Rassegna Stampa 10 ottobre 2018

10/10/2018 – Italia Oggi

In breve. Protocollo Anci – Utilitalia

Potenziare gli interventi di cooperazione internazionale fra i territori, in particolare il partenariato territoriale previsto dalla nuova legge sulla cooperazione, con la partecipazione attiva di tutti i soggetti presenti sul territorio. È questo l’obiettivo del Protocollo condiviso da Anci e Utilitalia. Una convergenza che nasce dall’esigenza di individuare procedure per facilitare la collaborazione delle aziende dei pubblici servizi nei progetti di cooperazione territoriale, in particolare per il sostegno al Programma partecipativo promosso da Anci «Municipi senza Frontiere».

10/10/2018 – Il Tempo

«Acea impegnata nell’ innovazione Nel piano industriale 400 milioni»

«Acea ha fortemente creduto in questo progetto», ha dichiarato l’ ad di Acea, Stefano Donnarumma (nella foto), in occasione della giornata finale di Open Italy 2018 organizzata Presso Elis Consorzio. Donnarumma ha detto: «L’ innovazione, insieme a tutte le energie positive che porta con sé, è la pietra angolare della nostra filosofia. Nel piano industriale abbiamo infatti deciso di prevedere investimenti per ben 400 milioni di euro proprio per sviluppare questa importante branca, ormai trasversale a qualsiasi tipologia di business. Da qui la volontà di fornire il giusto supporto per raccogliere e valorizzare il potenziale innovativo delle start-up».

10/10/2018 – Corriere della Sera

Conte chiama le partecipate Più investimenti e lavoro per aiutare l’ aumento del Pil

Il vertice
Obiettivo: puntellare i due punti più deboli della manovra, cioè le previsioni di crescita, considerate troppo ottimistiche dall’ Ue e la riforma della legge Fornero, ieri finita anche nel mirino del Fondo monetario internazionale. Con questa intenzione, nella tarda serata di venerdì scorso le più grandi aziende partecipate dallo Stato, da Eni a Enel, da Poste Italiane a Ferrovie, da Leonardo a Fincantieri, hanno ricevuto un preavviso di imminente convocazione da parte della cabina di regia per gli investimenti di palazzo Chigi. Che lunedì è diventato un invito formale per oggi, alle 16.30. È stato il premier Giuseppe Conte a spiegare il senso del vertice: «Incontreremo tutte le più importanti società partecipate e intorno ad un tavolo lavoreremo e faremo partire il piano degli investimenti aggiuntivi rispetto a quelli già stanziati. Addirittura questi saranno investimenti additivi, aggiuntivi rispetto a quelli che noi inseriamo in manovra». Stimolando le aziende partecipate a investire oltre i loro attuali piani, il governo cerca insomma di sostenere le stime di crescita del Prodotto interno lordo contenute nella nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza). L’ impegno dell’ esecutivo è quello di rimuovere tutti gli ostacoli che si frappongano alla realizzazione degli stessi investimenti. Per questo alle aziende è stato chiesto di indicare quali possano essere questi ostacoli di fatto o normativi. Ma non finisce qui. Alle stesse partecipate è stata fatta richiesta di proiettare l’ effetto della riforma della legge Fornero sui propri organici. In particolare la misura Quota 100 che dovrebbe garantire l’ uscita dei lavoratori con 62 anni di età e 38 di contributi. A fronte di questi nuovi pensionamenti, il governo si aspetta una proiezione anche sulle possibili assunzioni future, il tutto nell’ ottica di far comprendere all’ Ue che il sistema pensionistico non sarà messo in crisi dall’ applicazione dei nuovi requisiti ma viceversa compensato dall’ ingresso di nuovi lavoratori. Si tratterà dunque per le aziende di aggiornare piani strategici già definiti. Ad esempio, Poste Italiane ha già previsto che nel quadriennio 2018-2022 ci saranno 10 mila assunzioni, a fronte nel prossimo decennio di un’ uscita della metà dei 138 mila dipendenti (al 2017). Tutto questo però al netto della riforma della Fornero. Allo stesso modo, il piano prevede già per il prossimo quadriennio investimenti per 2,8 miliardi. ANTONELLA BACCARO

10/10/2018 – Italia Oggi

Dl Genova, allarme di Cantone: possibili infiltrazioni mafiose

il presidente dell’Autorita’ nazionale anticorruzione (Anac): c’è una lacuna, frutto forse di una disattenzione, la deroga a tutte le norme extrapenali comporta anche la deroga al Codice antimafia e alla relativa disciplina sulle interdittive”Vorrei segnalare una lacuna che, sono certo, è semplicemente frutto di una disattenzione, conoscendo la sensibilità di Parlamento e Governo in materia: la deroga a tutte le norme extrapenali comporta anche la deroga al Codice antimafia e alla relativa disciplina sulle interdittive”. Lo ha detto il presidente dell’Autorita’ nazionale anticorruzione (Anac), Raffaele Cantone, nel corso di un’audizione alla Camera sul decreto Genova. “Non ritengo di dover sottolineare i rischi insiti in tale omissione, soprattutto perché vi sono molte attività connesse alla ricostruzione, dal movimento terra allo smaltimento dei rifiuti ad esempio, in cui le imprese mafiose detengono purtroppo un indiscutibile know how”, termina. “Non è vero che le infiltrazioni mafiose si verificano solo nel momento dello smaltimento dei rifiuti”, ha messo in evidenza il presidente dell’Anac. Ma Cantone ha altre perplessità. “Ho perplessità sulle disposizioni che prevedono la deroga a tutte le norme dell’ordinamento italiano ad esclusione di quelle penali. Una disposizione senza precedenti – spiega Cantone – che consente al commissario di muoversi con assoluta e totale libertà, imponendogli solo i principi inderogabili dell’Unione Europea e ovviamente i principi costituzionali”. “Con una disposizione che credo sia senza precedenti si intende consentire al commissario di muoversi con assoluta e totale libertà, imponendogli solo i principi inderogabili dell’Unione europea ed ovviamente i principi costituzionali”, dice Cantone nel corso dell’audizione. “Quello che è accaduto a Genova è una tragedia di proporzioni enormi e lo Stato non può certamente stare a guardare, ma deve utilizzare qualunque strumento affinché il Ponte sia ricostruito al più presto ed al meglio. È un dovere verso la città ma anche verso le vittime”. “Il modo migliore per far sì che un appalto sia espletato in tempi rapidi, e che soprattutto i lavori vengano eseguiti in modo egualmente spedito ma anche a regola d’arte, e’ che la stazione appaltante abbia un quadro di regole chiaro e certo”.

