Rassegna stampa 5 febbraio 2019

05/02/2019 – Corriere del Mezzogiorno (ed. Bari)

Servizi pubblici, Puglia prima al Sud per gli investimenti

Studio di Svimez su acqua, rifiuti ed energia
Bari Il Mezzogiorno può crescere anche con gli investimenti nei servizi di pubblica utilità, soprattutto raccolta rifiuti, idrico e produzione di energia. Ma il gap con il Nord è evidente: nelle regioni meridionali gli investimenti sono di 22,9 mila euro per abitante mentre nel Centro-Nord superano i 124 mila euro. In questo scenario la Puglia (con oltre 4 milioni di abitanti) è la regione più virtuosa del Meridione con investimenti che sono di 44,6 mila euro per abitante, meglio di Campania (13,1), Sicilia (18,1), Basilicata (8,9) e Calabria (3). Emerge da uno studio, promosso da Utilitalia in collaborazione con la Svimez, nel corso di un convegno a Bari, che ha analizzato lo stato del settore e le prospettive di sviluppo. In Puglia, secondo la ricerca, gli investimenti hanno superato i 181 milioni di euro, anche in questo caso più di Campania (76), Sicilia (91), Calabria e Basilicata (oltre 5 milioni ciascuna). La ricerca ha riguardato anche la produzione dei servizi di pubblica utilità realizzata dalle 245 aziende partecipate degli enti locali con sede legale al Sud. Così è stato rilevato che le imprese meridionali del settore sono troppo poche e il più delle volte sottodimensionate economicamente. In generale la produzione per abitante dei servizi di pubblica utilità al Sud, circa 201 euro, è meno di un quarto di quella del resto del Paese, 972 euro per abitante all’ incirca. Tra le regioni meridionali anche la Puglia è seconda con una produzione di 930 milioni di euro, appena dietro la Campania che ha superato 1,2 miliardi di euro. Secondo Svimez, «se si realizzasse un miliardo di euro di investimenti aggiuntivi all’ interno di tre comparti di rilevante importanza nel settore delle utilities (raccolta rifiuti, idrico, produzione di energia), equivalente al doppio di quanto effettivamente realizzato nel 2016, questi genererebbero un incremento di produzione permanente nelle otto regioni del Sud di quasi 900 milioni di euro, con un Pil aggiuntivo di poco più di mezzo miliardo e oltre 11.000 posti di lavoro in più». Per Svimez, dunque, «se la quota di valore aggiunto prodotto nei servizi di pubblica utilità è al Sud in media lo 0,53%, con punte dello 0,68% in Puglia, il valore aggiunto attivato nei rispettivi sistemi economici raggiunge l’ 1,14%, quindi più del doppio del valore aggiunto prodotto, a conferma del ruolo propulsivo del settore nell’ intera economica locale. Nello specifico, il valore aggiunto attivato dalle aziende di utilities nel Sud è l’ 1,37% in Puglia, mentre ristagna allo 0,58% in Calabria». Luca Bianchi, direttore di Svimez, spiega: « Per gli investimenti nelle utilities al Sud ci sono circa 60 miliardi del Fondo sviluppo e coesione da spendere da qui al 2025 che sono però in attesa di progetti. C’ è una dotazione di risorse complessive molto ampia, ma c’ è una carenza di progetti e di capacità organizzativa». Che poi – parlando del gasdotto Tap – aggiunge: «Al di là della singola opera, che mi pare di capire si farà, credo sia un errore concettuale dire che la Puglia possa creare sviluppo attraverso il turismo e l’ agricoltura. La Puglia è la seconda regione industriale del Mezzogiorno, il suo sviluppo è legato inevitabilmente alla crescita del suo tessuto industriale e manifatturiero. Non esiste un turismo alternativo all’ industria, ma una industria sostenibile che può attivare processi di sviluppo del turismo e dell’ agricoltura». Per Antonio Uricchio, rettore dell’ Università di Bari, «occorre promuovere forti investimenti sul settore infrastrutturale e sulle strutture partecipate che si occupano di utilities, poiché esiste un diverso livello di investimenti infrastrutturali, e questo gap che si produce ancora una volta tra le diverse aree del Paese ne condiziona anche lo sviluppo. La Puglia, rispetto alle altre regioni del Mezzogiorno è un’ area più felice. Lo è anche per la presenza dell’ Aqp, per le attività messe in campo dalla Regione, e per le utility locali». Nicola De Sanctis, ad di Aqp, spiega: «I settori idrico e ambientale, rappresentano una opportunità vera di crescita. Esistono dei gap infrastrutturali e occorre dire che le regioni del Sud negli ultimi anni si sono allineate alla crescita del resto d’ Italia. Anche se esistono delle differenze rilevanti tra i vari territori del Sud. La Puglia è partita molto forte e già l’ anno scorso l’ Aqp ha chiuso con 36 euro ad abitante di investimento, una cifra molto vicina alle migliori utility del Nord». Salvatore Avitabile

