Rassegna Stampa 09 Ottobre 2019

09/10/2018 – Italia Oggi

Acquisti facili sotto i 40 mila

Il Tar Molise dà ragione a un piccolo comune. L’ ente può evitare di passare da Consip
Niente obbligo di motivazione nè di confronto delle offerte
Via libera all’ affidamento diretto senza obbligo di motivazione né confronto delle offerte quando i lavori o i servizi che servono all’ amministrazione hanno un valore inferiore a 40 mila euro. E ciò perché sotto la soglia indicata dall’ Unione europea, il nuovo codice appalti e il decreto correttivo hanno disegnato una procedura ultra-semplificata in cui l’ esigenza di celerità «deve prevalere sul rigido formalismo»: si tratta di un «microsistema» che basta a sé stesso in quanto non necessita di particolari formalità. È quanto emerge dalla sentenza 533/18, pubblicata dalla prima sezione del Tar Molise. Acquisti non standard Niente da fare per la società rimasta esclusa dalla procedura bandita dal piccolo comune per servizi come la raccolta dei rifiuti, lo scuolabus e la tumulazione delle salme al cimitero. Proprio perché le prestazioni hanno natura molto differente, l’ amministrazione può evitare di passare per Consip e il Mepa, il mercato elettronico della Pa, che hanno modalità di acquisto adeguate per approvvigionamenti standard: nella specie confrontare i prezzi sarebbe troppo complicato. D’ altronde la procedura negoziata previa consultazione è richiesta per gli importi fra 40 mila e 150 mila euro, mentre sotto si può anche fare a meno del confronto di offerte. Ragioni di economicità Né le linee guida Anac aggiungono molto al dettato di legge: raccomandano soltanto di garantire la rotazione negli inviti e di scartare in automatico le offerte troppo basse. E quando l’ ente ha esigenze variegate l’ incarico può essere affidato con la procedura multiservice per ragioni di economicità. Il modello ultra-semplificato risulta ulteriore e aggiuntivo rispetto all’ iter negoziato diretto previsto dall’ articolo 63 del codice appalti, che invece impone motivazioni ad hoc e l’ assegnazione in base alle ipotesi predefinite dal legislatore. È vero, l’ attribuzione senza gara non può diventare una «zona franca», anzi la vigilanza dev’ essere più forte visto l’ alto numero di commesse che si registrano. Ma l’ affidamento diretto sotto i 40 mila euro integra un iter in deroga ai principi di concorrenza e non discriminazione che richiedono sempre e comunque una procedura competitiva, pure se informale in determinati casi. Trasparenza e pubblicità. Per quanto riguarda invece l’ esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 221 mila euro l’ affidamento deve avvenire in base ai principi di cui all’ articolo 30, comma 1, del decreto legislativo 50/2016: vale a dire economicità, efficacia, tempestività, correttezza, libera concorrenza, non discriminazione, trasparenza, proporzionalità, pubblicità. Bisogna poi rispettare il principio di rotazione fra le aziende e in modo da assicurare l’ effettiva possibilità di partecipazione anche delle imprese che hanno dimensioni minori.DARIO FERRARA

09/10/2018 – La Stampa

Un decreto, mille revisioni A caccia di 90 milioni in più per sfollati, porto e imprese

