Rassegna stampa 19 marzo 2019

18/03/2019 13.49 – RADIOCOR

Acea: perfezionata acquisizione 51% di Pescara Distribuzione Gas

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Roma, 18 mar – Acea e le societa’ Alma C.I.S. e Mediterranea Energia Soc. Cons., ottenuta l’approvazione da parte del Comune di Pescara, hanno perfezionato oggi il closing per l’acquisizione da parte di Acea del 51% del capitale della societa’ Pescara Distribuzione Gas, attiva nella distribuzione di gas metano nel Comune di Pescara. Lo riferisce una nota. com-sal

19/03/2019 – Italia Oggi

Sblocca-cantieri, ultimi interventi sul provvedimento

Domani il varo in consiglio dei ministri. Ieri riunioni tecniche e politiche per definire le misure. Esclusa l’ipotesi di minicondono per i piccoli abusi commessi fino al 1977. Tra oggi e domani summit politico per l’intesa finale sul testo

Il decreto “sblocca-cantieri mercoledì va in consiglio dei ministri”, ha confermato ieri il premier Giuseppe Conte a Cuneo dove con il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Danilo Toninelli si è recato per il completamento dell’autostrada Asti-Cuneo. Un annuncio seguito dalla riunione, nella serata di ieri del tavolo di governo sul provvedimento in preparazione. Il vertice riunito a Palazzo Chigi è durato circa tre ore e oltre a Conte e Toninelli, hanno partecipato i sottosegretari Edoardo Rixi e Armando Siri per la Lega, e per il M5S il sottosegretario del ministero dell’Economia Laura Castelli e il capogruppo pentastellato al senato Stefano Patuanelli. Con loro erano presenti i tecnici dei ministeri che stanno lavorando al provvedimento in vista del Consiglio dei ministri di mercoledì. Un testo dal quale dovrebbe essere esclusa qualsiasi ipotesi di condono, grande o piccolo che sia. Già, perché in una bozza del decreto in circolazione era spuntata anche una sorta di sanatoria sulle mini-irregolarità dei vecchi edifici, costruiti prima del 1977. La norma, oggetto però di riflessione all’interno della maggioranza, punterebbe a superare le difficoltà a verificare lo stato legittimo degli edifici rispetto alla documentazione tecnica, senza la necessità di dover ricorrere alle pratiche di sanatoria di quelli che risultano di fatto piccoli abusi, come la difforme disposizione di porte o finestre. Ma la Lega ha fatto sapere di essere assolutamente contraria: “Non c’è nessuna ipotesi di condono edilizio né nello Sblocca cantieri né in altri provvedimenti. E’ una notizia infondata e senza alcun fondamento. La Lega, come noto, è contraria a ogni tipo di condono”. Un vertice politico di Conte con i vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini dovrebbe tenersi tra questa sera e domani  per l’intesa finale sul testo. “Il decreto che arriverà in consiglio dei ministri deve sbloccare davvero i cantieri, tutti i cantieri”,  ha detto Salvini,  “e far ripartire l’edilizia pubblica e privata in tutta Italia, oppure non servirà. L’Italia non ha bisogno di aspirine ma di una rivoluzione”.  “Non solo sblocchiamo i cantieri, ma lo facciamo con un approccio ben diverso rispetto al passato. Nessun regalo ai concessionari, nessuna proroga ad libitum. Quel che è giusto pagare, si paga per il resto non si regala niente”, aveva detto ieri mattina il presidente del consiglio. “La soluzione compromissoria, se mi concedete anche un po’ ricattatoria, ‘tu mi realizzi un pezzo di infrastruttura e io ti concedo una proroga ben consistente della concessione, con questo governo non funziona”, ha affermato il premier nel corso dell’incontro con i sindaci astigiani e cuneesi, in prefettura a Cuneo. “Sembrava indolore ma sono stati lasciate sul tavolo dei concessionari, in generale, tanti soldi dei cittadini”, aggiunge Conte. L’autostrada Asti-Cuneo è tuttora incompiuta a 29 anni dall’accordo firmato da Anas e dalla concessionaria Satap per l’avvio dei lavori. Per concludere l’autostrada, di cui il primo tratto è stato inaugurato nel 2005, mancano ancora 9 chilometri. “Siamo qui per risolvere i problemi, tocca a noi assumerci la responsabilità, ci impegniamo a risolverli”, ha detto Conte durante il sopralluogo al cantiere della Asti-Cuneo. Dal 2012, anno in cui si sono fermati i lavori, “sono passati troppi anni”, aggiunge il premier. Il progetto della Asti-Cuneo “non cambia ma rispetto a quello redatto con Graziano Delrio si risparmiano 213 milioni di euro perché non ci saranno proroghe alla concessionaria. All’inizio dell’estate potrà partire il primo lotto”, ha detto Toninelli.

19/03/2019 – Il Fatto Quotidiano
Le cause del blocco: imprese fallite, idee costose, burocrazia

