Rassegna stampa 21 novembre 2018

21/11/2018 – Il Giorno

La ricetta Cantone: norme più chiare «Ma sui fiori il Comune ha sbagliato»

Il numero uno Anac: «I funzionari temono l’ errore? Vanno preparati»
ROMA DOTTOR CANTONE, possibile dover fare tutti questi passaggi per una spesa da 25 euro? «Nient’ affatto! Bastava fare richiesta all’ organo competente, invece hanno trattato quel fioraio alla stregua di una società che deve costruire il Ponte di Messina. E ovviamente non serviva, perché per gli acquisti sotto mille euro vigono procedure iper-semplificate. La legge prevede che gli enti pubblici abbiano regolamenti per le piccole spese proprio per evitare inutili complicazioni burocratiche, specie se devono sopperire ad esigenze impreviste. Chi se ne occupa quotidianamente dovrebbe saperlo ma se questo è il livello di conoscenza delle norme, non c’ è da meravigliarsi se i tempi della burocrazia sono biblici». Troppi controlli preventivi? «Dipende da cosa si intende. Il principio che tutti i soldi pubblici vadano rendicontati è sacrosanto, perché è denaro della collettività. Il Codice SmartCig serve a tracciare i pagamenti della PA per evitare il riciclaggio di denaro sporco, ma è previsto dalla legge, non lo stabilisce l’ Anticorruzione. Quanto alle verifiche per gli appalti di importo elevato, mi pare giusto che chi è sotto processo, è stato condannato, non paga le tasse o non sia in regola coi contributi non prenda commesse dallo Stato. Su tutto si può discutere, ma facciamo attenzione a non buttare il bambino con l’ acqua sporca. Se poi qualcuno rimpiange gli affidamenti pilotati di Mafia Capitale, sempre alle stesse imprese, è un altro discorso». L’ intrico di leggi scoraggia a prendere le decisioni. Come si evita la paralisi delle amministrazioni? «Innanzitutto con la formazione e lo studio della normativa perché spesso i funzionari ricorrono a trafile molto più lunghe perché non conoscono le norme o magari non vogliono assumersi responsabilità, benché siano pagati per farlo. Per dire: all’ Anac sono arrivate richieste di parere su come aprire le buste in una gara d’ appalto. C’ è poi il timore di essere incriminati per abuso d’ ufficio o danno erariale. È un tema su cui occorre una riflessione e potrebbe essere sminato creando meccanismi di garanzie tali da non scoraggiare i dipendenti onesti». Non c’ è modo di bilanciare il rispetto delle regole con lo snellimento degli adempimenti di modesto importo? «Gli adempimenti dipendono dall’ entità della spesa. Fino a mille euro non serve nemmeno ricorrere ai preventivi, far ruotare i fornitori o verificarne i requisiti e fino a 40mila euro basta mezza paginetta per motivare l’ affidamento diretto a una certa ditta. Se parliamo più in generale, un processo di semplificazione è senza dubbio necessario e auspicabile. Ma bisogna essere sicuri che certi problemi siano reali e non nascano dall’ incompetenza». Secondo Cna servono 71 pratiche per aprire un bar. Cosa ne pensa? «Non conosco il caso specifico perché non rientra fra le competenze dell’ Autorità, ma lo trovo assurdo. Mi pare la dimostrazione che in alcuni settori semplificare è necessario». Ma questa superfetazione di obblighi e regole non finisce per favorire l’ illegalità? «È vero che troppe leggi rischiano di garantire meno legalità, perché è più facile ricorrere ai cavilli. Ma la superfetazione non ha nulla a che vedere con l’ Anac. Noi siamo primi a essere favorevoli a una semplificazione intelligente, un ottimo antidoto alla corruzione». C’ è qualcosa che servirebbe a snellire questo moloch? «Una commissione, composta da esperti, per fare una ricognizione e poi proporre al Parlamento modifiche, abrogazioni e un riordino delle norme. È una soluzione adoperata in altri Paesi, sarebbe il caso di importarla anche nel nostro». © RIPRODUZIONE RISERVATA. Andrea Bonzi

21/11/2018 – Italia Oggi

Ingegneri, gare con meno vincoli

Chiarimenti Anac sull’ affidamento dei servizi
Gare per servizi di ingegneria e architettura con requisiti meno vincolanti. Più facile dimostrazione dei «due servizi di punta». E’ legittimo che un progettista che potrebbe fare il capogruppo, scelga di partecipare come mandante di un raggruppamento temporaneo. E’ quanto precisa il Consiglio dell’ Autorità nazionale anticorruzione con due chiarimenti, nella seduta del 14 novembre 2018 che interviene su due importanti aspetti applicativi del «Bando-tipo» n. 3 sugli affidamenti di servizi di ingegneria e architettura, in vigore dal 27 agosto scorso per tutte le procedure di importo superiore a 100.000 euro di corrispettivo. Il primo chiarimento è riferito al requisito dei «due servizi di punta» (punto 7.4 del Bando-tipo) da possedere per dimostrare la capacità tecnica degli operatori economici concorrenti. L’ Anac specifica innanzitutto che «il divieto di frazionamento riguarda il singolo servizio di ogni “coppia di servizi» di punta relativi alla singola categoria e Id (identificativo opera, n.d.r.) che deve essere espletato da un unico soggetto». Ciò detto, richiamando la nota illustrativa al bando tipo n. 3 (punto 7 pag. 11), l’ Anac fa discendere che «i due servizi di punta possono essere svolti sia da un unico soggetto sia da due soggetti diversi del raggruppamento – mai da tre o più soggetti visto il divieto di frazionamento – per un importo complessivo pari a quello richiesto dagli atti di gara nel singolo Id». Quando l’ affidamento riguarda diversi Id, per cui sono richiesti i servizi di punta, si prescrive alle stazioni appaltanti di ammettere «la dimostrazione del requisito anche da parte di differenti componenti del raggruppamento». Invece è assolutamente vietato, dice l’ Anac, la previsione di un bando che richiede «la dimostrazione del requisito per tutte le Id da parte di un solo componente del raggruppamento temporaneo di progettisti». Se poi il raggruppamento è di tipo verticale )(ogni componente si qualifica per una sola attività che svolge per intero) «ciascun componente deve possedere i doppi servizi di punta in relazione alle prestazioni che intende eseguire, con l’ eccezione dei due servizi di punta attinenti alla categoria prevalente che devono essere posseduti dalla mandataria». Altro punto chiarito attiene ai requisiti in capo al soggetto mandatario del raggruppamento temporaneo di progettisti. In questi casi le stazioni appaltanti richiedono che la mandataria possegga i requisiti in misura maggioritaria rispetto alle mandanti. Uno dei punti sui quali interviene l’ Anac è se sia legittimo che un operatore economico, in possesso di requisiti anche in misura superiore alla mandataria, partecipi come mandante «spendendo» solo parte dei suoi requisiti. Secondo l’ Anac «il possesso dei requisiti in misura maggioritaria da parte della mandataria di cui al punto 7.4 deve essere inteso come tale in relazione ai requisiti richiesti dalla lex specialis di gara, a prescindere dagli importi totali posseduti». ANDREA MASCOLINI

