Rassegna stampa 06 marzo 2019

06/03/2019 – Italia Oggi
Comuni, semplificazioni in vista

Le bozze di linee guida per la riforma del Tuel. Revisori locali scelti su base provinciale
Niente turnover, gestioni associate senza paletti, incentivi
Stop al turnover per le assunzioni a tempo indeterminato e ai limiti di spesa per le assunzioni a tempo determinato. Revisori dei conti nominati sulla base di un elenco provinciale. Contabilità economico-patrimoniale semplificata e con scadenze temporali differenziate per i piccoli comuni. Piani pluriennali sull’ associazionismo per l’ individuazione degli ambiti territoriali ottimali entro cui i piccoli comuni eserciteranno le funzioni in forma associata, ferma restando la possibilità per i mini-enti di mettersi insieme per gestire solo una parte dei servizi e delle attività che fanno capo a una funzione fondamentale. Superamento dell’ obbligatorietà delle gestioni associate e delle soglie demografiche minime in modo da favorire aggregazioni non solo tra piccoli comuni ma anche tra centri piccoli e grandi. Differenziazione, semplificazione, responsabilità, autonomia. Sono queste le parole d’ ordine delle bozze di linee guida sulla riforma del Tuel messe a punto dal Tavolo tecnico presso la Conferenza Stato-città, presieduto dal sottosegretario al ministero dell’ interno Stefano Candiani. I documenti costituiranno la base di lavoro per la predisposizione da parte del governo della delega alla riscrittura del Tuel, una delega che secondo Candiani dovrà essere attuata «in tempo molto brevi» in modo da evitare distonie temporali tra l’ individuazione dei problemi e le loro soluzioni. Le linee guida sulla semplificazione degli oneri e sull’ associazionismo costituiscono due dei tre pilastri su cui si fonderà la riscrittura del Testo unico sugli enti locali. Il terzo sarà la riforma degli enti di area vasta e della legge Delrio su cui però l’ intesa sembra essere più difficoltosa a causa delle divergenze che si respirano sul ruolo delle province e soprattutto delle città metropolitane (si veda l’ intervista in pagina). Semplificazione Il leitmotiv sarà differenziare gli obblighi a carico dei piccoli comuni nella consapevolezza che non si possono imporre gli stessi adempimenti a un ente sotto i 5 mila abitanti e a una grande città, soprattutto quando si tratta di oneri informativi su cui un piccolo comune non può permettersi di far lavorare per settimane magari l’ unico dipendente che ha in organico. Per questo, secondo il Tavolo tecnico, è essenziale razionalizzare gli adempimenti informativi in modo da eliminare le comunicazioni «ridondanti» e le duplicazioni di obblighi. Il nuovo Tuel dovrà consentire che a tale tipologia di oneri si possa adempiere anche in forma associata. E soprattutto, dovrà una volta per tutte diventare effettivo (e non solo restare una dichiarazione di principio) il divieto di chiedere informazioni già in possesso della pubblica amministrazione. L’ accesso alle banche dati pubbliche dovrà essere gratuito o a condizione di favore per tutti gli enti locali. Come detto, in materia di personale sarà necessaria una semplificazione in materia di spesa e di oneri amministrativi connessi alle assunzioni, eliminando il turnover per le assunzioni a tempo indeterminato e i limiti di spesa per le assunzioni a tempo determinato, mantenendo unicamente i limiti generali di spesa del personale di cui all’ art.1, commi 557 e 562 della legge n.296/2006. Per gli enti in dissesto e pre-dissesto e per quelli strutturalmente deficitari i paletti alle assunzioni resteranno e saranno previste deroghe solo per l’ assunzione di figure «essenziali» per l’ ente. Il tavolo tecnico presso il Viminale propone inoltre che i revisori degli enti locali vengano nominati sulla base di un elenco provinciale e che il presidente del collegio dei revisori sia scelto dal comune. C’ è poi il capitolo sulla semplificazione contabile per i piccoli comuni. Il Tavolo tecnico, oltre a una contabilità ad hoc per i mini-enti propone di accorpare alcuni adempimenti in materia di programmazione e gestione economico-finanziaria, consentendo che nel Documento unico di programmazione (Dup) possano essere inseriti gli allegati al bilancio di previsione in modo che con l’ approvazione del Dup esoneri l’ ente dalla necessità di adottare ulteriori deliberazioni. Completano l’ elenco delle proposte la semplificazione della relazione di inizio mandato e l’ esenzione per gli enti locali dal pagamento dell’ imposta di registro sulle transazioni immobiliari. Anche gli adempimenti in materia di trasparenza dovranno essere razionalizzati attraverso il ricorso a schemi tipo con contenuti standard e alla gestione in forma associata. Associazionismo Il ruolo delle province sarà particolarmente incisivo in materia di associazionismo. Preso atto del fallimento degli obblighi di gestione associata (un fallimento certificato, seppur in modo parziale, anche dalla Consulta con la sentenza n. 33/2019 depositata il 4 marzo) che «non hanno avuto i riscontri attesi», il Tavolo presieduto da Candiani propone innanzitutto di rimuovere le soglie demografiche dei comuni che possono associarsi, in modo da consentire maggiore sinergia tra i comuni medio/piccoli e quelli più grandi. Va poi valutata la possibilità di gestire in forma associata solo una parte dei servizi e delle attività che fanno capo a una funzione fondamentale. Nel nuovo progetto proposto dal Tavolo del Viminale, gli attori della gestione associata saranno le assemblee dei sindaci (nelle province) o le conferenze metropolitane (nelle città metropolitane). A loro il compito di approvare i piani triennali per l’ individuazione degli ambiti territoriali ottimali e per lo svolgimento dell’ esercizio associato delle funzioni comunali. In caso di mancata approvazione dei piani, dopo la diffida del prefetto, scatterà il potere sostitutivo della regione. Se invece sono i comuni ad essere inadempienti sarà lo stesso prefetto ad esercitare il potere sostitutivo. I piani triennali dovranno individuare le funzioni comunali da gestire in forma associata, le forme associative prescelte (con una preferenza per le unioni) e la loro durata, i fabbisogni di personale e le risorse finanziarie e infine il sistema di incentivi e penalizzazioni che le regioni potranno erogare o applicare ai comuni. Gli incentivi andranno a premiare: la tipologia e la stabilità temporale delle forme associative, il numero e il tipo di funzioni e servizi svolti in forma associata, il numero di comuni aderenti, la dimensione demografica raggiunta. Al venir meno degli impegni presi i comuni andranno incontro a forme di penalizzazione. Ruolo delle province Nel disegno del nuovo Testo unico le province e le città metropolitane dovranno svolgere un fondamentale ruolo di raccordo con gli enti più piccoli a cui forniranno adeguato supporto tecnico e di personale in svariati campi, dalla digitalizzazione all’ adempimento in forma associata degli obblighi informativi e di controllo. In particolare l’ aiuto ai piccoli comuni dalle province potrà riguardare: l’ anagrafe delle prestazioni, la comunicazione dei dati relativi ai contratti pubblici, la raccolta e l’ aggregazione di dati reperibili da siti istituzionali. © Riproduzione riservata. PAGINA A CURA DI FRANCESCO CERISANO

