Rassegna stampa 19 Aprile 2019

18/04/2019 14.12 – RADIOCOR

Acea: Caltagirone, va molto bene, privatizzare anche altre municipalizzate

“Acea e’ una azienda che va molto bene e le prospettive sono buone”. Cosi’ Francesco Gaetano Calta- girone, presidente della Caltagirone spa, interpellato sulla gestione di Acea. “L’ingresso dei privati – ha aggiunto Caltagirone – e’ stato fondamentale per cambiare certi usi che ci sono nelle aziende pubbliche. Visto che Acea va cosi’ bene perche’ non si privatizzano anche le altre municipalizzate?”, ha rincarato Caltagirone che ha chiamato in causa l’interesse politico a gestire le municipalizzate secondo criteri piu’ di consenso che aziendali. Al gruppo Caltagirone fa capo una partecipazione in Acea pari a circa il 5 %. Cel

18/04/2019 14.04 – Quotidiano Enti Locali e Pa

Nelle società in perdita cresce il caos-sanzioni per gli amministratori

Le norme sull’inconferibilità dell’incarico di amministratore di società partecipata, purtroppo, non si ritrovano solo nel Dlgs 39/2013. Una disposizione tuttora in vigore è presente nella legge finanziaria 2007 (articolo 1, comma 734, della legge 296/2006), in cui si statutiva che non potesse essere nominato amministratore di società partecipata, di ente o istituzione chi, nei cinque anni precedenti, avesse chiuso in perdita per tre esercizi consecutivi. La norma del 2006 La disposizione, creò molto disappunto e venne perciò modificata da una «interpretazione autentica» nella legge finanziaria 2008 (articolo 3, comma 32-bis, della legge 244/2007), che volle limitare l’inconferibilità al caso di oggettiva responsabilità degli amministratori. In sostanza, non poteva «essere nominato amministratore di ente, istituzione, azienda pubblica, società a totale o parziale capitale pubblico chi, avendo ricoperto nei cinque anni precedenti incarichi analoghi, abbia registrato, per tre esercizi consecutivi, un progressivo peggioramento dei conti per ragioni riferibili a non necessitate scelte gestionali». La norma, così formulata, comportava l’inapplicabilità del disposto della legge finanziaria 2007. Chi stabilisce che le scelte gestionali sono non necessitate? Deve essere dimostrato da una azione di responsabilità vittoriosa? La legge di stabilità 2014 La disposizione era diventata nei fatti così inefficace che la legge di stabilità 2014 la considerò di fatto desueta e formulò una nuova sanzione «a decorrere dall’esercizio 2015» che consisteva nella decurtazione di un 30%, dei compensi agli amministratori di aziende speciali, istituzioni e società a partecipazione di maggioranza, diretta e indiretta, delle pubbliche amministrazioni locali titolari di affidamento diretto da parte di soggetti pubblici per una quota superiore all’80 per cento del valore della produzione, che nei tre esercizi precedenti abbiano conseguito un risultato economico negativo. Questo a meno che il risultato economico, benché negativo, non fosse coerente con un piano di risanamento preventivamente approvato dall’ente controllante (articolo 1, comma 554, della legge 147/2013). Una scelta, anche questa, non molto efficace e chiara. In concreto o si immagina di applicare la decurtazione agli amministratori successivi al triennio di perdita (e perché mai?), oppure questo accadrà solo nel caso in cui i soci abbiano confermato le medesime persone che erano, per parte del mandato precedente, già in perdita, ma che non possono però essere riconfermati, se le perdite le hanno causate loro.Il fatto curioso, comunque, è che il Dlgs 175/2016, ha deciso di riproporre una propria versione di entrambe le disposizioni. Quella del 2014, ripresentandola nell’articolo 21, al comma 3. Anche qui contenendone gli effetti alle partecipate in via maggioritaria da amministrazioni pubbliche locali. La seconda, mantenendo in vita il comma 734 della finanziaria 2007 ma abrogando, con l’articolo 27, comma 2, lettera b), la cosiddetta «interpretazione autentica». Norme e applicabilità Pertanto, oggi, ove si registrino perdite per 3 esercizi consecutivi su 5 non si è più rinominabili (fino a quando non muta la situazione, ovvero dopo al massimo 3 esercizi). Ma , al tempo stesso se si registrano perdite nei 3 esercizi precedenti, nelle società degli pubblici locali, che abbiano affidamenti diretti, si applica anche una riduzione del compenso, non è chiaro a chi. Lo spirito di questi interventi è condivisibile, ed è creare un deterrente per quegli amministratori di società che siano tentati di adagiarsi, per comodità o acquiescenza, in uno stato di perdita cronica.Al tempo stesso, però, è difficile concordare con disposizioni apparentemente giacobine ma nei fatti confuse e di difficile applicazione. Meglio sarebbe fare ordine. E scegliere.

18/04/2019 13.30 – quotidiano energia
Gare gas, Tar annulla regole Arera su recupero produttività

Il Tar Milano annulla un passaggio della regolazione Arera in tema di tariffe per le gare gas.