Storia. Il peccato originale della legge Obiettivo. Il ministero ha chiesto l’ analisi costi-benefici solo in sei casi su 45. E molti progetti sono privi delle coperture
Si fa presto a dire “Sblocca i cantieri”. Da quando Silvio Berlusconi, nel 2001, con la legge Obiettivo e la mappa delle opere disegnata da Bruno Vespa a Porta a Porta, diede a tutti l’ illusione che con un tratto di penna si potessero realizzare ponti, strade e passanti ferroviari, si è affermata l’ idea di una semplificazione delle “opere strategiche”. La realtà è molto diversa. Centinaia di progetti sono fermi per una burocrazia colpevole, per una decisione politica da prendere, per mancato coordinamento tra enti pubblici, perché le imprese private sono inadeguate, e così via con tutto il repertorio nazionale. Il numero delle opere. Di quante opere parliamo? Il segretario della Cgil, Maurizio Landini, si è riferito a 36 opere da sbloccare, ma già nella lista predisposta dal sindacato edili, Fillea, se ne contano almeno 70. Il sito Sbloccacantieri.it predisposto dall’ Associazione nazionale costruttori (Ance) ne elenca, fino a ieri, 211 ma dentro ci sono opere davvero diverse, da alcune di pochi milioni al Tav. Quando si fa riferimento a 600 opere si deve per forza considerare anche l’ elenco dell’ Anagrafe delle opere incompiute che viene stilato da ciascuna regione e in cui finiscono tutti i tipi di interventi pubblici, dal rifacimento di una palestra scolastica al riadeguamento di una strada urbana. Nel rispondere a Sbloccacantieri, il ministero dei Trasporti (Mit) elenca 45 opere di propria competenza illustrando lo stato dei lavori. Solo in pochissime (ne abbiamo contate sei, compresa l’ Alta velocità Torino-Lione ) c’ è una decisione legata all’ analisi costi-benefici (Abc). Per il Tav però l’ Abc non ha bloccato nulla e anche la pubblicazione dei “bandi”, in forma di avvisi di interesse, di fatto non rallenta le procedure. L’ Abc è stata chiesta per il collegamento Campogalliano-Sassuolo in Emilia Romagna (valore 430 milioni), per l’ Alta velocità Brescia-Verona e Verona-Padova (ma in questo caso il progetto definitivo è in fase di adeguamento) e per il Sottoattraversamento di Firenze , 1,6 miliardi di costo previsto, ma con un cantiere fermo a causa dei problemi economici del contraente generale Nodavia, con Condotte in amministrazione straordinaria dall’ ottobre 2018. Per il resto si tratta di cause che a volte dipendono dalla lentezza dei lavori, altre da mancati finanziamenti o da previsioni sbagliate; altre ancora da problemi di altri enti pubblici. Un intervento ministeriale può essere ravvisato nel caso della Terza corsia della A22 dove il bando di gara è fermo in attesa della nuova convenzione ad Autobrennero (qui siamo all’ interno del contenzioso tra governo e le varie Autostrade dopo il crollo del Ponte di Genova). Qui c’ è anche la Gronda , il cui progetto definitivo è stato perfezionato nel 2017 e per cui vale l’ Abc ma per la quale la società concessionaria ha sviluppato la progettazione esecutiva. Nel caso del Nodo ferroviario del capoluogo ligure, invece, l’ avanzamento dei lavori è condizionato dalla grave crisi finanziaria di Astaldi. Contenzioso giudiziario per la Roma-Latina per il quale il Consiglio di Stato dovrebbe deliberare il 28 marzo prossimo. La Cispadana dipende dall’ Emilia Romagna, mentre l’ Asti-Cuneo è ferma dal 2012 per inadempienze rispetto alle richieste Ue e ieri il premier Giuseppe Conte ha annunciato il riavvio dei cantieri entro l’ estate. La terza corsia sulla A11 tra Firenze e Pistoia è legata anch’ essa all’ aggiornamento della convenzione con Autostrade per l’ Italia, ma l’ iter espropriativo delle aree è cominciato solo nel 2016. La Tirrenica , invece, è in dubbio da quando è stata pensata, negli anni 90 e dopo la procedura di infrazione europea nel 2016 si sta valutando una revisione progettuale. Quanto alla strada statale Jonica si è giunti all’ appalto al contraente, Astaldi, e alla progettazione esecutiva entro luglio 2019. Valore dei lavori: 1,3 miliardi. In fase di appalto anche i lavori del Corridoio Salerno-Potenza-Bari mentre la Grosseto-Fano , destinata a collegare mar Tirreno e mar Adriatico, prevede cinque interventi di competenza della Regione Toscana inseriti nel piano pluriennale 2016-2020 (ma l’ appaltabilità del secondo e terzo lotto è stata spostata al 2020 e 2021). La Pedemontana delle Marche è attualmente ferma per la crisi di Astaldi, mentre la Terni-Rieti-L’ Aquila , importante via di collegamento trasversale del Centro-Italia, ha subito la crisi del Consorzio Uniter ma, assicura il Mit, il completamento dei restanti 2,7 km è previsto entro marzo 2019. Salvatore Cannavò

19/03/2019 – Il Fatto Quotidiano
Sblocca-cantieri o sblocca corruzione?

