Rassegna stampa 22 gennaio 2019

22/01/2019 – Il Resto del Carlino (ed. Reggio Emilia)

Riqualificazione energetica, nuovo rilancio

LA FIRMA DI IREN, RE-BUILD E IL COMUNE
FAVORIRE e lanciare un programma di riqualificazione energetica degli immobili condominiali è il cuore dell’ accordo firmato ieri al Tecnopolo da Ettore Rocchi (nella foto), presidente di Iren Rinnovabili, Paolo Bonaretti, amministratore delegato di Iren Rinnovabili, e Roberto Meglioli, presidente della rete d’ imprese reggiane Re-build, alla presenza di Alex Pratissoli, assessore alla Rigenerazione urbana. L’ atto di ieri apre la fase operativa della collaborazione già attivata in precedenza tra il Comune di Reggio, Iren, le associazioni di rappresentanza Confcooperative, Cna, Lapam, Legacoop Emilia Ovest, Unindustria, insieme a Iren Rinnovabili ed Enea. Nell’ ambito del primo accordo sono state realizzate oltre 130 analisi energetiche su altrettanti condomini energivori del comune di Reggio, delineando la necessità di riqualificare circa 3.250 appartamenti abitati da circa 12.000 reggiani. Iren Rinnovabili, con il brand Smart Solutions e la controllata Studio Alfa, si è focalizzata nel settore dell’ efficienza energetica, vuole identificare interventi finalizzati alla riduzione dei costi e consumi energetici di clienti privati e pubblici. Si occuperà della gestione dei progetti dalla fase di consulenza preliminare all’ intervento, alla progettazione, sino alla fase di esecuzione dei lavori e monitoraggio delle prestazioni. Iren Rinnovabili opera con modalità finanziarie e contrattuali innovative, che anche attraverso la cessione del credito di imposta e degli incentivi (Ecobonus e Sismabonus), possono prevedere l’ investimento diretto e l’ anticipazione da parte di Iren.

22/01/2019 – L’Arena
Global Power darà luce a Liguria e Sardegna

ENERGIA. La società si è aggiudicata un lotto di una gara Consip
Curerà la fornitura alle pubbliche amministrazioni con un fatturato aggiuntivo stimato in 150 milioni
La scaligera Global Power spa si aggiudica uno dei diciassette lotti della gara Consip «Energia Elettrica 16», precisamente il numero 7, per la fornitura alle pubbliche amministrazioni delle regioni Liguria e Sardegna. Un’ occasione con cui l’ azienda, già annoverata fra le primarie imprese del territorio veronese (con fatturato 2018 pari a circa 183 milioni di euro), si conferma tra i principali player del mercato energetico nazionale abilitati a contrarre con l’ amministrazione pubblica. L’ appalto è stato assegnato per un volume complessivo di fornitura pari a circa 700 GW su 11mila punti di consumo e un fatturato stimato di circa 150 milioni di euro.«L’ offerta tecnico-economica presentata dalla multiutility si è rivelata particolarmente competitiva e consentirà alle pubbliche amministrazioni di scegliere 6 tipologie di forniture: a prezzo fisso e variabile con scadenza a 12 mesi, ovvero a prezzo fisso con scadenza a 18 mesi. Quest’ ultima», precisa una nota aziendale, «è la vera novità del bando, poiché consente una programmazione efficiente della spesa, evitando i periodi notoriamente più critici per gli enti, e offre copertura nei mesi che intercorrono fra l’ esaurimento della Convenzione EE16 e l’ attivazione della Convenzione EE17, evitando alle pubbliche amministrazioni il rischio di finire nel mercato di Salvaguardia».Per tutte le offerte è selezionabile l’ opzione green, tratto distintivo di Global Power, che nasce proprio ispirandosi alle politiche energetiche del protocollo di Kyoto e della Comunità Europea, proponendosi di accompagnare i clienti in un percorso di autosufficienza energetica.«L’ aggiudicazione della gara Consip», spiega Andrea Canal, direttore generale di Global Power (ammessa al bando insieme ad altri nove player nazionali, tra cui Enel e Agsm), «è una conferma della capacità organizzativa ed esperienza ultradecennale dell’ azienda, maturata nelle pubbliche amministrazioni del territorio».Global Power spa è un operatore nazionale del mercato elettrico e gas che opera per enti, aziende, reseller e privati, sulle principali piattaforme di borsa elettrica, e con i principali shipper del mercato Gas, «garantendo condizioni di fornitura vantaggiose e servizi dedicati», ma soprattutto un modello di sviluppo sostenibile per i propri prodotti e servizi, frutto di innovazione e azioni concorrenti a creare un’ economia a basse emissioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA. FRANCESCA SAGLIMBENI

22/01/2019 – Il Sole 24 Ore
Arriva il piano sblocca-cantieri: dieci priorità (senza Tav al Nord)

