Rassegna stampa 3 aprile 2019

02/04/2019 12.58 – quotidiano energia

Gare gas, parte Vicenza 4

Parte la procedura per l’aggiudicazione del servizio di distribuzione gas nell’Atem Vicenza 4.

Il Comune di Valdagno ha pubblicato il bando del valore di 97,218 milioni € più Iva relativo all’Ambito che coinvolge oltre 60 mila Pdr in 19 Comuni per oltre 162 mln mc mediamente distribuiti nel 2017.

Il termine per la presentazione delle offerte per la procedura ristretta è il 31 dicembre 2019.

Dalla documentazione di gara si apprende che gli operatori coinvolti sono quattro: Ap Reti Gas Vicenza (Ascopiave) che controlla oltre 29 mila Pdr, Megareti (Agsm Verona), 2i Rete Gas e Coop Pomilia Gas.

02/04/2019 14.08 – Adnkronos
Rinnovabili:Terna-Rgi, reti elettriche sostenibili e tecnologiche per favorire crescita

Roma, 2 apr. (AdnKronos) – Un nuovo e sempre più centrale ruolo per gli operatori di rete per far fronte alla crescita delle fonti di energia rinnovabile e gestire in piena sicurezza e affidabilità il sistema elettrico. Terna, la società che gestisce la rete di trasmissione elettrica nazionale, in collaborazione con Renewables Grid Initiative, il network europeo di operatori di rete e Ong, con il workshop ‘Rete e Rinnovabili: evoluzione e scenari futuri’ tenutosi oggi a Roma, ha aperto il primo di una serie di confronti con istituzioni ed enti locali, associazioni ambientaliste e dei consumatori, e istituti di ricerca, sulle sfide poste dalla transizione energetica e sulle possibili soluzioni.

Il profondo cambiamento in atto nel sistema energetico, infatti, richiede una trasformazione delle reti elettriche con interventi e investimenti in sostenibilità, innovazione, digitalizzazione e tecnologia, per consentire la piena integrazione delle rinnovabili, sempre più diffuse, garantendo al contempo adeguata sicurezza e flessibilità del sistema.

Terna ha così condiviso il percorso di evoluzione della rete a supporto della crescita delle fonti pulite e presentato le scelte strategiche del nuovo Piano di Sviluppo 2019: oltre 13 miliardi di euro di investimenti per la rete elettrica di trasmissione nazionale previsti nel prossimo decennio per abilitare la transizione energetica in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione e in coerenza con il Pniec.

03/04/2019 – Il Sole 24 Ore
«Acea sarà leader nelle rinnovabili, nessun piano di fusione con Ama»

