Rassegna stampa 15 maggio 2019

15/05/2019 – Gazzetta di Modena

Efficienza energetica: accordo fra Hera e Ance

riqualificazione delle abitazioni
Sensibilizzare anche i condomini sull’ efficienza energetica degli edifici in cui vivono, da migliorare con i cantieri. È l’ obiettivo di Ance di Bologna, Ferrara, Modena e Hera servizi energia, la energy service company per il settore industriale della multiutility, sancito da un accordo. La convenzione vuole promuovere nei territori coinvolti interventi di efficientamento energetico delle abitazioni.Si stima che con i lavori si possa abbattere una quota compresa tra il 30 e il 55 per cento di consumi, costi ed emissioni. Il principale incentivo è la possibilità da parte di Hera di valutare e acquisire il credito fiscale che il singolo condomino potrà vantare con l’ Erario, permettendo il recupero di buona parte della detrazione nell’ immediato invece che nei 10 anni previsti oggi. —

15/05/2019 – Il Gazzettino (ed. Treviso)
Alperia punta su Ascopiave «Vogliamo crescere con voi»

La società altoatesina è interessata al ramo “vendite” messo sul mercato «Abbiamo presentato un’ offerta valida non temiamo la concorrenza dei colossi»
ENERGIA PIEVE DI SOLIGO Sale l’ attesa attorno ad Ascopiave e al destino del ramo vendite, messo sul mercato con il suo pacchetto di società, con i suoi 700mila clienti e con una valutazione non inferiore ai 500 milioni di euro. Nella sede di Pieve di Soligo stanno esaminando le tante proposte, non vincolanti, arrivate da tutti i principali protagonisti del mercato dell’ energia. Si sono mossi colossi come Hera, Edison, A2a in cordata con Aim Vicenza e Agsm Verona. E si sono mosse anche realtà più nuove ma vivaci, ricche di idee e risorse come Alperia, società nata nel 2016 e leader di una regione ricca come l’ Alto Adige. L’ amministratore delegato altoatesino Joan Wohlfarter non nasconde l’ interesse verso Ascopiave, partita diventata strategica a livello nazionale: «Abbiamo presentato una nostra proposta – conferma – siamo un’ azienda giovane, nata solo nel 2016, ma con la voglia di crescere anche al di fuori del nostro territorio. Abbiamo quindi guardato con grande favore al bando di Ascopiave per il settore vendite: sappiamo che si sono mosse grandi società, ma non siamo più piccoli nemmeno noi. Ascopiave è una realtà importantissima per il suo territorio proprio come lo è Alperia per Bolzano e questo radicamento ci accomuna. Abbiamo quindi presentato una proposta assieme a Dolomiti Energia, multiutility di Trento». LA SCHEDA Oggi Alperia è posizionata al terzo posto nella produzione di energia idroelettrica in Italia con oltre 1400 MW di potenza installata, in particolare grazie a 34 centrali in Alto Adige. Gestisce 8.630 chilometri di rete elettrica, 6 impianti di teleriscaldamento sul territorio e 350 stazioni di ricarica per la e-mobility. Sono oltre 280.000 i clienti a cui la multiutility fornisce energia. I ricavi nel 2018 hanno raggiunto circa 1,3 miliardi di euro (+148,7 milioni rispetto al 2017) e mille sono i dipendenti. LO SCENARIO Alperia ha scelto di giocarsi la partita Ascopiave mettendo sul piatto una proposta originale e con prospettive future declinata in una parte economica e in una progettuale. L’ idea è quella di aggiungere le vendite di Ascopiave e poi di creare una società per sviluppare strategie di sviluppo legate all’ energia pulita e alternativa. Una proposta articolata che prospetta l’ aggressione di mercati molto attuali e in continua espansione. Alperia opera già nel settore della mobilità intelligente con la società Alperia Smart Mobility che ha come attività principale l’ utilizzo di energia al 100% rinnovabile proveniente dalle centrali idroelettriche altoatesine. E il settore della mobilità elettrica è considerato strategico visto che a gennaio 2019 ha siglato un accordo con Dolomiti Energia, pronta a entrare nel capitale sociale di Alperia con una quota del 50%. Un’ alleanza strategica per unire le reti di ricarica elettrica e diventare leader nel settore. E adesso questi programmi di sviluppo sono pronti per essere applicati anche in altri territori, e la possibilità offerta da Ascopiave è allettante. LA GARA Wohlfarter è consapevole che ha di fronte una sfida durissima. La potenza economica di certi operatori che hanno già mosso le proprio pedine in direzione di Pieve di Soligo è notevole e difficilmente pareggiabile: «Ma noi puntiamo molto su una proposta diversa, legata oltre che all’ offerta economica, anche agli sviluppi in settori altrettanto strategici e fondamentali. Procediamo per obiettivi minimi: intanto ci accontenteremo di entrare nella ristretta lista delle proposte che saranno selezionate da Ascopiave. Essere in un gruppo così ristretto e qualificato sarebbe già importante. Poi saranno gli azionisti di Ascopiave a decidere e noi accetteremo le loro valutazioni. Ma siamo fiduciosi, non possiamo non esserlo». Paolo Calia.