06/03/2019 – Il Tempo

II nodo del massimo ribasso nei bandi per la vigilanza

L’ intervento
Caro Direttore, è in corso in Commissione Lavori Pubblici del Senato un ciclo di audizioni nell’ ambito dell’ indagine conoscitiva sull’ applicazione del codice dei contratti pubblici. Si tratta di una lodevole iniziativa dell’ attuale parlamento e del presidente della Commissione, sen. Mauro Coltorti, che ci auguriamo possa contribuire ad una più corretta applicazione della norma e all’ individuazione dei necessari interventi correttivi. Il comparto che Assiv rappresenta in Confindustria, quello degli istituti di vigilanza privata e dei servizi fiduciari, si confronta quotidianamente con le gravi distorsioni nell’ applicazione del d.lgs. n. 50 del 2016, le quali comportano un elevato costo economico -sociale per imprese e lavoratori. Mi preme evidenziare a titolo di esempio, in questa sede, pratica in uso presso le stazioni appaltanti pubbliche di bandire gare per servizi di vigilanza con il criterio del massimo ribasso, interpretando, in maniera dal nostro punto di vista illegittima, quanto prevede l’ art. 95 del nuovo codice degli appalti, che individua nel criterio dell’ offerta economicamente più vantaggiosa la regola per l’ aggiudicazione degli appalti, riservando al criterio del prezzo più basso un ruolo del tutto residuale, circoscritto a fattispecie tipizzate e sottoposto ad un rigoroso obbligo di motivazione. Ad aggravare la situazione vengono quasi sempre presi a base d’ asta valori persino più bassi del costo medio orario per lavoratori in livello di ingresso stabilito dal Ministero del Lavoro! Che sia proprio la Pubblica Amministrazione la prima a non rispettare le regole oramai nel nostro Paese non fa più notizia, ma che sia proprio il bando pubblicato dall’ Ispettorato Territoriale del Lavoro di Napoli a ricorrere al criterio del massimo ribasso e base d’ asta 15 euro ora/uomo per l’ affidamento dei servizi di vigilanza, rappresenta una tragica ironia! È un esempio tra tanti, certo. Assiv impugna ogni giorno, con successo, gare che non rispettano i crite ri introdotti dal codice dei contratti pubblici: di certo si tratta di costi vivi che un’ associazione di categoria come la nostra potrebbe destinare a fini ben più produttivi, senza contare i costi diretti e indiretti per imprese e collettività, soprattutto per i mancati servizi che derivano dall’ annullamento di tante gare. Peraltro, uscendo dalla logica del contenzioso giudiziario, mi sembra palese che il processo di qualificazione del comparto – che pure, sulla carta, è definito di sicurezza complementare e sussidiaria ed inserito nel sistema sicurezza -Paese – non possa avvenire senza il giusto riconoscimento economico delle attività professionali richieste. E tutto ciò proprio da parte della Pubblica Ammi nistrazione, cui dobbiamo rispondere obbligatoriamente con una permanente conformità ad un corposo apparato normativo e regolamentare, garantendo altissimi livelli di qualità, pena pesanti sanzioni sulla operatività delle nostre aziende. Le soluzioni? La bacchetta magica non ce l’ ha nessuno, tuttavia tavoli di lavoro composti da qualificati rappresentanti della politica, dell’ amministrazione e degli operatori economici potrebbero certamente analizzare le criticità del codice dei contratti pubblici e proporre le corrette soluzioni da adottare. Assiv è intenzionata a fare la sua parte, come sempre, e nei prossimi giorni sarà trasmesso un nostro contributo alla Commissione lavori pubblici del Senato, nell’ auspicio che l’ indagine conoscitiva in corso sia il presupposto per un intervento correttivo tanto necessario quanto urgente. * Presidente ASS.I.V. (Associazione Istituti di Vigilanza e Servizi Fiduciari)

06/03/2019 – La Verità
Lega e M5s si accordano su gas e navi ma resta aperta la partita per l’ Inps

