Rassegna stampa 12 giugno 2019

11/06/2019 00.00 – Mondo Utilities

ASSEGNATA LA GARA CONGIUNTA INDETTA DALLE AZIENDE PUBBLICHE DELL’ACQUA DI LOMBARDIA E PIEMONTE PER LA FORNITURA DI ENERGIA VERDE

Edison Energia e ad A2A Energia forniranno 594 GWh di elettricità da fonti rinnovabili alle 16 aziende che gestiscono il servizio idrico integrato per quasi 10 milioni di utenti

16 aziende pubbliche, un fabbisogno di quasi 600 GWh per servire un bacino di quasi 10 milioni di utenti. 6 delle 8 aziende di Water Alliance (WA) – Acque di Lombardia, e 10 delle 14 aziende di Water Alliance (WA) – Acque del Piemonte, le due reti di aziende pubbliche che gestiscono il servizio idrico integrato di Lombardia e Piemonte, hanno lanciato per il secondo anno consecutivo una gara congiunta per un valore di quasi 100 milioni di euro per la fornitura di energia elettrica da sole fonti rinnovabili.

La gara per un importo complessivo di 99.591.994 € (per una fornitura totale di energia elettrica di 594 GWh), suddivisa in due lotti – lotto 1 da 24,945 mln € (bassa tensione), lotto 2 da 74,646 mln € (media e alta tensione) – è stata assegnata a seguito di asta elettronica, rispettivamente a Edison Energia, società del Gruppo Edison attiva nella vendita di energia elettrica e gas naturale, e ad A2A Energia,  multiutility Italiana, ai vertici nei settori energia, ambiente, calore e reti.

“La volontà di proseguire nella direzione dell’impiego di energia da fonti rinnovabili testimonia la consapevolezza crescente e l’impegno dei gestori del servizio idrico verso una governance sostenibile dell’acqua e del territorio che presidiano, spiega Alessandro Russo, presidente di Gruppo CAP e portavoce di Water Alliance Lombardia. Il network di 16 aziende pubbliche rappresenta sul mercato un modello di green public procurement innovativo ed efficiente, riflesso di una gestione industriale moderna a competitiva. I 100 milioni assegnati per la fornitura di energia pulita creeranno una catena di valore per quei 10 milioni di cittadini del nord Italia che si andrà a tradurre in vantaggi in termini di saving economico e benefici ambientali tangibili”.

“Il servizio idrico integrato è per definizione un processo industriale energivoro, pertanto l’acquisto di energia elettrica da fonte unicamente rinnovabile è un’ulteriore testimonianza dell’attenzione all’ambiente che le Società pubbliche che aderiscono a Water Alliance – dimostrano in maniera tangibile, afferma Paolo Romano, Portavoce di Water Alliance Piemonte e Presidente di SMAT. Inoltre, la capacità di fare rete fra aziende pubbliche e mettere a fattore comune necessità e competenze, ha permesso di sviluppare una solida intesa sovraregionale che garantisce la massa critica indispensabile ad assicurare prezzi competitivi a vantaggio del costo della bolletta. Non a caso le tariffe pagate dagli utenti torinesi non hanno subito incrementi nell’ultimo biennio e sono in diminuzione nel 2019”.

L’obiettivo è soddisfare in ottica green il fabbisogno delle imprese coinvolte e ridurre al tempo stesso l’impatto ambientale, con un evidente saving in termini economici e conseguentemente ricadute positive sulle bollette: l’energia elettrica incide infatti per il 25% sui costi complessivi di gestione del servizio idrico che si traduce in circa 12 euro all’anno per ogni utente servito. Con l’acquisto di sola energia green il network di aziende di WA Lombardia e WA Piemonte garantirà per il 2020 una riduzione in termini di CO2 pari a 188.936 tonnellate.