15/05/2019 – L’Arena
Incarichi e nomine, «inviti» in Procura

ENTI E DOCUMENTI. Dopo gli accessi della Guardia di Finanza in Agsm di gennaio il pm dispone una serie di audizioni
Sotto lente le consulenze affidate allo stesso legale e la nomina del direttore generale, scelto all’ interno
In gennaio furono gli accessi della Guardia di Finanza nella sede di Agsm, in lungadige Galtarossa, a scandire l’ inizio di accertamenti su affidamenti di incarichi sotto soglia e sulla scelta del direttore generale, scelta operata dal Cda sulla base di una selezione fatta da una società specializzata e caduta poi sull’ allora procuratore speciale dell’ ente poiché dei circa 40 curricula solo 3 erano stati estrapolati ma nessuno aveva ottenuto il voto favorevole del Cda.Abuso d’ ufficio il reato ipotizzato dal pm titolare dell’ indagine, la dottoressa Maria Beatrice Zanotti. E nelle prossime settimane saranno sentiti, con l’ assistenza di un legale, coloro che, a vario titolo sono stati citati nell’ esposto depositato in Procura dall’ avvocato Luigi Bellazzi, esposto nel quale vengono palesate perplessità relative alla gestione della società che fornisce l’ energia elettrica e il gas a Verona e presieduta fino a marzo da Michele Croce, poi sfiduciato dal Cda.Da una parte due incarichi fiduciari sotto soglia affidati al medesimo legale da Agsm capogruppo e da Agsm Consulting finiti sotto la lente della Procura. Se tale modalità di affidamento abbia valenza penale saranno le indagini a stabilirlo, giova comunque sottolineare che in sede amministrativa la questione non è pacifica: secondo l’ orientamento del Consiglio di Stato non necessita di bandi o gare ad evidenza pubblica poiché viene ritenuto essenziale l’ elemento della fiduciarietà mentre la Corte dei Conti non considera la scelta di un legale esterno come connotata da carattere fiduciario. Gli accertamenti della Finanza si riferiscono invece alla valutazione che fece il Cda sotto la presidenza Croce relativamente alle caratteristiche dei professionisti che avrebbero potuto ricoprire l’ incarico di direttore generale. Nessuno rispondeva ai requisiti e la scelta cadde all’ interno. F.M.

15/05/2019 – Messaggero Veneto
Acegas si aggiudica l’ appalto da 30 milioni per i servizi energetici

enti pubblici
UDINE. Regione e Ase (Acegas ApsAmga servizi energetici), rappresentate rispettivamente dall’ assessore alle Autonomie locali Pierpaolo Roberti e dall’ amministratore delegato Giorgio Golinelli, hanno siglato ieri a Trieste il contratto che assegna per quattro anni all’ azienda con sede legale a Udine la gestione di tre dei cinque lotti previsti nel bando per la gestione dei servizi di manutenzione energetica inerenti immobili e impianti in Friuli Venezia Giulia di proprietà dell’ Amministrazione regionale, dei vari enti collegati, di 153 Comuni e delle Uti e del valore complessivo di 30 milioni di euro.Tra i subappaltatori coinvolti nella realizzazione dei lavori, ha sottolineato Roberti, è presente «una forte maggioranza di Piccole-medie imprese del territorio a tutto vantaggio dell’ economia locale». «Questo bando di gara – ha evidenziato inoltre il rappresentante dell’ amministrazione regionale – è anche il primo interamente elaborato attraverso la piattaforma digitale E-Appalti Fvg».I tre lotti di competenza Ase comprendono costituzione e gestione dell’ anagrafe tecnica di immobili e impianti, così come la manutenzione di impianti elettrici, di sicurezza e controllo accessi, idrico sanitari, di riscaldamento e raffreddamento, elevatori e antincendio, oltre al piccolo mantenimento edile. Complessivamente, potrebbero essere coinvolte tra le due e le tremila strutture. Nell’ arco dei quattro anni di accordo con Ase, ogni singolo ente potrà attivare contratti derivati della durata variabile tra 24 e 60 mesi. — BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

15/05/2019 – Italia Oggi
Appalti, niente gare fino a 1 mln

Estese le procedure negoziate. Stop incentivi ai progettisti

A un convegno Ance, il relatore del dl Sblocca cantieri Santillo annuncia le novità

Alzare a un milione la soglia per la procedura negoziata, limitare la responsabilità per danno erariale dei funzionari pubblici; ripristinare il tetto per il prezzo nell’offerta economicamente più vantaggiosa; portare al 40% il limite del subappalto; togliere l’incentivo del 2% a favore dei tecnici delle pubbliche amministrazioni per la fase progettuale; norma «salva imprese» legata al ribasso ma inserita nelle somme a disposizione della stazione appaltante. Sono questi i punti sui quali, Agostino Santillo, relatore del disegno di legge di conversione del decreto Sblocca cantieri (dl 32/2019) ha anticipato che si interverrà con emendamenti ad hoc in commissione, per arrivare all’esame in aula martedì 28 maggio, quindi dopo le votazioni per le elezioni europee di domenica 26.

L’annuncio è stato dato durante il convegno organizzato ieri dall’Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili, dal titolo «Sblocca cantieri: quali risorse e quali regole» cui hanno partecipato, fra gli altri, oltre al presidente dei costruttori Gabriele Buia e al vice presidente Edoardo Bianchi, anche il vice ministro per l’economia Laura Castelli.

Dopo avere precisato che, con il decreto 32 «si è inteso toccare le corde giuste per riavviare le procedure e in particolare l’affidamento dei lavori perchè è li che bisogna intervenire immediatamente con un cambio di paradigma», è proprio sulla parte procedurale, oggetto di serrato confronto con la Lega, che il relatore ha annunciato una prima modifica. «Ci sono tante proposte che condividiamo perché la nostra posizione non è rigida e possiamo ragionare su alcuni temi con le altre forze politiche», ha osservato Santillo. Un passaggio apprezzato anche dal capogruppo Pd in commissione, Salvatore Margiotta, che ha poi posto l’accento sulla necessità di una accurata disciplina della fase transitoria del provvedimento.

