Rassegna stampa 10-13 maggio 2019

10/05/2019 12.05 – Quotidiano Enti Locali e Pa

Il presidente della holding pubblica non può essere amministratore della controllata

È nullo l’atto di conferimento dell’incarico attuato in violazione del Dlgs 39/2013 e la piena responsabilità ricade in capo all’organo conferente per le conseguenze economiche degli atti illegittimi adottati. Non fa sconti l’Autorità anticorruzione per il conferimento di incarichi in violazione della normativa in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi presso gli enti privati in controllo pubblico, comminando sanzioni alle quali si aggiunge, nel caso di specie, il divieto di conferire ulteriori incarichi per 3 mesi da parte dell’organo che abbia operato contra legem. Fatti e sanzioni Il complesso di queste sanzioni, prescritte agli articoli 17 e 18 del Dlgs 39/2013, trova applicazione conla delibera Anac n. 208/2019per la nomina del presidente di una società holding, partecipata al 100 per cento da un Comune, alla carica di amministratore unico di una società di secondo grado, a sua volta interamente controllata dalla società pubblica.Il presidente con la doppia carica era stato segnalato con un esposto all’Autorità, che è intervenuta prontamente per censurare la forma di governance da considerare preclusa e vietata dai principi del nostro ordinamento.La fonte normativa che l’Anac ritiene violata è l’articolo 7, comma 2, lettera d) del Dlgs 39/2013 secondo cui «a coloro che siano stati presidente o amministratore delegato di enti di diritto privato in controllo pubblico» da parte di un Comune non possono essere conferiti «gli incarichi di amministratore di ente di diritto privato in controllo pubblico» da parte di un ente con popolazione superiore a 15mila abitanti.È fuor di dubbio che nella nozione di «ente di diritto privato in controllo pubblico» rientrano entrambe le fattispecie in esame, ossia la società in mano pubblica e quella di secondo grado, interamente partecipata dalla stessa. Le ragioni del presidente Non valgono ad attenuare il giudizio di rigore dell’Anac i rilievi espressi dal presidente coinvolto, il quale, nel fornire le controdeduzioni all’Autorità, ha osservato che la propria nomina quale amministratore unico della società controllata sarebbe stata una scelta determinata «da ragioni di maggiore omogeneità nell’esercizio di direzione e coordinamento della Capogruppo», in coerenza con quanto previsto dal Dlgs 175/2016 (testo unico sulle società partecipate).L’Autorità confuta questi rilievi replicando che l’articolo 11, comma 14, del Dlgs 175/2016 prevede che «restano ferme le disposizioni in materia di inconferibilità e incompatibilità di incarichi di cui al decreto legislativo 8 aprile 2013, n. 39», norme che, pertanto, restano valide «per espressa volontà del legislatore del testo unico».L’Anac giunge a sostenere, nella parte dispositiva del provvedimento, che l’applicazione delle sanzioni previste dagli articoli 17 e 18 del Dlgs 39/2013 si giustifica anche se dal 21 dicembre 2018 sono intervenute le dimissioni dell’amministratore unico dalla contestata carica, e ciò a conferma del fatto che la violazione delle norme in materia di inconferibilità degli incarichi viene oggi considerata una fattispecie quanto mai grave e censurabile.

10/05/2019 – Italia Oggi

Risolvere l’irregolarità fiscale prima della gara

Ammissione delle imprese ai concorsi

Ai fini dell’ammissione a una gara d’appalto il requisito della regolarità fiscale si considera sussistente soltanto ove, prima del decorso del termine per la presentazione della domanda di partecipazione alla gara di appalto, l’istanza di rateizzazione sia stata accolta con l’adozione del relativo provvedimento costitutivo. Lo ha stabilito il Tar Lazio sezione seconda ter con la sentenza del 3 maggio 2019 n. 5596. Per i giudici, che richiamano la precedente giurisprudenza sul punto, non è quindi da considerarsi ammissibile alla gara il concorrente che versi nelle ipotesi in cui l’iniziale irregolarità abbia dato luogo alla richiesta di dilazione, solo successivamente accolta. Questa linea si giustifica, si legge nella sentenza anche a seguito dell’entrata in vigore dell’art. 80, comma 4 del decreto n. 50 del 2016: la mera presentazione dell’istanza di rateizzazione non comporta l’automatico recupero della posizione di regolarità fiscale, atteso che, con la presentazione di tale istanza, il partecipante non assume alcun impegno vincolante a onorare il debito in quel momento gravante a suo carico, ma semmai ad adempiere l’obbligazione originante dall’eventuale successiva istanza di rateizzazione da parte dell’Agente della riscossione.

In altre parole, la circostanza che l’agente della riscossione dei tributi abbia proceduto a pignorare presso un soggetto pubblico debitore somme da questo dovute all’impresa concorrente, pur assicurando la soddisfazione del credito fiscale, non è di per sé idonea a determinare il venir meno della situazione di irregolarità in cui versa detta impresa. Peraltro, in passato (vigente il decreto 163/2006) era stata ritenuta inammissibile la partecipazione alla procedura di gara del soggetto che, al momento della scadenza del termine di presentazione della domanda di partecipazione, non avesse conseguito il provvedimento di accoglimento dell’istanza di rateizzazione, dal momento che la regolarità contributiva e fiscale, richiesta come requisito indispensabile per la partecipazione ad una gara di appalto deve essere mantenuta per tutto l’arco di svolgimento della gara fino al momento dell’aggiudicazione, sussistendo l’esigenza della stazione appaltante di verificare l’affidabilità del soggetto partecipante alla gara fino alla conclusione della stessa.

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10/05/2019 – Italia Oggi

In comune meno gare e più procedure negoziate

Le procedure aperte si applicheranno solo ai lavori di importo superiore a un milione di euro, mentre al di sotto di tale soglia la regola sarà la procedura negoziata, diversamente articolata a seconda del valore dei contratti

Meno gare e più procedure negoziate nell’affidamento degli appalti pubblici per rilanciare gli investimenti dei comuni. Le procedure aperte si applicheranno solo ai lavori di importo superiore a un milione di euro, mentre al di sotto di tale soglia la regola sarà la procedura negoziata, diversamente articolata a seconda del valore dei contratti. E si fa più soft il contributo al Fondo salva-cantieri istituito per venire in aiuto delle imprese sub-appaltatrici e sub-fornitrici (con una copertura pari al 70% dei crediti non soddisfatti) in caso di crisi dell’appaltatore.

Sono le due ipotesi su cui MoVimento 5 Stelle e Lega stanno discutendo nelle commissioni riunite lavori pubblici e ambiente del Senato per uscire dall’impasse sul decreto legge «sblocca-cantieri» (dl n.32/2019), arenatosi proprio sul balzello dello 0,5% a carico delle imprese aggiudicatarie (annunciato dal ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli) e sulle modifiche alle soglie di affidamento volte a non ingessare troppo gli appalti dei comuni.

A mettere le cose a posto due emendamenti (firmati il primo dal capogruppo M5S Stefano Patuanelli e il secondo dal capogruppo della Lega Massimiliano Romeo), ma anche il lavoro di sintesi del relatore Agostino Santillo (M5S). «Stiamo mettendo a punto modifiche per aver il miglior provvedimento possibile», spiega Santillo a ItaliaOggi, annunciando tra le altre ipotesi di lavoro «la diminuzione della soglia del valore subappaltabile, che attualmente il decreto fissa al 50%, e l’esclusione della possibilità che il concorrente non aggiudicatario della gara possa rispuntare come subappaltatore».

Fondo salva-cantieri

L’emendamento Patuanelli abbassa allo 0,2% il contributo a carico delle imprese aggiudicatarie per il finanziamento del Fondo salva-cantieri che viene istituito presso il Mit con una dotazione iniziale di un milione di euro. La percentuale, inoltre, non sarà più calcolata sul valore del bando ma sul ribasso offerto dall’aggiudicatario rispetto alla base d’appalto. Il contributo non dovrà essere versato per tutte le gare ma solo per quelle di lavori di importo pari o superiore a 200 mila euro e per gli appalti di servizi e forniture di importo pari o superiore a 100 mila euro.

