Rassegna stampa 17 luglio 2019

17/07/2019 – Il Sole 24 Ore

Protocollo d’intesa tra Enea e Acea

L’ad Acea, Stefano Donnarumma, e il presidente dell’Enea, Federico Testa, hanno firmato un protocollo d’intesa per avviare una collaborazione per lo sviluppo di progetti nell’ambito dell’economia circolare, con particolare riguardo alla gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti e della risorsa idrica. Obiettivo di Acea è quello di applicare le tecnologie, le soluzioni innovative e le conoscenze fornite da Enea ai propri progetti industriali, principalmente nei settori dei rifiuti e dell’idrico.

17/07/2019 – Il Giornale Di Vicenza

SCUOLA LOMBARDA

Uno degli esempi cui guardano Aim e Agsm è nel nord della Lombardia, dove tra il 2016 e il 2018 è andata in scena l’ aggregazione delle multiutilities con il riferimento industriale di A2a. Processo che nel tempo ha coinvolto Lgh, Acsm e Agam, con il coinvolgimento dei comuni di Monza, Como, Lecco, Sondrio e Varese. Il modello è stato battezzato come “multiutility del territorio”, che mira alla aggregazione di diversi soggetti, già radicati nelle comunità locali, per creare un operatore di riferimento a livello macro. «Il processo ha visto coinvolti anche amministratori comunali di diverso orientamento politico – ha spiegato Gianfranco Vivian, amministratore unico di Aim – come il sindaco di Lecco, di centrosinistra, e quello di Monza, di centrodestra. Tanto che abbiamo chiesto loro la disponibilità a venire ad incontrare il Consiglio comunale per condividere e presentare la loro esperienza». L’ esperienza in questione è «quella che hanno fatto negli ultimi anni», periodo in cui «hanno avuto la possibilità di capire come vengono gestiti – anzi è più corretto dire “lasciati gestire”, i servizi e quali sono i vantaggi di condivisione di expertise che può dare la società». Tra i vantaggi dell’ operazione per Vicenza, secondo Vivian, vi sarebbe la possibilità di completarsi nelle proprie strutture, ad esempio nel ciclo dei rifiuti con un termovalorizzatore e impianti di separazione; ma anche svilupparsi in ambiti per ora poco strutturati come le energie rinnovabili. A.Z.© RIPRODUZIONE RISERVATACOPYRIGHT.

17/07/2019 – Il Messaggero
«Autonomia impraticabile» I 5Stelle bloccano le intese

