Rassegna Stampa 13 Settembre 2018

12/09/2018 15.10 – RADIOCOR

Energia: Valotti, ok dialogo su concessioni idroelettriche ma serve omogeneita’ Ue

Il presidente A2A: Italia unico Paese che le mette a gara (Il Sole 24 Ore Radiocor Plus) – Milano, 12 set – Torna a scaldarsi il dibattito attorno alle concessioni idroelettriche scadute in Valtellina dopo che gia’ a meta’ agosto il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, aveva ipotizzato – definendola ‘non indecente’ – l’idea di una gestione pubblica anziche’ privata. Il botta e risposta, avvenuto durante un convegno sulla neonata Multiutility della Lombardia, ha visto protagonisti Massimo Sertori, Assessore agli Enti Pubblici, Montagna e piccoli comuni della Lombardia e Giovanni Valotti, presidente di Utilitalia e di A2A, che ha alcune concessioni in Valtellina in regime di proroga. ‘La situazione e’ complessa e delicata. C’e’ un vuoto legislativo e nel rinnovo delle concessioni al primo punto deve esserci una compensazione territoriale. – ha sottolineato Sertori – E’ arrivato il momento di affrontare la questione in modo serio con l’obiettivo di fare tornare a essere protagonista il territorio’. ‘Siamo disponibili ad aprire un tavolo serio sulle concessioni lombarde partendo da un presupposto: il rapporto di fiducia con la Valtellina che A2A ha costruito nel tempo, su questa base possiamo avviare una discussione, anche sulla revisione dei canoni’, ha risposto Valotti. Il manager, tuttavia, ha voluto anche chiarire un concetto: ‘Quello delle concessioni idroelettriche e’ un tema di rilievo nazionale, non solo di A2A perche’ c’e’ un problema di omogeneita’ a livello europeo: – ha sottolineato – L’Italia e’ l’unico Paese a metterle a gara in Europa e il rischio, facendolo, e’ quello di mettere gli impianti in mani straniere’.

13/09/2018 – Alto Adige

Alperia tra i migliori marchi energetici

IL PREMIO A LIVELLO MONDIALE – CHARGE ENERGY BRANDING AWARD
L’ azienda energetica altoatesina Alperia è stata nominata tra i finalisti del «Charge Energy Branding Award 2018». Il premio viene conferito annualmente ai provider che si sono distinti nella gestione e comunicazione del proprio brand. Alperia è rientrata tra i cinque finalisti della categoria «best established brand» in cui concorrevano 80 aziende provenienti di tutto il mondo. È l’ unica azienda italiana ad essersi classificata tra i finalisti. La selezione è stata operata da un gruppo di esperti indipendenti attivi a livello mondiale, tra cui agenzie di branding, consulenti aziendali, università. «Questa nomination è una conferma della gestione coerente del nostro brand e delle nostre strategie di comunicazione a lungo termine», così Johann Wohlfarter, CEO di Alperia. I premi verranno conferiti in settembre a Reykjavik.

13/09/2018 – Brescia Oggi

Valotti: «Disponibili ad allargarci ma non ci sono trattative»

