Rassegna stampa 18 dicembre 2018

17/12/2018 17.00 – Adnkronos

APPALTI: FILTCEM, A MULTIUTILITY SERVE RIFORMA CODICE

Roma, 17 dic. (AdnKronos) – ”Con l’art. 177 del codice appalti, che chiediamo venga modificato in questa sessione di bilancio, le multiutility si trasformano, quanto alla distribuzione, in stazioni appaltanti e così un servizio da sempre pubblico diventa privato.

Abbassamento della qualità del servizio, incertezza per migliaia di lavoratori e peggioramento delle condizioni contrattuali, della salute e della sicurezza sono i rischi che corriamo. Per il governo che sbandiera nazionalizzazioni a destra ed a manca niente male!”. E’ Emilio Miceli, segretario generale della Filctem Cgil, nel suo intervento alla manifestazione tenutasi questa mattina davanti Montecitorio.

”Il P.d.l. Daga – ha continuato- di fatto pubblicizza un servizio che è già pubblico nella stragrande maggioranza dei casi e per fare questo sarà costretto a comprare a prezzi di mercato, diversi miliardi, le quote delle multiutility non in mano pubblica. Operazione dispendiosa, che farà volare gli utili di quei gruppi e magari i bonus per i loro dirigenti, mentre riporterà in un’area d’incertezza servizio e lavoratori”.

”Anche perché – ha insistito Miceli – si tornerebbe alla ministerializzazione della regolazione del sistema idrico (incluse le

bollette) attraverso il ministero dell’Ambiente, e l’acqua la pagheremo due volte: con l’aumento del prelievo fiscale e con la gestione delle bollette in mano pubblica. Ad ogni finanziaria saremo esposti a rischi di aumento della bolletta, come con benzina e gasolio. Sarà pure ‘la manovra del popolo’- ha concluso Miceli-, ma a pagare saranno i cittadini ed i lavoratori”.

 

18/12/2018 – La Stampa

Più appalti senza gara con i dubbi di Cantone

Dal vertice di domenica notte a Palazzo Chigi è spuntata anche una norma sugli appalti: l’ ampliamento della facoltà di assegnarli senza gara e scegliendo direttamente l’ impresa. La soglia per questa procedura ipersemplificata sale da 40mila a 200mila euro. Si tratta di una fetta di mercato che vale circa l’ 8o% per numero di appalti e il 25% per valore, sostiene l’ Associazione delle organizzazioni di ingegneria e architettura. Salvini aveva annunciato la mini-riforma (o contro-riforma, a seconda dei punti di vista) al congresso dell’ Associazione dei costruttori. Favorevoli come i Comuni. Non a caso, si dice da Palazzo Chigi, la norma riguarderà solo i sindaci. Ma sarebbe più corretto – e meno freudiano – dire i Comuni: da quasi 30 anni non sono i sindaci a firmare gli atti amministrativi, ma i dirigenti. La ratio della norma è nota: per far quadrare le ambiziose previsioni di crescita su cui si fonda la manovra serve una terapia choc di investimenti pubblici; coi tempi biblici del Codice degli Appalti e l’ occhiuto controllo dell’ Anac, l’ autorità anticorruzione, siamo spacciati; bisogna deregolamentare. Di limitare le gare e tagliare le unghie a Cantone si parla da quando è nato il governo. L’ esecuzione del proposito è stata finora confusa, con la Lega all’ assalto e il M5S al seguito ma in ordine sparso, non senza imbarazzi. Molti annunci, qualche tentativo andato a vuoto. L’ ultimo sul decreto semplificazioni: la norma per consentire di eludere le gare per appalti fino a 2,5 milioni è saltata nell’ ordalia di Palazzo Chigi. Oltre alla contrarietà di Cantone, pare che dubbi siano riservatamente pervenuti dal Quirinale. Ma non è detto che la conversione parlamentare non riservi sorprese. In un Paese ideale, apparati amministrativi leali utilizzerebbero i più ampi poteri con prudenza e imparzialità. L’ Anac teme che la rimozione dei paletti sulle gare, soprattutto nei piccoli Comuni del Sud, aumenti il rischio di clientelismo e malversazioni. Il dibattito è antico. Sono anni che le soglie delle regole sugli appalti si alzano e si abbassano, a seconda della sensibilità politica momentanea. Questa è stagione di alta marea. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI. GIUSEPPE SALVAGGIULO

