Rassegna stampa 6 febbraio 2019

06/02/2019 – Brescia Oggi

Brescia accelera il futuro digitale

NUOVE TECNOLOGIE. Partnership A2A-Open Fiber per una città sempre più cablata
Connessioni più veloci grazie alla fibra ottica che raggiungerà settantamila unità immobiliari Un investimento di circa sedici milioni di euro
«La città che non si vede renderà migliore la città che si vede». La vicesindaco Laura Castelletti sintetizza così il progetto di A2A in accordo con Open Fiber di cablatura di Brescia. Autostrade digitali, una rete di infrastrutturazione immateriale, la banda ultra larga. L’ accordo mira a colmare il ritardo digitale che la Leonessa condivide con il Paese, secondo gli intenti della Strategia italiana per la banda ultra larga approvata nel marzo del 2015 dal Consiglio dei ministri e che dà attuazione agli obiettivo dell’ Agenda digitale europea. Per Brescia si tratta dunque di compiere un passo significativo sul modello di smart city, città intelligenti e per questo più efficienti; di imprimere una drastica accelerazione, grazie alle nuove tecnologie digitali, allo sviluppo sociale, della pubblica amministrazione, dell’ economia 4.0, della sicurezza. SEDICI MILIONI di investimento per arrivare con la fibra ottica in 70mila case. In trentamila unità immobiliari ci è già arrivata, ora con queste nuove risorse la rete avanza ancora di più. E Brescia entro la fine dell’ autunno sarà più «connessa», più veloce e più smart. Open Fiber, società partecipata da Enel e da Cassa depositi e prestiti, sfrutterà per posizionare la fibra ottica le infrastrutture della utility bresciano-milanese e la cantieristica di Brescia Infrastrutture. Mini-cantieri – ha spiegato l’ assessore Valter Muchetti – apriranno nei quartieri attorno al centro (Casazza, Mompiano, Prealpino, San Bartolomeo, San Rocchino, Sant’ Eustacchio, Crocifissa di Rosa, Lamarmora, Porta Cremona, San Polo Case, San Polo 2, Sanpolino e San Polo questura) arrecando solo piccoli disagi ai cittadini, che in cambio avranno a disposizione la tecnologia più moderna e veloce per il Web. Open Fiber non vende direttamente agli utenti finali la fibra ottica, ma è attiva esclusivamente nel mercato all’ ingrosso, offrendola poi sul mercato agli operatori telefonici interessati e agli Internet provider. In determinati Comuni – il piano è nazionale e coinvolge 271 città – realizza le autostrade digitali direttamente, come a Brescia, in altri casi invece la Open Fiber partecipa a bandi pubblici. La rete è realizzata in modalità Fiber To The Home (Ftth), senza l’ uso di rame. L’ intera tratta dalla centrale all’ abitazione del cliente è infatti in fibra ottica. Ciò consente di ottenere il massimo delle performance con velocità fino a 1 Gigabit al secondo (Gbps). Una rete «a prova di futuro», in grado di supportare tutte le potenzialità delle nuove tecnologie che arriveranno nei prossimi anni in linea con i fondamenti della Gigabit Society. LA CABLATURA FTTH consentirà un’ accelerazione dei progetti avviati in città in collaborazione con l’ Amministrazione comunale: ad esempio, il progetto “scuola 2.0” – finalizzato a rendere le scuole luoghi più sicuri e dotarle, oltre alla già esistente connettività, anche di sistemi per il controllo e la manutenzione di attrezzature quali impianti antincendio, impianti elettrici, accessi nonché il monitoraggio degli impianti di riscaldamento – e il completamento del progetto di controllo infrastrutturale del Moca. Ma si pensi anche ai sistemi di videosorveglianza, ai progetti “Brescia Smart Living” (a tutela delle fragilità), a “Oltre la strada” a Porta Milano, dove procedono parallelamente opere urbanistiche e infrastrutturazione digitale. Valerio Camerano ad di A2A, affiancato da Paolo Visconti (Open Fiber) e Fabio Lavini (Brescia Infrastrutture) ha sottolineato la continuità tra questo progetto per una Brescia digitale e il precedente per una Brescia green. © RIPRODUZIONE RISERVATA. EUGENIO BARBOGLIO

