Rassegna stampa 23 luglio 2019

23/07/2019 – Il Secolo XIX (ed. La Spezia)

Linee guida dell’ Anac sui lavori in house: Acam si rivolge al Tar e perde

È stato giudicato inammissibile il ricorso con il quale Acam ha tentato di far annullare le linee guida dell’ autorità garante contro la corruzione, Anac, sui nuovi criteri di concessione dei lavori, servizi pubblici e forniture. L’ azienda spezzina si è spinta in giudizio perché le nuove linee guida le imporrebbero «di mettere a gara le prestazioni che esegue direttamente, con impiego di mezzi proprie e di dipendenti». Se Acam seguisse le linee dettate da Anac, questo determinerebbe «la necessità di dismettere parte del patrimonio e di licenziare un gran numero di lavoratori, senza garanzia alcuna che possano essere ripresi in carico dai futuri affidatari delle prestazioni». In concreto, Acam è andata dal giudice per farsi dire cosa fare, esprimendo una preoccupazione doverosa, più ancora che legittima. I giudici hanno ritenuto però che al momento l’ azienda non abbia titolo per contestare quelle disposizioni, in quanto non è ancora parte lesa. Potrà esserlo, secondo i magistrati, solo se e quando verranno eventualmente stabilite sanzioni a suo carico, se non rispetterà quelle norme, e se sarà constatata per due anni consecutivi una situazione di squilibrio. Pare di capire che la norma ci sia, dunque, ma che alla fine non si sappia se, da chi e in che modo sarà fatta valere. E dunque, pare di capire che – prima di contestarla e di chiedere che si annullata Acam dovrà violarla e dovrà aspettare di essere sanzionata. E che solo allora si potrà discuterne. Scrive infatti il Tar che il legislatore «non ha disposto nulla in merito al fatto che Anac possa emanare direttive o stabilire la sanzione» e che la norma pare soprattutto mirata «a prevenire le difficoltà registrate in ambito di concessioni autostradali». Non pare esserci molta chiarezza, in sostanza, su chi debba fare cosa. Si parla delle linee guida emanate di recente, ma riferite alla legge delega del 2016. Acam si è giustamente preoccupata del passaggio in cui si stabilisce che i soggetti pubblici o privati, titolari di concessioni di lavori, servizi pubblici e forniture già in essere, che non siano state affidate con la formula della finanza di progetto o con gara pubblica secondo il diritto europeo, siano obbligati a affidare a gara una quota pari all’ 80% dei contratti di importo pari o superiore ai 150 mila euro. Solo il restante 20% – secondo le linee guida – potrà continuare ad essere eseguito da società in house. Acam ha ottenuto ad adiuvandum, vale a dire in appoggio, la costituzione in giudizio di Utilitalia, federazione delle aziende dei servizi pubblici di settore. – S.COGG.

23/07/2019 – Corriere Fiorentino
L’ITALIA? GIÀ CIRCOLARE (MA LO SBLOCCACANTIERI BLOCCA IL RICICLO)

L’ edizione annuale del Rapporto Ispra – l’ Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale del Ministero dell’ Ambiente – sui rifiuti speciali, contiene dati riferiti al 2017. Va detto subito che il rapporto non indica grandi differenze con i valori dell’ anno 2016. Dovremo attendere il prossimo anno per comprendere gli effetti della crisi del mercato del riciclo nell’ Estremo Oriente sulla struttura produttiva e di gestione italiana. Il primo dato che appare chiaro è l’ aumento della produzione dei rifiuti speciali, quasi il 3% in più fra il 2016 e il 2017, più 5% rispetto al 2015. Un aumento importante, considerato che il Pil nazionale è cresciuto dell’ 1,5 % fra il 2016 e il 2017 e dello 0,9 fra il 2015 e il 2016. A livello regionale, la Lombardia con quasi 31 milioni di tonnellate, è la regione che ne produce di più (il 22,2% del totale nazionale, il 38,1% del totale delle regioni del Nord) davanti a Veneto (15 milioni di tonnellate) ed Emilia-Romagna (13 milioni e 700 mila tonnellate). La Toscana, sostanzialmente stabile con un lieve calo nella produzione – 10 milioni 347 mila tonnellate di rifiuti speciali generati nel 2017 a fronte dei 10 milioni 514 mila del 2016 – rappresenta il 7,4% del totale nazionale (è quinta dietro al Piemonte, 7,8%) e il 41,3% del totale delle regioni del Centro, davanti a Lazio (35,3%), Marche (12%) e Umbria (11,4%). Tornando ai dati complessivi, la maggior parte dei rifiuti speciali sono ancora rifiuti da costruzione e demolizione (inerti), pari a 57,4 milioni di tonnellate, seguiti dai cosiddetti «rifiuti di rifiuti», ovvero gli scarti del trattamento dei rifiuti urbani e speciali, delle bonifiche e risanamenti ambientali. Sono 35,7 milioni di tonnellate, pari al 25,7% del totale. I rifiuti industriali veri e propri, provenienti dalle attività manifatturiere e che associamo ad inquinamenti e traffici illeciti, sono quasi 29,9 milioni di tonnellate. Insomma un fenomeno composito fatto da flussi di rifiuti molto diversi. In generale tuttavia, la performance del sistema Italia è positiva ed in costante miglioramento. I rifiuti speciali vengono per oltre due terzi avviati a riciclo con un aumento ulteriore rispetto all’ anno prima (67,4% contro il 65% del 2016). Parliamo di circa 100 milioni di tonnellate di materiali all’ anno, che fanno dell’ Italia il principale distretto industriale del riciclo in Europa. Un distretto così forte che importa circa 6 milioni di tonnellate dall’ estero. Italia dunque già «circolare», e che potrebbe guardare con ottimismo ai nuovi traguardi ed obiettivi di riciclo per i prossimi anni, a meno di norme paradossali come quella contenuta nella recente legge «Sblocca cantieri», dove sono state congelate le attività di riciclo, regolate oltre 20 anni fa. La legge, voluta dal Governo, blocca il riciclo, impedendo di fatto il trattamento dei rifiuti per generare solo altri rifiuti da smaltire. Tra i rischi quello di non essere più competitivi per le imprese che investono da noi. *presidente Confservizi Cispel Toscana

