Rassegna stampa 13 giugno 2019

13/06/2019 – Il Mattino di Padova

Proroghe infinite degli appalti all’ esame della Corte dei Conti

caso etra
La procura ritiene sia stato provocato un danno erariale di un milione e mezzo A risponderne ieri sono stati chiamati Bacchin e Pieretti, archiviazione per Benin
CITTADELLA. Proroghe irregolari agli appalti, la Procura Regionale della Corte dei Conti chiama a rispondere per un danno erariale di quasi 1 milione e mezzo di euro due figure apicali di Etra, società partecipata da 75 comuni delle province di Padova, Treviso e Vicenza che si occupa di acqua e smaltimento rifiuti. L’ indagine delle Fiamme Gialle di Cittadella è stata coordinata dalla Corte dei Conti ed è partita alla fine del 2016, parallelamente a quella penale. Sono emerse irregolarità sulle procedure adottate dalla multiutility, grazie alle quali sarebbe stata aggirata la naturale scadenza di alcuni contratti di appalto, andando in contrasto con la normativa e con le direttive dell’ Autorità Nazionale Anticorruzione. I Contratti Nel mirino dei finanzieri il contratto stipulato nel 2009 con la societa De Vizia e l’ articolo 23 del capitolato speciale d appalto in cui si prevedeva che i contributi Conai e i ricavi da cessione di frazioni riciclabili e delle Fms (carta, plastica, vetro, legno e metalli) sarebbero stati a favore della ditta incaricata da Etra. Nel 2010 – però – la multiutility ritiene economicamente piu vantaggioso gestirsi gli imballaggi e le Fms e attiva un contributo annuo a De Vizia per la mancata gestione di alcuni rifiuti riciclabili, come previsto dal capitolato. Secondo la procura contabile in questo modo Etra ha corrisposto a De Vizia somme importanti di denaro, erogate pure nei periodi delle proroghe ritenute irregolari; il nodo è che simili clausole favorevoli non sono state previste in capitolati speciali di altre ditte e quindi se l’ azienda partecipata dai municipi avesse affidato l’ appalto ad altra ditta – invece di continuare con le proroghe – avrebbe evitato di versare le indennità. Indennità che – a conti fatti – ammontano a 1. 479. 816 euro, 739. 908 riferiti al 2016 e 739. 908 per il 2017.danno erarialeChiamati a comparire per rispondere del danno erariale sono ora Marco Bacchin, 55 anni di San Martino di Lupari, direttore generale di Etra, e Leonardo Pieretti, 65 anni, di Campo San Martino, coordinatore del Servizio approvvigionamento; archiviata, invece, la posizione di Daniele Benin, coordinatore dell’ ufficio Gestione e controllo Servizi ambientale. A Bacchin e Pieretti viene contestata la colpa grave e la responsabilità parziaria con quote che saranno determinate in giudizio in caso di condanna. La vicenda delle ripetute proroghe a De Vizia ha avuto il mese scorso anche una tappa penale: davanti al gup di Padova si e perfezionato il patteggiamento di un anno (con sospensione condizionale) da parte di Enzo Targhetta, accusato di aver offerto una tangente al presidente del consiglio di gestione Etra Andrea Levorato. Obiettivo: ottenere la proroga dell’ appalto per la raccolta dei rifiuti in favore della De Vizia. Nell’ udienza Targhetta ha anche dimostrato il versamento di 2 mila euro a favore della Città della Speranza. –Silvia Bergamin.

13/06/2019 – Il Sole 24 Ore
Sblocca cantieri incassa la fiducia, ora 18 decreti per i commissari

