Rassegna stampa 21-22 maggio 2019

21/05/2019 – Alto Adige

Alperia, la Lega resta esclusa dal primo giro di nomine

La governance. Bolzano, Merano e Provincia indicano i nomi per il Consiglio di sorveglianza: il Carroccio non compare Confermato Marchi, arriva Sparber (oggi Consiglio di gestione): Pd e Comune non vogliono cedere la presidenza
francesca gonzato BOLZANO. Arriva la prima partita di nomine importanti della nuova legislatura provinciale. Giovedì è convocata l’ assemblea soci di Alperia per la nomina del Consiglio di sorveglianza (carica di tre anni). I soci sono Provincia, i Comuni di Bolzano e Merano e la Selfin (società dei Comuni). I nomi sono già definiti. Ieri sono arrivate le indicazioni delle giunte di Bolzano e Merano, oggi deciderà la giunta provinciale.Salvo sorprese dell’ ultima ora, la Lega alla assemblea di giovedì resterà esclusa da questa partita. Infatti ieri pomeriggio l’ irritazione era al massimo grado tra le fila del Carroccio, che rischia di restare schiacciato, anche per inesperienza, dalle scelte della Svp provinciale (sua alleata) e dei due Comuni, dove invece non siede in maggioranza. Ieri sera la Lega aveva organizzato una riunione sulle nomine in vista della giunta provinciale di oggi: ma i giochi erano già fatti e discussi durante una riunione di Kompatscher e Caramaschi, tra gli altri. Se andrà effettivamente così, l’ unica possibilità per la Lega è riuscire a nominare un proprio rappresentante nel Consiglio di gestione, l’ organismo più operativo del sistema duale adottato in Alperia (viene formalmente nominato dal Consiglio di sorveglianza). L’ esclusione della Lega arriva una settimana dopo il caso della nomina di Karl Martinelli, compagno di Rita Mattei nel Cda delle Terme: una parentela non comunicata che ha irritato la giunta. I nomiQuesto è l’ attuale Consiglio di sorveglianza: Mauro Marchi (presidente), Luitgard Spögler (vice), Maurizio Peluso, Helmuth Moroder, Manfred Mayr e Sabine Fischer.Tre nomi vengono indicati da Bolzano e Merano, tre nomi da Provincia e Selfin. Come si vedrà, molte le conferme. Queste le indicazioni uscite ieri da Bolzano e Merano: Mauro Marchi, Maurizio Peluso e Paola Aspmair. Due del gruppo italiano e un nome del gruppo tedesco. Oltre a questo, la giunta di Bolzano ha già deciso il nome che verrà proposto per il comitato di gestione: il manager Pietro Borgo (già Lub, Caramaschi lo avrebbe voluto in giunta). La sorpresa. Comunicati questi nomi, è stato inevitabile concludere che la Provincia oggi indicherà tre persone del gruppo tedesco. Tra i nomi in circolazione, una sorpresa: la Provincia, d’ accordo con Selfin, dovrebbe nominare oggi nel Consiglio di sorveglianza Wolfram Sparber, attualmente presidente del Consiglio di gestione, e confermare Luitgard Spögler e Manfred Mayr. Marchi e Sparber nello stesso Consiglio. Chi sarà il presidente? La Svp punta a fare la doppietta, con la presidenza dei due organismi, ma Bolzano e il Pd non ci stanno: la trattativa sarebbe a favore di Marchi. Questo è invece l’ attuale Consiglio di gestione: Wolfram Sparber (presidente), Giuseppina Martelli (vice), Renate König, Siegfried Pohl, Johann Wohlfarter (membro di diritto, è direttore generale), e Paolo Acuti (membro di diritto, è vice direttore generale). ©RIPRODUZIONE RISERVATA.

22/05/2019 – Alto Adige
Caos Alperia, nomine bloccate

La governance. La Lega chiede un posto e rompe gli equilibri già concordati tra Provincia, Merano e Bolzano. La giunta rinvia la decisione Kompatscher: «Ridiscutiamo insieme». La rabbia di Merano: «Ci chiedono di sacrificare un nostro uomo, in più Bolzano ha presidente e vice»
FRANCESCA GONZATOBOLZANO. Alperia, tutto in alto mare sulla nuova governance. Sono saltate ieri le nomine previste in giunta provinciale. A cascata, si è fermata anche la giunta di Merano. Slitterà di una settimana almeno l’ assemblea soci di domani, che avrebbe dovuto ufficializzare le proposte di Provincia e Comuni per il Consiglio di sorveglianza (uno dei due organismi, l’ altro è il Consiglio di gestione). Nel temporale, una novità dovrebbe essere al riparo: alla presidenza del Consiglio di gestione è prevista una donna, Flora Kröss, l’ imprenditrice che ha contribuito a lanciare l’ azienda di famiglia, la Ewo. È successo che la Lega si è messa di traverso a Palazzo Widmann. Non consultata finora dalla Svp provinciale, si è trovata ieri mattina sul tavolo un pacchetto di nomine da approvare, senza che fosse prevista alcuna sua indicazione. Non solo, lo schema provinciale teneva conto dei nomi indicati dai Comuni di Bolzano e Merano: una rete complicata di equilibri territoriali, politici, di genere e di gruppo linguistico. La Lega, che aveva probabilmente sottovalutato la partita, ha chiesto di fermare tutto. Nessun litigio, ma Giuliano Vettorato ha fatto presente, tra l’ altro, di essere l’ assessore competente (Ambiente) e che come minimo ha diritto di co-decisione sulla governance di Alperia. Il presidente Arno Kompatscher ha potuto solo incassare. «C’ è un momento di riflessione sui nomi», così Vettorato uscendo. La Lega avrebbe proposto un commercialista del gruppo italiano. «C’ è una serie di buoni nomi. Su dodici nomine da effettuare, abbiamo almeno quattordici curricula di tutto rispetto. Possiamo solo discuterne tutti insieme, togliendo le etichette», è la sintesi di Kompatscher. È un modo edulcorato per descrivere la confusione che si è creata e la mezza ribellione di Merano. Perché per accogliere un nome della Lega, è partito il pressing della Provincia perché Merano rinunciasse a un posto. La risposta è no e il contrattacco meranese contro i colleghi di Bolzano. Il più duro è l’ assessore Nerio Zaccaria (Alleanza per Merano): «Ci prendono per deficienti? La Lega si sveglia all’ ultimo minuto e per rimediare ai problemi delle nomine provinciali chiedono a noi di rinunciare a una persona. In più il Comune di Bolzano si sarebbe aggiudicato la presidenza del Consiglio di sorveglianza (Mauro Marchi, ndr) e la vice presidenza del Consiglio di gestione (Pietro Borgo). Le altre posizioni apicali andrebbero alla Provincia. A noi, niente. Non se ne parla». La giunta di Merano, informa Zaccaria, ieri ha rinviato l’ ufficializzazione delle nomine (decise da tempo): «Si riaprono le trattative. Il sindaco Paul Rösch ha ricevuto mandato di difendere tutti i nostri». Queste le nomine previste, su cui si apre ora la discussione. Consiglio di sorveglianza: Wolfram Sparber (Provincia), Luitgard Spögler (Provincia), Manfred Mayr (Selfin), Mauro Marchi (Comune di Bolzano), Paola Aspmair (Comune di Bolzano), Maurizio Peluso (Comune di Merano). Consiglio di gestione: Flora Kröss (Provincia), Renate König (Merano), Pietro Borgo (Bolzano), Helmuth Moroder (Merano), Johann Wohlfarter (di diritto, è direttore generale), Paolo Acuti (di diritto, è vice direttore, o altro dirigente). Tra i nomi in bilico, Spögler, Peluso e Moroder.©RIPRODUZIONE RISERVATA.