23/07/2019 – L’Arena
«Perché Agsm deve trovare alleati»

L’ INTERVISTA. Daniele Finocchiaro, presidente dell’ azienda dell’ energia veronese, parla per la prima volta. Occorre riunire le competenze. L’ alternativa è il declino
«AimVicenza ma non solo. A2a un partner ideale, ma non chiudo ad altre proposte. Nessuna svendita o colonizzazione. L’ esempio di Asm Brescia»
«Agsm più forte nel territorio, pronta ad allargarsi e varcare i nostri confini ma capace di mantenere un ruolo di leader nel mercato». A tre mesi dal suo insediamento il presidente Daniele Finocchiaro fotografa così la situazione della multiutility veronese. Che situazione ha trovato? Ho capito che si tratta di un grande patrimonio per il territorio veronese, sia come azienda che come bacino di competenza. Non soltanto per il numero di dipendenti ma per l’ indotto che genera. Una grande responsabilità gestire l’ Agsm ma il mio è un ruolo da presidente, non ho tutte le deleghe, le ha il direttore generale, io devo dare un indirizzo strategico non solo per salvaguardare il patrimonio ma, se possibile, aumentarlo con un orizzonte di medio-lungo periodo. Come procede la trattativa con Aim? Che tempi si prevedono per un’ eventuale aggregazione? I tempi del privato non sono quelli dell’ ente pubblico. Si procede ma non rispetteremo le tabelle di marcia indicate in questi giorni da Gianfranco Vivian, amministratore unico del gruppo vicentino.E l’ aggregazione con A2a, in caso di accordo che ruolo potrebbe avere Verona?Il tema non può essere A2a sì, A2a no, come fosse un referendum. Abbiamo chiesto a Roland Berger e lui ci ha detto che la società lombarda sarebbe l’ ideale ma mi è arrivata nel frattempo una lettera di Hera e una di Dolomite, io devo andare a sentire che cosa vogliono. E quindi? Partirei dallo scenario esterno. Ci sono elementi di grande discontinuità che si sono accentuati nell’ ultimo periodo vista anche la liberalizzazione del mercato di energia e gas che ha creato nuove frontiere competitive. Vedi i rifiuti dove i costi di smaltimento sono sempre più alti, l’ energia o il gas, a breve si apriranno nuove gare e bisogna prevedere grandi investimenti. La competizione aumenta ma esiste una frammentazione delle aziende. Agsm per competere deve fare qualche passaggio in più in ottica di sostenibilità a medio-lungo periodo. Ora l’ azienda è sana ma io devo salvaguardare il patrimonio. Con quale strategia? L’ ambizione di una società di questo tipo dovrebbe essere quella di far sì che Agsm e Verona abbiano un ruolo centrale per il futuro, al centro di uno sviluppo per un territorio più allargato. Però Verona soltanto non basta, quindi è il momento di osare. In quest’ ottica devono essere superate le barriere politiche. Si valutano altre ipotesi? Quando sono arrivato il 15 aprile c’ era una proposta con AscoPiave ma AscoPiave ha scelto l’ emiliana Hera e ora siamo un po’ schiacciati. Rimane sul tavolo l’ aggregazione con Vicenza che sulla carta esiste da qualche anno ma non si è ancora realizzata per mille tasselli che non si sono incastrati. E con Aim ci siamo detti: per avere ambizione bastiamo solo noi due? Se due squadre di Serie B si uniscono… fanno un bel campionato di B ma non vanno in A. Ve lo dico dopo aver analizzato i numeri con un atteggiamento laico e tecnico. I numeri non hanno colore. Quindi noi abbiamo bisogno di andare alla ricerca di asset. Quali sono? Qualcosa che ci permetta di chiudere il ciclo dei rifiuti per evitare di andare in un baratro, aumentare le fonti rinnovabili e il numero di clienti in Veneto, un partner industriale che ci dia la possibilità di investimenti maggiori per guadagnare altre quote di mercato. Però non accetteremo tutto dal partner, bisogna avere idee chiare su quello che vuoi ottenere, prima di tutto avere una governance pubblica, non trattabile e non variabile nel futuro, una clausola da mettere nello statuto. In quest’ ottica va vista una fusione tra Verona e Vicenza e l’ aggregazione di questi asset che puoi prendere dal partner che hai individuato per formare una nuova società, più forte. Escludendo, quindi, di essere mangiati da altri, come ho sentito dire in questi mesi. Dobbiamo valutare nuove alleanze, pensiamo ai risultati che ha ottenuto Asm Brescia, nell’ ultimo bilancio ha staccato un dividendo per il Comune di 55 milioni di euro. Non diventiamo parte di A2a, prendiamo quello che ci serve da A2a. Un accordo di questo tipo porterebbe vantaggi sugli utenti? Bollette, servizi…?Indubbiamente. Innanzitutto si potrebbe rendere Verona più smart e metterci al passo con altre città, poi ci sarebbe una ricaduta positiva sulle bollette accanto a un livello di qualità importante. Mantenimento dei posti di lavoro, territorialità e qualità del servizio: sono i tre «paletti» posti dal sindaco Sboarina…Possiamo anche aumentare l’ occupazione ma dobbiamo ambire a un livello superiore. Questo è il momento ideale per sfruttare la discontinuità che esiste e fare un salto di qualità, se perdiamo ancora tempo rischiamo di perdere il treno perché veniamo da anni di immobilismo. Questi anni di immobilismo hanno dato rendimenti positivi ma non in linea con quello che hanno fatto altre società. LUCA MANTOVANI

