Rassegna stampa 01 maggio 2019

01/05/2019 – L’Adige

Fusione con Alperia? «Ora sinergie. Chi vivrà vedrà»

L’ ASSEMBLEA. Il presidente di Deh De Alessadri: «Azienda solida»
TRENTO – L’ assemblea di Deh spa, presente il 98,8% del capitale, ha approvato il bilancio 2018 all’ unanimità. Per Findolomiti ha partecipato il presidente Agostino Peroni , per i Comuni di Trento e Rovereto i sindaci Alessandro Andreatta e Francesco Valduga che, a breve, dovranno incontrarsi con il presidente della Provincia per definire le strategie di sviluppo di Dolomiti Energia Holding. «In generale si può dire che è un risultato particolarmente positivo» commenta il presidente Massimo De Alessandri «è un’ azienda forte, solida, capace di genere cassa. In particolare evidenzio l’ indicatore “magico” del rapporto tra posizione finanziaria netta e margine operativo lordo sceso sotto il 2 : è dell’ 1,5 . Un ottimo indicatore per il sistema bancario». Assieme ad Alperia puntate ad acquisire i 700 mila clienti di Ascopiave: ci sono novità? «No, per ora nessun riscontro alla nostra offerta non vincolante» risponde De Alessandri. Un primo passo per arrivare in futuro alla fusione con Alperia? «Con Alperia collaboriamo da tempo su diversi temi: sia partner al 50% nella San Floriano Energy, sviluppiamo assieme la mobilità elettrica. E ora puntiamo su Ascopiave. Siamo buoni vicini, dimensionalmente simili. I management colgono ogni occasione per fare sinergia. Per l’ evoluzione futura, chi vivrà vedrà». Do. S.

01/05/2019 – L’Adige
Deh: nel 2018 balzo dell’utile netto

Energia Ricavi a 1,46 miliardi e ridotto l’ indebitamento Seduta di gunta provinciale ad hoc a metà mese
TRENTO – Piove, e per chi turbina acqua è una benedizione. Così, in un anno in cui la “idraulicità” è ritornata nella media, i soci di Dolomiti Energia Holding spa possono brindare. Nell’ assemblea di ieri, a Rovereto, è stato approvato il bilancio di esercizio 2018 che registra ricavi consolidati (cioè di gruppo) per 1,46 miliardi di euro, in aumento del 2,3% sul 2017 ( 1,426 miliardi ), un Ebitda (margine operativo lordo) che fa un balzo del 72,6% ), un risultato operativo consolidato (Ebit) di 155,4 milioni ( +114,6% sul 2017: 72,4 milioni ) e un risultato di esercizio consolidato di 78,2 milioni , rispetto ai 34,9 del 2017 ( +124% ). I riflessi sulla posizione debitoria del gruppo sono immediati: l’ indebitamento finanziario netto è sceso del 21,2% , da 413,5 a 326 milioni . Il 2014 fu un anno record per piovosità, e la produzione elettrica superò i 5 miliardi di kWh. Il 2017 è stato un disastro, con una produzione di 2,5 miliardi di kWh. Nel 2018 la piovosità è tornata nella media degli ultimi dieci anni, con riflessi positivi sul conto economico, per un gruppo “acqua-dipendente”, cioè fortemente esposto sull’ idroelettrico. Nella nota post assemblea, il gruppo guidato da Massimo De Alessandri (presidente dal 2018) e Marco Merler (amministratore delegato) si evidenziano anche i «buoni risultati di tutte le principali aree di business». La partita dell’ energia è una questione aperta. È uno dei nodi strategici su cui la Giunta provinciale dovrà esprimersi a breve: una seduta straordinaria dedicata all’ energia è in cantiere per metà mese. E in quella sede, da Fugatti & C. dovranno uscire le prime indicazioni sulla modifica della legge di settore del 1998, sulle concessioni idroelettriche in scadenza nel 2022 (gara o soluzione in house ), e soprattutto su come procedere come socio azionista di maggioranza (assieme ai Comuni di Trento e Rovereto) del gruppo Deh. La precedente giunta era partita con grande ambizioni: omogeneizzare il settore, aggregando in Deh le ex municipalizzate sui territori (da Stet ad Air, a Primiero Energia, etc); arrivare ad una fusione con Alperia (Alto Adige) per costituire un player di rilievo; e puntare anche sulla quotazione in Borsa. Niente di tutto ciò: ogni scenario dovrà essere riconsiderato anche alla luce della “pubblicizzazione” delle grandi derivazioni adottata a livello nazionale. Per altro, i Comuni premono. Quello di Trento, che assieme a Provincia e Comune di Rovereto controlla Deh attraverso Findolomiti, ha chiesto a Fugatti, nel recente vertice tra giunte, di definire per i servizi pubblici (idrico e rifiuti) i bacini ottimali di gestione, individuando quale ambito quello provinciale. Il sindaco Alessandro Andreatta ha sollecitato un incontro a breve per discutere delle strategie future di Deh, alla luce sia delle scadenza delle concessioni idroelettriche nel 2022, sia del bando per il servizio di distribuzione del gas naturale il cui bando va pubblicato entro il 2019. Intanto gli azionisti possono consolarsi con i dividendi. Il cda a guida De Alessandri ha proposto di distribuire dividendi per 34 milioni di euro, in aumento da 7 a 9 centesimi per azione, con un rapporto dell’ 83,7% tra dividendi e utile netto della capogruppo. Nel 2018 sono proseguiti gli investimenti ( 51,2 milioni , erano 42,5 nel 2017), in particolare per efficientare le reti di distribuzione e gli impianti di produzione e potenziare i servizi per i clienti finali ( 431 mila quelli dell’ idrolettrico). Il 2018 è stato anche l’ anno della tempesta Vaia e proprio gli investimenti realizzati hanno contribuito a limitare i danni. Do. S.

30/04/2019 – Diritto 24

Paul Hastings nell’ampliamento di un parco eolico
Paul Hastings LLP ha assistito VRG 060 S.r.l., società detenuta da F2i – Fondi Italiani per le Infrastrutture tramite la società F2i ER1 S.p.A., nella negoziazione e finalizzazione dei contratti per l’ampliamento del parco eolico sito nel Comune di Mazara del Vallo.

