Rassegna stampa 05 marzo 2019

05/03/2019 – MF

Appalti, Associazioni contro il codice

Le Associazioni del mondo delle costruzioni «restano incredule all’ appello dei sindacati rivolto all’ Ars affinché non venga tempestivamente modificato l’ art. 97 del Codice dei Contratti in Sicilia». «Pur comprendendo i dubbi sulla competenza legislativa rispetto alle altre regioni d’ Italia, la Sicilia sta sperimentando, preliminarmente rispetto al resto d’ Italia, tutte le problematiche presenti nel Codice degli Appalti e in particolare quella della formula ad incremento costante imposta dai criteri dell’ art. 97». «Le Associazioni hanno il dovere di sottolineare che avevano nelle settimane passate incontrato i rappresentanti dei sindacati per cercare di trovare una soluzione il più possibile condivisa, cercando di dare maggiore impulso alla politica affinché trasformi in cantieri i finanziamenti statali e comunitari disponibili, e cercando nello stesso momento una soluzione comune affinché si possano evitare l’ aggiudicazione dei lavori con ribassi d’ asta che oggi arrivano a toccare soglie del 45%, imposte dall’ incremento costante appunto dei 5 criteri previsti nell’ art. 97», si legge in una nota.

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05/03/2019 – Il Messaggero

Autonomia alle Camere, Salvini apre al Quirinale E FI rischia di implodere `

Lo Spacca -Italia
Il leader della Lega: va ascoltato Mattarella, ok agli emendamenti Gli azzurri divisi, il fronte del Sud è pronto all’ asse con i grillini
IL CASO ROMA «Ci stiamo lavorando, tutto è migliorabile». Il vicepremier Matteo Salvini apre alla possibilità di emendare l’ Autonomia differenziata. Il leader della Lega, lasciando la Camera dopo una conferenza stampa, aggiunge altri particolari: «Bisognerà anche sentire il Capo dello Stato – dice a Il Messaggero – di sicuro se qualcuno ha due o tre idee buone e migliorative del testo va ascoltato. A una condizione: che in aula poi non si smonti un lavoro di sette mesi». La linea del Colle che punta a coinvolgere il parlamento affinché non si arrivi a uno Spacca-Italia, con danni per il Sud e per la Capitale, prende quota. I presidenti delle Camere, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati, dopo aver chiesto nei giorni scorsi un «consiglio» al presidente Sergio Mattarella stanno cercando il veicolo migliore per fare in modo che la riforma sia discussa e modificata, qualora ce ne fosse bisogno, dalle Aule. Un intervento legislativo che dovrà arrivare – e anche il premier Giuseppe Conte la pensa così – prima che avvenga l’ intesa tra Palazzo Chigi e le tre regioni interessate (Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna). Su questo punto il M5S non intende arretrare. Non a caso, i principali paletti alla riforma arrivano dai dicasteri pentastellati (Ambiente, Sanità e Trasporti). Una questione di doppio merito: il Sud per il Movimento di Luigi Di Maio, soprattutto in questa fase, è un serbatoio di voti intoccabili. Motivo per il quale anche Forza Italia potrebbe spaccarsi. Con una parte di azzurri pronti a rivedere il testo in Aula in maniera profonda. A lanciare l’ allarme è stato il presidente dell’ europarlamento Antonio Tajani, ma ci sono decine di senatori e deputati di FI, provenienti dall’ Italia centro-meridionale, intenzionati a non concedere sconti alla riforma cara alla Lega. Una porzione di forzisti, importante e cospicua, che si oppone al fronte del Nord: che va dall’ emiliana Anna Maria Bernini, capogruppo al Senato, passando per il governatore azzurro-sovranista Giovanni Toti, fino agli eletti veneti e lombardi. L’ ESAME La prova delle autonomie sarà anche il primo esame per il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti. Nel duplice ruolo di leader e governatore del Lazio, dunque parte in causa. Che proprio ieri da Torino, in compagnia di Sergio Chiamparino, ha detto: «Ho iniziato ad ascoltare i presidenti delle giunte regionali del centrosinistra, il prossimo passo sarà mettere in campo una nuova proposta di tutto il centrosinistra sul tema delle autonomie». Zingaretti dovrà trovare un equilibrio tra le posizioni di Stefano Bonaccini (anch’ egli parte in causa) e i barricaderos Michele Emiliano e Vincenzo De Luca, pronti a tutto pur di non far passare l’ Autonomia. L’ apertura di Salvini tiene conto delle difficoltà di chiudere la partita prima delle Europee. Tanto che il governatore lombardo Attilio Fontana ammette: «Non sono tanto preoccupato dal ritardare, ma dall’ imboscare e impaludare la cosa». Da Fratelli d’ Italia, il vicepresidente della Camera Fabio Rampelli aggiunge un altro spunto: «Il nostro ordinamento prevede due procedure sulla materia: quella di rango costituzionale con le 4 letture tra Camera e Senato oppure quella prevista dall’ articolo 116 della Costituzione, limitatamente ad alcune materie e dopo aver normato l’ applicazione dell’ articolo citato. Se si vuole utilizzare questa procedura semplificata occorre quindi approvare prima una legge che regolamenti l’ uso del 116. Questo devono chiedere i presidenti delle Camere al Governo». Simone Canettieri © RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