Grandi lavori. Tra le priorità di Toninelli Cremona-Mantova e Olbia-Sassari. Per Torino-Lione peserà il costo alla rinuncia dei fondi Ue sull’ intero corridoio. Tria: basta filosofie, ora serve il fare
ROMA In attesa di sciogliere il nodo politico della Tav, la componente M5s del governo – a partire dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che ha la competenza diretta – lancia segnali di moderata apertura sulle infrastrutture. Sta prendendo corpo un piano – o se si preferisce una lista di priorità – di grandi e medie opere che possono essere sbloccate in tempi rapidi. Non ci sono le grandi infrastrutture del Nord: né la Torino-Lione né l’ Alta velocità Brescia-Padova (su cui c’ è una frenata rispetto ai toni ottimistici di qualche tempo fa) né la Gronda di Genova (non tanto per il progetto in sé quanto per il conflitto in corso sulla concessione di Aspi). Ma, pur senza i calibri più importanti, il piano Tonineli vuole essere una prima risposta alle imprese che denunciano ormai da mesi uno stato insostenibile di blocco e individuano nei cantieri la risposta più logica per rilanciare il Pil. Ieri l’ Ance, l’ associazione dei costruttori, ha adeguato il proprio monitoraggio delle opere ferme facendo salire l’ importo degli investimenti bloccati da 25 a 33 miliardi: è stata inserita la Torino-Lione, con la conseguente crescita dei posti di lavoro collegati a 516mila. Ma cosa c’ è nella lista che sta mettendo a punto Toninelli? Ci sono il raddoppio della ferrovia Cremona-Mantova, la Val d’ Astico (se si trova un’ intesa con gli enti locali), la Campogalliano-Sassuolo, i ponti sul Po (per cui la legge di bilancio stanzia 250 milioni), il rafforzamento del polo aeroportuale Firenze-Pisa (ma non significa necessariamente la seconda pista nel capoluogo). C’ è l’ accelerazione della Sassari-Olbia, in tutto 320 milioni per completare i lotti 2, 4, 5 e 6. Come pure la Nuoro-Olbia e la 106 Statale Jonica che da sola vale 1.335 milioni. Sarà sbloccata anche l’ Alta velocità Napoli-Bari, come sarà garantito un servizio ferroviario più veloce fra Roma e la Calabria. Un piano, insomma, che sta muovendo i primi passi. Un piano che è anche un tentativo di trovare una soluzione di compromesso con l’ alleato leghista, niente affatto disposto a mollare sul tema. O a evitare di ritrovarsi nell’ angolo in campagna elettorale. Anche il premier, Giuseppe Conte, sabato da Matera ha rilanciato come priorità l’ accelerazione sugli investimenti pubblici, intestandosi la nuova “missione impossibile” dopo il miracolo europeo. Per non parlare del ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, che ieri è stato tranchant: «Basta filosofeggiare, le opere devono partire». Ed è una battuta che forse ha dietro il conflitto in corso proprio con Toninelli sulla collocazione della megastruttura centrale di progettazione prevista dalla legge di bilancio (con 300 assunzioni), in bilico fra Mef (Agenzia del Demanio) e Mit (Provveditorati). Una partita che Conte dovrebbe sciogliere con un Dpcm entro il 31 gennaio. Intanto è ormai chiaro che non si arriverà con lo stallo Tav fino alle europee. Troppa tensione. Anche al Mit riconoscono che un’ accelerazione rispetto a quello scenario è probabile. A fine mese dovrebbe tornare al ministero l’ analisi costi-benefici «integrata», dopo gli approfondimenti chiesti alla commissione guidata da Marco Ponti. Fra le integrazioni richieste una valutazione di costi e benefici anche per singole parti dell’ opera e una riconsiderazione dei costi della tratta nazionale sulla base della project review già fatta. Il documento tecnico finale terrà conto anche dell’ analisi giuridica sui costi aggiuntivi da sopportare in caso di una eventuale cancellazione dell’ opera. In questo capitolo, si dovrà probabilmente tener conto di una richiesta Ue di valutare la rinuncia a tutti i finanziamenti europei sul corridoio est-ovest: non solo quelli per la Torino-Lione ma anche quelli per la tratta da Torino a Trieste. Non avrebbe senso infatti – per Bruxelles – finanziare un corridoio che a un certo punto si interrompe perché una parte delle opere non si realizza. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Giorgio Santilli

22/01/2019 – La Stampa
M5S, primi no sulle grandi opere Rivolta in Calabria: “Tradimento”