06/02/2019 – Il Tirreno (ed. Lucca)
Gesam Gas venduta per oltre sedici milioni

società pubbliche
Ad aggiudicarsi la gara è stata l’ azienda Simecom di Pavia con un rialzo del 18% Ora l’ attuale socio privato (Canarpino) potrà esercitare il diritto di prelazione
lucca. Va verso la Lombardia la proprietà di Gesam Gas e Luce, la società attualmente posseduta al 60% da Gesam reti (e quindi dal Comune): la gara per la cessione delle azioni si è infatti conclusa con la vittoria della Simecom, azienda di Crema che si occupa di distribuzione di gas e luce. Si tratta di un’ aggiudicazione ancora provvisoria. Innanzitutto perché dovranno essere verificate le condizioni di legge per l’ aggiudicazione definitiva. In secondo luogo – ma certo non meno importante – a norma di statuto Gesam dovrà offrire al socio privato di minoranza (la milanese Canarbino) il diritto di prelazione. In sostanza, Canarbino dovrà decidere entro sessanta giorni se offrire quanto messo sul tavolo da Simecom, 16.061.980 euro.Proprio Canarbino era stata una delle due aziende – insieme a Simecom – a presentare la busta con una propria proposta, offrendo solo un euro in più rispetto alla base d’ asta fissata in 13.500.000 euro. Le vendita della maggioranza di Gesam Gas e Luce è stata decisa dal Comune nell’ ambito della riorganizzazione del gruppo e, in particolare, per il divieto per le amministrazioni pubbliche, contenuto nella legge Madia, di detenere azioni di società a carattere commerciale. Su questo punto, nelle settimane scorse, le liste civiche di opposizione SìAmo Lucca e Lucca in movimento hanno chiesto un passo indietro al Comune visto che, sostengono, la legge di bilancio ha spostato il termine della cessione delle azioni al 2021. Il Comune ha comunque deciso di andare avanti con un esito che viene giudicato positivamente dal presidente di Gesam reti Ugo Fava: «Se il prezzo a base d’ asta era stato di fatto già definito in base a quanto valutato per la scissione che ha interessato i due rami d’ azienda di Gesam e le sue tre società controllate, l’ ottimo risultato ottenuto dimostra lo stato di salute della società. Questo eccellente risultato economico è avvalorato ancor più dalle garanzie per i dipendenti di Gesam Gas e Luce e per il territorio lucchese. Infatti, l’ aggiudicatario o il socio di minoranza Canarbino, se eserciterà la prelazione, sarà obbligato al mantenimento a Lucca della sede legale della società e la sede di lavoro per gli attuali dipendenti, oltreché garantire loro gli attuali livelli occupazionali, contrattuali e retributivi. La cessione della partecipazione era prevista in un progetto più ampio di riorganizzazione delle partecipazioni della Holding capogruppo, e il nostro maggior impegno è stato di recepire nel contratto di cessione le istanze che gli stessi dipendenti avevano più volte rappresentato negli incontri che avevano visto direttamente coinvolti anche il Sindaco e il Vicesindaco del Comune di Lucca. L’ operazione si perfezionerà definitamente entro la fine di aprile». Quanto resterà al Comune di questi sedici milioni e rotti? Innanzitutto che da considerare che bisogna togliere il valore in carico a Gesam Reti per le azioni di Gesam gas: si tratta comunque di una cifra piccola, poco superiore ai 600.000 euro. Saranno poi i soci di Gesam reti (Lucca Holding e Toscana Energia) a decidere se mantenere parte della plusvalenza all’ interno dei bilanci della società. Dovesse invece essere completamente distribuita, alla Holding (e quindi al Comune) andrebbe circa il 56% del totale, per una cifra di circa 8 milioni e mezzo. Che comunque sarebbero disponibili solo dopo l’ approvazione dei bilanci per il 2019 e, quindi, nell’ estate del prossimo anno. –Luca Cinotti BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

06/02/2019 – Il Fatto Quotidiano

Tav, il ministero dei Trasporti consegna l’analisi costi-benefici all’ambasciata francese: “A breve un incontro bilaterale”

Il ministero delle Infrastrutture ha consegnato l’analisi costi-benefici all’ambasciatore francese in Italia e sta preparando un incontro bilaterale con il governo di Parigi per discutere del progetto Tav. La mossa del ministero guidato da Danilo Toninelli rientra – come spiega lo stesso dicastero dopo la consegna del dossier a Christian Masset – nell’iter concordato con l’omologa francese Elisabeth Borne.

Si tratta, spiega il Mit in una nota, del “punto di partenza di un’interlocuzione tra i due esecutivi” al quale seguirà “a breve” un “incontro bilaterale” che verrà fissato tra i due ministri. Sempre nelle stesse ore, il gruppo di lavoro che ha partecipato all’analisi, guidato dal professore Marco Ponti,  si è riunito a Roma.

A confermarlo è stato l’esperto di trasporti e docente dell’università di Torino, Francesco Ramella, all’Ansa: “Sono a Roma a definire quello che dobbiamo raccontare a Bruxelles. Non sono ancora a Bruxelles – ha spiegato – ma posso dire che sono al ministero, e non in gita scolastica. Al momento non sono state prese decisioni e non ci sono novità a mia conoscenza”.

