Rassegna stampa 07-08 maggio 2019

07/05/2019 13.05 – Quotidiano Enti Locali e Pa

La mancata autentica notarile sulla fideiussione non esclude dalla gara

L’autentica notarile della firma del garante della fideiussione provvisoria, che attesta il possesso di valido potere di impegnare il fideiussore, è una prescrizione che aggrava ingiustificatamente gli adempimenti posti a carico dei concorrenti, non richiesta neanche dalla normativa civilista in materia di rappresentanza. È questa l’interpretazione fornita dal giudice amministrativo del Tar Veneto, sezione prima, con la sentenza n. 464/2019. Il caso Un operatore economico ha impugnato l’annullamento del provvedimento di esclusione dalla procedura per l’affidamento dei lavori di adeguamento energetico degli impianti di pubblica illuminazione, disposto per presunta irregolarità e incompletezza della documentazione relativa alla cauzione provvisoria. Il ricorrente ha contestato la violazione dei principi di economicità, efficacia, correttezza, proporzionalità e falsa applicazione delle forme di garanzia previste dal codice. Nel caso di specie, il concorrente ha prodotto, a corredo dell’offerta, una garanzia provvisoria che aveva, in allegato, soltanto la scansione di una delega generale in forma notarile relativa ai poteri di firma del sottoscrittore, trasmessa in copia informatica senza attestazione di conformità all’originale analogico rilasciata da un pubblico ufficiale come, invece, previsto dall’articolo 22 del codice dell’amministrazione digitale. La stazione appaltante, ritenendo sanabili le irregolarità riscontrate, ha attivato la procedura di soccorso istruttorio invitando l’operatore economico a rimettere una nuova cauzione corredata da autentica notarile di firma, ossia con certificazione dell’esistenza del potere di impegnare il fideiussore per la somma garantita. Questa previsione, per l’ente, risponde all’esigenza di acquisire certezza sulla provenienza della garanzia, impedendo il disconoscimento della sottoscrizione, assicurando la serietà e attendibilità dell’offerta in caso di mancata sottoscrizione del contratto di appalto imputabile al concorrente. La decisione Tuttavia, la carenza dell’autentica notarile, non può, per il collegio, comportare l’esclusione del concorrente perché si tratta di un adempimento puramente formale che eccederebbe il fine della disciplina in materia di cauzione e violerebbe il principio di tassatività delle clausole di esclusione. Si tratta di un onere sproporzionato per i concorrenti, non indispensabile per la tutela dell’interesse sostanziale della stazione appaltante, non rinvenibile, tra l’altro, nell’attuale quadro normativo. Non vi è, infatti, disposizione del codice degli appalti che preveda l’autentica notarile della firma dell’agente di assicurazione che rilascia la garanzia provvisoria; inoltre, la polizza fideiussoria è un negozio giuridico di diritto privato e, conseguentemente, regolato dalla norme civilistiche, che non contemplano in materia il rispetto di particolari forme. Ai fini della prova del potere rappresentativo non è prescritto, infatti, il ricorso alla legalizzazione ossia all’autentica notarile per ottenere certezza dell’identità del sottoscrittore. Inoltre, l’autentica della firma del sottoscrittore e dell’attestazione relativa ai poteri del medesimo non costituiscono «elemento essenziale e autonomo dell’offerta, ma attengono al contenuto formale della garanzia, ai requisiti oggettivi della stessa, che possono essere accertati anche successivamente, senza inficiare la par condicio competitorum e senza necessità di attivare il soccorso istruttorio».

07/05/2019 – Corriere della Sera
«Cantieri, il decreto non li sblocca» L’ appello di imprese e sindacati

Le audizioni in Senato: effetti limitati e troppi rischi. I dubbi della Corte dei Conti
Roma Bocciato. Perché «le opere più importanti non sono state sbloccate», né «sbloccherà i cantieri in stallo». Perché «non risolve le grandi criticità che impediscono il rapido utilizzo delle risorse stanziate». Perché ci sono «rischi connessi sia alla diminuzione di qualità del prodotto sia alla possibile strumentalizzazione della procedura concorsuale». Perché «favorisce pratiche opache e discrezionali». Da Confindustria a Cgil, Cisl e Uil, dalla Corte dei Conti all’ Ance, dalla Cna ad Alleanza Cooperative a Confartigianato è unanime la bocciatura per il decreto Sblocca-cantieri arrivata dalle audizioni nelle commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato, dove il provvedimento è in discussione per diventare legge. Certo, ci sono «misure positive» e «la direzione è quella giusta» e, sottolineano gli industriali, «il decreto rappresenta un segnale di inversione di tendenza nelle politiche del governo», ma gli effetti sull’ economia previsti sono «limitati». E molto, dice Confindustria, «dipenderà dall’ efficacia e dalla semplicità delle misure e dai miglioramenti che potranno essere apportati in sede di conversione». Ma l’ intervento più urgente rimane «lo sblocco delle opere già programmate e finanziate ma che risultano ancora bloccate». D’ accordo l’ Ance che esprime «preoccupazione» e chiede «rapidamente misure per far partire le opere urgenti». Perché, così com’ è lo Sblocca-cantieri, aggiunge Cna,«non scioglie i nodi» e per le piccole imprese è anche peggiorativo, come il ripristino dei contratti fino a 40mila euro dell’ affidamento diretto e l’ aumento al 50% della soglia massima per il subappalto. Dubbi anche della Corte dei Conti per la quale l’ affidamento diretto si spiega con «l’ esigenza di accelerare e semplificare» per le commesse pubbliche di minor valore, ma va considerato «il rischio di sottrarne al mercato una percentuale significativa, con conseguenti ripercussioni sulla tutela del principio di libera concorrenza» e sulla «qualità del prodotto». Alleanza Cooperative chiede quindi «adeguati correttivi al testo se non si vuole correre il rischio di vanificare l’ obiettivo di rilanciare gli investimenti pubblici». E il ministero dei Trasporti intanto fa sapere di aver sbloccato il cantiere per la sopraelevata del porto di Genova, risalente al 2005 e fermo da anni. Claudia Voltattorni

07/05/2019 – Corriere della Sera
Cantone (Anac) Infiltrazioni nel non profit? Lo Stato vigili