ENERGIA. Rumors sulle strategie A2A
Il presidente non conferma l’ aggregazione con Tea «ma la Multiutility del Nord è modello a disposizione»
A2A pensa di allargare anche ad altre realtà il progetto della multiutility del Nord ed è aperta ad altre aggregazioni, ma per il momento non ci sono tavoli aperti. «Noi non abbiamo mai parlato di altre ipotesi, abbiamo sempre detto che mettiamo il nostro modello a disposizione di chi lo condivide. Ovviamente in Lombardia ci sono molte importanti aziende che potrebbero entrare a far parte di questo disegno. Sta a loro, evidentemente, fare la prima mossa. Siamo a disposizione». Lo ha detto Giovanni Valotti, presidente di A2A a margine di un evento a Milano, in riferimento a un’ eventuale aggregazione con la mantovana Tea. A CHI CHIEDEVA se il perimetro di aggregazione sarebbe con la multiutility del nord o con A2A, Valotti ha risposto che «la geometria è molto variabile, il punto è condividere il modello. Bisogna partire dai territori e montarci sopra una impresa efficiente. Poi il come è un libro da scrivere. Noi abbiamo fatto due grandi operazioni di aggregazione, la prima con Linea Group, la seconda con la Multiutility del Nord, sono operazioni uguali nell’ impostazione, ma molto diverse nella realizzazione. Dovessimo farne altre avrebbero una forma ancora nuova, ma la validità del modello è questa: non avere un modello preconfezionato, ma sedersi al tavolo tra partner industriali e insieme cucire su misura il modello che meglio si adatta». PER IL MOMENTO, però, Valotti ha precisato che «non ci sono tavoli aperti». L’ obiettivo per ora è «presentare la logica di questa operazione (ovvero la multiutility del nord), che e unica in Italia partendo dai territori. È un’ esperienza pionieristica, adesso siamo partiti, siamo pancia a terra, per raggiungere gli obiettivi che ci siamo dati. La a partenza è stata molto buona, c’ è molta sintonia tra i soci, è un modello originale nuovo di fare aggregazioni che parte dall’ idea di valorizzare le aziende del territorio».Sempre ieri il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha annunciato l’ intenzione di mantenere salda la partecipazione nella multiutility: «Il Comune di Bergamo è tra gli azionisti storici di A2A, detiene poco piu dell’ 1%, dunque molto meno rispetto ai Comuni di Milano e Brescia – ha detto -, ma quelle azioni hanno generato nel 2017 dividendi per quasi 2 milioni di euro: ce le terremo strette». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

13/09/2018 – Corriere della Sera

Iren, green bond da 500 milioni

Sussurri & Grida
( fr. bas.) Iren ha lanciato il suo secondo green bond da mezzo miliardo. Le richieste cono state di circa 2,2 miliardi, 4,5 volte l’ammontare offerto. Con questa tranche il portafoglio obbligazionario «verde» della multiutility di Torino, Genova, Parma e Reggio Emilia rappresenta il 40%, ha spiegato in una nota l’amministratore delegato Massimiliano Bianco (foto). Iren è la prima local utility italiana, ha sottolineato la società, per numero di strumenti emessi in questo formato. © RIPRODUZIONE RISERVATA

13/09/2018 – Il Messaggero

Niente incarico diretto alla società pubblica e pieni poteri al commissario straordinario