Nuove soglie di affidamento

Fermo restando l’affidamento diretto per gli appalti fino a 40 mila euro, i criteri di aggiudicazione contenuti nel decreto legge, e ritenuti troppo restrittivi per i comuni, dovrebbero essere rivisti. Le proposte della Lega, condivise anche dall’Anci, prevedono la procedura negoziata, previa consultazione di tre operatori economici, per i lavori tra 40 mila e 150 mila euro (attualmente la soglia per la procedura a tre è fissata a 200 mila euro). Ma, mentre sopra questo tetto il dl 32 fa subito scattare l’obbligo della gara, l’emendamento Romeo procede in modo più graduale. Per appalti di valore compreso tra 150 mila e 350 mila euro, gli affidamenti avverrano sempre con procedura negoziata ma con invito di almeno 10 operatori per i lavori e almeno 5 operatori per servizi e forniture. Sopra i 350 mila euro e fino a un milione di euro la procedura negoziata dovrà coinvolgere almeno 15 operatori («nel rispetto di un criterio di rotazione degli inviti») individuati sulla base di indagini di mercato o tramite elenchi di operatori economici. Sopra il milione di euro sarà obbligatorio il ricorso alla procedura aperta. © Riproduzione riservata

 

10/05/2019 – Italia Oggi

Sì al soccorso istruttorio per i costi di manodopera

Gli offerenti devono poter sanare la situazione per i giudici Ue

In assenza di previsioni del bando di gara sull’indicazione del costo della manodopera, è ammesso il soccorso istruttorio quando i moduli messi a disposizione dalla stazione appaltante non consentono comunque tale indicazione. Lo ha precisa la Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza del 2 maggio 2019 (causa n. C-309/18), nella quale sono stati affrontati i limiti dell’integrazione della documentazione nei casi di omissione dei costi della manodopera. La fattispecie, relativa alla causa n. C-309/18, avente ad oggetto la domanda di pronuncia pregiudiziale, proposta alla Corte dal Tar del Lazio, riguardava l’interpretazione della direttiva 2014/24/Ue e in particolare l’aggiudicazione di un appalto pubblico a una società che aveva omesso di indicare separatamente i costi della manodopera nella propria offerta economica.

Nel caso di specie, il bando di gara non richiamava espressamente l’obbligo incombente agli operatori di indicare nella loro offerta economica i costi della manodopera, prescritto all’articolo 95, comma 10, del codice dei contratti pubblici. Dopo la scadenza del termine per la presentazione delle offerte, l’amministrazione aggiudicatrice, facendo ricorso alla procedura di soccorso istruttorio di cui all’articolo 83, comma 9, del codice dei contratti pubblici, ha invitato alcuni degli offerenti a indicare i loro costi della manodopera per poi aggiudicare l’appalto ad una di queste imprese oggetto di soccorso istruttorio. Di qui il ricorso della ditta seconda classificata che eccepiva che l’aggiudicataria avrebbe dovuto essere esclusa dalla procedura di gara per aver omesso di indicare, nella sua offerta, i costi della manodopera, senza possibilità di riconoscerle il beneficio della procedura di soccorso istruttorio.

Ad avviso dei giudici europei in un primo momento apparirebbe lecita l’esclusione perché, «seppure il bando non contenesse l’obbligo di indicare i suddetti costi, è onere del concorrente adempiere a tale incombenza prevista dalla normativa». Rimane però il fatto», hanno detto i giudici, «che le disposizioni della gara d’appalto non hanno consentito agli offerenti di indicare i citati costi di manodopera nelle loro offerte economiche perché il modulo predisposto che gli offerenti della gara d’appalto dovevano obbligatoriamente utilizzare non lasciava loro alcuno spazio fisico per l’indicazione separata dei costi della manodopera»; né era possibile presentare alcun documento che non fosse stato specificamente richiesto dall’amministrazione aggiudicatrice. Pertanto, i principi di certezza del diritto, parità di trattamento e di trasparenza legittimano una disciplina come quella italiana secondo la quale la mancata indicazione separata dei costi della manodopera comporta l’esclusione della medesima offerta senza possibilità di soccorso istruttorio.

Tuttavia, ha aggiunto la Corte, se le disposizioni della gara d’appalto non consentono agli offerenti di indicare tali costi nelle loro offerte economiche si deve consentire agli offerenti di sanare la loro situazione e di ottemperare agli obblighi previsti dalla normativa nazionale in materia entro un termine stabilito dall’amministrazione aggiudicatrice. © Riproduzione riservata

 

10/05/2019 – Italia Oggi

Basilicata, 10 mln per riqualificare le aree produttive

La Regione Basilicata ha pubblicato l’avviso pubblico a favore dei comuni per la realizzazione di interventi di riqualificazione nelle aree produttive. L’avviso stanzia 10 milioni di euro a valere sull’asse 3 «competitività» azione 3b.3.2.1 e sull’asse 4 «energia e mobilità urbana» azione 4b.4.2.1 del Fesr 2014-2020. Le azioni sono finalizzati alla realizzazione, al recupero e alla riqualificazione di aree da destinare ad insediamenti produttivi, quali aree a destinazione industriale e/o artigianale o a destinazione mista, anche con presenza non prevalente di terziario, per la localizzazione di imprese industriali, artigiane di servizio ed alla realizzazione di interventi di qualificazione dell’offerta dei servizi anche infrastrutturali funzionali a progetti di riconversione delle aree produttive, di riqualificazione ambientale, di recupero ed efficientamento energetico dei siti produttivi. Il bando finanzia inoltre l’installazione di impianti da fonti rinnovabili la cui energia prodotta sia interamente destinata all’efficienza energetica di opere e installazioni per l’illuminazione pubblica e servizi tecnologici di proprietà pubblica in aree produttive. È prevista altresì la realizzazione di interventi finalizzati alla riduzione dei consumi energetici e delle emissioni di gas climalteranti nelle aree produttive, compresa l’installazione di impianti di produzione di energia da fonte rinnovabile per l’autoconsumo, dando priorità alle tecnologie ad alta efficienza. Il contributo a fondo perduto copre fino al 100% delle spese ammissibili. La scadenza del bando è fissata al 31 maggio 2019. © Riproduzione riservata

 

