Rassegna stampa 28 novembre 2018

27/11/2018 16.19 – RADIOCOR

Terna: Ferraris, nel piano 600 milioni di investimenti per la rete in Sicilia

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Palermo, 27 nov – Per gli investimenti in Sicilia ‘ci sono circa 600 milioni di euro, di cui abbiamo parlato in occasione della presentazione del piano industriale sei mesi fa, che confermiamo”. Lo ha detto Luigi Ferraris, amministratore delegato di Terna, a margine della cerimonia di consegna da parte dei vertici della Regione siciliana dei decreti di finanziamento per centoventi milioni di euro relativi all’efficientamento energetico di edifici provinciali, comunali e delle reti elettriche dell’Isola. “La Sicilia ha bisogno di interventi che consentano di rafforzare la dorsale di collegamento Oriente e Occidente a 380 Kv per ridurre i problemi di congestione e per favorire l’integrazione delle rinnovabili che gia’ ci sono e che si prevedono in crescita. C’e’ dunque bisogno di rafforzare la rete, renderla piu’ resiliente e favorire lo sfruttamento delle rinnovabili esistenti oltre che risolvere alcuni problemi di congestione e di sovraccarico che abbiamo in zone come Palermo dove faremo interventi di razionalizzazione oltre che di interventi mirati a migliorare la sostenibilita’ per esempio interrando cavi laddove e’ tecnicamente fattibile da un punto di vista economico’. Ferraris ha chiarito anche lo stato dell’arte dei progetti in corso nell’isola: ‘Ci sono due livelli: in un caso (l’elettrodotto Chiaramonte Gulfi-Ciminna fermato dalla giustizia amministrativa, ndr) e’ prevista la reiterazione del procedimento di autorizzazione che speriamo si possa fare in tempi stretti. Nell’altro caso (l’elettrodotto Paterno’-Priolo, ndr) stiamo proseguendo come da programma e ci aspettiamo di poter cantierizzare a partire dall’anno prossimo’. Nam

27/11/2018 16.19 – Utilitalia

Aiuti di stato: la Commissione europea ha approvato il piano francese volto ad incentivare l’installazione di impianti ad energia solare innovativi del valore di €600 milioni

L’obiettivo della misura è quello di incoraggiare la produzione di energia elettrica rinnovabile nello stato francese. A tal fine saranno messi a disposizione circa 600 milioni di euro, che porteranno ad un aumento di capacità di circa 350 Megawatt.

Le risorse sono pensate per installazioni solari innovative collocate sia a terra che su edifici, in grado garantire una capacità tra i 100 kilowatt e i 5 megawatt. I beneficiari saranno selezionati attraverso apposite gare d’appalto.

Il sostegno sarà erogato sotto forma di tariffe di alimentazione oppure mediante la corresponsione di un premio superiore al prezzo di mercato per un periodo di 20 anni.

Come confermato dal Commissario Vestager: “Il nostro futuro sarà alimentato da energia rinnovabile. L’iniziativa francese, che la Commissione oggi sta approvando, incoraggerà gli investimenti nel settore degli impianti solari. Ciò contribuirà alla transizione francese verso forniture di energia eco-sostenibili a bassa emissione di carbonio in linea con gli obiettivi europei e le norme in materia di aiuti di stato”

28/11/2018 – La Nuova Ferrara

Illuminazione pubblica Colossi francesi, Enel e big locali contro Hera

appalto da 96 milioni L’ illuminazione pubblica della città fa gola ai colossi nazionali e internazionali del settore. Al super-bando con una base d’ asta di 78 milioni per 18 anni, che salgono a 96 con l’ Iva, si sono infatti presentate cinque cordate “pesanti”. Assieme a Hera Luce, il gestore uscente del servizio, gareggiano infatti gli emiliani capeggiati da Cpl Concordia; Enel sole assieme alla mantovana Tea e alla ferrarese Sitie; la cordata guidata dalla filiale italiana del colosso francese Engie, con Ciro Menotti Ravenna e Sgargi Bologna; e infine la cordata a guida della parigina Citelum.L’ appalto parte appunto da una dotazione di base di 78 milioni (96 con Iva, infatti in bilancio sono previsti 5,254 milioni di euro l’ anno), dei quali 27 da spendere per investimenti sugli impianti e installazione in tutti i punti luce di lampadine led.Si tratta del primo appalto per i servizi pubblici locali che arriva a questo punto, in città. La procedura è rigorosa e prevede una serie di passaggi che potrebbero far slittare l’ aggiudicazione anche ai primi dell’ anno prossimo, con la conseguente proroga per l’ attuale gestore. A contribuire ad allungare i tempi c’ è stata anche la richiesta d’ integrazioni all’ offerta di una delle cordate che, dopo la valutazione da parte della commissione, è stata infine allineata con le altre. In attesa di valutare nel concreto i benefici per i consumatori da eventuali offerte al ribasso, c’ è da annotare come la concorrenza sia stata molto qualificata. — DIRITTI RISERVATI.

28/11/2018 – MF
Gas, 2i rinuncia alla sospensiva sulla gara di Milano

Nuovo capitolo nella (lunga) storia della gara del gas del Comune di Milano. 2i Rete Gas (F2i) ha rinunciato all’ istanza di sospensiva presentata alla Camera di Consiglio lo scorso ottobre. L’ atto si spiega con l’ accordo raggiunto tra Unareti (A2A) e il Comune di Milano, in base al quale si sarebbero impegnati a non stipulare il contratto di servizio sino alla sentenza di primo grado (attesa dopo l’ estate). Il che significa che si proseguirà in regime di continuità, quindi sulla base del vecchio contratto, facendo così venir meno la possibilità che sia applicata la nuova tariffa a partire da gennaio 2019. Alla base di questo accordo tra A2A e Palazzo Marino vi sarebbe il ricorso presentato da Unareti contro il valore attribuito agli asset da parte della stazione appaltante. La questione dovrebbe essere discussa il prossimo 20 giugno, mentre due settimane prima, il 6, si terrà la discussione in Tribunale sul merito del ricorso fatto da 2i Rete Gas. Insomma, Milano continua a mancare l’ appuntamento e altrove le cose non vanno meglio. Dal rinvio di 6 mesi per l’ atem di Bergamo 3 a quello di un anno per Cremona. Una siuazione che ha indotto alcuni addetti ai lavori a pensare che le gare potrebbero non paritre mai. (riproduzione riservata) NICOLA CAROSIELLI

28/11/2018 – Il Sole 24 Ore
Negli appalti la clausola sociale dei contratti leader fa da supplente

