Rassegna stampa 03 luglio 2019

03/07/2019 – Corriere di Romagna

Sul mercato anche un nuovo green bond da 500 milioni che finanzia progetti ambientali

BOLOGNA A cinque anni dall’ emissione della prima obbligazione “verde” nel nostro Paese, il Gruppo Hera ha lanciato la scorsa settimana il suo secondo “green bond”. Il valore complessivo dell’ emissione ammonta 500 milioni di euro, rimborsabili in 8 anni a una cedola dello 0,875% e un rendimento pari a 1,084%. La data di regolamento della nuova emissione è prevista per il 5 luglio. La domanda è stata pari a sette volte l’ offerta, e la qualità degli ordini ricevuti hanno quindi permesso di fissare il prezzo a livelli eccellenti. L’ operazione ha visto una significativa partecipazione di investitori internazionali (Francia, Germania, Gran Bretagna, Olanda). «I fondi raccolti – spiega l’ azienda – saranno usati per finanziare o rifinanziare numerosi progetti, già effettuati o previsti nel Piano industriale al 2022, che perseguono uno o più degli obiettivi dell’ Agenda Onu 2030, articolati in tre ambiti. Il primo: l’ efficienza energetica (dall’ installazione di contatori intelligenti allo sviluppo di reti di teleriscaldamento fino a progetti nel campo dell’ illuminazione pubblica). Il secondo: l’ economia circolare e gestione sostenibile dei rifiuti, con progetti innovativi nei sistemi di raccolta, l’ estensione di sistemi di tariffazione puntuale, la realizzazione di impianti e strutture per il riciclo, il recupero e il riuso dei materiali, di impianti per il trattamento biologico/chimi co dei rifiuti e di impianti per la trasformazione dei rifiuti in energia, simili a quello per la produzione di biometano di Sant’ Agata Bolognese. Infine, il terzo ambito è quello relativo allo sviluppo delle infrastrutture idriche e prevede progetti di gestione delle acque reflue, infrastrutture fognarie e idriche per la resilienza e l’ adattamento ai cambiamenti climatici. «Per assicurare la corretta e trasparente destinazione dei fondi – spiega una nota del Gruppo -, Hera ha attivato un processo di monitoraggio e rendicontazione, che prevede anche la pubblicazione sul Bilancio di Sostenibilità del Gruppo di quanto effettivamente assorbito da ogni intervento, insieme all’ evidenza delle performance ambientali raggiunte.

03/07/2019 – Gazzetta di Modena
As paga un milione E Sorgea ritira il decreto ingiuntivo

la società di aimag che distribuisce il gas
Un decreto ingiuntivo emanato per un ritardo nei pagamenti per un importo di circa un milione di euro, da parte di As Retigas nei confronti di Sorgea. È il provvedimento disposto da Sorgea, nei primi mesi del 2019, contro As Retigas, società costituita da Aimag e Sorgea che gestisce la distribuzione del gas. Il caso è stato risolto con il pagamento del milione a Sorgea. «Il decreto ingiuntivo è stato ritirato – spiega Davide De Battisti, direttore operations di Aimag – La questione è legata a una non corretta comprensione tra le attività già impostate sui pagamenti, che poi sono stati effettuati». I pagamenti riguardavano i contratti di servizio che i soci sviluppano per conto di As. Si tratta di alcune attività legate alle manutenzioni e gestione del pronto intervento. Attività che vengono fatte sul territorio di Sorgea dalla stessa Sorgea e sul territorio di Aimag da Aimag. «I pagamenti non erano stati fatti nemmeno nei confronti di Aimag – prosegue De Battisti – Successivamente, la vicenda si è chiusa con As che ha pagato un milione a Sorgea».Il territorio in esame riguarda i comuni di Finale, Crevalcore, Sant’ Agata, Ravarino e Nonantola. –S.A. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

03/07/2019 – Il Sole 24 Ore
Energia, Green Network lanciatain una maxi cartolarizzazione

