Rassegna stampa 05 dicembre 2018

05/12/2018 – Il Foglio

Cdp deve avere funzione difensiva di asset italiani?

La Cassa depositi e prestiti si appresta a pubblicare il nuovo piano industriale. L’ indirizzo preso con l’ ingresso in Tim è di moderare l’ ingerenza di investitori esteri. Abbiamo chiesto se sia una strategia utile per la colettività oppure no
Paolo Cirino Pomicino, ex ministro Dc Sono convinto che il “capitalismo di stato”, ovvero una presenza pubblica nell’ economia di un paese industrializzato, sia un fattore di equilibrio. Nella stagione della globalizzazione, se lo Stato non ha strumenti di mercato diventa una foglia al vento: non ha come difendersi ed eventualmente agire in modo pro attivo e quindi attuare alcune politiche economiche. Su certi asset strategici la presenza pubblica nell’ economia è un naturale fattore di equilibrio delle forze di mercato che hanno come legittimo scopo quello di massimizzare il profitto. C’ è però un momento nel quale, accanto al profitto, serve un indirizzo politico per non favorire attori potenti a scapito della società, intesa come collettività. Faccio un esempio a partire da que sto punto di vista: è naturale che la Cassa depositi e prestiti abbia una presenza nella economia reale e, in maniera significativa, nelle società che ha acquistato e nelle altre che potrà acquisire. E’ la riproposizione dell’ Iri, che aveva fondi in dotazione mentre la Cdp ha il risparmio postale. Il saldo finale dell’ Iri fu quello di trasformare l’ Italia in un paese industrializzato dotato di tecnologie avanzate (per l’ epoca). Ora la Cdp dovrebbe continuare a essere presente con quello spirito anche in settori strategici come la telefonia. Può essere un fattore positivo quello di una riproposizione della presenza pubblica nelle telecomunicazioni, vedi l’ unione di Tim e Open Fiber. In forme diverse ciò avviene in grandi democrazie come Francia e Germania, e non sono paesi dirigisti. Francesco Giavazzi, Università Bocconi Penso che lo Stato debba avere come scopo quello di difendere gli interessi dei cittadini e il modo migliore per farlo non è certo attraverso la proprietà di aziende o affastellando partecipazioni finanziarie. E’ con una buona regolamentazione e con buone autorità di controllo che si raggiunge questo scopo: sono le regole che contano, non le quote. In questo momento abbiamo uno governo che fa l’ esatto opposto di quello che ritengo utile e positivo per i cittadini e i consumatori. Abbiamo uno Stato che indebolisce le regole e le Autorità a garanzie delle stesse – vedi il balletto della Consob dopo le dimissioni di Mario Nava. Invece, al contrario, abbiamo uno Stato che allarga i suoi spazi di intervento. Notiamo il caso Tim: chi assi cura che con la proprietà pubblica della rete rimangano salde delle regole che rendono la rete stessa accessibile a tutti e, soprattutto, che i costi non ricadranno sui consumatori in futuro? Bisognerà assicurarlo con una buona regolamentazione. Inoltre, quando un governo insiste sulla proprietà pubblica di un certo bene ha spesso dei secondi fini. E non può essere altrimenti: una volta che possiedi un pacchetto di azioni e hai degli incarichi in consiglio di amministrazione possono venirti in mente mille cose da fare nella gestione di quel bene. E con un indirizzo che risponde a una certa volontà politica, non necessariamente votata all’ interesse del consumatore. E’ meglio rafforzare il potere della regolamentazione e lasciare perdere il potere della proprietà.

05/12/2018 – Il Messaggero

Appalti, il governo cambia subito il codice Niente gara per i lavori sotto i 2,5 milioni

LE REGOLE ROMA Tripla mossa immediata e poi, nel giro di un anno, una riforma organica più complessiva. Il governo, come avevano promesso i vicepremier Salvini e Di Maio, accelera sulla revisione del codice degli appalti ed ora è pronto ad approvare, all’ interno del decreto legge in materia di semplificazioni, alcune modifiche al testo. Sono appunto tre le correzioni che Palazzo Chigi si prepara a mettere nero su bianco. E la più importante è senza dubbio il rialzo delle soglie per le procedure semplificate, portando così il tetto dell’ importo delle opere da 1 milione a 2,5 milioni. «Si consente alle stazioni appaltanti si legge nella bozza di documento messo a punto dai tecnici del governo di ricorrere alla procedura negoziata a inviti (ad almeno 15 operatori) per l’ affidamento dei lavori di importo inferiore a 2 milioni e 500 mila euro, fermo restando l’ obbligo di ricorrere alle procedure ordinarie per l’ affidamento dei lavori pari o superiori a questa soglia». Questa scelta, che punta a coinvolgere gli operatori più piccoli, è stata criticata dall’ Ance. «Elevare la soglia delle procedure negoziate senza bando a quella soglia, vuol dire che il 90% dei lavori verrà di fatto sottratto a meccanismi di concorrenza e trasparenza del mercato» ha fatto notare l’ Associazione nazionale dei costruttori guidata da Gabriele Buia. L’ Ance, convocata per oggi in audizione parlamentare sul tema, ha censurato anche le altre due riforme che stanno per essere licenziate. Il governo si prepara infatti anche ad estendere il massimo ribasso dagli attuali 2 milioni fino alla soglia comunitaria di 5 milioni. «Una scelta che va nella direzione opposta rispetto all’ esigenza di garantire la realizzazione delle opere in qualità, con costi e tempi adeguati» ha commentato ancora Buia. Il terzo punto riguarda la possibilità, di esaminare l’ offerta economica senza aver verificato se il concorrente abbia i requisiti per eseguire l’ opera. In poche parole, mentre fino ad oggi prima di poter partecipare alla gara era necessario essere in regola con la busta amministrativa, dopo la riforma questo passaggio avverrà casomai dopo l’ aggiudicazione. Evidente la ratio: eliminare i controlli e i passaggi burocratici. Chiare anche le obiezioni: in questo modo chi sarà battuto farà pressioni, ad esempio sui Comuni, per ostacolare in tutti i modi il vincitore facendolo apparire inidoneo. DETTAGLI Ovviamente, queste modifiche non rappresentato che un primo assaggio di una operazione molto più ampia, che richiederà tempi più lunghi e passerà quindi per una legge delega. Il ridisegno della normativa dovrà tenere conto dei suggerimenti dell’ Anac. Nell’ ultimo intervento pubblico sul tema della riforma del Codice Appalti, il presidente Raffaele Cantone ha spiegato che occorre rivedere i livelli di progettazione sottolineando che «tornare all’ appalto integrato credo sia suicida in quanto rappresentava un sistema nel quale di fatto si davano tutte le chiavi all’ impresa mentre la responsabilità deve rimanere alla stazione appaltante» Un altro tema caldo è quello delle cause di esclusione perché, ha riconosciuto Cantone, «in questo momento rappresentano il problema maggiore per gli appalti che non si riescono a fare. I motivi di esclusione sono diventati una corsa a ostacoli ai limiti dell’ incredibile». Michele Di Branco © RIPRODUZIONE RISERVATA.