GARE PUBBLICHE
Per il Consiglio di Stato prevale quella del contratto del subentrante, se prevista Da rimuovere l’ asimmetria di informazioni tra impresa uscente ed entrante
La clausola sociale contenuta nei contratti “leader” vincola i soggetti che subentrano in un appalto pubblico solo se le intese collettive già applicate da tali soggetti non disciplinano in alcun modo l’ istituto. Questo il parere del Consiglio di Stato (osservazioni numero 2703/2018) sulle linee guida redatte da Anac in merito al nuovo codice degli appalti (Dlgs 50/2016). L’ articolo 50 del codice impegna le stazioni appaltanti a inserire nei bandi di gara per appalti di servizi l’ obbligo per l’ aggiudicatario di garantire la stabilità occupazionale del personale impiegato (rinviando alle clausole previste dai contratti collettivi firmati da soggetti comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale). La norma, secondo i giudici amministrativi, va letta tenendo conto del complessivo assetto in cui si inserisce la libertà sindacale nel nostro ordinamento. In tale ottica, la clausola sociale inserita in un bando di gara per iniziativa della stazione appaltante può essere efficace, nel suo assetto concreto, solo in via suppletiva, ossia nel caso in cui l’ imprenditore offerente non abbia sottoscritto alcun contratto collettivo, ovvero sia parte di un contratto collettivo che delle clausole sociali si disinteressa. Se, invece, l’ impresa ha sottoscritto un contratto collettivo che disciplina una clausola sociale, i contenuti che devono essere osservati sono quelli previsti dal contratto collettivo stesso. Questa lettura, ove fosse accolta dall’ Anac, depotenzierebbe molto la finalità della norma, che è quella di valorizzare le clausole stabilite dai cosiddetti contratti leader, cioè quei «contratti collettivi di settore di cui all’ articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015 numero 81» stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale (o dalle loro rappresentanze aziendali). Il Consiglio di Stato rileva poi l’ esigenza di rimuovere l’ asimmetria di informazioni che si può creare tra impresa uscente e quelle che intendono subentrare in un servizio, rinforzando il diritto di queste ultime di chiedere informazioni sulle attività oggetto della gara. Se tali informazioni sono in possesso della stazione appaltante, è applicabile l’ istituto generale del diritto di accesso, che consente all’ interessato di averne conoscenza. Se, invece, si tratta di informazioni di cui è in possesso solo l’ imprenditore uscente, secondo il Consiglio di Stato è rintracciabile nel sistema un obbligo di renderle note che prescinde da specifiche disposizioni contrattuali, derivante dalla previsione degli articoli 1375 (il contratto deve essere eseguito secondo buona fede) e 1175 del codice civile (le parti devono comportarsi secondo correttezza). Infine, i giudici amministrativi raccomandano di prevedere che l’ offerta contenga un vero e proprio “piano di compatibilità” o “progetto di assorbimento”, nel senso che essa deve illustrare in quale modo concretamente l’ offerente, ove aggiudicatario, intenda rispettare la clausola sociale. Con questo piano, quindi, il concorrente dovrebbe spiegare come, e in che limiti, la clausola stessa sia compatibile con l’ organizzazione aziendale da lui prescelta. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Giampiero Falasca