INTERVISTASTEFANO DONNARUMMA
Il ceo sull’ inchiesta di Roma: «Sono assolutamente estraneo ai fatti contestati» Investimento di 200 milioni per arrivare a 150 megawatt di fotovoltaico al 2022
Sulle rinnovabili, il traguardo è più che ambizioso: centrare già quest’ anno i 50 megawatt acquisendo impianti fotovoltaici dal secondario e realizzandone di nuovi in grid parity per arrivare a 150 megawatt al 2022 in modo da collocarsi tra i primi operatori del settore con un investimento di 200 milioni. Senza tralasciare, guardando al core business, la possibilità di crescere per linee esterne in Italia «se dovesse capitare un’ opportunità ghiotta perché la sfida forte di Acea adesso è diventare leader del mercato nazionale». Stefano Donnarumma, ad della società, traccia la rotta futura partendo dal nuovo piano strategico che alza da 3,1 a 4 miliardi gli investimenti previsti dal precedente, senza modificarne l’ orizzonte quinquennale (2018-2022), e promette, già nel 2019, una cedola più ricca, a 0,75 euro per azione, con un ulteriore rialzo da qui al 2022. Lo fa, in questa intervista al Sole 24 Ore, in cui stoppa anche le voci di un possibile matrimonio con l’ Ama per risolvere l’ emergenza rifiuti di Roma. «Non c’ è alcun progetto di integrazione». E, sull’ inchiesta della procura di Roma in cui è indagato per una presunta corruzione, si mostra sereno: «Sono assolutamente estraneo ai fatti contestati». Partiamo dal business. Siete interessati a operazioni di cessione di portafogli clienti nell’ elettrico e nel gas come quella di Ascopiave. Ci sono dei target nel mirino? Ascopiave non ci interessa, ma ci sono altre possibilità che si stanno affacciando sul mercato e che stiamo iniziando a valutare. Un’ azienda come Acea che vanta 1,4-1,5 milioni di clienti non punta però su piccole operazioni, ma su target considerevoli. Si continua a parlare di un vostro matrimonio con Ama per salvare l’ azienda. Conferma le voci? Non c’ è alcun progetto di integrazione con Ama. Rimane il nostro interesse sul territorio laziale come sugli altri per la realizzazione di impianti per chiudere il ciclo dei rifiuti, anche a supporto delle esigenze della capitale, con l’ obiettivo di superare i 2,2 milioni di tonnellate di rifiuti trattati al 2022. E lo faremo anche con M&A nel trattamento e riciclo della plastica dove siamo in trattativa per l’ acquisizione di un impianto di questo tipo. Per sostenere la vostra crescita, emetterete un nuovo bond? In questo momento non abbiamo necessità di finanziamento, abbiamo una struttura finanziaria solida e un rapporto tra indebitamento ed Ebitda che rimarrà sotto i 3x per l’ intero piano. Ma siamo in accelerazione e stiamo guardando a dei progetti di M&A perciò, a seconda delle opportunità che arrivano, potremmo valutare un nuovo bond entro l’ anno cercando di cogliere il momento più opportuno e le migliori condizioni possibili. Nella vendita dell’ energia, molti competitor stanno ormai diversificando l’ offerta al di là della commodity. Lo farete anche voi? Ci prepariamo a una forte spinta commerciale che vedrà l’ avvio, nei prossimi mesi, di importanti campagne pubblicitarie e abbiamo incrementato il peso dei canali di comunicazione, inclusi quelli social. E anche noi lanceremo nuovi servizi a valore aggiunto, che commercializzeremo già dalla fine dell’ anno, collegati ai sistemi assicurativi e a quelli termici. Utilitalia stima un pesante impatto per Acea fino al delisting, se il Ddl Daga, all’ esame delle Camere, che riforma il comparto idrico, andrà in porto. È preoccupato? Non ho timori e credo che il Ddl stia vivendo un percorso di modificazione, come si vede anche dagli emendamenti in discussione, e che approderà a una legge sicuramente diversa dal testo di partenza. E l’ approdo finale non potrà non considerare l’ assoluta necessità di salvaguardare la durata delle concessioni esistenti. Avete consolidato integralmente l’ azienda idrica campana Gori, ma il settore resta frammentato. C’ è spazio per ulteriori aggregazioni? Abbiamo altre operazioni allo studio che potrebbero arrivare entro l’ anno. Sono dossier nelle Regioni in cui siamo già presenti (Lazio, Campania, Toscana, Umbria e Abruzzo, ndr) dove potrebbero esserci altri consolidamenti che ci vedrebbero impegnati a sostenere il territorio in piani più sfidanti di investimento. Con l’ acquisizione di Pescara Gas, siete entrati anche nella distribuzione gas. Rileverete altre società? Stiamo già discutendo con potenziali partner di nuove possibili acquisizioni che potrebbero anche avvenire nei prossimi mesi e che sono correlate alla nostra presenza sul territorio. Il nostro obiettivo è arrivare a 200mila punti di riconsegna che vuol dire essere tra i primi operatori del mercato italiano. Naturalmente auspichiamo nell’ avvio delle gare perché noi possiamo parteciparvi anche senza possedere nulla nell’ Atem (gli ambiti territoriali, ndr) di riferimento. Le gare, però, sono al palo. È vero, ma il sistema della distribuzione gas ha comunque un futuro abbastanza garantito per i prossimi 20-25 anni e quindi non ci si deve spaventare per un ulteriore anno di ritardo perché queste gare dovranno comunque essere espletate per legge. Crescerete anche all’ estero? Stiamo partecipando ad alcune gare per installare i contatori digitali nel Sud e nel Centro-America e puntiamo a vendere il nostro know-how per la progettazione delle reti idriche nel Far East e nei Paesi balcanici. Veniamo all’ inchiesta della procura di Roma in cui è indagato: l’ accusa è che dietro due sponsorizzazioni fatte dalla società per i concerti di Natale 2017 e 2018 ci sia una presunta corruzione. Cosa risponde? Sono stati forniti, in questi giorni, all’ autorità giudiziaria, tutti i chiarimenti necessari, anche di natura documentale, da cui emerge la mia assoluta estraneità rispetto alla decisione e alla successiva stipula dei contratti oggetto di indagine. A conferma dell’ assoluta tranquillità sul mio operato, ho formalmente chiesto alla presidenza di attivare tutte le verifiche necessarie e opportune sulle attività riconducibili alla questione. È stato ascoltato dai magistrati? No, ma i miei legali hanno rappresentato agli inquirenti la mia più ampia disponibilità anche ad essere sentito essendo persuaso di aver sempre operato correttamente. Nutro totale fiducia verso la magistratura e sono convinto che la mia posizione possa essere chiarita nei tempi più brevi. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Celestina Dominelli