In terra di mafia non ci sono zone franche, esenti da rischi di infiltrazione e collusione. È come se la criminalità organizzata, nelle sue varie forme, cercasse di continuo ambienti e spazi in cui attecchire e proliferare. Per fare affari: i propri, non quelli degli altri. Proteggendoli approfittando di quelli degli altri, e facendo delle esigenze altrui – anche le più legittime e legali – uno schermo dietro il quale coltivare e salvaguardare interessi illegali. È successo, e può succedere ancora, che anche il mondo del volontariato e del non profit diventi occasione per «le piovre» di ogni genere di allungare i tentacoli e strumentalizzarne mezzi e fini, a proprio vantaggio. Ma per adesso gli anticorpi hanno funzionato. Com’ è accaduto quando l’ Autorità nazionale anticorruzione guidata da Raffaele Cantone – magistrato esperto di malaffare economico, ma prima ancora di camorra – ha acceso un faro su una porzione di gestione dell’ accoglienza dei migranti in Calabria, attraverso una società sospettata di avere legami con la ‘ndrangheta. Era il 2017, e apparentemente l’ appalto per garantire vitto e alloggio a circa 700 richiedenti asilo in provincia di Vibo Valentia era regolare. Affidato a una cooperativa sociale che aveva tutte le carte in regola. Poi però risultò che gran parte dei servizi erano sub-appaltati di fatto a «una società del tutto estranea al rapporto convenzionale con la prefettura, in forza di un simulato accordo surrettiziamente concluso mediante scrittura privata», come si legge nella richiesta di commissariamento. Dietro quell’ azienda c’ era una famiglia – padre, madre e due figli – dagli ambigui rapporti con esponenti della cosca Tegano. Era stata la prefettura di Reggio Calabria a individuare «elementi di condizionamento e infiltrazione criminale in capo al alcuni dipendenti» del «soggetto effettivamente esecutore della maggior parte delle prestazioni dedotte in convenzione». Di qui l’ interdittiva per l’ azienda appaltatrice e per quella del subappalto occulto. «Ma fortunatamente questa storia si è conclusa in modo non negativo, perché dopo qualche tempo l’ interdittiva è stata revocata e la prima società è stata ammessa al controllo giudiziario», commenta Cantone. È una misura prevista dal codice antimafia che si può attivare quando il tribunale, per situazioni di non particolare gravità, ritiene sufficiente un monitoraggio esterno dell’ attività entrata nel mirino degli accertamenti. Prima della vicenda di cui s’ è occupata l’ Anac c’ era stata quella del Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Isola Capo Rizzuto, in provincia di Crotone, quando altri inquinamenti della ‘ndrangheta furono scoperti dalla magistratura sempre nel settore dell’ assistenza ai migranti. Una storia più nota e più grande, di cui s’ è tanto parlato, perché quel Centro era diventato una sorta di fiore all’ occhiello, esposto dalle istituzioni come un modello da seguire; ma «il subappalto totale e occulto» sui cui è intervenuta l’ Anticorruzione, secondo Cantone è per certi versi più preoccupante. «Quell’ episodio dimostra come il Terzo settore possa diventare uno schermo utile per aggirare le normative», avverte il presidente dell’ Anac. Il che significa lucrare e fare profitti – per di più criminali – in attività dove il lucro e il profitto non sono l’ obiettivo prefissato; l’ inquinamento mafioso che arriva a intossicare gli ambienti più sani. E Cantone lancia il suo allarme: «Si strumentalizza il mondo della solidarietà e della cooperazione per coprire meccanismi criminali, dunque bisogna fare attenzione due volte. Da un lato per bloccare l’ espansione degli affari illegali; dall’ altro per salvaguardare le attività indipendenti da Stato e mercato, in modo da preservarne l’ immagine e la missione». Si tratta di uno spazio d’ azione molto ambito da chi ne sta fuori, perché è visto come «un brand positivo che si può vendere», dice il responsabile dell’ Anticorruzione; un’ attrazione utile non solo a nascondercisi dietro, ma anche a sfruttarne il ritorno economico autonomo. Le agevolazioni e i trattamenti di riguardo riservati dalla legge alla «solidarietà che si fa impresa» sono occasioni ghiotte per il malaffare sempre alla ricerca di opportunità per occultare i guadagni illegali già accumulati e individuarne di nuove (meglio se legali) per accumularne ancora. Cantone invita quindi a tenere alta la guardia: «Sui controlli, in primo luoghi quelli affidati al ministero del Lavoro, che devono essere il più possibile approfonditi e reali. Tuttavia le verifiche formali non bastano. Serve anche una sorta di autotutela da parte del mondo associativo, affinché alla prima anomalia scattino le richieste di intervento per verificare che dietro non ci sia qualcuno intenzionato a strumentalizzare la solidarietà e la cooperazione. A salvaguardia della solidarietà e della cooperazione».

07/05/2019 – Il Fatto Quotidiano
Sblocca cantieri, il rischio degli accordi tra le imprese

C i sono i cantieri da sbloccare e il governo ha perso settima- ne prima di emana- re il testo definitivo, così ora il Senato condensa 14 audizioni in un giorno solo per accelerare la conversione in legge del decreto Sblocca-cantieri. Per i problemi di agenda, ne manca una che ha un forte valore simbolico: quella di Raffaele Cantone, il presidente del l’Autorità nazionale anticorruzione che ha come prima mansione quella di ve- rificare che dai contratti pubblici non nascano occasioni di corruzione. Raffaele Cantone non ha parla- to, in Senato, ma al governo sanno bene come la pensa: nelle scorse settimane ha denunciato più volte i pro- blemi di un provvedimento che, secondo i dati dell’Anac, più che i cantieri sbloccherà gli accordi di cartello tra imprese concorrenti per alzare i prezzi ai danni dello Stato. A CONFINDUSTRIA lo Sblocca-cantieri piace molto (un segnale di ritrovata attenzione alle ragioni della crescita economica); a sindacati, associazioni di professionisti e Corte dei Conti molto meno. Le imprese hanno parecchio da guadagnarci: prima dello Sblocca-cantieri, per affidare lavori fino a 150.000 euro la stazione appaltante pubblica poteva evitare la gara ma doveva scegliere tra 10 preventivi, che diventavano 15 per lavori tra 150.000 e 350.000 euro. Oggi, invece, fino a 200.000 euro basteranno soltanto tre preventivi. Sopra scatta la gara. Soprattutto nelle zone dove è più forte la criminalità organizzata, agli amministratori locali compiacenti basta frammentare i lavori in bandi appena sotto la soglia, per esempio di 190.000 euro, per riuscire ad affidare sen- za gara importi di fatto maggiori. Bastano due bandi da 190.000 euro per dare lavori senza gara per 380.000 euro, quasi due volte la soglia. Verrebbe da pensare, quindi, che i cantieri bloccati fossero quelli piccoli, sotto i 200.000 euro. E invece, secondo i dati dell’Anac, non è così: gli appalti sotto i 200.000 euro nei settori ordinari sono saliti da 4,7 miliardi nel 2016 a 5,3 nel 2017. E nei primi sei mesi del 2018 gli appalti aggiudicati hanno raggiunto, nel complesso, 10,1 miliardi. Da quattro anni il mercato delle commesse pubbliche cresce, è tornato sopra il livello precedente all’introduzione di quel co- dice degli appalti che ha rappresentato uno choc tale da bloccare per un po’ i lavori. I cantieri piccoli, quindi, sono già sbloccati. Ma per le imprese ora diventa più semplice e perfino legale fare accordi di cartello che ma- gari evitano i contenziosi (e questo, è vero, riduce i tempi dei lavori) ma di sicuro aumentano i costi per lo Stato. Se l’impresa A batte le con- correnti B e C perché presenta un’offerta migliore, potrà poi subappaltare parte dei lavori a B e C. Cosa che finora era vietata proprio per evitare che le va- rie imprese si spartissero i contratti tenendo però alti i prezzi per il committente pubblico. TORNA ANCHE il meccanismo del massimo ribasso, cioè di una valutazione che premia chi promette di fare i lavori al costo più basso, sen- za andare troppo per il sottile su come ottiene tali risparmi. I sindacati sono preoccupati che a pagare possano essere i lavoratori (nell’edilizia è anche una questione di sicurezza). L’Anac vede anche il rischio che chi vince col massimo ribasso poi recuperi la differenza chiedendo varianti ed extra-costi in corso d’opera. E c’è un’apposita norma nello Sblocca-cantieri che rende il gioco semplicissimo: per risparmiare tempo ed energia, la Pubblica amministrazione affida i lavori sulla base di un progetto semplificato, poi sarà l’azienda a redigere il progetto dettagliato e, quindi, a valutare i costi effettivi. Non solo: l’impresa (cioè il soggetto aggiudicatore) può anche approvare da sola varianti fino al 50 per cento del valore del progetto. Lo Stato si limita a ricevere il conto e a pagare. © RIPRODUZIONE RISERVATA STEFANO FELTRI

07/05/2019 – Il Giorno
«Procedure più snelle, ma il M5s frena»