Scontro sullo spacca -Italia
Venerdì vertice con Conte, Lezzi attacca Fico: sugli accordi decide il Parlamento Zaia: leggano i testi. Fontana indignato Restano le distanze su risorse e scuola
IL PROGETTO ROMA Ancora una volta lo schema si ripete. A meno di tre giorni dal nuovo vertice sull’ autonomia differenziata convocato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte per venerdì, la tensione tra Lega e Movimento Cinque Stelle sulle richieste di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna torna altissima. Il colpo più duro sulla strada dello spacca-Italia lo piazza, ancora una volta, il ministro per il Sud Barbara Lezzi. «Secondo il dettato costituzionale», dice l’ esponente grillino parlando da Napoli, «le proposte di autonomia differenziata di Lombardia e Veneto sono impraticabili». Una presa di posizione che lascia pochi spazi a possibili mediazioni in vista del vertice di venerdì. L’ altro colpo arriva dal presidente della Camera Roberto Fico. Durante la cerimonia della consegna del ventaglio spiega senza mezzi termini che sulle autonomie «solo il Parlamento può decidere. Sarò inflessibile», dice il presidente della Camera, «dovrà passare tutto in un percorso serio». Non solo. Fico ha anche annunciato che oggi vedrà la presidente del Senato Elisabetta Casellati anche perché, ha spiegato, la procedura di Camera e Senato deve essere la stessa. In che modo potranno essere emendati i testi delle intese non è ancora chiaro. L’ intenzione della Lega sembrerebbe quella di mandare in parlamento le pre-intese sulle quali deputati e senatori potrebbero intervenire. Ma non è detto che tutti gli emendamenti parlamentari poi vengano assorbiti dai testi finali. La reazione del presidente del Veneto Luca Zaia alle parole degli esponenti grillini non si è fatta attendere a lungo. «L’ autonomia», ha detto il governatore, «sta alla Lega come il Reddito di cittadinanza sta ai Cinque Stelle». Comunque sia, Zaia, mentre Attilio Fontana si è detto «indignato per le parole della Lezzi», si è detto certo che il Carroccio riuscirà a portare a casa lo spacca-Italia. Prima o poi, ha detto, ci sarà la «fumata bianca», come c’ è stata sulle Olimpiadi a Milano e sul riconoscimento dell’ Unesco delle Colline del prosecco. I PEZZI MANCANTI In realtà tanto ottimismo, almeno per ora, non è confortato dai fatti. Il ministro Lezzi ha auspicato che venerdì arrivi sul tavolo del confronto l’ articolo 5 delle intese, quello che riguarda l’ assegnazione delle risorse finanziarie legate alle intese, nella versione concordata durante le riunioni congiunte con la Lega che si sono tenute al ministero dell’ Economia. In quelle riunioni gli esponenti del Movimento Cinque Stelle sostengono di aver raggiunto un accordo con il Carroccio per destinare il gettito extra delle imposte trattenute sul territorio per finanziare le funzioni trasferite dallo Stato, a partire dall’ istruzione, ad un fondo di perequazione il cui scopo sarebbe quello di finanziare i livelli essenziali di prestazione nelle Regioni che hanno capacità fiscali minori rispetto a Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. La Lega avrebbe disconosciuto questo accordo per la forte opposizione arrivata dai due governatori delle Regioni del Nord, Zaia e Attilio Fontana. L’ altro nodo che sembra lontano dall’ essere sciolto, riguarda le cosiddette gabbie salariali per gli insegnanti e il personale della scuola. Veneto e Lombardia vorrebbero avere la possibilità di pagare di più i propri professori attraverso dei trattamenti integrativi. Un meccanismo che la settimana scorsa ha fatto saltare il tavolo di trattativa per la ferma opposizione del Movimento Cinque Stelle. Andrea Bassi © RIPRODUZIONE RISERVATA.

17/07/2019 – Corriere della Sera
L’ uomo che deve vigilare su ponti, strade e ferrovie: «Non mi fanno lavorare»

