Rassegna stampa 20 febbraio 2019

20/02/2019 – La Stampa

“Sull’ autonomia avanti tutta No a scambi con l’ immunità”

LUCA ZAIA Il governatore del Veneto esclude che i Cinque stelle possano pretendere qualcosa da Salvini
I Cinque stelle sono stati leali con Salvini. Non teme, governatore Zaia, che possano pretendere da voi della Lega qualcosa in cambio? «E perché mai? La loro è una scelta libera, secondo coscienza, di buonsenso. Mi rifiuto di pensare a scambi di prigionieri. Salvini stesso – lo ha dichiarato – avrebbe accettato qualunque verdetto. Comunque sia, la nostra stella polare rimane il contratto di governo». Anche sull’ autonomia? «Non ci piove. Il Veneto ha presentato un progetto che rispecchia le 23 materie previste dalla Costituzione, dunque rientra perfettamente nella legalità repubblicana. Il confronto riguarda semmai il contenuto specifico degli accordi. Il 15 febbraio si sono conclusi i tavoli tecnici, stiamo aspettando le controproposte del governo sui punti in sospeso: infrastrutture, sanità, beni culturali e ambiente. Io non ho motivo per essere pessimista» Non teme agguati? «No, perché la Lega è inguaribilmente federalista. Quanto al M5S, se si mettesse di traverso vorrebbe dire che là comandano le Nugnes e i De Falco, dunque lo escludo. Ma soprattutto, dietro di noi ci sono i cittadini. Al referendum sull’ autonomia del Veneto hanno partecipato in 2milioni 328 mila; sarebbero stati addirittura di più se le campane non si fossero messe a suonare quando è stato superato il quorum, dissuadendo molti. Senza i referendum, non saremmo nemmeno qui a parlarne». Però le resistenze aumentano. Da dove vengono? «Dal conservatorismo innato delle burocrazie ministeriali, che non vorrebbero perdere potere. E poi sono frutto dell’ ignoranza, intesa come cattiva conoscenza di quanto stiamo mettendo in piedi». Si riferisce a quei vescovi che vi accusano di spaccare l’ Italia? «Ho letto le critiche di monsignor Santoro. Concedo a tutti la scusante di non aver approfondito le carte, e sono a disposizione se la Conferenza episcopale desiderasse farsi chiarire dei dubbi. Io divento matto quando sento dire che stiamo preparando la secessione dei ricchi». Sono in tanti a sospettarlo. «Allora mi spieghino quale danno potrà ricevere la Calabria quando il Veneto sceglierà i sovrintendenti dei Beni culturali (Sicilia e Trentino Alto Adige già le gestiscono senza che nessuno abbia mai obiettato); che conseguenze negative avrà mai la Campania se noi finalmente potremo fare le valutazioni di impatto ambientale, oppure la Puglia se i veneti amministreranno il demanio». Allora le sarà sfuggito il manifesto dei medici di Bari, con quella ragazza malata che teme di non essere più curata al Nord… «Sono senza parole. Invece di domandarsi come mai da certe zone i pazienti scappano disperati, si attacca l’ autonomia del Veneto che ancora non c’ è. Tutte le Regioni hanno avuto, nei decenni, le stesse opportunità. Non è colpa mia se qualcuno ha puntato sulle cliniche private, o non ha applicato i costi standard, o per gli stessi servizi spende venti volte più che da noi. Le vere vittime sono i cittadini del Sud, una foresta che oggi non ha voce. L’ autonomia è l’ unica possibile via d’ uscita anche per loro». Sull’ autonomia il Parlamento vorrà dire la sua. Qualcosa in contrario? «Finché siamo a livello di bozze, è molto opportuno che le Camere ne discutano e diano indicazioni. Una volta però che l’ intesa tra lo Stato e la Regione Veneto sarà stata firmata, il Parlamento dovrà pronunciarsi con un sì o con un no, senza emendare. Non lo dico io, è scritto nella Costituzione». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI. UGO MAGRI

20/02/2019 – Il Messaggero
«Così si rischia la disgregazione del Paese disparità anche sul risanamento dei conti»