Rixi, viceministro leghista alle Infrastrutture: con i grillini è una sfida quotidiana
ROMA GUAI a complicare le cose, il decreto sblocca cantieri deve avere l’ effetto opposto. E su questo come su altri dossier è una «sfida quotidiana» con i Cinquestelle. Parola di Edoardo Rixi (nella foto), viceministro della Lega alle Infrastrutture. La riunione di maggioranza sullo sblocca cantieri è durata a lungo: ancora tensioni con i Cinquestelle? «La riunione è partita abbastanza tesa, c’ era una certa rigidità, poi il clima è migliorato. Su alcuni punti abbiamo trovato un accordo, su altri ne dobbiamo ancora discutere. Ci sono diverse cose da rivedere ma il punto fondamentale è uno: il decreto deve sbloccare i cantieri e non bloccarli». Pesa la diversa cultura politica tra voi e il M5s? «Cerchiamo di raggiungere accordi per fare le cose che sono utili al Paese, ma è una sfida quotidiana. Su questo provvedimento bisogna che sia chiaro a tutti dentro la maggioranza che ragioniamo di come semplificare i provvedimenti e non il contrario. Inoltre uno può scrivere la norma migliore del mondo, ma bisogna interrogarsi anche su come viene interpretata e se serve a bloccare le opere, invece del contrario, va rivista». Su quali emendamenti da presentare al dl avete trovato la quadra? «Bisogna fare chiarezza. La norma che frena l’ assegnazione dei lavori fino a 150mila euro da parte dei Comuni ha creato confusione e problemi alle piccole centrali appaltanti. Tutti abbiamo ritenuto che vada cambiata. Inoltre eravamo d’ accordo di aumentare il tetto a 200mila euro: va bene che vengano chiesti tre preventivi, ma serve una procedura diversa che non rallenti o addirittura blocchi le opere. E poi anche sotto il milione di euro abbiamo ribadito che servono procedure negoziate e non quella aperta che rischia di mettere in difficoltà le centrali di appalto perché vengono cambiate le regole in corsa. Inoltre ci sarà una proroga dei termini, che scadono il 15 maggio, per consumare le risorse del fondo». Sul nodo della lista delle opere da sbloccare a che punto siete arrivati? «Non c’ è niente su questo. Ma non credo sia dentro al decreto sblocca cantieri, anche se io sarei per mettercela». È ottimista sulla possibilità di trovare l’ accordo con i Cinquestelle anche su altri aspetti del decreto? «Tutto quello che riesco a fare per sbloccare i cantieri va bene, l’ importante è che non si blocchino. Bisogna andare nella direzione di semplificare e non di complicare. Ci sono questioni, come l’ ipotesi di un fondo per aiutare le aziende in crisi, riuscendo a recuperare soldi da altri appalti, che hanno bisogno di lettura e di un confronto con le associazioni di modo che non si faccia un danno a qualcuno volendo aiutare qualcun altro». Il dl sblocca cantieri sarà al vaglio di Montecitorio dopo le Europee? «Sì. L’ idea è di portare alla Camera un decreto chiuso, poi vediamo, ovviamente, ma i tempi sono questi». Pensa che, al netto degli scontri che si sono registrati al suo interno, il governo reggerà? «Le cose si vedono nei fatti, non sulle parole o sui giornali. Dobbiamo guardare la qualità dei provvedimenti che riusciamo a mettere in campo e certo, ripeto, è una sfida quotidiana. Di sicuro, come altri, non ho apprezzato l’ atteggiamento tenuto nell’ ultimo mese dai nostri alleati di governo. Detto ciò, finché portiamo avanti misure che servono al Paese bene, quando non ci riusciremo più si farà altro». Un terreno dirimente è quello dell’ Autonomia «È uno dei punti principali del programma di governo, che va affrontato, nessuno può pensare di rinviarlo sine die, va affrontato e basta. Può slittare di qualche settimana ma non per sempre». © RIPRODUZIONE RISERVATA. Veronica Passeri

07/05/2019 – Italia Oggi
La gara non è un dogma

Gli emendamenti Anci al dl sbloccacantieri. Appalti semplici nei mini-enti

Lavori fino a 1 mln con procedura negoziata

Procedura negoziata per gli appalti di lavori da 200 mila euro fino a un milione di euro. E più semplificazioni per i piccoli comuni, a cominciare dal rinvio della contabilità economico-patrimoniale. A chiederlo è l’Anci che in audizione al senato sul decreto legge «sbloccacantieri» ha depositato un pacchetto di emendamenti su alcuni temi caldi lasciati insoluti dal decreto (n.32/2019) del governo. Un provvedimento su cui l’Associazione dei comuni esprime un giudizio complessivamente positivo viste le tante proposte Anci recepite nel testo (dal ritorno al regolamento unico abbandonando il regime di soft law che ha caratterizzato l’attuazione del nuovo codice appalti, alla possibilità di affidare lavori di manutenzione sulla base del mero progetto definitivo, dall’eliminazione della terna dei subappaltatori in sede di gara, all’abrogazione dei termini ristretti per gli adempimenti di pubblicità legale che mettevano in difficoltà soprattutto i piccoli comuni). Tuttavia, secondo l’Anci, il decreto legge può ancora essere migliorato in più punti, a cominciare proprio dai criteri di aggiudicazione che allo stato vedono il seguente regime: affidamento diretto per i contratti fino a 40.000 euro, affidamento previa consultazione di tre operatori per i lavori da 40.000 a 200.000 euro e procedura aperta da aggiudicarsi con il criterio del prezzo più basso per i lavori da 200.000 euro a 5 milioni di euro. Secondo l’Anci non giudica positivamente l’abrogazione della vecchia norma che consentiva per gli appalti di lavori, almeno da 150.000 e un milione di euro, la procedura negoziata «aggravata» con la partecipazione di 15 operatori economici e «con un notevole risparmio di tempo e risorse». L’Anci ha ricordato come gli appalti di valore compreso tra 150 mila e un milione di euro rappresentino circa il 70% dell’ammontare complessivo degli appalti di lavori, soprattutto manutenzioni, nei piccoli comuni. L’abrogazione della procedura di negoziazione almeno fino a tale soglia è, secondo l’Associazione, «in contraddizione con lo spirito di semplificazione» che costituisce la ratio del decreto. Sulla parte del dl dedicata agli eventi sismici del Centro Italia e in area etnea, l’Anci chiede correttivi finalizzati a superare le criticità esistenti e facilitare il processo di riscostruzione. In particolare: a rendere gli Uffici speciali per la ricostruzione più operativi con agevolazioni per le assunzioni di personale a tempo determinato e potenziamento del personale che svolge attività istruttoria. Sono inoltre previste deroghe speciali sulle anticipazioni di Cassa da parte dei Commissari ai comuni per pagare gli stipendi al personale e sulle anticipazioni di tesoreria.

 

07/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Sblocca-cantieri/3. Confindustria: norme per far ripartire i lavori e tutelare l’indotto nelle crisi aziendali
  1. Sa.

Tra i rilievi critici ci sono quelli per le procedure negoziate sotto soglia comunitaria e quelle sui nuovi criteri di aggiudicazione

Il decreto sblocca cantieri è «un segnale di inversione di tendenza nelle politiche del governo, nella direzione di una ritrovata attenzione alle ragioni della crescita», ma i suoi effetti «sull’economia dipenderanno molto dall’efficacia e dalla semplicità delle misure, nonché dai tempi della loro effettiva attuazione». È la posizione espressa ieri nell’audizione alle commissioni Lavori pubblici e Ambiente del Senato da Confindustria che ha anche rimarcato la necessità di introdurre modifiche al decreto legge. Anzitutto, andrebbe inserito un pacchetto di norme «volte a superare gli stalli che impediscono l’avvio e il completamento delle infrastrutture strategiche e prioritarie». Su questo punto il decreto è carente e lascia tutto nelle mani dei commissari «la cui effettività è per altro subordinata all’adozione di provvedimenti successivi». A proposito dei commissari, Confindustria (rappresentata dal direttore Affari legislativi Antonio Matonti e dal direttore Politiche industriali Andrea Bianchi) ha evidenziato alcune criticità: «l’assenza di una specifica struttura tecnica di supporto per la selezione delle opere da commissariare e il lavoro dei commissari; la necessità di individuare celermente le opere prioritarie e provvedere, di conseguenza, alla nomina dei primi commissari».