 

05/03/2019 – Il Sole 24 Ore

Comuni, definitivo l’ addio agli obblighi di gestioni associate

CORTE COSTITUZIONALE
Illegittima la norma che imponeva le alleanze fino a 5mila abitanti
ROMA Introdotto con decretazione d’ urgenza nove anni fa, l’ obbligo di gestire in forma associata le funzioni fondamentali nei Comuni fino a 5mila abitanti è una delle norme più rinviate d’ Italia. Ora, dopo la catena degli slittamenti, esce definitivamente di scena. A sancirne l’ addio è la sentenza 33/2019 depositata ieri dalla Corte costituzionale (presidente Lattanzi, redattore Antonini), che la boccia perché troppo rigida. La regola (articolo 14, comma 28 del Dl 78/2010) avrebbe imposto infatti le alleanze obbligatorie per le funzioni fondamentali ai piccoli Comuni (sopra 5mila abitanti, sopra 3mila nei territori classificati come montani) senza tener conto del fatto che in molte aree raggiungere anche quella dimensione minima è praticamente impossibile senza aggregare Comuni anche molto distanti fra loro. In questo contesto, la regola avrebbe dovuto prevedere la possibilità per le amministrazioni locali di dimostrare, dove la geografia o la demografia complicano troppo le gestioni associate, l’ irrealizzabilità di «economie di scala» e di «miglioramenti in termini di efficacia e di efficienza». Nella sentenza i sindaci trovano quindi scritte molte delle ragioni che fin dal 2010 hanno animato le loro battaglie contro le griglie rigide tentate dalla norma. Ma la Corte fa di più. Spiega che le «funzioni fondamentali» dei Comuni, cioè l’ indicazione puntuale dei compiti assegnati agli enti che più intrecciano la vita quotidiana dei cittadini, sono «ancora oggi contingentemente definite con un decreto-legge», nato peraltro da «ragioni economico-finanziarie» più che da un compiuto ragionamento ordinamentale. Il cuore dell’ autonomia comunale, sottolineano i giudici costituzionali, è quindi «relegato a mero effetto riflesso di altri obiettivi», in genere legati a questioni finanziarie come i tentativi di federalismo fiscale o le varie forme di spending review. Il risultato sono norme malfatte, proprio come quella che ha tentato senza successo di imporre le gestioni associate. Per capire che la questione è centrale basta ricordare che in Italia sono 5.500, cioè il 69% del totale, i Comuni che non raggiungono i 5mila abitanti. E la sua attualità si fa ancora più stretta se la si incrocia con il nuovo lavorio sull’«autonomia differenziata», che prova a ripensare il ruolo delle Regioni e imporrebbe quindi di ripensare l’ equilibrio con le competenze locali. La sentenza andrà studiata bene, insomma, anche dal tavolo tecnico-politico guidato dai sottosegretari Candiani (Lega, Viminale) e Castelli (M5S, Mef) che sta preparando le linee guida per la riforma del Testo unico degli enti locali. Nato proprio dall’ ultima sospensione all’ obbligo di gestione associata, scritta nel Milleproroghe estivo, il tavolo punta a riscrivere ad ampio raggio gli ordinamenti locali, a ripensare le Province con la possibilità di ritorno all’ elezione diretta (Sole 24 Ore del 15 febbraio) e a riscrivere le regole su default e pre-dissesto. gianni.trovati@ilsole24ore.com © RIPRODUZIONE RISERVATA. Gianni Trovati