Di Maio conferma la svolta. Gli attivisti: sulla 106 jonica ci hanno voltato le spalle
«Sai cosa dicevano i 5 Stelle quando erano all’ opposizione? Che era tutto uno spreco, un abuso, che con i soldi dei cittadini si arricchivano solo Astaldi e Impregilo. Ora che sono al governo, si girano dall’ altra parte». A parlare è Tullio De Paola, uno dei portavoce dell’ associazione Raspa che da anni contesta il progetto di ampliamento della statale 106 jonica, nell’ Alto Jonio calabrese. Non se fare o meno l’ opera, ma in che modo farla. La 106 è tristemente nota come «la strada della morte» per uno dei più alti tassi di mortalità per chilometro in Italia. Un’ opera significativa, prevista del Piano per le infrastrutture, anticipato da La Stampa , che il ministro grillino Danilo Toninelli presenterà a giorni su input di Di Maio per dare corpo alla svolta sulle grandi opere. Una di quelle, come il terzo valico genovese, un tempo osteggiate e ora accettate in nome del Pil «Lo Stato non deve più temere gli investimenti in grandi opere per paura della corruzione – è stata la conferma di Di Maio – Ne abbiamo tante, il nostro fondo infrastrutture può andare anche verso quelle che aumentano lo sviluppo industriale. Su questo non sono ideologicamente contrario e non deve esserlo neanche il M5S». Intanto Alessandro Di Battista è stato mandato in tv contro la Tav e ieri ha rincarato la dose, proponendo di destinare i soldi al completamento della Asti-Cuneo. La strategia è definita: mentre si fa spasmodica l’ attesa dell’ analisi degli esperti che boccerà la Torino -Lione, Di Maio cerca di dare al M5S una nuova veste, per far dimenticare le battaglie dei No sposate ovunque in Italia e contemperare le promesse di crescita del governo ai principi ambientalisti delle lotte grilline contro le infrastrutture quando erano opposizione. Il focolaio calabrese Il primo focolaio di rivolta dopo l’ annuncio del piano Toninelli è in Calabria dove il Movimento è spaesato, spaccato, in contraddizione con se stesso. La contesa è sul Megalotto 3, un progetto di 1,3 miliardi investiti su 38 chilometri tra Sibari e il Comune di Roseto Capo Spulico. Sono passati 15 anni dalla sua ideazione, ai tempi del governo Berlusconi, tra mille rinvii e ritardi autorizzativi da parte del Cipe, il comitato per la programmazione economica degli investimenti che fa capo a Palazzo Chigi. I cantieri sarebbero in procinto di partire. Il 22 dicembre Toninelli, in visita a Crotone, ha assicurato che l’ opera si farà. Eppure lo scorso luglio, il senatore Nicola Morra, oggi a capo della commissione Antimafia, chiedeva di valutarne utilità e costi, anche alla luce dell’ omicidio di un boss, il cui movente sarebbe da ricercare – secondo il grillino – proprio nel giro d’ affari dell’ opera. Lo ricorda Giuseppe Delia, anche lui di Raspa, l’ associazione che ha ospitato un intervento di Morra sulla 106: «I 5 Stelle vampirizzano le istanze locali. Prima fanno campagna elettorale promettendo di bloccare un’ opera, come Tap e Ilva, poi al governo dicono che è difficile fermarla. Se avessero studiato le carte non avrebbero illuso la gente» Ambiente o lavoro? I tempi cambiano in fretta. E i 5 Stelle hanno bisogno dei cantieri. La comunità locale è divisa. C’ è chi è pronto a chiudere un occhio sull’ impatto ambientale perché pensa che la strada porterà lavoro e sviluppo. Chi invece si batte per preservare territorio e paesaggio proponendo un’ alternativa al progetto. Spiega De Paola, di Raspa: «Il piano del ministero prevede di costruire una strada più a monte parallela a quella esistente che a sua volta è parallela a un’ altra sul mare. Una triplicazione indifferente al consumo del suolo, allo sfregio paesaggistico e delle colture». Un professore di Ingegneria di Reggio Calabria, Domenico Gattuso, ha proposto invece l’ accostamento alla struttura già presente, una soluzione meno impattante e che comporterebbe, secondo i suoi calcoli, un risparmio di 500 milioni. Sarebbe da rifare l’ appalto, con Astaldi a un passo dal fallimento che invece vuole iniziare i lavori, ma verrebbero preservate «le tipiche terrazze calabresi di alto valore biologico e agricolo» per le quali si batte Rinaldo Chidichimo, uno dei nomi più noti della zona, per anni direttore generale di Confagricoltura. Anche lui è rimasto stupito della retromarcia dei 5 Stelle. Oggi guida un comitato che ha inviato un dossier al ministro e una lettera a Marco Ponti, consulente No Tav di Toninelli, nella speranza di sensibilizzarlo attraverso le stesse argomentazioni usate da lui contro la Torino-Lione. Non c’ è stata alcuna risposta. Anzi, quando è sceso in Calabria, Toninelli non ha ricevuto nessuna associazione o comitato. Tranne una. Quella che è intitolata «Basta vittime della 106» che invece vuole l’ opera secondo il progetto esistente e fa presa su una fetta della base del M5S che promette lavoro e sicurezza contro gli altri attivisti che chiedono di non speculate sui morti. Perché tutti sono d’ accordo che vada realizzata. Il problema è come. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI. ILARIO LOMBARDO