L’ intervista
Mortellaro e l’ agenzia nata dopo il crollo del Morandi
«E ra stata annunciata come una rivoluzione copernicana, necessaria, urgente, voluta dal governo dopo il disastro di Genova. E invece, a sei mesi dal mio incarico, siamo ben lontani dall’ averne realizzato anche solo una parte. Non ho un ufficio, non c’ è un addetto… mi sembra di vivere in un equivoco». La rivoluzione doveva farla lui: Alfredo Principio Mortellaro, l’ ex dirigente del Sisde già membro del Consiglio superiore dei lavori pubblici chiamato lo scorso gennaio dal ministro Danilo Toninelli a dirigere la neonata Agenzia nazionale per la sicurezza di ferrovie, strade e autostrade (Ansfisa). Un organismo previsto dal decreto Genova per dare all’ Italia una struttura pubblica di garanzia del sistema delle infrastrutture dei trasporti su gomma e rotaia con un’ attività ispettiva a tutto campo: «569 dipendenti a regime, 61 da assumere subito… Statuto e regolamento entro 90 giorni (cioè entro marzo, ndr )», sollecitava il decreto vista l’ emergenza. Dopo aver lavorato in silenzio per mesi Mortellaro ha deciso di dire la sua. Cosa succede, direttore? «Succede che l’ Agenzia non è ancora stata avviata, nonostante gli impegni del governo per la partenza immediata. Non c’ è una sede, non ci sono gli organi costitutivi, non è operativo il Regolamento e non c’ è lo Statuto che peraltro deve essere deliberato da quel Comitato che non è stato ancora nominato». Ma non doveva avviarla lei l’ Agenzia? «Io ci ho provato ma mi sono trovato di fronte a un fuoco di sbarramento. Si tratta di creare una struttura complessa che richiede la collaborazione di tutte le parti interessate, in primis il ministero e poi gli enti e i concessionari di strade e autostrade. Fino a oggi molte di queste parti hanno fatto ben poco per avere il nuovo organismo. Anzi, diciamo pure che in alcuni casi lo stanno osteggiando». Qual è il motivo del fuoco di sbarramento? «È una questione di potere, di consensi e di soldi. La nascita di un’ Agenzia nazionale così importante, che assorbe le attività degli organismi preesistenti preposti alla vigilanza sulla sicurezza ferroviaria e stradale, implementandola, comporta necessariamente un trasferimento di competenze e di risorse umane e finanziarie verso il nuovo soggetto. Questo processo incontra forti resistenze da parte di chi non vuole rinunciare a quelle attività. E questo nonostante le tragedie degli ultimi anni. Genova, Pioltello, Viareggio, solo per citare i casi più clamorosi, hanno dimostrato l’ inefficienza di quel sistema. Questo di base, ma qui c’ è dell’ altro». Cioè? «Premessa: per capire bene cosa c’ è dietro bisogna innanzitutto conoscere i contenuti del Regolamento dell’ Agenzia che è stato predisposto e al quale manca ancora l’ autorizzazione del Consiglio di Stato. Questo documento stabilisce il campo d’ azione dell’ Agenzia e, nello spirito del decreto, è rivoluzionario rispetto al vecchio sistema. Nel senso che l’ Agenzia intende verificare la corrispondenza dei piani di gestione delle manutenzioni delle strutture, programmati dai gestori pubblici e privati, alle urgenze evidenziate dalle ispezioni disposte dagli stessi gestori. E vuole anche verificare che le ispezioni siano fatte bene e che gli interventi siano eseguiti. Se si tiene conto che finora la Direzione di vigilanza sui concessionari autostradali del ministero si è occupata prevalentemente di sfalcio erba, rugosità dell’ asfalto e lampadine sulle rampe senza intervenire sul controllo della sicurezza strutturale, il cambiamento è radicale». A non volere l’ Agenzia sarebbero il ministero e i concessionari autostradali? «Preferisco far parlare i fatti. La prima levata di scudi c’ e stata quando ho tirato fuori la bozza di Regolamento. Alla mia richiesta di visionare poi i piani di manutenzione, gelo. Hanno risposto solo i gestori pubblici di strade e ferrovie, cioè Anas ed Rfi. Dagli altri non è arrivato nulla e le Direzioni generali del ministero delle Infrastrutture non si sono adoperate adeguatamente per sbloccare la situazione. Resiste lo status quo. L’ impressione è che non si vogliano spostare risorse dagli investimenti alle manutenzioni». Si sente poco supportato dal governo? «Non certamente dal ministro Toninelli, piuttosto da alcune componenti del ministero. La contraddizione è evidente: da una parte creano l’ Agenzia per dare una svolta alla sicurezza del Paese e ne sottolineano l’ urgenza nominandomi di corsa direttore, dall’ altra non mi mettono a disposizione le risorse minime per iniziare a operare». Lei ha presieduto la commissione ispettiva del ministero sul crollo del Morandi. Che idea si è fatto? «Il Morandi è stato costruito con una tecnica particolare e innovativa che non consentiva facili ispezioni ma gli allerta erano stati evidenziati da alcune misurazioni, oltre che dallo stesso Morandi. Il nodo è sempre lo stesso: monitoraggio delle strutture e manutenzioni, che forse Autostrade ha ritardato». Vede responsabilità del ministero sui mancati controlli? «Il ministero non aveva l’ obbligo della vigilanza strutturale, ahimè. Proprio per questa ragione nasce l’ Agenzia, per far entrare nell’ alveo pubblico questa importante funzione di controllo. E paradossalmente proprio dal ministero arrivano i maggiori ostacoli al cambiamento». ANDREA PASQUALETTO