Fra le novità annunciate da Santillo, in primo luogo è stata richiamata la revisione della soglie per le procedure negoziate (nel decreto 32 ammessa fino a 200 mila, mentre oltre tale importo scatta la procedura aperta). In questo caso la soglia può essere rivisitata verso l’alto, a un milione (si veda ItaliaOggi del 10 maggio) purché dalla soglia massima fino a 5,2 milioni la procedura sia sempre aperta con esclusione automatica delle offerte anomale. «Poi vedremo se l’esperienza ci darà ragione e vedremo sarà il caso di alzare il tetto oltre la soglia di un milione», ha aggiunto.

Un secondo punto sul quale viene recepita l’esigenza di intervenire è quella della responsabilità per danno erariale in capo ai funzionari pubblici, su cui, ha anticipato il senatore M5S, «stiamo preparando un emendamento in commissione».

Altro punto oggetto di intervento, è quello relativo alla la soglia del subappalto, portata nel testo dal 30% al 50%; in particolare la nuova soglia, ha spiegato, «potrebbe essere spostata verso il basso, ad esempio al 40%», così come proposto in un emendamento presentato dei Cinquestelle, «ma in ogni caso dobbiamo evitare che facciano lavori soggetti che non hanno la formazione adatta come imprese di costruzioni».

Sulla norma che ripristina l’incentivo del 2% a favore dei tecnici della p.a. per la progettazione, Santillo ha annunciato di raccogliere «l’appello che è stato formulato per non fare rientrare nell’incentivo del 2% anche la progettazione perché questo secondo noi non aiuta la specializzazione progettuale del mercato esterno alla p.a. e soprattutto fa sì che chi progetta debba anche controllare l’esecuzione di quanto progettato e questo potrebbe determinare un agevole conflitto di interessi».

Sull’appalto integrato il relatore ha precisato che si sta «ragionando anche sulla possibilità o meno di estendere l’utilizzo dell’appalto integrato fino al 2020 che a volte può essere la manna scesa dal cielo ma altre volte ne farei a meno». Ad essere modificate, secondo Santillo, sarà inoltre la norma che esclude le imprese per irregolarità fiscale e contributiva non ancora accertata. Il comma, ha spiegato, sarà eliminato.

Si stanno infine «facendo dei ragionamenti sul ripristino della soglia del 30% per il prezzo nell’offerta economicamente più vantaggiosa». «Noi siamo a favore», ha spiegato. Sulla norma «salva pmi» in caso di fallimento dell’impresa, Santillo ha concluso che il governo «non vuole che questi costi ricadano sull’appaltatore e quindi la quota percentuale sarà legata al ribasso dell’aggiudicatario, ma sarà fatta ricadere nel quadro economico come somma a disposizione della stazione appaltante e non dell’impresa aggiudicataria».

15/05/2019 – Italia Oggi
Appalti, 30 giorni per i pagamenti

Nei contratti di appalto pagamenti da effettuare entro 30 giorni. Obbligo di emissione del certificato di pagamento entro sette giorni dall’adozione dello stato di avanzamento dei lavori. Tempi stretti di versamento anche nella fase di collaudo

di Andrea Mascolini

Nei contratti di appalto pagamenti da effettuare entro 30 giorni. Obbligo di emissione del certificato di pagamento entro sette giorni dall’adozione dello stato di avanzamento dei lavori. Tempi stretti di versamento anche nella fase di collaudo. Penali per il ritardo nell’esecuzione da parte dell’appaltatore commisurate ai giorni di ritardo e proporzionali all’importo del contratto. Lo prevede l’articolo 5 della legge 3 maggio 2019, n. 37 (la cosiddetta legge europea 2018) recante disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 109 dell’11 maggio 2019. La norma sostituisce integralmente l’articolo 113-bis del codice dei contratti pubblici, di cui al decreto legislativo 18 aprile 2016, n. 50, provvedimento già oggetto di profondi rimaneggiamenti nel 2017 (primo decreto correttivo) e adesso con il decreto legge n. 32, il cosiddetto «Sblocca cantieri» che questa settimana dovrebbe essere approvato in commissione al Senato. La disposizione novellata dall’articolo 5 della legge 37/2019 introduce alcune novità sia per i pagamenti in acconto (i cosiddetti Sal, stato avanzamento lavori) durante l’esecuzione dei lavori, sia sul saldo finale (dopo il collaudo) e ponendo l’accento sulla fase di emissione del certificato di pagamento. Fino ad oggi il limite massimo per l’emissione dei certificati di pagamento da parte del Responsabile del procedimento (Rup) sulla base del Sal rilasciato dal direttore dei lavori è stabilito in 30 giorni. Con la modifica al codice contenuta nella legge 37 viene stabilita la regola generale dell’emissione contestuale «rispetto all’emissione di ogni stato di avanzamento dei lavori». Quindi si passa dai 30 ai sette giorni . Non solo: la nuova versione dell’articolo 113-bis stabilisce che l’emissione del certificato di pagamento deve essere effettuata contestualmente all’emissione del Sal e comunque entro un termine massimo di 7 giorni. L’impresa potrà quindi emettere la propria fattura con tre settimane di anticipo rispetto ad oggi anche se per il saldo della fattura rimangono i consueti problemi visto che la disciplina generale (europea e nazionale) risulta largamente inapplicata dalle amministrazioni pubbliche: a fronte di un termine di 30 giorni per il pagamento, nella normalità dei casi passano anche molti mesi dopo l’emissione della fattura prima che l’impresa riceva il pagamento. La regola infatti sarebbe quella del pagamento degli acconti entro 30 giorni «salvo che sia espressamente concordato nel contratto un diverso termine, comunque non superiore a 60 giorni e purché ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche».