IL DECRETO ROMA Niente affidamento diretto dei lavori a Fincantieri, ma pieni poteri al commissario straordinario. Sarà lui a decidere, ovviamente d’ intesa con l’ esecutivo, quale società scegliere per ricostruire il ponte crollato a Genova. Nel decreto messo a punto dall’ esecutivo non c’ è nemmeno la revoca immediata della concessione. In sostanza il governo passa la palla al sindaco di Genova, Marco Bocci che, con buone probabilità, sarà nominato commissario e che dovrà quindi coordinare i lavori e impegnarsi sul fronte europeo per ottenere le deroghe sull’ assegnazione dell’ appalto. Un compito non facile visto che da Bruxelles hanno già storto il naso e che Autostrade minaccia durissime azioni legale in caso di esclusione. Il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli però tira dritto. «Nel decreto Genova – dice nel salotto di Porta a Porta – non ci sarà la decadenza della convenzione di Autostrade, la procedura andrà avanti, la revoca della concessione su tutta la rete in concessione resta il nostro obiettivo, ma l’ iter seguirà il corso previsto dalla convenzione. Nel decreto legge sarà sancito, come da convenzione, l’ obbligo di Autostrade a pagare la ricostruzione del ponte, ma Aspi non muoverà una sola mattonella per la ricostruzione, perchè a ricostruire non può essere chi ha la responsabilità di averlo fatto crollare». Il ponte, ripete, lo ricostruirà lo Stato. A farlo sarà quindi una società pubblica con la presenza di Fincantieri e probabilmente anche di Italferr, società di Fs con 1.500 tecnici e ingegneri. Ora bisogna capire se Bocci tenterà una mediazione per impedire che i prevedibili ricorsi di Autostrade dilatino i tempi della ricostruzione. Di certo punterà sul fatto che siamo di fronte ad una situazione davvero eccezionale e che alcune deroghe possono essere richieste. Con l’ approvazione dei progetti potrà anche «sostituire tutti i visti, i pareri, le autorizzazioni, i nulla osta e ogni altro provvedimento abilitativo», nonché indicare i soggetti per la ricostruzione anche tra «società a partecipazione pubblica». Potrà anche espropriare aree. Nel decreto c’ è poi una importante novità. Dal primo dicembre sarà istituita presso il Mit l’ Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie e delle infrastrutture stradali e autostradali. Avrà poteri di vigilanza tecnica sull’ esecuzione dei lavori, sulla progettazione. Sarà quindi dotata di un organico adeguato e professionale e potrà contare su un archivio nazionale informatico, anche questo istituito per decreto, di tutte le opere pubbliche. Infine, aiuti ai privati per la ricostruzione degli immobili sgomberati, sconti fiscali, sostegno alle piccole e micro imprese, al trasporto pubblico locale a alle attività del porto. In arrivo anche una zona logistica speciale per garantire le attività del porto di Genova. S Regione e Comune potranno infine assumere a tempo determinato fino a 200 tra operatori della protezione civile, polizia locale e personale di supporto all’ emergenza. U. Man. © RIPRODUZIONE RISERVATA

13/09/2018 – Il Sole 24 Ore

Per l’ Alitalia «di Stato» ipotesi Fs-Poste-Eni: quota al 51%, contatti anche con Boeing

TRASPORTI
Toninelli: «Ferrovie partner strategico, ottobre sarà il mese risolutivo»
Una “nuova” Alitalia con una larga maggioranza azionaria posseduta da società pubbliche italiane. In testa le Ferrovie dello Stato, accompagnate da altre società tra le quali potrebbero esserci le Poste e l’ Eni, secondo le ipotesi allo studio dei tecnici del governo che lavorano al piano di riassetto della compagnia commissariata. Piano non ancora ufficializzato, l’ ultima parola spetta al governo, salvo contestazioni dell’ Ue per aiuti di Stato. Eni e Poste sono quotate in Borsa e non risulta che si siano pronunciate. Nessuna decisione è stata presa. Anche la Cassa depositi e prestiti (Cdp) potrebbe essere della partita, non come azionista ma in altra forma, ad esempio nel finanziamento flotta. Si cerca di coinvolgere anche un partner industriale «forte», non esplicitato. Ci sono contatti riservati tra il governo e i suoi tecnici e l’ americana Boeing, il maggior costruttore mondiale di jet. Boeing potrebbe essere il potenziale partner a cui chiedere anche un intervento azionario. Boeing non ha preso decisioni. Le forme di intervento potrebbero essere varie, compreso un sostegno finanziario nell’ acquisto di nuovi aerei, perché la nuova Alitalia dovrebbe espandere la flotta dai 118 velivoli attuali a oltre 200. A fine agosto Boeing ha dato un sostegno finanziario all’ indiana Jet Airways, che rischiava la bancarotta, restituendo anticipi sugli ordini di aerei e pagamenti già fatti, per una cifra non resa nota. Jet Airways ha un ordine di 225 jet B 737 Max. Il progetto allo studio accantona la procedura di cessione di Alitalia, che per legge dovrebbe concludersi entro il prossimo 31 ottobre. Ma ad oggi, malgrado gli interessi dichiarati da tre pretendenti (Lufthansa, easyJet, Wizz Air), non è stata presentata alcuna offerta vincolante d’ acquisto. Le proposte presentate postulano circa 5-6 mila esuberi. Lufhansa e easyJet continuano però a dirsi interessate, anche accanto a soci pubblici. Il primo passo dell’ operazione allo studio è la conversione in capitale del prestito ponte statale di 900 milioni di euro (con gli interessi la somma da restituire si avvicina a un miliardo). Per legge il prestito dovrebbe essere rimborsato entro il prossimo 15 dicembre. Ma già si sa che Alitalia non ha la capacità di restituire l’ intera somma, perché malgrado l’ impegno dei commissari la gestione è rimasta in rosso (-315 milioni la perdita netta del primo semestre 2018) e ha continuato a bruciare cassa. Il piano prevede la creazione di una nuova società, una «newco» Alitalia. Servono sei mesi per farla, sarebbe pronta nel maggio 2019. «Fs è un partner strategico per Alitalia ma delle valutazioni sulla quota di ingresso nel capitale è prematuro parlarne», ha detto ieri il ministro dei Trasporti, Danilo Toninelli. Sul coinvolgimento di Cdp e Poste ha risposto: «Non voglio entrare nei particolari perché la partita è aperta. (…) Il mese di ottobre sarà risolutivo». Secondo Toninelli il piano «non può prescindere dalla presenza di un vettore nazionale competitivo con il 51% in capo all’ Italia». Il governo, soprattutto il M5S, valuta anche una possibile modifica dei tre commissari. «Non è una questione di commissari, i commissari scadono ad ottobre: è una questione di rilancio dell’ impresa», ha detto Toninelli. In realtà, come hanno precisato fonti del ministero, i commissari non scadono tra un mese, terminano il lavoro al compimento della procedura e chiusura del passivo. Ci sono ancora i commissari della vecchia Alitalia pubblica che dieci anni fa fu commissariata dal governo Berlusconi. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Gianni Dragoni

