Rassegna stampa 2 aprile 2019

02/04/2019 – Italia Oggi

P.a., concretezza in tempi certi

Conclusi i lavori in commissione alla camera. Dopo l’ ok dell’ aula il testo tornerà al senato
Gli enti devono intervenire con le correzioni entro 15 gg
Tempi stretti per correggere le inefficienze della p.a. Gli enti avranno 15 giorni di tempo per comunicare al Nucleo della concretezza (la nuova struttura creata ad hoc presso la Funzione pubblica dall’ omonimo ddl del ministro Giulia Bongiorno per garantire l’ efficienza delle pubbliche amministrazioni) le misure correttive adottate. Rispetto al testo originario del disegno di legge che parlava semplicemente di comunicazione «tempestiva» da parte degli enti, ora la riforma Bongiorno fissa un termine certo. È una delle novità degli emendamenti approvati dalle commissioni affari costituzionali e lavoro della camera che ieri hanno terminato l’ esame del «ddl concretezza». Oggi sarà dato il mandato ai relatori (Francesco Silvestri del M5S e Virginio Caparvi della Lega) a riferire in aula, mentre l’ ok di Montecitorio dovrebbe arrivare la prossima settimana. Poi il provvedimento, già approvato dal senato il 6 dicembre 2018, tornerà a palazzo Madama per il voto finale. Oltre a sbloccare, attraverso l’ istituzione del Nucleo concretezza, il recepimento delle riforme nel settore pubblico, il provvedimento inasprisce il giro di vite contro gli assenteisti, introducendo il controllo biometrico delle presenze attraverso la rilevazione delle impronte digitali. Tuttavia, con un emendamento approvato in parlamento si vincolano i controlli biometrici al rispetto del principio di proporzionalità, previsto dall’ articolo 52 della Carta dei diritti fondamentali dell’ Unione europea. Infine, per quanto riguarda le disposizioni sul personale, le commissioni di Montecitorio hanno deciso di sopprimere l’ art. 3 del ddl (Adeguamento dei fondi destinati al trattamento economico accessorio del personale dipendente della pubblica amministrazione) in quanto la norma, che necessitava di entrare in vigore con urgenza, è stata anticipata nel decreto legge semplificazioni (dl n. 135/2018) FRANCESCO CERISANO

02/04/2019 – Italia Oggi
Partecipate sotto la lente

a villa umbra
Il complesso e variegato sistema delle partecipazioni pubbliche è stato il 29 marzo scorso al centro del seminario «Codice delle società a partecipazione pubblica» organizzato a Villa Umbra dalla Scuola Umbra di amministrazione pubblica. Il convegno di rilievo nazionale, in omaggio al volume curato dal professor Giuseppe Morbidelli, dell’ università degli studi di Roma ha registrato oltre 130 iscritti. Al seminario ha preso parte anche il curatore del volume. «Il commentario», ha dichiarato Morbidelli, «cerca di ordinare un quadro normativo disorganico, sviluppatosi in questi anni. Lo studio analizza i principali istituti e le regole concernenti il complesso e dispersivo fenomeno delle partecipazioni pubbliche. In particolare, pone attenzione ai vincoli di attività e di organizzazione volti a frenare e anzi a ridurre drasticamente la proliferazione delle partecipazioni pubbliche, ed approfondisce la disciplina dedicata al personale ed agli organi societari».

02/04/2019 – Il Sole 24 Ore
Commissari in deroga al codice Dl pronto, nodo coperture