Tale ampliamento consisterà nell’installazione di 6 nuove turbine per una potenza complessiva pari a 18MW che saranno sviluppate in market parity, e che si aggiungeranno al parco eolico già in esercizio con potenza installata complessiva di 48MW. Il contratto di fornitura delle turbine è stato sottoscritto con Vestas mentre il contratto di BoP è stato sottoscritto con Volta Green Energy.

Per Paul Hastings ha agito un team coordinato dai partner Lorenzo Parola e Francesca Morra insieme all’associate Andrea Coluzzi.Legance, a sua volta, ha agito con un team composto dal Senior Partner Monica Colombera e dal Managing Associate Emanuele Artuso coadiuvato dall’Associate Luigi Agostinacchio. Per Vestas ha agito il team legale interno. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

Speciale Sblocca-cantieri/5. Autostrade, Mit: subito gare per 1,7 miliardi per le concessioni scadute

Q.E.T.

In ballo gli affidamenti per le concessioni di Ativa, Satap, Autostrada dei Fiori e Salt

Grazie alla norma inserita nel decreto Sblocca cantieri, che consente di mettere a gara anche quelle concessioni autostradali scadute riguardanti infrastrutture su cui ci siano in corso progettazioni di lavori, il ministero delle Infrastrutture è in grado di far partire subito due gare che, insieme, valgono 1,7 miliardi di euro di investimenti. È quanto spiega il Mit in una nota.

Nel primo blocco ci sono le gare per l’affidamento della concessione di Ativa (Torino-Ivrea-Quincinetto) – scaduta nel 2016 – e di Satap – scaduta nel 2017- per un valore di 900 milioni di euro complessivi. Nel secondo blocco la gara per le concessioni di Salt e di Autostrada dei Fiori, per un valore di circa 800 milioni di euro complessivi.

«Grazie alla misura del decreto Sblocca cantieri, dunque, si evitano continue proroghe di concessioni scadute da anni e si consente, senza vantaggi competitivi per alcun soggetto, l’immediato sblocco degli investimenti finalizzati anche ad urgenti interventi di messa in sicurezza sulle tratte autostradali», conclude il Mit. © RIPRODUZIONE RISERVATA

01/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Speciale Sblocca-cantieri/1. Linee guida e decreti attuativi in vita anche con il regolamento «unico»

 

 

Laura Savelli

Il decreto cancella solo alcuni provvedimenti attuativi. Molti quelli «salvati», seppur superati dai fatti come le indicazioni sugli illeciti professionali

Il decreto Sblocca-cantieri scrive un nuovo corso per la futura disciplina dei contratti pubblici. Con l’introduzione del comma 27-octies all’interno dell’articolo 216 del Codice, è stata infatti annunciata l’adozione di un regolamento unico di esecuzione, attuazione ed integrazione del d.lgs. n. 50/2016, entro centottanta giorni dall’entrata in vigore del decreto-legge n. 32/2019, e quindi entro il prossimo 16 ottobre.

Da quel momento, non avranno pertanto più efficacia le linee-guida e i vari decreti ministeriali nel frattempo emanati. O meglio, la norma transitoria stabilisce che, a scomparire, saranno le sole disposizioni contenute nel decreto Mit 2 dicembre 2016, n. 263, sui requisiti dei soggetti che intendono partecipare alle gare per l’affidamento dei servizi di ingegneria ed architettura (art. 24, comma 2), nelle linee-guida Anac nn. 3 e 4, relative ai compiti del Rup (art. 31, comma 5) e agli affidamenti sotto-soglia (art. 36, comma 7), nei decreti Mit 10 novembre 2016, n. 248, sulle categorie superspecialistiche (art. 89, comma 11), e 7 marzo 2018, n. 49, sulla direzione dei lavori e dell’esecuzione del contratto (art. 111, commi 1 e 2), ed infine nel decreto Mibact 22 agosto 2017, n. 154, in materia di beni culturali (artt. 146, comma 4, 147, commi 1 e 2, e 150, comma 2).

Ma, oltre agli aspetti citati da tale disposizione, saranno destinati a confluire nel Regolamento anche i contenuti dei provvedimenti di attuazione che, dall’entrata in vigore del Codice, non sono in realtà mai stati adottati e che si riferiscono, nello specifico, alla disciplina dei livelli di progettazione (art. 24, comma 3), nonché al sistema di qualificazione Soa (art. 83, comma 2) e del contraente generale (art. 197, comma 1), come si desume dalla modifica delle disposizioni di riferimento, che hanno sottratto il compito di completare la disciplina a specifici decreti del Mit per affidarlo invece al futuro Dpr.

I provvedimenti di attuazione
Parlare di un ritorno al binomio Codice-Regolamento non sembra però essere una formula del tutto adatta a descrivere le prossime mosse legislative, in quanto l’articolo 216, comma 27-octies, del d.lgs. n. 50/2016 fa riferimento all’abrogazione di una sola parte dei 62 provvedimenti di attuazione richiesti in origine, a completamento della disciplina dei contratti pubblici, e adottati nel tempo solo per la metà del totale.

Da questo punto di vista, infatti, il decreto Sblocca-cantieri ha mantenuto nel Codice i richiami alla maggioranza di tali provvedimenti (sia quelli già adottati, sia quelli ancora da adottare), e ciò lascia presumere che, oltre al Codice e al futuro Regolamento, anche gran parte di queste ulteriori componenti della disciplina sarà mantenuta o portata a compimento.

Si pensi, ad esempio, alla regolamentazione della qualificazione delle stazioni appaltanti, che è rimasta affidata ad un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri e ad una serie di atti di competenza dell’Anac, ai sensi dell’articolo 38 del Codice; oppure, ancora, alla disciplina della programmazione e della pubblicità, che è stata invece già definita rispettivamente dai decreti Mit 16 gennaio 2018, n. 14, e 2 dicembre 2016 (peraltro incompleto, in quanto necessitante di un ulteriore decreto Mit relativo agli obblighi di pubblicità per i bandi delle gare di lavori di importo inferiore a 500 mila euro, nonché di servizi e forniture di importo inferiore alle soglie comunitarie). Restano in campo, inoltre, anche i decreti, già emanati, su Bim e débat public.