Inciampo. A rischio la liberalizzazione degli appalti integrati di progetto e lavori: il decreto sospende solo una delle norme necessarie per cancellare i divieti
Fila via liscio il passaggio alla Camera del decreto Sblocca-cantieri dopo la via crucis costellata di polemiche e stop & go al Senato. Ieri l’ Aula di Montecitorio ha dato l’ ok al voto di fiducia chiesto dal Governo per blindare il provvedimento che deve essere convertito in legge entro il 17 giugno. Oggi la Camera tornerà a riunirsi per il voto finale. Poi il decreto si avvierà a grandi passi verso la Gazzetta Ufficiale. Da quel momento scatterà il conto alla rovescia per la nomina dei commissari straordinari che dovranno occuparsi di sbloccare le opere in stallo. Un capitolo che si è molto arricchito nel passaggio in Aula a Palazzo Madama. Oltre ai commissari straordinari pensati fin dall’ inizio per intervenire su una serie di opere, ancora da individuare ma comunque considerate prioritarie, ampi poteri in deroga sono stati riconosciuti a tutta una serie di commissari ad hoc. Tra questi il commissario per il Mose, per il Gran Sasso, per il Nodo di Genova. Nel conto vanno inseriti anche i commissari per le strade siciliane e il comitato di vigilanza per il completamento della Lioni-Grottaminarda in Campania che erano già previsti dal decreto in vigore dal 19 aprile. E non va dimenticato il tentativo di mettere o rimettere in marcia i piani per i piccoli comuni, per l’ edilizia sanitaria, per i depuratori e per i punti di ricarica dei veicoli elettrici. Un quadro complesso che ha bisogno di parecchia benzina normativa per mettersi in moto. Passando dalle metafore ai numeri, vuol dire che per rendere operativa la macchina dei commissari il governo dovrà mettere mano a ben 18 decreti. E che se si vuole rispettare la tabella di marcia, si annuncia un inizio estate di fuoco per i vertici del ministero delle Infrastrutture. Dei 18 provvedimenti che servono per innescare le procedure straordinarie ben 13 dipendono da Porta Pia e di questi ben sette devono essere varati entro 30 giorni dalla conversione del decreto, quindi entro metà luglio. Il passaggio più complicato riguarda l’ individuazione della lista delle opere bloccate da sottoporre al commissariamento. Qui servono almeno due decreti del presidente del Consiglio, in questo caso da varare entro 180 giorni, ma includendo nel conto la proposta del ministero delle Infrastrutture, il “concerto” dell’ Economia e un passaggio in Parlamento per il parere delle commissioni. Insomma, non proprio un iter fulmineo. Un inciampo, intanto, il decreto rischia di subirlo già in partenza su una delle tre norme chiave per le quali è stata fatta scattare la sospensione del codice appalti fino al 2020. Stiamo parlando dell’ obbligo di mandare in gara i lavori pubblici su progetto esecutivo. Un obbligo che il decreto Sblocca-cantieri punterebbe a far saltare riportando in vita l’ appalto integrato libero e dunque cancellando il divieto di assegnare ai costruttori il compito di portare a termine i progetti prima di dare il via alle opere. Un’ idea nata per semplificare la vita alle stazioni appaltanti e accelerare la strada che porta dal progetto al cantiere. Peccato che la versione finale del decreto si limiti a congelare per i prossimi 18 mesi solo una porzione del divieto, lasciando del tutto inalterata la norma del codice appalti che impone di assegnare le gare su progetto esecutivo, fatto salvo il caso di opere ad alto tasso di tecnologia. Conseguenza? A meno di un intervento riparatore su questo punto si rischia il nulla di fatto. Per il resto vengono confermate tutte le altre misure già annunciate. A partire dalla sostituzione delle linee guida flessibili dell’ Anac con un nuovo regolamento appalti, unico e vincolante, fino all’ innalzamento (temporaneo) del tetto del subappalto dal 30% al 40% con la cancellazione dell’ obbligo di nominare con l’ offerta almeno tre potenziali subaffidatari per ogni tipologia di opera. I piccoli comuni (tutti quelli non capoluogo) incassano, fino al 2020, la possibilità di gestire in proprio le gare d’ appalto di qualsiasi importo e fino alla stessa data viene cancellato anche l’ obbligo di nominare i commissari di gara, pescando dall’ albo di esperti gestito dall’ Anticorruzione. Nel capitolo semplificazioni vanno annoverati gli affidamenti diretti dei lavori (con tre preventivi) fino a 150mila euro e le procedure negoziate a inviti per gli appalti fino a un milione. Ok anche al massimo ribasso, temperato dall’ esclusione delle offerte a più alto tasso di sconto, («anomale») fino alla soglia Ue di 5,5 milioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Mauro Salerno

13/06/2019 – Il Sole 24 Ore
Provvedimento inadeguato e offesa allo stato di diritto

