Rassegna stampa 10 gennaio 2019

10/01/2019 – MF
E vince la gara Consip da 1,6 miliardi

A2A, Hera, Iren, Enel, Agsm e Global Power si sono aggiudicati i 17 lotti della gara Consip per la di energia elettrica alle pubbliche amministrazioni che prevede un quantitativo massimo di 10.240 GWh, per un valore aggiudicato di oltre 1,6 miliardi di euro. In dettaglio A2A si è aggiudicata i lotti 4 e 9 per un volume di 995 GWh e un valore di circa 170 milioni; Iren il lotto 1 per un volume di 565 GWh e un valore di circa 100 milioni; Hera i lotti 12, 14, 17 per 1.395 GWh e circa 240 milioni di valore; Agsm i lotti 8 e 11 per 950 GWh per un valore di circa150 milioni; Global Power il lotto 7 per 570 GWh e circa 100 milioni di valore; mentre Enel ha dominato e si è aggiudicata i lotti 2, 3, 5, 6, 10, 13, 15 e 16 per un volume complessivo di 5.765 GWh e un valore di oltre 1 miliardo di euro. La convenzione offre alle amministrazioni la scelta tra la fornitura a prezzo fisso (per una durata di 12 e anche di 18 mesi) o a prezzo variabile (aggiornato mensilmente in base ai prezzi rilevati nella borsa elettrica italiana). Le amministrazioni potranno decidere di usufruire delle opportunità di risparmio offerte dal libero mercato dell’ energia elettrica senza alcun onere gestionale aggiuntivo, con la garanzia di utilizzare un contratto con prezzi prestabiliti. (riproduzione riservata) NICOLA CAROSIELLI

09/01/2019 17.01 – Quotidiano Enti Locali e Pa
In caso di verifica facoltativa sull’offerta decide solo la stazione appaltante

Secondo la sentenza n. 7891/219del Tar Lazio, la verifica sulla congruità dell’offerta, nei casi in cui non risulti potenzialmente anomala (comma 3, articolo 97 del codice dei contratti), è rimessa alla piena discrezionalità della stazione appaltante che si determina solo in presenza di «oggettivo» sospetto di incongruità. L’avvio del sub-procedimento di verifica, pertanto, non può scaturire da una «semplice» richiesta dell’appaltatore non aggiudicatario.

La vicenda

Il ricorrente ha impugnato il provvedimento di aggiudicazione di un appalto contestando il fatto che la stazione appaltante avrebbe dovuto procedere alla verifica della potenziale anomalia dell’offerta dell’aggiudicatario. Non procedendo in questo modo, l’atto adottato avrebbe dovuto essere annullato in autotutela dall’amministrazione che, invece, confermava la propria decisione senza dar seguito all’istanza.

La decisione della stazione appaltante, di proseguire il procedimento, risulta fondata sulla chiara distinzione normativa che individua il caso in cui il Rup è obbligato ad avviare il sub-procedimento di verifica dell’anomalia e, segnatamente, nel caso previsto dal comma 3, dell’articolo 97 del codice dei contratti. Quindi, in base alla disposizione citata, «quando il criterio di aggiudicazione è quello dell’offerta economicamente più vantaggiosa la congruità delle offerte è valutata sulle offerte che presentano sia i punti relativi al prezzo, sia la somma dei punti relativi agli altri elementi di valutazione, entrambi pari o superiori ai quattro quinti dei corrispondenti punti massimi previsti dal bando di gara». Il successivo comma 6 dello stesso articolo, che funge da norma di chiusura del sistema, puntualizza invece che il responsabile unico del procedimento (a cui compete la conduzione della procedura), in ogni caso «può valutare la congruità di ogni offerta che, in base a elementi specifici, appaia anormalmente bassa».