06/02/2019 – Il Fatto Quotidiano
Anac, Cantone pensa all’addio e presenta domanda per la guida di tre procure

Il magistrato napoletano ha presentato al Csm la candidatura per ottenere l’incarico di procuratore a Perugia, a Torre Annunziata e a Frosinone. Oggi, ospite alla Link Campus University di Roma, ha commentato la legge spazzacorrotti: “Positiva, ma la corruzione non si può spazzare via. Bene l’inasprimento delle pene accessorie e l’agente sotto copertura”

Raffaele Cantone pensa di lasciare l’Autorità anticorruzione: a quanto risulta, ha presentato domanda al Csm per diventare procuratore a Perugia, a Torre Annunziata e a Frosinone. Il magistrato, nominato presidente dell’Anac su proposta del governo Renzi nel 2014, ha presentato a Palazzo dei marescialli la candidatura per ottenere l’incarico di procuratore non solo nel capoluogo umbro, dove dovrà vedersela con altri 19 colleghi, ma anche nelle altre due città, in Campania e nel Lazio. La decisione del Consiglio superiore della magistratura non arriverà a breve: prima che la commissione per gli incarichi direttivi cominci a occuparsene, dovranno arrivare i pareri su tutti i candidati dei consigli giudiziari. E per esaurire tutti i passaggi potranno occorrere tra i due e i tre mesi.

Nel frattempo, il magistrato napoletano è tornato sulla legge spazzacorrotti, approvata lo scorso dicembre: “Non immagino neanche lontanamente che si possa definitivamente spazzare via la corruzione, chi lo dice o non sa cosa sono i corrotti o prende in giro il Paese”, anche perché “le norme penali hanno lunghissima gittata”, ma la nuova legge “ha completato un trend, su alcuni aspetti sono state fatte scelte positive“, ha detto il presidente dell’Anac al convegno “La lotta alla corruzione tra percezione e realtà”, alla Link Campus University di Roma.

“Forse negli ultimi anni c’è stata una bulimia legislativa: quante volte si è intervenuti sulle pene, ma il legislatore ha provato a mettere in campo una strategia di prevenzione mettendo l’accento sulla trasparenza“, le parole di Cantone. Parere positivo anche “sull’inasprimento delle pene accessorie“, così come sull’agente sotto copertura, “che può essere utile nei casi di organizzazioni. Se li avessimo avuti nel caso di Mafia Capitale ne avremmo viste di tutti i colori”. “Penso che il Paese ce la possa fare – ha concluso – al di là delle oscillazioni tra la forca e il liberi tutti”.

06/02/2019 – Italia Oggi
Salini Impregilo, contratto da 225 milioni nella Repubblica Ceca

In jv con Doprastav, costruirà il Lotto 2 di una sezione dell’autostrada D3. La parte più significativa del progetto è rappresentata dalla costruzione di un ponte lungo 780 metri che attraverserà il fiume Malsi

Salini Impregilo si è aggiudicato un contratto per la costruzione di una sezione autostradale nel Sud della Repubblica Ceca, del valore complessivo di 225 milioni di euro, consolidando così la propria presenza nell’Europa orientale, dove il gruppo è già attivo in Polonia e Slovacchia.
Nel dettaglio, spiega una nota, Salini Impregilo, in joint-venture con il partner slovacco Doprastav, costruirà il Lotto 2 di una sezione dell’autostrada D3, che rappresenta parte della circonvallazione della città di Ceskie Hodejovice, nei pressi del confine austriaco. Il lotto ha lunghezza di 12,53 chilometri. La parte più significativa del progetto, della durata complessiva di 54 mesi, è rappresentata dalla costruzione di un ponte lungo 780 metri che attraverserà il fiume Malsi. Il contratto segue un altro vinto dal gruppo, in agosto, in Polonia, del valore di 250 milioni di euro, per la progettazione e la costruzione di una sezione dell’autostrada S7.
Tra i progetti già realizzati da Salini Impregilo nella Repubblica Ceca, vi sono anche edifici civili, come l’ospedale pediatrico Janske Lazne, e le torri dei complessi di uffici a Kovo e a Motokov.

06/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Cantone: difendo il codice appalti, non è stato un freno per le grandi opere

Marco Ludovico

Il presidente dell’Anac difende il lavoro svolto finora ma sulla corruzione non nasconde il disincanto: tra 15 anni ci diremo le stesse cose di oggi

«Il codice degli appalti non è rigido, come alcuni dicono. Nè ha frenato le grandi opere. Lo dimostra il contrario: abbiamo introdotto meccanismi di flessibilità sotto la soglia del milione di euro, pari all’95% degli appalti. Nonostante questo, non sono aumentati». Raffaele Cantone, presidente dell’Anac (autorità nazionale anticorruzione), difende il lavoro svolto finora ma sulla corruzione non nasconde il disincanto: «Tra 15 anni ci diremo le stesse cose di oggi».

Ieri Cantone ne ha parlato a Roma alla Link Campus University di Roma in un dibattito con Piercamillo Davigo, oggi componente del Csm, e Andrea Castaldo, ordinario di diritto penale a Salerno, moderati dal direttore del Sole24Ore Fabio Tamburini.