13/09/2018 – Il Sole 24 Ore

L’ imposta di bollo per gli acquisti Pa sul mercato digitale

CONTRATTI PUBBLICI
Incertezza sulle modalità con cui la Pa potrà provare l’ assolvimento dell’ obbligo
Nell’ acquisto di beni e servizi tramite mercato elettronico della pubblica amministrazione è dovuta l’ imposta di bollo anche se resta incerta la modalità di assolvimento e le Pa stazioni appaltanti non hanno solo una funzione di vigilanza sul regolare adempimento del fornitore, ma sono solidalmente responsabili (articolo 22, Dpr 642/1972), in quanto solo alle amministrazioni dello Stato compete l’ esenzione con obbligazione esclusiva a carico dei fornitori. Queste le precisazioni che si ricavano dalla risposta delle Entrate ad interpello di un’ università statale dello scorso agosto, quindi non ancora pubblicata nella nuova sezione del sito, ma che impattano su tutte le innumerevoli Pa (Aziende sanitarie, enti pubblici non economici, enti locali, ecc.), diverse dalle amministrazioni dello Stato e sui loro fornitori. L’ università, in quanto Pa tenuta alla realizzazione di propri acquisti facendo riferimento al codice dei contratti pubblici (Dlgs 50/2016) e attraverso il mercato elettronico della pubblica amministrazione (Mepa), aveva chiesto chiarimenti sulla propria funzione di vigilanza rispetto all’ imposta, nonché conferma di come dovesse ritenersi materialmente applicabile l’ orientamento della risoluzione n. 96/E/2013 emanata in vigenza del Dlgs 163/2006 e del relativo Dpr 207/2010. La risoluzione 96/E aveva affermato l’ assoggettamento a imposta di bollo sulle transazioni Mepa, ritenendo il documento informatico di stipula, sottoscritto digitalmente dalla sola Pa, assimilabile ad un contratto non classificabile fra quelli conclusi nella forma dello scambio di corrispondenza secondo l’ uso del commercio (per i quali l’ imposta è dovuta solo in caso d’ uso), ma non aveva indicato con quale modalità si dovesse procedere all’ assolvimento. All’ epoca della predetta risoluzione l’ articolo 139 del Dpr 207/2010 stabiliva chiaramente che l’ imposta di bollo era a carico del fornitore, norma abrogata con l’ avvento del Dlgs 50/2016, per cui l’ Agenzia nega che vi possa essere una obbligazione concentrata nel solo fornitore e la riconduce solidalmente alle parti del contratto. Tale principio ha impatto generale e si ritiene trovi applicazione in tutti i contratti di acquisti di beni e servizi in qualunque forma stipulati (analogica o digitale) che vedano parte le Pa, stazioni appaltanti diverse dalle amministrazioni dello stato. Resta incertezza sulla modalità di assolvimento del bollo: l’ Agenzia ribadisce l’ inapplicabilità dell’ articolo 6 del Dm 17 giugno 2014 limitata ai documenti informatici fiscalmente rilevanti (libri, registri, fatture) e afferma che la Pa potrà comprovare l’ assolvimento dell’ imposta in modalità virtuale o indicando nel documento inviato il codice numerico di 14 cifre rilevabili dal contrassegno telematico (risoluzione n. 89/E/2016) addirittura ponendo prioritariamente l’ onere sulla stazione appaltante. Non viene considerata l’ assenza di materialità e rigidità del procedimento Mepa, che rende tecnicamente complesso il legame documento digitale e imposta di bollo. Nessun accenno alla possibilità d’ impiego della marca da bollo digitale (servizio@bollo), regolamentata dall’ Agenzia nel 2014, con PagoPA che potrebbe essere idoneo per la fattispecie, ma stenta a trovare diffusione. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Marco Magrini