13/05/2019 – Affari & Finanza
LA FAVOLA DELLO SBLOCCA CANTIERI

Il commento
L a Commissione ha presentato le nuove stime per il 2019. L’ Italia resta ultima per crescita, investimenti e occupazione. Per Moscovici, commissario agli Affari economici, la crescita dell’ economia italiana si riduce allo 0,1%. Praticamente il Paese è fermo. Con un notevole passo indietro rispetto agli anni precedenti. E lontano dai vaticini del governo. Il rallentamento colpisce tutta l’ eurozona. La crescita media è stimata all’ 1,2%, con il crollo della Germania allo 0,5, in un quadro condizionato dal rischio Brexit e raffreddato dalla guerra commerciale tra Usa e Cina e dal rallentamento della domanda mondiale anche per le tensioni su petrolio e auto. L’ allarme della Commissione si estende ai conti pubblici. Il deficit italiano è atteso in salita al 2,5%, mezzo punto sopra al programmato. Il rapporto debito-Pil in prossimità del 134%, la disoccupazione, caso unico nella Ue, al 10.9%. Con all’ orizzonte il rischio concreto di una manovra di ottobre lacrime e sangue. Così il governo gialloverde corre ai ripari. O quasi. Iva o Flat tax. Questo è il dilemma. La riforma fiscale resta in alto mare poiché necessita di risorse che non esistono neanche alla luce dei dati positivi sul Pil del primo trimestre 2019. E nemmeno di una catartica revisione della spesa corrente e di un rinnovato contrasto all’ evasione. Altre strade, quindi. Più immediate come il ritorno al superammortamento e al fondo di garanzia per gli investimenti, annunciato nel Def di aprile. E poi, lo sbloccacantieri e il rilancio degli investimenti pubblici. Tuttavia, la strada è contorta: 180 giorni assegnati al governo per il nuovo regolamento sugli appalti, riformulando 13 provvedimenti del vecchio codice. Coordinandoli con il quadro normativo sbloccacantieri. Semplificazioni delle procedure autorizzative e concorsuali. Ma ritardi nelle nomine dei commissari. Rinvii dovuti ai contrasti tra le forze di governo sulla scelta degli esperti, delle opere, dei cantieri, delle modalità di appalto, delle procedure autorizzative. Frizioni che amplificano le tensioni tra le forze di maggioranza, e che finiscono per lasciare bloccati i 150 miliardi di fondi stanziati negli anni precedenti e ancora non spesi. Quasi 8 punti di Pil. Una cifra enorme. Un propellente ad alto potenziale per base produttiva e sistema paese. È proprio sul fronte degli investimenti pubblici che si gioca la partita della crescita. E in ultima analisi della tenuta del governo. Dal 2010 ad oggi, a causa della crisi, l’ Italia ha perso il 29% degli investimenti fissi lordi della Pa mentre nell’ eurozona la perdita è stata solo del 4.8%. Una forbice che si allarga con ricadute negative sulla manutenzione ordinaria e le infrastrutture materiali e immateriali. Si pensi ai ritardi sulla digitalizzazione. O alle opere frenate come la Tav. O al mancato intervento ambientale per l’ Ilva. Opere ferme, pur con la disponibilità di risorse. E opere nuove che scivolano verso un indeterminato futuro, quando si rileva che a fronte degli 850 milioni annunciati nella manovra 2017 si è invece registrata una riduzione di 1,3 miliardi al 2018, con una perdita netta, tra risorse promesse e a consuntivo, di oltre 2 miliardi per gli investimenti pubblici. E con una caduta verticale degli investimenti pubblici locali. Lo argomenta l’ Anci. Il razionamento ai Comuni si è concretizzato sia direttamente con il taglio dei trasferimenti in conto capitale, sia indirettamente con l’ impoverimento degli apparati tecnici locali. Il Patto di stabilità, attenuato solo dal 2016, ha aggiunto vincoli alla spesa, condizionata dall’ applicazione delle riforme (riforma contabile del 2015, nuovo Codice degli appalti pubblici del 2016). Con nuove problematiche operative che hanno ostacolato gli investimenti locali pur in presenza di disponibilità. Si è registrato perciò nell’ ultimo quinquennio un crollo generale degli investimenti pubblici locali i cui livelli si sono dimezzati in tutte le aree del Paese con ricadute particolarmente negative per il Mezzogiorno, alimentando il dualismo Nord-Sud. Più del confronto a giugno con la Commissione per la temuta procedura d’ infrazione, certamente condizionata dall’ esito delle elezioni europee, pesa sulle spalle del governo il rischio recessione e disoccupazione. Il ritardo dell’ economia italiana non è colmabile con il reddito di cittadinanza. Né con le ipotesi di Flat tax. Piuttosto, il ruolo cardine spetta ancora agli investimenti e all’ innovazione. Tuttavia, nel contesto attuale della politica gialloverde esistono dubbi concreti che la ripresa degli investimenti pubblici al 5,2%, prevista dal governo per il 2019, sia realizzabile. L’ indecisione delle forze di maggioranza sul tema ne ostacola difatti il percorso, contraddetto anche dai conti della manovra 2019. Dati alla mano, dal totale emergono 7,5 miliardi di minori spese in conto capitale per definanziamenti e trasferimenti alle Ferrovie dello Stato, all’ Anas e al Fondo di rotazione per l’ attuazione delle politiche comunitarie. Con ricadute avverse su indotto e base produttiva. In definita, un ping-pong tra dichiarazioni e fatti che alimenta l’ incertezza sul futuro e peggiora le prospettive di crescita. * Ordinario di Politica economica, Università Carlo Bo, Urbino ©RIPRODUZIONE RISERVATA. GIUSEPPE TRAVAGLINI *

13/05/2019 – Corriere della Sera – Economia
SBLOCCA CANTIERI? UN NUOVO «GENIO» PER LE GRANDI OPERE (E CERCATELO AL DEMANIO)

Il numero da tenere a mente è 530. Ammonta a tanti miliardi, secondo l’ osservatorio dell’ Ance (associazione dei costruttori) il costo dell’ inerzia dello Stato se da qui al 2035 non si faranno le opere pubbliche che sono state già programmate. Intanto l’ elenco dei cantieri fermi per l’ immobilismo della pubblica amministrazione è stato aggiornato a 53 miliardi per un totale di 555 opere. Una settantina, tutte quelle di maggior importo, sono addebitabili all’ inerzia dello Stato centrale. E il governo cosa fa? Il decreto Sblocca-Cantieri, che promette il miracolo della ripresa attraverso una crescita degli investimenti per quest’ anno del 5,2%, potrebbe arrivare in Aula al Senato alla fine di questa settimana. Ma è già battaglia in commissione Lavori pubblici, a Palazzo Madama, per inserire nel decreto un pacchetto di opere pubbliche da accelerare attraverso lo strumento dei commissari. Peccato che l’ elenco delle infrastrutture «strategiche» dei due azionisti del governo gialloverde ancora una volta diverga. La Lega appare impegnata a sponsorizzare le grandi opere, a partire dalla molto divisiva Tav Torino-Lione. Mentre il M5S, per bocca del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, sembra più interessato a completare opere mediamente meno faraoniche. Il confronto è presto fatto. La Lega punta, come si è detto, a accelerare la Tav piemontese il cui valore è di 8,6 miliardi. E poi la Gronda di Genova: 5 miliardi; la tratta Brescia-Verona dell’ Alta Velocità: 1,9 miliardi; il sesto lotto della Milano-Genova: 833 milioni. Accanto a opere minori come la Ss36 del Lago di Como e la Ss72 di Lecco, ma sostenute solo perché in funzione degli eventuali Giochi olimpici invernali 2026. Toninelli invece ha detto a IlSole24Ore che porterà al premier Giuseppe Conte un elenco di opere da sbloccare, tra cui quella di maggiore importo risulta essere il potenziamento della Fortezza-Verona che s’ inquadra nel nuovo valico ferroviario del Brennero. Costo: 5 miliardi (ma i finanziamenti attuali sono assai inferiori). C’ è poi il Nodo ferroviario di Genova (620 milioni), il raddoppio Codogno-Cremona-Mantova (finanziato per 340 milioni), il potenziamento della Gallarate-Rho (costo 723 milioni di euro). Mentre al Sud, le opere ferroviarie Ferrandina-Matera (265 milioni), la Palermo-Trapani (34 milioni)e quella stradali, l’ Alghero-Sassari (137 milioni) e la Maglie-Leuca (330 milioni). La battaglia sulle singole opere da commissariare è solo un pezzo della guerra che si combatte sulle infrastrutture, che passa anche dagli strumenti necessari per sbloccare i cantieri. Prendiamo il supercommissario per il Mose, il sistema di dighe mobili per difendere Venezia dall’ acqua alta, ancora in via di completamento. Un emendamento al decreto Sblocca-Cantieri propone la creazione di un commissario governativo (a sostituire quelli locali) e di una società pubblica composta da quattro ministeri (Infrastrutture, Economia, Ambiente e Beni culturali), Regione Veneto, Città metropolitana, Comune di Venezia e Porto. Questa società dovrà gestire e manutenere l’ opera con una spesa stimata in 100 milioni l’ anno. La gestione potrebbe essere affidata a un pool di imprese, tramite una gara pubblica al massimo ribasso. Per i veneti, governatore Luca Zaia in testa, si tratta di un esproprio di poteri che arriva a configurarsi come una beffa, laddove si prevede che per raccogliere i 15 milioni che la Regione ha il dovere di sborsare per manutenere l’ opera (10 spettano al Comune e 10 alla Città metropolitana) gli enti potranno imporre ai cittadini una tassa di scopo. «Il Mose è un’ opera nazionale e se ne deve occupare il governo – ha protestato Zaia sul Corriere Veneto -. Da parte mia strada sbarrata». Mentre per il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, si tratta di «emendamenti indecenti». Una denuncia che Matteo Salvini non potrà ignorare. Ma gli enti territoriali non sono gli unici a protestare per l’ attivismo dello Stato nel settore delle opere pubbliche, così come voluto dai grillini. Ancora una volta è Toninelli a far sobbalzare i costruttori, riuniti dall’ Ance in un convegno sulle grandi opere, quando annuncia che «nello Sblocca-Cantieri è prevista la costituzione di una società in house al ministero delle Infrastrutture che si sostituirà alle società inadempienti sia in fase di progettazione che di realizzazione». L’ obiettivo è evitare che i soldi stanziati rimangano inutilizzati e che i fondi comunitari debbano essere restituiti. Ma per gli imprenditori, che stanno già assistendo al costituirsi di un polo pubblico delle costruzioni sotto la Cassa depositi e prestiti, è un’ ulteriore intromissione nei meccanismi di mercato. E sono stati di nuovo i veneti a prendere la parola e criticare la «newco delle infrastrutture per salvare le grandi imprese», ritenuta «fuori fuoco» rispetto alle esigenze di un settore che non verrebbero rispecchiate dal decreto. E per far capire come la misura sia colma, l’ Ance si è inventata la campagna #bloccadegrado che consiste nel delimitare con dei nastri gialli i tanti luoghi in stato di abbandono in giro per l’ Italia. Questo per dire che oltre alle grandi opere ci sono anche quelle di semplice manutenzione che languono. La società in house del Mit non è però che l’ ultima arrivata nella cassetta degli attrezzi che lo «Stato costruttore» sta componendo per rimuovere gli ostacoli alla realizzazione delle opere pubbliche. Investitalia, la task force che dovrebbe coordinare gli investimenti pubblici e privati, sarebbe già stata convocata un paio di volte a palazzo Chigi. Strategia Italia, che dovrebbe monitorare lo stato di attuazione delle opere, si è finalmente dotata di un decreto attuativo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 16 aprile scorso. Quanto alla Struttura di progettazione, cioè il nuovo «Genio civile», abbiamo rintracciato il decreto emesso dal premier ai primi di aprile presso la Corte dei Conti. Possiamo anticipare che nel braccio di ferro tra palazzo Chigi e Tesoro circa la collocazione della struttura, l’ ha spuntata il Tesoro. Il nuovo «Genio civile» nascerà presso il Demanio e interverrà solo su richiesta di amministrazioni centrali e locali, esclusivamente su servizi di progettazione di interventi (dunque non di realizzazione). Sarà dotata di massimo 300 addetti e otto unità territoriali. Sarà anche costituita una Consulta di massimo cinque esperti che dovrà conferire alla progettazione un taglio innovativo soprattutto nel campo del risparmio energetico e delle ristrutturazioni antisismiche.