03/04/2019 – Il Sole 24 Ore
Ascopiave, Alperia-Dolomiti per il big del Nord Est

UTILITY
Piano congiunto per il Triveneto aperto anche a Vicenza e Verona
Esportare il modello del Trentino Alto-Adige per fare del Triveneto la Regione più smart d’ Italia. Con un obiettivo di medio termine: creare un campione regionale del Nord Est, che mettendo in rete le attività di vendita delle varie multiutility locali consoliderà 2 milioni di clienti e un Ebitda superiore a 150 milioni. È questo, come anticipato da Radiocor, il piano per il riassetto di Ascopiave al quale stanno lavorando congiuntamente Alperia e Dolomiti Energia, operatori energetici leader rispettivamente in Alto Adige e in Trentino e controllati dalle amministrazioni locali. Una proposta dall’ architettura “aperta” – sottolinea l’ ad di Alperia, Johann Wohlfarter – anche ad altri operatori del Veneto, a partire da Aim Vicenza e Agsm Verona, il cui eventuale apporto, sarebbe importante per far sì che il nuovo soggetto «grazie a una scala competitiva, diventi la piattaforma per sviluppare in modo efficiente soluzioni smart integrate sul territorio». In altre parole, aggiunge il manager, «vogliamo costruire un operatore dinamico e vincente, superando i limiti delle attuali realtà locali ma senza imporre nulla: significa passare dalla dimensione provinciale a quella regionale per creare valore a favore di cittadini e azionisti». Tecnicamente come potrebbe essere strutturata l’ operazione? Alcuni aspetti restano da definire, ma lo schema sul quale sta lavorando l’ advisor Bnp, insieme a Wohlfarter e al direttore strategia Paolo Vanoni – prevede la costituzione di due newco. Una controllata da Alperia e Dolomiti (in cui accogliere eventualmente anche Vicenza e Verona), dove fare confluire i 700mila clienti Ascopave. Un’ altra newco, invece, potrebbe essere dedicata alle nuove infrastrutture da realizzare nel Triveneto e dunque illuminazione pubblica, mobilità elettrica, fibra ottica super veloce, sistemi di sicurezza, internet of things, teleriscaldamento ed efficienza energetica. In questa società, Ascopiave potrebbe avere la maggioranza, investendo i proventi derivanti dalla vendita dei clienti – condicio sine qua non del riassetto gestito dagli advisor Rothschild e BonelliErede: certo, non punterebbe (come auspica) sulla rete gas ma comunque su un business dall’ Ebitda altamente prevedibile e senza rischi di Antitrust. Negli ultimi due anni, in Veneto, Alperia ha già rilevato la Esco Bartucci e il 70% di Sum, società che faceva riferimento diretto alle Confindustrie territoriali. Ora, in tandem con Dolomiti Energia, tenta dunque la carta Ascopiave, un dossier su cui si stanno muovendo tutti i big del settore. Da A2A, che ha siglato una lettera d’ intenti non vincolante proprio con Vicenza e Verona, a Edison per arrivare a Eni. Tutti soggetti che potrebbero avere una potenza di fuoco superiore a quella della cordata formata da Alperia e Dolomiti, che tuttavia «può mettere sul piatto un Dna vincente, in cui i clienti finali sono asset fondamentali e legati al territorio su cui fare ricadere tutti i benefici possibili, in termini di infrastrutture, digitalizzazione ed efficienza energetica», conclude Wohlfarter. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Cheo Condina

03/04/2019 – Il Resto del Carlino (ed. Modena)
Hera, investimenti per 240 milioni

Ecco il piano industriale del prossimo triennio. Crescono i dividendi
UN PIANO industriale da 241 milioni di euro è stato presentato ieri dal presidente esecutivo Tomaso Tommasi di Vignano e dall’ amministratore delegato di Hera, Stefano Venier, davanti ai sindaci dei comuni modenesi serviti dalla multiutility. A tanto ammontano gli investimenti previsti da qui al 2022 nella nostra provincia, per un totale di oltre 3,1 miliardi se si considerano tutte le zone in cui Hera è attiva. Cifre che confermano un forte impegno del Gruppo a investire sui territori di riferimento per fornire servizi sempre più innovativi e di qualità. L’ attenzione per il territorio è rafforzata da una politica dei dividendi che crea un valore in crescita per gli azionisti: il dividendo per competenza, a 10,0 centesimi nel 2019, è previsto salga a 10,5 negli anni 2020 e 2021 e a 11 centesimi nel 2022. Nei sedici anni dalla nascita del Gruppo Hera la multiutility ha investito circa 680 milioni nella sola area di Modena: qui, gli investimenti diretti nel quadriennio 2019/2022, sommati a quelli effettuati nel 2018, saranno pari a oltre 240 milioni, di cui 38 milioni pianificati per l’ anno in corso. La quota sarà così ripartita: 96 milioni per il servizio idrico (reti, fognature, depurazione), oltre 75 milioni per le reti di distribuzione di energia elettrica e 36 milioni per il settore gas. ECCO i principali progetti. Oltre alla costruzione di due cabine primarie a Modena Est e Cittanova, verrà realizzata una terza cabina primaria a Pavullo, in località Madonna Baldaccini. Questo intervento, che comporterà un investimento di 6,1 milioni, è necessario per adeguare la rete elettrica di distribuzione in media tensione nel comprensorio di Pavullo nel Frignano. La sua realizzazione consentirà di fornire la potenza necessaria al polo artigianale ceramico delle frazioni di Sant’ Antonio e di Madonna Baldaccini. E’ inoltre previsto il potenziamento della dorsale acquedottistica Castelnuovo Rangone – Spilamberto (900 mila euro). L’ obiettivo è realizzare un unico acquedotto provinciale pedecollinare. Questi investimenti, in coerenza con quanto pianificato e realizzato nel precedente quadriennio, sono finalizzati a garantire la continuità del servizio anche in periodi di scarse precipitazioni. Ricordiamo infine che i progetti di Hera che incrociano l’ agenda Onu creando valore condiviso sono numerosi e significativi: per esempio, la raccolta differenziata è salita al 67% e l’ 81% di quanto raccolto in modo differenziato viene riciclato. Grazie al progetto FarmacoAmico, che nel modenese coinvolge 25 farmacie in 5 Comuni, si riutilizzano farmaci non scaduti per un valore di 48.000 euro all’ anno. Infine, il servizio di depurazione dell’ acqua che copre il 100% dei nuclei urbani con popolazione superiore ai 2.000 abitanti

03/04/2019 –Italia Oggi
Innalzamento al 50% del tetto del subappalto, oggi al 30%

Ammesso l’appalto integrato senza le attuali limitazioni su progetti definitivi approvati entro il 2020; passa a 200.000 (da 150.00 euro) la soglia per gli affidamenti di contratti di lavori con procedura negoziata; rimane fermo a 40.000 il tetto per gli affidamenti diretti