La fornitura di energia elettrica da fonte rinnovabile è destinata in regime di libero mercato alle utenze alimentate in media e bassa tensione delle seguenti società aderenti a Water Alliance – Acque Di Lombardia e Water Alliance – Acque Del Piemonte: Gruppo CAP, BrianzAcque, Lario Reti Holding, Padania Acque, SAL e Uniacque per la Lombardia e ACDA – Azienda Cuneese dell’Acqua, Acquedotto della Piana, Acquedotto Valtiglione, AMC – Azienda Multiservizi Casalese, AMV – Azienda Multiservizi Valenzana, CCAM – Consorzio dei Comuni per l’Acquedotto del Monferrato, SISI – Società Intercomunale Servizi Idrici, SII SPA, Gruppo AMAG (AMAG Reti Idriche, AMAG Reti Gas, AMAG Ambiente), SMAT – Società Metropolitana Acque Torino per il Piemonte.

 

12/06/2019 – Italia Oggi

Sblocca cantieri, perplessità da Cantone

«Il Codice degli appalti che uscirà dalla conversione del decreto Sblocca cantieri sarà completamente diverso dal Codice del 2016 e sempre più un ibrido. Le tre sospensioni contenute nell’ articolo 1 intervengono infatti su elementi fondamentali dell’ impianto del Codice». Non lascia spazio a interpretazioni il giudizio del presidente dell’ Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone, in audizione sul dl sblocca cantieri dinanzi alla commissione ambiente della camera. Secondo Cantone «ridurre a tre preventivi i limiti di scelta da parte delle stazioni appaltanti è cosa oggettivamente pericolosa che rischia di mettere in discussione la qualità degli appalti». Il presidente dell’ Anac ha espresso preoccupazione anche per la norma che consente di valutare i requisiti ai fini dell’ attestazione dalle Soa (le società organismi di attestazione, ndr) retroagendo a 15 anni: «è una disposizione che finisce per agire in modo determinante sulla qualità dei lavori e rischia di annacquare il valore delle qualificazioni su cui è fondata l’ idea della qualificazione degli imprenditori del settore. Lo spostamento a 15 anni fa sì che, di fatto, si valuteranno i requisiti di imprese che probabilmente non staranno neanche più lavorando, fermo restando le difficoltà di individuare la documentazione che consentirà di valutare», ha concluso. Critiche al decreto legge, approvato giovedì scorso dal senato e da ieri all’ esame dell’ aula della camera, sono arrivate anche dall’ Ufficio parlamentare di bilancio. All’ Upb non piace il ritorno al regolamento unico, disposto «nel tentativo di dare certezze a funzionari pubblici e alle imprese, dissipando l’ incertezza interpretativa derivante dal modello della regolazione flessibile» (la cosiddetta soft law). Secondo l’ Upb il ritorno al regolamento rischia di creare più incertezza di quella che si voleva ridurre perché non tutti i 62 provvedimenti attuativi del Codice verranno assorbiti nel nuovo testo. Alcuni resteranno in vita, mentre altri rimarranno nel limbo e questo aumenterà le incertezze degli operatori. Inoltre all’ Ufficio parlamentare di bilancio non piace la possibilità offerta sperimentalmente fino al 31 dicembre 2020 ai comuni non capoluogo di bandire le gare senza rivolgersi a soggetti aggregatori della domanda, centrali di committenza e stazioni appaltanti uniche. Secondo l’ Upb la norma «ostacola il processo di riduzione del numero delle stazioni appaltanti e sembra trascurare le note criticità connesse alle capacità gestionali dei piccoli comuni. © Riproduzione riservata.

 

12/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri/1. Cantone: pericoloso estendere a 15 anni il periodo di valutazione dei requisiti delle imprese

Mauro Salerno

Il presidente dell’Anac in audizione alla Camera boccia anche le norme sui commissari «a rischio incostituzionalità»

Una riscrittura «strutturale» del codice del 2016 con alcune norme «pericolose» non solo per i rischi di corruzione, ma anche per la qualità delle opere pubbliche. Tornando in audizione alla Camera, dopo le polemiche per la mancata convocazione in Senato, il presidente dell’Anac Raffaele Cantone ha ribadito tutte le sue perplessità sull’impianto del decreto Sblocca-cantieri.