L’ esecutivo gialloblù trova la quadra sulle nomine di Snam, Italgas e Fincantieri. Fallisce l’ assalto a Bono dei grillini, che non hanno uomini da offrire e perdono posizioni. Manca il decreto per la coppia Tridico-Nori
alessandro da roldLega e 5 stelle sembrano aver trovato la quadra, per dirla come il Senatùr Umberto Bossi, sulla partita delle nomine pubbliche, nello specifico il rinnovo dei consigli di amministrazione di Snam, Italgas e Fincantieri, tutte e tre controllate da Cassa depositi e prestiti. Non è stato semplice, anche perché la messa in discussione di Giuseppe Bono come amministratore delegato della cantieristica navale ha creato non pochi malumori nel Carroccio, in particolare nel sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, e, di rimando, al segretario, Matteo Salvini. Anche perché i grillini non avrebbero trovato sostituti all’ altezza per un ruolo così delicato e strategico. Il blitz per estromettere il manager che dal 2002 siede in Fincantieri è quindi fallito. Ma ha lasciato strascichi di polemiche, in particolare sul ruolo che Cdp, che controlla il 71, 64% tramite Fintecna, avrebbe avuto nella partita per la riconferma. Ora i riflettori sono puntati sul nuovo consiglio di amministrazione e soprattutto sul nuovo direttore generale. Stefano Buffagni, la mente economica pentastellata che ha seguito da vicino il dossier, continua infatti a insistere sull’ accentramento delle deleghe in capo a un unico direttore generale, ruolo ora in mano a due figure: Pier Francesco Ragni e Alberto Maestrini. In pratica, la nuova figura dovrebbe fare da contraltare a Bono, riservandosi delle deleghe pesanti. Il nuovo dg potrebbe essere proprio Ragni, che è stato in questi giorni sponsorizzato da Buffagni stesso come amministratore delegato, un possibile trait d’ union con il numero uno di Cdp, Fabio Palermo. E con tutta probabilità il nuovo direttore generale potrebbe essere nominato anche in vista della successione futura proprio a Bono. Ma la situazione è fluida. E i 5 stelle potrebbero puntare anche su un altro nome. Da quel che emerge nel consiglio di amministrazione dovrebbero prendere posto Massimiliano Cesare, attuale presidente del fondo F21 e Federica Seganti del gruppo Hera, entrambi vicini alla Lega di Salvini. Giampiero Massolo sarà confermato come presidente. Blindate le posizioni di vertice di Snam e Italgas. Di sicuro se ne discuterà oggi durante due consigli di amministrazione di Cdp e Cdp Reti, quest’ ultima azionista al 26,04% di Italgas e 30,37% di Snam. Appare confermato Marco Alverà come amministratore delegato. L’ ex Eni dell’ era di Paolo Scaroni avrebbe ricevuto la conferma anche grazie al sostegno della Lega. Per la presidenza invece si fa il nome di Luca Dal Fabbro, ora nel board di Terna, manager di lungo corso era stato spesso accostato in passato al mondo renziano ma ora è considerato molto vicino ai 5 stelle. Allo stesso tempo si va verso la riconferma di Paolo Gallo in Italgas, ma con la nomina come presidente di Alberto Dell’ Acqua, direttore del Master in Corporate finance alla Sda Bocconi, nonché professore di Corporate finance and Real estate sempre alla School of management. Nel consiglio di amministrazione di Italgas dovrebbe trovare posto invece Veronica Vecchi, professore alla Bocconi, mentre nel collegio sindacale si va verso la riconferma di Marilena Cederna. Main first e Jp Morgan, in una nota diramata nei giorni scorsi, hanno promosso la conferma degli ad di Snam e Italgas. Secondo main first, che valuta Snam e Italgas con rating neutral e target price rispettivamente a 4,37 euro e 5,22 euro, la notizia della conferma dell’ amministratore delegato è positiva per entrambe le azioni poiché dà visibilità sulla continuità della strategia delle due aziende. Jp Morgan, invece, sottolinea come sia ampiamente riconosciuto come Alverà, numero uno di Snam, abbia svolto un ottimo lavoro «combinando risultati di breve termine con una visione di lungo termine, aprendo la società a investimenti green anche sulla mobilità che aumenteranno i capex di lungo termine per il gruppo». «Rimuoverlo per motivi politici sarebbe stato visto in modo negativo», conclude Jp Morgan. Anche perché i 5 stelle continuano a non avere piani B. Non a caso gli unici manager candidati per questi posti arrivavano dalle partecipate di Roma. Per giorni è circolato il nome di Paolo Simioni, presidente di Atac, ma la situazione dell’ azienda di trasporti capitolina è tale per cui sarebbe difficile trovare un sostituto, quindi la già traballante giunta di Virginia Raggi ne uscirebbe indebolita. Anche Antonio Donnarumma, amministratore delegato di Acea, appare inamovibile per gli stessi motivi. Una curiosità? Nel board di Acea compare ancora Luca Lanzalone che ieri ha incominciato il processo a suo carico: si era infatti dimesso da presidente, ma non da consigliere di amministrazione. Ancora in stallo invece l’ Inps, non si riesce a trovare la quadra sugli incarichi di Pasquale Tridico e Marco Nori, sulle deleghe e i busget.

06/03/2019 – ANSA
Tav: Conte: ‘Venerdì decisione, niente crisi’. Il 21 marzo in Senato mozioni di sfiducia a Toninelli

Per la condotta tenuta sulla Tav. Al momento sono state depositate la mozione del Pd e quella di FI

Tav resta al centro del dibattito politico. In mattinata vertice a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte, i due vicepremier, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, e il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. “Per quanto riguarda la Tav, siamo in dirittura d’arrivo, nel percorso finale, quello politico – ha detto il presidente del Consiglio al termine dell’incontro -. Oggi c’è stata la prima riunione politica, abbiamo iniziato l’analisi costi benefici. Domani sera riunione con i tecnici a oltranza. Credo una scelta entro venerdì”.

“Siccome prenderemo la scelta migliore per i cittadini, ovviamente il governo non rischia. Mi batterò perchè non sia trascurato alcun aspetto per una decisione corretta”, ha ribadito il premier. Conte prova dunque a rimettere ordine nella questione dopo le diverse fughe in avanti, richiamando Lega ed M5s. “Rispetto le posizioni della Lega e del M5s ma sarò garante che queste posizioni pregiudiziali non pesino sul tavolo. Partiremo dall’analisi costi-benefici”. “Posso garantire che prenderemo una decisione per tutelare l’interesse nazionale” che ha precisato che “in questa fase non ci sarà nessuna interlocuzione con la Francia”.

Lasciando Montecitorio, il vicepremier, Matteo Salvini, ha detto di aspettarsi dal vertice di mercoledì “la decisione finale sulla Tav”. Ai cronisti che gli chiedevano se fosse preoccupato di una possibile crisi di governo come paventato dai 5S, Salvini ha risposto: “Assolutamente no. Sono tranquillissimo”.

Intanto, secondo quanto si apprende al termine della conferenza dei capigruppo di palazzo Madama, saranno discusse giovedì 21 marzo in Aula al Senato le mozioni di sfiducia al ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli per la condotta tenuta sulla Tav. Al momento sono state depositate la mozione del Pd e quella di FI. Mentre FdI non presenterà una mozione autonoma ma è intenzionato a votare sì alle dimissioni del ministro.