05/03/2019 – Italia Oggi

Tav, Toninelli fermi i bandi

Consiglieri di Appendino compatti per il no all’opera

Una croce su un treno. E una parola. «Sbaglia». I consiglieri di maggioranza del M5s di Torino, a turno, lo ripetono sei volte. Il riferimento è alla possibilità che il cda di Telt, la società italofrancese incaricata della realizzazione della Torino-Lione, possa avviare i bandi di gara per la Tav del Piemonte. E a sbagliare, secondo gli amministratori pentastellati, sarebbe il ministro delle Infrastrutture in quota M5s, Danilo Toninelli. Che, dopo la bocciatura del tunnel di base in Valsusa da parte dei tecnici delegati dal governo per l’analisi tra costi e benefici, ha aperto all’ipotesi di avvio degli avvisi di Telt.

«Se partissero i bandi di Telt per la Torino-Lione non mi preoccuperei», ha spiegato Toninelli pochi giorni fa. «Sarebbe solo una ricognizione di mercato, aperta per sei mesi e sempre revocabile. Se, come auspico, il governo arriverà a una decisione definitiva sulla Tav, non ci sarà bisogno di pubblicare i bandi».

Il responsabile dei Trasporti ha ribadito il suo no all’opera: «Le risorse possono essere impiegate per altro». Al tempo stesso, però, non ha escluso che gli avvisi possano partire. Per il gruppo consiliare del M5s torinese, che sostiene il sindaco Chiara Appendino, è un errore. Con un video pubblicato su Facebook, i consiglieri grillini, pur senza riferimenti espliciti, hanno sottolineato che «chi ritiene che la decisione di dare il via ai bandi non sarebbe un problema per lo stop dell’opera, sbaglia». E ognuno di loro ha ribadito il concetto. Con tanto di cartello, quello sì, con un destinatario preciso: «Toninelli ferma i bandi».

Il consiglio comunale di Torino, lo scorso ottobre, aveva votato un ordine del giorno del M5s che chiedeva di bloccare la Torino-Lione. Ora, i consiglieri pentastellati, schierati dalla parte dell’ala No Tav dell’esecutivo di Giuseppe Conte, vogliono fermare anche i bandi. «Lanciare le gare rappresenta un punto di non ritorno», hanno sottolineato i consiglieri pentastellati dal balcone di Palazzo Civico, sede del Comune di Torino. «Dobbiamo fermare i bandi. Primo, per esprimere una volta per tutte una chiara decisione politica. Secondo, per rispettare gli accordi tra Italia e Francia. Accordi del 2012 che all’articolo 16 stabiliscono che i bandi possono partire solo in presenza della disponibilità complessiva di tutte le risorse economiche».

«L’Italia», hanno aggiunto i grillini nel video pubblicato da Repubblica Torino, «ha stanziato il 27% del costo dell’opera, l’Unione europea il 6%, la Francia lo 0%. Avete sentito bene: 0%. Questo perché i francesi non hanno mai adottato un provvedimento che impegni il bilancio sull’importo di loro competenza. Ciò significa che non esiste la disponibilità del finanziamento esplicitamente richiesto dall’accordo del 2012. Dare il via ai bandi, quindi, significa violare gli accordi italofrancesi. Fermateli».