13/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizie e Territorio

Ingegneria, progettazione certificata Bim per la società romana 3TI Progetti

Q.E.T.

Attestato rilasciato dall’Istituto Icmq

Progettazione Bim certificata per 3TI Progeti. La società di engineering romana ha ottenuto la certificazione Bim (Building information modeling) per le attività di progettazione architettonica, strutturale, impiantistica e infrastrutturale di opere civili rilasciata da Icmq, Istituto di certificazione che sta promuovendo la diffusione della certificazione in questo settore.

«È motivo di grande soddisfazione aver ottenuto questo riconoscimento – commenta Alfredo Ingletti, presidente della società – in primo luogo perché testimonia in maniera oggettiva il livello di competenza raggiunto da 3TI Progetti in ambito Bim, in secondo luogo perché possiamo vantarci oggi di essere tra i primi ad aver ottenuto questa importante attestazione, dopo essere stati tra i pionieri in Italia nell’utilizzo di questa nuova modalità progettuale».

In un nota la società ricorda che da gennaio 2019 le stazioni appaltanti dovranno richiedere la progettazione Bim per tutti i lavori di importo superiore a cento milioni e progressivamente, fino al 2025, anche per gli appalti di scaglioni di importo inferiori fino a riguardare tutto il sistema dei lavori pubblici.

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13/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizie e Territorio

Codice appalti/1. I costruttori chiedono il ritorno al regolamento attuativo e all’appalto integrato

Mauro Salerno

Tra le proposte dell’Ance al Mit anche il massimo ribasso (con metodo antiturbativa) fino a 5,5 milioni e l’eliminazione dei vincoli per il subappalto

Addio alla soft-law dell’Anac, con il ritorno a un regolamento attuativo cogente sul modello del vecchio codice e ripristino dell’appalto integrato, cioè la possibilità di assegnare gli appalti su progetto definitivo. E poi sblindare il subappalto, a partire dall’eliminazione del tetto del 30 per cento ai subcontratti.

Partono da qui le proposte avanzate dai costruttori alla consultazione (scaduta il 10 settembre) promossa dal ministero delle Infrastrutture sulle correzioni da apportare al codice degli appalti.