La Lega affida dunque la soluzione al premier, confidando nelle sue capacità di mediazione, come aveva fatto ieri Salvini. “Stiamo lavorando per la soluzione migliore partendo da dati oggettivi. La soluzione è nelle mani del presidente Conte, le posizioni di partenza sono note. Siamo fiduciosi che si risolverà tutto per il meglio”, ha detto Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, al termine del vertice di governo.

Tav:Conte, siamo in dirittura di arrivo, scelta venerdi’

Le opposizioni all’attacco. “E’ l’arroganza di una maggioranza parlamentare che per gestire il potere non vuole ammettere di non essere portatrice di una visione del futuro dell’Italia, ci sta rendendo ridicoli e paghiamo un costo enorme come sistema Paese”, ha detto Nicola Zingaretti sugli esiti del vertice di governo. “Se non sono capaci si dimettano”, ha aggiunto il neo segretario del Pd. “E’ l’arroganza di una maggioranza parlamentare che per gestire il potere non vuole ammettere di non essere portatrice di una visione del futuro dell’Italia, ci sta rendendo ridicoli e paghiamo un costo enorme come sistema Paese”. “Se non sono capaci si dimettano”, ha aggiunto il neo segretario del Pd.

“Il Governo riunito in conclave sulla Tav, mentre i terremotati aspettano – ha scritto via Twitter Mara Carfagna, vice Presidente della Camera e deputata di Forza Italia – l’Istat conferma la recessione tecnica e la disoccupazione giovanile aumenta. Va bene che è martedì grasso, ma la sfilata delle mascherine la fanno i bambini”.

Il Governo riunito in conclave sulla #Tav, mentre i terremotati aspettano, l’#Istat conferma la recessione tecnica e la disoccupazione giovanile aumenta. Va bene che è #martedìgrasso, ma la sfilata delle mascherine la fanno i bambini.

“Se Chiamparino utilizzasse meno la Tav per la campagna elettorale, darebbe una mano a tutti. Detto questo credo che i bandi vadano fatti, altrimenti il rischio di perdere 300 milioni di euro è concreto”, ha affermato il viceministro delle Infrastrutture, Edoardo Rixi, ospite di Radio anch’io.

“Guardi io non mi occupo di trovare il compromesso (sulla TAV ndr). Detto ciò se bisogna andare a casa perché noi non vogliamo buttare soldi per opere vecchie io non vedo il problema”, ha detto Stefano Buffagni, parlamentare del Movimento 5 Stelle e Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ad Agorà.

“Mi sembra che la montagna abbia partorito un topolino, anzi un brodino visto che c’è un ulteriore allungamento del brodo”, ha detto il presidente Sergio Chiamparino a proposito del vertice di governo sulla Tav. “La scadenza è dietro l’angolo – aggiunge – e non capisco cosa ci sia ancora da approfondire”. RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

 

06/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Analisi. La tregua possibile sulla Tav e il modello Genova per far ripartire le grandi infrastrutture

Giorgio Santilli

L’ipotesi di inserire nel decreto sbloccacantieri il ricorso a commissari straordinari per affrontare lo stallo delle opere

Il parere dell’Avvocatura di Stato che dovrebbe confermare la possibilità di sospendere, entro sei mesi e senza rischi di costi aggiuntivi per lo Stato, la procedura di gara avviata da Telt con la pubblicazione dei bandi è l’ultimo tassello (in arrivo) per giungere a una tregua politica, solo apparentemente momentanea, sulla questione Tav.

Il parere dell’Avvocatura sarà con tutta probabilità già stasera sul tavolo “tecnico” a Palazzo Chigi insieme agli altri due documenti decisivi di questa tornata: l’analisi costi-benefici bis che ha ridotto da 7 a 2,4 miliardi la differenza fra costi e benefici considerando solo costi e benefici per l’Italia; l’analisi dei costi del “non fare” (cioè della rinuncia alla Torino-Lione) che, nella relazione dell’avvocato Pucciariello, presenta una forchetta ancora molto ampia, da 1,7 a 3,9 miliardi, e avrebbe bisogno di un supplemento di indagine per ridurla a valori più realistici. In particolare bisognerebbe approfondire, oltre alle clausole contrattuali, il costo di ripristino dei luoghi (375 milioni), quelli per mettere in sicurezza la linea storica (1,5 miliardi) e le potenziali perdite di fondi Ue.

Il compromesso salverebbe il governo e consentirebbe a tutti di difendere le proprie bandiere in vista della campagna elettorale europea: la Lega potrebbe comunque vantarsi con il Nord produttivo di aver garantito la continuità operativa con i bandi di gara e di non aver messo a rischio i fondi Ue (per ora); i Cinque stelle potrebbero continuare a professare la loro posizione No-Tav sottolineando che il verdetto sull’opera è rinviato. E sarebbe Palazzo Chigi ad assumersi la responsabilità di “firmare” i bandi (sollevando il ministro Toninelli) e a spiegare al tempo stesso su quali dati va avanti l’istruttoria.

L’unica alternativa possibile a questo esito sembra, in assenza di indicazioni del governo, l’approvazione da parte del consiglio di Telt, lunedì prossimo, dei bandi, con le successive dimissioni dei consiglieri italiani.

La prima soluzione avrebbe però un vantaggio. Il governo potrebbe accantonare per un po’ la Tav e finalmente dedicarsi, compatto, al decreto legge sblocca-cantieri. Potrebbe così respingere l’attacco già sferrato dal nuovo segretario del Pd Zingaretti sul tema delle infrastrutture.

Il decreto slocca-cantieri può essere una grande occasione per ridare il giusto valore alla “variabile tempo” che la politica spesso perde di vista. È stato ricordato anche ieri nel convegno di Confindustria a Genova sulle infrastrutture sostenibili. Questa perdita della “dimensione tempo” ha portato l’Italia ad accumulare un ritardo trentennale sulle reti infrastrutturali e sul dissesto territoriale.