L’ Antitrust: “Ok escludere Aspi dalla ricostruzione, ma non tutti i gestori” Il commissario Bucci chiede più risorse. Ma resta il nodo delle coperture
Il de creto per Genova «non venga contestato, è scritto con il cuore», dice il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli. Che «sia scritto anche con il cervello» si augura invece il governatore ligure Giovanni Toti. Di certo, nel testo, vanno aggiunti «almeno 200 milioni di euro»: è quanto reclama Marco Bucci, sindaco e commissario per la ricostruzione. L’ immagine che ne scaturisce è quella di un decreto ancora allo stato liquido, privo di certezze e stretto tra i nervosismi della politica, specie ora che viene chiamata a fare i conti con il tempo che scorre e che anima le prime contestazioni di piazza. Ieri un fiume di audizioni si è riversato su Montecitorio mettendo a nudo le debolezze del testo, a partire dal ruolo della società Autostrade per l’ Italia. L’ Antitrust ha fornito un assist al governo – «giusto escluderla» – salvo poi aggiungere che le altre concessionarie di tratti autostradali in Italia «non possono essere tagliate fuori» come prevede il decreto. Una valutazione, questa, che avrebbe spinto Palazzo Chigi a optare per estromettere «solo Aspi e tutte le sue partecipate». Con un rischio, però: che diventino impossibili da escludere dalla ricostruzione quelle società che sono invece partecipate di Atlantia, il colosso all’ interno del quale c’ è anche Autostrade per l’ Italia. L’ amministratore delegato di Aspi Giovanni Castellucci, da parte sua, ha assicurato che la società «pagherà i costi della ricostruzione», anche se non dovesse prendere parte ai lavori. E che sarà il consiglio d’ amministrazione a fare le sue valutazioni per un eventuale ricorso contro l’ esclusione. I nodi attorno ad Autostrade non sono finiti. Perché «il ponte è ancora in loro possesso», sottolinea Bucci, e per questo «o si espropria o si revoca la concessione». In ogni caso, «va definita meglio la legge». E non solo quella. Anche i numeri inseriti al capitolo «risorse», per Bucci, andranno rivisti. «Il decreto ha bisogno di 120/140 milioni in più», ai quali si dovranno aggiungere ulteriori 20 milioni per gli sfollati e 50 milioni per i risarcimenti alle imprese. Un totale che si aggira, quindi, intorno ai 200 milioni di euro, senza contare la demolizione, per la quale di milioni ne serviranno 350. Cifre che da settimane mettono in agitazione i tecnici della Ragioneria dello Stato. Anche per questo, ieri sera, tra Montecitorio e Palazzo Chigi si sono svolte altre riunioni. La prima a cui hanno preso parte Toninelli, il vice Rixi, Bucci e i tecnici del ministero dello Sviluppo economico per la parte che riguarda la cassa in deroga; l’ altra a Palazzo Chigi, con il coinvolgimento del ministero dell’ Economia. Due le idee emerse: da un lato la previsione di una cifra per i risarcimenti agli sfollati che eguagli almeno quanto promesso da Autostrade. Una quarantina di milioni circa, su cui bisognerà passare le forche caudine del ministero dell’ Economia. «Anche un euro in più di Autostrade sarebbe un grande segnale», ragionava un deputato leghista in Transatlantico. L’ altra riguarda il porto e il tetto (contestato) di 30 milioni al 3% del gettito Iva promesso, con l’ ipotesi di scorporare l’ articolo dal decreto Genova per inserirlo in un decreto fiscale, in modo da ottenere due risultati: aumentare i fondi per il porto a circa 50 milioni – ma solo nel 2019 – ed evitare che a pagare siano gli altri scali. Una mano ha provato a darla anche Violeta Bulc, commissaria europea ai Trasporti ieri in visita a Genova, che ha invitato Bucci e il governo a interessarsi alle gare europee «per accelerare gli investimenti per la città». Ha chiesto invece un ulteriore dossier di approfondimento sulla richiesta di Bucci di ampliare i poteri di deroga sulle procedure di appalto. Il governo si augura che una risposta arrivi entro un paio di giorni, per chiudere la partita degli emendamenti venerdì. E iniziare, magari, a fornire qualche certezza in più. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI. FEDERICO CAPURSO MARIO DE FAZIO

09/10/2018 – La Stampa

Un manager pubblico ora accusa lo Stato

“ecco perché non controlla i privati”
Laureati «in scienze politiche, giurisprudenza, economia», posizionati in ruoli chiave del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, anche di controllo sulle concessioni autostradali. Dirigenti nominati «senza concorso». Il caso di un architetto, «figura che per legge non può occuparsi di dighe», nominato «direttore nella vigilanza sulle dighe» .«Se non si mettono le persone giuste nei posti giusti, si viene meno al principio costituzionale di efficacia ed efficienza dell’ azione amministrativa. Il Ministero non è fermo per le paventate epurazioni del ministro Toninelli (ben vengano!), ma per il terrore di sbagliare da parte di molti che, senza competenza, ricoprono incarichi cruciali». La denuncia arriva da Walter Lupi, alto dirigente dei Trasporti, ex commissario al Terzo Valico. È giunta sulla scrivania del ministro Danilo Toninelli e prenderà la forma più strutturata d’ un doppio esposto: alla Procura di Roma, per valutare eventuali reati, e alla Corte dei Conti, per esaminare il possibile danno erariale. Un vero e proprio j’ accuse , che si potrebbe riassumere così: la tragedia di Genova, insiste il manager pubblico, è figlia della politica d’ impoverimento del personale, portata avanti da almeno due degli ultimi governi, quando titolari dei Trasporti sono stati Graziano Del Rio e Maurizio Lupi. Occorre una premessa. Walter Lupi, ex direttore del Genio Civile in Liguria, anni fa era stato coinvolto in un’ inchiesta giudiziaria e successivamente sostiene d’ essere stato «mobbizzato». Al netto dei possibili risentimenti personali, l’ esposto è ritenuto dagli inquirenti «interessante» e «molto circostanziato». C’ è il nome di Barbara Marinali, laureata in economia e commercio, ex direttore generale della Direzione generale per le infrastrutture stradali, entrata senza concorso. E tra gli altri di Vincenzo Cinelli, laureato in scienze politiche, nominato nel 2017 capo della vigilanza autostradale e indagato per il crollo. Nel frattempo l’ inchiesta potrebbe allargarsi pure a ex tecnici Anas, poiché la società negli Anni 90 avrebbe omesso controlli cruciali. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI. MARCO GRASSO