Innalzamento al 50% del tetto del subappalto, oggi al 30%; ammesso l’appalto integrato (progettazione esecutiva e costruzione) senza le attuali limitazioni su progetti definitivi approvati entro il 2020; passa a 200 mila (da 150 mila euro) la soglia per gli affidamenti di contratti di lavori con procedura negoziata con consultazione di almeno tre imprese (invece che a 10); qualificazione Soa sulla base dei requisiti tecnici ed economici degli ultimi 15 anni (oggi sono 10); rimane fermo a 40 mila il tetto per gli affidamenti diretti. Sono queste alcune delle principali novità contenute nella bozza del decreto-legge «sblocca cantieri», provvedimento approvato «salvo intese» il 20 marzo scorso. Da indiscrezioni sembrerebbe che su alcuni aspetti si debba ancora trovare un accordo fra Lega e M5S, ma fondamentalmente alcune scelte di fondo sono ampiamente confermate. Ad esempio: il ripristino, per la fase di progettazione, dell’incentivo pari al 2% del valore dell’opera progettata a favore dei tecnici delle pubbliche amministrazioni, come anche l’eliminazione dell’obbligo di indicare la terna nel subappalto, la possibilità di affidare le manutenzioni ordinarie e straordinarie di lavori (ad eccezione degli interventi che prevedono il rinnovo o la sostituzione di parti strutturali dell’opera) sulla base di un progetto definitivo, senza procedere alla redazione del progetto esecutivo. Altre misure che trovano conferma, in quest’ultima bozza, sono quelle sulla nomina del commissari di gara interni alla stazione appaltante e non scelti dall’albo Anac laddove vi sia indisponibilità o disponibilità insufficiente di esperti iscritti presso l’albo tenuto dall’Autorità e la disposizione che prevede il ritorno al regolamento di attuazione, al momento limitatamente ai provvedimenti. Non risulta modificata neanche la norma sull’inversione della verifica dei requisiti e quella sull’obbligo di indicare le modalità per il pagamento diretto del progettista negli appalti integrati. Venendo invece alle novità, un primo elemento di novità è l’ampliamento dell’arco temporale di riferimento per ottenere la qualificazione dalle Soa (società organismi di attestazione) come imprese di costruzioni: il periodo di attività documentabile riferita ai requisiti di capacità tecnica, finanziaria ed economica passa, anche in ragione della crisi del settore, da dieci a quindici anni. Rimanendo al settore dei lavori viene anche spostato da 150 mila a 200 mila il tetto fino al quale si può procedere alla scelta dell’impresa attraverso procedura negoziata senza pubblicazione del bando di gara; rimane invece fermo il limite dei 40 mila euro per gli affidamenti in via diretta. Quindi, soltanto per i lavori, da 40 mila a 200 mila euro si sceglierà l’affidatario con consultazione di almeno tre imprese (altra novità: oggi sono 10) chiamate con procedura negoziata senza bando. Sarà inoltre aperta una nuova “finestra” per potere fare ricorso all’affidamento di contratti di progettazione esecutiva e costruzione (appalti integrati): per progetti approvati entro dicembre 2020 si potrà appaltare (fino a fine 2021) i lavori ponendo a base di gara il progetto definitivo. Per il subappalto il testo lascia libere le stazioni appaltanti di definire il limite massimo direttamente nel bando di gara, ma non si potrà superare la quota del 50% dell’importo complessivo del contratto di lavori, servizi o forniture; viene eliminato l’obbligo di indicare la terna di subappaltatori. Viene infine chiarito, per i consorzi di cooperative di produzione e lavoro che l’affidamento di prestazioni a consorziati non configura subappalto. “ ©Riproduzione riservata

 

03/04/2019 –Italia Oggi
Decreto parametri derogabile

Il Consiglio di stato smonta il precetto del codice appalti. In particolare per i progettisti. Possibili remunerazioni più basse se c’è una motivazione

di Andrea Mascolini

Il decreto che fissa i parametri per i compensi di ingegneri e architetti nelle gare pubbliche non contiene minimi inderogabili ed è ammessa la fissazione di compensi più bassi ma in presenza di condizioni che lo legittimino motivatamente. È quanto si legge nell’ultima sentenza del Consiglio di stato (29 marzo 2019, n. 2094) che affronta il delicatissimo tema dei compensi dei progettisti di opere pubbliche. A fronte di un tetto massimo, fissato dalla regione nell’8% a valere su fondi europei, un comune del teramano aveva indetto una gara applicando l’indicazione regionale e giungendo alla cifra di 228 mila euro come compenso a base di gara per progettazione definitiva ed esecutiva, direzione lavori, contabilità e collaudo tecnico–amministrativo. L’importo veniva giudicato particolarmente esiguo (almeno il 40% in meno del calcolo «pieno») e non conforme al dm «parametri» nel ricorso presentato dagli ordini provinciali degli ingegneri e degli architetti di Teramo. Nel ricorso si eccepiva la violazione dell’articolo 24, comma 8 del codice appalti, la carenza di motivazione rispetto alla soglia dell’8% e il fatto che i compensi così definiti «non garantiscono la qualità delle prestazioni professionali». Il Consiglio di stato ribalta il verdetto del Tar Abruzzo che aveva accolto il ricorso riconoscendo che non si sarebbe garantita la qualità delle prestazioni. Per i giudici di secondo grado non è vero che vi sia stata «l’elaborazione di nuovi parametri per l’individuazione dei compensi professionali da corrispondere ai professionisti contraenti»; vi è stata invece «solamente la determinazione, del tutto legittima, della quota – parte del finanziamento a valere sul Fsc, scelta giustificata dall’intento di realizzare il maggior numero di interventi possibili, senza, peraltro, comprimere in maniera eccessiva i corrispettivi dovuti ai professionisti che contribuiscono all’esecuzione dell’intervento».

