Rassegna stampa 19 novembre 2018

16/11/2018 – Italia Oggi

Gara senza gestore uscente

o si annulla
Annullata. È inefficace l’ aggiudicazione del servizio effettuata dall’ amministrazione all’ esito di una procedura ristretta in economia cui è invitato il gestore uscente, risultato peraltro vincitore: negli appalti sotto soglia Ue, infatti, il principio di rotazione è fondamentale e la nuova partecipazione di chi ha già gestito l’ attività costituisce soltanto un’ eccezione da motivare in modo adeguato. Lo confermano le linee guida aggiornate dell’ autorità nazionale anticorruzione: la deroga può scattare unicamente di fronte a particolari condizioni del mercato. Così la sentenza 1412/18 del Tar Puglia-Lecce, sez. I. Accolto il ricorso dell’ impresa concorrente: cancellata la concessione fra il ministero e il rivale per la gestione del bar nell’ ufficio pubblico. E ciò perché il principio di rotazione serve a evitare la formazione di rendite di posizione nei rapporti con la p.a: chi ha già ottenuto l’ affidamento del servizio si avvantaggia delle informazioni acquisite durante le attività svolte. E dunque nelle procedure ex art. 36 codice appalti il gestore uscente può partecipare solo se il numero di operatori sul mercato è molto ridotto oppure l’ ente committente molto soddisfatto del lavoro in termini di prezzo ed esecuzione senza criticità. Proprio negli appalti sotto soglia risulta maggiore il rischio che possano consolidarsi posizioni anticoncorrenziali. La stessa Anac ha ammesso che la rotazione fra le imprese può essere esclusa solo quando il nuovo affidamento avviene con una gara vera e propria o comunque risulta aperto al mercato. Nel nostro caso il ministero pone una restrizione: possono essere invitate alla procedure soltanto le imprese iscritte al portale Mepa, il mercato elettronico degli acquisti per la p.a., tanto che sono esclusi quattro delle dieci imprese che avevano manifestato interesse a partecipare. Risulta dunque contraddittoria la motivazione adottata dall’ amministrazione che da una parte riduce la platea dei potenziali partecipanti e dall’ altra giustifica l’ invito al gestore uscente sul rilievo del ridotto numero di adesioni alla procedura. Spese di lite compensate. DARIO FERRARA

16/11/2018 – Italia Oggi

Investimenti, ripartiti 35,3 mld

Via libera dalle commissioni parlamentari al fondo infrastrutture: 12,1 mld a trasporti e mobilità
Decreto Genova: 585 mln per ponte e case degli sfollati
In dirittura d’ arrivo il decreto che sblocca 35,3 miliardi del fondo investimenti in infrastrutture di cui 12,1 alle infrastrutture di trasporto e di mobilità. La commissione bilancio del senato, nei giorni scorsi, ha dato parere favorevole sulla bozza di decreto sul fondo istituito dalla legge di Bilancio per il 2017 (nello stato di previsione del ministero dell’ economia e delle finanze) per assicurare il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale. La legge del 2017 ha destinato oltre 47 miliardi di euro in un orizzonte temporale venticinquennale. La legge di Bilancio per il 2018 ha rifinanziato il fondo investimenti per oltre 35,3 miliardi dal 2018 al 2033 ma adesso lo stanziamento è sceso sia pure di poco: prima del decreto Genova la dotazione era di 36,1 mld, ma 585 milioni sono stati assegnati alla ricostruzione del ponte Morandi e per gli edifici per gli sfollati. Il decreto di ripartizione delle somme era stato approvato a maggio del 2018 ma la sentenza della Corte n. 74/2018 ha dichiarato parzialmente illegittimo il comma 140 della legge n. 232/2016, istitutivo del fondo, «nella parte in cui non prevede un’ intesa con gli enti territoriali in relazione ai decreti del presidente del consiglio dei ministri riguardanti settori di spesa rientranti nelle materie di competenza regionale». Successivamente alla sentenza il dl n. 91/2018 (Proroga termini), articolo 13, comma 01, ha integrato la procedura per l’ adozione dei decreti del presidente del consiglio dei ministri di riparto del fondo prevedendo, nel caso in cui essi prevedano interventi rientranti nelle materie di competenza regionale o delle province autonome, la previa intesa con gli enti territoriali interessati, ovvero in sede di conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano. Poiché i finanziamenti autorizzati dal comma 140 medesimo sono già stati oggetto di ripartizione con appositi Dpcm (Dpcm 29 maggio 2017 e Dpcm 21 luglio 2017), la modifica introdotta con il dl n. 91/2018 permette, nel caso di interventi rientranti nelle suddette materie già individuati con i decreti adottati anteriormente alla data del 18 aprile 2018, il raggiungimento dell’ intesa anche successivamente alla adozione degli stessi decreti. Da qui la revisione del decreto che adesso le commissioni parlamentari stanno sbloccando (alla camera a breve è previsto il via libera). Il fondo assicurerà il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale del paese nei settori di spesa relativi ai seguenti settori: a) trasporti, viabilità, mobilità sostenibile, sicurezza stradale, riqualificazione e accessibilità delle stazioni ferroviarie (12,1 mld); b) infrastrutture, anche relative alla rete idrica e alle opere di collettamento, fognatura e depurazione; c) ricerca; d) difesa del suolo, dissesto idrogeologico, risanamento ambientale e bonifiche; e) edilizia pubblica, compresa quella scolastica; f) attività industriali ad alta tecnologia e sostegno alle esportazioni; g) informatizzazione dell’ amministrazione giudiziaria; h) prevenzione del rischio sismico; i) investimenti per la riqualificazione urbana e per la sicurezza delle periferie delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di provincia; l) eliminazione delle barriere architettoniche. Sul monitoraggio degli interventi connessi al fondo, il comma 142 della legge di bilancio 2017 dispone che gli interventi siano monitorati costantemente. © Riproduzione riservata. PAGINA A CURA DI ANDREA MASCOLINI