L’ ANALISI
Con la conversione in legge del decreto sblocca cantieri, che si completerà oggi, è possibile un primo bilancio del provvedimento che doveva rilanciare il settore delle infrastrutture in Italia. Emblematicamente non si può non partire dalla norma-scudo per il funzionario che firma la revoca delle concessioni autostradali: oltre a essere un’ offesa allo Stato di diritto dà l’ immagine di quello che il Dl voleva essere e non è stato. La promessa era, infatti, che si sarebbero affrontati i problemi che oggi paralizzano la firma dei funzionari pubblici: in particolare, limitando il danno erariale e l’ abuso di ufficio. Il primo è stato mirato alla sola revoca delle concessioni che si vogliono colpire – e qui è l’ offesa al diritto – del secondo non si è neanche parlato, se non in qualche esternazione leghista. Risultato: lo sciopero della firma continuerà come prima. Pericolosa anche la norma che crea la Infrastrutture spa, società in house del ministero delle Infrastrutture. Se non si riesce a sbloccare le opere, ci penserà una società pubblica guidata indirettamente dal ministro? Una ingerenza nel mercato degna dei Soviet, un’ illusione ottica sugli strumenti per far funzionare i lavori pubblici. Veniamo alle cose più rilevanti. La riforma del codice appalti apre una stagione di revisione profonda delle norme che non si completerà in tempi rapidi. Servirà un nuovo regolamento generale. Serviranno mesi per stabilizzare il quadro. Del piano dei commissari che dovranno far ripartire i cantieri fermi o accelerare quelli che viaggiano al rallentatore, non c’ è ancora traccia. Ma il Dl prevede diciotto decreti attuativi che dovranno essere emanati da Palazzo Chigi e dal ministero delle Infrastrutture. Va a finire che bisognerà sbloccare lo sblocca cantieri. © RIPRODUZIONE RISERVATA Con la conversione in legge del decreto sblocca cantieri, che si completerà oggi, è possibile un primo bilancio del provvedimento che doveva rilanciare il settore delle infrastrutture in Italia. Emblematicamente non si può non partire dalla norma-scudo per il funzionario che firma la revoca delle concessioni autostradali: oltre a essere un’ offesa allo Stato di diritto dà l’ immagine di quello che il Dl voleva essere e non è stato. Giorgio Santilli

13/06/2019 – Italia Oggi
Bastone e carota nella p.a.

Approvato il ddl concretezza. Bongiorno: ricambio generazionale grazie al turnover
Impronte digitali contro i furbetti. Assunzioni più facili
Stretta sui furbetti del cartellino che verranno stanati grazie alle impronte digitali (controlli biometrici). Ricambio generazionale nella p.a. grazie al turnover al 100% e ad assunzioni mirate in settori strategici (digitalizzazione, fondi strutturali, semplificazioni, contratti, gestione finanziaria). Concorsi pubblici più veloci, visto che le procedure potranno essere avviate anche senza preventiva autorizzazione, nel limite massimo dell’ 80% delle facoltà di assunzione maturate (cosiddetta Scia delle assunzioni). Mobilità verso il settore privato estesa a tutti i dipendenti pubblici (e non più limitata ai soli dirigenti). E una task force ministeriale (il cosiddetto «Nucleo per la concretezza») che andrà in loco negli enti in difficoltà per accompagnarli nell’ attuazione delle riforme e nel miglioramento dei servizi. Sono le novità principali introdotte dal ddl concretezza approvato ieri in via definitiva (con 135 sì, 104 no e 3 astenuti) dal senato che in terza lettura ha dato il via libera al testo già modificato dalla camera dei deputati ad aprile (si veda ItaliaOggi dell’ 11 aprile). Il disegno di legge del ministro per la pubblica amministrazione Giulia Bongiorno conferma la disciplina più stringente per il controllo delle presenze nei luoghi di lavoro attraverso le rilevazioni biometriche (impronte digitali) dei dipendenti e l’ utilizzo di nuovi sistemi di videosorveglianza. Saranno esclusi dal controllo (ed è la grande novità introdotta nel passaggio a Montecitorio) i docenti e il personale educativo della scuola, mentre per i dirigenti scolastici resta la verifica della presenza negli istituti, secondo modalità che verranno stabilite da un decreto ad hoc della Funzione pubblica di concerto con il Miur. «Con l’ approvazione in via definitiva del ddl concretezza, la p.a. avrà nuovi e preziosi strumenti per garantire i migliori servizi per cittadini e imprese. Ogni articolo reca un cambiamento profondo», ha osservato Bongiorno. «Con i controlli biometrici diciamo finalmente addio ai furbetti del cartellino, che truffano i colleghi e lo Stato. La videosorveglianza e la rilevazione delle impronte digitali contro le false attestazioni della presenza in ufficio rappresentano una misura davvero rivoluzionaria. Ci saranno poi assunzioni e reclutamento mirato per dare linfa a tutte le amministrazioni» Turnover al 100%, assunzioni più facili e in settori mirati. In materia di assunzioni si prevede che le amministrazioni dello stato (anche ad ordinamento autonomo), le agenzie e gli enti pubblici non economici possano procedere, a decorrere dal 2019, a immissioni in ruolo a tempo indeterminato nel limite di un contingente di personale corrispondente a una spesa pari al 100% di quella relativa alle cessazioni dell’ anno precedente. Le amministrazioni dovranno predisporre piani triennali di fabbisogno di personale, tenendo conto dell’ esigenza di ricambio generazione, e potranno essere autorizzate all’ avvio dei concorsi e relative assunzioni nel triennio 2019-2021. In via prioritaria dovranno essere reclutate figure professionali con «elevate competenze» in materia di: digitalizzazione, razionalizzazione e semplificazione dei processi e dei procedimenti amministrativi, qualità dei servizi pubblici, gestione dei fondi strutturali, contrattualistica pubblica, controllo di gestione, contabilità e gestione finanziaria. Assumere i vincitori di concorso o procedere allo scorrimento delle graduatorie, così come avviare nuove procedure concorsuali, sarà più facile, visto che le procedure potranno essere avviate anche senza preventiva autorizzazione nel limite massimo dell’ 80% delle facoltà di assunzione maturate. Tutti gli statali potranno chiedere di essere collocati in aspettativa senza stipendio per maturare esperienze lavorative in organismi pubblici o privati. Se la mobilità è verso il privato, l’ aspettativa sarà al massimo di cinque anni e potrà essere rinnovata una volta. Per chi invece vorrà avviare attività professionali e imprenditoriali, l’ aspettativa durerà 12 mesi e sarà anch’ essa rinnovabile una volta sola. «Investiremo nell’ asset più importante: i lavoratori. Daremo una chance a quei giovani eccellenti che oggi fuggono all’ estero e assumeremo in via preferenziale profili tecnico-manageriali, di cui la p.a. è oggi priva», ha commentato il sottosegretario alla p.a. Mattia Fantinati. PAGINA A CURA DI FRANCESCO CERISANO