13/05/2019 – Il Sole 24 Ore
Investimenti nei piccoli Comuni: ancora tre giorni per il via ai lavori

CONTRIBUTI STATALI
In discussione una proroga che però arriverebbe solo dopo la scadenza
Avvio dell’ esecuzione dei lavori entro il 15 maggio, per evitare la revoca del contributo. Entra nel vivo la fase di utilizzo dei 400 milioni di euro di contributi per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio, assegnati dal ministero dell’ Interno ai Comuni con meno di 20mila abitanti (commi 107-114 legge 145/2018). Nei lavori parlamentari sullo sblocca-cantieri la Lega ha proposto un emendamento per spostare la scadenza al 31 luglio: ma è presto per capire quali correttivi entreranno davvero nel testo perché l’ intesa fra Lega e Cinque Stelle è tutta da trovare. Sul piano operativo, quindi, è meglio tenere lo sguardo sul calendario in vigore. I contributi per la messa in sicurezza possono riguardare uno o più lavori pubblici, a condizione che non siano già interamente finanziati da altri soggetti e che siano aggiuntivi rispetto ai lavori da avviare nella prima annualità del programma triennale delle opere pubbliche. Per l’ accesso ai finanziamenti, i Comuni non sono tenuti a produrre alcuna richiesta o documentazione, mentre devono rispettare il termine perentorio del 15 maggio per l’ avvio dell’ esecuzione dei lavori e la relativa comunicazione, secondo le procedure operative previste dal Dm del Viminale del 10 gennaio 2019. Il controllo sarà effettuato tramite il sistema di monitoraggio delle opere pubbliche Bdap-mop, attraverso le informazioni correlate al Cig per i lavori e la verifica della data di aggiudicazione definitiva del contratto. Questa informazione deve essere indicata, a cura del responsabile unico del procedimento dell’ opera, sul sistema informativo monitoraggio gare (Simog) dell’ Anac. Per l’ erogazione del contributo non sono dunque ammessi smart Cig, poiché non consentono la verifica della data di aggiudicazione definitiva del contratto. In sede di creazione del Cig per i lavori, il Comune deve indicare e associare il codice unico di progetto (Cup) identificativo dell’ intervento oggetto di finanziamento. Il mancato inserimento di questi dati nel Mop entro il termine del 15 maggio 2019 determina la revoca del contributo. Gli enti che rispetteranno il cronoprogramma riceveranno il 50 per cento a seguito della verifica dell’ avvio dei lavori nei termini, mentre la restante quota sarà erogata dopo che il comune avrà trasmesso, tramite il sistema certificazioni enti locali (Tbel), il collaudo o il certificato di regolare esecuzione rilasciato dal direttore dei lavori. Il mancato rispetto del termine di inizio dell’ esecuzione dei lavori per l’ intero contributo, oppure di parziale utilizzo dello stesso, determinerà la revoca dell’ assegnazione, in tutto o in parte, che sarà disposta con decreto del ministero dell’ Interno entro il 15 giugno. Le risorse liberate saranno subito riassegnate ai Comuni che hanno iniziato i lavori prima della scadenza del 15 maggio (con priorità per gli enti con data di avvio delle opere meno recente e non oggetto di recupero); questi enti saranno poi tenuti ad iniziare l’ esecuzione degli ulteriori investimenti entro il 15 ottobre 2019. Lo stesso schema di contribuzione agli investimenti torna nel decreto crescita (articolo 30 del Dl 34/2019), con un pacchetto di 500 milioni di euro per interventi di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile, compreso l’ abbattimento delle barriere architettoniche. Entro il 20 maggio il ministero dello Sviluppo economico assegnerà i contributi a tutti i comuni (non solo quelli con meno di 20 mila abitanti), i quali per non perderle dovranno avviare le opere entro il 31 ottobre 2019. Infine, le opere dovranno essere aggiuntive rispetto a quelle stanziate nel bilancio di previsione 2019. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Patrizia Ruffini