16/11/2018 – Italia Oggi
Progettazioni, centrale unica anche in Sicilia

Dipenderà dal presidente della regione e conterà 50 tecnici
Un ufficio speciale per progettare opere regionali in Sicilia; per il suo funzionamento si provvederà al reclutamento di 50 tecnici appartenenti ai ruoli tecnici dell’ amministrazione regionale; l’ ufficio speciale potrà essere utilizzato anche dalle amministrazioni non regionali. È quanto prevede la delibera della giunta della regione Sicilia emessa il 4 novembre 2018, n. 426, appena cinque giorni dopo il deposito in parlamento del disegno di legge di Bilancio 2019 che, all’ articolo 17, prevede una analoga struttura (peraltro non più collocata presso l’ Agenzia del demanio, come era previsto nelle bozze precedenti la «bolli natura»). Si provvede quindi alla istituzione di un ufficio speciale per la progettazione regionale ed è la relazione a chiarire l’ intento del presidente della regione di «ottimizzare le professionalità tecniche degli uffici centrali e periferici dell’ amministrazione regionale nell’ ambito di una nuova struttura, temporanea e funzionale, da costituire ai sensi del richiamato art. 4, comma 7, della legge regionale n. 10/2000, a servizio di un settore strategico quale la realizzazione delle opere pubbliche». La finalità che l’ istituenda struttura dovrebbe perseguire è quello di «imprimere un particolare impulso e celerità al completamento delle relative attività progettuali», ma anche «di attribuire a tale struttura la finalità di dirigere e coordinare l’ intera attività di progettazione delle opere pubbliche regionali, dando concreta risposta alle esigenze di molti comuni, nonché delle stesse città metropolitane e dei liberi consorzi comunali, spesso carenti di professionalità tecniche interne, consentendo loro di avvalersi delle professionalità tecniche e del know how dell’ amministrazione regionale, consentendo di stipulare apposite convenzioni con la struttura regionale per espletare le attività di cui al richiamato articolo 24 del dlgs n. 50/2016». L’ ufficio speciale per la progettazione, per tre anni alle dirette dipendenze del presidente della regione dovrebbe occuparsi innanzitutto di svolgere l’ intera attività di progettazione, esecuzione e collaudo dei lavori pubblici regionali, nonché ogni altra attività rientrante nei «servizi di architettura e ingegneria e altri servizi tecnici». In secondo luogo, si farebbe carico di stipulare apposite convenzioni con i comuni, i liberi consorzi comunali e le città metropolitane per espletare, a loro favore, le attività di cui all’ art. 24 (Progettazione interna e esterna alle amministrazioni aggiudicatrici in materia di lavori pubblici) del dlgs n. 50/2016. Ovviamente per realizzare questi compiti occorre personale e per questo si prevede l’ immediato inserimento di un dirigente dotato di requisiti curriculari e professionali in linea con le funzioni ed i compiti, cui corrispondere il livello massimo di retribuzione previsto per il personale dirigenziale oltre alla retribuzione di risultato. Inoltre, la delibera completa il quadro con il trasferimento di 50 unità di personale dell’ amministrazione regionale, da reclutarsi nell’ ambito delle professionalità tecniche quali ingegneri, architetti, geologi e geometri, fino a un massimo di 5 unità con profilo amministrativo contabile. © Riproduzione riservata.