Accogliendo il ricorso di Gas Plus Reti, i giudici hanno dichiarato illegittima la disciplina sul tasso di recupero della produttività per i distributori contenuta nella delibera 367/2014 avente ad oggetto la “Regolazione tariffaria dei servizi di distribuzione e misura del gas per il periodo di regolazione 2014 -2019 per le gestioni d’ambito e altre disposizioni in materia tariffaria”.

In particolare, le contestazioni riguardano due aspetti. Il primo relativo alla scelta di introdurre un tasso costante e non decrescente, malgrado già il CdS nel 2012 avesse sancito come “fatto notorio la circostanza che i risparmi derivanti dal miglioramento di efficienza vanno diminuendo con gli anni fino addirittura ad esaurirsi, con la conseguenza che il recupero di produttività deve essere decrescente”.

In quell’occasione, sottolinea il Tar, il Consiglio aveva evidenziato la necessità di un’istruttoria volta ad accertare “quale sia il corretto livello di progressiva diminuzione della produttività in relazione ai decrescenti margini di recupero di efficienza”, ritenendo che il difetto di tale istruttoria rappresenti “un indice sintomatico della violazione del principio di ragionevolezza tecnica della scelta effettuata”.

Nel caso di specie, sottolinea il Tribunale, “la scelta del regolatore non risulta supportata da tale istruttoria specifica non essendo effettuata una valutazione analitica che possa ritenere dimostrato che l’obiettivo perseguito dal price cup sia declinato in termini ragionevoli e proporzionali non tenendo conto della progressiva diminuzione dei risparmi derivanti dal miglioramento di efficienza nel tempo”.

Il secondo punto riguarda invece la scelta del Regolatore di imporre un tasso di efficientamento più rigoroso alle imprese di minori dimensioni, “nonostante le imprese di maggiori dimensioni godano di peculiari economie di scala, con conseguente maggiore contrazione dei costi operativi”.

“Per quanto l’obiettivo generale di un riallineamento del recupero di produttività tra le piccole e medie imprese e le grandi imprese possa essere, in termini generali, condiviso – afferma il Tar – la concreta regolazione dell’Autorità risulta inficiata da un elemento di contraddittorietà intrinseca”. Infatti, “pur riconoscendo che le grandi imprese hanno maggiori possibilità di raggiungere risparmi di costo, alle stesse viene applicato un tasso di riduzione annuale dei costi unitari riconosciuti a copertura dei costi operativi del servizio di distribuzione pari al 1,7 per cento; al contrario per le piccole e medie imprese il tasso è ricompreso in misura pari al 2,5 per cento”. In tal modo, conclude il Tribunale, “le grandi imprese (già agevolate nel raggiungimento di maggiori efficienza e risparmi di costo dalle economie di scala) risultano ulteriormente meno gravate dalla regolazione”. Per converso, “alle piccole e medie imprese si richiedono sforzi ulteriori che non possono giustificarsi solo in ragione degli obiettivi di riallineamento”.

Pertanto, concludono i giudici, appare “irragionevole” una regolazione che “partendo dalla constatazione della maggior facilità per le grandi imprese di raggiungere risparmi di costi imponga un tasso di riduzione annuale maggiori alle piccole e medie imprese”. Respinte invece le istanze di Gas Plus Reti in tema di costo storico rivalutato per le Rab depresse.

19/04/2019 – Brescia Oggi
A2A cresce nelle rinnovabili con l’ ingresso in «SunCity»

A2A accelera la crescita nell’ energia da fonti rinnovabili distribuite e dello sviluppo dei servizi legati all’ efficienza energetica per i clienti: lo testimonia l’ accordo che prevede l’ ingresso della quotata nel Gruppo SunCity. Tramite la controllata A2A Energy Solutions è stata acquisita SunCity Energy srl, focalizzata sui business di aggregazione e dispacciamento di energia proveniente da rinnovabili 100% italiane; inoltre, è stato avviato un progressivo piano di ingresso nel capitale del Gruppo SunCity, Energy Service Company (ESCo) specializzata nel realizzare servizi di efficienza energetica e generazione distribuita alle Pmi, attraverso il proprio network di installatori e innovative piattaforme digitali. Il know how sviluppato da SunCity, leader nella realizzazione e asset management di impianti fotovoltaici ai clienti finali, spiega una nota, consentirà di arricchire l’ offerta di A2A con un approccio integrato di generazione distribuita, sistemi IoT e soluzioni per l’ efficientamento, ingegnerizzati per un’ ottimale gestione grazie all’ utilizzo di piattaforme digitali di proprietà. Per A2A questa iniziativa è in linea con il nuovo piano strategico 2019-2023: prevede una forte crescita nelle rinnovabili e nell’ efficienza energetica, allineata agli obiettivi europei di riduzione delle emissioni di gas serra, in sinergia per lo sviluppo verso i clienti con formule sempre innovative e un’ ampia offerta di servizi personalizzati. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

19/04/2019 – Corriere della Sera
Autonomia, i paletti di Tria «Alcune richieste incoerenti con i principi della Carta»