05/02/2019 – Alto Adige
Ici e Imu: Alperia dovrà pagare

Chiuso il contenzioso, avviato dal Comune, per i tributi non ancora versati
BOLZANO Chiuso il contenzioso tra Comune e Alperia per i tributi: la società pagherà la differenza tra quanto già versato e quanto dovuto, secondo l’ amministrazione municipale. Il sindaco Renzo Caramaschi, ieri, ha illustrato i termini di una conciliazione giudiziale con Green Power Alperia spa e con Alperia. In dettaglio la società Alperia Greenpower ha impugnato davanti alla Commissione Tributaria di 1° Grado tre avvisi di accertamento Ici/Imu riguardanti vari immobili di proprietà, tra cui un impianto di produzione idroelettrica denominato “Cardano” e varie abitazioni con relative pertinenze.Gli avvisi di accertamento riguardavano le annualità d’ imposta 2011, 2012 e 2013, per le quali è stato accertato un importo complessivo di 608 mila euro a fronte del minore importo tributario versato di 97.443 euro. La società Alperia spa ha invece impugnato due avvisi di accertamento Ici/Imu riguardanti vari immobili di proprietà tra cui la centrale elettrica di Cardano. Gli avvisi riguardavano le annualità d’ imposta 2011 e 2012, per le quali è stato accertato un importo complessivo pari a 455 mila euro a fronte del minore importo tributario versato di euro 388.368. Oggetto principale del contendere per entrambi i gruppi di ricorso, la tassazione dell’ impianto idroelettrico e della centrale elettrica, per le quali le società hanno effettuato i versamenti tributari sulla base delle rendite catastali risultanti in catasto per gli anni di riferimento.Il tributo è stato rideterminato dal Comune tenendo conto invece delle rendite catastali revisionate in catasto solo nel 2015 (molto più elevate) in applicazione dei criteri d’ estimo già obbligatori dal 2005. Il sindaco ha spiegato che Alperia Greenpower srl e Alperia spa, sulla scorta di un accordo analogo già stipulato con il Comune di Bressanone per un’ identica questione, si sono dichiarate disponibili a riconoscere e pagare l’ intero debito impositivo accertato dal Comune di Bolzano per gli anni di riferimento: non verranno invece applicate le sanzioni per tutte le annualità e gli interessi per le annualità 2011 e 2012. Di qui la decisione della giunta di dare via libera ai due accordi conciliativi.

05/02/2019 – Diritto24
ALPERIA E DOLOMITI ENERGIA SI ALLEANO NELLO SVILUPPO DELLA MOBILITÀ ELETTRICA

Legance – Avvocati Associati ha assistito Alperia nella costituzione di una joint venture industriale con Dolomiti Energia – assistita da Paul Hastings – per lo sviluppo della mobilità elettrica nella regione Trentino Alto Adige e su tutto il territorio nazionale.
Dolomiti Energia Holding acquisirà una quota pari al 50% di Alperia Smart Mobility, società attraverso cui le parti intendono procedere allo sviluppo congiunto del settore della mobilità elettrica. Dopo il closing la società cambierà nome e diventerà Neogy. Neogy, grazie all’unione delle due reti attualmente esistenti, parte con una dotazione iniziale di 350 stazioni di ricarica. L’operazione sarà notificata all’AGCM.
Alperia è stata assistita da Giacomo Gitti, Senior Counsel di Legance.
Per Paul Hastings ha agito un team coordinato dal Partner Lorenzo Parola coadiuvato dalla Senior Associate Paola Merati mentre la Partner Francesca Morra ha seguito gli aspetti antitrust dell’operazione.