21/05/2019 – Il Sole 24 Ore
Acea lancia il piano da 500 milioni per l’ innovazione

UTILITY
Focus su reti e clientela Oggi l’ Innovation Day con il ceo Donnarumma
Acea guarda all’ innovazione tecnologica come driver strategico per favorire una maggiore resilienza delle reti, automatizzare i processi industriali e intercettare al meglio le mutate esigenze della clientela. Da qui la scelta dell’ utility romana di destinare a questo tassello 500 milioni di investimenti al 2022 (cento milioni in più della precedente strategia) e, soprattutto, di costituire, meno di un anno e mezzo fa, una direzione ad hoc (Innovation, technology and solution) guidata da Massimiliano Garri. «Siamo una direzione trasversale – spiega Garri al Sole 24 Ore – che fornisce un servizio di innovazione a tutte le attività industriali e che deve misurarsi con il core business di Acea che sono le infrastrutture». Con un obiettivo chiaro: permettere alle reti di lavorarare di più e per più tempo. Ecco perché, tra i target alla voce “innovazione”,figura, tra l’ altro, l’ installazione di 600mila contatori intelligenti da qui al 2022 per l’ elettrico e 500mila per l’ idrico che consentiranno di acquisire informazioni continue sullo stato dell’ infrastruttura, come pure la distrettualizzazione del 100% della rete idrica nell’ arco di piano «che ci permette – chiarisce Garri – di tarare le aree geografiche in termini di pressione e portata migliorandone la gestione e la manutenzione» Accanto all’ innovazione degli asset, c’ è poi un capitolo dedicato ai clienti che sono spesso anche produttori di energia. E, su questo fronte, la risposta della società rinvia alle smart city e alle opportunità legate alle reti intelligenti: dal progetto Luce+ sui lampioni 4.0 (su cui Acea ha lanciato una serie di sperimentazioni), all’ automazione di alcuni servizi, fino alla mobilità elettrica. Una rivoluzione copernicana, dunque, che richiede un profondo cambiamento interno imperniato su tre assi: la Digital Academy «per avere un percorso dedicato alla formazione», chiarisce il manager; l’ Acea Innovation Garage «per raccogliere e sviluppare le migliori idee imprenditoriali interne; e, infine, attività di smart working e coworking «che abbiamo già avviato e stiamo espandendo», chiosa Garri. Che oggi illustrerà la trasformazione 4.0 di Acea nel primo Innovation Day della società: un momento di confronto che vedrà sul palco, davanti a una platea tutta di studenti, l’ ad Stefano Donnarumma e i ceo di altre primarie aziende. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Celestina Dominelli

22/05/2019 – Corriere del Trentino
Dolomiti energia, 6.000 nuovi clienti Accordo con il consorzio Caem