 

05/12/2018 – Il Corriere della Sera

L’intesa con Parigi sull’alt ai bandi. Così Toninelli «congela» la Tav

La lettera del ministro e della collega francese Borne alla società costruttrice Analisi costi-benefici. Rinviate le gare per fare il tunnel di base e la Francia aspetterà le «verifiche» di Roma

La Tav finisce nel congelatore. Nella lettera firmata a Bruxelles dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli e dalla sua omologa francese Élisabeth Borne, Italia e Francia chiedono entrambe a Telt, la società transnazionale incaricata della costruzione dell’opera, di rimandare «a dopo il 31 dicembre 2018» i tre bandi per l’avvio dello scavo del tunnel di base. Si tratta di un pacchetto dal valore di 2,5 miliardi di euro, che rappresenta il cuore della nuova infrastruttura.
Il rinvio non è destinato a scadere con l’arrivo dell’anno nuovo, anzi. Se questa è la prima volta in cui il pentastellato Toninelli, da sempre contrario all’opera, riconosce la legittimità della procedura e di quegli appalti, nella lettera si parla di «pubblicare» i bandi e non di «bloccare», il bicchiere mezzo vuoto per chi invece sostiene la necessità dell’alta velocità Torino-Lione è nella dilatazione dei tempi, che adesso saranno gestiti dal versante italiano. La ministra Borne infatti ha accettato di legare la nuova e ancora imprecisata data per far partire i bandi alla pubblicazione ufficiale della famosa analisi costi-benefici affidata da Toninelli a una commissione esterna e dalla composizione piuttosto sbilanciata a sfavore dell’opera.

«Su indicazione della parte italiana» la Francia acconsente ad aspettare l’esiti della procedura interna, che a questo punto potrebbe essere molto diluita nel tempo, visto che l’obiettivo principale di M5S è sempre stato quello di arrivare alle prossime elezioni europee senza affrontare di petto la questione Tav, che rimane forse la più scabrosa e lacerante tra quelle finora in agenda. Potrebbe essere a gennaio, oppure in primavera, comunque quando il Mit deciderà di chiudere la faccenda dell’analisi costi-benefici, già depotenziata di suo dalla precisazione fatta in questi giorni dai tecnici del ministero su una decisione finale che dovrà tenere conto non solo del responso dei tecnici voluti da Toninelli, ma anche di quello dell’Avvocatura dello Stato, incaricata di valutare i costi di una eventuale rinuncia all’opera.
La possibile perdita di 75 milioni mensili di finanziamento europeo verrebbe esorcizzata, secondo i due ministri, con un’altra missiva indirizzata all’Unione europea per segnalare il ritardo congiunto nell’assegnazione dei lavori. L’annuncio fatto da Toninelli con il consueto post su Facebook è stato preso all’inizio come la solita boutade del ministro. Ma la lettera esiste davvero, ed è arrivata ieri sera negli uffici parigini di Telt.

Il cambiamento della posizione francese, finora piuttosto intransigente sui tempi, appare netto, e almeno per quel che riguarda la più delicata delle infrastrutture segna una concessione importante alle necessità italiane. «Arrivederci a quando volete voi», la Tav viene congelata per il quieto vivere del nostro governo italiano. Chissà in che condizioni sarà se e quando la tireranno fuori dal freezer.

 

05/12/2018 – La Stampa
“Solo in Italia si ammettono continui ripensamenti L’ analisi costi-benefici non si faccia a cantieri aperti”

Gabriele Buia Il presidente dei costruttori edili: “Il ministro Di Maio affronti il tema della crisi del nostro settore”
Gabriele Buia, presidente dell’ Ance (Associazione nazionale costruttori edili), è convinto che le dodici confederazioni che hanno firmato il manifesto unitario sulla Tav proseguiranno compatte. Che eredità lascia la manifestazione delle Ogr? «Ci ritroveremo prossimamente per ribadire la volontà di portare avanti lo sviluppo del Paese. Raccogliamo un’ eredità importante che ci dà la possibilità di sviluppare gli stessi discorsi e portali avanti. Non si può prescindere dalle infrastrutture e dalla messa in sicurezza delle opere di cui la nazione è dotata, che stanno soffrendo per incuria». Oggi una delegazione di associazioni territoriali saranno ricevute dal premier Conte. Cosa vi aspettate? «Ci aspettiamo indicazioni che ci facciano ben sperare. Non possiamo negare alla politica di fare valutazioni di impatto sulle infrastrutture ma penso che le analisi costi-benefici non si debbano fare prima e non sulle opere già iniziate. Solo in Italia si ammettono continui ripensamenti, che sommati alla burocrazia e alle compensazioni territoriali rendono biblici i tempi di realizzazione». La categoria dei costruttori è quella che ha sofferto una crisi ancora più forte rispetto agli altri settori industriali. Ci sono segnali di ripresa? «Sono dieci anni che non riusciamo a liberarci dalla crisi. Questi primi segnali di perdita di crescita che stanno emergendo ci preoccupano molto perché quando rallenta la produzione industriale e aumenta l’ incertezza c’ è subito un ritorno negativo sul nostro settore. L’ aumento dello spread ha un impatto immediato per i costruttori che negli ultimi anni hanno avuto una stretta del credito fortissima. In dieci anni abbiamo perso 600 mila posti di lavoro, un’ enormità. Vorrei capire come il ministro Di Maio intende affrontare questa tematica e intervenire su un settore nevralgico per la crescita del Pil». Cosa servirebbe per ritornare in positivo? «Abbiamo bisogno di una semplificazione e accelerazione delle procedure di spesa. I dati del Consiglio dei ministri indicano che per i lavori superiori a 5 milioni di euro occorrono circa 15 anni e la media dell’ operatività per i lavori più piccoli è intorno ai quattro anni. Non possiamo continuare a sostenere queste tempistiche. E poi abbiamo bisogno di un codice appalti che si snello e univoco. Vogliamo regole certe, l’ opera pubblica è diventata più una materia da legali che da ingegneri. Un ultimo punto è una legge sulla rigenerazione urbana, senza la quale non sarà possibile rinnovare le nostre città». Perché spesso si considera lo sviluppo edilizio come contrapposto alla sostenibilità ambientale? «È una posizione strumentale su un settore che è cambiato e ha una nuova mentalità. Sostenibilità ambientale e qualità delle costruzioni viaggiano da anni insieme. Basta vedere i costruttori come quelli che “cementificano” l’ Italia». BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI. CLAUDIA LUISE