23/07/2019 – La Stampa
L’ autonomia per le Regioni verso il rinvio I Cinque Stelle: dibattito in Parlamento

Oggi vertice a Palazzo Chigi, ma il premier non porterà nuove proposte. Anche la Lega ha bisogno di tempo
ALESSANDRO BARBERA Roma Luca Zaia, che su questa partita si gioca un pezzo di credibilità personale, la mette in modo malizioso: «Questa è la politica del carciofo, via un petalo al giorno per arrivare al cuore. Ma stiano attenti perché poi resta la punta». Dal plebiscito veneto che ha detto sì all’ autonomia differenziata sono passati due anni. Il governatore leghista – e con lui il collega lombardo Attilio Fontana – non sanno più che inventarsi per rassicurare la base elettorale. La soluzione alle richieste del Nord non c’ è ancora, ma la battaglia dei due presidenti ha raggiunto l’ obiettivo di mettere il problema al centro dell’ agenda politica. Per Matteo Salvini – inventore della Lega nazionale – è una faccenda difficile da gestire. E Giuseppe Conte, premier di fatto designato dai Cinque Stelle, non può non tenere conto delle obiezioni dell’ altro partner di governo, i cui voti sono sempre più concentrati al Sud. Da Palazzo Chigi fanno sapere che dai due vertici tecnici previsti per oggi – uno con gli esperti del Tesoro, l’ altro con i due ministri Erika Stefani (Regioni) e Alberto Bonisoli (Cultura) non usciranno conigli dal cappello. Il nodo – lo spiega bene Zaia – «sono i soldi». Il Nord vuole poter trattenere più gettito fiscale nei suoi confini, e il timore di Conte – il quale ha sul tavolo una nota poco rassicurante dei suoi uffici giuridici – è quello di un travaso di fondi da Sud a Nord. Poco importa se la proposta fin qui discussa escluderebbe scuola e sanità, le due grandi voci che le Regioni ribelli vogliono gestire in piena autonomia. I rapporti fra Stato e Regioni sono cosa complessa, e quel che conta in questo caso è l’ affermazione del principio: se Lombardia e Veneto ottenessero il sì al «costo medio» dei servizi come alternativa all’ attuale ripartizione dei fondi con il criterio «storico», la diga del federalismo ad hoc sarebbe di fatto aperta. Ne è consapevole anche Salvini, che nelle ultime ore ha abbassato i toni nel timore di dover affrontare una crisi che dal governo si trascinerebbe rapidamente fin dentro il suo partito. Il leader del Carroccio al momento ha altre priorità: la soluzione alla Tav Torino-Lione, il sì al decreto sicurezza-bis, il caso Siri e soprattutto il sostegno di Conte per spegnere la polemica attorno ai presunti finanziamenti russi al suo partito. Allo stesso tempo Salvini non può far finta di nulla, perché il malcontento cresce. Per capirlo basta vedere le ultime dichiarazioni dei vertici di Confindustria: mentre il presidente nazionale Vincenzo Boccia chiede un dibattito che «bilanci gli interessi», il numero uno degli imprenditori vicentini chiede di «porre fine a questa pantomima». Ecco perché l’ aria che si respira a Palazzo è quello dell’ ennesimo rinvio. Il consiglio dei ministri già annunciato per giovedì quasi certamente slitterà, anche perché Conte ha preso l’ impegno di un confronto con i due governatori ribelli. Lo scenario più probabile è un’ intesa di massima che rinvii i nodi al dibattito parlamentare. Lo si intuisce dalle parole dei vertici pentastellati, del presidente della Camera Roberto Fico e di Luigi di Maio: «Se qualcuno gioca a spaccare l’ Italia non lo permetteremo. L’ autonomia va fatta, ma la dobbiamo scrivere bene. E dobbiamo ascoltare i governatori che chiedono dialogo». La legge sul federalismo fiscale del 2009 – voluta sempre dalla Lega – costò mesi di discussioni parlamentari ma non fu mai attuata. Resta da capire se il Nord sarà in grado di attendere ancora o se il dossier non si tramuti nel de profundis della maggioranza giallo-verde. – Twitter @alexbarbera c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI Il presidente del Consiglio del governo Lega-M5S, Giuseppe Conte E’ la politica del carciofo, via un petalo al giorno per arrivare al cuore Ma stiano attenti Luca Zaia Governatore del Veneto Io firmo se c’ è autonomia finanziaria. Noi non chiediamo un euro in più Attilio Fontana Governatore lombardo. ALESSANDRO BARBERA