Forniti 200 milioni di kilowatt a imprese di 30 province. Merler: ulteriori margini
TRENTO Dolomiti Energia guadagna 6.000 nuovi clienti da varie regioni italiane, 6.000 piccole imprese che fanno parte del Caem, consorzio acquisti energia e multiutility. Il consorzio ha infatti siglato un patto con Dolomiti Energia per la fornitura di energia elettrica e gas: un’ intesa che vale 200 milioni kilowatt ora di energia elettrica, 8 milioni di metri cubi di gas per un valore economico complessivo di 50 milioni di euro. Numeri importanti che fanno capire la soddisfazione con cui i vertici delle due realtà, ieri insieme alla centrale idroelettrica di Santa Massenza, hanno brindato al sodalizio, in essere per ora fino a fine anno «ma che – ha detto il coordinatore del Caem Loris Rui – ci auguriamo vada molto più lontano». Il Caem, nato a Vicenza e promosso da 30 associazioni cui aderiscono 8.000 aziende, negozia per le sue socie i contratti dell’ energia elettrica e gas. Le 6.000 che da inizio anno sono fornite da Dolomiti Energia si trovano in varie regioni: Veneto ma anche Puglia, Sardegna, Abruzzo, Campania. Un passo in più nella strategia di ampliamento del proprio mercato extra Trentino messa in campo da Dolomiti energia, che già oggi rappresenta circa il 50 per cento del fatturato commerciale della società. «La partnership con il Caem – ha detto l’ amministratore delegato di DE Marco Merler – nata sulla scorta della positiva esperienza di partnership maturata con l’ associazione artigiani di Trento, evidenzia l’ impegno costante di Dolomiti Energia nell’ offrire strumenti e soluzioni sostenibili e accessibili. Poter estendere a 6.000 aziende e 30 province le nostre forniture ci consente di aprire opportunità per le aziende, soprattutto le piccole e medie imprese, sempre più il nostro target. Vogliamo sia punto di partenza di una collaborazione di lungo periodo». Un auspicio condiviso anche da Matteo Segafredo, presidente del Caem: «Con le nostre 8.000 imprese gestiamo 300 milioni di kilowatt ora di energia e 50 milioni di metri cubi di gas: abbiamo molti fornitori ma il più importante è Dolomiti Energia – ha affermato – Il mercato di energia elettrica e gas è in forte cambiamento: dei 200-250 fornitori di oggi fra cinque anni resteranno poche unità; poter contare su un soggetto che ha tradizione e produzione propria è cruciale. Tra un anno il mercato regolato avrà termine e tutti i consumatori dovranno rifornirsi sul mercato libero: dobbiamo assistere le imprese nella scelta dell’ operatore». «Un parto complicato ma voluto – come lo ha definito Rui – Ci siamo iniziati a conoscere due anni fa grazie anche a Confartigianato. Importante per noi – ha tenuto a precisare – è anche che l’ energia che ci arriva provenga da fonti rinnovabili e per questo Dolomiti energia è una garanzia». Un ruolo dunque cruciale te nell’ accordo con Caem lo hanno svolto gli artigiani «Da più di dieci anni collaboriamo con Dolomiti energia – spiega il presidente Marco Segatta – 3.800 sono le aziende convenzionate per 70 milioni di kilowatt annui e 1.200 quelle in convenzione per la fornitura di 4 milioni di metri cubi di gas all’ anno». Un accordo che garantisce prezzi, ma soprattutto servizi, vicini alle imprese. Ma che, sulla scorta dell’ intesa siglata con Caem, potrebbe, alla scadenza nel 2021, essere perfezionato come conferma il direttore Ferrari: «Stiamo aprendo un ragionamento per il futuro». Anche perché, come ha sottolineato Agostino Bonomo, presidente di Confartigianato Vicenza«con il Caem le imprese hanno un mese di corrente gratuita: non è poco». Annalia Dongilli

22/05/2019 – Corriere di Romagna
Hera, oltre 300 milioni di euro distribuiti nel 2018 in Romagna

LA MULTIUTILITY LE RICADUTE LOCALI
Tra Ravenna, Rimini, Forlì e Cesena assunte lo scorso anno 56 persone L’ indotto occupazionale coinvolge complessivamente più di 1.800 posti di lavoro
BOLOGNA Contiene i numeri delle responsabilità economica, sociale e ambientale, il focus sugli impegni presi, i risultati conseguiti e le prospettive future. È il bilancio di sostenibilità 2018 che il Gruppo Hera ha appena pubblicato e che quest’ anno vede anche nuove pagine dedicate ai risultati per ogni territorio servito. Il bilancio si concentra sulla creazione di valore condiviso: ovvero la capacità della multiutility di rispondere ai bisogni del territorio e alle sfide per il cambiamento nella direzione della sostenibilità. Nel 2018 il Gruppo ha generato una quota di margine operativo lordo “avalore condiviso” di 375 milioni di euro, in crescita del 14% rispetto allo scorso anno, pari a oltre un terzo del totale e prevista al 40% entro il 2022. Ecco come l’ azienda ha distribuito il risultato della propria attività sul territorio romagnolo. Forlì -Cesena Il valore economico complessivamente distribuito sul territorio servito èstato di 1.913 milioni di euro. Di questi, 121 milioni di euro sono arrivati nella sola provincia di Forlì -Cesena a lavoratori, azionisti, finanziatori e istituti bancari, pubblica amministrazione e comunità locale, fornitori locali, creando un indotto occupazionale di 552 posti di lavoro. I dipendenti di Hera nella provincia sono circa 600 e nel 2018 sono state 24 le assunzioni. 12.000 le famiglie aiutate nell’ area con la rateizzazione delle bollette, per un valore complessivo di 13 milioni di euro. Sul fronte energetico da segnalare che Hera ha fornito elettricità da fonti rinnovabili al 100% delle famiglie con contratto a libero mercato. Il gruppo stima che dal 2007 a oggi siano state evitate 16mila tonnellate di C02. Ravenna La ricaduta sul territorio è stata di 145 milioni di euro per un indotto occupazionale di oltre 860 posti di lavoro mentre 32 sono state le assunzioni. Grazie all’ uso intelligente dell’ energia nel Ravennate in sedici anni sono state evitate 19mila tonnellate di CO2. Da segnalare l’ accordo sottoscritto da Hera Luce con il Comune di Cervia per la gestio ne e riqualificazione energetica dell’ illuminazione pubblica per venti anni, che prevede la sostituzione di oltre 11.860 punti luce con nuovi apparecchi a led di ultima generazione, per un risparmio di energia pari al 73%. Rimini Nel territorio riminese la somma distribuita ammonta a 106 milioni di euro creando un indotto occupazionale che il Gruppo stima in di 471 posti di lavoro. Un valore aggiunto è stato dato da “Rifiutologo”, l’ app dedicata alla raccolta differenziata del Gruppo Hera, attraverso la quale i cittadini hanno potuto effettuare 3.800 segnalazioni per migliorare il decoro urbano della città. A Cattolica, Coriano e Misano Adriatico sono stati introdotti nuovi cassonetti speciali per la raccolta invista del passaggio alla tariffa puntuale, che garantisce agli oltre 50 mila cittadini coinvolti una tariffa direttamente proporzionale ai propri conferimenti. Sul tema del recupero e del riuso, invece, 69 tonnellate di ingombranti in buono stato hanno trovato una seconda vita grazie al progetto Cambia il finale, svolto in collaborazione con le onlus del territorio.