Uno studio di Transparency International del 10 dicembre rivela che nel 2018 i giornali hanno riportato 983 casi di corruzione, quasi il doppio del 2017 e, sicuramente, molti episodi corruttivi sono rimasti fuori da questo censimento. L’ Autorità anticorruzione ha esaminato 171 ordinanze di arresto relativi a reati contro la P.A.; solo nel trascorso anno, l’ ufficio diretto da Cantone ha proposto 19 commissariamenti di appalti pubblici investiti da vicende giudiziarie di corruzione. Il nuovo governo è sembrato muoversi con decisione sul terreno della lotta alla corruzione, tant’ è che nel mese di dicembre è stata approvata, fortemente voluta dal ministro di Giustizia Alfonso Bonafede, la legge “spazzacorrotti” – apprezzata dall’ 80% degli italiani – la quale: a) prevede il “Daspo” per i corrotti consistente in una interdizione permanente dai pubblici uffici e dallo stipulare contratti con la P.A. per soggetti condannati a pene superiori ai due anni per vari reati (corruzione, peculato, ecc.); b) introduce la figura dell'”agente sotto copertura” anche nelle indagini per i reati contro la P.A.; c) prevede la possibilità di utilizzare nelle inchieste per tali reati anche lo strumento intercettivo “Trojan Horse”, indispensabile nella lotta contro la corruzione. È, però, di alcuni giorni or sono la notizia che la riforma del Codice degli appalti messa a punto dal governo viene trasferita dal disegno di legge-delega (approvato circa 15 giorni orsono) al decreto legge “sblocca-cantieri” che dovrebbe essere approvato domani dal Consiglio dei ministri. La prima e più importante (e pericolosa) novità riguarda l’ innalzamento delle soglie per l’ affidamento diretto dei lavori: secondo il nuovo regime, fino a 1 milione di euro, l’ affidamento sarà diretto e “senza obbligo di motivazione”, mentre tra 1 milione e 5 milioni vi è una procedura negoziata con l’ obbligo di invitare 5 imprese. Si tratta di una rimodulazione della procedura attuale devastante sotto il profilo della concorrenza e trasparenza. Inoltre, i piccoli Comuni potranno bandire gare da soli e non saranno più obbligati ad affidarsi a consorzi. La seconda novità, anch’ essa rilevante (e pericolosa), è la liberalizzazione dei subappalti: la bozza dello schema di decreto propone di eliminare l’ obbligo di non superare l’ attuale quota del 30% dell’ importo complessivo dei lavori. L’ obiettivo dichiarato dal governo è di velocizzare le gare di appalto e, quindi, l’ apertura dei cantieri, ma in realtà si apre la strada a una riduzione dei controlli e delle garanzie favorendo la corruzione, da sempre dilagante in questo delicato settore, e le infiltrazioni mafiose. È necessario, quindi, richiamare l’ attenzione del vicepremier Di Maio e dei ministri del M5S (che sembrano contrari a modificare almeno il regime del subappalto) chiamati ad approvare il decreto nel prossimo Cdm, su due fondamentali circostanze. 1) Da Sud a Nord non c’ è Regione o Provincia che sia immune nella concessione degli appalti da fenomeni di corruzione. Gli episodi corruttivi e le turbate libertà degli incanti si contano a centinaia in pochi anni e forniscono il quadro di una P.A. corrosa dal fenomeno delle tangenti. 2) Numerose inchieste (e le relative sentenze) hanno acclarato come, soprattutto al Sud, le grandi opere abbiano subìto le infiltrazioni della criminalità organizzata. Basti pensare che, per l’ autostrada A3 nel tratto calabrese, grandi imprese costruttrici hanno dato (“rectius”: sono state costrette a dare) in subappalto i singoli lotti a ditte mafiose secondo accordi perfettamente pianificati, in appositi “summit”, dalle varie famiglie mafiose che controllavano quei territori (Piromalli, Tripodi, Pesce, Alvaro, ecc.). E l’ attenzione dei ministri “grillini” dovrà essere ancora maggiore se è vero che, tra le novità più importanti, vi è anche il tentativo di circoscrivere la responsabilità per danno erariale e per il reato di abuso di ufficio per i funzionari pubblici. Antonio Esposito

19/03/2019 – Italia Oggi
Il codice degli appalti ha bloccato la pubblica amministrazione

Per costruire un’opera sopra 100 milioni di euro occorrono 15 anni di iter burocratico. Risultato: cantieri chiusi e fuga degli investitori, Per un investitore straniero, che sia uno Stato o una multinazionale, è meglio comprare che investire in Italia.

Per costruire un’opera sopra 100 milioni di euro occorrono 15 anni di iter burocratico. Risultato: cantieri chiusi e fuga degli investitori. Per un investitore straniero, che sia uno Stato o una multinazionale, è meglio comprare che investire in Italia. Nel primo caso, allo Xi Jinping di turno basta mettere sul tavolo un’offerta di qualche miliardo di euro per uno qualsiasi dei pochi asset di valore rimasti ancora di proprietà italiana, e la «borghesia vendidora» abbocca quasi sempre.

Purtroppo, come ha spiegato più volte l’economista Giulio Sapelli, la «borghesia vendidora» ha rimpiazzato da tempo quella imprenditrice di un tempo, fatta da tipi come Mattei, Valletta, Sinigaglia, Pirelli, Ferrari, i quali, partendo da zero, si resero protagonisti del miracolo italiano e costruirono un grande paese industriale. Ma allora, è bene ricordarlo, investire era più facile, i lacci e lacciuoli burocratici inesistenti. Oggi, invece, è quasi impossibile: c’è un labirinto che scoraggia tutti gli investitori, a maggior ragione quelli stranieri.

Il motivo? Senza scomodare le agenzie di rating e le costose società di consulenza, ieri bastava leggere un paio di articoli sui giornali per capirlo. «Per realizzare un’opera sopra i cento milioni di euro oggi servono 15 anni e sette mesi», sostiene Gabriele Buia, presidente dell’Ance (l’Associazione dei costruttori edili), in un’intervista a Repubblica. «E il 55% di questa durata, definita da uno studio di Palazzo Chigi «tempi di attraversamento», per noi sono solo tempi morti: autorizzazioni del Cipe, vidimazioni della Corte dei conti, pareri». Una filiera decisionale fatta da una serie infinita di passaggi burocratici, che hanno nel Codice degli appalti un ostacolo enorme, sempre più insuperabile anche per chi intenda agire con onestà e trasparenza.

Afferma Buia: «Il codice degli appalti ha bloccato tutta la pubblica amministrazione. I funzionari evitano di firmare perché temono l’abuso d’ufficio o il danno erariale. Se le procedure di gara sono farraginose e incomprensibili, i tempi si dilatano, passano anni, gli investitori scappano. Il sistema industriale è allo stremo». In undici anni, si registrano 120 mila imprese edili in meno. C’è dunque ben poco da stupirsi se gli altri paesi europei stanno già progettando gli investimenti in base ai fondi Ue 2021-2027, mentre l’Italia non è neppure riuscita a spendere più del 10% dei fondi Ue 2014-2020.