L’articolo 5 si occupa anche della fase di collaudo per la quale si prevede la stessa procedura: per il pagamento a valle del collaudo: la norma prevede che all’ esito positivo del collaudo o della verifica di conformità, e comunque entro un termine non superiore a sette giorni dagli stessi, il responsabile unico del procedimento rilasci il certificato di pagamento ai fini dell’emissione della fattura da parte dell’appaltatore. La norma lascia poi fermo quanto previsto all’articolo 4, comma 6, del decreto legislativo 9 ottobre 2002, n. 231; si tratta della norma che stabilisce che quando è prevista una procedura diretta ad accertare la conformità della merce o dei servizi al contratto essa non può avere una durata superiore a 30 giorni dalla data della consegna della merce o della prestazione del servizio, salvo che sia diversamente ed espressamente concordato dalle parti e previsto nella documentazione di gara e purché ciò non sia gravemente iniquo per il creditore. Questa disposizione, peraltro, prevede che l’accordo deve essere provato per iscritto.

Altra materia trattata nella legge europea è quella relativa alle penali per il ritardo nell’esecuzione delle prestazioni contrattuali da parte dell’appaltatore, che devono essere commisurate ai giorni di ritardo e proporzionali rispetto all’importo del contratto o alle prestazioni del contratto. Da questo punto di vista e per quanto concerne l’ammontare delle penali la legge 37 appena pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, non contiene novità: le penali saranno calcolate in misura giornaliera compresa tra lo 0,3 per mille e l’1 per mille dell’ammontare netto contrattuale, da determinare in relazione all’entità delle conseguenze legate al ritardo, e non possono comunque superare, complessivamente, il 10% dell’importo netto del contratto.

© Riproduzione riservata

15/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri: fondo salva Pmi non graverà su imprese, procedure negoziate a un milione

Mauro Salerno

Il relatore Agostino Santillo (M5S) fa il punto sugli emendamenti cui sta lavorando la maggioranza: via gli incentivi 2% per i progettisti Pa, subappalto verso il 40%

La micro-tassa per finanziare il fondo salva Pmi rimaste intrappolate nei cantieri in crisi non sarà a carico delle imprese. Sarà finanziata attraverso risorse reperite all’interno del quadro economico a disposizione di ogni opera pubblica. È una delle modifiche al decreto Sblocca-cantieri annunciate da Agostino Santillo (M5S), relatore del provvedimento al Senato, nel corso di un convegno tenuto ieri nella sede dell’Associazione nazionale costruttori (Ance) a Roma.

Nel corso del suo intervento, Santillo ha anche dato conto di altre proposte di correzioni cui sta lavorando la maggioranza in queste ore. Tra queste dovrebbe arrivare anche un emendamento mirato a definire meglio le responsabilità dei funzionari pubblici di fronte al rischio di contestazioni per danno erariale, in modo da limitare il fenomeno del «blocco della firma», che secondo molti osservatori è una delle cause principali dello stallo degli investimenti pubblici, ma che secondo il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema è piuttosto un «alibi» dell’immobilismo (vedi altro articolo in questa edizione del giornale).

Santillo ha poi confermato che verrà riportata «probabilmente» a un milione di euro (dai 200mila euro previsti dal decreto) la soglia minima per far scattare l’obbligo di gara con procedura aperta. Al di sotto di questo importo tornerà possibile, dunque, l’uso della procedura negoziata a inviti. «Pensiamo che sotto al milione di euro si possa tornare alla semplificazione delle procedure negoziate – ha spiegato il senatore Cinque Stelle -. Ma deve essere chiaro che sopra questo valore e fino alle soglie Ue di 5,5 milioni si procede con gara a procedura aperta al minor prezzo e con esclusione automatica delle offerte anomale». Questo, ha spiegato il relatore, viene considerato il sistema migliore per accelerare le procedure e garantire la trasparenza. «Se funzionerà poi potremmo tornare a ridurre la soglia anche sotto al milione». Viaggia verso l’abolizione anche il comma del Dl 32/2019 che ha eliminato dal codice appalti il tetto del 30% al punteggio economico nelle offerte più vantaggiose, in modo da evitare reintroduzioni fittizie del massimo ribasso, marginalizzando le valutazioni degli aspetti tecnici e di qualità del progetto, negli appalti di maggiori dimensioni.

Modifiche in vista anche per la quota di subappalto, che potrebbe scendere dal 50% al 40% secondo quanto prevede un emendamento già presentato dai Cinque Stelle. Annunciata anche la retromarcia sugli incentivi del 2% alla progettazione dei tecnici interni alla Pa e un ripensamento sulla finestra per gli appalti integrati di progetto e lavori fino al 2020. Sarà poi corretta anche la contestatissima norma che consentirebbe alle stazioni appaltanti di escludere dagli appalti le imprese sulla base di irregolarità fiscali e contributive anche se non definitivamente accertate.