Bankitalia: l’ inizio del 2019 mette fine alla recessione
ROMA No agli aumenti dell’ Iva, no alla patrimoniale, sì alla flat tax per i ceti medi. Questi i passaggi con i quali il Parlamento impegna il governo sulla manovra di bilancio per il 2020 che sarà presentata a ottobre. Sono contenuti nelle risoluzioni di maggioranza con le quali Camera e Senato hanno approvato il Def, il Documento di economia. Il testo passato con i voti di 5 Stelle e Lega e col parere favorevole dello stesso esecutivo impegna, tra le altre cose, il governo ad «adottare misure per il disinnesco delle clausole di salvaguardia fiscali del 2020», cioè l’ aumento dell’ Iva e delle accise, «nel rispetto dei vincoli Ue di finanza pubblica», a «proseguire il processo di riforma delle imposte sui redditi, con particolare riferimento all’ attuazione della flat tax» e a «non prevedere misure di incremento della tassazione sui patrimoni». È appena il caso di ricordare che senza l’ aumento dell’ Iva verrebbero a mancare 23,1 miliardi di euro nelle casse dello Stato nel 2020 mentre l’ ipotesi di flat tax cara alla Lega costerebbe almeno 12 miliardi. Né nel Def né nelle risoluzioni approvate ieri si fa cenno a come eventualmente realizzare i due obiettivi. Il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, intervenendo al Senato ha intanto assicurato che quest’ anno non ci sarà bisogno di alcuna manovra correttiva per rispettare gli impegni presi con la Commissione europea sul deficit strutturale. «La manovra correttiva che faremo è al contrario», ha aggiunto riferendosi ai decreti legge «sblocca cantieri», approvato di nuovo ieri in Consiglio dei ministri, e «crescita», che dovrebbe riceve il definitivo via libera nella prossima riunione di governo. Questi due provvedimenti, secondo il ministro, consentiranno di conseguire l’ obiettivo di una crescita dello 0,2% quest’ anno, tanto più che ieri la Banca d’ Italia ha spiegato che nei primi mesi del 2019 il Pil dovrebbe aver segnato un aumento dello 0,1%, uscendo dalla recessione. Tria ha anche sottolineato che il debito pubblico, al 132% del Pil, «è un peso ma è assolutamente sostenibile» e nel triennio scenderà. Il ministro è apparso invece più preoccupato nell’ audizione in commissione bicamerale sul federalismo fiscale dove è stato sentito sull’ autonomia rafforzata chiesta da alcune Regioni (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) che la Lega spinge per concedere e che è richiamata anche nelle risoluzioni al Def. Il ministro ha fissato dei paletti: «In alcuni casi le richieste regionali non appaiono del tutto coerenti con i principi costituzionali inerenti a materie diverse da quelle elencate dalla Costituzione, che non possono essere oggetto di attribuzione. Tra queste deve ricomprendersi l’ articolo 117 che affida allo Stato la competenza esclusiva in materia di sistema tributario e contabile». Tria, che poi rispondendo alle domande dei senatori ha detto che le intese in discussione con le Regioni «possono benissimo andare avanti», ha insomma voluto ribadire il confine che non può essere oltrepassato. Enrico Marro

19/04/2019 – Italia Oggi
Sblocca cantieri, Mattarella ha firmato ieri sera il decreto

In serata era arrivato il sì del consiglio dei ministri riunito a Reggio Calabria, al decreto per aprire i cantieri delle infrastrutture piccole e grandi. Decisivo il pressing del presidente della Repubblica

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha firmato ieri sera il decreto sblocca cantieri che era stato approvato dal consiglio dei ministri svoltosi a Reggio Calabria. C’era voluto proprio l’intervento sbloccadecreto del presidente della Republbica per convincere il governo, riunito ieri a Reggio Calabria, a dare finalmente il via libera al decreto sblocca cantieri e, ma questa volta senza estenuanti discussioni, anche al decreto Sanità. Via libera arrivato ieri in consiglio dei ministri. Il vicepremier e ministro dello Sviluppo e del Lavoro, Luigi Di Maio, ieri mattina aveva rassicurato il capo dello Stato, preoccupato perché due decreti di fondamentale importanza per la politica economica del governo giialloverde come lo sblocca cantieri e il dl crescita, spacciati per urgenti tanto da richiedere l’utilizzo della non consueta formula “approvato salvo intese” e per questo suscettibili di modifiche, tra il momento dell’approvazione da parte di Palazzo Chigi e la pubblicazione in Gazzetta ufficiale erano spariti in una sorta di porto delle nebbie. Con grande irritazione del Quirinale, che ha assistito per settimane a un continuo mutare di contenuti rispetto a quelli prospettati al principio, e ha deciso di intervenire con una moral suasion più suasion che moral. Nel senso che Mattarella ha chiamato a salire al Colle il premier Giuseppe Conte per illustrargli i motivi che avrebbero consigliato una rapida approvazione definitiva dei due provvedimenti urgenti.  Così, ieri mattina Di Maio aveva chiarito: “Lo sigilliamo e lo mandiamo in Gazzetta” ha assicurato durante i lavori  dell’Assemblea di Unioncamere a proposito dello sblocca cantieri, mentre per quanto riguarda il dl Crescita bisognerà attendere ancora un po’. “Si stanno ultimando i lavori”, aveva precisato il vicepremier pentastellato.  Nel suo intervento il presidente di Unioncamere, Carlo Sangalli, rivolgendosi a Di Maio, aveva sottolineato che le imprese sono in attesa del decreto Crescita e del decreto Sblocca cantieri, due provvedimenti che “vanno nella direzione giusta”, aggiungendo, tuttavia, che “su alcune criticità occorre che s’intervenga rapidamente”. In riferimento alle dichiarazioni di ieri del ministro dell’economia Giovanni Tria sull’aumento dell’Iva, il Vicepremier ha affermato che “non aumenterà”. “Spero Tria sia stato frainteso – ha detto Di Maio –. L’Iva non è aumentata nel 2018, non aumenta nel 2019. E non può aumentare. C’è un impegno del Movimento 5 stelle di non farla aumentare e c’è un contratto di governo, ma c’è prima di tutto il rispetto degli italiani. Con i viceministri Castelli e Garavaglia stiamo lavorando per evitare lo scatto delle clausole di salvaguardia. Non aumenteremo l’Iva per dire che abbiamo fatto la Flat tax”, ha assicurato. E a proposito di Flat tax il Vicepremier si è espresso anche in riferimento alla sorte dell’ideologo della “tassa piatta”, il sottosegretario ai Trasporti ed esperto economico della Lega, Armando Siri, indagato per corruzione dalla Procura di Roma. “Sarebbe opportuno che il sottosegretario Siri si dimetta. Gli auguro di risultare innocente e siamo pronti a riaccoglierlo nel governo quando la sua posizione sarà chiarita” ha affermato Di Maio. “Un sottosegretario indagato per fatti legati alla mafia è un fatto grave. Non è più una questione tecnica giuridica ma morale e politica. Va bene rispettare i tre gradi di giudizio, ma qui la questione è morale” ha concluso il Vicepremier.

