Rassegna stampa 29 marzo 2019

29/03/2019 – Alto Adige

Roma sommersa dei rifiuti Raggi vuole spedirli a Bolzano

La richiesta. L’ Azienda del Comune capitolino ha inviato una richiesta ad Ecocenter: «Ce li bruciate voi nell’ inceneritore?» La replica di Fattor: «Non se ne parla: i 5 Stelle sono contrari ai termovalorizzatori, ma poi quello che producono lo esportano»
BOLZANO. «La risposta è no: il nostro inceneritore non brucerà i rifiuti prodotti nella capitale. Anche perché l’ impianto, che ha sia le tariffe che le emissioni più basse, è stato costruito solo per rispondere alle esigenze della nostra comunità. E comunque è troppo comodo: i Cinque stelle che governano la capitale non vogliono neppur sentir parlare di inceneritori, ma poi i rifiuti li esportano e pagano fior di quattrini per bruciali a Reggio Emilia, a Brescia, in Austria, in Germania, in Portogallo». Stefano Fattor, presidente di Ecocenter, risponde così, senza troppi giri di parole, alla richiesta inviata da Roma ai gestori dei termovalorizzatori distribuiti sul territorio nazionale e quindi anche a Bolzano. La richiesta urgente arriva dall’ impresa associata Ama Roma ed è indirizzata ad Utilitalia, la federazione che riunisce le Aziende operanti nei servizi pubblici dell’ acqua, dell’ ambiente, dell’ energia elettrica e del gas e quindi anche Ecocenter.La premessa è che alla “luce delle criticità nel trattamento dei rifiuti generatosi a causa del principio di incendio che ha reso parzialmente indisponibile dal 24 marzo l’ impianto Tmb Ama di Rocca Cencia e annessa trasferenza, che si protrarrà per i prossimi giorni, nonché per la fase stagionale di progressiva crescita nella produzione di rifiuti” si chiede “la disponibilità anche parziale di trattamento in impianti di incenerimento di rifiuti tritovagliati provenienti dal Comune di Roma per un totale di 150 tonnellate al giorno per sei giorni a settimana, per un periodo di 3-4 mesi (il tritovaglio Ama è autorizzato per campagne di massimo 180 giorni consecutivi fino ad un totale di 30 mila tonnellate annue)”. Nella capitale – e non solo lì – è emergenza rifiuti, perché non ci si è dotati di termovalorizzatori. «La cosa assurda – dice il presidente di Ecocenter – è che a Roma hanno oltre un milione di tonnellate di rifiuti accumulate in capannoni. Se fosse di bruciarli a Bolzano, ci vorrebbero nove anni per eliminarli. La situazione si è aggravata nel Lazio come in Campania e in Sicilia da quando , dal 2017, la Cina non prende più gli scarti della raccolta differenziata. I rifiuti si accumulano dentro i depositi e poi capita che ogni tanto prendano fuoco. Ci sono stati circa 300 roghi negli ultimi due anni. Si calcola che un rogo di 16 mila tonnellate di plastica come quelli recenti di Roma o Quarto Oggiaro produca la stessa diossina di tutti i 40 inceneritori italiani in 2500 anni». A.M.

29/03/2019 – Il Messaggero
Cdp, profitti a 4,3 miliardi Il cda stringe sulle nomine