28/11/2018 – Italia Oggi
Opere pubbliche, presa in giro

Conte vuol bloccare quelle in corso per farne delle altre che richiedono 4 anni per partire
Proposta la precedenza alle opere per la difesa del suolo
C’ è sempre, sullo sfondo, una questione non chiarita se non con la leggera coperta del cosiddetto contratto, di cui contano più le cose non dette, gli accenni fugaci, le espressioni equivoche che le cose espresse con una certa passabile chiarezza. Si tratta dell’ abissale differenza politico-ideologica tra la Lega e la scombinata combriccola a 5Stelle, diretta secondo idee e ipotesi fornite dall’ ombra milanese di Davide Casaleggio, ben meno lucido del suo dante causa (espressione tecnica che designa il de cuius, ciò colui che lascia l’ eredità) Gianroberto. L’ asse costituito dal governo nato il 1° giugno 2018 è di metallo flessibile e, al contempo, fragile: si avvicina, ora dopo ora, il momento in cui la sua resistenza verrà meno spingendo tutti al si salvi chi può. Anche se sin da ora sembra facile immaginare che potranno salvarsi molto di più i seguaci di Salvini che i seguaci del povero Di Maio alle prese con le contraddizioni insanabili di una condizione umana definitasi nel magma campano, nel quale le compromissioni sono la regola. L’ immacolata trasparenza l’ eccezione. E quanta dinamite sia celata sotto la superficie dei corridoi governativi lo mostra in modo inconfutabile una constatazione di attualità. In coerenza con le scelte tecnico-infrastrutturali nel mondo avanzato, il Nord Italia s’ è dotato di decine di inceneritori-termovalorizzatori che lavorano bene (e che, dato di ieri, tutti insieme, in un anno, inquinano meno e producono meno diossina di quanto ne producono i napoletani con i loro botti della notte di Capodanno), producono energia e teleriscaldamento e riducono la bolletta energetica e la Tari dei cittadini. È naturale (e anche politicamente vincente) l’ idea che occorrano altri impianti del genere nel centro, nel Sud e nelle isole, in modo che un bel giorno si attui anche nella penisola il principio per il quale ognuno, nell’ ambito della propria comunità (definita in termini socio-demografici ottimale), tratti ed elimini i propri rifiuti. Fra l’ altro, è il Nord che s’ è dotato degli impianti necessari per distruggere i rifiuti sanitari e ospedalieri. Ebbene, il giovane Di Maio, dall’ evanescente esperienza di studi e lavorativa, si oppone all’ ipotesi ventilata dal suo partner di governo Salvini, con affermazioni false e fuorvianti sulla obsolescenza del sistema e sulla validità dell’ ipotesi di un ciclo virtuoso di differenziazione dei rifiuti e di loro riciclaggio pulito. Come dimostra il caso di Roma una utopia foriera di danni immediati alla salute dei cittadini. Del resto, i rifiuti di una grande città come Napoli, caduta nelle mani del neosanfedismo, getta dalla finestra ogni anno milioni di euro non prodotti da cittadini napoletani (ma dai contribuenti del resto d’ Italia) nel pozzo senza fondo della spedizione via mare di tutti i rifiuti del Comune in Olanda, una nazione che, ovviamente, col materiale italiano produce energia e acqua calda, e registra crescenti aumenti di utili e, in definitiva, di pil. La Corte dei conti partenopea non ha nulla da dire in proposito? Ma c’ è un altro aspetto del problema che viene intenzionalmente sottaciuto anche dal ministero dell’ ambiente e dal suo ministro-carabiniere forestale: si tratta della contrarietà della camorra all’ esercizio ordinato del ciclo dei rifiuti con destinazione inceneritore-termovalorizzatore pubblico. L’ attuale situazione consente e, di fatto, autorizza, tutte le attività «border line» che, alla fine, producono i «fuochi». Quando l’ interramento nei siti della camorra diventa impossibile per saturazione, gli uomini del crimine bruciano tutto per recuperare agibilità (dei siti) e attività illegali. La grande ipocrisia che presiede al rifiuto della modernità razionale è coperta dal silenzio colpevole (ma indotto anche perché metterebbe a rischio la vita di qualsiasi giornalista potesse e volesse descrivere questo fenomeno criminale che non è, ovviamente, ristretto alla Campania, ma riguarda tante altre regioni del Sud e la Sicilia) e dalle affermazioni (insostenibili sul piano scientifico) di presunti esperti che per una comparsata tv sono pronti a sostenere qualsiasi teorica, anche la più bislacca. E che ci sia un atteggiamento discutibile nei confronti del crimine, lo conferma il «condono Ischia», nel quale non è previsto l’ incondonabilità soggettiva. Cioè l’ impossibilità per un imputato del reato di criminalità organizzata di condonare il proprio abuso finché una sentenza definitiva della Corte di cassazione non ne dichiari l’ innocenza. E, credetemi, non si tratta di un refuso o di una casuale dimenticanza. Ovviamente, l’ aspetto che abbiamo trattato, nell’ economia dei rapporti di governo, è marginale. Di fondo, c’ è l’ irresponsabile indifferenza del mondo grillino rispetto al problema degli investimenti e della difesa del pil. Mediante il blocco delle infrastrutture in costruzione, avremmo migliaia di disoccupati, milioni di risarcimento alle imprese bloccate nei lavori, milioni all’ Unione europea per la restituzione dei finanziamenti anticipati. È tanto indifferente al pil e all’ occupazione, il mondo grillino (quello che ha prodotto il cosiddetto «decreto dignità», causa unica e determinante della crisi dei contratti a tempo determinato e di quelli a tempo indeterminato) che nel contesto dell’ avventurosa rimodulazione delle spese della legge di Stabilità 2019 (a seguito della bocciatura europea e al tentativo di una mediazione inconsistente di alcuni furbetti del quartierino governativo), che il primo ministro Conte lunedì sera, dopo l’ ennesimo vertice (che ripropone il rituale decadente e opaco della prima Repubblica), nell’ affermare il rilancio degli investimenti li ha collocati sulla linea della difesa del suolo e della messa a norma antisismica dei vecchi edifici. La cosa significa che mentre si bloccano i lavori in corso e i programmi già approvati, si punta su lavori che non potranno essere realizzati prima di 4 anni, tra tempi di rilievi sopralluogo, di progettazione e perizie, di appalto (con le impraticabili procedure inventate dal Delrio e compagnia cantante) ed esecuzione. Insomma, mettiamo sul lastrico alcune decine di migliaia di lavoratori oggi, in cambio di posti di lavoro possibili tra 4 anni. Il fragile e flessibile metallo di cui è costituito l’ asse di governo – è chiaro- presto si spezzerà. © Riproduzione riservata. DOMENICO CACOPARDO

28/11/2018 – Italia Oggi
Dl Genova, Ceriscioli firma ricorso per illegittimità costituzionale

A detta del governatore delle Marche la la legge non rispetterebbe la Costituzione perché non prevede l’intesa con le Regioni su materie concorrenti

Il presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, ha firmato questa mattina il ricorso per illegittimità costituzionale del Decreto Genova, convertito in legge, nella parte che toglie l’intesa tra le Regioni colpite dal sisma e lo Stato, per tutti gli atti del Commissario straordinario. “Noi vogliamo affermare un diritto che riteniamo spetti ai nostri cittadini. Il governo ha fatto questa scelta, a nostro giudizio sbagliata, e confidiamo che la Corte Costituzionale riconosca l`illegittimità di questo atto – spiega il presidente Ceriscioli – La legge non rispetta la Costituzione perché non prevede l’intesa con le Regioni su materie concorrenti, come previsto dagli articoli 117 e 118 che sanciscono il principio di leale collaborazione tra istituzioni. E` impossibile ricostruire senza la partecipazione dei territori, noi crediamo che questo percorso vada fatto insieme”.

28/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Ponte Genova: nominati sette esperti per aiutare Bucci a valutare i progetti

A.A.

Decreto numero 9. Bucci prevede tempi record: entro il 4 dicembre valutazione tecnica, dal 3 negoziazione, dal 15 avvio demolizione

Il sindaco di Genova, Marco Bucci, commissario alla ricostruzione, ha firmato questa mattina un decreto con il quale costituisce un «Collegio di esperti indipendenti per il supporto al Commissario straordinario nella valutazione delle proposte pervenute» entro la scadenza di ieri alle 12 per la demolizione e ricostruzione del Ponte Morandi. Il collegio è formato da sette «esperti indipendenti, con specifiche competenze negli ambiti che afferiscono all’oggetto della consultazione di mercato».
Ecco i nomi decisi da Bucci, e contenuti nel decreto: Gianni Bartoli, università d Firenze; Enrico Bona, università di Genova; Pietro Croce, università di Pisa; Diego Carlo Lo Presti, università di Pisa; Mario Manassero, Politecnico di Torino; Stefano Pinasco, direttore Infrastrutture e Difesa del suolo del Comune di Genova; Sergio Scanavino, Istituto italiano della saldatura.
I sette esperti svolgeranno il loro compito a titolo gratuito, salvo rimborso spese. Spetta ai commissari, al momento dell’accettazione dell’incarico, dichiarare obbligatoriamente l’inesistenza delle cause di incompatibilità e di astensione di cui al Codice appalti e l’insussistenza di situazioni di conflitto di interesse.
I tempi sono molto stretti: il decreto 9 chiarisce che il compito dei sette esperti è affiancare subito il commissario nella fase di “consultazione del mercato”, per valutare cioè le proposte e i progetti presentati ieri. Bucci ha spiegato oggi che «Una volta concluso il lavoro di analisi inizierà quello di negoziazione. La settimana del 3 dicembre sarà quella della negoziazione, e il 15 dicembre voglio le gru sul ponte» (per la demolizione). «Il collegio – ha aggiunto – mi darà le informazioni tecniche con una relazione sulle caratteristiche principali dei progetti, su quella sceglieremo». Questo significa che il collegio dovrà esaminare le proposte (tra 10 e 20 ha detto Bucci) e fare una relazione su ciascuna entro 4-5 giorni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