Il filmato si conclude con l’immagine del treno barrato e la scritta «No Tav». Il M5s, in attesa della riunione del cda di Telt, prevista per l’11 marzo, ha mandato il suo messaggio a Toninelli. © Riproduzione riservata

 

05/03/2019 – ANSA

Tav, Zingaretti: “E’ criminale interrompere i bandi”

Così si perdono ‘investimenti e posti di lavoro’. Salvini: ‘Ne parliamo da domani, il governo non rischia’. M5S: ‘Opera di 20 anni fa, guardiamo al futuro’- VIDEO

Si terrà questa mattina a Palazzo Chigi il vertice sulla Torino-Lione con il premier Conte, i vicepremier Salvini e Di Maio ed il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

“I bandi non si interrompano: sarebbe criminale pensare di perdere centinaia di milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro”, ha detto ieri il neo segretario del Pd, Nicola Zingaretti, parlando della Tav al termine dell’incontro a Torino con il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. “L’Italia deve ripartire: abbiamo alle nostre spalle nove mesi di propaganda, di confronti, di selfie, ma questo Paese è di nuovo in ginocchio. La produzione industriale è crollata, il fatturato delle aziende è fermo come lo sono i cantieri del Paese. La Tav è un simbolo di come non ci si deve comportare rispetto alle aspettative di futuro”, ha aggiunto il vincitore delle primarie del Pd. “Per nascondere una divergenza politica – ha sottolineato Zingaretti – ogni settimana se ne ascolta una e intanto il cantiere è fermo. L’Italia sta pagando il costo della incertezza di una maggioranza parlamentare che non è unita e questo è inaccettabile”. Non solo. “Purtroppo il governo gialloverde ci ha fatto diventare gli ultimi in Europa. E anche la Lega di Salvini,radicalmente diversa rispetto alla Lega che c’era prima, è contro gli interessi del Nord e contro gli interessi produttivi”.

A gettare acqua sul fuoco il vicepremier Salvini. “Ci stiamo lavorando: ogni mattina vedo un punto di incontro. Sulla Tav il governo non rischia assolutamente. Prevalga il buonsenso”. dice il vicepremier. Ma Di Maio in mattinata era stato netto.

M5S: ‘Opera di 20 anni fa, guardiamo al futuro’- VIDEO

Si terrà questa mattina a Palazzo Chigi il vertice sulla Torino-Lione con il premier Conte, i vicepremier Salvini e Di Maio ed il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

“I bandi non si interrompano: sarebbe criminale pensare di perdere centinaia di milioni di investimenti e migliaia di posti di lavoro”, ha detto ieri il neo segretario del Pd, Nicola Zingaretti, parlando della Tav al termine dell’incontro a Torino con il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. “L’Italia deve ripartire: abbiamo alle nostre spalle nove mesi di propaganda, di confronti, di selfie, ma questo Paese è di nuovo in ginocchio. La produzione industriale è crollata, il fatturato delle aziende è fermo come lo sono i cantieri del Paese. La Tav è un simbolo di come non ci si deve comportare rispetto alle aspettative di futuro”, ha aggiunto il vincitore delle primarie del Pd. “Per nascondere una divergenza politica – ha sottolineato Zingaretti – ogni settimana se ne ascolta una e intanto il cantiere è fermo. L’Italia sta pagando il costo della incertezza di una maggioranza parlamentare che non è unita e questo è inaccettabile”. Non solo. “Purtroppo il governo gialloverde ci ha fatto diventare gli ultimi in Europa. E anche la Lega di Salvini,radicalmente diversa rispetto alla Lega che c’era prima, è contro gli interessi del Nord e contro gli interessi produttivi”.

Sala: Zingaretti e’ partito bene, giusto andare ai cantieri Tav

A gettare acqua sul fuoco il vicepremier Salvini. “Ci stiamo lavorando: ogni mattina vedo un punto di incontro. Sulla Tav il governo non rischia assolutamente. Prevalga il buonsenso”. dice il vicepremier. Ma Di Maio in mattinata era stato netto.