L’ intervista Luca Bianchi
Una riforma non emendabile, che non può essere aggiustata in Parlamento perché basata su un presupposto sbagliato: quello secondo cui «le Regioni del Nord avrebbero diritto ad una restituzione di risorse». É una bocciatura senza appello quello di Luca Bianchi, direttore della Svimez; l’ associazione per lo sviluppo dell’ industria nel Mezzogiorno ha segnalato per tempo tutti i rischi insiti nel progetto di autonomia rafforzata su cui stanno trattando il governo e tre Regioni. «Finalmente si è aperto un vero dibattito e questa è una cosa positiva – ragiona ora Bianchi – ma alla luce dei testi circolati fin qui noi non possiamo che confermare l’ allarme. Il rischio di disgregazione del Paese è serissimo, vengono messi in discussione l’ unità nazionale e il principio di solidarietà non solo sui capitoli di cui si è già parlato, istruzione e sanità, ma anche in altri ambiti. Quali? «Pensiamo alle politiche per lo sviluppo. Si chiede di sottrarre la programmazione regionale degli investimenti infrastrutturali a quella nazionale, così viene meno quanto previsto dall’ articolo 119 della Costituzione in tema di perequazione. E diventa molto difficile realizzare infrastrutture che abbiano rilievo nazionale». Ïn che modo viene ridotto il ruolo dello Stato centrale? «Di fatto viene meno il coordinamento della finanza pubblica, con il risultato che gli sforzi di risanamento finanziario andranno a carico solo delle altre Regioni, di quelle che non hanno l’ autonomia rafforzata. Ma ci sarà un impatto anche sulla politica industriale, per cui non sarà più possibile attuare misure come Industria 4.0. Si rompe il principio della solidarietà nazionale, non dobbiamo dimenticare che da queste tre Regioni che chiedono più autonomia viene circa il 40 per cento del Pil nazionale». Però non tutti i tre progetti sono uguali, quello dell’ Emilia-Romagna appare decisamente meno estremo degli altri due. Questa differenza secondo lei non ha una qualche rilevanza? «È vero, la proposta dell’ Emilia-Romagna si riferisce a materie che in effetti possono avere una componente territoriale. Il punto però è che alla fine anche questa Regione finirà per prendersi l’ autonomia finanziaria proposta dalle altre. In teoria sarebbe possibile dare più spazio all’ autonomia dei territori, ma viste le richieste di Lombardia e Veneto ora non è possibile andare su questa strada. Anche perché comunque ci sarebbe una rincorsa di tutte le Regioni ad accodarsi». Quindi lei esclude che il passaggio in Parlamento e la possibilità di modificare le bozze su cui si sta lavorando possano portare ad un assetto diverso e più accettabile dal Mezzogiorno? «Queste proposte non sono emendabili perché si fondano sull’ obiettivo di allentare il legame nazionale. Partono da un presupposto falso, da un presunto diritto delle Regioni del Nord ad ottenere una restituzione di risorse. È un’ idea sbagliata che avrà l’ effetto di far venir meno un forte centro di programmazione delle politiche per tutto il Paese. Uno Stato in grado di fare una strategia per la crescita. Ci dimentichiamo troppo facilmente che l’ Italia è profondamente interdipendente. Ci sono le filiere industriali e lo stesso Pil settentrionale è alimentato dalla domanda delle Regioni meridionali. I laureati del Sud vengono a lavorare al Nord. E così via». Luca Cifoni © RIPRODUZIONE RISERVATA.

20/02/2019 – Italia Oggi
Anticipazioni sblocca-debiti, dubbi sulla competenza

Sulle anticipazioni sblocca-pagamenti la richiesta rimane un rebus. A poco più di una settimana dalla scadenza, vi sono ancora notevoli dubbi su quale sia l’ iter amministrativo corretto da seguire, in particolare per quanto concerne l’ organo competente. In base all’ art. 1, commi 849 e seguenti della legge 145/2018, gli enti locali hanno la possibilità di richiedere a Cassa depositi e prestiti, ovvero a banche ed altre istituzioni finanziarie, anticipazioni di liquidità da destinare al pagamento di debiti, certi, liquidi ed esigibili, maturati alla data del 31 dicembre 2018, relativi a somministrazioni, forniture, appalti e a obbligazioni per prestazioni professionali. Le richieste (che non possono superare il limite di 3/12 delle entrate correnti accertate come da rendiconto 2017) dovranno essere presentate entro il 28 febbraio 2019, corredate da un’ apposita dichiarazione sottoscritta dal rappresentante legale dell’ ente richiedente, contenente l’ elenco dei debiti da pagare con l’ anticipazione; per il pagamento di debiti fuori bilancio, occorre procedere preliminarmente al riconoscimento. Trattandosi di un’ operazione di mera cassa che non costituisce indebitamento (per espressa previsione del comma 851, anche se deve essere garantita da delegazione di pagamento), essa dovrebbe rientrare nelle prerogative della Giunta e non, anche a mente dell’ art. 42 del Tuel, del Consiglio. Tuttavia, la Cdp, nella circolare n. 1292/2019, ha previsto l’ obbligo di produrre una delibera consiliare di autorizzazione. E qui iniziano i dubbi: ad esempio, vista l’ urgenza, è possibile un intervento giuntale (salvo ratifica) ai sensi dell’ art. 175, comma 4, del Tuel? A nostro avviso sì, fermo restando che, laddove la richiesta sia presentata ad un soggetto diverso da Cdp, è possibile verificare la fattibilità di una richiesta di giunta. Ovviamente, radicare la competenza in capo all’ organo consiliare impone di valutare la necessità di acquisire il parere dell’ organo di revisione economico-finanziaria, anche se la tesi negativa pare più conforme al tenore dell’ art. 239 del Tuel. Occorre comunque prestare attenzione nella definizione dei criteri di scelta delle fatture da includere nella richiesta, al fine di evitare successive contestazioni da parte dei creditori esclusi. Altro dubbio riguarda l’ Iva, visto che gli elenchi scaricabili dalla piattaforma per la certificazione dei crediti includono (almeno per la fatture split) solo l’ imponibile, ma l’ anticipazione dovrebbe essere comunque erogata per l’ importo lordo. MATTEO BARBERO