DECRETO SBLOCCA CANTIERI
Nel mirino della Ragioneria la possibilità di riutilizzare i fondi delle gestioni passate
ROMA Il decreto sblocca cantieri viaggia verso la stretta finale: tra oggi e domani il testo è atteso alla Ragioneria generale dello Stato, dove potrebbe però restare alcuni giorni per risolvere i problemi di copertura ancora esistenti. Nel mirino della Ragioneria la possibilità, per le nuove gestioni commissariali e i nuovi programmi, di riutilizzare i fondi a disposizione di quelli passati. Lavori in corso anche sul decreto crescita, che potrebbe arrivare giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri. Settimana decisiva, dunque, perché il Governo provi a dissipare le nubi nerissime sull’ economia italiana registrate da ultimo dalle previsioni Ocse. E perché riesca a lanciare segnali concreti di quella «nuova fase della nostra politica economico-sociale incentrata su un piano di investimenti e di riforme strutturali senza precedenti» annunciata ieri dal premier Giuseppe Conte. L’ ultima bozza del Dl sblocca cantieri, frutto del vertice di giovedì scorso, si è arricchita di un quinto articolo, fortemente voluto dalla Lega e interamente dedicato alla «rigenerazione urbana». Di fatto, prevede che le Regioni introducano deroghe ai limiti di distanza tra gli edifici per interventi volti a «promuovere e agevolare la riqualificazione di aree urbane degradate» e a «favorire la rigenerazione del patrimonio edilizio». In caso di demolizione e ricostruzione sarà possibile riedificare anche a distanze inferiori ai 10 metri purché così fosse in precedenza. Una spinta all’ edilizia privata ritenuta irrinunciabile dal Carroccio di Matteo Salvini. Per il resto, sono confermate le novità anticipate sul Sole 24 Ore di venerdì scorso: sale da 150mila a 200mila euro la soglia per l’ affidamento diretto dei lavori. Il limite per il subappalto aumenta dal 30 al 50% dell’ importo complessivo del contratto e sarà «indicato dalle stazioni appaltanti nel bando di gara». I poteri dei commissari straordinari che il presidente del Consiglio potrà nominare «per gli interventi infrastrutturali ritenuti prioritari» vengono rafforzati. Potranno operare «in deroga alle disposizioni del di legge in materia di contratti pubblici»: mano libera, sembrerebbe, anche sugli affidamenti.L’ approvazione dei progetti a loro affidati «sostituisce, ad ogni effetto di legge – si legge nella bozza – ogni autorizzazione, parere, visto e nulla osta occorrenti per l’ avvio o la prosecuzione dei lavori, fatta eccezione per quelli relativi alla tutela di beni culturali e paesaggistici». Per i quali, però, il termine di conclusione del procedimento è fissato «in misura comunque non superiore a sessanta giorni», decorso il quale scatta il silenzio assenso. Per i permessi in materia ambientale i termini vengono dimezzati. L’ unico commissario istituito direttamente dal decreto è quello per la viabilità in Sicilia. Per la strada a scorrimento veloce Lioni-Grottaminarda, invece, la competenza è attribuita alla Regione Campania, affiancata da un apposito «comitato di vigilanza» formato da cinque componenti «di qualificata professionalità ed esperienza che operano a titolo gratuito». Entro trenta giorni un decreto del ministero dei Trasporti, di concerto con l’ Economia, dovrà invece adottare il bando per il nuovo programma di interventi per i piccoli Comuni. Nello stesso provvedimento saranno individuati anche «gli interventi per la realizzazione di infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici», punto caro ai Cinque Stelle. È affidato sempre al dicastero delle Infrastrutture il compito di emanare un altro decreto chiave: quello che dovrà indicare le amministrazioni che subentrano alle cessate gestioni commissarialie i centri di costo cui trasferire le risorse. Spunta nel decreto, infine, anche una norma sull’ Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, presieduta da Mimmo Parisi, direttamente coinvolta nell’ operazione reddito di cittadinanza: limitatamente al triennio 2019-2021 «può avvalersi di società in house» del ministero del Lavoro. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Manuela Perrone

02/04/2019 – Il Giornale
È scontro pure sulla Tav, Juncker: “L’ideologia non c’entra”