13/06/2019 – Italia Oggi

Ordini rimandati in antiriciclaggio

Livello basso di collaborazione da parte degli avvocati. Rischio alto per i commercialisti. Promossi invece i consulenti del lavoro. Sono le valutazioni giunte ieri dal Comitato di sicurezza finanziaria presso il Mef

di Cristina Bartelli

Professionisti bocciati sui presidi antiriciclaggio. Il cartellino giallo arriva dal Comitato di sicurezza finanziaria operativo presso il Mineconomia, che ieri ha pubblicato il secondo report sull’adeguamento dell’Italia al recepimento delle normativa in materia di antiriciclaggio. Nel rapporto lungo 50 pagine alla voce professionisti si conferma la valutazione dell’analisi del 2014. Si riscontra cioè una vulnerabilità abbastanza significativa per la categoria dei notai e molto significative per la categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili Particolari critiche arrivano poi alla categoria degli avvocati. «Si rileva», si legge nel documento «tuttora un livello basso di collaborazione attiva. Mentre si concorda che non tutta l’attività professionale degli avvocati presenti lo stesso grado di rischio, la necessità di dati aggiuntivi e del completamento del processo di autovalutazione richiederà di conseguenza un approfondimento ulteriore del giudizio sul rischio». Promossi invece i consulenti del lavoro: «si tratta in genere di un’attività che, a parte eventuali contiguità con altre professioni di certa rischiosità, quale quella di dottore commercialista, non si ritengono presenti problematicità riferibili specificamente al riciclaggio (piuttosto a eventuali problematiche di lavoro irregolare). Per cui il rischio specifico del settore si ritiene trascurabile, con una vulnerabilità relativa poco significativa». Per quanto riguarda più in generale la situazione Italia, emerge un quadro sostanzialmente in linea con la precedente rilevazione: la valutazione del rischio riciclaggio è cioè «molto significativa», ovvero nel gradino più alto della scala a quattro valori adottata per l’analisi per alcuni fenomeni di fondo presenti nel paese. In particolare l’indice è puntato su l’uso ancora molto diffuso del contante e il ruolo della cosiddetta economia non osservata (sommerso economico e attività illegali). Nella nota diffusa ieri dal ministero dell’economia sul punto si legge che «l’uso del contante si conferma ancora generalizzato e continua a presentare un fattore contestuale di rischio per il riciclaggio e l’evasione fiscale. Pertanto, in relazione al riciclaggio, tali criticità ampliano la minaccia che proventi di reato, ancorché in misura non specificamente definita, siano reinseriti nel circuito economico-finanziario domestico». L’analisi della vulnerabilità condotta dal Comitato ha preso in esame tre capisaldi della normativa antiriciclaggio: l’adeguata verifica della clientela, la conservazione delle informazioni inerenti i rapporti e le operazioni rilevanti, la segnalazione delle operazioni sospette (Sos). Laddove possibile, inoltre, sono stati analizzati anche profili legati all’organizzazione e ai controlli interni. Nell’ambito del sistema di prevenzione l’analisi include i presidi applicati da parte dei soggetti obbligati, i controlli transfrontalieri e l’attività di analisi delle segnalazioni di operazioni sospette, l’analisi di trasparenza di persone giuridiche e trust e l’analisi del settore non profit.