21/05/2019 – Italia Oggi
Sbloccacantieri, rischio di accordi collusivi

le osservazioni dell’ Anac sul decreto legge
Rischio di accordi collusivi in gara con il divieto di subappalto al concorrente che ha partecipato alla gara; effetti di farraginosità delle procedure con l’ adozione della procedura aperta oltre i 200 mila euro; quadro normativo confuso con il regolamento che lascia in vigore alcune linee guida; negativa l’ estensione a 15 anni del periodo documentabile per la qualificazione delle imprese. Sono queste le osservazioni principali contenute nel documento emesso dall’ Anac sul decreto legge 18 aprile 2019 n. 32 «sblocca cantieri» che, preliminarmente evidenzia il serio rischio che «al continuo mutamento delle norme di settore, consegua un non corretto esercizio dell’ azione amministrativa nel settore contrattuale pubblico». Il suggerimento è quello di prestare particolare attenzione al coordinamento generale della materia, limitando gli interventi urgenti su materie critiche (perché complesse o perché hanno grande impatto sul mercato). Sul ritorno al regolamento «unico» le censure dell’ Anac relative alla fase transitoria, dovrebbero essere superate da alcune proposte emendative cui sta lavorando il Governo, ma rimangono le perplessità sul fatto che il regolamento emanando «cristallizza» le linee guida emanate e non consente una loro modifica. Da qui deriva, ad avviso dell’ Anac, un «quadro normativo confuso e poco chiaro, con evidenti difficoltà applicative delle disposizioni del Codice e delle correlate linee guida da parte degli operatori del settore, vanificando di fatto le finalità di semplificazione e speditezza dell’ azione amministrativa». Incoerente, dice l’ Anac, è poi la scelta di introdurre nuove linee guida sui requisiti aggiuntivi per le imprese in concordato, visto che tutta la disciplina attuativa del codice dovrebbe finire nel regolamento; per questo l’ Anac ritiene «necessaria una attenta riflessione sulle possibili conseguenze derivanti da una previsione, come quella dell’ art. 216, comma 27-octies del Codice». Alta nota dolente è la nuova regolamentazione delle procedure «sotto soglia» per la quale viene evidenziato che le modifiche apportate «rischiano di non centrare gli obiettivi di snellimento e semplificazione che la novella si prefigge». In particolare prevedere procedure aperte sopra i 200 mila euro è cosa che crea «complessità legate alla gestione di procedure molto partecipate»; inoltre gli effetti acceleratori della preferenza accordata al criterio del prezzo più basso «potrebbero rivelarsi di scarso rilievo in quanto impattanti su una percentuale non significativa di affidamenti e potrebbero essere in parte neutralizzati dalla reintroduzione dell’ appalto integrato che implica l’ utilizzo del criterio o.e.p.v». Critiche vengono mosse anche all’ inversione procedimentale: «implica l’ appesantimento procedurale del secondo calcolo della soglia di anomalia, favorisce l’ aumento del contenzioso e lascia margini per manovre in grado di condizionare gli esiti dell’ affidamento, in sede di soccorso istruttorio, da parte di operatori economici non utilmente collocati in graduatoria e soggetti al controllo dei requisiti». Sulle cause di esclusione, oggetto di numerosi emendamenti in commissione, viene suggerito – fra le altre cose – di richiamare il carattere di gravità della violazione, in ossequio al principio di proporzionalità, per l’ esclusione facoltativa in caso di inottemperanza agli obblighi di pagamento di imposte e tasse. Sull’ estensione da 10 a 15 del periodo documentabile per le attestazioni SOA l’ Anac rileva che «rischia di aprire il mercato ad imprese non in possesso delle competenze tecniche più aggiornate o addirittura non attive, con conseguente alterazione della concorrenza». Infine sul subappalto l’ eliminazione del divieto di subappalto in favore del concorrente (‘art. 105 comma 4 lett. a) del codice) «potrebbe stimolare accordi collusivi in fase di gara, che sfociano in cospicue «spartizioni» in fase di esecuzione». Mentre l’ innalzamento della quota di affidamento subappaltabile (dal 30 al 50%) e la completa eliminazione della verifica dei requisiti del subappaltatore in gara non rispondono alle osservazioni avanzate in sede di procedura di infrazione. © Riproduzione riservata. ANDREA MASCOLINI

21/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Anac: senza rito super-accelerato si rischia l’aumento dei contenziosi prima dell’aggiudicazione

Manuela Sodini

Nel report sul decreto Sbloccacantieri si evidenzia la necessità di un miglior coordinamento con le norme sulla trasparenza per evitare un effetto-boomerang

Le possibili criticità contenute nel Dl 32/2019 (cosiddetto sblocca cantieri) sono state oggetto di approfondimento da parte di Anac che ha istituito un apposito gruppo di lavoro le cui osservazioni sono confluite in un documento pubblicato sul sito dell’autorità lo scorso 17 maggio.

Il documento esamina alcuni degli aspetti dell’attuale codice dei contratti pubblici così come modificato dal decreto sblocca cantieri, in particolare: linee guida e nuovo regolamento attuativo, appalti sotto-soglia, motivi di esclusione, trasparenza, qualità e controlli, subappalto, progettazione, centrali di committenza e qualificazione delle stazioni appaltanti, commissari straordinari.

La trasparenza
Con riferimento alla trasparenza, l’articolo 1, comma 1, lettera c) del Dl 32/2019 è intervenuto modificando l’articolo 29 del codice dei contratti pubblici, abrogando l’obbligo delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori di pubblicare sul profilo del committente, nella sezione «Amministrazione trasparente», il provvedimento contenente l’elenco degli operatori ammessi e/o esclusi dalla procedura all’esito della verifica della documentazione amministrativa, nonché quello di notiziare i concorrenti dell’avvenuta pubblicazione. Contemporaneamente, il decreto sblocca cantieri ha abrogato il rito super-accelerato previsto dall’articolo 120, commi 2-bis e 6-bis del codice del processo amministrativo e introdotto il comma 2-bis all’articolo 76 del decreto legislativo 50/2016, che prevede l’obbligo per le stazioni appaltanti di comunicare individualmente ai concorrenti, entro cinque giorni, il provvedimento che determina le esclusioni/ammissioni dalla procedura, unitamente all’indicazione dell’ufficio o del collegamento informatico ai fini dell’esercizio del diritto di accesso agli atti.