16/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio
Ponte Genova/2. Bucci cerca un general contractor, partite dieci lettere di invito

Alessandro Arona

Procedura negoziata senza bando. Bucci cerca grandi imprese con esperienza nei ponti, a cui affidare il compito «chiavi in mano»

(Questo il quadro emerso dopo i primi decreti di giovedì 15 novembre. Per i decreti del giorno successivo si veda altro servizio)

Il Commissario per la ricostruzione di Genova Marco Bucci (da ieri è on line il sito dedicato) ha firmato i primi provvedimenti, tra cui la nomina dei suoi due vice e della sua struttura (decreto 4) e una serie di specifiche tecniche per la selezione delle imprese. Ma soprattutto ha fatto partire le lettere alle imprese per avviare la demolizione e ricostruzione del ponte.

«Abbiamo inviato le lettere a dieci imprese – ha detto Bucci – ma anche altre imprese avranno la possibilità di farsi avanti, di segnalare la loro candidatura, anche se non l’abbiamo invitata».

IL GENERAL CONTRACTOR

Per le demolizione e ricostruzione del ponte sul Polcevera a Genova il commissario straordinario Marco Bucci ha scelto la strada del general contractor, cioè una grande impresa («primarie aziende nel settore della costruzione di grandi ponti e viadotti stradali, ferroviari e autostradali, con elevata capacità ed esperienza, anche internazionale») a cui affidare «con la formula chiavi in mano» la demolizione del vecchio ponte e la progettazione e ricostruzione del nuovo. È quanto si apprende dal decreto 5 di Bucci, pubblicato ieri.

Il decreto contiene «specifiche tecniche» per la «consultazione di mercato finalizzata all’instaurazione di una procedura negoziata senza pubblicazione del bando» ai sensi dell’articolo 32 della direttiva Ue sugli appalti (2014/24). Bucci ha inviato ieri sera (il 15 novembre) le lettere di invito a dieci imprese, ma il decreto 5 precisa che anche altre imprese, con l’esperienza e lo standing di cui sopra, potranno chiedere di partecipare alla procedura negoziata.

PROGETTO DI FATTIBILITA’

La scadenza per le proposte è molto ravvicinata, il 26 novembre. Il decreto Bucci precisa che la demolizione potrà anche essere un appalto separato da quello di progettazione e ricostruzione del nuovo ponte (si deciderà nelle prossime settimane, nella fase negoziale, che sarà gestita per conto di Bucci dal’architetto Roberto Tedeschi, direttore generale della struttura commissariale). Le imprese dovranno proporre un progetto di fattibilità tecnica ed economica, con utilizzo obbligatorio del Bim, e dopo la firma del contratto spetterà a questo general contractor affidare con ampia libertà tutti i lavori o le forniture “a valle”, in modo tale però da «favorire al massimo il sub-appalto alle piccole e medie imprese e ai liberi professionisti ad esse assimilati». L’impresa – aveva spiegato Bucci in conferenza stampa – «sarà selezionata per la qualità della proposta, il tempo di realizzazione e solo in ultima posizione il costo».

NESSUN REQUISITO DI QUALIFICAZIONE

Il decreto 5 del commisssario Bucci non indica alcuna stima di costo, né per la demolizione né per la ricostruzione. Spetterà alle imprese proponenti stimarlo. Non è indicato alcun requisito di qualificazione per le imprese, ma solo obiettivi prestazionali da raggiungere nel processo di demolizione e nel nuovo ponte (che sarà a tre corsie per senso di marcia e realizzato secondo le nuove caratteristiche costruttive fissate dal Dm 17/1/2018, nuove Norme tecniche per le costruzioni, per le costruzioni con livelli di prestazioni elevati e vita nominale di progetto superiore a 100 anni). Il ponte, una volta realizzato, dovrà montare dei sistemi di monitoraggio permanenti per l’esercizio, la manutenzione, la sicurezza.

AMPIA LIBERTA’ NELLA PROGETTAZIONE

L’affidamento dell’appalto per la ricostruzione avverrà sulla base del progetto di fattibilità proposto dalle imprese stesse. Dopo la firma del contratto, “i restanti livelli di progettazione – si legge nel decreto 5 – sono di libera definizione da parte dell’appaltatore, secondo le norme di settore, che potrà procedere alla loro elaborazione in corso d’opera, in progress”.