23/07/2019 – ANSA

Raffaele Cantone lascia l’Anac

‘Ciclo si è chiuso, mutato approccio verso Autorità. Per toghe fase critica, non sarò spettatore’

Raffaele Cantone lascia l’Anac. Dopo oltre cinque anni alla presidenza dell’Anticorruzione, lo annuncia lui stesso in una lettera sul sito dell’Autorità. “Sento che un ciclo – si legge nel testo – si è definitivamente concluso, anche per il manifestarsi di un diverso approccio culturale nei confronti dell’Anac e del suo ruolo”. Cantone ha fatto richiesta per rientrare in magistratura, “che ho sempre considerato la mia casa”. “Tornerò all’Ufficio del massimario presso la Cassazione”. Lo annuncia Raffaele Cantone nella lettera in cui rende note le dimissioni dall’Anac. Nel testo Cantone ricorda come nei mesi scorsi avesse già presentato al Csm la candidatura per un incarico direttivo presso tre uffici giudiziari. Ma “nelle ultime settimane le dolorose vicende da cui il Csm è stato investito hanno tuttavia comportato una dilazione dei tempi tale da rendere non più procrastinabile una decisione”. Per questo, annuncia, “nella mattina di oggi, con alcuni mesi di anticipo, ho dunque avanzato formale richiesta di rientrare nei ruoli organici della magistratura: un atto che implica la conclusione del mio mandato di Presidente dell’Anac, che diverrà effettiva non appena l’istanza sarà ratificata dal plenum del Csm. Tornerò pertanto all’Ufficio del massimario presso la Corte di Cassazione” dove Cantone prestava servizio prima di essere designato alla guida dell’Anac.

La magistratura vive una fase “difficile”, che “mi impedisce di restare spettatore passivo”. Così Cantone nella lettera in cui annuncia che lascia l’Anac e rientra in magistratura. “E’ una decisione meditata e sofferta” ma “credo sia giusto rientrare in ruolo in un momento così difficile per la vita della magistratura”.  “Assistere a quanto sta accadendo, senza poter partecipare concretamente al dibattito interno – scrive Cantone – mi appare una insopportabile limitazione, simile a quella di un giocatore costretto ad assistere dagli spalti a un incontro decisivo: la mia indole mi impedisce di restare uno spettatore passivo, ancorché partecipe”.

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23/07/2019 – ANSA

Grattacielo Piemonte, dieci gli indagati

Chiusa inchiesta. Sottratti oltre 15 milioni alle casse regionali

ANSA) – TORINO, 23 LUG – Sono accusati di aver falsificato i registri della contabilità, sottraendo oltre 15 milioni di euro dalle casse della Regione Piemonte per materiale mai entrato nel cantiere del grattacielo che a Torino accoglierà i nuovi uffici regionali. I carabinieri stanno notificando l’avviso di conclusione indagini – che di norma precede il rinvio a giudizio – a funzionari ed ex funzionari regionali e amministratori di società, ritenuti a vario titolo responsabili, di abuso d’ufficio, inadempienza contrattuale, peculato e falso.
L’indagine è quella iniziata lo scorso anno nei confronti di dirigenti e funzionari della Regione Piemonte che si sarebbero appropriati dei fondi liquidandoli alla consortile incaricata della costruzione dell’opera.
Sono emerse responsabilità anche a carico degli amministratori delle società coinvolte nella realizzazione dell’opera, accusati di inadempienza contrattuale per aver fornito piastrelle non conformi agli standard richiesti e già sequestrate lo scorso 15 febbraio.