 

19/04/2019 – Il Messaggero
Decolla lo sblocca cantieri meno vincoli sugli appalti

Le misure dell’ esecutivo
Il decreto varato dal governo prevede interventi per le aree urbane degradate Novità per le gare con l’ obiettivo di snellire le assegnazioni dei lavori
IL PROVVEDIMENTO ROMA Subappalti più semplici, commissari in campo per velocizzare le opere e norme meno stringenti per consentire alle aziende di poter partecipare alle gare. Il decreto sblocca cantieri, approvato tre settimane fa dal governo con la formula salvo intese, sbarca oggi in Gazzetta Ufficiale. Il Consiglio dei ministri, dopo l’ ok della Ragioneria dello Stato, ha finalmente approvato ieri il provvedimento che, nelle intenzioni di Palazzo Chigi, dovrebbe imprimere una accelerazione alle infrastrutture del Paese. Uno degli elementi più importanti contenuti nel decreto riguarda, appunto, i subappalti, per i quali non si elimina la soglia del 30% ma si sale al 50%. Si prevede anche che non siano considerati subappalti i lavori affidati a propri consorziati. Possibile il subappalto anche ad altri che abbiano partecipato alle gare. Torna l’ affido congiunto per progettazione ed esecuzione di progetti definitivi approvati entro fine 2020. LE GARE Novità rilevanti sui meccanismi di gara. Con l’ obiettivo di snellire l’ iter dell’ assegnazione degli appalti di minore importo, il provvedimento conferma a quota 40 mila euro la soglia per gli affidamenti diretti da parte dei funzionari delle Pa, ma alza da 150 a 200 mila euro il tetto massimo per assegnare gli appalti con procedura negoziata, con invito ad almeno tre operatori. Oltre i 200 mila euro il decreto prevede invece l’ obbligo di procedere con gara, a procedura aperta, ma con aggiudicazione al massimo ribasso e esclusione delle offerte anomale per snellire le procedure. Arrivano più poteri per i commissari, che potranno agire in deroga tranne che su tutela ambientale e paesaggistica e dei beni culturali. Per i beni vincolati il silenzio-assenso scatta dopo 60 giorni ma se c’ è parere negativo rimane vincolante. Dimezzati i termini per gli ok ambientali. LA RIQUALIFICAZIONE Nutrito il capitolo che riguarda la rigenerazione urbana, con l’ obiettivo esplicitato di ridurre il consumo del suolo e incentivare la riqualificazione di aree degradate. Si semplificano le procedure per dare immediato avvio agli interventi edilizi, anche di demolizione e ricostruzione. Si prevede anche che questi siano sempre consentiti nel rispetto delle distanze preesistenti e assicurando la coincidenza dell’ area e del volume di vecchio e nuovo edificio. Robusto anche il pacchetto anti-sismico. Previsti due commissari straordinari per la ricostruzione dopo le scosse del 2018 nei Comuni della provincia di Campobasso e in quelli della Città metropolitana di Catania: resteranno in carica fino al 2021. In arrivo norme per il rilancio della ricostruzione nelle aree colpite nel 2009 e nel 2016 e 17 (l’ Aquila, Centro Italia e Ischia), garantendo l’ attività delle strutture commissariali. Per il Centro Italia si prevedono anche procedure semplificate per le pratiche su immobili con danni lievi e viene semplificato il ristoro dei danni subiti dalle attività economiche. Tra le novità delle ultime ore, ecco l’ It-Aler. Si tratta di nuovo un sistema di broadcast anti-calamità, gestito dalla Protezione civile, che consentirà di contattare in tempo reale tutti i dispositivi cellulari presenti in una determinata area geografica. Previsto il coinvolgimento nel progetto degli operatori nazionali di telefonia mobile. Arriveranno indicazioni dell’ organizzazione dei servizi di Protezione civile e delle misure di autoprotezione da mettere in atto. Le misure contenute nel decreto sblocca cantieri servono «a correggere nell’ immediato alcune storture del codice appalti e a velocizzare gli investenti pubblici che rimangono al centro della strategia del governo», ha sottolineato il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria. Michele Di Branco © RIPRODUZIONE RISERVATA.