Fra le misure che dovrebbero contribuire allo sblocco immediato dei cantieri e a un quadro normativo più adatto a velocizzare gli interventi, Confindustria due aspetti ritenuti prioritari: «una più precisa definizione e tipizzazione delle ipotesi di esclusione della colpa grave in tema di responsabilità erariale»; una garanzia pubblica per le Pmi subappaltatrici e creditrici degli appaltatori in crisi, in modo da consentire alle imprese della filiera di rinegoziare con le banche il rientro dei finanziamenti in essere».

C’è poi il fronte della riforma del codice degli appalti che nel decreto è diventato preponderante. È necessario – dice Confindustria «evitare il rischio che modifiche ampie e profonde, come quelle previste nello sbloccacantieri in tema di appalti pubblici, producano interruzioni a un percorso di ripresa delle gare ormai in atto».

Tra i rilievi critici rivolti alle singole norme ci sono quelli per le procedure negoziate sotto soglia comunitaria e quelle sui nuovi criteri di aggiudicazione. Nel primo caso «l’impianto complessivo che ne risulta non sembra coerente con gli obiettivi di semplificazione perseguiti, e neppure con i principi di effettiva concorrenza». Per quanto riguarda i criteri di aggiudicazione, e in particolare per l’offerta economicamente più vantaggiosa, viene chiesto il mantenimento della soglia minima del 30% per il peso attribuito alla componente economica.

Infine la critica, come esempio grave di gold plating (sovraregolazione rispetto alle direttive Ue),alla norma «che prevede l’esclusione degli operatori economici dalle gare in presenza di violazioni degli obblighi fiscali non definitivamente accertate». Criticità anche dall’esiguità della soglia stabilita per qualificare come grave la violazione tributaria (5mila euro). © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

08/05/2019 – Italia Oggi
Nello Sblocca cantieri emendamenti per Mose e laguna di Venezia

Il ministero dei Trasporti prevede la nomina di un commissario per il completamento dei lavori e la costituzione di una struttura pubblica

Nel decreto sblocca cantieri il Mit punta, tra le altre cose, a venire in soccorso della salvaguardia dell’equilibrio idrogeologico di Venezia e della laguna. Per questo il Ministero ha presentato in Parlamento un emendamento articolato che prevede la nomina di un commissario straordinario che sovrintenda alle fasi di completamento, collaudo e avviamento del Mose. Lo stesso emendamento prevede la costituzione di un’apposita struttura pubblica, con partecipazione e capitale sociale di Mef, Mit, Mipaaft, Mibac, Regione Veneto, Città metropolitana di Venezia, Comune di Venezia e locale Autorità di sistema portuale, che dovra’ coordinare l’esecuzione e l’affidamento delle attivita’ di gestione e manutenzione del Mose. Novita’ ci saranno anche per la salvaguardia della laguna. Il Mit punta infatti ad adottare un decreto per la ripartizione delle assegnazioni, a favore dei componenti del comitato per la tutela e la salvaguardia della laguna di Venezia, in modo tale da accelerare i relativi trasferimenti di soldi e, quindi, consentire l’avvio degli interventi da parte dei Comuni beneficiari.

 

08/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Ponte di Genova/1. Disco verde alle gare (in deroga) del piano straordinario da 164 mln

Massimo Frontera

Rettighieri (Cociv) responsabile della gestione e Signorini (Autorità sistema portuale) attuatore del programma approvato a gennaio dal commissario Bucci

Corsa contro il tempo per la ripresa a pieno regime dell’attività logistica e commerciale del Porto di Genova. Il commissario straordinario per la ricostruzione del Ponte di Genova, Marco Bucci, ha firmato e pubblicato il decreto n.19/2019 (con data 3 maggio) che sblocca l’attuazione del programma di opere per la movimentazione portuale. Il decreto attribuisce l’attuazione delle opere all’Autorità di sistema del Mar Ligure Occidentale, portuale, cioè l’ente presieduto da Paolo Signorini, mentre il presidente del Cociv, Marco Rettighieri, è indicato come responsabile della gestione degli interventi. L’autorità attuerà gli interventi «applicando nella propria autonomia amministrativa e negoziale, le deroghe previste dall’articolo 1 della legge 130/2018». Il “piano procedurale” per l’attuazione delle opere, datato aprile 2019, indica in che modo si intende procedere.
Il programma prevede una lista di 10 interventi viari per oltre 124 milioni di euro cui si aggiungono tre interventi di tipo ferroviario per ulteriori 39,5 milioni di euro per un totale di quasi 164 milioni di euro. Per l’attuazione, si legge nel programma, si utilizzeranno tutte le possibili modalità consentite per ridurre al minimo i tempi. Sulle opere soprasoglia si applicheranno le deroghe consentite dalla direttiva comunitaria (articolo 32, comma 2, lettera c), consentendo di ridurre da 46 mesi a 6 mesi il traguardo della «obbligazione giuridica» dei progetti. Il soggetto attuatore, si legge nel programma di opere, potrà avvalersi della possibilità previste dal codice appalti che consentono la trattativa privata senza pubblicazione del bando (articolo 63) e l’affidamento diretto per somma urgenza (articolo 163).
Avviso esplorativo e selezione a inviti. Per l’affidamento dei servizi di progettazione soprasoglia (oltre 221mila euro) si procederà alla pubblicazione (sul sito dell’ente del commissario straordinario) di un avviso esplorativo allo scopo di individuare cinque operatori da invitare alla gara (in caso di più di cinque operatori, ci sarà una selezione in base al fatturato). L’avviso resterà pubblicato 10 giorni. Aggiudicazione in base all’offerta economicamente più vantaggiosa. Gli incarichi che saranno affidati con questa procedura sono i seguenti: 1) Rilievo aerofotogrammetrico del bacino di Sampierdarena e porto passeggeri con modellazione 3D in Bim (valore: 400mila euro); 2) Progetto di fattibilità tecnico-economica e studio della viabilità portuale (valore 1,6 milioni di euro); 3) Verifica del progetto esecutivo, del progetto definitivo (valore da definire sulla base del progetto di fattibilità).
Procedura negoziata con selezione di almeno tre operatori (senza avviso). Per l’affidamento di servizi di importo tra 40mila euro e fino a 221mila euro si applicherà la procedura competitiva negoziata con la selezione di almeno tre operatori senza pubblicazione di avviso esplorativo ma a seguito di indagini di mercato e invito, a rotazione, attingendo ad elenchi di operatori. Gli incarichi che saranno affidati con questa procedura sono due: 1) Caratterizzazione del materiale di dragaggio (valore: 50mila euro); 2) Servizio di verifica del progetto di fattibilità tecnico-economica (valore 200mila euro).
Affidamenti diretti di servizi sotto i 40mila euro. C’è poi un servizio del valore di 8.500 euro che riguarda il rilievo batimetrico delle aree di dragaggio vasca Polcevera e banchina Ponte dei Mille Ponente, che sarà affidato direttamente.
Appalti integrati con procedura negoziata. Il grosso degli affidamenti riguarda i lavori. Anche questi saranno affidati con procedura competitiva negoziata (articolo 63, comma 2 lettera c). Saranno appalti integrati sul progetto di fattibilità. L’affidatario dovrà curare la progettazione definitiva, la progettazione esecutiva e la realizzazione. Le opere che andranno in gara sono le seguenti: 1) Studio della viabilità portuale; 2) Prolungamento della sopraelevata portuale e opere accessorie; 3) Ammodernamento della sopraelevata portuale e adeguamento della soluzione semplificata nodo Benigno/Etiopia; 4) Viabilità di collegamento San Benigno-Calata Bettolo; 5) Autoparco di Ponente; 6) Realizzazione completa della strada “La Superba”; 7) Nuovo ponte del Papa; 8) Dragaggio del nuovo ponte del Papa; 9) Messa in sicurezza del viadotto Via Pionieri d’Italia (due fasi); 10) Consolidamento statico Ponte dei Mille.
Anche in questo caso (come per gli affidamenti di servizi soprasoglia) sarà pubblicato un avviso di manifestazione di interesse (10 giorni) a seguito del quale saranno selezionati cinque operatori interessati. Se ci saranno più di cinque candidature si selezioneranno gli operatori in base a requisiti di fatturato riferiti al triennio 2016-2018. La negoziazione non durerà più di 20 giorni. A parte le deroghe al codice sui tempi di aggiudicazione, il documento specifica che «sarà consentita l’immediata efficacia del contratto di subappalto».
Il Mit: dopo 14 anni sbloccato l’iter della sopraelevata di Genova
Con una nota diffusa ieri, il Mit sottolinea che è stato «sbloccato il cantiere per la sopraelevata del porto di Genova, opera nata in seguito a un Accordo di programma, risalente addirittura al 2005, tra l’Autorità di sistema portuale della città e una società regionale per gestire le aree un tempo occupate dagli stabilimenti dell’Ilva». «Stiamo parlando – aggiunge la nota del Mit – di un’opera logisticamente molto importante e resa ancor più necessaria dal crollo del Ponte Morandi. Nell’ambito dell’Accordo di programma, il Mit aveva stanziato le risorse fin dal 2012: ben 70 milioni di euro che sono rimasti fermi negli anni, finché non sono stati inseriti nel Piano di investimenti straordinario del decreto Genova». Si tratta del piano di investimenti che è stato avviato dal decreto commissariale del 3 maggio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