Ora bisogna recuperare questo tempo. Il decreto legge non ha ancora contorni nitidi ma un pilastro sembra il ricorso a commissari straordinari per affrontare, in attesa di una riforma del codice degli appalti e delle procedure, lo sblocco o l’accelerazione di procedure ordinarie su un certo numero di progetti strategici e condivisi. Obiettivo accelerare, tutti insieme. Dare una risposta come quella che sembra funzionare a Genova dove il sindaco Bucci ha mostrato di interpretare al meglio, con saggezza e trasparenza, il ruolo di commissario. Ieri il presidente di Confindustria ha chiesto di estendere il “modello Genova” a tutte le infrastrutture strategiche bloccate oggi. Sarebbe un bel modo per ricominciare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

06/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

A22, schiarita Mit-Province: concessione a Autobrennero e intanto resta il contenzioso

Alessandro Arona

La «continuità societaria» consente di rinviare il nodo degli “indebiti utili”. Piano, verso il sì agli 800 milioni (o poco meno)

Passi avanti nel confronto tra ministero delle Infrastrutture ed enti locali sulla nuova concessione “in house” per l’autostrada A22 Modena-Brennero. Li annuncia il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli dopo l’incontro di oggi con gli enti locali (Province autonome di Trento e Bolzano, Province di Mantova, Verona e Modena) che controllano Autobrennero spa e controlleranno la futura concessionaria, e con rappresentanti della società. E li conferma a Radiocor Il Sole 24 Ore anche il nuovo presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti (Lega).
Toninelli parla di passi avanti sulla governance («gli enti locali saranno coinvolti nella scelta del presidente del Coitato paritetico»), sulla transizione tra vecchia e nuova società («continuità societaria»), sul tema degli 800 milioni di euro di opere sulla rete viaria di adduzione («potremo ammettere opere compensative fino al 2% degli investimenti»). Resta irrisolto il nodo dei 300 milioni di utili fatti dalla società dalla scadenza della concessione nel 2014 a oggi, che il governo considera “indebiti” e da restituire allo Stato, e che invece la società considera legittimamente incassati perché i cinque anni di proroga dipendono da “colpe” dello Stato (a fine gennaio la società ha fatto ricorso contro la delibera Cipe 68/2018 del 28 novembre). Toninelli annuncia la possibilità di un compromesso: traslare la quota netta dovuta dalla società (120 milioni tolto il valore di subentro) sulla nuova gestione trasformandoli in minori pedaggi per gli utenti, e nel frattempo aspettare che la giustizia faccia il suo corso sul contenzioso.
Il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti (Lega, in carica dal 22 ottobre scorso), conferma a Radiocor Sole 24 Ore i passi avanti nella trattativa degli enti locali con il ministero delle Infrastrutture sulla nuova concessione della A22 Modena-Brennero, annunciata nel pomeriggio dal Ministro Danilo Toninelli. «Sì, confermo, i passi avanti ci sono. La possibilità di procedere in “continuità societaria” con Autobrennero, cioè non dover fare una nuova società concessionaria, evita di dover accantonare i 120 milioni che secondo lo Stato la vecchia società dovrebbe restituire. Noi restiamo comunque convinti delle nostre ragioni, il ricorso al Tar resta, ma la scelta della continuità societaria ci permette di arrivare alla nuova concessione senza che il contenzioso blocchi tutto». Poi, è sottinteso, si vedrà chi ha ragione (il punto è se gli utili fatti dalla società dopo la scadenza della concessione sono legittimi, come credono gli enti locali, o indebiti, come ha sostenuto il Cipe a novembre nella delibera impugnata). «Aperture – prosegue Fugatti – anche sul tema degli investimenti per la viabilità connessa, credo che riusciremo a confermare nel piano di investimenti gran parte degli 800 milioni che abbiamo proposto».
«Continuiamo a lavorare in modo costruttivo – scrive Toninelli nella nota – con atteggiamento di massima collaborazione istituzionale per una pronta chiusura del dossier della A22». «Abbiamo fatto passi avanti su tutti i fronti – aggiunge – anche in queste ultime ore. Per quanto riguarda la governance, gli enti territoriali saranno certamente coinvolti nella scelta del presidente del Comitato paritetico di gestione, anche se il principio del controllo analogo è irrinunciabile per la commissione Ue e dunque la nomina deve restare appannaggio del Mit. Abbiamo poi aperto alla continuità societaria tra vecchio e nuovo concessionario: ciò ci consente di far uscire subito i privati che detenevano il 14% della vecchia Autobrennero Spa e di delineare un nuovo modello totalmente pubblico di gestione dell’infrastruttura. Ma permette anche, come da nostra proposta, di riversare sul nuovo pef, e dunque sulla riduzione delle tariffe, gli extraprofitti incassati in regime di proroga dal concessionario uscente». «Rimane – ammette il Ministro – il contenzioso su circa 300 milioni, ma agli esiti dello stesso ci sarà la possibilità di una eventuale revisione del piano finanziario». Poi aggiunge: «Abbiamo anche aperto, seppur serva il via libera della Corte dei conti, sul tema degli 800 milioni di interventi che riguardano la rete di adduzione, alcuni dei quali non correlati all’arteria autostradale: questi ultimi saranno considerati quali opere compensative fino al limite del 2% del valore degli investimenti». «Insomma – conclude il Ministro delle Infrastrutture – stiamo facendo il massimo sforzo, dopo una complessa interlocuzione con la Ue, per giungere rapidamente al traguardo della firma sulla nuova convenzione. Nella certezza – conclude Toninelli – che il nuovo modello di gestione garantirà a chi viaggia tariffe corrette e servizi migliori, con benefici e ricadute positive per i territori attraversati dalla A22».

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06/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Manutenzione strade e scuole, firmato il decreto con i 250 milioni alle Province

A.A.