20/02/2019 – Italia Oggi
Più ricorsi al Tar nel 2018

Inaugurato l’ anno giudiziario. Scuola, legge Pinto e immigrazione le materie più calde
Nuovi ruoli a quota 50 mila. Uno su tre nel Lazio
Un ricorso al Tar su tre viene depositato al Tribunale amministrativo regionale del Lazio. Nel 2018 l’ incidenza dei ricorsi depositati in via Flaminia sul totale di quelli presentati dinanzi alla generalità dei giudici amministrativi di primo grado (49.968) ha ormai raggiunto il 31% con un incremento del 3,46% rispetto al 2017. E non potrebbe essere diversamente visto che nel 2018 i ricorsi al Tar Lazio sono aumentati del 15,8% passando da 13.407 a 15.527. Conseguenza diretta del doppio ruolo svolto dal Tar Capitolino che è Tribunale amministrativo regionale ma anche Tar centrale in quanto decide sugli atti dei ministri, del governo, degli organi a rilevanza costituzionale, come il Csm e delle Autorità indipendenti. Tra i fattori che hanno contribuito all’ incremento della litigiosità dinanzi al Tar, una parte significativa è riconducibile ai ricorsi ordinari in materia scolastica e universitaria, cresciuti addirittura del 42% (da 2.390 a 3.395) rispetto al 2017. In crescita anche i ricorsi per mancata esecuzione del giudicato, passati dai 1.353 del 2017 ai 1.814 del 2018 (+ 34%). Di questi ben 1.244 sono relativi alla mancata esecuzione di condanne in materia di equa riparazione per ritardo nei giudizi (c.d. legge Pinto). Rispetto ai 757 del 2017, i ricorsi per le lungaggini processuali risultano cresciuti del 64,3%. In aumento anche i ricorsi in materia di silenzio, il cui numero si è attestato a quota 1.115 rispetto ai 799 del 2017 (+39,5%). È quanto emerge dalla relazione del presidente del Tar Lazio, Carmine Volpe, all’ inaugurazione dell’ anno giudiziario 2019. Come detto, la materia che nel 2018 ha fatto registrare in assoluto il maggior numero di cause è stata quella attinente al contenzioso scolastico e universitario. Seguono i 1.583 ricorsi in materia di immigrazione e di cittadinanza, pari al 10,19% degli introiti complessivi, e al terzo posto i ricorsi ai sensi della legge Pinto, con 1.244 depositi. Si riduce invece il peso degli appalti sul contenzioso amministrativo. Volpe ha inoltre ricordato le recenti novità normative che hanno attribuito al Tar Lazio la giurisdizione esclusiva sulle controversie relative all’ ammissione o all’ esclusione dai campionati delle società o associazioni sportive professionistiche. Mentre, per quanto riguarda l’ ampliamento degli organici disposto dalla legge di Bilancio 2019, Volpe ha fatto notare come, a differenza dei magistrati ordinari e degli avvocati dello stato, non sia stato indicato il numero dell’ incremento della dotazione organica. Con la conseguenza che per poter essere operativo, l’ aumento avrà bisogno «di un provvedimento amministrativo attuativo o addirittura di un ulteriore intervento normativo». FRANCESCO CERISANO

20/02/2019 – Italia Oggi
Tav, Telt rinvia la pubblicazione dei bandi

La dilazione potrà essere solo di pochi giorni per evitare di perdere la prima tranche di 300 milioni dei finanziamenti europei.

Il Consiglio di amministrazione di Telt, (promotore pubblico incaricato da Italia e Francia della realizzazione della sezione transfrontaliera della linea ferroviaria Torino Lione), alla luce della situazione e a seguito dei contatti con i Governi, ha deciso all’unanimità un breve rinvio sulla pubblicazione dei bandi di gara, mantenendo aperta la seduta per acquisire necessari approfondimenti tecnico-procedurali. I bandi riguardano lavori nel tunnel di base per 2,3 miliardi. In particolare, nella riunione che si è tenuta a Parigi il rappresentante della Commissione Europea ha reso nota una comunicazione ufficiale di Inea (Innovation and Networks Executive Agency) che indica come condizione per la conferma dell’intera contribuzione di 813 milioni di euro la tempestiva pubblicazione dei bandi, mentre in caso contrario verrà applicata una riduzione di 300 milioni. Al termine della discussione il consiglio ha incaricato il Presidente e il Direttore Generale di Telt di informare i due Governi dei termini della discussione odierna, delle scadenze definite da Inea e delle responsabilita’ conseguenti. La dilazione, da quanto si apprende, potrà essere solo di pochi giorni per evitare di perdere la prima tranche di 300 milioni dei finanziamenti europei. Ora inizierà una nuova trattativa tra Francia, Italia e l’Ue per sbloccare al piu’ presto le gare. Questa ulteriore dilazione, chiesta dal governo italiano, sarà l’ultima che la Francia concede ai partner italiani.