05/12/2018 – Italia Oggi
Contratti pubblici alla riforma

SEMPLIFICAZIONI/ Il decreto ripristina l’ incentivo ai tecnici per la progettazione
Maggiore discrezionalità per le stazioni appaltanti
Al via la riforma del codice dei contratti pubblici con il ritorno al regolamento di attuazione e con più discrezionalità per le stazioni appaltanti (supportate da Anac anche in veste di «consulente»); immediate modifiche al codice con un decreto-legge che consente di affidare i lavori al prezzo più basso fino alla soglia dei 5,5 milioni e di utilizzare la procedura negoziata fino a 2,5 milioni; previsto anche l’ appalto integrato su un progetto definitivo semplificato per lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria; ripristinato l’ incentivo ai tecnici delle amministrazioni anche per la progettazione. Prende cosi forma lo «smontaggio» del codice dei contratti pubblici annunciato dal vice premier Salvini un mese fa e che ieri è stato portato all’ esame del pre Consiglio in vista della riunione di Consiglio dei ministri di oggi o domani. Nello schema di decreto legge sulle semplificazioni, che entro 60 giorni dalla sua pubblicazione in Gazzetta dovrà essere convertito in legge, un primo intervento consiste nella messa a regime della progettazione «semplificata» per i lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria cosi da consentire l’ affidamento dei lavori sulla base di un progetto definitivo meno articolato e quindi di ricorrere al l’ appalto integrato. Si semplifica inoltre la fase di affidamento dei contratti di lavori sotto i 5,5 milioni alzando da un milione a 2,5 milioni il limite per l’ utilizzo delle procedure negoziate. Per il subappalto si elimina l’ esclusione del concorrente per carenza di requisiti del subappaltatore e si rende facoltativa la richiesta della terna dei subappaltatori. Una importante novità è rappresentata dalla facoltà di utilizzo del criterio prezzo più basso per i lavori di importo inferiore alla soglia comunitaria, quando l’ affidamento degli stessi avviene, in generale, sulla base del progetto esecutivo e per i lavori di manutenzione ordinaria; «ciò in quanto, in tali ipotesi appare oneroso e anti economico l’ utilizzo del criterio dell’ offerta economicamente più vantaggiosa». È invece affidato ad una delle disposizioni (l’ articolo 7) del disegno di legge delega sulle semplificazioni l’ intervento di riforma e profonda revisione del codice dei contratti pubblici che, in primo luogo, interviene chiudendo la stagione della cosiddetta soft law, ripristinando il regolamento di attuazione del codice. Una operazione che, nelle intenzioni del Governo, si dovrà concludere entro due anni dall’ approvazione della legge delega. Definite anche le materie oggetto del dpr; fra di esse la disciplina del responsabile del procedimento; della progettazione e verifica dei progetti, i requisiti dei progettisti, il sistema di qualificazione e i requisiti degli esecutori di lavori e dei contraenti generali, i sistemi di realizzazione dei contratti e selezione delle offerte; la direzione dei lavori e l’ esecuzione del contratto, la contabilità, le sospensioni e penali, il collaudo, i contratti sotto soglia Ue, i riguardanti i beni culturali e i contratti all’ estero. Il futuro nuovo codice (da completare entro un anno) dovrà «restituire alle disposizioni semplicità e chiarezza di linguaggio, nonché ragionevoli proporzioni dimensionali quanto al numero degli articoli, dei commi e delle parole». Si tratterà di una regolazione per disciplina soprattutto «per principi» quindi molto vicina alle direttive e dal tagli semplificato, possibilmente diversificata per lavori, forniture e servizi che assicuri l’ efficienza e la tempestività delle procedure di affidamento di gestione e di esecuzione. L’ idea portante della riforma è puntare sulla «discrezionalità e responsabilità delle stazioni appaltanti, anche nell’ ottica di assicurare maggiore flessibilità nell’ utilizzo delle procedure di scelta del contraente», ma con il supporto dell’ Anac (nell’ ambito della vigilanza collaborativa, ma anche come consulente delle stazioni appaltanti) e di altre pubbliche amministrazioni. Per i contratti sotto la soglia comunitaria, viene inserita la possibilità per la stazione appaltante di esaminare le offerte tecniche ed economiche prima di effettuare la verifica dei requisiti di cui all’ articolo 80. Viene anche semplificata la disciplina del Dgue (documento di gara unico europeo) per assicurare maggiormente la semplificazione nei sistemi e nelle procedure che prevedono una preliminare fase di ammissione/abilitazione, come nel caso del mercato elettronico e del sistema dinamico di acquisizione, per lavori servizi e forniture di importo inferiore alla soglia comunitaria. © Riproduzione riservata. ANDREA MASCOLINI