 

23/07/2019 – ANSA

Arrestato sindaco Lega nel Foggiano

Ai domiciliari con altri due, interdizione per altri 12

(ANSA) – APRICENA (FOGGIA), 23 LUG – Il sindaco di Apricena, Antonio Potenza, esponente della Lega, è stato arrestato e posto ai domiciliari insieme con altre due persone nell’ambito di una indagine della procura di Foggia su presunte irregolarità nelle gare per l’aggiudicazione di commesse pubbliche. Gli altri due arrestati sono un altro amministratore pubblico e un imprenditore. L’ordinanza cautelare riguarda in tutto 15 persone: gli altri 12, tra pubblici ufficiali e professionisti, sono stati sottoposti a misure di natura interdittiva.
Le indagini, condotte dalla guardia di finanza, sarebbero partite dopo una denuncia su irregolarità nelle gare d’appalto nelle quali, secondo l’accusa, sarebbe stato favorito un imprenditore molto vicino al sindaco Potenza. Nel corso delle indagini sono stati accertati reati di natura fiscale, fatturazione per operazioni inesistenti, false dichiarazioni di redditi. I militari avrebbero anche accertato un episodio di concussione.

 

23/07/2019 – Il Corriere della Sera

Rabaiotti, il bilancio su lavori pubblici, appalti e regole: «Non si lasci la città ai privati»

Dopo tre anni l’assessore passa al Welfare. L’attacco contro le norme sugli appalti, che rendono difficili i rapporti tra le imprese e il pubblico: «Dobbiamo invertire la rotta. No alla città a due velocità»

di Maurizio Giannattasio

Primo: riconsegnare il Lirico alla città entro la fine dell’anno. Secondo: sbloccare l’ultradecennale vicenda di Ponte Lambro grazie a un project financing. Gabriele Rabaiotti ha appena lasciato le deleghe dei Lavori pubblici per prendere quelle del Welfare e traccia un bilancio di tre anni che hanno visto susseguirsi tre diverse versioni del codice degli appalti. Rendendo difficile se non impossibile il rapporto tra le imprese e il pubblico. Con la conseguenza che il privato — vedi Porta Nuova e CityLife — va avanti come una scheggia e il pubblico arranca faticosamente dietro: «Non possiamo lasciare lo sviluppo della città solo in mano ai privati. Dobbiamo riposizionare la città pubblica. Perché i privati hanno i loro interessi legittimi e si dimenticano quasi sempre di realizzare qualcosa. Così si crea una città a due velocità. Noi dobbiamo invertire la rotta».

Assessore Rabaiotti, dove stanno le difficoltà?

«In tre anni abbiamo avuto tre impianti legislativi sugli appalti che dicevano una cosa e l’esatto contrario. Lo Sblocca-cantieri non ha fatto altro che rendere semanticamente evidente che tutto ciò che era stato fatto prima bloccava i cantieri. È un macchinario che non ha ottenuto ciò che voleva. Forse è stato un disincentivo per le imprese che ci marciavano ma non è riuscito a imporre le imprese oneste che si sono allontanate dal pubblico».

La conseguenza?

«Che il libretto di istruzione degli appalti ha reso quasi impossibile il rapporto tra impresa privata e amministrazione, sia nella fase di progettazione, di aggiudicazione e di esecuzione».

Sono regole per combattere la corruzione.

«Non sono per la deregolamentazione, ma per spostare l’attenzione delle regole».

In che modo?

«Meno regole all’inizio del procedimento. Aumentiamo invece i controlli nella fase di esecuzione dei lavori perché se il meccanismo in entrata è troppo complicato le imprese o non partecipano agli appalti pubblici o tentano la furbata. Non bisogna potenziare la fase prescrittive e gli obblighi a monte ma il controllo e il monitoraggio a valle».

Ci fa un esempio?

«Prendiamo Ponte Lambro con il laboratorio di Renzo Piano. L’impresa che stava facendo i lavori fallisce una prima volta dopo aver realizzato il 50 per cento dell’opera. Cerca di salvare il lavoro e si reinventa una scatola nuova, riprende in mano il cantiere e fallisce di nuovo. Siamo al 60 per cento delle opere. Il cantiere è già durato troppi anni, ma se mi rivolgo al secondo arrivato in graduatoria, questo deve entrare alle condizioni con cui si è aggiudicato la gara il primo molti anni fa. Deve accettare il ribasso della prima e il suo listino prezzi. E se nessuno accetta devo rimettere a gara la sola parte non eseguita dopo aver pagato tutto il lavoro già svolto. Ma per far questo prima devo fare una perizia complicata e delicata: quanto vale il lavoro svolto fin lì?».