 

20/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Fondo Investimenti, il Mit chiede 19 miliardi. «Priorità manutenzione». Ecco la lista

Alessandro Arona

Sarebbero il 43% del totale. A investimenti Rfi 8,7 mld, 3,2 miliardi per sistemare i ponti Anas, 786 milioni alle ferrovie regionali

Il Ministero delle Infrastrutture ha inviato ieri al Mef e alla presidenza del Consiglio la proposta di ripartizione del Fondo Investimenti amministrazioni centrali istituito dalla legge di Bilancio 2019 (si veda scheda sotto), 43,6 miliardi di euro in 15 anni, con meccanismo di ripartizione simile a quello del Fondo Investimenti comma 140 della legge di Bilancio 2017 (Dpcm e poi atti attuativi, questa volta con intesa degli enti territoriali ove siano investite loro competenze).

Il Mit propone di “fare il pieno”, cioè di ottenere per le materie di sua competenza (infrastrutture, trasporti, edilizia pubblica) 19 miliardi di euro su 43,6, il 43,5% del totale. Una quota poco sotto il 45,6% del Dpcm Gentiloni 2017, quota che invece era scesa al 37% con il Dpcm Conte 2018.

Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – scrive il Mit in un comunicato – «ha chiesto 19 miliardi per finanziare interventi improcrastinabili di messa in sicurezza del territorio nazionale e di impulso al trasporto, sia locale che nazionale. Questa amministrazione auspica che il Ministero dell’Economia e delle Finanze voglia accogliere le richieste avanzate, nello spirito di comune consapevolezza che sia assolutamente indispensabile implementare l’opera di manutenzione dell’esistente e l’ammodernamento degli attuali sistemi di trasporto».

Edilizia e Territorio è in grado di pubblicare la tabella completa della ripartizione proposta dal Mit (qui la versione semplificata).

I tempi per sbloccare effettivamente questi fondi non saranno però brevissimi: la legge di Bilancio prevedeva il Dpcm entro gennaio, ma siamo ancora alla fase delle proposte ministeriali, a cui seguirà la sintesi Mef, poi la bozza di Dpcm Conte, i pareri parlamentari e poi il Dpcm finale da registrare alla Corte dei Conti. Poi la Gazzetta e poi gli atti attuativi (decreti ministeriali, contratti di programma Anas e Rfi, bandi per gli enti locali).

La voce principale nelle proposte Mit, come sempre, sono i nuovi fondi per gli investimenti Rfi, 8,761 miliardi di euro, che si vanno a sommare ai 5,9 miliardi appena sbloccati con il Dpcm Conte 2018.

L’Anas, invece, già molto finanziata nella passata legilsatura (15,4 miliardi sbloccati a gennaio 2018, in gran parte da spendere), ottiene solo un fondo specifico di 3,2 miliardi per rifinanziare il programma «Ponti, viadotti e gallerie» lanciato con il Dl 69/2013 (decreto Fare, governo Letta). In sostanza è la spinta più volte annunciata dal ministro Danilo Toninelli a un piano straordinario per la messa in sicurezza dei ponti e viadotti delle strade statali.

A questo si aggiungerà 500 milioni per le strade provinciali (e di città metropolitane), per i programmi straordinari di manutenzione.

Ci sono poi altri 340 milioni per la messa in sicurezza sismica dell’autostrada Roma-L’Aquila-Teramo, che insieme ai 1.660 milioni proposti da Delrio nel gennaio 2018 e sbloccati dal Dpcm Conte fanno due miliardi di euro per Strada dei Parchi spa, per far quadrare il piano finanziario da oltre tre miliardi di euro.

Tra le altre voci rilevanti 786 milioni per le ferrovie regionali, 224,5 per potenziamento e ammodernamento e 561,4 mln per la messa in sicurezza.

Poi ci sono 673 milioni per proseguire il programma di recupero degli alloggi Iacp di edilizia residenziale pubblica, 147 milioni per varie sistemazioni delle dighe, 202 milioni per opere anti dissesto idrogeologico a protezione di immobili pubblici, 134 mln per la manutenzione di beni culturali statali, 466 milioni per l’abbattimento delle barriere architettoniche su edifici privati e 90 milioni sugli edifici pubblici.

Vanno poi segnalati 466 milioni per opere portuali e 30 milioni per il fondo progettazione di cui all’articolo 202 del Codice appalti.

