Rassegna stampa 06 giugno 2019

06/06/2019 – Gazzetta di Modena

Inchiesta dei pm sull’ appalto per i nuovi contatori del gas

mirandola
Gara da 1,5 milioni di As Retigas provoca le dimissioni di cda e collegio sindacale La Finanza acquisisce verbali sospetti. L’ azienda: «Tutto regolare, siamo sereni»
mirandola. La Guardia di Finanza ha acquisito qualche settimana fa informazioni e documenti (che erano comunque già in suo possesso) presso la sede di Aimag e di As Retigas di via Maestri del Lavoro.Sullo sfondo c’ è un appalto da un milione e mezzo di euro finito nel mirino della Procura della Repubblica. Appalto di AS Retigas srl – società partecipata da Aimag per l’ 80% e da Sorgea per il restante 20% – e relativo all’ affidamento della posa degli impianti di misurazione “smart meter gas” (i contatori elettronici) nei territori comunali gestiti da As Retigas: si va da Carpi al mantovano, all’ Area Nord, ai comuni bolognesi che fanno parte di Sorgea… Nella sostanza, l’ ipotesi investigativa è che l’ appalto sia stato “sistemato” per consentire ad un’ altra società partecipata da Aimag, la Sosel, di correggere alcune sue inadeguatezze e aggiudicarselo, scalzando le società private che avevano partecipato.I finanzieri hanno in mano i documenti che certificano “stranezze” rilevanti, e che invece il “sistema Aimag” spiega negli stessi atti come meri “errori materiali”. La chiave di volta è il verbale dei un Consiglio di amministrazione della società As Retigas, che si apre alle 10.25 del 21 maggio 2018, alla presenza tra l’ altro della neonominata presidente Aimag Monica Borghi. Nel corso della riunione l’ amministratore delegato della società, il geometra Massimo Fogliani, informa che «gli uffici stanno valutando di annullare la gara per l’ installazione dei misuratori poichè nessuno dei tre offerenti ha dimostrato di possedere le caratteristiche richieste». L’ ad poi si pronuncia per recuperare tempo suggerendo una trattativa privata. E alle 12.20 il cd viene concluso. Dov’ è la stranezza? La stranezza è che la commissione di gara per valutare l’ offerta tecnica dei tre concorrenti (la Sosel e altre due società private) si tiene a partire dalle 13 dello stesso giorno – dopo quindi – alla presenza dello stesso ad Fogliani, che è pure il responsabile del procedimento. E solo in quel momento vengono aperte le buste sigillate per l’ offerta tecnica. Se le buste erano – come prevede la legge – sigillate come faceva Fogliani a sapere che tutti e tre sarebbero stati esclusi, per mancanza di un requisito, ovvero che il personale che avrebbe installato i contatori non risultava dalle offerte adeguatamente “formato”?È questa la domanda che surriscalda il successivo Cda del 18 luglio 2018, quando più di un componente del Cda, a cominciare dalla presidente di As Retigas – avvocato Diana Argenio Huppertz – chiede spiegazioni su questa singolarità. Nei giorni successivi la questione precipita: 4 dei 5 componenti del cda si dimettono, insospettiti, anche perché alla successiva trattativa privata vengono convocate le stesse tre ditte, più altre due, e ad aggiudicarsi l’ appalto è la Sosel, partecipata di Aimag che nel frattempo ha “sistemato” la formazione del personale.Una situazione così delicata che anche due dei tre componenti del collegio sindacale si dimettono. È evidente che qualcuno di loro ha presentato almeno un esposto alla magistratura, da cui è scaturita l’ inchiesta. Interpellata, As Retigas precisa che dopo la visita della Finanza non ci sono stati altri provvedimenti della magistratura: «Siamo tranquilli sulla correttezza del nostro operato, e confidiamo sia già tutto avviato all’ archiviazione. La visita della Finanza era un atto dovuto dopo l’ esposto». Non ci vorrà molto a scoprilo. Nel frattempo, sono comparsi altri verbali per sistemare meglio gli atti. E anche questi sono al vaglio delle fiamme gialle. –A.Setti.