09/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Commissari di gara, l’albo Anac parte al ralenti: a un mese dal via solo 417 iscritti

Mauro Salerno

L’appello di Cantone: invitiamo a iscriversi chiunque abbia i requisiti per svolgere un incarico così importante

Forse è troppo presto per parlare esplicitamente di flop, ma di sicuro nessuno si aspettava un partenza così al rallentatore. A un mese dal via libera alle iscrizioni (10 settembre) sono soltanto 417 i professionisti che hanno completato la procedura di accreditamento presso l’Albo Anac dei commissari di gara (numeri aggiornati a venerdì 5 ottobre). Un dato largamente sotto le aspettative, che rischia di azzoppare sul nascere una delle riforme chiave proposte dal nuovo codice degli appalti. Sorpresi (e preoccupati) anche i vertici dell’Autorità che al contrario si attendevano di dover fronteggiare un boom di richieste. «L’istituzione di un albo dei commissari rappresenta una novità particolarmente importante del nuovo codice degli appalti» sottolinea il numero dell’Anac Raffaele Cantone, lanciando un appello ai professionisti del settore. «Colgo l’occasione – dice l’ex magistrato – per sensibilizzare tutte le figure professionali coinvolte, invitando a iscriversi chiunque abbia i requisiti per svolgere un incarico tanto importante in un’ottica di prevenzione della corruzione».

L’idea di far parte delle nuove commissioni di gara indipendenti dalle stazioni appaltanti sembra aver fatto poca breccia tra i potenziali candidati. Al momento il portale dell’Autorità, che gestisce le procedure di iscrizione, conta soltanto 417 professionisti iscritti. A questi vanno aggiunti 94 candidati pronti per l’iscrizione e altre 402 pratiche aperte online dai professionisti che devono ancora essere completate. Nel primo caso si tratta di professionisti che hanno caricato sul portale tutti i documenti necessari all’iscrizione senza però dare l’ok finale alla registrazione. Nel secondo caso si tratta invece di esperti che hanno avviato la procedura senza portarla al traguardo, magari per la necessità di completare la documentazione.

Aggiungendo questi altri circa 500 potenziali candidati agli esperti già iscritti, il numero degli interessati a far parte del nuovo albo dei commissari di gara salirebbe a poco meno di un migliaio.

Anche così si tratta di un numero ancora lontano dall’obiettivo minimo che consentirebbe di arrivare senza patemi alla scadenza del 15 gennaio, data a partire dalla quale scatterà l’obbligo di far valutare le offerte (in migliaia di gare) da commissioni indipendenti.

Diversi i fattori che potrebbero aver pesato sulla scarsità di candidature. Tra questi c’è sicuramente l’incertezza determinata dai correttivi al codice annunciati dal governo. Non si sa ancora quali saranno le modifiche su cui si sta lavorando a Palazzo Chigi, ma è certo che la norma sui commissari esterni alle amministrazioni è tra quelle meno “digerite” da grandi e piccole stazioni appaltanti,che fin dall’inizio hanno denunciato i rischi di allungamento dei tempi e aumento dei costi di gestione delle procedure di gara, chiedendo di tornare al vecchio regime.

Di fronte al pericolo di non veder mai applicata questa riforma è allora possibile che molti dei potenziali candidati abbiano deciso di attendere le correzioni al codice prima di muoversi. Non dimentichiamo che – oltre alla necessità di mettere insieme la documentazione a comprova dei requisiti – per iscriversi è necessario dimostrare di aver versato una tassa annuale di 168 euro. © RIPRODUZIONE RISERVATA

09/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

In vigore il decreto sicurezza: reclusione da uno a cinque anni per i subappalti illeciti

Mauro Salerno

Sanzioni molto più severe per subaffidamenti e cottimi non autorizzati, ora qualificati come «delitti». Notifica preliminare di avvio lavori da inviare anche al prefetto

Giro di vite su subappalti e cottimi non autorizzati. Il decreto legge sulla sicurezza (Dl 113/2018), ormai in vigore dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale (n. 231 del 4 ottobre), trasforma i subaffidamenti illeciti in un «delitto», vale a dire in un reato più grave rispetto alla «contravvenzione» aumentando la sanzione prevista per chi lo commette.