Attivati 63 miliardi di risorse per recononnia E all’ assemblea Tim voto contrario alla revoca
I CONTI ROMA Corre la redditività 2018 di Cdp spa a 2,5 miliardi in crescita del 15,3% rispetto al 2017 anche se a livello di gruppo i profitti sono calati a 4,3 miliardi a causa dell’ andamento delle controllate. La Cassa ha proseguito il suo ruolo di sostegno all’ economia, mobilitando 36 miliardi di risorse (+ 6,9%) e, grazie alla sua attività, ha attratto 27 miliardi di risorse aggiuntive di investitori privati e altre istituzioni territoriali, nazionali e sovranazionali, attivando complessivamente 63 miliardi di investimenti. Sono alcuni dei principali indicatori del rendiconto del passato esercizio, approvato ieri mattina dal cda presieduto da Massimo Tononi che sarebbe rimasto aperto fino alla prossima settimana per completare il capitolo nomine che sta diventando caldo. Il consiglio avrebbe proceduto alle designazioni su Bonifiche Ferraresi, indicando Pier Paolo Di Stefano, chief investment officer di Cdp, Tiziano Olivieri e Mario Colombo. Ieri Giuseppe Guzzetti, presidente Cariplo e di Acri ha smentito tensioni fra Tononi e l’ ad Fabrizio Palermo. «Che poi ci siano altri problemi in Cassa – ha aggiunto Guzzetti – su come si fanno le nomine questo è un altro discorso che non riguarda Tononi». Il leader delle fondazioni, socie al 15,7%, si riferisce alle tensioni sorte fra i vertici di Cdp e il Ministro del Mef Giovanni Tria, in particolare sulle nomine in Sace, la società che garantisce l’ export delle aziende e dove sarebbe stato dato un mandato a un head hunter. Ma sul tavolo della Cassa poi ci sono anche le nomine in Simest e Cdp Equity. LE OPZIONI SULL’ EX MONOPOLISTA Palermo avrebbe svolto un’ informativa rispetto all’ assemblea Tim in programma oggi a Rozzano per approvare il bilancio 2018 e soprattutto esprimersi sulla richiesta di revoca di cinque consiglieri in quota Elliott, fra i quali il presidente Fulvio Conti. L’ ad avrebbe sottolineato l’ assenza di contatti con i rappresentanti di Elliott e di Vivendi e che riguardo la proposta di revoca, Cdp che ha il 9,8%, voterà contro, in linea con i proxy advisors e in coerenza con il fatto di aver contribuito un anno fa alla nomina di questo cda. D’ altro canto il rafforzamento di via Goito nel capitale è avvenuto com e investitore istituzionale che vuole dare stabilità alla compagine sociale e promuovere la creazione di una rete unica atraverso la fusione con Open Fiber. Nella sua illustrazione su tutti i possibili scenari, in sede di assemblea potrebbe essere proposta un’ azione di responsabilità nei confronti dei vertici di Tim, in particolare il presidente Conti contro il quale si è scagliato Vivendi con un paio di esposti alla Consob. Palermo avrebbe spiegato che in questo caso, essendo difficile valutare il merito e i presupposti, la posizione di Cassa sarebbe l’ astensione. r. dim. © RIPRODUZIONE RISERVATA.

29/03/2019 – La Stampa
Scontro Conte-Tria su Sace

Nel consiglio di amministrazione di ieri di Cassa depositi e prestiti era in programma la nomina dei vertici di Sace, società del gruppo: nulla da fare, bisognerà attendere la prossima settimana. Su questa partita è infatti in corso uno scontro politico paradossale che rallenta la procedura. Non ci sono Lega e M5S a battagliare per le poltrone, ma il governo compatto da un lato e dall’ altro, solitario, il ministro dell’ Economia Giovanni Tria. I due partiti di maggioranza puntano a cambiare i vertici, stessa posizione della Cdp, mentre il ministro ha intenzione di confermare l’ amministratore delegato Alessandro Decio e il presidente Beniamino Quintieri. Il premier Giuseppe Conte avrebbe telefonato a Tria per parlare di queste nomine, ma il ministro avrebbe risposto che spettano solo al Mef (una linea concordata con il suo potente consigliere economico, Claudia Bugno, la quale peraltro potrebbe ritirare il suo nome dalla lista del cda di St dove era stata indicata dallo stesso Tria). In realtà le nomine di Sace sono di competenza del cda di Cassa, che si trova immerso in una scontro di natura politica. Il tutto è reso ancor più complicato dai rapporti personali: il presidente di Sace infatti è molto legato a Tria, i due erano professori all’ università di Roma Tor Vergata, così come il vicepresidente di Cdp Luigi Paganetto. Su Sace – acquisita controvoglia da Cassa per 6 miliardi durante il governo Monti – ci sono due punti di vista differenti: in Cdp si punta a cambiare i vertici per questioni di rapporti tra manager e avere un controllo sempre più diretto sulla società; mentre Tria chiede la conferma per dare continuità, rivendicando i buoni risultati dell’ amministratore delegato. Non è ancora chiaro come andrà a finire, ma intanto Cdp si è affidata come di consueto ai «cacciatori di teste» per individuare i successori. La tensione è molto alta, tanto che nello scontro sarebbe stato coinvolto il presidente di Cdp Massimo Tononi, strattonato da una parte e dall’ altra. Il presidente, secondo indiscrezioni, sarebbe sempre più a disagio nel muoversi in questi scontri politici. Tanto che avrebbe espresso più volte il desiderio di lasciare. Ma su questo è intervenuto l’ azionista di Cdp, il presidente delle Acri Giuseppe Guzzetti. Tononi resterà alla guida? «Assolutamente sì», ha detto. Più che altro sembra un ordine. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI. NICOLA LILLO