21/11/2018 – Italia Oggi
Fatturazione elettronica in cerca di un rimedio

Esentati, ma solo per il 2019, studi medici, farmacie e altri operatori sanitari, che già comunicano i dati all’amministrazione finanziaria ai fini dell’inserimento delle spese nel 730 precompilato. di Valerio Stroppa

Fatturazione elettronica alleggerita. Esentati, ma solo per il 2019, studi medici, farmacie e altri operatori sanitari, che già comunicano i dati all’amministrazione finanziaria ai fini dell’inserimento delle spese nel 730 precompilato. In questo modo il governo punta a superare i rilievi mossi dal Garante privacy in relazione ai dati sensibili legati alla salute dei contribuenti e inseriti nella e-fattura (si veda ItaliaOggi del 17 novembre scorso). Dispensate dai nuovi obblighi, in questo caso a regime, anche le associazioni sportive dilettantistiche che realizzano proventi da attività commerciali inferiori ai 65 mila euro annui. Mentre arriveranno regole specifiche per le e-fatture delle società che gestiscono i servizi pubblici: sarà l’Agenzia delle entrate a stabilire le modalità tecniche per l’emissione delle fatture elettroniche tramite il SdI per le utilities operanti nei settori delle telecomunicazioni, della gestione dei rifiuti e dei servizi di fognatura e depurazione, con riferimento alla clientela privata titolare dei contratti più datati, ossia stipulati prima del 2005. È quanto prevedono alcuni emendamenti del relatore Emiliano Fenu (M5S) al dl n. 119/2018, in corso di esame presso la commissione finanze del senato.

Semplificazioni e-fattura sanità. La modifica più importante, anche in relazione al parere dell’Autorità garante per la protezione dei dati personali dei giorni scorsi, è l’esenzione dagli obblighi di fatturazione elettronica a favore dei soggetti operanti nel campo sanitario. Per il solo anno 2019, gli operatori che già trasmettono i dati al fisco tramite il Sistema tessera sanitaria saranno esonerati, per le stesse operazioni, dai nuovi adempimenti. I dati acquisiti dalle Entrate potranno però essere utilizzati «anche per finalità diverse dall’elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata», incluse le attività di controllo.

Sport. Niente e-fattura nemmeno per le associazioni sportive dilettantistiche che hanno optato per la tassazione agevolata ex articoli 1 e 2 della legge n. 398/1991. La novità interessa le Asd affiliate alle federazioni sportive nazionali o agli enti di promozione sportiva riconosciuti. Per poter beneficiare dell’esonero l’associazione non deve aver conseguito nel periodo d’imposta precedente ricavi da attività commerciali superiori ai 65 mila euro. Gli obblighi di fatturazione e registrazione relativi a contratti di sponsorizzazione e pubblicità dovranno essere adempiuti dai cessionari.

Reverse charge Iva. Con un emendamento presentato dalla Lega (primo firmatario Enrico Montani) viene prorogato al 31 dicembre 2022 il meccanismo di inversione contabile sulle cessioni di telefoni cellulari, tablet, laptop, altri prodotti elettronici e nel settore energetico. In assenza di tale intervento, l’assoggettamento di tali transazioni al regime di reverse charge scadrebbe alla fine del 2018.

Rottamazione cartelle. Novità in arrivo pure sulla terza sanatoria per le somme iscritte a ruolo. Un emendamento del relatore rende applicabili le norme in materia di rilascio del Documento unico di regolarità contributiva già contenute nel dl n. 50/2017. Torna la possibilità per i comuni di ammettere i contribuenti alla definizione agevolata per le somme richieste con la procedura di ingiunzione fiscale e non ancora incassate. Possibile restyling del calendario dei versamenti delle somme dovute per la rottamazione, con la proposta, targata Movimento 5 stelle, di passare dalle attuali 10 rate a 20 rate trimestrali. La modifica contempla anche il «perdono» automatico dei contribuenti in caso di lieve inadempimento: se i versamenti avvengono entro cinque giorni dalla scadenza di legge, non si verifica decadenza del debitore.

Definizione liti pendenti. Si riduce il costo per la chiusura dei contenziosi con il fisco. Nell’emendamento presentato dai senatori leghisti Enrico Montani, Paolo Saviane e Massimiliano Romeo per i ricorsi pendenti in primo grado e in attesa di sentenza, ad esempio, il costo passa dal 100 al 90% del valore della controversia.

21/11/2018 – MF
Alitalia, ok dei commissari all’offerta Fs

Può quindi partire il progetto messo a punto dall’ad di Ferrovie, che oggi ha annunciato di aver avviato un dialogo con easyJet per dare al vettore tricolore un partner industriale per il rilancio

di MF-DowJones

Via libera dei commissari Alitalia all’offerta avanzata da Fs sulla compagnia aerea. L’offerta delle Ferrovie dello Stato “è stata positivamente valutata dai commissari sentito il ministero vigilante”, cioè dal ministero per lo Sviluppo economico. Può quindi partire il progetto messo a punto dall’amministratore delegato di Fs Gianfranco Battisti, che oggi ha annunciato di aver cominciato a dialogare con easyJet per dare ad Alitalia un partner industriale in grado di renderla competitiva.

In occasione della presentazione del nuovo orario invernale del gruppo ferroviario che entrera’ in vigore dal prossimo 9 dicembre, Battisti ha spiegato che “stiamo interloquendo con molti operatori e tra questi c’e’ anche easyJet”, ha detto il top manager. “A breve potremmo essere in grado di annunciare qualcosa di definito. Stiamo registrando molto interesse attorno alla capacita’ progettuale di Fs e alla sua leadership per gestire questo processo”. L’ad ha ribadito di essere convinto “della bonta’ a livello trasportistico del progetto. Ci crediamo. Abbiamo l’ambizione e soprattutto la maturita’ industriale per poter garantire la leadership su un progetto integrato di mobilita’ del Paese”.

L’ambizione della società è quella di “creare un sistema integrato di trasporti, mettendo in collegamento porti, aeroporti e stazioni. Abbiamo la capacità per supportare questo progetto così importante per il Paese”. A chi gli chiedeva se a suo parere l’uscita di Luigi Gubitosi da commissario straordinario della compagnia aerea possa modificare le relazioni della trattativa, Battisti ha chiarito che “dal momento in cui ci viene ufficializzato il ruolo, saremo noi a gestire la partita delle negoziazioni. Non vedo un ruolo dei commissari se non quello del prestito ponte. Saremo noi a gestire i tempi e i processi di negoziazione”.

Proprio alla luce del futuro matrimonio, il gruppo ha deciso di rinviare la presentazione del nuovo piano industriale quinquennale che a questo punto, se tutto andra’ liscio, terra’ conto anche del deal con Alitalia. “Contavamo di presentare il nuovo piano industriale all’inizio dell’anno ma evidentemente alcune evoluzioni di mercato che si stanno aprendo fanno si che dovremmo integrarlo con le altre opportunita’ che si stanno venendo a creare”, ha detto Battisti.