Juncker striglia Conte pure su Juncker: “È un progetto tecnico, non ideologico”. Ma il premier: “Faremo un’ulteriore riflessione” Mentre Giuseppe Conte prende ancora tempo sulla Tav, Jean-Claude Juncker incalza l’Italia non solo per le questioni economiche, ma pure sulla costruzione della linea ad alta velocità Torino-Lione. Il premier italiano e il presidente della Commissione europea si sono incontrati oggi a Palazzo Chigi per discutere delle misure per la crescita messe in atto dal governo. Tra i temi sul tavolo – oltre ai timori per l’economia e alla mai risolta questione dell’immigrazione clandestina – c’ra anche la Tav. Dossier finora rinviato dall’Italia che ha ottenuto qualche mese di tempo per ridiscutere il progetto con la Francia. “Ho spiegato che ci sarà un supplemento di riflessione”, ha sottolineato Conte riferendosi all’atteso confronto tra i ministri dei Trasporti e delle Intrastrutture Danilo Toninelli e Elisabeth Borne, “Gli esiti condivisi verranno condivisi con la commissaria ai Trasporti

 

02/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Riforma appalti, l’Ocse promuove il codice: «Innovativo, preservare poteri Anac»

Mau.S.

Nel rapporto sull’Italia, l’Organizzaizone internazionale chiede anche di attuare la qualificazione delle stazioni appaltanti

Il proverbio che vuole nessun profeta in patria pare possa andare bene anche per il nuovo codice degli appalti. Bocciato con poche eccezioni in Italia, ha invece trovato un estimatore d’eccezione nell’Ocse, l’organizzazione mondiale per la cooperazione e lo sviluppo economico, che ieri ha pubblicato il suo rapporto sull’Italia.

Un capitolo del dossier è dedicato anche alle strade per il rilancio degli investimenti e alle ipotesi di riforma sul codice dei contratti pubblici annunciate dal governo, che potrebbero trovare un primo sbocco nel decreto sblocca-cantieri ancora in attesa di via libera definitivo, dopo l’ok «salvo intese» incassato il 20 marzo. L’Ocse ha parole di riguardo soprattutto per l’azione svolta dall’Autorità Anticorruzione, con cui ha collaborato ai tempi degli appalti dell’Expo di Milano del 2015. Non bisogna indebolirla, raccomanda l’organizzazione internazionale con sede a Parigi (foto).

Per dare una spinta agli investimenti, si legge infatti nel rapporto, bisogna «semplificare gli aspetti più complessi del codice degli appalti pubblici, preservando però i poteri dell’Autorità anticorruzione». Non solo. Nel rapporto il codice viene definito come «innovativo e ben progettato». Giusta, per l’Ocse anche l’intuizione – piuttosto avversata dalle nostre stazioni appaltanti – di istituire anche un albo dei commissari.

Sbagliato, invece, attribuire all’Anac i ritardi dell’attuazione che «sono invece dovuti agli aspetti nuovi del Codice che mirano a ridurre i rischi di corruzione e migliorare la concorrenza e la qualità dei progetti». «Tuttavia – si legge ancora nel rapporto – questi aspetti innovativi richiedono del tempo perché tutti gli stakeholder li comprendano e forniscano un feedback all’Anac prima che essa implementi la regolamentazione».

Piuttosto una bacchettata arriva al governo in ritardo sull’attuazione di uno dei pilastri del nuovo codice: la qualificazione delle stazioni appaltanti rimasta al palo a tre anni dall’entrata in vigore del Dlgs 50/2016. «Per accelerare l’attuazione del nuovo codice – chiude infatti l’Ocse -, il governo dovrebbe emettere il decreto attuativo che stabilisce i criteri per qualificare le stazioni appaltanti, su cui l’Anac aveva già fornito consulenza».

Utile, infine, «creare, come previsto, un’unità di supporto tecnico per gli investimenti pubblici ricorrendo a strutture amministrative esistenti e assicurare che abbia le capacità e le risorse adeguate».