FONDO INVESTIMENTI AMMINISTRAZIONI CENTRALI

Commi 95-96, 98, 105-106

I commi da 95 a 98 e 105 dispongono l’istituzione di un Fondo finalizzato al rilancio degli investimenti delle Amministrazioni centrali dello Stato e allo sviluppo del Paese, con una dotazione complessiva di circa 43,6 miliardi di euro per gli anni dal 2019 al 2033, da ripartirsi sulla base di programmi settoriali presentati dalle Amministrazioni centrali dello Stato per le materie di propria competenza.

Al riparto del fondo si provvede con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri, adottati entro il 31 gennaio 2019.

Nel testo iniziale del Ddl di Bilancio il fondo aveva 6,6 miliardi di euro in più, 50,2 miliardi, ma il maxi-emendamento ha tagliato 6,6 miliardi sui 15 anni e e inoltre ha fortemente ridotto le risorse per i primi tre anni, che passano da 5,8 a 3,6 miliardi di euro.

Nel 2019 da 2.900 milioni a 740 milioni, nel 2020 da 3.100 a 1.260, nel 2021 da 3.400 a 1.600.

A seguito di modifiche approvate al Senato, una quota delle risorse del Fondo sono pre-assegnate al prolungamento della linea metropolitana 5 (M5) da Milano fino al comune di Monza, per un importo complessivo pari a 900 milioni di euro, di cui 15 milioni di euro per il 2019, 10 milioni per il 2020, 25 milioni per il 2021, 95 milioni per il 2022, 180 milioni per il 2023, 245 milioni per il 2024, 200 milioni per il 2025, 120 milioni per il 2026 e 10 milioni di euro per il 2027 (comma 96). © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

20/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Congiuntura/1. Impennata dei lavori con l’edilizia sanitaria: a gennaio in gara 2,26 miliardi (+105%)

Alessandro Lerbini

Le amministrazioni comunali continuano a crescere con 1.395 gare (+23%) per 518 milioni (+37%)

Inizio d’anno con il botto per il mercato dei lavori pubblici. A gennaio numeri in forte crescita per i valori che raddoppiano il dato di gennaio 2018. Il mese scorso l’osservatorio Cresme Europa Servizi ha rilevato 2.039 appalti per 2,268 miliardi: rispetto a 12 mesi prima il numero degli avvisi cresce del 22,5% e l’importo del 105 per cento.

Il merito è dell’edilizia sanitaria e, in particolare, di Alisa Genova che ha promosso un bando in sei lotti – dal valore totale di 710 milioni – per il servizio di gestione, manutenzione, ammodernamento degli impianti delle strutture sanitarie liguri, comprensivo della fornitura di vettori energetici e di altre prestazioni accessorie.

Di rilievo anche il multiservizio energia da 240 milioni per l’erogazione di servizi energetici e di comfort ambientale mediante la gestione e manutenzione di strutture e impianti e con la realizzazione di investimenti di efficientamento energetico tramite la riqualificazione degli involucri, degli impianti di illuminazione interna e tecnologici del patrimonio immobiliare dell’Azienda sanitaria ospedaliera di Alessandria. Complessivamente per la sanità a gennaio sono state promosse 85 gare per 1,072 miliardi.

Tra le altre stazioni appaltanti, le amministrazioni comunali continuano a crescere con 1.395 gare (+23%) per 518 milioni (+37%), l’Anas con soli 10 bandi assegna opere per 127 milioni (+2.545%) mentre le Ferrovie partono con 7 gare per 23 milioni (+144%).

La regione più dinamica è la Lombardia (381 bandi, +47%) mentre la Liguria fa il pieno degli importi con 802 milioni (+3.700%). Gennaio al rallentatore invece per la Sicilia dove sono stati promossi 88 bandi (-43%) per 41,4 milioni (-75%).

Tutte in positivo le classi d’importo con l’unica eccezione della fascia tra uno e cinque milioni che totalizza 141 procedure (-7%) per 309 milioni (-4%). I maxibandi oltre i 50 milioni sono sttai 8 per 1,036 miliardi.

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20/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Casellario Anac, le annotazioni «utili» (ma non dovute) vanno sempre motivate

Massimo Frontera

Lo ha affermato il Tar Lazio , accogliendo il ricorso di un operatore economico contro il parere dell’Anac

Tutte le annotazioni nel casellario informatico che non costituiscono un “atto dovuto” ma sono ritenute comunque “utili” «vanno adeguatamente motivate in ordine alle ragioni della ritenuta utilità». È questo il principio affermato da Tar Lazio (Sezione Prima) nella recente pronuncia n.2178 pubblicata il 18 febbraio 2019 con la quale accoglie il ricorso di un operatore economico, annullando l’annotazione dell’Anac.

Nella sentenza, inoltre, si afferma che «la mera valenza di “pubblicità notizia” delle circostanze annotate come “utili” e il fatto che le stesse non impediscano, in via automatica la partecipazione alle gare, non esonera l’Autorità da una valutazione in ordine all’interesse alla conoscenza di dette vicende, la cui emersione deve avvenire in forza di un processo motivazionale che, per quanto sintetico, non può ridursi ad una assertiva affermazione di conferenza della notizia».