In dettaglio, l’articolo 25 del decreto stabilisce che i subappalti illeciti potranno essere puniti con la reclusione per un periodo compreso tra uno e cinque anni. Prima, invece, la pena prevista era l’arresto per un periodo compreso tra sei mesi e un anno. Resta invariata la sanzione pecuniaria (prima definita come «ammenda» ora come «multa», in funzione della diversa qualificazione del reato) per un valore «non inferiore ad un terzo del valore dell’opera concessa in subappalto o a cottimo e non superiore ad un terzo del valore complessivo dell’opera ricevuta in appalto».

Le nuove pene valgono sia per i subappalti che per i cottimi e si applicano tanto a chi concede il subaffidamento che all’impresa che lo riceve.

Oltre alla stretta sui subappalti illeciti il decreto contiene novità anche sul fronte del monitoraggio dei cantieri. In particolare il decreto (articolo 26) allarga la platea dei destinatari della «notifica preliminare» di inizio di attività dei cantieri. Oltre alla Asl e alla direzione provinciale del lavoro il documento dovrà essere inviato anche al prefetto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

09/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Dl Genova/1. Bucci: «Decreto da rifare su deroghe al Codice e presa in possesso»

Alessandro Arona

Il commissario: «Precisare le procedure per evitare contestazioni. Servono 120-140 milioni in più. Aprire alle imprese italiane»

Con piglio da ex manager e sindaco di città metropolitana «in percorso di cresciuta economica», il neo-commissario per la ricostruzione di Genova Marco Bucci ha fatto le pulci – in audizione alla Camera – al decreto legge Emergenze 28 settembre 2018 n. 109. Più che pulci, in realtà: deroghe per gli affidamenti da precisare in dettaglio, imprese italiane da non escludere dagli affidamenti, presa in possesso del ponte non garantita dall’attuale testo del decreto, così come per gli indennizzi agli sfollati e per i sostegni alle imprese danneggiate (in tutto servirebbero 120-140 milioni in più).

Deroghe, servono regole dettagliate

«Il decreto Genova – ha detto Bucci – affida al commissario ampi poteri di deroga alle normative vigenti, in particolari per l’affidamento della ricostruzione. Ma se vogliamo che il 1° dicembre, quando la magistratura dissequestrerà le aree, possano partire i lavori di demolizione, dobbiamo stabilire in modo molto più chiaro nel decreto legge quali sono le deroghe, quale deve essere la procedura per attivare le deroghe. Ora la deroga è molto generale, se vogliamo evitare contenziosi o contestazioni dobbiamo regolare l’utilizzo delle deroghe, senza toccare il fatto che si deve fare presto».

Lo ha detto il neo-commissario per la ricostruzione, in sindaco Marco Bucci in audizione alla Camera.

«Se vogliamo avere il ponte ricostruito – ha aggiunto Bucci – per il Natale 2019, dobbiamo fare il progetto entro 45 giorni, partire a dicembre con le demolizioni e poi la ricostruzione dopo aver fatto il progetto esecutivo. Tutto questo si può fare se regoliamo in dettaglio le procedure di deroga all’interno del decreto, deve essere cioè ben chiaro come facciamo gli affidamenti, nei prossimi 45 giorni. Noi una proposta ce l’abbiamo, ma deve entrare nella legge».

Bucci: «Non escludiamo le imprese italiane»

«Ne ho parlato con Conte – ha detto Bucci – che mi sembra del tutto disponibile a introdurre questa modifica al decreto». Il riferimento è al comma 7 dell’articolo 1 che esclude dagli affidamenti le imprese controllate o con partecipazioni in soeietà concessionarie autostradali. «Dobbiamo fare in modo – ha detto Bucci – che le imprese che non hanno nulla a che fare con il crollo del ponte Morandi possano partecipare. Mi sembra importante che le imprese italiane possano prendere parte al progetto».

Bucci, «Nel decreto mancano strumenti per reimpossessarsi del ponte»

«Quel che resta del ponte Morandi è ancora di Autostrade per l’Italia. O lo espropriamo o si revoca la concessione ad Aspi. Una volta che la legge spiegherà come riavere il ponte, potremo operare». Lo ha detto il sindaco-commissario Marco Bucci in audizione alla Camera sul Dl Genova. Una osservazione non marginale quella di Bucci. Sembra in sostanza di capire che al momento il decreto legge “Emergenze” (Dl 28 settembre 2018, n. 109), che stabilisce che Aspi è fuori dalla ricostruzione, non contiene però norme abbastanza chiare che consentano tempestivamente al commissario la presa in possesso del ponte e delle aree crollate ai fini della progettazione, demolizione e ricostruzione. Bucci ha anche detto che «le deroghe legislative devono essere previste in modo più chiaro nel decreto, per evitare contestazioni».