La soppressione del rito super-accellerato
Secondo Anac, la soppressione del rito super-accelerato, in base al quale dal momento in cui le esclusioni dalla procedura di affidamento e le ammissioni venivano pubblicate decorreva il termine di trenta giorni per l’impugnazione, e l’omessa impugnazione precludeva peraltro la facoltà di far valere l’illegittimità derivata dei successivi atti delle procedure di affidamento, è coerente con la riforma in corso, ma necessita di un maggior coordinamento con la neo introdotta disposizione al comma 2-bis dell’articolo 76 del codice dei contratti pubblici. Infatti, la previsione introdotta, obbligando le stazioni appaltanti a comunicare individualmente ai concorrenti, entro cinque giorni, il provvedimento con le esclusioni/ammissioni dalla procedura, potrebbe ingenerare dubbi interpretativi in ordine all’onere di una sua immediata impugnativa, in particolare ove un candidato voglia contestare la legittimità dell’altrui ammissione per carenza dei requisiti di partecipazione.
Anac evidenzia che, se la scelta del legislatore è quella di abolire la previsione di un onere di impugnativa in capo alle imprese, come risulterebbe dalla relazione di accompagnamento al disegno di legge di conversione del decreto sblocca cantieri, allora non pare coerente, in un’ottica di sistema, prevedere l’obbligo di comunicazione d’ufficio del suddetto elenco, alla stregua degli atti elencati nell’articolo 76, comma 5, del codice dei contratti pubblici che, invece, hanno natura provvedimentale (aggiudicazione, esclusione, decisione di non aggiudicare un appalto) e che, in base all’articolo 120, comma 5, del codice del processo amministrativo, devono essere impugnati nel termine decadenziale di trenta giorni decorrenti, per l’appunto, dalla ricezione della comunicazione prevista dall’articolo 76 del codice dei contratti pubblici.

In assenza di correttivi, la permanenza dell’obbligo di adottare e di comunicare il provvedimento a tutti i concorrenti potrebbe ingenerare negli operatori l’incertezza circa il dovere di impugnarlo a decorrere dalla comunicazione individuale con il possibile effetto di aumentare il contenzioso nella fase che precede l’adozione del provvedimento di aggiudicazione definitiva. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

21/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Subappalto, oggi gli emendamenti al Dl Sbloccacantieri: ma la Corte Ue potrebbe far saltare tutti i paletti

Mauro Salerno

Tenuta il 15 maggio l’udienza chiave nella causa sulla compatibilità dei limiti italiani ai subaffidamenti con le direttive europee

Giornata decisiva oggi per la riforma del codice appalti anticipata dal decreto Sblocca-cantieri. Oltre al recupero delle procedure negoziate (probabilmente fino a un milione) per semplificare le gare sottosoglia, all’interno delle commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato si lavora per cercare un’intesa sul fronte del subappalto.

L’intenzione della maggioranza è quella di trovare un nuovo punto di equilibrio rispetto alla soglia massima del 50% individuata al rialzo (dal precedente 30%) del decreto Sblocca-cantieri. L’idea, come abbiamo anticipato su questo giornale nei giorni scorsi, è di ridurre nuovamente la soglia fermandosi al 40 per cento, come peraltro prevedono alcuni degli emendamenti già presentati.

Anche questa modifica rischia di essere solo però un’altra correzione temporanea. Un nuovo regime transitorio, tra i moltissimi, cui hanno dovuto abituarsi imprese e stazioni appaltanti in questi ultimi anni di riforma continua della disciplina dei contratti pubblici.

Mentre in Senato si discute di soglie, in fatti, in Europa pochi giorni fa, il 15 maggio, si è tenuta l’udienza-chiave nella causa che – su decisione del Consiglio di Stato(oltre quella avanzata dalTar Lombardia)- ha rimesso alla Corte Ue il compito di decidere la legittimità del doppio limite che la normativa italiana impone sul subappalto. Non solo quello del 30% (in base al codice prima delle modifiche del decreto Sblocca-cantieri) sul valore complessivo del contratto, ma anche quello del 20% sulla percentuale massima di sconto possibile sul valore dei lavori subaffidati dal titolare del contratto.

Dall’udienza non sono uscite previsioni o annunci sulla data della sentenza. Impossibile fare anche fare previsioni sull’orientamento della Corte. Anche se a sentire chi ha assistito al dibattimento non ci sarebbero motivi per far pensare a decisioni diverse rispetto agli indirizzi che l’Europa ha più volte espresso sul tema: cioè la difficoltà di conciliare i limiti imposti dalla norme italiane – per quanto giustificati dall’obiettivo di far fronte al rischio di infiltrazioni – con la disciplina europea che non prevede alcun tipo di limitazioni. Convincimenti ribaditi in tempi recenti anche con sentenze, ma soprattutto con la lettera di messa in mora che, lo scorso gennaio, ha aperto una procedura di infrazione sulla trasposizione italiana delle direttive Ue anche sul fronte del subappalto. «La Commissione – si legge nella lettera – rileva che nelle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE non vi sono disposizioni che consentano un siffatto limite obbligatorio all’importo dei contratti pubblici che può essere subappaltato».

C’è un solo caso, secondo i principi europei in cui il ricorso al subappalto può essere limitato. E accade quando la stazione appaltante intende chiedere per la natura particolare delle prestazioni che a eseguire i lavori sia l’impresa titolare del contratto. Non è questo il caso delle norme italiane. «Pertanto – si legge sempre nella lettera – , occorre concludere che la normativa italiana viola il diritto Ue in quanto essa limita il ricorso al subappalto in tutti i casi, e non solo nei casi in cui una restrizione del subappalto sia oggettivamente giustificata dalla natura delle prestazioni dedotte in contratto».