Zingaretti: l’Italia deve ripartire, ora e’ in ginocchio

“Non capisco perche si debba parlare di un progetto di 20 anni fa quando oggi il ministro Di Maio presenta qui a Torino il Fondo nazionale dell’innovazione , cioè un miliardo di euro sul futuro del Paese, sull’innovazione e sul digitale”. Stefano Buffagni, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio del Movimento 5 Stelle, risponde così ai giornalisti che a margine dell’evento delle Ogr di Torino gli chiedono se Lega e M5S troveranno una mediazione sulla realizzazione della Torino-Lione.

“Salvini fa bene a dire quello che vuole – aggiunge Buffagni – io resto della mia idea: è un progetto obsoleto che si può superare facendo altre cose, utilizzando quello che già esiste investendo quei soldi su progetti che possono servire, ha un costo spropositato comunque lo si guardi”. Buffagni si dice stupito del fatto che “chi aveva avvallato la Tav in passato come i diversi governi e la Lega, oggi dica che si possono evitare gli sprechi con la mini-Tav, ma se erano sprechi perché li hanno avvallati?”.

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05/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Appalti illeciti/2. Somministrazione fraudolenta, ecco quando scatta il reato

Daniele Colombo

I casi di irregolarità indicati nella circolare n.3/2019 dell’Ispettorato

L’assenza dei requisiti di legge previsti su appalti e somministrazione è un elemento sintomatico della natura fraudolenta della somministrazione dei lavoratori, perché indice della volontà aziendale di eludere la normativa inderogabile di legge o contratto collettivo. È questo uno degli esempi individuati dalla circolare 3/2019 dell’Ispettorato nazionale del Lavoro, per fornire chiarimenti sul reato di somministrazione fraudolenta reintrodotto dalla legge 96/2018, di conversione del Dl 87/2018. La contravvenzione, che era già prevista dal Dlgs 276/2003 (la «Legge Biagi») è stata di recente reintrodotta nel nostro ordinamento dopo essere stata abrogata per un breve periodo dal Dlgs 81/2015. La circolare dell’Inl è particolarmente importante alla luce degli esempi che lo stesso Ispettorato descrive per l’individuazione concreta della somministrazione fraudolenta. L’Ispettorato chiarisce che il reato si consuma quando la somministrazione di lavoro è messa in atto con la finalità specifica di eludere l’applicazione di norme inderogabili di legge o di contratto collettivo applicate al lavoratore. Si tratta di una vera e propria contravvenzione unitaria che vede nel somministratore e nell’utilizzatore due soggetti attivi dell’unica fattispecie di reato.
Il reato, essendo permanente, troverà applicazione solo per le condotte messe in atto dal 12 agosto 2018 in poi (giorno di entrata in vigore della legge), mentre per condotte che abbiano avuto inizio e fine prima del 12 agosto si applicherà il regime sanzionatorio precedente. Quanto ai casi, l’utilizzo di un appalto illecito (ossia in assenza delle condizioni di legge per la sua configurazione) integra somministrazione fraudolenta allorché il committente consegua risparmi effettivi sul costo del personale derivante dall’applicazione del Ccnl dell’appaltatore. A questo proposito, ha precisato l’Ispettorato, dovrà essere considerata anche la situazione finanziaria della società. Per determinare la finalità fraudolenta, infatti, potrà avere rilevanza l’impossibilità di sostenere il costo del personale attraverso l’applicazione del proprio contratto collettivo. La somministrazione fraudolenta, inoltre, può configurarsi anche attraverso il coinvolgimento di un’agenzia per il lavoro autorizzata o nell’ambito dei distacchi di personale, specie se a carattere “transazionale”. Può ravvisarsi somministrazione fraudolenta, ad esempio, quando un’azienda licenzia un proprio dipendente per riutilizzarlo tramite un’agenzia per il lavoro allo scopo di ottenere consistenti vantaggi retributivi e contributivi.
Potremmo essere in presenza del reato, ancora, laddove un datore di lavoro utilizzi, d’intesa con un’agenzia per il lavoro, come lavoratori somministrati a termine, gli stessi soggetti già assunti da un’altra agenzia allo scopo di vedersi “azzerare” il computo dell’anzianità lavorativa e riprendere una nuova missione.Infine, una specifica finalità fraudolenta si ravvisa quando un datore di lavoro utilizza, con contratto di somministrazione a termine, nei periodi di stop and go tra un contratto a termine e un altro, gli stessi soggetti già assunti direttamente a tempo determinato. In ogni caso, secondo l’Ispettorato, in virtù dell’autorizzazione di cui è in possesso l’agenzia per il lavoro, l’indagine dovrà essere rigorosa, per identificare con certezza la finalità fraudolenta che caratterizza il reato.La somministrazione fraudolenta, infine, potrà realizzarsi anche nell’ambito dei distacchi transnazionali “non genuini”. Questa ipotesi si configura allorché venga distaccato personale dall’estero per aggirare le condizioni di lavoro previste dalla legge e dalla contrattazione collettiva italiana. La circolare 3/2019 chiarisce, tuttavia, che si dovrà accertare in concreto la violazione delle condizioni di lavoro e di occupazione previste dalla legge italiana.Date le indicazioni dell’Ispettorato, si vedrà ora come i giudici applicheranno sul campo la nuova normativa sulla somministrazione fraudolenta.