 

28/11/2018 – La Stampa
Ponte Morandi, interrogato l’ad di Autostrade Castellucci: pronto a un passo indietro
Indagato per la tragedia del 14 agosto. Aumentano le voci su possibili cambi al vertice

MATTEO INDICE

GENOVA. Si è concluso alle 11 l’interrogatorio di Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, indagato insieme ad altre 20 persone per il crollo del Ponte Morandi, che ha causato 43 vittime il 14 agosto. Castellucci viene ascoltato in Procura dai pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno – titolari dell’inchiesta per omicidio colposo plurimo, omicidio stradale, disastro e attentato alla sicurezza dei trasporti – ed è assistito dal suo legale di fiducia, l’ex ministro della Giustizia Paola Severino. Il manager ha scelto di rilasciare dichiarazioni spontanee, avvalendosi sul resto della facoltà di non rispondere. Soprattutto: il confronto con i magistrati arriva nelle stesse ore in cui trova nuove conferme da fonti di Autostrade l’indiscrezione d’un suo imminente passo indietro dalla guida della società, per rimanere ad della holding Atlantia, impegnata nella nuova avventura spagnola dopo l’acquisizione del gigante delle infrastrutture Abertis insieme al gruppo Acs-Hochtief. La Stampa nelle settimane successive al crollo aveva rivelato come Castellucci fosse pronto a compiere un passo indietro non appena si fossero definite le principali emergenze legate al crollo e alla sistemazione degli sfollati. Quel momento pare arrivato, sebbene l’azienda lasci filtrare che già in un cda del 3 agosto, quindi prima del disastro, si era delineata una sorta di road map sul suo futuro.

Gli addebiti penali

L’avviso di garanzia al top manager non è stato soltanto un atto dovuto, ma legato a una seduta del consiglio d’amministrazione di Aspi avvenuto il 12 ottobre 2017. In quell’occasione il cda approvò un progetto di ristrutturazione dei tiranti, il cui cedimento è ritenuto la principale causa del collasso, dal valore di oltre 20 milioni. I lavori sarebbero dovuti partire nell’autunno di quest’anno dipo essere stati rinviati dal 2015, e le varie dilazioni si sono rivelate fatali. Nel corso di quell’assemblea i dirigenti tecnici illustrarono al management alcune questioni di sicurezza inerenti il Morandi, e l’obiettivo degli investigatori è capire se Castellucci fosse a conoscenza o meno dei rischi che correvano gli utenti nel percorrere ogni giorno il viadotto.

Le audizioni al Mit e le interviste: “Dai tecnici rassicurazioni infondate”

Finora l’ad ha rilasciato poche dichiarazioni sulle cause dello scempio e in generale sull’indagine. A settembre era stato sentito dalla commissione ministeriale nominata dal titolare delle Infrastrutture Danilo Toninelli, e aveva sostanzialmente ribadito di non avere deleghe specifiche sulla sicurezza e sulla prevenzione dei rischi. In precedenza, in un’intervista a La Stampa nel giorno in cui era stato iscritto sul registro degli indagati, aveva ribadito che in alcune occasioni dai suoi tecnici potevano essere arrivate «rassicurazioni infondate».

Prima della sua audizione sette dipendenti su otto di Aspi o di aziende da questa controllata, hanno scelto di non rispondere alle domande degli inquirenti nonostante la convocazione a palazzo di giustizia. I primi a optare per questa strada erano stati Stefano Marigliani, attuale direttore del tronco ligure, e il suo predecessore Riccardo Rigacci. Hanno poi scelto di fare scena muta Fulvio Di Taddeo (responsabile del controllo viadotti e referente dei numerosi consulenti esterni cui Aspi aveva chiesto studi sul ponte) , Paolo Berti e Michele Donferri Mitelli, rispettivamente direttore centrale e responsabile manutenzioni, di fatto i vice dell’amministratore delegato. Successivamente il muro era arrivato dai rappresentanti di Spea Engineering (la controllata con delega a manutenzioni e monitoraggi), con il direttore tecnico Emanuele De Angelis e il funzionario Massimiliano Giacobbi. L’unico a fornire la propria versione ai pm era stato Mario Bergamo, ex capo manutenzioni e attualmente amministratore delegato di Sat, Società autostrada tirrenica, che gestisce il tratto Livorno-Rosignano ed è per il 99% di Autostrade (il suo verbale è stato secretato). Stanti reiterati silenzi, i finanzieri del Primo gruppo stanno passando in rassegna i comunicati stampa che invece l’azienda ha trasmesso con generosità dai primi giorni: non solo per comunicazioni collegate alla ricostruzione o sugli aiuti agli sfollati, ma spesso con dettagli strettamente giudiziari, che tuttavia nessuno ha voluto finora chiarire in tribunale

I nodi dell’indagine: rinvio dei lavori e collaudi dribblati

L’inchiesta vede al momento indagate 21 persone, fra vertici e tecnici di Autostrade per l’Italia e del ministero delle Infrastrutture. Nelle ultime settimane i magistrati hanno contestato l’aggravante della “colpa cosciente”, che potrebbe aumentare le eventuali pene fino a un terzo: secondo gli inquirenti, i sospettati presero in considerazione l’ipotesi che il viadotto potesse crollare, ma alla fine ritennero che non sarebbe successo, correndo così quel “gravissimo azzardo” che si è infine rivelato fatale.