FINANZA D’ IMPRESA
Operazione da 1,8 miliardi distribuita tra 2019 e 2021: stabilizzerà i flussi di cassa La società che vende al dettaglio elettricità e gas oltre il milione di clienti
Una cartolarizzazione da 1,8 miliardi, distribuita dal 2019 al 2021, che stabilizzerà i flussi di cassa, libererà linee di credito e soprattutto consentirà di lavorare con tranquillità sulla crescita organica. Green Network, tra i principali operatori italiani nella vendita al dettaglio di elettricità e gas (con peraltro una forte presenza in Gran Bretagna), nei giorni scorsi – oltre ad avere toccato quota un milione di clienti – ha chiuso un’ operazione che rappresenta una svolta per il prossimo triennio, cartolarizzando crediti in bonis, di cui una parte nei confronti delle migliori Pmi, garantendosi 600 milioni l’ anno fino al 2021. I titoli, come riportato da Radiocor, hanno rating implicito AA di Standard & Poor’ s, sono stati emessi da un veicolo ex Legge 130 regolato da Banca d’ Italia e hanno visto come finanziatori Nord LB e Finacity, due istituti internazionali specializzati in questa tipologia di operazioni. «L’ attuale trend del nostro settore è il consolidamento: stiamo crescendo, abbiamo raddoppiato il fatturato in due anni non solo tramite l’ M&A ma anche con la crescita organica perché vari competitor di piccole dimensioni sono spariti», sottolinea il direttore generale di Green Network, Giovanni Barberis che aggiunge: «Noi invece cresciamo al ritmo di 8mila clienti netti al mese in Italia e di 1.500 al giorno in Gran Bretagna. Con questa cartolarizzazione smobilizziamo da subito i flussi finanziari dei prossimi tre anni a un prezzo competitivo, miglioriamo il nostro rating (oggi BBB- equivalente di Cerved Rating) e mettiamo in totale sicurezza il nostro futuro». Le aggregazioni nel settore Di certo il settore della vendita di elettricità e gas è in forte trasformazione, anche in vista della sua completa liberalizzazione. Proprio nelle scorse settimane è stata annunciata la maxi joint venture nel Nord Est tra Hera e Ascopiave, in cui i clienti della multiutility veneta, per quanto caratterizzati da un churn rate (tasso di abbandono) molto basso e da altissimi consumi di gas, sono stati pagati una cifra record: oltre 800 euro ciascuno. Sul mercato, inoltre, continua a circolare il dossier della bolognese Illumia, mentre l’ altoatesina Alperia sta trattando in esclusiva l’ ingresso nel capitale della toscana Enegan e A2A guarda a un possibile ruolo di partner industriale per la possibile aggregazione tra Agsm Verona e Aim Vicenza; anche Edison è sempre alla finestra per eventuali occasioni dopo che nella gara per Ascopiave è stata battuta da Hera. Un milione di clienti La strategia di tutti questi soggetti è chiara: fare massa critica per spalmare i costi fissi, tra cui l’ approvvigionamento, ridurre i rischi di controparte e prepararsi alla grande sfida del mercato libero, in cui la soglia critica per la competitività viene individuata dagli esperti in almeno 1 milione di clienti. Quota che Green Network, che fa capo ai soci fondatori Piero Saulli e Sabrina Corbo, ha raggiunto proprio in questi giorni: la società ha infatti 650mila clienti in Gran Bretagna e 350mila in Italia e ha chiuso il 2018 con un fatturato di 1,7 miliardi (in crescita del 75% sul 2017), un Ebitda di 32 milioni (+14%) e un utile netto balzato a 11 milioni; la posizione finanziaria netta è negativa per 90 milioni, di cui 60 milioni di debiti autoliquidanti. «La semestrale viaggia perfettamente in linea con il piano industriale al 2021, in cui prevediamo di mantenere il fatturato a 2 miliardi ma di ridurre l’ esposizione verso i grandi clienti a bassa marginalità sostituendoli con Pmi e retail», sottolinea Barberis. Il piano, inoltre, prevede di centrare quota 70 milioni di Ebitda senza ricorrere a M&A ma solo con crescita organica. Infine, per quanto riguarda i volumi di vendita va ricordato che del 2018 sono stati pari a 9,1 TWh di energia elettrica (+55% rispetto all’ anno precedente) e a 362 milioni di metri cubi di gas (+122%). © RIPRODUZIONE RISERVATAj. Cheo Condina

03/07/2019 – La Tribuna di Treviso
Lega trevigiana pigliatutto Al partito le poltrone che contano nelle società