Per Cantone «il codice che uscirà dopo l’intervento del sarà radicalmente diverso, sarà un “ibrido” rispetto all’idea che ha dato vita alla riforma del 2016». A incidere pesantemente, ha sottolineato l’ex magistrato, sono soprattutto le sospensioni, fino al 31 dicembre 2020, di tre norme chiave: l’obbligo di centralizzazione degli appalti per i piccoli Comuni, l’obbligo di mandare in gara lavori solo su progetto esecutivo e quello di aggiudicare le gare con commissioni formate da esperti indipendenti nominati attraverso l’albo gestito dall’Anac. Su questo punto, in particolare, Cantone ha fatto notare la contraddizione insita nel fatto che il decreto sospende l’obbligo di nominare i commissari ma lascia in vita l’albo gestito dall’Anac. «Prendiamo atto della scelta politica – ha detto – ci dispiace anche per l’investimento fatto, visto che quest’anno iscriveremo a bilancio un cospicuo valore negativo: pari a circa 500mila euro». La domanda però è: «Che si farà al termine del periodo di sospensione?». «Forse – ha concluso – sarebbe stato più coerente cancellare del tutto l’albo dei commissari».

Un attacco preciso è arrivato sulla norma che estende che estende da 10 a 15 anni il periodo di riferimento valutabile dalle Soa (Società organismo di attestazione) per certificare i requisiti dei costruttori interessati a partecipare al mercato dei lavori pubblici. Si tratta di una misura «oggettivamente molto pericolosa», ha detto Cantone. «Il codice inizialmente prevedeva cinque anni, il Milleproroghe l’ha portata a 10, ora arriviamo a 15 – ha detto Cantone -. Così si rischia di certificare requisiti di imprese che magari non stanno più lavorando, incidendo pesantemente sulla qualità delle opere».

Bocciate perchè a rischio di illegittimità costituzionale, infine, i poteri straordinari riconosciuti ai commissari. Il punto per Cantone è che le deroghe al codice appalti non sono precisate per legge ma potranno essere stabilite con uno o più decreti (Dpcm), cioè con «un atto amministrativo che sospende condizioni previste da una legge, da una fonte primaria». Questo, ha sottolineato l’ex magistrato, «pone dei rischi di legittimità costituzionale». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

12/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri/2. Ufficio parlamentare di Bilancio: manca una strategia chiara, rischio incertezza

Difficile anche centrare l’obiettivo di aumentare gli investimenti senza rafforzare la professionalità e le competenze delle stazioni appaltanti

La revisione del codice appalti portata avanti dal decreto sblocca cantieri «non presenta una chiara direzione strategica» e potrebbe determinare «l’indebolimento» del «delicato meccanismo» su cui si basa il codice del 2016 «fatto di pesi e contrappesi, per conseguire finalità e obiettivi divergenti e, talora, in conflitto tra loro (ad esempio, semplificazione e rapidità delle procedure di appalto e adeguato contrasto dei fenomeni corruttivi e criminali)». È il commento dell’Ufficio parlamentare di bilancio nel commento riservato al decreto oggi all’esame dell’Aula della Camera.

L’Upb segnala inoltre che «le frequenti modifiche del quadro normativo, senza una adeguata trasparenza del punto di arrivo perseguito, accrescono l’incertezza in cui si trovano ad operare le stazioni appaltanti della Pa, rischiando di produrre l’effetto opposto di quello desiderato». Anche la sospensione temporanea di alcune norme del Codice, «introdotta in prima lettura al Senato, non sembra contribuire al rafforzamento della direzione strategica del provvedimento».

Inoltre, senza un rafforzamento delle competenze tecniche delle stazioni appaltanti, il decreto rischia di mancare l’obiettivo di rilanciare gli investimenti. A parte la disponibilità di risorse e di un quadro normativo stabile, si legge nel documento, «vi è ormai un generale consenso» sul fatto che «ai fini del rilancio delle opere pubbliche risulta rilevante anche la capacità tecnica delle amministrazioni, capacità tecnica andata invece scemando negli ultimi anni, anche a seguito del blocco del turn over». Gli interventi «finora prospettati per gli investimenti pubblici non prevedono tuttavia un programma di rafforzamento, professionalizzazione e specializzazione delle risorse umane interne alle pubbliche amministrazioni che operano nel settore degli appalti, in particolare per le figure tecniche».