19/04/2019 – Il Fatto Quotidiano
“Sblocca Cantieri”, una follia giuridica

Circola il testo del decreto Sblocca Cantieri, da poco approvato ma non ancora in vigore, e le reazioni e i commenti si sprecano: si tratta dell’ ennesimo intervento sul cosiddetto Codice dei contratti pubblici, modificato l’ ultima volta con un Decreto legislativo – Decreto legge 50 del 2016 – che ce ne consegna l’ ultima versione, ora composto di 220 articoli, 1354 commi, 732 lettere, 32 sottopunti per un totale di 130.000 parole più 25 allegati. Ha di molto allungato i tempi necessari alla P.A. per passare dall’ idea di progetto alla conclusione dei lavori e lo steso vale per le forniture. Mancano ancora alcuni decreti di applicazione. Una follia giuridica, il male assoluto. Parlare di Sblocca Cantieri non ha senso se non si parla contemporaneamente di Sblocca Codice o ancor meglio di riscrittura ab ovo delle stesso: lo dico forte dell’ esperienza passata da costruttore, anche di importanti opere pubbliche lunga cinquant’ anni, e da otto anni di attività, occupandomi del problema “Codice” come membro della Commissione antimafia del Comune di Milano. Codice = corruzione e dunque mafia. Gli obiettivi di un Codice dei contratti dovrebbero essere essenzialmente questi: indicare le procedure che tutti gli enti pubblici debbano seguire per la scelta del contraente; ottenere che la P.A. acquisti beni e servizi col miglior rapporto costo/qualità; ottenere che gli enti sviluppino un bagaglio di competenze tecniche e scientifiche che non possiedano; ottenere che queste procedure garantiscano la libera concorrenza; ottenere che vi sia un forte stimolo al progresso tecnologico; ottenere che le procedure siano tali da evitare “manipolazioni” ossia inquinate da fenomeni di corruzione e oggi anche da infiltrazioni della malavita organizzata. Di questi obiettivi, per altro all’ origine della legge Merloni del 1996, non uno è stato raggiunto: la pubblica amministrazione e la sua burocrazia si perdono nei meandri di regolamenti contraddittori e del tutto inutili; la qualità degli acquisti (edifici, strade, infrastrutture) è oggetto di cronache giudiziarie quotidiane; la concorrenza è vanificata dalla corruzione; le “manipolazioni” sono anch’ esse terreno inesauribile dell’ attività dei magistrati. L’ Europa ci ha messo anche del suo. Siamo arrivati all’ assurdo di aver dovuto istituire l’ Anac, l’ agenzia nazionale anticorruzione guidata da Cantone, un’ agenzia per difendere il Codice da se stesso. Dico, certo di non sbagliare, che si deve ricominciare da zero perché si sa che le continue correzioni peggiorano i testi e li rendono indecifrabili, pascolo quindi prediletto per avvocati amministrativisti. Troppi. Due considerazioni esemplari: si è fatta la scelta di privilegiare gli appalti assegnati con il sistema del- l’ offerta economicamente più vantaggiosa, procedimento lungo e con l’ intervento di commissioni giudicatrici e parametri di valutazione: l’ obiettivo era quello di scongiurare i ribassi d’ asta folli accusati di essere all’ origine di ogni male come lo sfruttamento della mano d’ opera o la corruzione. Con l’ amato sistema dell’ offerta economicamente più vantaggiosa l’ Impresa Mantovani con lo sconto del 41,8% si è aggiudicata i lavori di Expo 2015. Lo stesso che se fosse stato applicato il banale odiato “massimo ribasso”. Che dire? Su di una ventina di appalti che ho potuto esaminare gli sconti più o meno folli le imprese se li sono rimangiati tra varianti, nuovi prezzi e trucchi vari. Lo sanno tutti che va così, ma nessuno si muove e non voglio parlare della buffonata sulle norme del “subappalto” e dei cosiddetti progetti esecutivi che tutto sono fuorché esecutivi: la principale causa del male. Il nuovo legislatore dovrebbe avere l’ umiltà di passare qualche mese negli uffici di un’ impresa di costruzione, in quelli di una grande amministrazione comunale, in quelli di una società di engineering e in un cantiere, in compagnia di qualche Solone degli uffici legislativi del Ministero delle infrastrutture. Poi ne parliamo. Lavorare sul campo e nel campo. A Milano nella Commissione antimafia del sindaco, insieme a tre molto esperti e disponibili dirigenti comunali, stiamo lavorando per tappare le smagliature più vistose del Codice, sperando che qualcuno ci ascolti: un manipolo di volonterosi che aspettano con ansia il “Nuovo codice dei contratti” per uscire dal purgatorio mentre la classe politica lastricherà la strada per l’ inferno con le buone consuete intenzioni. Per sempre così? Luca Beltrami Gadola