17/07/2019 – Il Sole 24 Ore
Whistleblowing, denunce raddoppiate

RAPPORTO ANAC
Crescita soprattutto al Sud Sono i dipendenti pubblici i «segnalatori» più attivi
Più che raddoppiate, le segnalazioni di whistleblowing: nel mirino soprattutto le irregolarità negli appalti. Nel 2018 l’ Anac, come emerge dal quarto rapporto, ha ricevuto 783 notizie di comportamenti illegittimi, 65 al mese, a fronte delle 364 del 2017. Un trend in crescita confermato anche per i primi sei mesi del 2019: 439 notizie di comportamenti illegittimi (73 al mese) con una media di due al giorno. A sollevare il velo su presunte irregolarità è soprattutto il Sud che, con le Isole, fa totalizzare il 41% delle segnalazioni per il 2018, che salgono al 51,7% al 30 giugno 2019. «Al sud il livello di problemi è elevato – afferma il presidente dell’ Anac Raffaele Cantone – e restano prioritarie le segnalazioni sugli appalti». In crescita, e in questo caso, il dato non è positivo, le segnalazioni anonime che – specifica Cantone – possono essere prese in considerazione, per approfondimenti, solo se particolarmente circostanziate. Ma per il presidente dell’ Anticorruzione il rapporto fornisce comunque il quadro confortante di un istituto che sta prendendo piede. Al primo posto tra gli autori delle segnalazioni i dipendenti pubblici: 55,5%, seguiti con netto distacco (14%) dai lavoratori delle imprese che svolgono servizi per la Pa o di società partecipate. Monitorati non solo i flussi Anac ma anche quelli degli enti locali pubblici o nazionali. Quattro, per il 2018, quelle che riguardano Roma Capitale arrivate all’ ufficio interno del Campidoglio: disapplicazione di leggi o regolamenti per il commercio su aree private, comportamenti illegittimi in un concorso pubblico, irregolarità nello svolgimento di un interpello per affidare un restauro e un abuso d’ ufficio. Sale anche il numero di segnalazioni che l’ Anac ha inviato per approfondimenti di natura penale o contabile: 20 nel 2018 alla Procura della Repubblica e 19 alla Corte dei Conti. Nei primi 6 mesi del 2019 gli invii alla Procura sono già stati 33 e 29 alla Corte dei Conti. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Patrizia Maciocchi

17/07/2019 – ANSA
Corruzione:Anas,18 a processo in Toscana

Ipotizzate irregolarità affidamento diretto e presunte urgenze

(ANSA) – FIRENZE, 16 LUG – Il gup di Firenze Antonella Zatini ha rinviato a giudizio 18 persone nell’inchiesta per corruzione e abuso d’ufficio sull’affidamento di appalti stradali da parte dell’Anas in Toscana, in particolare nelle zone di Grosseto, dell’Aretino e del Senese tra 2012 e 2013. A processo anche quattro funzionari Anas dell’epoca e imprenditori, la maggior parte del Grossetano. A giudizio pure cinque imprese. La prima udienza del processo è fissata per il 5 novembre prossimo.
Tra le irregolarità ipotizzate dalla procura, lavori affidati in urgenza mentre non ce ne sarebbe stato bisogno e affidamenti diretti quando invece si doveva seguire la regolare procedura di gara. In cambio dei presunti illeciti sarebbero stati elargiti regali tipo orologi di lusso e cene. Gli appalti nel mirino dell’inchiesta pur di bassa pezzatura, del valore di alcune decine di migliaia di euro, erano numerosi. Sono asfaltature, ripavimentazioni del manto stradale, manutenzioni straordinarie a ponti, viadotti e opere varie.