D’altra parte, si legge ancora nel documento, «le resistenze ampiamente diffuse, verso il processo di riduzione del numero delle stazioni appaltanti, oggi stimante in circa 32.000 unità, e parallelamente di concentrazione e professionalizzazione delle rimanenti, rischiano di protrarre nel tempo l’attuale insoddisfacente situazione di stallo». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

12/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Universiadi: spesi 127 milioni per gli impianti sportivi, pagamenti a 15 giorni e solo 8 contenziosi

Al. Le.

Promosse 159 gare tra lavori, servizi e forniture. L’Anac ha emesso finora 311 pareri sulle procedure avviate dall’Aru

Promosse 159 gare tra lavori, servizi e forniture. Spesi 127 milioni per rifare gli impianti sportivi; pagamenti a 15 giorni e solo 8 contenziosi. Sono questi i numeri dell’Universiade di Napoli riferiti a infrastutture e pubblica amministrazione. «Organizzare un grande evento sportivo internazionale come l’Universiade, dopo che la Regione Campania e il Cusi hanno ottenuto l’assegnazione dell’evento per Napoli e la Campania, ha significato mettere in campo sforzi finanziari ed organizzativi importanti e in tempi ristretti».
Il Commissario straordinario di Napoli 2019, Gianluca Basile, ha fatto il punto della situazione a 21 giorni dall’inizio della manifestazione. Importante soprattutto l’aspetto amministrativo della complessa manifestazione. Dei 270 milioni di euro che la Regione ha messo a disposizione dell’Agenzia regionale per l’Universiade (Aru), per porre in essere tutte le attività gestionali, operative ed organizzative per lo svolgimento dell’evento, 127 milioni sono stati destinati alla ristrutturazione di oltre 60 impianti sportivi in tutta la Campania mentre altri 129 milioni sono serviti per il piano servizi.
A rendere meglio l’idea circa la complessità organizzativa della manifestazione che tra qualche settimana vedrà l’arrivo a Napoli e in Campania di 127 delegazioni sportive, con più di 8mila atleti che gareggeranno in 18 discipline sportive, per un totale di 370 competizioni solo per gli sport a squadra, è il numero di gare d’appalto bandite dall’Aru: ben 159, tra lavori, servizi e forniture.
Inoltre, grazie all’accordo per assicurare il rispetto della legalità firmato nel marzo 2018, l’Anac ha emesso finora 311 pareri sulle procedure avviate dall’Aru. A oggi sono soltanto 8 i contenziosi amministrativi sul totale delle procedure, un numero molto ridotto rispetto alla quantità di procedimenti avviati, gestiti con la collaborazione preziosa dell’Avvocatura dello Stato, distretto di Napoli. La macchina amministrativa si dimostra efficiente anche sul fronte dei pagamenti; ai fornitori il saldo è a 15 giorni dalla consegna delle fatture, tempi molto inferiori alla media che si registra nella Pubblica amministrazione. Infine, le risorse umane: attualmente sono oltre 400 le persone, in gran parte giovani, che lavorano quotidianamente nel team di lavoro del Comitato organizzatore dell’Universiade Napoli 2019. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

12/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Top 150 ingegneria/1. Anche per le engineering è tempo di aggregazioni

Aldo Norsa

I trend in atto nel comparto delle prime 100 società di ingegneria in Italia, tra aggregazioni, partnership e quotazioni in Borsa