21/11/2018 – La Repubblica
Toninelli: “Non contento dei cantieri Rfi e Anas in Sicilia”

Vertice a Palazzo d’Orleans tra il governatore Nello Musumeci, l’assessore Marco Falcone e il ministro delle infrastrutture. In mattinata incontro con il sindaco di Porto Empedocle

di ANTONIO FRASCHILLA e ALAN DAVID SCIFO

Danilo Toninelli sullo stato pessimo delle infrastrutture viarie nell’Isola. “Ho visto molti cantieri in questi giorni di Anas ed Rfi e lo stato delle arterie provinciale dove siamo in una situazione post bellica e drammatica – dice Toninelli – dobbiamo aiutare la Sicilia con norme speciali”.

“Ho proposto un commissario speciale del governo – dice Toninelli – concordato con la Regione e tutte le forza politiche, per gli appalti sulle strade secondarie. Il tutto sempre con massima trasparenza. Ne parlerò già oggi in Consiglio dei ministri. La Sicilia ha la necessità di un governo nazionale vicino . Non sono contento del lavoro di Anas ed Rfi”.

“Ringrazio il ministro per l’interessamento sulla drammatica situazione viaria e ferroviaria della Sicilia – dice Musumeci – ho rappresentato le difficoltà a far fronte ad una azione con norme ordinarie. Abbiamo bisogno di deroghe ai tempi lunghi della burocrazia. In media ci vogliono tre anni per  un’opera. Ho annunciato la creazione di un ufficio speciale per la progettazione”.

In mattinata Toninelli è stato a Porto Empedocle. “Porto Empedocle è un diamante grezzo che dovrà tornare a brillare” ha detto Toninelli arriva nella città che ha dato i natali a Camilleri per una visita lampo, con lo scopo di ribadire l’importanza di quello che è il centro portuale più grande del sud-ovest della Sicilia, uno snodo cruciale tra il Mediterraneo e l’Italia che però oggi è sommerso dai debiti e ha dovuto dichiarare il dissesto. Inoltre la città oggi deve fare i conti con ponti chiusi o ridotti ad una sola corsia, che hanno paralizzato la viabilità per i cittadini e per gli autotrasportatori, i quali devono percorrere la strada statale 115, una via a cui non esiste alcuna alternativa.

“Negli anni la politica ha sprecato risorse – ha detto il ministro – sporcando quello che è un diamante su cui adesso c’è l’assoluta attenzione del governo perché basterebbe già un controllo sui cantieri e sul fatto che questi non vanno avanti per dare soluzioni e respiro a questa città”.

Per ovviare a questa problematica Toninelli ha annunciato un possibile commissariamento dei cantieri al fine di portarli avanti dopo anni in cui non ha funzionato quella che ha definito come “la regia regionale” che dovrebbe vigilare. Il ministro ha poi incontrato gli studenti dell’istituto Nautico di Porto Empedocle ai quali ha detto che nella politica bisogna puntare su “competenza” e “onestà”, dopo essersi fermato in precedenza con gli studenti dell’istituto Pirandello di Bivona, i quali hanno consegnato una petizione con più di duemila firme, dove si evidenzia il problema della viabilità che non permette ad alcuni studenti di andare a scuola.    © RIPRODUZIONE RISERVATA

21/11/2018 – Italia Oggi
Termovalorizzatori, li fanno tutti. E funzionano

In Svizzera e in Danimarca gli impianti di ultima generazione contribuiscono a ridurre l’inquinamento complessivo. Ma gli scienziati Fico e Di Maio non ne vogliono sapere. Intanto le strade continuano ad essere discariche a cielo aperto

di Domenico Cacopardo

Assistito dal solito corteo di festanti seguaci e seguito dalle cronache elegiache dei telegiornali di Stato, Giuseppe Conte va in Terra di lavoro (il Casertano) e firma l’ennesimo documento sulla mobilitazione delle pubbliche autorità, comprese, oltre Carabinieri, Guardia di finanza e Polizia, anche le forze armate, per la Terra dei fuochi. Nella toponomastica della ormai defunta Seconda repubblica è stata una delle espressioni più emotivamente efficaci mai inventate, anche se definisce in modo totalizzante un fenomeno parziale che, per converso, ha distrutto un’economia agricola forte e relativamente sana. Del resto il primo sequestro di broccoli (sì, proprio broccoli) effettuato nel 2012, a causa delle foglie gialle (il cui colore fu attribuito ad agenti chimici), risultò errato, giacché quel giallo derivava dalla normale putrescenza da umidità autunnale. Ma questo è diventato (e non da oggi) il paese nel quale un’azzeccata espressione propagandistica fa aggio sulla verità e determina addirittura mobilitazioni intorno al nulla.

Tuttavia, la missione – tutta tamburi e putipù – di Conte mostra ancora una volta la devianza psicologica che presiede a tanta attività del governo, soprattutto di quella parte che è di marca grillina: ritenere che la repressione possa risolvere i problemi. Un po’ come quell’anima candida di Graziano Delrio e quell’espressione privilegiata del giure partenopeo di Raffaele Cantone (a proposito, tuttologicamente, è intervenuto anche nella questione inceneritori sì-inceneritori no) ritennero che la questione corruzione e appalti fosse tutta nell’invenzione di strumenti repressivi. La realtà ha mostrato l’erroneità dell’approccio repressivo in materia di appalti e i prossimi mesi dimostreranno l’erroneità dell’approccio repressivo in materia ambientale, anche se interessi concreti, molto concreti spingono, nel ministero dell’ambiente, a perseguire questo metodo parziale e controproducente.

La prima – e spesso unica – soluzione è la prevenzione, mediante l’utilizzo degli efficaci strumenti offerti dalla norma amministrativa. E, in carenza, di nuove norme, sempre e sostanzialmente, preventive. Il tema è semplice e al contempo complesso. Cerchiamo di chiarirlo sulla base della constatazione visuale dei fatti. Mezza Italia, a partire da Roma è sommersa dai rifiuti. E il problema immediato e irrisolto è quello di rimuoverli dalle strade, dove costituiscono permanente pericolo per la salute pubblica, e di trasferirli altrove. Questo secondo problema (il trasferimento) ha innescato un vasto business consistente nel trasporto di mondezza del centro-Sud nazionale in impianti di trattamento del Nord Italia e del Nord Europa. A questo scopo spendiamo cifre imponenti.

Nel Nord, gli inceneritori-termovalorizzatori funzionano perfettamente e i rilasci di fumi è perfettamente sotto controllo. I dati diffusi dalle agenzie dei paesi europei dimostrano, a dispetto di qualche ambientalista ideologico italiano, che, ovunque, non ci sono conseguenze per la salute dei cittadini e che anzi il rilascio di inquinanti nell’aria diminuisce per il combinato disposto delle attivazioni del teleriscaldamento e, quindi, della cessazione dell’attività dei bruciatori privati. Rispetto a questo tema (che è principalmente una questione di fisica e di chimica) i 5Stelle hanno assunto una posizione ideologica e hanno diffuso informazioni mistificatorie, cioè bugie. Esse consistono nell’affermare che gli inceneritori-termovalorizzatori sono obsoleti e che sono obsolete anche le ultime tecniche con cui sono costruiti.

