mai andrà ad occupare incarichi di nomina governativa. Neanche quando andrà in pensione” ha riferito Il Corriere della Sera.

L’ultimo plenum della stagione al Consiglio Superiore della Magistratura è previsto per mercoledì 24 luglio, ma all’ordine del giorno non ci sarà il destino di Cantone. Il suo annuncio deve essere ancora vagliato dal Csm che aveva votato il suo collocamento fuori ruolo. Il magistrato nei mesi scorsi aveva presentato la sua candidatura come procuratore di Perugia, Torre Annunziata e Frosinone.

 

25/07/2019 – ANSA

Serravalle: in appello condannato Penati

Magistratura contabile, versino 44,5 milioni di euro

(ANSA) – MILANO, 25 LUG – La Corte dei conti ha ribaltato in appello le assoluzioni nel processo di primo grado per l’acquisto da parte della Provincia di Milano del 15% delle azioni della Milano Milano-Serravalle dal gruppo Gavio. L’ex presidente Filippo Penati e altre 11 persone sono state condannate a risarcire 44,5 milioni di euro.

 

25/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Cipe, aumentano le risorse per le infrastrutture: a Ferrovie e Anas 15,4 e 12,5 miliardi in più

  1. E. T.

Al via 263 interventi immediatamente cantierabili entro il 2019 per fronteggiare il dissesto idrogeologico per 315 milioni