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05/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Appalti illeciti/3. Gli ispettori possono intimare l’assuzione degli addetti coinvolti

Stefano Rossi

Dopo la reintroduzione del reato di somministrazione fraudolenta. L’obbligo si riferisce ad atti avvenuti dal 12 agosto 2018 o già iniziati e proseguiti

Con la reintroduzione del reato di somministrazione fraudolenta, gli ispettori del lavoro potranno prescrivere al datore di cessare la condotta antigiuridica con l’assunzione dei lavoratori alle dirette dipendenze dell’utilizzatore per tutta la durata del contratto. Il Dlgs 81/2015, abrogando il reato, aveva di fatto privato gli ispettori di questo potere.Oggi, nei casi di appalto e distacco illecito, per i quali sono riscontrati gli elementi della fraudolenza, il personale ispettivo dovrà contestare la violazione amministrativa prevista dall’articolo 18 del Dlgs 276/2003 e anche adottare la prescrizione obbligatoria che intimi al committente e all’utilizzatore di cessare il comportamento fraudolento.
Quindi doppia sanzione: da un lato l’appalto illecito o il distacco illecito, punito con una sanzione amministrativa da 5mila a 50mila euro; dall’altro il somministratore e l’utilizzatore saranno puniti con l’ammenda di 20 euro per ciascun lavoratore coinvolto e per ciascun giorno di somministrazione. Il calcolo delle giornate per determinare la sanzione amministrativa, servirà anche per definire l’ammenda. Tuttavia,la circolare 3/2019 dell’Inlprecisa che per le condotte di somministrazione fraudolenta iniziate prima del 12 agosto 2018 e proseguite dopo, la relativa sanzione si calcola solo per le giornate successive a tale data. Il reato dell’articolo 38-bis del Dlgs 81/2015 si potrà quindi applicare solo alle condotte messe in atto dopo il 12 agosto 2018, o per quelle che abbiano avuto inizio prima di questa data e che si siano protratte successivamente.
Se il somministratore e l’utilizzatore adempiono alla prescrizione, potranno essere ammessi al pagamento della sanzione amministrativa nella misura di un quarto del massimo dell’ammenda, con estinzione della contravvenzione. Sul piano contributivo, invece, se con l’operazione fraudolenta l’utilizzatore ottiene un risparmio sul costo del lavoro derivante dall’applicazione del Ccnl del somministratore, il personale ispettivo determinerà l’imponibile contributivo e, quindi, i conseguenti contributi omessi, per il periodo in cui si è svolta la somministrazione fraudolenta. In base alla circolare 10/2018 dell’Inl, il recupero dei contributi dovrà avvenire nei confronti dell’utilizzatore e, solo nel caso in cui questo non vada a buon fine, nei confronti dell’appaltatore/somministratore. L’interpretazione dell’Ispettorato è però limitata al caso di appalto illecito.
Sarebbe opportuna una precisazione nei casi di somministrazione fraudolenta.Secondo la circolare 3/2019 dell’Inl, nei casi di somministrazione fraudolenta si potrà applicare la diffida accertativa per i crediti dei lavoratori in base al Ccnl applicato dall’utilizzatore. Può trovare attuazione infatti l’articolo 38, comma 2 del Dlgs 81/2015, secondo cui tutti gli atti compiuti dal somministratore sono da imputare all’utilizzatore, esclusa la sanzione per lavoro nero. È più problematica, invece, la possibilità dei lavoratori coinvolti di chiedere al giudice la costituzione del rapporto di lavoro con l’utilizzatore. Già l’ispettore, comunque, potrà prescrivere la costituzione del rapporto per i principi generali sul contratto in frode alla legge.