10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Genova: decreto da riscrivere, si parte da risorse e appalti

Manuela Perrone

È alle ultime limature il pacchetto di modifiche della maggioranza al decreto emergenze, frutto del confronto tra il sindaco-commissario Marco Bucci, i parlamentari e i ministeri

Quasi 50 milioni di euro per gli sfollati, circa 20 milioni per introdurre la cassa integrazione in deroga per un anno per le aziende danneggiate dal crollo del Morandi, 60 milioni nel 2019 per l’autotrasporto (oltre ai 20 già previsti per il 2018), 50 milioni per il porto e per incentivare l’intermodalità nei prossimi tre anni. E più chiarezza sulle modalità della ricostruzione, con l’addio all’esclusione dai lavori delle altre società concessionarie di strade a pedaggio, oggi prevista dal decreto insieme a quella di Autostrade. Su cui, invece, non si registrano cedimenti da parte del governo. Determinato non soltanto a tenere fuori l’attuale concessionaria dalla partita dei lavori, ma anche a mettere nero su bianco che il nuovo viadotto sul Polcevera entrerà nel patrimonio dello Stato. Soltanto a opera conclusa, si deciderà se riaffidarla a un concessionario o se gestirla in proprio, magari tramite Anas.

È alle ultime limature il pacchetto di modifiche della maggioranza al decreto emergenze, frutto del confronto serrato di queste ore tra il sindaco-commissario Marco Bucci, i parlamentari e i ministeri coinvolti, dal Mit al Mef: il termine per presentare gli emendamenti scade domani. Il Governo sta lavorando per contenere al massimo le proposte sulla parte del testo dedicata a Genova. Obiettivo: garantire al più presto al sindaco-commissario Marco Bucci strumenti certi per avviare il cantiere.

Preoccupa il fattore tempo, così come lo spettro di contenziosi. Il sottosegretario alle Infrastrutture, il leghista Edoardo Rixi, assicura il massimo impegno per la città: «Concentreremo gli interventi sul decreto intorno a tre poste fondamentali: imprese, Cig in deroga e sfollati».

L’esasperazione tra loro cresce. «Per noi coinvolgere Autostrade nella ricostruzione sarebbe stato meglio», ha affermato senza giri di parole il portavoce degli abitanti di via Porro Franco Ravera. «Penso che ci sia uno scontro ideologico a Roma che si ripercuote su Genova». Uno sfogo arrivato nel giorno in cui il sopralluogo tecnico della Protezione civile e dei vigili del fuoco ha dato il nulla osta al rientro temporaneo degli sfollati nelle loro case per portare via più cose possibili. Saranno concesse due ore a famiglia con accessi di due persone per nucleo, in massimo sei appartamenti alla volta. In tutto tre accessi per ciascuna delle 253 famiglie. Oggi si terrà una nuova riunione operativa per la pianificazione degli ingressi. Con l’obiettivo di terminare i traslochi in 30-35 giorni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

10/10/2018 – Il Fatto Quotidiano

I poteri genovesi all’ assalto della diligenza (leggi decreto)

Il dossier. Soldi – Le stime sul calo del traffico si sono rivelate eccessive (-20% anziché -35%) così come le richieste per le infrastrutture portuali
Promessa mantenuta. La delegazione polimorfa organizzata dalla Camera di Commercio di Genova con 40 sigle del mondo economico cittadino – imprenditoria, ordini professionali, sindacati – si è presentata in audizione alla Camera sul decreto post-Morandi con un pesante cahier de doléance e un mantra unico: la città è a terra, le risorse stanziate risibili, servono sussidi, sgravi fiscali, assunzioni. Il decreto non è perfetto, concordano persino gli autori. L’ articolo 1, quello sulla ricostruzione, schiavo della promessa di “punire” Autostrade, è un temerario arzigogolo giuridico, manca un meccanismo di estensione degli ammortizzatori sociali ordinari qualora si palesasse una crisi occupazionale eccezionale e per gli sfollati si può fare di più. Per il resto ci sono misure di vario genere e varia entità, a sostegno di una crisi economica della quale oggi non esiste alcuna stima ufficiale. Argomento scivoloso, quello dei soldi, se si pensa che per l’ emergenza il commissario Giovanni Toti non spenderà – fra prima assistenza agli sfollati, interventi sulla viabilità, trasporto pubblico, etc – tutti i 42 milioni stanziati per il 2018 (ce ne sono altri 11 nel 2019). Secondo la delegazione arrivata a Montecitorio – che ha rilanciato, soprattutto in ambito portuale, richieste nel mirino da anni come la fiscalità agevolata e gli incentivi al trasporto ferroviario – i danni alle imprese ammontano a 400 milioni di euro: si tratta, però, di danni presunti, non quantificati da fonte istituzionale. Arduo quindi stabilire se le misure presenti nel decreto siano tanto o poco. L’ unico numero ufficiale è il -20% di tasse portuali raccolte fra 15 agosto e 30 settembre dall’ Autorità Portuale: due settimane fa la stima era -35%. I dati sui volumi di agosto sono invece stati pubblicati, in sordina, pochi giorni fa: il -15% generale può impressionare, ma per gli effetti di medio periodo occorrono approfondimenti. I passeggeri innanzitutto sono aumentati. Quanto alle merci, l’ aumento di traffico nei rotabili (i semirimorchi dei tir), le singole dinamiche dei terminal container (complessivamente già in calo a luglio) e l’ inversione negativa nei petrolchimici (fino a luglio sugli scudi) sembrano indicare che i guai maggiori siano da imputarsi all’ interruzione della linea ferroviaria, mentre la viabilità stradale parrebbe aver tenuto sulle direttrici nord-sud, patendo solo nel collegamento interno fra i due bacini portuali che avveniva via ponte Morandi. Problemi entrambi già risolti: il secondo da un paio di settimane con una nuova strada interna al porto riservata al traffico pesante; il primo col ripristino delle 2 principali linee ferroviarie da parte di RFI , pochi giorni fa. Se insomma la situazione è lungi dalla normalità, lo è assai più per la viabilità (e vivibilità) cittadina che non per la sua economia portuale. Prima di trarre conclusioni e batter cassa, occorrerebbe dunque attendere nuovi dati di traffico. E invece si grida allo scandalo per i 20 milioni stanziati per gli autotrasportatori. “Ce ne vorrebbero 60 l’ anno nel 2019 e fino alla disponibilità del nuovo ponte” secondo Paolo Signorini presidente dell’ Autorità Portuale, da mesi alle prese con una categoria infuriata per (vecchi) problemi di congestionamento dei gate portuali e che a luglio, per questa ragione, aveva bloccato lo scalo per tre giorni. Così come servirebbe, dice, l’ autorizzazione “a indennizzare con 2 milioni a carico del nostro bilancio la Culmv (i camalli, ndr) per il lavoro perso”. Un escamotage che – per Signorini, già pezzo grosso alle Infrastrutture con Ercole Incalza, portato in Liguria da Toti – tamponerebbe la crisi (preesistente) di un’ altra categoria dalla protesta facile. Tanto più che i revisori dei conti hanno bloccato il finanziamento a fondo perduto da oltre 10 milioni di euro che l’ ente aveva deliberato per i camalli a luglio e frutto di un ardito emendamento alla scorsa finanziaria regionale fatto inserire da Forza Italia per puntellare il consenso nell’ unica regione del Nord governata. Signorini, poi, vuole 50 milioni invece dei 30 previsti per ristorare le spese in conto capitale dell’ ente, e per tre anni, malgrado le tasse portuali raccolte in tutto il 2017 ammontassero a 55 milioni. Senza dimenticare la deroga al Codice degli Appalti: indispensabile per un ente che l’ anno scorso non è riuscito a impegnare oltre 40 dei 78 milioni di euro a disposizione per le infrastrutture. Solo un articolo non ha sollevato rilievi, il 6, quello che dà al porto 30 milioni di euro da gestire con Uirnet, chiacchierata emanazione ministeriale per l’ informatizzazione della logistica, per realizzare il varco portuale alla succitata strada: una cifra di certo in grado di consolare chiunque dovesse essere espropriato, come prevede il decreto, dei software utili alla gestione delle garitte. Andrea Moizo