18/12/2018 – Italia Oggi
Più appalti senza gara

Per servizi e forniture. È quanto emerso dal vertice sulla Manovra
Affidamenti diretti fino a 221 mila euro
Affidare appalti di servizi e forniture direttamente, senza gara, per importi fino alla soglia di applicazione della normativa europea, cioè fino a 221 mila euro. È questa l’ idea emersa nel vertice di domenica sera sulla Manovra, come misura in grado di rilanciare gli investimenti pubblici. A questa ipotesi aveva peraltro già fatto cenno il vice premier Matteo Salvini ad ottobre durante l’ assemblea dell’ Ance quando dichiarò che a fine novembre sarebbe arrivata la delega per «smontare il codice degli appalti» e per semplificare le procedure attraverso gli affidamenti diretti. Ad oggi l’ affidamento e l’ esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 40 mila euro può avvenire tramite affidamento diretto, o, per i lavori, anche tramite amministrazione diretta di cui all’ articolo 3, comma 1, lettera gggg) del Codice dei contratti pubblici, in conformità all’ articolo 36, comma 2, lettera a) del predetto Codice. Nel codice si prevede inoltre che i lavori di importo inferiore a 40 mila euro, da realizzare in amministrazione diretta, sono individuati dalla stazione appaltante a cura del responsabile unico del procedimento. A tale riguardo l’ Anac, nelle linee guida n. 4 ha precisato che per affidamenti diretti fino a 20 mila euro «la stazione appaltante ha facoltà di procedere alla stipula del contratto sulla base di un’ apposita autodichiarazione resa dall’ operatore economico dalla quale risulti il possesso dei requisiti di carattere generale di cui all’ articolo 80 del Codice dei contratti pubblici e speciale, ove previsti». Oltre tale importo (fra 20 mila e 40 mila euro) la stazione appaltante deve invece procedere alla preventiva verifica dei requisiti del soggetto affidatario. La stipula del contratto, secondo l’ Anac, «può avvenire mediante corrispondenza secondo l’ uso del commercio consistente in un apposito scambio di lettere, anche tramite posta elettronica certificata o strumenti analoghi negli Stati membri ovvero tramite piattaforma telematica in caso di acquisto su mercati elettronici». Nell’ ipotesi allo studio e che dovrebbe essere introdotta nella manovra come uno degli emendamenti predisposti dal governo dovrebbe saltare del tutto la procedura concorrenziale fino a 221 mila di importo stimato dell’ appalto: si dovrebbe quindi arrivare, per servizi e forniture, alla scelta diretta dell’ operatore economico. Dal punto di vista dell’ impatto economico dell’ intervento, servizi e forniture, stando ai dati della quadrimestrale Anac, valgono su base annua circa il 65% del mercato globale (che per il 2017 ammontava a circa 145 miliardi di contratti pubblici, compresi i lavori). L’ importo delle gare affidate per servizi e forniture fino alla soglia europea dei 221 mila sono state circa il 20% del totale, mentre è circa dell’ 80% il numero delle procedure bandite. Si tratta di un importante numero di affidamenti che verrebbero sottratte ad un confronto concorrenziale. Un impatto di non poco conto, ad esempio per i servizi di ingegneria e architettura, vede procedure ad evidenza pubblica con invito ad almeno cinque soggetti, a partire da 40 mila a 100 mila euro, e anche gare nazionali aperte o ristrette fino alla soglia dei 221 mila. Riproduzione riservata. ANDREA MASCOLINI

18/12/2018 – Il Fatto Quotidiano
Vogliamo partecipazione o sovranità?

