Rassegna Stampa 11 Settembre 2018

11/09/2018 – Italia Oggi

Servizi pubblici più partecipati

Il presidente Anpit interviene nel dibattito sulle nazionalizzazioni dopo il crollo di Genova
Comunità locali e lavoratori coinvolti nella gestione
Incontriamo nel suo ufficio di Roma il presidente nazionale di Anpit Federico Iadicicco, 44 anni, imprenditore, laurea in Economia, Master in Globalizzazione dei mercati e una passione coltivata sin da giovanissimo per l’ organizzazione e la gestione delle risorse umane, condensata in un piccolo libro, «Santi eroi imprenditori. Storie di mestieri e comunità», sei racconti di aziende che hanno coniugato il profitto al Bene Comune. Per porgli alcune domande, interrompiamo una riunione organizzativa con lo staff volta alla pianificazione degli ultimi quattro appuntamenti di «InformAzione», un focus normativo per imprese associate e quadri dell’ associazione per formarli al meglio sulle evoluzioni legislative in materia di lavoro, che culminerà con l’ Assemblea nazionale dei presidenti provinciali prevista a Roma per il 18 e 19 ottobre. Domanda. Quali saranno i temi che affronterete nell’ annuale assemblea di ottobre? Risposta. Siamo in una fase importantissima di crescita e consolidamento del nostro progetto. Siamo ormai presenti in tutte le regioni con oltre cinquanta sedi provinciali, migliaia di aziende iscritte e una rete di professionisti di alto profilo che collabora con noi per fornire servizi alle imprese. Il cuore della nostra missione è offrire una rinnovata idea della rappresentanza datoriale, incentrata soprattutto sulla valorizzazione della dimensione relazionale e partecipativa delle persone nei processi aziendali: un modello di impresa-comunità capace di competere attraverso la condivisione degli obiettivi, oltre gli steccati del novecentesco conflitto tra datore di lavori e dipendenti. Un lavoro culturale che passa attraverso la promozione di modelli organizzativi nuovi, la contrattazione di secondo livello, l’ aumento della produttività collegato alla crescita delle responsabilità e alla partecipazione ai risultati, il welfare aziendale come pietra angolare del nuovo modello relazionale. L’ assemblea sarà l’ occasione per capire a che punto siamo di questo lavoro, confrontarci sulle esperienze concrete sviluppate, creare sinergia, correggere gli errori e moltiplicare le buone prassi prodotte. Il dibattito sarà ovviamente allargato ai temi economici nazionali e internazionali e come ogni anno offriremo il nostro contributo con proposte concrete per la crescita dell’ Italia. D. A tal proposito, cosa ne pensa del dibattito sulla nazionalizzazione di autostrade apertosi a seguito del tragico crollo del ponte sul Polcevera a Genova? R. Terrei separate le due cose. Le responsabilità sul crollo saranno verificate dalle autorità competenti e determineranno scelte e valutazioni conseguenti; la questione della gestione dei servizi e beni pubblici e di pubblica utilità, in presenza di monopolio naturale o oligopolio, necessita invece di un dibattito pubblico, il più ampio e approfondito possibile. Con l’ affermarsi del liberalmonetarismo, come ricetta economica promossa dal cosiddetto Occidente ma ritenuta valida per la crescita dell’ economia mondiale nell’ era della globalizzazione, si sono imposti alcuni «dogmi fondamentali»: sottrazione della sovranità monetaria, deregolamentazioni, liberalizzazioni, riduzione aprioristica della spesa pubblica. L’ applicazione aprioristica di questi dogmi ha condotto alla situazione attuale: nessuna crescita, concentrazione della ricchezza, aumento delle diseguaglianze, riduzione dei diritti e in ultimo crisi della democrazia rappresentativa. A questo punto credo si possa cominciare a ridiscutere e a tracciare nuovi scenari, immaginando un nuovo paradigma. In Italia in particolare si sono fatte molte privatizzazioni assolutamente senza alcun criterio in termini di efficienza ed efficacia, non tenendo conto di alcune elementari e basilari regole. In primo luogo un monopolio privato è sempre più inefficiente di un monopolio pubblico, per il semplice motivo che l’ extraprofitto prodotto dal monopolio nel primo caso si concretizza a vantaggio solo di uno o di pochissimi mentre nel secondo caso si concretizza a favore della comunità nazionale. Altra cosa è se chi rappresenta la comunità nazionale sa gestire questo vantaggio nell’ interesse di tutti oppure crea sacche di inefficienza. In seconda battuta, una nazione che vuole mantenere un certo grado di sovranità, direi fondamentale, non solo non può svendere ma nemmeno vendere o far gestire a terzi le infrastrutture strategiche. Si sono fatti molti errori, si è privatizzato dove non si doveva e si è aperto poco al mercato e alla concorrenza dove si doveva e poteva, ossia nei settori in cui la pluralità degli attori avrebbe consentito di sprigionare le energie positive della concorrenza, pur in un quadro di garanzia e controllo pubblico. Mi riferisco in particolare a settori come istruzione e sanità. In conclusione, ritengo necessario riaprire il dibattito sulla gestione dei servizi pubblici e di pubblica utilità in regime di monopolio o oligopolio, non ripercorrendo la via statalista ma cercando di affermare un modello nuovo oltre le dicotomie Stato-mercato, pubblico-privato, dicotomie fuorvianti ed errate. Immagino un modello che ruoti su quattro pilastri: coinvolgimento delle comunità locali, azionariato diffuso, partecipazione dei lavoratori alla gestione e all’ utile, funzione di controllo nazionale. Spero ci sia occasione per porre al centro dell’ agenda politica questo tema importantissimo per il futuro della nostra nazione, noi daremo il nostro contributo a partire da una giornata di studi che organizzeremo nei primi mesi del 2019. D. A proposito di politica, un ultima domanda, cosa si aspetta dalla legge di Bilancio? R. Le aspettative sono alte viste le premesse ma con pragmatismo e concretezza mi aspetto che, all’ interno del complesso quadro istituzionale e dei vincoli esistenti, si cominci a dare un segnale nel metodo: non si possono imporre sempre e comunque politiche restrittive senza tener conto dell’ effetto depressivo che queste producono. Nel merito mi attendo un primo intervento di riduzione della pressione fiscale su famiglie ed imprese che vada nella direzione di una diminuzione strutturale delle tasse capace di liberare risorse disponibili, riattivando un meccanismo virtuoso, un impulso positivo all’ economia e ai consumi che opportunamente modulato può nel medio periodo garantire invarianza se non addirittura aumento del gettito fiscale complessivo. In ultimo credo sia necessario ragionare e lavorare ad un piano di investimenti per la messa in sicurezza del patrimonio e delle infrastrutture esistenti e alla progettazione e realizzazione delle opere strategiche mancanti, un piano che guardi ai prossimi venti anni e metta l’ Italia nelle condizioni di immaginare un futuro di crescita alternativo all’ attuale prospettiva di contrazione e declino. MARCO BACHETTI