 

06/06/2019 – Il Fatto Quotidiano

Milano Next: come la città rischia di perdere il tram

Nordisti
Uno dei (tanti) pregi di Milano è il suo sistema dei trasporti. Le linee del metrò funzionano bene, l’ azienda pubblica comunale Atm gestisce la rete con buoni risultati, riuscendo anche a tenere i conti in ordine. Anzi, Atm faceva utili e riusciva perfino a comprarsi i treni nuovi con la sua cassa. E stava diventando un player europeo: dopo aver vinto la gara per gestire i trasporti urbani di Copenaghen, la capitale della Danimarca, era stata invitata alla gara per Lille, in Francia, con buone possibilità di vincere anche quella. Ma il sindaco Giuseppe Sala e il suo socio, l’ assessore al Bilancio Roberto Tasca, hanno deciso di cambiare aria, di invertire la rotta. Hanno cacciato Bruno Rota, il manager che aveva ripulito l’ Atm dalla corruzione di Tangentopoli e del dopo Tangentopoli e portato l’ azienda al successo. Hanno aperto tavoli di discussione con la Regione Lombardia, nella prospettiva (sciagurata) di unire il gioiellino Atm con il disastrato carrozzone Trenord, un’ unione che sarebbe stata, più che un matrimonio, uno stupro organizzato. Hanno avviato trattative con le Ferrovie dello Stato – ai tempi guidate dall’ ultrarenziano Renato Mazzoncini, che piaceva tanto a Tasca e a Sala – anche se Fs avevano a cuore più la finanza e la Borsa che l’ efficienza del trasporto pubblico (vedi come le Fs trattano i pendolari). Il piano pareva quello di unire Atm, Trenord e Fs, in una matassa di cui il Comune di Milano avrebbe perso il filo e smarrito il controllo dei suoi trasporti urbani e della sua azienda-gioiello. La matassa poi non è diventata un maglioncino, perché Mazzoncini ha dovuto dimettersi da Fs, dopo che Danilo Toninelli, appena arrivato al ministero dei Trasporti nell’ estate 2018, aveva chiesto la revoca di tutto il Consiglio d’ amministrazione di Fs e le dimissioni dell’ amministratore delegato, segnalando il rinvio a giudizio di Mazzoncini per un’ inchiesta su Umbria mobilità, l’ azienda pubblica dei trasporti umbri. Sala e Tasca hanno così dovuto fare a meno dell’ amico Mazzoncini, anche se sono riusciti comunque ad aprire le porte della città a Fs, infilandola nella società M5 , di cui le Ferrovie hanno acquisito – con un’ operazione costruita su misura – il 36,7 per cento. M5 è diventata per Fs il cavallo di Troia per espugnare Milano: entrando nella società della linea lilla della metropolitana milanese, ha acquisito i titoli per gestire il servizio – anche senza Atm – e per partecipare – anche contro Atm – alla gara per la gestione dell’ intero servizio di trasporto pubblico milanese, oltre alle gare per il trasporto locale in tutta Italia e nel mondo. Ma intanto Sala e Tasca e i loro amici ne hanno inventata un’ altra: Milano Next. Un’ associazione temporanea d’ imprese in cui Atm si sposa con A2a (multiutility dell’ energia), BusItalia (cioè, di nuovo, Fs), Hitachi Rail Sts (costruttore di treni), Commscon Italia (telecomunicazioni e banda larga), IgpDecaux (pubblicità esterna e mobile). Parola magica: project financing. Ossia quella chimera che promette che i privati mettano soldi per “innovare” e “investire sulla rete”, in cambio della gestione per 15 anni del trasporto pubblico a Milano, Monza, Pavia, Lodi e relative province. In Milano Next, Atm quasi scompare. L’ azienda che vinceva le gare all’ estero viene oggi rappresentata come quella che nel 2020 potrebbe perdere anche la gara per Milano e dunque deve cambiare pelle e allungare il tavolo, facendo posto ad amici e fornitori, che così non dovranno più essere scelti con gara. A proposito di gare e di fornitori: già ora, la nuova Atm di Arrigo Giana, dopo la cacciata di Rota, ne fa sempre di meno. Ha vinto il luminoso modello Expo. twitter: @gbarbacetto. Gianni Barbacetto

 

06/06/2019 – Il Messaggero
Sblocca-cantieri, meno vincoli alle gare bandi solo per opere oltre 1 milione di euro