08/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Pietro Salini apre il World Tunnel Congress a Napoli: il futuro delle città passa per le infrastrutture in sotteraneo

Laura Savelli

Ha aperto i battenti ieri a Napoli la 45esima edizione del WTC 2019, il principale evento specialistico sul tunneling

Ha aperto i battenti, il World Tunnel Congress 2019. Ad ospitare la 45ª edizione annuale del più grande appuntamento internazionale dedicato alle costruzioni in sotterraneo, e promosso dalla Società Italiana Gallerie (SIG) e dall’International Tunnelling and Underground Space Association (ITA-AITES), è la città di Napoli, pronta ad accogliere, fino al 9 maggio, circa 2mila partecipanti tra massimi esperti del settore, docenti e ricercatori universitari, professionisti, società di ingegneria, grandi committenze e rappresentanti delle maggiori società di costruzione del comparto, provenienti da oltre 60 Paesi del mondo.
Una scelta di certo non casuale, quella di proporre la candidatura del capoluogo partenopeo come sede del congresso, dal momento che coniuga perfettamente le caratteristiche espresse dalla tripla AAA nel titolo individuato per questa occasione: “Tunnels and Underground Cities: Engineering and Innovation meet Archeology, Architecture and Art”.
«Si tratta infatti di un titolo – commenta il Presidente della Sig, Andrea Pigorini – che punta sulla contaminazione culturale, coniugando i temi dell’ingegneria con alcuni elementi propri della cultura italiana, come l’archeologia, l’architettura e l’arte». Inoltre, resta poi il fatto che il nostro Paese è il primo in Europa, e il secondo nel mondo, per lunghezza complessiva di gallerie stradali e ferroviarie, con oltre 2.100 km, che ci collocano in posizione successiva solamente alla Cina.
Tra l’altro, stiamo parlando anche di un settore – quello del tunneling – che porta, secondo i dati Ance, un fatturato globale di 15 miliardi di euro all’industria italiana del settore, attiva con 43 cantieri nel mondo (su un totale di 811) nella sola realizzazione di linee sotterranee di metropolitane, tra cui ad esempio la Sydney Metro City & Southwest, il più grande progetto di trasporto pubblico australiano, che è stato affidato all’impresa Ghella, unica italiana tra i main sponsor della manifestazione, attualmente impegnata appunto nella realizzazione oltreoceano di una linea metropolitana con 6 stazioni, che richiederanno 30 chilometri di scavi e l’utilizzo di 5 Tunnel Boring Machine (Tbm). Ieri, l’inaugurazione ufficiale alla Mostra d’Oltremare, con l’Opening Ceremony del congresso, sotto la presidenza di Pietro Salini, amministratore delegato di Salini-Impregilo. Innovazione, tecnologia e sostenibilità delle opere underground: queste, le parole-chiave per lo sviluppo delle grandi infrastrutture e del tunneling.
«La sostenibilità sarà sempre più il driver principale che guiderà lo sviluppo nel settore – ha affermato Salini – ed è soprattutto nelle città che si gioca la partita dello sviluppo sostenibile facilitato dalle grandi infrastrutture, con due terzi della popolazione mondiale che vivrà nelle aree urbane entro il 2030. Costruire infrastrutture non è solamente una combinazione di tecnica e tecnologia, ma un’arte al servizio dello sviluppo dell’umanità, per creare benessere e occupazione nei singoli territori». Il futuro è dunque nello sfruttamento degli spazi sotterranei. In questo senso – ha affermato il Presidente del Comitato Organizzatore del WTC 2019, Renato Casale – «il costante aumento della densità abitativa nelle grandi aree urbane non consente infatti di disporre di nuovi spazi liberi e progressivamente si dovrà costruire nel sottosuolo». Ed è per questo motivo, che il World Tunnel Congress – aggiunge Casale – intende parlare agli addetti ai lavori e non solo, con l’obiettivo di accendere un faro, in un tempo in cui tanto si discute di smart city, per dare un contributo concreto ad un’idea di futuro, che è sempre più vicina e che alcune metropoli, come Parigi, Stoccolma, New York, Singapore, Shanghai e Sydney, stanno già sperimentando».
Nei giorni precedenti, il congresso ha già ospitato due sessioni tecniche di approfondimento: la prima, intitolata “Tunneling 4.0 e le tecnologie informatiche per la progettazione, la costruzione e la manutenzione di opere sotterranee”, che è stato dedicato alla metodologia BIM (Building Information Modeling), e alla sua applicazione in tutte le sue fasi progettuali; la seconda, riferita invece alla “Costruzione di tunnel, design, comunicazione operativa e coinvolgimento degli stakeholder”, in cui è stato affrontato in particolar modo il tema delle tecniche più attuali di comunicazione e di condivisione del progetto e della costruzione dell’opera con il territorio. Ad intervenire, soprattutto in quest’ultima sessione, è stato Raffaele Zurlo, amministratore delegato di BBT-SE, che ha concentrato il suo intervento sulla importanza del bisogno di comunicazione non solo con le autorità centrali e locali, ma anche – e soprattutto – con le popolazioni che vivono nelle aree interessate dai lavori di realizzazione della Galleria di Base del Brennero: un bisogno che la società guidata da Zurlo sta iniziando a manifestare anche con gli Open Days, cioè con la calendarizzazione di giornate che offrono a chiunque sia interessato la possibilità di osservare dal vivo i cantieri, e che hanno portato, solo nello scorso anno, diecimila visitatori sui luoghi di esecuzione dei lavori. Prossime occasioni in programma previste per il 22 maggio e il 2 giugno.
Nell’ottica della necessità che un consenso verso una grande opera, da parte dei futuri fruitori, sia sempre più parte dell’infrastruttura, è stato anche l’intervento di Lorenzo Orsenigo, vice presidente di ICMQ, che ha presentato il protocollo Envision, un sistema di rating internazionale che calcola la sostenibilità di un’opera, sulla base di 64 criteri, suddivisi in 5 categorie (quality of life, leadership, resource allocation, natural world, climate and risk), e che consente pertanto di ottenere una misurazione oggettiva dei vantaggi e delle convenienze collettive, a breve e lungo termine, di un’infrastruttura: un sistema che, nel nostro Paese, è stato sperimentato sulla progettazione del collegamento ferroviario con l’aeroporto “Marco Polo” di Venezia, ma anche su quella dell’Alta Velocità Napoli-Bari. Il congresso proseguirà, nei prossimi giorni, con nuovi approfondimenti tematici ed anche con le visite dei partecipanti ad alcuni dei cantieri più rilevanti in Italia. Quattro, le mete possibili: la Metropolitana di Napoli; la linea ferroviaria ad alta velocità Napoli-Bari; la Linea C della Metropolitana di Roma; e il Tunnel di Base del Brennero, la galleria ferroviaria più lunga al mondo.