Caso Lirico.

«Intanto confermo che contiamo di inaugurare il Lirico entro la fine dell’anno. Il cantiere, per motivi indipendenti da chi ci lavorava, si è trovato di fronte a una serie di imprevisti. La massiccia presenza di amianto e il ritrovamento di reperti che abbiamo voluto tutelare. Se il tempo si dilata troppo, anche per ragioni indipendenti, l’impresa che si era aggiudicata la gara con un ribasso del 40 per cento va sott’acqua e se non riesce a riallineare costi e tempi allora scattano i subappalti. Tutto ciò provoca esasperazione e i rapporti si guastano. A rimetterci è il cantiere e la città pubblica».

Tutto più semplice per un privato che vuole costruire?

«Noi siamo orgogliosi ed esultiamo quando guardiamo il nuovo skyline della città, però rischiamo di piangere per i nostri progetti. Dobbiamo invertire la rotta». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

23/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Appalti, la responsabilità solidale tra committente e appaltatore non si applica alle Pa

Mauro Salerno

Il principio è stato ribadito dalla Cassazione con una sentenza depositata ieri. In caso contrario salterebbe il principio di prevedibilità della spesa pubblica

La responsabilità solidale che lega committente-imprenditore e appaltatore nei confronti dei lavoratori (articolo 29 del Dlgs 276/2003) non si applica alle amministrazioni pubbliche. Meglio: le Pa non possono essere considerate responsabili delle inadempienze retributive e contributive verso i lavoratori al pari degli appaltatori perché questo comporterebbe effetti economici non prevedibili, violando il principio generale della prevedibilità della spesa pubblica. Con questa motivazione la Corte di Cassazione ha ribadito – con la sentenza n. 19673/2019, depositata ieri- l’inapplicabilità del principio di responsabilità solidale negli appalti alle amministrazioni pubbliche.

Il caso nasce in un appalto di pulizie di un Tribunale. Una dipendente aveva chiamato in causa il proprio datore di lavoro inadempiente (mancata retribuzione) insieme al ministero della Giustizia in quanto stazione appaltante (committente). In prima istanza il Tribunale di Venezia aveva accolto il ricorso della dipendente condannando il ministero di Via Arenula al pagamento delle somme dovute dall’appaltatore,

La Cassazione ha bocciato però l’impostazione seguita dal Tribunale. La sentenza, ricordano i giudici, contrasta con l’orientamento dato in più occasioni dalla stessa Cassazione, secondo cui la responsabilità solidale negli appalti «non è applicabile alle pubbliche amministrazioni». La responsabilità solidale prevista dall’articolo 29 del Dlgs 276/2003, si legge nella sentenza, non è applicabile alle Pa in quanto «in contrasto con il principio generale in forza del quale gli enti pubblici sono tenuti a predeterminare la spesa e, quindi, non possono sottoscrivere contratti che li espongano ad esborsi non preventivamente preventivati e deliberati».

La responsabilità solidale prevista dall’articolo 29 del Dlgs 276/2003, infatti, prevede, che il committente sia responsabile in via solidale con l’appaltatore, per eventuali inadempienze verso i lavoratori, anche quando abbia il primo abbia già saldato al secondo tutto il contro relativo alle opere o al servizio da realizzare. È questo il motivo per cui le Pa devono essere escluse dal suo raggio d’azione. Nel caso delle Pa, conclude infatti la sentenza, «vengono in rilievo interessi di carattere generale che sarebbero frustrati ove si consentisse la lievitazione del costo dell’opera pubblica, quale conseguenza dell’inadempimento dell’appaltatore nei confronti dei propri dipendenti». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

23/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Aggiudicazioni/2. Sprint di Comuni e Ferrovie per nuovi cantieri e importo opere, rallenta l’Anas

Al. Le.

L’incremento più consistente lo mettono a segno le Province con 67 lavori appaltati (+157%) per 343 milioni (+155%)

Amministrazioni comunali e Ferrovie sono gli enti protagonisti del settore delle aggiudicazioni di lavori nella prima metà dell’anno. Da gennaio a giugno – secondo i dati forniti dall’osservatorio Cresme Europa servizi – per i bandi dal valore superioe a un milione sono state assegnate 1.404 opere (+40%) per un importo di 11 miliardi (-2,1%).
I comuni guidano la graduatoria per numero di gare appaltate con 413 nuovi cantieri (+40%) per 1,696 miliardi (+43,5%). Le Ferrovie, pur perdendo il 27%, si confermano al primo posto per valori di nuovi valori appaltati (3,754 miliardi) grazie a 204 avvisi (+52%).
L’incremento più consistente lo mettono a segno le Province con 67 lavori appaltati (+157%) per 343 milioni (+155%). Bene anche concessionari e gestori della rete autostradale con 55 aggiudicazioni (+44%) per 368 milioni (+47%).
Nel primo semestre in forte flessione invece l’Anas che ha aggiudicato solo 27 bandi (-56,5%) per 217 milioni (-73,2%). © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