29/03/2019 – Italia Oggi
Enti appaltanti, innovazione Ue

Introduzione delle consultazioni preliminari di mercato per contratti di appalti e concessioni
Uno strumento per realizzare economie di mezzi e risorse
Consultazioni preliminari come strumento di conoscenza del mercato da parte delle stazioni appaltanti, aperte anche a portatori di interessi diffusi, ma con assoluta garanzia di trasparenza e tutela della concorrenza; possibile l’ esclusione di chi ha partecipato alle consultazioni se da questa partecipazione ha tratto un indubbio vantaggio competitivo rispetto ad altri concorrenti. E’ quanto previsto dalle linee guida n.14 di cui alla delibera Anac n.161 del 6 marzo 2019 che hanno recepito i contenuti del parere del Consiglio di stato (si veda ItaliaOggi del 22 febbraio 2019, ndr). Il provvedimento (non vincolante) dell’ Autorità anticorruzione (Anac) riguarda alcuni importanti profili applicativi dell’ innovativo strumento (di derivazione comunitaria) delle consultazioni preliminari di mercato disciplinate dagli articoli 66 e 67 del codice dei contratti pubblici per contratti di appalto o di concessione. L’ utilizzo di questa procedura, che si pone in un momento antecedente la redazione degli atti di gara, è finalizzato alla predisposizione dei documenti di gara, allo svolgimento della procedura, ma anche a fornire informazioni agli operatori circa le procedure programmate e i requisiti relativi alle stesse. L’ Anac ha chiarito subito che «non è consentito l’ uso delle consultazioni per finalità meramente divulgative»: niente roadshow ma incontri che hanno l’ obiettivo di calibrare obiettivi e fabbisogni della stazione appaltante e realizzare economie di mezzi e risorse, anche in relazione all’ assetto del mercato, servendosi dell’ ausilio di soggetti qualificati». Dal punto di vista temporale, la consultazione si deve collocare in un momento successivo alla programmazione e prima dell’ avvio del procedimento per la selezione del contraente, senza sovrapporsi ai procedimenti di progettazione e ai concorsi di progettazione. L’ Anac ha precisato che le consultazioni preliminari di mercato devono essere «tenute distinte dal dialogo competitivo che consiste in una vera e propria procedura di scelta del contraente» e dalle indagini di mercato che sono procedimenti finalizzati a selezionare gli operatori economici da invitare al procedimento di gara; a tale riguardo le consultazioni preliminari non possono costituire condizione di accesso alla successiva gara. Come prevedono gli articoli 66 e 67, una volta pubblicato l’ avviso nel profilo di committente, nella sezione amministrazione trasparente la consultazione deve essere gestita secondo principi di trasparenza e deve essere resa nota la finalità che giustifica il ricorso alla consultazione. Possono prendere parte alla consultazione preliminare tutti i soggetti in grado di fornire le informazioni richieste, inclusi i portatori di interessi collettivi e diffusi. Le stazioni appaltanti dovranno poi «esaminare criticamente i contributi ricevuti» e valutarli «in modo oggettivo e comparativo, in rapporto alle effettive esigenze dell’ amministrazione», utilizzando le informazioni «ai fini dell’ eventuale procedimento selettivo, nel rispetto dei principi di proporzionalità, trasparenza, concorrenza e non discriminazione». La stazione appaltante dovrà adottare «misure adeguate a garantire che la concorrenza non sia falsata dalla partecipazione del candidato o dell’ offerente o di un’ impresa ad essi collegata alla consultazione preliminare». Potrà anche essere escluso dalla gara il concorrente che ha partecipato alla consultazione preliminare, ma solo nel caso in cui non vi siano altri mezzi per garantire il rispetto del principio della parità di trattamento e quindi se le misure minime adottate dalla stazione appaltante non siano state in grado di eliminare il vantaggio competitivo derivante dalla partecipazione del concorrente alla consultazione preliminare. © Riproduzione riservata. PAGINA A CURA DI ANDREA MASCOLINI

29/03/2019 – Italia Oggi
Precontenzioso, nuovo regolamento dell’ Anac

Le associazioni di categoria non possono chiedere pareri
I pareri di precontenzioso non possono essere richiesti da associazioni di categoria, a meno che non riguardino posizioni relative ad interessi diffusi di tutti gli associati. È quanto si legge nella delibera n.195 del 13 marzo 2019 dell’ Autorità nazionale anticorruzione (Anac) presieduta da Raffaele Cantone che poggia la sua decisione sui due pareri del Consiglio di stato (n.1632 del 26 giugno 2018 e n. 2781 del 28 novembre 2018) emessi sullo schema predisposto dall’ Autorità per disciplinare le istanze di precontenzioso. Il Consiglio di stato ha trattato l’ argomento facendo riferimento al contenuto dell’ articolo 211, comma 1 del Codice appalti e ha chiesto all’ Autorità di riformulare lo schema perché da un lato la norma del codice cita espressamente la nozione di «parte» e dall’ altro colloca l’ istituto del precontenzioso «in un contesto sicuramente attinente a un rapporto amministrativo destinato a sfociare, nei suoi esatti elementi costitutivi, potenzialmente, in contenzioso giudiziario». Per quanto attiene il primo aspetto, è quindi «parte», un soggetto «titolare di una posizione giuridica soggettiva dalla quale scaturiscono, in un rapporto giuridico specifico, interessi propri distinti da quelli degli altri soggetti». In altre parole, si legge nella delibera, la questione oggetto di precontenzioso non può che riguardare la correttezza e legittimità della procedura ad evidenza pubblica nella cui l’ operatore economico è «parte». Pertanto, è questo il ragionamento richiamato dall’ Anac, se si volessero legittimare le associazioni di categoria a presentare in via generale, istanze di precontenzioso, si verrebbe ad introdurre, «senza alcuna legittimazione di una norma primaria, una sorta di azione popolare esclusa nel nostro ordinamento salvo ove espressamente prevista dalla legge». Da tali presupposti il Consiglio di stato ha fatto discendere che gli enti esponenziali di interessi collettivi o diffusi, o comunque altri soggetti non identificabili come «parti» del procedimento amministrativo di evidenza pubblica in senso stretto, in quanto non destinatari degli effetti giuridici del procedimento amministrativo di scelta del contraente e di stipulazione del contratto, né portatori in esso di un interesse qualificato in tale ambito, non possono essere considerati legittimati attivi alla richiesta di parere. In sostanza, se non partecipano direttamente al procedimento amministrativo non sono «parti». Per quanto attiene al secondo aspetto il Consiglio di stato ha precisato che la stessa denominazione dell’ istituto previsto dal citato art. 211 (pareri di precontenzioso) rende evidente la finalità della norma (deflazione del contenzioso) che si pone come antecedente ad un eventuale giudizio. L’ Anac ha concluso che le associazioni possono presentare istanze quando la questione dibattuta attenga in via immediata al perimetro delle loro finalità statutarie. In questa ipotesi la produzione degli effetti del provvedimento controverso si risolve infatti in una lesione diretta del suo scopo istituzionale, e non della mera sommatoria degli interessi imputabili ai singoli associati e non si determinano neanche in via potenziale, conflitti di interesse fra i diversi associati. © Riproduzione riservata.

29/03/2019 – Italia Oggi
Illeciti professionali, l’ esclusione va motivata

cds su affidamento di contratti pubblici
L’ elencazione dei gravi illeciti professionali contenuta nel codice appalti è meramente esemplificativa e la stazione appaltante può escludere il concorrente anche sulla base di altri gravi indizi, fornendone però «motivazione adeguata». Lo ha precisato il Consiglio di stato, sezione quinta con la sentenza del 20 marzo 2019 n. 1846 in tema di esclusione per grave illecito professionale fornendo una interpretazione del comma 5, lettera c) dell’ articolo 80 del codice dei contratti pubblici. In particolare, i giudici hanno affermato che «non è indispensabile che i gravi illeciti professionali che devono essere posti a supporto della sanzione espulsiva del concorrente dalla gara siano accertati con sentenza, anche se non definitiva». Quello che conta è che basta che gli illeciti «siano ricavabili da altri gravi indizi, atteso che l’ elencazione dei gravi illeciti professionali rilevanti contenuta nella disposizione normativa succitata è meramente esemplificativa e la stazione appaltante ha la possibilità di fornirne la dimostrazione con mezzi adeguati». L’ elencazione contenuta in detta norma, del resto, è meramente esemplificativa, per come è fatto palese sia dalla possibilità della stazione appaltante di fornirne la dimostrazione «con mezzi adeguati», sia dall’ incipit del secondo inciso, nella versione in vigore al momento di adozione del provvedimento impugnato. Per la giurisprudenza è infatti consentito alle stazioni appaltanti escludere da una procedura di affidamento di contratti pubblici i concorrenti in presenza di pregressi gravi illeciti professionali, tali da rendere dubbia la loro integrità o affidabilità. In tali ipotesi, la valutazione in ordine alla rilevanza in concreto ai fini dell’ esclusione dei comportamenti accertati è rimessa alla stazione appaltante. Nel caso esaminato dai giudici, le risultanze delle indagini penali (rinvio a giudizio per presunta costituzione di un archivio dati illegale) hanno assunto rilievo come fattore sintomatico dell’ inaffidabilità dell’ operatore economico e, come tali, sono stati di per sé sufficienti a giustificarne l’ esclusione trattandosi di affidamento di servizi di intercettazione. © Riproduzione riservata.

29/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Gare, ok alla rateizzazione dei debiti fiscali solo con domanda accolta prima della scadenza dell’offerta

a cura della redazione PlusPlus24 Diritto

Consiglio di Stato: non basta aver presentato semplicemente l’istanza. La rassegna di giurisprudenza

Appalto – Aggiudicataria – Regolarità contributiva – Rateizzazione – Presupposti
In sede di gara pubblica il requisito della regolarità fiscale può essere sussistente, pure in presenza di una violazione accertata, solo se l’istanza di rateizzazione sia stata presentata dal concorrente e sia stata accolta prima della scadenza del termine di presentazione della domanda di partecipazione alla gara, o della presentazione dell’offerta; non è infatti sufficiente che prima della scadenza del termine di presentazione dell’offerta il contribuente abbia semplicemente inoltrato istanza di rateizzazione, occorrendo anche che, entro la predetta data, il relativo procedimento si sia concluso con un provvedimento favorevole dell’amministrazione finanziaria.

Consiglio di Stato, Sezione 5, Sentenza del 18 marzo 2019, n. 1753

Contratti della PA – Forniture – Affidamento – Gara – Prodotto offerto – Campione – Documentazione tecnica – Differenze – Apertura in seduta pubblica.
Nell’ambito di un procedimento di gara per l’affidamento di forniture, il campione non è un elemento costitutivo, ma semplicemente dimostrativo dell’offerta tecnica, che consente all’Amministrazione di considerare e vagliare l’idoneità tecnica del prodotto offerto: non è sua parte integrante, per quanto sia oggetto di un’apposita valutazione da parte della Commissione giudicatrice, perché la sua funzione è quella, chiaramente stabilita dall’art. 42, comma 1, lett. l), d.lgs. n. 163 del 2006, di fornire la “dimostrazione delle capacità tecniche dei contraenti”, per gli appalti di forniture, attraverso la “produzione di campioni, descrizioni o fotografie dei beni da fornire; netta è dunque la distinzione, funzionale ancor prima che strutturale, tra la documentazione tecnica e la campionatura, sicché non può ritenersi corretto affermare che la campionatura sia parte integrante dell’offerta tecnica e, in quanto tale, debba essere aperta in seduta pubblica.

Consiglio di Stato, Sezione 3, Sentenza del 20 marzo 2019, n. 1853

Contratti della PA – Servizi di intercettazione – Contratti segretati – Procedura di affidamento
L’affidamento dei servizi di intercettazione rientra nell’ambito dei contratti secretati o che esigono particolari misure di sicurezza, potendo quindi essere ricondotto alla fattispecie di cui all’art. 162 del d.lgs. n. 50 del 2016, il cui comma 4 prevede che l’affidamento dei contratti di cui al presente articolo avviene previo esperimento di gara informale a cui sono invitati almeno cinque operatori economici, se sussistono in tale numero soggetti qualificati in relazione all’oggetto del contratto e sempre che la negoziazione con più di un operatore economico sia compatibile con le esigenze di segretezza e sicurezza.

Consiglio di Stato, Sezione 5, Sentenza del 20 marzo 2019, n. 1846
Appalto – Servizio di trasporto scolastico – Aggiudicazione definitiva – Impugnazione da parte dei concorrenti non aggiudicatari – Termine – Decorrenza dal momento in cui essi hanno ricevuto la comunicazione dell’aggiudicazione

La dichiarazione di efficacia della aggiudicazione non sposta in avanti il dies a quo del termine decadenziale per l’impugnazione del provvedimento di aggiudicazione definitiva. Il termine decadenziale deve essere computato a partire dalla comunicazione (Pec) del provvedimento di conclusione della procedura di selezione del contraente, quest’ultimo corrispondente alla aggiudicazione definitiva.

Consiglio di Stato, Sezione 5, Sentenza del 15 marzo 2019, n. 1710

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29/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Ppp, nuova guida del Dipe (Palazzo Chigi) e rilancio dell’assistenza tecnica alle Pa

Alessandro Arona

Scelta delle opere, bando, gara, gestione: tutto gratuito. Mario Scino (capo Dipe): «Colmare l’asimmetria a favore del privato»

Il Dipartimento per la programmazione economica di Palazzo Chigi (Dipe, struttura di supporto del Cipe) rilancia il suo ruolo di promozione e supporto al partenariato pubblico-privato (PPP). Attività storicamente svolta prima con l’Unità tecnica finanza di progetto e poi con le strutture interne del Nars.
Lo fa attraverso l’aggiornamento e ri-pubblicazione della nota guida «Partenariato pubblico privato (PPP): 100 domande/risposte», la cui precedente edizione risaliva al 2014, e che ora esce aggiornata con il Codice appalti 2016/2017 e le successive Linee guida Anac ed Eusostat sulla contabilizzazione del Ppp.
E lo fa rilanciando la sua attività di assistenza tecnica alle amministrazioni: gratuita e completa, dalla fase di “selezione” delle opere realizzabili in Ppp, alla prima strutturazione dei progetti, alla messa a gara, la valutazione delle offerte private, la negoziazione del contratto, la fase gestionale.
Ne parliamo con i due coordinatori della guida 100 domande/risposte, il capo del dipartimento (Dipe) Mario Antonio Scino, e il coordinatore Ppp e segretario del Nars, Gabriele Pasquini.
Avvocato Scino, dal vostro osservatorio, qual è lo stato di salute del project financing per opere pubbliche? Dal punto di vista quantitativo e qualitativo.
Rispetto al periodo immediatamente successivo all’entrata in vigore del Codice dei contratti pubblici del 2016, si è ravvisato nell’ultimo periodo un significativo incremento quantitativo e qualitativo dei progetti in PPP e in concessione.
Si ravvisa peraltro un ricorso molto elevato alla procedura a “iniziativa privata” per opere non previste negli atti programmatori dell’amministrazione: procedura che deve essere attentamente vagliata da parte dell’amministrazione ricevente, che deve valutare criticamente il progetto ed eventualmente proporre le necessarie modifiche. Elemento utile da ricordare è che il Progetto di fattibilità deve avere tutti i contenuti utili per una scelta consapevole dell’utilizzo del PPP.
Dottor Pasquini, com’è cambiato negli anni l’atteggiamento delle Pa verso il Ppp? L’impressione è che si sia passati da un’infatuazione acritica a una altrettanto eccessiva diffidenza. E’ migliorata la capacità della Pa di selezionare i progetti e valutare le proposte?
A nostro avviso si è innalzato il livello medio nella preparazione degli schemi contrattuali e dei PEF. È evidente che la mole di linee guida e di buone prassi – che sono state diffuse nell’ultimo decennio sia dagli esperti della Presidenza, sia dagli accademici, sia da tutte le altre istituzioni interessate a queste procedure (mi viene in mente ad esempio il contratto standard coordinato da MEF/Ragioneria a cui il DIPE ha dato un grosso contributo) – sta dando i suoi effetti positivi. C’è ad ogni modo ancora un’importante distanza tra le competenze della PA e quelle dei soggetti privati: tale asimmetria deve essere ancora colmata.
Mario Antonio Scino: «L’asimmetria informativa tra la Pubblica Amministrazione e le controparti private è uno dei punti chiave da risolvere. La conoscenza della materia, solitamente più limitata da parte dell’Amministrazione, consente molto spesso alla parte privata di avere una forza negoziale superiore per disegnare operazioni ad essa favorevoli. Tuttavia, tale condizione di forza è solo apparente; infatti, avere lo stesso standard comunicativo e di skill consentirebbe non solo di realizzare operazioni eque ma, soprattutto, di portarle a termine senza interruzioni, abbattendo la maggior parte dei rischi tra cui quelli legali ed amministrativi legati alla complessità del procedimento».
Avvocato Scino, qual è il ruolo dell’assistenza tecnica che fornisce il Dipe? Ad oggi, quanti progetti “assistete” all’anno? Per cosa vi chiedono aiuto?
Il DIPE svolge attività di assistenza a titolo gratuito alle pubbliche amministrazioni interessate, su richiesta di queste. L’assistenza può essere espletata durante tutto l’iter di realizzazione del progetto in PPP. L’attività di assistenza del DIPE viene svolta fornendo chiarimenti in risposta a quesiti, elaborando pareri con contenuti di natura tecnica, giuridica ed economico-finanziaria. Da quando le competenze della soppressa Unità tecnica finanza di progetto sono passate al DIPE abbiamo fornito assistenza a più di 70 amministrazioni. Oggi stiamo vagliando un paio di progetti in fase di gestione di estrema rilevanza per il Paese nel settore ospedaliero, e diversi ne abbiamo assistiti in questi ultimi mesi. L’aiuto maggiore in questi 3 anni? È stato diretto senz’altro all’interpretazione del Nuovo Codice: un esempio tipico è l’interpretazione corretta del limite del 49 per cento della contribuzione pubblica sul costo dell’investimento comprensivo di oneri finanziari. Se non si ricorre ai manuali Eurostat non è possibile darla, sulla versione di oggi di 100 d/r diamo la corretta spiegazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

29/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Imprese con concordato in bianco, dalla Corte Ue arriva l’ok all’esclusione dalle gare

Mauro Salerno

Ma la bozza di decreto Sblocca-cantieri anticipa le norme del codice delle crisi di impresa che invece prevedono l’ammissione alle procedure d’appalto

Mentre il decreto Sblocca-cantieri (ancora in bozza) tenta di anticipare l’applicazione delle norme previste dal nuovo codice di impresa che spingono verso l’ammissione alle gare delle imprese in crisi, la Corte Ue dà invece l’ok all’esclusione dalle gare d’appalto delle aziende che optano per la presentazione di un concordato in bianco. Le norme Ue, dice la Corte, non contengono divieti all’ipotesi di estrarre il cartellino rosso nei confronti di imprese che abbaino presentato domanda di concordato senza ancora aver messo a punto il relativo piano di rientro (cosiddetto «concordato in bianco»). La sentenza (relativa alla causa C101/18, depositata ieri) si riferisce al quadro normativo disciplinato dal vecchio codice (Dlgs 163/2006) e dunque dalla vecchia direttiva (2004/18), ma la sostanza non è cambiata e dunque la questione resta valida anche alla luce del nuovo codice.

Tutto nasce dai due diversi orientamenti giurisprudenziali (esclusione o meno) che si sono confrontati in assenza di una regolamentazione chiara. Tanto che la stessa sentenza della Corte, pur dando l’ok alla scelta di escludere dalle gare le imprese, ribadisce che è «altrettanto conforme al diritto dell’Unione e soprattutto al principio di uguaglianza nella procedura di aggiudicazione di appalti pubblici» sia «escludere» l’impresa «che ha presentato una domanda di concordato in bianco» che «non escluderlo».

La sentenza dunque sembra lasciare impregiudicate entrambe le opzioni, almeno fino alkl’entrata in vigore del nuovo Codice della crisi di impresa e della insolvenza dell’impresa (Ccii) con un’operatività, prevista per l’agosto 2020, che potrebbe però essere nella sostanza anticipata dal decreto Sblocca-cantieri varato «salvo intese» dal Governo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

29/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Costruzioni, Guzzetti “benedice” il polo nazionale delle infrastrutture

M.Fr.

Il presidente di Fondazione Cariplo: «il Paese ha bisogno di soggetti grandi, importanti e competitivi»

«Che ci siano anche in Italia le opportunità di avere nel settore infrastrutture grandi soggetti, importanti e competitivi, va molto bene». Giuseppe Guzzetti, presidente di Fondazione Cariplo (azionista di Cdp), commenta così, parlando ai giornalisti dell’Agenzia Radicor, l’ipotesi della nascita di un grande polo delle costruzioni che coinvolgerebbe oltre alle principali società del comparto anche Cassa depositi e prestiti. «È quello di cui il Paese ha bisogno», ha aggiunto, sottolineando però che è una questione che sarà valutata dagli amministratori di Cdp». «Gli azionisti di minoranza aspettano le proposte e le valutano», ha aggiunto, ricordando i grandi successi ottenuti anche all’estero «come il contratto di Salini negli Usa».
Il presidente di Cdp è intervenuto a Milano all’incontro promossa da Fondazione Cariplo su “Welfare di Comunità: diario di viaggio”. A margine dell’incontro, sempre in base alle dichiarazioni raccolte da Radicor, Guzzetti ha escluso che ci siano contrasti tra le strutture apicali interne a Cdp. «Non mi risulta che ci siano tensioni fra il presidente e l’amministratore delegato di Cassa Depositi e prestiti. Posso dirlo con certezza», ha affermato. «Che poi ci siano altri problemi in Cassa – ha aggiunto – su come si fanno le nomine questo è un altro discorso che non riguarda Tononi». Rispondendo alla domanda se il presidente Massimo Tononi resterà al suo posto, Guzzetti ha detto «assolutamente sì».

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29/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Ferrovia Napoli-Bari, Rfi aggiudica a Salini Impregilo il maxi lotto da quasi 700 milioni

Massimo Frontera

Assegnazione definitiva per il lotto Apice-Hirpinia di oltre 691 milioni. Resta in stand-by il lotto Frasso Telesino-Telese da 296 mln con Cmc prima in graduatoria

Salini Impregilo mette nel carniere il maxi-lotto del potenziamento della ferrovia Napoli-Bari mandato gara da Rfi. Un appalto integrato da quasi 700 milioni (esattamente 691,35 milioni) e dal quadro economico che sfiora il miliardo di euro, aggiudicato al valore contrattuale di 608 milioni di euro. L’appalto è stato aggiudicato – in via definitiva – con un risparmio di circa 83 milioni di euro (sempre che il costo non venga rettificato in corso d’opera). L’offerta presentata dalla cordata guidata dal big delle costruzioni era risultata prima nella graduatoria finale che è stata comunicata a dicembre scorso dalla commissione di gara.
La cordata con Impregilo Salini (capogruppo) include anche Astaldi e tre società di ingegneria: Rocksoil, Net Engineering e Alpina spa. La proposta ha ottenuto un punteggio complessivo di 88,37. Al secondo posto, si è piazzata la cordata con Pizzarotti, Ghella, Itinera, Salcef, Eds Infrastrutture (77,2 punti). Il progetto dell’intervento in questione, redatto da Italferr, è in totale variante al tracciato ferroviario esistente, ha una lunghezza di 18 chilometri, una pendenza del 12% e include diverse opere d’arte. I lavori prevedono, tra le altre cose, la galleria Grottaminarda (1.990 metri), la galleria Melito (4.409,5 metri), la galleria Rocchetta (6.549 metri), la nuova fermata Apice, la nuova stazione Hirpinia, oltre a quattro viadotti, di lunghezza variabile tra 230 e 705 metri. Il maxi-cantiere interesserà i comuni di campani di Ariano Irpino, Grottaminarda, Melito Irpino, Montecalvo Irpino, Flumeri e Frigento in provincia di Avellino e di Apice, S. Arcangelo Trimonte e Paduli in provincia di Benevento.
Per un appalto che si sblocca, ce n’è un altro, sempre sulla Napoli-Bari, che resta in stand by. Si tratta del lotto Frasso Telesino-Telese, del valore di quasi 270 milioni di euro (269,7 milioni). La graduatoria del punteggio vede in testa Cmc di Ravenna, con un punteggio che (dopo un conteggio rettificato dalla commissione di gara in un secondo tempo) supera di poco quello di Salini Impregilo, capogruppo di una cordata con Astaldi, Sifel e Clf. Su questa gara Salini Impregilo ha ingaggiato un braccio di ferro legale, ancora in corso. La storia è spiegata qui.
Rfi ricorda che con questo appalto «si aggiunge un altro importante tassello nell’ambito della realizzazione della nuova linea Napoli-Bari, che conferma l’accelerazione dei vari step dell’iter resa possibile dal lavoro del Commissario: sui tratti Napoli-Cancello e Cancello-Frasso i lavori sono stati già consegnati alle imprese aggiudicatarie». Circa il lotto Frasso-Telese, Rfi riferisce che «è in fase di aggiudicazione». La tratta Telese-S. Lorenzo ha visto la conclusione della Conferenza di Servizi, conferenza di servizi che è invece ancora in corso sulla tratta San Lorenzo Maggiore-Vitulano (Benevento). Infine, «è stata ultimata la progettazione definitiva e sono stati avviati i relativi iter autorizzativi per le tratte Hirpinia-Orsara ed Orsara-Bovino. I bandi di gara relativi agli ultimi lotti rimanenti saranno pubblicati entro il 2020». La nuova linea Napoli-Bari, ricorda sempre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

29/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Crisi Cmc, Toninelli garantisce «erogazione rapida» dei primi 12 milioni alle imprese fornitrici della coop in Sicilia

Mau.S.

L’Anas, si legge in una nota, pagherà già dalla prossima settimana al termine delle verifiche tecniche

Una erogazione rapida dei primi 12 milioni direttamente da Anas alle imprese fornitrici, «erogazione che potrà prendere materialmente avvio già dall’inizio della settimana prossima, espletate tutte le verifiche tecniche, e un confronto costruttivo di merito che prosegue sul piano concordatario di Cmc, sui debiti pregressi da saldare e sulle soluzioni di prospettiva per il completamento dei lavori». L’annuncio arriva direttamente dal ministero delle Infrastrutture al termine di un’altra seduta del tavolo di lavoro dedicata al tentativo di rilancio dei grandi cantieri del gruppo ravennate in Sicilia.

Al tavolo allargato , spiega la stessa nota, erano presenti, assieme ai rappresentanti del dicastero di Porta Pia, anche il Mise, il Mef, i vertici Anas, con l’Ad Massimo Simonini, e tutti gli stakeholder interessati ai lavori sulla Statale 640 Caltanissetta-Agrigento e sulla 189 Palermo-Agrigento, dalla stessa Cmc alle imprese fornitrici, fino al Consorzio Integra e alla Regione Siciliana.

S è discusso anche « delle soluzioni da mettere in campo per consentire una accelerazione dei lavori, con il duplice scopo di portare a compimento nel più breve tempo possibile infrastrutture fondamentali per la Sicilia, dando inoltre respiro al tessuto imprenditoriale locale che sta soffrendo per la crisi del general contractor romagnolo».

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