Da mesi Raffaele Cantone, capo dell’Anac, l’Autorità anticorruzione, tace. In passato, quasi non passava giorno senza che, in tv e sui giornali, arrivasse un suo parere fondamentale su come le imprese dovessero imparare a investire rispettando tutte le procedure, in primo luogo quelle per la trasparenza degli atti e dei finanziamenti. Norme pensate per stroncare mazzette e corruzione, ma rivelatesi un ginepraio burocratico pazzesco. Così, da accusatore, Cantone è diventato l’imputato. Il presidente dell’Ance dice che «l’Anac ha ancora senso se fa il controllore, e non il regolatore». Tra i critici, c’è anche il governo gialloverde, che a differenza di quelli precedenti (Renzi e Gentiloni) non porta più Cantone in palmo di mano, anzi.

Così, dopo un anno di baruffe per fare passare due leggi di spesa corrente (reddito di cittadinanza e quota cento per le pensioni), il governo ha scoperto che, senza nuovi investimenti, si rischia la recessione: da qui la decisione, colpevolmente tardiva, di varare un provvedimento «sblocca cantieri». Come al solito, però, Lega e M5s hanno visioni opposte, e litigano sul da farsi. Matteo Salvini insiste sul fatto che vi sarebbero circa 600 cantieri di grandi opere da sbloccare, ubicate soprattutto nel Nord, come la Gronda di Genova, la Asti-Cuneo e la Tav Brescia-Padova. Luigi Di Maio e il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, puntano invece ai piccoli cantieri del Sud, dove i grillini hanno il bacino elettorale, e non vogliono saperne di un commissario unico per le grandi opere. Conciliare queste visioni opposte in un provvedimento che, nelle intenzioni, vorrebbe riformare anche il codice degli appalti, non sembra per nulla facile. Il timore delle imprese è che, invece di semplificare le procedure, la nuova legge finisca con il renderle ancora più complicate. Quanto basta perché qualsiasi investitore straniero, compreso Xi Jinping, continui a preferire lo shopping azionario agli investimenti diretti in Italia.

Post scriptum. È risaputo che, insieme alla burocrazia, la lentezza delle cause giudiziarie civili viene considerata un ostacolo per gli investimenti stranieri. Ma la vicenda giudiziaria dell’imprenditore pugliese Francesco Casillo, importatore di grano, venuta alla luce ieri su Repubblica, una storiaccia di magistrati corrotti, appare talmente grave, da mettere in fuga anche l’investitore straniero più onesto e armato di buona volontà. In sintesi: due magistrati di Trani, un pm e un gip, nel 2006 arrestarono Casillo e i suoi familiari con accuse infondate (avere comprato grano cancerogeno in Canada), per poi liberarli in cambio di 550 mila euro versati a un loro intermediario.

Nel processo, Casillo fu poi assolto da un altro magistrato: il grano era in regola, non era tossico, e non c’era mai stato alcun rischio per i consumatori. Il pm e il gip, nel frattempo promossi e trasferiti a Roma, da gennaio sono invece detenuti per corruzione in atti giudiziari per altre vicende processuali, in cui avevano assicurato il buon esito agli imputati in cambio di denaro, Rolex e diamanti. Ma intanto sono passati 13 anni prima che la storia di Casillo venisse alla luce. © Riproduzione riservata

 

19/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Aeroporti, ecco il piano del governo: fondi Ue, scali minori, alta velocità

Giorgio Santilli

I contenuti del documento che il sottosegretario Siri porrà alla base dei lavori della Conferenza nazionale da domani a giovedì