Le stesse osservazioni potrebbero essere formulate anche con riguardo alle linee-guida Anac. Ad esempio, resteranno certamente in vita la linea-guida n. 5, relativa all’istituzione dell’albo dei componenti delle commissioni giudicatrici, insieme con la linea-guida n. 7, riferita invece alla iscrizione nell’elenco delle amministrazioni che operano mediante affidamenti in house.

Oppure, si pensi anche alla linea-guida n. 6 in materia di grave illecito professionale: in questo caso, l’articolo 80, comma 5, lettera c), del Codice ha subito modifiche, da parte del decreto-legge n. 135/2018, convertito dalla legge n. 12/2019, tali da poter ritenere che non sia più in alcun modo necessario un intervento integrativo dell’Anac sulla disciplina di questo motivo di esclusione, essendo comunque la fattispecie del grave illecito professionale stata distinta dal caso delle carenze nell’esecuzione contrattuale e dal tentativo di influenzamento indebito del processo decisionale della stazione appaltante. Ma, è rimasto comunque il potere in capo alla stessa Autorità – ai sensi del comma 10 dell’articolo 80 – di intervenire su questo aspetto della disciplina.

A ciò, deve infine aggiungersi che, a seguito della recente approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, anche del disegno di legge delega per la riscrittura integrale del Codice, il testo – che è stato peraltro annunciato alla Commissione Lavori Pubblici del Senato della Repubblica lo scorso 22 marzo (A.S. 1162) – contiene una previsione del tutto analoga a quella inserita nel comma 27-octies dell’articolo 216 del d.lgs. n. 50/2016, nel senso cioè che, anche nel disegno di legge delega, il Governo è stato incaricato di adottare, nei due anni successivi all’entrata in vigore del nuovo Codice, un Regolamento di esecuzione ed attuazione della futura disciplina dei contratti pubblici.

In altri termini, ciò significa che si apre uno scenario in cui si dovrà approvare innanzi tutto un primo regolamento del Codice attualmente vigente (entro il prossimo autunno), insieme con una serie di provvedimenti di attuazione richiesti ad oggi da diverse disposizioni del d.lgs. n. 50/2016; di pari passo, si dovrà procederà con l’approvazione della legge-delega da parte del Parlamento, che porterà a sua volta alla scrittura di un nuovo Codice dei contratti (entro un anno dalla entrata in vigore della stessa legge-delega) che, a quel punto, avrà bisogno del suo Regolamento di esecuzione ed attuazione (nei successivi due anni).

L’entrata in vigore
Tutte le correzioni apportate dal decreto Sblocca-cantieri trovano applicazione solo ed esclusivamente ai bandi e agli avvisi di gara pubblicati a partire dal 19 aprile scorso, oltre che alle procedure per le quali non siano ancora stati inviati gli avvisi a tale data, e quindi nessuna di tali modifiche avrà un impatto sui procedimenti già in corso.

A fare eccezione, è la sola regola del divieto di appalto integrato, contenuta nell’articolo 59, comma 1, quarto periodo, del Codice, che non si applicherà – per il momento – con riguardo ai lavori i cui progetti definitivi siano approvati entro il termine del 31 dicembre 2020, e messi poi in gara entro i successivi dodici mesi, come previsto dal modificato articolo 216, comma 4-bis. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

01/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Speciale Sblocca- cantieri/3. Esame offerte prima dei requisiti: occhio ai rischi

Jacopo Recla e Serena Selva

La scelta di invertire le fasi può semplificare la vita delle Pa ma deve essere comunicata in anticipo con il bando

Una delle principali novità del decreto Sblocca-cantieri riguarda la previsione che consente una radicale “inversione procedimentale” nell’esame delle offerte relative a procedure di valore inferiore alla soglia comunitaria. Il Dl 32/2019 sostituisce infatti il previgente comma 5 dell’art. 36 con la disposizione secondo cui «le stazioni appaltanti possono decidere che le offerte siano esaminate prima della verifica della documentazione relativa al possesso dei requisiti di carattere generale e di quelli di idoneità e di capacità degli offerenti». Trattandosi appunto di una mera facoltà, la norma precisa che essa «può essere esercitata se specificamente prevista nel bando di gara o nell’avviso con cui si indice la procedura».

Di conseguenza, nelle procedure i cui bandi verranno pubblicati o gli inviti verranno inviati dopo l’entrata in vigore del Dl (19 aprile 2019), le stazioni appaltanti avranno la possibilità di decidere, nell’esercizio della propria discrezionalità, di non osservare il tradizionale ordine di esame delle offerte – secondo cui la verifica della sussistenza dei requisiti precede l’apertura delle buste tecniche ed economiche – per anticipare invece l’esame delle offerte prima della verifica del possesso dei requisiti di partecipazione.

La fonte comunitaria e le analoghe previsioni nazionali e regionali
L’intervento del decreto è solo apparentemente innovativo in quanto la facoltà di svolgere la verifica della documentazione relativa al possesso dei requisiti dopo l’esame delle offerte non solo recepisce l’art. 56, comma 2, della direttiva 2014/24/UE, ma è anche già presente nel Dlgs. 50/2016. E infatti, con riferimento – solo – ai settori speciali, l’art. 133 prevede al comma 8 la possibilità, nelle procedure aperte, di «decidere che le offerte saranno esaminate prima della verifica dell’idoneità degli offerenti» (e anche tale norma è ora stata in parte modificata dal Dl).

Peraltro, il medesimo legislatore ha valutato in più occasioni di applicare anche al di fuori dei settori speciali la facoltà di inversione procedimentale: una simile disposizione era infatti già presente sia nella prima bozza del Dl 90/2014, ma non è stata poi confermata nella versione definitiva del testo.

Anche in occasione del Decreto Correttivo (Dlgs 56/2017) è stata ipotizzata una analoga norma e nel parere reso in relazione a tale decreto, il Consiglio di Stato (Commissione Speciale, 30 marzo 2017, n. 782) segnalava che se da un lato «è chiaro l’intento del Governo di semplificare le gare per evitare che all’apertura delle offerte si giunga solo dopo l’esame di (a volte) numerosissime domande di partecipazione e della relativa documentazione» dall’altro lato «tuttavia tale modus procedendi potrebbe generare dubbi di carattere applicativo e contenzioso». Anche in tale ipotesi, in ogni caso, la norma non è poi stata confermata nel testo del Decreto Correttivo.