22/01/2019 – Italia Oggi
Non profit, Ires al 12%

La modifica nel dl semplificazioni. Riforma appalti con ddl parlamentare. Garavaglia: correzione subito, trovati i fondi

L’Ires sul Terzo settore tornerà al 12%. Le risorse per scongiurare l’aumento dell’aliquota al 24% (disposto dalla legge di bilancio e che ha provocato una levata di scudi da parte delle organizzazioni non profit) sono state trovate e la correzione arriverà con il decreto legge semplificazioni all’esame del Senato. Ad annunciarlo il sottosegretario all’economia Massimo Garavaglia, secondo cui per finanziare il dietrofront serviranno 118,7 milioni per il 2019 e 160 milioni a regime.

La correzione sarà inserita subito nel dl all’esame di palazzo Madama, senza attendere l’approdo in parlamento del cosiddetto «decretone» (su reddito di cittadinanza e quota 100) anch’esso candidato a «ospitare» l’emendamento sul non profit. Un’ipotesi, quest’ultima, avanzata in un primo momento dal sottosegretario al lavoro Claudio Durigon, ma poi abbandonata anche per evitare polemiche con il Pd che con il capogruppo a palazzo Madama, Andrea Marcucci, ha accusato il governo di bluffare sul non profit: «C’è l’emendamento del Pd al decreto semplificazioni, per ora accantonato: vanno trovate subito le risorse e la maggioranza deve approvarlo. Siamo al paradosso: il M5S si vanta di avere abolito la povertà, e nello stesso tempo raddoppia le tasse a chi concretamente aiuta a contrastare la povertà».

Ieri le commissioni riunite affari costituzionali e lavori pubblici di palazzo Madama sono entrate nel vivo dei lavori, ma a causa del ritardo della commissione bilancio nel licenziare i pareri sulle coperture, appare probabile uno slittamento dell’approdo in aula del decreto previsto per oggi.

Nel provvedimento non troveranno posto le modifiche al codice appalti, destinate a confluire in un disegno di legge di iniziativa parlamentare su cui la maggioranza inizierà a lavorare «nelle prossime settimane». Ad annunciarlo è stato il capogruppo M5S in Senato, Stefano Patuanelli. «L’intenzione di governo e maggioranza è a favore di una legge delega sul codice degli appalti», ha detto. Tuttavia, considerando le difficoltà del settore, uno dei più colpiti dalla crisi, «non si possono aspettare i tempi lunghi della legge delega». Di qui la proposta di lavorare immediatamente nelle commissioni per mettere a punto un ddl di iniziativa parlamentare con le semplificazioni più urgenti.

Nel decreto non troverà posto anche la sanatoria dei canoni demaniali oggetto di contenzioso. La Lega ha infatti ritirato l’emendamento al decreto che disponeva la sospensione fino al 29 novembre 2020 dei procedimenti di riscossione coatta amministrativa dei canoni e dei procedimenti amministrativi relativi alle concessioni demaniali marittime con finalità turistico-ricreative derivanti da contenzioso pendente alla data del 29 novembre 2018.

Ritirati anche gli emendamenti sulla deregulation venatoria che avevano creato tensioni tra le associazioni animaliste (Enpa, Lac, Lav, Lipu, Wwf).

Arriva invece l’emendamento per sbloccare la trattativa per il rinnovo del contratto dei medici, posticipando l’applicazione del comma 687 della legge di bilancio che di fatto determinava un blocco del rinnovo. Tra le proposte di modifica presentate dai relatori Mauro Coltorti (M5S) e Daisy Pirovano (Lega), se ne segnala anche una sulla Xylella con norme più stringenti per l’abbattimento delle piante di ulivo infette, anche se si tratta di piante monumentali. di Francesco Cerisano . © RIPRODUZIONE RISERVATA

22/01/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Dl Semplificazioni, salta ancora il pacchetto appalti: «Correzioni al codice in un Ddl ad hoc»

Mauro Salerno

L’annuncio a sorpresa di Patuanelli (capogruppo M5S): nelle prossime settimane un disegno di legge da varare prima della delega, «coinvolgendo l’Anac»

Tutto da rifare. A dispetto della mole di emendamenti presentata dalla stessa maggioranza, il pacchetto di correzioni al codice appalti non entrerà nel decreto Semplificazioni. Ancora una volta –come al momento dell’approvazione del decreto lo scorso dicembre– le aspettative delle imprese e di gran parte delle amministrazioni vengono disattese, perlomeno nell’immediato. E tutte le misure annunciate nei giorni scorsi – dall’accelerazione delle gare con il metodo antiturbativa alla semplificazione dei subappalti – vengono rimandate a un nuovo disegno di legge da presentare in Parlamento.