13/05/2019 – Il Sole 24 Ore
Meno liti sugli appalti, più tecnologie

Si fa sentire l’ aumento del contributo unificato, ma la flessione delle cause è in parte bilanciata dalla crescita delle consulenze per prevenire contenziosi al Tar – Tra i temi emergenti ci sono blockchain e smart contract
Ragionare di diritto amministrativo dà un po’ la stessa sensazione di entrare a Palazzo Spada, la sede del Consiglio di Stato, il massimo organo della giustizia amministrativa. Una sede austera, bella, storica, apparentemente impermeabile alle accelerazioni del tempo e della società. Così sembrerebbe anche per la prospettiva del processo amministrativo che, secondo alcuni avvocati, continuerà a ruotare intorno ai temi di sempre: soprattutto appalti, urbanistica, ambiente, contrattualistica. Secondo altri professionisti, invece, in un futuro più o meno prossimo si allargherà l’ orizzonte delle cause davanti ai Tar e al Consiglio di Stato: materie come la blockchain e gli smart contract contageranno la pubblica amministrazione e per i legali si apriranno nuovi fronti. Una salutare ventata nuova, perché – e su questo le vedute sono pressoché unanimi – il mercato si è ridimensionato. Le gare pubbliche languono. Una contrazione in parte controbilanciata – ma non sempre – da un aumento delle consulenze. È categorico Riccardo Ludogoroff, fondatore e contitolare dell’ omonimo studio di Torino, indicato nell’ indagine realizzata daStatista con Il Sole 24 Ore: «La città ha esaurito la spinta propulsiva provocata dalle Olimpiadi invernali del 2006. L’ economia non si muove. Le principali imprese edili hanno chiuso o fallito. Il contenzioso, soprattutto nel campo degli appalti, ha subito una decisa flessione. Tiene il settore dell’ ordine pubblico, che però noi non curiamo. Nel nostro studio ci occupiamo di contrattualistica pubblica, urbanistica, appalti, diritto sanitario ospedaliero. Siamo quattro associati e alcuni praticanti. Nasciamo come avvocati amministrativisti e quella rimane l’ attività principale, ma alcuni colleghi seguono anche il civile». Anche per Paolo Clarizia – contitolare insieme al padre Angelo, che l’ ha fondato, di uno degli studi storici di diritto amministrativo della capitale – il contenzioso sugli appalti è cambiato. «Ha giocato – spiega – l’ aumento del contributo unificato. Rispetto a dieci anni fa è, però, aumentata l’ attività di consulenza. Le imprese chiedono un supporto continuativo, anche per evitare il contenzioso». Un punto di vista suffragato sia dall’ esperienza dello studio, che oggi impiega circa venti avvocati e da quasi mezzo secolo opera esclusivamente nel diritto amministrativo, con particolare riguardo agli appalti, le cause antitrust e il diritto ambientale. E sia dal fatto che lo spazio d’ azione è soprattutto quello romano, dove si concentra gran parte della pubblica amministrazione e il più grande Tar, capace in una sola sezione di gestire più cause di tutti gli altri tribunali amministrativi. «Ci si sta in parte spostando – conferma Carlo Cerami, titolare dell’ omonimo studio a Roma, dove lavorano circa dodici professionisti – dall’ attività giurisdizionale alla consulenza. Accade soprattutto nel settore dell’ urbanistica. L’ aumento del contributo unificato ha ridotto le controversie». «Un fenomeno che abbiamo rilevato anche noi», commenta Antonio Garozzo, associato in Gierrelex, studio che ha la sede principale a Catania, dove lavorano 5 avvocati, e sedi secondarie a Palermo, Milano, Roma, Agrigento e Sciacca. «La flessione del contenzioso negli appalti ha, però, riguardato più il singolo cittadino delle imprese. Il contributo unificato più elevato si fa sentire». Di fronte a questo scenario poter puntare su nuovi ambiti di attività può essere una risorsa. Ci crede Salvatore Di Pardo, titolare insieme al fratello Giuliano dell’ omonimo studio, con sede principale a Campobasso e un’ altra a Roma. «Smart contract e blockchain arriveranno anche nel pubblico. E dovremo farci trovare pronti». Intanto, lo studio si prepara al futuro: «Il processo telematico ci ha permesso – spiega Di Pardo – di delocalizzare e concentrare l’ attività a Campobasso, dove sono impiegati la maggior parte dei trenta avvocati in forza allo studio. Inoltre, grazie a un accordo con l’ università del Molise, stiamo ragionando sulla blockchain e sviluppando modelli di giustizia predittiva, in grado di dare, ad esempio, risposte automatiche a istanze di base da parte della clientela». A proposito di nuove prospettive, Paolo Clarizia indica il tema dell’ anticorruzione: «C’ è stato un ampliamento della materia, un po’ come è successo negli ultimi anni in campo ambientale, anche se lì ora il diritto si è consolidato». Più cauto Garozzo («Non vedo spazi innovativi. Almeno, non così determinanti») mentre Cerami cita l’ esempio di Milano: «La riqualificazione della città dall’ industriale al terziario ha aperto nuove dinamiche professionali. Aspettiamoci anche in altre realtà una nuova regolazione che metterà in gioco gli attuali poteri pubblicistici». © RIPRODUZIONE RISERVATA. Antonello Cherchi

13/05/2019 – Italia Oggi Sette
Beni e servizi, p.a. meno green

Il dl Sblocca cantieri modifica le regole per la stipula dei contratti pubblici sotto soglia
Minor prezzo criterio principe per la scelta dei fornitori
Dallo scorso 19 aprile 2019 le pubbliche amministrazioni che procedono alla stipula di contratti di importi inferiori alle cosiddette «soglie di rilevanza comunitaria» per acquisire beni e servizi devono utilizzare nella scelta degli operatori economici cui rivolgersi il criterio del minor prezzo, potendo ricorrere a quello dell’ offerta economicamente più vantaggiosa (anche dal punto di vista ambientale) solo per espresso obbligo di legge o scelta motivata. A ribaltare la gerarchia delle regole di aggiudicazione dei contratti pubblici è il decreto legge 18 aprile 2019 n. 32 (meglio noto come «Sblocca cantieri», pubblicato sulla G.U. del giorno stesso in vigore da quello successivo) attraverso la diretta modifica del dlgs 50/2016 (Codice dei contratti pubblici). Contratti «sotto soglia», vince il minor prezzo. Il dl 32/2019, il cui disegno di legge di conferma è già in corsa al parlamento, ha riformulato gli articoli 36 e 95 del dlgs 50/2016 mutando radicalmente le regole che le pubbliche amministrazioni devono seguire per individuare le imprese con cui stipulare i contratti ex articolo 35 del dlgs 50/2016, sostanzialmente coincidenti con quelli inferiori al netto dell’ Iva: ai 5 milioni di euro, se aventi ad oggetto lavori di costruzione, demolizione, ristrutturazione e simili; a soglie specifiche poste nel range 100-750 mila euro (secondo le declinazioni del citato articolo), se aventi come controprestazione l’ acquisizione di altri servizi o di beni. In base alle nuove regole in vigore dal 19 aprile 2019, le p.a. devono (ex neo comma 9-bis, articolo 36, dlgs 50/2016) procedere «di default» all’ aggiudicazione dei contratti sotto soglia Ue scegliendo l’ operatore economico di riferimento sulla base del criterio minor prezzo, salvo due casi: negozi relativi a servizi o forniture da attribuirsi per legge in base al diverso criterio dell’ offerta economicamente più vantaggiosa (come più avanti specificati); al di fuori dell’ ipotesi precedente, propria decisione (obbligatoriamente) «motivata» di utilizzare comunque il suddetto criterio dell’ offerta economicamente più vantaggiosa. I contratti che devono essere affidati in base all’ offerta economicamente più vantaggiosa sono (ex commi 3 e 4, articolo 95, dlgs 50/2016) quelli che soddisfano contemporaneamente due condizioni: non riguardano servizi e forniture con caratteristiche standardizzate o le cui condizioni sono definite dal mercato; hanno ad oggetto servizi sociali di ristorazione, ospedaliera, assistenziale e scolastica, servizi ad alta intensità di manodopera (salvi quelli sotto i 40 mila euro oggetto di affidamento diretto), servizi di ingegneria, architettura e altri servizi di natura tecnica ed intellettuale di importo pari o superiore a 40 mila euro; servizi e le forniture di importo pari o superiore a 40 mila euro caratterizzati da notevole contenuto tecnologico o che hanno un carattere innovativo. Ma perde l’ ambiente. In conseguenza del rovesciamento dei criteri operata dal Legislatore del decreto «Sblocca cantieri» a perdere peso nei contratti «sotto soglia» sono, come accennato, anche gli standard ambientali previsti dal dlgs 50/2016. Ricordiamo infatti in che in base all’ articolo 95 e seguenti del Codice dei contratti pubblici l’«offerta economicamente più vantaggiosa» è quella individuata sulla base del «miglior rapporto qualità/prezzo» oppure dell’ elemento prezzo o costo, secondo un criterio di comparazione costo/efficacia quale il «costo del ciclo di vita» che comprende, ai sensi dello stesso Codice, gli aspetti di impatto ambientale dei beni e servizi da acquisire (tra cui: consumi energetici e di altre risorse; gestione dei rifiuti prodotti; emissioni di sostanze inquinanti; cambiamenti climatici). Sempre in base al dlgs 50/2016, strumenti per la valutazione di tali eco-prestazioni sono i criteri ambientali minimi (c.d. «Cam») stabiliti mediante dm Minambiente per singole categorie di beni e servizi, ad oggi ben 18 e coprenti oltre 20 categorie tra beni e servizi, quali: lavori di costruzione, manutenzione, ristrutturazione edili; gestione rifiuti urbani e verde pubblico; prodotti per igiene; pulizia di edifici; veicoli adibiti a trasporto su strada; servizi energetici; arredi per ufficio e apparecchiature informatiche; carta; trattamenti fitosanitari; arredi per interni; servizi di sanificazione; arredo urbano. Tutti criteri ambientali la cui incidenza operativa, con l’ allargamento dei contratti pubblici da aggiudicarsi in base al «minor prezzo», risulta alla luce del dl «Sblocca cantieri» ora fortemente ridotta. VINCENZO DRAGANI