«Forse negli ultimi anni c’è stata una bulimia legislativa: quante volte si è intervenuti sulle pene, ma il legislatore ha provato a mettere in campo una strategia di prevenzione mettendo l’accento sulla trasparenza – sottolinea Cantone – e la legge spazzacorrotti ha completato questo trend con passaggi positivi». Su quest’ultima normativa non è d’accordo Davigo: «Mi sembra ci siano buone intenzioni, ma di intenzioni è lastricata la strada per l’inferno». Cantone giudica positivo anche «l’inasprimento delle pene accessorie» e l’introduzione dell’agente sotto copertura « «che può essere utile nei casi di organizzazioni. Se li avessimo avuti nel caso di Mafia Capitale ne avremmo viste di tutti i colori». © RIPRODUZIONE RISERVATA

06/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
La spesa Pa gestita da Consip sale a 49 miliardi: 3 di risparmi

Marco Rogari

L’Ad Cannarsa: piccoli ritocchi immediati al codice appalti per velocizzare le gare

Oltre 12,5 miliardi nel 2018 di “erogato”, la spesa per acquisti Pa gestita in “proprio” da Consip, con una crescita del 31% sul 2017. Circa 48,6 miliardi di uscite presidiate con “strumenti” centralizzati, che rappresentano oltre la metà dei 90 miliardi considerati sulla carta aggredibili (in realtà non in toto) del flusso complessivo di oltre 130 miliardi destinato alle forniture della pubblica amministrazione. E risparmi sui prezzi d’acquisto superiori ai 3 miliardi: il 18% in più rispetto al 2017. I risultati conseguiti quest’anno dalla società controllata dal ministero dell’Economia, almeno sulla base dei dati di preconsuntivo, appaiono quasi fuori contesto in un momento in cui la spending review non sembra andare tanto di moda. «Il modello della centralizzazione non può essere superato – afferma l’ad di Consip, Cristiano Cannarsa –, anche perché tutto mira al raggiungimento di obiettivi su cui in questi anni si è puntato in maniera importante, come la trasparenza, la tracciabilità delle operazioni e anche i controlli antiriciclaggio».

L’attività svolta nel 2018 lo conferma. «Quello dell’erogato, il valore di spesa che la pubblica amministrazione indirizza su strumenti Consip, è un dato di grande rilevanza, perché per la prima volta vengono superati i 10 miliardi», sottolinea Cannarsa, che è al timone di Consip dal giugno 2017. La società del Mef, insomma, è rimasta fedele alla sua mission anche dopo gli scossoni giudiziari del 2016, mostrando pure un bilancio senza numeri in rosso: le prime stime di chiusura mostrano un utile netto di quasi 5 milioni e un valore della produzione di quasi 80 milioni. «In 18 mesi questa gestione – afferma Cannarsa – ha prodotto circa 10 milioni di utile netto per l’azionista». E quanto ai target riguardanti la razionalizzazione degli acquisti Pa, Cannarsa fa notare che «il cosiddetto indice di copertura, ovvero il rapporto tra l’erogato e la spesa di pertinenza supera il 30%. E questo dimostra che gli strumenti Consip sono entrati in pianta stabile nella Pa e ciò si traduce anche in uno intervento strutturale sul risparmio». Un’ulteriore conferma in questo senso arriva dalla ricognizione effettuata annualmente da Mef e Istat, dalla quale emergono risparmi in tutte le aree merceologiche interessate dalla centralizzazione degli acquisti: si va dal 60% realizzato nell’area dell’It (server, telefonia, stampanti) al 25% conseguito sull’acquisto di veicoli, al 30% sul versante dei carburanti e al 10% su quello dell’energia elettrica.

Nel 2018 è cresciuto anche il ricorso da parte delle imprese, in particolare le Pmi, al Mepa, il mercato elettronico per gli acquisti sotto “soglia” comunitaria. «Un mercato al dettaglio che sfiora i 4 miliardi, con una crescita del 26% sul 2017», osserva Cannarsa. Complessivamente il valore della gare pubblicate nel 2018 è stato di circa 8,7 miliardi contro i 6,7 miliardi dell’anno precedente. «Consip – dice l’ad – ha assunto un ruolo di cerniera tra le imprese e la spesa della Pa. Sostanzialmente Consip svolge un’attività che è anche quella di scegliere le imprese che presentano capacità di offerta e solidità necessaria per stipulare contratti con la Pa. Una scelta effettuata applicando pienamente il Codice degli appalti e le linee guida dell’Anac».