Come premesso, il nodo degli accertamenti è rappresentato dal rinvio d’un maxi-progetto di ristrutturazione degli «stralli» – definizione tecnica dei tiranti, anima in acciaio e guaina in calcestruzzo – elaborato dall’azienda nel 2015, ma slittato fino alla tragedia. È convinzione degli investigatori che il concessionario lo abbia rimandato per drenare i costi e per evitare che fossero compiuti collaudi e verifiche in corso d’opera, dai quali rischiava di scaturire uno stop al traffico sul Morandi. Ma non mancano addebiti pure ai funzionari ministeriali che allungarono la procedura e in generale non segnalarono anomalie, nonostante al piano di restyling fossero allegati vari dossier allarmanti. La Guardia di finanza ha acquisito numerosi scambi chat e mail nei quali alcuni indagati palesano una preoccupazione sulla tenuta della struttura superiore a ciò che dichiaravano nei documenti ufficiali, mentre prosegue l’incidente probatorio per verificare le condizioni delle macerie. I primi test hanno dimostrato che proprio l’armatura dei tiranti era corrosa, segno secondo chi indaga che non erano stati sottoposti a corretta manutenzione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

28/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Anas, Tria autorizza alla riscossione coattiva dei crediti con cartella esattoriale

Alessandro Arona

Su richiesta della società il Mef consente di trasformare in cartella (senza fare ricocorso) i crediti su royalties, canoni, concessioni

Anas più forte nella riscossione dei crediti non pagati da privati per aree di servizio, pubblicità, canoni. Il Ministro dell’Economia Giovanni Tria, su richiesta della stessa società strade e previo parere positivo della Ragioneria generale dello Stato, ha firmato un decreto che autorizza l’Anas alla riscossione coattiva dei crediti vantati nei confronti di privati, derivanti dai canoni per il rilascio di autorizzazioni e concessioni relativi ai settori: 1) aree di servizio autostradali (royalties); 2) pubblicità (canoni); 3) licenze e concessioni (canoni per occupazione di sedime da parte di sistemi di alloggiamento per reti di telecomunicazione, reti di sottoservizi e accessi). Si tratta di introiti che valgono per l’Anas circa 25-30 milioni di euro all’anno.
In pratica l’Anas, in caso di morosità su questi pagamenti dovuti, anziché fare come i normali soggetti privati, che devono fare ricorso al giudice prima di potere chiedere all’Agenzia delle Entrate l’invio di una cartella di pagamento, l’Anas potrà farlo direttamente, potrà subito attivare l’esecuzione coattiva in caso di mancato pagamento.
Questo “potere” è stato riconosciuto dall’Anas in base al’articolo 17 comma 3-bis del Dlgs 26 febbraio 1999, n. 46, come modificato dall’articolo 1, comma 151, della legge 24 dicembre 2007, n. 244, il quale prevede che il Ministro dell’Economia possa appunto autorizzare la riscossione coattiva mediante ruolo di specifiche tipologie di crediti vantati dalle società per azioni a partecipazione pubblica, «previa valutazione della rilevanza pubblica di tali crediti» (valutazione fatta dal decreto Mef «in quanto tali crediti sono connessi alla gestione e utilizzazione del demanio pubblico»).
La richiesta da parte dell’Anas di questi “poteri” è stata motivata dall’elevata morosità che normalmente si crea su royalties, canoni e licenze, e i tempi lunghi ordinari per ottenere l’invio di una cartella esattoriale, ma va precisato che il nuovo potere di riscossione coattiva sarà operativo solo per le nuove morosità, dal momento della pubblicazione del decreto in Gazzetta, e non per il pregresso. © RIPRODUZIONE RISERVATA

28/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
L’autostrada Roma-Latina va fatta, il governo trovi 1,7 miliardi per finanziarla

Nicolò Rebecchini (*)

L’INTERVENTO. Il presidente dei costruttori romani propone una gara pubblica di lavori divisa in lotti a misura di Pmi. E chiede di avviare anche la manutenzione della Pontina

La Pontina non basta più ad una realtà industriale, turistica e abitativa come quella che gravita intorno all’asse Roma-Latina, considerato anche che quest’ultima rimane una delle poche province italiane a non essere raggiunta da un’autostrada. A ciò si aggiunga che l’attuale tracciato della Pontina – viste le condizioni di ammaloramento in cui versa il manto stradale, come dimostrano gli ultimi, drammatici, eventi – necessita di un’ampia operazione di messa in sicurezza.
Eppure è tutto in sospeso, soprattutto dopo lo “stop” al maxi project financing da 2,7 miliardi di euro deciso dal Consiglio di Stato, lo scorso 13 settembre, che ha censurato alcuni profili in cui si articolava l’offerta economica, secondo le previsioni della lettera di invito. A questo punto occorre un deciso “cambio di passo”. Chiediamo che il Governo faccia la sua parte e, oltre alla conferma dei 460 milioni di euro stanziati dal Cipe, trovi i 1.700 milioni di euro necessari per la realizzazione dell’Autostrada. In caso contrario la “storia” della Roma Latina è destinata a non avere fine. Contestualmente, occorre mettere mano alla messa in sicurezza dell’attuale tracciato della Pontina.
L’intervento del Consiglio di Stato rappresenta l’occasione per un’approfondita riflessione sui contenuti della procedura di affidamento. Riflessione che deve necessariamente tenere conto di alcuni dati fattuali che emergono dalla storia delle concessioni autostradali in questo Paese e dalle perplessità sorte sin da subito sulla sostenibilità economico-finanziaria dell’iniziativa. Sussistono non pochi dubbi, infatti, sulla possibilità per il privato concessionario di recuperare l’enorme investimento necessario per la realizzazione della tratta autostradale. Si tratta di perplessità sorte immediatamente in merito all’effettiva consistenza dei flussi di traffico e, quindi, del conseguente ammontare dei pedaggi necessari a remunerare l’investimento iniziale. È ciò che è accaduto in presenza di molte altre concessioni autostradali ove, alla fine, l’equilibrio economico-finanziario è stato garantito dall’intervento dello Stato sotto forma di contributo straordinario ovvero di allungamento progressivo della durata della concessione. A ciò si aggiunga che, sin dall’inizio della vicenda, gli amministratori degli enti locali interessati hanno rivendicato il diritto a vedere esentate dal pagamento del pedaggio le collettività da essi rappresentate.
L’insieme di tali perplessità, a giudizio di chi scrive, dovrebbe indurre ad una scelta diversa rispetto a quella originaria. Come prospettato da più parti (si veda anche il Presidente della Regione Lazio) la gestione dell’iniziativa dovrebbe transitare dalla società di scopo Autostrade del Lazio ad Anas Spa (già detentrice, insieme alla Regione, dell’intero capitale sociale dell’attuale concedente). L’architettura finanziaria dell’iniziativa dovrebbe, poi, mutare, richiedendo al Governo di aggiungere all’attuale stanziamento già previsto dal Cipe (pari a 460 milioni di euro) gli ulteriori 1.700 milioni di euro mancanti. Tale richiesta trova giustificazione nella necessità di dimostrare maggiore attenzione per il Centro-Sud e nella considerazione, già effettuata, per cui Latina è una delle pochissime province italiane a non essere servita da una tratta autostradale.
Anas potrebbe gestire la gara affidando la realizzazione dell’opera mediante una ordinaria procedura d’appalto che, peraltro, così come previsto dal Codice dei Contratti pubblici dovrebbe essere obbligatoriamente suddivisa in una pluralità di lotti onde consentire il maggiore coinvolgimento possibile delle Pmi. Residuerebbe, poi, la scelta di qualificare l’opera come Autostrada non a pedaggio, ovvero prevedere, comunque, il pagamento di un pedaggio sensibilmente ridimensionato che Anas utilizzerebbe per la manutenzione dell’infrastruttura.
Nel contempo, come accennato in premessa, occorre mettere mano alla messa in sicurezza della Pontina perché eventi come quelli di questi giorni non abbiano più a ripetersi.
A tal fine occorre fare leva su stanziamenti che dovrebbero già essere disponibili (si parla di circa 200 milioni di euro per la riqualificazione della Pontina). Si tenga conto che la progettazione di tali interventi godrebbe di tempi limitati giacché Anas ha già in corso di affidamento degli appalti-quadro di progettazione esecutiva suddivisi in lotti territoriali, uno dei quali riguarda, appunto, il Lazio. Anche in tal caso, come evidenziato per la realizzazione della tratta autostradale, Anas dovrebbe dare rigorosa attuazione all’art.51 del Codice dei Contratti pubblici suddividendo l’affidamento in una pluralità di lotti onde favorire la partecipazione delle piccole e medie imprese.
(*) Presidente Ance Roma – ACER © RIPRODUZIONE RISERVATA