Con la presentazione in Cassazione dell’ articolato redatto nel 2008 dalla Commissione Rodotà, è iniziato l’ iter di iniziativa popolare previsto dall’ articolo 71 della Costituzione. Il senso del suo utilizzo nell’ ambito della riforma del codice civile in materia di proprietà pubblica e di beni comuni deve rispondere a una domanda cruciale posta dal “Comitato di difesa dei beni comuni sociali e sovrani ‘Stefano Rodotà'”: esercitiamo la sovranità o ci basta la partecipazione? L’ articolo 1 della Costituzione recita: “La sovranità appartiene al popolo”. L’ articolo 71: “Il popolo esercita l’ iniziativa delle leggi mediante la proposta da parte di almeno cinquantamila elettori di un progetto redatto in articoli”. Fra i “modi e le forme” con cui esercitiamo la sovranità producendo leggi c’ è, dunque, il nostro aggregarci formalmente come elettori, raccogliendo firme. Nel nostro ordinamento costituito, tre sono le soggettività cui è espressamente e direttamente assegnata l’ iniziativa legislativa: il governo; ciascun membro del parlamento; “il popolo”, rappresentato da almeno 50 mila elettori. La sovranità non è sinonimo di partecipazione. La prima nozione allude al massimo potere politico, mentre la partecipazione allude al coinvolgimento in un potere che resta nelle mani di altri. Nella nostra Costituzione, per esempio, un istituto di partecipazione lo troviamo all’ articolo 51, laddove ogni cittadino può proporre una petizione (etimologicamente una supplica) alle Camere. La larghezza con cui l’ iniziativa legislativa è riconosciuta è indice del profondo spirito democratico dei nostri Costituenti. All’ opposto, nel sistema europeo, la Commissione (ramo esecutivo) ha il monopolio sull’ iniziativa. Siamo di fronte a uno dei tratti più evidenti della carenza di democraticità di quel sistema. Non sfugge che la cosiddetta “iniziativa europea” sia un mero strumento di partecipazione popolare, perché i cittadini europei (un milione da almeno 7 Paesi), sudditi e non sovrani, altro non fanno che supplicare la Commissione di esercitare la sua esclusiva iniziativa (manco il Parlamento europeo ce l’ ha!). In Italia tuttavia i cittadini firmatari, purché in numero superiore a 50 mila, svolgono una vera e propria funzione costituzionale nella formazione delle leggi. Non supplicano altri. Esercitano un potere proprio. Il fatto che negli anni i rapporti di forza abbiano fatto sì che il Parlamento non abbia discusso alcuna iniziativa popolare è segno del degrado della prassi e della debolezza politica del popolo italiano, ma non muta l’ importanza costituzionale (perfino costituente) di questo nostro potere. Di questa consapevolezza chi si batte per i beni comuni ha bisogno, perché la nostra forza può derivare solo dai numeri di una grande mobilitazione. Sarebbe ingenuo pensare che un tema cruciale come inserire nel codice civile il principio per cui la proprietà pubblica appartiene a tutti (non al governo in carica o alla casta politico/affaristica dei gestori di autostrade, acquedotti, ferrovie) possa imporsi senza dimostrare una forza numerica capace di spaventare. Firmare la legge delega Rodotà, simbolo del tradimento del popolo, dei beni comuni, dei deboli e delle generazioni future perpetrato in ogni forma dopo il referendum del 2011, sarà un atto aggregante di sovranità personale. Il popolo sovrano, ancora una volta con le buone, chiede al parlamento di fare il suo dovere costituzionale. Esso sia decisore sovrano di regole generali, coerenti con gli interessi di tutti, cui i governi devono attenersi. Il Parlamento deleghi il governo, non sia passacarte di capetti politici che procedono con ricatti e colpi di fiducia. Il ddl Rodotà, proprio in quanto legge delega, chiede una discussione civile di principi irrinunciabili: ai banchetti firme e poi finalmente (dopo 10 anni) in Parlamento. Oltralpe si indossa il gilet. Ugo Mattei

18/12/2018 – Il Secolo XIX
Ponte: Salini, Fincantieri e Impregilo costruiranno il nuovo viadotto Morandi

Genova – La telefonata che chiude i giochi arriva nel pomeriggio: a un capo del telefono c’è Marco Bucci, all’altro Luigi Cimolai, presidente della Cimolai Spa. Il sindaco-commissario informa l’imprenditore della scelta: sarà la cordata Fincantieri – Salini Impregilo – Italferr a ricostruire il viadotto sul Polcevera. Non c’è spazio, almeno per ora, rivelano fonti dell’azienda friulana, per un’intesa che metta insieme i due progetti “finalisti”.