Anche per questo motivo, ma non solo, Cannarsa auspica che Governo e Parlamento possano prendere in considerazione la possibilità di migliorare il Codice appalti «con piccoli interventi immediati», finalizzati ad esempio a velocizzare l’aggiudicazione delle gare. Secondo l’ad di Consip, «se ci concentrassimo sull’offerta tecnica e sull’offerta economica, come si fa in Europa, e limitassimo l’analisi della documentazione amministrativa a chi risulta essere primo in graduatoria, avremmo tempi molto più ristretti, riducendo così il contenzioso e consentendo anche a Consip di bandire più gare». In attesa di possibili correzioni, Cannarsa definisce «un risultato molto importante» il patrocinio dell’Avvocatura generale dello Stato (scattato il 1° gennaio 2019) per le gare legate al programma di razionalizzazione della spesa sulle quali fino allo scorso anno Consip si avvaleva del libero foro. «In questo modo – aggiunge – Consip viene ulteriormente riconosciuta come soggetto al servizio dello Stato». © RIPRODUZIONE RISERVATA

06/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Riforma appalti, tra i criteri di delega entra anche la riduzione degli oneri per i ricorsi

Mauro salerno

Nuova bozza del Ddl approvato dal Governo lo scorso 12 dicembre ancora in attesa di presentazione in Parlamento

Spunta anche la riduzione dei costi dei ricorsi nella nuova bozza del disegno di legge con le deleghe al Governo che contiene anche il mandato a riformare l’intero sistema degli appalti. Il nuovo testo, in attesa di essere presentato in Parlamento, si compone di ben 24 articoli. L’articolo 12 contiene i criteri della delega relativa i contratti pubblici.

Nel nuovo testo del Ddl cui ha continuato a lavorare Palazzo Chigi, dopo l’approvazione formale avvenuta lo scorso 12 dicembre, ci sono tanti aggiustamenti formali e procedurali (il parere Anac sul decreto legislativo) e poche novità sostanziali. La principale è proprio l’obiettivo di ridurre il costo dei ricorsi.

La nuova lettera f) conferma infatti il proposito di «razionalizzare i metodi di risoluzione delle controversie, anche alternativi ai metodi giurisdizionali» aggiungendo a questo la volontà di ridurre «gli oneri di impugnazione degli atti delle procedure di affidamento».

L’altra novità di rilievo riguarda l’obiettivo di «riordinare e razionalizzare la disciplina concernente le centrali di committenza e i soggetti aggregatori», individuando al contempo «gli obblighi e le facoltà inerenti al ricorso alle procedure di acquisto in forma aggregata». © RIPRODUZIONE RISERVATA

06/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Codice appalti: nel mirino Ue subappalti, lotti, avvalimento, anomalie. Ecco la lettera

Alessandro Arona e Mauro Salerno

Tutti i contenuti e il testo della lettera di messa in mora firmata dalla commissaria al Mercato interno Elżbieta Bieńkowska

Dieci contestazioni relative al codice appalti, una al Testo unico dell’edilizia in relazione alla norma che consente di evitare le gare per le opere di urbanizzazione sottosoglia Ue. Sono undici gli articoli di legge che secondo Bruxelles violano le direttive europee sugli appalti e devono essere modificati. La richiesta è contenuta nella lettera di apertura della procedura di infrazione inviata la settimana scorsa al Governo italiano. Lettera che, dopo le anticipazioni, «Edilizia e Territorio» è ora in grado di svelare.

La lettura del documento, firmato dal commissario al mercato interno Elżbieta Bieńkowska, conferma che al centro delle contestazioni ci sono due grandi classici del rapporto tormentato tra Roma e Bruxelles sugli appalti: vale a dire le regole sui subaffidamenti e l’avvalimento. Entreremo nel dettaglio: ma il punto è che i Commissari europei non va giù che in Italia si tenti di limitare l’applicazione di questi due istituti, sia pure con il fine nobile di combattere le infiltrazioni criminali nel florido mercato delle commesse pubbliche. Ci sono poi alcune novità. Come quelle relative alla bocciatura di alcuni passaggi della disciplina delle cause di esclusione dalle gare che vietano alle Pa di estrarre il cartellino rosso in assenza di una decisione del giudice. E poi il no all’esclusione automatica delle offerte anomale e al calcolo separato del valore dei singoli lotti.

Su tutto campeggia la filosofia di fondo che ricompare spesso nei provvedimenti di matrice europea su questi temi: alle stazioni appaltanti vanno garantiti ampi margini di libertà decisionale. Un “attestato di stima” che implica anche grandi responsabilità e che per questo la stragrande maggioranza delle circa 35mila piccole e piccolissime stazioni appaltanti italiani ha spesso fatto capire di non gradire affatto.

Il nodo del subappalto
Un quarto delle venti pagine della lettera è dedicato a “smontare” la disciplina italiana dei subappalti. Come largamente prevedibile, Bruxelles boccia innanzitutto la norma che impone il tetto del 30% ai subaffidamenti (articolo 105, commi 2 e 5) perché «nelle direttive Ue non vi sono disposizioni che consentano un siffatto limite obbligatorio all’importo dei contratti pubblici che può essere subappaltato». Su questo punto va ricordato che pende già un rinvio alla Corte di Giustizia europea, promosso esattamente un anno fa dal Tar della Lombardia. Con l’esito del tutto probabile che la decisione dei giudici europei, attesa entro l’anno, anticipi i tempi spesso lunghissimi della procedure di infrazione.