13/05/2019 – l Sole 24 Ore –Edilizia e territorio
Sblocca-cantieri/2. Tensione M5S-Lega sugli emendamenti, Rixi: no alla nuova tassa sulle gare

Mauro Salerno

Buia (Ance): l’idea del fondo salva-Pmi è giusta ma non possono farsene carico le imprese, il meccanismo di finanziamento va trovato nel quadro economico dell’opera

Le tensioni che agitano i partiti di maggioranza rischiano di scaricarsi sul decreto Sblocca-cantieri. Le stesse parole del ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, pensate per gettare acqua sul fuoco, dimostrano l’alto livello di tensione di questi giorni. Il M5S «non vuole fare alcun tipo di polemica – ha detto il ministro -. Purtroppo stiamo notando che dall’altra parte c’è una certa irritazione. Il caso Siri non deve portare in altri ambiti degli sfoghi relativi a questo caso». Il riferimento è ad alcuni emendamenti presentati dalla Lega. Su tutti la norma sui commissari per sbloccare Tav e valichi, che riprende l’idea di sottrarre a Porta Pia il controllo sulle grandi opere che l’emendamento della Lega giudica «prioritarie ed emergenziali» al di là di ogni analisi costi-benefici.

Divide anche la micro-tassa sulle gare che secondo un emendamento M5S (0,2% sui ribassi) che dovrebbe finanziare un fondo capace di offrire una ciambella di salvataggio a subappaltatori e fornitori rimasti intrappolati in un cantiere in crisi. «Un balzello insostenibile per le imprese» l’ha definita il presidente dell’Ance Gabriele Buia, trovando una sponda nel viceministro alle Infrastrutture Edoardo Rixi che, parlando a Genova al convegno «Sbloccafuturo» organizzato dai giovani imprenditori dell’Ance, ha garantito una soluzione da parte del Governo. Per i costruttori l’idea del fondo per tutelare le Pmi è giusta e non va eliminata. Bisogna però cambiare il meccanismo di finanziamento. «Non si può chiedere alle imprese che già pagano il conto della crisi di farsi carico anche di questo ulteriore aggravio» ha spiegato Buia. La soluzione dovrebbe dunque essere quella di ritagliare il contributo all’interno dei finanziamenti pubblici a disposizione dell’opera, il cosiddetto «quadro economico del progetto».

Rixi ha anche garantito che il governo andrà avanti anche sugli incentivi alla rigenerazione urbana, tramite demolizione e ricostruzione. Parole accolte con favore dalle imprese che a Genova hanno lanciato una mobilitazione contro il degrado (non solo) urbano, ideale prosecuzione della campagna «Sblocca-cantieri» contro lo stallo delle opere che ha scovato e portato all’attenzione pubblica oltre 600 cantieri fermi in tutta Italia. Ora è l’intenzione è reagire «allo stato di incuria e di abbandono in cui versano i nostri territori», spiega Regina De Albertis, presidente dei giovani Ance, con la formula dei «nastri gialli» con cui saranno evidenziate le aree in stato di degrado.

A comporre il puzzle dei circa 1.200 emendamenti dello Sblocca-cantieri dovrebbe essere una nuova riunione di maggioranza in programma per oggi. Venerdì si è conclusa la discussione generale nelle commissioni riunite Ambiente e Lavori pubblici del Senato.

«Da martedì cominceranno le operazioni di voto – spiega la relatrice Antonella Faggi (Lega) – che andranno avanti almeno fino a giovedì». In campo ci sono anche una quarantina di emendamenti arrivati dal Governo. Mentre una scrematura rilevante dovrebbe arrivare grazie alle dichiarazioni di ammissibilità e al parere della commissione Bilancio atteso tra oggi e domani. «Ci sono alcuni emendamenti su cui c’è già una buona base di accordo, anche con parti dell’opposizione – confida il presidente della Commissione Lavori pubblici Mauro Coltorti (M5S) -. Stiamo continuando a lavorare».

Tra questi potrebbero anche esserci le misure per semplificare le gare sotto al milione di euro, tornando alla formula delle procedure negoziate a inviti previste dal codice e che il decreto Sblocca-cantieri ha sostituito con l’obbligo di gara per i lavori oltre i 200mila euro e anche il subappalto al 40% (invece che 50%). Quanto ai tempi, appare difficile a questo punto che si possa rispettare l’obiettivo di chiudere la prima lettura in Senato prima del voto europeo. «Potrebbe esserci ancora formalmente una finestra ma la ritengo molto improbabile», ha concluso Rixi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

13/05/2019 – l Sole 24 Ore –Edilizia e territorio

Sblocca-cantieri, il Mit corre ai ripari contro il rischio caos da regolamento «unico»

Mauro Salerno

Sforzo di semplificazione anche sulle conferenze di servizi relative alle opere di interesse statale

È contenuta in un emendamento firmato dal ministero delle Infrastrutture la possibile soluzione al rischio caos innescato dalla difficile fase di passaggio tra nuovo regolamento «unico» e vecchie linee guida. Come si sa il decreto Sblocca-cantieri, ora in fase di conversione al Senato, punta a riportare indietro le lancette all’epoca pre «soft law» di Cantone, sostituendo tutti i provvedimenti attuativi dall’impianto “flessibile” con un nuovo regolamento rigido e vincolante. Il punto è che per come è stata portata avanti nel decreto in vigore dal 19 aprile l’operazione rischia di dimenticare per strada una lunga serie di provvedimenti già varati o ancora da varare, come abbiamo segnalato in questo articolo.

Per evitare dimenticanze, il Mit punta a riscrivere il comma che individua nel nuovo regolamento il nuovo punto di riferimento unico per l’attuazione del Dlgs 50/2016, elencando uno per uno i temi di cui si dovrà occupare, mandando in pensione tutte le altre norme in contrasto. Il regolamento, si legge nell’emendamento, tratterà in particolare, di tutte queste materie:

a)nomina, ruolo e compiti del responsabile del procedimento;
b)progettazione di lavori, servizi e forniture, e verifica del progetto;
c)sistema di qualificazione e requisiti degli esecutori di lavori e dei contraenti generali;
d)procedure di affidamento e realizzazione dei contratti di lavori, servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie;
e)direzione dei lavori e dell’esecuzione;
f)esecuzione dei contratti di lavori, servizi e forniture, contabilità, sospensioni e penali;
g)collaudo e verifica di conformità;
h)affidamento dei servizi attinenti all’architettura e all’ingegneria e relativi requisiti degli operatori economici;
i)lavori riguardanti i beni culturali.

Addio anche alle linee guida “facoltative” dell’Anac: quelle emanate in forza dell’articolo del codice (213, comma 2) che riconosce all’Anticorruzione di «promuovere l’efficienza» degli appalti e lo «sviluppo delle migliori pratiche» attraverso «linee guida, bandi tipo, capitolati-tipo, contratti-tipo ed altri strumenti di regolazione flessibile, comunque denominati». Anche questi provvedimenti «cesseranno di avere efficacia» e saranno spazzati via se «in contrasto con le disposizioni recate dal regolamento».

Uno sforzo di semplificazione arriva anche con un altro degli emendamenti inclusi nel pacchetto inviato da Porta Pia. Questa volta l’obiettivo è rendere più snelle le decisioni affidate alle conferenze di servizi sulle opere di interesse statale, come quelle di competenza dell’Anas che fanno riferimento a una vecchia e complicatissima regolamentazione sul superamento dell’eventuale dissenso, ormai scavalcata dalla disciplina prevista dalla legge 241/1990.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

13/05/2019 – l Sole 24 Ore –Edilizia e territorio

Investimenti dei piccoli comuni: ancora tre giorni per dare il via ai lavori

Patrizia Ruffini

In discussione una proroga con un emendamento al decreto Sblocca-cantieri che però arriverebbe solo dopo la sacdenza

Avvio dell’esecuzione dei lavori entro il 15 maggio, per evitare la revoca del contributo. Entra nel vivo la fase di utilizzo dei 400 milioni di euro di contributi per la messa in sicurezza di scuole, strade, edifici pubblici e patrimonio, assegnati dal ministero dell’Interno ai Comuni con meno di 20mila abitanti (commi 107-114 legge 145/2018). Nei lavori parlamentari sullo sblocca-cantieri la Lega ha proposto un emendamento per spostare la scadenza al 31 luglio: ma è presto per capire quali correttivi entreranno davvero nel testo perché l’intesa fra Lega e Cinque Stelle è tutta da trovare. Sul piano operativo, quindi, è meglio tenere lo sguardo sul calendario in vigore.