Rinnovi dei Cda in vista per Contarina, Ats, Piave Servizi, Bim Piave e Asco Holding La lottizzazione: presidenze e 3 consiglieri al Carroccio, 1 agli alleati e 1 all’ opposizione
Treviso. Tre, uno, uno. No, non è un nuovo prefisso telefonico per cellulari, ma la formula matematico politico che dominerà la mappa del potere nella Marca nei prossimi anni. Una provincia sempre più roccaforte leghista.Per cda, direttivi, organi di governo degli enti e dei consorzi, varrà infatti la nuova regola del manuale Cencelli alla trevigiana: 3 posti alla Lega, 1 a Forza Italia o centristi (o Fratelli d’ Italia, o civici trasversali), e 1 al centrosinistra (Pd o altre formazioni e liste di area).Una rivoluzione, perché di fatto la Lega potrà fare da sola ovunque, bilndatissima, a prescindere dagli stessi alleati del centrodestra. Servizi ed energia, rifiuti e ciclo idrico, la Lega diventa padrona incontrastata, ancor più di quanto lo sia stata finora. E questo mentre il centrosinistra dimezzerà i propri rappresentanti nei consigli e negli organi direttivi.Così ha deciso la Lega trevigiana, in questi ultimi giorni, anche se adesso incombe, fresca fresca, la rivoluzione commissario regionale, il ministro l Lorenzo Fontana, (altro servizio a pagina 13). Il Carroccio ha deciso di prendersi tutto (o quasi), dopo il trionfo alle ultime amministrative e la fotografia politica del consenso data dalle recenti europee (53, 66%, prima provincia leghista d’ Italia). Al punto che gli stessi alleati di centrodestra si sonodi fatto rimessi alla «bontà” del Carroccio. «Avesse, voluto, la lega avrebbe fatto cappotto ovunque”, è stata la battuta di un avversario.LA GIOSTRA DI LUGLIOLa prima applicazione del nuovo scenario si avrà nel giro di poche settimane, comunque entro fine mese. , nelle cinque società pubbliche di secondo livello che vanno al rinnovo del consiglio di amministrazione e dei presidenti: Contarina, Ats, Piave Servizi, Bim Piave e Asco Holding, la casa madre della quotata Ascopiave. Quest’ ultimo anzi è il primo appuntamento in agenda in agenda, E c’ è un’ altra partita, non così immediata, che ha un peso enorme nel capoluogo, l’ Israa, l’ ente delle case di riposo. Un’ autentica giostra di nomine nel solleone, destinate a incidere sui servi pubblici della Marca e su Asco, ultima cassaforte pubblica della nostra provincia.La parola d’ ordine, in casa Lega, è una sola: tutte le presidenze a noi. Con una sola eccezione su scala provinciale: Ats. L’ uscente è il deputato forzista Raffaele Baratto, già sindaco di Pederobba, mentre l’ amministratore delegato è l’ emergente leghista Pierpaolo Florian. In questo caso c’ è un consenso unanime sulla gestione, e al motto di “squadra che vince non si cambia” si andrà alla conferma del blocco, salvo appunto la redistribuzione di un consigliere in più alla Lega e uno in meno al Pd. Anche se c’ è chi invocherebbe un cambio di Baratto con un altro forzista, nel segno del “niente cumuli di incarichi”. Ma il primo a blindare Baratto è il segretario provinciale azzurro, Fabio Chies.CONTARINA, CONTE OKPer gli altri enti scatta un autentico “ribaltone”. Sarà leghista la presidenza di Contarina, sin qui appannaggio del Pd con Franco Zanata, ex sindaco di Preganziol (resterà nel cda come semplice consigliere?). Ma sulla successione, annunciata, si è aperto un singolare scontro interno nel Carroccio, fra capoluogo e hinterland. Il sindaco di Treviso, Mario Conte, vuol pesare in rapporto al peso specifico del capoluogo, (più del 20’% delle utenze complessive), e invoca la prima poltrona. Un gruppo di sindaci leghisti avrebbe detto «ok, ma dev’ essere una candidatura forte e indiscutibile». Come dire Alessandro Manera, assessore all’ ambiente, formazione manageriale. Ma Conte non se ne vuol staccare, e lo ha detto c chiare lettere. E un altro gruppo di sindaci dell’ hinterland non accetta un eventuale strapotere di Treviso, entrata per ultimo nel consorzio Priula, rispetto ai soci storici che hanno contribuito a creare la leadership nazionale e l’ appeal internazionale del consorzio e della società operativa Contarina, leader in Italia nella differenziata e nel riciclo. Il turnover riguarderà anche il cda: lascerà Ingrid Bisa, deputata leghista, potrebbe ro restare la forzista Lisa Labbrozzi e il leghista Bruno Bacchion.Alla fine, la mediazione potrebbe arrivare su un esponente della Lega di competenze e che abbia il placet di Conte. Non facile nemmeno il rinnovo di Piave Servizi, dove sin qui un patto fra Lega e centrosinistra ha rafforzato la posizione di Alessandro Bonet , altro Zaia boy.In Bim Piave, la Lega deve decidere se avere un suo sindaco “doc”, o confermare Luciano Fregonese, sindaco di Valdobbiadene, che guida un’ amministrazione trasversale. DONNE E REGIONALI 2020E occhio infine a due fattori che peseranno moltissimo. nel balletto estivo di nomine Il primo è istituzionale, e riguarda alla quote rosa: devono esserci almeno 2 donne in un cda di 5 persone. Manager e professioniste saranno certamente molto gettonate.Il secondo è tutto politico: qualche sindaco, m anche qualche big dei diversi territori, potrebbe privilegiare la corsa alle regionali 2020.RIPOSIZiONAMENTIA sciogliere nodi e individuare candidature, con il direttivo provinciale (e con il futuro commissario?) c’ è Daniele Rostirolla, sindaco di Morgano, coordinatore in proroga dei sindaci leghisti. Ha un ‘agenda fittissima. E si capisce perché.E anche lui sta scoprendo com’ è difficile muoversi in un partito in fermento. Lo sta ben scoprendo Toni Dare, ieri al debutto all’ Europarlamento: RadioLega dice che i suoi si stanno tutti o quasi riposizionando….E adesso, nasce la gestione veneta di Fontana, che dovrebbe nominare a cascata i commissari provinciali: se saranno del territorio e non da fuori come avvenuto adesso con Roberto Ciambetti, il primo nome che circola è quello di Florian. E non sarà una fase breve: si potrebbe arrivare alle regionali.Andrea Passerini BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