Quel grande esperto di fisica e chimica applicate, oltre che di canzone napoletana, che risponde al nome di Roberto Fico ha addirittura dichiarato: «Gli inceneritori che portano salute ed economia, per favore stop alle barzellette!» Peccato che la barzelletta sia la sua affermazione, fondata sulla non-conoscenza di ciò che sta accadendo oggi nel resto d’Europa. A Copenhagen inizia a operare un grande inceneritore, sul cui tetto è realizzata una pista di sci. In Svizzera, sono in realizzazione inceneritori-termovalorizzatori di nuova generazione. Nelle due nazioni sono state scelte tecnologie e aziende italiane.

L’alternativa grillina a questi impianti sarebbe l’instaurazione di un ciclo virtuoso di raccolta dei rifiuti che minimizzerebbe (quasi allo zero) la quantità di mondezza da trattare. Il che comporta una sorta di ritorno alla società patriarcale, abolendo le bottiglie di plastica per tornare alle brocche di coccio. Un’idea di quelle che, per essere realizzate, avrebbe bisogno non degli ex forestali «neocarabinieri» ma di un’organizzazione repressiva tipo Gestapo. Mentre si firmano roboanti protocolli a effetto zero, i rifiuti continuano a marcire per le strade. Mentre Virginia Raggi parla di un nuovo modello di gestione (dei rifiuti), Roma sprofonda nella classifica delle città più inquinate.

Con la Campania, il prode Luigi Di Maio si propone una definitiva irredimibilità, vuoi per il condono di Ischia, vuoi per la difesa della mondezza per le strade. Viene spontanea una domanda. Se, come in Sassonia, ogni distretto campano fosse dotato di un inceneritore-termovalorizzatore efficace (forse per Napoli e provincia ne serve più di uno), attuando il principio universale «ogni zona tratta i propri rifiuti», quali spazi rimarrebbero alla criminalità campana per specularci sopra? Ecco, intorno a questa domanda (un’ennesimo quesito suscitato dalle ardite o minimali affermazioni grilline) ci si può sbizzarrire, tenendo conto che il business dei rifiuti è terreno preferenziale delle attività criminali. Al Sud come al Nord.

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21/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio
Riforma appalti/1. Professioni tecniche: ok il regolamento unico, no alla centrale di progettazione

Mauro Salerno

Avviato il ciclo di audizioni al Senato sulla riforma del codice del 2016. I progettisti chiedono anche paletti su accordo quadro e appalto integrato

Promossa l’idea di tornate a un regolamento attuativo unico, bocciata quella di mettere in piedi una centrale di progettazione con la legge di Bilancio. È cominciato ieri, con i rappresentanti della Rete delle professioni tecniche, il ciclo di audizioni promosso dalla commissione Lavori pubblici del Senato in vista della riforma del codice appalti cui sta lavorando il Governo e che potrebbe vedere la luce nel giro di poche settimane.

Ai senatori della commissione i progettisti hanno evidenziato punti critici e aspetti da salvare del codice del 2016, «che va rivisto, ma non completamente buttato a mare – ha sottolineato Rino la Mendola, rappresentante del Consiglio nazionale architetti con la delega ai lavori pubblici -.le gare di progettazione stanno finalmente ripartendo in modo consistente, questo vuol dire che qualcosa funziona dopo la batosta dei primi mesi di applicazione».

Anche se esula dalla proposta di riforma, visto che è inclusa nella legge di Bilancio, i professionisti non hanno mancato di esporre tutta la loro contrarietà alla creazione della nuova Centrale di progettazione. «A parte tutti i problemi legati alla sua attuazione – ha detto il presidente di Rpt e del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano -, questo Paese ha bisogno di una Pa in grado di programmare e controllare l’esecuzione degli interventi, non di progettisti pubblici». Zambrano ha promosso invece l’idea di tornare a un regolamento unico di attuazione del codice archiviando la strategia della «soft law»: «Ha creato decine di atti di regolamentazione secondaria scritti da mano diversa, con compiti diversi arrivando a generare confusione, duplicazione di atti e anche errori evidenti».

Per i progettisti andrebbe invece recuperata l’impostazione originaria del codice sull’appalto integrato che imponeva di assegnare i lavori su progetto esecutivo, senza concessioni all’appalto integrato «che – ha detto Zambrano – incide pesantemente sui costi finali di realizzazione delle opere». Stesso discorso per l’accordo quadro. «Accorpare gli incarichi – ha obiettato La Mendola – significa dare la possibilità di lavorare solo a pochi. Con questo spirito, per assurdo, si potrebbe finire di appaltare con una sola gara tutti i progetti di manutenzione degli ospedali o delle scuole italiane. I requisiti salgono e si chiudono le porta alle realtà più piccole. Strategia contrari a quella prevista dalle direttive europee». © RIPRODUZIONE RISERVATA

21/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Ponte Genova/1. Con l’ok al Dm Salvini tempi dimezzati per i nullaosta antimafia

Mauro Salerno

La comunicazione verrà rilasciata al massimo in 15 giorni. L’informativa in 30, senza la possibilità di proroga di 45 giorni prevista in condizioni normali

Tempi dimezzati per la documentazione antimafia necessaria ai cantieri di ricostruzione del Ponte di Genova. È la novità più importante del decreto firmato oggi dal ministro dell’Interno Matteo Salvini (in attuazione del Dl Genova) per semplificare le procedure di acquisizione del nullaosta antimafia per le imprese impegnate nei lavori di demolizione e ricostruzione del ponte crollato il 14 agosto.

Il provvedimento, in attesa di pubblicazione in Gazzetta, prevede innanzitutto l’accentramento presso il prefetto di Genova sia delle pratiche per il rilascio dei nullaosta necessari all’assegnazione di appalti e subappalti sia dell’esercizio dei poteri innanzitutto la competenza esclusiva del prefetto di Genova dei poteri di accertamento e di accesso presso i cantieri.

Forti le accelerazioni previste sui tempi di rilascio dei documenti. Le comunicazioni antimafia – nullaosta basati essenzialmente sull’assenza di condanne o misure di prevenzione – verranno rilasciate praticamente in tempo reale attraverso la consultazione della Banca dati nazionale gestita dal Viminale. Eventuali approfondimenti devono concludersi entro quindici giorni dalla richiesta, in luogo dei trenta indicati dal Codice antimafia. Dunque tempi dimezzati. La comunicazione antimafia, più “semplice” dell’informazione, è obbligatoria per l’autorizzazione di appalti di opere pubbliche di importo compreso tra 150mila euro e la soglia Ue (ora attestata a 5,55 milioni).