Se queste sono le premesse, difficile che la Corte Ue, quando arriverà la sentenza si discosti molto da queste conclusioni. E allora, il nuovo limite al subappalto, qualunque sia quello deciso dagli emendamenti allo Sblocca-cantieri, finirebbe per assumere le vesti di un altro fugace regime transitorio nella lunga stagione della riforma degli appalti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

22/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Comuni: ripartono i nuovi investimenti, ma solo al Nord

Gianni Trovati

In un anno +21,4% nelle accensioni di mutui mentre il debito scende

Accanto ai pagamenti in conto capitale ricominciano a crescere anche i nuovi investimenti nei Comuni. E anche in questo caso il traino è tutto a Nord. E mentre crescono i mutui, diminuisce lo stock di debito residuo perché lo smaltimento di vecchi prestiti procede più rapidamente delle nuove accensioni.

Il complesso dei dati, tutti positivi per i sindaci, arriva dalla Ragioneria generale dello Stato. Tre numeri servono a inquadrare la questione. Nel 2018 i sindaci hanno avviato nuovi mutui per 790 milioni, con un aumento del 24,1% rispetto all’anno prima. Il balzo non deve fare troppa impressione, perché negli anni in cui la finanza locale era più libera i Comuni arrivavano a firmare mutui per oltre 7 miliardi (il top si è raggiunto nel 2003 con 7,4 miliardi). Ma il +24,1% del 2018 arriva dopo una serie negativa che dal 2008 a oggi si è interrotta per un solo anno, il 2014. La strada da fare, insomma, è ancora tanta, ma il primo passo c’è tutto. Contraria invece la situazione delle Regioni: lì i nuovi mutui rallentano ancora (-79 milioni rispetto all’anno prima), ma il debito è in crescita (15,1 miliardi, 331 milioni in più in 12 mesi).

I numeri dei mutui guardano infatti al futuro, perché il finanziamento segnala un investimento che si avvia. Ma confermano dinamica e geografia già registrata dai pagamenti in conto capitale (Sole 24 Ore del 21 aprile), che misurano l’andamento degli investimenti già in via di realizzazione.

La corsa è infatti quasi tutta a Nord, guidata dai Comuni della Lombardia (29,3% dei nuovi mutui) seguiti dalle amministrazioni di Liguria (11,2%), Toscana (10,4%) e Piemonte (8,7%). Lazio e Campania, nonostante le dimensioni, non vanno oltre il 3,2% e il 2,4% dei nuovi mutui; Sicilia e Calabria si fermano al 2% e il resto del Sud è praticamente assente dal panorama.

Anche se aumenta il ritmo di nuovi mutui, lo stock del debito comunale è in via di diminuzione. Vale 33,9 miliardi a inizio 2019, cioè 2,5 miliardi in meno rispetto a 12 mesi prima (-7,2%). A conferma del fatto che non esiste alcun problema generalizzato di debito locale, tema di cui si è parlato molto nella prima fase di costruzione del decreto crescita intorno al salva-Roma che ha diviso la maggioranza giallo-verde. Esistono allarmi specifici, da Torino a Genova, da Napoli a Reggio Calabria. Ma ci sono molti enti come Cagliari, Bari, Venezia, Bologna o Firenze che hanno in bilancio numeri più che tranquilli.

Più complicate sono però le cifre del costo annuale del debito. Nel 2018, come mostrano sempre le tabelle della Ragioneria generale, i sindaci hanno speso in interessi una cifra pari al 3,75% dello stock di passivo. E il peso cresce al diminuire degli abitanti. Il rimborsi dei prestiti (quota capitale più interessi) è costato l’8,3% del debito totale nei capoluoghi di Provincia, ma l’indicatore sale al 10,7% nei Comuni non capoluogo con più di 20mila abitanti e al 12% in quelli più piccoli. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

22/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri: salta (per ora) l’emendamento Tav, torna la procedura negoziata sotto al milione

Mauro Salerno

Ripreso ieri nelle commissioni Ambiente e Lavori pubblici del Senato l’esame del decreto. Emendamenti del Governo attesi per l’Aula

Resta come è, almeno per ora, la norma sui commissari straordinari per accelerare le opere prevista dal decreto Sblocca-cantieri. Ieri, neanche troppo a sorpresa per chi ha seguito le notizie che filtravano dalla commissioni Ambiente e Lavori pubblici del Senato nei giorni scorsi, la Lega ha deciso di ritirare l’emendamento delle polemiche che includeva i corridoi internazionali (tra cui la Tav) e il Terzo valico tra le opere da sbloccare attraverso le procedure straordinarie e le deroghe garantite dai commissari. La questione non sarà quindi dibattuta in commissione – dove ieri sono riprese le votazioni sul decreto – ma il tema potrebbe ripresentarsi in Aula, dove il provvedimento è atteso per il 28 maggio e la Lega ha già depositato lo stesso emendamento.

Rischia invece di far discutere da subito un altro emendamento, presentato questa volta dai Cinque Stelle al decreto Crescita, l’altro provvedimento governativo in tema di investimenti, di cui si stanno occupando le commissioni Finanze e Bilancio della Camera. La nuova idea per accelerare gli investimenti (di cui parliamo più diffusamente in questo altro articolo) è quella di dar vita a una società in house del ministero delle Infrastrutture, con capitale interamente pubblico, detenuto dal ministero dell’Economia.

Tornando al decreto Sblocca-cantieri, dopo la seduta pomeridiana concentrata sugli emendamenti al capitolo sisma, le commissioni si sono riunite nuovamente in tarda serata per affrontare le misure chiave del provvedimento, a partire dalle modifiche al codice appalti per semplificare le gare. Qui – in attesa degli emendamenti del Governo, previsti per fine settimana, ha spiegato il relatore Agostino Santillo (M5S), dunque direttamente per l’Aula – la novità maggiore è l’intesa trovata su un emendamento della Lega mirato a spostare da 200mila a un milione di euro la soglia minima per far scattare l’obbligo di gara formale, reintroducendo così la possibilità di assegnare gli appalti con procedure negoziate a inviti (molto più semplici da gestire) sotto il milione, così come prevedeva il codice prima dell’entrata in vigore dello Sblocca-cantieri.