Il voto dei circa 1.200 emendamenti al decreto Sblocca cantieri potrebbe iniziare oggi, dopo l’Aula, «compatibilmente con i pareri della Commissione Bilancio», ha spiegato sempre Santillo, a margine dei lavori delle Commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato. Si dovrebbe partire oggi pomeriggio con le dichiarazioni di ammissibilità degli emendamenti e proseguire poi in serata con le operazioni di voto vere e proprie. I lavori andranno avanti nelle giornate di giovedì e venerdì, ma non è escluso che le Commissioni possano essere convocate anche lunedì e martedì prossimi. Al momento mancano ancora all’appello gli emendamenti del governo. Il decreto è atteso in Aula dopo le europee, martedì 28 maggio.© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

15/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri/2. Corte dei Conti: eccesso di riforme disorienta gli operatori, troppe 42mila stazioni appaltanti

Mauro Salerno

Il presidente dei magistrati contabili Angelo Buscema: il decreto è un’opportunità ma non basta, noi alibi per il «blocco della firma»

Il decreto sblocca cantieri «è un’occasione da non perdere», ma «non basta un decreto per cambiare un Paese». Anzi. Modificare «troppo spesso le regole rischia di creare sgomento tra i funzionari degli enti locali che devono applicarle». A parlare è il presidente della Corte dei Conti Angelo Buscema che, ieri, ha consegnato alla platea dei costruttori riuniti nella sede dell’Ance il suo pensiero sul decreto Sblocca cantieri, negando che lo spauracchio di trovarsi di fronte a un magistrato contabile all’interno di un procedimento per «danno erariale» sia alla base del fenomeno dello «sciopero della firma» dei funzionari pubblici, che secondo la maggioranza degli analisti che osservano il settore delle costruzioni è uno dei motivi principali dello stallo degli investimenti.

«Non c’è la paura della Corte dei Conti dietro il “blocco delle firme”» ha sottolineato Buscema. «Se andiamo a vedere – ha continuato il presidente – i procedimenti di questo tipo e le relative condanne pochissimi, non ci sono tutte queste valutazioni negative da parte della Corte». Buscema ha invece rivendicato l’attività di collaborazione con gli enti locali, «che spesso è utile per velocizzare tutte le attività successive». Un modo, forse, anche per aprire all’ipotesi di cui si parla in queste ore che vorrebbe eliminare la possibilità di contestare la colpa grave – e dunque il rischio di danno erariale – ai funzionari pubblici che abbiano agito secondo le indicazioni della Corte. «Chi non firma è perché non vuole, non perché non può farlo, ma noi ribadiamo la nostra disponibilità a collaborare – ha detto Buscema – per eliminare anche questo alibi».

Buscema ha anche puntato il dito contro il numero eccessivo di stazioni appaltanti presenti oggi in Italia: «Sono 42mila, una cifra spaventosa, bisogna qualificare e concentrare». Bacchettata anche sul «blocco del turn over degli enti locali». «Ha tolto quelli bravi – ha chiosato il presidente – quelli che conoscevano le norme, non ci sono più quelli che avevano le competenze».

Un passaggio anche sulla necessità di fermare la giostra delle riforme. «I funzionari pubblici hanno bisogno di certezze e tranquillità, spesso vanno a caccia della norma che devono applicare. Bisogna anche limitare le deroghe e tornare ad agire atrraverso le procedure ordinarie».

Cantone: norme pericolose
Di Sblocca-cantieri, ma ai microfoni di Sky, ieri è tornato a parlare anche il presidente dell’Anac Raffaele Cantone. Anche questa volta l’ex magistrato non ha risparmiato le critiche al rpovvedimento. «In questo provvedimento – ha detto -, sulle grandi opere c’è poco, tranne la norma sui commissari straordinari che è molto pericolosa» per le deroghe. «Per le opere fino a 200mila – ha aggiunto – si lasciano mani libere, oltre questo tetto ci sono procedure ipergarantite: non mi sembra che sblocchi le opere». Quanto al fatto che Cantone e l’Anac non siano stati sentiti, per un parere, durante la stesura del ecreto , «il Parlamento – ha osservato Cantone – non ha ritenuto in questa fare opportuno sentirmi: è una scelta, non fa nulla. Si vede che non ritenevano utili le cose che avrei avuto da dire. Noi faremo uno studio e lo metteremo a disposizione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

15/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri/3. Buia (Ance): servono certezze sulla «cassa» a disposizione delle opere

Mauro Salerno

Il presidente dei costruttori: necessarie le semplificazioni, ma per sbloccare gli investimenti c’è bisogno di garantire la disponibilità dei fondi

Per far ripartire gli investimenti servono regole «semplici e chiare», ma soprattutto certezze sulla «disponibilità dei fondi da spendere». Insomma va più che bene semplificare le gare. E per questo il decreto Sblocca-cantieri va salutato come un «primo segnale di attenzione» del governo verso il settore edile. Ma questo certo non basta da solo a garantire il rilancio degli investimenti.