Più fondi pubblici e fondi strutturali Ue per gli investimenti, soprattutto nei piccoli aeroporti dove non arriva l’autofinanziamento dei gestori; più integrazione con l’Alta velocità ferroviaria per accrescere l’accessibilità degli scali; un contratto di lavoro e una leva fiscale per il lavoro che garantiscano al tempo stesso incrementi occupazionali stabili, una riduzione dei costi per le aziende, ma anche più sicurezza e una gestione più efficace delle crescenti crisi aziendali. Sono le principali novità del Piano nazionale del trasporto aereo e degli aeroporti che il governo comincia a mettere a punto con la Conferenza nazionale del trasporto aereo, promossa e coordinata dal sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti, Armando Siri. Sarà una due giorni, domani e dopodomani, che il governo presenta come strumento innovativo di analisi e di confronto e ha l’obiettivo esplicito di avviare una nuova politica di settore. Il Sole 24 Ore è in grado di anticipare i contenuti del documento alla base della Conferenza.
Non ci sono soltanto – sullo sfondo – il destino di Alitalia e l’aggiornamento, anche sostanziale, del piano nazionale degli aeroporti: il settore aereo vale il 3,6% del Pil tra impatto diretto, indiretto e indotto e soprattutto è nell’economia globale uno dei principali fattori di competitività di un Paese, chiamato come è a fare da cerniera fra i grandi mercati globali e lo sviluppo delle aree territoriali domestiche servite. Proprio per sottolineare la strategicità di questo comparto nell’agenda politica del governo le Conferenze nazionali dei vari comparti del trasporto partiranno da qui. I numeri anzitutto. Nel 2018 i passeggeri degli scali nazionali sono stati 184.810.850, in forte incremento (+5,8%) rispetto al 2017. In crescita (+3,6%) anche i movimenti aerei (1.413.466) e le tonnellate di merci e posta (1.090.699). Le organizzazioni certificate sono 588, gli aeroporti certificati 44, i sistemi radar 45, i centri di telecomunicazione 117, 84 i sistemi meteo, 247 i sistemi di ausilio alla navigazione. La previsione al 2030 è di 250 milioni di passeggeri.La Conferenza nazionale, che partirà con il saluto del premier Conte e del vicepremier Salvini, sarà aperta da Siri che alla fine trarrà anche le conclusioni dei lavori.
La discussione tecnica sarà articolata in quattro panel paralleli: 1) trasporto aereo tra regolazione e mercato; 2) innovazione tecnologica e sviluppo sostenibile; 3) i protagonisti del trasporto aereo; 4) sistema aeroportuale nazionale e reti aeroportuali.Il documento della Conferenza indica già la direzione che il governo intende prendere. «In un contesto economico sempre più improntato a logiche di globalizzazione dei mercati e di integrazione delle economie nazionali – afferma la premessa – il trasporto aereo è un motore di sviluppo essenziale per l’intera economia. Negli ultimi decenni la progressiva liberalizzazione del settore, ha determinato profondi cambiamenti nell’intera filiera del trasporto aereo». In particolare, come effetto della concorrenza, si cita la crescita di vettori, rotte, scali nel mondo, passeggeri, ma anche la modernizzazione degli scali ad opera di capitali privati, l’integrazione con l’AV ferroviaria, il mutamento radicale del rapporto tra gli aeroporti e le compagnie di volo, il cambiamento dei sistemi di regolazione, delle dinamiche tariffarie e del loro legame con la programmazione degli investimenti necessari allo sviluppo del settore.
«In tale rinnovato contesto – dice il documento – appare necessario promuovere un dibattito sul riassetto della governance del settore, al fine di favorire un intervento normativo per chiarire competenze, responsabilità e poteri dei soggetti che compongono la complessa filiera aeroportuale». Nel primo panel si esplicitano due obiettivi fondamentali: rinnovare le politiche del trasporto aereo e il quadro normativo di riferimento. Andrà sciolto anche il nodo del rapporto fra le competenze dell’Enac e dell’Autorità di regolazione dei trasporti.Il panel che però promette le innovazioni più forti è il quarto, in termini sia di raccordo con la rete ferroviaria Av che di cambiamento di rotta sugli scali minori. «Il potenziamento del sistema aeroportuale nazionale – afferma il documento – non può prescindere dall’interazione con le altre reti di trasporto, quali ad esempio il sistema ferroviario, raggiungendo i target che la Commissione Europea ha posto ormai da anni con la definizione dei corridoi della Rete TEN-T. L’ammodernamento degli aeroporti nazionali – continua – si è attuato mediante il prevalente ricorso all’autofinanziamento da parte dei gestori aeroportuali per la realizzazione degli interventi infrastrutturali. L’indicato percorso ha trovato attuazione ormai diffusa; in tale contesto, tuttavia, il caso degli aeroporti minori (sotto la soglia di un milione di passeggeri) merita particolare attenzione concorrendo al completamento del sistema aeroportuale nazionale a garanzia del diritto alla mobilità». Una maggiore attenzione agli scali minori che da una parte prenderà concretezza nella destinazione di più fondi pubblici e di fondi strutturali Ue, dall’altra dovrà «individuare le best practices dei modelli gestionali» rivendicando che « la scelta organizzativa per la gestione degli aeroporti attiene alle prerogative di ogni Stato sovrano». © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

19/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Crisi d’impresa/2. Tutte le novità del nuovo codice già operative

Nicola Soldati

Quali sono e cosa prevedono gli articoli del Dlgs n.14/2019 entrati in vigore lo scorso 16 marzo 2019

La gran parte delle novità previste dal Codice della crisi e dell’insolvenza entrerà in vigore diciotto mesi dopo la pubblicazione e quindi a metà agosto 2020. Un piccolo pacchetto di articoli, tra cui alcune importanti modifiche del Codice civile è però già operativo. L’entrata in vigore di queste disposizioni, prevista 30 giorni dopo la pubblicazione in Gazzetta, è infatti scattata sabato 16 marzo.
Assetti organizzativi
Con due modifiche al Codice civile (entrambe già in vigore) il nuovo Codice della crisi impone a tutte le imprese e le società, di rivedere, in base alla loro natura, dimensione e di attività, il proprio apparato organizzativo. L’articolo 375 del Codice della crisi, introduce nell’articolo 2086 del Codice civile (oltre a modificarne il titolo) un secondo comma che impone all’imprenditore, che opera in forma societaria o collettiva, di istituire un assetto organizzativo, amministrativo e contabile adeguato alla natura e alle dimensioni dell’impresa, anche in funzione della rilevazione tempestiva della crisi dell’impresa e della perdita della continuità aziendale. Prevede inoltre che l’imprenditore si attivi senza indugio per l’adozione degli strumenti per il superamento della crisi e il recupero della continuità aziendale.In base alla stessa logica, ma con un impatto pratico di sicuro molto più problematico, l’articolo 377 impone l’adozione di assetti organizzativi societari idonei a tutte le società di persone, capitali e cooperative. Ribadisce inoltre che la gestione dell’impresa spetta esclusivamente agli amministratori che devono compiere tutte le operazioni necessarie per il compimento dell’oggetto sociale.
Maggiori responsabilità
Da queste modifiche consegue una maggiore responsabilizzazione dell’organo di gestione che dovrà predisporre ovvero implementare un assetto organizzativo idoneo a valutare costantemente l’adeguatezza dell’assetto adottato, la sussistenza dell’equilibrio economico e finanziario, ad individuare il prevedibile andamento della gestione e gli eventuali indizi di una crisi.Il primo passo consiste nell’individuazione delle funzioni interne necessarie alla produzione dei beni e servizi che si intendono porre sul mercato, facendo in modo che la struttura sia efficiente e che garantisca un adeguato flusso informativo tra le varie aree per un continuativo monitoraggio.L’assetto organizzativo deve poi essere supportato da un assetto contabile e amministrativo capace di effettuare un puntuale controllo sulla gestione mediante una corretta pianificazione aziendale ed una costante analisi degli scostamenti.Tale responsabilizzazione dell’organo di gestione è associata ad una pari responsabilizzazione dell’organo di controllo chiamato a verificare l’attività degli amministratori in materia di implementazione e valutazione degli assetti organizzativi e a segnalare gli indizi di crisi eventualmente emersi nella sua attività di controllo, chiedendo notizie sulle attività rimediali poste in essere e vigilando sulla loro concreta attuazione.
Gli obiettivi
L’obiettivo è la rilevazione tempestiva della crisi, in primis legata alle nuove procedura di allerta, che il legislatore ha posto al centro dell’intera riforma delle procedure concorsuali. Non ci si deve, quindi, stupire che la norma in esame sia già entrata in vigore: imponendo con largo anticipo all’imprenditore e agli amministratori di dotarsi dei citati sistemi di rilevazione, tutte le imprese avranno uno spazio di tempo sufficientemente ampio per individuare i sintomi di crisi e correggerli prima che, dopo ferragosto del 2020, inizino le segnalazioni imposte per legge ai soggetti qualificati, rappresentati da organo di controllo, Inps, agenzia delle Entrate e in via indiretta anche gli istituti bancari.