L’annuncio, a sorpresa, è arrivato ieri pomeriggio mentre le commissioni riunite Affari costituzionali e Lavori pubblici del Senato cercavano a fatica di accelerare i lavori in modo da portare il decreto in Aula in tempo per la seduta di oggi. Ipotesi ancora in bilico: con tutta probabilità verrà infatti chiesto un tempo di lavoro supplementare in commissione prima di portare il decreto (da convertire entro il 12 febbraio) all’esame dell’Assemblea.

Quello che per ora è certo è che le modifiche «urgenti» al Codice degli appalti non saranno incluse nella conversione del decreto Semplificazioni, ma stralciate e inserite in un disegno di legge di iniziativa parlamentare su cui la maggioranza inizierà a lavorare «nelle prossime settimane», come ha spiegato il capogruppo del Movimento Cinque Stelle al Senato, Stefano Patuanelli. Relatori e governo hanno infatti dato parere negativo o ritirato quasi tutti gli emendamenti all’articolo 5, destinato a ospitare le misure di semplificazione degli appalti.

«L’intenzione di governo e maggioranza è a favore di una legge delega sul codice degli appalti. Una revisione completa è necessaria – ha detto Patuanelli – ma ha dei tempi non misurabili in settimane o mesi». In campo ci sarebbe già la legge delega al Governo (ancora da presentare in Parlamento a 40 giorni dall’approvazione) . Ma è stato lo stesso Patuanelli a riconoscere che – per quanto ci sia bisogno di un intervento «approfondito» – il settore non può permettersi di aspettare i tempi lunghissimi di approvazione di un disegno di legge che rimanda la riforma a un nuovo decreto del Governo. Per questo, ha concluso il senatore, «la proposta è di lavorare immediatamente già a partire dalla prossima settimana, per iniziare a proporre un Ddl di iniziativa parlamentare che abbia disposizioni urgenti in attesa della legge delega», coinvolgendo «anche l’Anac».

Riassumendo: al momento, di tutto il pacchetto appalti, nel decreto semplificazioni dovrebbe rimanere soltanto la mini-norma relativa agli illeciti professionali. Poi si vedrà. Nessuna spiegazione sui motivi della scelta di rinviare ancora. Una decisione dovuta forse ai tempi ormai stretti di in Commissione e magari legata anche alla mancata limatura delle ultime divergenze sugli interventi più urgenti tra i partiti della maggioranza.

Non è difficile immaginare le reazioni negative che arriveranno dal mondo delle imprese che chiedono da mesi un intervento immediato per sbloccare gli investimenti nel settore degli appalti pubblici. Richieste finora cadute nel vuoto, nonostante le promesse di un intervento rapido, ripetute fin dallo scorso autunno, anche nel corso dell’assemblea degli industriali del settore (Ance) per bocca del vicepremier Matteo Salvini.

Svanita l’ipotesi del decreto, c’è da scommettere che l’idea di affidarsi a un disegno di legge non è destinata a ricevere un’accoglienza calorosa dai protagonisti di un comparto industriale piegato da una crisi quasi decennale, che ha perso centinaia di migliaia di posti di lavoro, lasciati sul campo assieme a migliaia di imprese. Con un effetto-domino che da ultimo non ha risparmiato neppure i big del settore, che ora si tenta di salvare con il salvagente della Cassa depositi e prestiti e moltiplicando i (difficili e spesso infruttuosi) tavoli di crisi al Mise. © RIPRODUZIONE RISERVATA

22/01/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Tav/1. Sulla Brescia-Verona nessuno stop in vista, il Mit ragiona di project review

Alessandro Arona

Analisi costi-benefici in corso. Ma le imprese (al lavoro sul contratto da 1,6 miliardi firmato a giugno) lamentano ritardi