Per il rilascio dell’informativa antimafia – necessaria per autorizzare lavori pubblici superiori alla soglia Ue, forniture oltre 221 mila euro, subappalti di lavori superiori a 150mila euro – il decreto appena firmato da Salvini prevede un percorso in due fasi. La prima, spiegano al ministero, prevede l’acquisizione immediata, attraverso la consultazione della Banca dati, di un provvedimento provvisorio. Se a questo primo accertamento risulta tutto in regola, grazie a questo documento il commissario Bucci potrà firmare i contratti di appalti con le ditte interessate, sotto la «condizione risolutiva» legata all’esito finale dell’accertamento. Vale a dire che se a seguito di approfondimenti dovessero emergere legami con la criminalità organizzata il contratto andrà stracciato e i lavori ancora da eseguire assegnati a un’altra impresa.

La seconda fase, destinata alla verifica di eventuali tentativi di infiltrazione mafiosa anche attraverso segnalazioni di polizia, si dovrà concludere entro 30 giorni dalla consultazione della banca dati. La novità, rispetto alle procedure ordinarie, è che questo periodo non è prorogabile di ulteriori 45 giorni come consentito dal Codice antimafia nei casi ordinari. Previsti anche termini ridotti a dieci giorni per i controlli che si devono svolgere in altre province.

In caso urgenti o di mancato rispetto dei termini accelerati previsti dal decreto il commissario, spiegano al Viminale, potrà comunque concludere i contratti assegnando gli appalti alle imprese soggette ai controlli, sempre sotto la condizione che impone di risolvere i rapporti in caso le verifiche facciano emergere rapporti equivoci con settori della criminalità organizzata.

Inoltre, il decreto prevede che il commissario Bucci possa avvalersi delle “white list” dei soggetti sicuramente al riparo dai tentativi di infiltrazione mafiosa già operative presso le Prefetture e anche dell’ «Anagrafe antimafia degli esecutori» messa in campo per gli interventi di ricostruzione post sisma in centro-Italia. Si tratta di elenchi imprese già passate al vaglio delle prefetture e che dunque non presentano controindicazioni ai fini antimafia; © RIPRODUZIONE RISERVATA

21/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Riforma fallimentare, Ance: nei raggruppamenti vanno tutelate le mandanti quando la capogruppo va in crisi

Massimo Frontera

Le proposte dei costruttori alla Commissione Giustizia del Senato sul Dlgs varato dal consiglio dei ministri l’8 novembre

Serve una maggiore armonizzazione tra la riforma complessiva della legge fallimentare e le norme del codice appalti, prevedendo, per esempio, forti restrizioni alla possibilità di far partecipare alle gare imprese fallite (o in amministrazione straordinaria o in concordato in continuità); ma soprattutto vanno meglio tutelate le imprese che nei raggruppamenti sono associate come mandanti all’impresa capogruppo che entra in stato di crisi.

Sono questi i principali suggerimenti che una delegazione dell’Ance ha illustrato alla commissione Giustizia del Senato in un’audizione svolta ieri in vista del parere al decreto legislativo sul “codice della crisi di impresa e dell’insolvenza” varato dal governo lo scorso 8 novembre (in via preliminare) in attuazione della legge delega 19 ottobre 2017, n.155. Più precisamente, sottolineano i costruttori dell’Ance, la possibilità di far partecipare alle gare pubbliche imprese in difficoltà economica «altera una sana concorrenza nel mercato». Pertanto, occorrerebbe «eliminare la possibilità di far partecipare alle gare imprese fallite o in concordato in continuità – con l’eccezione dell’ipotesi in cui sia stato presentato, ai fini dell’ammissione alla continuità, un piano di rientro che preveda la soddisfazione del 60% dei crediti chirografari – o in amministrazione straordinaria».

IL TESTO DEL DLGS SULLE CRISI D’IMPRESA APPROVATO DAL CDM

Inoltre, nei raggruppamenti di imprese, l’Ance chiede di tutelare le imprese sane associate alla capogruppo che va in difficoltà. Più precisamente si chiede di evitare che i crediti maturati dall’impresa mandante e riscossi dall’impresa capogruppo (o consortile) finiscano nel perimetro del passivo fallimentare o si confondano con il patrimonio della mandataria. Inoltre, «i pagamenti successivi all’assoggettamento della mandataria alla procedura dovrebbero avvenire direttamente in capo alle mandanti». Allo stesso modo i costruttori vorrebbero il pagamento diretto alle mandanti anche «ove ricorrano reiterati e significativi ritardi nei pagamenti della mandataria nei confronti delle mandanti, anche nella fase di allerta e composizione assistita, accertate dalla stazione appaltante, per il contratto di appalto in corso». Sempre nel caso dei raggruppamenti temporanei o nella costituzione di consortili, l’Ance propone di prevedere «che la restituzione al curatore dei finanziamenti effettuati alla suddetta società da parte delle imprese dell’Ati avvenga solo dopo il completamento dell’opera ed il pagamento dei creditori della società consortile».

Nella riforma della legge fallimentare, inoltre, secondo l’Ance occorrerebbe chiarire meglio le responsabilità che attengono all’entrata in crisi dell’impresa, distinguendo «fra insolvenza dovuta ad una situazione economica generale straordinaria rispetto all’insolvenza prodotta a seguito di negligenza nell’attività degli amministratori». «Conseguentemente – aggiunge – occorre definire con maggiore chiarezza le ipotesi di responsabilità degli amministratori, che sarebbero perseguite solo in caso di effettivi e comprovati comportamenti illeciti, a fronte invece della completa esclusione da qualsiasi addebito nel caso in cui il dissesto dell’impresa sia stato causato da fattori economici oggettivi e non da una gestione patrimoniale colpevolmente incauta».

Infine, si suggerisce di valutare «l’opportunità di prevedere la rimodulazione dei privilegi erariali, mediante l’attenuazione della natura privilegiata per i crediti vantati dallo Stato e dagli enti locali (per imposte dirette, indirette, tra cui l’Iva, e per i tributi locali), nonché l’introduzione di una soglia predeterminata entro la quale tali crediti si considerano privilegiati».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

21/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Riforma appalti/2. Soa: sulla qualificazione il codice funziona, avviare il «fascicolo virtuale» delle imprese

Mau.S.

Le proposte delle società di attestazione dei costruttori in audizione al Senato

Dotare le Soa di accesso alle banche dati pubbliche (inclusa la banca dati nazionale antimafia) per semplificare le verifiche iniziali sulle imprese; prevedere un “fascicolo virtuale” curato dalle stesse società di attestazione, dove raccogliere tutti i dati salienti della qualificazione dell’impresa (a disposizione di stazioni appaltanti e Autorità; estendere il sistema di qualificazione delle imprese, oggi limitato ai lavori pubblici anche al settore dei servizi e delle forniture.

Sono, in estrema sintesi, le principali proposte avanzate dalle Soa (rappresentate dalle associazioni Unionsoa e General Soa) alla commissione Lavori pubblici del Senato, nel corso dell’audizione in programma ieri sulla riforma del codice appalti.