19/04/2019 – Italia Oggi
E-fatture appalti, pronte le regole tecniche

E-fatture negli appalti pubblici, le regole tecniche e operative al via. I documenti elettronici che non rispettano le restrizioni definite con le procedure informatiche saranno scartati e di conseguenza considerati non emessi. È il provvedimento 18 aprile 2019 a fissare le modalità applicative e le regole tecniche (Core Invoice Usage Specification – Cius) da utilizzare in ambito nazionale per la fatturazione elettronica negli appalti pubblici. Ne dà notizia FiscoOggi, la rivista dell’Agenzia delle entrate. Come prescritto dal dlgs 148/2018, le amministrazioni e gli enti pubblici dovranno adottare il modello conforme allo standard europeo a partire da oggi; per le amministrazioni aggiudicatrici sub-centrali, l’obbligo scatterà dal 18 aprile 2020.

La Cius per la fatturazione elettronica nell’ambito degli appalti pubblici dello Stato italiano è definita nelle specifiche tecniche allegate al provvedimento. Le fatture elettroniche che non rispettano le restrizioni definite nella Cius saranno scartate e, di conseguenza, verranno considerate non emesse. Il provvedimento è un tassello normativo che ha le sue origini dalla finanziaria 2008 che stabilì l’obbligo di fatturare elettronicamente le operazioni effettuate verso amministrazioni ed enti pubblici, utilizzando il Sistema di interscambio.

19/04/2019 – Italia Oggi
Analisi del Centro studi del senato sulle misure nel Def per le infrastrutture pubbliche
Investimenti, +5,2% nel 2019

Provveditorati: 100 assunzioni fra ingegneri e progettisti

Investitalia e Centrale per la progettazione di opere pubbliche come strumenti per migliorare le capacità della pubblica amministrazione di selezionare, avviare e completare entro tempi ragionevoli progetti infrastrutturali ad alta redditività economica e sociale; a breve 100 ingegneri assunti presso i Provveditorati alle opere pubbliche; dal secondo trimestre 2019 si stima una crescita del 5,2% degli investimenti pubblici. Sono questi gli obiettivi che si pone il governo con il Documento di economia e finanza (Def), stando a quanto si legge nel Dossier di analisi predisposto dal Centro studi del senato.

In via preliminare, il dossier di analisi prende atto che il governo punta sia all’incremento delle risorse, sia al miglioramento della capacità di spesa delle amministrazioni pubbliche. Dal punto di vista previsionale si parla di un aumento degli investimenti pubblici nel prossimo triennio, che dal 2,1% del pil registrato nel 2018 si porterebbero al 2,6% del pil nel 2022. Nel Def (che, quest’anno, non contempla l’emissione dell’Allegato Infrastrutture) si prevede che «nel 2019 gli investimenti pubblici aumenteranno del 5,2%» e che «l’impulso di questo aumento si manifesterà a partire dal secondo trimestre dell’anno». Il tutto dovrebbe comportare un apporto alla crescita del pil reale, da parte del settore delle infrastrutture, superiore a 0,1 punti percentuali.

Stando al Piano nazionale delle riforme (Pnr) il rilancio delle infrastrutture sarà oggetto di «interventi, di natura normativa ed organizzativa, finalizzati a rimuovere gli ostacoli burocratici e legali che negli ultimi anni hanno frenato la realizzazione di opere pubbliche». Fra le riforme da portare la riforma del codice appalti rappresenta, secondo il governo, «la direttrice di intervento più rilevante nell’ambito delle politiche infrastrutturali, al dichiarato fine di favorire ed accelerare la pianificazione e la gestione degli investimenti infrastrutturali mediante una complessiva rivisitazione e semplificazione del quadro normativo». Il riferimento è sia al disegno di legge delega (n. 1162) presentato al senato che dovrebbe condurre ad una riscrittura del codice appalti, sia al decreto-legge Sblocca cantieri di cui si attende la pubblicazione sulla Gazzetta.

Nell’ambito della riforma, il dossier del Centro studi del senato ha evidenziato il «particolare rilievo attribuito, nella prospettiva di favorire la partnership con il settore privato, alla valorizzazione dello strumento del Partenariato pubblico-privato (Ppp), con la definizione di un contratto standard Ppp in grado di fornire una guida alle pubbliche amministrazioni per la strutturazione in dettaglio delle operazioni di Ppp».

Nel Pnr un punto rilevante riguarda le misure destinate a superare le eccezioni formulate nel Rapporto Paese della Commissione europea per l’Italia, legate all’inefficienza del sistema degli appalti pubblici, al basso livello di capacità amministrativa e allo scarso coordinamento tra i livelli della p.a. Nella relazione della Commissione europea sull’Italia, richiamata nel Def, si legge che la centrale per la progettazione delle opere pubbliche e InvestItalia «rappresentano un passo avanti in questa direzione».