11/09/2018 – Il Sole 24 Ore

Fondo Pmi, dote anche dalle spa pubbliche

CANTIERE «LEGGE DI BILANCIO»: IL VENTURE CAPITAL
Di Maio: «In campo con i fondi pensione. Confermata la Nuova Sabatini»
ROMA In vista della legge di bilancio le iniziative del governo “gialloverde” in tema di politica industriale iniziano a delinearsi. Nell’ intervista al Sole 24 Ore di sabato scorso il ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio ha già anticipato la conferma, con alcune modifiche, del piano Impresa 4.0 e la creazione di una piattaforma pubblica a sostegno del venture capital. Ieri è tornato sul tema nel corso dell’ audizione presso le commissioni competenti della Camera, parlando anche del piano per il sostegno al commercio estero. Emergono idee in discontinuità con i precedenti governi ma anche diverse misure avviate proprio negli anni scorsi e che si intende rinnovare, seppure riscrivendole in una versione più favorevole alle piccole imprese. Tra le novità c’ è il possibile coinvolgimento delle grandi partecipate statali in un Fondo per il venture capital che dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’ anno, probabilmente proprio nell’ ambito della manovra. «Studiamo il modello francese» dice Di Maio che ha in mente un «fondo ad alta redditività» che al supporto pubblico, innanzitutto con la garanzia statale, associ quello di soggetti investitori istituzionali (come casse di previdenza e fondi pensione) e, appunto, quello delle partecipate pubbliche. Su quest’ ultimo punto, tra i suggerimenti giunti al ministero da alcuni esperti, c’ è anche la possibilità di introdurre un vincolo di destinazione dei flussi di dividendi proprio a favore di investimenti in Pmi ad alto potenziale e startup. Molti interventi in programma, ribadisce Di Maio, saranno «a misura di piccoli». Èil caso dell’ iperammortamento e del superammortamento fiscale, dei finanziamenti agevolati della Nuova Sabatini, del credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo: tutti in odore di proroga o rifinanziamento, ma con un riassetto per semplificare alcune procedure di accesso e aumentare la quota di Pmi beneficiarie, in alcuni casi magari fissando dei «tetti» di beneficio economico per impresa. Lo stesso discorso vale per il Fondo centrale di garanzia, che secondo Di Maio dovrà essere sempre più aperto alle imprese più piccole, incluse le microimprese, per poi venire assorbito insieme ad altri fondi all’ interno della preannunciata Banca pubblica per gli investimenti. Anche il piano straordinario per il made in Italy ereditato dai governi precedenti andrà avanti. «Vogliamo rifinanziarlo» dice Di Maio. In ordine di tempo, comunque, si partirà con alcune decertificazioni per l’ attività di impresa che entreranno nel «decreto urgenze» atteso nell’ arco di una settimana. Il resto del pacchetto di semplificazioni dovrebbe arrivare entro l’ anno. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Carmine Fotina

11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Dissesto idrogeologico, riparte il Fondo progettazione: assegnati 20 milioni di euro

A.A.

Il Ministero dell’Ambiente finanzia interventi in Campania, Sicilia, Lazio, Umbria: investimenti stimati in 660 milioni di euro

Riparte – dopo la soprressione dell’unità tecnica di Palazzo Chigi #italiasicura, a inizio luglio – l’assegnazione dei fondi statali per la progettazione di opere contro il dissesto idrogeologfico. Il Ministero dell’Ambiente (la competenza è sempre stata sua) ha finanziato infatti un nuovo stralcio del fondo di rotazione per la progettazione di interventi contro il dissesto idrogeologico, assegnando circa 20 milioni di euro a quattro regioni italiane. Progetti che – secondo le stime – permetteranno ai presidenti delle stesse regioni, in qualità di Commissari di Governo, di portare avanti opere per oltre 660 milioni di euro.
IL FONDO PROGETTAZIONE
Dopo una lunga gestazione, come abbiamo più volte raccontato, il Fondo progettazione per le opere anti-dissesto idrogeologico, finanziato dal Cipe per 100 miloni nel 2015 e approvato con Dm Ambiente luglio 2016, si è sbloccato operativamente alle fine dello scorso anno (2017). «La procedura definita dal Dpcm era un po’ macchinosa – spiegavano a #Italiasicura – e tra Regioni e autorità di bacino c’è voluto parecchio per individuare gli interventi da finanziare». Da ottobre a marzo il Ministero dell’Ambiente ha assegnato risorse per 39 milioni di euro, ora altri 20 milioni.
I PROGETTI FINANZIATI
In 
Campania vengono finanziate 54 progettazioni per oltre 12 milioni di euro, in grado di attivare opere per circa 365 milioni di euro. Tra gli interventi finanziati troviamo la progettazione dell’intervento di mitigazione del rischio idrogeologico della foce del Volturno e del Litorale Domizio (CE) con 434 mila euro, opera da 35 milioni di euro complessivi, mentre altri 256 mila euro sono stati destinati alla progettazione del risanamento idrogeologico del Comune di Volturara Irpina (AV), opera da oltre 29 milioni di euro.
In 
Sicilia invece vengono finanziate le progettazioni di 32 interventi per un importo di oltre 5 milioni di euro, che attivano opere per 133 milioni di euro. Tra questi, sono stati destinati 511 mila euro al ripascimento della spiaggia di Campofelice di Roccella (PA), opera da 45 milioni di euro e la mitigazione del rischio idrogeologico e di erosione costiera nel Comune di Messina per 365 mila euro, opera da oltre 8 milioni di euro.
I progetti che ricevono il finanziamento nel
 Lazio sono 11 per un totale di 1,92 milioni di euro, in grado di attivare opere per oltre 85 milioni. Riceve, tra gli altri, il finanziamento del ministero di oltre 800 mila euro, la progettazione della messa in sicurezza di alcuni fossi e canali nel Comune di Roma, per un importo delle opere di oltre 44 milioni di euro. Altri 927 mila euro sono stati destinati al completamento dello scolmatore di piena del Fiume Liri (FR), opera da oltre 38 milioni di euro.
La lista del Ministero dell’Ambiente prosegue con l’
Umbria a cui vengono assegnati oltre 850 mila euro per due grandi progetti, del valore complessivo di 83 milioni. Sono, nello specifico, il completamento della messa in sicurezza dal rischio idraulico lungo l’asta del Tevere a Città di Castello (PG) ed il risanamento idrogeologico del Fosso Santa Margherita a Perugia.
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11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Torino-Lione/1. Accordo quadro da 37 milioni per il monitoraggio ambientale in territorio italiano

Alessandro Lerbini

La realizzazione del futuro collegamento ferroviario è organizzata in più cantieri operativi, ognuno dei quali sarà oggetto di 3 fasi successive di monitoraggio

Un accordo quadro da 37 milioni per il monitoraggio ambientale sul territorio italiano. Il bando Telt per la Torino-Lione riguarda l’esecuzione del piano (Pma) relativo alla realizzazione delle opere della sezione transfrontaliera del futuro collegamento ferroviario dell’Alta velocità. L’avvio delle attività avverrà per singolo cantiere operativo e per fasi, a partire dalla fase di ante-operam che precede l’attivazione dei cantieri, in coerenza con il planning previsionale di realizzazione dell’opera. Le prestazioni richieste dovranno essere svolte sulla base del progetto esecutivo del Pma redatto dal progettista incaricato dalla committenza, coordinandosi con il coordinatore ambientale.
L’accordo-quadro prevede un mono aggiudicatario a buoni d’ordine senza importo massimo né minimo. La realizzazione del futuro collegamento ferroviario è organizzata in più cantieri operativi, ognuno dei quali sarà oggetto di 3 fasi successive di monitoraggio, così come definita dalla normativa italiana: fase di ante-operam (12 mesi prima dell’inizio del cantiere), fase di corso d’opera (attività del cantiere), fase di post-operam (12 mesi dopo la fine del cantiere).
L’appalto è composto da due attività principali: pianificazione operativa delle attività di monitoraggio ed esecuzione. Il titolare dovrà interfacciarsi con il coordinatore ambientale di Telt per la collaborazione con le direzioni lavori dei diversi cantieri operativi, e con il soggetto progettista del Pma. La redazione del progetto esecutivo del piano di monitoraggio ambientale sarà realizzate da un soggetto terzo, incaricato da Telt, nell’ambito di un contratto separato la cui consultazione è in corso. Per ragioni di conflitto d’interesse, il titolare del progetto esecutivo del Pma non potrà essere il titolare dell’appalto appena pubblicato. Il contratto avrà inizio il 1° luglio 2019 e si concluderà il 30 giugno 2031. La gara è finanziato al 40% dall’Unione Europea, 35% dall’Italia e 25% dalla Francia. Il pagamento delle prestazioni sarà effettuato con bonifico bancario entro un termine di 45 giorni a decorrere dalla data di ricevimento delle fatture. Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il 5 novembre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Torino-Lione/2. Ma non è la «ripartenza»: i maxi-lotti restano congelati in attesa del governo

Alessandro Arona

Il Piano di Telt prevedeva avvisi di lavori per oltre 4 miliardi di euro tra il luglio scorso e l’autunno: si aspettano indicazioni da Mit e Palazzo Chigi