Circa le norme da applicare, il decreto cita espressamente i codici dell’Ambiente e quello per la sicurezza sul lavoro, oltre alle norme tecniche per le costruzioni e la sicurezza stradale, ma non il Codice appalti: basterà infatti rispettare la direttiva europea sugli appalti, la 2014/24.

I TEMPI

«Le lettere – ha aggiunto Bucci in conferenza stampa – portano la scadenza del 26 novembre per presentare le proposte. Parleremo con la magistratura per il dissequestro delle aree, e faremo la richiesat dei fondi ad Autostrade. Vogliamo fare presto gli affidamenti e avviare la ricostruzione dal 15 dicembre. Ciu vorranno un paio di mesi per la demolizione. Contiamo di avviare la ricostruzione ad aprile, per avere il ponte nel dicembre 2019. Poi forse servirà ancora qualche mese per collaudi e apertura vera e propria».

OLTRE UN MILIARDO PER GENOVA

«Tra decreto legge e legge di bilancio – ha detto Bucci – il governo ha messo a disposizione oltre un miliardo di euro per Genova».

I PRIMI TRE DECRETI

Il Commissario straordinario per la ricostruzione di Genova Marco Bucci ha firmato e pubblicato oggi i suoi primi tre decreti: la nomina dei due sub-commissari, che sono Piero Floreani, magistrato della Corte dei Conti, per le attività di carattere amministrativo e giuridico, e Ugo Ballerini, attuale direttore generale di Filse (Finanziaria della Regione Liguria per lo sviluppo economico), per gestione del personale, fabbisogni e approvigionamenti, rapporti esterni. Il terzo decreto riguarda le regole generale per gli appalti: Bucci ha stabilito che per tutti gli affidamenti, demolizione, rimozione macerie, progettazione, ricostruzione del ponte e della viabilità, sarà utilizzato l’articolo 32 della direttiva Ue sugli appalti 2014/24, e cioè la procedura negoziata senza previa pubblicazione di bandi. In sostanza gare a inviti. Potranno essere una o più di una.

PROTOCOLLO CON CANTONE

Tutti i contratti che saranno firmati dal Commissario per la ricostruzione di Genova, Marco Bucci, saranno stipulati nel rispetto di specifiche regole anticorruzione e antimafia indicate dall’Autorità Anticorruzione all’interno di un Protocollo di collaborazione che il commissario Bucci e il presidente Anac Raffaele Cantone firmeranno nei prossimi giorni. Lo si apprende dal decreto numero 3 di Bucci, firmato il 13 novembre e pubblicato oggi sul nuovo sito del commissario. Il protocollo dovrebbe stabilire regole ad hoc non solo per i contratti, ma anche sulla gestione degli stessi (aubappalti, cantieri, etc…).

Nell’incontro del 22 ottobre scorso Bucci e Cantone spiegarono – in una nota congiunta – che «l’Anac lavorerà in parallelo con la struttura commissariale per assicurare un presidio di legalità contro il rischio di infiltrazioni criminali e il verificarsi di illeciti». Sulla scorta di quanto previsto per l’Expo di Milano del 2015, in pratica, Comune di Genova e Autorità Nazionale Anticorruzione firmeranno un protocollo di vigilanza collaborativa in base al quale tutta la documentazione di gara sarà sottoposta all’Anac per un controllo preventivo di legittimità.

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19/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio
Intervista. Turri (Filca Cisl): «Settore costruzioni a pezzi: 10 idee per ripartire»

Alessandro Arona

«Soluzioni veloci nei cantieri fermi per crisi. Certezze ai pagamenti della Pa. Garanzie di CdP sui prestiti. Regolamento appalti. Certezze e grandi opere e programmi»

Servono soluzioni nuove e “forti” per affrontare la crisi delle costruzioni, non più solo del settore in generale, che in dieci hanni ha perso 600mila occupati ed è sceso dal 12 all’8% del Pil nazionale, ma del tessuto stesso delle imprese. A sostenerlo, in questa intervista a «Edilizia e Territorio», è il segretario generale della Filca Cisl, Franco Turri: «In dieci anni sono scomparse 120mila imprese di costruzione, e ora stanno cadendo anche le grandi. Quasi tutte hanno problemi di liquidità, questo è un ostacolo serio anche per gli obiettivi di rilancio delle opere pubbliche».