La vicenda

Il caso riguarda il provvedimento di annotazione disposto dall’Anac nei confronti di un operatore economico (Medtronic) circa la mancata consegna, entro i termini contrattuali, di alcuni beni nell’ambito di un appalto con la Ausl Valle d’Aosta. Tale annotazione, spiega la sentenza, è avvenuta con «valore di pubblicità notizia».

L’annotazione menziona poi una successiva integrazione, inviata sempre dalla Ausl Valle d’Aosta, in cui viene spiegato che «la penalità applicata ha sanzionato un’inadempienza isolata, la quale non ha inciso sulla complessiva capacità tecnica, professionale o morale dalla Medtronic, avendo l’operatore economico ottemperato alle obbligazioni contrattuali, chiarito fatti e circostanze che hanno determinato il ritardo nell’adempimento e adottato provvedimenti idonei ad evitare il reiterarsi, in futuro, di episodi analoghi».

Sulla base di questi elementi (di cui l’Anac non mostra di aver tenuto conto) – e considerando soprattutto che la stazione appaltante ha mantenuto in vita il rapporto contrattuale con l’operatore economico – il ricorrente conclude che la “notizia” sia inutile e “inconferente”.

Il parere dei giudici

I giudici del Tar Lazio accolgono la tesi del ricorrente. Nel caso specifico, viene evidenziato il fatto che la stazione appaltante ha chiaramente detto che il ritardo sulla consegna «non ha inciso sulla capacità tecnica, professionale o morale della ditta esecutrice, la quale ha chiarito, in modo esaustivo, i fatti e le circostanze che hanno determinato il ritardo, ha collaborato attivamente con la stazione appaltante e ha adottato delle misure di carattere tecnico-organizzativo idonee». «L’annotazione, in sostanza, concerne fatti che la stessa stazione appaltante ha ritenuto non rilevanti in ordine alla prosecuzione del contratto e per ciò solo, quindi, non utili ad accrescere il patrimonio informativo delle altre stazioni appaltanti circa l’operato della ricorrente». La conclusione, pertanto, è che «il ricorso va accolto per assorbente fondatezza delle censure, articolate con il primo e il secondo motivo di doglianza, con le quali la parte ricorrente ha lamentato l’assenza di “utilità” della notizia riportata nel casellario e la carenza di motivazione del provvedimento Anac. Sotto il primo profilo, deve rilevarsi come l’annotazione nel casellario informatico da parte dell’Anac di notizie ritenute “utili” deve avvenire “in applicazione dei canoni di proporzionalità e ragionevolezza dell’azione amministrativa”, ciò che presuppone, oltre al fatto che le vicende oggetto di annotazione siano correttamente riportate, anche che le stesse “non siano manifestamente inconferenti rispetto alle finalità di tenuta del Casellario”».

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20/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Il Tar Lazio dà ragione a Cantone: confermata la «decadenza» della Soa Attico

Mauro Salerno

Respinto il ricorso contro la delibera con cui lo scorso giugno l’Anac ha revocato l’autorizzazione alla società di attestazione

Non sono bastate le operazioni di «self cleaning» a convincere i giudici sulla bontà dell’operato della Soa Attico. Dopo il richiamo del Consiglio di Stato a decidere in fretta nel merito la questione, il Tar Lazio, con la sentenza n. 1570, depositata lo scorso 7 febbraio, alla fine ha dato ragione agli uomini di Raffaele Cantone: la decisione di fermare i motori della Soa Attico è stata giusta. Anzi, per citare la sentenza: la misura presa dall’Anac «è risultata vincolata alle precise disposizioni di in legge in materia di decadenza» delle autorizzazioni.

Quattro le contestazioni mosse dall’Anac alla Soa Attico, basate sulle risultanze di un’indagine condotta dalla Guardia di Finanza. Tra queste la violazione dei principi di indipendenza e trasparenza, l’aver svolto attività contrarie all’oggetto sociale, la presenza di «soci occulti». Riprendendo in mano la questione, il Tar ha dato ragione all’Anac su tutta la linea bocciando il ricorso della società romana.

Alla Soa non è bastato neppure invocare il fatto che la decisione dell’Anac fosse basata sui risultati di un’indagine e non su provvedimenti giudiziari definitivi. Nella sentenza i giudici specificano infatti che «è sufficiente la sussistenza di elementi indizianti, plurimi e concordanti, per legittimare il potere di Anac alla revoca/decadenza dell’autorizzazione all’attività di attestazione» dei costruttori.