Secondo i numeri presentati dall’Ance, nel corso del convegno organizzato ieri a Roma sul decreto Sblocca-cantieri, nelle ultime tre leggi di bilancio sono stati stanziati per le infrastrutture 150 miliardi, ma di queste maxi-risorse è stato speso solo il 4%. Il resto è rimasto bloccato. Lo studio sulla difficoltà di spendere risorse che, tra finanziamenti nazionali ed europei, ci sono ma non riescono ad essere impiegate, accende i fari anche sui fondi comunitari. Tra fondi Fesr e Fse sono stati spesi soltanto 10 miliardi su un totale di 51 disponibili (19,6%). Allo stesso modo è stato utilizzato solo l’1,5% delle risorse del Fondo Sviluppo e Coesione (492 milioni su 32 miliardi), destinato principalmente all’infrastrutturazione del territorio. Non è andata meglio al Fondo per le infrastrutture della presidenza del Consiglio: nel 2018 dei 3 miliardi spendibili sono stati spesi meno di 300 milioni.

È qui che sta il problema. Nel gap che separa annunci e stanziamenti dal risultato di spesa misurato a consuntivo. Una tabella del dossier messo a punto dall’associazione è dedicata a dare conto di questa forbice delle promesse mancate. Tra il 2015 e il 2018 c’è uno scarto di 12 miliardi tra le previsioni di rilancio degli investimenti calcolate sulla base degli stanziamenti e il risultato reale comunicato a consuntivo.

Oltre a semplificare le gare – dice Buia – dobbiamo snellire le procedure di autorizzazione che stanno a monte e soprattutto bisogna capire perché non utilizziamo le risorse».

Il refrain (non solo governativo) secondo cui «i fondi ci sono» non basta più. «Vogliamo sapere se, messi da parte gli stanziamenti in competenza, le amministrazioni hanno le risorse in cassa da spendere. Altrimenti le risorse stanziate rimangono inutilizzate». Il punto, infatti, è che dal 2016 il bilancio dello Stato si fonda sul principio di cassa. Dunque le amministrazioni possono appaltare lavori solo per la parte finanziata per cassa, a prescindere dallo stanziamento dei fondi di competenza perchè i pagamenti devono essere contenuti nei limiti delle autorizzazioni annuali previste nelle leggi di Bilancio. E questo – a ben vedere – spiegherebbe sia il ritardo degli investimenti, sia la difficoltà degli enti a tenere il passo dei pagamenti.

Subappalto: percentuali troppo basse 
Un passaggio anche sulla quota di lavori affidabili in subappalto, che la maggioranza è intenzionata ora a voler ritoccare al ribasso (40%) rispetto al 50% previsto dal decreto. Il problema per Buia è che a causa della «frammentazione» e della «specializzazione» del settore le imprese italiane «non sono più attrezzate» per sostenere una quota di subappalto limitata al 30% delle opere, come era prima dell’entrata in vigore dello Sblocca-cantieri. Ma anche il 40% è considerato dai costruttori come una soglia troppo limitante.
«Noi vogliamo che il mercato sia presidiato da imprese strutturate, non da chi lavora con un telefono e una segretaria – dice Buia -. E non sottovalutiamo neppure il rischio di infiltrazioni. Per questo non chiediamo di eliminare completamente il tetto come peraltro ci imporrebbe l’Europa, dove il subappalto è ammesso al 100%». «Ma – ha concluso il presidente dei costruttori – tra il 30% e il 100% ci deve essere pure un punto di equilibrio. Noi per esempio ci eravamo abituati alla soluzione prevista dalla vecchia disciplina degli appalti che limitava al 30% la possibilità di subappalto sulle lavorazioni principali dell’opera, ma lasciava libertà su tutte le altre lavorazioni». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

15/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Pagamenti Pa, scatta dal 26 maggio il termine di 7 giorni per i certificati

Massimo Frontera

Confermati i 30/60 giorni per la liquidazione ma il termine decorre dalla «adozione» del Sal (e non dalla sua «maturazione»)

Entra in vigore il 26 maggio prossimo il nuovo testo dell’articolo 113-bis del codice appalti, “novellato” dalla legge europea 2018, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 maggio scorso, e più precisamente attraverso il nuovo testo della norma che si legge all’articolo 5 della legge europea. Come è noto, la norma è stata riscritta per rispondere alle contestazioni mosse dalla Commissione Ue all’Italia per le modalità con le quali ha recepito il termine perentorio di 30 giorni indicato nelle norme Ue. Vale la pena di ricordare che sui tempi di pagamento ai fornitori da parte della Pa, Bruxelles ha aperto ben due procedure di infrazione: una relativa all’applicazione della Direttiva in Italia (2014/2143) e l’altra relativa appunto all’articolo 113-bis del codice appalti (2017/2090). L’articolo 5 della legge europa nasce per sterilizzare quest’ultima procedura di infrazione.
Le novità del nuovo testo dell’articolo 113-bis 
Il nuovo articolo 113-bis del codice appalti ribadisce il termine di pagamento di 30 giorni «decorrenti dall’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori, salvo che sia espressamente concordato nel contratto un diverso termine, comunque non superiore a sessanta giorni e purché ciò sia oggettivamente giustificato dalla natura particolare del contratto o da talune sue caratteristiche». Il testo prosegue dicendo che «i certificati di pagamento relativi agli acconti del corrispettivo di appalto sono emessi contestualmente all’adozione di ogni stato di avanzamento dei lavori e comunque entro un termine non superiore a sette giorni dall’adozione degli stessi». Quest’ultimo termine è più severo del precedente termine di 30 giorni.
La questione della adozione/maturazione del Sal
Anche se le norme appaiono più stringenti, resta tuttavia la possibilità che possa essere eluso con relativa facilità dalla pubblica amministrazione. Infatti, come fanno notare le associazioni di categoria, il termine di pagamento di 30 giorni (prorogabili a 60 in casi definiti) decorre dal momento in cui la stazione appaltante adotta il Sal, cioè lo stato di avanzamento lavori. L’adozione rappresenta un atto unilaterale che spetta in via esclusiva alla Pa e sul quale l’impresa non ha modo di intervenire in alcun modo. Ne consegue la possibilità, per la Pa di procrastinare l’adozione del Sal, spostando in avanti il termine dal quale conteggiare i 30/60 giorni. Per ovviare a questa possibilità – che di fatto neutralizza la scadenza Ue – le associazioni di categoria, e in particolare l’Ance, ha proposto di sostituire il termine «adozione» con il termine «maturazione». In questo modo si sottrae alla Pa il potere discrezionale di spostare in avanti nel tempo il perfezionamento del Sal e allo stesso tempo si sposta il focus sulla maturazione di un diritto oggettivo. Peraltro, fanno notare i costruttori edili dell’Ance, nella prassi di cantiere, il direttore dei lavori , attraverso la compilazione tempestiva dei documenti contabili, garantisce l’avanzamento parallelo e contemporaneo della spesa e della realizzazione dell’opera. In altri termini, la contabilizzazione dei lavori è contestuale al loro avanzamento.
Gli emendamenti al decreto Sblocca cantieri
Alcuni emendamenti al decreto Sblocca-cantieri in discussione in Senato raccolgono esattamente la richieste dell’Ance, prevedendo che si passi dall’adozione del Sal alla «maturazione del Sal». Va tuttavia aggiunto che si tratta di emendamenti presentati solo da alcuni esponenti della minoranza (Forza Italia).