LE MISURE ROMA La sospensione generale di due anni al codice degli appalti chiesta dalla Lega non è passata. Ma con il decreto sblocca cantieri – che oggi avrà il suo primo via libera al Senato – la maggioranza ha comunque ottenuto il suo obiettivo di alleggerire il testo unico sui lavori pubblici, e di riflesso il ruolo dell’ Anac, per velocizzare la realizzazione delle piccole e delle grandi opere. Ieri in aula – per disincagliare il provvedimento sul quale il Carroccio e i Cinquestelle hanno sfiorato la crisi di governo – è passato il subemendamento Patuanelli-Romeo, che non soltanto ha sancito la pax sul fronte giallo verde, ma ha inserito una serie di deroghe sul versante degli appalti. Per esempio l’ affidamento diretto dei lavori, cioè senza gara, si applicherà ai cantieri del valore tra i 40.000 e i 150.00 euro, ma a patto di valutare almeno tre preventivi o cinque operatori economici. Oltre le soglia dei 350.000 euro si passerà alla procedura negoziata, consultando minimo dieci operatori economici. Stesso iter entro il milione di euro, ma valutando le offerte di 15 soggetti. Soltanto sopra questa cifra si fa ricorso ai bandi aperti di natura europea. Salta il concetto del massimo ribasso, sostituito da una formula che esclude le anomalie nelle offerte oltre un livello predeterminato. Fino all’ anno prossimo, poi, si potrà ricorrere ancora all’ appalto integrato, mentre il subappalto non potrà superare il 40 per cento di quanto messo a gara. Sempre fino al 2020 i Comuni non capoluogo di provincia potranno bandire i lavori senza affidarsi alle stazioni appaltanti centralizzate. Non sarà più necessario nominare i commissari dall’ albo dell’ Anac. Intanto i dubbi di costituzionalità sottolineati dalla magistratura contabile e i timori di Confindustria e dei mercati non sono bastati a fermare il cosiddetto emendamento ammazza Autostrade. LA MODIFICA La maggioranza ha dato il via libera alla norma che offre una manleva giudiziaria contro colpa grave e danno erariale ai funzionari del ministero delle Infrastrutture, che avviano la procedura di revoca delle concessioni autostradali. L’ unica modifica ammessa dalla maggioranza è che i funzionari del Mit non devono, come nella prima versione, chiedere un parere preventivo all’ Avvocatura generale dello Stato, ma alla Corte dei conti. Proprio da questo fronte si era segnalata l’ incostituzionalità di una disposizione, che inficerebbe le procedure per valutare la sussistenza della responsabilità erariale e, di conseguenza, potrebbe avere ripercussioni nel calcolo di un successivo indennizzo a favore dell’ azienda privata della concessione. Dal mondo dei concessionari autostradali hanno letto l’ emendamento come un atto di sfida nella lunga guerra tra il governo e Atlantia dopo il crollo del Ponte Morandi. Ma si fa anche notare che – al di là del valore politico – la norma è di difficile applicazione e che non modifica l’ iter lunghissimo della procedura di revoca. In soldoni, potrebbe creare soltanto più incertezza sul versante giudiziario. L’ ATTESA Lo sblocca cantieri è atteso martedì prossimo alla Camera per un’ approvazione rapida. Nei prossimi giorni si attende la lista da parte del governo con tutte le opere da velocizzare con la nomina di commissari, che avranno poteri di general contractor. Intanto il Mef e il Mit hanno trovato un accordo sulle risorse per le strutture straordinarie del Mose e del Gran Sasso (65 milioni complessivi in Laguna, 120 in Abruzzo). Sport & Salute, la nuova holding voluta dal governo per sostituire il Coni, diventa a tutti gli effetti stazione appaltante del settore e ottiene in dote anche i 100 milioni del fondo Sport e periferie. Proroga fino al 10 luglio ai piccoli Comuni per attingere al fondo da 400 milioni di euro per mettere in sicurezza scuola e strade. Francesco Pacifico © RIPRODUZIONE RISERVATA.

06/06/2019 – Il Sole 24 Ore
Dl cantieri, sì a Infrastrutture Spa Revoca di concessioni più facile