Infine, anche nella bozza del Dl 135/2018 , si è assistito ad un ulteriore tentativo di inserire tale facoltà, ma ancora una volta la previsione non è confermata nel testo definitivo, rimanendo quindi circoscritta ad oggi solo ai settori speciali (art. 133, comma 8 D.Lgs. 50/2016).

A livello regionale e provinciale sono invece già vigenti analoghe disposizioni, sia nella Provincia Autonoma di Bolzano l’art. 4 della L.P. 26 settembre 2014, n. 8 che ha introdotto l’art. 23-bis nella L.P. 22 ottobre 1993, n. 17, che facoltizza l’inversione procedimentale in tutte le tipologie di procedura di gara, sia nella Regione Toscana ad opera dell’art. 1 comma 1 della Lr 6 agosto 2018, n. 46 secondo cui – nelle procedure negoziate sotto soglia, da aggiudicare con il criterio del minor prezzo – le stazioni appaltanti possono decidere di esaminare le offerte economiche prima di verificare la documentazione amministrativa attestante l’assenza dei motivi di esclusione ed il rispetto dei criteri di selezione.
Ebbene, proprio in relazione a tale norma regionale, il Governo ha recentemente proposto ricorso per questione di legittimità costituzionale ritenendo che essa si ponga in violazione dell’art. 117, comma 2, lett. e) Cost. che attribuisce allo Stato la legislazione esclusiva in materia di “tutela della concorrenza” in quanto in contrasto con l’art. 56 comma 2 della direttiva 2014/24/UE, la quale ammette tale possibilità limitatamente alle procedure aperte.

I vantaggi e le possibili criticità
In attesa anche della pronuncia della Corte Costituzionale, sarà dunque interessante verificare se e con quali modalità le stazioni appaltanti daranno applicazione alla nuova previsione del comma 5 dell’art. 36 del Dlgs. 50/2016 (la quale imporrà anche rilevanti interventi di adeguamento operativo per le procedure di gara svolte mediante piattaforme telematiche).
L’intervento del decreto Sblocca-cantieri risponde infatti senza dubbio alle legittime esigenze di semplificazione e di celerità che dovrebbero propriamente caratterizzare lo svolgimento in particolare delle procedure sotto soglia, consentendo di eliminare la necessità di un controllo generalizzato delle (anche numerosissime) offerte amministrative di tutti i concorrenti e della relativa documentazione.

Tuttavia, lo stesso legislatore è conscio delle problematiche che possono derivare da tale inversione procedimentale, ed infatti il medesimo comma 5 si premura di precisare che «se si avvalgono di tale facoltà, le stazioni appaltanti verificano in maniera imparziale e trasparente che nei confronti del miglior offerente non ricorrano motivi di esclusione e che sussistano i requisiti e le capacità di cui all’articolo 83 stabiliti dalla stazione appaltante».
Ebbene, malgrado tale (corretta) previsione di principio in ordine alla “imparzialità” e alla “trasparenza”, non possono essere trascurati i potenziali rischi che derivano in concreto dalla conoscenza dell’offerta economica prima della valutazione della sussistenza dei requisiti.

Ed infatti, come è noto, la giurisprudenza ha più volte affermato che la previa conoscenza del contenuto (in particolare) dell’offerta economica potrebbe influenzare le conseguenti valutazioni in ordine alle altre componenti dell’offerta (ex multis Cons. Stato, Sez. V, 20 luglio 2016, n. 3287 secondo cui «il giudizio della Commissione aggiudicatrice era caratterizzato da margini di apprezzamento discrezionale, (…) e ciò impediva, alla luce degli enunciati principi, che la valutazione dell’offerta tecnica potesse avvenire dopo aver preso conoscenza di elementi concernenti l’offerta economica»).

Di recente Tar Toscana, sez. II, 29 ottobre 2018, n. 1391 si è pronunciato proprio in relazione su un’ipotesi di lex specialis che prevedeva l’anticipazione dell’esame delle offerte prima della alla valutazione dei requisiti di partecipazione. Ebbene, il Tar ha accolto il ricorso, e annullato conseguentemente la normativa di gara, affermando che «la preventiva conoscenza dell’offerta economica è in grado di influire non solo sui giudizi da assegnare alla qualità delle offerte (…) ma anche sulle decisioni in merito all’ammissione dei concorrenti alla procedura».

Ed infatti, come è noto, la valutazione della sussistenza dei requisiti presuppone valutazioni non sempre automatiche, ma anche discrezionali, come ad esempio in relazione all’art. 80, comma 5, lett. c) D.Lgs. 50/2016 il quale, come è stato affermato più volte, «attribuisce, dunque, alla stazione appaltante un potere di apprezzamento discrezionale in ordine alla sussistenza dei requisiti di “integrità o affidabilità” dei concorrenti» (Cons. Stato, sez. V, 11 giugno 2018, n. 3592).

Ebbene, atteso che alcune valutazioni discrezionali potrebbero dover essere svolte dopo la conoscenza della componente (soprattutto) economica dell’offerta, appaiono evidenti i «dubbi di carattere applicativo e contenzioso»che il Consiglio di Stato aveva già segnalato in sede di parere sul Decreto Correttivo (D.Lgs. 56/2017) quando era stata ipotizzata l’introduzione di una analoga disposizione.

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01/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Speciale Sblocca-cantieri/2. Con il regolamento addio a (solo) 13 provvedimenti attuativi su 62: la tabella

Mauro Salerno

Il decreto assorbe o cancella esplicitamente soltanto 5 linee guida su 17 e 8 decreti su 45. La tabella di riepilogo misura per misura

Sarà tutto da misurare l’impatto della semplificazione annunciata con l’arrivo del nuovo regolamento «unico» attuativo del codice appalti. Il provvedimento previsto dallo Sblocca-cantieri per fare piazza pulita della soft law dell’Anac e di tutto l’altro pacchetto di decreti ministeriali e misure attuative a ricasco della riforma del 2016 avrà un raggio d’azione molto meno ampio di quanto era dato immaginare.