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

15/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Roma-Latina, tavolo Mit-Regione Lazio per decidere entro 30 giorni (forse)

Massimo Frontera

Ieri l’incontro Toninelli-Zingaretti. Posizioni distanti: il Mit pensa alla messa in sicurezza della Pontina, la Regione Lazio è per la maxi-opera in house

Qualsiasi decisione sulla Roma-Latina è rimandata a dopo le elezioni europee. Sembra questa la conclusione dell’incontro, avvenuto ieri mattina al dicastero di Porta Pia tra il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e il presidente della Regione Lazio (e segretario del Pd) Nicola Zingaretti. Come è noto l’Autostrada Roma-Latina è una maxi-opera che, subito dopo la fase della gara e dell’aggiudicazione, si è bloccata a causa di un lungo contenzioso amministrativo che si è concluso solo pochi giorni fa, con la (seconda) pronuncia del Consiglio di Stato pubblicata il 29 aprile scorso.
L’incontro Toninelli-Zingaretti ha prodotto la promessa di prendere una decisione in temi brevi, appunto 30 giorni, a valle di un tavolo tecnico con Mit, Regione e Anas. Un termine certamente non lungo, se confrontato alla paralisi durata anni, e che scavalca la data delle prossime elezioni europee del 26 maggio, con il risultato di disinnescare la carica “divisiva” di un tema che vede la politica su posizioni divergenti. Al movimento Cinque Stelle romano la maxi-opera non è mai piaciuta. Il segretario del Pd Nicola Zingaretti sostiene invece la proposta di realizzarla “in house” attraverso l’attuale società Autostrade del Lazio. Proposta che è stata sostenuta anche nell’incontro di ieri. «Il vero tema – ha ribadito Zingaretti dopo l’incontro con Toninelli – è la società in house». Molto diplomaticamente, il governatore del Lazio ha aggiunto che «l’idea migliore, proposta dal ministro, è appunto quella di un tavolo tecnico che valuti sia da un punto di vista giuridico, che da altri aspetti tecnici le scelte da far fare dalla società in house Autostrade per il Lazio».
Al di là del fair play e dello spostamento in avanti di qualsiasi decisione, l’impressione è che resta un disaccordo sostanziale sul da farsi. Peraltro, a quanto filtra da Regione Lazio e Mit, nel corso dell’incontro non sono stati affrontare alcune questioni non secondarie. Prima di tutto i soldi: ci sono 470 milioni di euro del Cipe che restano vincolati al finanziamento della gara in Ppp come contributo pubblico. Inoltre la gara continua ad avere uno strascico giudiziario perché – anche se la disputa amministrativa si è conclusa – è tuttora pendente il ricorso alla Corte di Cassazione da parte del Consorzio Sis contro l’Ati guidata da Impregilo (con Astaldi, Ghella e Pizzarotti). C’è poi il tema dell’adeguamento dell’attuale via Pontina, in condizione pessime a causa di una lunga incuria. Incuria da imputare proprio alla Regione Lazio, che ha prima voluto acquisire dall’Anas un nutrito pacchetto di rete viaria statale, e poi lo ha voluto restituire nuovamente all’Anas in condizioni peggiori di quando lo aveva preso in carico.
Il comunicato del Mit, successivo all’incontro, contiene un esplicito riferimento alla messa in sicurezza della Pontina. «Sul collegamento Roma-Latina – esordisce il comunicato del Mit – è necessario procedere con la massima determinazione, ma tenendo presenti tutte le criticità che così a lungo hanno impedito la realizzazione di interventi necessari e non differibili. Da quando, negli scorsi mesi, la Pontina è rientrata sotto la gestione dello Stato, il Mit ha già messo in campo interventi per oltre 20 milioni di euro tra rifacimento della pavimentazione stradale, sistemazione dei piani viabili e interventi sulle barriere di sicurezza, segno che anche nell’attesa della definizione dei complessi processi giudiziari è stato rispettato l’impegno di intervenire sulla messa in sicurezza dell’infrastruttura».
«Questo – aggiunge il comunicato – non fa venir meno l’esigenza dell’intervento di più ampio respiro che metta la Pontina in condizione di svolgere la sua funzione sul territorio. Per questo sarà convocato a strettissimo giro, entro la prossima settimana, un tavolo tecnico tra Mit, Regione Lazio e Anas per analizzare nel dettaglio tutte le possibili soluzioni per il collegamento tra Roma e Latina». L’obiettivo è di «arrivare celermente a una scelta che metta al primo posto la sicurezza di chi si sposta, renda più efficienti gli spostamenti tra la Capitale e la zona pontina, e non gravi sulle tasche dei cittadini».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