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19/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Salini Impregilo/2. L’obiettivo è raggiungere i 60 miliardi di commesse

Laura Galvagni

Ieri la presentazione agli analisti del bilancio 2018. Pietro Salini: «Dare continuità alle opere strategiche»

Salini Impregilo alza definitivamente il velo sul maxi progetto che punta a creare un campione nazionale delle costruzioni e chiama a raccolta i soggetti chiave che, assieme al general contractor, potrebbero garantire il buon esito del piano: banche creditrici e Cassa Depositi e Prestiti. «Rilanciare il settore delle infrastrutture è una priorità per il Paese: Salini Impregilo, sulla scorta della solidità dei conti 2018, è pronta a mettere a disposizione la propria esperienza e la propria forza per creare un soggetto italiano in grado di competere a livello internazionale», ha dichiarato ieri in conference call con gli analisti, Pietro Salini, ceo del gruppo, commentando il bilancio 2018 e le prospettive per il futuro in relazione all’acquisizione di Astaldi. Passo, quest’ultimo, che rappresenta solo il primo tassello di un’idea certamente più ambiziosa: «Nei prossimi mesi presenteremo un piano industriale che prevede l’aggregazione con i soggetti più rilevanti che operano nelle infrastrutture italiane: con Progetto Italia vogliamo creare un player più grande».
L’intenzione, evidentemente, è anche quella di evitare che la situazione di crisi in cui sono precipitati diversi costruttori, tra i quali Trevi, Condotte, Grandi Lavori Fincosit, Cmc e Astaldi, vada a incidere sulla realizzazione di opere fondamentali per l’Italia. Non tutte le realtà in difficoltà potranno essere inglobate. Alcune sì, per altre si tratterà di scegliere progetti specifici. L’obiettivo centrale, d’altra parte, come sottolineato anche da Pietro Salini, è quello di dare «stabilità e sviluppo al settore e di dare continuità ai lavori di opere strategiche». Sulla carta Progetto Italia può portare alla realizzazione di un colosso in grado di andare a competere con i big internazionali, forte di commesse che devono per forza puntare su cifre vicine ai 60 miliardi complessivi. Oggi Salini Impregilo vale quasi 40 miliardi di backlog, il che vuol dire una crescita esponenziale in termini di massa per il general contractor. Si tratta quindi di un’operazione assai complessa e che, stante la portata, non potrà essere realizzata dalla sola Salini Impregilo, ma dovrà raccogliere il supporto del mondo del credito e di investitori istituzionali capaci di ragionare in un’ottica di lungo periodo.
Il sistema banche, già coinvolto sul dossier costruzioni poiché esposto verso molte delle aziende in crisi, ha ben presente la situazione e per questo ha maturato la convinzione che qualcosa vada fatto. Per preservare un comparto centrale per il paese, per garantire la sopravvivenza di un settore che occupa oltre 30 mila persone e contribuisce, in termini di investimenti, all’8% del pil italiano oltre a vantare un debito finanziario aggregato di circa 5 miliardi. Se la crisi non dovesse essere arginata, si potrebbe creare un effetto domino che impatterebbe in maniera troppo rilevante sul paese. Ecco perchè le banche potrebbero accettare di buon grado di considerare un progetto capace di gettare le basi per un’inversione di tendenza. Questo, si immagina, a patto che ciascuno faccia la propria parte. Tanto più considerato che gli istituti sarebbero chiamati a rivestire il doppio ruolo di investitori e di finanziatori. Fondamentale, in questo contesto, è la risposta di Cdp. La Cassa ha sempre detto che valuterà un progetto di sistema che riguardi il consolidamento dell’intero settore delle costruzioni.
E lo farà, dunque, non appena le linee guida arriveranno sul tavolo dei vertici.Un contributo fondamentale potrebbe poi arrivare anche da altri soggetti sani che operano nel mattone. Lo stesso Pietro Salini ha fatto intendere che il supporto di operatori rilevanti potrebbe essere uno snodo importante per andare a realizzare un campione dalle spalle forti e larghe. Pizzarotti, per esempio, ha aperto recentemente il dossier Cmc, segno che ha ben chiare le priorità del settore. C’è da capire, in questo senso, se ci sia la volontà di mettere gli obiettivi a fattor comune. Stesso discorso potrebbe valere anche per altri, come Vianini Lavori o Rizzani de Eccher. È plausibile credere però che i grandi operatori, prima di mettersi in pista su un simile piano, vorranno vedere i progressi concreti che Progetto Italia farà nei prossimi mesi.