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02/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Anac vs Consip: basta con i maxi-lotti inarrivabili per le Pmi

Mauro Salerno

Nel mirino la gara monstre da 1,5 miliardi per i servizi (non solo di pulizia) a favore degli enti della sanità

Basta con i maxi-lotti inarrivabili per le Pmi. L’Anac torna a bacchettare la Consip. Con la delibera n.123/2019, appena pubblicata dall’Autorità, Cantone boccia ancora una volta le strategie di segnalazione degli appalti della centrale acquisti controllata dal ministero dell’Economia. Tutto nasce dalla gara da quasi 1,5 miliardi di euro per i «servizi di pulizia, sanificazione e altri servizi» per gli enti del Servizio sanitario nazionale. Il maxibando è stato cointestato dalla federazione nazionale delle imprese di pulizia (Fnip) che hanno inviato una segnalazione all’Anac, obiettando proprio la scelta di agire per maxi-lotti geografici (in tutto 14) «di dimensioni tali da impedire la partecipazione delle piccole e medie imprese».+

La contestazione è stata raccolta dall’Anac, che al termine di una lunga istruttoria ha concluso dando ragione alle imprese. «Nella gara in questione – scrive infatti Cantone – , in nessun lotto si è registrata una significativa partecipazione di piccole e medie imprese, né in forma singola né in forma associata. Tale circostanza appare imputabile, in primis, alla dimensione eccessiva dei lotti di gara, non proporzionati alla capacità produttiva e ai conseguenti requisiti di abilitazione di una piccola impresa». Questa situazione, si sottolinea nella delibera, provoca ripercussioni anche sulla qualità e quantità concorrenza, visto che «in taluni lotti si riscontra in generale un deficit di partecipazione, essendo pervenute solo 3 o 4 offerte».

Nella delibera l’Anac ricorda che la decisione di dividere in lotti attiene alla discrezionalità della stazione appaltanti, ma la scelta deve essere adeguatamente motivata. E a questo scopo non basta un generico richiamo all’obiettivo del contenimento della spesa, dato che il codice appalti (articolo 51) «afferma, in forma incondizionata, il principio che “Nel caso di suddivisione in lotti, il relativo valore deve essere adeguato in modo da garantire l’effettiva possibilità di partecipazione da parte delle microimprese, piccole e medie imprese». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

02/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Crisi Cmc, la parola alle banche: il piano concordatario punta sulla co-gestione

Massimo Frontera

Verso la vendita immobili e terreni. All’asta anche le partecipazioni Usa. In arrivo i 10 milioni Anas. Il 4 aprile vertice al Mise