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05/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Investimenti/2. Nel Bilancio 2019 -7% dei fondi per infrastrutture e -1 miliardo di spesa

A.A.

Osservatorio Ance: risorse diminuite e soprattutto previsione si spesa effettiva di un miliardo inferiore a quella a leggi vigenti

La legge di Bilancio 2019, presentata in un modo a ottobre e approvata senza dibattito a fine dicembre in un altro, svela poco a poco le sue vere caratteristiche. Solo nei giorni scorsi l’Ufficio studi Ance ha potuto fare la sua consueta analisi dei capitoli di bilancio, nella quale calcola gli stanziamenti per infrastrutture e stima con parametri sempre uguali negli anni l’effettiva spesa (spalmata in più o meno anni a seconda del tipo di opera).
Ebbene è venuto fuori che le risorse stanziate dal governo saranno nel 2019 il 7% in meno (in valori reali) di quanto erano nel 2018.
«Tale riduzione – osserva l’Ance – interrompe il trend di crescita degli stanziamenti dell’ultimo triennio, che aveva fatto registrare un incremento del 73%. Ciò aveva consentito di recuperare i tagli registrati nel periodo 2009-2015, che aveva visto gli stanziamenti per nuovi investimenti ridursi di oltre il 41%».
I tagli 2019 sono stati soprattutto a danno di Anas (-1,8 miliardi) e Rfi (-2,3 mld).
In valori assoluti, comunque, in moneta 2019, gli stanziamenti per infrastrutture per quest’anno restano secondo i calcoli Ance pari a 20,37 miliardi di euro, un dato che resta elevato rispetto ai 23,6 mld del 2014 e i 12,6 del 2015. Viene dunque in gran parte confermata la crescita di risorse impressa tra il 2015 e il 2018.
I soldi ci sono, insomma, e il nodo infatti è far crescere la spesa effettiva.
Tra il 2008 e il 2018 la spesa effettiva per investimenti in lavori pubblici è infatti crollata del 54%, da oltre 40 miliardi di euro a circa 22.
«Il deludente andamento del 2018 (-3,2% reale) – osserva l’Ance – sensibilmente più basso rispetto alla previsione di un anno fa (+2,5% su base annua), è il risultato del permanere di grandi difficoltà nell’avvio della realizzazione delle opere pubbliche in Italia che hanno annullato qualsiasi effetto positivo delle misure di sostegno degli investimenti».
«Appare opportuno ricordare – prosegue l‘Osservatorio, pagina 113-114) – che le manovre di finanza pubblica degli ultimi tre anni hanno costantemente previsto un sostegno alla crescita economica attraverso il rilancio degli investimenti pubblici». «Dal confronto tra le previsioni e i risultati conseguiti è possibile stimare un ammontare di mancati investimenti, nel triennio 2016-2018, pari a oltre 10 miliardi di euro, un indicatore significativo dell’inefficienza dei processi di spesa».
E anche sulle previsioni di spesa effettiva per opere pubbliche dalla legge di Bilancio 2019 arrivano delusioni. Da elaborazioni Ance su dati ufficiali (si veda la slide 20), rispetto all’andamento previsto dalla legislazione vigente, nel ddl di Bilancio presentato a ottobre 2018 il governo Conte prevedeva di aumentare gli investimenti di 3,5 miliardi (sarebbe stato circa il +16% rispetto al dato complessivo delle opere pubbliche, non solo statali), una cifra che dopo il maxi-emendamento lo stesso governo (nella relazione al Bilancio) ha ridimensionato a +550 milioni, e che invece poi dai calcoli dell’Ufficio parlamentare di Bilancio diventa invece una riduzione di un miliardo di euro. Incrociando questo dato con i bandi comunque in forte crescita nel 2018 l’Ance stima un modesto +0,2% per le opere pubbliche nel 2019, dunque in pratica si confermerebbe un mercato ai minimi come negli ultimi anni.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

