Rassegna stampa 10 luglio 2019

09/07/2019 00.00 – Mondo Utilities

Salerno Sistemi S.p.A. (Gruppo Salerno Energia) ha presentato alle Organizzazioni Sindacali aziendali e provinciali il Piano Industriale per il triennio 2019 – 2021.

E’  stato presentato alle OO.SS. di settore dal Presidente del Consiglio di Amministrazione di Salerno Sistemi S.p.A., avv. Mariarosaria Altieri, e dal Direttore Generale di Salerno Energia Holding S.p.A., dr. Matteo Picardi, il Piano Industriale di Salerno Sistemi S.p.A. relativo al triennio 2019 – 2021. Il documento definisce investimenti per oltre 20 milioni di euro in innovazione tecnologica, ammodernamento e potenziamento degli impianti e delle reti idriche, fognarie e della depurazione.

Nella consapevolezza della rilevanza sociale del servizio gestito, Salerno Sistemi S.p.A. ha programmato le attività tenendo fede alla propria mission: salvaguardare la risorsa idrica, patrimonio della comunità, e fornire un servizio di pubblica utilità in cui la qualità e l’eccellenza tecnico-gestionale si traducono in equità delle tariffe e trasparenza di rapporti con l’utenza e con i propri dipendenti. A questi obiettivi, che permeano ordinariamente le azioni societarie, si aggiungono le nuove sfide legate alle attività di recente acquisizione.

Salerno Sistemi ha beneficiato di un finanziamento da parte della Regione Campania relativo al progetto che prevede la realizzazione, entro l’esercizio del 2021, di un sistema di copertura delle vasche – con vantaggi in termini di efficienza dell’impianto e di riduzione delle esalazioni – e di un impianto di essiccamento dei fanghi prodotti dal processo di depurazione delle acque che ridurrà di circa il 65% la quantità di fanghi da smaltire, con conseguente riduzione dei costi connessi.

Relativamente alla gestione della rete fognaria cittadina, la società ha avviato la mappatura della rete stessa al fine di programmare gli interventi necessari. In particolare, le reti esistenti saranno riorganizzate e i tratti più vecchi saranno sottoposti a rinnovamento, mentre l’infrastruttura più recente sarà meglio attrezzata per far fronte alle inondazioni e agli aumenti critici imprevisti delle portate idriche.

Il Direttore Generale Picardi ha dichiarato: “Il Piano Industriale di Salerno Sistemi S.p.A. per il triennio 2019 – 2021 rende appieno l’affidabilità e la credibilità del nuovo soggetto societario: con l’ingresso delle attività di fognatura e depurazione, Salerno Sistemi S.p.A. ha completato la crescita ed il consolidamento delle fasi intermedie e finali nella filiera, assumendo un dimensionamento industriale che consentirà la realizzazione di economie di scala e gli investimenti in innovazione tecnologica dell’impiantistica riepilogati nel Piano Industriale 2019 – 2021, e che favorirà opportunità di crescita e di ulteriore efficientamento”.

I Segretari provinciali delle OO.SS. di categoria, Alessandro Antoniello (Uiltec Uil), Gerardo Giliberti (Femca Cisl) e Antonio Apadula (Filctem Cgil) hanno sottolineato come il documento di programmazione triennale presentato dalla società evidenzi una realtà in crescita, non solo per quel che concerne gli investimenti messi in campo, ma anche per l’attenzione riservata alla tutela dei livelli occupazionali e alla valorizzazione delle capacità professionali dei dipendenti, prerogative – secondo i rappresentanti dei lavoratori – che costituiscono elementi fondamentali di un soggetto industriale di primo piano, quale è diventato Salerno Sistemi nel territorio della provincia di Salerno.

10/07/2019 – Corriere della Sera (ed. Brescia)
Meno emissioni per sostenere la finanza Gli obiettivi «green» di A2A per il 2023