La pubblicazione da parte di Telt del bando per l’accordo sul monitoraggio ambientale (pre e durante l’opera) sullo scavo del tunnel principale della Torino-Lione (importo stimato 37 milioni di euro, si veda altro servizio), non va interpretato come una “ripartenza generale” da parte della società italo-francese sul fronte della realizzazione della tratta internazionale dell’opera ferroviaria. Restano dunque “congelati” i bandi di lavori per lo scavo del tunnel principale (i 57,5 km di galleria), che complessivamente prevedevano (prima dell’insediamento del governo Conte) avvisi europei per oltre 4 miliardi di euro da pubblicare da parte di Telt tra il luglio scorso e l’autunno.
Poi però il contratto di governo («…con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia») e poi le dure dichiarazioni del Ministro Danilo Toninelli (che in due occasioni, a luglio e inizio agosto, ha detto che «considereremo quale atto ostile ogni decisione che faccia avanzare il Tav prima che arrivi una scelta politica da parte del governo») hanno consigliato prudenza a Telt.
La società non ha mai riconosciuto in via ufficiale di aver rinviato la pubblicazione di bandi, dopo l’insediamento del nuovo governo il 1° giugno scorso, ma è un fatto che il cronoprogramma approvato dal Consiglio di amministrazione di Telt prevedeva la pubblicazione a luglio di un primo maxi-bando di lavori da 2,1 miliardi per lo scavo del tunnel lato Francia, entro l’anno bandi per complessivi 4 miliardi di euro ed entro il 2019 l’affidamento di appalti (dunque i contratti) per 5,5 miliardi di euro.
L’obiettivo del primo bando a luglio è saltato, e non è a breve in programma di pubblicarlo, né di far uscire altri avvisi.
L’invio alla Gazzetta del bando uscito ieri, l’accordo quadro da 37 milioni per il monitoraggio ambientale, ha un puro scopo “prudenziale”: farsi trovare pronti, con l’incaricato selezionato e la gara aggiudicata, nel caso si decidesse di confermare la realizzazione dell’opera. I tempi di aggiudicazione del bando sono infatti lunghi, previsti, in 12-14 mesi almeno. Il bando è revocabile in qualunque momento, e non sorgono obbligazioni giuridicamente vincolanti fino alla firma del contratto.
COSTO
La tratta internazionale della Torino-Lione (65 km di nuovo tracciato internazionale, da Susa a Saint-Jean-de-Maurienne, di cui 57,5 di tunnel) ha un costo “ufficiale” di 8,6 miliardi di euro, certificato dalla società internazionale Tractebel Engineering –Tuc Rail, di cui il 40% coperto dall’Unione europea, mentre la quota restante è suddivisa tra i due Paesi (35% per l’Italia, 25% per la Francia).
Nel 2017, però, il Cipe (delibera 67/2017) ha aggiornato tale costo in 9,63 miliardi di euro, secondo le consuete metodologie in uso in Italia per calcolare il “costo a vita intera delle opere”, in base all’attualizzazione dei costi che si maggiorano negli anni per l’inflazione “di settore”.
Date per buone le stime di 9.630 milioni fatte da Telt e recepite dal Cipe – Telt le considera comunque “prudenziali”, vale a dire che probabilmente il costo finale effettivo sarà più basso – , la quota a carico dell’Italia sarebbe pari a 5.574,21 milioni (nuovo limite di spesa, punto 2 della delibera Cipe), somma che con i finanziamenti Ue al 40% scenderà a 3.344 milioni di euro effettivi a carico dello Stato italiano, per la tratta transfrontaliera.
SITUAZIONE
Secondo i dati di Telt, sulla Torino-Lione (tratta internazionale),fino ad oggi sono stati investiti circa 1,5 miliardi di euro per studi e progetti (che sono finanziati al 50% dall’Unione Europea, il 25% dall’Italia e il 25% dalla Francia).
Sono attualmente impegnati in contratti per l’opera circa 240 milioni di euro che arriveranno a 1 miliardo a fine 2018. In totale entro il 2019 è previsto l’affidamento di appalti per un importo di 5,5 miliardi di euro. Questo obiettivo (i 5,5 miliardi) resta per ora in piedi, c’è cioè qualche mese di “margine” anche se i bandi non escono subito. Probabilmente non oltre fine anno però; da quel punto in poi il cronoprogramma 2017 entrerà inevitabilmente in zona ritardo.
LAVORO
In totale lavorano all’opera – oggi – quasi 800 persone di cui circa 530 impegnate nei cantieri e circa 250 tra società di servizi e ingegneria. Nel picco delle attività saranno 4.000 i lavoratori diretti e altrettanti quelli generati nell’indotto.
AVANZAMENTO
Ad oggi è stato scavato oltre il 14% delle gallerie previste per l’opera (tunnel geognostici, sondaggi, discenderie, ecc.) e a Saint-Martin-La-Porte si è superato il 55% circa dei 9 km della galleria geognostica in asse e nel diametro del tunnel di base.
A Chiomonte lo scavo dei 7 km del cunicolo geognostico è stato completato a febbraio 2017. La galleria servirà come accesso al cantiere del tunnel di base.
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11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Torino-Lione/3. L’opera rischia lo stop, ma per ogni euro investito il Pil ne guadagnerebbe quattro

Filomena Greco

I risultati di uno studio sull’impatto economico dell’opera che saranno presentati domani a Torino

Da un lato la competitività delle imprese nell’area Nord-Ovest. Dall’altro l’impatto economico, diretto e indiretto, dei lavori per realizzare la tratta internazionale della Torino-Lione. Sono settimane decisive per il futuro dell’opera, che si porta dietro un dibattito politico aspro, anni difficili di contestazione e una lunga fase di elaborazione arrivata ad un punto la scorsa primavera, dopo dieci diversi progetti e undici cambi di tracciato. Il rischio ora è che arrivi uno stop formale da parte del Governo, se l’analisi costi-benefici commissionata dal ministro Danilo Toninelli confermerà i dubbi di una parte del Governo.

L’iter e le ricadute economiche

La progettazione della Torino-Lione inizia nel 1996, passa attraverso otto delibere del Cipe, conta cinque valutazioni di impatto ambientale e ha alle spalle sette tra trattati e accordi internazionali, l’ultimo dei quali ratificato dai due parlamenti. Oggi il progetto è nella fase esecutiva, tanto che ieri Telt, la società responsabile dell’opera, ha diffuso una nota sull’ultimo bando – da 37 milioni– pubblicato sulla Gazzetta europea, quello sui controlli ambientali,organizzato «in coerenza con il planning previsionale», eppure rischia uno stop.

Gli esperti del Gruppo Clas hanno calcolato, nero su bianco, quanto vale l’impatto socio-economico delle opere per realizzare la tratta internazionale della Torino-Lione: in totale oltre 9 miliardi, considerando la quota di investimento diretto in capo all’Italia (3,1 miliardi), la produzione indiretta (3,4 miliardi) e le ricadute sull’indotto (2,5 miliardi). Un moltiplicatore di tre punti, dunque, che salirebbe a quota 3,77 se si considera l’effetto sul Pil del valore complessivo della produzione attivata in Italia per i lavori della tratta internazionale. Ma torniamo alle ricadute economiche: a beneficiarne secondo l’approfondimento di Clas, il comparto costruzioni, in primis, seguito da servizi alle imprese e industria. Rispetto all’impatto complessivo sul Pil, pesa in termini positivi la quota che l’Ue investirà direttamente per realizzare il collegamento, pari al 40% del suo valore. Secondo l’elaborazione curata dal gruppo di lavoro, l’intero finanziamento sostenuto per costruire la sezione transfrontaliera, considerando quota italiana e parte della quota europea, raggiunge i 5,4 miliardi, cifra che sommata alle ricadute della produzione indiretta e dell’indotto porta ad un totale di 11,3 miliardi, con un rapporto tra Pil prodotto e spesa sostenuta dall’Italia di quasi 4 a uno. Spalmato nel tempo, l’impegno finanziario diretto dell’Italia per realizzare la tratta internazionale della Torino-Lione – dunque tunnel di base e stazione internazionale di Susa – tra il 2020 e il 2027 raggiunge i 350 milioni all’anno, a fronte di un aumento del Pil nazionale, in termini diretti, indiretti e di indotto, pari a 1.320 milioni. Con un margine positivo di 970 milioni. Una valutazione socio-economica, di fatto, quella di Clas, che evidenzia come sia positivo il delta tra l’investimento diretto che l’Italia deve sostenere, in base all’accordo del 2012 che stabilisce le percentuali a carico di Italia e Francia, e le ricadute complessive sul prodotto interno lordo.