Le aziende private incaricate di certificare i requisiti dei costruttori interessati al mercato dei lavori pubblici non chiedono rivoluzioni. Anzi. Per le Soa, sul fronte della qualificazione, il codice del 2016 ha fatto il suo dovere. Inutile aggiungere che l’ipotesi di sperimentare sistemi di qualificazione alternativi «peraltro già percorsa senza successo dai soggetti istituzionali preposti» sarebbe vista come fumo negli occhi. «Se malauguratamente intrapresa – hanno spiegato i rappresentanti di Unionsoa – potrebbe rappresentare un ulteriore ostacolo al funzionamento dei meccanismi che si pongono a monte del materiale avvio delle opere pubbliche già finanziate, allontanando ulteriormente la ripresa economica del paese». © RIPRODUZIONE RISERVATA

21/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Trasporto pubblico locale, pronto il riparto di un miliardo di euro alle Regioni

Massimo Frontera

Lo schema di decreto Infrastrutture-Economia è stato definito dal governo e, salvo imprevisti, riceverà l’ok alla conferenza unificata di domani

Nelle casse delle 15 regioni a statuto ordinario sta per arrivare quasi un miliardo di euro – esattamente 985.864.272 euro – a valere sul Fondo 2018 che lo stato concede alle regioni ordinarie per la copertura dei costi del servizio di trasporto pubblico locale. Più precisamente la somma rappresenta la tranche del 20% della dotazione 2018 del fondo che, complessivamente, vale 4,932 miliardi di euro. L’indicazione delle somme si legge nello schema di decreto interministeriale Infrastrutture-Economia che è stato trasmesso alle regioni allo scopo di ottenere l’intesa in conferenza unificata. Lo schema di provvedimento è stato inserito in corsa nell’ordine del giorno della conferenza unificata di domani, 22 novembre, e, se non ci sono obiezioni di Regioni e comuni, riceverà l’intesa e proseguirà il suo iter.

A CHI VANNO I 4,9 MILIARDI DI EURO DEL FONDO 2018 DI SOSTEGNO AL TPL

Dal testo del provvedimento si ricava che la tranche di 986 milioni da erogare alle Regioni sconta un mini-anticipo di 400mila euro complessivamente già erogato alle Regioni a gennaio scorso in forza del decreto interministeriale, firmato dal precedente ministro Graziano Delrio a gennaio. Nella somma finale si tiene inoltre conto di alcune decurtazioni a valere sul Fondo Tpl 2016 a carico di tre regioni: Lazio (per 33,9 milioni), Umbria (5,9 milioni) e Basilicata (4,5 milioni). Più precisamente, la decurtazione riguarda la prima rata (di dieci rate totali nel periodo 2018-2027) che vengono addebitate alle tre regioni. La prima rata scade appunto nel 2018. Lo schema di Dm individua anche ulteriori decurtazioni – per oltre 82 milioni di euro in totale – a carico di sei regioni (Basilicata, Calabria, Campania, Lazio, Marche, Umbria) a valere sul Fondo 2017 per il mancato raggiungimento di alcuni obiettivi di servizio (ricavo dal traffico, passeggeri trasportati e livello occupazionale). In quest’ultimo caso, tuttavia, le decurtazioni vengono in parte sospese (nelle regioni dove è stato dichiarato lo stato di emergenza per eventi calamitosi) e in parte rinviate all’annualità 2019.

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21/11/2018 – Il Fatto Quotidiano

Appalti pubblici, indagine su 150 gare da un miliardo di euro: anche quelle della ricostruzione post terremoto Centro Italia

Mercoledì mattina all’alba è scattato il blitz della Guardia di Finanza che sta eseguendo controlli e perquisizioni in 120 società e 220 soggetti, tra cui Autostrade per l’Italia e Anas, in 14 regioni. Tra i reati ipotizzati anche frodi nella realizzazione di ponti, viadotti e altre infrastrutture costruite con materiali difformi da quelli dichiarati dalle ditte

di F. Q2

Strade, ponti, viadotti, cavalcavia, gallerie e piste aeroportuali costruiti con materiali difformi da quelli dichiarati, con gravi violazioni anche di natura ambientale, il tutto con il benestare di coloro che avrebbero dovuto esercitare funzioni di controllo. È quanto emerge da un’indagine della Procura di Gorizia che ha scoperto appalti truccati, turbative d’asta e frodi nella realizzazione delle opere pubbliche, per un valore di oltre un miliardo di euro. Mercoledì mattina all’alba è scattato il blitz della Guardia di Finanza che ha messo in campo 400 uomini per eseguire sequestri e perquisizioni in 120 società e 220 soggetti, tra cui Autostrade per l’Italia e Anas, in 14 regioni. Oltre alle tre del Nord est, si indaga anche in Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, ma anche Toscana, Lazio, Campania, Puglia, Sicilia e Sardegna.

Nel mirino degli inquirenti ci sono 150 gare d’appalto per la realizzazione o la manutenzione di opere pubbliche, tra cui anche alcuni appalti per la ricostruzione di strade nelle zone dell’Italia centrale colpite dal terremoto del 2016. Tra questi c’è anche quello per il ripristino della statale Tre Valli Umbre, rimasta chiusa per tre anni a causa dei danni causati dal sisma e riaperta solo nell’aprile scorso. Le verifiche degli uomini delle Fiamme Gialle si concentrano sulle gare indette in tre anni, dal 2015 al 2018.  Tra i reati contestati ci sono l‘associazione a delinquere, la turbativa d’asta, gli inadempimenti e le frodi nelle pubbliche forniture, i subappalti in violazione di legge e concussione; ma al vaglio degli inquirenti ci sono anche altre ipotesi di reato.

Gli agenti stanno procedendo ad acquisizioni documentali, perquisizioni e sequestri in decine di enti pubblici, società, e abitazioni di persone coinvolte nelle indagini. Tra queste, oltre alle due già citatate, ci sono Veneto strade Spa, Autovie Venete Spa ,Commissario per l’emergenza della mobilità riguardante la A4, Friuli Venezia Giulia Strade Spa, Concessioni Autostradali Venete Spa, Commissario per l’emergenza traffico in province Treviso e Vicenza, le società che gestiscono gli aeroporti di Trieste (Aeroporti Friuli Venezia Giulia Spa), Treviso (Aer Tre Spa), Venezia (Save Spa), Verona (Aeroporto Valerio Catullo Spa), la Regione Friuli e le società competenti per i porti di Trieste (Autorità di Sistema portuale del mare Adriatico orientale) e di Monfalcone (Consorzio per lo sviluppo economico del monfalconese).

21/11/2018 – Il Piccolo

“Grande Tagliamento”, inchiesta della Gdf su appalti per oltre un miliardo di euro

Perquisizioni nel Triveneto e in tutta Italia disposti dalla Procura di Gorizia per turbativa d’asta e utilizzo di materiali difformi. Tra i maxi cantieri in regione sotto indagine la Terza corsia e Trieste Airport

I cantieri aperti lungo il tratto dell’autostrada A4 da Alvisopoli a Gonars per la realizzazione del terzo lotto della terza corsia (foto d’archivio)

TRIESTE Sono 400 i finanzieri del Comando Fvg impegnati dall’alba di oggi nel Triveneto e in tutta Italia in acquisizioni documentali, perquisizioni e sequestri disposti dalla Procura di Gorizia in enti pubblici, società e abitazioni di soggetti sottoposti ad indagini per l’inchiesta “Grande Tagliamento” su appalti di opere pubbliche per un valore di oltre un miliardo di euro.