La sentenza La distinzione tra obbligo e facoltà (peraltro coincidente con quanto già chiarito nel precedente codice degli appalti) viene confermata dal giudice. Al netto dell’ipotesi in cui il Rup non può sottrarsi alla verifica della serietà dell’offerta (e quindi nell’ipotesi prevista dal comma 3 dell’articolo 97), nel caso in cui ciò risulti solo facoltativo, come nel caso trattato, la verifica è possibile «sempre che l’offerta, pur in assenza delle condizioni indicate dal comma precedente, appaia, in base a elementi specifici, anormalmente bassa (Tar Sicilia – Catania, Sez. III, 13 aprile 2017, n. 805; Tar Lazio – Roma, Sez. II, 2 gennaio 2017, n. 24; Cons. Stato, Sez. V, 29 aprile 2016, n. 1652; Id., Sez. VI, 27 luglio 2011, n. 4489)».I riferimenti che possono costituire sintomo di incongruità possono essere individuati all’interno dei costi «scomposti» dell’offerta potendo riguardare, a mero titolo esemplificativo, il costo del personale, gli oneri della sicurezza, la stessa percentuale di utile e simili.Secondo il giudice, il sistema disegnato dal legislatore nell’ambito dell’articolo 97 del codice dei contratti impone una distinzione quindi, «tra obbligo di procedere alla verifica nei casi di anomalia individuati dalla legge e facoltà riservata all’amministrazione di ipotizzare autonomamente, “in base a elementi specifici”, casi di anomalia diversi da quelli prestabiliti (cfr., Cons. St., Sez. V, 8 settembre 2008, n. 4270; id., Sez. VI, 20 giugno 2012, n. 3589)».

In questo caso, non raggiungendo il punteggio massimo previsto dalla norma (sul dato tecnico e sull’offerta più propriamente economica), la stazione appaltante non era affatto tenuta ad avviare la fase di verifica dell’anomalia dell’offerta, non essendo quest’ultima qualificata dalla legge come «anormalmente bassa». Secondo il consolidato orientamento giurisprudenziale, si legge infine in sentenza, la scelta di sottoporre l’offerta a verifica facoltativa di anomalia, trattandosi di valutazione ampiamente discrezionale, «non richiede un’espressa motivazione e risulta sindacabile soltanto in caso di macroscopica irragionevolezza o illogicità (Tar Lombardia – Milano, Sez. IV, 27 ottobre 2017, n. 2048; Cons. Stato, Sez. III, 3 luglio 2015, n. 3329; id., 1° febbraio 2017, n. 438; id., Sez. V, 26 luglio 2016, n. 3372; id., Sez. IV, 27 giugno 2011, n. 3862)».

10/01/2019 – Il Mattino di Padova
Plavisgas denuncia 21 comuni «Non hanno rispettato la Madia»

Lo scontro in asco holding
Malvestio: «Il tribunale delle imprese sancisca la perdita dei diritti societari» I sindaci rischiano le quote di Asco Holding, che andrebbero in prelazione ai privati
PIEVE DI SOLIGO. Ventuno comuni soci di Asco Holding, hanno ancora i diritti sociali, non avendo rispettato la legge Madia, né la prima scadenza (30 settembre 2017), né la seconda, ultima e improrogabile (30 settembre 2018)?Non è solo una domanda. È la denuncia che Plavisgas – la cordata di imprenditori veneti di Massimo Malvestio e ad Oscar Marchetto – al tribunale delle imprese di Venezia, competente in materia di finanza e diritto societario. Chiede che i giudici sanciscano la perdita dei diritti societari e dunque l’ esclusione dei 21 comuni tutti trevigiani: Cavaso, Cimadolmo, Crocetta, Farra, Moriago, Nervesa, Ormelle, Paese, Pederobba, Ponte di Piave, Portobuffolè, Quinto, Revine, Salgareda, San Biagio, Tarzo, Valdobbiadene, Vidor, Villorba, Volpago e Zenson.Un’ autentica bomba piazzata sotto la casa madre di Asco, ultima cassaforte pubblica della Marca e fortino di Lega e parte del centrodestra, che pur di salvare la holding dagli strali della giustizia amministrativa – Plavisgas ha vinto due volte in primo grado al Tar in Veneto e in Friuli, dal 13 dicembre si attende la pronuncia del Consiglio di Stato sul ricorso dei comuni di Lega e centrodestra – ha visto inserire nell’ ultima tormentata finanziaria un emendamento all’ articolo 51- che di fatto salva i comuni dall’ obbligo della Madia, fino a 31 dicembre 2020.Ma Malvestio e Co – irritati per la condotta della Lega e il salvagente romano creato dalla politica? – hanno di fatto aperto un altro fronte, optando per la giustizia civile. Notificando la denuncia, che risale al 21 dicembre scorso, il giorno prima che l’ emendamento venisse approvato definitivamente. Dunque, che vincano o meno al Consiglio di Stato, i soci privati di Plavisgas hanno un altro asso da giocarsi, davanti ai tribunali ordinari. Le richieste di Plavisgas, assistita dall’ avvocato Franco Zambelli, sono l’ estromissione dalla società dei 21 comuni, e l’ imposizione alla Holding -citata insieme ai comuni – di ratificare la perdite di ogni diritto, con l iquidazione dei soci per inadempienza alla Madia. «La legge era chiara: o si vendevano le quote o si entrava sul mercato con la fusione inversa in Ascopiave», insistono a Plavisgas, « e ci sono sentenze molto chiare su questo, oltre ai verdetti del Tar». Implicitamente, la tesi è che non sussiste la possibilità di paracadute politico introdotto a posteriori dal Parlamento.Le quote, se Plavisgas vincerà la causa, andranno in prelazione agli imprenditori veneti: sarebbe una rivoluzione, per il colosso di Pieve di Soligo.Appuntamento il 19 maggio 2016, in tribunale. E intanto, a ribadire che lo scontro è totale – allo steso tribunale c’ è il contenzioso sul prezzo di recesso dalla holding per Plavisgas e i comuni allineati c on i privati – Malvestio & Co sono tornati al Tar chiedendo di annullare anche la delibera del comune di Pederobba. «Era legittima», dicono, «ma il sindaco in assemblea dei soci ha votato per l’ esatto contrario». –A.P. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