23/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Aggiudicazioni, il project financing (+50%) toglie mercato ai bandi di sola esecuzione (-25%)

Alessandro Lerbini

Nuovi bandi: nel primo semestre crescono sia il partenariato pubblico privato (+152%) che le gare di lavori “puri” (+33%)

Il partenariato pubblico privato conquista nelle aggiudicazioni fette di mercato nei confronti degli appalti di sola esecuzione lavori. I primi sei mesi dell’anno mostrano un dato comune a tutti i settori (crescita indistinta del numero dei bandi assegnati) e un andamento contrastante dei valori degli interventi. Secondo l’osservatorio Cresme Europa Servizi, da gennaio a giugno sono stati affidati 1.404 appalti dal valore superiore al milione di euro (+40%) per un importo complessivo di 11 miliardi (-2,1%).

I mercati complessi hanno totalizzato 319 procedure aggiudicate (+64%) per 3 miliardi (+21,3%). Di questi, il project financing ha visto giungere alla conclusione 236 gare (+49%) per 1,846 miliardi (+50%) mentre gi appalti di costruzione, manutenzione e gestione assegnati sono stati 83 (+130%) per 1,214 miliardi (-6,2%).

Nei mercati tradizionali, i bandi di sola esecuzione appaltati sono stati 989 per 5,575 miliardi. Rispetto allo stesso periodo del 2018 il numero cresce del 32% ma i valori perdono il 25,7 per cento. Tornano a crescere invece gli appalti integrati: le aggiudicazioni sono state 95 (+50%) per un valore di 2,39 miliardi (+93%). Complessivamente le gare appaltate nei mercati tradizionali sono state 1.085 (+34%) per un valore di 8 miliardi (-8,8%).

Similitudini anche nei dati dei nuovi bandi pubblicati dall’inizio dell’anno. Il partenariato pubblico-privato cresce nel semestre per il numero di iniziative (2.150, +12,2%) e per i valori degli interventi (+327%, 5,776 miliardi), mentre nella sola esecuzione si registra il recupero dei bandi (8.804, +7,8%) e degli importi (9,555 miliardi, +33,3%). © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

23/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Costruzioni, produzione in crescita del 4,4% nei primi cinque mesi del 2019

Mauro Salerno

Istat: crescita «consistente» nella prima parte dell’anno. A maggio attività dei cantieri in aumento del 2% rispetto allo stesso mese del 2018, ma in calo dello 0,1% su base mensile

Primi cinque mesi positivi per il settore delle costruzioni nel 2019. Forse è presto per parlare di ripresa, ma sicuramente i dati sulla produzione in arrivo dall’Istat fanno sperare almeno nel possibile inizio di una risalita dalla china in cui è precipitato il settore a causa della crisi cominciata ormai più di dieci anni fa.

Secondo l’istituto nazionale di statistica la produzione dei cantieri è cresciuta di oltre il 4% tra gennaio e maggio di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Più precisamente l’indice che misura l’attività edilizia è salito del 4,2% (dato grezzo). Ancora migliore la performance calcolata in base all’indice corretto dagli effetti del calendario: +4,4 per cento.

Una crescita «consistente» per gli esperti dell’Istat che però non possono fare a meno di notare che la spinta sia andata un po’ rallentando negli ultimi mesi.

A maggio, infatti, l’indice destagionalizzato della produzione è diminuito dello 0,1% rispetto ad aprile. Resta invece ampiamente positivo il risultato calcolato su base annua. Misurata rispetto a maggio 2018 l’attività dei cantieri è cresciuta del 2%, si nel dato grezzo che in quello depurato dagli effetti del calendario.

Allungando lo sguardo al passato si può aggiungere che in termini assoluti a maggio l’indice della produzione (base 2015=100) ha toccato quota 113,9, un livello che il settore non raggiungeva da tempo.

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23/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Torino-Lione: ultimi giorni per la scelta sulle opere, a rischio i fondi dell’Unione europea

Manuela Perrone

E Toninelli “licenzia” via e-mail Pierluigi Coppola, l’esperto del Mit che si era dissociato dall’esito negativo dell’analisi costi-benefici

Mancano tre giorni alla scadenza del 26 luglio, la deadline per rispondere all’Inea, l’Agenzia della Commissione europea che ha chiesto ai Governi di Italia e Francia di chiarire formalmente la propria posizione sull’Alta Velocità Torino-Lione. Ma la domanda cade in un momento delicatissimo per l’Esecutivo gialloverde. E il risultato è il buio pesto: da Palazzo Chigi si limitano a far sapere che prima di venerdì Giuseppe Conte potrebbe dare un cenno. In quale senso ancora non si sa. Così come non si può escludere del tutto la richiesta di un’ulteriore proroga, dopo quella già concessa dall’Inea a giugno.