03/07/2019 – Corriere della Sera
Toninelli «fermato» dai suoi tecnici: la revoca ad Autostrade è rischiosa

Il caso
«Società gravemente inadempiente, ma meglio la revisione della concessione»
MILANO Autostrade è «gravemente inadempiente» per il crollo del Ponte Morandi e le premesse per la revoca ci sarebbero tutte. Ma c’ è anche un alto rischio contenzioso che aprirebbe uno spiraglio per una soluzione alternativa: la revisione della concessione. In circa 60 pagine, pubblicate ieri sera sul sito del ministero, il pool di giuristi chiamato dal dicastero guidato da Danilo Toninelli a valutare la posizione di Autostrade analizza nel dettaglio tutta la situazione, evidenziando le mancanze nei controlli e nella manutenzione, ma rileva che la via migliore per uscire dall’ impasse potrebbe essere quella di rivedere daccapo le condizioni per lasciare comunque alla società la gestione delle autostrade. La relazione osserva che Atlantia, in caso di contenzioso, «potrebbe ottenere sia il valore totale della concessione che un importo ulteriore per danno di immagine» e quindi «consiglia» di trovare un accordo. Ieri il ministro Toninelli però ha alzato ulteriormente il livello dello scontro con il gruppo controllato dalla famiglia Benetton. Toninelli ritiene che le concessioni siano da revocare integralmente. Non soltanto quelle riguardanti il tratto ligure: «È venuto totalmente meno – ha detto – il rapporto di fiducia nei confronti di un concessionario che si è dimostrato incapace di gestire un bene pubblico». E dunque, «questo deve portare a un’ evidente revoca della concessione perché le relazioni fanno capire come il modello manutentivo applicato al Ponte Morandi di Genova sia lo stesso applicato su tutti i 3.000 chilometri» gestititi dalla società. Fonti del Mit fanno sapere che Autostrade ha investito pochissimo nella manutenzione, «440 mila euro dal 2005 a oggi» mentre nella fase pre-privatizzazione la spesa media era di «1,3 milioni l’ anno». Il tema della revoca della concessione però non è il solo che sta dividendo l’ esecutivo. I capigruppo leghisti di Camera e Senato, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo, ieri hanno indirizzato un secco richiamo al ministro Toninelli. Tema, l’ alta velocità ferroviaria Brescia-Padova. Sul completamento della linea, scrivono i due parlamentari, «ci aspettiamo in tempi brevi l’ avvio dei lavori, senza ulteriori tentennamenti». Questo perché «dopo mesi di annunci e promesse sulla fattibilità dell’ opera e dopo l’ analisi costi-benefici da parte del ministero delle Infrastrutture dobbiamo però constatare come l’ opera sia sparita dai radar». La diffida dei due capigruppo è stata direttamente ispirata da Matteo Salvini che, dando seguito alle ire del governatore veneto Luca Zaia, intende ricordare ai 5 Stelle che la partita dello sviluppo non può permettersi di ristagnare. Il leader leghista fino a qui non ha preso la parola sul merito delle due partite in corso, quella che riguarda Atlantia e sull’ acciaieria Ilva di Taranto, se non ricordando la necessità di tutelare l’ occupazione. Domani all’ ex Ilva sciopereranno anche i lavoratori dell’ indotto. L’ astensione è stata decisa per protesta contro la cassa integrazione chiesta dal colosso dell’ acciaio per 1.395 lavoratori. La ministra per il Sud, la stellata Barbara Lezzi, ieri ha ammonito la società a non «chiedere cose che sono al di fuori di ogni legalità». Ma il segretario Cgil Maurizio Landini troverebbe «singolare che qualcuno chieda a chi è appena arrivato di assumersi le responsabilità per quello che non ha fatto». MARCO CREMONESI E FABIO SAVELLI