Finanziati con la legge di Bilancio, i fondi saranno annuali per 15 anni (in tutto 3,75 miliardi). Più soldi a chi ha speso meno nel 2017

Con la firma del Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli si perfeziona il decreto interministeriale Economia, Interno e Infrastrutture per assegnare alle Province i primi 250 milioni di euro stanziati dalla legge di Bilancio per il finanziamento di piani di sicurezza a valenza pluriennale per la manutenzione di strade e di scuole.
È l’articolo 1, comma 889, della legge di bilancio 2019 a prevedere l’attribuzione di un contributo pari complessivamente a 250 milioni di euro alle province delle regioni a statuto ordinario, per gli anni dal 2019 al 2033 (in tutto dunque 3,75 miliardi in 15 anni), per il finanziamento di piani di sicurezza a valenza pluriennale per la manutenzione di strade e di scuole.
La norma prevedeva l’emanazione del decreto entro il 20 gennaio, previa intesa con la Conferenza Stato-Regioni (raggiunta il 24 gennaio), sulla base dei seguenti criteri di ripartizione: 1) per il 50 per cento, tra le province che presentano una diminuzione della spesa per la manutenzione di strade e di scuole nell’anno 2017 rispetto alla spesa media con riferimento agli anni 2010, 2011 e 2012 e in proporzione a tale diminuzione; 2) per il restante 50% sulla base di complessi criteri di ripartizione («in proporzione all’incidenza determinata al 31 dicembre 2018 dalla manovra di finanza pubblica di cui all’articolo 1, comma 418, della legge 23 dicembre 2014, n. 190, e dall’articolo 47 del decreto-legge 24 aprile 2014, n. 66, convertito, con modificazioni, dalla legge 23 giugno 2014, n. 89, tenuto conto di quanto previsto dall’articolo 1, commi 838 e 839, della legge 27 dicembre 2017, n. 205, rispetto al gettito dell’anno 2017 dell’imposta sull’assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile dei veicoli, dell’imposta provinciale di trascrizione, nonché del Fondo sperimentale di riequilibrio»).
Il decreto (che va ora alla registrazione della Corte dei Conti e poi in Gazzetta) non aggiunge altro, salvo la generica indicazione che «le spese finanziate dalle risorse assegnate per ogni annualità devono essere liquidate o liquidabili per le finalità indicate, ai sensi del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, entro il 31 dicembre di ogni anno». Non ci sono dunque termini per la presentazione dei piani, la messa a bando delle opere e la spesa. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

06/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Raggruppamenti e subappalto: la nuova guida di Cantone per evitare errori in gara

Mauro Salerno

L’Autorità raccoglie in due documenti le risposte ai quesiti di Pa e imprese: bussola ragionata per evitare inciampi nelle procedure di affidamento

Chiarimenti sull’uso corretto dell’avvalimento, dei subappalti e del soccorso istruttorio. E ancora sul Durc, sui requisiti dei raggruppamenti e dei consorzi stabili. Rimettendo in fila i pareri rilasciati su richiesta di stazioni a appaltanti e imprese, l’Autorità Anticorruzione mette a disposizione del mercato una sorta di nuovo vademecum alle gare d’appalto.

A ben guardare si può leggere anche in questo modo, alla stregua di un manuale ancora più operativo delle linee guida, l’ultimo lavoro elaborato dall’Anticorruzione.

Si tratta di una raccolta dei principi messi nero su bianco nei pareri di precontenzioso emessi tra il 2017 e il 2018 sui temi legati ai requisiti dei raggruppamenti e al subappalto: due dei temi più controversi e anche più setacciati dalla giurisprudenza (oltre che dall’Autorità), non solo negli ultimi tre anni di operatività del nuovo codice. Con le due rassegne pubblicate ieri, l’Anac parte dai casi concreti proposti dagli operatori per provare a indicare al mercato la linea da seguire in casi analoghi, evitando di far sfociare le liti in ricorsi davanti a un tribunale. Le rassegne «ragionate» si traducono in due documenti (da 24 e 11 pagine) ricchi di indicazioni sull’applicazione delle norme sugli appalti

Raggruppamenti
Il capitolo più corposo è dedicato ai raggruppamenti. L’Anac introduce l’argomento ricordando l’evoluzione delle norme e distinguendo le varie tipologie di partecipazione associata alle gare. Poi passa in rassegna una serie di casi.

Un’importante precisazione arriva in tema dei requisiti dei raggruppamenti. Sul punto l’Autorità ricorda che i bandi di gara non possono stabilire percentuali minime di possesso di requisiti in caso di raggruppamenti verticali. Il caso di partenza riguardava un raggruppamento tra professionisti (Rtp), escluso perchè la mandante non possedeva il 51% dei requisiti previsto dal bando. L’Autorità ha bocciato l’impostazione del bando perché «tale clausola impediva la partecipazione alla gara dei raggruppamenti verticali». «Si rammenta infatti che – si legge nel documento – nel caso di raggruppamenti verticali, i requisiti tecnici devono essere posseduti da mandataria e mandanti in relazione alle attività di competenza». Inoltre l’Anac aggiunge che «il possesso dei requisiti in misura maggioritaria in capo alla mandataria si applica solo nel caso di raggruppamento di tipo orizzontale o misto (per la subassociazione orizzontale), mentre, nel caso di raggruppamento verticale puro è sufficiente che ogni concorrente possieda i requisiti per la parte della progettazione che intende eseguire».

Chiarimenti arrivano anche sul fronte dei consorzi stabili. Tra questi l’indicazione secondo la quale è sempre possibile che il consorzio stabile presti, tramite contratto di avvalimento, anche la propria qualificazione Soa, a imprese che ne siano sprovviste «senza che ciò integri un’ipotesi di avvalimento a cascata, in ragione della specificità del modulo organizzativo e gestionale del consorzio stabile».

Quanto al Durc la rassegna prende in considerazione il caso di un socio, persona giuridica, di un impresa non in regola con il versamento dei contributi. In questo caso l’Anac ha bocciato il provvedimento di espulsione dalla gara perché «l’irregolarità dei versamenti contributivi nei confronti di soci delle società di capitali non ha effetto sul rilascio del Durc, poiché si tratta di persone giuridiche caratterizzate da autonomia patrimoniale perfetta e, quindi, dalla separazione completa tra il capitale sociale e il patrimonio personale dei soci».

Un passaggio riguarda anche l’istituto della cooptazione delle imprese per l’esecuzione dei lavori. La precisazione in questo caso riguarda il fatto che l’impresa cooptata può eseguire i lavori (fino a un massimo del 20% dell’importo complessivo), ma non assume né lo status di concorrente né quote di partecipazione dell’appalto. Con l’occasione l’Anac ricorda anche l’obiettivo della norma che è quello di «consentire a imprese già qualificate nel settore dei lavori pubblici di maturare capacità tecniche in categorie di lavori diverse rispetto a quelle già possedute, senza che risulti compromesso l’interesse pubblico alla realizzazione dell’appalto».