Infine, il dossier della camera nota come sia stato anticipato nel Def che con il decreto-legge Crescita si provvederà al potenziamento dei Provveditorati alle opere pubbliche «con l’immissione di cento unità di personale di alta professionalità (ingegneri e progettisti) al fine di rafforzare l’autonoma capacità progettuale di queste articolazioni periferiche del Mit (ministero infrastrutture e trasporti) e ad accrescere la loro funzione di sostegno alle autonomie territoriali e locali nella realizzazione delle infrastrutture».

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19/04/2019 – Italia Oggi
Bandi da 11,4 mln per combattere le frodi comunitarie

Combattere le frodi comunitarie, la contraffazione e il contrabbando è l’obiettivo di tre bandi europei che mettono in gioco risorse per oltre 11,4 milioni di euro. I bandi, emanati nell’ambito del programma europeo Hercule III 2014-2020, finanziano iniziative di assistenza tecnica, scambio di personale, conferenze e formazione professionale. Gli organismi ammissibili al finanziamento nell’ambito del programma sono le amministrazioni nazionali o regionali di uno stato membro che promuovono il rafforzamento dell’iniziativa a livello dell’unione ai fini della tutela degli interessi finanziari dell’Ue, nonché, per alcune attività, gli istituti di ricerca e di insegnamento e gli organismi senza scopo di lucro, purché abbiano sede e siano operativi da almeno un anno e promuovano il rafforzamento dell’iniziativa a livello dell’Unione ai fini della tutela degli interessi finanziari europei. Nel dettaglio, sono disponibili oltre 9,8 milioni di euro per finanziare programmi di assistenza tecnica, 1,1 milioni di euro per finanziare attività di formazione, conferenze e scambi di personale, nonché 500 mila euro a sostegno di attività di formazione e studi in campo giuridico. Il contributo finanziario assumerà la forma di una sovvenzione. Tale contributo non può superare l’80% dei costi ammissibili. In casi eccezionali e debitamente giustificati, il contributo finanziario può essere aumentato fino a coprire un massimo del 90% dei costi ammissibili. Per tutti e tre gli inviti a presentare proposte la scadenza di invio della domanda è fissata al 15 maggio 2019.© Riproduzione riservata

19/04/2019 – Italia Oggi

Delibera Anac su professionisti impegnati nell’esecuzione lavori
Il conflitto di interesse è anche per i commissari

Le fattispecie di conflitto di interesse in materia di appalti si verificano anche in relazione alle figure professionali impegnate nell’esecuzione dei lavori; è sufficiente che vi sia anche solo potenzialmente un interesse privato contrastante con quello pubblico per potersi parlare di conflitto di interesse. Lo ha affermato l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) con la delibera n. 166 del 6 marzo 2019. Era accaduto che, nell’ambito di una gestione commissariale di un consorzio (in applicazione dell’art. 32, comma 1, dl 90/2014), un professore aveva svolto incarichi (direzione lavori, direzione dell’esecuzione e progettazione), a titolo gratuito, che avrebbero potuto determinare una sovrapposizione di ruoli e potenziali situazioni di conflitto di interesse, in capo all’amministratore straordinario.

L’Anac ha preso atto che nelle proprie linee guida sull’applicazione dell’art. 32, non è stata affrontata la questione relativa all’applicazione della disciplina del conflitto di interessi, nell’ambito della gestione del contratto d’appalto da parte del predetto commissario straordinario. Occorre, quindi, fare riferimento all’articolo 42 del codice appalti da cui l’Anac deduce che per configurare un conflitto di interesse nel contesto di una procedura di gara o nella fase esecutiva dell’appalto, il personale della stazione appaltante o il prestatore di servizi che agisce per conto della stazione appaltante, deve avere direttamente o indirettamente un interesse finanziario, economico o altro interesse personale in relazione allo svolgimento della procedure di aggiudicazione o in relazione alla fase di esecuzione, che possa incidere sulla sua imparzialità ed indipendenza.

In altre parole, ha detto l’Anac, l’interferenza tra la sfera istituzionale e quella personale del funzionario pubblico si ha quando le decisioni che richiedono imparzialità di giudizio siano adottate da un soggetto che abbia, anche solo potenzialmente, interessi privati in contrasto con l’interesse pubblico. Consegue, da quanto sopra, che affinché possa configurarsi un’ipotesi di conflitto di interesse in capo ad un amministratore straordinario nominato nell’ambito della procedura di cui all’art. 32, dl 90/2014, quest’ultimo deve avere, anche solo potenzialmente, un interesse personale in relazione all’esecuzione del contratto d’appalto per il quale è disposta la misura, per cui il suo ruolo non può essere svolto con l’imparzialità richiesta dalla norma.