10/01/2019 – Trentino
L’ energia elettrica passa alla Set

molveno – il comune cede ramo d’ azienda
A Dolomiti Energia tramite Trenta invece la parte commerciale
MOLVENOIl Comune di Molveno ha conferito il ramo d’ azienda relativo alla distribuzione di energia elettrica a Set Distribuzione e il servizio di vendita ai clienti in regime di Maggior Tutela alla società Dolomiti Energia. Dunque dal 1° gennaio a Molveno il servizio di distribuzione dell’ energia elettrica è svolto da Set Distribuzione, mentre tutte le operazioni commerciali relative alle forniture energetiche in regime di Maggior Tutela (attivazioni, modifiche, cessazioni contrattuali, fatturazione dei consumi, informazioni commerciali) saranno gestite con il marchio Trenta, dalla società Dolomiti Energia. In questi giorni verrà recapitata a tutti i cittadini interessati una lettera con le informazioni e i dettagli relativi a questa novità, che in ogni caso non comporterà alcun costo aggiuntivo o onere a carico dei clienti.

10/01/2019 – MF
Un 2018 record per i green bond

Il saldo di fine anno sfiora quota 200 miliardi di dollari contro i 162 del 2017
Gli strumenti di finanza sostenibile in crescita costante. Per il 2019 Climate Bond stima nuove emissioni per 300 miliardi. Gennaio si è aperto con quella da 600 milioni di euro targata Bers
Chiusura d’ anno col botto per i green bond. Il saldo del 2018 è di circa 200 miliardi di dollari, suscettibile ancora di qualche aggiustamento al rialzo perché mancano i dati del gruppo statunitense Fannie Mae. Vi rientrano anche i 335 milioni di euro del bond Endesa, la controllata spagnola di Enel. La cifra complessiva comprende i 162 miliardi di dollari di obbligazioni con bollino Climate Bond Initiatives, in pratica la Bibbia della finanza green, che pubblicherà i numeri ufficiali del 2018 la prossima settimana. Già cosi si tratta di un gran salto in avanti rispetto al 2017, quando il saldo era stato di circa 160 miliardi di dollari. Per Hsbc, invece, nel 2018 i green bond puri hanno raggiunto 149,2 miliardi di dollari, in aumento dell’ 8% rispetto al 2017. Gli emittenti dell’ anno appena concluso sono stati 869, con molte new entry. Le previsioni per il 2019 sono ancora più alte. Se per la banca svedese Seb (Skandinaviska Enskilda Banken AB), la stima è tra i 210 e i 240 miliardi di dollari (MF-Milano Finanza del 2 gennaio), Climate Bond alza l’ asticella ancora più in alto prevedendo che nell’ anno in corso si raggiunga addirittura quota 300 miliardi di dollari. Se si guarda alle previsioni per il 2020, si arriva poi addirittura a un traguardo del trilione, ben mille miliardi di dollari. Le premesse per il record del 2018 e il nuovo primato atteso per il 2019 ci sono tutte. I 10 listini specializzati si dividono ormai un controvalore di circa 210 miliardi di dollari in titoli green. Alle utility, prime emittenti delle obbligazioni verde, si stanno aggiungendo in quantità sempre pià numerose, istituti finanziari e gruppi industriali e bancari cinesi e giapponesi. Lo si è visto anche a dicembre, in chiusura d’ anno: da un lato le utility. come la statunitense Duke Energy e la spagnola Endesa, dall’ altro le truppe orientali, con Sumitomo Mitsui Banking, Mitsubishi, Bank of Huzhou, Huadian Fuxin Energy Corporation, Chengdu Rail Transit Group, etc. Il più grande emittente di sempre è China Railways, oltretutto con un rating da tripla A. Il suo è un record destinato a restare imbattuto per molto, con un sottostane di 172 miliardi di dollari, seguito da Electricité de France (53.6 miliardi di dollari). Le emissioni certificate Climate Bond a dicembre sono state ben 36, fino alla pausa natalizia. Nel frattempo, sono cresciute anche le borse che hanno listini dedicati alle obbligazioni green. A Oslo, Stoccolma, Londra, Milano e Lussemburgo si sta per aggiungere anche un’ altra piazza finanziaria europea, quella di Francoforte, che ha annunciato a fine anno la creazione di un segmento dedicato. Il record del 2018 è servito anche per tirare le somme di quanto cuba nel complesso il mercato delle obbligazioni sostenibili. sempre secondo il rapporto Climate Bond, i green bond veri e proprio ammontano ormai a 389 miliardi di dollari, ai quali si sommano i 497 miliardi di bond cosiddetti allineati, e 564 miliardi di dollari di obbligazioni equiparabili. Tornando alle stime per il 2019, tra le prime emissioni dell’ anno c’ è quella targata Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, che il 4 gennaio ha emesso un’ obbligazione di circa 600 milioni di euro. (riproduzione riservata)  ANGELA ZOPPO

10/01/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Eco e sisma bonus: l’Agenzia delle Entrate apre sulla cessione del credito d’imposta alle multiutility

Alessandro Lerbini

La consulenza richiesta da Ance Teramo fa chiarezza sui soggetti legittimati: grandi gruppi come Enel, Eni, Italgas, A2a pronti a intervenire sulle opere private

L’Agenzia delle Entrate apre sulla cessione del credito d’imposta ai soggetti collegati all’intervento edilizio. Una decisione che permetterà alle multiutility di entrare direttamente sul mercato di sisma ed eco bonus.
Con la consulenza giuridica n. 915-1/2018, l’Agenzia delle Entrate – Direzione regionale dell’Abruzzo -, ha risposto ad una istanza presentata dall’Ance Teramo il 10 ottobre 2018 relativa ai soggetti legittimati ad acquisire il credito d’imposta derivante dagli interventi edilizi per anticiparlo alle imprese esecutrici.
Il Dl 63/2013 ha consentito che i benefici fiscali per eco e sismabonus, recuperabili in 10 e 5 ratei annuali dal contribuente, siano cedibili all’impresa esecutrice o ad altro soggetto privato purchè collegato ai lavori eseguiti, con l’esclusione di banche ed intermediari finanziari.
Nello specifico, in ordine alla definizione di «altri soggetti privati», a favore dei quali è possibile effettuare la cessione, l’Ance Teramo ha chiesto se potessero rientrarvi i consulenti incaricati della fattibilità e degli aspetti progettuali dell’intervento intesi in senso molto ampio (relazioni ante, durante e post interventi, diagnosi energetica, studi di fattibilità con analisi tecnico-economica, analisi del livello di rischio; anche al fine di assicurare la rispondenza delle opere agli standard previsti dalla legge per la determinazione dell’intensità della detrazione).
La risposta dell’Agenzia è stata ampiamente positiva ed accolta con soddisfazione dall’Ance Teramo.
«Si tratta di un passaggio fondamentale – afferma Marco Fabiocchi, direttore di Ance Teramo -. Il mercato si sta aprendo e grandi gruppi come Enel, Eni, Italgas, A2a sono pronti a intervenire nel settore. In particolare Enel ha pronto un plafond finanziario di 500 milioni per le opere private».
«Eco e sismabonus rappresentano un’occasione unica per riqualificare il patrimonio edilizio italiano per l’80% edificato prima della normativa sismica ed in gran parte collocato in aree ad alto rischio terremoto» ha dichiarato il presidente dell’Ance Teramo, Raffaele Falone. «La logica della prevenzione deve prevalere su quella della ricostruzione dopo le emergenze e tuttavia la cedibilità dei crediti fiscali costituisce una leva fondamentale per facilitare l’esecuzione degli interventi di eco e sismabonus poiché consente al contribuente di anticipare concretamente importi minimi rispetto al costo complessivo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

10/01/2019 – Corriere della Sera
Bocciatura per la Tav Torino-Lione Non passa l’ esame costi-benefici

Infrastrutture
Ma il governo prende ancora tempo. Salvini: sono per un Paese che vada avanti
ROMA È una bocciatura dell’ opera su tutta la linea quella contenuta nella famosa analisi costi-benefici sulla Tav, la linea ferroviaria ad Alta velocità fra Torino e Lione. Il documento è stato consegnato ieri al ministero delle Infrastrutture dal professor Marco Ponti, presidente del gruppo di esperti indicato sette mesi fa dallo stesso Danilo Toninelli. La decisione finale viene rimessa al governo, che ne discuterà al suo interno e farà tutte le valutazioni del caso. Ma dal punto di vista strettamente tecnico il completamento dell’ opera, per la quale sono già stati scavati 21 chilometri di gallerie su un tracciato complessivo di 270, viene considerato non vantaggioso, inopportuno. Da scartare, insomma. Perché? Il ragionamento è lungo ma la sostanza è che, secondo il gruppo di esperti, gli effetti in termini di miglioramento dei tempi di percorrenza, di abbattimento delle emissioni per lo spostamento del traffico dalla gomma alla rotaia, di crescita dell’ economia per i cantieri della stessa opera non giustificherebbero la spesa prevista. È stato lo stesso Ponti, in passato spesso critico con le grandi opere, a dare notizia di aver consegnato il documento, intervistato da Sky Tg24. Il professore non ha fatto alcun cenno sul suo contenuto. Poco dopo, però, è arrivata la frenata del ministero delle Infrastrutture. «Il documento ricevuto dal professor Ponti e dalla sua task force – hanno fatto sapere fonti del ministero – è una bozza preliminare». Ed è «allo studio della Struttura tecnica di missione del ministero per un vaglio di conformità rispetto alle deleghe affidate». In ogni caso, sempre secondo il ministero, «l’ analisi di carattere tecnico-economico e la parallela analisi giuridica andranno doverosamente condivise con la Francia, la commissione europea e in seno al governo, prima della loro pubblicazione». Una precisazione che non smonta la sostanza del documento ricevuto ieri. E che lascia filtrare un certo imbarazzo nella gestione del dossier. Il risultato dell’ analisi costi-benefici rischia di ingabbiare un governo che sulla Tav non ha ancora deciso che strada prendere. La Lega si è schierata nettamente per la prosecuzione dell’ opera. Anche ieri il vicepremier Matteo Salvini ha detto di voler leggere il dossier, «non sapevo fosse arrivato». E, soprattutto, ha sottolineato di essere «favorevole a un Paese che va avanti, che cresce e non va indietro». Difficile conciliare una linea del genere con lo stop a cantieri che al momento stanno dando lavoro a 800 persone. Il Movimento 5 Stelle, e lo stesso ministro Toninelli, vorrebbero invece fermare tutto. Mentre il presidente del consiglio Giuseppe Conte, appena due giorni fa, non si è sbilanciato dichiarandosi «agnostico sulla Tav». Resta il fatto che a questo punto il governo deve prendere una decisione formale. Nemmeno il contratto di governo è di aiuto visto che sulla Tav la formulazione è così ambigua («ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’ applicazione dell’ accordo tra Italia e Francia») da poter essere interpretata in tanti modi diversi. In parallelo all’ analisi costi-benefici, in realtà, il governo dovrà esaminare anche un secondo documento, l’ analisi giuridica. Ed è proprio questo il documento che potrebbe ribaltare lo stop suggerito dall’ analisi costi-benefici. Perché qui entrerebbero in gioco le penali, almeno 2 miliardi di euro, che l’ Italia potrebbe essere costretta a pagare in caso di stop ai cantieri. Dall’ opposizione il presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino (Pd) invita il governo a decidere rapidamente: «A questo punto non c’ è più alcuna ragione per differire una decisione. Per parte mia sabato prossimo parteciperò alla manifestazione torinese Sì Tav». In piazza ci sarà anche Corrado Alberto, presidente dell’ associazione imprenditoriale Api Torino, capofila del sistema di imprese che sostiene la realizzazione della linea ferroviaria: «Purtroppo si continua ad allungare il brodo – dice – ed è un comportamento vergognoso per un governo». LORENZO SALVIA

10/01/2019 – Il Sole 24 Ore
Commissari di gara, slitta l’ Albo

APPALTI
Obbligo rinviato al 15 aprile Cantone: ha pesato l’ incertezza normativa
Slitta di tre mesi, al prossimo 15 aprile, l’ obbligo di utilizzare esperti indipendenti sorteggiati all’ interno dell’ albo gestito dall’ Anac per aggiudicare gli appalti pubblici, come previsto dal codice dei contratti in vigore dal 2016. Codice che il Governo si appresta peraltro a riformare, intervenendo sul decreto Semplificazioni all’ esame del Senato. Toppo pochi gli esperti iscritti all’ albo, aperto dal 10 settembre, per garantire la funzionalità del sistema senza rischiare pesanti contraccolpi su un mercato degli appalti che già sconta gli effetti di un crisi pluriennale, soprattutto nelle costruzioni. «Ci aspettavamo di dover far fronte a un’ alluvione di richieste – commenta senza nascondere la sorpresa il presidente dell’ Anticorruzione Raffaele Cantone – ma evidentemente ha pesato di più l’ incertezza legata al fatto che molte novità possano venire messe in discussione». Di certo l’ alluvione non c’ è stata. E ieri l’ Autorità ha dovuto prendere atto che non era il caso di far partire l’ albo senza la garanzia di poter mettere a disposizione delle stazioni appaltanti un numero di commissari sufficiente a far fronte alle gare. Al momento nell’ albo risultano 2.179 esperti iscritti. Di questi, inoltre, 1.040 sono dipendenti di Pa che intendono partecipare solo a commissioni interne, dunque non disponibili a ottenere incarichi in qualità di “indipendenti”. Per Cantone ad aver ridotto l’ appeal dell’ albo «su cui avevamo registrato un forte interesse all’ indomani del nuovo codice» è stata proprio l’ incertezza sul mantenimento dell’ attuale assetto normativo. Per iscriversi all’ albo è necessario versare una tassa annuale di 168 euro, oltre a stipulare una copertura assicurativa. Anche se non si tratta di cifre particolarmente onerose, di fronte alla percezione del rischio di un passo indietro normativo, questo fattore può aver esercitato il suo peso. Oltre alla penuria di iscrizioni, sulla scelta di far slittare l’ avvio dell’ albo al 15 aprile ha giocato anche il fatto che allo stato le norme non consentono alle Pa di «nominare commissari con modalità diverse» in caso di «carenza di esperti». Su questo punto specifico, l’ Anac, invierà una segnalazione a Governo e Parlamento chiedendo di intervenire sul codice permettendo,in questo caso, alle Pa di andare avanti con commissari interni. «Mantenendo però un minimo di trasparenza», conclude l’ ex magistrato. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Mauro Salerno

10/01/2019 – Italia Oggi
Anac: vicinanza al cantiere irrilevante per l’ assegnazione di un appalto