Nessuno stop in vista sul progetto della nuova ferrovia ad alta capacità Brescia-Verona-Padova, opera dal costo complessivo 8,7 miliardi di euro, di cui 4.388 milioni già finanziati e di cui 1.892 milioni già coperti da contratto. La prospettiva probabile è però che le varie tratte non ancora contrattualizzate saranno sottoposte a riflessioni approfondite in base all’analisi costi benefici e poi a project review, per trovare nuove soluzioni con i territori e se possibile per ridurre i costi.
È quanto filtra da fonti certe del ministero delle Infrastrutture. L’analisi costi-benefici è in corso, anche più indietro però rispetto a quella della Torino-Lione. Ci vorrà probabilmente un paio di mesi per portarla a termine. Una serie di considerazioni spingono però a escludere fin da ora l’«opzione zero» della cancellazione totale dell’opera.
Sia perché la prima tratta Milano-Brescia è già completata e in funzione, sia perché il 1° lotto costruttivo del lotto funzionale Brescia Est-Verona (1.892 milioni costo totale), approvato dal Cipe il 10 luglio 2017 (delibera) ha già visto il 6 giugno scorso la firma del contratto con Cepav Due (si veda il servizio), sia perché comunque il contratto di programma Rfi 2017-2021, che ha ricevuto i pareri positivi delle camere ed è al via libera definitivo, prevede altri finanziamenti complessivi (per le due tratte) per 2.496 milioni. Sia infine perché una parte di queste tratte già finanziate – la Verona-Bivio Vicenza da 983 milioni, è già stata approvata nel progetto definitivo da Cipe, con delibera andata in Gazzetta il 18 luglio scorso (servizio) ed è dunque pronta alla firma del contratto (firma per ora congelata in attesa dell’analisi costi-benefici).
Per tutte queste considerazioni l’analisi costi-benefici, insieme all’analisi giuridica, dirà che il progetto per le due tratte deve andare avanti.
Al tempo stesso è molto probabile che il ministero avvii con Rfi una riflessione sul progetto, per ridurre ancora i costi rispetto al costo attuale di 8,7 miliardi (i progetti di qualche anno fa prevedevano un costo di 9,35 miliardi).
Di sicuro non sarà toccato il contratto con Cepav Due per la Brescia Est-Verona, 1° lotto, perché ormai obbligazione giuridicamente vincolante, ma tutto il resto potrebbe subire un rallentamento da project review.
A partire dal primo pezzo della Verona-Vicenza, i 2.713 milioni della Verona-Bivio Vicenza già approvati dal Cipe (servizio), di cui il primo lotto da 984 milioni finanziato e “firmabile con Iricav Due” (Astaldi, Salini Impregilo, Ansaldo, Condotte e altre). Per ora la firma non arriva, come si diceva sopra, in attesa dell’analisi costi-benefici e di una possibile project review.
L’incognita sono dunque i tempi di realizzazione dell’opera. Ad esempio i tempi di approvazione al Cipe del 2° lotto costruttivo Brescia Est-Verona, 607 milioni, che con il contratto di programma Rfi in approvazione sarà dotato di finanziamento.
Ma anche i tempi del lotto già contrattualizzato, Brescia Est-Verona da 1.892 milioni,di cui 1.645 di valore contrattuale per Cepav Due (Saipem 59,09%, Pizzarotti 27,27%, Icm Maltauro 13.64%, con il 12% di Condotte congelato, sbloccabile se a breve l’impresa troverà liquidità).
Le imprese nei giorni scorsi – parlando con il Corriere Veneto, hanno lamentato un clima di “slow motion” nelle autorizzazioni post contratto (il contratto prevede un unico termine, 82 mesi dal 6 giugno 2018 per progettazione esecutiva e lavori). «Stiamo avanzando con le attività che riguardano lo sviluppo del progetto esecutivo che sarà pronto a fine aprile – ha detto Corrado Bianchi, amministratore delegato di Pizzarotti Italia – la predisposizione dei bandi di gara, le acquisizioni delle aree e dei permessi nei comuni attraversati. Ecco, diciamo che non si sente una particolare spinta propulsiva e che un po’ queste procedure da parte di alcuni Comuni risultano rallentate».
«La sensazione – prosegue Bianchi – è che non ci sia l’impronta per svincolare un’opera importante come questa in tempi brevi. Da contratto, però, abbiamo 82 mesi di tempo per completare i lavori e si iniziava a contare da luglio 2018. Spero il nodo si sciolga perché la linea storica è sovraccarica, non riesce più a fare nemmeno le manutenzioni ordinarie, se poi invece si deciderà di fermare tutto, non c’è dubbio che si arriverà a un contenzioso». Epilogo ipotetico condiviso anche da Gianfranco Simonetto, consigliere delegato di Icm: «Non abbiamo indicazioni su come andare avanti, se scatteranno le penali sarà responsabilità di Rfi e ministero. Qui siamo già in sofferenza perché, di fatto, non possiamo avanzare. Certo, resistiamo nella speranza si dia il via libera. Così non fosse, si va davanti a un giudice. Non si può continuare a lungo senza indicazioni precise, i costi nel frattempo lievitano. Resta l’incertezza per i lavoratori e anche per la programmazione dell’azienda. La sostenibilità economica del cantiere entro qualche mese non sarà più garantita: siamo nell’incertezza totale. Noi il contratto l’abbiamo firmato e abbiamo anche riscosso l’anticipo del 10%, 160 milioni di euro, vorrei capire chi si assumerà la responsabilità di disconoscere il contratto».

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22/01/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Tav/2. Sulla Torino-Lione presto la versione definitiva del lavoro di Ponti, poi Francia e infine pubblicazione

A.A.

Il Mit ha chiesto al professore alcune modifiche, poi Toninelli condividerà i risultati con la ministr francese, a inizio febbraio tutto on line

Dovrebbe essere pubblicata all’inizio di febbraio l’analisi costi-benefici sulla Tav Torino-Lione, insieme all’analisi giuridica. Queste le tappe: il Ministero ha chiesto al gruppo di lavoro guidato da Marco Ponti alcune modifiche alla bozza consegnata una decina di giorni fa: dovrà in particolare tenere conto dei costi dell’adeguamento della linea storica Torino-Lione, lavori che si dovranno comunque fare, perché l’attuale linea è fuori legge rispetto alla sicurezza. Saranno costi minimi in caso si faccia la Torino-Lione, dovranno servire solo a tappare i buchi per qualche anno, e invece più consistenti, circa 1,5 miliardi di euro, se la Torino-Lione non si farà.
Nel giro di una settimana dovrebbe essere pronta anche l’analisi tecnico-giuridica, preparata dai giuristi della Struttura di missione e condivisa con l’avvocatura dello Stato.
Poi il ministro Toninelli condividerà tutto il paccchetto con la ministra francese dei Trasporti Elisabeth Borne.
Quindi il tutto sarà pubblicato sul sito del Ministero delle Infrastrutture, con le valutazioni del Ministro Toninelli. Solo dopo si aprirà il dibattito politico nel governo e si arriverà alla decisione definitiva.

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22/01/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Consulenza tecnica preventiva? Si può: anche per decidere le liti nel campo degli appalti e dell’edilizia

Guglielmo Saporito

Si aprono nuovi spazi per invocare gli aiuti degli esperti nel processo amministrativo, come già avviene nei giudizi dinanzi al tribunale ordinario

Nuovi spazi per la consulenza tecnica preventiva nel processo amministrativo, come già avviene nei giudizi dinanzi al tribunale ordinario. Due sono gli episodi del 2018: il primo riguarda lavori alla galleria del Brennero (Consiglio di Stato 5521/2018), il secondo riguarda un contrasto tra proprietari di villette all’interno di un piano di lottizzazione (Tar Torino 1054/2018). Nel primo caso, durante la realizzazione di una galleria, l’impresa esecutrice intendeva depositare il materiale estratto su un campo coltivato, rimuovendo dapprima il terreno fertile; durante i lavori, tuttavia, il materiale inquinato dai residui di lavorazione rischiava di contaminare il terreno fertile, sicché un agricoltore chiedeva di descrivere in dettaglio le operazioni di riporto, facendone emergere gli errori nella collocazione delle terre di scavo.

Il Consiglio di Stato ha accolto l’istanza dell’agricoltore, nominando un consulente che verificasse “lo stato la condizione dei luoghi”; in provincia di Torino, allo stesso modo, era sorta controversia tra i proprietari di alcune villette ed il Comune, a causa di strade di lottizzazione e marciapiedi non correttamente eseguiti. Il Tar di Torino ha dapprima ha disposto la descrizione sia delle opere realizzate che di quelle mancanti, individuando gli opportuni interventi di completamento; successivamente, il Tar ha preso atto dell’accordo trovato dal consulente tecnico (un ingegnere libero professionista), circa le opere mancanti ed il riparto dei costi. In ambedue i casi, in pochi mesi vi è stata una fotografia dei problemi tecnici, l’individuazione della soluzione e (nel caso deciso a Torino) l’accordo recepito da una specifica pronuncia dal Tar.

Un accordo del genere equivale ad un contratto, ed è titolo esecutivo per la riscossione e l’esecuzione “in danno” (a carico cioè di chi non lo rispetti ). Tra privati, la procedura è diffusa, tutte le volte che occorra accertare i crediti derivanti da mancata o errata esecuzione di obblighi contrattuali o da fatto illecito; quando invece è coinvolta una pubblica amministrazione, fino ad oggi occorreva presentare uno specifico ricorso, attendendo un provvedimento istruttorio del giudice (cosiddetta “verificazione”), e poi una sentenza, anche a distanza di anni.

L’accertamento tecnico varato dal Consiglio di Stato e dal Tar Piemonte, non ha invece bisogno di un ricorso, perché può essere “preventivo”, cioè anticipare la vera e propria lite, in quanto tende ad accertare l’importo dei debiti o crediti (situazioni già delineate), oppure a descrivere e delimitare comportamenti illeciti (danneggiamenti, perdita di beni). In tal modo la giustizia amministrativa si allinea a quella civile, applicando l’articolo 696 bis c.p.c.: sono quindi superati le precedenti ordinanze di urgenza (così dette “sospensive”), passando dapprima (art. 61 D.lgs 104/2010) per i provvedimenti urgenti anteriori alla lite, divenuti poi interventi di “remand” (cioè “ rinvio”, che sollecitino l’amministrazione a rivedere il proprio orientamento), ed oggi, appunto, con accordi giudiziari su danni e su possibili precauzioni che evitino i danni stessi.