10/10/2018 – Italia Oggi

Appalti e centri per l’impiego, ritornano le province

La Manovra porterà in dote più poteri alle province. A cui potrebbero tornare le competenze in materia di centri per l’impiego assieme e appalti di lavori

Pagina a cura di Francesco Cerisano

La Manovra porterà in dote più poteri alle province e alle città metropolitane. A cui potrebbero tornare le competenze in materia di centri per l’impiego assieme alle risorse, umane e finanziarie, per potervi fare fronte. Non solo. Gli enti di area vasta potrebbero presto diventare per legge stazioni uniche appaltanti negli appalti di lavori (in primis sulla rete stradale e sull’edilizia scolastica) così da facilitare le procedure di gara soprattutto dei piccoli comuni e velocizzare gli interventi di manutenzione sulle infrastrutture a rischio immediato (1.918 secondo il recente monitoraggio dell’Upi). Ad oggi infatti già 50 province sul territorio nazionale attraverso convenzioni con i comuni medio-piccoli del territorio gestiscono stazioni uniche appaltanti. La proposta che l’Upi ha fatto al governo e che l’esecutivo sembrerebbe aver condiviso è di rendere obbligatoria una scelta finora affidata all’adesione volontaria dei comuni del territorio.

Il rafforzamento del ruolo degli enti di area vasta è destinato a essere un nodo cruciale sul tavolo degli incontri politici che il governo sta avendo con le autonomie locali in preparazione della legge di bilancio 2019. E del resto, la volontà dell’esecutivo sul punto è sempre stata chiara: dopo la bocciatura del referendum costituzionale che avrebbe dovuto abolirle, il ruolo delle province, finanziariamente strangolate proprio in prospettiva della loro futura eliminazione, va ripensato. A cominciare dalle risorse necessarie a gestire il «core business» dell’attività provinciale, ossia il mantenimento e la manutenzione di 130 mila km di strade e 5.100 edifici scolastici. A queste competenze «storiche», sopravvissute alla spoliazione operata dalla legge Delrio, potrebbe presto aggiungersi il ritorno di quelle in materia di politiche attive del lavoro. I centri per l’impiego, passati dalle province alle regioni per effetto della legge Delrio, potrebbero quindi compiere il percorso inverso.

Sul modello di quanto sta accadendo in Lombardia dove i Centri per l’impiego continuano a essere gestiti dalle province. La giunta guidata da Attilio Fontana sembrerebbe orientata a lasciare i servizi dove sono, non regionalizzando il personale dei centri per l’impiego che quindi tornerebbe negli organici delle province lombarde e della Città Metropolitana di Milano. Un progetto che ovviamente richiede come condizione essenziale l’attribuzione di sufficienti risorse finanziarie e di personale.

L’idea del governo sarebbe quindi quella di esportare a livello nazionale il modello di politiche attive del lavoro di regione Lombardia, basato sullo strumento della «Dote unica lavoro» (che destina risorse non più «a pioggia» agli enti locali, ma in modo mirato ai destinatari delle politiche attive i quali possono spenderli per l’acquisto dei servizi di cui hanno bisogno) e su una forte integrazione tra pubblico e privato. A differenza di quanto accade in altre regioni, dove alcuni adempimenti amministrativi sono di esclusiva titolarità dei centri per l’impiego, in Lombardia ai soggetti privati accreditati non viene preclusa alcuna attività, così come non si prevedono prestazioni che possono essere erogate solo dai servizi per il lavoro pubblici.

Ad oggi la rete degli operatori accreditati in Lombardia conta 234 operatori, cui fanno riferimento sul territorio 999 sedi operative. Di queste, solo 64 sono rappresentate da sportelli dei centri per l’impiego o da Agenzie per la formazione, l’orientamento e il lavoro (le aziende speciali che operano mediante affidamento di contratti di servizio da parte della città metropolitana di Milano e della provincia di Monza e Brianza). Il supporto dei privati in Lombardia consente di smaltire più efficacemente la mole di adempimenti burocratici e amministrativi (in primis la sottoscrizione dei patti di servizio personalizzati con i disoccupati che grava per legge sui centri per l’impiego) introdotti dal Jobs act e dalla Manovra 2018 che hanno creato file in tutta Italia. Al momento sono 170 gli operatori privati autorizzati alla sottoscrizione dei patti di servizio personalizzati, ossia quelli che si sono candidati alla manifestazione di interesse lanciata da regione Lombardia e poi hanno sottoscritto un accordo di partenariato con le province. «In questo modo anche i privati contribuiscono a smaltire le pratiche e in cambio partecipano alle politiche attive del lavoro che saranno pagate solo se i privati fanno rientrare disoccupati nel mondo del lavoro», spiega Massimo Garavaglia, viceministro all’economia ed ex assessore al bilancio di regione Lombardia. «Siamo convinti che il modello lombardo, fatto di sinergia col privato ma anche di maggiore prossimità nell’erogazione dei servizi grazie al coinvolgimento delle province, possa davvero rappresentare la svolta. Ad oggi infatti il tasso di avvio al lavoro registrato in Lombardia è pari al 95% nel biennio 2016-2018. Grazie alla regione 118.192 persone che avevano perso il lavoro l’hanno ritrovato». © Riproduzione riservata