È illegittimo valutare in sede di offerta la presenza di dipendenti «a chilometro zero», della vicinanza al cantiere e dell’ anzianità di servizio presso la stessa azienda. È quanto afferma l’ Autorità nazionale anticorruzione con la delibera n. 1142 del12 dicembre 2018 in una fattispecie riguardante un appalto da 2,5 milioni di euro, bandito dall’ Ater di Vicenza per due nuovi fabbricati residenziali con 18 alloggi a Schio. Nel disciplinare di gara alcuni sub criteri del criterio generale «Risorse umane», avevano ad oggetto: il numero dei dipendenti (maestranze) con anzianità professionale significativa; il numero di dipendenti in possesso di diploma/laurea; la vicinanza della manodopera; la professionalità del referente tecnico del concorrente. Inoltre era stato inserito anche il criterio della vicinanza (della sede operativa) al sito del cantiere elemento tale da conferire un punteggio aggiuntivo in caso di subappalto o «prestazioni affidate a terzi non considerate subappalto». La vicenda esaminata dall’ Anac attiene dell’ art. 95, comma 6, lett. e, che ammette la previsione tra i criteri di valutazione anche dei seguenti elementi: «l’ organizzazione, le qualifiche e l’ esperienza del personale effettivamente utilizzato», nel presupposto che per determinate categorie di prestazioni, le caratteristiche del personale impiegato possono incidere sulla qualità dell’ offerta. Anche leggendo le linee guida Anac n. 2 si evince che la valutazione di profili soggettivi in fase di offerta risulta corretta: a) se aspetti dell’ attività dell’ impresa possano effettivamente «illuminare» la qualità dell’ offerta e b) a condizione che lo specifico punteggio assegnato non incida in maniera rilevante sulla determinazione del punteggio complessivo. Premessi questi «paletti», l’ Anac ha bocciato l’ individuazione dei citati criteri, in primo luogo perché «sotto il profilo formativo ed esperienziale, non risulta in alcun modo dimostrato che la prestazione resa da un componente delle maestranze impiegate nel cantiere possa rivelarsi più efficiente ed efficace, e dunque migliorativa sotto il profilo qualitativo, qualora il dipendente di cui trattasi sia diplomato, o addirittura laureato, ed abbia un’ anzianità professionale particolarmente elevata, svolta sempre presso l’ operatore economico che presenta l’ offerta». In secondo luogo perché rivestono «contenuto contrario ai principi concorrenziali» anche i criteri relativi all’ attribuzione do un ulteriore punteggio agli operatori economici che siano in grado di dimostrare l’ impiego di personale (maestranze e referente tecnico) proveniente dal territorio di riferimento, nonché quello della vicinanza (della sede operativa) al sito del cantiere. Per l’ Anac, è «di assoluta evidenza come i criteri in questione, non potendo essere ragionevolmente giustificati in nome di un’ effettiva incidenza sulla prestazione richiesta – essendo evidentemente ben possibile che anche operatori aventi dipendenti e organizzazione stabile al di fuori della distanza richiamata possiedano i requisiti tecnico-organizzativi richiesti per assicurare un’ efficiente esecuzione dei lavori a farsi – finiscano per determinare un vantaggio del tutto svincolato dalle caratteristiche oggettive dell’ offerta, in violazione dei principi che reggono il mercato concorrenziale». ANDREA MASCOLINI

10/01/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Appalti/2. L’impegno a definire le pendenze fiscali deve precedere la gara

a cura della redazione Plus Plus 24 Diritto

Le ultime decisioni del Consiglio di Stato nella rassegna settimanale di giurisprudenza sugli appalti

Gara pubblica – appalto di lavori – messa in sicurezza, consolidamento e restauro – proposta di aggiudicazione – revoca – esclusione per irregolarità fiscale – accertamento definitivo

L’adesione alla definizione dei carichi entro il termine per la presentazione della domanda di partecipazione alla procedura risponde all’esigenza della stazione appaltante di contrarre con un operatore economico in regola con i pagamenti fiscali e tale esigenza è garantita solo da un impegno formale che preceda l’avvio della procedura di gara quale che sia il termine di scadenza per l’adesione

Consiglio di Stato, sez. 5, sentenza del 2 gennaio 2019, n. 15

Procedura negoziata – affidamento lavori – domanda di partecipazione – modulo di presentazione e documentazione allegata – irregolarità – esclusione dalla gara – illegittimità – indicazione prezzi unitari nell’elenco prezzi

Negli appalti a corpo in cui la somma complessiva offerta copre l’esecuzione di tutte le prestazioni contrattuali, l’elenco prezzi analitico risulta irrilevante.

Consiglio di Stato, sez. 5, sentenza del 2 gennaio 2019, n. 13

Contratti della pa – affidamento – gara bando di gara – requisiti di partecipazione – limitazioni – presupposti di legittimità

In sede di predisposizione della lex specialis di gara d’appalto l’Amministrazione è legittimata ad introdurre disposizioni atte a limitare la platea dei concorrenti onde consentire la partecipazione alla gara stessa di soggetti particolarmente qualificati, specie per ciò che attiene al possesso di requisiti di capacità tecnica e finanziaria, tutte le volte in cui tale scelta non sia eccessivamente quanto irragionevolmente limitativa della concorrenza, in quanto correttamente esercitata attraverso la previsione di requisiti pertinenti e congrui rispetto allo scopo perseguito.

Consiglio di Stato, sez. 5, sentenza del 27 dicembre 2018, n. 7268

Contratti della Pa – affidamento – gara – offerta – valutazione di anomalia – oggetto

La valutazione di anomalia non ha per oggetto la ricerca di specifiche e singole inesattezze dell’offerta economica, mirando piuttosto ad accertare che l’offerta sia attendibile e affidabile nel suo complesso.