Il dibattito

Le conclusioni dello studio saranno al centro dei lavori durante la giornata organizzata domani a Torino da Confindustria Piemonte (Fabio Ravanelli) e dall’Unione industriale di Torino (Dario Gallina), alla presenza del presidente degli industriali italiani Vincenzo Boccia. Una chiamata a raccolta di 200 tra aziende e imprenditori, accanto alle associazioni territoriali dell’asse attraversato dal Corridoio mediterraneo: oltre al Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, FriuliVenezia Giulia e Trentino Alto Adige. Al tavolo gli esponenti del Medef, la Confindustria francese, e Jean-Louis Colson, Capo dell’Unità Reti di trasporto per la Commissione europea. Al centro del dibattito anche le potenzialità future delle reti europee, in particolare rispetto ai traffici dal Far East, tema su cui interverrà Raffaele Marchetti, della Luiss.

La fotografia

Tra le premesse metodologiche dello studio, il valore dell’interscambio tra Italia e Francia, oltre 70 miliardi, con un saldo attivo di 10 miliardi per l’Italia, e più di 42 milioni di tonnellate di merci trasportate lungo l’asse dei due paesi, per il 90% su gomma. Ma cosa succede sugli altri versanti? La Svizzera ha realizzato a sue spese due tunnel di base. Sull’intero arco alpino sono 7 i tunnel di base in fase di realizzazione: oltre al Moncenisio, Gottardo, Ceneri, Lötschberg, Brennero, Semmering e Koralm.
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11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Concorsi, non basta un «refuso» sui codici delle buste per invocare la violazione dell’anonimato

Pietro Verna

Lo precisa il Consiglio di stato nella sentenza relativa alla competizione per il progetto di nuovo ospedale in Trentino
In tema di tutela della regola dell’anonimato nelle gare ad evidenza pubblica, bisogna distinguere tra le violazioni imputabili ai concorrenti e quelle imputabili all’amministrazione procedente: nel primo caso bisogna provare l’intenzionalità dei segni di riconoscimento, nel secondo caso è la violazione in sé dell’anonimato a rendere illegittima la procedura di gara, senza che sia necessario ricostruire a posteriori il possibile percorso di riconoscimento degli elaborati da parte dei soggetti chiamati a valutarli (Consiglio di Stato, Sezione III, sentenza 17 luglio 2018, n. 4331).

Con l’enunciazione di questo principio, il massimo organo di giustizia amministrativo ha confermato la pronuncia con la quale il Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento (sentenza 19 gennaio 2018, n.13) aveva respinto il ricorso proposto contro l’esito del concorso di progettazione per la realizzazione del nuovo ospedale di Fiemme e Fassa a Cavalese, indetto dalla Provincia autonoma di Trento. Concorso che, a dire della società ricorrente seconda classificata, sarebbe stato espletato in violazione dei principi di imparzialità, non discriminazione e trasparenza nel procedimento di scelta del concorrente (articolo 4 Codice dei contratti pubblici), poiché durante l’abbinamento dei progetti ai nominativi dei concorrenti era emerso che sul plico contenente la busta del progetto della società aggiudicataria era riportato un codice alfa numerico (10CLO6) diverso, per una sola cifra (0), da quello apposto su tale busta (10CL6 ), e che, nonostante ciò, il presidente della commissione di gara avesse proseguito da solo le operazioni di abbinamento ritenendo detta irregolarità un lapsus calami.

La vicenda processuale
Il giudice di prime cure aveva respinto il ricorso stabilendo che l’anteposizione al quinto carattere del codice alfanumerico di una cifra (0) non poteva costituire un segno di riconoscimento, in quanto tale codice era stato liberamente scelto dal concorrente in conformità alla lex specialis (“i concorrenti dovranno consegnare un plico – riportante il codice alfanumerico necessario per garantire l’anonimato [in ] formato Arial […] di cinque numeri/lettere così composto in ordine: 2 cifre, 2 lettere, 1 cifra”). Motivo per il quale veniva meno il sospetto che la società aggiudicataria avesse intenzionalmente apposto un segno di identificazione (la cifra 0) per aggirare l’anonimato «essendo a ciò sufficiente la semplice comunicazione [ai commissari di gara] del codice scelto». Decisione che i magistrati di Palazzo Spada hanno condiviso alla luce dell’indirizzo giurisprudenziale secondo il quale gli elementi da cui evincere la violazione della regola dell’anonimato consistono «nell’univoca idoneità del segno a fungere da elemento di identificazione e dall’inequivoca intenzione del concorrente di farsi riconoscere» ( Consiglio di Stato, Sezione IV, 12 novembre 2015, n. 5137; Tar Marche, Sezione I, 31 luglio 2017, n. 628). Così come hanno condiviso l’altro capo della pronuncia del Tribunale ammnistrativo tridentino ossia la legittimità della decisione del presidente della commissione di gara di procedere da solo all’abbinamento degli elaborati progettuali alle buste contenenti l’identità dei concorrenti, ritenendo tale operazione «mera attività materiale […] successiva all’esaurimento dell’attività di valutazione» (ex multis, Consiglio di Stato, Sezione III, 3 marzo 2011, n. 1368).

Orientamento dell’Adunanza Plenaria 
La pronuncia in narrativa è in linea con l’orientamento dell’ Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (sentenza 26 novembre 2013, n.26, applicabile anche alle gare ad evidenza pubblica), secondo cui: (i) ciò che rileva ai fini dell’eventuale annullamento della procedura di gara per violazione della regola dell’anonimato «non è tanto l’identificabilità dell’autore dell’elaborato attraverso un segno a lui personalmente riferibile, quanto piuttosto l’astratta idoneità del segno a fungere da elemento di identificazione»; (ii) la suddetta violazione ricorre quando la particolarità riscontrata assume un carattere oggettivamente e incontestabilmente anomalo, a prescindere dal fatto che la commissione o i singoli componenti siano stati in grado o meno di risalire effettivamente all’autore; (iii) è da escludersi un automatismo tra l’astratta possibilità di riconoscimento e la violazione della regola dell’anonimato, in quanto deve emergere in modo palese l’intenzionalità del concorrente di rendere riconoscibile il proprio elaborato, «giacché non si potrebbe mai escludere a priori la possibilità che un membro della commissione riconosca [l’elaborato dalla] particolare modalità di stesura» ( in senso conforme, da ultimo, Consiglio di Stato: Sezione V, 31 gennaio 2018, n. 652; Sezione IV, 12 novembre 2015, n. 5137/2015).
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BOLLETTINO BANDI

Cattolica, project financing da 8,7 milioni per riqualificare i campi da tennis di via Leoncavallo

Alessandro Lerbini

Si parte dalla proposta presentata dall’Ati Sport Real Estate (mandataria) e Consorzio Caiec

Capitali pivati per un centro sportivo tennistico. A promuovere l’iniziativa è il Comune di Cattolica che ha pubblicato un bando di project financing per l’affidamento della concessione di costruzione e gestione dell’intervento di riqualificazione dell’impianto di via Leoncavallo.