Per quel che riguarda la norma del codice il Consiglio di stato precisa come sia «indubbio» che «il legislatore abbia inteso fare delle tabelle ministeriali il punto di partenza di ogni determinazione sui corrispettivi dovuti ai professionisti così che le stazioni appaltanti possano procedere a determinazioni dei corrispettivi professionali in via forfettaria, ma da ciò non può ricavarsi un divieto imperativo di non discostarsi dalle tabelle ministeriali», né «che i corrispettivi posti dalle tabelle ministeriali costituiscano minimi tariffari inderogabili». Ovviamente occorrono elementi specifici e motivabili per calcolare in riduzione i compensi ma, si ribadisce nella sentenza, «la disposizione è chiara nell’imporre alle stazioni appaltanti di utilizzare i corrispettivi previsti dalle tabelle ministeriali solo quale parametro iniziale del calcolo del compenso da porre a base di gara, con possibilità di apportare riduzioni percentuali giustificate dalle ragioni che esse potranno discrezionalmente sviluppare». Esiste infine l’articolo 24, comma 8-ter, «introdotto dal correttivo al codice, che ha stabilito che il corrispettivo per i servizi di ingegneria ed architettura non può coincidere con il rimborso, ma restano valide le considerazioni sulla serietà dell’offerta». © Riproduzione riservata

 

03/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Riforma appalti, sbloccati anche i 14 criteri della delega: testo al via al Senato

Mauro Salerno

Il testo deve essere ancora assegnato. La Commissione Lavori pubblici di Palazzo Madama ha già svolto un ciclo di audizioni sul tema

A più di un mese dalla seconda approvazione in Consiglio dei ministri è stato finalmente depositato in Senato il testo della legge che delega il Governo a riformare le norme sugli appalti. L’esame del provvedimento (S 1162) non è ancora stato assegnato, ma è facile prevedere che se ne occuperà la commissione Lavori pubblici guidata dal pentastellato Mauro Coltorti che già da qualche mese sta conducendo un ciclo di audizioni sul tema.

Il testo reso disponibile soltanto ieri contiene 14 criteri direttivi che dovranno guidare l’azione del Governo. Anche all’epoca della riforma del 2016 si era partiti con un Ddl molto snello che poi – al termine dell’esame parlamentare – arrivò a contare decine di paletti per l’Esecutivo.

Il testo conferma l’intenzone di regolare con particolare attenzione gli appalti sottosoglia, di semplificare il linguaggio e l’articolato del codice del 2016 e di limitare al minimo le “personalizzazioni” del legislatore nazionale («gold plating»). Elemento quest’ultimo, che dovrebbe contribuire anche alla riduzione del contenzioso con Bruxelles, che già ora conta una procedura di infrazione sulla trasposizione delle direttive appalti.

Da notare che rispetto alle vecchie bozze sono spariti invece dal testo i riferimenti alla possibilità di detrarre dall’imponibile fiscale i costi delle gare sostenuti dalle imprese e di razionalizzare i controlli su aziende e professionisti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

03/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Appalto integrato libero e subappalti gara per gara: Sblocca-cantieri verso la Gazzetta

Mauro Salerno

Nella nuova bozza anche misure per agevolare la qualificazione dei costruttori e semplificazione dei lavori sottosoglia

Ci sono anche la riapertura della finestra per gli appalti integrati e la qualificazione più facile per i costruttori, oltre ai subappalti fino al 50% e alle semplificazioni per i lavori sottosoglia (con l’obbligo di aggiudicare tenendo conto solo del prezzo) nell’ultima bozza del decreto Sblocca-cantieri che si avvicina a grandi passi verso il traguardo della Gazzetta Ufficiale. «Stiamo accelerando con i tempi» ha confermato il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, rispondendo ai giornalisti a margine della cerimonia di inaugurazione di un tratto della statale Bari-Matera. Si attende solo l’ok della Ragioneria sulle coperture, poi, secondo le indiscrezioni il decreto dovrebbe puntare dritto verso la Gazzetta.

Rispunta (fino al 2021) l’appalto integrato libero
Una delle principali novità dell’ultima bozza è la riapertura della finestra per gli appalti integrati. Le stazioni appaltanti avranno più di due anni e mezzo di tempo per approvare progetti fino al livello definitivo e mandarli in gara senza nessun altro dei paletti attualmente previsti (complessità tecnologica o lavori particolarmente innovativi). La misura infatti prevede la possibilità di ricorrere all’appalto integrato per i progetti definitivi approvati entro il 31 dicembre 2020. L’altra condizione da rispettare è quella di pubblicare il bando entro 12 mesi dall’approvazione del progetto. Una finestra simile, della durata di un anno, era stata aperta con il decreto correttivo varato a maggio 2017. All’epoca l’opportunità fu sfruttata da poche amministrazioni e il bilancio non fu particolarmente brillante. Questa volta potrebbe andare diversamente. Per due motivi. Primo c’è molto più tempo per approvare i progetti e dunque cominciare l’iter per nuove opere o promuovere l’upgrade di progetti preliminari attualmente in cassetto. Secondo: la misura fa il paio con il ritorno degli incentivi 2% per la progettazione svolta dai tecnici della Pa, che ora avranno dunque tutto l’interesse a concentrare gli sforzi sullo sviluppo di progetti da mettere in gara, senza dover per forza arrivare fino al difficile dettaglio esecutivo. Evitando in questo modo la necessità di servirsi di progettisti esterni, perdendo gli incentivi. La bozza chiarisce, inoltre, che l’autore del progetto esecutivo non può assumere il ruolo di direttore dei lavori nello stesso appalto.