Presentato a Milano il Bilancio integrato 2018: più fotovoltaico, rinovabili, teleriscaldamento e mobilità elettrica
Milano Potremmo chiamarlo «ombrello green». L’ indice Ecpi Global delle imprese cosiddette Esg – acronimo che sta per Environment Social Governance e che indica le attività legate all’ investimento responsabile che perseguono gli obiettivi di gestione finanziaria tenendo in considerazione aspetti sociali, ambientali e di governance – segnala che nell’ ultimo quinquennio questo genere di titoli, a livello globale, ha registrato un rendimento medio annuo pari al 15,76% contro il 6,43% del paniere Msci World (è con oltre 1.600 titoli internazionali il benchmark dei fondi azionari). Non solo: secondo un recente studio di Harvard, un dollaro investito in società Esg nel 1993, 17 anni dopo, ne valeva 22,6 contro i 15,4 delle aziende meno attente al tema. Come dire: credere nell’ ambiente – e comunicarlo – non è solo un’ operazione di marketing ma mette al riparo dalle tempeste (Brexit, dazi, chip-war fra Usa e Cina) dei microcicli economici. Ecco dunque spiegata, almeno in termini finanziari, la strategia verde di A2A, che ieri nel nuovo spazio Anteo delle Tre Torri di CityLife ha presentato il suo Bilancio integrato relativo a quanto fatto nel 2018 per l’ ambiente – ma anche per i suoi stakeholders, in primis i cittadini delle città in cui gestisce i servizi idrici, energetici, di mobilità e di raccolta rifiuti – guardando tuttavia al futuro, e cioè a quel 2023 che rappresenta l’ orizzonte temporale di riferimento su cui testare la validità del nuovo Piano industriale della multiutility. La quale, dal 2014 allo scorso anno, ha realizzato una crescita costante del margine operativo lordo (+20%), incrementando nello stesso tempo gli investimenti (+77% sul 2014) e rafforzando la struttura patrimoniale. Nel 2018 A2A ha così distribuito 1,814 miliardi di euro (+10% sull’ esercizio precedente) come remunerazione all’ azienda (627 milioni), al personale (492 milioni) e come trasferimenti alla Pubblica amministrazione (322 milioni) con un aumento congiunturale del 3% dei trasferimenti a favore delle comunità locali. Sono inoltre stati emessi 20 mila ordini per forniture, servizi o lavori dalle società del gruppo, per un importo complessivo di circa 1,5 miliardi (+50% sul 2017), il 91,6% dei quali destinati a fornitori italiani. È tuttavia la visione strategica di come la ex municipalizzata controllata pariteticamente (25%) dai Comuni di Brescia e di Milano intende gestire il quinquennio che ha davanti la parte del documento che offre più elementi di analisi. Perché è in queste pagine che si concretizza – meglio, si dovrà concretizzare – la nuova via green che dovrà traghettare fino al raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità fissati al 2030 dall’ Agenda Onu che contiene i 17 Sustainable Development Goals (SDGs). A cominciare dal capitolo risorse umane: l’ indice infortunistico ponderato, da quota 20,69 del 2017, dovrà passare al 17 mentre la percentuale di donne in posizione di responsabilità dovrà crescere dal 14 al 20 per cento. Grazie invece all’ aumento della produzione idroelettrica e all’ acquisizione di nuovi impianti fotovoltaici (alla Fiera di Rho verrà realizzata una nuova copertura da 10 Megawatt, la più grande del Paese in ambito urbano) A2A si impegna a tagliare il fattore emissivo dagli odierni 374 grammi di anidride carbonica ogni Kilowattora prodotto a 361. Per quanto riguarda il capitolo smart mobility , oggi tema di grande discussione non solo per la sostenibilità del modello basato sulle batterie agli ioni di litio ma anche per il cambiamento e la conseguente razionalizzazione che la transizione elettrica porterà con sé nella complessa e pulviscolare filiera della subfornitura componentistica meccanica – l’ impegno è quello di aumentare la dotazione infrastrutturale di ricarica per veicoli elettrici, passando dalle 168 colonnine installate oggi a 1.500. Anche sulla capacità di trattamento dei rifiuti finalizzato al recupero di materia, la prospettiva a cinque anni è quella di migliorare l’ efficienza degli impianti del gruppo, passando da 926 a duemila migliaia di tonnellate. Per quanto riguarda poi la raccolta differenziata, gli obiettivi contenuti nel piano indicano un passaggio dal 74,3 al 76 per cento sul totale dei rifiuti urbani prodotti, grazie anche a un rinnovamento della flotta dei mezzi impiegati nella raccolta che porterà dal 38 a 68% la percentuale di quelli dotati di propulsori a basso impatto ambientale. Infine il capitolo teleriscaldamento: qui la sfida è estendere la rete per tagliare le emissioni di ossidi di azoto, dalle 139 tonnellate di NOx evitate nel 2018 alle 260 messe a bilancio per il 2023. M.D.B.