10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Trasparenza, basta la pubblicazione on line per dare pubblicità alle procedure negoziate senza bando

Mauro Salerno

Lo ribadisce il Consiglio di Stato, bocciando il ricorso di un’impresa non invitata alla trattativa

In una procedura negoziata senza bando basta la pubblicazione della delibera sul sito internet della stazione appaltante per considerare assolti gli obblighi di pubblicità legale. La precisazione arriva dal Consiglio di Stato, che con lasentenza n. 5766/2018 pubblicata l’8 ottobre, ha bocciato il ricorso di un’impresa non invitata a una trattativa che aveva coinvolto altri 41 concorrenti.

Tra i vari motivi di ricorso, l’impresa ha contestato la scelta della stazione appaltante (l’Asl Roma 5) di considerare indetta la procedura attraverso una delibera pubblicata sull’albo pretorio on line. Pubblicazione seguita da un’altra comunicazione con cui l’Asl ha invitato tutti i concorrenti in possesso dei requisiti a manifestare l’interesse a essere invitati alla gara.

Il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso dell’impresa, confermando le conclusioni a cui era peraltro giunto il Tar Lazio, con il giudizio di primo grado.

«Nel caso di specie – si legge nella sentenza – l’onere di pubblicazione in via telematica è stato correttamente assolto, mediante ostensione della delibera n. 94/2017 nel sito informatico dell’amministrazione aggiudicatrice (nella sezione dotata di funzione di albo pretorio o di albo on line)».

I giudici spiegano che non ha fondamento la ricostruzione dell’impresa ricorrente secondo la quale l’Asl avrebbe mancato di dare alla procedura le ulteriori forme di pubblicità (essenzialmente Gazzetta e giornali) previste dal Dm Infrastrutture 2 dicembre 2016 che stabilisce le regole di pubblicazione degli avvisi di gara. La sentenza chiarisce che il decreto di Porta Pia (adottato in attuazione dell’articolo 73, comma 4 del codice appalti) contiene gli obblighi di pubblicità previsti per gli avvisi di preinformazione (articolo 70), bandi di gara (articolo 71) e avvisi di aggiudicazione (articolo 98). © RIPRODUZIONE RISERVATA

10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Finanziamenti/1. Ok (finalmente) ai 1.397 milioni per metrò e tramvie: valgono opere per due miliardi

Alessandro Arona

In Gazzetta il Dm firmato da Delrio il 22/12/2017 e riapprovato da Toninelli l’8 agosto dopo la sentenza della Consulta e poi l’intesa in Unificata. Progetti già tutti al Mit

Finalmente ci siamo. Il decreto che assegnava 1.397 milioni di euro (a valere sul Fondo Investimenti, comma 140, Dpcm Gentiloni 2017) per interventi su metropolitane e tramvie era stato già firmato dall’allora ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio il 22 dicembre 2017, registrato dalla Corte dei Conti il 10 gennaio. Ma poi a inizio aprile la sentenza della Corte Costituzionale 74/2018 sul fondo investimenti (che ha imposto l’intesa con gli enti territoriali interessati sui decreti di ripartizione dei fondi) ha congelato il decreto Delrio come molti altri. Il nuovo Ministro Danilo Toninelli, condividendo l’obiettivo dei finanziamenti e per non fermare una “macchina” già ampiamente avviata, ha inviato a fine luglio il decreto (insieme a quello sulle ferrovie regionali isolate, si veda altro servizio) alla Conferenza Unificata, che ha dato l’ok il 1° agosto. Toninelli ha firmato i due decreti il 6 agosto, e con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del 6 ottobre i due Dm acquistano piena validità giuridica.

Si parte dunque. Su tempi e procedure si applica ancora il Dm Delrio 22/12/2017.

La prima scadenza era l’invio da parte della amministrazioni della documentazione istruttoria con i cronoprogrammi entro il 27 aprile 2018, e tutte le amministrazioni l’avevano già fatto. Ora il Mit dovrà ripartire i contributi per annualità, per ogni opera, e quindi Pa locali e Mit firmeranno le convenzioni, «nella quali sono definiti modalità e obblighi per l’attuazione degli interventi e l’erogazione dei contributi».

È prevista la revoca dei finanziamenti se i soggetti beneficiari no aggiudicano gli appalti e non fanno scatare «obbligazioni giuridicamente vincolanti» entro una certa data, che però a dire il vero non è affatto imminente: il 31 dicembre 2020.

GLI INTERVENTI FINANZIATI

Gli interventi finanziati per 1,4 miliardi di euro, selezionati dal Mit lo scorso anno sotto la gestione di Graziano Delrio, riguardano città metropolitane in prevalenza del Centro-Nord, dopo i 2,2 miliardi assegnati nel 2016-2017in prevalenza al Sud con i fondi Fsc, ei 655 milioni del Cipe di dicembre, sempre per metropolitane e tranvie e sempre con Fsc. (all’80% al Sud).

Si tratta di interventi di manutenzione straordinaria, completamento e anche acquisto e manutenzione di treni, finanziati con il Fondo Investimenti (legge di bilancio 2017 comma 140, Dpcm Gentiloni in Gazzetta il 27 settembre scorso). Le quote più rilevanti dei fondi vanno a Roma (425,5 milioni) e Milano (396 milioni), seguite da Torino (223 mln), Genova (137,3), Catania (59), Padova (56) e Firenze (47 milioni).

Con i co-finanziamenti locali già disponibili (548 milioni) gli investimenti sbloccati con il decreto Delrio valgono in tutto 1.945 milioni di euro.