Avevano sperato sino all’ultimo in un coinvolgimento i rappresentanti della cordata Cimolai-Calatrava. Tanto che avevano continuato in questi giorni ad aggiornare il progetto, secondo le indicazioni della squadra del commissario.

Venerdì, Cimolai aveva inviato una mail di avvertimento al commissario, per chiedere informazioni e per capire come mai la stampa scrivesse già di un netto vantaggio per la cordata rivale. E ha accolto con sorpresa un’intervista, pubblicata a negoziazione in corso, in cui il presidente del gruppo rivale Pietro Salini parlava delle modalità con cui sarebbe stato ricostruito il Ponte Morandi. Possibile che questo scenario preluda a futuri ricorsi amministrativi? Al momento non si può escludere.

Intanto, il sindaco-commissario incassa il via libera dei giudici alla demolizione del moncone “Ovest”, quello dal lato di Savona. «In due settimane si potrà cominciare a vedere smontare il ponte», si lancia Bucci.

Oggi alle 17 a palazzo Tursi la presentazione delle imprese

Il Commissario Marco Bucci presenterà oggi alle 17, a palazzo Tursi, le imprese alle quali viene affidato l’appalto per la ricostruzione del viadotto Polcevera

Crollo di ponte Morandi, lo Speciale del Secolo XIX

Toninelli: «Il nuovo ponte in piedi a fine 2019»

Il nuovo Ponte di Genova «sarà in piedi a fine 2019 e all’inizio del 2020 al massimo verrà inaugurato, magari addirittura a fine dicembre». Lo afferma il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Danilo Toninelli a Radio anch’io. «Per noi il dato importante è che da ieri è iniziata la fase di demolizione e da marzo partirà la ricostruzione». «Capisco il malcontento dei genovesi che non hanno ancora visto le impalcature e le maestranze per ricostruire il ponte, però dovevamo costruire le condizioni per poter partire bene», aggiunge il ministro, «e ovviamente dovevamo aspettare dissequestro da parte della magistratura». Sulla scelta della cordata a cui sarà assegnata la costruzione del Ponte Toninelli non si sbilancia: «Aspettiamo anche noi la scelta che spetta al commissario Bucci». E sulle voci che parlano di Salini Impregilo-Piano dice: «Eviterei di esprimere commenti, ma stiamo parlando delle eccellenze italiane che hanno specialita ingegneristiche straordinarie». © Riproduzione riservata

18/12/2018 – La Repubblica

Tav, il Pd chiede di sciogliere la commissione costi-benefici: “E’ un network privato, non può decidere le grandi opere”

Marco Ponti, secondo da sinistra, a un dibattito sulla Tav

Scoppia la polemica dopo l’intervista di Repubblica al coordinatore Marco Ponti: 5 esperti su 6 dichiaratamente contrari al tunnel e legati a Trt, la società da lui stesso fondata

“Le dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa dal professor Marco Ponti sulla commissione costi benefici delle grandi opere sono gravissime. Il professor anti Tav si vanta oggi di aver scelto ben cinque tecnici tra i soci e consulenti della sua impresa privata e tutto questo con il benestare del Ministro Toninelli. Chiediamo l’intervento della Corte dei Conti e l’immediata rimozione dei componenti della commissione”. Lo afferma, in una nota, il deputato Pd Davide Gariglio, a proposito dell’intervista a Repubblica di oggiin cui Marco Ponti – docente al Politecnico di Milano di Economia applicata e coordinatore dell’ormai celebre commissione costi benefici che dovrà pronunciarsi sulla convenienza o meno della Tav – ammette di aver scelto 4 tecnici su 6 (un quinto è lui) della suddetta commissione, tutti, oltre che dichiaratamente No Tav, legati alla Trt (Trasporti e territorio Srl) di cui Ponti stesso è fondatore.