Pioggia di fondi per autostrade e ferrovie. Il Cipe ha approvato l’aggiornamento del Contratto di programma 2016-2020 fra Mit e Anas relativo al 2018-2019, che include tra l’altro un piano per la manutenzione straordinaria dei ponti, viadotti e gallerie e un piano per Cortina (Mondiali del 2021 e Olimpiadi del 2026). Il contratto prevede ora complessivamente 36 miliardi di investimenti (inclusi i 2,9 miliardi della legge 145/2018 e i 3,2 miliardi di produzione residua di interventi in fase di attivazione e in corso di esecuzione), di cui 31,2 miliardi finanziati e 4,7 miliardi da finanziare.
L’aggiornamento prevede risorse aggiuntive da allocare per circa 12,5 miliardi di euro. Il Cipe ha inoltre dato l’ok all’aggiornamento del Contratto di Programma – parte investimenti – di Rfi 2017-2021 sia per l’anno 2018 che per l’anno 2019. L’aggiornamento prevede la contrattualizzazione di circa 15,4 miliardi di euro (al netto di 503 milioni di definanziamenti), di cui di 7,3 miliardi di euro di investimenti da fondi di legge di bilancio 2019 e 5,9 miliardi da legge di bilancio 2018, oltre a 2,2 miliardi di Fsc 2014-2020.
Per le Ferrovie, le risorse vengono impegnate, in particolar modo, per il recupero del gap infrastrutturale del Sud (a cui è destinato circa il 51% delle nuove risorse), per accelerare di 15 anni l’installazione di tecnologie Ertms (European Rail Traffic Management System) su tutta la rete, così da rendere il sistema ferroviario italiano tra i più avanzati al mondo per sicurezza, prestazioni ed efficienza, grazie a un investimento di 1,7 miliardi di euro finalizzato all’ammodernamento tecnologico di linee e di impianti ferroviari. Dei 15,4 miliardi complessivi in più previsti dall’aggiornamento, 2,5 miliardi vengono poi destinati all’aumento della sicurezza, con l’avvio, tra l’altro, di un importantissimo programma dedicato alla conservazione e all’efficientamento di oltre 19mila opere tra ponti, viadotti e sottovia. Il resto delle risorse verranno impiegate, in particolar modo, per valorizzare le ferrovie turistiche, interventi a supporto delle linee regionali, i principali nodi urbani, le nuove line di Alta capacità e i collegamenti di ultimo miglio per porti, aeroporti e terminali.
Molte le opere a cui viene dato nuovo impulso e fondi nell’aggiornamento del contratto di programma, ritenute prioritarie e subito cantierabili. Si punta molto sugli investimenti volti a garantire una connettività “a rete” su tutte le principali direttrici con l’obiettivo di aumentare progressivamente il numero di capoluoghi collegati tra loro in meno di 4 ore e mezzo. In questo senso l’aggiornamento del contratto di programma destina nuove risorse, ad esempio, al completamento della Napoli-Bari (2,1 miliardi) e del nuovo collegamento Palermo–Catania (2,985 miliardi). Si completano le coperture del Terzo Valico dei Giovi sul Corridoio Reno-Alpi e del nodo di Genova (818 milioni) e proseguono le fasi per il completamento della velocizzazione Roma-Pescara (211 milioni), per il potenziamento della linea Gallarate-Rho (500 milioni) e per il quadruplicamento della Pavia-Milano Rogoredo (250 milioni). Nell’ambito dei 1.045 milioni destinati alla valorizzazione delle reti regionali si dà forte impulso, tra gli altri, sia a interventi di elettrificazione della linea Barletta-Canosa, dell’anello bellunese e della linea Roccaravindola-Isernia-Campobasso, sia a interventi di potenziamento della linea Ponte S.Pietro-Bergamo-Montello, della linea Arechi-Pontecagnano Aeroporto, della linea Maerne-Castelfranco Veneto, della linea Empoli-Siena e della Caltagirone-Gela.
Nuove risorse per 1,5 miliardi vengono destinate allo sviluppo delle aree metropolitane. Uno degli interventi più rilevanti riguarda l’area di Roma con l’avvio del raddoppio della Cesano-Bracciano, sulla tratta Roma-Viterbo. Ma tanti sono anche gli interventi previsti di upgrading infrastrutturale e tecnologico dei nodi ferroviari delle principali città italiane. Per lo sviluppo dell’integrazione modale sono poi destinate nuove risorse per 242,12 milioni, per avviare la fase realizzativa del nuovo collegamento della ferrovia con l’aeroporto di Brindisi e per l’ulteriore potenziamento dei collegamenti ai porti di Trieste, Ravenna, Brindisi e Livorno.
Tra le molte altre approvazioni del Comitato ci sono anche una delibera con il criterio per definire i rapporti economici riferibili alle società concessionarie autostradali limitatamente al periodo intercorrente tra la data di scadenza della concessione e la data di effettivo subentro del nuovo concessionario (periodo transitorio); – l’accordo di cooperazione relativo alla tratta autostradale A4 Venezia-Trieste, A23 Palmanova-Udine, A28 Portogruaro-Conegliano, A57 Tangenziale di Mestre per la quota parte e A34 raccordo Villesse-Gorizia (ex Autovie venete); il progetto definitivo 9° Lotto Grosseto-Fano; il progetto definitivo della “Telesina” (lotto 1); la modifica del proprio parere sul 2° Atto Aggiuntivo tra Cal e Autostrada Pedemontana Lombarda espresso con la precedente delibera n. 24/2014; – la reiterazione del vincolo preordinato all’esproprio: Via del Mare Jesolo-Litorali – Collegamento A4 Jesolo e Litorali – Bretella Stradale.
Sul fronte ambientale via libera anche alle modalità di erogazione delle risorse con finalità acceleratorie della spesa del Fondo sviluppo e coesione 2014-2020 (anche in relazione alla “Clausola di flessibilità” sottoscritta dall’Italia con l’Unione europea) per interventi per la mitigazione del rischio idrogeologico. In particolare, esclusivamente per tale tipologia di interventi, ricompresi negli strumenti programmatori del FSC 2014-2020 e rientranti nella competenza dei Presidenti di Regione in qualità di Commissari straordinari delegati, è stato approvato l’incremento della percentuale di anticipazione delle risorse FSC 2014-2020 dal 10% al 30% dell’importo assegnato per singolo intervento.
A seguito dell’attività della Cabina di regia Strategia Italia è stato inoltre approvato un piano del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare che comprende 263 interventi immediatamente cantierabili entro il 2019 per fronteggiare il dissesto idrogeologico per un importo di oltre 315 milioni di euro.
Varati anche il Programma Operativo Complementare 2014-2020 della Regione Molise, la Rimodulazione del profilo di spesa delle annualità del Piano operativo Sport e periferie, la riprogrammazione delle risorse del Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) della Regione Campania, un’integrazione del Piano Operativo infrastrutture che concerne l’Aeroporto di Reggio Calabria e la messa in sicurezza delle aree portuali di Palermo e Castellammare di Stabia e infine il Piano per la valorizzazione dei beni confiscati esemplari, tra cui il complesso “La Balzana”.
Infine il Comitato ha ripartito circa 4 miliardi di euro relativi al Programma pluriennale di interventi in materia di ristrutturazione edilizia e di ammodernamento tecnologico del patrimonio sanitario; ha ripartito i contributi previsti per l’anno 2017 a favore dei siti che ospitano centrali nucleari e impianti del ciclo del combustibile nucleare; ha approvato aggiornamento degli indirizzi per l’utilizzo delle risorse residue assegnate per l’Edilizia residenziale pubblica; ha approvato misure in materia di ricostruzione post sisma in Abruzzo.