I progetti sbloccati a Milano valgono 681,43 milioni (tra questi 150 milioni per l’acquisto di 50 tram bidirezionali, 166,6 mln per ammodernamento linea M2 della metropolitana, 172 mln per opere aggiuntive sulla tratta Lorenteggio-Linate della M4 in costruzione, 98 mln per il primo lotto della metrotramvia Milano-Limbiate, etc…) , a Roma valgono 431,74 milioni (134 mln per la fornitura di treni sulle linee A e B, 184,5 mln per interventi di adeguamento sempre sulle linee A e B della metropolitana), 346,84 milioni per Torino (271,8 per il lotto Collegno-Cascina Vica della linea 1 della metropolitana e 75 milioni per la fornitura di nuovi tram) e poi 137 milioni valgono le opere di Genova (per interventi su tre tratte della metropolitana), 166 milioni su Firenze ( linea tramviaria, tratta Leopolda-Piagge), 14,6 milioni su Napoli, 23 su Reggio Calabria, 59,5 mln su Catania, 19 a Vicenza, 56 a Padova, 10,45 a Rimini.

Il decreto finanzia prioritariamente interventi di manutenzione straordinaria e completamento di linee esistenti. Questi in particolare i criteri di priorità della selezione: 1) maturità progettuale, da valutarsi in base a livello di progettazione, esitenza di Via, stato di avanzamento delle richieste di autorizzazione ed espropri; 2) attualità delle analisi nelle proposte progettuiali; 3) perecentuale di completamento (per opere in corso di realizzazione); 4) quota di finanziamento acquisita (o acquisibile). © RIPRODUZIONE RISERVATA

10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Opere idriche, sbloccati 19 appalti per 284 milioni con fondi Ue

Massimo Frontera

Dalle Politiche agricole ok alla lista dei progetti (esecutivi) presentati dai consorzi di bonifica pronti per la gara: fondi solo per 19 opere su 45. In Veneto 90 milioni

Semaforo verde per 19 opere idriche progettate in house dai consorzi di bonifica e pronti per andare in gara. Dal Veneto alla Sicilia, dall’Emilia Romagna all’Abruzzo, dalle Marche alla Calabria, dal Friuli alla Lombardia. Dopo un’attesa di oltre un anno – e con in mezzo il cambio di governo – l’apposita commissione del ministero delle Politiche agricole ha appena concluso l’esame delle proposte di investimento presentate dai consorzi di bonifica e finanziate a valere sui fondi del Programma di sviluppo rurale nazionale stanziati per il finanziamento delle infrastrutture irrigue. Il decreto è stato pubblicato nella serata di lunedì 8 ottobre sul sito del ministero. Peraltro, lo scorso giugno, l’Anbi, associazione nazionale dei consorzi di bonifica, aveva lanciato l’allarme sui tempi dell’attuazione del programma, a causa dell’approssimarsi della scadenza per la rendicontazione della spesa per gli interventi, entro il 2023. La stessa associazione ora tira un sospiro di sollievo. «Si conclude un iter lungo e complesso – commenta a caldo il presidente dell’Anbi, Francesco Vincenzi – che testimonia la capacità progettuale dei Consorzi di bonifica, chiamati ora a realizzare un tassello importante e lungamente atteso a servizio del territorio e della sua economia».

In risposta al bando lanciato dal ministero delle Politiche agricole nel marzo del 2017 – con scadenza agosto e in palio 291 milioni di euro di fondi – i consorzi di bonifica hanno proposto 85 progetti per circa un miliardo di euro di investimenti. La commissione ministeriale, come riferisce il decreto di approvazione della graduatoria, ha drasticamente scremato le proposte, eliminando 20 progetti (o perché con un insufficiente punteggio minimo complessivo oppure perché con un insufficiente punteggio specifico riferito al risparmio idrico). Alla fine, la commissione ha approvato la lista dei 45 progetti ammissibili al finanziamento, che però copre solo le 19 proposte che si sono piazzate ai primi posti come punteggio finale. Il Veneto si è ritagliato una quota rilevante, con ben sei progetti finanziati con 90 milioni sui 284.

LA LISTA DEI 19 PROGETTI FINANZIATI

La lista – precisa il decreto dell’Autorità di gestione del programma – è ancora provvisoria. Nei confronti degli assegnatari saranno effettuati «controlli amministrativi, anche a campione, sulle dichiarazioni e su ogni altro atto utile e saranno prese in considerazione l’ammissibilità e la congruità delle spese dichiarate in progetto, cui è subordinato il decreto di concessione del finanziamento». Dopo che la graduatoria diventerà definitiva, gli assegnatari dovranno dimostrare, entro 30 giorni, «di essere titolari della concessione di derivazione». Poi arriveranno i singoli decreti di concessione dei finanziamenti, «immediatamente dopo – assicura Vincenzi – i consorzi vanno in gara d’appalto, anche perché sono gare di importo consistente e la procedura richiederà alcuni mesi per non dire quasi un anno».

Come si diceva, tutti i progetti sono di livello esecutivo, in quanto questa condizione era espressamente richiesta dal bando (capitolo 5, punto 2.A2). «Tutte le progettazioni – sottolinea il presidente dell’Anbi – sono state realizzate in house dai consorzi, con risorse economiche proprie».

Per i progetti che non sono rientrati in questa graduatoria si profila una seconda chance. «Innanzitutto – sottolinea il presidente dell’Anbi – credo che questo sia un patrimonio di progetti da tenere in considerazione. In ogni caso, siamo anche in attesa di poter utilizzare altre risorse a disposizione, a cominciare dai 245 milioni di euro dei fondi Fsc e, sicuramente, tutti i consorzi che non sono rientrati nella graduatoria del bando infrastrutture irrigue potranno partecipare anche a questa opportunità». © RIPRODUZIONE RISERVATA

10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Terzo Valico, i sindacati: «Cantieri solo fino a gennaio, appesi all’analisi costi-benefici»

A.A.

Gli edili: «Toninelli ha dato garanzie di continuità per pochi mesi» -Il Ministro:  «Analisi costi-benefici pronta in poche settimane»

«Il Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli – spiegano i sindacati dopo l’incontro a Roma sul rischio licenziamenti per i lavoriatori del Terzo Valico di Genova – ci ha detto che la continuità dei cantieri è garantita fino a fine gennaio e che tra qualche giorno il Governo ci dirà, dopo l’analisi costi-benefici, cosa intende fare della tratta Alta Velocità Genova –Milano, opera che ricordiamo è in larga parte già realizzata». In sostanza – prosegue la nota dei sindacati dell’edilizia, «quattromila lavoratori, tra diretti e indotto, restano dunque “appesi” all’analisi costi-benefici, e allo stesso modo resta appeso il futuro di una infrastruttura strategica per i collegamenti interni ed europei che è necessario completare».