In pratica, per i lavori, si prevede un affidamento diretto “ibrido” (con tre inviti) tra 40mila e 150mila euro. Tra 150mila e 350 mila euro gli invitati dovrebbero essere almeno 10, mentre tra 350mila euro e un milione almeno 15. Altri paletti a presidio della concorrenza sarebbero l’obbligo di far ruotare gli invitati, in modo da non chiamare sempre le stesse imprese e quello di selezionare le aziende al termine di indagini di mercato o pescando in un elenco di operatori. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

22/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Dl Crescita: arriva Infrastrutture Spa, società tuttofare del ministro Toninelli

Mauro Salerno

Emendamento M5S: società in house dal primo settembre a supporto delle direzioni del Mit con compiti di programmazione, gestione delle gare e realizzazione diretta delle opere

Dal supporto alla programmazione, alla gestione delle gare e delle procedure di avvio dei lavori, fino alla realizzazione diretta delle opere. Sono i compiti che sarà possibili attribuire a Infrastrutture Spa, nuova società con capitale interamente pubblico detenuto dal ministero dell’Economia, che un emendamento Cinque Stelle al decreto Crescita punta a mettere sotto il controllo del ministero di Porta Pia, come società in house.

La nuova strutrtura, che dovrebbe supportare le iniziative e i programmi delle direzioni generali dei ministeri, nascerebbe con un capitale di 10 milioni e una data di avvio già stabilita al primo settembre 2019, praticamente tra poche settimane. Al ministero delle Infrastrutture spetterebbe anche compito di nominare i componenti del Consiglio di amministrazione.

Lo scopo della nuova società in house, una novità assoluta nel settore almeno pensando a un ruolo così pervasivo, sarebbe quello di «assicurare la celere cantierizzazione delle opere pubbliche». Quasi un “braccio operativo” sul fronte lavori rispetto alla centrale di progettazione, prevista dalla legge di Bilancio, che però non ha ancora visto la luce.

A decidere statuto e regolamento della società dovrebbe essere poi un Dpr, adottato su proposta del ministro Toninelli cui toccherebbe anche la nomina del Cda.

Una «Infrastrutture Spa», a dire il vero, si è già vista dalle parti del ministero dell’Economia. Più conosciuta con l’acronimo «Ispa» era stata voluta nel 2002 dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti con l’obiettivo di alleggerire le casse dello Stato da parte dei costi di realizzazione del piano di investimenti della Legge Obiettivo, dell’alta velocità e della Tav attraverso una ipotesi di project financing.

La società, avrebbe dovuto reperire sul mercato provato e delle banche i fondi neccessari a realizzare le opere. Alla fine l’Erario ha invece dovuto farsi carico di 13 miliardi di debiti sotto forma di bond e finanziamenti bancari, contratti per finanziare i cantieri dell’Alta velocità, mentre la società presieduta dall’ex Ragioniere generale dello Stato Andrea Monorchio è stata incorporata nella Cassa depositi e prestiti.

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22/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Ingegneria, la flessione di aprile preoccupa. Scicolone (Oice): sblocca cantieri da modificare

Al. Le.

Nel primo quadrimestre i bandi sopra soglia crescono del 27,2% nel numero e del 64,8% nel valore, mentre i bandi sotto soglia crollano (-32,7% e -38,4%)

Segnali di flessione per il mercato della progettazione. E non mancano le preoccupazioni degli operatori del settore. Nei primi quattro mesi del 2019 rimangono in crescita i valori (+28,6% in valore) ma frenano i bandi (-23,1% in numero). Ad aprile il calo del valore è del 45,6% su marzo e del 10,1% su aprile 2018.
Per l’Oice, l’ennesima tornata di revisione delle norme di settore rischia di scatenare una stagione di inaridimento del mercato delle progettazioni che è in calo ad aprile, dopo che a marzo si erano raggiunti valori record: infatti nel mese sono state bandite 182 gare (di cui 50 sopra soglia), con un valore di 51,9 milioni di euro (45,4 sopra soglia): rispetto al precedente mese di marzo il numero cala del 31,8% e il valore del 45,6%. Il confronto con aprile 2018 vede il numero perdere il 33,3% e il valore il 10,1%.
I dati del primo quadrimestre, sempre per la sola progettazione, mostrano il valore ancora in campo positivo: nei primi quattro mesi del 2019 le gare sono state 864 (229 soprasoglia) per un valore di 234,4 milioni di euro (202,5 sopra soglia), il valore cresce del 28,6%, ma il numero cala del 23,1%. L’andamento positivo del mercato è dovuto ai bandi sopra soglia che crescono del 27,2% in numero e del 64,8% in valore, mentre i bandi sotto soglia crollano, -32,7% in numero e -38,4% in valore.
Secondo l’aggiornamento al 30 aprile dell’osservatorio Oice-Informatel, nel primo quadrimestre anche il mercato di tutti i servizi di ingegneria e architettura è in crescita nel valore: sono state infatti bandite 1.678 gare per un importo complessivo di 436,2 milioni di euro che, confrontati con i primi quattro mesi del 2018, mostrano un calo del 6,4% nel numero (positivo a +36,2% il sopra soglia) ma una crescita del 57,3% nel valore (+82,4% sopra soglia).
«Il calo del valore dei bandi di progettazione per il mercato pubblico dei servizi di ingegneria e architettura inizia a destare seria preoccupazione – ha dichiarato Gabriele Scicolone, Presidente Oice –. Si stava mantenendo un trend estremamente positivo che viene adombrato dal calo brusco di aprile. Ciononostante l’aggregato del primo trimestre è ancora positivo grazie alla crescita delle gare di maggior importo e soprattutto al valore degli accordi quadro che hanno sommato 33 milioni, circa il 15% del valore complessivo, di cui soli 3 dell’Inail per 24 milioni. Sono invece in riduzione i bandi di medio e piccolo importo e crediamo che questo sia uno dei primi effetti del combinato disposto delle modifiche del codice appalti contenute nello sblocca cantieri e delle attese e preoccupazioni connesse alla messa a regime della centrale di progettazione. Se fosse così – ha continuato il presidente Oice – potremmo dire, non troppo entusiasticamente, di essere stati facili profeti a dire che la struttura di progettazione avrebbe determinato un blocco del mercato. Per quanto riguarda il decreto 32 auspichiamo che si faccia una rapida marcia indietro sull’incentivo del 2% per la progettazione ma che incentivi siano invece previsti per i compiti di controllo e gestione delle procedure così da fare crescere moderni e preparati project manager. Abbiamo apprezzato che la scorsa settimana sia stato ripristinato il tetto del 30% per le offerte economiche nell’Oepv, ma si deve fare di più introducendo l’obbligo di “punteggio soglia” tecnico. Auspichiamo inoltre – ha concluso Scicolone – che con il regolamento unico si metta ordine nella disciplina degli affidamenti di servizi di ingegneria così da avere certezza delle norme che, auspicabilmente, aiuterà i tecnici delle pubbliche amministrazioni a prendere le decisioni in maniera consapevole, senza timori di sbagliare che spesso hanno reso, in questi anni, gli affidamenti farraginosi». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