Servono risorse per espropri e chiarezza su costi a carico Aspi

«Il decreto Genova, all’articolo 1 comma 5 ci chiede giustamente di fare subito gli espropri per entrare in possesso delle aree su cui fare la ricostruzione, ma per far questo ci vogliono i soldi, bisogna che il decreto stanzi subito le risorse». Lo ha detto il sindaco-commissario Marco Bucci nella sua disamina in Commissione Trasporti alla Camera. «Il comma 6 – ha proseguito Bucci – stabilisce che Autostrade debba pagare la ricostruzione, ma deve essere chiarito meglio che questo comprende la demolizione, la progettazione, i costi degli espropri, la ricostruzione».

Non bastano 5 mln per imprese danneggiate, ne servono 40-50

«Il tetto fissato all’articolo 5 del decreto Genova come limite massimo di indennizzo per le imprese che hanno subito cali di fatturato dopo il crollo del ponte, è veramente basso». Lo ha detto il commissario-sindaco di Genova Marco Bucci, in audizione alla Camera. «Inoltre i 5 milioni di euro messi a disposizione dal decreto – ha aggiunto – sono circa 8 volte meno di quanto servirebbe, secondo le nostre stime 40-50 milioni di euro. Dovremmo inoltre stabilire meglio la base di calcolo del calo del 25% di fatturato, presupposto per avere gli indennizzi, dovremo studiare un sistema di calcolo più efficace». Più volte nel corso dell’audizione è emerso, nel piglio e nelle citazioni in inglese, il passato di Bucci come manager di società internazionali (ha lavorato in Svizzera e negli Stati Uniti per Kodak e Carestream Health).

Dl Genova: Bucci, servono 120-140 milioni in più, 90 per gli sfollati

(Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Roma, 08 ott

– «Se non si vuole dialogare con Autostrade, bisogna che nel decreto legge sia scritto chiaramente che gli indennizzi agli sfollati li eroga il commissario, che poi si rivarrà su Autostrade per avere indietro le risorse. Però intanto bisoga che il decreto metta subito i fondi, servono circa 90 milioni di euro aggiuntivi». Lo ha detto il sindaco-commissario di Genova Marco Bucci, in audizione alla Camera. Quante risorse servono in più secondo lei per il decreto? «Circa 120-140 milioni – ha risposto Bucci – di cui 90 per gli indennizzi e il resto per le risorse che mancano negli aiuti economici alle imprese danneggiate». «Per gli indennizzi useremo la legge ligure sui Pris – ha aggiunto – che funziona benissimo».

Bucci, «Grandi opere per proseguire crescita di Genova»

«A Genova – ha detto il sindaco Marco Bucci – era in corso una percorso di crescita economica molto buona, forse per la prima volta siamo riusciti a fermare il calo demografico. Non dobbiamo consentire al crollo del ponte Morandi di fermare questa crescita. E per questo dobbiamo proseguire nella realizzazione di tutti i progetti infrastrutturali che abbiamo in pista. Il Terzo Valico, la Gronda autostradale di Ponente, la fine dei lavori per il potenziamento del nodo ferroviario, la grande diga foranea del porto (che ci consentirebbe di ospitare le navi da 24mila teu e partecipare così da protagonista alla via della seta), il people mover di superficie per risolvere con questa rete di messi pubblici elettrici buona parte dei problemi di viabilità della città». «Se tutto questo sarà nel decreto Emergenze “fantastico!” – ha concluso Bucci – se sarà in un prossimo provvedimento “fantastico!” lo stesso».

Bucci, «Grandi opere per proseguire crescita di Genova»

«A Genova – ha detto il sindaco Marco Bucci – era in corso una percorso di crescita economica molto buona, forse per la prima volta siamo riusciti a fermare il calo demografico. Non dobbiamo consentire al crollo del ponte Morandi di fermare questa crescita. E per questo dobbiamo proseguire nella realizzazione di tutti i progetti infrastrutturali che abbiamo in pista. Il Terzo Valico, la Gronda autostradale di Ponente, la fine dei lavori per il potenziamento del nodo ferroviario, la grande diga foranea del porto (che ci consentirebbe di ospitare le navi da 24mila teu e partecipare così da protagonista alla via della seta), il people mover di superficie per risolvere con questa rete di messi pubblici elettrici buona parte dei problemi di viabilità della città». «Se tutto questo sarà nel decreto Emergenze “fantastico!” – ha concluso Bucci – se sarà in un prossimo provvedimento “fantastico!” lo stesso».