Consiglio di Stato, sez. 5, sentenza del 27 dicembre 2018, n. 7272

Contratti della pa – affidamento – gara – offerta – giudizio di non anomalia – motivazione

Il giudizio favorevole di non anomalia dell’offerta in una gara d’appalto non richiede una motivazione puntuale ed analitica, essendo sufficiente anche una motivazione espressa per relationem alle giustificazioni rese dall’impresa offerente, sempre che queste ultime siano a loro volta congrue ed adeguate

Consiglio di Stato, sez. 3, sentenza del 18 dicembre 2018, n. 7129

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

10/01/2019 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Italiani all’estero, Pizzarotti conquista cinque commesse per 700 milioni
  1. Sa.

Il vicepresidente Michele: alta credibilità nel mondo nonostante la crisi delle costruzioni in Italia

Pizzarotti vince cinque commesse per un totale di 700 milioni in Serbia, Israele, Australia e Perù e conferma la strategia di espansione all’estero, unica strada possibile in attesa che si sblocchi il settore degli appalti in Italia. «Il settore delle costruzioni continua a essere in una fase di stallo preoccupante in Italia – commenta il vicepresidente della società, Michele Pizzarotti, che è anche vicepresidente Ance – nonostante vi sia un disperato bisogno di opere per migliorare la qualità di vita delle persone. Al contrario di quanto avviene in altri Paesi, sempre più le opportunità di lavoro per le grandi imprese di costruzioni arrivano dall’estero. Questo successo nasce dalla professionalità e dall’affidabilità che si continua a riconoscere al nostro settore dalla committenza pubblica e privata, nonostante la crisi in Italia».

A Belgrado l’impresa parmense realizzerà la «Kula Tower», nuovo punto panoramico di 41 piani (168 metri) all’interno del nuovo complesso residenziale e commerciale del Belgrade Waterfront, sulla riva del fiume Sava. La Torre sarà occupata dall’Hotel St. Regis fino al 11° piano e da appartamenti di tipo residenziale, con ristorante e belvedere negli ultimi due piani. La superficie costruita sarà di 75.000 mq di cui 21.000 mq destinati a un parcheggio interrato. Il progetto vale 146 milioni e nasce dalla collaborazione di Impresa Pizzarotti (95%) con Millennium Team (5%).

In Israele l’appalto vinto prevede la realizzazione e la gestione della «Road 16», la nuova strada d’accesso a Gerusalemme, che Pizzarotti costruirà con l’azienda israeliana Shapir Engineering & Industry. La concessione ha un valore di 300 milioni e una durata di 25 anni. La Road 16 sarà composta da due tunnel a doppia canna di nuova costruzione, il primo sotto il quartiere di Har Nof, il secondo sotto il quartiere di Yeffe Nof, in mezzo il nuovo svincolo di Revida. Per inserire l’autostrada nel contesto esistente, il progetto prevede anche la realizzazione di due viadotti e una serie di opere e viabilità minori.

In Australia Roberts Pizzarotti, joint venture fra l’azienda di Parma e RF Holdings, ha vinto due progetti: costruirà a St Leonards (Sydney) il North Shore Health Hub e riqualificherà il Concord Hospital. Il primo progetto prevede la realizzazione di due edifici per un totale di 15.750 metri quadrati a cui andranno aggiunti i cinque piani del parcheggio sotterraneo per una superficie complessiva di 42.000 metri quadrati. Il complesso sarà realizzato per Dexus, cliente istituzionale. Vale 70 milioni, la data di consegna è fissata per il 2020.

In Perù oggetto della commessa sarà il penitenziario di Arequipa con il duplice obiettivo di implementare la sicurezza e la vivibilità, ampliando la struttura da 667 a 1.620 posti. Pizzarotti lo realizzerà insieme a CMO Group. Due le fasi di realizzazione: nella prima, nuovi edifici saranno costruiti adiacenti alle strutture esistenti; in un secondo momento, si prevede la demolizione delle preesistenti strutture. Su una superficie totale di 184.125 m2, i lavori ampliamento e costruzione interesseranno 106.112 metri quadrati sul totale di 184mila. Il valore del progetto, interamente finanziato da fondi pubblici ordinari, è di 42 milioni di euro.

© RIPRODUZIONE RISERVATA