Rassegna stampa 23 maggio 2019

23/05/2019 – Gazzetta di Reggio

Iren ora sogna in grande e presenta le offerte per Sorgenia e Ascopiave

I sindaci lanciano la campagna di grandi acquisti dopo l’ ok al bilancio da primato Vecchi: «Intesa al di là dei partiti». Bucci: «Scaliamo la classifica delle imprese»
Enrico Lorenzo TidonaREGGIO EMILIA. «Abbiamo davanti un grande percorso di crescita: oggi serviamo 7 milioni di persone e siamo la 25esima azienda italiana, perché non possiamo entrare tra le prime 10?». Iren è pronta a fare un salto dimensionale storico, di portata simile a quella della fusione tra le ex municipalizzate di Reggio Emilia, Torino e Genova, che ne aveva decretato la nascita. Una crescita esponenziale tracciata ieri da Marco Bucci, sindaco di Genova e da qualche mese primo socio di Iren dopo l’ allungo che gli ha permesso di raggiungere il 19% circa dell’ ex municipalizzata dell’ energia e dei rifiuti, che ieri ha incassato il voto favorevole dai soci pubblici sul miglior bilancio di sempre. Proprio Bucci ieri ha inaugurato l’ assemblea dei soci della multiutility, che giusto in queste ore ha deciso di cambiare passo presentando due manifestazioni di interesse non vincolanti per Ascopiave e per Sorgenia. Parliamo di due giganti rispetto alle piccole realtà acquistate in questi ultimi anni da Iren. La prima – e forse la più affine commercialmente anche se nel segno della Lega Nord – è la multiutility del nord-est, che da Treviso a Trieste conta 700mila clienti in una delle macro-regioni più fredde, più ricche e più fedeli d’ Italia. Sorgenia – sul cui dossier si sono fatte avanti qualcosa come 20 società interessate nonostante le offerte attorno agli 800 milioni di euro – sembra leggermente più distante nonostante i 275mila clienti. A fare gola di Sorgenia sono infatti le sue centrali elettriche, alle quali puntano soprattutto operatori specializzati. Due obiettivi comunque ambiziosi e che fanno intendere come Iren si stia preparando a cambiar passo e soprattutto perimetro, come confermato ieri da Bucci e nello specifico poi dall’ ad di Iren, Massimiliano Bianco. In particolare, il manager ha osservato che sul gruppo veneto Iren «si sta muovendo da sola e ha presentato una proposta che riguarda sia i clienti retail sia la distribuzione gas». Per quanto riguarda Sorgenia, invece, «il processo è ancora aperto», ha aggiunto. In ogni caso, «accanto a queste due partite grosse, proseguiamo con la nostra strategia di piccole-medie acquisizioni sui territori di riferimento», come quella annunciata ieri – valore 6 milioni – per acquisire il 100% del capitale sociale di Ferrania Ecologia e il ramo d’ azienda di Fg Riciclaggi afferente al settore rifiuti nella zona di Savona. L’ assemblea di ieri è stata l’ occasione di suggellare pubblicamente l’ intesa tra i tre sindaci dei comuni con più azioni in portafoglio. «Non vuole essere una strumentalizzazione politica ma il lavoro svolto insieme a Chiara Appendino e Marco Bucci è stato in pieno accordo» ha sottolineato Vecchi: «Iren è una realtà da 4 miliardi di fatturato, con un percorso di consolidamento seguito dal rinnovo dei patti e dal rafforzamento pubblico. Penso che sia una grande testimonianza di serietà. Siamo tre sindaci di tre espressioni politiche diverse che lavorano in accordo. E questo è un segnale forte». Patto rinsaldato dalle parole di Appendino, presente anche lei a Reggio: «Siamo in campagna elettorale ma la presenza dei tre sindaci testimonia, al di là del colore politico, che mettiamo davanti gli interessi dell’ azienda. E lo faremo anche in caso di divergenze. Sarà il metodo che utilizzeremo anche nei prossimi anni». — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

 

23/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Offerta più vantaggiosa obbligatoria anche per gli appalti di servizi «standardizzati»

Mau.S.

Lo ha deciso l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, risolvendo un annoso conflitto di giurisprudenza

Usare il criterio dell’offerta più vantaggiosa, evitando dunque di basarsi solo sul prezzo, è obbligatorio anche per assegnare le gare di servizi standardizzati. È il principio stabilito da un’articolata sentenza (n.1 del 21 maggio 2019) del Consiglio di Stato, riunito in Adunanza Plenaria, cioè nella formazione deputata a risolvere il conflitto tra sentenze di segno diverso, stabilendo un principio cui i giudici dovranno attenersi per decidere le nuove cause.

Le difficoltà di interpretazione nascono intorno a due diversi punti dell’articolo 95 del codice. Da una parte si stabilisce che i servizi ad alta intensità di manodopera devono sempre essere affidati all’offerta economicamente più vantaggiosa. Dall’altra che servizi e forniture standardizzati possono essere affidate anche con il criterio del massimo ribasso. Che succede se un servizio possiede entrambe le caratteristiche (alta intensità di lavoro e soluzioni standard)? Secondo l’Adunanza Plenaria vince il principio generale, cioè l’obbligo di assegnazione con criteri di qualità, oltre che di sconto sul prezzo.

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23/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Imprese in crisi, Mise: dopo l’omologa, nelle visure va indicato il cambio di stato concordatario

Massimo Frontera

Il Mise ha segnalato al sistema camerale le modifiche per rendere evidente, nelle visure, la chiusura della procedura concordataria dopo l’omologa. Serve l’ok del ministero della Giustizia

L’impresa ottiene il decreto di omologa e torna in bonis, ma dalla visura camerale risulta è ancora nella fase della procedura concorsuale. A segnalare al ministero dello Sviluppo economico questa discrepanza tra realtà e burocrazia sono stati «alcuni giudici delegati». Il Mise ha proposto di risolvere questo disallineamento apportando una serie di modifiche all’attuale assetto strutturale e formale della visura, in modo che a prima vista, risulti chiaro se l’impresa è realmente nella fase della procedura concorsuale oppure se ha già ottenuto l’omologa e si trova pertanto nella fase della esecuzione del concordato.
Le indicazioni si leggono nella circolare n.3721 /C del Mise firmata dal direttore generale della direzione del Mercato e della concorrenza diffusa il 21 maggio e inviata all’intera rete del sistema camerale e all’Istituto Tagliacarne. La nota del Mise prende atto che nelle visure «la procedura di concordato preventivo risulta pendente anche dopo l’emissione del decreto di omologa, nonostante l’art. 181 della legge fallimentare preveda che “La procedura di concordato preventivo si chiude con il decreto di omologazione ai sensi dell’articolo 180″». La circolare aggiunge che «alcuni giudici delegati hanno evidenziato che una semplice modifica alla composizione grafica delle visure camerali potrebbe porre rimedio al problema, evitando così che in coloro che consultano le visure sorga l’erroneo convincimento della persistenza della pendenza della procedura successivamente al decreto di omologa».
Pertanto, il Mise ha dato indicazioni di modificare la disposizione delle informazioni allo scopo di «rendere più evidente, dalla consultazione della visura ordinaria, successivamente all’omologa del concordato preventivo e fino al completamento dell’esecuzione dello stesso, che l’impresa si trova nella fase di esecuzione della proposta di concordato preventivo».
Più in dettaglio, dalla prima pagina della visura ordinaria (sezione “Dati anagrafici”) «viene eliminata la dicitura di esistenza di concordato preventivo, lasciando la prima pagina senza alcuna informazione circa l’esistenza del concordato preventivo». Inoltre, «nel corpo visura, nel blocco relativo alle procedure concorsuali, dove è riportato lo stato di omologa del concordato preventivo e la relativa data, viene aggiunta, invece, una scritta fissa: “concordato preventivo in fase di esecuzione”».
Nella visura il commissario giudiziale risulterà ancora presente tra le persone in carica «ma la sua visualizzazione (e quella di altre cariche analoghe), per motivi di chiarezza, viene spostata dal blocco amministratori al blocco delle altre cariche relative a procedure concorsuali». Infine, «La “scritta fissa 96” (non esistenza di procedura in corso) continua, come già attualmente, a non essere emessa fino a quando non è completata la fase di esecuzione del concordato preventivo».
Le indicazioni del Mise non sono immediatamente operative ma devono attendere l’ok del ministero della Giustizia «affinché possa formulare, ove ritenuto opportuno, eventuali puntualizzazioni al riguardo».
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23/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri: gare più facili, subappalti al 40% e stop al bonus 2% per i progettisti della Pa

Mauro Salerno

Dl Crescita: stop a Infrastrutture Spa, inammissibile l’emendamento per la società in house di Toninelli

Appalti più semplici sotto al milione, quota di subappalto al 40% e cancellazione del bonus del 2% per la progettazione svolta dai tecnici della Pa. Sono le tre novità più importanti in arrivo dagli emendamenti votati nella notte di martedì 21 maggio al decreto Sblocca-cantieri dalle commissioni Ambiente e Lavori pubblici del Senato. A queste va aggiunta anche la conferma del divieto per chi concorre a una gara di diventare subappaltatore delle imprese vincente. È stata così accolta una delle preoccupazioni avanzate dal presidente dell’Anticorruzione, Raffaele Cantone. Oltre alle votazioni sull’articolo 1 – con le modifiche al codice appalti – le commissioni ieri hanno votato, in un clima abbastanza teso, una serie di emendamenti al capitolo sisma e all’articolo 3 con le semplificazioni per la presentazione dei progetti in area sismica.

Il via libera definitivo del provvedimento slitta così alla settimana prossima, anche se resta confermato l’obiettivo di portare il testo in Aula il 28 maggio. «Decideranno gli uffici di presidenza, ma contiamo di riunirci lunedì – spiega il relatore Agostino Santillo (M5S)». Tra i punti chiave restano da votare pochi emendamenti all’articolo 4 sui commissari dove però è stata “sminata” la bomba Tav , mentre «tutti gli emendamenti della maggioranza sull’articolo 5 (rigenerazione urbana, ndr) sono stati ritirati», dice ancora Santillo: «Possiamo chiudere in poche ore».

Procedure negoziate sotto al milione
Confermato il ritorno della possibilità di assegnare le gare di lavori sotto al milione sulla base di procedure negoziate. Salta dunque il paletto della gara obbligatoria oltre i 200mila euro introdotto dal decreto Sblocca-cantieri. Si torna, invece, al meccanismo delle procedure a invito già previsto dal codice appalti, ma sulla base di importi ( e numero di imprese da consultare) diversi. Tra 40mila e 150mila euro (221mila euro per forniture e servizi) si prevede una sorta di affidamento diretto “ibrido” con almeno tre inviti. In pratica il funzionario della stazione appaltante potrà scegliere l’impresa che ai suoi occhi dà maggiori garanzie, dopo aver preso visione di almeno tre preventivi (cinque nel caso di forniture e servizi) . Tra 150mila e 350 mila euro gli invitati dovranno ebbero essere almeno 10, mentre tra 350mila euro e un milione almeno 15. Previsto anche l’obbligo di far ruotare gli invitati, in modo da non chiamare sempre le stesse imprese e quello di selezionare le aziende al termine di indagini di mercato o pescando in un elenco di operatori. La gara a procedura aperta rimane obbligatoria per i lavori oltre il milione, con il vincolo di aggiudicazione al prezzo più basso ed esclusione delle offerte anomale fino alla soglia Ue di 5,5 milioni.

Subappalto (gara per gara) al 40%
Corte Ue permettendo (sono in arrivo sentenze che potrebbero far saltare ogni paletto) la soglia massima del subappalto viene fissata al 40%: quota intermedia tra il 30% previsto dal codice e il 50% del decreto Sblocca-cantieri in vigore dal 19 aprile. Non viene invece toccata la clausola che assegna alla stazione appaltante di decidere di volta in volta con il bando l’importo effettivo del subaffidamento ammesso (da zero a 40%) . La soluzione non piace alle imprese perché introduce il rischio di dover far fronte a richieste organizzative “a fisarmonica”. Ok anche all’emendamento che reintroduce il divieto di affidare subappalti a una delle imprese che ha partecipato alla gara principale («rischio collusione e spartizione», aveva denunciato Cantone) e all’eliminazione del bonus del 2% per i progettisti della Pa, che il decreto voleva ripristinare. Il bonus rimane, ma continuerà a riguardare le attività di programmazione e controllo, come prevedeva il codice appalti.
Nel campo dell’edilizia privata va citato l’ok alla possibilità di presentare via Pec i progetti di interventi edilizi allo sportello unico. Via libera anche all’emendamento che concede più tempo ai Comuni per avviare i micro-lavori finanziati con il piano Salvini a inizio anno.

Non passa Infrastrutture Spa
Addio all’idea di creare una nuova società pubblica (in house) sotto l’ombrello del Mit per accelerare la realizzazione delle opere. L’emendamento Cinque Stelle al Dl Crescita che faceva nascere Infrastrutture Spa dal prossimo primo settembre (vedi l’articolo pubblicato ieri su questo giornale) non è sopravvissuto al vaglio di ammissibilità.

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