In termini generali, la proposta di maggiore impatto riguarda l’impianto stesso del codice. Per i costruttori «il nuovo codice dei contratti ha fallito». Per questo chiedono un profondo ripensamento che passi da «un articolato più semplice» da attuare attraverso un regolamento attuativo «dotato di forza cogente» per ciascuna delle tipologie di appalto di cui si occupa il codice (lavori, servizi e forniture). Il regolamento dovrebbe inglobare e dunque mandare in pensione le linee guida Anac e le altre «normative di dettaglio».

Le altre richieste di peso riguardano il ritorno dell’appalto integrato e l’eliminazione dei vincoli al subappalto. Nel primo caso si chiede di ripristinare la possibilità di affidare i lavori sul progetto definitivo «considerato che quest’ultimo definisce completamente l’opera e deve essere già munito di pareri e autorizzazioni». Sul subappalto torna una richiesta storica dei costruttori: quella di eliminare il vincolo del 30% sui subcontratti. Ma non c’è solo questo. Nel documento viene anche chiesto di cancellare l’obbligo di Ati verticale per le categorie supespecialistiche, di cancellare il tetto ai ribassi per i subcontratti e del pagamento diretto dei subappaltatori. Destinata a far discutere è anche la richiesta di innalzare da 2 a 5,5 milioni la soglia di applicazione del criterio del prezzo più basso (con esclusione delle offerte anomale e metodo antiturbativa da semplificare) per i lavori da assegnare su progetti esecutivi.

Il documento, molto articolato, contiene peraltro moti altre proposte di correzione. Preoccupa, ad esempio, il fatto che le norme non contengano un elenco tassativo dei cosiddetti«illeciti professionali» sulla base dei quali le stazioni appaltanti possono escludere le imprese dalle gare. E anche che il mancato gradimento rispetto alla partecipazione di un’impresa possa essere espresso anche sulla base di comportamenti non puniti con «accertamenti definitivi». Ribadita la richiesta di spostare la valutazione del rating di impresa in fase di attestazione Soa invece che in gara e anche quella di riportare all’80%, come era nell’originaria versione del codice, la quota minima di lavori autostradali da affidare con gara.

Un passaggio è dedicato al cosiddetto concordato di continuità aziendale, con la richiesta di stabilire una soglia di soddisfacimento dei crediti (pari almeno al 60%) «pena l’innammissibilità della proposta di concordato», insieme all’armonizzazione della disciplina generale con quella specifica dedicata agli appalti.

Due le proposte per tentare di ridurre la vocazione ai ricorsi. La prima riguarda il cosiddetto «rito superaccelerato», correggendo la norma in moda evitare i «ricorsi al buio» sull’ammissione dei concorrenti, «prima e a prescindere dalla propria posizione in classifica». La seconda proposta riguarda invece i pareri di precontenzioso rilasciati dall’Anac. Qui il suggerimento è di rafforzare il servizio, disciplinando i tempi di rilascio, puntando sulla “cogenza” dei pareri e rafforzando i poteri dell’Autorità. © RIPRODUZIONE RISERVATA

13/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizie e Territorio

Codice appalti/2. Oice: project manager in aiuto alle Pa per gestire gli appalti oltre 100 milioni

Mau.S.

No a modifiche sull’appalto integrato,ridurre al 20% il peso massimo del prezzo nelle gare di progettazione

Difficile gestire un grande appalto se non si hanno mezzi e competenze. Parte da questa constatazione la prima proposta avanzata dall’Oice (società di ingegneria e architettura) nell’ambito della consultazione aperta dal Mit sulle correzioni da apportare al codice.
«L’obbligo di nomina di una struttura di project management esterno alla Pa. e a suo supporto, per opere complesse e di particolare importanza, scelto con procedure ad evidenza pubblica, come avviene usualmente a livello internazionale e nel settore privato per garantire tempi e costi dell’investimento, eviterebbe spreco di denaro pubblico». Il suggerimento è far scattare l’obbligo per i lavori superiori a cento milioni, valutando anche l’idea di attingere al mercato per selezionare i responsabili del procedimento (Rup).