Per farsi un’idea precisa dei provvedimenti che saranno assorbiti o cancellati con l’arrivo del nuovo regolamento (che in teoria dovrebbe essere varato entro metà ottobre) abbiamo aggiornato la tabella con i provvedimenti attuativi – varati o ancora da emanare – del codice appalti, segnalando in una colonna ad hoc il destino previsto con l’arrivo del decreto Sblocca-cantieri.

In estrema sintesi il risultato è questo. Il nuovo regolamento assorbirà in tutto 10 tra linee guida dell’Anac (4) e decreti attuativi (6) in parte emanati (8) e in parte ancora da emanare (2) . Tra i provvedimenti emanati figurano ad esempio i decreti sulle opere super-specialistiche e sul direttore dei lavori oltre alle linee guida Anac sui compiti del Rup e sugli appalti sottosoglia. Tra i provvedimenti ancora da emanare figurano invece i decreti sui livelli di progettazione e sullo svolgimento dei collaudi e linee guida Anac sulla qualificazione.

Ci sono poi due decreti attuativi e una linea guida ancora da emanare (progettazione semplificata per manutenzioni e adempimenti relativi ai general contractor) che vengono cancellati dal decreto Sblocca-cantieri. Anche questi vanno dunque aggiunti al calcolo dei provvedimenti attuativi (13 in totale) che saranno spazzati via dall’arrivo del nuovo regolamento.

Molto più esteso è l’elenco dei provvedimenti emanati o da emanare che il decreto lascia in piedi anche con l’arrivo del nuovo regolamento «unico». Si tratta di 12 linee guida dell’Anac (7 emanate e altre 5 da emanare) e ben 37 decreti (16 varati, altri 21 da approvare). Tra i provvedimenti emanati e che a meno di nuovi contrordine rimarrano in vigore figurano decreti importanti come le regole sul Bim , sul débat public, sui compensi dei progettisti e sulla programmazione delle stazioni appaltanti. Ma ci sono anche le linee guida Anac sui commissari di gara, sugli appalti dei concessionari e sugli illeciti professionali. Senza contare le altre 7 linee guida emanate sempre dall’Anac in forza del proprio potere di indirizzo anche se non citate esplicitamente dal Dlgs 50/2016 (come le linee guida sui servizi di ingegneria e sull’offerta economicamente più vantaggiosa, sui servizi legali e sulla clausole sociali).

Tutto da decifrare poi il destino dei 26 provvedimenti attuativi (tra linee guida e decreti) ancora da varare. Tra questi ci sono pilastri della riforma del 2016 probabilmente destinati a cadere, anche se non esplicitamente cancellati (come la qualificazione delle stazioni appaltanti o il rating di impresa) e provvedimenti di cui si parla da anni ma che mai hanno visto la luce – come le procedure semplificate per l’archeologia preventiva o l’interoperabilità delle varie banche dati sugli appalti – e che forse anche questa volta resteranno in un cassetto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

01/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Speciale Sblocca-cantieri/4. Doppio criterio per valutare l’anomalia delle offerte

Alberto Barbiero

In rapporto al numero delle offerte in caso di utilizzo del criterio del minor prezzo, con il metodo dei quattro quinti con l’offerta economicamente

Le stazioni appaltante rilevano le offerte anormalmente basse applicando due sistemi differenziati: in rapporto al numero delle offerte in caso di utilizzo del criterio del minor prezzo; con il metodo dei quattro quinti in caso di gara con l’offerta economicamente più vantaggiosa, ma solo se le offerte sono pari o superiori a tre.

Ridefiniti i presupposti normativi
Il Dl n. 32/2019 ha ridefinito complessivamente il quadro di riferimento dei presupposti per rilevare le offerte anomale, nonché le condizioni di utilizzo dell’esclusione automatica delle stesse nelle gare con il prezzo più basso.

Nelle procedure con la valutazione con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa, il comma 3 mantiene come presupposto di riscontro dell’anomalia la contestuale sussistenza di un valore pari o superiore ai quattro quinti del punteggio massimo attribuibile sia per il prezzo sia per la componente tecnico-qualitativa, ma in base all’integrazione introdotta dal decreto «sblocca cantieri» tale calcolo dev’essere effettuato solo quando il numero delle offerte ammesse sia pari o superiore a tre: in caso di un numero inferiore, l’amministrazione può attivare la più semplice verifica di congruità.
Le disposizioni del Dl n. 32/2019 incidono in modo più consistente nella ridefinizione del sistema di rilevazione delle offerte anormalmente basse nelle gare nelle quali sia utilizzato il criterio del prezzo più basso, definendo anzitutto due percorsi: uno (regolato dal nuovo comma 2 dell’articolo 97) da applicarsi quando il numero delle offerte sia pari o superiore a quindici e un altro (disciplinato dal comma 2-bis) da utilizzarsi quando sia inferiore a quindici.

In entrambi i casi la stazione appaltante deve seguire la sequenza di operazioni prevista dalla norma, che parte dal calcolo della media dei ribassi, con conseguente esclusione delle offerte di maggiore e di minore ribasso (attraverso il «taglio delle ali»), per sostanziarsi, attraverso l’applicazione di successive operazioni di calcolo degli scarti, nella definizione della soglia di anomalia, in base alla quale è possibile individuare la migliore offerta non anomala.

Sistemi di calcolo in evoluzione
I sistemi di calcolo definiti dalle due disposizioni saranno
nel tempo modificati dal ministero delle infrastrutture, con specifico decreto, per non rendere predeterminabili le soglie.

Il nuovo comma 3-bis dell’articolo 97 stabilisce che i calcoli per la rilevazione delle offerte anormalmente basse si effettuino solo quando il numero delle offerte ammesse sia pari o superiore a cinque. Tale elemento è rilievante in rapporto a quanto previsto dall’innovato comma 8, il quale stabilisce sia che la stazione appaltante prevede nel bando di gara o nella lettera di invito l’esclusione automatica delle offerte nelle gare con il prezzo più basso per appalti di valore inferiore alle soglie eurounitarie e che non abbiano rilevanza transfrontaliera (per esempio appalti di lavori di valore molto prossimo alla soglia di 5.548.000 euro), ma anche che tale percorso non ha luogo quando il numero delle offerte sia inferiore a dieci.