Il valore complessivo della concessione è di 8.728.192 euro, mentre quello dell’investimento ammonta a 2.533.310 euro. È previsto un contributo pubblico massimo di 800mila euro, oltre Iva, per un totale complessivo di 908.191 euro (pari al 35,85% dell’investimento) a copertura degli oneri del concessionario.
La durata della concessione dovrà essere contenuta nel termine massimo di 30 anni decorrenti dalla data del verbale di avvio della gestione. Si parte dalla proposta presentata dal costituendo raggruppamento temporaneo formato dalle società Sport. Real Estate S.r.l. (mandataria) e Consorzio Caiec Soc. coop. (mandante) che è stata dichiarata di pubblico interesse con deliberazione del Giunta Comunale n.116 dell’11 luglio 2018. Le proposte dovranno pervenire entro il 15 novembre.
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11/09/2018 – Italia Oggi

Servizi pubblici più partecipati

Il presidente Anpit interviene nel dibattito sulle nazionalizzazioni dopo il crollo di Genova
Comunità locali e lavoratori coinvolti nella gestione
Incontriamo nel suo ufficio di Roma il presidente nazionale di Anpit Federico Iadicicco, 44 anni, imprenditore, laurea in Economia, Master in Globalizzazione dei mercati e una passione coltivata sin da giovanissimo per l’ organizzazione e la gestione delle risorse umane, condensata in un piccolo libro, «Santi eroi imprenditori. Storie di mestieri e comunità», sei racconti di aziende che hanno coniugato il profitto al Bene Comune. Per porgli alcune domande, interrompiamo una riunione organizzativa con lo staff volta alla pianificazione degli ultimi quattro appuntamenti di «InformAzione», un focus normativo per imprese associate e quadri dell’ associazione per formarli al meglio sulle evoluzioni legislative in materia di lavoro, che culminerà con l’ Assemblea nazionale dei presidenti provinciali prevista a Roma per il 18 e 19 ottobre. Domanda. Quali saranno i temi che affronterete nell’ annuale assemblea di ottobre? Risposta. Siamo in una fase importantissima di crescita e consolidamento del nostro progetto. Siamo ormai presenti in tutte le regioni con oltre cinquanta sedi provinciali, migliaia di aziende iscritte e una rete di professionisti di alto profilo che collabora con noi per fornire servizi alle imprese. Il cuore della nostra missione è offrire una rinnovata idea della rappresentanza datoriale, incentrata soprattutto sulla valorizzazione della dimensione relazionale e partecipativa delle persone nei processi aziendali: un modello di impresa-comunità capace di competere attraverso la condivisione degli obiettivi, oltre gli steccati del novecentesco conflitto tra datore di lavori e dipendenti. Un lavoro culturale che passa attraverso la promozione di modelli organizzativi nuovi, la contrattazione di secondo livello, l’ aumento della produttività collegato alla crescita delle responsabilità e alla partecipazione ai risultati, il welfare aziendale come pietra angolare del nuovo modello relazionale. L’ assemblea sarà l’ occasione per capire a che punto siamo di questo lavoro, confrontarci sulle esperienze concrete sviluppate, creare sinergia, correggere gli errori e moltiplicare le buone prassi prodotte. Il dibattito sarà ovviamente allargato ai temi economici nazionali e internazionali e come ogni anno offriremo il nostro contributo con proposte concrete per la crescita dell’ Italia. D. A tal proposito, cosa ne pensa del dibattito sulla nazionalizzazione di autostrade apertosi a seguito del tragico crollo del ponte sul Polcevera a Genova? R. Terrei separate le due cose. Le responsabilità sul crollo saranno verificate dalle autorità competenti e determineranno scelte e valutazioni conseguenti; la questione della gestione dei servizi e beni pubblici e di pubblica utilità, in presenza di monopolio naturale o oligopolio, necessita invece di un dibattito pubblico, il più ampio e approfondito possibile. Con l’ affermarsi del liberalmonetarismo, come ricetta economica promossa dal cosiddetto Occidente ma ritenuta valida per la crescita dell’ economia mondiale nell’ era della globalizzazione, si sono imposti alcuni «dogmi fondamentali»: sottrazione della sovranità monetaria, deregolamentazioni, liberalizzazioni, riduzione aprioristica della spesa pubblica. L’ applicazione aprioristica di questi dogmi ha condotto alla situazione attuale: nessuna crescita, concentrazione della ricchezza, aumento delle diseguaglianze, riduzione dei diritti e in ultimo crisi della democrazia rappresentativa. A questo punto credo si possa cominciare a ridiscutere e a tracciare nuovi scenari, immaginando un nuovo paradigma. In Italia in particolare si sono fatte molte privatizzazioni assolutamente senza alcun criterio in termini di efficienza ed efficacia, non tenendo conto di alcune elementari e basilari regole. In primo luogo un monopolio privato è sempre più inefficiente di un monopolio pubblico, per il semplice motivo che l’ extraprofitto prodotto dal monopolio nel primo caso si concretizza a vantaggio solo di uno o di pochissimi mentre nel secondo caso si concretizza a favore della comunità nazionale. Altra cosa è se chi rappresenta la comunità nazionale sa gestire questo vantaggio nell’ interesse di tutti oppure crea sacche di inefficienza. In seconda battuta, una nazione che vuole mantenere un certo grado di sovranità, direi fondamentale, non solo non può svendere ma nemmeno vendere o far gestire a terzi le infrastrutture strategiche. Si sono fatti molti errori, si è privatizzato dove non si doveva e si è aperto poco al mercato e alla concorrenza dove si doveva e poteva, ossia nei settori in cui la pluralità degli attori avrebbe consentito di sprigionare le energie positive della concorrenza, pur in un quadro di garanzia e controllo pubblico. Mi riferisco in particolare a settori come istruzione e sanità. In conclusione, ritengo necessario riaprire il dibattito sulla gestione dei servizi pubblici e di pubblica utilità in regime di monopolio o oligopolio, non ripercorrendo la via statalista ma cercando di affermare un modello nuovo oltre le dicotomie Stato-mercato, pubblico-privato, dicotomie fuorvianti ed errate. Immagino un modello che ruoti su quattro pilastri: coinvolgimento delle comunità locali, azionariato diffuso, partecipazione dei lavoratori alla gestione e all’ utile, funzione di controllo nazionale. Spero ci sia occasione per porre al centro dell’ agenda politica questo tema importantissimo per il futuro della nostra nazione, noi daremo il nostro contributo a partire da una giornata di studi che organizzeremo nei primi mesi del 2019. D. A proposito di politica, un ultima domanda, cosa si aspetta dalla legge di Bilancio? R. Le aspettative sono alte viste le premesse ma con pragmatismo e concretezza mi aspetto che, all’ interno del complesso quadro istituzionale e dei vincoli esistenti, si cominci a dare un segnale nel metodo: non si possono imporre sempre e comunque politiche restrittive senza tener conto dell’ effetto depressivo che queste producono. Nel merito mi attendo un primo intervento di riduzione della pressione fiscale su famiglie ed imprese che vada nella direzione di una diminuzione strutturale delle tasse capace di liberare risorse disponibili, riattivando un meccanismo virtuoso, un impulso positivo all’ economia e ai consumi che opportunamente modulato può nel medio periodo garantire invarianza se non addirittura aumento del gettito fiscale complessivo. In ultimo credo sia necessario ragionare e lavorare ad un piano di investimenti per la messa in sicurezza del patrimonio e delle infrastrutture esistenti e alla progettazione e realizzazione delle opere strategiche mancanti, un piano che guardi ai prossimi venti anni e metta l’ Italia nelle condizioni di immaginare un futuro di crescita alternativo all’ attuale prospettiva di contrazione e declino. MARCO BACHETTI