«Se spread sale paghiamo più interessi nel prestito sul ponte»

Il decreto legge Genova stabilisce all’articolo 1 comma 6 che le spese per la ricostruzione del ponte siano a carico di Autostrade per l’Italia (pur escludendola dalla ricostruzione), che deve versare le somme stimate («300-350 milioni» ha detto il sindaco-commissario Marco Bucci in audizione alla Camera) entro 30 giorni dalla richiesta del commissario. Se non lo fa, lo stesso Commissario può farsi prestare i soldi da una banca (con garanzia statale di 30 milioni all’anno per 12 anni), pagando interessi pari al tasso di riferimento della Bce più il 3%. «Dobbiamo offrire tassi che siano incentivanti – ha detto il commissario Bucci – se lo spread è a 300 nessuno ci presterà i soldi. Dobbiamo stabilire nel decreto che i tassi devono essere il 3% oltre lo spread».

La squadra del commissario

«Secondo quanto previsto dal decreto per Genova il commissario per la ricostruzione può contare su una squadra composta da 20 persone, ma vorrei proporre l’ingresso di personale esterno, magari per 5 dei 20, naturalmente senza alzare il costo complessivo di un solo euro», ha detto Bucci. Sul fronte dei subcommissari ha proposto l’ingresso di personalità provenienti dall’Avvocatura dello Stato e dalla Corte dei Conti, magari anche in pensione. © RIPRODUZIONE RISERVATA

09/10/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e territorio

Dl Genova/3. Castellucci: «Su eventuali ricorsi non abbiamo deciso, valuterà il consiglio di amministrazione»

A.A.

«Non vogliamo creare altri problemi a Genova, valuteremo». «Dalle nostre stime 9 mesi per ricostruire, 15 se si usasse il progetto di Renzo Piano»

«Autostrade pagherà la ricostruzione del Ponte Morandi, mi sembra chiaro. Ricorsi? Non è nostra intenzione aggravare la situazione per la città di Genova, già molto colpita; ma la decisione definitiva non spetta a me, quanto al consiglio di amministrazione, che valuterà il testo definitivo del decreto». Così Giovanni Castellucci, amministratore delegato di Autostrade per l’Italia, Giovanni Castellucci, in audizione alla Camera sul decreto legge Genova.

«Circa il pagamento del ponte – ha detto Castellucci – noi abbiamo l’obbligo di ricostruzione, riteniamo anche di avere la responsabilità e il diritto, di ricostruire. I costi saranno sostenuti da noi, non recuperabili in tariffa. Le modalità andranno poi definite con il commissario». In altri momenti dell’audizione Castellucci ha ammesso che «sì, nell’attuale versione del decreto Autostrade è fuori dalla ricostruzione». Farete ricorso? – hanno chiesto diversi membri della commissione parlamentare Trasporti. «La posizione – ha risposto l’Ad Castellucci – sarà presa dal Consiglio di amministrazione, ma posso assicurare che non è intenzione del nostro gruppo aggravare la situazione di una città già molto colpita. Ma ci riserviamo di esaminare il testo finale del decreto prima di prendere una posizione definitiva».

Incalzato dai membri della commissione («Farete ricorso sì o no?») Castellucci ha aggiunto: «Non sono in grado oggi di darvi una risposta definitiva: come in tutte le società ad azionariato diffuso la decisione la prende il cda. Ma posso assicurarvi che nella decisione daremo un grande peso all’esigenza della città di avere nei tempi più rapidi possibili una soluzione per la ricostruzione del ponte».

Castellucci, Cimolai tra i miglori, non ha vincoli con noi

«Cimolai è uno dei migliori operatori al mondo per la carpenteria metallica, guardate gli stadi delle ultime olimpiadi in varie parti del mondo. L’avevamo individuata come nostro partner nell’ipotesi che fossimo noi a ricostruire il ponte crollato a Genova. La società è ora libera di partecipare, da sola, alla ricostruzione del ponte, non ha vincoli con noi, né ne ha mai avuti». Così l’Ad di Autostrade Giovanni Castellucci in audizione alla Camera, risponde alla domanda se Cimolai avesse o meno partecipazioni in Autostrade per l’Italia, o viceversa, in relazione ai vincoli posti dal decreto Genova alla partecipazione di imprese alla ricostruzione.

Castellucci,se facessimo noi, ricostruzione in 9-16 mesi

Se la ricostruzione del ponte di Genova venisse affidato ad Autostrade per l’Italia, cosa che però al momento è esclusa dal decreto al vaglio del Parlamento, la società “ha studiato diverse possibili soluzioni”, che prevedono, per “quella con i tempi più accelerati, circa 9 mesi per la demolizione e la ricostruzione” e per il cosiddetto progetto Piano” “circa 15-16 mesi”. Lo ha detto l’a.d. Giovanni Castellucci, aggiungendo che “non sono promesse, ma impegni sui quali noi riteniamo di poterci impegnare contrattualmente”.