Le amministrazioni che utilizzino in un appalto sottosoglia il criterio del prezzo più basso, pertanto:

  1. a) non devono applicare il sistema di calcolo per la rilevazione quando le offerte siano meno di cinque (ma possono in tal caso comunque effettuare la verifica di congruità prevista dal comma 6);
  2. b) non possono utilizzare l’esclusione automatica quando le offerte siano meno di dieci (pertanto, in caso di un numero di offerte tra cinque e nove, devono sottoporre le anomale a verifica specifica).

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01/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Accordi quadro, serve un Certificato esecuzione lavori (Cel) per ogni prestazione eseguita

Mau.S.

Lo chiarisce l’Anac nell’ultimo aggiornamento delle Faq su appalti e qualificazione

In caso di prestazioni eseguite sulla base di un accordo quadro la stazione appaltante deve rilasciare all’impresa un certificato lavori (Cel) per ogni attività svolta, restando esclusa la possibilità di emettere un certificato unico cumulativo. È quanto chiarisce l’Anac nell’ultimo aggiornamento delle Faq sugli appalti pubblicate sul proprio sito.

Nella Faq «B.20» dedicata a chiarire quanti Cel vanno rilasciati in caso di accordi quadro, l’Anac risponde che « poiché l’accordo quadro si concretizza mediante l’esecuzione di distinti interventi, (non di rado totalmente autonomi uno dall’altro), gli importi complessivamente computati non possono essere valorizzati nel Cel come se si trattasse di un lavoro unitario, ma devono essere ricondotti ai singoli ordini e ripartiti con riferimento agli stessi, soprattutto ai fini della sussistenza dei lavori di punta nelle varie categorie di qualificazione».

Subito dopo l’Anac chiarisce anche che prima di emettere i certificati la stazione appaltante «onde evitare l’annullamento del Cel già emesso e la relativa riemissione del Cel stesso» deve verificare che «l’emissione dei Cel riguardi più imprese (esecutrici o eventualmente subappaltatrici)» e che «sia esatto l’inserimento nel Cel del codice fiscale delle imprese (esecutrici e subappaltatrici)»

L’ultimo chiarimento di rilievo riguarda la possibilità di creare un certificato lavori anche senza indicare il Cig, vale a dire il codice che identifica la procedura di gara. L’Anac chiarisce che questa possibilità esiste e che dunque «non è obbligatorio indicare il codice Cig, in considerazione del fatto che il Cel potrebbe riguardare lavori affidati in epoca precedente all’introduzione del Cig stesso». Resta il fatto che «l’indicazione del Cig consente di ereditare tutte le informazioni relative all’appalto semplificando le operazioni di inserimento e minimizzando la possibilità di commettere errori». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

01/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Dl Crescita in Gazzetta, dai micro-cantieri dei comuni ai nuovi bonus per l’edilizia privata: tutte le misure

Massimo Frontera e Mauro Salerno

Piano da 500 milioni per le piccole opere. Addio imposta di registro sulle demolizioni. Cento assunzioni per la centrale di progettazione

Il governo ha rifinanziato con 100 milioni il fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa. La disposizione si legge all’articolo 19 del decreto Crescita, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 100 del 30 aprile con il numero 34/2019. Il finanziamento di 100 milioni è a valere sull’annualità 2019. Lo stesso articolo del decreto Crescita prevede che per ogni finanziamento concesso deve essere accantonata una somma pari all’8% dell’importo garantito «a copertura del rischio».
Cinquecento milioni per i lavori dei piccoli Comuni
Nel provvedimento, in vigore dal primo maggio, ci sono anche altre misure di rilievo. A cominciare dai 500 milioni di euro da spendere entro ottobre, con fondi da assegnare nel giro di poche settimane. Sono i nuovi micro-finanziamenti per gli eco-cantieri (miglioramento energetico, sviluppo sostenibile, illuminazione, adeguamento e messa in sicurezza delle scuole) dei piccoli comuni che vengono messi a disposizione con il decreto Crescita. I finanziamenti, proporzionati alla popolazione residente, arriveranno in due tranche: una prima quota a titolo di anticipazione e il saldo a conclusione dei lavori. Sette le fasce di importo previste dal decreto in base alla popolazione residente «al primo gennaio 2018». Si andrà da un minimo di 50mila euro per i Comuni fino a 5mila abitanti ad un massimo di 250mila euro per quelli oltre i 250mila abitanti. Ogni singola amministrazione, potrà finanziare una o più opere pubbliche a condizione che esse non abbiano già ottenuto finanziamenti e si tratti di cantieri aggiuntivi rispetto ai lavori già programmati. Il contributo sarà corrisposto in due quote di pari importo.
Incentivi fiscali alla rigenerazione urbana
Confermata nel testo finale la tassazione agevolata fino al 2021 per le imposte di registro, ipotecarie e catastali (saranno in misura fissa: 200 euro ciascuna, per un importo complessivo di 600 euro) relative ai trasferimenti di fabbricati, acquisiti da imprese di costruzione o di ristrutturazione immobiliare che, entro i successivi 10 anni, provvedano alla loro demolizione e ricostruzione in chiave energetica e antisismica. Attualmente l’imposta di registro grava per il 9% sul valore dell’immobile. Quindi il bonus è di sicuro appeal. E fa il paio con la norma prevista dal decreto Sblocca-cantieri che agevola questo tipo di operazioni dal punto di vista delle regole urbanistiche che fino a ora hanno reso anti-economiche questo tipo di operazioni. In caso di mancato rispetto dei tempi di vendita i costruttori dovranno pagare per intero le imposte maggiorate da una sanzione del 30 per cento.
Demolizioni e ricostruzioni con sismabonus anche nei comuni a basso rischio
Ok anche all’estensione del sismabonus nei comuni a basso rischio sismico. Almeno per quanto riguarda gli incentivi riconosciuti a chi acquista unità immobiliari all’interno di edifici demoliti e ricostruiti dalle imprese. Il provvedimento estende l’applicazione degli sconti fiscali per il miglioramento sismico dei fabbricati (fino all’85% della spesa entro un tetto di 96mila euro) oltre al zona 1 di massima pericolosità sismica che comprende solo 708 comuni. L’estensione permetterà di far ricorso agli incentivi anche nelle zone 2 ( 2.345 comuni) e 3 (1.560 comuni) lasciando fuori soltanto i 3.488 comuni compresi nella zona 4, quella a più basso indice di pericolosità sismica.
Ingegneri e architetti nei Provveditorati
Tra le misure previste nel decreto Crescita c’è anche il potenziamento del Provveditorati per le opere pubbliche. Le assunzioni riguarderanno cento unità di personale ad alta professionalità (ingegneri e architetti) e saranno definite attraverso un concorso. I nuovi assunti dovrebbero servire anche a sbloccare la centrale di progettazione che il Governo intende mettere a servizio degli enti locali in modo da facilitare la messa a punto di progetti di opere pubbliche e accelerare sugli investimenti.
Pagamenti tra imprese
Dopo aver agito sul codice appalti con la Legge europea (riducendo a sette giorni i tempi di emissione dei certificati di pagamento) il Governo prova a mettere in campo un’altra misura per ridurre i temi di pagamento. Questa volta si interviene nel campo dei rapporti tra le imprese stabilendo che «dall’esercizio 2019» le imprese dovranno dare conto nel bilancio sociale dei tempi di pagamento medi, evidenziando anche «i ritardi medi tra i termini pattuiti e quelli effettivamente praticati».
Credito di imposta sull’eco- sisma-bonus
Nel provvedimento c’è anche un via libera al trasferimento del credito d’imposta al fornitore dei lavori, tramite applicazione dello sconto alla pari, anche per la detrazione Irpef o Ires del 50% sulle misure antisismiche riferite a costruzioni adibite ad abitazione o ad attività produttive e per quella del 70% sulle misure antisismiche da cui derivi una riduzione del rischio sismico di una classe di rischio, o dell’80% con una riduzione di due classi, in precedenza escluse dalla cessione. La nuova modalità di cessione – indicata all’articolo 10 – promette di risolvere il problema del bonifico parlante del 100% della spesa dell’intervento, in quanto l’amministratore di condominio dovrebbe fare il pagamento solo della parte di spesa non corrispondente al credito ceduto.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