Servono soluzioni più rapide – suggerisce Turri – nelle procedure concorsuali, per non lasciare i cantieri fermi per mesi nell’incertezza, anche favorendo il subentro più facile di altre imprese nei contratti. Serve una soluzione – prosegue il segretario della Filca – per i miliardi di euro di vecchi contenziosi, come quelli tra Anas e imprese, e una soluzione nuova, “a regime”, per gestire il contenzioso con un collegio arbitrale permanente impresa-Pa. «Vanno studiati incentivi all’accorpamento delle imprese i costruzione – suggerisce Turri – e va coinvolta Cassa depositi per fornire garanzie ai crediti bancari».

«Il settore però – dice Turri rivolto al governo – ha bisogno di certezze: bisogna dare certezze ai cantieri in corso per le grandi opere, certezza alla programmazione pluriennale (penso agli effetti negativi della cancellazione di #italiasicura e alla perenne incertezza che circonda l’Anas), certezza a ecobonus e sismabnus, che per funzionare per i condomini hanno bisogno di molti anni di sgravi fiscali sicuri. Servono anche certezze anche nelle norme sugli appalti, e può essere una buona idea tornare a un regolamento unico. Ma servono anche stazioni appaltanti più forti e accorpate».

Cosa è successo al settore delle costruzioni in questi dieci anni, sul lato dell’offerta, delle imprese?

Sono fallite o hanno comunque chiuso 120mila imprese. Negli ultimi anni anche le medie imprese, e ora anche le grandi. Sono rimaste solo una marea di piccole imprese, e le stazioni appaltanti non hanno strumenti per escludere quelle non affidabili.

Il nuovo Codice ipotizzava la riforma del sistema di qualificazione delle imprese, e anche una sorta di rating delle imprese…

Guardi, il passaggio, vent’anni fa, dall’Albo nazionale costruttori alle Soa non si è rivelato alla fine positivo. Sarebbe opportuno tornare a un sistema pubblico di qualificazione. Ma il problema riguarda anche le imprese che lavorano per i privati: chiunque in Italia può aprire un’impresa di costruzione, non c’è nessun filtro. In Germania, ad esempio, devi prima avere seguito specifici corsi in scuoe edili professionali, oppure avere già maturato esperienza, il tutto con una gradualità proporzionale al tipo e alla dimensione delle attività che si vogliono avviare.

E che n e pensa alla qualificazione delle stazioni appaltanti?

Vanno selezionate, qualificate e accorpate, non ci sono dubbi. Ma nessuno si vuole mettere insieme, ci sono sempre resistenze. La costituzione della Centrale di progettazione da parte del governo è forse un passo troppo alto, troppo complesso, forse era meglio pensare di rafforzare e rendere obbligatorie le stazioni appaltanti regionali.

Ma torniamo alla crisi delle imprese. Può essere un problema anche per il rilancio delle opere pubbliche?

Certamente. Bisogna rafforzare il tessuto delle imprese, bisogna pensare a incentivi per favorire fusioni, accorpamenti, costituzione di consorzi stabili. Vantaggi fiscali per chi si mette insieme. La legge obiettivo, negli ultimi 15 anni, ha favorito i subaffidamenti da parte dei general contractor, contribuendo a destrutturare il settore. Bisogna andare in direzione opposta, scoraggiando i sub-appalti e rafforzando capitale e dimensione delle imprese. Anche con aiuti per il credito, che è l’altro grande problema: incentivare l’ingresso delle banche nel capitale delle società di costruzione, e pensare a un aiuto da parte di Cassa depositi e prestiti, come garanzia per i prestiti bancari o i bond, visto che le banche sono sempre più diffidenti verso il settore delle costruzioni.

Sì, ma che si fa di fronte alle crisi conclamate? Spesso la richiesta di concordato in bianco blocca i cantieri per mesi…

Sì, è vero, il rischio è il blocco per mesi con effetti domino su fornitori, subappaltatori e lavoratori. Bisogna accelerare i tempi della procedura concorsuale, definire in pochi mesi se l’impresa può avere liquidità per andare avanti, e poi, in caso negativo, introdurre meccanismi che facilitino il passaggio del contratto a un’altra impresa. Bisogna privilegiare la continuità dei lavori.

Spesso alla base delle crisi ci sono problemi di contenzioso cone le stazioni appaltanti. Che ne pensa?

Abbiamo spesso il paradosso di grandi imprese che saltano con il portafoglio gonfio, vanno in crisi di liquidità per i ritardi nei pagamenti, per i mancati pagamenti legati ai contenziosi, o – in un circolo vizioso – per le strette delle banche sui prestiti.