22/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Astaldi, ponte sul Bosforo verso la cessione ai cinesi. L’offerta di Salini slitta al 15 luglio

Massimo Frontera

Il governo Turco apre all’aggiornamento dei pedaggi del maxi-ponte completato nel 2016. Il 19 giugno la discussione in Tribunale sul piano concordatario

Ancora uno slittamento per la presentazione dell’offerta vincolante di Salini Impregilo finalizzata ad acquisire Astaldi, nell’ambito del Progetto Italia, patrocinato dal governo e con il coinvolgimento di Cassa Depositi e prestiti. Dopo la fissazione al 19 giugno per la discussione in Tribunale di Roma del piano concordatario, Salini Impregilo ha aggiornato al 15 luglio la scadenza entro la quale si è impegnata a presentare un’offerta per l’acquisto del gruppo che lo scorso 14 febbraio ha approvato il piano di concordato.
Del nuovo slittamento dei termini ha preso atto il Cda di Astaldi che si è riunito ieri. «Salini Impregilo Spa – si legge nella nota diffusa da Astaldi – comunica di ritenere che il completamento delle fasi istruttorie e deliberative degli Istituti finanziari coinvolti possa collocarsi tra la fine di giugno e la prima decade di luglio p.v. e, pertanto, ha esteso al 15 luglio 2019 il termine indicato nell’Offerta per l’avveramento di talune condizioni, impegnandosi al contempo a fornire un ulteriore aggiornamento entro il 19 giugno p.v., ai fini dell’udienza fissata dal Tribunale di Roma ad Astaldi Spa, per formulare i chiarimenti e le integrazioni richiesti sulla proposta concordataria presentata lo scorso 14 febbraio». L’offerta, come è noto, prevede un aumento di capitale di 225 milioni, oltre al pagamento (parziale) dei creditori attraverso quote di azioni o sfp. Ieri il cda ha inoltre selezionato il Chief Restructuring Officer (Cro), la cui nomina era stata richiesta da Salini Impregilo come figura di garanzia nei confronti di tutti gli stakeholder coinvolti nell’operazione di acquisizione. «Il Cro – precisa il comunicato – verrà pertanto nominato, con l’attribuzione dei relativi poteri, nella prossima riunione del Consiglio di Amministrazione prevista entro la fine del corrente mese di maggio».
Una buona notizia per Astaldi è arrivata ieri dalla Turchia, dove il governo turco ha concesso la possibilità di aggiornare con maggiore frequenza i pedaggi stradali del terzo ponte sul Bosforo, inaugurato nel 2016 e realizzato da Astaldi nella joint venture ICA IC Içtas, con una quota del 33 per cento. La possibilità di rivedere le tariffe due volte l’anno (invece che una volta), concessa a seguito della richiesta dei gestori a fronte della svalutazione della lira turca, ha rimesso in moto il processo di cessione della partecipazione al China Merchants Group. La cessione si era arenata lo scorso anno ma – come riportato dall’agenzia Bloomberg- ha ricevuto un nuovo impulso dall’apertura del governo turco all’aggiornamento delle tariffe per utilizzare l’infrastruttura.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

21/05/2019 – Diritto 24

Orrick con Foresight per il finanziamento di un impianto a concentrazione solare

Foresight Italian Green Bond Fund ha annunciato l’arrangement e la sottoscrizione di un Project bond del valore di 5.3 milioni di euro, sponsorizzato da Archimede S.r.l. Società di Ingegneria, emesso da Solo Sole S.r.l. e quotato sul segmento ExtraMOT PRO di Borsa Italiana dedicato ai green bond, per l’installazione di un impianto di 1MW a concentrazione solare (CSP) in provincia di Enna.
Il progetto è un innovativo impianto ibrido di 1MW che costituisce una fonte sostenibile di energia rinnovabile e permette di ridurre la dipendenza da fonti fossili, limitando, così, anche le emissioni inquinanti.
Foresight è stata assistita da Orrick con un team guidato dai Partner Carlo Montella e Raul Ricozzi, in collaborazione con la Special Counsel Celeste Mellone, per gli aspetti di diritto amministrativo e la contrattualistica di progetto e gli Associate Marco Donadi e Ignazio d’Andria, per la documentazione finanziaria.
Il team di Orrick è stato coadiuvato dal legale interno di Foresight, Avv. Francesco Maggi.
Il Gruppo Archimede è stato assistito da ICS, in qualità di financial origination & commercial advisor con il team guidato da Riccardo Cammalleri, e dall’Avv.to Savino De Toma per quanto riguarda i profili legali.