Un conflitto d’interessi, deciso di fatto dal ministro per le Infrastrutture Danilo Toninelli, che sta già accendendo violente polemiche non solo politiche ma anche nel mondo imprenditoriale che si sente preso in giro, coinvolto in quella che appare come una partita truccata. Secondo il deputato de Pd “sta venendo alla luce un evidente conflitto di interessi: il ministero ha consentito che un ‘network privato’ potesse decidere il destino delle maggiori infrastrutture nazionali – sostiene l’esponente dem -. La Trt, che fa capo a Marco Ponti, ha assunto di fatto di un ruolo delicatissimo, senza alcuna procedura concorsuale, alla faccia della tanto declamata trasparenza”.

“Altrettanto grave – aggiunge – è che, come per la Tav, sia stata nominata una commissione palesemente contraria all’alta velocità su Ferrovia ma favorevole al trasporto su gomma in autostrada, per avere la garanzia che il responso dei costi benefici potesse dare esito negativo come desiderato dai Cinque Stelle”.
“Il Ministro Toninelli venga in aula a spiegare la vicenda e sciolga immediatamente la Commissione costi benefici che oggi è soltanto un gruppo di soci in affari con amici e consulenti compiacenti”: conclude Gariglio, annunciando che nelle prossime ore presenterà un dossier sui rapporti fra la Commissione ministeriale e la Trasporti e territorio Srl.
A chiedere chiarezza sull’analisi costi-benefici è anche Mino Giachino, promotore della petizione sì Tav che su Change.org ha ottenuto oltre 106mila adesioni e tra gli organizzatori della manifestazione del 10 novembre a favore della nuova linea ferroviaria: “Il Parlamento e il Paese debbono sapere al più presto i criteri con cui viene effettuata l’analisi. A quel che si sa, i costi vengono conteggiati in misura sproporzionata” aggiunge l’ex sottosegretario ai Trasporti, secondo cui “manca del tutto l’analisi di quanto guadagnerà il nostro Paese dalla realizzazione dell’opera. Anche Giachino critica la scelta di affidare le decisioni sulle infrastrutture a “una Commissione di parte nominata da un ministro che nel suo programma dice di non volere la Tav. Se il ministro non vuole ricevere i rappresentanti dei 106mila firmatari della petizione Sitav di Silavoro – conclude – li vedrà in piazza a Torino e Milano”.

18/12/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Illeciti professionali, linee guida Anac ferme in attesa della conversione del decreto Semplificazioni

Mauro Salerno

Si ferma l’iter del testo su cui stava lavorando l’Autorità e sul quale era arrivato il parere del Consiglio di Stato a metà novembre

L’Anac ferma i motori dell’aggiornamento delle linee guida n. 6 sul grave illecito professionale in attesa della conversione del decreto Semplificazioni. «Abbiamo deciso di sospendere la valutazione dell’aggiornamento delle linee guida – spiega il consigliere Michele Corradino – in attesa che si consolidino le novità normative». L’Autorità stava lavorando da mesi all’aggiornamento delle linee guida sui gravi illeciti, ormai in dirittura d’arrivo, dopo il parere rilasciato dal Consiglio di stato a metà novembre.

Il decreto semplificazioni – n.135/2018, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 290 del 14 dicembre – ha modificato le norme che consentono alle stazioni appaltanti di escludere le imprese con macchie sul curriculum. La novità, che si applica alle gare promosse dopo il 15 dicembre, allinea le norme italiane a quelle europee e allarga un po’ le maglie della discrezionalità in mano alle stazioni appaltanti che, all’occorrenza, dunque fuori dai casi ora meglio codificati come le false dichiarazioni o l’inadempimento, dovranno impegnarsi a dimostrare in che modo il comportamento tenuto in passato dall’impresa ne abbia minato l’affidabilità.