Per quanto riguarda i contenziosi…. in parte sono connaturati al nostro sistema degli appalti, da una parte, con progetti anche esecutivi fatti male o incompleti, e dall’altra parte per imprese abituate a fare subito ricorso in gara e poi a iscrivere riserve o chiedere varianti in corso d’opera. Il progetto esecutivo in gara è probabilmente la migliore soluzione, ma si deve lasciare aperta la possibilità di gestire gli imprevisti. Sono d’accordo con chi propone la costituzione di un collegio arbitrale “ordinario”, permanente, da avviare fin dall’inizio dei cantieri, per risolvere velocemente e in modo terzo tutti i contrasti.

Comunque bisogna fare di più e meglio sul fronte della domanda.

In che senso segretario? Il governo dice di voler dare priorità agli investimenti pubblici, e molte nuove risorse sono state messe in legge di Bilancio.

Già i precedenti governi avevano messo in pista 140 miliardi di euro, e il programma Connettere l’Italia di Delrio, ma il problema è che non si sono trasformati in cantieri.

È fondamentale che il governo dia continuità ai grandi cantieri in corso, a partire dal Terzo Valico. E la revoca di Marco Rettighieri da amministratore straordinario del Cociv – decisa dal governo il 16 novembre – è una notizia che ci sorprende, a qualche settimana dalla scadenza del suo mandato. Non vorremmo che questa mossa del governo nasconda l’intenzione di bloccare un’opera importante come il Terzo Valico, in cui sono coinvolti oltre 7 mila lavoratori tra diretti e indotto.

Anche alla programmazione delle opere diffuse, come quelle contro il dissesto idrogeologico e l’edilizia scolastica, deve essere data continuità, e non è stata secondo noi una mossa giusta quella di cancellare subito le due strutture di missione che se ne occupavano.

Certezza serve anche alle grandi stazioni appaltanti, come l’Anas, che da anni vive il tira e molla dei finanziamenti e degli assetti organizzativi (secondo noi fra l’altro era giusta l’integrazione con Fs, le sinergie sulla progettazione c’erano eccome) , e che ora – dopo la revica di Armani e la prospettiva di uscire da Fs – sembra di nuovo tornata un “cantiere aperto”, con forte rischio di rallentamento delle iniziative in corso o avviate.

Il governo deve anche dare certezza ai pagamenti da parte della Pa, che in particolare negli appalti di lavori sono ancora molto in ritardo rispetto ai 30 giorni di legge.

E dare anche certezza e continuità agli incentivi fiscali all’edilizia privata: se vogliamo che funzionino i super-bonus per la riqualificazione energetica e sismica dei condomini dobbiamo dare stabilità e certezza a lungo termine a questi incentivi (oggi scadono nel 2020, ndr).

Suil fronte del Codice appalti sarebbe probabilmente opportuna la scelta – anche qui per dare più certezza – di tornare a un regolamento unico. Oggi tutto dipende troppo dall’Anac: vanno bene le verifiche alle imprese, ma meglio meno poliziotti sui cantieri e più arbitrati. © RIPRODUZIONE RISERVATA

19/11/2018 – ANSA

Manovra: Boccia, ci chiediamo se scelga l’industria

Depotenzia il piano 4.0, riduce il credito imposta e parla di chiusura di cantieri

“La domanda che ci facciamo è se questa manovra economica sceglie le imprese, se questo governo crede nell’industria. Se depotenzia industria 4.0, se riduce della metà il credito d’imposta su certi investimenti, se dibatte sulla chiusura di alcuni cantieri, vedi la tav, la vedo difficile su come sia la percezione della fiducia del mondo delle imprese attraverso la politica economica”. Lo ha detto il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, nel corso di un dibattito al Forum del private banking in corso a Milano.

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19/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio
Ponte Genova/4. Autostrade non molla: «Pronto il progetto esecutivo, nuovo viadotto in 9 mesi»

Alessandro Arona

Lettera a Bucci, Toti e il mIt: «Certi dei tempi, pronti a penali del 10% per ogni mese di ritardo». Pressing per cambiare il decreto