15/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Gran Sasso, servono 172 milioni per impermeabilizzare il traforo

Ivan Cimmarusti e Andrea Marini

Secondo gli studi il grado di impermeabilità di matriali e opere in base alle modalità realizzative adottate all’epoca della costruzione, è insufficiente ai fini potabili

Costi e opere di impermeabilizzazione del traforo del Gran Sasso sono già state messe a punto. Sono tre le relazioni che illustrano il restyling della struttura e dimostrano la totale «inadeguatezza» degli impianti di captazione dell’acqua. Aspetti che rendono necessari gli interventi, in quanto la sottostante falda acquifera – che fornisce acqua a 700mila abitanti in Abruzzo – è a rischio inquinamento fin dall’estate del 1980, da quando terminarono i lavori di costruzione del tunnel sull’A24.

Stando ai documenti, infatti, «il grado di impermeabilità», in base «alle modalità realizzative adottate all’epoca della costruzione», risulta «del tutto insufficiente ai fini potabili». Le conclusioni sono di uno dei tre elaborati, quello messo a punto da Strada dei Parchi (SdP), ma che ricalca le analisi degli altri due elaborati fatti dall’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) e dall’Ente regionale servizio idrico (Ersi), da cui emerge la stima dei costi in 172 milioni di euro complessivi. I documenti sono depositato alla Commissione regionale per la messa in sicurezza e la protezione del sistema idrico del Gran Sasso, le cui valutazioni hanno portato alla delibera della Regione Abruzzo di gennaio scorso, con cui si è disposto ’’esecuzione dei lavori.

Ma andiamo per gradi. Stando alla documentazione «in tale contesto, l’adeguamento delle opere di captazione (idrica, ndr) esistenti presuppone l’interruzione della circolazione veicolare ed il disfacimento completo della pavimentazione stradale e la realizzazione di modalità di convogliamento della risorsa idrica che si raccoglie a tergo del rivestimento delle gallerie, in condizioni di protezione igienica assoluta». Attualmente, infatti, «il convogliamento avviene a superficie libera, a pressione atmosferica, in un manufatto di cemento armato, gettato in opera in cantiere». Risulta che «il grado di impermeabilità assentito dal materiale e dal complesso delle opere, in base alle modalità realizzative adottate all’epoca della costruzione, è del tutto insufficiente ai fini potabili, anche per effetto delle modalità di sigillatura dei giunti adottate».

Interventi urgenti che hanno subito uno stop. Il 19 maggio SdP chiuderà il traffico in una sorta di autotutela. La mancanza di interventi per tutelare la falda acquifera potrebbe comportare nuove forme di inquinamento, con ulteriori procedimenti penali a carico della società, già sotto processo per inquinamento assieme ai vertici dell’Infn. Il particolare non è di poco conto: lo stesso Istituto, infatti, presenta rilevanti criticità nei propri laboratori situati all’interno del massiccio del Gran Sasso. Stando ai documenti della Provincia di Teramo, «nei laboratori sono stoccate circa 2mila 300 tonnellate di sostanze pericolose negli esperimenti Lvd (telescopio neutrinico nella sala A, ndr) e Borexino (esperimento di fisica delle particelle situato nella Sala C, ndr) determinando la classificazione dei laboratori come “Impianto a rischio di incidente rilevante”», secondo i criteri della direttiva Seveso Ter. Non solo, perché nello stesso documento della Provincia si precisa che il decreto legislativo 152/2006 all’articolo 94 «vieta lo stoccaggio di sostanze pericolose vicino alle captazioni e prescrive l’allontanamento dei centri di pericoloso o, qualora non sia possibile, la loro messa in sicurezza».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

15/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Itinera (gruppo Gavio) raddoppia la produzione nel primo trimestre 2019

Q.E.T.

Fatturato a quota 210,3 milioni di euro. L’incremento si deve alla crescita dei principali cantieri in corso di esecuzione

Nei primi tre mesi del 2019 Itinera (controllata da Astm, gruppo Gavio) ha raddoppiato il valore della produzione, attestandosi a 210,3 milioni di euro (contro 107,3 milioni nello stesso periodo dell’anno prima). La variazione positiva è legata a una «generale crescita dei volumi di attività dei principali cantieri in fare di esecuzione», soprattutto in Usa, Brasile e Medio Oriente. Il portafoglio lavori si attesta intorno ai 4,8 miliardi di euro (il 65% sono progetti all’estero). L’indebitamento finanziario netto a fine marzo è pari a 51,1 milioni, contro 1,4 milioni della fine del 2018. La pipeline delle attività della società ammonta a 3,4 miliardi, di cui il 13% suddiviso tra Usa ed Europa del nord, il 9% in Europa dell’est, il 29% è riferito a progetti in Italia e il 49% nel Middle East e in Africa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA