Rassegna stampa 28 marzo 2019

28/03/2019 – Alto Adige

Alperia, iniziata la battaglia per le nomine nei consigli

maurizio dallago Bolzano. Eccoci ad Alperia. Primo banco di prova per il sottogoverno targato Svp-Lega – dopo le nomine in consiglio provinciale e regionale – con l’ aggiunta che i conti questa volta bisogna farli anche con le amministrazioni di centrosinistra di Bolzano e Merano. Queste ultime non intendono perdere il loro peso nel colosso energetico che anche domani presenterà un bilancio 2018 piuttosto corposo. Bilancio che ha visto chiudersi l’ anno precedente con ricavi di oltre 1,1 miliardi di lire, un utile netto di 25,2 milioni e 21 milioni dei dividendi ai soci. Ovvero, la Provincia con il 46,38% delle quote, i Comuni di Bolzano e Merano con il 21% a testa e la Selfin (Comuni altoatesini e Comunità comprensoriali senza le due città principali) con l’ 11,62%. Sarà battaglia. Con l’ approvazione del bilancio 2018 si chiudono i 3 anni di carica per i 6 membri del consiglio di sorveglianza e per i 6 componenti del consiglio di gestione. Intorno al 10 di maggio prossimo l’ assemblea dei soci che procederà alle nomine. Da qui a quella data la scelta finale. E le grandi manovre sono già iniziate. Giuliano Vettorato mette le mani avanti. La Lega non vuole stare alla finestra. «Pronto a fare le mie proposte, con nomi di livello», sottolinea l’ assessore provinciale all’ energia. «Dopotutto la maggioranza in giunta provinciale è cambiata e la Provincia è il socio principale in Alperia», ancora Vettorato. Dal canto loro i Comuni di Merano e Bolzano non hanno intenzione di cambiare i loro rappresentanti nei due consigli. «Per me vanno bene quelli che ci sono, visto che non hanno raggiunto il limite dei tre mandati», spiega il sindaco del capoluogo, Renzo Caramaschi.Gli attuali consigliNel consiglio di sorveglianza troviamo oggi Mauro Marchi (presidente e rappresentante del Comune di Bolzano ed esponente di lungo corso del centrosinistra), Luitgard Spögler (vicepresidente indicata dalla Provincia) ed ancora Maurizio Peluso (Comune di Merano), Helmuth Moroder scelto dal Comune capoluogo, Manfred Mayr indicato da Selfin e Sabine Fischer indicata dalla Provincia. Stando ai compensi pubblicati sul sito del Comune di Bolzano, a Marchi sono andati per questo incarico 87.500 euro nel 2016 e 63 mila euro nel 2017. A Moroder 27 mila euro nel 2016 e altrettanti nel 2017. Nel consiglio di gestione siedono oltre al direttore generale Johann Wohlfarter e al vicedirettore generale Paolo Acuti, il presidente Wolfram Sparber indicato dalla Provincia com anche Siegfried Pohl. Mentre il Comune di Merano aveva scelto Giuseppina Martelli (vicepresidente) e Renate König. Tre anni fa fu tutto più facile.La Selfin aveva allora meno peso in Alperia, la Svp bolzanina non avanzò pretese e soprattutto il Pd governava in Provincia e nei Comuni di Bolzano e Merano. Oggi comporre il mosaico delle nomine nel colosso energetico è più difficile.

28/03/2019 – Il Resto del Carlino (ed. Modena)
Cpl realizzerà impianto di cogenerazione a Pero

CONCORDIA ACCORDO PUBBLICO PRIVATO
– CONCORDIA – LA MULTINAZIONALE tedesca dell’ energia E.On ha scelto Cpl Concordia per il primo impianto pubblico di energia elettrica e calore. E.On e Cpl si sono aggiudicate la realizzazione e la gestione del nuovo impianto di cogenerazione da 2 mw destinato alla produzione di energia elettrica a servizio dell’ impianto di depurazione della società Gruppo Cap, a Pero, e alla produzione di calore per le utenze servite dalla rete di teleriscaldamento di Net. E.On, uno dei principali operatori energetici in Italia, e Cpl Concordia, multiutility dell’ energia, hanno firmato l’ importante accordo di partenariato pubblico-privato, il primo in Italia tra due società private e due pubbliche, col Gruppo Cap, gestore del servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano, e NuovEnergie Teleriscaldamento (Net), società di gestione delle attività di teleriscaldamento partecipata dai Comuni di Rho, Pero e Settimo Milanese. Secondo quanto stipulato, E.On e Cpl Concordia realizzeranno e gestiranno l’ impianto per la produzione di energia elettrica destinata al fabbisogno del depuratore e di calore (acqua calda) destinato alle reti di teleriscaldamento di Net per un periodo di 15 anni. L’ intervento di efficienza energetica sarà sviluppato congiuntamente da E.On e Cpl Concordia come ESCo, assumendosi quindi l’ onere dell’ investimento. La procedura si è svolta utilizzando il codice dei contratti pubblici, relativo alla finanza di progetto, e risulta innovativa perché per la prima volta a livello nazionale la proposta è stata fatta a due amministrazioni congiuntamente, Cap e Net appunto. Il nuovo impianto di cogenerazione garantirà un funzionamento efficiente e competitivo, consentendo un significativo risparmio energetico e economico per Cap e Net e al contempo una minore produzione di emissioni inquinanti come gas climalteranti. Grazie alla soluzione di cogenerazione verranno forniti a Gruppo Cap e Net ogni anno circa 13 gwh di energia elettrica e circa 13 gwh di energia termica; l’ entrata in servizio è prevista per la fine del 2020. v.b.

28/03/2019 – Italia Oggi
Sogei, nel 2018 utile netto di 27,8 milioni di euro

Secondo il Report integrato della società, il valore della produzione è pari a circa 528 milioni di euro. Nel Piano industriale 2019-2021, approvato dal cda, prevista l’assunzione di 114 persone nel prossimo triennio

Valore della produzione di circa 528 milioni di euro e utile netto di 27,8 milioni di euro, interamente versato nelle casse dello Stato. Questi i dati principali, relativi all’anno 2018, del Report Integrato di Sogei, presentato per il secondo anno consecutivo.
“Viene così confermato, anche nel 2018, il ruolo di principale player di riferimento di servizi Ict della pubblica amministrazione italiana, come testimoniano i risultati ottenuti nello sviluppo e nella realizzazione di progetti altamente strategici come il 730 precompilato, il Fascicolo sanitario elettronico (Fse), la Fatturazione elettronica, l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (Anpr)”, sottolinea Sogei.
Nel Piano industriale 2019-2021, approvato dal cda, prevista l’assunzione di 114 persone nel prossimo triennio

 

28/03/2019 – ANSA

Tav: niente referendum, lite Chiamparino-Salvini

Governatore Piemonte, opinione dei cittadini fa paura

Non si farà la consultazione popolare sulla Tav chiesta dalla Regione Piemonte. Lo rende noto il governatore Sergio Chiamparino. “Ho ricevuto la risposta del ministro Salvini – spiega – con la quale non si autorizza lo svolgimento della consultazione popolare, prevista dall’articolo 86 dello statuto regionale” nell’Election day del 26 maggio. “Evidentemente – aggiunge Chiamparino – l’opinione dei cittadini fa paura”.

“Ringrazio il ministro – aggiunge Chiamparino – che, valutando degna di considerazione la nostra proposta, fa riferimento a un non meglio precisato quadro legislativo nazionale e regionale che non contemplerebbe tale accorpamento.

In assenza però di riferimenti normativi precisi, – conclude il governatore del Piemonte – ritengo che semplicemente non si sia voluta esprimere la volontà politica di far pronunciare i cittadini, trovando le modalità tecniche per farlo senza costi aggiuntivi per la comunità, su un tema così importante per il Piemonte come quello della Tav”.

Salvini ha respinto l’accusa: “Chiamparino non capisce o fa finta di non capire. Il referendum sul Tav non posso convocarlo, ma andrei a votare domani mattina. La responsabilità è della Regione. Sono Chiamparino, il Pd e la sinistra a non averlo reso possibile. Era potere di Chiamparino prevederlo ma non l’ha fatto. Convochi la consultazione, se è certo di conoscere norme che lo consentono”. La consultazione popolare su uno specifico tema è prevista dall’articolo 86 dello statuto della Regione Piemonte, ma Salvini ha spiegato, nella lettera al governatore “che l’attuale quadro normativo nazionale e regionale che disciplina la materia non contempla l’accorpamento con le elezioni europee, amministrative e regionali”. Una spiegazione che non ha convinto Chiamparino: “Non c’è norma regionale che lo impedisca, quelle nazionali non sono precisate, ma tant’è. I cittadini fanno paura”. Con il 50% pagato dall’Europa, la Tav costerebbe all’Italia circa 500 milioni in meno poiché la quota per la parte transnazionale della nuova ferrovia scenderebbe da 2,98 a 2,48 miliardi di euro. “Ottima notizia – ha commentato Salvini – e un motivo in più per farla”. RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

28/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Opere in stallo, da Regione e Comune arriva l’ok a nuovo progetto per la Tangenziale di Bologna

Q.E.T.

Convergenza sulla «Soluzione A Evoluta» che prevede la realizzazione della corsia di emergenza nel tratto urbano dell’A14 e il potenziamento a tre corsie della tangenziale

A una settimana dall’incontro a Roma al Ministero dei Trasporti, gli enti locali bolognesi sciolgono l’ultimo nodo relativo al progetto del Passante di Bologna. Regione, Città metropolitana e Comune hanno, infatti, individuato nell’opzione «A evoluta» quella «più accettabile» per la realizzazione dell’opera: comporta la realizzazione della corsia d’emergenza nel tratto urbano dell’A14, il potenziamento della tangenziale con la realizzazione di una terza corsia dallo svincolo 3 al 13 con un breve tratto a 4 tra il 6 e l’8 in
carreggiata sud e tra l’8 e l’immissione in A13 in quello nord.

«Siamo pronti, non ci sono più alibi», ha spiegato il governatore Stefano Bonaccini, augurandosi «che possa arrivare il prima possibile la convocazione della Conferenza dei Servizi». Il via libera all’opzione «A evoluta» è stato condiviso «in un incontro con le associazioni economiche e sindacali», ha ricordato il sindaco Virginio Merola. Il primo cittadino si è detto certo «che Toninelli onorerà l’impegno di aprire la Conferenza, dove entreremo nel merito, in modo da arrivare a un esito concreto a questa vicenda».

Per quanto riguarda l’A14 la cosiddetta «Soluzione A Evoluta» prevede l’allargamento dell’autostrada passando dalle tre corsie attuali (con una delle tre “dinamica”, che può essere emergenza o marcia) a tre corsie di marcia più corsia di emergenza stabile. Un’idea che era già presente nel progetto Aspi da 715 milioni ci cui oggi si vorrebbero invece ridurre i costi. Da questo punto di vista la novità della soluzione «A Evoluta» si ritrova sulla tangenziale (che scorre esternamente alla A14): il progetto 2017 prevedeva il passaggio da due corsie più emergenza a tre corsie più emergenza, quello di oggi prevede solo tre corsie di marcia (senza emergenza), dunque con un minore (minimo) allargamento di sedime e un risparmio di costi di circa 120 milioni di euro, risorse che saranno utilizzate (con oneri sempre a carico di Aspi) per realizzare opere di mobilità sostenibile (piste ciclabili) e viabilità di adduzione, nel Comune di Bologna e nei centri dell’hinterland.

Il progetto sui c’è stata ieri la convergenza degli enti locali dell’Emilia Romagna, riassume infatti una nota della Regione, prevede «la realizzazione della corsia d’emergenza nel tratto urbano dell’A14, un potenziamento della tangenziale di Bologna, con la realizzazione della terza corsia nel tratto tra lo svincolo 3 (interconnessione ramo verde/Casalecchio) e lo svincolo 13 (San Lazzaro), con l’obiettivo di aumentare la capacità dell’infrastruttura, e un ampliamento a quattro corsie, in carreggiata sud tra gli svincoli 6 e 8 e in carreggiata nord tra lo svincolo 8 e l’immissione alla A13, per riportare livelli di efficienza ottimi sulle tratte».

La Regione spiega nella nota anche perchè sarebbe stata l’altra proposta avanza nell’incontro con Toninelli. «Per quanto riguarda una diversa soluzione proposta dal Governo, indicata come soluzione A (senza corsia di emergenza in A14) – si legge nella nota -, l’elevata incidentalità della tratta autostradale, che si registra negli ultimi anni, impone di considerare non rinviabile la realizzazione della corsia di emergenza in aggiunta alle tre corsie attuali, con trasformazione della corsia dinamica in corsia di marcia lenta.
Tanto più che non procedere a tale intervento ne precluderebbe la realizzazione in futuro, a meno di non far fronte a un ulteriore cantiere dagli impatti rilevanti sul traffico e consistenti ricadute sulla viabilità ordinaria, oltre che in termini di emissioni».

Ma non c’è solo il Passante di Bologna tra le priorità dell’Emilia-Romagna. La Regione ha
invitato il Governo a sbloccare anche altre due opere «complementari al sistema tangenziale-autostradale» del capoluogo: l’ampliamento della quarta corsia sull’A14 fino alla diramazione per Ravenna e della terza corsia sulla A13 tra Bologna Arcoveggio e Ferrara Sud. Interventi giudicati «indispensabili» e «in un avanzato stadio di approvazione».

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28/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Quadrilatero, Astaldi riapre i cantieri della Perugia-Ancona. Pedemontana Marche, apertura entro l’anno
Q.E.T.
Anas e Quadrilatero hanno approvato l’atto aggiuntivo e disposto il riavvio dei lavori che erano stati sospesi a causa della crisi di Astaldi
Astaldi, principale affidataria del general contractor Dirpa 2 ha riaperto i cantieri del completamento del della direttrice stradale Perugia-Ancona, nell’ambito del progetto Quadrilatero Marche-Umbria. Lo comunica l’Anas specificando che i lavori sono ripresi lungo la statale 76 “della Val d’Esino” e sulla Pedemontana delle Marche. «I cantieri – assicura l’ente Strade – potranno gradualmente tornare a regime nelle prossime settimane».
«Gli interventi – spiega sempre la nota Anas – erano stati sospesi a causa della crisi di Astaldi, assoggettata alla procedura di concordato in continuità aziendale. Nei giorni scorsi Anas e società Quadrilatero hanno approvato l’atto aggiuntivo che, a valori economici invariati, ha disposto il riavvio dei lavori con aggiornamento dei tempi necessari per ultimare le opere».
Sulla direttrice Perugia-Ancona i cantieri riguardano il completamento degli ultimi due tratti da raddoppiare, per una lunghezza complessiva di 21,3 km, di cui 7,4 km tra Fossato di Vico e Cancelli e 13,9 km tra Albacina e Serra San Quirico, che comprendono complessivamente 15 gallerie, per 13 km totali. La nuova carreggiata è realizzata ed è in corso l’ammodernamento di quella esistente. In particolare, per il tratto Fossato di Vico-Cancelli l’apertura al traffico è prevista in estate, mentre le opere complementari (finiture, sistemazioni idrauliche, opere in verde, ecc.) saranno ultimate entro l’anno.
Nel tratto Albacina-Serra San Quirico i lavori comprendono anche gli ulteriori interventi, recentemente approvati e finanziati dal Cipe, per l’adeguamento agli standard Ue delle reti Ten-T delle gallerie esistenti Gola della Rossa e San Silvestro, entrambe in carreggiata Sud.
Entro l’anno, assicura l’Anas, è prevista l’apertura al traffico del primo tratto della Pedemontana delle Marche. Si tratta del collegamento di 8 chilometri che parte dall’innesto sulla statale 76 Val d’Esino in prossimità di Fabriano, località Pian dell’Olmo, e termina con lo svincolo di Matelica in località Pian dell’Incrocca. Nei lavori è prevista anche la realizzazione della bretella di collegamento lunga 1,2 chilometri tra la SS77 e la SP209 “Valnerina” in località La Maddalena, nel Comune di Muccia.
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28/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Raggruppamenti, una delle imprese non ha requisiti proporzionati ai lavori da eseguire? Tutti fuori gara

Mauro Salerno

Il Consiglio di Stato, in Adunanza Plenaria, chiude le porte alla possibilità che la qualificazione posseduta dal gruppo possa controbilanciare i deficit (anche minimi) delle singole ditte

Se una delle imprese partecipanti a un raggruppamento di costruttori non possiede i requisiti sufficienti a eseguire la quota di lavori dichiarati con l’offerta l’intero team va escluso dalla gara. Senza nessuno spazio di valutazione relativo all’entità (magari minima) del deficit di qualificazione e alla possibilità che un’altra (o tutte le altre) imprese del gruppo possano coprire il gap essendo in possesso di requisiti «sovrabbondanti» rispetto a quelli richiesti dal bando. Con la sentenza n. 6/2019, depositata ieri, il Consiglio di Stato scrive la parola fine sul dibattito relativo alla proporzione tra quote di partecipazione ai gruppi, possesso di requisiti di qualificazione e quote di esecuzione dei lavori.

Se già da tempo è arrivato il via libera rispetto alla possibilità di sganciare la quota di partecipazione al raggruppamento da quella di esecuzione dell’appalto, rimaneva da “sminare” l’altro termine della questione. Cioè la possibilità che l’eventuale gap di qualificazione di una delle imprese partecipanti al gruppo, rispetto alla quota di lavori da eseguire dichiarata con l’offerta, potesse essere colmato dal raggruppamento senza recare pregiudizi per la stazione appaltante. I giudici di palazzo Spada, riuniti in Adunanza Plenaria, cioè nella formazione deputata a dirimere le questioni più spinose, ha chiuso le porta a questa ipotesi. Per i giudici, che rigettano fin dalla sentenza l’obiezione di aver scelto l’ipotesi più formalistica, le norme attuali non lasciano spazio a valutazioni diverse.

La questione nasce nel corso di una gara per la manutenzione del manto di un tronco autostradale. Uno dei gruppi viene escluso perché, all’interno del team è presente un’impresa che possiede una qualificazione (Og3 con classifica fino a 3,5 milioni) insufficiente a coprire la quota di lavori da eseguire pari a 4,144 milioni (14% del valore dell’appalto).

Il raggruppamento, orizzontale, fa ricorso, richiamando il dettato di alcune sentenze che, in casi analoghi, hanno negato l’obbligo di escludere dalla gara i raggruppamenti al ricorrere di tre precise condizioni. La prima è che lo scostamento tra il requisito di qualificazione dichiarato e la quota di lavori per la quale l’operatore si è impegnato non sia eccessivo. La seconda che il raggruppamento nel suo complesso sia comunque in possesso dei requisiti sufficienti a coprire l’intero ammontare dell’appalto. La terza che il raggruppamento abbia la forma di raggruppamento orizzontale. Tutte condizioni ricorrenti nel caso specifico, visto che il gap di qualificazione era inferiore al 5% dell’ammontare dei lavori da eseguire.

Il Tar (Emilia Romagna, sentenza 206/2018) conferma l’esclusione. Il Consiglio di Stato chiama invece in causa l’Adunanza Plenaria, chiedendo di risolvere il conflitto di sentenze che vedono da un lato alcune pronunce di stampo più “formalistico”, che dunque impongono rigorosa equazione tra requisiti posseduti e quote di lavori da eseguire. Dall’altro sentenze di carattere più “sostanzialistico”, che ammettono lievissimi scostamenti senza pregiudizi per le stazioni appaltanti, se il raggruppamento nel suo complesso è in grado di coprire tutti i requisiti richiesti dal bando.

L’Adunanza Plenaria condivide il primo dei due orientamenti .«Nel senso – si legge nella sentenza – che la mancanza del requisito di qualificazione in misura corrispondente alla quota di lavori alla quale si è impegnata una delle imprese costituenti il raggruppamento in sede di presentazione dell’offerta è causa di esclusione dell’intero raggruppamento dalla gara». «E ciò – si legge ancora – senza che possano rilevare altre e diverse considerazioni, quali la natura del raggruppamento, l’entità minima dello scostamento e, in particolare, la circostanza che il raggruppamento nel suo insieme sia in possesso del requisito di qualificazione sufficiente all’esecuzione dell’intera quota dei lavori».

Secondo i giudici le norme (art. 92 del Dpr 207/2010 ancora in vigore) riconoscono ai raggruppamenti la possibilità di suddividere in piena libertà le quote di lavori tra le imprese con un paletto ben preciso: il rispetto dei requisiti di qualificazione posseduti dalle singole imprese.

A questa conclusione, rilevano i giudici, si arriva semplicemente attraverso «l’ìnterpretazione letterale del testo normativo (che, invero, non offre in sé elementi di incertezza all’interprete)» e dunque non lascerebbe spazio a interpretazioni “sostanziali”. Inoltre, questa conclusione, si legge ancora nella sentenza «risulta del tutto coerente con la natura e la finalità dei requisiti di qualificazione» che è quella di«rassicurare la stazione appaltante» sulla «serietà, professionalità e capacità imprenditoriale» della singola impresa « in ordine alla realizzazione di quella parte di lavoro che potrebbe, in caso di esito positivo della gara, essergli affidata».

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28/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
La risoluzione contrattuale per violazione del codice etico legittima l’esclusione per illecito professionale

Mauro Salerno

Sentenza del Tar Lazio: spetta alla stazione appaltante valutare la rottura del rapporto di fiducia con l’impresa

La risoluzione del contratto per violazione del codice etico della stazione appaltante rappresenta una causa legittima di esclusione di futuri appalti banditi anche da altre amministrazioni. È quello che ha precisato il Tar Lazio con la sentenza n. 3910/2019, depositata il 25 marzo.

A far sorgere la questione l’esclusione di una società di engineering dalla gara per un accordo quadro bandita da Consip. Con un cartellino rosso motivato da tre risoluzioni contrattuali in cui era incappata la società di ingegneria per violazione del codice etico delle stazioni appaltanti.

Il Tar ha bocciato il ricorso, riconoscendo la legittimità dell’esclusione. nella sentenza si ricorda in particolare che l’esclusione «per deficit di fiducia è frutto di una valutazione discrezionale della stazione appaltante» sui cui i giudici amministrativi possono intervenire solo per verificare «l’apparente correttezza del giudizio» senza poter sostituirsi alle valutazioni delle amministrazioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

28/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Concessioni, gli aumenti dei pedaggi trainano i ricavi di Sias (gruppo Gavio)

M.Fr.

La società ha chiuso il bilancio 2018 con un giro d’affari di 1,2 miliardi (+7%) e 264 milioni di utili (+11,2%). Itinera: produzione a 58,1%

I «ricavi netti da pedaggio» di Sias, società controllata di Astm (Gruppo Gavio), sono stati pari a 1.103,3 milioni di euro nel 2018, superiori di 86 milioni di euro all’anno prima (pari a un incremento dell’8,46%). Al risultato hanno contribuito i ricavi della concessionaria Autovia Padana relativi al periodo marzo-dicembre 2018 (+51,2 milioni di euro), il riconoscimento a decorrere dal 1° gennaio 2018, degli adeguamenti tariffari (+31,4 milioni di euro) e la crescita dei volumi di traffico e del mix traffico/tariffa «veicoli leggeri» e «veicoli pesanti» (+3,4 milioni di euro). A questo si aggiungono altri «canoni attivi e altri ricavi accessori», pari a 31,8 milioni di euro.
Si legge in una nota con la quale la società ha comunicato i numeri di dati dell’esercizio 2018, che evidenzia indicatori in crescita. Il giro d’affari complessivo si attesta a circa 1.216,6 milioni di euro, in crescita del 7% rispetto alla cifra di 1.136,7 milioni dell’anno prima. Il fatturato si deve per la quasi totalità ai «ricavi del settore autostradale», pari a 1.135,1 milioni di euro, con un incremento di quasi l’8,4% rispetto al business dell’anno prima, che si è attestato a 1.047,4 milioni di euro.
La società ha però messo a segno un tasso di incremento ancora maggiore per quanto riguarda l’utile, che nel 2018 si attesta a 264,5 milioni di euro, in crescita dell’11,2% rispetto ai 237,8 milioni dell’anno prima. All’assemblea convocata il 15 maggio il cda proporrà un dividendo di 0,535 euro per azione e un dividendo complessivo di 0,70 euro per un controvalore totale di 159,3 milioni di euro. In crescita anche l’Ebitda (+6,2%) mentre l’indebitamento finanziario netto migliora del 5,3 per cento.
Tra i principali “highlights” dell’attività delle concessioni autostradali, la società segnala un incremento di 112 km della rete gestita in Italia e un incremento del traffico veicolare dell’8,55% (“veicoli leggeri” +6,70%, “veicoli pesanti” +14,29%). L’Ebitda del settore autostradale (Italia) si attesta a 738 milioni (+6,48%). Per quanto riguarda la rete autostradale gestita in Brasile attraverso Ecorodovias, la società comunica un incremento di 850 km di rete gestita (per un totale di 2.650 km), un leggero incremento di traffico (+1,7%) e un Ebitda di 1.761 milioni di reais (+0,7%).
I costi operativi, pari a 468,9 milioni di euro, sono in crescita di 36 milioni, dovuti per 30,9 milioni alla Autovia Padana (relativi al periodo marzo-dicembre 2018) e per 5 milioni di euro a maggiori costi di manutenzione e servizi invernali. In ragione di questi costi «il margine operativo lordo è pari a 747,6 milioni di euro ed evidenzia una crescita di 43,8 milioni di euro che riflette le variazioni intervenute nei settori di attività nei quali opera il Gruppo». «In particolare – spiega ancora la nota della società – tale risultato riflette la crescita del margine operativo lordo del “settore autostradale” (+44,9 milioni di euro), cui corrisponde la flessione dei c.d. “settori ancillari” (-1,1 milioni di euro). In particolare, per quanto concerne il “settore autostradale”, tale variazione è ascrivibile per 22,9 milioni di euro alla gestione con decorrenza 1° marzo 2018 della tratta A21 Piacenza-Cremona-Brescia e per 22 milioni di euro all’accresciuta marginalità delle restanti concessionarie autostradali».
Il gruppo comunica che nel corso del 2018 («a seguito della registrazione da parte della Corte dei Conti dei decreti interministeriali di approvazione, sono diventati efficaci gli atti aggiuntivi che recepiscono l’aggiornamento dei piani finanziari per il quinquennio 2014-2018 delle concessionarie Autostrada dei Fiori Spa – Tronco A10, Salt Spa – Tronco A12 e Sav Spa, firmati nel corso del 2018». «Risulta ancora pendente», aggiunge la nota, la registrazione da parte della Corte dei Conti «degli atti relativi ai piani finanziari delle concessionarie Autostrada dei Fiori Spa – Tronco A6 e Salt – Tronco A15». Per quanto riguarda il periodo 2019-2023, la società ricorda che i piani finanziari devono ricevere l’approvazione del Mit entro il 30 giugno 2019».
In crescita anche l’attività di Itinera (controllata Astm ), il cui valore della produzione cresce del 58,1% rispetto all’anno prima (incremento principalmente ascrivibile a «una considerevole crescita dei volumi di attività» e al consolidamento di 12 mesi del Gruppo Halmar), attestandosi a 633 milioni di euro. In crescita, del 40%, anche il portafoglio lavori, che si attesta a 4,9 miliardi di euro (di cui il 65% all’estero). La “pipeline” complessiva delle attività della società, « tra pre-qualifiche effettuate e gare in fase di redazione o in attesa di esito ammonta complessivamente a circa 3,2 miliardi di euro di cui circa il 12% negli Stati Uniti, il 12% per progetti in Europa dell’est, il 31% per progetti in Italia ed il 45% nel Middle East». Le informazioni si ricavano dalla notadella società relativa al perimetro di Astm. n© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

28/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Terzo valico, Cmc perde il maxi-lotto da 343 milioni (a beneficio di Astaldi)

Massimo Frontera

Cociv ha revocato l’aggiudicazione alla cordata guidata dalla coop di Ravenna, disponendo lo scorrimento in graduatoria: al secondo posto c’è Astaldi

Un altro colpo per Cmc, la storica cooperativa muratori e cementisti di Ravenna, attualmente in concordato, di cui potrebbe avvantaggiarsi Astaldi, altro gruppo in difficoltà. Dopo aver ottenuto, appena pochi giorni fa dal Tribunale l’autorizzazione allo scioglimento del contratto con Cdp per la realizzazione della sede dei servizi segreti, la coop ravvennate – più precisamente l’intero raggruppamento di cui è a capo insieme alle imprese Sposato Costruzioni e Icm – si è vista revocare dal Cociv un ricco appalto relativo al lotto “Interconnessione Voltri e completamento Polcevera” del Terzo valico, pubblicato nel dicembre 2017 con una base d’asta di oltre 343 milioni.
La graduatoria viene definita a maggio 2018 e vede al primo posto il raggruppamento della coop di Ravenna, grazie a un’offerta economica risultata anomala. Tuttavia, la commissione di gara, dopo gli approfondimenti di rito, ha ritenuto congrua l’offerta, e il 4 ottobre 2018 ha aggiudicato l’appalto alla coop in via provvisoria. Poi la gara si è fermata, mentre sono invece emerse le difficoltà della cooperativa, con l’acutizzarsi di una crisi di liquidità che ha portato al concordato preventivo (dal dicembre scorso). Il prossimo 30 marzo è in calendario l’assemblea della coop, chiamata a decidere sul piano di crisi aziendale. E intanto non sono mancate manifestazioni di interesse per rilevare rami d’azienda (e relative commesse in portafoglio).
Intanto, però, il 22 marzo scorso, il comitato direttivo del Cociv ha disposto la revoca dell’aggiudicazione, disponendo contestualmente «di procedere allo scorrimento della graduatoria e, pertanto, di interpellare i concorrenti successivamente graduati ai fini dell’individuazione del nuovo aggiudicatario e dell’espletamento delle inerenti verifiche». Le motivazioni non sono state indicate nella comunicazione all’esterno fornita da Cociv.
Sfuma, pertanto, per la coop ravennate un appalto plurimilionario che avrebbe fatto comodo in questa congiuntura. La cattiva notizia per Cmc è invece una opportunità per Astaldi, che nella gara per lo stesso lotto del Terzo valico si è piazzato al secondo posto nella graduatoria, immediatamente dietro a Cmc, con una offerta economica non anomala (e che pertanto non richiede la giustificazione dell’offerta).
Per completezza, va ricordato che nella graduatoria finale del lotto Voltri-Polcevera figurano gli altri quattro raggruppamenti seguenti. al terzo posto c’è Pavimental (società in house del gruppo Autostrade); al quarto posto c’è il raggruppamento composto da Europea 92, Consorzio stabile Infratech e Consorzio stabile Medil. Al quinto posto c’è il raggruppamento dell’impresa Pizzarotti di Parma con Collini Lavori. Infine, al sesto posto c’è Toto Costruzioni Generali Gruppo Toto). A parte Cmc, nessuno degli altri gruppi in gara ha presentato offerte economiche risultate anomale.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