05/12/2018 – Italia Oggi
Meno oneri sugli enti virtuosi

LEGGE DI BILANCIO 2019/ Stop alle comunicazioni su spese pubblicitarie, auto e immobili
Per chi approva in tempo il preventivo e il consuntivo
Semplificazioni contabili per i comuni virtuosi sui bilanci, ossia gli enti che approvano il bilancio preventivo entro il 31 dicembre e il consuntivo entro il 30 aprile. Dall’ anno prossimo, per effetto di un emendamento alla Manovra 2019 presentato dal deputato Pd Luigi Marattin e approvato in commissione bilancio alla Camera, gli enti rispettosi delle scadenze fisiologiche della contabilità pubblica, così come previste dal Testo unico sugli enti locali (dlgs n.267/2000), saranno sgravati da tutta una serie di adempimenti burocratici. A cominciare dall’ obbligo di comunicare all’ Agcom le spese pubblicitarie effettuate nel corso di ogni esercizio finanziario, con tanto deposito di riepilogo analitico. Inoltre, gli enti che approvano il bilancio entro il 31 dicembre dell’ anno precedente all’ esercizio di riferimento (e il consuntivo entro il 30 aprile dell’ anno successivo) non dovranno adottare i piani triennali finalizzati a razionalizzare: le dotazioni strumentali delle postazioni di lavoro, le autovetture di servizio e i beni immobili ad uso abitativo o di servizio. E ancora. Per gli enti virtuosi niente obbligo di contenere le spese di missione (entro il tetto del 50% dei costi sostenuti nel 2009 e del 30% di quelli affrontati nel 2011) nonché le spese di acquisto, manutenzione e noleggio di autovetture (entro il tetto dell’ 80% della spesa 2009). Completa il quadro delle semplificazioni contabili, lo sgravio dall’ obbligo di attestare, in caso di acquisiti immobiliari, che si tratta di acquisti indispensabili e non dilazionabili. Infine, niente obbligo di ridurre, attraverso il recesso, le spese per locazione e manutenzione di immobili. Si tratta del secondo pacchetto di semplificazione per i comuni virtuosi che fa seguito al primo intervento taglia-oneri inserito, sempre ad opera di Luigi Marattin, nella Manovra d’ estate 2017 (dl 50). In quel caso gli enti in regola con le scadenze contabili venivano esonerati dall’ obbligo di contenere le spese per incarichi, consulenze, relazioni pubbliche. convegni, pubblicità, rappresentanza, sponsorizzazioni, formazione e finanche per l’ uso della carta. L’ emendamento alla Manovra 2019 fa sì che i benefici per i comuni virtuosi si applichino già agli enti che riusciranno a tagliare il traguardo dell’ approvazione dei preventivi entro fine anno. Il riferimento al «31 dicembre dell’ anno precedente all’ esercizio di riferimento» consente infatti di estendere gli effetti della norma anche ai municipi che approveranno il bilancio di previsione prima dell’ entrata in vigore della Manovra (1° gennaio 2019). Acquisti sul mercato elettronico. Viene innalzato da 1.000 a 5.000 euro il limite di importo oltre il quale le amministrazioni pubbliche sono obbligate a effettuare acquisti di beni e servizi facendo ricorso al mercato elettronico della p.a. (Mepa), lo strumento di e-procurement pubblico gestito da Consip per conto del Mef. Accelerazione degli investimenti regionali. Un emendamento di Marianna Madia, per accelerare gli investimenti regionali, consente agli enti, in aggiunta alle ordinarie facoltà assunzionali, di procedere, per il triennio 2019-2021, all’ assunzione a tempo determinato, mediante procedure selettive, di un contingente massimo di 50 unità di personale tecnico con qualifica non dirigenziale per lo svolgimento delle procedure disciplinate dal Codice dei contratti pubblici, comprese le attività di responsabile unico del procedimento e di componente delle commissioni giudicatrici. Camere di commercio. Un emendamento della deputata leghista Barbara Saltamartini sblocca le assunzioni nelle Camere di commercio che non siano oggetto di accorpamento o che abbiano completato il processo di fusione imposto dal dlgs n.219/2016, il quale prevede la riduzione degli enti camerali a 60 attraverso la rideterminazione delle circoscrizioni territoriali e la razionalizzazione delle sedi. Partecipate. Si allenta la stretta sulle società partecipate attraverso la restrizione del perimetro di applicazione del Testo unico Madia. Si prevede, infatti, che le norme del dlgs n.175/2016 non si applichino alle società controllate da società quotate in Borsa. La norma vigente fino ad ora parlava invece di società «partecipate», quindi una mera partecipazione societaria, ancorché non di controllo, sarebbe bastata ad escludere le società dall’ ambito di applicazione del Testo unico. Carta di identità elettronica. Vengono stanziati 750 mila euro a favore del ministero dell’ interno affinché stipuli convenzioni per ridurre costi e semplificare le modalità di richiesta, gestione e rilascio della carta di identità elettronica. Aeroporto di Reggio Calabria. Arrivano 35 milioni di euro in tre anni (15 mln per il 2019 e 10 per ciascuno degli anni 2020 e 2021) per la ristrutturazione e la messa in sicurezza dell’ aeroporto di Reggio Calabria. © Riproduzione riservata. FRANCESCO CERISANO

05/12/2018 – Il Sole 24 Ore –Edilizia e territorio
Codice appalti, grande ritorno per appalto integrato e massimo ribasso. Le novità nel Dl Semplificazioni

Massimo Frontera

Ridimensionato l’illecito professionale. Subappalto: la terna diventa facoltativa, meno responsabilità per l’aggiudicatario