01/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Valgono 600 milioni i progetti di Cassa depositi e prestiti in attesa di realizzazione nella Capitale

P.De.

Le riqualificazioni vanno dall’ex caserma Guido Reni al Flaminio all’ex Poligrafico dello Stato in Piazza Verdi (fino alle Torri dell’Eur)

Molti gli sviluppi e le riqualificazioni sul tavolo che Roma attende da tempo. Tra i primi attori nel real estate della capitale c’è Cassa depositi e prestiti. Valgono poco più di 600 milioni di euro le iniziative che Cdp porta avanti a Roma, che vanno dalla ristrutturazione dell’ex Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato in piazza Verdi alla caserma Guido Reni, alla ex Dogana fino al palazzo situato in largo Santa Susanna. Per questi ultimi tre progetti Cdp lavora con l’amministrazione.

Per ogni progetto la strategia varia da iniziative seguite direttamente dalla società a progetti da realizzare in partnership con investitori che portano il capitale. In altri casi l’investimento è tutto a carico del partner.

Per quanto riguarda piazza Verdi i tempi già lunghi si potrebbero dilatare ulteriormente. Dell’operazione si parla da prima del 2015. All’epoca Cdp realizzò uno studio di fattibilità con Four Seasons che non diede i frutti sperati. In seguito strinse un accordo con Rosewood, ma, secondo indiscrezioni, il rapporto con il gruppo alberghiero che qui avrebbe dovuto aprire un hotel si sarebbe interrotto (tanto che la stessa destinazione è oggetto di riflessione ). Riconvertire l’edificio in direzionale, l’ipotesi più probabile, costerà 127 milioni di euro, ma questo è un buon momento per il mercato degli uffici dato che la domanda si orienta verso oggetti riqualificati.

Per l’ex caserma Guido Reni Cdp Investimenti Sgr ha depositato in questi giorni l’atto che porterà alla convenzione urbanistica. L’investimento, che Cdp sostiene da sola, prevede circa 60 milioni tra oneri e opere a carico del fondo Fiv (Cdp Investimenti Sgr) per avviare lo sviluppo dei 45mila mq che riguarda residenze, alloggi per il social housing, immobili a uso ricettivo e negozi. L’investimento stimato per lo sviluppo definitivo dell’area è di circa 200 milioni di euro.

La società operativa del gruppo guidato da Fabrizio Palermo ha riacquistato da Tim anche il 50% della joint venture proprietaria delle Torri dell’Eur. Una storia travagliata che ha subito un pesante stop quando Tim ha cambiato strategia immobiliare. Oggi recuperare e mettere a reddito il complesso, che si trova nell’ambita zona Eur, costerà 105 milioni di euro.

Sono ripartiti di recente i lavori per recuperare Palazzo Canevari (in largo Santa Susanna). In quello che fu l’Istituto Geologico arriveranno nuovi uffici con investimenti di 11,2 milioni.

Un settore che in Italia catalizza l’interesse degli investitori è quello degli studentati, nel quale il Paese risulta carente rispetto ad altre nazioni europee. Ecco perché per il complesso dell’ex Dogana a San Lorenzo si sta studiando l’apertura di un complesso dedicato agli studenti insieme al gruppo The Student Hotel. Il complesso, che verrà sviluppato in jv tra Cdp e Student hotel, ma che dovrebbe venire acquisito dal gruppo olandese alla fine dei lavori, prenderà la forma di uno studentato di lusso sull’esempio della struttura aperta a Firenze Lavagnini. In questo caso l’investimento stimato per lo sviluppo è di circa 90 milioni. Cdp sta lavorando con Dea Capital per il progetto Santa Palomba/Muratella (125 milioni) per realizzare qui mille alloggi di social housing © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

01/05/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Sviluppo mancato, a Roma metà degli investimenti di Milano: 11 mld contro 22

Paola Dezza

I grandi operatori puntano sulla capitale, ma non sempre trovano spazio. Il settore più vivace è quello degli hotel dove arrivano nuovi brand internazionali

Una bellezza indiscutibile avvolta in certi mesi dell’anno da una luce che la rende quasi magica.