I contributi per la messa in sicurezza possono riguardare uno o più lavori pubblici, a condizione che non siano già interamente finanziati da altri soggetti e che siano aggiuntivi rispetto ai lavori da avviare nella prima annualità del programma triennale delle opere pubbliche. Per l’accesso ai finanziamenti, i Comuni non sono tenuti a produrre alcuna richiesta o documentazione, mentre devono rispettare il termine perentorio del 15 maggio per l’avvio dell’esecuzione dei lavori e la relativa comunicazione, secondo le procedure operative previste dal Dm del Viminale del 10 gennaio 2019.

Il controllo sarà effettuato tramite il sistema di monitoraggio delle opere pubbliche Bdap-mop, attraverso le informazioni correlate al Cig per i lavori e la verifica della data di aggiudicazione definitiva del contratto. Questa informazione deve essere indicata, a cura del responsabile unico del procedimento dell’opera, sul sistema informativo monitoraggio gare (Simog) dell’Anac.

Per l’erogazione del contributo non sono dunque ammessi smart Cig, poiché non consentono la verifica della data di aggiudicazione definitiva del contratto. In sede di creazione del Cig per i lavori, il Comune deve indicare e associare il codice unico di progetto (Cup) identificativo dell’intervento oggetto di finanziamento. Il mancato inserimento di questi dati nel Mop entro il termine del 15 maggio 2019 determina la revoca del contributo.

Gli enti che rispetteranno il cronoprogramma riceveranno il 50 per cento a seguito della verifica dell’avvio dei lavori nei termini, mentre la restante quota sarà erogata dopo che il comune avrà trasmesso, tramite il sistema certificazioni enti locali (Tbel), il collaudo o il certificato di regolare esecuzione rilasciato dal direttore dei lavori.

Il mancato rispetto del termine di inizio dell’esecuzione dei lavori per l’intero contributo, oppure di parziale utilizzo dello stesso, determinerà la revoca dell’assegnazione, in tutto o in parte, che sarà disposta con decreto del ministero dell’Interno entro il 15 giugno. Le risorse liberate saranno subito riassegnate ai Comuni che hanno iniziato i lavori prima della scadenza del 15 maggio (con priorità per gli enti con data di avvio delle opere meno recente e non oggetto di recupero); questi enti saranno poi tenuti ad iniziare l’esecuzione degli ulteriori investimenti entro il 15 ottobre 2019.

Lo stesso schema di contribuzione agli investimenti torna nel decreto crescita (articolo 30 del Dl 34/2019), con un pacchetto di 500 milioni di euro per interventi di efficientamento energetico e sviluppo sostenibile, compreso l’abbattimento delle barriere architettoniche. Entro il 20 maggio il ministero dello Sviluppo economico assegnerà i contributi a tutti i comuni (non solo quelli con meno di 20 mila abitanti), i quali per non perderle dovranno avviare le opere entro il 31 ottobre 2019. Infine, le opere dovranno essere aggiuntive rispetto a quelle stanziate nel bilancio di previsione 2019. © RIPRODUZIONE RISERVATA

13/05/2019 – l Sole 24 Ore –Edilizia e territorio

Battisti (Ferrovie): tra il 2019 e il 2020 partiranno 1.600 cantieri Fs e Anas

Massimo Frontera

Nel piano industriale di gruppo 2019-2020 anche valorizzazioni immobiliari a Milano, Firenze, Roma e Bologna

Investimenti nelle infrastrutture e nelle tecnologie, rafforzamento sui mercati esteri, impegno nelle riqualificazioni urbane con valorizzazione immobiliare e nella puntualità dei treni, semplificazione della struttura societaria e creazione di nuovi posti di lavoro. Questi i driver del piano industriale del gruppo Ferrovie dello Stato sull’orizzonte del 2019-2023 considerando nel perimetro aziendale del gruppo anche l’Anas ma non Alitalia. «Se l’azienda entrerà nel perimetro del gruppo – adegueremo velocemente il piano per tenerne conto», ha detto l’amministratore delegato del gruppo Gianfranco Battisti riferendosi al dossier Alitalia. Gli highlights del piano delle Ferrovie – definito «ambizioso» dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte – sono imponenti. Il gruppo mette in conto di investire complessivamente 58 miliardi di euro, di cui 12 miliardi nell’acquisto di nuovi treni e autobus, 2 miliardi per metropolitane e 2 miliardi per investimenti in tecnologia. «Si tratta di un impegno record – ha sottolineato Battisti – con un valore mai stato così elevato». Lo stesso presidente del Consiglio, ha riconosciuto che le Ferrovie rappresenta «l’operatore che fa più investimenti in Italia e più ne farà in futuro».
Il piano delle Ferrovie promette di dare al Pil un contributo annuo tra lo 0,7% e lo 0,9per cento. L’investimento medio annuo sarà di 13 miliardi di euro, quasi il doppio (+75%) rispetto ai 7,5 miliardi investiti nel 2018. Gli investimenti saranno autofinanziati per il 24% dal gruppo. La ricaduta occupazionale, è elevata: «il piano consentirà la creazione di 120mila posti di lavoro complessivi, con 15mila assunzioni dirette da parte del gruppo, ha detto Battisti, di cui 5mila entro quest’anno. «Stiamo facendo le selezioni», ha specificato Battisti. L’ad delle Ferrovie ha anche parlato di una forte accelerazione ai lavori, annunciando l’apertura di «1.600 cantieri, di cui mille di Ferrovie, per 3,7 miliardi di investimenti da parte nostra, e il resto di Anas». «Gran parte degli investimenti partirà entro quest’anno – ha sottolineato l’Ad – e il resto nel 2020». La spinta agli investimenti passa anche per un intervento sulla struttura della società, che sarà semplificata. «Serve una struttura più semplice», ha detto Battisti anticipando la creazione di tre nuove aree dedicate alla tecnologia, ai mercato internazionali e alla sicurezza.
Il Gruppo Ferrovie rafforzerà anche la sua presenza sui mercati esteri selezionandoli tra quelli «ad alto potenziale di sviluppo». Dal mercato estero arriveranno circa due miliardi di ricavi con una previsione di crescita del 50% al 2023. Per migliorare la puntualità saranno investiti complessivamente 5,5 miliardi di euro. Molta parte degli investimenti – due miliardi – sarà dedicata alla tecnologia e in particolare alla frontiera più avanzata delle soluzioni digitali e per la robotica. L’altro fronte di investimento sarà quello delle città, dove Ferrovie gioca anche il ruolo di grande proprietario di aree. «A Milano – ha detto Battisti citandolo come esempio di punta delle trasformazioni urbane – le aree degli ex scali ferroviari valgono uno sviluppo di 1,3 milioni di mq di superficie utile. Li trasformeremo realizzando residenze di housing sociale, forme di alloggio per i giovani e creando aree verdi per il 65% della superficie. Nel 2030 Milano diventerà una delle città a livello europeo, e attrarrà 600mila giovani l’anno». Investimenti in programma anche a Firenze, Bologna e nella capitale, dove Ferrovie prosegue il percorso di valorizzazione intorno all’area della Stazione Tiburtina.

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13/05/2019 – l Sole 24 Ore –Edilizia e territorio

Per Salini Impregilo contratto in Turchia da 530 milioni di euro per l’Orient Express

Q.E.T.