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13/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Costruzioni, la frenata di Francia e Germania: in Italia mercato ancora -25% rispetto al 2007

Giorgio Santilli

I dati salienti del rapporto Euroconstruct che sarà presentato oggi a Roma

L’Europa delle costruzioni soffre e continua a restare di quasi il 20% sotto il livello di investimenti dell’inizio della crisi, il 2007. Tra i grandiPaesi in ritardo maggiore c’è l’Italia che resta il 25% sotto, ma la novità che si affaccia per il biennio 2019-2020 è un rallentamento generalizzato del continente che passa dal +4,2% del 2017 al +3,1% del 2018, al +1,9% del 2019 e al +1,5% del 2020.

In particolare, ed è una novità di non poco conto, a rallentare bruscamente sono i due grandi Paesi locomotiva del continente: la Francia passa dal +3,1% del 2018 al +0,8% previsto per il 2019 e al +1,2% previsto per il 2020, mentre la Germania quest’anno è ferma allo 0,2% e per l’anno prossimo è previsto addirittura il segno negativo, con un ritorno indietro dello 0,7 per cento.

Sono questi alcuni dei dati che saranno presentati oggi a Roma alla riunione semestrale di Euroconstruct, l’organizzazione che associa centri di ricerca sul settore delle costruzioni di 19Paesi europei (il Cresme per l’Italia). Un grande affresco congiunturale che consentirà di capire tendenze territoriali e settoriali del business edilizio nel vecchio continente. Per un mercato che viene stimato complessivamente su scala continentale in 1.610 miliardi di euro, diviso a metà fra nuove costruzioni e recupero/manutenzione. Il 21,2% (342 miliardi) riguarda le nuove abitazioni, il 16,9% (272 miliardi) il nuovo costruito nel settore non residenziale, il 26,2% (422 miliardi) il recupero nel residenziale, il 15% (241 miliardi) il recupero nel non residenziale, mentre le opere pubbliche valgono complessivamente il 20,7% (333 miliardi).

Per l’Italia le previsioni prevedono una chiusura del 2018 a +2,2% e una leggera frenata nel 2019 (+1,9%), con un assestamento (+2,0%) nel 2020.

Ovviamente le incognite per l’anno in corso e ancora di più per il 2020 sono numerose nel nostro Paese e molto dipenderà – dice Lorenzo Bellicini, direttore del Cresme – dai rapporti con l’Europa e dalla prossima manovra.

Intanto è l’intera Europa che rallenta e può forse sorprendere l’osservatore italiano che alla base del rallentamento vengono individuati fattori di rischio e di incertezza molto simili a quelli che da sempre frenano l’Italia: processi di realizzazione delle opere lenti, pressione demografica, colli di bottiglia di varia natura. In alcuni casi pesa anche la saturazione dei mercati.

«Il mercato guida nei prossimi tre anni – sostiene Euroconstruct – sarà quello delle infrastrutture, che supporterà il mercato delle costruzioni con una media di almeno il 3% contro una previsione di inceremento dell’intero mercato delle costruzioni di poco superiore all’1%».

Da un punto di vista territoriale la spinta più forte arriverà ancora dall’Est e in particolare dall’Ungheria (previsione del 9,2% per il 2019) e della Polonia (+8,9% per il 2019). Anche qui però si tratta di una coda di anni in cui la crescita, soprattutto nel Paese magirao, ha viaggiato fra il 22 e il 27 per cento.

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13/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Appalti: dal 2008 imprese dimezzate, ma arriva la «promozione» per le Soa

Mauro Salerno

I costruttori attivi sono 23.879 (erano 43.423 undici anni fa). Un sondaggio commissionato da Unionsoa rivela che alle imprese piace la qualificazione gestita dalle società private

Se non è un’emorragia poco ci manca. La crisi degli investimenti in edilizia ha colpito duramente le imprese che operano nel settore dei lavori pubblici, arrivando a dimezzare in poco più di dieci anni il numero dei costruttori interessati a contendersi i cantieri messi in gara. I dati emergono dal report (il primo di questo tenore, se si eccettuano i dati Anac) con cui Unionsoa (la principale associazione di rappresentanza delle società organismo di attestazione) ha scattato una fotografia organica del mondo che ruota attorno agli appalti per lavori pubblici. Uno dei dati più rilevanti del rapporto, presentato ieri a Roma, riguarda proprio il rapido declino delle imprese in campo.

I costruttori attivi nel settore sono 23.879. Erano 43.423 a fine 2008, cioè alle porte della crisi che ha falcidiato il settore. Il crollo è del 45 per cento. Come dire che un’impresa su due è uscita dal mercato. Il trend è destinato a continuare. Almeno stando al numero delle attestazioni rilasciate dalle Soa. Anche qui si procede al ribasso. Erano 11.940 nel 2016, sono diventate 9.459 nel 2017, per cadere a quota 8.727 l’anno scorso. Dati ancora più negativi di quelli forniti dall’Anac con l’ultima Relazione annuale, illustrata pochi giorni fa,secondo cui i costruttori attivi negli appalti pubblici sarebbero 26. 242 e il numero delle attestazioni addirittura in crescita. «Con questi dati non intendiamo assolutamente smentire i numeri forniti dall’Anac – ha spiegato Tiziana Carpinello, presidente di Unionsoa -. Semplicemente noi teniamo nel conto soltanto i rinnovi o le nuove attestazioni, mentre non consideriamo le variazioni minime dei certificati o le eventuali integrazioni».

La crisi ha riverberato i suoi effetti anche sulle Soa. Erano 64 alla data di cancellazione dell’Albo nazionale costruttori. Sono diventate 17. Inchieste e scandali che nel passato hanno attraversato il settore sembrano aver colpito meno duramente della crisi che ha portato nel tempo ad accelerare anche i fenomeni di aggregazione. «Delle 46 Soa che in questi anni hanno interrotto l’attività – si legge nel report di Unionsoa – solo cinque hanno subito un provvedimento di revoca o sospensione dal parte dell’Anac. Tali provvedimenti – si legge ancora – sono intervenuti tutti nel ultimi quattro anni». Dunque nell’era Cantone.

Pur muovendosi in acque agitate i costruttori dimostrano di apprezzare il lavoro svolto dalle Soa. Secondo un sondaggio svolto da Quorum (per Unionsoa) su un campione rappresentativo di 400 imprese la maggioranza dei costruttori esprime una netta contrarietà all’ipotesi di un ritorno al passato, cioè ad un sistema di qualificazione che, a parità di costi, venga gestito da soggetti pubblici: circa il 60% degli intervistati non sarebbe infatti favorevole a questa eventualità. Nettamente positivi anche i giudizi sull’operato delle società (99,4% delle risposte comprese altra abbastanza e molto positivo) e sulla a professionalità del personale in forza alle società (95,5%). Anche dal lato della vigilanza si dà atto dell’evoluzione che il quadro ha subito negli anni e anche l’Anac di Cantone, che agli esordi aveva espresso diverse perplessità, non mette più in dubbio che il sistema ora funziona.

Altro dato rilevante è la percentuale molto alta dei costruttori che chiede l’introduzione di criteri patrimoniali o legati alla reputazione guadagnata sul campo dall’azienda, oltre a quelli in vigore basati sulla quantità di lavori eseguiti in passato. Una riedizione – sotto altre forme – del rating di impresa previsto dal codice appalti, ma rimasto inattuato, che ora le Soa si candidano a gestire, con la sponda delle imprese.

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13/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Scuole, con il Dl Crescita lavori a procedura negoziata fino a 5,5 milioni (per tre anni)

Massimo Frontera

Lo prevede un emendamento approvato dalle commissioni della Camera per i lavori di messa in sicurezza delle scuole

Nel corso dell’esame del decreto Crescita in commissione è stato approvato un emendamento con il quale viene aggiunto al Dl un intero nuovo articolo che introduce una misura di validità triennale (2019-2021) dedicata agli investimenti degli enti locali per la messa in sicurezza delle scuole. L’emendamento (primo firmatario Roberto Pella, di Forza Italia) prevede che i comuni possono avvalersi «quanto agli acquisti di beni e servizi, della società Consip Spa e, quanto all’affidamento dei lavori di realizzazione, dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa Spa – Invitalia, che sono tenute a pubblicare gli atti di gara entro novanta giorni dalla presentazione alle stesse, da parte degli enti locali, dei progetti definitivi».

Decorso il termine, gli enti locali potranno affidare i lavori «anche di importo pari o superiore a 200.000 euro e fino alla soglia di cui all’articolo 35, comma 1, lettera a), del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, mediante procedura negoziata con consultazione, nel rispetto del criterio di rotazione degli inviti, di almeno quindici operatori economici, ove esistenti, individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici. L’avviso sui risultati della procedura di affidamento contiene anche l’indicazione dei soggetti invitati».
La norma aggiunge un ulteriore comma che vincola la funzione scolastica per un certo tempo. «Gli edifici scolastici pubblici oggetto di interventi di messa in sicurezza a valere su finanziamenti e contributi statali – si legge nel nuovo articolo aggiunto – mantengono la destinazione a uso scolastico per almeno cinque anni dall’avvenuta ultimazione dei lavori. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

13/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Cmc incassa l’ok al concordato e guarda a un «secondo polo» delle costruzioni

Massimo Frontera

Ieri il Tribunale di Ravenna ha ammesso la cooperativa alla procedura di concordato preventivo. Non interessata a Progetto Italia

Ieri il Tribunale di Ravenna ha ammesso Cmc alla procedura di concordato preventivo, facendo seguito alla richiesta presentata lo scorso 8 aprile. Il piano concordatario – elaborata con la consulenza degli avvocati Fabrizio Corsini e Andrea Zoppini, Studio Trombone e Mediobanca – era stata approvata il 30 marzo dall’assemblea dei soci. «Si tratta di un passo molto importante ai fini dell’implementazione del Piano – commenta la coop ravennate in una nota – che attesta la validità della strada intrapresa e delle azioni messe in campo fino a questo momento dal management tutto e dal primari advisors impegnati sin dal primo momento». Il piano presentato dalla società, ricorda sempre il comunicato «prevede la continuità aziendale della Cooperativa e la soddisfazione integrale dei creditori in prededuzione, di quelli privilegiati e dei fornitori strategici, ma anche la soddisfazione parziale e non monetaria degli altri creditori chirografari con l’attribuzione di strumenti finanziati partecipativi».
Fuori da Progetto Italia, si guarda a «secondo polo» 
«La società ha piena fiducia nelle importanti misure contenute nel piano concordatario ritenendo che la soluzione stand alone sia, ad oggi, la più coerente con l’attuale base sociale. In questa ottica, si comunica altresì che Cmc ha avviato una fase di riorganizzazione interna, volta ad efficientare e rilanciare le attività industriali di lungo periodo. Ne consegue pertanto che ogni ipotesi circolata in questi giorni sui media circa un coinvolgimento sotto varie forme al Progetto Italia è in realtà destituita di ogni fondamento». Così la nota della società dalla quale si deduce che la coop non entrerà nel perimetro di Progetto Italia, il polo dei grandi costruttori che si sta aggregando attorno a Salini Impregilo e con il sostegno di Cassa depositi e prestiti, Fondi vicine alla cooperativa fanno capire che la coop ravennate starebbe invece guardando con interesse a un «secondo polo» alternativo a Progetto Italia. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

13/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Intervista. «Una Spa pubblica per portare l’acqua al Sud»

  1. Sa.

Il consigliere dell’Autorità Andrea Guerrini: no a pubblicizzazione e ritorno a regolazione ministeriale

Il nuovo collegio dell’Autorità sta dando continuità al lavoro che negli ultimi anni ha incentivato la crescita degli investimenti nel settore idrico e avviato l’Italia verso un allineamento con le migliori prassi europee. La spesa per investimenti in infrastrutture idriche è passata, per i due terzi della popolazione in cui la regolazione è a regime, da 961 milioni nel 2012 a 1,49 miliardi nel 2015 (+55%). Nel periodo 2016-2019 sono programmati investimenti da finanziare con tariffa per 8,4 miliardi (166 euro per abitante): si passa da 1,8 miliardi nel 2016 a 2,1 miliardi nel 2017 a 2,3 miliardi nel 2018 e a 2,2 miliardi nel 2019. Nel 2018-2019, inoltre, per effetto degli obiettivi posti dalla regolazione della qualità tecnica, i piani di investimento sono stati rivisti al rialzo del 20%. Ci sarà una riduzione del 19% delle perdite idriche in cinque anni. Il tutto con variazione media delle tariffe dello 0,3% nel 2018 e dello 0,7% nel 2019». Andrea Guerrini, consigliere dell’Arera (Autorità regolazione energia, rifiuti e acqua) racconta il lavoro di questi primi mesi sull’acqua e prende posizione sulle iniziative legislative che vorrebbero ripubblicizzare le gestioni idriche e riportare la regolazione al ministero.