 

05/02/2019 – Diritto24

WFW nell’acquisizione degli impianti fotovoltaici di Murge Green Power

Watson Farley & Williams (“WFW”) ha assistito un investitore straniero nell’acquisizione da parte di Seri Industrial S.p.A., partecipata totalitaria di Tolo Energia S.r.l., del 100% delle quote di Murge Green Power S.r.l., società titolare di 5 impianti fotovoltaici ubicati in provincia di Bari (Puglia), da 1 MW ciascuno.
WFW ha assistito l’investitore con un team guidato dall’Head of Italy e Partner Eugenio Tranchino e composto dal Counsel Luca Sfrecola e dall’Associate Giovanni Benedetto. Gli aspetti di diritto amministrativo sono stati curati dal Partner Tiziana Manenti.
Grant Thornton Financial Advisory Services S.r.l. e Bernoni Grant Thornton, in qualità di advisor finanziario e fiscale dell’operazione, hanno agito con un team composto rispettivamente per gli aspetti finance da Stefano Marchetti, Antonio Aiuto ed Edoardo Dell’Acqua, e per gli aspetti tax da Marco Pane e Vincenzo Strati.

 

05/02/2019 – Corriere della Sera
«Stop insensato Un’ analisi sui costi non può decidere»

L’ intervista
Siri: niente scambi con la giustizia
roma A A sentire Armando Siri, sottosegretario leghista ai Trasporti, la possibilità che Salvini ceda sulla Tav semplicemente non esiste: «Se non ci sono motivi gravi per fermare tutto, rischiare di perdere i finanziamenti europei e doverci mettere sopra altri quattrini lo trovo insensato». L’ Europa è pronta a chiedere indietro i soldi. «Intanto dobbiamo uscire dal campo delle congetture. Fino a che non verrà ufficializzata l’ analisi costi-benefici è inutile fare previsioni». Se l’ analisi si concludesse con un parere sfavorevole, fermerete l’ opera? « Non penso che possa dire che non si debba fare, al massimo potrà evidenziare l’ esigenza di migliorie rispetto al progetto iniziale. Lo scopo è valorizzare il più possibile i benefici e ridurre il più possibile i costi, sennò si chiamerebbe commissione stronca-progetti. La Tav si deve fare, deve costare meno e il progetto deve essere migliorato». Per Di Maio è una «supercazzola», lo ha dimenticato? «È una espressione usata al bar, non in Consiglio dei ministri». Il braccio di ferro sulla Tav finirà in Parlamento? «Il Parlamento è sovrano, è la sede dove si trova la sintesi di posizioni distanti o divisive». Di Maio chiede di fermarsi sulle cose divisive. Sarete voi a cedere sulla Tav? «La cosa importante è che non sia il Paese a cedere su un terreno già debole come quello delle infrastrutture. È un gap che va colmato, se vogliamo giocare un ruolo da leader nel Mediterraneo». Salvini staccherà la spina? «Il nostro governo nonostante la dialettica interna è in piena salute, abbiamo fatto molte cose positive e possiamo aggiungerne altre, se prevale il buon senso. Facciamo una bella riunione, guardiamoci negli occhi, risolviamo le questioni sul tavolo e andiamo avanti». Davvero non c’ è uno scambio con il M5S tra lo stop alla Tav e il no ai giudici, che vogliono processare Salvini sul caso Diciotti? «Mi auguro proprio di no. È una questione di coerenza, non di scambio, non ci sono prigionieri sul campo». Se il M5S voterà sì, il governo reggerà l’ urto? «In quel caso, più che reggere o no il governo, la domanda è come faranno i nostri colleghi a giustificare la loro incoerenza rispetto all’ azione di governo. Qui non si sta giudicando Salvini ad personam, ma l’ operato dell’ intero governo. Se il M5S votasse sì, sconfesserebbe la maggioranza stessa. Non so se cadrebbe il governo, ma sarebbe una delusione per milioni di italiani che hanno fiducia in noi». E Di Battista, che dà del «rompicoglioni» a Salvini? «È un cittadino libero, può dire quello che vuole. Non fa parte né di questa maggioranza né di questo governo». M. Gu.