11/09/2018 – Il Sole 24 Ore

Fondo Pmi, dote anche dalle spa pubbliche

CANTIERE «LEGGE DI BILANCIO»: IL VENTURE CAPITAL
Di Maio: «In campo con i fondi pensione. Confermata la Nuova Sabatini»
ROMA In vista della legge di bilancio le iniziative del governo “gialloverde” in tema di politica industriale iniziano a delinearsi. Nell’ intervista al Sole 24 Ore di sabato scorso il ministro dello Sviluppo e del Lavoro Luigi Di Maio ha già anticipato la conferma, con alcune modifiche, del piano Impresa 4.0 e la creazione di una piattaforma pubblica a sostegno del venture capital. Ieri è tornato sul tema nel corso dell’ audizione presso le commissioni competenti della Camera, parlando anche del piano per il sostegno al commercio estero. Emergono idee in discontinuità con i precedenti governi ma anche diverse misure avviate proprio negli anni scorsi e che si intende rinnovare, seppure riscrivendole in una versione più favorevole alle piccole imprese. Tra le novità c’ è il possibile coinvolgimento delle grandi partecipate statali in un Fondo per il venture capital che dovrebbe vedere la luce entro la fine dell’ anno, probabilmente proprio nell’ ambito della manovra. «Studiamo il modello francese» dice Di Maio che ha in mente un «fondo ad alta redditività» che al supporto pubblico, innanzitutto con la garanzia statale, associ quello di soggetti investitori istituzionali (come casse di previdenza e fondi pensione) e, appunto, quello delle partecipate pubbliche. Su quest’ ultimo punto, tra i suggerimenti giunti al ministero da alcuni esperti, c’ è anche la possibilità di introdurre un vincolo di destinazione dei flussi di dividendi proprio a favore di investimenti in Pmi ad alto potenziale e startup. Molti interventi in programma, ribadisce Di Maio, saranno «a misura di piccoli». Èil caso dell’ iperammortamento e del superammortamento fiscale, dei finanziamenti agevolati della Nuova Sabatini, del credito di imposta per gli investimenti in ricerca e sviluppo: tutti in odore di proroga o rifinanziamento, ma con un riassetto per semplificare alcune procedure di accesso e aumentare la quota di Pmi beneficiarie, in alcuni casi magari fissando dei «tetti» di beneficio economico per impresa. Lo stesso discorso vale per il Fondo centrale di garanzia, che secondo Di Maio dovrà essere sempre più aperto alle imprese più piccole, incluse le microimprese, per poi venire assorbito insieme ad altri fondi all’ interno della preannunciata Banca pubblica per gli investimenti. Anche il piano straordinario per il made in Italy ereditato dai governi precedenti andrà avanti. «Vogliamo rifinanziarlo» dice Di Maio. In ordine di tempo, comunque, si partirà con alcune decertificazioni per l’ attività di impresa che entreranno nel «decreto urgenze» atteso nell’ arco di una settimana. Il resto del pacchetto di semplificazioni dovrebbe arrivare entro l’ anno. © RIPRODUZIONE RISERVATA. Carmine Fotina

11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Dissesto idrogeologico, riparte il Fondo progettazione: assegnati 20 milioni di euro

A.A.

Il Ministero dell’Ambiente finanzia interventi in Campania, Sicilia, Lazio, Umbria: investimenti stimati in 660 milioni di euro

Riparte – dopo la soprressione dell’unità tecnica di Palazzo Chigi #italiasicura, a inizio luglio – l’assegnazione dei fondi statali per la progettazione di opere contro il dissesto idrogeologfico. Il Ministero dell’Ambiente (la competenza è sempre stata sua) ha finanziato infatti un nuovo stralcio del fondo di rotazione per la progettazione di interventi contro il dissesto idrogeologico, assegnando circa 20 milioni di euro a quattro regioni italiane. Progetti che – secondo le stime – permetteranno ai presidenti delle stesse regioni, in qualità di Commissari di Governo, di portare avanti opere per oltre 660 milioni di euro.
IL FONDO PROGETTAZIONE
Dopo una lunga gestazione, come abbiamo più volte raccontato, il Fondo progettazione per le opere anti-dissesto idrogeologico, finanziato dal Cipe per 100 miloni nel 2015 e approvato con Dm Ambiente luglio 2016, si è sbloccato operativamente alle fine dello scorso anno (2017). «La procedura definita dal Dpcm era un po’ macchinosa – spiegavano a #Italiasicura – e tra Regioni e autorità di bacino c’è voluto parecchio per individuare gli interventi da finanziare». Da ottobre a marzo il Ministero dell’Ambiente ha assegnato risorse per 39 milioni di euro, ora altri 20 milioni.
I PROGETTI FINANZIATI
In 
Campania vengono finanziate 54 progettazioni per oltre 12 milioni di euro, in grado di attivare opere per circa 365 milioni di euro. Tra gli interventi finanziati troviamo la progettazione dell’intervento di mitigazione del rischio idrogeologico della foce del Volturno e del Litorale Domizio (CE) con 434 mila euro, opera da 35 milioni di euro complessivi, mentre altri 256 mila euro sono stati destinati alla progettazione del risanamento idrogeologico del Comune di Volturara Irpina (AV), opera da oltre 29 milioni di euro.
In 
Sicilia invece vengono finanziate le progettazioni di 32 interventi per un importo di oltre 5 milioni di euro, che attivano opere per 133 milioni di euro. Tra questi, sono stati destinati 511 mila euro al ripascimento della spiaggia di Campofelice di Roccella (PA), opera da 45 milioni di euro e la mitigazione del rischio idrogeologico e di erosione costiera nel Comune di Messina per 365 mila euro, opera da oltre 8 milioni di euro.
I progetti che ricevono il finanziamento nel
 Lazio sono 11 per un totale di 1,92 milioni di euro, in grado di attivare opere per oltre 85 milioni. Riceve, tra gli altri, il finanziamento del ministero di oltre 800 mila euro, la progettazione della messa in sicurezza di alcuni fossi e canali nel Comune di Roma, per un importo delle opere di oltre 44 milioni di euro. Altri 927 mila euro sono stati destinati al completamento dello scolmatore di piena del Fiume Liri (FR), opera da oltre 38 milioni di euro.
La lista del Ministero dell’Ambiente prosegue con l’
Umbria a cui vengono assegnati oltre 850 mila euro per due grandi progetti, del valore complessivo di 83 milioni. Sono, nello specifico, il completamento della messa in sicurezza dal rischio idraulico lungo l’asta del Tevere a Città di Castello (PG) ed il risanamento idrogeologico del Fosso Santa Margherita a Perugia.
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11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Torino-Lione/1. Accordo quadro da 37 milioni per il monitoraggio ambientale in territorio italiano

Alessandro Lerbini

La realizzazione del futuro collegamento ferroviario è organizzata in più cantieri operativi, ognuno dei quali sarà oggetto di 3 fasi successive di monitoraggio

Un accordo quadro da 37 milioni per il monitoraggio ambientale sul territorio italiano. Il bando Telt per la Torino-Lione riguarda l’esecuzione del piano (Pma) relativo alla realizzazione delle opere della sezione transfrontaliera del futuro collegamento ferroviario dell’Alta velocità. L’avvio delle attività avverrà per singolo cantiere operativo e per fasi, a partire dalla fase di ante-operam che precede l’attivazione dei cantieri, in coerenza con il planning previsionale di realizzazione dell’opera. Le prestazioni richieste dovranno essere svolte sulla base del progetto esecutivo del Pma redatto dal progettista incaricato dalla committenza, coordinandosi con il coordinatore ambientale.
L’accordo-quadro prevede un mono aggiudicatario a buoni d’ordine senza importo massimo né minimo. La realizzazione del futuro collegamento ferroviario è organizzata in più cantieri operativi, ognuno dei quali sarà oggetto di 3 fasi successive di monitoraggio, così come definita dalla normativa italiana: fase di ante-operam (12 mesi prima dell’inizio del cantiere), fase di corso d’opera (attività del cantiere), fase di post-operam (12 mesi dopo la fine del cantiere).
L’appalto è composto da due attività principali: pianificazione operativa delle attività di monitoraggio ed esecuzione. Il titolare dovrà interfacciarsi con il coordinatore ambientale di Telt per la collaborazione con le direzioni lavori dei diversi cantieri operativi, e con il soggetto progettista del Pma. La redazione del progetto esecutivo del piano di monitoraggio ambientale sarà realizzate da un soggetto terzo, incaricato da Telt, nell’ambito di un contratto separato la cui consultazione è in corso. Per ragioni di conflitto d’interesse, il titolare del progetto esecutivo del Pma non potrà essere il titolare dell’appalto appena pubblicato. Il contratto avrà inizio il 1° luglio 2019 e si concluderà il 30 giugno 2031. La gara è finanziato al 40% dall’Unione Europea, 35% dall’Italia e 25% dalla Francia. Il pagamento delle prestazioni sarà effettuato con bonifico bancario entro un termine di 45 giorni a decorrere dalla data di ricevimento delle fatture. Le domande di partecipazione dovranno pervenire entro il 5 novembre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Torino-Lione/2. Ma non è la «ripartenza»: i maxi-lotti restano congelati in attesa del governo

Alessandro Arona

Il Piano di Telt prevedeva avvisi di lavori per oltre 4 miliardi di euro tra il luglio scorso e l’autunno: si aspettano indicazioni da Mit e Palazzo Chigi