Oltre alle indicazioni dell’Anac, una prima bussola è contenuta anche nei cosiddetti considerando della direttiva europee 24/2014, dove si indica (al considerando 101) che tra i cosiddetti illeciti professionali che possono condurre all’esclusione possono rientrare le
«violazioni di obblighi ambientali o sociali, comprese le norme in materia di accessibilità per le persone con disabilità, o di altre forme di grave violazione dei doveri professionali, come le violazioni di norme in materia di concorrenza o di diritti di proprietà intellettuale».

La direttiva suggerisce però anche “prudenza” nell’estrazione dei cartellini. «Nell’applicare motivi di esclusione facoltativi, le amministrazioni aggiudicatrici dovrebbero prestare particolare attenzione al principio di proporzionalità. Lievi irregolarità dovrebbero comportare l’esclusione di un operatore economico solo in circostanze eccezionali». Vanno invece puniti i casi di recidiva. «Tuttavia – conclude infatti il capitolo dedicato agli illeciti – casi ripetuti di lievi irregolarità possono far nascere dubbi sull’affidabilità di un operatore economico che potrebbero giustificarne l’esclusione». © RIPRODUZIONE RISERVATA

18/12/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Commissari di gara/1. L’Anac «allenta» gli obblighi assicurativi: si parte il 15 gennaio

Mauro Salerno

La copertura assicurativa per i danni derivanti dall’attività non sarà più richiesta all’iscrizione ma al momento di svolgere il primo incarico

L’obbligo di copertura assicurativa contro i danni derivanti dall’attività di commissario di gara non dovrà più essere assolto al momento dell’iscrizione all nuovo albo gestito dall’Anac, ma solo al momento di accettazione dell’incarico. È una delle semplificazioni che l’Autorità Anticorruzione ha intenzione di varare in vista della scadenza del 15 gennaio, data a partire dalla quale le stazioni appaltanti dovranno obbligatoriamente attingere all’elenco di esperti gestito dall’Autorità per nominare i commissari di gare d’appalto, da aggiudicare con il criterio dell’offerta più vantaggiosa.

La precisazione, insieme all’ampliamento del ventaglio delle varie sottosezioni in cui è diviso l’elenco, arriva a poche settimane dal “big bang” che impedirà alle stazioni appaltanti di continuare a nominare i commissari tra i propri dipendenti per una larga fetta di appalti. Per i lavori dovranno essere nominati soltano membri esterni in caso di gare con importo superiore al milione. Per i servizi la stessa cosa accadrà per le gare oltre la soglia comunitaria di 221mila euro. Non solo, sul fonte dei lavori, anche per le gare sotto al milione – in caso di aggiudicazione all’offerta più vantaggiosa – almeno il presidente dovrà essere scelto tra gli esperti indipendenti.

Il problema, è che al momento il servizio messo in piedi dall’Anac – raggiungibile da qui– conta circa un migliaio di iscritti. Un numero ancora insufficiente a garantire la piena operatività del sistema. E questo spiega la scelta di agevolare il più possibile la corsa alle iscrizioni in questo ultimo periodo. Anche consentendo, almeno per un primo periodo, la possibilità di iscriversi all’albo senza dover garantire da subito la disponibilità di coperture assicurative, con premi spesso molto onerosi. La garanzia, allora, dovrà essere esibita soltanto all’accettazione del primo incarico da commissario.

Una mano a far saltare il tappo delle iscrizioni, sperano a Via Minghetti, dovrebbe arrivare anche dal semplice fatto che tra pochi giorni inizia il nuovo anno. Cosa c’entra? È probabile, si ragiona, che tanti professionisti abbiano tenuto finora “congelata” l’intenzione di iscriversi per non dover pagare a vuoto la tassa di iscrizione da 168 euro. Un po’ come accade con le immatricolazioni delle auto. In fondo basta aspettare pochi giorni e si dovrà pagare soltanto la quota del 2019.