05/03/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Condotte, c’è il piano di salvataggio (e arrivano 60 milioni dalle banche)

Carlo Festa

Ieri la consegna al Mise da parte dei commissari: entro fine aprile la risposta. In vendita il 31% di Cociv. Il gruppo terrà il tunnel del Brennero

I commissari di Condotte hanno presentato al Mise il piano, in continuità, di cessione e valorizzazione dei perimetri aziendali. Ora il ministero avrà circa un mese e mezzo di tempo per analizzare il programma e approvarlo. Dopo di che verrà pubblicato il bando per la cessione dei perimetri aziendali. Arriva, dunque, a uno snodo cruciale il processo di amministrazione straordinaria del gruppo Condotte. Una delle condizioni per presentare il programma, da parte dei tre commissari (Matteo Uggetti, Giovanni Bruno e Alberto Dello Strologo, quest’ultimo dimessosi negli ultimi giorni) e dell’advisor Mediobanca, era quello di riuscire a ottenere un prestito ponte di 60 milioni da parte delle banche, finanziamento già approvato dalla Ue (in quanto non riconosciuto aiuto di Stato) e che sarà garantito dallo Stato. La firma al finanziamento dovrebbe avvenire a breve con un pool composto da 8 istituzioni finanziarie (banche come Intesa Sanpaolo, Unicredit e BancoBpm, già finanziatrici di Condotte, con l’aggiunta di Cdp).
I 60 milioni serviranno a fornire le risorse necessarie a garantire la continuità dei lavori sulle commesse già firmate e su quelle acquisite di recente, oltre a fornire garanzie occupazionali. C’è da dire che inizialmente il finanziamento ponte aveva fissato l’asticella a un valore ben superiore (190 milioni), ma poi si è reso evidente un problema di copertura del fondo di garanzia delle grandi imprese in crisi presso il Mef. Quindi la cifra è scesa a 60 milioni, capitali che comunque garantiranno la continuità della totalità del portafoglio di commesse. Tra quelle di maggior valore ci sono le commesse infrastrutturali, due commesse di importo rilevante in Algeria (una tratta ferroviaria e un’autostrada) e altri progetti come la Città della Salute nell’area di Sesto San Giovanni a Milano dove sorgerà il maggior polo oncologico d’Europa, ma anche il nuovo carcere di Bolzano, il traforo del Brennero, la nuova stazione a Firenze. Altre partecipazioni, di minoranza, saranno liquidate, come ad esempio il 31% ancora in mano a Condotte nel consorzio Cociv.
Una volta ottenuto il via libera del Mise, inizierà la fase volta a ottenere manifestazioni d’interesse da parte di tutti i soggetti interessati. Fino ad oggi, infatti, le manifestazioni d’interesse sono arrivate senza essere sollecitate: come quella da parte del gruppo Illimity di Corrado Passera affiancato al gruppo delle costruzioni Rizzani de Eccher: la cordata è interessata a un perimetro di commesse di circa 800 milioni. Tra gli altri soggetti che hanno manifestato interesse ci sono anche private equity esteri, come Soundpoint Capital, affiancato dallo studio Gianni Origoni Grippo Cappelli, la cui proposta (che prevedeva nuova finanza per una sessantina di milioni) potrebbe essere rivista in vista del bando pubblico. Le manifestazioni saranno valutate anche per consentire un accesso alla «data room» in modo da conoscere i dati sensibili del perimetro di attività in vendita. A tale proposito i commissari dovranno valutare l’affidabilità, economica e industriale, dei potenziali acquirenti. © RIPRODUZIONE RISERVATA