 

17/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Affidamenti diretti e urgenze fittizie: 18 imputati a processo per appalti stradali in Toscana

Q.E.T.

Sotto inchiesta numerosi contratti per asfaltature, ripavimentazioni del manto stradale, manutenzioni a ponti, viadotti e opere stradali

Il gup di Firenze Antonella Zatini ha rinviato a giudizio 18 persone nell’inchiesta per corruzione e abuso d’ufficio sull’affidamento di appalti stradali da parte dell’Anas in Toscana, in particolare nelle zone di Grosseto, dell’Aretino e del Senese tra 2012 e 2013. A processo anche quattro funzionari Anas dell’epoca e imprenditori, la maggior parte del Grossetano. A giudizio pure cinque imprese. La prima udienza del processo è fissata per il 5 novembre prossimo.

Tra le irregolarità ipotizzate dai pm Giulio e Monferini e Giuseppina Mione, lavori affidati in urgenza mentre non ce ne sarebbe stato bisogno e affidamenti diretti quando invece si
doveva seguire la regolare procedura di gara. In cambio dei presunti illeciti sarebbero stati elargiti regali tipo orologi di lusso e cene. Gli appalti nel mirino dell’inchiesta pur di
basso taglio medio, del valore di alcune decine di migliaia di euro, erano numerosi. Si tratta di asfaltature, ripavimentazioni del manto stradale, manutenzioni straordinarie a ponti, viadotti e opere stradali varie.

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17/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Terzo Valico, Toninelli sceglie Rettighieri anche per Nodo e porto di Genova

Mauro Salerno

L’attuale presidente di Cociv indicato dal ministro delle Infrastrutture come commissario sblocca-cantieri. Cipe in vista per il contratto Fs

Sarà Marco Rettighieri, manager pubblico di lungo corso e attuale presidente del Cociv, il commissario deputato a far marciare le opere previste al collegamento del Terzo Valico con il nodo ferroviario e il porto di Genova, così come previsto dal decreto Sblocca-cantieri. L’indicazione, con i ranghi dell’ufficialità, è arrivata ieri con una nota del ministero delle Infrastrutture. Toninelli cui (d’intesa con il presidente della regione Liguria) spetta il compito di proporre il nome da recepire in un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri alla fine ha scelto Rettighieri, nonostante nei giorni scorsi fosse circolato anche il nome di Andrea Nardinocchi, direttore tecnico di Italferr: ipotesi evidentemente tramontata.

Rettighieri, già commissario e attualmente Presidente del consorzio Cociv, ha maturato una lunga esperienza e competenza nel settore trasportistico ferroviario e da febbraio 2019 ricopre anche il ruolo di responsabile dell’attuazione del «Programma straordinario di investimenti urgenti» per la ripresa e lo sviluppo del porto di Genova.

Oltre all’indicazione di Rettighieri nel ruolo di commissario, ieri Toninelli ha dato anche l’annuncio di voler portare presto al Cipe (in ballo ci sarebbe anche la riunione del 22 luglio) il nuovo contratto di programma delle Ferrovie. «Anche se la manutenzione è scollegata dal contratto ci saranno tante novità che significano tanti cantieri in più”, ha detto il ministro evidenziando che «anche Rfi deve fare di più. La cosa che più mi fa arrabbiare e aver visto come non fossero stati impegnate tutte le risorse a disposizione, soprattutto parlo di Anas».

Al Cipe, forse già in una riunione di questo fine settimana, secondo quanto riferito da Toninelli, dovrebbe andare anche la proposta di «destinare da subito 242 milioni di euro per
l’ulteriore potenziamento dei collegamenti ferroviari ai porti di Trieste, Ravenna, Brindisi e Livorno».