Il limite quantitativo è però solo una delle bocciature alla trasposizione italiana delle regole Ue sui subappalti. Nella lettera si censura anche l’obbligo di nomniare sempre una terna di subappaltatori, «anche quando all’offerente ne occorrano meno di tre». Secondo Bruxelles l’obbligo di nominare la terna non va bene perché in Italia viene applicato anche quando in realtà le imprese «non intendono far ricorso a nessun subappaltatore». Interpretazione che, come analizziamo in questo approfondimento, suscita qualche perplessità.

A fare ancora più rumore, nel contesto italiano, dovrebbe essere il passaggio della lettera che censura il divieto di “subappalto a cascata”, vale a dire l’impossibilità per un subaffidatario di riassegnare a sua volta i lavori a un’altra impresa (articolo 105, comma 19). Bruxelles obietta che le direttive e i principi europei di «proporzionalità e parità di trattamento» impediscono di «imporre ai subappaltatori un divieto generale e universale di fare a loro volta ricorso al subappalto». Sarà. Viene però da chiedersi che senso avrebbe per il titolare di un appalto subaffidare dei lavori a un’impresa che deve a sua volta servirsi di un’altra ditta. Con tutte le implicazioni che – anche tacendo del rischio infiltrazioni – una situazione simile si porta comunque dietro in termini di responsabilità solidale e controllo della commessa (sia per l’impresa che per la stazione appaltante).

Stop ai paletti sull’avvalimento
Come per il subappalto la Commissione boccia anche il divieto di avvalimento a cascata (articolo 89, comma 6). Nella lettera si legge che «le direttive non consentono alle stazioni appaltanti di opporsi, in modo generale, a che gli offerenti facciano affidamento sulle capacità di altri soggetti». No anche al divieto di avvalimento sulle opere super-specialistiche. Qui la motivazione portata dalla Commissione per bocciare la norma (articolo 89, comma 11) lascia in realtà dei dubbi (vedi altro articolo).

Motivi di esclusioni dalle gare
Due i punti contestati:
a) Esclusione per mancato pagamento di imposte o contributi, più poteri alla Pa. Giudicato non conforme l’articolo 80 comma 4 del Codice, che consente l’esclusione da una gara a un soggetto che ha commesso «violazioni gravi, definitivamente accertate, degli obblighi relativi al pagamento di imposte, tasse o contributi previdenziali» (come previsto dalla direttiva Ue), ma solo in caso di «violazioni definitivamente accertate in sentenze o atti amministrativi non più soggetti ad impugnazione».
Secondo la Commissione questo è «non conforme» al diritto Ue: si dovrebbe cioè consentire alle stazioni appaltanti di escludere previo accertamento delle violazioni autonomamente condotto e dimostrato.
b) Illeciti professionali, esclusione anche se c’è stato ricorsoStessa logica nella seconda contestazione della Commissione. L’esclusione dell’operatore economico colpevole di gravi illeciti professionali (tra cui il caso se l’operatore economico ha evidenziato significative o persistenti carenze nell’esecuzione di un requisito sostanziale nel quadro di un precedente contratto di appalto pubblico),deve essere sempre possibile da parte della stazione appaltante. Il Codice italiano, invece, all’articolo 80 comma 5, ammette l’esclusione solo se la risoluzione anticipata del precedente contratto non è stata contestata in giudizio dall’impresa. In sostanza: basta un ricorso per impedire alla Pa di escludere. Questo secondo la Ue è non conforme. perché «preclude alle stazioni appaltanti ogni valutazione circa l’affidabilità di tali offerenti sino a quando il giudizio non abbia confermato la risoluzione anticipata»

Sì ai “collegamenti” in gara
Destinata a far discutere è anche l’obiezione che Bruxelles muove alle nome mirate a limitare le possibilità di collegamenti in gara. In particolare, la lettera censura le norme che:

1)vietano a più di un’impresa di avvalersi dei requisiti di un’altra azienda

2)impediscono la partecipazione alla gara di un’impresa indicata come ausiliaria (dunque portatore di requisiti) o subappaltatrice di un’altra azienda in corsa nella stessa procedura.

«La Commissione è dell’avviso che i divieti incondizionati di cui ai precedenti punti siano incompatibili con il principio di proporzionalità – si legge nella lettera – in quanto essi non lasciano agli operatori economici alcuna possibilità di dimostrare che il fatto di aver partecipato alla stessa procedura di gara, o di essere collegati a partecipanti nella stessa procedura di gara, non ha influito sul loro comportamento nell’ambito di tale procedura di gara né incide sulla loro capacità di rispettare gli obblighi contrattuali». Anche qui impossibile eliminare i dubbi legati al fatto che due imprese in qualche modo collegate e partecipanti alla stessa gara non si scambino informazioni sui contenuti dell’offerta, con tutte le conseguenze del caso.