Abbiamo – ha proseguito Castellucci nel corso di un’audizione davanti alle Commissioni Ambiente e Trasporti della Camera che stanno esaminando il decreto Genova – le capacità tecniche, abbiamo 800 e passa ingegneri che si occupano delle varie attività, pensiamo di poter dare un contributo e soprattutto pensiamo che i tempi che abbiamo comunicato al commissario per l’emergenza Toti siano assolutamente mantenibili”.

Castellucci, tariffe italiane sotto media Ue

Le tariffe autostradali italiane “sono inferiori alla media europea”. Lo ha rivendicato

l’amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci, in audizione davanti alle commissioni Ambiente e Trasporti della Camera che stanno esaminando il decreto Genova.

Da verifiche puntuali pubblicate sul nostro sito – ha proseguito Castellucci – emerge che le tariffe di Autostrade per l’Italia sono pari a 7,36 centesimi al km in media, mentre quelle delle altre concessionarie italiane sono di circa il 30% più alte e hanno una dinamica molto più forte negli ultimi dieci anni. Ma la cosa importante è che Autostrade per l’Italia e la

media italiana sono inferiori a tutti gli altri Paesi europei”.

Castellucci si è anche soffermato sulla profittabilità, ricordando che in molti parlando di “ebitda margin particolarmente alto” per Autostrade per l’Italia. In realtà, ha

sottolineato, “le società ad altissima intensità di capitale vengono misurate in termini di ritorno sul capitale investito. Ad oggi il sistema concessorio italiano, se si guardano i

numeri, ha tariffe più basse, che crescono meno e con livelli di marginalità in linea se non inferiori altri paesi europei”.

Castellucci ha poi fatto l’esempio di altri settori di rete regolati in Italia, sottolineando che il margine di redditività di Autostrade è “pari al 62%, contro il 74% di Terna e il 78% di

Snam”. © RIPRODUZIONE RISERVATA

BOLLETTINO BANDI

Bologna, concessione da 52 milioni per edificio e parcheggi dell’ospedale Maggiore

Alessandro Lerbini

A Milano Infrastrutture Lombarde manda in gara i lavori di razionalizzazione della nuova Azienda socio-sanitaria territoriale Pini-Cto per 6,4 milioni

A Bologna e Milano al via due appalti di lavori di edilizia sanitaria per un importo che sfiora i 60 milioni. L’Azienda Usl di Bologna affida la concessione di progettazione esecutiva, realizzazione e gestione di un edificio accoglienza con spazi commerciali, parcheggi pubblici e parcheggi dipendenti all’ospedale Maggiore. L’importo è di 52.046.833 euro.

Gli spazi per la sosta dell’utenza aumenteranno dagli attuali 508 a 856 posti auto (+348, di cui 50 posti per utenti «sensibili»), gli spazi per la sosta dei dipendenti passeranno dagli attuali 676 a 747 (+71). Nel nuovo edificio accoglienza verranno ospitate le funzioni terziarie e commerciali oggi interne all’ospedale: bar, ristoro ed edicola, il nuovo Cup. La gestione avrà una durata di 20 anni ai quali si aggiungono i 4 anni e mezzo di cantiere. Il bando scade il 14 gennaio.

Infrastrutture Lombarde manda in gara a Milano i lavori di razionalizzazione della nuova Azienda socio-sanitaria territoriale Pini-Cto mediante la ristrutturazione del reparto di radiodiagnostica e area degenza, ambulatori presso il presidio ospedaliero Cardinal Ferrari e la ristrutturazione del reparto mielolesi presso il Cto. Il valore stimato è di 6.441.221 euro, così determinato: 6.309.491 euro per l’esecuzione dei lavori, soggetti a ribasso, 131.729 euro per oneri per la sicurezza non soggetti a ribasso. All’offerta tecnica andranno 75 punti, a quella economica 25. L’avviso rimane aperto fino al 19 novembre.

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Sassari, Abbanoa appalta il risanamento ambientale del bacino del fiume Coghinas per 14 milioni

Alessandro Lerbini

La gara è divisa in due lotti da 8,1 e 5,9 milioni. Le offerte dovranno pervenire entro il 21 novembre

Opere idriche dal valore di 14 milioni in provincia di Sassari. Abbanoa ha pubblicato il bando per la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di risanamento ambientale del bacino idrografico del fiume Coghinas mediante la progettazione esecutiva e l’esecuzione di un sistema fognario depurativo (lotto 1, schema 65 Valledoria depuratore) e per la sola esecuzione dei lavori (lotto 2, schema 65 Valledoria collettori fognari).