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17/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Progetto Italia è pronto al decollo, entro fine luglio le offerte vincolanti

Carlo Festa

Ecco i dettagli del piano: aumento da 600 milioni, crediti estesi e nuove linee. L’arrivo delle «comfort letter» delle banche e di Cdp permettono la stretta finale

Parte la corsa per chiudere Progetto Italia in tutti i dettagli. L’arrivo delle «comfort letter» da parte delle banche coinvolte e di Cdp hanno permesso ieri di consegnare la documentazione necessaria al giudice, nel giorno della scadenza prevista con il Tribunale di Roma per presentare un piano di salvataggio di Astaldi.

Ora sarà necessario rendere vincolante il piano per Astaldi, definito all’interno di un più ampio piano di sistema (appunto Progetto Italia). Così le negoziazioni con i soggetti finanziari (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Sace, Bnp Paribas, Banco Bpm, Mps e Illimity) mirano ad arrivare alla sottoscrizione di accordi vincolanti entro la fine del mese di luglio. Il piano e i documenti vincolanti sono dunque attesi ora dal Tribunale di Roma entro il 31 luglio.

I dettagli del piano sono stati resi noti ieri da Salini Impregilo e da Astaldi. Oltre all’aumento da 600 milioni, la manovra comporta l’estensione delle scadenze relative al rimborso di alcuni finanziamenti concessi da alcuni degli istituti finanziatori a Salini Impregilo; la concessione a Salini Impregilo di una linea di credito per cassa per massimi 200 milioni finalizzata a supportare le esigenze di cassa di Astaldi; la concessione ad Astaldi, post concordato e post aumento di capitale, di una linea di credito per cassa, prededucibile, di 200 milioni, in esecuzione del concordato e utilizzabile per rifinanziare la finanza interinale erogata ad Astaldi prima dell’omologa e supportare l’ordinaria attività di impresa di Astaldi; la concessione a Salini Impregilo di una nuova linea di credito revolving per 200 milioni, che diventerebbe disponibile successivamente al perfezionamento dell’aumento di capitale di Salini Impregilo, finalizzata a coprire le esigenze finanziarie della società nel contesto dell’implementazione del Progetto Italia.

In merito alla nuova offerta per Astaldi deliberata l’altro ieri dal cda di Salini Impregilo e trasmessa ad Astaldi, nella nuova comunicazione non si fa più riferimento alla struttura della stessa e, in particolare, all’aumento di capitale di Astaldi da 225 milioni di euro riservato a Salini Impregilo e all’emissione da parte di Astaldi di warrant anti-diluitivi destinati a Salini Impregilo e di warrant premiali destinati agli istituti di credito che supporteranno le esigenze di finanza interinale di Astaldi.

Salini Impregilo ha riformulato la nota emessa ieri sera relativa alla struttura dell’offerta per Astaldi nel quadro del Progetto Italia puntualizzando di aver ricevuto le comfort letter da parte di Cdp Equity, Salini Costruttori e degli istituti finanziari coinvolti con i quali proseguono le negoziazioni. A proposito in particolare dell’aumento di capitale da 600 milioni di euro, assistito da un consorzio di garanzia per la parte riservata al mercato di circa 500 milioni, Salini Impregilo non fa più riferimento nella nota agli impegni di Cdp Equity (250 milioni) e di Salini Costruttori (50 milioni). Comunque le comfort letter ricevute «confermano la condivisione di principio sull’architettura societaria e finanziaria» del Progetto Italia, nonché «il contenuto della manovra patrimoniale e finanziaria complessiva da cui sono attese le risorse necessarie per l’implementazione del Progetto». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

17/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Imprese in crisi, 21 manifestazioni di interesse per Condotte

Carlo Festa

In campo anche Salini, Pizzarotti, De Eccher, Icm, Infratech: via alla due diligence che si concluderà con la scelta delle offerte vincolanti

Arrivano le manifestazioni d’interesse per il gruppo Condotte. L’invito a manifestare interesse è scaduto lo scorso 15 luglio.