28/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Astaldi al bivio: subito un socio o la liquidazione (con spezzatino)

Laura Galvagni

Piano per separare gli ordini in portafoglio (da cedere a un operatore terzo) e le concessioni

In uno scenario in cui il settore delle costruzioni italiane mostra segnali preoccupanti, con diverse compagnie in stato di crisi o in tensione finanziaria, Astaldi si trova nella difficile situazione di dover mettere a punto un piano di ristrutturazione nell’ambito della procedura di concordato in continuità aziendale approvata dal Tribunale di Roma lo scorso ottobre. Sulla scorta di queste variabili si va formando uno quadro che vede al momento due potenziali soluzioni per il salvataggio del “patrimonio” dell’azienda, inteso anche come contratti e dipendenti del gruppo. La prima ipotesi sulla quale da tempo stanno lavorando gli advisor della società punta a iniettare risorse fresche nel capitale dell’azienda attraverso l’ingresso di un nuovo socio, magari un fondo. A questo si accompagnerebbe il riconoscimento, da parte di un altro soggetto, di nuova finanza.
Come già segnalato da Il Sole 24 Ore, nelle settimane scorse il gruppo si è rivolto al mondo della finanza alternativa sondando diversi alternative lenders fino a comporre una shortlist di tre nomi, che dovrebbe comprendere Elliott, Apollo e Tpg, per ottenere supporto. Esigenza, quest’ultima, che si è fatta ancora più stringente come già emergeva dalla prima relazione finanziaria datata 31 ottobre. Ma che al momento non è stata ancora soddisfatta, stante l’attesa di un accordo gli alternative lenders vista la preoccupazione degli istituti di credito a concedere altre risorse senza garanzie concrete. Ecco perché al di là della potenziale proroga, che fa slittare i termini della presentazione del piano a metà febbraio, alcuni osservatori ritengono che il tempo stringa. Per questa ragione starebbe prendendo forma un’ipotesi differente rispetto a quella appena descritta e che troverebbe il favore di una parte dei creditori. In particolare, si guarda alla possibilità di spacchettare sostanzialmente in due Astaldi mettendo da una parte tutte le commesse e dall’altra le concessioni.
Il passo successivo punterebbe poi a cedere l’intero portafoglio ordini della compagnia a un operatore terzo e a tenere invece le concessioni con l’obiettivo poi di liquidarle nel tempo. In questo senso, va ricordato che recentemente Salini Impregilo ha presentato ad Astaldi e ai Commissari nominati dal Tribunale una manifestazione di interesse preliminare e non vincolante per l’attività costruzioni della società romana. Diversamente non si sarebbe detta interessata alle concessioni. In proposito, gli asset chiave sono il Terzo Ponte sul Bosforo, per il quale da tempo è aperta una procedura di vendita e Goi Motorway, autostrada che, come recita il piano precedente, era destinata a finire sul mercato nel 2019. Per le due partecipazioni in passato era stato stimato un incasso potenziale superiore ai 700 milioni di euro. In merito, non va dimenticato che la compagnia ha un bond da 700 milioni con scadenza al 2020.  © RIPRODUZIONE RISERVATA

28/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio
Condotte, parte la richiesta alla Ue per il prestito statale, 60 giorni per rispondere

Alessandro Arona

Oggi la lettera del Mise a Bruxelles. Ma i commissari non possono aspettare tanto, e bussano a nuove banche per liquidità a breve

Parte oggi la lettera del Mise alla Commissione europea, di fatto elaborata dai tre commissari di Condotte, per ottenere da Bruxelles l’autorizzazione a concedere un prestito statale a 6 mesi/un anno di 190 milioni per salvare e poi cedere l’ex colosso romano delle costruzioni. Nel frattempo i commissari cercano subito liquidità per far ripartire i cantieri, e dopo il no da parte del gruppo delle principali banche creditrici di Condotte ora si prova presso altri istituti, per una liquidità a brevissimo, che faccia da ponte in attesa delle risorse statali (il fondo Mise per le grandi aziende in crisi ex legge Marzano).
C’è voluto più del previsto a elaborare la richiesta alla commissione eruopea. Bruxelles deve verificare che – in base ai Trattati – non si tratti di finanziamenti pubblici distorsivi della concorrenza (aiuti di Stato a imprese private). Ci sono state varie interlocuzioni di Mise e commissari di Condotte con i funzionari della Commissione Ue prima di arrivare alla versione finale della lettera, che parte oggi. Bruxelles ha poi 60 giorni per autorizzare lo Stato italiano, e a questo a sua volta servirà qualche settimana prima di erogare materialmente.
Tutto questo tempo Condotte non ce l’ha: i contratti per i cantieri in corso e quelli da avviare sono stati in qualche modo “rivitalizzati” dai commissari (si veda il servizio), tutto è pronto per riaccendere i motori, e non a caso i commissari erano convinti di poter ottenere a inizio novembre dalle banche creditrici una ulteriore linea di credito a breve di 40-50 milioni. La trattativa è saltata, come noto, e ora i commissari stanno cercando nuovi istituti di credito a cui strappare un credito-ponte a breve, per due-tre mesi, da restituire quando arriveranno i soldi statali autorizzati dalla Ue.
Nel frattempo i commissari stanno facendo l’inventraio delle risorse umane mancanti: decine e decine di ingegneri, tecnici, amministrativi che dovranno essere assunti in fretta e furia per mandarli nei cantieri, se ripartiranno.
Ma tutto è sul filo del rasoio: da una parte i nuovi prestiti e la ripartenza dei cantieri, dall’altra il baratro di una imprevista liquidazione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

28/11/2018 – Diritto 24

4cLegal Academy: ecco chi sono i protagonisti del primo talent dedicato al mondo legale

26/11/2018 16:11

Sono alcuni tra i più importanti General Counsel aziendali e Partner di prestigiosi studi legali i docenti-tutor della web serie in 10 episodi prodotta da 4cLegal che proclamerà il primo “Legal Talent of the Year” d’Italia.