Niente esclusione automatica delle offerte anomale
Da Bruxelles arriva anche la bocciatura di una delle misure che imprese e stazioni appaltanti chiedono invece di valorizzare per accelerare le procedure di gara. Stiamo parlando dell’esclusione automatica delle offerte anomale (articolo 97,comma 8) che il codice permette peraltro solo nel caso di appalti aggiudicati al massimo ribasso, di importo inferiore alle soglie Ue (in realtà poi 2 milioni perché è solo sotto questa soglia che l’Italia ammette il massimo ribasso) e con più di 10 offerte

Calcolo valore appalti (divisi in lotti)
La Commissione ritiene non conformi alle direttive europee due norme italiane in materia di “calcolo del valore dell’appalto”, ai fini dell’applicazione o meno delle norme europee (obbligatorie appunto “sopra-soglia”). In un caso nel mirino c’è il Codice appalti, nel secondo – la vecchia questione delle opere di urbanizzazione – una norma del Testo Unico Edilizia recepita anche nel Dlgs 50/2016.
a) Calcolo valore appalti, divisione in lotti. Le direttive europee del 2014 stabiliscono che quando per un’opera o un servizio può essere aggiudicato per lotti separati, ai fini del calcolo della soglia Ue «è computato il valore stimato complessivo della totalità di tali lotti». Dunque, «Quando il valore aggregato dei lotti è pari o superiore alla soglia di cui all’articolo 4, la presente direttiva si applica all’aggiudicazione di ciascun lotto».
Secondo la Commissione il Codice appalti, articolo 35, commi 9 e 10, viola questo principio, perché ne limita l’applicazione ai soli casi di «appalti aggiudicati contemporaneamente per lotti separati», e non sempre (anche in caso di gare in tempi diversi) come imposto dalla direttiva Ue.
b) Opere di urbanizzazione. Si tratta come noto di una vecchia disputa, che risale agli anni novanta. Già allora la Corte di Giustizia Ue stabilì che le opere di urbanizzazione rientrano nel campo di applicazione delle direttive UE sugli appalti pubblici e che, di conseguenza, il valore stimato da prendere in considerazione per verificare se la soglia UE sia raggiunta può essere determinato solo in relazione al valore globale delle varie opere, sommando i valori dei differenti lotti. Il Testo Unico edilizia 2001, però, e poi il Codice appalti 2006 e ora il Dlgs 50/2016 (art. 36 comma 4). L’articolo 16-comma 2-bis del Dpr 380/2001 ammette «l’esecuzione diretta delle opere di urbanizzazione primaria», di importo inferiore alla soglia UE, a carico del titolare del permesso di costruire e in questo caso «non trova applicazione il codice dei contratti pubblici».
La norma è ambigua secondo la Commissione Ue: sarebbe legittima se interpretata nel senso che in caso di valore cumulato degli appalti sopra la soglia Ue, si devono fare le gare. Sbagliata sarebbe invece l’interpretazione per cui il Codice non si applica mai, «non soltanto se il valore cumulato dei lotti è inferiore alla soglia UE, ma anche se il valore di ciascun singolo lotto, considerato in modo isolato rispetto agli altri lotti, è inferiore alla soglia UE. Tale interpretazione è incompatibile con la direttiva».

Ebbene, un’indagine del 2015 della Commissione, poi confermata nel 2017, rileva che «le Autorità italiane seguono l’interpretazione non conforme dell’articolo 16, comma 2-bis».
Non solo, questa “non conforme interpretazione” – si legge nelle lettera della commissaria Elżbieta Bieńkowska – è avallata anche dall’Anac nella delibera 2016 del 1° marzo 2018.
La commissaria ammette che il governo italiano, in una nota del 17 gennaio 2019, ha fatto sapere che il Consiglio di Stato, con parere del 24 dicembre 2018, avalla l’interpretazione conforme dell’articolo 16 comma 2-bis, come chiede la Commissione, e l’Anac «provvederà a modificare la sua delibera 206/2018». Ma «tali recenti sviluppi non possono essere considerati risolutivi».
In ogni caso l’Italia ha già detto di voler seguire le indicazioni della Commissione.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

06/02/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Tornano all’Anas 684 km di strade del Lazio, pronte manutenzioni per 80 milioni

A.A.