Dal giorno della sentenza l’Anac ha disattivato le credenziali che permettono alla Soa Attico di operare, dunque per continuare l’attività alla società a questo punto resta solo l’arma di un nuovo ricorso al Consiglio di Stato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

19/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Brebemi sarà la prima autostrada elettrificata d’Italia

Sara Monaci

I vertici della società ieri in Regione Lombardia hanno elencato le ricadute economiche della strada, per anni criticata con l’accusa di essere inutile

È stata per anni l’autostrada della discordia. Sostenuta dagli industriali del territorio lombardo ma avversata da Autostrade per l’Italia, la Brebemi dopo quattro anni e mezzo dalla sua inaugurazione, torna a dare i suoi numeri, sottolineando l’incremento di ricavi avuti una volta concluse tutte le infrastrutture di collegamento (prima con la Tangenziale a ovest di Milano e poi con la A4), oltre ai benefici nelle province di Bergamo, Brescia e Milano.

Sarà inoltre la Brebemi a sperimentare per la prima volta in Italia una sistema di elettrificazione per far viaggiare i camion elettrici. Per ora si tratta di una prova lungo 6 chilometri nel bergamasco, utilizzando l’esperienza già avviata in Germania e in Svezia. Verranno investiti 12 milioni per una prima fase che durerà 2 anni, dal 2020 al 2022, poi se non ci saranno problemi si proseguirà lungo tutta la strada. I partner del progetto sono A35, la concessionaria stradale regionale Cal, Siemens, Scania per quanto riguarda la parte industriale; le università Politecnico di Milano, università Bocconi e università Roma Tre per quanto riguarda la ricerca.

Gli investimenti sul territorio

I vertici della società Brebemi ieri in Regione Lombardia hanno elencato le ricadute economiche della strada, per anni criticata dagli ambientalisti con l’accusa di essere inutile e sopratutto per il fatto di avere un piano industriale in cui è stato necessario intervenire più volte a causa della scarsa sostenibilità. Costruita con un project financing da circa 2 miliardi ai tempi in cui il gruppo Gavio era azionista principale, la proprietà è passata poi di mano a banca Intesa, che a sua volta ha ceduto a Gavio le sue quote nella Teem (la tangenziale a Ovest di Milano connessa con la stessa Brebemi). Ha beneficiato di una defiscalizzazione da oltre 300 milioni.

Ad oggi il flusso di traffico è di 20.100 veicoli giornalieri, dagli 8mila di quattro anni e mezzo fa. Dal 2017, in seguito all’apertura dell’interconnessione don la A4 la crescita è stata del 20 percento.

Ora la Brebemi fa un bilancio positivo dell’opera partendo dai benefici in 5 province, 114 comuni e 640mila abitanti della zona interessata, messi in luce dallo studio realizzato da Agici Finanza d’Impresa. Vengono messi in evidenza i numeri dedicati agli insediamenti sorti e programmati a partire dal 2017 vicino alla strada: diciotto nuovi siti di cui 6 già operativi, 2,8 milioni di metri quadrati di superfici acquistate, per 913 milioni di investimenti. I comuni hanno incassato 22,6 milioni di oneri di urbanizzazione. Secondo lo studio la nuova infrastruttura avrebbe generato «577 milioni in termini di tempo risparmiato, riduzione dei costi di trasporto, minori emissioni e diminuzione di incidenti». Soprattutto si sarebbero risparmiate «11 milioni di ore».

La ricerca sottolinea inoltre che la Brebemi avrebbe portato ad «un netto miglioramento della viabilità locale, con un alleggerimento del trafico sulle strade comunali e provinciali, oltre ad aver valorizzato le unicità del territorio». In sostanza, dice lo studio, è grazie alla Brebemi che le città del luogo sarebbero state visitate di più, fino a punte del +30 percento.

«I risultati di questo studio confermano le percezioni che avevamo. L’infrastruttura è molto giovane e si attendono vuoni sviluppi sia nel settore produttivo che in quello commerciale e dei servizi, dice il presidente della A35 Francesco Bettoni. Per il presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli si tratta di un «progetto esemplare, anche perché importanti player nazionali e internazionali, soprattutto del settore logistico, sono interessati ad investire».

L’altro dossier lombardo

A favore della Brebemi si è schierato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana: «Ci vuole tempo perchè un’infrastruttura venga riconosciuta, accettata e utilizzatadagli utenti. A breve verranno riaperti anche i cantieri di Pedemontana».

In Lombardia il dossier più caldo adesso è appunto quello della Pedemontana, di fatto ferma da anni, a parte piccoli avanzamenti negli ultimi anni. La società andrà ricapitalizzata e dovrà essere realizzato un nuovo piano industriale, ma il primo nodo da sciogliere è ancora il contenzioso fra la società stradale (controllata dalla Serravalle, a sua volta controllata dal Pirellone) e Strabag. L’impresa austriaca si è aggiudicata il secondo lotto ma con Pedemontana è sorto un lungo e faticoso braccio di ferro legale, prima per via degli extra costi richiesti dagli austriaci e poi a causa dell’annullamento del contratto da parte della società stradale. A breve dovrebbe essere trovato un accordo, con il pagamento di una transazione che potrebbe aggirarsi intorno ai 20 milioni da parte di Pedemontana a Strabag.