Sono due le maggiori novità al vertice dell’ingegneria italiana nell’ultimo semestre. Prima, in ordine cronologico, l’acquisizione da parte di Italferr (gruppo FS) dell’80% della società di architettura/ingegneria Crew (Cremonesi Workshop) nel dicembre 2018, probabilmente per fruire delle sue specifiche qualifiche. Mentre è di marzo 2019 la notizia dell’accordo tra ProgerCadogan Petroleum (società attiva nell’oil&gas quotata a Londra, ma con base in Ucraina e top management italiano) per l’ingresso di quest’ultima nell’azionariato della quarta società di ingegneria italiana (e fino ad oggi prima no captive) con una quota del 22 per cento. Altri aggiornamenti riguardano altre società più in basso in classifica. Dba Group, l’unica a essersi quotata in Borsa (nel dicembre 2017) anche per sostenere un’inusuale e promettente crescita esterna, il cui più recente passaggio (ottobre 2018) è l’acquisto di Sjs Engineering, non sembra incontrare il favore del mercato (complice anche la difficoltà di spiegare agli investitori il business dell’ingegneria) tanto che il valore dell’azione si è più che dimezzato in diciotto mesi. I fondatori ed attuali soci sono comunque convinti che a medio lungo termine la scelta fatta si rivelerà vincente. Geodata, che sembrava aver risolto i suoi problemi con la vendita al colosso PowerChina (nel luglio 2017) solo nel 2018 sembra trovare le prime sinergie rese possibili da presidi nei cinque continenti. J&A ha definitivamente rinunciato alla vendita della maggioranza al gruppo saudita Fawaz Alhokair e sceglie la strada dello “stand alone”. Ma soprattutto Artelia Italia prosegue lo “scouting” alla ricerca di nuove società da acquistare (dopo il successo quattro anni fa con Intertecno) allo scopo addirittura di raddoppiare il fatturato.
Strategie aziendali
A differenza dell’architettura (dove prevale la creatività e la notorietà del brand) nell’ingegneria il consolidamento delle posizioni, in termini di acquisti di società (spesso “a monte” delle filiali italiane con formula “m&a” dei colossi stranieri che le controllano) prosegue. Anche se la scala delle operazioni domestiche rimane inadeguata alle sfide globali e non sembra incidere nel grado di concentrazione dell’offerta. Tra i soggetti più dinamici si segnala, oltre ai casi già citati, in primis Italconsult, partecipata da Intesa Sanpaolo, che dopo Studio Altieri ha acquistato la statunitense Boswell Engineering; ma anche Net Engineering International (al cui capitale partecipa Assicurazioni Generali) ha acquistato nel luglio 2018 la società tedesca Seecon Ingenieure connazionale di Spiekermann (che controlla dal 2007), 3Ti Progetti adusa alla crescita esterna (due acquisti su tutti: un ramo d’azienda di Urs Uke uno di Dms Geotechnical Engineering), la cooperativa Ambiente che si trasforma in società per azioni e cerca un partner più industriale che finanziario, F&M Ingegneria, che valorizza la filiale tedesca Retail. I consolidamenti nell’ambito cooperativo sono più rari: Cooprogetti ha acquistato Caire, e Mate (nata dalla fusione di Tecnicoop e Veneto Progetti) ha affittato un ramo d’azienda di Sts. In alternativa a queste operazioni m&a continua un’esperienza di consorzi stabili (trasversali tra ingegneria e architettura) dei quali merita citare almeno due esempi: Maestrale, che include Ariatta, Redesco e Starching, e Mythos, formato da Tecnicaer, Progettisti Associati Tecnarc e altre quattro società. Infine Contec Group continua l’espansione per addizione di società sinergiche: ne conta già nove con un fatturato (per ora aggregato) di 9,1 milioni nel 2017.
LA TABELLA DELLE PRIME 150 SOCIETÀ DI INGEGNERIA IN ITALIA
Top 150 ingegneria/2. Eniprogetti corre ma Italferr difende il primo posto in classifica

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12/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Top 150 ingegneria/2. Eniprogetti corre ma Italferr difende il primo posto in classifica

Aldo Norsa

I principali dati dei bilanci 2017 delle engineering che operano in Italia. Fatturato complessivo in crescita dell’8,6%. Utili stabili