Più spazio per appalto integrato e massimo ribasso. Vanno in questo senso le principali modifiche al codice appalti che si leggono nella bozza del decreto legge Semplificazioni che ieri è stata esaminata nel preconsiglio dei ministri in vista della prossima approvazione del Cdm. Il testo introduce rilevanti modifiche anche in materia di subappalto, procedura di aggiudicazione, illecito professionale e, più in generale, nelle cause di esclusione.
In prospettiva, il governo abbozza anche la prossima riscrittura del codice, mandando in soffitta – di fatto – il sistema della cosiddetta soft law e rispristinando il tradizionale assetto codice più regolamento attuativo (si veda l’articolo Codice appalti, pronto il Ddl delega: by by soft law, torna il pilastro codice-regolamento).
Massimo ribasso per manutenzioni e lavori con progetto esecutivo
Bastano poche frasi di modifica all’articolo 95 del codice (criteri di aggiudicazione) per aggiungere una novità molto rilevante sul massimo ribasso che viene introdotto come possibilità – a discrezione della stazione appaltante – per tutti gli appalti di lavori sottosoglia con progetto esecutivo e per tutti lavori di manutenzione ordinaria (ma non quelli di manutenzione straordinaria), sempre fino alla soglia comunitaria. In questi casi vanno applicate le regole sull’esclusione automatica delle offerte anomale (art. 97, commi 2 e 8). 
Di fatto, la soglia di importo per il massimo ribasso sale dagli attuali 2 milioni di euro (con progetto esecutivo) fino a 5,2 milioni: per tutti i lavori con progetto esecutivo e per tutte la manutenzioni ordinarie.
Articolo modificato: Articolo 95, comma 4, lettera “a”
Procedura negoziata elevata fino a 2,5 milioni
Altra novità forte è l’innalzamento della soglia della trattativa privata per l’affidamento dei lavori, che arriva a 2,5 milioni di euro rispetto all’attuale limite di un milione di euro. L’affidamento prevede l’invito, da parte della Pa, di almeno 15 operatori con un sistema di rotazione. La conseguenza – stima l’Ance in un primo commento a caldo delle novità in arrivo (si veda articolo a questo LINK) – è di includere nella procedura negoziata il 90% circa delle gare di lavori .
Articolo modificato: Articolo 36, comma 2, lettera “b” e “c”
Appalto integrato per tutte le manutenzioni ordinarie
Se lo schema di Dl dovesse essere confermato, si aprirebbe una nuova stagione per l’appalto integrato. Le amministrazioni pubbliche potranno infatti scegliere (ma non sono obbligate a farlo) di mandare in gara appalti con progetto definitivo relativi a «lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria», con l’unica esclusione delle manutenzioni straordinarie che prevedono «il rinnovo o la sostituzione di parti strutturali».
Il progetto definitivo dovrà prevedere «almeno» la relazione generale, l’elenco prezzi, il computo metrico-estimativo e il piano della sicurezza e coordinamento, con «l’individuazione analitica dei costi della sicurezza da non assoggettare a ribasso». Inoltre, «l’esecuzione dei predetti lavori può prescindere dall’avvenuta redazione e approvazione del progetto esecutivo», fermo restando però, il piano della sicurezza e coordinamento e l’individuazione dei costi della sicurezza (non ribassabili).
Articolo modificato: Articolo 23, comma 3-bis
Procedure aperte: esame delle offerte prima delle verifiche 
Nella procedura di gara sottosoglia (art. 35) si introduce un’altra novità (in vigore nei soli settori speciali). Anche questa – come l’appalto integrato sulle manutenzioni – non è un obbligo ma viene prevista come facoltà offerta alle amministrazioni. Nelle procedure aperte, le stazioni appaltanti potranno dare la precedenza all’esame delle offerte economiche rispetto alle verifiche dell’idoneità degli offerenti condotte sulla documentazione amministrativa. La novità – ripresa fedelmente dalle norme comunitarie – punta ad accorciare la fase delle verifiche iniziali che, nel caso di gare con molti offerenti, può richiedere vari mesi. Questa scelta va specificata nel bando.
In tal caso, le amministrazioni «garantiscono che la verifica dell’assenza di motivi di esclusione e del rispetto dei criteri di selezione sia effettuata in maniera imparziale e trasparente, indicando nei documenti di gara le modalità della verifica sugli offerenti, anche a campione, della documentazione relativa dell’assenza dei motivi di esclusione e del rispetto dei criteri di selezione». In sostanza le verifiche amministrative vengono eseguite solo sull’aggiudicatario, e, a campione, sugli altri concorrenti. Una bella differenza rispetto alla prassi attuale che prevede una verifica dei requisiti condotta a tappeto su tutti i concorrenti.
Subito dopo si legge la seguente frase: «Nel caso di applicazione dell’articolo 97, comma 8, sulla base dell’esito di detta verifica, si procede a ricalcolare la soglia di anomalia». Quest’ultimo riferimento – relativo al ricalcolo dell’anomalia a seguito dell’esclusione di offerte a seguito apre un dubbio sull’applicazione della norma, per il fatto che il riferimento normativo indicato (art.97, comma 8) riguarda il massimo ribasso e non anche l’offerta economicamente più vantaggiosa, criterio che – teoricamente – non si può escludere. In altre parole, non appare chiarissima l’intenzione del legislatore: se cioè la verifica della soglia di anomalia deve essere ricalcolata solo nel caso di aggiudicazione con il criterio del massimo ribasso oppure anche nel caso del criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa.
Articolo modificato: Articolo 36, comma 5
Dgue, possibile la deroga per le procedure telematiche
Tra le modifiche – sempre riferite agli appalti sottosoglia – il decreto legge introduce una deroga all’utilizzo del documento di gara unico europeo consentito ai «soggetti che gestiscono mercati elettronici ovvero che istituiscono e gestiscono un sistema dinamico di acquisizione per lavori, servizi e forniture. In alternativa al Dgue gli operatori potranno «predisporre formulari standard mediante i quali richiedere e verificare il possesso dei requisiti di cui all’articolo 80».
Articolo modificato: Articolo 36, nuovo comma 6-ter
Subappalto, niente obbligo di indicare la terna
Diventa facoltativa – e non più obbligatoria – l’indicazione della terna dei subappaltatori, da parte dell’impresa offerente. Nel caso, l’indicazione della terna va specificata nel bando di gara. Contestualmente, all’impresa offerente non viene più richiesto di dimostrare alla stazione appaltante l’assenza dei casi di esclusione (ai sensi dell’art. 80) dei subappaltatori.
Articolo modificato: Articolo 105, comma 6
Cause di esclusione/1. Niente esclusione per la condanna del subappaltatore
Il Dl Semplificazione include nell’articolo espressamente dedicato alle misure dedicate gli appalti sottosoglia anche una serie di rilevanti modifiche che riguardano l’articolo 80 del codice, che è dedicato alle cause dei esclusione dalle gare e ha, in quanto tale, una portata generale.
Una prima novità importante è l’eliminazione della causa di esclusione dell’appaltatore a seguito di una condanna del subappaltatore a seguito di «sentenza definitiva o decreto penale di condanna diventato irrevocabile». La disposizione si applica anche nel caso del subappaltatore indicato nella terna, che – con altra modifica – viene resa facoltativa e non più obbligatoria. Resta da capire come debba procedere l’impresa aggiudicataria nel caso in cui uno dei subappaltatori, o – in linea teorica – anche tutti quelli indicati, incorrano in una causa di esclusione. Se cioè l’impresa possa o debba sostituire – e come – il subappaltatore escluso (o i subappaltatori esclusi).
Articolo modificato: Articolo 80, comma 1
Cause di esclusione/2. Ridimensionato il grave illecito professionale
Una modifica di rilievo va nel senso di un ridimensionamento delle cause di esclusione per grave illecito professionale. L’attuale codice include in questa fattispecie (lettera “c” dell’articolo articolo 80, comma 5) varie cause che la direttiva Ue indica in modo separato. La riscrittura del Dl Semplificazioni “spacchetta” per così dire le varie cause di esclusione sottraendo al grave illecito i casi di tentativi dell’operatore economico di «influenzare indebitamente il processo decisionale della stazione appaltante o di ottenere informazioni riservate ai fini di proprio vantaggio» o l’indicazione, «anche per negligenza», di «informazioni false o fuorvianti suscettibili di influenzare le decisioni sull’esclusione, la selezione o l’aggiudicazione», o l’omissione delle «informazioni dovute ai fini del corretto svolgimento della procedura di selezione». In questo articolo il legislatore incorpora anche le false dichiarazioni, indicate in modo specifico nell’attuale lettera “f-bis” del comma 5, che il Dl invece cancella.
Un altro capitolo che viene derubricato dal grave illecito riunisce i casi in cui l’impresa «abbia dimostrato significative o persistenti carenze nell’esecuzione di un precedente contratto di appalto o di concessione che ne hanno causato la risoluzione per inadempimento ovvero la condanna al risarcimento del danno o altre sanzioni comparabili; su tali circostanze la stazione appaltante motiva anche con riferimento al tempo trascorso dalla violazione e alla gravità della stessa».
Articolo modificato: Articolo 80, comma 5, lettera “c”
Esclusione delle gare/1. Precisazione sulla sospensione di 5 anni 
Il decreto riscrive, in modo più esatto, il riferimento alle cause di esclusione dalle gare pubbliche dell’operatore economico per la durata di cinque anni, o comunque per la durata della condanna (articolo 80, comma 10). Nella nuova definizione si fa riferimento alla «sentenza penale di condanna definitiva», dove la novità è appunto la specificazione alla condanna “penale”, attualmente assente dal codice.
Articolo modificato: Articolo 80, comma 10
Esclusione delle gare/2. Linea morbida sulla sospensione di tre anni 
Più rilevanti le novità che riguardano il caso della sospensione dell’appaltatore per tre anni (sempre indicati all’articolo 80, comma 10, del codice). Nella riscrittura del testo, si perde il riferimento al caso di violazioni gravi sui versamenti fiscali e contributivi, rilevati attraverso il Durc, con la conseguenza che in questi casi, l’operatore economico sembrerebbe immune dall’esclusione. Importante l’indicazione della decorrenza della sospensione. Si specifica infatti che la sospensione per tre anni «decorre dalla data dell’accertamento del fatto in via amministrativa ovvero, in caso di sua contestazione in giudizio o di condanna, dalla data della sentenza non più soggetta ad impugnazione. Nel tempo occorrente alla definizione del giudizio la stazione appaltante deve tenere conto di tale fatto ai fini della propria valutazione circa la sussistenza del presupposto per escludere dalla partecipazione alla procedura l’operatore economico che l’abbia commesso».
Nulla cambia invece per l’eventuale informativa antimafia, che si conferma non espressamente indicata tra le cause di sospensione dagli appalti pubblici nei confronti dell’impresa interessata.
Articolo modificato: Articolo 80, comma 10
L’incentivo del 2% alla Pa torna “puro”: solo progettazione
Ritorno al passato per l’incentivo del 2% ai funzionari della Pa. La modifica introdotta dal Dl Semplificazioni esclude dall’incentivo le «attività di programmazione della spesa per investimenti, la predisposizione e controllo delle procedure di gara e di esecuzione dei contratti pubblici», e le sostituisce con le «attività di progettazione, coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed esecuzione, di verifica preventiva della progettazione», cioè le sole attività legate strettamente alla progettazione.
Articolo modificato: Articolo 113, comma 2
Settori speciali, verifica dell’anomalia nelle procedure aperte
Ritocchi alla procedura di selezione delle imprese nei settori speciali. Alla fine del comma 8 dell’articolo 133, si specifica che – nelle procedure aperte e nei casi in cui la stazione appaltante decida di esaminare prima le offerte economiche e poi di eseguire le verifiche sui requisiti di idoneità – il bando deve indicare «le modalità della verifica sugli offerenti, anche a campione, della documentazione relativa dell’assenza dei motivi di esclusione e del rispetto dei criteri di selezione». Nel caso di aggiudicazione con il criterio del massimo ribasso (articolo 97, comma 8), «sulla base dell’esito di detta verifica, si procede a ricalcolare la soglia di anomalia».
Articolo modificato: Articolo 133, comma 8
Concessioni/1. Niente obbligo di indicare la terna dei subappaltatori 
Anche negli appalti di concessione, l’indicazione della terna dei subappaltatori diventa una facoltà e non più un obbligo.
Articolo modificato: Articolo 174, comma 2
Concessioni/2. Il subappalto deve essere autorizzato dalla Pa 
Con un’altra modifica si introduce nelle concessioni l’obbligo di una specifica autorizzazione da parte della stazione appaltante dell’affidamento in subappalto di parte delle prestazioni del contratto. Confermato l’obbligo, per l’affidatario, di sostituire il subappaltatore incorsi nelle cause di esclusione indicate dall’articolo 80.
Articolo modificato: Articolo 174, comma 3