La strategia per dare continuità alla storica coop Cmc di Ravenna punta sulle dismissione di asset immobiliari, sull’uscita da alcune commesse estere appetibili. Ma soprattutto si punta a coinvolgere i principali soggetti bancari esposti verso la storica cooperativa, attraverso la sottoscrizione degli Sfp, gli strumenti finanziari partecipativi, attraverso cui i creditori potranno entrare nel consiglio direttivo per condividere la gestione di Cmc.
Questo, in sintesi, il percorso individuato dal piano concordatario che l’assemblea della coop ravennate ha approvato lo scorso 30 marzo per tornare “in bonis”. La coop, assistita come advisor finanziari dallo studio Trombone e da Mediobanca e come advisor legale dallo studio Zoppini, ha accumulato due miliardi di debiti, di cui 1,7 miliardi nei confronti di creditori chirogarfari. Pesano, tra l’altro, 575 milioni di bond che la coop ha emesso nel 2017 in due tranches (un’emissione di 250 milioni a luglio e una emissione da 325 milioni a novembre) per rimborsare parte del debito.
Le banche più esposte con la coop ravennate
Sono le banche il principale interlocutore cui guarda il piano concordatario. Gli istituti di credito più esposti con la coop di Ravenna sono tre: Unicredit, Intesa e Bnp Paribas. La filosofia degli advisor è di far leva sull’interesse che questi creditori finanziari hanno a non perdere i soldi. Da qui il percorso che dovrebbe portare alla sottoscrizione degli strumenti partecipativi finanziari, per trasformare il debito in quote di partecipazione. Quote che a loro volta consentono la possibilità di entrare nel consiglio direttivo della coop, fino a un terzo dei componenti. Il percorso comunque è lungo. L’emissione degli Sfp deve avvenire entro 90 giorni dall’omologazione del piano concordatario.
Le dismissioni: aree e fabbricati (nessuno escluso)
Intanto l’obiettivo immediato è valorizzare tutto quello che può contribuire a generare cassa. La strategia punta a mettere in vendita tutti gli asset «non strumentali, in particolare immobiliari, sia di Cmc sia della controllata Cmc Immobiliare Spa». Questo, tradotto in pratica, significa che tra i cespiti immobiliari non c’è niente che non possa andare sul mercato, dai terreni della darsena di Ravenna e del relativo progetto di trasformazione urbana (in pancia a Cmc Immobiliare) fino al più piccolo cespite (appartamenti e immobili a uso ufficio). Neanche la storica sede della cooperativa può considerarsi esclusa dalla possibilità di finire all’incanto.
All’incanto le partecipazioni Usa
Sul fronte invece dei rami d’azioenda e delle partecipazioni, la questione è più complicata. Come è noto, negli ultimi giorni, la cooperativa ha subito due brutti colpi: la revoca dell’aggiudicazione del maxi lotto di 343 milioni del Terzo Valico e la perdita del primo posto nella gara da 269 milioni del lotto Frasso-Telesino della Napoli-Bari, a seguito della revisione della graduatoria (operata da Rfi il giorno prima in cui l’assemblea di Cmc era chiamata a votare il piano concordatario). Si tratta di due appalti di interesse per eventuali proposte di acquisizione. Tra le partecipazioni “pregiate” che potrebbero andare sul mercato ci sono quelle Usa, mercato dove Cmc è presente con due sedi, e in particolare i due contratti acquisiti nel 2017 tramite le Lmh (Boston) e Di Fazio (New York) per un totale di 283 milioni di euro interamente di competenza di Cmc. Sempre nel 2017, in Usa coop ravennate ha anche acquisito la realizzazione di un tunnel a Greenville (Carolina del sud). Il valore dell’appalto è pari a circa 30 milioni di euro, ma in questo caso Cmc ha una quota del 49% (mentra il 51% è in capo all’impresa statunitense Super Escavators Inc). L’aspetto interessante di queste commesse sta nella possibilità di generare reddito più rapidamente grazie al fatto che «le nuove corpose acquisizioni ottenute nel corso del 2017 – si legge nel bilancio di Cmc – hanno tempistiche di messa in produzione più rapide rispetto ad altri Paesi in cui operiamo».
La sfortuna della coop viene considerata dalla concorrenza come una opportunità: sarebbero decine le manifestazioni di interesse nei confronti di asset della coop, dai macchinari fino al ramo d’azienda. Tra queste anche l’impresa Pizzarotti, nei giorni scorsi (si tratta di capire se l’interesse è confermato anche alla luce delle novità sulle due recenti maxi-esclusioni di Cmc da Terzo Valico e Napoli Bari). Non risulta che una manifestazione di interesse sia arrivata da Salini Impregilo.
Gli stipendi di febbraio e i soldi dell’Anas
La prima tappa importante del percorso di Cmc è il 4 aprile, con il tavolo convocato al Mise per discutere del Piano appena approvato, che dovrà essere depositato l’8 aprile. I dipendenti non hanno ancora ricevuto lo stipendio di febbraio e guardano al 15 aprile, giorno indicato per il pagamento di quanto dovuto. Intanto, la prossima settimana, dovrebbero finalmente arrivare dieci milioni dall’Anas, le risorse sono un anticipo dei circa 60 milioni che la cooperativa attende dall’Ente strade per il pagamento dei lavori eseguiti in Sicilia (statale Agrigento-Caltanissetta) . Sull’arrivo delle risorse si è speso anche il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. © RIPRODUZIONE RISERVATA

02/04/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Gare di progettazione, la Pa può ridurre i compensi-base: i parametri non sono tariffe minime

Mauro Salerno

Lo ribadisce il Consiglio di Stato bocciando il ricorso di ingegneri e architetti