 

03/07/2019 – Il Giornale
Luigino “bifronte” su Autostrade: prima apre, poi minaccia la revoca

Il ministro: pronti a una soluzione. Ma dopo attacca la società

Gian Maria De Francesco – Mer, 03/07/2019 – 08:24

Un Di Maio bifronte è quello che ieri ha affrontato il dossier Autostrade. Da una parte il vicepremier e ministro dello Sviluppo economico che ha usato toni più concilianti nei confronti della controllata del gruppo Atlantia.

«Siamo pronti a individuare una soluzione, a patto che Autostrade paghi e si faccia giustizia verso le vittime», ha dichiarato in un’intervista a Repubblica aggiungendo che «chi investe in Italia deve sapere che è il benvenuto, che supportiamo il business, ma nel massimo rispetto degli interessi nazionali». Tali dichiarazioni sembravano aprire a una soluzione «politica» della vicenda, magari alla corresponsione di un risarcimento che non comporti la revoca tout court delle concessioni autostradali come vendetta per il crollo del Ponte Morandi. Un’ipotesi cui Piazza Affari ha dato credito visto che Atlantia è stato il miglior titolo del Ftse Mib ieri chiudendo con un rialzo del 3,8% che gli ha consentito di recuperare la soglia psicologica dei 23 euro.

Nel pomeriggio al paludato ministro si è sostituito il capo politico dei Cinque stelle ancora schiumante rabbia nei confronti della famiglia di Ponzano Veneto. «Vi do la mia parola: la tragedia del Ponte Morandi non resterà impunita: ci sono tutti i presupposti per la risoluzione unilaterale della convenzione», ha ribadito su Facebook aggiungendo che «il Partito dei Benetton non ci fa paura, noi andiamo avanti per difendere gli interessi dei cittadini». Parole dure cui ha fatto seguito la consueta strumentalizzazione del «pianto di dolore dei familiari delle 43 persone che persero la vita in quel 14 agosto di un anno fa, una tragedia annunciata, la relazione dei tecnici del Mit è stata chiara e noi non restiamo in silenzio».

«Non mi piace l’atteggiamento irriverente di Autostrade, non mi piace quando qualcuno ricatta lo Stato», ha detto ieri Di Maio puntando il dito contro le repliche del concessionario alle sue intemerate. Se un ricatto è ipotizzabile in questa vicenda, non è quello delle lobby, ma è piuttosto quello di un ministro che parla a Borse aperte e lascia intravedere soluzioni di compromesso dopo aver minacciato punizioni esemplari. Ecco, se si può trarre una lezione dalla vicenda, è proprio lo scarso rispetto delle istituzioni da parte di chi adesso le occupa.

03/07/2019 – Italia Oggi

Atlantia, Toninelli: il M5S proporrà la revoca totale della concessione. Non ci sono alternative

Sulla clausula da 22 miliardi che lo stato dovrebbe pagare in caso di revoca, il ministro dei Trasporti avverte: non gli diamo neanche un centesimo e niente ricatti su Alitalia

“Il Movimento5stelle proporrà in sede politica la revoca totale della concessione ad Autostrade perché ci sono tutte le condizioni giuridiche per poterlo fare. Come fa un Paese civile a mantenere in gestione 3.000 km dei 6.000km di autostrade ad un concessionario incapace?”. Lo ha detto a Radio Anch’io il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. “Per me non ci sono alternative”, ha risposto il ministro in merito alla possibilità indicata dai tecnici del Mit di rinegoziare la convenzione con Autostrade per l’Italia, gruppo Atlantia. Inoltre, rispondendo sulla clausola da 22 miliardi che lo Stato dovrebbe pagare ad Autostrade in caso di revoca della concessione, Toninelli ha riposto: “Non gli diamo neanche un centesimo, siamo sicuri delle nostre azioni”. Il ministro ha anche lanciato un monito: “Atlantia non usi il dossier Alitalia come ricatto”. Per poi aggiungere “c’è totale divisione tra i dossier Alitalia e Autostrade. Da ministro parlerò di Atlantia relativamente ad Alitalia solo quando vedrò sulla scrivania delle offerte”. Capitolo Genova. “Non c’è stata corretta manutenzione. Questo modello di sicurezza, che ha portato alla tragedia del ponte Morandi, applicato sui 3.000 km gestiti da Aspi fa venir meno anche il rapporto di fiducia che lo Stato ha nei confronti del concessionario”, ha dichiarato ìil ministro dei Trasporti, aggiungendo che la relazione dei tecnici del Mit “dice che c’è inadempimento definitivo e grave”. Secondo l’articolo 1.177 del codice civile, ha spiegato il ministro, “chi ha la concessione di un bene pubblico ha l’obbligo di custodia e di restituzione. Il fatto che il bene non esiste più significa che è definitivo l’inadempimento”. Il ministro ha sottolineato come “in 10 mesi abbiamo fatto un’attività approfondita rispettando i crismi del codice civile e del diritto amministrativo perché sappiamo che il concessionario è molto forte, con studi legali che avrebbero impugnato e fatto ricorso su qualche nostro passaggio non corretto”.