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08/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Sblocca-cantieri, Toninelli: prelievo dello 0,50% sugli appalti a carico di chi vince le gare

Giorgio Santilli

Gli emendamenti del governo al provvedimento in discussione in Parlamento. Commissari subito dopo l’ok alla legge di conversione

Ministro Toninelli, il decreto sbloccacantieri è stato largamente criticato da imprese e sindacati perché non sblocca effettivamente. La riforma del codice appalti richiederà mesi, i commissari non si vedono. State lavorando a un piano per accelerare?
Noto invece con piacere che l’Ance ieri ha riconosciuto come il settore delle costruzioni sia al centro delle attenzioni del Governo. Il decreto viaggerà spedito in Parlamento e ci faremo trovare pronti sui commissari. Come voi stessi avete osservato è importante consolidare la norma primaria, prima di fare le nomine. Anche il tavolo per il Regolamento unico si sta attivando, mentre la delega, naturalmente, ha obiettivi e un respiro che sono di legislatura. A questo tavolo saranno invitate anche le imprese.
Quali tempi per i commissari?
Stiamo già lavorando e posso dire che pochi giorni dopo la conversione in legge io sarò in grado di presentare al Presidente del Consiglio i molti decreti per la nomina di commissari.
Esiste un piano delle opere da sbloccare cui state lavorando con il premier Conte?
Certo. Non a caso sono state create strutture come Investitalia e StrategiaItalia. I bracci operativi del mio ministero, Anas ed Rfi in testa, hanno messo a punto una lista di interventi che conoscerete a breve. Le do due numeri: la sola manutenzione programmata Anas dovrebbe accelerare di 2 miliardi nel biennio 19-20. Anche da Rfi attendiamo una accelerazione degli investimenti di oltre 1 miliardo nel prossimo biennio.
Quali priorità per Fs e Anas?
Sulle opere da accelerare potrei citare, per le ferrovie, il raddoppio della Codogno-Cremona-Mantova, la Gallarate-Rho, il nodo di Genova o il potenziamento della Fortezza-Verona. Ma ne abbiamo molte anche al Centro e al Sud, come la Ferrandina-Matera o la Palermo-Trapani. Per Anas, posso citare la Maglie-Leuca, la Alghero-Sassari, la Galleria della Guinza sulla Fano-Grosseto, la Tremezzina.
Quanti commissari nominerete e con quali poteri? Modello Genova, modello Napoli-Bari? 
Sul numero vedremo più avanti, comunque in numero limitato, altrimenti sarebbero difficili da coordinare. Il modello del Tav Napoli-Bari merita attenzione per i risultati che ha prodotto. Sicuramente saranno figure con ampi poteri sostitutivi rispetto ai regimi autorizzatori e alle procedure d’appalto.
L’ipotesi di un solo commissario per Fs e uno per Anas è ancora in piedi?
Ripeto che l’obiettivo è ridurre il numero ma dovremo cercare accorpamenti funzionali. Faccio due esempi. Vogliamo nominare un solo commissario per il nodo ferroviario di Genova e per il terzo valico, con l’obiettivo di far partire i binari del terzo valico dal Porto di Genova e fare concorrenza a Rotterdam. Altro esempio: abbiamo 39 opere Anas finanziate con il Fondo sviluppo coesione che devono accelerare per non perdere i fondi. Lì avremo un solo commissario che poi nominerà vari subcommissari. Questi commissari si avvarranno delle strutture delle nostre società pubbliche.
Il decreto al Senato è blindato o proporrete emendamenti? Quali?
Come Mit abbiamo un pacchetto snello di modifiche, molto apprezzate dalle imprese, che prevedono tra l’altro la possibilità di un controllo preventivo degli atti da parte della Corte dei conti, in modo da concedere uno scudo agli amministratori sul fronte della responsabilità erariale.
È vero che propone un fondo per le crisi di settore finanziato con un contributo di 0,50% sui singoli appalti?
È un Fondo salva-cantieri che può sostenere la filiera dei fornitori in caso di crisi del general contractor. Uno strumento a tutela di quelle tante piccole e medie imprese che poi, concretamente, possono portare a compimento i lavori. L’esigenza ci è nata dalle visite alle opere del Quadrilatero Umbria-Marche e della ss640 Caltanissetta-Agrigento.
Come lo finanzierete?
Un piccolo contributo, lo stiamo definendo, in capo alla società aggiudicataria dell’appalto. Per evitare importi eccessivi pensiamo a un tetto di impegno finanziario. Potremmo anche fissare una soglia sopra la quale applicare questa norma per non gravare sui piccoli appalti.
Avete avviato una riforma del codice che richiederà mesi e forse anni per essere completata. Non temete di lasciare il settore nell’incertezza?
Il decreto agisce subito su alcuni nodi sui quali c’era ampio consenso. La riforma complessiva non può che essere obiettivo di legislatura. Vedrà che le semplificazioni aiuteranno tutti gli operatori della filiera.
Le inchieste per corruzione negli appalti imperversano. Perché avete deciso di ridimensionare il ruolo dell’Anac? Non rischiate di essere scoperti su un versante delicato? 
L’Anac rimane un presidio fondamentale del sistema e sarà importante anche nella riscrittura del Regolamento unico. Le ricordo che abbiamo anche una legge “spazzacorrotti” che prima non c’era, che già sta dando i suoi frutti e che ci consente di allargare un po’ le maglie sul fronte delle procedure.
Che succede alla Brescia-Padova? È finita l’analisi costi-benefici? 
A breve pubblicheremo l’analisi costi-benefici e quella giuridica sull’opera, grazie alle quali apporteremo delle migliorie a un progetto ereditato dal passato, concepito male e che può essere adesso reso più efficiente e sostenibile. Per il resto, ho già da tempo detto che l’opera va avanti.
Lo sblocco della Gronda di Genova rientra nella trattativa con Atlantia su Alitalia? Perché tarda tanto il suo via libera al progetto esecutivo? 
Come ho avuto modo dire e ha ribadito anche il ministro Di Maio, nessuna confusione o sovrapposizione tra i dossier. Non siamo al mercato delle vacche. Naturalmente il progetto della Gronda è indissolubilmente connesso alla procedura amministrativa che riguarda la concessione di Aspi.