I parametri per i compensi professionali stabiliti con il Dm Giustizia del 17 giugno 2016 non possono essere considerati alla stregua di tariffe minime inderogabili. La stazione appaltante deve usare le tabelle del ministero come criterio-base per stabilire gli onorari dei progettisti da porre a base delle gare per i servizi di ingegneria e architettura, ma può sempre decidere di ridurne il valore, motivando la scelta. È quanto ha stabilito il Consiglio di Stato, con lasentenza n.2094/2019, depositata il 29 marzo. La pronuncia ribalta il verdetto emesso dal Tar Abruzzo che invece aveva accolto il ricorso presentato dagli ordini degli ingegneri e degli architetti di Teramo contro un bando emesso dal Comune di Civitella del Tronto.

La vicenda ruota intorno a un intervento da realizzare sulla Fortezza Borbonica di Civitella, fortificazione costruita più di mille anni fa, che con i suoi 45mila visitatori annui risulta tra i monumenti storici più visitati d’Abruzzo. Il bando di gara per la progettazione, pubblicato a settembre 2017, prevedeva un compenso di poco superiore a 153mila euro. Una cifra molto inferiore a quella che sarebbe risultata applicando pedissequamente le tariffe previste dal decreto parametri. Di qui il ricorso dei due ordini professisonali, accolto in prima battuta dal Tar. Per i giudici di primo grado, si ricostruisce nella sentenza, il nuovo codice degli appalti (art. 24, comma 8 del Dlgs 50/2016) «impone alle stazioni appaltanti di utilizzare i corrispettivi previsti dalle tabelle predisposte con decreto del Ministero della giustizia». Ne consegue che il bando, da cui risulta un riduzione («del 45,63%») dei compensi sarebbe illegittimo.

Non la pensa così il Consiglio di Stato. Alla base della decisione del Comune di ridurre i compensi professionali, che sarebbero risultati applicando le tariffe del decreto parametri, c’è infatti la volontà di non superare la cifra prevista nella convenzione con la Regione che prevede una spesa massima dell’8% per le attività professionali legate alla progettazione dell’intervento. «Il Comune di Civitella del Tronto – si legge infatti nella sentenza – , nel bando di gara così come nel disciplinare di gara, ha chiarito di aver determinato l’importo stimato posto a base di gara per i servizi tecnici richiesti (pari ad € 153.016,21) facendo applicazione, in prima battuta, del decreto ministeriale», ma «avendo ottenuto un importo così calcolato superiore all’8% del finanziamento, in dichiarata applicazione degli atti regionali di indirizzo, di aver operato la decurtazione dei corrispettivi rimodulando in
proporzione gli importi per le singole prestazioni tecniche in modo da ottenere un importo
complessivo pari al limite imposto».

Un comportamento legittimo per i giudici amministrativi. Infatti, scrivono « non vi è dubbio che il legislatore abbia inteso fare delle tabelle ministeriali il punto di partenza di ogni determinazione sui corrispettivi dovuti ai professionisti (cfr. Cons. Stato, comm. speciale, parere, 30 marzo 2017, n. 782), evitando così che le stazioni appaltanti possano procedere a determinazioni dei corrispettivi professionali in via forfettaria, ma da ciò non può ricavarsi un divieto imperativo di non discostarsi dalle tabelle ministeriali». Di più, secondo i giudici la norma del codice appalti (articolo 24, comma 8) «è chiara nell’imporre alle stazioni appaltanti di utilizzare i corrispettivi previsti dalle tabelle ministeriali solo quale parametro iniziale del calcolo del compenso da porre a base di gara, con possibilità di apportare riduzioni percentuali giustificate dalle ragioni che esse potranno discrezionalmente sviluppare».

Conclusione: «I corrispettivi posti dalle tabelle ministeriali» non costituiscono «minimi tariffari inderogabili”, come invece accadrebbe ove volesse seguirsi la tesi degli ordini professionali». Per questo «la determinazione del Comune di Civitella del Tronto è legittima».

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