Fontana ha infine detto che la Lombardia è «a favore delle infrastrutture», e con lui lo ha ribadito anche il sottosegretario al Mef Massimo Garavaglia, che ha preso posizione a favore della Tav Torino-Lione, oggetto di scontro tra le due forze di governo, Lega e M5s. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

20/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Condotte, con Passera c’è Rizzani De Eccher: nel mirino 800 milioni di commesse

Carlo Festa

A giorni atteso il consorzio con Cdp e le grandi banche per l’iniezione di 60 milioni. Il prestito-ponte non copre il fabbisogno: si lavora dismissioni

Ore cruciali per il processo di amministrazione straordinaria del gruppo Condotte. È vicino alla firma il finanziamento di 60 milioni necessario a far ripartire una parte delle commesse, mentre si preparano per il processo di vendita dei vari perimetri i potenziali compratori, tra cui la Illimity di Corrado Passera alleata secondo i rumors al gruppo delle costruzioni Rizzani de Eccher.

Secondo indiscrezioni nel giro di qualche giorno dovrebbe essere infatti pronto il consorzio che provvederà a fornire un finanziamento di circa 60 milioni di euro. Il club deal dovrebbe vedere la partecipazione delle maggiori banche italiane e anche della Cdp (tra i 6 e i 7 soggetti) per un coinvolgimento finanziario di circa una decina di milioni di euro a testa.

Si tratta di un passaggio fondamentale dopo che i tre commissari Matteo Ugetti, Giovanni Bruno e Alberto Dello Strologo, affiancati dall’advisor Mediobanca, hanno saputo dal Ministero dell’economia che quest’ultimo sarà in grado di rifinanziare solo in parte il fondo di garanzia per i prestiti alle grandi imprese in crisi. Così da garantire a Condotte d’Acqua in amministrazione straordinaria solo 60 milioni di euro di prestito-ponte, rispetto ai 190 milioni individuati dai tre commissari di governo come cifra target per poter riattivare i cantieri e la continuità aziendale.

Se tutto andrà secondo le attese e se all’inizio della settimana prossima verrà firmato il prestito ponte da 60 milioni con le banche e Cdp, i commissari dovranno presentare entro i primi di marzo un nuovo piano volto alla cessione del perimetro aziendale e delle commesse. Su quest’ultimo punto, vista la riduzione del finanziamento a 60 milioni, soltanto una parte delle commesse potranno ripartire come operatività ed essere valorizzate quindi al meglio. Altre saranno liquidate come ad esempio il 31% ancora in mano a Condotte nel consorzio Cociv, il Terzo Valico ferroviario di Genova, oppure la partecipazione nella Tav.

Sullo sfondo resta l’interesse di una cordata capitanata dalla Illimity di Corrado Passera. Quest’ultimo, dopo la manifestazione d ‘interesse di dicembre, avrebbe mutato la natura della cordata e anche dell’offerta: con l’interesse ad acquisire un perimetro di commesse in cordata con un soggetto industriale che secondo indiscrezioni sarebbe il gruppo delle costruzioni Rizzani de Eccher. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

20/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Imprese in crisi/2. Astaldi, trattativa con le banche: accordo entro marzo

L.G.

Elemento cruciale per dar seguito al salvataggio è l’accordo con gli istituti di credito

La proposta di Salini Impregilo per il salvataggio di Astaldi è sul tavolo del Tribunale di Roma che si prenderà evidentemente tutto il tempo necessario per valutarne il profilo. Il dossier d’altra parte è corposo e secondo le previsioni più plausibili, stante anche la probabile richiesta da parte dei giudici di informazioni aggiuntive, il sigillo difficilmente arriverà prima della fine della primavera. Questo a patto che le condizioni previste dalla proposta del general contractor vengano soddisfatte. E in quest’ottica un tassello cruciale è naturalmente l’accordo con le banche creditrici. Salini Impregilo ha previsto come termine ultimo per trovare la quadra con gli istituti di credito la fine di marzo. Una scadenza che, se le trattative fossero comunque ben avviate, potrebbe slittare di qualche settimana ma che rappresenta senza ombra di dubbio un elemento cruciale per dar seguito al salvataggio.

Nei giorni scorsi il ceo di Banco Bpm, Giuseppe Castagna, si era espresso così in proposito all’operazione Astaldi-Salini: «Tutti noi siamo interessati a che il settore delle infrastrutture in Italia venga rinvigorito ed è una cosa importante per il paese». Alla ristrutturazione del debito, ha poi aggiunto «stanno lavorando le strutture». Un lavoro a valle del quale si inserisce anche un delicato tema governance.

La priorità, in proposito, è definire la figura del chief restructuring officer che dovrà vigilare sul buon esito del piano di rilancio. Nomina che spetta a Salini Impregilo, che sembra invece avere meno urgenza di avviare il necessario rimpasto del cda. Il futuro consiglio dovrà certamente tener conto dei nuovi equilibri e delle nuove sfide che attendono la società prima della probabile integrazione nel general contractor.

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