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22/01/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Arriva il piano sblocca-cantieri, ma si parte da opere «minori»

Giorgio Santilli

Tav analisi costi-benefici «integrata» a fine mese, si dovrà tenere conto anche dei finanziamenti Ue sull’intero asse Torino-Trieste. Conte vuole sbloccare le cabine di regia. Tria: ora basta filosofie, le opere servono

In attesa di sciogliere il nodo politico della Tav, la componente M5s del governo – a partire dal vicepremier Luigi Di Maio e dal ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che ha la competenza diretta – lancia segnali di moderata apertura sulle infrastrutture. Sta prendendo corpo un piano – o se si preferisce una lista di priorità – di grandi e medie opere che possono essere sbloccate in tempi rapidi. Non ci sono le grandi infrastrutture del Nord: né la Torino-Lione né l’Alta velocità Brescia-Padova (su cui c’è una frenata rispetto ai toni ottimistici di qualche tempo fa) né la Gronda di Genova (non tanto per il progetto in sé quanto per il conflitto in corso sulla concessione di Aspi). Ma, pur senza i calibri più importanti, il piano Tonineli vuole essere una prima risposta alle imprese che denunciano ormai da mesi uno stato insostenibile di blocco e individuano nei cantieri la risposta più logica per rilanciare il Pil.

Ieri l’Ance, l’associazione dei costruttori, ha adeguato il proprio monitoraggio delle opere ferme facendo salire l’importo degli investimenti bloccati da 25 a 33 miliardi: è stata inserita la Torino-Lione, con la conseguente crescita dei posti di lavoro collegati a 516mila.
Ma cosa c’è nella lista che sta mettendo a punto Toninelli? Ci sono il raddoppio della ferrovia Cremona-Mantova, la Val d’Astico (se si trova un’intesa con gli enti locali), la Campogalliano-Sassuolo, i ponti sul Po (per cui la legge di bilancio stanzia 250 milioni), il rafforzamento del polo aeroportuale Firenze-Pisa (ma non significa necessariamente la seconda pista nel capoluogo). C’è l’accelerazione della Sassari-Olbia, in tutto 320 milioni per completare i lotti 2, 4, 5 e 6. Come pure la Nuoro-Olbia e la 106 Statale Jonica che da sola vale 1.335 milioni. Sarà sbloccata anche l’Alta velocità Napoli-Bari, come sarà garantito un servizio ferroviario più veloce fra Roma e la Calabria. Un piano, insomma, che sta muovendo i primi passi.

Un piano che è anche un tentativo di trovare una soluzione di compromesso con l’alleato leghista, niente affatto disposto a mollare sul tema. O a evitare di ritrovarsi nell’angolo in campagna elettorale. Anche il premier, Giuseppe Conte, sabato da Matera ha rilanciato come priorità l’accelerazione sugli investimenti pubblici, intestandosi la nuova “missione impossibile” dopo il miracolo europeo. Per non parlare del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che ieri è stato tranchant: «Basta filosofeggiare, le opere devono partire». Ed è una battuta che forse ha dietro il conflitto in corso proprio con Toninelli sulla collocazione della megastruttura centrale di progettazione prevista dalla legge di bilancio (con 300 assunzioni), in bilico fra Mef (Agenzia del Demanio) e Mit (Provveditorati). Una partita che Conte dovrebbe sciogliere con un Dpcm entro il 31 gennaio.

Intanto è ormai chiaro che non si arriverà con lo stallo Tav fino alle europee. Troppa tensione. Anche al Mit riconoscono che un’accelerazione rispetto a quello scenario è probabile. A fine mese dovrebbe tornare al ministero l’analisi costi-benefici «integrata», dopo gli approfondimenti chiesti alla commissione guidata da Marco Ponti. Fra le integrazioni richieste una valutazione di costi e benefici anche per singole parti dell’opera e una riconsiderazione dei costi della tratta nazionale sulla base della project review già fatta. Il documento tecnico finale terrà conto anche dell’analisi giuridica sui costi aggiuntivi da sopportare in caso di una eventuale cancellazione dell’opera. In questo capitolo, si dovrà probabilmente tener conto di una richiesta Ue di valutare la rinuncia a tutti i finanziamenti europei sul corridoio est-ovest: non solo quelli per la Torino-Lione ma anche quelli per la tratta da Torino a Trieste. Non avrebbe senso infatti – per Bruxelles – finanziare un corridoio che a un certo punto si interrompe perché una parte delle opere non si realizza.

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