Subappalto
Ricco anche il capitolo dedicato al subappalto, che va integrare un analogo lavoro diffuso l’anno scorso dall’Anac. Diversi i passaggi dedicati a chiarire i rapporti tra subappalto e avvalimento, così come le condizioni e limiti imposti ai subaffidamenti, destinati forse a cadere nel prossimo futuro vista la recente presa di posizione della Commissione europea.

Un’indicazione di rilievo arriva sul fronte della terna dei subappaltatori. L’Autorià chiarisce infatti che è possibile ricorrere al soccorso istruttorio p«er sanare la mancanza delle dichiarazioni sulle assenze di cause di esclusione» della ditta subappaltatrice «e per integrare i nominativi della terna dei subappaltatori». Quanto al possesso dei requisiti dei subappaltatori l’Anac chiarisce che «l’omessa dichiarazione della terna o l’indicazione di un numero di subappaltatori inferiori a tre, pur non costituendo motivo di esclusione, comporta, per il concorrente, il divieto di subappaltare, lasciando presupporre che non sia più possibile integrare, attraverso il soccorso istruttorio, la terna dei subappaltatori». In aggiunta, «viene esplicitamente affermato che il mancato possesso dei requisiti di cui all’art. 80 del Codice, in capo ad uno dei subappaltatori indicati nella terna, comporta l’esclusione del concorrente dalla gara».

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06/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Condotte, i due step del piano di cessioni. Con i 60 milioni il gruppo perde le opere ferroviarie

Alessandro Arona

La riduzione del prestito ponte da 190 a 60 milioni costringe alla cessione immediata di Nodavia e delle quote Tav. Cosa ripartirà

La riduzione della garanzia statale sul prestito ponte, con la conseguente riduzione della liquidità in arrivo dalle banche (compresa Cassa Depositi) dai previsti 190 milioni di euro a 60 milioni, riduce fortemente il perimetro dei cantieri che Condotte d’Acqua in amministrazione Marzano riuscirà a far ripartire. E di fatto, con la decisione in parte obbligata di cedere le quote nei consorzi dell’alta velocità (Cociv, Cepav Due, Iricav Due) e il consorzio Nodavia per il nodo di Firenze, il Gruppo Condotte perderà l’intero comparto delle opere ferroviarie e dunque lo status di grande impresa di costruzione.
Certo, il destino della società è ormai segnato: lo spezzettamento in più tranche o comparti, e la vendita delle società dotate di autonomia. Ma il piano originario dei tre commissari Mise (Matteo Uggetti, Giovanni Bruno e Alberto Dello Strologo, quest’ultimo dimissionario da pochi giorni) era quello di far ripartire tuti i cantieri, salvaguardare cioè la continuità aziendale, con un prestito ponte quantificato in 190 milioni, e poi arrivare a un piano di ristrutturazione con il quale tentare di traghettare verso nuovi soci l’intero perimetro dell’ex numero tre delle costruzioni in Italia (a parte le controllate Cossi, in fase di cessione a Salini Impregilo, Inso, Condotte America e Condotte Immobiliare, che fin dall’inizio era in programma di vendere, data la loro autonomia e appetibilità).
Ma il governo non ha voluto, o forse potuto, assecondare questo progetto, perché non ha rifinanziato in Bilancio il fondo di garanzia per i crediti alle grandi società in crisi, e dunque il massimo che si può garantire si ferma a 60 milioni di euro.
Ecco dunque il nuovo piano dei commissari, che per necessità deve subito mettere in vendita più asset del previsto.
LE CESSIONI IMMEDIATE
Tra queste si sono scelte le commesse “più solvibili”, con soggetti già interessati all’acquisto. In primis il 31% nel Cociv (Terzo Valico), che vale circa un miliardo di euro di lavori residui per Condotte, e per il quale ci sono già state manifestazioni di interesse da parte di Salini Impregilo (che già controlla Cociv). E poi Nodavia, la società di scopo che dovrebbe completare il passante ferroviario Tav di Firenze (800 milioni di euro di valore residuo per Condotte). Solo queste due opere valgono 1,8 miliardi di euro su un portafoglio ancora in mano a Condotte per 3,6 miliardi. (il 50%).
I commissari di Condotte proveranno a valorizzare anche le quote detenute in Cepav Due (Av Brescia-Padova, i lotti sbloccati valevano 259 milioni per Condotte) e Iricav Due (224 milioni), ma in questi casi i mancati pagamenti e la mancata fornitura di garanzie da parte di Condotte ha già indotto gli altri soci (Saipem e Pizzarotti i principali per Cepav, Astaldi e Salini Impregilo per Iricav) a far valere i patti parasociali, e dunque a ridurre Condotte allo 0,01%. Con più liquidità si sarebbe potuto tentare di recuperare l’originario 12% su Cepav e 11,35% su Iricav, ma a questo punto l’ipotesi più concreta è di dover considerare perse queste quote.
Per quanto riguarda Nodavia (Passante Tav Firenze), da mesi si è dichiarata interessata all’acquisto la stessa Rfi, che vorrebbe acquisire la società e poi concludere i lavori di fatto “in house” tramite Nodavia divenuta “costruttore controllato”.
Cessione immediata (oltre a Cossi), ma questo era previsto – come si diceva – per Inso(società specializzata in lavori e concssioni sanitarie), Condotte AmericaCondotte Immobiliare.
In ogni caso le cessioni partirebbero solo a valle dell’approvazione del Piano da parte del Mise (si prevede un mese/un mese e mezzo)
CANTIERI IN AVVIO (PRIMA DEL PRESTITO PONTE)
Con liquidità autonoma, fornita dai committenti, sono in fase di riavvio i lavori stradali e ferroviari in Algeria (470 milioni di euro) e la nuova commessa in Kuwait (lavori stradali, 313 milioni).
CESSIONE UNITARIA DOPO RIAVVIO CANTIERI
Il prestito ponte con le banche è pronto, anche se la firma avverrà solo dopo l’approvazione Mise del Piano.
Con i 60 milioni si faranno riparire cantieri fermi e si potranno firmare contratti congelati da mesi.
Potranno ripartire – citiamo solo quelli principali – i lavori Infrav per la strada Lioni-Grottaminarda (110 milioni la quota a finire Condotte), il Policnico di Caserta (ancora 110 milioni), il porto di Augusta (30 mln).
Potranno essere firmati i contratti per la Città della Salute (140 ml Condotte) e i due lavori a Bolzano (carcere e biblioteca, 22 e 40 milioni).
Per il lotto austriaco del Brennero H51 (338 milioni la quota Condotte, ridotta allo 0,01% per l’impossibilità di contribuire all’avvio dei cantieri) i commissari conservano la speranza, garantendo le risorse dopo il prestito ponte, di poter recuperare l’originario 35% dai soci (l’austriaca Porr e l’italiana Itinera).
Da aggiudicare definitivamente è poi la gara vinta da Condotte a fine 2018 per un lotto della ferrovira Roma-Viterbo (46 mln).
Fatti ripartire i cantieri, tutto il pacchetto del “perimetro” di Condotte riavviata verrebbe messo in vendita con bando pubblico. Ci vorranno diversi mesi, e la stessa procedura di accesso alla data room e due diligence da parte dei soggetti interessati è di solito lunga e complessa. Probabilmente non avremo la conclusione delle procedure di vendita prima di fine anno.
Le manifestazioni di interesse presentate da Illimity Bank con Rizzani de Eccher e dal fondo Soundpoint Capital potranno poi diventare offerte vincolanti in questa fase, ma non prima.
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06/03/2019 – La Repubblica