In concreto, l’Anac ha escluso che vi sia conflitto di interesse per gli incarichi di direzione dei lavori e di direttore dell’esecuzione perché l’amministratore prefettizio svolge un munus publicum (anche nell’interesse della stazione appaltante) e non opera, quindi, nell’interesse dell’impresa appaltatrice. Anche per l’affidamento della progettazione (in via d’urgenza) non vi sarebbe stato alcun conferimento di incarico né riconoscimento di compensi, ma il professionista avrebbe esclusivamente sottoscritto gli elaborati progettuali in via d’urgenza. Si tratta di un profilo che all’Anac non appare coerente con la disciplina di settore e richiederebbe in ipotesi che oltre alla firma apposta sui progetti dal predetto commissario, venisse acquisita altresì quella propria dei progettisti che hanno redatto gli elaborati progettuali.

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19/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e teritorio

Cassazione: se il subappaltatore non opera in autonomia paga i danni anche il committente

Andrea Magagnoli

La Corte chiarisce i criteri di delimitazione delle responsabilità tra chi opera in cantiere

Anche il committente risponde dei danni causati da un subappaltatore privo di autonomia durante l’esecuzione dei lavori. Con l’ordinanza n. 8381/2019 depositata il 26 marzo La Cassazione prendeva posizione sui limiti della responsabilità, derivante dalla conclusione di un contratto di sub appalto, avente ad oggetto opere di carattere edilizio, che cagionavano un danno ad un terzo che ne richiedeva il risarcimento promuovendo un procedimento al fine di ottenerne la riscossione.

In particolare il caso di specie traeva origine dalla domanda risarcitoria di un operaio, che aveva riportato un danno fisico nel corso dei lavori svolti a favore di una ditta che lo aveva all’uopo delegato. L’ impresa per la quale venivano effettuati i lavori da parte del soggetto danneggiato, svolgeva la propria opera sulla base di un contratto di subappalto.

La questione giungeva in Cassazione ed è di non poco conto, posto che ha ad oggetto la suddivisione delle responsabilità nei frequenti casi di subappalto. La domanda è : a chi dovrà rivolgersi il soggetto danneggiato nel corso dell’ esecuzione delle opere? E in quale proporzione e percentuale sarà responsabile tale soggetto rispetto agli altri che hanno comunque operato in cantiere?.

Astrattamente possono configurarsi, infatti due tipi di situazioni. La prima che vuole che il soggetto che esegue i lavori conservi ad ogni modo un evidente autonomia, la seconda invece che vuole che vi sia un’ingerenza nell’attività dell’esecutore.

A seconda di quale sia il tipo di rapporto, le responsabilità per i danni conseguenti all’esercizio delle attività oggetto del contratto si suddivideranno e i costi dovranno essere ripartiti in maniera antitetica.

Infatti, la Corte osseerva come nel caso in cui possa essere rilevata un’evidente ingerenza – che di fatto releghi l’esecutore delle opere ad un mero strumento privo di ogni autonomia gestionale anche il soggetto che attribuisce l’ incarico dovrà essere ritenuto responsabile per i danni cagionati nel corso delle opere, in quanto anche quest’ ultimo, data la sua posizione è una delle cause che determina in realtà la produzione dei danni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

19/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e teritorio

Piano invasi, c’è il decreto: 260 milioni per finanziare 57 progetti

Massimo Frontera

Le risorse consentiranno la progettazione e realizzazione di 39 interventi e la sola progettazione di altri 18 interventi

Arriva in porto il piano stralcio sugli invasi. Sulla base degli interventi selezionati nei mesi scorsi dal ministero delle infrastrutture è stato finalmente definito il decreto della presidenza del consiglio dei ministri che dà il via agli interventi nel settore idrico previsti dalla legge di bilancio 2018 (articoli 516 e 523 della legge n.205/2017). Il piano è composto da 57 interventi per una spesa complessiva di 260 milioni di euro, di cui 200 milioni a valere sul fondo investimenti della presidenza del consiglio e 60 dalla legge di Bilancio 2019. Il Dpcm – informa un comunicato del Mit – è stato firmato ieri dal presidente Giuseppe Conte. Il finanziamento consentirà la progettazione e realizzazione di 39 interventi e la sola progettazione di altri 18 interventi.
Entrando più nel dettaglio: 8 interventi, dotati di progettazione definitiva, vengono finanziati con 71.779.840 euro; 5 interventi, in ciascuna delle regioni Liguria, Friuli Venezia-Giulia, Marche, Umbria e Lazio, vengono finanziati con 28.567.000 euro; 17 interventi «indifferibili e urgenti o riguardanti completamenti di opere già avviate», vengono finanziati con 99.653.160 euro. «Si tratta di importanti interconnessioni idriche – spiega il Mit nel comunicato – ovvero completamenti di dighe mai ultimate o adeguamenti idraulici di dighe esistenti, rilevanti opere di messa in sicurezza di acquedotti, tra i quali quello a servizio della Capitale, o di ripristino di acquedotti danneggiati dal sisma del 2016, come quello di Ascoli Piceno, proposti dalle Autorità di distretto in sede di tavolo tecnico-politico Stato-Regione, istituito al Mit».
L’Anbi (Associazione consorzi di bonifica) segnala che sul totale degli interventi 12 saranno realizzati da Consorzi di bonifica (a valere sui 200 milioni del fondo investimenti) mentre altri 11 progetti proposti dai consorzi di bonifica saranno sostenuti con parte dei 60 milioni della legge di Bilancio 2019.

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