L’INCHIESTA DELLA GDF E DELLA PROCURA DI GORIZIA

L’inchiesta ipotizza turbative d’asta tra le imprese coinvolte per effetto di pratiche collusive, ma anche frodi nella realizzazione e manutenzione di opere pubbliche, con lavorazioni eseguite utilizzando talvolta materiali non certificati, difformi da quelli dichiarati e in quantitativi inferiori rispetto a quelli richiesti e fatturati, con conseguenti gravi violazioni anche di natura ambientale, il tutto con il comportamento a volte omissivo di coloro che avrebbero dovuto esercitare funzioni di controllo.

Le procedure di affidamento oggetto delle indagini riguardano la manutenzione e la costruzione di strade, autostrade, ponti, viadotti, cavalcavia, sottopassi, gallerie, piste aeroportuali, edifici, opere fluviali e di sistemazione idraulica, acquedotti, gasdotti, opere marittime e lavori di dragaggio, impianti di bonifica e protezione ambientale.

GLI ENTI PERQUISITI:

I militari del Comando Provinciale di Gorizia, in particolare, stanno acquisendo e sequestrando atti e documenti nelle seguenti stazioni appaltanti:

– Commissario Delegato per l’emergenza della mobilità riguardante la A4 (tratto Venezia – Trieste) ed il Raccordo Villesse – Gorizia;

– Autovie Venete s.p.a., concessionaria delle tratte autostradali comprese tra la tangenziale di Mestre e Sistiana, tra Palmanova e Udine, tra Portogruaro, Pordenone e Conegliano, tra Villesse e Gorizia;

– Autostrade per l’Italia s.p.a., concessionaria di numerose tratte autostradali tra cui la Venezia / Belluno e la Udine Sud / Tarvisio;

– Friuli-Venezia Giulia Strade s.p.a., società che si occupa della gestione e manutenzione delle strade regionali del Friuli Venezia Giulia;

– Veneto Strade s.p.a., società che cura la manutenzione delle strade regionali e provinciali del Veneto;

– Anas s.p.a., concessionario della rete stradale nazionale;

– Concessioni Autostradali Venete s.p.a., concessionario del passante di Mestre, della tangenziale di Mestre e del raccordo con l’aeroporto Marco Polo di Tessera;

– Commissario Delegato per l’Emergenza determinatasi nel settore del traffico e della Mobilità nel territorio delle province di Treviso e Vicenza, titolare della realizzazione della Pedemontana Veneta;

– Aeroporto Friuli-Venezia Giulia s.p.a., società che gestisce il “Trieste Airport”;

–  Aer Tre s.p.a., società che gestisce l’aeroporto “Canova” di Treviso;

– Save s.p.a., società che gestisce l’aeroporto “Marco Polo” di Venezia;

– Aeroporto “Valerio Catullo” di Verona Fillafranca s.p.a., società che gestisce lo scalo aeroportuale veronese;

– Aeroporto “Guglielmo Marconi” di Bologna s.p.a., società che gestisce lo scalo aeroportuale bolognese;

– Regione Friuli-Venezia Giulia, competente tra l’altro per le opere di costruzione, ampliamento, ristrutturazione e manutenzione dei porti e degli approdi marittimi, nonché per le concessioni di ghiaia;

– Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Orientale, società deputata alla gestione del Porto di Trieste;

– Consorzio per lo sviluppo economico del monfalconese, competente tra l’altro sul porto di Monfalcone.

Ulteriori acquisizioni riguardano altri enti e comuni ubicati nelle province di Gorizia, Udine, Trieste, Pordenone, del Veneto, della Lombardia, dell’Emilia-Romagna, della Liguria, della Toscana, dell’Umbria, delle Marche, dell’Abruzzo, del Lazio e della Sicilia.

I provvedimenti di perquisizione e sequestro riguardano invece le sedi amministrative di 120 società ed i domicili di 220 soggetti ubicati in Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Trentino Alto-Adige, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna.

I CANTIERI POST TERREMOTO NEL CENTRO ITALIA

Alcune procedure di affidamento si riferiscono a opere da realizzare in diverse aree colpite dal sisma del 2016 nel centro Italia, tra cui “Norcia”, “San Benedetto”, “Tre Valli Umbre”. La Procura della Repubblica di Gorizia sta ricostruendo le catene di appalti e subappalti e verificando la regolarità di circa 150 procedimenti di aggiudicazione delle opere pubbliche a seguito di gare indette negli anni 2015/2018.

L’OGGETTO DELLE INDAGINI

Le ricerche, condotte dai finanzieri del Comando provinciale di Gorizia, con la collaborazione dei colleghi di altre Regioni, in questo caso, sono finalizzate ad acquisire prove in ordine ad accordi tra imprese diretti alla preordinata spartizione delle opere nell’ambito di più complessive alleanze tra società volte a rendersi reciprocamente note:

– le rispettive intenzioni di partecipare o meno ad una gara piuttosto che ad un’altra ovvero ad un lotto piuttosto che ad un altro nell’ambito delle medesime gare d’appalto;

– l’entità e/o i contenuti delle offerte da formulare in modo da permettere di volta in volta all’impresa individuata e facente parte della “cordata” di riferimento di aggiudicarsi l’appalto alle condizioni più favorevoli; secondo modalità tali da alterare la regola indefettibile della libera concorrenza tra i singoli partecipanti e tali da assicurare maggiori possibilità di aggiudicazione all’impresa prescelta.

Le indagini hanno evidenziato prassi contrarie alla legge anche in ordine:

– alla costituzione di associazioni e raggruppamenti temporanei meramente cartolari;

– all’utilizzo di contratti di subappalto per quote superiori al limite normativo del 30%, in cambio del riconoscimento di percentuali di guadagno;

– alla falsa indicazione documentale di dotazioni logistiche e strumentali al fine di incrementare il punteggio tecnico attribuito dalle commissioni aggiudicatrici.

DA GORIZIA AL RESTO DELL’ITALIA

L’indagine, che pure ha preso avvio dai controlli relativi ad un appalto “anomalo” che interessava la città di Gorizia, si è poi estesa a diverse opere del territorio regionale prima e nazionale poi, evidenziando collusioni che travalicano il confine friulano e diventano “sistema” diffuso in varie regioni.

Il nome dell’operazione, ribattezzata “GRANDE TAGLIAMENTO”, eleva a manifesto dell’indagine vicende di vera e propria spartizione dei lavori da realizzare a destra e a sinistra del Tagliamento, fiume che divide il Friuli Venezia Giulia dal Veneto.

I REATI CONTESTATI

Diversi sono i reati per cui si procede, tra cui l’associazione a delinquere, la turbativa d’asta, gli inadempimenti e le frodi nelle pubbliche forniture, i subappalti irregolari e la concussione. Sono in corso di accertamento ulteriori ipotesi di reato. Le indagini proseguono nel rispetto del segreto istruttorio con l’esame della documentazione sequestrata ed acquisita, nonché con interrogatori e testimonianze.