Tornano i subappalti gara per gara (fino al 50% del valore dell’opera)
Sui subaffidamenti – fronte caldo anche a causa delle obiezioni Ue sulle norme italiane giudicate troppo rigide – il provvedimento prevede l’innalzamento dal 30% al 50% del tetto massimo di quota di contratto subappaltabile dall’impresa principale. Confermata la cancellazione della terna.

Più che la percentuale la grande novità è che la quota di appalto subaffidabile entro il limite del 50% dovrà essere indicata dalle stazioni appaltanti nel bando di gara. Questo vuol dire che potrà cambiare di volta in volta. La misura riporta indietro le lancette fino alla prima versione del codice del 2016, rischiando di spiazzare i costruttori che hanno sempre chiesto certezze su questo punto e che, con il correttivo del 2017, avevano ottenuto di eliminare la possibilità che la percentuale fosse decisa gara per gara. Non avere una percentuale prestabilita rischia di avere un impatto pesante sull’organizzazione a medio e lungo termine dell’attività di impresa. «Io penso che invece sia positivo che sia la stazione appaltante a valutare, di volta in volta, le percentuali necessarie da applicare come e per un subappalto», ha commentato il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. «Ogni cantiere prima si era conformato come fossero tutti identici i progetti. Oggi si dice a una stazione appaltante, in base alle caratteristiche specifiche di quel cantiere e di quel progetto, se serve dare zero come subappalto o serve dare il 50%».

L’innalzamento al 50% è una sorta di compromesso rispetto alle richieste di Bruxelles di eliminare tutti i vincoli su subappalto, su cui però si sono già scatenate le polemiche dei sindacati. «L’ultima versione dello sblocca cantieri che conosciamo non fa ripartire i cantieri e rischia di rendere ancora più facile l’illegalità nella gestione degli appalti. E peggiora i diritti», ha commentato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini. Sottolineando che «c’è un peggioramento inaccettabile sui subappalti e non solo».

Addio offerta più vantaggiosa e più gare sottosoglia
Lo sforzo di semplificazione si concentra soprattutto nella fascia delle opere di piccola e media dimensione, quelle più numerose e contenute al di sotto della soglia europea di 5,5 milioni. Per velocizzare l’assegnazione dei lavori pubblici di minore importo, la bozza di decreto prevede invece la possibilità di aggiudicare le commesse tenendo sconto solo del prezzo (più basso) fino alla soglia Ue di 5,5 milioni di euro, con l’obbligo di escludere le offerte anomale, cioè quelle con percentuali di ribasso superiori alla media.
Sempre nell’ottica di snellire l’assegnazione degli appalti di minore importo la bozza lascia a 40mila euro la soglia per gli affidamenti diretti da parte dei funzionari delle Pa, ma alza da 150mila a 200mila euro il tetto massimo per assegnare gli appalti con procedura negoziata e invito ad almeno tre operatori, secondo la formula introdotta per la prima volta quest’anno con la legge di Bilancio. L’altra grande semplificazione è lo “smantellamento” delle griglia di soglie e conseguente obbligo di inviti per le procedure negoziate di importo superiore a questa soglia. Oltre i 200mila euro il decreto prevede infatti l’obbligo di procedere con gara (procedura aperta), ma con aggiudicazione al massimo ribasso e esclusione delle offerte anomale in modo da accelerare le procedure.

Qualificazione più facile per i costruttori
Va in aiuto delle imprese rimaste intrappolate dalla crisi edilizia un’altra delle novità incluse nell’ultima bozza del decreto. Il punto riguarda la dimostrazione dei requisiti tecnico-economici per accedere al mercato degli appalti. Finora per qualificarsi le imprese potevano attingere ai risultati ottenuti negli ultimi dieci anni. Ora questo limite viene innalzato a 15 anni. Un modo per permettere ai costruttori di superare all’indietro gli anni peggiori delle crisi cominciata nel 2008, andando a pescare risultati non influenzati dal crollo produttivo causato alla crisi del mattone che dura, appunto, proprio da dieci anni.