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05/12/2018 – Il Sole 24 Ore –Edilizia e territorio
Codice appalti/2. Pronto anche il Ddl delega: bye bye soft law, torna il modello codice-regolamento

Massimo Frontera

Un anno per sostituire il codice, entro l’anno successivo il regolamento attuativo. Al bando i «rinvii a strumenti di normazione secondaria»

Nuovo codice appalti entro un anno, seguito, entro un altro anno, dal regolamento esecutivo e attuativo, ed eventualmente entro i due primi anni di vigenza gli ulteriori correttivi o integrazioni. A prevederlo è lo schema di Ddl delega sulle Semplificazioni predisposto dal governo che oggi dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri insieme alle prime norme urgenti di modifica, inserite nel Dl Semplificazioni, anche questo all’esame del Cdm di oggi. Il nuovo codice, si legge nel testo, sarà adottato «con uno o più Dlgs», «sentita l’Anac» e previo parere di Consiglio di Stato e Conferenza unificata entro un anno dall’entrata in vigore del Ddl delega. Le disposizioni attuative, da emanare con uno o più Dpr, dovranno arrivare «entro 24 mesi», sempre dall’entrata in vigore del Ddl delega, che in un solo articolo condensa una serie di indicazioni. Una prima indicazione è una più stretta aderenza alle direttive comunitarie. Si prevede che la rubrica di ciascun articolo del nuovo codice debba indicare «il corrispondente articolo delle direttive europee di cui è data attuazione». La seconda indicazione è di rendere il codice il più immediatamente esecutivo possibile «limitando i livelli di regolazione superiori a quelli minimi richiesti dalle direttive europee».
Ma soprattutto, il nuovo codice suona come un ben servito alla soft law. Tra i «principi e criteri direttivi» indicati c’è infatti la raccomandazione di «eliminare i rinvii a strumenti di normazione secondaria diversi da quelli di cui al comma 3», cioè i decreti legislativi.
La conferma della volontà di cancellare la stagione delle linee guida dell’Anac arriva dalla lista di materie che il Ddl indica come prioritarie per la definizione del regolamento attuativo del codice appalti. Il regolamento dovrà disciplinare, le seguenti materie: nomina, ruolo e compiti del responsabile del procedimento; progettazione di lavori, servizi e forniture, e verifica del progetto; sistema di qualificazione e requisiti degli esecutori di lavori e dei contraenti generali; sistemi di realizzazione dei contratti e selezione delle offerte; categorie di opere generali e specializzate; direzione dei lavori e dell’esecuzione; esecuzione del contratto, contabilità, sospensioni e penali; collaudo e verifica di conformità; tutela dei lavoratori e regolarità contributiva; affidamento dei contratti di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, indagini di mercato, formazione e gestione degli elenchi di operatori economici; requisiti degli operatori economici per l’affidamento dei servizi di architettura e ingegneria; lavori riguardanti i beni culturali; contratti da svolgersi all’estero.
Non passa inosservato che alcune di queste materie sono state già regolamentate dall’Anac o dal ministero delle Infrastrutture. È il caso, per esempio della guida dell’Anac sul Rup, della direzione lavori e dell’esecuzione del contratto, oggetto di un decreto Mit. Anche il sottosoglia è stato regolamentato nel dettaglio dall’Anac con le linee guida n.4. E sulle categorie (generali e specialistiche) si è intervenuto con il decreto sulle cosiddette categorie “superspecialistiche”. Anche le norme attuative sui beni culturali sono già state regolate con un provvedimento ad hoc, in vigore.
Si è inoltre lavorato – senza che però provvedimenti o linee guida siano ancora usciti – anche sul tema della progettazione: lo schema di Dm Mit sui livelli di progettazione è al rush finale (in un comitato ristretto insediato al Mit), mentre il decreto ministeriale “collegato” sulla progettazione semplificata (fino a 2,5 mln) viene di fatto superato dal Dl Semplificazione che introduce le prime modifiche sul codice appalti (si veda articolo a questo LINK).
Nuovi sono invece il tema della «tutela de lavoratori e regolarità contributiva» e quello dei «lavori all’estero», che il nuovo regolamento dovrà affrontare. Un tema che invece il regolamento non affronterà – perché non indicato nel Ddl delega – è quello della qualificazione delle stazioni appaltanti, una delle grandi incompiute dell’attuale codice, e – al momento – grande assente del prossimo codice.