21/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Condotte pronta a riattivare i cantieri, ma dalle banche arriva il «no» al prestito ponte

Alessandro Arona

L’accordo sembrava fatto ma è saltato. I commissari hanno ricucito i rapporti con le Pa, ma per riavviare i cantieri serve liquidità

No delle banche, guidate da Unicredit, al prestito ponte da 40/50 milioni di euro che doveva servire a Condotte d’Acqua (in amministrazione straordinaria) per avviare vecchi o nuovi cantieri per quasi due miliardi di euro. Tutto da rifare: le banche continuano a non fidarsi di Condotte, a non ritenere presenti le minime garanzie per poter concedere altri prestiti (il debito pregresso con le banche ammonta a circa un miliardo, più un altro miliardo con i fornitori), anche se a guidare il gruppo ora non ci sono più Duccio Astaldi e Isabella Bruno Tolomei Frigerio, né il fondo Attestor Capital, ma professionisti esterni appoggiati dal Ministero dello Sviluppo. Per due volte nelle settimane scorse erano stati fissati appuntamenti dati per decisivi tra i tre amministratori (Giovanni Bruno, Alberto Dello Strologo e Matteo Uggetti) e una delegazione delle 32 banche creditrici, e per due volte dagli incontri è uscita fumata nera. A questo punto le trattative sono chiuse, e i tre commissari puntano ad accelerare la richiesta del prestito statale, dal fondo per le imprese in amministrazione straordinaria. Serve prima l’ok della Commissione europea, si puntava a chiudere il tutto entro gennaio, ora insieme al Mise i tre commissari puntano a incassare il prestito prima di Natale.

Ma il tempo stringe, anche perché la pazienza delle stazioni appaltanti sta finendo – dopo mesi di cantieri Condotte fermi o di gare aggiudicate e contratti che non si possono firmare per assenza di garanzie – e ieri lo stesso Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli ha invitato Anas e Rfi a rescindere i contratti alle imprese che non sono in grado di portare avanti i cantieri. Il prestito dal fondo statale, una volta autorizzato dalla Commissione (una verifica che non si tratti di aiuto di Stato), dovrebbe risolvere tutti i problemi di liquidità: la cifra dovrebbe essere pari a 190/200 milioni di euro. Ma i tempi di effettiva concessione hanno un margine di incertezza, per questo si puntava al prestito bancario ponte di 40-50 milioni. Il progetto dei commissari era poi di presentare il piano di ristrutturazione entro marzo prossimo, e quindi far partire gli avvisi per le cessioni, parziali o totali, del gruppo e dei suoi asset (una volta riavviati i motori, però, dunque valorizzandolo).

Ora torna a pendere su Condotte il rischio di una rovinosa liquidazione, con contratti rescissi o non firmati e pochi asset sani rimasti da vendere.

Eppure i commissari ce l’hanno messa tutta nei tre mesi passati per riattivare l’azienda.

Sono stati ricuciti i rapporti con il governo algerino, e i contratti stradali e ferroviari per un valore residuo per circa 470 sono pronti a ripartire: l’Algeria è anche pronta ad anticipare qualche decina di milioni di euro, ma servono garanzie. Il personale di Condotte è già pronto a partire per l’Algeria, ma i biglietti aerei sono in stand by.

Ricuciti i rapporti anche con la Regione Lombardia per la Città della Salute, una commessa che vale 140 milioni per Condotte, su cui è stato anche vinto il ricorso di Salini Impregilo: un contratto pronto alla firma che però senza liquidità rischia di saltare per sempre.

Riattivati anche i rapporti con Bolzano per il nuovo carcere e la biblioteca (62 milioni), ma anche qui per la firma e l’avvio dei cantieri servono soldi.

Sul nodo di Firenze dell’alta velocità, anche questo un cantiere fermo dall’inizio dell’anno, i commissari hanno in corso una trattativa per cedere a Rfi la società Ergon (al 70% di Condotte, anch’essa in amministrazione Marzano dal 31 ottobre, affidata agli stessi tre commissari), società a che a sua volta controlla al 99% Nodavia, società di scopo titolare del contratto per il nodo di Firenze (in amministrazione dal 9 ottobre). In pratica il costruttore dell’opera diventerebbe una controllata della committente, il lavoro diventerebbe in house. La cessione di Ergon a Rfi dovrebbe portare qualche decina di milioni di euro a Condotte.

Chiuso dai commissari anche l’accordo per completare l’ospedale di Caserta, circa 110 milioni di euro residui per Condotte, ma anche in questo caso serve liquidità per riaprire il cantiere.

In Sicilia, il contratto per il completamento della Siracusa-Gela (circa 80 milioni di euro “a finire” per Condotte) all’impresa in Ati Cosedil. Per il porto di Augusta (30 mln) si va verso la risoluzione consensuale.

Per quanto riguarda l’alta capacità ferroviaria, Cepav Due Brescia-Verona (12% delle quote, 259 milioni) e Iricav Due (11,3%, 224 mln) , Condotte ha fatto pre-accordi di cessione che le consentono di rientrare. I cantieri non sono comunque ancora avviati. L’urgenza è invece su Cociv, Terzo Valico, per il quale la quota Condotte vale il 31%, circa un miliardo di euro residuo, e che i tre commissari vorrebbero riattivare senza cedere definitivamente al capogruppo Salini Impregilo. Ma senza liquidità Salini potrebbe avere gli strumenti giuridici per estromettere del tutto Condotte.

La società in amministrazione è già stata estromessa, per iniziative delle stazioni appaltanti, dalle commesse (non ancora avviate) per il ponte Storstrom in Danimarca (68 milioni per il 24,5% dell’opera) e dal lotto H51 del Brennero (338 milioni per la quota del 35%): Condotte è stata ridotta in entrambi i casi a una simbolica quota dello 0,01%.

Eppure i commissari si sono dati da fare anche sul fronte commerciale, acquisendo due nuove commesse: opere stradali in Kuwait per un valore di circa 300 milioni di euro, e un lotto della ferrovia Roma-Viterbo da circa 40 milioni. Il contratto per il Kuwait è stato firmato comunque, anche senza liquidità, perché può partire grazie agli anticipi dell’impresa associata. Per la ferrovia servono invece garanzie, che al momento Condotte non è in grado di dare.

Se tutti i cantieri ancora in portafoglio dovessero ripartire, i commissari dovrebbero assumere personale, soprattutto tecnici e dirigenti (molti dei quadri e dirigenti sono usciti dall’azienda nell’ultimo anno).

Ma – come detto prima – serve liquidità, e se anche si riuscisse ad avere l’ok di Bruxelles in tempi record e poi l’erogazione da parte di Mise e Mef entro dicembre, si tratterebbe di un mese/un mese e mezzo dopo gli appuntamenti mancati con le banche.

C’è poi l’eterno contenzioso con Eur Spa sulla Nuvola di Fuksas, extracosti già quantificati dalla Ctu del Tribunale di Roma per 50 milioni di euro, e che Eur Spa ha già messo a bilancio (ricordiamo che quest’ultima società è controllata dal ministero dell’Economia). Si è spesso pensato, all’interno di Condotte, che il governo potesse fare qualcosa, ma anche questo nodo non si sblocca.

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