La lettera inviata la sera del 15 novembre da Autostrade per l’Italia al Commissario per la ricostruzione Marco Bucci, a quello per l’emergenza Giovanni Toti e al Ministero delle Infrastrutture, nella quale l’attuale concessionaria della A10 comunica di aver completato il progetto esecutivo relativo alla demolizione e alla ricostruzione del Viadotto Polcevera, precisa – a quango apprende Radiocor Plus – che il progetto contiene tutti gli approfondimenti previsti dalle norme vigenti: analisi degli aspetti ambientali (aria, acqua e suolo), piano di gestione dei rifiuti, piano operativo della sicurezza (sia della demolizione che della ricostruzione), piano di cantierizzazione e piano degli espropri temporanei e definitivi, progetto di demolizione, progetto di ricostruzione. Nella lettera Autostrade spiega che il «progetto esecutivo conferma tutte le risultanze economiche e temporali contenute nel progetto definitivo», dunque un costo complessivo non superiore a 350 milioni di euro (compresa demolizione e rimozione macerie e indennizzi agli sfollati) e tempi di realizzazione di nove mesi. Aspi, sempre nella lettera, «si impegna formalmente a rispettare i suindicati tempi di ricostruzione del viadotto», cioè «assumendo come data di avvio dei lavori quella del 15 dicembre 2018 da Lei pubblicamente comunicata, la realizzazione dell’opera sarebbe conseguita entro la metà di settembre 2019», «prevedendo in caso di ritardo penali stimabili in circa il 10% dell’importo dei lavori per ogni mese di ritardo, ovvero circa 20 milioni di euro (superiori al tetto massimo previsto dalla legge)».

Il decreto Genova convertito in legge, all’articolo 1, esclude la possibilità di affidare i lavori di ricostruzione del Ponte ad Autostrade per l’Italia, lasciando invece al commissario la possibilità di affidargli la demolizione. Lo sa il commissario Bucci, naturalmente, e lo sa anche Aspi. La società del gruppo Atlantia, con la mossa di ieri, ha scelto di fare una sorta di pressing psicologico nei confronti delle istituzioni, spiegando che il loro progetto esecutivo è pronto, che partendo il 15 dicembre si impegnano (con penali salate) a completare entro il 15 settembre 2019. La strada alternativa in mano al commissario, per necessità, è quella indicata nel decreto 5 pubblicato il 15 novembre: un progetto di fattibilità proposto dalle imprese entro il 26 novembre e poi l’affidamento dell’appalto a un general contractor, che dovrà fare “in progress” tutte le progettazioni e i subappalti, e poi realizzare i lavori.

Un pressing speculare a quello di Alessandro Di Battista, che in un post su Facebook ha difeso il pugno chiuso di Toninelli e ha spinto il governo ad «accelerare sulla nazionalizzazione delle autostrade», per porre fine a quello che definisce un sistema che ha consentito «al Gruppo Benetton di mettere ripetutamente le mandi nelle tasche degli italiani».  © RIPRODUZIONE RISERVATA

19/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Ponte Genova/1. Bucci aggiusta il tiro: consultazione mercato, poi qualifiche Soa

Alessandro Arona

Servono attestazioni, possibili i raggruppamenti. Entro il 26 una bozza di progetto, poi la negoziazione e i contratti

La struttura commissariale di Marco Bucci, operativa da venerdì dopo il decreto di nomina del 15 novembre, corregge parzialmente il tiro con il decreto 6 firmato dal Commissario il 16 novembre. La scelta che il giorno prima sembrava chiara – un general contractor chiavi in mano con mai libere su progetto e sub-affidamenti, non applicazione del Codice appalti, procedura negoziata già avviata con l’invito a dieci imprese – ora torna un po’ ancora nebulosa, da definire in progress.

Primo: la procedura che si apre con l’avviso di ieri e la scadenza del 26 è solo una consultazione di mercato, e tutte le imprese con requisiti potranno partecipare, non solo quelle invitate. Poi il commissario scegliere quelle con le quali avviare la negoziazione contrattuale vera e propria.

Secondo: demolizione e rimozione delle macerie, da una parte, e progettazione e ricostruzione del nuovo ponte, dall’altra, sono due cose distinte. Sono ammesse proposte distinte, oppure proposte unitarie.

Terzo: qualunque cosa si propongano di fare le imprese (totale o parziale intrvento), devono avere le qualifiche Soa necessarie.

Nel decreto n. 6 firmato il 15 il commissario Bucci si precisa che entro il 26 novembre, alle ore 12, dovrà essere presentato un «preliminare progetto di fattibilità», e non un vero e proprio “progetto di fattibilità tecnico ed economico” ai sensi dell’articolo 23 c.5 del Codice appalti, come scritto ieri nel decreto 5, molto più complesso e difficile da produrre in 10 giorni. Il decreto 6 di oggi precisa meglio che la prima fase è solo una «consultazione di mercato», e che solo dopo l’esame delle proposte il «commissario si riserva la più ampia facoltà di avviare una fase di negoziazione per addivenire alla condivisione completa dell’intervento e all’aggiudicazione dell’appalto, rinviando al seguito la comunicazione di tutti gli aspetti connessi alla disciplina contrattuale e alle relative garanzie».