10/07/2019 – Giornale di Brescia
Il dossier aggregazioni: Sorgenia, Aim e Agsm

La multiutility dei territori potrebbe presto crescere. A2A ha infatti sul tavoloun paio di dossier per possibili aggregazioni. Il primo riguarda Sorgenia, la società messa in vendita dalle banche proprietarie. «Riteniamo che prima delle ferie estive debbano essere individuati coloro che sono scelti nella short list per partecipare alla fase successiva dell’ operazione- ha spiegato ieri l’ AD di A2A Valerio Camerano-. Ci aspettiamo novità nelle prossime settimane, entro la fine di luglio». A2A dovrebbe partecipare alla gara insieme ai cechi di Eph per l’ intera Sorgenia. In merito ai rumor di una possibile uscita di A2A dalla partita «al momento il cda non si è espresso in questa direzione», ha preci sato il presidente Giovanni Valotti. A est è invece aperta la par tuta per Aim Vicenza e Agsm Verona, le due utility venete in trattativa per una fusione. A2A si candida ad essere loro «partner industriale». Le due aziende, ha detto Valotti, «hanno dichiarato pubblicamente che la fusione avrebbe più forza competitiva se sostenuta dall’ ingresso di un partner industriale». A breve dovrebbe arrivare la risposta dell’ advisor incaricato da Verona e Vicenza per individuare il «partner migliore». Nel caso fosse A2A, «la nostra partecipazione sarebbe di minoranza» ha precisato Valotti, secondo lo schemda della multi utility dei territori. «Non abbiamo obiettivi di acquisizione di imprese, ma di partnership per rendere queste imprese più competitive e più grandi». //

10/07/2019 – Giornale di Brescia
Rifiuti e addio carbone: A2A «disegna» la Brescia del 2022 con il green bond

Con i 400 milioni lavori a Lamarmora e al TU E nuovo impianto per l’ organico a Bedizzole Multiutility
Davide Bacca d.bacca@giornaledibrescia.it I 400 milioni recuperati da A2A con il green bond emesso lunedì, serviranno (anche) per finanziare gli investimenti destinati a dar vita alla Brescia dei prossimi anni: addio all’ uso del carbone nella centrale di Lamarmora (ma non prima del 2022), recupero del calore dei fumi dal termoutilizzatore (TU), impianto di trattamento dell’ organico a Bedizzole con produzione di biometano per alimentare l’ intera flotta di Brescia Trasporti. «Siamo riusciti a mettere la finanza al servizio della sostenibilità» dice con orgoglio il presidente del gruppo Giovanni Valotti. Una sostenibilità che è «il basamento della strategia industriale del gruppo, su cui si misurano anche i bonus dei nostri manager» continua il presidente. «È l’ elemento centrale delle nostra crescita – aggiunge l’ amministratore delegato Valerio Camerano -: non un ingrediente tra gli altri, ma l’ asse portante attorno a cui disegnare il futuro dell’ azienda e dei territori nei quali operiamo». Bilancio sociale. Una strategia illustrata al workshop milanese«Il valore industriale della sostenibilità», con focus sulla finanza sostenibile e sul bilancio sociale della multiutility controllata dai Comuni di Brescia e Milano. Valotti illustra la filosofia, Camerano squaderna i numeri. «Siamo un’ azienda di servizi -spiega il presidente -. A2A va bene quando migliora la qualità della vita dei territori dove opera». Un tempo le municipalizzate erano etichettate come «carrozzoni», oggi sono tacciate come «il demonio» perché fanno profitti. «Dovremmo forse essere un’ azienda a scopo di perdita?» ironizza Valotti. «La nostra responsabilità -continua -è tenere a posto i conti e generare valore per i territori. Noi teniamo alla qualità dei nostri profitti. Quando siamo arrivatilo abbiamo detto subito: meno finanza, più territorio». Da qui la «scommessa» sulla sostenibilità, con 77 obiettivi «misurabili» su cui rendicontare passo dopo passo i progressi: dalla riduzione delle perdite della rete idrica al taglio delle emissioni. Strategia. L’ impegno del gruppo per la sostenibilità nel 2018 si è tradotto in 1.814 milioni di valore «generato e distribuito al territorio» (+10% rispetto al 2017), sotto forma di servizi, dividendi, stipendi, trasferimenti alla pubblica amministrazio ne. Il valore delle sole forniture ha superato il miliardo e mezzo, in crescita del 50%. Camera no ricorda l’ attenzione dell’ azienda contro gli infornuti, i buoni risultati del telelavoro («risparmiate 11mila tonnellate di Co2»), l’ impegno nel foto voltaico («alla Fiera di Rho realizzeremo il più grande impianto d’ Europa»), quello per il recupero di materia, con i due nuovi impianti per la plastica e i 4 per l’ organico («solo lo 0,3% dei nostri rifiuti va in discarica»), reti e contatori intelligenti, investimenti nell’ acqua (a partire dal depuratore di Valtrompia). Da qui al 2023 A2A investirà 4 miliardi di euro. Una fetta di queste risorse sarà garantita dal primo green bond di A2A, l’ obbligazione da 400 milioni collocata lunedì, con richieste per 3,2 miliardi, 8 volte l’ offerta. «L’ allocazione dei fondi – spiega Camerano – riguarderà investimenti nel trattamento dell’ acqua, nel recupero di materia, nell’ economia circolare, nell’ energia rinnovabile, nel trasporto sostenibile, nell’ ammodernamento delle reti». Brescia. Nel concreto, per Brescia, la «finanza sostenibile» contribuirà alla realizzazione dell’ impianto per il trattamento dell’ organico di Bedizzole (ma prima va risolto il tema end of waste), la riconversione della centrale di Lamarmora, con l’ addio al carbone e la realizzazione di accumuli di calore e un impianto fotovoltaico, il sistema «flue gas cleaning condensation» (il recupero di calore dai fumi del termovalorizzatore). Ma, spiega Camera no, anche «il miglioramento della rete del teleriscaldamento e l’ efficienza energetica nelle scuole». Investimenti che saranno realizzati nei prossimi due anni. Così da dar vita alla «Brescia green del futuro».