«Abbiamo chiesto al Ministro Toninelli – proseguono i sindacati – garanzie affinchè nessun posto di lavoro sia messo in discussione. Ci aspettiamo di essere a breve convocati sull’esito dell’analisi e sulla crisi complessiva di un settore che necessita di interventi e di chiarezza sulle politiche infrastrutturali ed in generale sullo sviluppo del Paese». «L’incertezza – incalzano i sindacati - non aiuta così come la mancanza di prospettive certe. La mobilitazione continua così come alta rimane la guardia a difesa del lavoro e del Paese. Ci aspettiamo risposte nei prossimi giorni, altrimenti siamo pronti a nuove mobilitazioni» concludono le segreterie nazionali degli edili Cgil Cisl Uil.

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha incontrato martedì mattina al Mit una delegazione di lavoratori del Terzo Valico, che stavano manifestando davanti la sede del Ministero a Porta Pia. Toninelli – spiega un comunicato del Mit – «ha colto l’occasione dell’incontro per ribadire che, pur comprendendo l’inquietudine dei lavoratori, gli allarmismi fin qui sollevati sono infondati perché sia i fondi già stanziati con delibera Cipe per il V° lotto che l’accordo raggiunto tra Rfi e Cociv garantiscono il proseguimento dei lavori per la realizzazione del Terzo valico senza interruzioni e senza ipotesi di licenziamenti». «D’altro canto – aggiunge il comunicato – il Ministro ha ricordato che l’analisi costi-benefici sull’opera terminerà tra poche settimane e che quindi presto si potrà fare chiarezza definitivamente sul futuro dell’opera e dei lavoratori».

«Pieno sostegno alla protesta di oggi al Mit dei sindacati dell’edilizia sul Terzo valico» è arrivato poi dalla segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in un tweet con il quale appoggia il presidio organizzato dai sindacati di categoria Filca Cisl, Fillea Cgil e FeneaUil davanti al ministero dei Trasporti. «Sbloccare la costruzione delle nuove infrastrutture – continua Furlan – e’ essenziale per la crescita del paese, per l’occupazione e per i bisogni del territorio. La manovra del governo deve puntare a questo obiettivo strategico.

LA DONAZIONE DA PARTE DEI LAVORATORI COCIV

I dipendenti del Cociv, su iniziativa volontaria e personale, devolveranno la propria retribuzione della giornata del giorno 9 ottobre alla città di Genova, in particolare alla comunità interessata dal crollo del ponte “Morandi”. «L’iniziativa – spiega un anota della società, general contractor dell’opera ora sottopost a commissarimento di governo – è a supporto e a sostegno delle maestranze del Consorzio e dei lavoratori del Terzo Valico che oggi a Roma hanno partecipato all’incontro promosso dai sindacati CGIL-CISL-UIL e organizzato per sostenere, presso le Istituzioni, la prosecuzione dei lavori del Terzo Valico chiedendo che a tal fine vengano attivati i finanziamenti già approvati e in futuro stanziati quelli previsti».

La somma raccolta dai dipendenti verrà consegnata al Sindaco della Città di Genova per essere donata ai familiari delle vittime e alle famiglie coinvolte direttamente dal crollo del ponte Morandi.

«L’iniziativa – spiega Cociv – è anche una forma di ringraziamento alla città di Genova che ospita l’attività dei cantieri ormai da sei anni e che, dopo il crollo del ponte ha necessità di essere supportata nel suo rilancio».

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10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Imprese in crisi/1. Astaldi divisa tra famiglia e manager: «aut aut» in Cda

Simone Filippetti

Paolo Astaldi cerca un cavaliere bianco per non perdere l’azienda di famiglia. Lunedì prossimo un cda cruciale: alcuni consiglieri favorevoli al piano Salini

Il salvataggio di Astaldi, il costruttore che ha invocato un concordato per far fronte a 2 miliardi di debiti, diventa un braccio di ferro. Da una parte, il patron Paolo Astaldi vuole continuare ad avere in mano la storica azienda di famiglia. E sta tentando il tutto per tutto per trovare un «cavaliere bianco», senza dover passare per le forche caudine di un maxi-aumento di capitale/conversione dei crediti che di fatto sfilerebbe di mano l’azienda alla famiglia. Dall’altra, una parte del cda e il collegio sindacale che invece spingono per una soluzione di mercato, dove in prima fila ci sono Salini Impregilo e le banche. È un «aut aut» che dovrà per forza essere sciolto nel fine settimana: sono passati 14 giorni dalla richiesta di concordato in bianco al Tribunale di Roma e ancora non c’è nessun segnale né da parte dei giudici nè dall’azienda: a quanto si apprende, il Tribunale si esprimerà a giorni, si dice venerdì. Pure Astaldi deve prendere una decisione. Un consiglio di amministrazione è atteso a breve: forse proprio venerdì (ma i tempi tecnici di convocazione sono molto stretti) o, più verosimilmente, lunedì. Il cda attende che Paolo Astaldi dica cosa intende fare.

Al momento Astaldi sta cercando di non uscire di scena. È ancora convinto di trovare un alleato con cui rimanere in sella. Il candidato numero uno è il colosso giapponese IHI, socio di Astaldi in molti progetti (tra cui il ponte sul Bosforo, la cui vendita era il tassello cruciale del piano di risanamento naufragato): il presidente di IHI, Tamotsu è da poco diventato co-presidente dell’Italy-Japan Business group, che terrà la sua assemblea annuale a Napoli il prossimo 18 ottobre. Non sarebbe una casualità.

Ipotesi che, però, non piace ad alcuni consiglieri e al collegio sindacale e motivano il «No» nell’interesse degli stakeholder, ossia gli azionisti, gli investitori che hanno in mano bond,e i 12mila dipendenti. Vedono invece con favore del piano da 1,5 miliardi che vede un coinvolgimento della multinazionale Salini Impregilo: il più grosso costruttore italiano è al momento l’unico soggetto industriale in grado di garantire affidabilità e continuità dei cantieri. Con Condotte commissariata e Trevi in dissesto, l’unica aggregazione possibile, auspicata e benedetta dallo stesso Carlo Messina, il numero uno di Intesa SanPaolo, per Astaldi, è con il gruppo di Pietro Salini. Uno scenario che però è sgradita a Paolo Astaldi perché significherebbe consegnare l’azienda nelle mani del “rivale”. Fonti vicine all’azienda parlano solo di moral suasion e spiegano che Paolo Astaldi non ha incontrato il cda dal giorno della richiesta di concordato.