Restano i commissari regolamento unico e le altre misure anticipate
Novità a parte il decreto conferma le misure anticipate nei giorni scorsi. Dai commissari straordinari per sbloccare le opere che guadagnano poteri alla cancellazione della soft law dell’Anac sostituita da un unico regolamento attuativo del codice appalti. Confermato anche il ritorno degli incentivi 2% per i tecnici della Pa, il pagamento diretto dei progettisti in caso di appalto integrato, l’estensione dell’anticipo del 20% del prezzo anche agli altri tipi di appalti oltre ai lavori, la possibilità di invertire verifica dei requisiti ed esame delle offerte negli appalti sottosoglia. Restano anche le norme sulla partecipazione alle gare delle imprese in crisi e la misura che apre la possibilità di presentare proposte di project financing da parte di Cassa depositi e prestiti e altri investitori istituzionali. © RIPRODUZIONE RISERVATA

03/04/2019 – ANSA
Autostrade contro riforma pedaggi, Toninelli attacca

Contestata delibera Autorità trasporti. Aspi impugna al Tar

Le concessionarie autostradali fanno muro contro la ‘rivoluzione’ nelle tariffe voluta dall’Autorità di regolazione dei trasporti. La consultazione pubblica avviata dall’Authority ha prodotto un coro quasi unanime di critiche, riassunte nel giudizio dell’Aiscat, l’associazione delle concessionarie, che contesta ‘a monte’ il contenuto della delibera denunciando “vizi di incompatibilità costituzionale e comunitarie” e l’ “incompetenza e carenza di potere” dell’Autorità. Un quadro che ha portato la maggiore concessionaria, Autostrade per l’Italia, ad impugnare la delibera davanti al Tar.

Ma il ministro dei trasporti e delle infrastrutture, Danilo Toninelli, ribatte con un tweet: “L’Authority dei Trasporti ha il mandato, per legge, di rivedere le concessioni delle autostrade in essere nel momento in cui si rinnovano i piani finanziari. Aiscat difende extraprofitti e privilegi gestori privati. Noi lavoriamo per l’interesse pubblico”. Nel mirino delle società autostradali, la delibera n. 16 dell’Autorità guidata da Andrea Camanzi, che consente di modificare le tariffe non solo per le nuove concessioni, ma anche per quelle in essere; introduce l’utilizzo del ‘price cap’ per tutti; introduce un articolato meccanismo di penalità/premi per la qualità dei servizi offerti. L’obiettivo, arrivare ad un’unico sistema di determinazione dei pedaggi uguale per tutti, in un sistema che attualmente presenta 6 diversi criteri tariffari.

Ma le concessionarie non ci stanno e stigmatizzano le modifiche dell’Autorità. Si tratta di una “revisione unilaterale” del sistema tariffario che viola le norme, attacca l’Aiscat, che ravvisa un altro “profilo di grave illegittimità” nell’ampliamento dell’ambito oggettivo di applicazione del nuovo sistema tariffario e accusa l’Autorità di aver “ecceduto i limiti dei propri poteri consultivi”. L’associazione delle concessionarie sceglie quindi di non formulare alcuna proposta di integrazione o modifica. Aspi (che invece presenta delle osservazioni ma precisando che questo non costituisce una condivisione), si è spinta fino ad impugnare la delibera presso il Tar, contestando “radicalmente la legittimità del perimetro di applicazione del nuovo sistema tariffario”, criticando la carenza di potere dell’Art e ricordando che la propria convenzione già prevede un sistema basato sul ‘price cap’. Inoltre le tariffe Aspi sono già oggi ampiamente sotto la media italiana e dell’Ue, precisa la società in una nota successiva, assicurando che “non si sottrarrà ad un dialogo costruttivo”.

Ma le concessionarie sono quasi tutte allineate nel giudizio negativo sulla delibera: fatta eccezione per Strada dei Parchi e Concessioni autostradali lombarde (Cal), nei cui documenti non c’è critica alla delibera dell’Autorità, tutte le altre ravvisano criticità (sono sono 15 le società – compresa Aiscat – che hanno presentato le proprie osservazioni, altre due arrivano da sindacati e consumatori), dalla A4 alla Milano-Serravalle, dalla Brebemi alla Pedemontana. Ora l’Autorità dei trasporti analizzerà le osservazioni e il 28 giugno chiuderà la procedura emanando la delibera definitiva che sarà vincolante. Interpellata sua questione, l’Art non può esprimere alcun commento, perché “ci sono lavori in corso”. Critiche all’Aiscat arrivano invece dai consumatori. “Sbaglia mira!”, afferma l’Unione consumatori, ricordando che è il decreto Genova a dare all’Autorità il potere di determinare il sistema tariffario. Mentre per il Codacons quello dei pedaggi è un falso problema, il nodo è verificare come i gestori usano quei soldi, visto che ancora troppo poco si fa sulla sicurezza. RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

03/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
A finire la Lioni-Grottaminarda ci pensa De Luca (vigilato da Toninelli e Di Maio)

Massimo Frontera

Il Dl sblocca-cantieri affida la maxi-opera da 430 mln alla Regione Campania. Cascone: Resta il problema del contenzioso generato dall’assenza del commissario