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08/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Sblocca-cantieri/4. Appalti integrati ancora per 32 mesi ma i progettisti sono più tutelati

Gabriella Rondoni e Chiara Pagliaroli

La deroga fino a tutto il 2021 viene accompagnata dall’obbligo di indicare nel bando come pagare i progettisti indicati dall’impresa

Il d.l. 18 aprile 2019, n. 32 – in vigore dal successivo 19 aprile – è intervenuto sul testo del d.lgs. 18 aprile 2016, n. 50 e s.m.i. (c.d. Codice dei contratti pubblici), introducendo importanti modifiche in materia di progettazione e di appalto congiunto di progettazione e di esecuzione (c.d. appalto integrato).
Livelli di progettazione 
Il d.l. n. 32/2019 è intervenuto sull’art. 23 del d.lgs. n. 50/2016 e s.m.i. – dedicato ai livelli di progettazione – precisando i contenuti del c.d. progetto di fattibilità tecnica ed economica con l’intento di offrire «una definizione più chiara e dettagliata […] come richiesto anche dalle Regioni». Con specifico riferimento ai lavori pubblici di importo pari o superiore alla soglia di rilevanza comunitaria e ai concorsi di progettazione e di idee è stato, altresì, introdotto, in capo alle stazioni appaltanti, l’obbligo di presentare preliminarmente il c.d. «documento di fattibilità delle alternative progettuali», per come definito dall’art. 3, comma 1, lett. ggggg-quater del d.lgs. n. 50/2016 e s.m.i. Diversamente, per i lavori di importo inferiore alla soglia di rilevanza comunitaria, l’adozione di detto documento costituisce una mera facoltà per le stazioni appaltanti. Il contenuto di tale documento sarà definito con il Regolamento unico da adottarsi entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore del d.l. medesimo. Sarà interessante capire se il predetto regolamento terrà conto o meno delle indicazioni contenute nella bozza dello schema di decreto ministeriale recante la definizione dei contenuti della progettazione nei tre livelli progettuali previsti dal Codice. A tale riguardo, si ricorda che il predetto schema aveva già incontrato – seppur con alcune proposte di modifica – il parere positivo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici nel maggio del 2018 (cfr. Assemblea Generale, Adunanza del 25 maggio 2018, prot. n. 45/2018).
Lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sul definitivo
Il nuovo comma 3-bis dell’art. 23 introduce la possibilità di affidare i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria sulla base di un progetto definitivo semplificato, evitando di dover procedere, anche per tale tipologia di interventi, alla predisposizione di un progetto esecutivo. Tale norma individua i contenuti minimi del livello progettuale richiesto, prescrivendo che il progetto definitivo debba almeno contenere una relazione generale, l’elenco dei prezzi unitari delle lavorazioni previste, il computo metrico estimativo, il piano di sicurezza e di coordinamento con quantificazione analitica dei costi della sicurezza non soggetti a ribasso. Tale opzione non è, evidentemente, percorribile in relazione agli interventi di manutenzione straordinaria che presentino maggiore complessità, così come espressamente previsto dal medesimo comma 3-bis con riferimento agli «interventi di manutenzione straordinaria che prevedono il rinnovo o la sostituzione di parti strutturali delle opere o di impianti». La previsione in esame ricalca, pressoché pedissequamente, la disposizione contenuta nell’art. 105 del D.p.r. 5 ottobre 2010, n. 207 e s.m.i.
Appalto integrato
Una delle modifiche più interessanti introdotta dal decreto in esame è rappresentata dalla liberalizzazione dell’appalto integrato sino a tutto il 2021. In deroga ai divieti di cui all’art. 59, comma 1, quarto periodo del d.lgs. n. 50/2016 e s.m.i. si prevede, infatti, la possibilità per le stazioni appaltanti di procedere, con l’appalto integrato, per tutti gli interventi i cui progetti definitivi risultino approvati dall’organo competente entro il 31 dicembre 2020 e i cui bandi vengano pubblicati entro i 12 mesi successivi dall’avvenuta approvazione. Il decreto ha, poi, colto l’occasione per riprodurre – accanto a tale innovazione – la disciplina contenuta nel vecchio d.lgs. n. 163/2006 (art. 53, commi 3 e 4) e «scomparsa» dal d.lgs. n. 50/2016. In particolare, è stata reintrodotta espressamente la possibilità per gli operatori economici concorrenti di «avvalersi», in sede di gara, di progettisti qualificati, associandoli in raggruppamento ovvero «indicandoli».
Un’ulteriore novità è costituita dall’introduzione di una norma ad hoc che obbliga le stazioni appaltanti ad indicare, nei documenti di gara, le modalità per la corresponsione diretta al progettista esterno all’appaltatore degli oneri di progettazione che devono, pertanto, essere indicati espressamente in sede di offerta. Si tratta di una previsione volta a fornire maggior tutela al professionista incaricato della progettazione, recependo, in concreto, le osservazioni formulate dalle associazioni di categoria e da numerosi professionisti del settore. Da ultimo, va richiamata la disposizione introdotta a chiusura dell’art. 216, comma 4-bis del Codice. Con essa il legislatore sancisce l’incompatibilità espressa tra le funzioni di progettista e di direttore dei lavori in relazione al medesimo appalto. Tale disposizione si giustifica in considerazione del fatto che, nell’appalto integrato, la progettazione esecutiva è parte delle prestazioni contrattuali, ragion per cui il direttore dei lavori non può certo essere «controllato e controllore di se stesso». Lascia, però, perplessi la scelta di collocare tale previsione tra le disposizioni transitorie, anziché nel testo dell’art. 59, dedicato per l’appunto all’istituto in esame. Nella Relazione illustrativa non si sono rinvenute spiegazioni in tal senso, ragion per cui si confida in un chiarimento in sede di conversione del d.l.

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08/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Edilizia scolastica, pronto decreto Miur con 120 milioni per la sicurezza
  1. E. T.

Il testo è stato trasmesso alla Conferenza unificata. La misura si affiancherà alle azioni di ricostruzione già in atto

Risorse per 120 milioni per la messa in sicurezza e l’adeguamento sismico degli edifici scolastici. È quanto previsto dal decreto del Miur che punta ad accelerare gli interventi nelle scuole delle quattro Regioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017 (Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria). Il decreto è stato trasmesso martedì 7 maggio alla Conferenza unificata.
«Si tratta di un investimento importante – sottolinea il ministro Marco Bussetti – e di un segnale concreto di impegno attivo nei confronti di comunità duramente colpite dal sisma del 2016 e del 2017. Le scuole costituiscono il vero presidio sul territorio e la loro ricostruzione è tra le priorità per una vera rinascita delle aree più fragili del nostro Paese.
Garantire la continuità didattica e il diritto allo studio in ambienti sicuri significa mettere la scuola al centro, riaffermare il suo ruolo e la sua funzione educativa all’interno di una comunità».
Questa misura si affiancherà alle azioni di ricostruzione già in atto, per garantire un’azione sinergica sui territori. Il decreto Ministeriale avvierà la definizione di un piano di costruzione di nuove scuole e di messa in sicurezza e adeguamento sismico di quelle già esistenti, nelle zone sismiche 1 e 2 delle Regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria, anche a seguito delle verifiche di vulnerabilità già autorizzate ed effettuate nei mesi scorsi dal Miur. Si inizierà proprio dalle aree sismicamente più sensibili. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

08/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Appalti truccati, corruzione e politica: 43 arresti a Milano

Stefano Elli

Vasta operazione in Lombardia coordinata dalla Dia di Milano. Sotto la lente anche gli appalti di A2A, Metropolitana milanese e Area Expo