Il lotto 1 da 8,1 milioni prevede la progettazione esecutiva e l’esecuzione dei lavori di realizzazione di un impianto di depurazione della potenzialità di 31.255 a.e. L’impianto presenta soluzioni tecnologiche atte a garantire l’efficacia dei trattamenti di depurazione e la loro affidabilità gestionale. Sarà articolato su due linee depurative da 15.627 a.e. ciascuna e tratterà i reflui di Valledoria, La Ciaccia, La Moddizza, Maragnani, S. Pietro a Mare, S. Maria Coghinas, Viddalba, Giuncana, S. Maria Coghinas, Longareddu, Baia delle Mimose.

Il lotto 2 da 5,9 milioni riguarda la realizzazione delle opere di collettamento fognario a servizio dei comuni di Viddalba, Santa Maria Coghinas, Valledoria e Badesi finalizzate al convogliamento dei reflui nell’area del nuovo depuratore. Il bando scade il 21 novembre.

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Bando periferie, 56 città su 96 potrebbero avviare i lavori con risorse proprie

Massimo Frontera

Grazie allo sblocco degli avanzi disposto dal Mef. Si legge in una nota dell’Ifel: in 15 casi la liquidità per investimenti copre l’intero costo dell’opera

Dura ancora il braccio di ferro tra il governo e gli enti locali che ha preso il via il 20 settembre dopo il mancato sblocco, da parte del premier, delle convenzioni attuative del piano periferie, e relativo finanziamento statale. Il presidente dell’Anci, ha recentemente ribadito l’indisponibilità degli enti locali a tornare ai tavoli istituzionali – principalmente la conferenza unificata e la conferenza Stato-città – in assenza di una soluzione soddisfacente alla questione.

Intanto però, l’Anci, torna sulla questione, sia pure in modo incidentale, aggiungendo alcuni elementi che riguardano le risorse con le quali sarebbe possibile realizzare, i progetti, sia pure in modo molto disomogeneo tra tutti i comuni capoluogo assegnatari dei fondi. Più precisamente, le informazioni si leggono in una nota tecnica redatta dall’Ifel (l’Istituto per la finanza e l’economia locale) dedicata alla recente circolare della Ragioneria dello Stato (n.25 del 3 ottobre 2018), contenente le indicazioni sulla “liberazione” degli avanzi di cassa dei comuni dal patto di “competenza”.

Piano periferie, gli enti che hanno soldi in cassa per realizzare i progetti

Nel commentare la circolare i tecnici dell’Anci, ribadiscono che la «sospensione del Bando periferie non trova alcuna soluzione strutturale con i maggiori margini offerti agli enti locali nell’utilizzo dei propri avanzi», sia perché l’eventuale utilizzo degli avanzi di cassa rappresenta in ogni caso «una sottrazione di risorse», sia per «l’ampia difformità della distribuzione degli avanzi» tra i vari comuni capoluogo. E qui, l’Ifel aggiunge che, in base a stime effettuate, ci sono «solo 15 capoluoghi in grado di finanziare integralmente i progetti con avanzi liberi, circa 40 non dispongono di avanzi e i restanti 41 possono in teoria far fronte solo parzialmente agli oneri previsti dai progetti».

La nota dell’Anci chiude ribadendo pertanto che è «quanto mai necessario che il Governo dia seguito all’impegno assunto qualche settimana fa per un intervento di chiarificazione, anche normativa, che confermi gli impegni presi con le convenzioni a suo tempo sottoscritte e permetta a tutti i beneficiari del Bando periferie di proseguire nell’attuazione degli interventi previsti».

La Ragioneria dello Stato: investimenti ok anche per l’anno finanziario 2018

Per quanto riguarda invece le novità della circolare della Ragioneria, l’Anci spiega che gli enti locali possono, già nell’esercizio finanziario 2018, possono utilizzare gli avanzi di amministrazione per coprire investimenti perché «questi ultimi sono automaticamente coperti ai fini del rispetto del saldo di competenza dall’entrata rappresentata dallo stesso avanzo». Inoltre, spiega sempre la nota «gli sforamenti del saldo 2018 per investimenti finanziati “in eccesso” attraverso l’applicazione di avanzi non costituiscono più motivo di preoccupazione per i responsabili finanziari e tecnici degli enti locali», cosa che vale anche «nel caso in cui l’ente goda di spazi aggiuntivi assicurati dai patti orizzontali o verticali vigenti e, per qualsiasi motivo, finanzi con propri avanzi investimenti ulteriori rispetto agli spazi complessivamente ottenuti». L’assunto – prosegue la nota – è a maggior ragione valido nel caso in cui l’ente abbia a suo tempo ceduto spazi finanziari ed ora ritenga di dover impiegare i propri avanzi per spese di investimento oltre la misura preventivata al momento della cessione».

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