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05/12/2018 – Il Sole 24 Ore –Edilizia e territorio

Ascesa e crollo di Mantovani: ecco gli atti del concordato. Piano entro fine marzo

Alessandro Arona

Dagli anni d’oro del Mose, all’arresto di Baita, alla dura realtà di oggi: il documento del 15 novembre con la richiesta di concordato

Il Tribunale di Padova ha accolto il 22 novembre la richiesta di concordato in bianco presentata da Mantovani il 15 novembre, e ha anche accolto la richiesta di avere fino a 120 giorni di tempo per presentare il piano concordatario di rilancio (la scadenza è a fine marzo).
Le cause della crisi, spiega la società di costruzione nella richiesta al Tribunale, sono un mix micidiale di crisi di mercato, banche che non si fidano più (in generale dei costruttori e in particolare di Mantovani), inchieste della magistratura e successivi commissariamenti, blocco di tutte le operazioni acquisite negli anni passati nel project financing e sostanziale estromissione dal completamento del Mose.
L’ultimo bilancio chiuso è quello del 2016, ed è già un disastro: il fatturato crolla in due anni dai 378 milioni di euro del 2014 a 180 mln nel 2015 e 116,4 milioni nel 2016, con risultato netto negativo per 9 milioni nel 2015 e a -78 milioni (il 67% del fatturato) nel 2016.
La relazione al Tribunale, pur povera di dati, è la cronaca dell’ascesa e caduta di un’impresa che nel 2001 fatturava 90 milioni, specializzata in lavori marittimi, nel 2008 è arrivata a 503 milioni, è rimasta sopra i 400 fino al 2014 e poi è scesa in due anni a 116 e mega-buco di bilancio.
Gli anni d’oro sono quelli della legge obiettivo, dei project financing “facili” (soltanto nella fase di promozione, però), delle banche con i rubinetti aperti. E soprattutto: del Mose.
La Mantovani guidata da Piergiorgio Baita acquisisce via via quote, anche da Impregilo, e diventa l’impresa numero uno dell’opera. La società, negli anni della crescita economica e della legge obiettivo, punta sulla capacità di essere general contractor e concessionario di costruzione e gestione, diventando promotore (con prelazione) di tutte le autostrade in Pf lanciate dall’allora presidente della Regione Veneto Giancarlo Galan (poi condannato in via definitiva per corruzione proprio per la vicenda Mose). Realizza e gestisce tra l’altro l’ospedale di Mestre con Astaldi, ma quasi tutte le autostrade in pf (era anche nella Orte-Mestre) vengono messe in un cassetto con la crisi economica dal 2008.
La svolta in negativo è però il 28 febbraio 2013, quando Baita viene arrestato per frode fiscale (fatture false) e corruzione. La società sostituisce i vertici in pochi giorni, e nomina presidente un ex questore, Carmine Damiano. Ma nonostante questo – si legge nella relazione – la società è costretta a subire una “reazione ambientale”, nessuno cioè si fida più della Mantovani. Dunque viene estromessa da gare o contratti, subisce sentenze avverse, e dal 2014 la nomina al Consorzio Venezia Nuova gli rendono la vita impossbile.
Mantovani tenta la strada dell’estero, vince anche commesse, ma non riesce a firmare contratti perché le banche non rilasciano garanzie.
Il credit crunch comporta la fuga delle banche dalle costruzioni e dal project financing, e quasi tutti i progeti di concessioni si bloccano. «Una parte assolutamente importante del portafoglio lavori che mantovani si era costituita nel 2006-2011 si trovava incagliato o congelato». Portafoglio che era arrivato a tre miliardi di euro negli ann scorsi, e che a fine 2017 valeva 740 milioni.
Mantovani lamenta un «atteggiamento di sostanziale chiusura da parte dei commissari del CVN nei confronti della prosecuzione dei lavori del Mose» e vverso la stessa Mantovani.
Nel marzo 2016 riescono comunque a presentare un piano industriale con cessione di asset ristrutturazione del debito, e ad agosto 2016 riescono a ottenere dalle banche nuova liquidità per 20 milioni e un accordo di moratoria e standstill.
Nel 2017 tuttavia i commissari CVN e il Provveditore alle opere pubbliche bloccano in sostanza i lavori del Mose, e le imprese aprono il contenzioso giudiziario vero e proprio che è ancora in corso.
Le banche stesse a questo punto si irrigidiscono. Con i commissari si firmano accordi parziali, poi «disattesi», scrive la società.
A inizio 2018 vengono licenziati 124 dipendenti. L’8 giugno viene ceduto il ramo d’azienda costruzioni (e nasce la Coge Mantovani), e dunque oggi la Mantovani che va in concordato è ormai un guscio quasi vuoto, con soli 11 dipendenti, chenon gestisce più lavori ma partecipazioni societarie, immobili di proprietà, progetti infrastrutturali bloccati (tipo la Ragusa-Catania in pf). © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

05/12/2018 – Il Quotidiano

Atto d’accusa di Salini: “Cinquemila posti bloccati dalla burocrazia”

“Mi salvo con l’estero”. Sul Terzo Valico nuovo ultimatum degli imprenditori. Altro stop per la Tav

di ALESSANDRO FARRUGGIA

Ultimo aggiornamento il 5 dicembre 2018 alle 0Pietro Salini (Ansa)

Roma, 5 dicembre 2018 – La scelta di parlare nel cantiere del Terzo Valico a Fegino, vicino Genova. Accanto a lui l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco, il governatore della Liguria Giovanni Toti, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, il viceministro alle Infrastrutture, Edoardo Rixi. E centinaia di lavoratori. Quello di Pietro Salini, ad di Salini Impregilo, un gruppo che fattura 6.5 miliardi di euro, è un accorato sfogo di un imprenditore che chiede di fare il suo lavoro.