Si tratta di: Gianpaolo Accossato, Senior VicePresident General Counsel di Magneti Marelli, Claudia Ricchetti Responsabile della Direzione Legale e Societario di Anas, Sara Catapano Responsabile Servizi Legali di Sorgenia SpA, Elisabetta Racca Head of Legal Affairs IBSA Institut Biochimique SA, Christian Romeo Of Counsel di Nctm Studio Legale, Luca Arnaboldi Managing Partner di Carnelutti Studio Legale Associato, Carlo Gagliardi Managing Partner di Deloitte Legal Italia e Andrea Puccio Founding Partner di Puccio Giovannini – Penalisti Associati.

Già selezionati anche i talenti che si contenderanno il titolo, le cui identità saranno svelate solo durante la messa online della prima puntata prevista a gennaio 2019. I giovani avranno l’occasione di conoscere da vicino le realtà aziendali e le dinamiche lavorative e di studio dei docenti, che insegneranno loro, puntata dopo puntata, come diventare protagonisti di un mercato tanto complesso quanto ricco di opportunità.
Ai docenti, infine, toccherà anche il difficile compito di valutare attitudini e capacità delle cinque promesse in gara: solo il migliore, dopo un colloquio finale con la giuria di 4cLegal Academy, sarà decretato Legal Talent of The Year.

“Abbiamo creato un mercato legale digitale dedicato alle aziende e agli studi professionali, si chiama www.4clegal.com” ha dichiarato Alessandro Renna, fondatore di 4cLegal e ideatore del progetto Academy, che spiega: “I principi chiave di questo mercato sono la trasparenza , la concorrenza e il merito e il modo di realizzarli si chiama beauty contest digitale: una procedura competitiva online con cui le aziende invitano i migliori studi professionali a formulare offerte di assistenza per poi compararle e scegliere a chi affidare l’incarico. Vince il più adatto dal punto di vista delle esperienze, delle competenze e dei costi, il tutto sulla base di evidenze oggettive e tracciabili. È un bel cambio di prospettiva rispetto al passato. 4cLegal Academy è un modo di raccontare i valori che ispirano il nostro mercato legale, in tutta la loro bellezza. Cinque giovani neolaureati svolgono un percorso formativo unico che li porta a misurarsi su casi concreti con aziende leader nei settori di riferimento e con studi professionali di assoluta eccellenza. Trasparenza, concorrenza e merito sono ancora una volta protagonisti”.

Grande entusiasmo da parte delle Aziende e degli Studi legali coinvolti ai quali abbiamo chiesto cosa li abbia spinti a partecipare all’Academy e cosa cercano nei giovani che si approcciano alla professione. Qui di seguito riportiamo i loro commenti.

Anas
“Anas realizza, gestisce e manutiene le infrastrutture che connettono il nostro Paese, fornendo ogni giorno un servizio indispensabile per la mobilità e l’economia grazie ad investimenti di ingenti risorse che contribuiscono alla crescita del Pil dell’Italia. Per realizzare questa mission stiamo valorizzando il personale interno con attenzione ai giovani per sviluppare forza, energia, pensiero laterale, capacità di immaginare e creare “connessioni”, con l’obiettivo di completare il cambiamento avviato nella nuova Anas” ha spiegato l’avv. Claudia Ricchetti, Responsabile della Direzione Legale e Societario di ANAS “In questo quadro ho raccolto una sfida importante: trasformare la Direzione Legale in un vero grande studio legale organizzato come un’azienda. Oggi abbiamo circa 100 avvocati, una struttura paragonabile a quelle dei maggiori studi italiani e internazionali e, negli ultimi due anni nell’ambito di un turn over generazionale, la maggior parte delle assunzioni sono di giovani al di sotto dei 30 anni. Inoltre, la nostra Direzione ha anche selezionato dei giovani laureati che stanno facendo con noi la pratica legale. L’obiettivo di Anas è diventare best place to work e che il suo modo di lavorare diventi una best practice internazionale”.

Carnelutti Studio Legale Associato
“I motivi che ci hanno spinti a partecipare a questo progetto – spiega Luca Arnaboldi, Managing Partner di Carnelutti Studio Legale Associato – sono il forte interesse verso i giovani di talento e una forte curiosità verso tutto ciò che è nuovo, innovativo, sperimentale in materia di comunicazione. Il talent rappresenta un nuovo strumento di comunicazione nel mondo legale, che accompagna gli Studi nella nuova era della comunicazione digitale. Attraverso questo programma, il mondo professionale e quello studentesco si avvicinano, permettendo uno scambio reciproco di valori e contenuti immediato e spontaneo. Il web è lo strumento che caratterizza una moderna comunicazione e il nostro Studio aderisce con grande curiosità a questo esperimento digitale per la scoperta di nuovi talenti professionali”.

Deloitte
Innovare nel più tradizionale dei settori, quello della consulenza legale: questo è l’impegno di Deloitte Legal, convinti che i migliori risultati nasceranno dalla capacità di uscire dagli schemi tradizionali per cogliere le opportunità offerte da un mondo in rapidissima evoluzione – spiega Carlo Gagliardi, managing partner di Deloitte Legal – Making an impact that matters è la sfida che offriamo ai nostri giovani talenti: contribuire al cambiamento delle regole del gioco, sapendo che innovazione significa in primo luogo attitudine mentale – profonda e tutta interiore – alla ricerca di soluzioni alternative utili a offrire ai clienti un’assistenza facilmente accessibile, trasparente e che sia in grado di dare risposte chiare e integrabili nel processo aziendale”.