28/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Cassazione: illegittimo frazionare i valori di «immissione» degli impianti per ottenere l’ok ambientale

Andrea Magagnoli

I paletti sulle autorizzazioni ambientali stabiliti in una recente sentenza della Suprema Corte

La corte di cassazione con la sentenza n.12268/2019, depositata lo scorso 20 marzo, delinea i contorni della normativa applicabile, nel caso in cui si vogliano collocare impianti idonei a generare immissioni nell’ambiente circostante.

La legislazione, quando si trova a dovere disciplinare il caso di impianti potenzialmente dannosi per la comunità, prevede un ben preciso obbligo per chi intenda procedere alla loro realizzazione di richiedere alla Regione un’apposita autorizzazione, ovvero un atto concessorio che consenta di procedere all’edificazione di manufatti in zone popolate ed i cui abitanti potrebbero riportare danni.

Ma in che cosa consiste tale autorizzazione? Si tratta di un atto, che, come tutti gli atti autorizzativi si fonda su di una verifica positiva di certi presupposti.
In particolare l’ente pubblico preposto, la Regione nel caso di specie, deve procedere all’esame oggettivo della situazione ambientale e territoriale dell’area in cui saranno realizzati gli impianti. Dall’esame complessivo di tale situazione, deve risultare evidente come siano del tutto inverosimili pericoli per la zona circostante, e che risulti evidenti che non si possano ritenere configurabili eventuali e potenziali danni per la comunità stanziata nella zona circostante agli impianti di cui si procede alla realizzazione.

In tale caso e solo in tale caso, l’ente pubblico preposto alla verifica della situazione di fatto, potrà procedere al rilascio dell’autorizzazione la quale nel disegno della normativa costituisce un presupposto necessario per la legittima edificazione degli impianti.
La normativa, non tralascia il caso in cui tale autorizzazione non sia stata concessa ma gli impianti vengano ugualmente realizzati. I in tali casi viene prevista l’applicazione di specifiche sanzioni penali, previste anche nel caso in cui l’ autorizzazione sia stata effettivamente concessa ma nel corso dell’esecuzione delle opere i limiti in essa contenuti vengano superati, configurandosi anche in tale caso la commissione di un reato.

Nella sentenza in commento, viene posto l’accento anche sul trattamento che deve esser riservato al caso in cui gli impianti, per i quali era stata richiesta l’autorizzazione, vengano artificiosamente separati, al fine di evitare che il cumulo delle loro immissioni possa dare luogo al superamento dei limiti previsti dalla legislazione, la condotta come risulta evidente consente di mantenere i valori relativi alle immissioni al di sotto di quelle previsti dalla normativa evitando cosi la conseguente responsabilità penale

In tale caso per porre rimedio all’ eventuale condotta illegittima, nella motivazione della sentenza qui in commento, viene individuato il criterio, che vuole come i valori espressi dai singoli impianti debbano essere sommati ai fini della considerazione dei limiti previsti dalla normativa o individuati nell’autorizzazione concessa dall’amministrazione . © RIPRODUZIONE RISERVATA