La pubblicazione da parte di Telt del bando per l’accordo sul monitoraggio ambientale (pre e durante l’opera) sullo scavo del tunnel principale della Torino-Lione (importo stimato 37 milioni di euro, si veda altro servizio), non va interpretato come una “ripartenza generale” da parte della società italo-francese sul fronte della realizzazione della tratta internazionale dell’opera ferroviaria. Restano dunque “congelati” i bandi di lavori per lo scavo del tunnel principale (i 57,5 km di galleria), che complessivamente prevedevano (prima dell’insediamento del governo Conte) avvisi europei per oltre 4 miliardi di euro da pubblicare da parte di Telt tra il luglio scorso e l’autunno.
Poi però il contratto di governo («…con riguardo alla Linea ad Alta Velocità Torino-Lione ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia») e poi le dure dichiarazioni del Ministro Danilo Toninelli (che in due occasioni, a luglio e inizio agosto, ha detto che «considereremo quale atto ostile ogni decisione che faccia avanzare il Tav prima che arrivi una scelta politica da parte del governo») hanno consigliato prudenza a Telt.
La società non ha mai riconosciuto in via ufficiale di aver rinviato la pubblicazione di bandi, dopo l’insediamento del nuovo governo il 1° giugno scorso, ma è un fatto che il cronoprogramma approvato dal Consiglio di amministrazione di Telt prevedeva la pubblicazione a luglio di un primo maxi-bando di lavori da 2,1 miliardi per lo scavo del tunnel lato Francia, entro l’anno bandi per complessivi 4 miliardi di euro ed entro il 2019 l’affidamento di appalti (dunque i contratti) per 5,5 miliardi di euro.
L’obiettivo del primo bando a luglio è saltato, e non è a breve in programma di pubblicarlo, né di far uscire altri avvisi.
L’invio alla Gazzetta del bando uscito ieri, l’accordo quadro da 37 milioni per il monitoraggio ambientale, ha un puro scopo “prudenziale”: farsi trovare pronti, con l’incaricato selezionato e la gara aggiudicata, nel caso si decidesse di confermare la realizzazione dell’opera. I tempi di aggiudicazione del bando sono infatti lunghi, previsti, in 12-14 mesi almeno. Il bando è revocabile in qualunque momento, e non sorgono obbligazioni giuridicamente vincolanti fino alla firma del contratto.
COSTO
La tratta internazionale della Torino-Lione (65 km di nuovo tracciato internazionale, da Susa a Saint-Jean-de-Maurienne, di cui 57,5 di tunnel) ha un costo “ufficiale” di 8,6 miliardi di euro, certificato dalla società internazionale Tractebel Engineering –Tuc Rail, di cui il 40% coperto dall’Unione europea, mentre la quota restante è suddivisa tra i due Paesi (35% per l’Italia, 25% per la Francia).
Nel 2017, però, il Cipe (delibera 67/2017) ha aggiornato tale costo in 9,63 miliardi di euro, secondo le consuete metodologie in uso in Italia per calcolare il “costo a vita intera delle opere”, in base all’attualizzazione dei costi che si maggiorano negli anni per l’inflazione “di settore”.
Date per buone le stime di 9.630 milioni fatte da Telt e recepite dal Cipe – Telt le considera comunque “prudenziali”, vale a dire che probabilmente il costo finale effettivo sarà più basso – , la quota a carico dell’Italia sarebbe pari a 5.574,21 milioni (nuovo limite di spesa, punto 2 della delibera Cipe), somma che con i finanziamenti Ue al 40% scenderà a 3.344 milioni di euro effettivi a carico dello Stato italiano, per la tratta transfrontaliera.
SITUAZIONE
Secondo i dati di Telt, sulla Torino-Lione (tratta internazionale),fino ad oggi sono stati investiti circa 1,5 miliardi di euro per studi e progetti (che sono finanziati al 50% dall’Unione Europea, il 25% dall’Italia e il 25% dalla Francia).
Sono attualmente impegnati in contratti per l’opera circa 240 milioni di euro che arriveranno a 1 miliardo a fine 2018. In totale entro il 2019 è previsto l’affidamento di appalti per un importo di 5,5 miliardi di euro. Questo obiettivo (i 5,5 miliardi) resta per ora in piedi, c’è cioè qualche mese di “margine” anche se i bandi non escono subito. Probabilmente non oltre fine anno però; da quel punto in poi il cronoprogramma 2017 entrerà inevitabilmente in zona ritardo.
LAVORO
In totale lavorano all’opera – oggi – quasi 800 persone di cui circa 530 impegnate nei cantieri e circa 250 tra società di servizi e ingegneria. Nel picco delle attività saranno 4.000 i lavoratori diretti e altrettanti quelli generati nell’indotto.
AVANZAMENTO
Ad oggi è stato scavato oltre il 14% delle gallerie previste per l’opera (tunnel geognostici, sondaggi, discenderie, ecc.) e a Saint-Martin-La-Porte si è superato il 55% circa dei 9 km della galleria geognostica in asse e nel diametro del tunnel di base.
A Chiomonte lo scavo dei 7 km del cunicolo geognostico è stato completato a febbraio 2017. La galleria servirà come accesso al cantiere del tunnel di base.
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11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Torino-Lione/3. L’opera rischia lo stop, ma per ogni euro investito il Pil ne guadagnerebbe quattro

Filomena Greco

I risultati di uno studio sull’impatto economico dell’opera che saranno presentati domani a Torino

Da un lato la competitività delle imprese nell’area Nord-Ovest. Dall’altro l’impatto economico, diretto e indiretto, dei lavori per realizzare la tratta internazionale della Torino-Lione. Sono settimane decisive per il futuro dell’opera, che si porta dietro un dibattito politico aspro, anni difficili di contestazione e una lunga fase di elaborazione arrivata ad un punto la scorsa primavera, dopo dieci diversi progetti e undici cambi di tracciato. Il rischio ora è che arrivi uno stop formale da parte del Governo, se l’analisi costi-benefici commissionata dal ministro Danilo Toninelli confermerà i dubbi di una parte del Governo.

L’iter e le ricadute economiche

La progettazione della Torino-Lione inizia nel 1996, passa attraverso otto delibere del Cipe, conta cinque valutazioni di impatto ambientale e ha alle spalle sette tra trattati e accordi internazionali, l’ultimo dei quali ratificato dai due parlamenti. Oggi il progetto è nella fase esecutiva, tanto che ieri Telt, la società responsabile dell’opera, ha diffuso una nota sull’ultimo bando – da 37 milioni– pubblicato sulla Gazzetta europea, quello sui controlli ambientali,organizzato «in coerenza con il planning previsionale», eppure rischia uno stop.

Gli esperti del Gruppo Clas hanno calcolato, nero su bianco, quanto vale l’impatto socio-economico delle opere per realizzare la tratta internazionale della Torino-Lione: in totale oltre 9 miliardi, considerando la quota di investimento diretto in capo all’Italia (3,1 miliardi), la produzione indiretta (3,4 miliardi) e le ricadute sull’indotto (2,5 miliardi). Un moltiplicatore di tre punti, dunque, che salirebbe a quota 3,77 se si considera l’effetto sul Pil del valore complessivo della produzione attivata in Italia per i lavori della tratta internazionale. Ma torniamo alle ricadute economiche: a beneficiarne secondo l’approfondimento di Clas, il comparto costruzioni, in primis, seguito da servizi alle imprese e industria. Rispetto all’impatto complessivo sul Pil, pesa in termini positivi la quota che l’Ue investirà direttamente per realizzare il collegamento, pari al 40% del suo valore. Secondo l’elaborazione curata dal gruppo di lavoro, l’intero finanziamento sostenuto per costruire la sezione transfrontaliera, considerando quota italiana e parte della quota europea, raggiunge i 5,4 miliardi, cifra che sommata alle ricadute della produzione indiretta e dell’indotto porta ad un totale di 11,3 miliardi, con un rapporto tra Pil prodotto e spesa sostenuta dall’Italia di quasi 4 a uno. Spalmato nel tempo, l’impegno finanziario diretto dell’Italia per realizzare la tratta internazionale della Torino-Lione – dunque tunnel di base e stazione internazionale di Susa – tra il 2020 e il 2027 raggiunge i 350 milioni all’anno, a fronte di un aumento del Pil nazionale, in termini diretti, indiretti e di indotto, pari a 1.320 milioni. Con un margine positivo di 970 milioni. Una valutazione socio-economica, di fatto, quella di Clas, che evidenzia come sia positivo il delta tra l’investimento diretto che l’Italia deve sostenere, in base all’accordo del 2012 che stabilisce le percentuali a carico di Italia e Francia, e le ricadute complessive sul prodotto interno lordo.