“Non vogliamo sovvenzioni o favori – attacca – vogliamo lavoro per noi e le nostre famiglie. Nel resto del mondo opere simili le facciamo in 4-5 anni, lavoriamo in 55 paesi e in 54 si fa così. Ma in Italia no”. Già, l’Italia. “Abbiamo in Italia una percentuale di fatturato piccola, circa il 7%. È questa la ragione per la quale siamo sani: chi lavora solo in Italia sta affrontando difficoltà gravissime. Sono in gioco migliaia di posti di lavoro”. “Per spirito di servizio” Salini si dice anche pronto “a fare il più in fretta possibile il nuovo ponte di Genova, ma se anche vincesse un mio concorrente sarei felice lo stesso per la città: l’importante è fare presto”. Cosa quasi impossibile, nel Belpaese.

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“La cosa più pazzesca – si infervora l’ad – è che il contratto è del 1992, ma si sta ancora discutendo se il Terzo Valico si fa o no, a galleria quasi fatta. Questo è un cantiere che deve finire perchè serve al Paese, e perché serve a dare lavoro”. E non metaforicamente. “Oggi noi da soli con i lavori già firmati – ha spiegato –potremmo offrire 5mila posti. E invece non lo possiamo fare per questioni burocratiche. I soldi sono stati stanziati, ma non bastano gli annunci bisogna dare gli stipendi”. “Dobbiamo decidere che il Terzo Valico va avanti a palla – ha rincarato la dose – e avremo 2.200 persone assunte domattina, che con l’indotto diventeranno 6-7 mila. Mi vergogno, come imprenditore, di non poter assicurare a tutti gli operai che il loro lavoro possa continuare. Dobbiamo chiedere con forza che questo lavoro, che è un lavoro importantissimo per il Paese, non sia messo in discussione da nessuno”. Gli danno ragione Sala e Toti, l’arcivescovo Bagnasco dice che non portare avanti il Terzo Valico “sarebbe un suicidio” e il viceministro leghista Edoardo Rixi promette: “Sono certo che l’opera si farà”.

Chissà . Per adesso il ministero non ha ancora dato il via libera ai fondi per il quinto lotto – 1.65 miliardi già stanziati – e non si sa se e quando lo farà a causa “dell’analisi costi-benefici”. La stessa che sta bloccando la Tav Torino-Lione. Il ministro Danilo Toninelli ha annunciato che lunedì ha siglato con la sua omologa di Parigi “una lettera per chiedere a Telt, il soggetto attuatore, di pubblicare oltre la fine del 2018 i bandi attesi a dicembre”. Un rinvio che “congela ogni aspetto della procedura” spiegano fonti del ministero. Per quanto, nessuno lo sa. Siamo in Italia, dopotutto.

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05/12/2018 – Il Sole 24 Ore –Edilizia e territorio

Astaldi, in campo due fondi internazionali per il prestito ponte da 150 milioni

Carlo Festa

Si tratta del colosso americano Fortress e del (meno noto in Italia) gruppo finanziario Sound Point Capital

Sono restati due fondi internazionali in campo per concedere al gruppo italiano Astaldi il prestito ponte da circa 150 milioni di euro, necessario a garantire la continuità aziendale.

Si tratta, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, di due gruppi attivi negli investimenti alternativi: il colosso americano Fortress da una parte e dall’altra il gruppo finanziario Sound Point Capital. Quest’ultimo investitore, meno noto in Italia, rispetto a Fortress, è un fondo di New York specializzato nella concessione di prestiti con capitali in gestione nel mondo per oltre 10 miliardi di dollari.

Da circa un mese sono in corso a Londra colloqui con vari «alternative lenders», opzione che è stata preferita rispetto alle trattative con il ceto bancario per ottenere il prestito ponte: si sarebbe ora arrivati a una scrematura delle proposte. Il dossier era infatti arrivato ad altri fondi come Elliott, Apollo. Alchemy Capital e Tpg.

Ma l’operazione, al di là dell’investitore che sarà preferito, è ancora tutt’altro che conclusa e la strada ancora complessa. Il prestito, che sarà erogato in tranche graduali, dovrà infatti essere preso in esame dei commissari straordinari e deve soprattutto ottenere l’autorizzazione del tribunale fallimentare.

Intanto prosegue il lavoro della società romana per presentare il piano di ristrutturazione al Tribunale di Roma. Continuano i lavori degli advisor di Astaldi, in concordato preventivo, per definire una proposta di rinegoziazione dei debiti con i creditori e uscire dalla procedura fallimentare. Stando agli ultimi rumors , però, sembra che i tempi si allungheranno di un paio di mesi rispetto alla scadenza ordinaria del 13 dicembre.

Sul tavolo c’è l’offerta di Salini Impregilo per il portafoglio ordini con l’opzione di scindere la società in due tronconi: da un lato il portafoglio ordini e le attività in bonis, dall’altro le commesse e i debiti in via di ristrutturazione.

Il tutto, condito da un aumento di capitale fino a 300 milioni di euro a cui parteciperebbero, oltre che la famiglia Astaldi, anche altri players internazionali di settore, quali i giapponesi di IHI Coproration, già alleati commerciali di Astaldi, per un riassetto societario che sarà molto probabilmente stravolto.

Nel frattempo, l’associazione comitato bondholders Astaldi, che raduna oltre 500 investitori e rappresenta più del 10% degli obbligazionisti rimasti incastrati coi bond Astaldi 7,125% 2020 e Astaldi convertibil 4,875% 2024, ha dato mandato allo Studio Legale Legance Avvocati Associati per la presentazione del ricorso per la nomina del rappresentante comune degli obbligazionisti della Astaldi, ai sensi dell’articolo 2417, secondo comma, del Codice Civile.

Il ricorso verrà presentato nei prossimi giorni al Tribunale di Roma. Il Comitato rappresenta gli obbligazionisti che hanno in mano uno dei due bond di Astaldi, per 50 milioni di obbligazioni al 2020. Il bond avrebbe dovuto pagare cedola in questi giorni.

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