Gli scenari di un salvataggio, si chiamino Salini o i giapponesi di IHI, un effetto già lo hanno avuto: infiammano Piazza Affari. Dopo mesi di batoste (ha perso l’87% nell’ultimo anno), Astaldi è improvvisamente diventata il titolo da comprare. Ieri un’altra giornata col turbo (+22%): il titolo viene da tre sedute di super rimbalzi ed è risalita a 0,85 euro. In una settimana Astaldi ha inanellato un notevole +100%, dopo aver toccato i minimi storici a 0,41 euro. Certo, i 6 euro per azione di appena 1 anno fa, sono una chimera.

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10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Imprese in crisi/2. Trevi avvia il piano di ristrutturazione: aumento di capitale da 130 milioni

R.F.

Il Cda ha annunciato di avere approvato le linee guida dell’ipotesi di manovra di rafforzamento patrimoniale e ristrutturazione dell’indebitamento

Trevi avvia la ristrutturazione dei debiti e il rafforzamento patrimoniale e le azioni hanno ripreso quota a Piazza Affari. Il consiglio di amministrazione ha annunciato ieri di avere approvato le linee guida dell’ipotesi di manovra di rafforzamento patrimoniale e ristrutturazione dell’indebitamento. Il piano include un aumento del capitale sociale per 130 milioni, operazione in denaro con opzione agli azionisti e conversione di crediti vantati dalle banche nei confronti della società e delle altre società del gruppo Trevi per 250 milioni in strumenti finanziari e il riscadenziamento dei crediti residui. Il tutto – ha sottolineato la società – nell’ambito di un accordo di ristrutturazione dei debiti.

Il consiglio di amministrazione ha pertanto dato mandato al Chief restructuring officer, Sergio Iasi, di avviare immediatamente la negoziazione con le banche creditrici per la definizione delle modalità dei termini e delle condizioni finali della manovra finanziaria, incluso il tasso di conversione dei crediti nonché le caratteristiche e i diritti spettanti agli strumenti finanziari destinati alle banche in sede di conversione, con l’obiettivo di giungere alla definizione di un’intesa entro l’inizio del mese di novembre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Autostrade, Atlantia al closing su Abertis, al via le società con Acs-Hochtief

Laura Galvagni

Costituita Abertis holdco, partecipata al 50% più un’azione da Atlantia. La newco controlla al 100% un’altra società spagnola a cui fa capo la rete di Madrid

Atlantia va avanti sul dossier Abertis. Lo fa mentre in Italia, dopo il dramma del Ponte Morandi, resta sul tavolo il tema della revoca della concessione alla controllata Autostrade per l’Italia. Un’incognita che, tuttavia, allo stato non sembra aver pesato nell’iter per completare l’asse con Acs-Hochtief sul gruppo spagnolo.

Nei giorni scorsi infatti sono stati creati i due veicoli che andranno a rilevare il controllo di Abertis. Un passaggio chiave per chiudere l’operazione. In particolare, si è dato vita ad Abertis holdco, società partecipata al 50% più un’azione da Atlantia, al 30% da Acs e dal 20% meno un’azione da Hochtief. La newco a sua volta controlla al 100% un’altra società di diritto spagnolo, ossia Abertis Participaciones, scatola destinata ad acquistare da Hochtief il 98,7% del gruppo autostradale di Madrid. Il doppio livello di controllo si è reso necessario per fare in modo che Atlantia, nonostante l’Opa si sia conclusa senza raggiungere il 100% della compagnia iberica, possa contare su una presa più che salda in grado di blindare la governance.

La creazione dei due veicoli, come detto, era evidentemente il tassello che mancava per poter procedere al closing dell’acquisizione che, ci si aspetta, avverrà nell’arco delle prossime due settimane. Il tempo tecnico necessario per incassare tutte le dovute autorizzazioni. Nel mentre, però, è già stato chiamato l’aumento di capitale e le banche si stanno già organizzando per concedere i finanziamenti. La scalata ad Abertis è costata complessivamente 17 miliardi, di questi 7 miliardi verranno messi sottoforma di equity mentre la quota restante arriverà grazie al supporto degli istituti di credito. Ed è attorno a questo che si sta lavorando in questi giorni per fare in modo che sia tutto pronto il giorno della firma definitiva degli accordi. Intesa che, come è noto, è nata per creare il campione globale delle infrastrutture. Da quel giorno, però, diverse cose sono cambiate e ora il futuro campione rischia di restare orfano di un pilastro chiave: le autostrade italiane. Asset che, da solo, vale circa il 60% dei ricavi della compagnia. Sul fronte dei flussi di cassa verrebbe dunque a mancare una voce assai rilevante anche se non tale da compromettere il profilo finanziario della società che, nel caso, avrà il baricentro completamente spostato sull’estero. Le incertezze rispetto a quello che potrebbe essere l’evoluzione futura rispetto alla presenza nel paese al momento sono però tali da rendere affrettata qualsiasi conclusione complici anche le incognite relative al potenziale indennizzo.

Agli atti resta il fatto che Atlantia è pronta a chiudere sul dossier Abertis e che Acs e Hochtief continuano a credere all’operazione. Transazione che, come è noto, ha portato nel perimetro del gruppo italiano anche il 24,5% del gruppo di costruzioni tedesco. Una diversificazione inattesa ma che ora per certi aspetti potrebbe rappresentare una carta cruciale da giocare. La quota oggi vale in Borsa attorno a 2,2 miliardi e potrebbe essere una fonte di cassa futura piuttosto che l’occasione per realizzare quel modello misto tra concessioni e grandi opere che sta tornando fortemente d’attualità sul mercato.

Quanto agli aspetti di governance, il nuovo assetto con le newco prevede un ruolo centrale del ceo di Atlantia alla guida dei veicoli che terranno le redini di Abertis. Proprio recentemente Castellucci ha incassato nuovamente il sostegno dell’azionista, la famiglia Benetton, per voce del ceo di Edizione, Marco Patuano. Sul mercato, tuttavia, sono in molti a interrogarsi sul destino del manager, di certo il ceo è stato una figura centrale nelle trattative per completare l’acquisizione di Abertis. Ora manca poco perché il riassetto venga archiviato, anche se la gestione dell’agglomerato richiederà probabilmente una lunga fase di assestamento.