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25/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Pessina costruzioni, presentata la richiesta di ammissione alla procedura di concordato preventivo

  1. E. T.

La società al momento ha un portafoglio ordini consolidato che vale 890 milioni, dei quali il 96% concentrato in Italia

Pessina Costruzioni ha presentato presso il Tribunale di Milano la richiesta di ammissione della società alla procedura di concordato preventivo in continuità aziendale, ai sensi dell’art. 161, sesto comma del Rd 267/1942.
In esito all’istruttoria realizzata con l’ausilio dei propri advisor legali e finanziari, i vertici di Pessina Costruzioni hanno ritenuto che nell’attuale situazione l’accesso al concordato preventivo rappresenti il percorso più efficace nell’ottica di tutelare i portatori di interesse nella continuità dell’operatività dell’azienda.

La società provvederà a comunicare al mercato ogni aggiornamento rilevante in merito alla procedura. Pessina al momento ha un portafoglio ordini consolidato che vale 890 milioni, dei quali il 96% concentrato in Italia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

25/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Napoli-Bari, al via la conferenza di servzi per il raddoppio della tratta Bovino-Orsara da 562 milioni di euro

Mau.S.

La convocazione del commissario straordinario riguarda l’ok al progetto definitivo. Il tracciato, di circa 12 km, si sviluppa prevalentemente in territorio pugliese

Al via la conferenza di servizi per il raddoppio della tratta Bovino–Orsara, della linea Napoli–Bari. Il progetto vale 562 milioni di euro. La convocazione di ministeri, enti locali e aziende di servizi pubblici interessati al progetto definitivo della linea è partita da Maurizio Gentile, Ad di Rfi, che ricopre anche il ruolo di commissario straordinario dell’opera.

Il tracciato, di circa 12 km, si sviluppa prevalentemente in territorio pugliese attraversando i comuni di Orsara di Puglia e Bovino nella provincia di Foggia e parzialmente nel territorio campano, interessando la provincia di Avellino e il Comune di Montaguto.

«Gli enti intervenuti – informa una nota di Rfi – hanno manifestato all’unanimità la volontà di conferire il proprio parere positivo al progetto». «Tutti i lotti dell’itinerario Napoli-Bari – si legge sempre nella nota – concluderanno il proprio iter autorizzativo entro il 2019, saranno appaltati ed avviati alla fase realizzativa entro il 2020».

Il completamento dell’opera è previsto, per fasi successive, entro il 2026, con l’attivazione dei primi lotti e l’avvio del nuovo collegamento diretto Napoli–Bari già nel 2023.
La nuova linea Napoli–Bari, dal costo complessivo stimato circa 6,2 miliardi di euro, è parte integrante del Corridoio ferroviario europeo TEN-T Scandinavia-Mediterraneo. © RIPRODUZIONE RISERVATA