Nel documento inviato al Mitl’Oice concentra l’attenzione su 14 degli oltre 200 articoli del codice. In diversi casi , più che correzioni le richieste riguardano il mantenimento delle norme attuali. Accade così per le regole relative all’appalto integrato, all’obbligo di qualificazione delle stazioni appaltanti all’albo dei commissari di gara.

Tra le modifiche compaiono invece l’invito a ridurre al 20% il peso massimo dell’elemento prezzo nelle gare di progettazione (rendendo espliciti i calcoli effettuati dalle stazioni appaltanti per determinare i compensi) e a nominare collaudatori esterni de la direzione dei lavori è affidata a soggetti interni alle Pa.
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13/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizie e Territorio

Anas, assegnati a Sinelec i sistemi smart road su Gra e Roma-Fiumicino

Q. E. T.

Stipulato il contratto, in accordo quadro, da 30 milioni per la fornitura e l’installazione di sistemi tecnologici

Il progetto Smart Road di Anas prosegue con i lavori sulle autostrade A90 Grande Raccordo Anulare di Roma e A91 Roma-Aeroporto Fiumicino dopo l’avvio degli interventi, entro la fine di settembre, sulla A2 Autostrada del Mediterraneo. È stato stipulato il contratto, in accordo quadro, da 30 milioni di euro per la fornitura e l’installazione di sistemi tecnologici Smart Road sul Gra e sulla Roma-Fiumicino. Gli interventi sono stati contrattualizzati da Anas con il Raggruppamento temporaneo di imprese guidato da Sinelec S.p.A. e composto da Autostrade Tech S.p.A., Alpitel S.p.A. ed Euroimpianti S.p.A.
La Smart Road Anas, oltre a garantire i servizi C-ITS (Cooperative Intelligent Transport Systems) individuati dalla Comunità Europea basati sulle comunicazioni V2I (vehicle-to-infrastructure) e V2V (Vehicle-to-Vehicle), sarà predisposta per integrare la prossima tecnologia 5G. Attraverso l’applicazione dei processi di trasformazione digitale, si otterrà la riduzione dell’incidentalità, il maggior comfort di viaggio, la gestione e il miglioramento delle condizioni di traffico e di eventi straordinari di criticità, la resilienza delle reti di trasporto, l’interazione digitale con i territori attraversati, l’interoperabilità con veicoli connessi e permetteranno la graduale circolazione dei veicoli a guida autonoma.
Le autostrade A90 e A91, che hanno volumi di traffico elevati (il Gra raggiunge picchi di oltre 166.000 veicoli al giorno mentre la Roma-Fiumicino i 115.000 veicoli al giorno), diveranno vere e proprie autostrade digitali, connesse e controllate. La Smart Road per le autostrade urbane sarà allestita con tecnologie dedicate e studiate per le particolari condizioni e geometria del tracciato, del flusso veicolare elevato, delle esigenze di monitoraggio e sicurezza. Gli interventi tecnologici saranno avviati entro la fine dell’anno, con il minore impatto possibile sulla viabilità.
L’investimento complessivo del programma Smart Road di Anas è di un miliardo di euro e verrà messo in atto in tre step, con una prima fase che sarà realizzata nei prossimi tre anni con un investimento di circa 250 milioni euro, anche grazie a contributi europei (nell’ambito del Programma Operativo PON Infrastrutture e Reti 2014-2020 del Mit. La prima fase riguarderà alcuni dei più importanti nodi stradali del Paese: l’itinerario E45-E55 Orte-Mestre, la statale 51 di Alemagna, in Sicilia la tangenziale di Catania e la A19 Palermo-Catania e, appunto, le autostrade A9, A91 e la A2 Autostrada del Mediterraneo.

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