03/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri/4. Gianluca Ievolella commissario alla viabilità siciliana

M.Fr.

Il Mit concorda sul nome del provveditore della Sicilia (e Calabria) proposto dalla Regione. Ievolella ha fatto parte della commissione Mit sul crollo del ponte di Genova

Comincia a definirsi la mappa dei commissari straordinari previsti dal decreto Sblocca-cantieri. È infatti arrivata (in anticipo rispetto alla scadenza del 18 luglio), l’indicazione del nome del commissario di governo per gestire l’intervento sulla viabilità siciliana. Il nome del provveditore alle opere pubbliche della regione Sicilia e Calabria, Gianluca Ievolella – anticipato dal presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, il 27 giugno scorso al Forum del Sole 24 Ore Radiocor – è stato confermato ieri dal Mit.
Nella nota diffusa dal ministero delle Infrastrutture, il Mit precisa che «pur non facendo parte della terna di opzioni messa inizialmente sul tavolo dal ministero, l’ingegner Ievolella rappresenta a nostro avviso una ottima soluzione in termini di professionalità, competenza, curriculum e persino per il suo dichiarato amore per la Sicilia, aspetto che certamente ha una sua importanza. Prendiamo al tempo stesso atto della stima che Musumeci dimostra, con questa proposta, nei confronti del Provveditorato opere pubbliche, articolazione territoriale rilevante del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che gioca già oggi un ruolo di primo piano nel rilancio infrastrutturale della regione».
Gianluca Ievolella, nato a Benevento nel giugno del 1956, si è formato come ingegnere idraulico. Tra le altre cose è Cavaliere della Repubblica (dal 1999) e consigliere di supporto al presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici. Nell’ottobre del 1979 Ievolella si laurea in ingegneria alla Sapienza di Roma. Nel novembre del 1983, dopo aver superato un concorso, entra al ministero dei Lavori pubblici, prendendo servizio al provveditorato alle opere pubbliche delle Marche. Inizia così una carriera interna che lo vede ricoprire vari incarichi, negli uffici periferici dei provveditorati, nelle strutture centrali, come il Cer (Comitato edilizia residenziale), all’interno delle direzioni centrali del ministero, nel Consiglio superiore dei lavori pubblici e in varie autorità portuali. A Palermo, in qualità di capo dell’Ufficio del Genio civile per le opere marittime, ha firmato progetti di numerose opere idrauliche e per la protezione della costa.
In materia di strade, dal curriculum di Ievolella segnala un periodo di dirigenza – dal 2013 al 2016 – all’interno della direzione generale per la Sicurezza stradale. Nel 1989 è stato nominato componente della commissione speciale della direzione edilizia statale di Porta Pia per la predisposizione un programma speciale di interventi urgenti per le strade provinciali. Ed è stato anche nominato (dalla direzione generale del Mit per la vigilanza sui concessionari autostradali) presidente della commissione di collaudo di un lotto di opere del Traforo del Frejus. Ma l’incarico più delicato – che ha contribuito ad accrescere la sua notorietà tra gli addetti ai lavori – è la nomina di Ievolella, da parte del ministro Danilo Toninelli, tra i componenti della commissione di inchiesta del Mit per accertare le cause del crollo del ponte di Genova .

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03/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri, il dietrofront sulle irregolarità fiscali non risolve tutti gli interrogativi

Valerio Vallefuoco

I concetti di accertamento definitivo e di adesione a procedure di rateizzazione andrannochiariti meglio. La formulazione attuale ha aperto la strada a molti contenziosi

Un passo avanti e due indietro sulle cause di esclusione dagli appalti per irregolarità tributarie. Forse questo ragionamento sta alla base del dietrofront rispetto al decreto sblocca cantieri che non contiene più la norma che escludeva i partecipanti alle gare con debiti fiscali e previdenziale anche non definitivamente accertati.