Decreto in Aula. Tiene l’ intesa Lega-M5S, oggi il sì del Senato. Cancellata la stretta sulle irregolarità fiscali e contributive delle imprese, stop al fondo di salvataggio per Pmi al lavoro nei cantieri in crisi
Dopo le polemiche e il rischio rottura l’ accordo Lega-Cinque Stelle sul decreto sblocca cantieri tiene anche alla prova del voto nell’ Aula del Senato. L’ assemblea di Palazzo Madama ha esaminato ieri gli emendamenti a tutti i trenta articoli del provvedimento, superando senza inciampi anche i nodi considerati più delicati, come il super-emendamento che ha sostituito in blocco l’ articolo 1 con le modifiche al codice appalti, incassando anche qualche novità favorevole alle imprese. Oggi è atteso il voto finale sul decreto che poi passerà subito all’ esame della Camera, in vista della conversione da chiudere entro il 17 giugno. Sulla riforma del codice appalti il voto ha confermato le anticipazioni di ieri, inclusa la disapplicazione temporanea (fino al 31 dicembre 2020) di alcune misure particolari, alcune delle quali (come la cancellazione dell’ obbligo di centralizzazione delle gare per i piccoli comuni e del divieto di appalto integrato) erano in realtà previste in forma addirittura più ampia dal testo in vigore del 19 aprile. La novità di rilievo riguarda la cancellazione del giro di vite sulle irregolarità fiscali e contributive delle imprese. La norma – che inizialmente sembrava destinata a un semplice ridimensionamento – è stata cancellata del tutto. Dunque, decade la possibilità di escludere dalle gare le imprese sulla base di violazioni non accertate in via definitiva. Niente da fare anche per l’ idea del fondo salva-Pmi incagliate in un cantiere in crisi da finanziare con una micro-tassa sulle gare. L’ emendamento Cinque Stelle, incappato nelle proteste degli operatori e nell’ opposizione della Lega, è stato ritirato. Neppure discusso anche l’ emendamento della Lega che puntava a inserire la Tav in un elenco di opere da commissariare subito. Come annunciato, la proposta di modifica è stata trasformata in un semplice ordine del giorno. Ha invece superato il vaglio dell’ Aula la norma che esclude la possibilità di contestare il danno erariale nei confronti dei dirigenti che firmano provvedimenti di revoca delle concessioni autostradali. Lo scudo per i funzionari pubblici, fortemente voluto dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, ha preso la forma di un emendamento dei relatori riformulato ieri pomeriggio con due novità. La prima è che la contestazione della colpa grave e dunque del rischio di danno erariale a carico del funzionario è esclusa «per ogni profilo» (prima novità) se i decreti di revoca siano stati «vistati e registrati» in sede di controllo preventivo dalla Corte dei Conti (seconda novità, prima si chiamava in causa l’ Avvocatura dello Stato). Toninelli incassa anche l’ ok alla nascita di Italia Infrastrutture Spa, società in house del Mit, dal primo settembre. Rispetto all’ idea iniziale, che assegnava alla Spa con capitale controllato dall’ Economia , compiti che andavano dalla programmazione fino alla realizzazione diretta delle opere, la società dovrebbe avere un raggio d’ azione ristretto ai cantieri a rischio di perdere i fondi statali, sostituendosi all’ ente che non li utilizza per portare a termine i lavori. Dopo le riformulazioni imposte dalla commissione Bilancio è arrivato il via libera anche ai commissari straordinari per il completamento del Mose (niente attività di gestione e manutenzione) e per il rischio idrico del Gran Sasso (per cui si prevedono circa 120 milioni). Ok anche alla trasformazione del Terzo Valico e del nodo di Genova in un «Progetto Unico» con limite di spesa ridotto da 6,9 a 6,8 miliardi e con l’ avvio del sesto lotto costruttivo da 833 milioni. Sì del Senato, infine, anche al piano bipartisan da 160 milioni complessivi in sei anni per dotare asili e case di cura di telecamere utili a prevenire episodi di violenza. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Mauro Salerno

06/06/2019 – Italia Oggi
Gare senza spauracchio fiscale

SBLOCCA CANTIERI/ Il senato ha approvato l’ intesa sul codice appalti. Oggi il voto finale
Fuori dall’ appalto solo per irregolarità accertate
Pericolo scampato sull’ esclusione dalle gare delle imprese con irregolarità (fiscali e previdenziali) non definitivamente accertate. Per due volte il giro di vite, fonte di molti malumori tra professionisti e imprese, ha fatto capolino nel decreto sblocca cantieri e per due volte è stato cancellato. L’ ultimo (e a questo punto definitivo) dietrofront è avvenuto ieri nella riformulazione del subemendamento a firma di Stefano Patuanelli (M5S), che ha tradotto in norme l’ intesa tra Lega e MoVimento 5 Stelle sulla sospensione fino al 31 dicembre 2020 di alcuni articoli del codice appalti. Nella versione definitiva del testo, approvata ieri dall’ aula del senato con 174 voti a favore, 55 contrari e 40 astenuti, è stato stoppato l’ ultimo tentativo da parte dei Pentastellati di rispolverare la stretta, seppur addolcita da alcuni paletti «garantisti». Nell’ emendamento M5S, presentato a sorpresa giovedì scorso (si veda ItaliaOggi del 1° giugno 2019), veniva infatti ripristinata l’ esclusione dalle gare delle imprese non in regola con il pagamento di imposte, tasse e contributi e le cui violazioni non fossero state ancora accertate in via definitiva. Venivano tuttavia introdotti due paletti: innanzitutto quello della «gravità» delle violazioni (con valutazione a carico della stazione appaltante che avrebbe dovuto giudicare «anche con riferimento al tempo trascorso dalla violazione»). In secondo luogo quello della contestazione delle violazioni attraverso «atti amministrativi esecutivi» (avviso di accertamento per imposte e tasse e avviso di addebito per quanto riguarda i contributi previdenziali). Ora di questa modifica all’ art. 80 comma 4 del codice appalti (dlgs n. 50/2016) non v’ è più traccia nel subemendamento Patuanelli. E così facendo, la maggioranza mantiene l’ impegno, a favore dei professionisti e delle imprese, preso a suo tempo dal relatore M5S Agostino Santillo (si veda ItaliaOggi del 3 maggio). Con l’ approvazione del subemendamento, palazzo Madama ha superato l’ ultimo ostacolo verso l’ ok al decreto sblocca cantieri atteso oggi al voto dell’ aula. Poi il dl passerà alla camera dei deputati che inizierà a votarlo da martedì 11 giugno. Tra gli emendamenti approvati ieri dall’ aula del senato si segnala anche quello che istituisce la spa «Italia Infrastrutture», società operante dal 1° settembre 2019 con lo scopo di «assicurare la celere cantierizzazione delle opere pubbliche». Avrà un capitale sociale di 10 milioni di euro interamente detenuto dal Mef su cui il ministero delle infrastrutture eserciterà il controllo. Infine, arriva più tempo per i piccoli comuni che abbiano avviato la progettazione per la realizzazione degli investimenti per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale con i contributi stanziati dall’ ultima legge di bilancio (400 milioni). Il termine per iniziare l’ esecuzione dei lavori è spostato dal 15 maggio al 10 luglio 2019. FRANCESCO CERISANO

06/06/2019 – Italia Oggi
Sblocca cantieri, via libera del Senato al subemendamento. Nasce Italia Infrastrutture spa

L’Aula del Senato ha approvato con 174 voti favorevoli, 55 contrari e 40 astenuti, il subemendamento al dl Sblocca cantieri. Il testo è calendarizzato alla Camera per martedì 11 giugno. Per assicurare la “celere cantierizzazione delle opere pubbliche”, sarà istituita ‘Italia Infrastrutture partecipata dal Mef e controllata dal ministero delle Infrastrutture

L’Aula del Senato ha approvato con 174 voti favorevoli, 55 contrari e 40 astenuti, il subemendamento al dl Sblocca cantieri. Domani l’approvazione a Palazzo Madama. Il testo passerà alla Camera dove è calendarizzato per martedì 11 giugno. Slitta quindi l’approdo a Montecitorio del decreto crescita, che dovrebbe essere portato in Aula alla fine della prossima settimana. “Avevo espresso preoccupazione perché dal punto di vista tecnico ma anche dei tempi stavamo andando in zona Cesarini e si prefigurava una situazione rischiosa. Ringrazio gli amici della Lega e gli amici dei 5 stelle perché hanno lavorato con molto senso di responsabilità, trovando una soluzione tecnica condivisibile che scaccia via i rischi di incertezza normativa”, ha detto il premier Giuseppe Conte, parlando del decreto sblocca-cantieri con i giornalisti durante la sua missione in Vietnam. Per assicurare la “celere cantierizzazione delle opere pubbliche”, dal 1 settembre 2019 sara’ istituita ‘Italia Infrastrutture Spa’ con capitale sociale di 10 milioni detenuto interamente dal ministero dell’Economia e sulla quale il ministero delle Infrastrutture esercita il controllo. Lo prevede un emendamento dei relatori, Agostino Santillo (M5S) e Antonella Faggi (Lega) approvato al Dl sblocca cantieri dall’Aula del Senato.

 

06/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri/2. Più tempo ai Comuni per la messa in sicurezza scuole e strade

Mau.S.

Per chi ha già avviato la progettazione viene anche fatta salva la possibilità di procedura negoziata a inviti fino a 350mila euro, come previsto dalla legge di Bilancio

Più tempo per i piccoli comuni che abbiano avviato la progettazione per la realizzazione degli investimenti per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio comunale con i contributi stanziati dall’ultima legge di bilancio (400 milioni).

Con un emendamento al Dl sblocca cantieri, a prima firma Daisy Pirovano (Lega), approvato dall’Aula del Senato, vengono allungati una serie di termini per i Comuni che hanno già avviato la progettazione per la realizzazione degli investimenti .

Nello specifico, per i comuni con meno di 20 mila abitanti che abbiano avviato la progettazione ma non ancora l’esecuzione di questi lavori, il termine per iniziare ‘esecuzione dei lavori è spostato dal 15 maggio al 10 luglio 2019. Inoltre, in caso di mancato rispetto del termine di inizio dell’esecuzione dei lavori o di parziale utilizzo del contributo, il contributo è revocato, in tutto o in parte, entro il 31 luglio 2019 (anziché il 15 giugno). Infine, il termine per iniziare l’esecuzione dei lavori per i comuni beneficiari della riassegnazione dei contributi revocati slitta dal 15 ottobre al 15 novembre 2019.

Lo stesso emendamento, per il periodo di vigenza del decreto legge fa salvi gli effetti della legge di Bilancio 2019 che consentiva l’affidamento diretto “ibrido” (tre preventivi) per i lavori fino a 150mila euro banditi dagli stessi Comuni e l’assegnazione con procedura negoziata (almeno 10 inviti) per i lavori tra 150mila e 350mila euro. Dal 19 aprile il decreto Sblocca-cantieri – con le norme attualmente in vigore ma in via di modifica in Parlamento– ha cancellato questa possibilità alzando a 200mila euro la possibilità di affidamento diretto “ibrido”, ma obbligando a svolgere una gara formale oltre questa soglia.

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06/06/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Salini-Impregilo e Cdp verso l’intesa, Costamagna in pole per la presidenza

Laura Galvagni e Alessandro Graziani

Figura di garanzia gradita alle fondazioni e con forti legami con Salini e Cassa. Ancora al lavoro per definire gli equilibri di governance e le risorse finanziarie

L’accordo di massima tra Cdp e Salini Impregilo sulla governance del maxipolo delle costruzioni e delle infrastrutture sarebbe vicino. Tanto che potrebbe essere sciolta in tempi rapidi la riserva su uno dei tasselli chiave dell’impianto: il futuro candidato alla presidenza. A riguardo nelle settimane scorse sono circolati diversi nomi ma nelle ultime ore avrebbe preso forza un’ipotesi che sembrerebbe raccogliere il favore delle parti in gioco: secondo fonti de Il Sole 24 Ore l’idea sarebbe di offrire il timone a Claudio Costamagna, ex presidente di Salini Impregilo e poi della Cassa Depositi. Un nome di garanzia, dunque, per entrambi i grandi soci di Progetto Italia, che avrebbe già ricevuto anche il gradimento dal mondo delle Fondazioni che sono azioniste di minoranza della Cassa Depositi e Prestiti. Costamagna, banchiere d’affari di lungo corso formatosi alla direzione corporate di Montedison, è stato poi per anni al vertice di Goldman Sachs in Europa dove ha lavorato insieme a Massimo Tononi, che l’anno scorso è subentrato alla presidenza di Cdp. In Cdp, Costamagna aveva come cfo Fabrizio Palermo che nel frattempo è diventato amministratore delegato della Cassa.

A questo si somma un solido rapporto di fiducia tra Costamagna e Salini. Sulla carta, dunque, questa potrebbe essere la figura ideale da candidare per sciogliere uno dei nodi che hanno complicato la trattativa, tanto più considerato che il tempo ormai stringe. Il 19 giugno va infatti presentato il piano di salvataggio di Astaldi al Tribunale di Roma. Ecco perché oltre i dettagli finanziari devono essere ben chiari anche gli equilibri di comando. In proposito fonti vicine alla Cdp precisano: «Stiamo valutando un’operazione che punti al consolidamento del settore e che passi da un sistema di governance trasparente e condiviso: a questo riguardo ogni ipotesi sui nomi dei componenti del consiglio e al momento senza fondamento». Stando alle indiscrezioni raccolte, peraltro, la governance del nuovo gruppo Salini Impregilo – che dopo il salvataggio di Astaldi sembra destinato ad accorpare altre realtà in crisi e potenzialmente anche aziende più sane – prevederebbe che la Cassa nomini quattro consiglieri. Allo stesso modo, risulta che l’ad del gruppo resterà Pietro Salini mentre Massimo Ferrari sarà confermato general manager. Nel corso del negoziato, era stato ipotizzato di nominare un cfo esterno scelto da Cdp. Ma il tema pare tramontato, anche per non limitare le deleghe di Ferrari che – secondo le parti sedute al tavolo della trattativa – fin qui ha ben operato. In questo contesto, gli advisor sono al lavoro per definire i contorni dell’operazione nei suoi contenuti finanziari.

Allo stato si sta ragionando sull’ipotesi che Salini Impregilo promuova un rafforzamento di capitale di 600 milioni di euro. Di questi, circa la metà sarebbero a carico della Cassa. Sull’ammontare definitivo dell’iniezione di liquidità ci sono verifiche ancora in corso e la somma potrebbe essere in prospettiva passibile di modifiche. Molto dipenderà dal perimetro definitivo di Progetto Italia. E in quest’ottica tra i soggetti da coinvolgere nel nuovo polo ci sarebbero oltre ad Astaldi, potenzialmente Condotte, Pizzarotti e Vianini.

L’intera operazione dovrebbe poi ricevere il supporto delle banche. La scorsa settimana, il general manager di Salini Impregilo, Ferrari, ha spiegato in un’intervista a Il Sole 24 Ore, che si parla di una cifra di «700 milioni che saranno forniti da un pool di banche prevalentemente italiane, ma anche estere. Tra nuove linee di credito e mantenimento di quelle attuali calcoliamo circa 300-400 milioni, di cui la metà serviranno per la ricapitalizzazione di Astaldi. Sono previste, inoltre, linee di back up per 200-300 milioni da attivare sono in situazioni di emergenza, ma che rappresentano anche per le agenzie di rating un elemento di continuità». L’intero riassetto prevede anche della garanzie. E in questo scenario potrebbe scendere in campo anche la Sace. Come sottolineato da Ferrari «Salini possiede già un plafond di 5-6 miliardi di garanzie ma l’obiettivo è aumentarlo di un altro miliardo per nuove commesse in Canada».

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06/06/2019 Diritto 25

Rödl & Partner e Deloitte Legal sono gli advisor dell’operazione di cessione di 8 impianti fotovoltaici

Rödl & Partner e Deloitte Legal sono gli advisor dell’operazione di cessione di 8 impianti fotovoltaici, con una capacità produttiva complessiva di 8 MW, per un corrispettivo di 22,6 mln di euro da parte di AEGA ASA a Italia T1 Roncolo S.r.l, società controllata da Mareccio Energia.
AEGA ASA, società quotata di diritto norvegese, e Italia T1 Roncolo S.r.l., piatta-forma di aggregazione di impianti fotovoltaici in Italia, hanno raggiunto un accordo per la cessione da parte di AEGA ASA e AEGA YIELDCO AS di 7 SPV, detentrici di 8 impianti fotovoltaici a terra, con una capacità produttiva complessiva di 8 MW e localizzati nel centro/nord Italia. La conclusione del deal è prevista entro la fine del 2019.

Italia T1 Roncolo S.r.l. è stata assistita dal Team Energy di Rödl & Partner, coordi-nato dal partner Roberto Pera e composto Carlo Spampinato, Rosa Ciamillo e Gianluigi Delle Cave (aspetti legali/amministrativi), Bárbara Mateos Frühbeck e Silvia Batello (aspetti corporate), Emanuele Spagnoletti Zeuli, Claudio Finanze, Paolo Zani e Sonia Perone (aspetti Tax), Thomas Giuliani e Simone Faustini (aspetti Financial).

Il team Energy & Resources di Deloitte Legal, coordinato dal partner Antonella Alfonsi e composto da Emanuele Bottazzi, Ugo Attisani e Giorgio Cavazza, ha assistito AEGA ASA nella negoziazione del contratto e nella gestione degli aspetti regolamentari/amministrativi dell’operazione. Gli aspetti fiscali per conto di AEGA ASA sono stati seguito dallo Studio Torresi.