Astaldi, incontro delle banche creditrici

Giovedì nuova riunione allargata degli istituti. Sul piatto, oltre ai sacrifici sui finanziamenti, la richiesta di garanzie per continuare i lavori in corso

di VITTORIA PULEDDA

MILANO – Incontro delle principali banche creditrici di Astaldi, per fare il punto sul piano di salvataggio presentato da Salini per il gruppo di grandi lavori in concordato. Oggi il piano è stato illustrato dai rappresentanti di Salini, che hanno chiesto al tribunale di esprimersi entro fine mese sulla proposta.
Al centro delle valutazioni anche la richiesta di qualche segnale di sostegno intermedio: sul piatto ci sarebbe la domanda di garanzie bancarie sui lavori in corso, per un valore intorno ai 100 milioni. Giovedì, secondo quanto si apprende, ci sarà un nuovo incontro allargato delle banche.

Al ceto dei creditori – banche, ma anche titolari di bond e fornitori – viene chiesto un corposo sacrificio, con la trasformazione in azioni di una parte dell’esposizione (nell’ambito del prospettato aumento di capitale) e di strumenti partecipativi, collegati alle concessioni Astaldi che verranno messe in vendita per soddisfare almeno in parte i creditori. Prima però deve arrivare il disco verde del tribunale al piano e, di conseguenza, il voto favorevole dell’assemblea dei creditori. © Riproduzione riservata

06/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Accordo Dba Progetti-Pattern Design per sviluppare nuovi impianti sportivi

Al. Le.

La partnership tecnica e commerciale per il mercato italiano si basa sulla condivisione di un approccio integrato e multidisciplinare attraverso l’utilizzo di strumenti Bim

Una partnership per sviluppare nuovi settori di mercato in Italia, puntando sull’innovazione, la trasformazione e la digitalizzazione della progettazione di infrastrutture sportive.
È stato siglato l’accordo tra Dba Progetti, società di ingegneria e architettura di Dba Group, e Pattern Design, studio internazionale con sede principale a Londra, specializzato in architettura dello sport. Le due società stanno già collaborando in un importante concorso per un nuovo impianto in Calabria.
Il settore di interesse è quello degli stadi, che in Italia come a livello internazionale, sta evolvendo verso un modello di impianti sportivi multifunzionali, in grado di ospitare al loro interno aree commerciali, musei, luoghi di ritrovo e di aggregazione (sale lounge, ristoranti).
La partnership tecnica e commerciale per il mercato italiano si basa sulla condivisione di un approccio integrato e multidisciplinare, attraverso l’utilizzo di strumenti Bim e lo sviluppo di modelli evoluti che caratterizzano l’opera dalla fase di concept sino alla sua consegna finale. Obiettivo comune, attraverso l’utilizzo dei più avanzati sistemi e soluzioni digitali, è quello di sviluppare progetti all’avanguardia, garantendo la massima efficienza, riducendo le interferenze e i costi di costruzione, ottimizzando i processi di futura gestione e manutenzione, realizzando quindi infrastrutture sportive innovative, economiche e di alta qualità.
L’accordo si basa sulla messa a fattor comune dell’esperienza concreta, internazionale e moderna nella progettazione di stadi e sulla conoscenza del loro inserimento in un contesto urbanistico, in linea con le nuove esigenze del pubblico che ne usufruisce: si mettono così insieme la conoscenza del territorio, degli aspetti tecnologici e tecnici e delle soluzioni smart in grado di generare nuovi modelli di business per i gestori di infrastrutture sportive.
«Siamo convinti che contaminarsi e connettersi con altre realtà renda possibile la trasformazione digitale nel nostro ambito di attività – ha detto l’architetto Stefano De Bettin, amministratore delegato di Dba Progetti -. Abbiamo già avuto modo di collaborare con Pattern Design e l’auspicio è quello di fortificare competenze e conoscenze già complementari e dare un contributo di valore alla progettazione di infrastrutture sportive con un partner di grande concretezza e valore».
«L’architettura italiana è ricchissima di infrastrutture dedicate allo sport: ginnasi, palestre, stadi, circhi, anfiteatri, terme, ippodromi, tipologie diffuse in tutto il mondo greco e romano, spesso raggiungendo straordinaria qualità architettonica. Questo dovere di “qualità” che si manifesta nel rispetto della tipologia storica, ci ha portato a stabilire una partnership con Dba e creare un’officina di professionisti provenienti da differenti discipline per consegnare ai clienti un prodotto di estrema qualità e durabilità, con tempi e costi limitati» ha affermato Dipesh Patel fondatore di Pattern Design. © RIPRODUZIONE RISERVATA