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19/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Salini, shopping selettivo per il «Progetto Italia»: cantieri in corso, costruzioni, imprese sane

Alessandro Arona

«Aggregazione per competere all’estero». Ma niente concessioni, niente debiti, niente gruppi in crisi. Possibili invece fusioni con società in salute

L’amministratore delegato di Salini Impregilo, Pietro Salini, ha confermato ieri in conference call con gli analisti, l’obiettivo di una sorta di “progetto Italia” a cui sta lavorando il numero uno delle costruzioni in Italia: l’assorbimento in Salini Impregilo di altre imprese di costruzioni, rami d’azienda, asset di imprese in crisi, per consolidare il settore delle iimprese di costruzione in Italia (oggi in difficoltà a portare avanti molti grandi e piccoli lavori) e al tempo stesso aumentare ancora di più la stazza di Salini Impregilo per competere sui mercati internazionali.
A quanto detto da Salini, dalle sue mosse concrete di questi mesi e infine a quanto appreso da «Edilizia e Territorio», è evidente che la società non è disposta a fare da “salvatore della patria” per imprese decotte, e anzi al contrario la sua strategia è quella di uno shopping molto selettivo, verso società/cantieri molto profittevoli e in sinergia con il business che da anni Pietro considera a minor rischio e maggiore marginalità.
E tutto questo vale a partire dall’offerta su Astaldi presentata un mese fa, la disponibilità a sottoscrivere un aumento di capitale in una newco Astaldi “ripulita”, per arrivare a controllarne il 65% (purché, da qui a un anno, sia accertata la partecipazione anche di investitori istituzionali di lungo periodo, in primis si pensa a Cassa Depositi).
Questi dunque i criteri chiave dello “shopping selettivo”, che guideranno Salini Impregilo nella predisposizione del Piano Industriale (entro qualche mese, ha detto l’Ad Pietro):
1) Continuazione dei cantieri in corso, cioè acquisizione delle quote contrattuali (o nei consorzi operativi) dalle società che già lavorano con Salini Impregilo, per accertarsi che il cantiere prosegua e la crisi dell’impresa associata non danneggi la stessa Salini Impregilo. Sono i casi ad esempio delle quote Condotte e Astaldi nei consorzi Tav, e dei numerosi cantieri in Italia insieme ad Astaldi (si veda il servizio).
2) Acquisizione di imprese specializzate, anche piccole, o di rami d’azienda, anche piccoli, se in grado di presidiare nicchie interessanti e che possano fare sinergia con la natura industriale di Salini Impregilo. Sono i casi delle acquisizioni in corso di Seli e Glf Usa da Grandi Lavori Fincosit, e della Cossi costruzioni da Condotte, entrambe raccontate in anteprima da Edilizia e Territorio.
3) Niente concessioni. Concentrarsi sulle sole infrastrutture in appalto è stato un punto chiave della strategia di Pietro Salini dal momento dell’acquisizione di Impregilo. Niente concessioni, ritenute a ritorno troppo lungo nel tempo e troppo rischiose, e invece solo contratti di appalto, tradizionali o a general contractor. Questo criterio è un punto chiave dell’offerta su Astaldi, che negli anni ha invece puntato molto sulle concessioni, tant’è che nel 2018 pesavano per il 28% del portafoglio: le concessioni di Astaldi non entreranno nella “nuova Astaldi” controllata da Salini Impregilo.
4) Niente paesi a rischio. Salini ha cercato sempre di più negli anni di ridurre la presenza nei paesi extraeuropei a più forte rischio instabilità, concentrandosi su Usa, Europa, paesi affidabili del Sud America, Australia, paesi del Golfo Persico (si veda la presentazione di ieri). Non è dunque disposta a prendersi quote delle società o di contratti esposti in paesi a rischio come Turchia, Algeria, Venezuela, Africa sub-sahariana. Anche questo ridurrà il perimetro dell’interesse su Astaldi.
5) Niente imprese decotte. Niente salvataggi generali di imprese in crisi, il che vale per Astaldi (come indicato sopra) ma anche per società ferme da troppo tempo, come Condotte, ormai considerate di fatto in liquidazione. L’interesse, come si diceva prima, può essere solo per singoli contratti (ad esempio la Città della Salute di Milano, nel caso di Condotte). Nessuna acquisizione generale è ipotizzata neppure per Cmc, sia per la natura speciale delle cooperative sia per la forte esposizione della coop in contratti all’estero in Paesi a rischio. Non è escluso invece l’interesse di Salini Impregilo per singoli contratti sui quali Cmc è prima dopo la gara ma le aggiudicazioni non sono ancora state formalizzate (ad esempio il lotto Frasso-Telese sulla Napoli-Bari, o il lotto Polcevera per il Terzo Valico) .
6) Sì invece ad acqusizioni/agregazioni di imprese sane. Ai vertici del gruppo Salini Impregilo non si esclude al contrario l’ipotesi di aggregazioni con gruppi sani di costruzine in Italia. Nessun nome trapela per ora, ma solo il ragionamento che molti cosiddetti “big” sono solo dei nani nei confronti internazionali, e alcuni soggetti pur solidi finanziariamente potrebbero essere interessati ad aggregarsi a Salini Impregilo per entrare in un gruppo in grado di giocare da grande player sui mercati internazionali delle costruzioni.
In queste ipotesi di aggregazione si punterà in primis sulle società ad elevata specializzazione, che possano fare sinergia con Salini Impregilo.
Non sono molte le società italiane che rispondano a questi requisiti, attive nel settore infrastrutture. La Ghella di Roma, specializzata in tunnel, già spesso a fianco di Salini Impregilo. Cimolai di Pordenone, carpenteria metallica, anch’essa già a fianco del numero uno. Pizzarotti di Parma, oggi numero due in Italia, che però ha un profilo meno specializzato. Bonatti, super-specializzata in impiantistica industriale (oil & gas). Rizzani de Eccher, specializzata in ponti ma forse troppo attiva in edilizia privata per i gusti di Pietro Salini.
7) Italia sì, ma solo se partono le grandi opere. Il peso dell’Italia nel futuro di Salini Impregilo e del futuro grande player delle costruzioni dipenderà in modo chiave – a quanto risulta a Edilizia e Territorio – dal fatto se ripartiranno o meno le grandi opere in Italia. Salini Impregilo non sarà mai interessato agli accordi quadro Anas per la manutenzione delle strade o ai micro-cantieri per il dissesto idrogeologico o le scuole o la messa in sicurezza degli edifici. L’Italia aumenterà di peso se partiranno le grandi opere, quelle pronte al via come la Tav Torino-Lione e Verona-Padova, la Gronda di Genova, il Passante di Bologna, la Napoli-Bari, la Pedemontana Lombarda, o altre in preparazione (metropolitane ad esempio). Altimenti le grandi opere Salini Impregilo se le cercherà all’estero.
8) Investitore istituzionale e banche. A Salini Impregilo serve l’apporto di un investitore di lungo periodo e l’apporto delle banche. Questo è forse il punto dove la chiarezza è stata maggiore un mese fa, al momento dell’offerta su Astaldi.
LE PAROLE DI PIETRO SALINI
«Il nuovo piano industriale, che presenteremo nei prossimi mesi, prevede l’aggregazione con soggetti chiave che lavorano nelle infrastrutture in Italia, oltre l’acquisizione di progetti selezionati e cruciali per il Paese: vogliamo creare un player più grande, abbiamo iniziato
con l’offerta su Astaldi e andremo avanti». Lo ha detto Pietro Salini, amministratore delegato di Salini Impregilo, ieri alla presentazione del bilancio agli analisti.
Salini, che ha citato anche l’offerta sul 100% di Glf and Seli Overseas e sull’80% di Cossi Costruzioni, nella conference call con gli analisti finanziari sui conti 2018 spiega che
«rilanciare il settore delle infrastrutture è una priorità per il Paese: siamo pronti a mettere a disposizione la nostra esperienza e forza per creare un soggetto italiano in grado di competere a livello internazionale», aggiunge l’amministratore delegato, che vede nell’integrazione con Astaldi «grandi benefici per il gruppo», anche perché gran parte contratti di Astaldi in Italia sono già realizzati in collaborazione con Salini Impregilo.
L’ASSORBIMENTO DELLA “NUOVA ASTALDI”
I criteri chiave della strategia di Salini, indicati sopra, si applicano dunque in primis all’acquisizione di Astaldi. La “newco” che entrerà a far parte del gruppo Salini Impregilo sarà una società dal perimetro molto più stretto della attuale Astaldi (tre miliardi di euro nell’ultimo bilancio, 2017, contro i 6,1 di Salini Impregilo). Il portafoglio di Astaldi di interesse, tolte concessioni e manutenzioni/gestioni (O&M) vale il 42% in meno, 10 miliardi di euro anziché 17,5. Vanno poi tolte le commesse in Turchia (molte sono concessioni, però) e quelle in Venezuela. Salini non vuole inoltre le commesse con contenziosi aperti e non vuole i debiti della vecchia Salini. A occhio e croce la Astaldi “ridimensionata” potrà valere circa un miliardo di fatturato, contro i sei di Salini Impregilo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