05/02/2019 – Corriere della Sera
I Pasticci tra costi e benefici

Il caso Marco Ponti
«Dedico questo video a quelli bravi a fare i conti. A chi ha detto che la Brebemi stava in piedi!», ridacchiava venerdì il sottosegretario pentastellato Stefano Buffagni in un video in cui percorreva solo soletto la A35 lungo sei corsie semivuote: «Non fidatevi delle parole di un politico. Fidatevi dei dati. Fidatevi della realtà. La realtà è questa: il deserto». Aaalt! Contrordine, grillini: non sparate sulla Brescia-Milano. Quelli «bravi a fare i conti» presi per i fondelli oggi come inaffidabili sono infatti gli stessi schierati da anni contro la Torino-Lione. A partire dal presidente della commissione sulla Tav nominato dal governo giallo-verde, Marco Ponti. Che mesi dopo l’ ennesimo attacco dell’ allora «cittadino deputato» Danilo Toninelli contro l’ autostrada poco frequentata («una cattedrale di cemento sulla terra lombarda. Dannosa perché impattante in maniera devastante») scriveva a fine 2015 su lavoce.info un articolo di lode davvero inusuale per un cattedratico. Titolo: «Lo straordinario risultato della Brebemi». Ma come: lui? Lui. E questa discrepanza tra i giudizi suoi e le sentenze dei bellicosi guardiani dell’ ortodossia No-Tav può aiutare a capire il pantano in cui si dibatte oggi il progetto della tanto dibattuta linea ad alta velocità Torino-Lione. Con la rottura, almeno a parole insanabile, all’ interno dello stesso esecutivo populista. Sono anni che i duri e puri al seguito di Beppe Grillo vanno all’ offensiva sulla nuova arteria Brescia-Bergamo-Milano costruita «tutta a spese dei privati» (poi si vedrà che di fatto non sarà così) per alleggerire il traffico sulla A4. Anni di denunce contro lo Stato e la Regione Lombardia e l’«interessato regalo agli attori economici legati a Expo e alle «infrastrutture deliranti» come appunto la Brebemi e «al crimine organizzato». Anni di esposti alla Corte dei Conti «per definire le responsabilità di questo spreco di denaro pubblico». Anni di appelli a «revocare la concessione». Anni di video postati con ragazzi che giocano a calcio in mezzo all’ autostrada («non c’ è una macchina!») o filmati da un casello all’ altro: «Il consigliere pentastellato Dario Violi ha percorso i 60 km della Brebemi incrociando una decina di auto» Finché Marco Ponti, mentre giornali locali titolavano sul flop dell’ autostrada semivuota costata il triplo (con gli interessi) di quanto preventivato, scriveva su lavoce.info l’ articolo che dicevamo: «Lo straordinario risultato della Brebemi». Dove spiegava che tutti gli aspetti sono stati trattati «quindi non vi torneremo». Tuttavia, aggiungeva, «è sorta la curiosità, anche scientifica, di verificare gli aspetti economici dell’ opera, una volta realizzata con costi finanziari assai superiori a quelli previsti all’ inizio, circa 1,6 miliardi (2,4 miliardi compresi gli oneri finanziari) contro gli iniziali 0,7 degli studi di fattibilità». «Curiosità». Cui risponde: «Pur con costi molto più elevati di quelli previsti all’ inizio e traffici inferiori alle previsioni () il risultato dell’ investimento è positivo». Per capirci: «è sufficiente una modesta riduzione del traffico deviato sulla Brebemi per conseguire grandi riduzione di costi». Evviva. Restano però domande fastidiose: a parte il contrasto con i numeri di Autostrade (secondo cui dal 2015 al 2018 il traffico sulla A4 non è calato affatto ma cresciuto ancora del 3,6%) ha avuto un peso, in questa analisi benedicente e in contrasto con le denunce dei giornali e dei grillini, il fatto che il progetto era stato seguito passo passo dalla Trt-Trasporti e Territorio? Cioè la società la cui spina dorsale è da sempre lo stesso Marco Ponti? E le consulenze retribuite a partire dal progetto iniziale e culminate nel 2010 con una analisi costi-benefici? Per carità, a pensar male si fa peccato. E non è proprio il caso. Colpisce, però, trovare tracce di analisi targate Trt del progetto Brebemi che fanno riferimento a studi precedenti anche agli anni Novanta, studi oggi spariti dal sito. Cosa avrebbero detto, gli adamantini avversari delle grandi opere, se si fosse trattato d’ una società in qualche modo vicina ad altri partiti o movimenti? «Il ponte sullo Stretto? Inutile. La linea ad alta velocità Salerno-Sicilia? Idem. L’ autostrada A12 Cecina-Civitavecchia? Non ne parliamo», scriveva 15 anni fa il Giornale della Scienza spiegando come uno studio di ricercatori della Cattolica e del Politecnico, Ponti in testa, avesse di fatto bocciato per il rapporto costi-benefici tutta una serie di infrastrutture agognate: «Unica eccezione la Brebemi con un guadagno per i cittadini di quasi 720 milioni di euro». Alla fine, dopo una confortante accelerazione del traffico seguita alla partenza falsa, finirà davvero così? Auguri. Resta il tema: in base a quali presunti criteri «scientifici» sarà deciso volta per volta se fare o non fare questa o quella grande opera? E come può essere chiesto ai cittadini di fidarsi ciecamente del giudizio elaborato nelle segrete stanze da una commissione in cui cinque su sei dei commissari hanno ruotato o ancora ruotano intorno non solo allo stesso luminare, per quanto geniale sia, ma perfino intorno alla stessa società o ai suoi satelliti? Almeno una garanzia dovrebbe essere data a quei cittadini che da mesi e mesi assistono basiti al rimpallo di responsabilità sull’ utilità o meno delle grandi opere invocate da una larga platea di imprenditori e territori e sindacati: la trasparenza. Quella assoluta. Quella mistica. Quella invocata per anni e anni, giustamente, da Beppe Grillo. Scusate: ma se quei cittadini sono ritenuti in grado di scavalcare il Parlamento con il nuovo referendum chiesto a gran voce dal Movimento anche su temi ostici, non avrebbero diritto anche a una informazione più completa sulla Tav, che non dia l’ impressione di essere stata confezionata sulle aspettative di chi l’ ha commissionata? Danilo Toninelli ha già detto, ieri, analisi o no, come la pensa. «A Torino serve una linea della metro, non un buco nella montagna. Chi se ne frega di andare a Lione!» Uno statista. MARCO IMARISIO E GIAN ANTONIO STELLA