L’impasto non è diverso dai tanti casi di corruzione finiti in cronaca da Tangentopoli in poi. Ci sono le istituzioni politiche locali, c’è l’imprenditoria, il finanziamento illecito ai partiti, i dirigenti delle municipalizzate, gli appalti, le mazzette versate in contanti e in «altre utilità». Quello che è diverso è la partecipazione delle ‘ndrine di Corsico e Buccinasco alla fase di coordinamento e smistamento degli appalti “truccati”. Ed è stata proprio questa presenza, discreta ma pervasiva, a condurre l’inchiesta sfociata ieri in 43 misure di custodia cautelare, sotto l’alveo di competenza della Direzione distrettuale antimafia di Milano, coordinata da Alessandra Dolci. Tra gli arresti, effettuati a Varese, Monza, Pavia, Novara, Alessandria, Torino e Asti dai Carabinieri di Monza e dalla Guardia di Finanza di Varese, ci sono nomi importanti della politica lombarda. C’è Pietro Tatarella, consigliere comunale di Milano candidato per Forza Italia alle Europee che si terranno tra meno di venti giorni, e c’è Fabio Altitonante, sottosegretario azzurro alla Regione Lombardia (con delega al recupero dell’area Expo), ma c’è anche il deputato Diego Sozzani, anche lui di Forza Italia (per poter procedere al suo arresto i magistrati hanno chiesto l’autorizzazione alla Camera).
C’è poi Carmine Gorrasi, consigliere comunale e coordinatore Forza Italia a Busto Arsizio e c’è l’ex coordinatore della provincia di Varese (sempre Forza Italia) Gioacchino Caianiello, già condannato per concussione nel 2015. E c’è il barese Luigi Patimo, sino all’ottobre scorso socio al 33% della Profilo Srl, società del sottosegretario alle infrastrutture Armando Siri. Non c’è, invece, se non come parte offesa, Attilio Fontana, “Governatore” della Lombardia ed ex sindaco di Varese, che ieri in serata ha ha dichiarato: «Io vado avanti corretto e trasparente come sempre sono stato, consapevole del compito difficile che mi è stato affidato con il voto popolare». La posizione di Fontana, tuttavia, è ancora al centro di verifiche da parte della Procura e nelle prossime settimane verrà sentito dai magistrati, ancora non si sa in che veste. Poi ci sono uomini delle strutture operative delle ex municipalizzate. A Franco Zinni, direttore del settore urbanistico del Comune di Milano, viene contestato l’abuso di ufficio (reato considerato fisiologico per chi si occupa di pubblica amministrazione).
Meno fisiologico quello di turbativa d’asta e corruzione, reati ipotizzati a carico di Mauro De Cillis, responsabile operativo dell’importante municipalizzata milanese Amsa, che gestisce i rifiuti dell’area metropolitana. Sempre dell’Amsa c’è Sergio Arrigo, responsabile della funzione contrattualistica, nevralgica per il settore appalti. Quanto agli appalti ci sono certo quelli di A2A (Termovalorizzatore), di Amsa (Pulizia neve), ma anche di Metropolitana milanese. Ma a finire nel mirino dei magistrati potrebbero essercene molti altri. Da quelli dell’ex Area dell’Expo, a quelli della pulizia dei parchi recintati destinati ai cani e degli spurghi delle strade cittadine. Eppoi a Varese in molte ex municipalizzate della ricca provincia lombarda, con epicentro a Gallarate. Nelle 720 pagine della ordinanza di custodia cautelare firmata dalla Gip Raffaella Mascarino nell’ambito dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Dolci e seguita dalla pm Silvia Bonardi, Adriano Scudieri e Luigi Furno, c’è di tutto. Ci sono gli incontri al ristorante milanese Da Berti (ribattezzato nelle intercettazioni la «mensa dei poveri» e c’è anche l’«Ambulatorio» il bar di Gallarate che funzionava da ufficio per gli incontri.
Secondo i risultati dell’inchiesta, a tessere la tela delle operazione era Daniele D’Alfonso, imprenditore accusato di essere il coordinatore dell’associazione a delinquere finalizzata alla corruzione e alla turbativa degli incanti. Tra le società favorite dalle attività di questa opera di «lobbying spinto» ve ne sarebbero state anche alcune attive nel movimento terra e riconducibili a cosche della ‘Ndrangheta, come la Molluso, storicamente radicate nell’hinterland milanese, in particolare a Corsico e Buccinasco. Particolarmente dettagliati alcuni passi dell’ordinanza come quella trascritta di un’intercettazione ambientale in cui nell’agosto 2018 Tatarella chiedeva denaro a D’Alfonso per andare in ferie visto che nella sua cassetta di sicurezza in banca erano terminati. D’Alfonso gli rispond e che gli prenota 2000 euro (in contanti) e che comunque ha a disposizione la carta di credito dalla quale può prelevare. «D’Alfonso poi mentre dialoga con la compagna, riceve sul suo smartphone un Sms inerente l’utilizzo della sua carta di credito American Express e in proposito le dice che Pietro Tatarella sta prelevando in maniera smisurata con tale carta di credito». Tanto da farlo esclamare: «M…. ma questo quanto preleva ? Come un toro preleva». «Ma chi?» :«Pietro. Ma che C… prelevi?! Come un toro prelevi!». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

08/05/2019 – Corriere della Sera

«Corruzione in Calabria», sotto inchiesta il presidente

Indagato anche il sindaco di Cosenza. E a Palermo quattro arresti
ROMA Inchieste e tangenti, da Nord a Sud. La giornata di ieri è stata caratterizzata, infatti, non solo dalle 43 misure cautelari per imprenditori e amministratori pubblici tra il Piemonte e la Lombardia (tra loro due figure di spicco di Forza Italia come Pietro Tatarella e Fabio Altitonante). Anche in Calabria l’ attuale governatore Mario Oliverio, del Pd, e il sindaco di Cosenza, Mario Occhiuto, di FI, probabili candidati entrambi alla corsa per la prossima presidenza della Regione, si son visti recapitare insieme ad altre 18 persone un avviso di conclusione delle indagini. L’ inchiesta è quella della procura di Catanzaro su presunte irregolarità nella gestione di alcuni appalti pubblici, in particolare la metropolitana leggera e il nuovo ospedale a Cosenza. Nell’ avviso, firmato dal procuratore capo Nicola Gratteri, sono ipotizzati a carico degli indagati, a vario titolo, i reati di associazione a delinquere, frode nelle pubbliche forniture, turbative d’ asta e corruzione. E di questa «associazione», secondo la Procura, avrebbe fatto parte, in qualità di «promotore» proprio Oliverio, definito dagli inquirenti «il referente politico-istituzionale degli associati». Al sindaco Occhiuto, invece, gli inquirenti contestano di aver sottoscritto l’ accordo di programma per la costruzione della metropolitana leggera, a seguito della promessa avanzata dal presidente Oliverio e da un dirigente di ottenere dalla Regione i finanziamenti per la realizzazione del Museo di Alarico di Cosenza. I due principali indagati, però, respingono le accuse. «Devo constatare – contrattacca Oliverio – che mi sono state contestate fattispecie che, a mio avviso, attengono alla normale vita politico-amministrativa dell’ ente». E Occhiuto sottolinea: «La mia azione è sempre stato rivolta all’ interesse pubblico». Il vicepremier M5S Di Maio ha già chiesto al segretario del Pd, Nicola Zingaretti, di indurre a un passo indietro il governatore della Calabria. In Sicilia, invece, la Squadra Mobile di Palermo ha arrestato 4 funzionari pubblici (Carlo Amato, Francesco Barberi, Antonio Casella e Claudio Monte) nell’ ambito dell’ operazione «Cuci e scuci» e le ipotesi formulate dalla Procura (ci sono altri 10 indagati, un architetto, un geometra e otto imprenditori) anche in questo caso sono gravissime: corruzione, falso in atti pubblici e truffa aggravata ai danni dello Stato per appalti a Palermo, Messina, Agrigento ed Enna. L’ indagine era scattata dopo la denuncia di un imprenditore che si era rifiutato di pagare una tangente una volta aggiudicatosi l’ appalto per una scuola. La presunta cricca di funzionari non si sarebbe fatta scrupoli: avrebbe chiesto denaro anche per la ristrutturazione di due beni confiscati alla mafia. Infine, a Cagliari, l’ ex sottosegretaria alla Cultura del governo Renzi, Francesca Barracciu (Pd), si è vista ridurre in appello (3 anni, 3 mesi e 20 giorni di reclusione rispetto ai 4 anni del primo grado) la condanna al processo per l’ inchiesta sui fondi destinati ai gruppi consiliari della Sardegna. La Barracciu è stata anche assolta da una delle due imputazioni di peculato. L’ ex europarlamentare del Pd ora ricorrerà in Cassazione. R. C.