Adesso partirà un’analisi dei potenziali acquirenti da parte dei commissari e dell’advisor finanziario Mediobanca. Inizierà una fase di due diligence, che si concluderà con la richiesta di inoltrare delle offerte vincolanti.

I tre driver sono il mantenimento dei livelli occupazionali, la salvaguardia delle competenze del marchio e del know how, oltre ovviamente alla massimizzazione del beneficio economico per i creditori. I commissari, grazie al lavoro svolto, sono riusciti a ottenere ben 21 manifestazioni d’interesse.

Uno dei gruppi in gara è proprio Salini Impregilo, pronto all’acquisto di Condotte, che rientra nel Progetto Italia in fase di definizione.

Tra gli altri grandi gruppi in corsa c’è anche la Rizzani De Eccher e Pizzarotti, che fra l’altro sono due dei soggetti che in una fase successiva hanno mostrato interesse a conferire attività in Progetto Italia.

In corsa c’è anche la vicentina ICM (l’ex Impresa Costruzioni Maltauro), il gruppo Cimolai, il Consorzio Stabile Infratech, il gruppo infrastrutturale australiano Macquarie (attivo tramite la sua consociata londinese), Hitrac Engineering Group, Toto Costruzioni Generali, facente capo alla famiglia Toto.

A completare la lista ci sarebbero Frimat Costruzioni Generali, il gruppo finanziario britannico Equitix, il gruppo bergamasco Vitali, il gruppo De Sanctis Costruzioni, azienda attiva nel settore delle infrastrutture stradali, ferroviarie e aeroportuali con un alta specializzazione nel campo delle gallerie e nei lavori in sotterraneo.

Ora resta da capire se i soggetti che hanno manifestato interesse possano allearsi fra di loro in vista delle offerte vincolanti.

Le manifestazioni d’interesse sono del resto per l’intero ramo “core” di Condotte. Il ramo “core” comprende in particolare 13 commesse rilevanti: la nuova linea ferroviaria ad alta velocità Tlelat-Tlemcen in Algeria, il progetto della nuova autostrada Rocade sempre in Algeria, il tunnel del Brennero, il progetto Kuwait Ra 200 con il miglioramento della circolazione stradale a Kuwait City, il potenziamento della tratta ferroviaria Roma-Viterbo, il Policlinico di Caserta, il lotto diretto con la strada Lioni-Grottaminarda e la galleria Piano di San Filippo, la strada a scorrimento veloce Infrasud Lioni-Grottaminarda, il progetto Saf 3 Lioni-Grottaminarda con il viadotto Rampone, la Città della Salute a Sesto San Giovanni in provincia di Milano, la costruzione del nuovo porto turistico di Otranto e, infine, il carcere e la biblioteca di Bolzano.

Tra i rami no-core ci sono invece Condotte America, la Tenuta di Roncigliano e altre commesse, che saranno però oggetto di un autonomo processo di vendita.

A metà giugno era stato raggiunto con le banche l’accordo per un prestito ponte di 60 milioni di euro, finanziamento già approvato dalla Ue e garantito dallo Stato. Al finanziamento hanno partecipato 7 istituti bancari (Credit Agricole, che è anche banca capofila del pool, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Bnl, Mps, BancoBpm e la Banca Alpi Marittime) e dalla Cassa Depositi e Prestiti.

Il finanziamento avrà una durata di 6 mesi come previsto dalla normativa. L’operazione di finanziamento è stata un passaggio cruciale per avviare l’imminente programma di cessione dei perimetri di Condotte.

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17/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Progettazione, mercato in calo a giugno: resta positivo il bilancio dei primi sei mesi

Mau.S.