Nonostante i risultati, il settore è al centro di un dibattito parlamentare, con la proposta di legge Daga orientata alla ripubblicizzazione delle aziende del servizio idrico e al ritorno alla regolazione ministeriale.

Le ragioni di questo dibattito hanno origine nel passato più che nel presente: negli anni in cui l’attività di regolazione era svolta soprattutto a livello locale, quando gli utenti di varie regioni hanno fruito di servizi di qualità ampiamente differenti, erogati da gestori non sempre perfettamente controllati nelle loro politiche di investimento e di efficientamento dei costi. L’introduzione del regolatore indipendente a livello nazionale, avvenuta dopo il referendum nel 2012, ha contribuito a omogeneizzare le regole del gioco per tutte, o quasi, le regioni italiane, stringendo la vite della regolazione e del controllo sulle aziende: questo grazie proprio all’azione dell’Arera cui la proposta di legge citata vorrebbe togliere le competenze sulla regolazione del servizio idrico.

Ma c’è qualcosa da correggere?

Sul fronte degli investimenti un aspetto critico era l’utilizzo del Fondo nuovi investimenti, alimentato con anticipazioni tariffarie e destinato alla realizzazione di interventi infrastrutturali ritenuti prioritari. L’analisi sui prospetti di bilancio delle utility svolta dagli uffici dell’Autorità ha fatto emergere alcune prassi, fortunatamente non diffuse, di utilizzo parzialmente distorto del fondo, che ha permesso da un lato di finanziare le infrastrutture previste, e dall’altro di attingere a finanziamenti di terzi per l’erogazione di dividendi. L’Autorità ha chiarito come il fondo non debba essere minimamente connesso con la politica di distribuzione dei dividendi.

Quali novità introdurrete con il Quadro strategico per 2019-2021?

Dobbiamo introdurre la sunshine regulation, o regolazione trasparente, con cui miglioriamo i flussi di comunicazione tra gestore e utente, e promuovere il contenimento dei costi.

Cos’è la sunshine regulation?

È un intervento incentivante che alcuni Paesi europei hanno adottato, fondato sulla pubblicazione di alcuni indici di performance dei gestori (qualità, costi unitari, indici di investimento), sotto forma di ranking periodici. Ogni soggetto regolato è stimolato a migliorare la sua reputazione con gli utenti serviti e i propri stakeholder.

Il Sud è escluso da questo percorso virtuoso indotto dalla regolazione.

Il Sud merita una riflessione ad hoc: ci sono gestioni al passo con la regolazione e realtà territoriali in cui il servizio idrico è frammentato tra diversi enti locali, lungo le diverse attività della filiera e, in alcuni casi, senza la presenza di un attore locale preposto alla programmazione e al controllo. Criticità sono presenti in Lazio, Campania, Calabria, Molise, e Sicilia. È forte la frammentazione orizzontale, con centinaia di comuni che intervengono direttamente sulla gestione delle infrastrutture e l’erogazione del servizio e si sottraggono al monitoraggio dell’Autorità. Questo scenario si riverbera negativamente sulla qualità del servizio e su tutele dei diritti dei consumatori come l’erogazione dei bonus idrici.

Come si può intervenire? È un compito che va oltre la regolazione?

In aree caratterizzate dalla piccola scala dimensionale emerge un forte bisogno di sinergie che possono arrivare da aggregazioni territoriali. Sarebbero utili per gestire l’attività di captazione da fonti concentrate e per costruire grandi opere infrastrutturali: invasi, adduzioni, collettori fognari e impianti di depurazione. Le piccole realtà non hanno adeguata capacità di spesa e capacità amministrative per bandire le gare, anche nel caso in cui siano stanziati da fondi pubblici.

Serve un intervento del legislatore o del governo?

Penso che la sessione in cui si discuteranno i disegni di legge sull’acqua possa essere l’occasione per un intervento di messa in sicurezza dei territori del Sud. Il legislatore dovrebbe supportare il lavoro di regolazione dell’Autorità e contribuire a creare nel Sud gestioni meno frammentate e più efficienti, in linea con la riforma del 1994. Un’azienda di Stato potrebbe partire dalla realizzazione delle necessarie opere infrastrutturali, con una dotazione di adeguate risorse finanziarie pubbliche, indispensabili in territori dove la leva tariffaria è “spuntata” da elevati tassi di morosità, non di rado al livello del 50 per cento.

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