Questo articolo commenta la classifica delle prime 150 società di ingegneria italiane (per fatturato 2017) pubblicata nel “Report 2018 on the Italian Construction, Architecture and Engineering Industry” (seconda edizione aggiornata al maggio 2019 rispetto alla prima del novembre 2018). Si noti che in questo lasso di tempo sette nuovi bilanci di società da porre in classifica sono stati reperiti al Registro Imprese.
I numeri della Top 150 ingegneria
Le maggiori 150 società di ingegneria (guidate da Italferr, anche stazione appaltante delle ferrovie) fatturano nel 2017 2,1 miliardi (più di un quarto all’estero) e crescono dell’8,6% rispetto al 2016. Il grado di concentrazione dell’offerta si mantiene stabile: le top 10 società rappresentavano infatti il 43,6% del totale delle prime 150 nel 2016 e pesano il 43,8% nel 2017. A differenza delle costruzioni, fortunatamente non si registra la morìa di imprese che sta mettendo al tappeto l’offerta di lavori, anche perché l’ingegneria (e la consulenza tecnico-economica) può contare su mercati contigui alle costruzioni e meno in crisi: dall’energia ai trasporti, dall’industria all’ambiente.
Nell’insieme l’ultimo esercizio di questo particolare settore del terziario avanzato si caratterizza per un buon andamento reddituale: il vertice dell’ingegneria vede l’ebitda in crescita del 15,3% mentre l’utile netto si conferma sui livelli dell’esercizio precedente (più 0,3%). E’ confortante che solo 12 società su 150 chiudere il bilancio in perdita: questo si può spiegare considerando che, rispetto ai lavori, i costi della produzione di servizi (progettuali) si possono più facilmente tenere sotto controllo anche in un mercato mal remunerato.
L’unico dato veramente negativo è quello della posizione finanziaria netta totale delle 150 società: da attiva per 53,1 milioni diventa passiva per 56,1 milioni, ma questa esposizione è ampiamente coperta da un patrimonio netto di 901,5 milioni, cresciuto del 17,4%.
I punti di forza (e di debolezza)
In termini dimensionali, tra le società che vantano le maggiori crescite di fatturato si distinguono, nell’ordine: Sina, che grazie alla fusione per incorporazione di Sineco aumenta il fatturato del 77%, seguita da quattro realtà medio piccole quali Sti Engineering (più 72,4%), Heliopolis Energia (più 72,2%), Pro Iter Ambiente (più 70,9%) e Ste – Structure and Transport Engineering (più 61,6%). Mentre tra i big spiccano Net Engineering International (più 56,3%), Ird Engineering (più 54,3%) ed EniProgetti (più 53,3%). Per proiezione all’estero (escludendo filiali domestiche di gruppi stranieri che “giocano soprattutto in casa” come Artelia, Golder, Technip, Arcadis, Deerns, Drees & Sommer, …) la palma dell’internazionalizzazione (100% del fatturato all’estero) va a Elc-Electroconsult, Studio Ing. G. Pietrangeli, Aic Progetti e Anas International Enterprise (oggi gruppo Fs).
Seguono, con quasi tutto il fatturato all’estero, Agrotec, Ars Progetti, Ird Engineering, Maffeis Engineering (controllata dal libanese Dar Group), Italconsult e Geodata (PowerChina). Punto di forza nel mondo dell’ingegneria italiana, anche più dell’architettura grazie alla sua diversificazione tecnologica, è la presenza di filiali stabili dichiarata da 57 società (su 150) in ogni continente. Dal punto di vista patrimoniale evidenziano una posizione finanziaria netta attiva ben 62 società: in valore assoluto Sina precede Manens-Tifs, Enereco, Net Engineering International, Technip Italy Direzione Lavori, Ird Engineering.
Rapportando la redditività al fatturato, le società con i migliori indici di ebitda margin sono Studio Pietrangeli (52,5%), Studio Calvi (48,6%), Infraengineering, controllata del gruppo autostradale Toto (43,7%), Sjs Engineering, che nell’aprile 2018 ha ceduto la maggioranza a Dba Group (38,1%) ed Eos Consulting (36,8%), con le prime tre che si confermano anche “campioni” di net margin (utile su fatturato), ma precedute in questo caso da Rimond e con Studio Altieri in … posizione. Passando agli indici di indebitamento, le società con il debt equity più elevato (ben oltre la soglia critica dell’unità) sono: United Risk Management (11,37), Simete (3,47), Anas International Enterprise (2,97), Nce (2,07) e Sws Engineering (2,03). Invece tra le undici società con pfn/ebitda sopra il valore di sicurezza (indice pari a quattro) le situazioni più pesanti sono quelle di: Anas International Enterprise (174,64), Rpa (15,28), Lotti Ingegneria (11,32), Proeco (10,68) e Aierre Engineering (7,05).
LA TABELLA DELLE PRIME 150 SOCIETÀ DI INGEGNERIA IN ITALIA
Top 150 ingegneria/1. Anche per le engineering è tempo di aggregazioni

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