IBSA Institut Biochimique
“Il coinvolgimento di IBSA Group in 4cLegal Academy, il primo talent dedicato al mondo legale italiano, è scaturito da una comunanza di valori, e si fonda su una condivisione di obiettivi. Innovazione, professionalità, trasparenza e rispetto delle regole per una competizione corretta sono i principi fondanti del modo con cui IBSA opera sul mercato di riferimento” ha spiegato l’avv. Elisabetta Racca, General Counsel di IBSA.” Come azienda farmaceutica, il gruppo costruisce il suo successo su un’intensa attività di ricerca per lo sviluppo di prodotti all’avanguardia efficaci, sicuri e qualitativamente superiori.
IBSA ha riconosciuto nel progetto 4cLegal Academy una sensibilità condivisa verso i giovani in un’ottica di promozione e valorizzazione dei talenti e di riconoscimento del merito come unico metro di valutazione: per continuare a crescere e ad avere successo in un ambiente complesso e competitivo come quello farmaceutico, l’azienda infatti aspira sempre più a inserire i profili migliori nel suo organico e a far crescere nel tempo i suoi collaboratori, coltivandone le capacità e attitudini professionali e personali”.

Magneti Marelli
“Sono stato particolarmente colpito dall’iniziativa di 4cLegal Academy perché incentrata sulla valorizzazione di un aspetto che la nostra società da sempre ritiene molto importante ovvero l’attenzione allo sviluppo dei nuovi talenti. Da anni siamo molto attenti su questo fronte ed abbiamo avviato programmi di stage sia in Italia che all’estero sempre proponendoci quando possibile per investire sui giovani” ha commentato il dott. Gianpaolo Accossato, Senior VicePresident General Counsel di Magneti Marelli, che spiega “Credo l’idea di 4cLegal Academy sia molto interessante ed importante per una serie di ragioni, principalmente perché la soluzione di mettere a confronto su temi reali giovani e imprese e giovani e studi legali rappresenta davvero un’occasione di arricchimento professionale e culturale per tutti. Per i giovani che avranno modo di vedere una serie di imprese e studi legali leader nel proprio settore e per le imprese e gli studi legali che avranno modo di conoscere in modo innovativo alcuni tra i talenti emergenti.
Nel nostro caso abbiamo scelto il tema guida dell’interculturalità affrontandolo attraverso la discussione sugli accordi di Joint Venture. Devo onestamente dire che la discussione tecnica è quasi un pretesto per affrontare invece la questione a mio avviso più importante, ovvero come cambia il sistema legale e come cambiano di conseguenza le professioni ad esso collegate in considerazione della necessità di operare in un mondo giuridico sempre più internazionale. Ringrazio 4cLegal per essere sempre una fucina di idee e iniziative, ringrazio i partecipanti per il loro impegno e ringrazio il mio team, i colleghi che ci hanno aiutato e la direzione Magneti Marelli per averci consentito di far parte di questa interessantissima esperienza”.

Nctm Studio Legale
“Abbiamo accettato volentieri di partecipare all’Academy perché in questa iniziativa ritroviamo l’attenzione e l’importanza che in Nctm diamo alla nuova generazione di professionisti e alla loro formazione” ha detto Paolo Montironi, Senior Partner di Nctm Studio Legale. “I nostri collaboratori sono dei soggetti selezionati e questa selezione non avviene solo al loro ingresso ma anche durante tutto il percorso della loro carriera. Abbiamo adottato la cosiddetta policy dell’up or out, che riteniamo molto trasparente, schietta onesta, generosa.La vita professionale è una ed è importante che il luogo nel quale vengono affrontati i sacrifici sia quello giusto. Nutriamo una profonda stima nei confronti di quelli che rimangono, che superano questo processo di selezione molto rigoroso e rappresentano le “promesse” del mercato legale.
Lo Studio ha delle peculiarità, non è per tutti, ma è sicuramente un luogo nel quale se non tutti hanno le caratteristiche per rimanere, certamente tutti (anche coloro che devono intraprendere una strada diversa) arricchiscono qui il loro bagaglio tecnico, umano e culturale. Metteremo allo stesso modo alla prova i partecipanti dell’Academy, testando la capacità di questi giovani professionisti di cogliere tutte le sfumature del caso che sottoporremo loro e di avere l’apertura mentale per cogliere tutte le questioni connesse, e trovare le migliori soluzioni”.

SORGENIA 
L’avv. Sara Catapano, Responsabile Servizi Legali di Sorgenia ha così motivato la scelta di aderire al progetto: “Partecipiamo all’Academy di 4cLegal perché questo format sposa perfettamente il nostro modo di intendere la selezione del personale: già in passato, infatti, abbiamo scelto metodi non convenzionali che ci hanno consentito di apprezzare le soft skill dei candidati. Questo format, inoltre, è perfettamente sintonico a come vogliamo sia l’ufficio legale di un’azienda innovativa: non una realtà a sé stante, ma parte integrante del business e dell’azienda in cui lavorano persone che si impegnano per portare soluzioni concrete, spostando sempre più in altro l’asticella del risultato. Esattamente la situazione che si troveranno a vivere questi ragazzi. E, per concludere, questo format ci è piaciuto perché porta l’innovazione, tema che guida tutte le scelte di Sorgenia, in una realtà – quella legale – che, più di altre, fa fatica ad adeguarsi a un mondo che cambia con grande rapidità.”

Puccio Giovannini – Penalisti Associati
“Ho accolto con piacere e curiosità la proposta di partecipare alla 4cLegal Academy in qualità di docente, poiché ripongo da sempre grande fiducia nei giovani di valore, i quali meritano un più adeguato e concreto riconoscimento nell’ambito lavorativo. La collaborazione con 4cLegal Academy rappresenta un’ulteriore tappa del percorso che ho deciso di intraprendere poco più di un anno fa con la costituzione di un giovane Studio, sensibile, non solo alle esigenze della clientela, ma anche al dinamismo del mercato legale e al mondo universitario” ha spiegato l’avv. Andrea Puccio, Founding partner di Puccio Giovannini – Penalisti Associati.
“Sono, infatti, convinto che il confronto con giovani eccellenze rappresenti per me un’imperdibile occasione di apprendimento, dalla quale poter ricavare nuovi stimoli e idee sia sul piano personale, che su quello professionale. Nell’ambito di questa esperienza, in cui sicuramente emergeranno le qualità dei giovani protagonisti, ritengo imprescindibile non perdere di vista i valori umani che devono ispirare l’agire dell’avvocato penalista, il quale riveste un ruolo fondamentale nella nostra società a tutela del diritto di difesa e delle garanzie costituzionali”.