L’operazione coinvolge complessivamente 3.50o km di strade in 11 regioni. L’Ad Simonini: «Pronto il programma di interventi»

Circa 684 km complessivi di arterie stradali nel Lazio (17 strade regionali e due provinciali) tornano in gestione ad Anas (Gruppo FS Italiane). Si è concluso l’iter amministrativo e ieri l’operazione è stata presentata in conferenza stampa presso la Regione Lazio alla presenza del Presidente Nicola Zingaretti, dell’Amministratore delegato di Anas Massimo Simonini e l’amministratore unico di Astral Antonio Mallamo.
Si tratta di arterie che erano state declassate a partire dal 2001 nell’ambito del decentramento amministrativo e che erano gestite dalla Regione Lazio tramite Astral S.p.A., oltre a due brevi tratti prima gestiti dalla Provincia di Viterbo.
«Lo scopo principale – ha affermato l’AD di Anas Massimo Simonini – è garantire la continuità territoriale degli itinerari e assicurare standard di servizio elevati e omogenei sulla rete di interesse nazionale, evitando la frammentazione delle competenze nella gestione delle infrastrutture e dei trasporti. Anas – ha aggiunto – ha già predisposto un piano di manutenzione straordinaria su tutte le strade rientrate nel Lazio per un investimento complessivo di 80 milioni di euro a valere sul finanziamento di 440 milioni previsto dal Fondo infrastrutture per tutte le strade di rientro».
L’iter di riclassificazione era stato avviato nell’agosto 2017 con l’intesa sancita dalla Conferenza Unificata Stato-Regioni per la revisione delle reti di 11 Regioni, per circa 3.500 km di strade, e proseguito con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 20 febbraio 2018 (si veda il link Anas).
Le strade coinvolte nel Lazio sono:
-le strade consolari e la viabilità da e verso la Capitale e l’Aeroporto di Fiumicino: SS2bis “Cassia Veientana”, SS2 “Cassia”, SS3 “Flaminia”, SS5 “Tiburtina”, SS6 “Casilina”, SS148 “Pontina” e la SS296 “della Scafa” a Fiumicino;
-altre arterie di completamento itinerari in provincia di Latina e Frosinone: SS690 “Avezzano-Sora”, SS509 “Sora-Cassino”, SS214 “Maria e Isola Casamari” (itinerario Sora-Frosinone), SS509 “di Forca d’Acero” (itinerario Avezzano-Cassino), SS156 “dei Monti Lepini” (itinerario Frosinone-Latina) SS155 “di Fiuggi” e tangenziale di Cisterna;
-altre arterie di completamento itinerari in provincia di Rieti: SS578 “Salto Cicolana” (itinerario Avezzano-Rieti), SS260 “Picente” (itinerario L’Aquila-Amatrice) e SS471 “di Leonessa”.
-altri due brevi tratti in provincia di Viterbo: SS74 “Maremmana” e SP151 dal casello di Orte all’innesto SS675.
Il piano di manutenzione
Il piano di manutenzione straordinaria messo a punto da Anas per un investimento di 80 milioni di euro riguarderà tutte le strade rientrate e prevede il risanamento profondo della pavimentazione, la manutenzione di ponti e viadotti, la sostituzione delle barriere di sicurezza e il ripristino di impianti e segnaletica, mentre sono già attivi i servizi di pronto intervento e sgombero neve per un importo pari a 3,3 milioni di euro e il servizio di sorveglianza con personale Anas, in collegamento diretto con la Sala Operativa Anas attiva h24.
Sulla SS148 “Pontina” sarà avviato in primavera l’intervento per la riapertura nel tratto chiuso lo scorso novembre in provincia di Latina a causa del cedimento di un’opera idraulica per un importo pari a 0,35 milioni di euro. Sempre sulla Pontina è previsto già nel corso di quest’anno l’avvio dei lavori di risanamento profondo del piano viabile per 8,5 milioni di euro, mentre a seguire saranno appaltati ulteriori 8,9 milioni sempre per risanamento piano viabile e 5 milioni per barriere di sicurezza e ripristino pertinenze stradali.
Sulla SS296 “della Scafa”, a Fiumicino, Anas procederà alla redazione del progetto esecutivo e all’appalto dei lavori per la demolizione e ricostruzione del “ponte della Scafa”, per un investimento stimato di 3 milioni di euro.È inoltre previsto un progetto di demolizione e ricostruzione del viadotto dell’aeroporto, per un investimento di 11 milioni di euro. Astral sta redigendo il progetto di demolizione e ricostruzione del vecchio e nuovo viadotto oltre al progetto della viabilità alternativa che garantirà il transito durante i lavori.
Sono anche previsti interventi di ripristino del piano viabile per 1 milione di euro.
Sulla SS2bis “Cassia Veientana” saranno affidati lavori per 4,5 milioni di euro che prevedono il ripristino piano viabile, la pulizia delle pertinenze stradali, l’abbattimento di alberature pericolose e sostituzione/riparazione di barriere laterali di sicurezza.
Interventi analoghi sono previsti sulle altre arterie in provincia di Frosinone e Latina (11,5 milioni di euro), Rieti (10,3 milioni di euro), Viterbo (11,1 milioni di euro).
Per tutte le strade rientrate sono previsti interventi che prevedono il ripristino di impianti e segnaletica per complessivi 5 milioni di euro.
Infine tutti i ponti e viadotti lungo le strade rientrate saranno inseriti nel programma di controlli standardizzati che Anas assicura su tutta la rete di competenza e che prevede ispezioni tecniche trimestrali e un’ispezione tecnica annuale più approfondita. © RIPRODUZIONE RISERVATA