05/02/2019 – Italia Oggi
Tav,l’Ue: se l’Italia non si decide, dovrà restituire i soldi già avuti

Per la Tav sono stati approvati cofinanziamenti per 813,8 mln di euro. Dall’Unione europea segnalano che un’analisi costi-benefici sulla Torino-Lione esiste già. Ma Toninelli non ci sta: “Nessuno vuole andare a Lione”. Braccio di ferro con Salvini

di redazione Roma
Tav, l’Italia si sbrighi a decidere. “Non possiamo escludere che, in caso di ritardi prolungati” dei lavori della Tav Torino-Lione “dovremo chiedere all’Italia di restituire i contributi già versati” dall’Ue per cofinanziare l’opera. Lo ribadisce un portavoce della Commissione Europea. Fonti Ue fanno inoltre notare che un’analisi costi-benefici sulla Torino-Lione esiste già, in quanto è obbligatoria per un progetto della portata della Tav. L’analisi era stata redatta da esperti interni ed esterni, venne presentata nel 2015 da Francia e Italia e la valutazione era stata favorevole. Per la Tav sono stati approvati cofinanziamenti per 813,8 mln di euro; se i ritardi dell’opera, che già ci sono a causa del blocco dei cantieri, si protrarranno, c’è il rischio che i fondi che non si riesce ad impiegare in Italia vengano riallocati ad altri progetti della rete Ten-T, fuori dal nostro Paese. Il Grant Agreement, l’accordo di finanziamento, può anche essere rivisto, ma occorre che il governo prenda una decisione: a giugno ci sarà una valutazione di tutti i progetti Cef (Connecting Europe Facility) e, se l’Italia non vuole perdere i fondi, è necessario che una decisione venga prima di quella scadenza. “Analisi costi benefici su #Tav è stata decisa da un governo sovrano che vuole spendere al meglio i fondi pubblici. Ue stia tranquilla, tra pochi giorni avrà, come da accordi, tutta la documentazione”: lo scrive su Twitter il ministro per le Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli, che a proposito della Torino-Lione ha dichiarato: “La Tav  è un buco nella montagna per mandare a Lione nessuno, perché nessuno ci vuole andare, né come persone né come merci”. Una affermazione contestata dal vicepremier e ministro dell’Interno Matteo Salvini, che i n proposito ha sottolineato: “La Tav dovrebbe essere un vanto per l’Italia. Se i lavori partono il primo treno passa nel 2030. “Non dipende solo da me”, ha spiegato il ministro dell’Interno, “faccio parte di un’alleanza. Su questo non siamo d’accordo e cerchiamo una soluzione. Sono convinto che su Venezuela e Tav tra persone di buon senso l’accordo si trova. Se qualcuno continua ad insultarmi e darmi del rompicoglioni le cose si fanno più complicate”.