19/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Estero, Ghella vince gara in Nuova Zelanda per opera idrica sotterranea da 460 milioni di euro

A.A.

Sarà capogruppo al 70% con l’impresa locale Abergeldie. Tunnel di 22 km per le acque reflue, progetto record per il paese dell’Oceania

Ghella spa di Roma (società di costruzione numero 7 in Italia), in joint venture con la società neozelandese Abergeldie, ha firmato un contratto da 750 milioni di dollari neozelandesi (circa 460 milioni di euro) con Watercare, ente idrico di Auckland, Nuova Zelanda, per la realizzazione di un tunnel che mira a ridurre gli straripamenti delle acque reflue di Auckland.
La Ghella è mandataria della Joint Venture con il 70% della società di scopo.
Lo comunica una nota della società.
Il Central Interceptor percorrerà 13 km tra Western Springs e l’impianto di trattamento delle acque reflue Māngere. Sarà situato tra i 22 e 110 metri sotto la superficie, collegandosi al sistema di trattamento delle acque già esistente. Il condotto realizzato sarà largo 4,5 m, e avrà quindi ampia capacità di gestire i flussi in eccesso. L’appalto prevede anche la realizzazione di 17 pozzi e due micro-tunnel.
Si prevede che il tunnel possa ridurre gli overflow di acque reflue di Auckland dell’80%, migliorando sensibilmente la qualità dell’acqua in alcune delle spiagge della città.
Il progetto sarà il più grande tunnel per le acque reflue di Auckland e il più grande progetto di questo tipo mai intrapreso in Nuova Zelanda. La costruzione del Central Interceptor è quindi ufficialmente partita; la cantierizzazione dovrebbe partire ad agosto, e il progetto dovrebbe essere completato entro il 2025.
Lorenzo Ghella, vice Presidente dell’omonimo gruppo, commenta così la partenza del progetto: «Il Central Interceptor è un progetto strategico per Auckland e i suoi residenti. Garantiremo che la nostra esperienza e la nostra competenza portino alla realizzazione di quest’opera e al pieno raggiungimento degli obiettivi ad essa connessi, tra cui l’implementazione di soluzioni sostenibili e la creazione di opportunità di lavoro per la popolazione locale. Il nostro obiettivo è lasciare un’eredità duratura e positiva per le comunità locali e i residenti, e come per ogni opera che realizziamo in Ghella, gettare le basi per un mondo migliore per le generazioni future». © RIPRODUZIONE RISERVATA