La norma tanto contestata era stata introdotta dal Dl 32/2019 che, sostituendo la precedente formulazione (articolo 80 comma 4 Dlgs 50/2016), prevedeva che gli operatori economici potessero essere esclusi dalla partecipazione a una procedura d’appalto se la stazione appaltante fosse stata a conoscenza e avesse potuto adeguatamente dimostrare la mancata ottemperanza agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, anche non definitivamente accertati.

Il decreto prevedeva però una sanatoria di questa causa di esclusione, quando l’operatore economico avesse ottemperato ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi o multe. Ovvero quando il debito tributario o previdenziale fosse stato comunque integralmente estinto, purché l’estinzione, il pagamento o l’impegno fossero stati perfezionati anteriormente alla scadenza del termine per la presentazione delle domande.

Questa disciplina, prevista dal Dl 32/2019 (l’articolo 1, comma 3), è stata applicata alle procedure i cui bandi o avvisi siano stati pubblicati successivamente alla data di entrata in vigore del decreto, nonché, in caso di contratti senza pubblicazione di bandi o avvisi, alle procedure in cui alla stessa data non erano ancora stati inviati gli inviti a presentare le offerte.

La nuova normativa allargava i poteri delle amministrazioni appaltanti, che avrebbero potuto escludere le imprese in un numero di casi molto più ampio che in precedenza. Ma l’origine della modifica era stata una richiesta della Commissione europea derivante dalla stessa direttiva appalti, 2014/23/Ue che all’articolo 38, paragrafo 5, prevedeva appunto la facoltà di esclusione, anche in assenza di accertamento definitivo della violazione contributiva e fiscale.

La Commissione Ue aveva dichiarato che il Codice appalti italiano era in contrasto con le direttive, poichè non avrebbe consentito «di escludere un operatore economico che ha violato gli obblighi relativi al pagamento di imposte o contributi previdenziali qualora tale violazione – pur non essendo stata stabilita da una decisione giudiziaria o amministrativa avente effetto definitivo – possa essere comunque adeguatamente dimostrata dall’amministrazione aggiudicatrice o dall’ente aggiudicatore».

Questa formulazione era stata ampiamente criticata sia dalle associazioni di categoria dei costruttori che dei commercialisti che con diversi comunicati avevano auspicato che nell’iter di approvazione del Dl 32/2019 fosse rilevata l’incostituzionalità della norma per lesione del diritto alla difesa (articolo 24 Costituzione), nella parte della disposizione che non consente di escludere dal novero delle irregolarità tributarie e previdenziali i debiti solo potenziali, oggetto di regolare impugnazione, sino a che non sia intervenuta una sentenza definitiva che accertasse la fondatezza e legittimità della pretesa erariale, invitando il governo a riformulare la norma, invocando il rispetto del criterio quantitativo di significatività del debito fiscale, invece richiamato dalle stesse direttive europee.

Il Parlamento, recependo in parte le richieste delle diverse parti, ha convertito in legge il decreto accogliendo un emendamento della maggioranza che ha abrogato la nuova formulazione. Quindi, attualmente un operatore economico è escluso dalla partecipazione a una procedura d’appalto solo se ha commesso violazioni gravi, definitivamente accertate, rispetto agli obblighi relativi al pagamento delle imposte e tasse o dei contributi previdenziali, secondo la legislazione italiana o quella dello Stato in cui sono stabiliti.

Secondo la normativa vigente costituiscono gravi violazioni quelle che comportano un omesso pagamento di imposte e tasse superiore all’importo di 5mila euro. Sono considerate violazioni definitivamente accertate quelle contenute in sentenze o atti amministrativi non più soggetti ad impugnazione e costituiscono gravi violazioni in materia contributiva e previdenziale quelle ostative al rilascio del documento unico di regolarità contributiva (Durc), ovvero delle certificazioni rilasciate dagli enti previdenziali di riferimento non aderenti al sistema dello sportello unico previdenziale.

Anche l’attuale normativa prevede la non applicazione dell’esclusione quando l’operatore economico dimostri di aver adempiuto ai suoi obblighi pagando o impegnandosi in modo vincolante a pagare le imposte o i contributi previdenziali dovuti, compresi eventuali interessi o multe, purché il pagamento o l’impegno siano stati formalizzati prima della scadenza del termine per la presentazione delle domande.

Questa formulazione ha dato adito a numerosi contenziosi giudiziari amministrativi da parte degli operatori esclusi per irregolarità tributarie, poiché effettivamente il limite dei 5mila euro previsti dal testo unico della riscossione è veramente esiguo. I numerosi precedenti hanno riguardato sia l’interpretazione del concetto di violazioni definitamente accertate che accertamenti definitivi, nonché quella di adesione a procedure di rateizzazione e conciliative.