 

05/02/2019 – Il Messaggero
Tav, il no costa un miliardo subito. Salvini: governo a rischio

di Umberto Mancini e Diodato Pirone

Il 14 febbraio 2019, San Valentino, dunque rischia di essere ricordato come il giorno della fine del tormentone Tav oppure come quello di una possibile crisi del governo M5S-Lega, visto che il tunnel è la punta dell’icebeerg di tensioni fortissime.

La cifra di 1,2 miliardi fra restituzioni e perdite si riferisce solo ai fondi europei ai quali bisognerebbe aggiungere le penalità da pagare alla Francia per i lavori già partiti su quel versante e le spese per la chiusura degli scavi già effettuati in territorio italiano. Secondo l’Osservatorio sulla Tav il no all’opera determinerebbe un costo di oltre 2 miliardi.

Agli 1,2 miliardi di fondi Ue a rischio si arriva in questo modo: 500 milioni già stanziati da Bruxelles andrebbero restituiti sull’unghia mentre altri 700 milioni, previsti come contributo per la tratta italiana della Tav nei bilanci dell’Unione fino al 2020, verrebbero cancellati o riconvertiti. Com’è noto l’Ue è la principale finanziatrice del tunnel con il 40% delle quote mentre all’Italia spetterebbe il 35% e alla Francia il 25%. Recentemente Bruxelles si era detta disponibile a salire al 50% dell’intero investimento che per il tratto transfrontaliero, praticamente il tunnel (che sarebbe il più lungo del mondo), viene calcolato in circa 8,5 miliardi complessivi.

LA DICHIARAZIONE
«Non possiamo escludere di dover chiedere all’Italia i contributi già versati », ha detto in chiaro ieri un portavoce della Commissione Ue. «La attuale analisi costi-benefici del governo italiano non è stata richiesta dalla Commissione», ha aggiunto il portavoce, ricordando che già ne era stata presentata una nel 2015 favorevole all’opera.

Del resto la nuova versione dell’analisi è pronta. Sarebbe addirittura già stata tradotta in inglese e francese e, in settimana, sarà recapitata a Bruxelles. «Io sono con la valigia in mano», ha spiegato Fabrizio Ramella, tra i membri della commissione. Il suo contenuto è chiaro. In mattinata il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli un tv ha asfaltato così la Tav: «Chi se ne frega di andare a Lione». Parole sulle quali il Comité Transalpine Lyon-Turin ironizza: «Argomentazioni potenti».

Sul fronte politico anche ieri Salvini ha ribadito che si potrebbe trovare una soluzione «di buon senso» a patto che non piovano «insulti altrimenti le cose si complicano». Parole, quelle del leader della Lega, dirette innanzitutto ad Alessandro Di Battista le cui espressioni pesanti dell’altro ieri (Salvini non rompa i c….) però non sono apparse a nessuno come casuali.

Per questo ieri uno spazientito Sergio Chiamparino, presidente della Regione Piemonte, ha bacchettato sia Lega che M5S: «Non gli interessa lo sviluppo, usano la Tav come merce di scambio sul mercato delle elezioni». © RIPRODUZIONE RISERVATA

05/02/2019 – Affariitaliani
Astaldi, tempi lunghi per il salvataggio. Rumors

Slitta il cda per valutare le offerte di IHI e Salini Impregilo

Sembrano allungarsi i termini per il salvataggio di Astaldi. La prossima settimana (il 14 febbraio) la società, in concordato sotto il peso di 2 miliardi di euro di debiti, dovrà presentare un piano di risanamento.

I tempi, però, sembrano stringersi: in molti ritenevano che ieri potessero arrivare lle offerte di Salini Impregilo e IHI (i due gruppi interessati al business di Astaldi) ed invece i due pretendenti si sono presi del tempo in più.

Secondo quanto scrive il Sole24Ore il tanto atteso consiglio di amministrazione che avrebbe dovuto esaminare le proposte, e previsto per inizio febbraio terrà probabilmente nei primi giorni della prossima settimana.

Se non si arrivasse a un piano approvato, il gruppo della famiglia Astaldi rischia di finire in amministrazione straordinaria e l’intero dossier nelle mani di un commissario.