Tra le ultime integrazioni al testo del decreto legge sblocca-cantieri spunta la soluzione del governo per riprendere la realizzazione della superstrada Lioni-Grottaminarda, opera dal valore complessivo di 430 milioni di euro, il cui tracciato rappresenta il collegamento tra la A16 Napoli-Bari e la A3 Salerno-Reggio Calabria. L’opera, affidata da due consorzi (InfravInfrasud), è stata gestita in regime commissariale fino alla scadenza naturale, il 31 dicembre scorso. Il mancato rinnovo del mandato al commissario ha prodotto un progressivo “fermo macchine” al punto che oggi i cantieri “girano al minimo” e i rischi di licenziare le maestranze si sono fatti concreti. In conseguenza del venire meno del committente si sono bloccati anche i pagamenti, inclusi i più recenti Sal maturati a febbraio scorso.
Lioni-Grottaminarda, subentra la regione Campania
Con una corposa integrazione inserita nel testo del decreto legge sblocca-cantieri, il governo ha previsto il passaggio del testimone alla Regione Campania, il cui presidente è Vincenzo De Luca, non più in regime commissariale, ma in regime ordinario. La regione Campania, si legge nel testo, «provvede al completamento» dell’opera «subentrando nei rapporti attivi e passivi in essere». Inoltre la regione «è autorizzata alla liquidazione delle somme spettanti alle imprese esecutrici utilizzando risorse finanziarie nella propria disponibilità, comunque destinate al completamento del citato collegamento e provvede alle occorrenti attività di esproprio funzionali alla realizzazione dell’intervento». Non solo. «La regione Campania – si legge ancora nel testo – può affidare eventuali contenziosi all’Avvocatura dello Stato, previa stipula di apposita convenzione». Contestualmente è previsto anche la riassegnazione alla Regione delle risorse che erano state trasferite al commissario ma che non erano state spese. Non si tratta di poca cosa perché in capo al commissario, sulla contabilità speciale n.3250, ci sono circa 70-80 milioni.
Il decreto prevede inoltre che la gestione della Regione Campania sia sottoposta al controllo del governo, attraverso un «apposito Comitato di vigilanza per l’attuazione degli interventi di completamento della strada a scorrimento veloce “Lioni-Grottaminarda”, anche ai fini dell’individuazione dei lotti funzionali alla realizzazione dell’opera». Il comitato di vigilanza, composto da cinque membri, sarà costituito da un decreto interministeriale Infrastrutture-Sviluppo Economico, cioè i due dicasteri guidati dai due ministri Cinque Stelle, Danilo Toninelli e Luigi Di Maio.
Cascone: resta il nodo del contenzioso, chi paga?
Secondo la regione Campania, la soluzione prospettata dal governo , lascia aperte almeno due questioni. A segnalarle è Luca Cascone, presidente della Commissione Lavori pubblici e Trasporti della Regione. «Ci sono due problemi sostanziali – spiega Cascone -: il primo riguarda gli espropri. La regione non può provvedere agli espropri per conto proprio, ma deve essere specificato che procede agli espropri per conto del governo, altrimenti le aree vengono acquisite dalla regione, diventano un bene regionale e non è possibile trasferirle all’Anas per le opere». Molto più complicata è invece la seconda questione che attiene alla gestione del contenzioso. Il provvedimento del governo prevede che la Regione possa avvalersi dell’avvocatura dello Stato, ma questo, osserva Cascone, riguarda la gestione del contenzioso, non le sue eventuali conseguenze monetarie. «Il contenzioso è un problema serio e riguardano le controversie derivanti dalla mancanza del commissario: tutte le risorse aggiuntive che le imprese chiedono per i costi causati dall’anomalo andamento che si è prodotto da gennaio, chi le pagherà?». Cascone dà per scontato che le imprese attiveranno contenziosi e riserve per tutti i ritardi derivanti dall’interruzione improvvisa della gestione commissariale, durata ormai oltre tre mesi. «Il conto lo può mai pagare la Regione Campania perché subentra nei rapporti attivi e passivi?», domanda retoricamente Cascone.
Le imprese impegnate nei cantieri
Come si diceva sulla Lioni-Grattaminarda sono attivi due consorzi. In cui operano note imprese generali. Una di queste è Condotte, in amministrazione straordinaria, di cui proprio in questi giorni è attesa l’approvazione del piano di ristrutturazione da parte del governo (Sviluppo economico). Condotte, come aderente al consorzio Infrav, è presente sia in proprio sia in associazione con Italiana Costruzioni (nella società Saf 3). La terza impresa del consorzio Infrav è Marino Costruzioni. Il Consorzio Infrav è il più “ricco” perché vale complessivamente 250 milioni di euro (di cui 227 di lavori). L’impresa romana Condotte è anche presente nel Consorzio Infrasud, insieme ad altre imprese. Infrasud vale circa 137 milioni di euro (di cui 125 milioni di soli lavori) ed è più indietro del precedente. Al valore di 430 milioni di euro si arriva sommando altre voci di spesa come espropri, spese generali, eliminazione interferenze e imprevisti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

03/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Salini Impregilo, via libera dell’Antistrust all’acquisizione di Cossi Costruzioni

M.Fr.

Arrivato l’ok formale dal garante della concorrenza e del mercato all’80% del capitale sociale dell’impresa

L’autorità garante della concorrenza e del mercato ha dato il via libera a Salini Impregilo per l’incorporazione di Cossi Costruzioni. Si legge sull’ultimo bollettino dell’Antitrust. La società Cossi Costruzioni faceva parte del gruppo Condotte d’Acqua, in amministrazione straordinaria, ed è stata messa in vendita dai commissari di Condotte. A gennaio Impregilo Salini aveva presentato la sua offerta di acquisto (unica pervenuta) e il 13 febbraio aveva firmato il contratto per il risanamento e l’acquisizione. «L’operazione – spiega l’Antitrust – ha luogo nell’ambito di un accordo di risanamento del gruppo Cossi, essendo le due società che detengono direttamente e indirettamente la maggioranza del capitale sociale del gruppo Cossi attualmente soggette ad una procedura concorsuale». Salini Impregilo acquisirà l’80% del capitale sociale di Cossi, mentre la restante quota sarà detenuta dalla Liri Srl (società che fa capo a Renato Cossi). © RIPRODUZIONE RISERVATA