Prevista la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità di 153 km che attraverserà la parte europea della Turchia, tra Istanbul e la frontiera con la Bulgaria

Salini Impregilo si è aggiudicata un contratto da 530 milioni di euro per la costruzione di una tratta del nuovo “Orient Express”, la linea ferroviaria ad alta velocità di 153 km che attraverserà la parte europea della Turchia, tra Istanbul e la frontiera con la Bulgaria. «La nuova commessa – si legge in un comunicato – conferma la leadership internazionale di Salini Impregilo nella realizzazione delle grandi linee ferroviarie ad alta velocità, contribuendo concretamente allo sviluppo sostenibile della mobilità urbana ed extra-urbana». L’iniziativa, che ha una durata di 4 anni, è finanziata in euro dall’Unione Europea attraverso fondi della Bei, garantendo una riduzione del profilo di rischio del progetto, e allineandosi, su tutta la filiera di produzione, ai più elevati standard contrattuali e di garanzia richiesti dagli organismi internazionali.
La linea sarà parte del Trans-European Transport Network (Ten-T), il sistema di trasporto integrato dei paesi dell’Unione Europea, e si inserisce nel più ampio corridoio ferroviario europeo nord-sud/est (Orient/East-Med Corridor), che collega l’Europa centrale con i porti del Mare del Nord, del Mar Baltico, del Mar Nero e del Mediterraneo. Dopo aver lavorato al progetto per più di un anno, Salini Impregilo si aggiudica la commessa come leader al 50,01% della Joint Venture con Kolin Insaat Turizm Sanayi ve Ticaret, primaria impresa turca, con cui nel 2011 il Gruppo ha completato la ricostruzione della tratta ferroviaria ad alta velocità Kosekoy-Gebze, promossa dal Ministero dei Trasporti, Affari Marittimi e Comunicazioni, e con cui sono in corso di realizzazione altri progetti infrastrutturali di grandi dimensioni nei paesi del Golfo.
Il progetto collega la stazione di Halkali a quella di Kapikule con una linea a doppio binario, in variante rispetto a quella esistente a singolo binario, e progettata per velocità massime di 200 Km/h. Sono incluse nell’appalto tutte le opere civili accessorie oltre all’armamento, l’elettrificazione ed il segnalamento. La scelta della soluzione tecnologica tra le 10 diverse alternative progettuali sviluppate è ricaduta sul progetto con il miglior indice costi benefici. Il progetto selezionato garantisce inoltre la disponibilità immediata dei macchinari necessari per la movimentazione di 80 milioni m3 di terra prevista dal progetto.

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13/05/2019 – l Sole 24 Ore –Edilizia e territorio

Facility, Sanzioni Antitrust per 235 milioni alle imprese della maxi-gara Consip FM4

Q.E.T.

Sedici le imprese sanzionate. Nessun illecito accertato nei confronti di Dussmann, Siram e Veolia

L’Antitrust ha accertato la sussistenza di un’intesa anticoncorrenziale avente ad oggetto il condizionamento dell’esito della gara pubblica denominata FM4, bandita nel marzo del 2014 da Consip, per un appalto di rilievo comunitario suddiviso in 18 lotti geografici (di cui 14 ordinari e 4 accessori) dal valore complessivo di circa 2,7 miliardi di euro. L’appalto in questione – si legge in una nota dell’Autorità – riguarda l’esecuzione dei servizi di pulizia e di manutenzione in favore di tutti gli uffici pubblici presenti sull’intero territorio nazionale, nell’ambito della quarta edizione della gara relativa ai servizi cosiddetti di Facility Management. Nel complesso, sono state comminate sanzioni per un importo pari a circa 235 milioni.
L’intesa è stata posta in essere dai principali operatori del settore e, in particolare: C.N.S. – Consorzio Nazionale Servizi Società Cooperativa; Consorzio Stabile Energie Locali S.c. a r.l.; Engie Servizi S.p.a. (già Cofely Italia S.p.a.) in solido con la controllante Engie Energy Services International SA; Exitone S.p.a., in solido con la società Gestione Integrata S.r.l. e con le controllanti STI S.p.a. e Finanziaria Bigotti S.p.a.; Kuadra S.r.l. in liquidazione in solido con la controllante Esperia S.p.a.; Manital Società Consortile per i Servizi Integrati per Azioni Consorzio Stabile – Manital S.c.p.a. in solido con la controllante Manitalidea S.p.a.; Rekeep S.p.a. (già Manutencoop Facility Management S.p.a.); Romeo Gestioni S.p.a. in solido con la controllante Romeo Partecipazioni S.p.a.. Non è invece stato accertato alcun illecito nei confronti delle società Dussmann Service S.r.l. e della controllante Dussmann Service Holding GMBH, e Siram S.p.a. e della controllante Veolia Energie International SA. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

13/05/2019 – l Sole 24 Ore –Edilizia e territorio

Per Brebemi rosso da 37 milioni, ma il traffico Tir cresce del 27

Cheo Condina

Pesano gli oneri finanziari sul debito bancario che dovrebbe essere rinegoziato

Altro esercizio in rosso per Brebemi, la nuova autostrada direttissima tra Milano e Brescia, controllata – attraverso la holding Autostrade Lombarde – da Intesa Sanpaolo.

Il 2018 si è chiuso con una perdita netta di 37,1 milioni (dai 39 milioni dell’anno precedente), a fronte tuttavia – come riportato da Radiocor – di un incremento dei ricavi del 26% a 78,2 milioni e del margine operativo lordo a 51 milioni (+37%). A pesare, come nei passati esercizi, sono soprattutto gli oneri finanziari, arrivati a 88,7 milioni, sul debito bancario da 1,5 miliardi, che tuttavia – riferiscono fonti vicine alla società – è prossimo a essere rinegoziato, forse già a giugno. Del resto, come più volte sottolineato dal management di Brebemi, il maxi finanziamento è stato contratto in passato a tassi oggi fuori mercato (poco sotto il 7%) ed è evidente che rivederli al ribasso porterebbe immediati vantaggi sotto il profilo del conto economico.

La catena di controllo di Brebemi – vede come socio di controllo con l’81,69% Autostrade Lombarde, di cui Intesa Sanpaolo detiene a sua volta il 55,7%. Questa quota, nel 2018, era stato oggetto di una trattativa per la cessione a F2i, con cui l’istituto di credito aveva anche negoziato in esclusiva ma alla fine l’operazione non era stata conclusa. Non è escluso, tuttavia, che il riassetto possa tornare d’attualità in futuro, magari coinvolgendo anche la Milano Serravalle, visto che Intesa ha già dichiarato da tempo come l’investimento in Brebemi non sia più strategico.

La nuova autostrada è entrata in funzione nel luglio 2014 ma le vere potenzialità del progetto, che punta ad alleggerire il traffico della A4 tra Milano e Brescia abbassando chilometraggio e tempi di percorrenza, si sono viste solo dal novembre 2017, quando è stata attivata l’interconnessione diretta con l’arteria gestita da Autostrade per l’Italia in prossimità di Brescia. Così, il traffico nel 2018 è cresciuto del 20% (con un +27% per i mezzi pesanti) e avrebbe registrato un ulteriore incremento del 18% anche nei primi mesi di quest’anno. Insomma, un’infrastruttura la cui valenza strategica si vedrà soprattutto nel medio-lungo periodo (la concessione scade nel 2040), come ha ricordato lo scorso febbraio Giovanni Bazoli, già presidente di Intesa Sanpaolo e grande sostenitore di quest’opera.

Il trend di miglioramento si può leggere già negli ultimi bilanci: nel 2016 i ricavi erano stati di 51 milioni e oggi sono vicini a 80 milioni mentre rispetto a due anni fa i margini sono quasi raddoppiati. E se tra 2016 e 2015 il rosso complessivo ha sfiorato i 120 milioni, ora con la rinegoziazione del debito e l’ulteriore incremento del traffico si punta a ridurre le perdite in modo significativo. «Nel 2018 i principali indicatori operativi risultano in crescita rispetto all’esercizio precedente, significativamente positivi e in linea con gli standard di settore – si legge in documenti ufficiali – permane un risultato negativo che sconta l’iscrizione di ammortamenti per 10,3 milioni e oneri finanziari per complessivi 88,79 milioni». L’obiettivo è tagliare quest’ultima voce in modo significativo portando a termine la trattativa con il consorzio bancario, in cui Cdp gioca un ruolo importante.

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