Roma è la bella addormentata delle città italiane, una metropoli dalle grandi potenzialità inespresse che deve fare i conti con un territorio vasto, tre secoli di storia a cielo aperto o nei sotterranei della città e un mondo che preme dall’esterno per farla diventare la sponda di Milano.

L’immobilità, e il successivo declino, che ha caratterizzato e tuttora complica la gestione, ha bloccato la città. Nel 2000 Roma era vivace, pronta al Giubileo al quale si era preparata con investimenti e incentivi. Milano era in crisi. Oggi la situazione si è ribaltata. Gli investitori internazionali stanno facendo, invece, il percorso contrario e dopo avere investito quasi esclusivamente a Milano negli ultimi anni, città dove sono arrivati dal 2014 in poi da due a quattro miliardi di euro di investimenti ogni anno, guardano alla capitale come unica altra città italiana in grado di assorbire liquidità, offrire uno stock storico e di pregio da riqualificare. Roma si è fermata a 11 miliardi di euro di investimenti negli ultimi dieci anni (2008-2018), Milano nello stesso periodo ha sfiorato i 22 miliardi. Nel 2018 i volumi sono stati di 1,8 miliardi su un totale nel Paese di 8,5 miliardi.

«I numeri importanti e reali di Roma non si traducono in mercato – dice Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari -. Tanti i progetti che restano sempre sulla carta. La paralisi politica va avanti ormai da anni. Manca la visione urbanistica della città, il dibattito si è esaurito prima sulle Olimpiadi e poi sullo stadio». Anche sul fronte residenziale le compravendite nel 2018 sono state 32mila, un numero contenuto per l’estensione della città. Ma si torna a realizzare il nuovo in poche situazioni centrali che attirano compratori dall’estero come si è visto nel complesso Porta dei Leoni dove hanno comprato spagnoli, asiatici, sudamericani e così via.

Sul fronte non residenziale la scommessa è tutta nella capacità della città di cambiare passo, rinnovarsi e attirare i capitali esteri in maniera stabile. Ora che la liquidità in cerca di investimenti è ancora decisamente elevata e pronta a dirigersi sul mattone finché i tassi di interesse non torneranno a salire (e a rendere i rendimenti del real estate meno competitivi).

Il settore che rivela i maggiori segnali di cambiamento è quello degli alberghi, il segmento sul quale tutti scommettono per il 2019. Molte grandi catene sono interessate ad aprire strutture a Roma. È in corso la gara per acquistare la sede storica di Bnl in via Veneto, edificio impegnativo (24mila mq) che ha cambiato destinazione d’uso proprio in alberghiero. La cifra è considerevole visto che la banca si aspetta di incassare almeno 250 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti i costi della riconversione. Poco lontano Kryalos per conto di Kingstreet ha acquistato due edifici che diventeranno hotel a marchio W. La famiglia Bettoja sta ristrutturando il Mediterraneo, il gruppo Rocco Forte inaugura l’hotel De la Ville a due passi da piazza di Spagna mentre ha aperto lo scorso anno l’elegante hotel Vilòn. Marriott ha aperto il brand Autograph in un edificio di Dea Capital in via di Santa Chiara. Proprio Dea Capital Sgr, la prima per asset under management in Italia, ha investito 1,2 miliardi di euro a Roma nell’ultimo anno soprattutto nel segmento uffici. La società ha circa 200 asset a Roma nei fondi per un valore complessivo di 3,5 miliardi.

Mancano nomi del calibro di Four Seasons, Mandarin e altri brand internazionali in grado di attirare clienti di alto livello. Una tipologia di clientela che a Roma è stata superata abbondantemente nei numeri da turisti “mordi e fuggi” o abituati a bed&breakfast e pensioncine.

«La città ha spazio di crescere – spiega Alessandro Mazzanti a capo di Cbre in Italia -. Il take up in media negli ultimi cinque anni è stato pari a 160mila metri quadrati, la metà di Milano. Lo spazio quindi c’è. Le potenzialità restano però inespresse. Stesso discorso per il mercato degli investimenti: Milano vale il 40% di tutto il mercato real estate, Roma è cresciuta ma resta al 20%».

Saranno le grandi riqualificazioni a creare il fermento necessario a fare ripartire il mercato in accelerazione? Molti puntano su piazza San Silvestro dove aprirà in un edificio di Allianz il più grande store italiano di Apple, con un affaccio principale su via Del Corso, nell’edificio in cui già si sono installati gli uffici di Foxnews. Nell’edificio Marini, invece, potrebbe arrivare un hotel di superlusso. Ma a chi voleva fare della piazza una zona “smart” l’amministrazione non ha dato risposta. Qualcuno avanza l’ipotesi di vendite future dello stock di immobili di aziende dello Stato. Il limite è che tra i conduttori non si vedono grandi nomi nuovi.

Eppure di operazioni in città se ne registrano. A fine 2018 Antirion Sgr ha acquistato da Bnl Gruppo Bnp Paribas due immobili a uso ufficio per la cifra di 270 milioni di euro. Il primo edificio è in piazza dell’Agricoltura 24, a occuparlo è il gruppo Engineering. Il secondo, in via Lombardia 31, è in fase di ristrutturazione e sarà la sede romana di EY, unico tenant. «Roma rimane una scommessa – dice Mazzanti ., ma è pur sempre l’unica altra città italiana dove i mercati di affitto e investimenti sono abbastanza liquidi».

«A Roma ci sono due dei maggiori centri commerciali italiani, tutti e due da oltre 100mila mq» dice Carlo Vanini, Head of Capital Markets e dell’ufficio di Roma di Cushman & Wakefield. Roma Est (di proprietà del fondo sovrano di Singapore) è in vendita, ma l’operazione stenta a decollare vista la mole del deal: circa mezzo miliardo di euro.

«L’interesse dei grandi investitori è circoscritto al centro – dice ancora Vanini -, in grande fermento la zona di via Veneto, via Barberini e piazza Barberini».

A pesare come fardello sulla città è la mancanza di sviluppatori, italiani e non.
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