Ancora un caso di bando gratis in Sicilia. La denuncia dell’Oice: fenomeno scandaloso, sfruttare l’occasione del regolamento per bloccare queste iniziative

Brusca battuta d’arresto per il mercato della progettazione. A giugno i professionisti interessati alle gare pubbliche hanno avuto a disposizione 247 gare (di cui 49 sopra soglia), con un valore di 37,6 milioni di euro (28,9 sopra soglia). Rispetto a maggio il numero dei bandi è rimasto sostanzialmente stabile (-0,8%) ma questo non è bastato a contenere il crollo del valore dei bandi, sceso di quasi un terzo ( -31,3%). Negativo anche il confronto con giugno 2018: in questo caso l’importo subisce un crollo ancora maggiore (-43,3%) a dispetto della crescita del 7,9% del numero degli avvisi censiti dall’Oice nel suo consueto dossier mensile.

Nonostante la caduta registrata nell’ultimo mese il bilancio della prima metà dell’anno resta positivo. I dati del primo semestre 2019, sempre per la sola progettazione, mostrano il valore ancora in crescita: le gare sono state 1.360 (341 soprasoglia) per un valore di 326,8 milioni di euro (276,8 sopra soglia), il valore cresce del 21,3%, ma il numero cala del 12,4%. L’andamento positivo del valore, sottolinea l’Oice, è dovuto ai bandi sopra soglia che crescono del 25,8% in numero e del 44,0% in valore, mentre i bandi sotto soglia crollano, -20,5% in numero e -28,2% in valore.

«I dati semestrali potrebbero sembrare rassicuranti – ha dichiarato Gabriele Scicolone, Presidente Oice – ma non bisogna sottovalutare il fenomeno della rarefazione delle gare di piccolo importo, sotto soglia, che calano con percentuali a due cifre e rischiano di appesantire il mercato in un momento in cui sarebbe necessario il massimo slancio, anche in funzione di traino dell’economia nazionale».

Continuano ad essere sempre molto alti i ribassi con cui le gare vengono aggiudicate. In base ai dati raccolti fino a giugno il ribasso medio sul prezzo a base d’asta per le gare indette nel 2016 è al 42,8%, per quelle indette nel 2017 il ribasso arriva al 40,4%. Le notizie sulle gare pubblicate nel 2018 attestano un ribasso del 41,2%.

Insieme all’Osservatorio dall’Oice arriva anche la denuncia di un nuovo caso di bando per lo svolgimento di attività professionale in forma gratuita.A finire nel mirino questa volta è il comune siciliano di Bompietro che ha pubblicato un avviso per «l’acquisizione di manifestazioni di interesse per la redazione, a titolo gratuito, del progetto di fattibilità tecnica ed economica» di uno o più impianti per il trattamento dei rifiuti.

«È frustrante – aggiunge Scicolone – continuare a prendere atto di come venga vilipesa la professione di tecnici competenti richiedendo manifestazioni di interesse in sei giorni per redigere progetti gratis, di cui peraltro non si quantificano neanche l’importo dei lavori. Capiamo che il Comune intende acquisire finanziamenti a valere sui fondi europei, ma non può essere questa la scusa per chiedere un progetto gratis a chi deve studiare e dedicare risorse per redigere la progettazione. Prima i fondi, poi i progetti».

L’Oice insiste per mettere fine a questa prassi anche in sede di redazione del regolamento del codice appalti, su cui proprio ieri è stata aperta la consultazione del Mit. «Occorre prevedere – dice Scicolone – la nullità ex lege dei bandi senza corrispettivo o in violazione del decreto parametri perché è al limite dello scandaloso prevedere l’azzeramento dei compensi per la redazione dei progetti, in generale, e in particolare per un progetto di fattibilità, cioè il livello più delicato e problematico di tutta la progettazione dove si deve approfondire con serietà ogni alternativa progettuale e indirizzare i contenuti tecnici dell’intervento».

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