I giudici amministrativi anche recentemente hanno avuto un orientamento favorevole alla partecipazione alle gare, poiché in più occasioni hanno chiarito che non ricorre la causa di esclusione quando la definizione concreta del rapporto tributario è ancora esposta all’oppugnabilità o alla negazione giudiziale e, dunque, non ha raggiunto un livello di sicurezza tale per cui l’aspirante concorrente sia da presumere senz’altro inaffidabile e da estromettere: vale a dire, o quando siano ancora pendenti i termini per la presentazione di una contestazione giurisdizionale o, in caso di avvenuta impugnazione, laddove la pronuncia giurisdizionale non sia ancora passata in giudicato, ovvero quando sia possibile una definizione agevolata, una rateizzazione ovvero da ultimo una rottamazione (Consiglio di Stato, sezione V, 08 aprile 2019 n. 2279).

Rimangono ancora aperti però due problemi. Il primo riguarda il fatto che le definizioni normative di grave irregolarità si prestano ad interpretazioni rigide della Pa che generano contenzioso; il secondo relativo ai ruoli tributari ormai non impugnabili o definitivi di esiguo importo, che costituiscono una anomalia e sembrerebbero contrastare con i principi di diritto Ue © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

03/07/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Universiadi, al vaglio dell’Anac 144 appalti per 205 milioni. Cantone: evitati ritardi e infiltrazioni

Mauro Salerno

Il bilancio dell’attività dell’Anticorruzione nel giorno della Cerimonia di inaugurazione alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella

Ben 144 appalti, per un importo complessivo di 205 milioni, passati al setaccio. Con a cascata la produzione di 323 pareri di legittimità rilasciati in media entro due giorni dalla ricezione dei documenti. Nel giorno della cerimonia ufficiale di inaugurazione delle Universiadi di Napoli e Campania (3-14 luglio), l’Autorità Anticorruzione fa il bilancio dell’accordo di vigilanza collaborativa che ha legato la struttura commissariale impegnata nella realizzazione degli impianti e delle infrastrutture necessarie alla kermesse all’Anac. Obiettivo: controllare a monte la legittimità dei bandi ed evitare così il rischio di contestazioni e irregolarità a valle.

Un’esperienza, gestita sul modello dei controlli eseguiti in occasione dell’Expo di Milano del 2015, che ancora una volta l’Anac giudica in maniera decisamente positiva. «La vicenda delle Universiadi è emblematica perché sfata il luogo comune, tanto in voga oggigiorno, secondo cui i controlli e il rispetto delle regole provocano ritardi» ha commentato il presidente Raffaele Cantone. Per l’ex magistrato « è vero esattamente il contrario. Ancora una volta, grazie anche all’intervento dell’Anac, una manifestazione che rischiava di naufragare si svolgerà regolarmente e senza nessuna deroga sul rispetto della legalità».

Il riferimento di Cantone è all’allarme ritardi lanciato la scorsa estate. «Il ritardo accumulato nell’organizzazione delle Olimpiadi universitarie, che vedranno la partecipazione di migliaia di studenti provenienti da 170 Paesi era tale da aver addirittura fatto ventilare l’ipotesi di un rinvio al 2021 della manifestazione», ricostruisce la stessa Anac in una nota . Alla fine, anche grazie all’accordo sul vaglio preventivo degli appalti e alla collaborazione con il commissario «è stato invece possibile realizzare un insperato recupero sul cronoprogramma».

Nel dettaglio l’Anac si è occupata della verifica preventiva di tutti gli appalti legati alla kermesse (in prevalenza riqualificazione di impianti sportivi), con l’obiettivo di prevenire infiltrazioni criminali e fenomeni di corruzione. A svolgere materialmente i controlli è stata l’Unità operativa speciale, la task force della Guardia di Finanza altamente specializzata in appalti che opera all’interno dell’Anac.

Già protagonisti dei controlli ai tempi di Expo dopo le due ondate di arresti che avevano messo a repentaglio lo svolgimento della manifestazione milanese, i finanzieri della Uos hanno controllato 144 appalti, per un importo di 205 milioni di euro. Nel complesso sono stati 323 i pareri di legittimità formulati (quasi tutti accolti dalla struttura commissariale), in media emessi dopo appena due giorni dalla ricezione della documentazione.

Dopo un lungo percorso di avvicinamento oggi le Universiadi verranno aperte ufficialmente con la cerimonia di inaugurazione prevista per le 21 allo Stadio San Paolo alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.  © RIPRODUZIONE RISERVATA