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BOLLETTINO BANDI

08/10/2018 15.00 – quotidiano energia

Depurazione, gara Abbanoa da 14 mln €

Ammontano a 14 milioni di euro i fondi previsti da Abbanoa per il risanamento ambientale del bacino idrografico del fiume Coghinas. In particolare, sulla Gazzetta Ue di sabato (s. 193) è stato Pubblicato un bando di gara in due lotti per la progettazione e realizzazione di un impianto di depurazione della potenzialità di 31.255 abitanti equivalenti e di un collettamento fognario per i reflui nell’area del nuovo depuratore.
Quest’ultimo sarà articolato su due linee a servizio dei Comuni di Valledoria, La Ciaccia, La Moddizza, Maragnani, S. Pietro a mare, S. Maria Coghinas, Viddalba, Giuncana, S. Maria Coghinas, Longareddu e Baia delle Mimose (tutti in provincia di Sassari). Il sistema fognario, invece, interesserà solo i territori di Viddalba, S. Maria Coghinas, Valledoria e Badesi. L’appalto avrà una durata di 570 giorni. Le offerte dovranno essere inviate entro il 21 novembre 2018.

Sulla stessa Gazzetta Ue è stata pubblicata anche una gara di Acqua Campania da 9 mln di euro per la fornitura di energia elettrica al gestore nel 2019. In particolare, l’appalto prevede la copertura del fabbisogno dell’Acquedotto della Campania occidentale, con consegna in 9 punti di prelievo siti in  Campania, Lazio e Molise, per un quantitativo presunto di 117,4 GWh. Il termine per le offerte è fissato al 31 dicembre 2018.

10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Bologna, a tre anni dal bando (dopo i ricorsi) Manelli si aggiudica il Tecnopolo da 46,3 milioni

Alessandro Lerbini

Respinti i ricorsi di Pessina costruzioni al Tar e al Consiglio di Stato. Intervento progettato da Von Gerkan Marg di Amburgo vincitore di un concorso nel 2011

Dopo quasi tre anni dalla pubblicazione del bando di lavori (avvenuta nel dicembre 2015) e circa 12 anni dal primo accordo per l’opera tra gli enti, arriva a conclusione l’aggiudicazione dei lavori del Tecnopolo di Bologna nell’ex Manifattura Tabacchi. A vincere il bando per 46,3 milioni promosso dalla Regione Emilia Romagna è Manelli impresa di Monopoli (Bari), che ha superato sul campo – e nelle aule di tribunale – la seconda classificata Pessina costruzioni.

A ufficializzare l’affidamento è l’ente appaltante con la pubblicazione dell’esito di gara sulla Gazzetta europea del 9 ottobre. L’opera di recupero dell’ex manifattura Tabacchi nasce da un concorso di progettazione indetto nel febbraio 2011 e vinto dal gruppo guidato dall’architetto Von Gerkan Marg di Amburgo. Il bando di lavori era stato assegnato due anni fa a Manelli. In seguito Pessina era ricorsa al Tar (che aveva respinto il ricorso) e dopo al Consiglio di Stato che ha confermato l’appalto a Manelli all’impresa pugliese a fine agosto. I lavori prevedono la realizzazione dei primi edifici del nuovo hub della ricerca. Con un secondo bando da 44,6 milioni, scaduto lo scorso giugno e ancora non assegnato, sono andati in gara i lavori per l’insediamento del centro meteo Data Center ECMWF attraverso il recupero e la riqualificazione funzionale di una parte del compendio immobiliare .

L’area di 100mila mq progettata negli anni Quaranta da Pierluigi Nervi, oggi in stato di completo abbandono e destinata a diventare (con interventi complessivi per oltre 200 milioni di euro) il cuore 4.0 e dei big data della via Emilia va a completare la mappa dei dieci tecnopoli, dislocati su 20 sedi, con cui la Regione ha scelto di sviluppare le attività di ricerca e trasferimento tecnologico a sostegno delle sue filiere produttive.

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10/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Milano, accordo quadro da 31,9 milioni per il recupero di alloggi sfitti in edifici Erp

Alessandro Lerbini

La procedura promossa da Metropolitana Milanese è suddivisa in due lotti non cumulabili da 15,95 milioni ciascuno

A Milano bando da 31,9 milioni per il recupero di alloggi. Metropolitana Milanese ha promosso la gara di accordo quadro di manutenzione straordinaria finalizzata al recupero di abitazioni sfitte in edifici Erp anche con riferimento ai quartieri obiettivo individuati dall’amministrazione comunale.

La procedura è suddivisa in due lotti non cumulabili da 15,95 milioni ciascuno. I lavori riguardano opere edili su edifici civili a uso residenziale e relative autorimesse, finiture di opere generali di natura edile, finiture di opere generali in materiali lignei, plastici, metallici e vetrosi, opere di bonifica, impiantistiche elettriche e speciali, impiantistiche idrico-sanitarie, impiantistiche termiche, impianti elevatori.

Nel novembre 2014 è stato sottoscritto tra il Comune di Milano e Metropolitana Milanese l’atto integrativo del contratto di servizio 30 ottobre 2009 tra il Comune di Milano e Mm per la gestione provvisoria del patrimonio abitativo di proprietà comunale con annessi usi diversi.

Tra le funzioni poste in capo a MM rientrano le attività di gestione tecnico-manutentiva, ordinaria e straordinaria con la quale sono state emanate le linee di indirizzo per la gestione in via provvisoria e d’urgenza.

Successivamente le attività di gestione sono state integrate con deliberazione del Consiglio Comunale dell’aprile 2015 con la quale sono state emanate le linee di indirizzo per la gestione trentennale a partire dal 1° luglio 2015.

Mm ha elaborato, in accordo con gli uffici preposti della Direzione Centrale Casa e Demanio, il Piano straordinario delle priorità concernente esclusivamente interventi di manutenzione straordinaria su immobili (o porzioni di immobili) del patrimonio abitativo comunale, che si rendono necessari al fine di garantire la sicurezza degli edifici e degli inquilini, la messa a norma degli impianti e delle unità immobiliari principalmente in relazione alle attività di riattamento e messa in sicurezza delle unità sfitte.

Con l’accordo quadro si prevede di intervenire sulle prime necessità individuate, che riguardano vari ambiti d’intervento e che rivestono carattere straordinario e di cui si prevede di darne seguito sull’intero patrimonio affidato in gestione.

L’accordo quadro sarà poi sviluppato attraverso una serie di progetti esecutivi necessari alla formalizzazione di singoli contratti applicativi da affidare all’appaltatore.

Il contratto avrà una durata di due anni. Le offerte dovranno pervenire entro il 13 novembre.

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