10/07/2019 – ANSA

Alitalia, per la newco maggioranza assoluta Mef-Fs

Il Mise conferma il termine per la chiusura del dossier al 15 luglio

Sul futuro di Alitalia si va verso la newco con la maggioranza assoluta di Fs e Mef confermata. Lo si apprende da fonti Mise che confermano la chiusura del dossier lunedì 15 luglio senza rinvii.

Per la ex compagnia di bandiera questa resta quindi la settimana decisiva: in questi giorni gli advisor di Fs, la capocordata per la newco, stanno incontrando gli altri potenziali partener, dal gruppo Toto al colombiano German Efromovich, di Avianca.

Su Lotito, secondo fonti vicine al dossier, ci sarebbero le perplessità di Delta, unite a quelle del vicepremier Luigi Di Maio che in mattinata, incontrando i sindacati a Palazzo Chigi, avrebbe ribadito che il patron della Lazio per entrare in gioco deve dimostrare la sua solidità finanziaria.

In attesa dei prossimi sviluppi il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ha auspicato che la vicenda Alitalia si concluda bene, con un piano industriale, che faccia diventare Alitalia, integrata chiaramente a Ferrovie, un grande soggetto attrattivo di turisti dal mondo verso l’Italia e competitivo per inviare le nostre merci nel mondo”.  RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

10/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Appalti: la Consulta boccia le norme delle Sardegna su commissari gara, linee guida locali e qualificazione Pa

Mauro Salerno

Accolte tre obiezioni sulle quattro sollevate dal Governo. Ok invece a Rup diversi per programmazione e affidamento

No all’albo commissari regionale, alle linee guida della Giunta in concorrenza con quelle dell’Anac (peraltro superate dal decreto Sblocca-cantieri) e no anche alla qualificazione in proprio delle stazioni appaltanti. Con lasentenza n. 166/2019, pubblicata ieri, la Corte Costituzionale cassa tre articoli della legge sugli appalti della Regione Sardegna approvata dal Consiglio regionale a marzo 2018. Una legge che aveva anche istituito una società di progettazione per accelerare le opere da realizzare nell’Isola, in particolare le strade, da cui l’impropria denominazione di Anas sarda. Secondo la Consulta – chiamata in causa da un ricorso del Consiglio dei ministri che aveva comunque fatto salva l’Anas in chiave regionale – sono costituzionalmente illegittimi tre articoli sui quattro censurati dal Governo.

In particolare non hanno superato il vaglio della Consulta le norme che riguardano l’istituzione dell’Albo telematico regionale dei commissari di gara e alcuni aspetti della nomina delle commissioni giudicatrici, oltre all’articolo che mette in capo alla Giunta l’emanazione delle linee guida e del codice di buone pratiche. Inoltre viene bocciato l’articolo sulla qualificazione delle stazioni appaltanti affidato alla Giunta, parallelo e distinto rispetto a quello nazionale, con un sistema che pure non ha mai visto la luce. Tutti questi aspetti, secondo i giudici costituzionali, sono già attribuiti all’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e attengono peraltro alla materia della tutela della concorrenza che esula dall’ambito delle prerogative normative regionali.