Il dibattito

Le conclusioni dello studio saranno al centro dei lavori durante la giornata organizzata domani a Torino da Confindustria Piemonte (Fabio Ravanelli) e dall’Unione industriale di Torino (Dario Gallina), alla presenza del presidente degli industriali italiani Vincenzo Boccia. Una chiamata a raccolta di 200 tra aziende e imprenditori, accanto alle associazioni territoriali dell’asse attraversato dal Corridoio mediterraneo: oltre al Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, FriuliVenezia Giulia e Trentino Alto Adige. Al tavolo gli esponenti del Medef, la Confindustria francese, e Jean-Louis Colson, Capo dell’Unità Reti di trasporto per la Commissione europea. Al centro del dibattito anche le potenzialità future delle reti europee, in particolare rispetto ai traffici dal Far East, tema su cui interverrà Raffaele Marchetti, della Luiss.

La fotografia

Tra le premesse metodologiche dello studio, il valore dell’interscambio tra Italia e Francia, oltre 70 miliardi, con un saldo attivo di 10 miliardi per l’Italia, e più di 42 milioni di tonnellate di merci trasportate lungo l’asse dei due paesi, per il 90% su gomma. Ma cosa succede sugli altri versanti? La Svizzera ha realizzato a sue spese due tunnel di base. Sull’intero arco alpino sono 7 i tunnel di base in fase di realizzazione: oltre al Moncenisio, Gottardo, Ceneri, Lötschberg, Brennero, Semmering e Koralm.
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11/09/2018 – Il Sole 24 Ore – Edilizia e Territorio

Concorsi, non basta un «refuso» sui codici delle buste per invocare la violazione dell’anonimato

Pietro Verna

Lo precisa il Consiglio di stato nella sentenza relativa alla competizione per il progetto di nuovo ospedale in Trentino
In tema di tutela della regola dell’anonimato nelle gare ad evidenza pubblica, bisogna distinguere tra le violazioni imputabili ai concorrenti e quelle imputabili all’amministrazione procedente: nel primo caso bisogna provare l’intenzionalità dei segni di riconoscimento, nel secondo caso è la violazione in sé dell’anonimato a rendere illegittima la procedura di gara, senza che sia necessario ricostruire a posteriori il possibile percorso di riconoscimento degli elaborati da parte dei soggetti chiamati a valutarli (Consiglio di Stato, Sezione III, sentenza 17 luglio 2018, n. 4331).

Con l’enunciazione di questo principio, il massimo organo di giustizia amministrativo ha confermato la pronuncia con la quale il Tribunale regionale di giustizia amministrativa di Trento (sentenza 19 gennaio 2018, n.13) aveva respinto il ricorso proposto contro l’esito del concorso di progettazione per la realizzazione del nuovo ospedale di Fiemme e Fassa a Cavalese, indetto dalla Provincia autonoma di Trento. Concorso che, a dire della società ricorrente seconda classificata, sarebbe stato espletato in violazione dei principi di imparzialità, non discriminazione e trasparenza nel procedimento di scelta del concorrente (articolo 4 Codice dei contratti pubblici), poiché durante l’abbinamento dei progetti ai nominativi dei concorrenti era emerso che sul plico contenente la busta del progetto della società aggiudicataria era riportato un codice alfa numerico (10CLO6) diverso, per una sola cifra (0), da quello apposto su tale busta (10CL6 ), e che, nonostante ciò, il presidente della commissione di gara avesse proseguito da solo le operazioni di abbinamento ritenendo detta irregolarità un lapsus calami.

La vicenda processuale
Il giudice di prime cure aveva respinto il ricorso stabilendo che l’anteposizione al quinto carattere del codice alfanumerico di una cifra (0) non poteva costituire un segno di riconoscimento, in quanto tale codice era stato liberamente scelto dal concorrente in conformità alla lex specialis (“i concorrenti dovranno consegnare un plico – riportante il codice alfanumerico necessario per garantire l’anonimato [in ] formato Arial […] di cinque numeri/lettere così composto in ordine: 2 cifre, 2 lettere, 1 cifra”). Motivo per il quale veniva meno il sospetto che la società aggiudicataria avesse intenzionalmente apposto un segno di identificazione (la cifra 0) per aggirare l’anonimato «essendo a ciò sufficiente la semplice comunicazione [ai commissari di gara] del codice scelto». Decisione che i magistrati di Palazzo Spada hanno condiviso alla luce dell’indirizzo giurisprudenziale secondo il quale gli elementi da cui evincere la violazione della regola dell’anonimato consistono «nell’univoca idoneità del segno a fungere da elemento di identificazione e dall’inequivoca intenzione del concorrente di farsi riconoscere» ( Consiglio di Stato, Sezione IV, 12 novembre 2015, n. 5137; Tar Marche, Sezione I, 31 luglio 2017, n. 628). Così come hanno condiviso l’altro capo della pronuncia del Tribunale ammnistrativo tridentino ossia la legittimità della decisione del presidente della commissione di gara di procedere da solo all’abbinamento degli elaborati progettuali alle buste contenenti l’identità dei concorrenti, ritenendo tale operazione «mera attività materiale […] successiva all’esaurimento dell’attività di valutazione» (ex multis, Consiglio di Stato, Sezione III, 3 marzo 2011, n. 1368).

Orientamento dell’Adunanza Plenaria 
La pronuncia in narrativa è in linea con l’orientamento dell’ Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (sentenza 26 novembre 2013, n.26, applicabile anche alle gare ad evidenza pubblica), secondo cui: (i) ciò che rileva ai fini dell’eventuale annullamento della procedura di gara per violazione della regola dell’anonimato «non è tanto l’identificabilità dell’autore dell’elaborato attraverso un segno a lui personalmente riferibile, quanto piuttosto l’astratta idoneità del segno a fungere da elemento di identificazione»; (ii) la suddetta violazione ricorre quando la particolarità riscontrata assume un carattere oggettivamente e incontestabilmente anomalo, a prescindere dal fatto che la commissione o i singoli componenti siano stati in grado o meno di risalire effettivamente all’autore; (iii) è da escludersi un automatismo tra l’astratta possibilità di riconoscimento e la violazione della regola dell’anonimato, in quanto deve emergere in modo palese l’intenzionalità del concorrente di rendere riconoscibile il proprio elaborato, «giacché non si potrebbe mai escludere a priori la possibilità che un membro della commissione riconosca [l’elaborato dalla] particolare modalità di stesura» ( in senso conforme, da ultimo, Consiglio di Stato: Sezione V, 31 gennaio 2018, n. 652; Sezione IV, 12 novembre 2015, n. 5137/2015).
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BOLLETTINO BANDI

Cattolica, project financing da 8,7 milioni per riqualificare i campi da tennis di via Leoncavallo

Alessandro Lerbini

Si parte dalla proposta presentata dall’Ati Sport Real Estate (mandataria) e Consorzio Caiec

Capitali pivati per un centro sportivo tennistico. A promuovere l’iniziativa è il Comune di Cattolica che ha pubblicato un bando di project financing per l’affidamento della concessione di costruzione e gestione dell’intervento di riqualificazione dell’impianto di via Leoncavallo.

Il valore complessivo della concessione è di 8.728.192 euro, mentre quello dell’investimento ammonta a 2.533.310 euro. È previsto un contributo pubblico massimo di 800mila euro, oltre Iva, per un totale complessivo di 908.191 euro (pari al 35,85% dell’investimento) a copertura degli oneri del concessionario.
La durata della concessione dovrà essere contenuta nel termine massimo di 30 anni decorrenti dalla data del verbale di avvio della gestione. Si parte dalla proposta presentata dal costituendo raggruppamento temporaneo formato dalle società Sport. Real Estate S.r.l. (mandataria) e Consorzio Caiec Soc. coop. (mandante) che è stata dichiarata di pubblico interesse con deliberazione del Giunta Comunale n.116 dell’11 luglio 2018. Le proposte dovranno pervenire entro il 15 novembre.
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