Quello che è certo è che al momento non sono in vista ripensamenti. Dall’Autorità piuttosto filtrano inviti ad “allacciare le cinture”. La data di partenza rimane fissata, come previsto, per il 15 gennaio.

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18/12/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Commissari di gara/2. Al via il sistema del sorteggio: come funziona (e quando è possibile derogare)

Massimo Frontera

Le prime indicazioni dell’Anci e Comuni: i casi in cui è ancora possibile scegliere i commissari interni (ma non il presidente)

Nessuno slittamento per l’entrata a regime delle nuove regole sui commissari esterni per l’aggiudicazione degli appalti. L’Anac ha confermato la volontà di partire dal 15 gennaio prossimo, utilizzando l’apposito strumento per procedere al sorteggio dei componenti della commissione giudicatrice. Anche le prime istruzioni operative fornite dall’Anci ai comuni è da leggere soprattutto come una ulteriore conferma sull’entrata a regime della nuova procedura. La nota dell’Anci, infatti, aggiunge poco alle istruzioni operative sull’attuazione degli articoli 77 e 78 del codice appalti già fornite dall’Anticorruzione nel luglio scorso.
L’obbligo scatta per i bandi con scadenza dal 15 gennaio in poi
Per prima cosa, l’Anci ricorda ai comuni che dal 15 gennaio 2019 cessa la possibilità di scegliere in autonomia i commissari di gara ed entra allo stesso tempo in vigore il nuovo criterio per la formazione delle commissioni, indicato appunto dagli articoli 77 e 78 del codice. La procedura passa per l’utilizzo di un apposito tool che l’Anac ha predisposto e reso operativo dal 10 settembre scorso allo scopo di selezionare, attraverso un sorteggio, i componenti esterni, incluso il presidente della commissione. Il ricorso all’applicativo Anac è obbligatorio, ricorda l’Anci (richiamando le linee guida Anac), quando i «bandi o gli avvisi prevedono termini di scadenza della presentazione delle offerte a partire dal 15 gennaio 2019». La nuova procedura va applicata a tutti i bandi con aggiudicazione in base al criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Comuni non capoluogo di provincia
Nel caso dei comuni non capoluogo di provincia che si rivolgono alle centrali di committenza, spiega l’Anci, «è considerato interno alla stazione appaltante il commissario di gara scelto tra i dipendenti dei diversi enti aggregati, anche nell’ipotesi in cui non sia stato perfezionato l’iter di costituzione delle forme aggregative, ma a condizione che si sia deliberato di dar vita a forme aggregative».
Commissari interni e presidente esterno
L’obbligo di nomina dei commissari, prosegue la nota Anci, «è assoluto – commissari e presidenti – per tutti gli appalti di lavori sopra un milione di euro e per servizi e forniture sopra la soglia comunitaria». In casi specifici, «le stazioni appaltanti potranno, invece, nominare alcuni componenti interni – ad esclusione del Presidente – nel rispetto del principio di rotazione». Le eccezioni sono possibili in tre circostanze. I primi due casi sono gli affidamenti sottosoglia di servizi e forniture e l’affidamento di lavori di importo inferiore al milione di euro. Il terzo caso è l’affidamento di contratti «che non presentano particolare complessità». «Sono considerati di non particolare complessità – spiega l’Anci – le procedure svolte attraverso i sistemi dinamici di acquisizione» (art. 55) e le «procedure interamente gestite tramite piattaforme telematiche di negoziazione» (art. 58).
La procedura per gli appalti complessi
Nel caso dei affidamento di «contratti di servizi e forniture di elevato contenuto scientifico, tecnologico o innovativo», l’Anci ricorda che l’Anac può scegliere i componenti della commissione giudicatrice «anche tra gli esperti interni alla stazione appaltante, previa richiesta della stazione appaltante e con un confronto con la stessa». In questo caso, l’Anci ricorda che la richiesta motivata va inviata all’Anac «entro 30 giorni antecedenti il termine per la richiesta dell’elenco dei candidati».
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