La Corte ha, invece, salvato l’articolo sulla nomina di responsabili di fasi o “sub-procedimenti” coordinati dal responsabile unico all’interno dell’iter per una gara d’appalto. Secondo la Consulta la nomina di un responsabile per la fase di programmazione, progettazione ed esecuzione e un altro per la fase di affidamento dell’appalto non è in contrasto con il principio di responsabilità unica previsto dal codice appalti perché «nell’ambito dell’unitario procedimento di attuazione dell’intervento» le Regioni «possono individuare sub-procedimenti senza che ciò incida sulla unicità del centro di responsabilità». Inoltre questo aspetto non rientrerebbe nella sfera della tutela della concorrenza ma in quella dell’organizzazione amministrativa, «riservata alle Regioni ai sensi del quarto comma dell’art. 117 della Costituzione»

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10/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Anac: illegittimo sostituire l’impresa che perde il Durc in corso di gara

Mauro Salerno

La sostituzione di una delle imprese del raggruppamento per perdita dei requisiti è possibile solo in fase di esecuzione del contratto

Non è possibile sostituire l’impresa, parte di un raggruppamento, che perde il requisito di regolarità contributiva in corso di gara. La novità introdotta dal correttivo appalti a maggio 2017 , consente sì la sostituzione delle mandante che perde uno dei requisiti previsti dall’articolo 80 del codice appalti. Ma soltanto se l’evento accade in corso di esecuzione del contratto. Non in fase di aggiudicazione dell’appalto. Il chiarimento arriva dall’Anac. Ed è contenuto in un parere di precontenzioso (n. 555/2019) che fa luce sulla corretta interpretazione da dare alle norme che consentono la sostituzione in corsa delle imprese che partecipano alle gare d’appalto in gruppo.

La vicenda nasce dalla richiesta di un costruttore, capigruppo di un’Ati in corsa per un appalto di lavori da 498mila euro, che chiedeva di poter sostituire una mandante risultata priva del requisiti di regolarità contributiva ai controlli effettuati dalla stazione appaltante. La richiesta poggiava proprio sulle novità introdotte dal Correttivo appalti (Dlgs 56/2017) all’articolo 48 del codice appalti.

La risposta dell’Anac è negativa. L’Autorità riconosce che il correttivo ha introdotto la possibilità di sostituire le imprese che perdono i requisiti «previsti dall’articolo 80» tra i casi (concordati, fallimenti, norme antimafia) che consentono di cambiare la composizione dei raggruppamenti. Ma questo vale solo «in corso di esecuzione» dei contratti non in fase di gara.

per l’Anac, l’inciso «in corso di esecuzione» contenuto nell’articolo 48, comma 17 con riferimento «alla perdita dei requisiti di cui all’articolo 80» è «da interpretare nel senso che la sostituzione di un componente, all’interno del raggruppamento, in caso di perdita di un requisito di cui all’art. 80, è da ritenersi possibile esclusivamente alla fase dell’esecuzione contrattuale in quanto, in tale fase, concedere la possibilità di sostituzione risponde, in primis, alla necessità di perseguire il preminente interesse pubblico alla prosecuzione dell’esecuzione dell’appalto».

Conseguenza? «La sostituzione del mandante del raggruppamento che sia risultato privo, in corso di gara, del requisito di regolarità contributiva – si legge nel parere Anac – , si pone in contrasto sia con il principio di continuità nel possesso dei requisiti di partecipazione per tutta la durata della procedura, sia con il divieto generale di modificazione della composizione dei raggruppamenti rispetto a quello risultante dall’impegno formalizzato in sede di offerta». © RIPRODUZIONE RISERVATA

10/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Lavori stradali, ripresa frenata dalla difficoltà a reperire il bitume

Mau.S.

La denuncia del Siteb: nei primi 5 mesi mercato in crescita del 18%. Ma all’apice della stagione non si trova più la materia prima

Dopo la mini-ripresa la nuova frenata. È la paradossale situazione che sta vivendo il mercato dei lavori stradali . I dati arrivano dal Siteb, l’associazione che raggruppa le imprese del settore. A rallentare gli investimenti questa volta non sarebbe però la scarsità della domanda o un qualche blocco normativo, ma la difficoltà a reperire il bitume, cioè la materia prima necessaria per il rifacimento delle pavimentazioni stradali.