L’ipotesi più probabile in queste ore, funestate dal caos treni e dall’assedio della Lega al ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, è però quella che l’eventuale risposta di Conte possa limitarsi a descrivere lo stato dell’arte, anche per scongiurare il rischio di perdere i fondi Ue, e dunque di richiamare il via libera lo scorso marzo agli “avis de marchés” per la tratta italiana della galleria di base. Passaggio con cui è stata di fatto aperta la strada alle gare per i tre lotti da 2,3 miliardi, che dovrebbero essere avviate a settembre. Nella stessa missiva, il premier potrebbe ribadire la necessità del confronto con la Francia e con la nuova Commissione Ue (pure per confermare la disponibilità europea a innalzare il contributo dal 40 al 50%). Un pannicello caldo per evitare al M5S di dover far digerire subito agli attivisti il “sì” ufficiale alla Tav.

La partita si intreccia inevitabilmente con le tensioni nel Governo. Dopo l’incendio in Toscana che ha provocato ritardi e cancellazioni sulle linee ferroviarie, il vicepremier leghista Matteo Salvini ha assicurato: «Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell’ordine». Poi la sfida agli alleati M5S: «Da tutti i partiti e dall’intero Governo ci aspettiamo una dura condanna delle violenze e un deciso sì alla Torino Lione». La condanna è arrivata: Conte ha promesso di fare «tutto ciò che è nelle nostre possibilità affinché i colpevoli siano perseguiti e severamente puniti per i disagi creati» e il leader dei Cinque Stelle, Luigi Di Maio, ha bollato i fatti di Rovezzano come «attentato allo Stato». Ma non è giunto con altrettanta chiarezza il sì all’Alta Velocità. Il premier ha taciuto, Di Maio ha ammonito: «Non si provi a strumentalizzare quanto accaduto per fare il tifo a favore o contro la Torino-Lione». E ha colto l’occasione per ribadire l’esigenza dell’alta velocità «anche al Sud».

A inasprire lo scontro tra Lega e M5S anche la notizia, rivelata ieri dal Messaggero, del “licenziamento” via mail da parte di Toninelli di Pierluigi Coppola, l’esperto del Mit che si era dissociato dall’esito negativo dell’analisi costi-benefici sulla Tav condotta dal gruppo di tecnici guidati da Marco Ponti. «Mi sembra che gli italiani abbiano chiesto più “sì”: se l’unico atto di Toninelli sulla Tav è licenziare l’unico professore a favore, non ci siamo», è stata la reazione di Salvini. Sulla stessa lunghezza d’onda tutte le opposizioni, da Pd al Forza Italia, che parlano di «epurazione».

Che Toninelli , bollato dalla Lega come «il ministro ai blocchi», sia il primo a cadere in caso di rimpasto è dato per scontato. Contro di lui si è scatenato anche il fuoco amico. Stavolta, ironia della sorte, per il “sì” del ministero al passante di Bologna. «Si potrà ancora fermare tutto, si potrà, chissà, cambiare un ministro e un sottosegretario, che sembra abbiano perso di vista in questo momento il motivo e gli obiettivi per cui eravamo lì», ha affermato Massimo Bugani, capogruppo M5S a Bologna. Ma soprattutto fedelissimo di Di Maio e di Davide Casaleggio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

23/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Palermo, investimenti da 26 milioni entro il 2025 per potenziare l’aeroporto

Mau.S.

Enav annuncia il piano che prevede la costruzione di un nuova torre di controllo e la realizzazione di un nuovor adar di avvicinamento

Investimenti per 26 milioni entro il 2025 all’aeroporto di Palermo. Per potenziare il terminal saranno realizzati, tra l’altro, una nuova torre di controllo, un nuovo radar di avvicinamento e un nuovo sistema di rilevamento «Windshear», contro le raffiche improvvise di vento pericolose soprattutto in fase di atterraggio. A fare il punto è l’Enav in occasione della visita del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

Al momento torre di controllo e sala radar di Palermo gestiscono circa 50 mila movimenti annui con punte giornaliere di 220. Nel 2018 l’incremento dei movimenti è stato dell’8% rispetto al 2017 e nel 2019 il trend è in linea col 2018. Al 30 giugno infatti l’aumento è del 10%.

«Siamo convinti – ha commentato il presidente di Enav Nicola Maione – che grazie al lavoro congiunto di tutti gli attori istituzionali e industriali del settore e gli investimenti già pianificati, potremo continuare a garantire un eccellente servizio per le compagnie aeree e passeggeri visto l’importante aumento del traffico sull’aeroporto di Palermo e creando un volano per lo sviluppo del territorio».© RIPRODUZIONE RISERVATA