Il decreto 6 precisa anche – cosa che il giorno prima non si faceva – che le imprese devono essere in possesso dei requisiti generali di cui all’articolo 80 del Dlgs 50/2016 (Codice appalti) e delle attestazioni Soa relative alle lavorazioni proposte.

Il decreto 6 precisa meglio anche che «le soluzioni progettuali proposte potranno essere limitate alla sola attività di demolizione, rimozione, smaltimento e conferimento in discarica dei detriti, ovvero ricomprendere, a discrezione dell’operatore economico interessato, anche le attività di prgettazione, affidamento, ricostruzione dell’infrastruttura…». Il decreto è stato scritto e firmato da Bucci dopo la prima

riunione – questa mattina – con il suo staff di 20 persone (più due vice-commissari), probabile che sia emersa la consapevolezza che per avviare la demolizione entro il 15 dicembre fosse meglio lasciare bene aperta la possibilità che si chiuda prima l’appalto per abbattimento e rimozione macerie, lasciando qualche settimana di tempo in più per progetto e appalto della ricostruzione.

L’altra novità è sui requisiti richiesti alle imprese. Il decreto 6 precisa che le imprese devono possedere le qualifiche e le attestazioni Soa necessarie alle lavorazioni proposte, in base alle norme del Codice appalti, e che tali qualifiche dovranno essere possedute anche da eventuali subappaltatori. Il decreto precisa inoltre che questa prima fase di consultazione di mercato non è impegnativa per il commissario, che «si riserva l’avvio della successiva fase di negoziazione con uno o più soggetti che, a suo insindacabile giudizio, avranno formulato proposte adeguate».

Il decreto 6 cdel Commissario per la ricostruzione a Genova, Marco Bucci, firmato venerdì, precisa che le imprese interessate alla consultazione di mercato per la demolizione e/o ricostruzione del ponte sul Polcevera potranno presentare le loro proposte entro il 26 novembre, anche se non rientrano tra le dieci imprese invitate ieri sera via mail dallo stesso Bucci. In sostanza si conferma che questa fase è del tutto aperta, purché gli offerenti posseggano le qualifiche Soa necessarie per le lavorazioni proposte.

Il commissario ha aggiunto venerdì, parlando con i giornalisti, che, «a breve», sarà avviata «un’altra indagine di mercato per selezionare l’azienda che si occuperà del project planning, della sicurezza e della direzione tecnica» nei lavori di demolizione e ricostruzione . Ha poi spiegato che «il Gip ha rilasciato il via libera a rimuovere completamente le macerie del pilone numero 9 del ponte Morandi. Da sabato 17, o al massimo lunedì 19, cominceranno i lavori». © RIPRODUZIONE RISERVATA

19/11/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Ponte Genova/2. Spunta la norma Fincantieri: potrà fare un’offerta in proprio e poi nominare la capofila con la Soa

A.A.

Servono le qualifiche, il colosso della cantieristica non possiede quella della costruzione di ponti: potrà indicare un’impresa generale di costruzione

Il decreto 6 del Commissario per la ricostruzione a Genova, Marco Bucci, stabilisce che «l’operatore economico» interessato alla demolizione e ricostruzione del ponte «potrà costituire un raggruppamento temporaneo di imprese, indicando anche soggetti diversi nel ruolo di capofila, purché tutte in possesso dei requisiti di ordine generale e delle necessarie attestazioni Soa». Si tratta di una procedura non permessa nell’ordinario dal Codice appalti (il raggruppamento deve presentarsi già costituito in gara, e comunque non può essere un’impresa mandante a indicare la capogruppo, e quest’ultima deve realizzare almeno il 40% dei lavori) e che calza a pennello per Fincantieri, il colosso della cantieristica navale indicato fin da agosto dal governo tra le imprese che avrebbero ricostruito il ponte Morandi. Fincantieri non possiede le qualifiche Soa per fare da capogruppo nella costruzione di ponti, ma solo quelle per la produzione e posa in opera di grandi strutture metalliche. Con la norma del decreto 6, Fincantieri potrà così partecipare fin da subito, autonomamente, sia alla consultazione di mercato che alla gara vera e propria, indicando poi come capogruppo un’impresa generale di costruzione che faccia formalmente da capogruppo.

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