I dati in possesso del Siteb raccontano che nei primi 5 mesi del 2019 i lavori stradali hanno registrato una significativa crescita, con la produzione di bitume (componente principale dell’asfalto e fondamentale indicatore dello stato di manutenzione delle nostre strade) che ha segnato un +18%. «Un dato senza precedenti negli ultimi 12 anni – segnala l’assoiazione -, contrassegnati invece da continui cali dell’impiego di questo materiale che ha prodotto, come naturale conseguenza, un graduale degrado del nostro patrimonio stradale».

Il problema è che dopo i segnali di crescita, nel momento climaticamente più propizio per mettere in opera i lavori, a frenare la ripresa è la mancanza di materia prima (il bitume) sul mercato. Una carenza motivata da ragioni contingenti. Il fatto è che, come spiegano sempre al Siteb, due delle sei raffinerie che in Italia producono bitume (Livorno e Taranto) si sono fermate per motivi tecnici. Questo ha rallentato il flusso di materia prima, proprio nel momento in cui la domanda di lavori è stata più forte.

«Oggi le nostre imprese vivono un paradosso – rileva il presidente dell’associazione Michele Turrini – da una parte sussistono condizioni di mercato favorevoli che non vedevamo da tempo: finalmente dopo anni di blocco la domanda di lavori stradali è tornata a crescere, così come gli appalti banditi dalle pubbliche amministrazioni, lo “Sblocca Cantieri” (se chiarirà alcuni aspetti) potrebbe portare ulteriori benefici in tal senso, sembrano ormai alle spalle anche gli effetti negativi legati all’entrata in vigore del codice appalti; dall’altra parte, però questa crescita è frenata da una carenza di materia prima (il bitume) che rischia di essere del tutto insufficiente per il mercato nazionale dei lavori stradali. Le nostre imprese sono pronte a operare, ma senza bitume resteranno ferme al palo». Per fortuna le previsioni sono che la situazione dovrebbe tornare alla normalità nelle prossime settimane, con la ripresa della produzione

A preoccupare non è però soltanto la difficoltà a reperire il bitume ma anche il rischio di impennata dei prezzi del materiale che, denuncia sempre il Siteb, «da gennaio a oggi ha subito un incremento di oltre il 15 per cento». © RIPRODUZIONE RISERVATA

10/07/2019 – Diritto 24

Hogan Lovells e Clifford Chance nel secondo green bond di Ferrovie dello Stato (FS) Italiane

Gli studi legali Hogan Lovells e Clifford Chance hanno assistito rispettivamente FS Italiane e gli istituti finanziari nel collocamento del secondo green bond emesso da FS Italiane per un valore nominale di 700 milioni di euro e durata pari a 7 anni (rating: S&P’s BBB; Fitch BBB, entrambi outlook negativo).

I titoli senior unsecured sono emessi ai sensi del programma Euro Medium Term Note di Ferrovie dello Stato Italiane e saranno quotati presso il mercato regolamentato della Borsa Irlandese. Con questa operazione FS Italiane è la prima emittente corporate a finanziare l’acquisto di materiale rotabile per il trasporto merci con green bond e la prima emittente italiana ad aver ottenuto la certificazione dalla Climate Bonds Initiative (CBI), organizzazione no profit che promuove a livello mondiale la finanza sostenibile come strumento per contrastare i cambiamenti climatici. La domanda per i green bond di FS Italiane è stata elevata e pari a 3,5 volte l’offerta.

Il team di Hogan Lovells che ha assistito FS Italiane è composto dal socio Federico Del Monte, dalla counsel Annalisa Feliciani e dall’associate Matteo Scuriatti, nonché dalla socia Fulvia Astolfi e dalla senior associate Maria Cristina Conte per i profili fiscali.

Clifford Chance ha assistito Banca IMI (Gruppo Intesa Sanpaolo), BNP Paribas, CITI, Crédit Agricole CIB, UniCredit, in qualità di Joint Lead Managers e Joint Bookrunners, nel collocamento dei titoli con un team guidato dai partner Filippo Emanuele e Gioacchino Foti, coadiuvati dal senior associate Jonathan Astbury e da Jay Jamooji. Mentre per gli aspetti fiscali hanno prestato assistenza il partner Carlo Galli con l’associate Roberto Ingrassia.